19 Giugno Ripensiamo la scuola ripensando agli insegnanti

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1 19 Giugno 2009 Ripensiamo la scuola ripensando agli insegnanti Il rapporto OCSE presentato dal ministro dell istruzione Maria Stella Gelmini non lascia molti motivi di speranza e di ottimismo per la scuola italiana. A dire il vero più che un rapporto sulla scuola sembrava la descrizione di una grande impresa: monitoraggio, rendimento, valutazione, investimento, tutti termini che sembra non si riferiscano al mondo dell sitruzione. E il ministro ha preso a pretesto questa impietosa relazione per sostenere con forza le sue teorie su una scuola più rigida, più attenta al merito. Mentre si dispiace degli alunni bocciati in questo anno scolastico, saliti di molto rispetto agli anni passati, si augura che la scuola abbandoni quella strada del buonismo a tutti i costi che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Evidentemente la posizione e le esternazioni del ministro hanno portato i suoi effetti: gli insegnanti forse si sono riscoperti più forti, hanno dato maggiore importanza al comportamento degli studenti, ma tutto questo ha provocato solo un aumento dei bocciati e non un aumento dei promossi! Una sconfitta quindi. E probabilmente la vera riforma deve coinvolgere anche chi è seduto dietro la cattedra. Di riforme ne sono state ipotizzate tante, sicuramente nessuno ha la formula giusta in tasca; credo che ognuna proponesse delle idee percorribili. Però nessuno ha mai effettivamente detto agli insegnanti dovete lavorare con più impegno, o meglio dovete lavorare diversamente!. Attenzione, chi vi scrive è un insegnante che fa un po di autocritica; anche insegnando religione che fa autocritica, sentendosi parte della grande categoria degli insegnanti. Nel rapporto OCSE si parla del fatto che molti insegnanti scelgono la professione per l alta probabilità di non perdere il posto. È giusto garantire una stabilità ad ogni lavoratore, però è pur vero che tanta incondizionata fiducia da parte dello Stato deve equivalere ad un ritorno anche in termini di rendimento. È giusto che si parli di un cambiamento, di un rinnovamento della professione; lo Stato però dovrà offrire anche agli insegnanti la possibilità di cambiare, aggiornandosi e soprattutto fornendoli di nuovi mezzi. Penso alla tecnologia: è scandaloso che alcuni insegnanti, sottovalutando quanto la tecnologia possa aiutare la didattica, ancora non sappiano usare il computer. Molti di essi addirittura lo dicono quasi fosse un vanto! Gente statica, pigra dentro, che non ha voluto cambiare mai pagina. E così in tanti altri ambiti della vita scolastica. Il rapporto OCSE purtroppo fa anche riferimento agli investimenti. Alla fine si parla sempre di soldi e la questione si svilisce nella polemica politica. Mi piacerebbe una scuola fuori dalla politica, dove non ci sia né destra né sinistra, ma qualcuno veramente capace che parli nell interesse della scuola stessa. È evidente che di soldi ce ne sono sempre meno e che molte scuole devono arrangiarsi come possono; anche qui lo Stato dovrebbe prendere maggiore consapevolezza dello stato disastrato in cui si trovano molti istituti scolastici. E se la tendenza sarà quella di tagliare sempre e comunque, non si andrà molto lontano. 3 Giugno 2009 Legati al filo di Internet Chi segue il mio sito si sarà probabilmente accorto che per diversi giorni non è stato aggiornato. Per dar retta a Mike Bongiorno e Fiorello ho deciso di cambiare il provider e così mi sono trovato senza Internet per diversi giorni. Inizialmente ho reagito molto male, mi sono arrabbiato, quasi non riuscivo a capacitarmi di cosa fosse successo; inoltre il disagio è stato amplificato dal fatto che ho incontrato due giorni lavorativi su cinque vista la festività del 2 giugno. Niente internet, niente sito, niente navigazione 1

2 Mi sono domandato inizialmente come si fa a stare senza Internet per 5-6 giorni?. Domanda profonda di senso nel terzo millennio!!! Poi ho pensato ad un mio amico che di Internet non ne vuole proprio sapere, e così ho pensato - a ragione - che mi avrebbe dato del pazzo. E così me ne sono fatto una ragione. Ho pensato che tutto sommato la tecnologia è utile ma non dobbiamo dipendere da essa. Però proprio nel momento dell assenza di collegamento mi sono accorto delle normali azioni quotidiane che faccio attaccato ad Internet e che mai avevo visto con tale considerazione: dalle cose più semplici come leggere le notizie, la posta, consultare le previsioni del tempo, navigare sui siti a me preferiti, leggere Facebook, a quelle più complesse come fare un bonifico o aggiornare il sito. E proprio quest ultima cosa è quella che mi ha messo più a disagio: mi è sembrato come se qualcuno avesse voluto tapparmi la bocca. Io che dico sempre che la vita merita di essere raccontata, mi sono trovato per un momento senza il mezzo per poterla raccontare. Terribile! Alla fine mi sono dovuto rassegnare. E in un momento in cui la tecnologia mi ha voltato le spalle dal momento che contemporaneamente ho avuto problemi all antenna della televisione e addirittura al citofono, mi sono ritrovato in salone a gustarmi un film, a leggere qualcosa di diverso e addirittura a trascorrere mezz ora in terrazzo a riveder le stelle! Sarà forse il caso di sperimentare ogni tanto questo digiuno obbligatorio dalla rete. Forse ne farei anche più facilmente a meno se non fosse per questa possibilità che ho di raccontare la vita attraverso il sito. Ma ora finalmente la luce del modem ha smesso di lampeggiare, sono tornato nella rete mondiale: una rete dalla quale non mi sento dipendente, ma sicuramente legato per tante di quelle piccole azioni quotidiane che hanno cambiato non solo il mio modo di vivere. 29 aprile giorni di Obama, tra speranze e incertezze Oggi Barak Obama celebrerà i suoi primi 100 giorni da Presidente degli Stati Uniti. Molti, compreso me, hanno accolto favorevolmente la sua elezione e ammetto che il Presidente Obama è un uomo che - a giudicare dall apparenza, dal modo di porsi e dalla sua determinazione - mi ispira fiducia. In questi 100 giorni Obama è stato più volte chiamato in causa soprattutto in relazione alla crisi economica che sta coinvolgendo l economia globale. Il mondo intero si aspetta da Obama un segnale, che sia lui a risollevare le sorti degli Stati Uniti e, di riflesso, anche il sistema economico di tanti paesi. Non posso rimpiangere Bush, anche se il perverso sistema dell informazione mi ha fatto tornare in mente un tema di cui ultimamente si è parlato poco. Infatti l ex presidente texano sembrava fosse un sanguinario uomo impassibile davanti alla pena di morte; sembrava che Bush - che non ha mai concesso la grazia a nessuno, neanche davanti a casi eclatanti - fosse il più grande sostenitore della pena di morte. Probabilmente lo era veramente, e a ragione tutto questo gli è stato contestato. Il Presidente Obama cosa ha fatto finora in questo senso? Il tema infatti sembra sparito dall interesse generale dei mezzi di informazione. Il neo Presidente non ha mai negato di essere favorevole all esecuzione capitale, e dal momento del suo insediamento sono già state eseguite alcune condanne a morte. Si spera che il Presidente Obama risponda con un gesto concreto alle pressioni che molti paesi del mondo fanno al fine di poter mettere fine a questa terribile serie di condanne. Però mentre la pena di morte colpisce solo alcuni condannati, alcuni dei quali hanno una visibilità, un altra piaga che negli USA dilaga è quella della pratica dell aborto. Qui i bambini non hanno voce e quindi non si può esattamente dire quanti siano i bambini non nati in America. Le legislazione non tutela la vita, e c è molta libertà per le donne che intendono abortire. Anche qui il Presidente Obama non ha 2

3 dato segnali, anzi in più di un occasione si è dimostrato favorevole all aborto senza fare nuove leggi provita. Probabilmente il tempo è stato poco, non possiamo pretendere che Obama risolvi tutto da un momento all altro, ma ciò che più mi preoccupa è che mentre questi due temi venivano usati contro Bush, adesso non ne parla più nessuno; Obama per il momento deve solo pensare a far rifiorire la crescita dell economia e a pensare ai conti degli Stati Uniti. Stranamente però ho fiducia; queste righe non serviranno a cambiare le cose, ma almeno vorrei sperare che non cali il sipario sul tema così profondo del diritto alla vita. 24 aprile 2008 Il negozio delle mattonelline Durante la pausa del pranzo, degustando un ottimo gelato, non ho potuto fare a meno di fare una passeggiata lungo un viale romano a me caro. È dai tempi della mia infanzia che percorro quella strada a piedi, come in macchina. Passeggiando ovviamente non posso fare a meno di osservare le vetrine e con grande dispiacere ho notato che un piccolo negozio di ceramiche, aperto da circa un paio d anni, ha chiuso e al suo posto c è un altra attività commerciale. Sono rimasto male perché in quel negozio avevamo comprato con mia moglie - appena acquistata la nuova casa - delle piccole mattonelle decorative, con l intenzione di acquistarne ogni tanto delle altre. Mentre camminavo poi vedevo come rapidamente negli anni si sono susseguiti i negozi. Alcuni cambiano piuttosto rapidamente, segno evidente della crisi, ma anche di scelte sbagliate, di poca propensione al commercio, di affari poco vantaggiosi e chissà quanti altri motivi. Dispiace, perché dietro a questo immagino anche la delusione di chi magari aveva investito denaro e speranze per avviare la propria attività commerciale. Allo stesso tempo però ho visto alcuni negozi storici, che stanno lì da quando io ero bambino: un piccolissimo bar, un negozio di ottica, una gelateria E guardandovi all interno è facile osservare come gli stessi proprietari si sono invecchiati negli anni, segno che loro le scelte le hanno fatte giuste, probabilmente l esperienza li ha formati e abituati a riprendere anche nei momenti poco rosei. Le attività commerciali diventano così parte della nostra vita. Perché ci abituiamo, ci affezioniamo sempre agli stessi negozi, quelli dove sappiamo di trovare il commesso simpatico, il proprietario con il quale è possibile scambiare quattro chiacchiere, prodotti e prezzi qualitativamente vantaggiosi. Dispiace vedere qualcuno chiudere, ma del resto è giusto ricordare che purtroppo molti di questi piccoli negozi sentono il fiato dei grandi centri commerciali, dove tutti noi ci rechiamo (chi più, chi meno) per trovare tutto, per fare prima, per risparmiare (sarà poi vero?) noi figli e figlie di questa società che deve correre, che deve risparmiare tempo per risparmiare denaro, che non guarda in faccia nessuno e preferisce un rapporto freddo con un grande ipermercato piuttosto che un rapporto di fiducia e di simpatia con il commerciante sotto casa. Tempi che cambiano. Intanto però, chiudendo il negozio delle mattonelline, dietro a quella saracinesca restano anche i sorrisi e le emozioni di una giovane famiglia che aveva trovato delle simpatiche mattonelle che ancora oggi arredano il nostro ingresso. Un breve ricordo, che tutto sommato era una consolazione. 16 aprile

4 La solidarietà fa male Un amico su Facebook mi invita a leggere un articolo dal titolo neanche troppo chiaramente provocatorio Ma io per il terremoto non do nemmeno un euro. Mentre in tutte le trasmissioni, all Ufficio Postale, in Banca, e tra un po anche dal barbiere ci dicono di versare qualcosa per i terremotati, ecco questo articolo di un cittadino di Marsala che sostiene l esatto contrario. A dire il vero, leggendo attentamente il testo ci sono molti spunti di riflessione. Questo signore, Giacomo di Girolamo, sostiene - in parole povere - che la solidarietà di cui gli italiani sono esempio è un modo per nascondere le magagne della politica. In un certo senso si parlava di questo anche in merito al volontariato: tanta buona gente che copre le mancanze dello stato sociale. In questi giorni stiamo sentendo che molti edifici, in primis l ospedale e la Protezione Civile, sono stati costruiti senza rispettare le norme antisismiche, che molte case, palazzi e anche edifici pubblici non erano in regola con le normative edilizie Insomma il solito papocchio all italiana che viene fuori solo quando succede qualcosa. Immense pratiche burocratiche nascoste e impolverate chissà dove che nascondono irregolarità, accomodamenti, condoni Ora arriva il terremoto, spazza via tutti senza guardare in faccia nessuno, e giù a domandarsi: ma l ospedale non doveva essere il luogo più sicuro? Il nostro cittadino di Marsala, scrivendo l articolo su Facebook, mi ha fatto riflettere sull inefficienza del governare all italiana; cattive abitudini radicate nel passato, dove la politica ha servito più se stessa che la gente. Non si poteva evitare il terremoto, ma che tanta gente rimanesse in quelle condizioni, questo sì, i danni forse potevano essere più contenuti. Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l uno con l altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro. È vero, quanti passi in avanti sono stati fatti dal pozzo di Alfredino ad oggi? Con questo ognuno faccia come vuole: il mio gesto l ho fatto, e non mi sento di condannare la beneficenza perché se i responsabili andranno in galera (e questo me lo auguro) la povera gente rimane povera gente e va aiutata lo stesso. Speriamo però non ritrovarci allo stesso punto in futuro. 9 aprile 2008 Le margherite del prato È primavera. E le prime a dirci che la primavera è finalmente arrivata sono le margherite. Quando vediamo i prati diventare improvvisamente colorati di bianco capiamo subito che l inverno è veramente finito e che si avvicina la primavera. Quanto sono belli quei prati che vediamo ovunque ricoperti di questi simpaticissimi fiorellini. Che spuntano ovunque: dove c è un po di erba ecco le margherite. L altro giorno mi trovavo al parco con i miei bambini. Ovviamente non hanno resistito alla tentazione di raccoglierne qualcuna, un gesto semplice e spontaneo che ogni bambino ha fatto nella sua infanzia; quasi a voler portare un po di quella bellezza nella propria casa. Ricordo benissimo che anch io da piccolo quando mia madre mi portava ai giardini tornavo sempre a casa con un mazzolino di margherite. Lei - per tenerle ferme - attorcigliava intorno intorno un gambo un po più lungo, che le teneva ferme. Una volta arrivati a casa, poi, prendeva un vasetto lungo e stretto e immergeva queste margherite nell acqua. Duravano a volte anche tre o quattro giorni: puntualmente si chiudevano la sera e si riaprivano al 4

5 mattino intelligenza della natura! Quando mio figlio piccolo mi ha portato alcune di queste margherite mi sono soffermato ad osservarle attentamente; il loro disegno è praticamente perfetto, i colori sono bellissimi (bianco, giallo e il verde del gambo) e il profumo è inconfondibile. Per un attimo hanno rallegrato la mia giornata e mi hanno fatto tornare in mente momenti spensierati della mia infanzia. 23 marzo 2008 Il dopo-africa di Benedetto XVI Suggestivo il viaggio in Camerun e Angola di Papa Benedetto XVI. Un viaggio che non è passato inosservato al mondo dell informazione. Il rientro in Italia del Pontefice lascia aperti molti punti di discussione e sicuramente ci vorrà molto tempo affinchè si possa metabolizzare il messaggio del Papa. Purtroppo tutto si è ridotto ad un solo marginale argomento; ancor prima di arrivare nel continente africano si ribadiva il pensiero del Papa sul legame Aids-preservativo. Sono state tratte molte considerazioni, molte polemiche in seguito alla posizione del Vaticano sul tema, addirittura una manifestazione dei gay ha accolto il Papa vicino P.zza S. Pietro. Come se il Papa fosse l untore e i gay i salvatori Non ci si può stupire della posizione del Papa sul tema, ma caso mai fare una profonda riflessione. È noto il pensiero del Vaticano in questo senso: il preservativo mai, né come mezzo di contraccezione, né come strumento per impedire la diffusione delle malattie sessualmente trasferibili. Non ci si poteva aspettare altro di quello che è stato detto. Una profonda riflessone - che non si fermi all aspetto superficiale del dibattito - però va fatta. Questo diniego è motivato dal fatto che la Chiesa preferisce educare piuttosto che trovare mezzi, apparentemente efficaci, ma che offendono la dignità dell uomo. E allora ecco che il Papa ha voluto affermare che per l Africa è prioritaria la cultura, formare le coscienze, interrogarle, fornire valori prioritari. Purtroppo però questo è un modello non sempre facilmente trasferibile: ciò che culturalmente e pastoralmente può essere detto e accettato in Italia non va bene per l Angola. Nella società come il numero di donne che un uomo ha conquistato può essere un fattore determinante per acquisire rispetto e considerazione; evidentemente questo discorso della formazione è difficilmente attuabile se poggiato su simili posizioni, e forse è più facile dire alla gente di usare il preservativo. Sicuramente può avere un effetto positivo immediato, ma quale cultura e quali speranze vuole offrire la società all Africa? È più facile dare al malato la medicina oppure spiegargli come può non ammalarsi più? Il mondo vuole continuare a trattarli da selvaggi perché tanto non capiscono, oppure offrire una possibilità per uscire con le proprie forze dalla miseria? Non a caso il Papa ha anche alzato la voce contro lo sfruttamento (come quello delle multinazionali), contro la guerra che devasta tutto ciò che incontra, contro il pericolo ancora vivo delle mine antiuomo, contro la pratica dell aborto, contro i conflitti razziali, contro la miseria e la povertà che ha provocato negli ultimi 10 anni ben di vittime! (di cui ovviamente non se ne parla), contro la politica di certi paesi che nulla investono nella scolarizzazione, contro la stregoneria che uccide forse più dell Aids, denunciando al mondo (che finge di non sapere) che milioni di persone non hanno accesso alle cure. In questo contesto possiamo anche capire perché il Papa ha dovuto ribadire il suo pensiero sul preservativo. Starà alla Chiesa Africana il difficile compito di cercare di tradurre in proposte pastorali percorribili quanto suggerito dal Papa e al mondo intero prenderne atto Mi dispiace che solo un aspetto sia quello che più ha colpito l opinione pubblica, indirizzata da una 5

6 informazione ormai in malafede; nessuno ha messo in risalto - e quindi preso posizione - le vignette blasfeme di Le Monde e del Times dove si vedeva il Papa con un preservativo in testa, e sempre Benedetto XVI sconsolato su una barca dove Gesù invece che moltiplicare i pani e i pesci moltiplicava i preservativi. Basta! Certa stampa non è onesta, non è credibile e soprattutto non mette un punto all oscenità e al blasfemo. 18 febbraio 2008 Gli 80 anni di mio papà Generalmente si ricordano gli anniversari di nascita delle persone importanti gli 80 anni, i cento anni e così via Se mio papà fosse ancora qui mercoledì 18 febbraio festeggerebbe con noi i suoi 80 anni. Colgo l occasione per ricordarlo dalle pagine di questo sito, anche se immagino non sarà facile. Per scrivere di lui ho bisogno di un sottofondo musicale idoneo; e così mentre vi scrivo ascolto Luciano Pavarotti. I due formavano un binomio davvero unico. Sentendo la sua musica rivivo il trasporto con il quale papà ascoltava la musica lirica. Ricordo con gioia quel giorno in cui Zucchero e Pavarotti duettarono insieme; era come se i nostri due spiriti si unissero per un attimo grazie alla musica. Sì, perché papà era un artista nel vero senso della parola. Artista perché aveva un animo da artista, fin troppo sensibile, a volte anche troppo idealista e sognatore. Artista è colui che non è insensibile all arte, a quella forma di comunicazione che coinvolge i sensi; la sua arte si esprimeva soprattutto attraverso il suo lavoro di falegname e decoratore. Spesso le cose fatte da lui superavano il valore dell oggetto stesso: un mobile non era solo un mobile, un presepio era più di un presepio e così via. Da lui ho ereditato la passione per la musica. Mi raccontava che da piccolo era un polistrumentista nella banda del paese, sempre pronto a sostituire ora il trombone, ora il tamburo, ora il flauto, ora le percussioni Gli piaceva sentirmi suonare e soprattutto sapere che la musica era mia compagna di vita. Papà mi ha lasciato troppo presto, quando avevo appena 21 anni, in un momento in cui tutto stava cambiando, quando stava per delinearsi un futuro professionale e sentimentale di cui sicuramente sarebbe stato fiero. Purtroppo non ho goduto con lui alcuni momenti belli della mia vita; mi manca il padre, mi manca la figura del nonno. Con i miei bambini sarebbe stato sicuramente un nonno vero, di quelli che giocano e si mettono a fare i bambini piccoli. Del resto non ama la vita chi non si commuove davanti ad un bambino. I miei ricordi più belli li ho legati alla mia infanzia quando la domenica mattina andavamo nella zona dell Acqua Acetosa a veder correre qualche cavallo. Ricordo le carezze a Rebecca una cavalla a cui in un certo qual modo ci eravamo affezionati. Ricordi di cocomeri freschi, di partite a dama, di pastarelle legate alle vittorie della nostra Lazio già, la Lazio quante partite vissute insieme allo stadio, quante gioie e quanti ricordi legati a quei colori e a quella bandiera che portavo nelle nostre domeniche allo stadio, partite di una Lazio un po spuntata, povera ma bella. Poche cose semplici ma che ricordo con gioia. Come anche qualche frase, qualche parola, qualche discorso che facevamo insieme. Mio padre era un padre forse pedagogicamente poco attrezzato, ma un padre semplice che sapeva amare la sua famiglia; un padre che ha insegnato anche attraverso i suoi errori e le sue debolezze cosa fosse giusto fare e cosa non fare. Ho un ricordo di un grande papà; non perché abbia fatto chissà quale cosa straordinaria, ma perché con lui 6

7 tutto assumeva un sapore diverso. Sarà perché ero un bambino, sarà perché lui sapeva rendere tutto speciale. Ricordo quando tornava a casa dal lavoro, quando stava con noi, quando sapeva sempre cosa dire, quando mangiava le mezze zite, quando parlava della sua Calabria, quando si arrabbiava e quando rideva, quando Papà ci lasciò all improvviso nell estate del Ricordo l ultimo momento vissuto con lui. Era sera, stavo partendo per le vacanze, sulla porta di casa prima di salutarmi mi disse Oh non fare il fesso. Sarà, ma quella frase la porto sempre con me, quasi come fosse un eredità spirituale da far fruttare. Ricordi che si perdono nella notte dei tempi. Tempi che non passeranno, perché nella vita di un figlio un genitore non muore mai. Ora papà è un papà in cielo. Anche lì starà facendo il padre magari cantando il Nessun dorma insieme a Big Luciano... 7 febbraio 2008 Il Paese è impazzito Temo proprio di sì. Credo che il Paese sia impazzito. Leggere il giornale in questi giorni vuol dire imbottigliarsi in un vorticoso tunnel di notizie capaci di far rabbrividire, stupire, arrabbiare, disperarsi. Non voglio fare il solito cattolico cieco, quello che deve per forza e ostinatamente credere a quanto dice la Cei. Ci credo perché ritengo giusto crederci, perché so che le verità della fede sono fondamento della mia vita e su di esse ho costruito negli anni una base di pensiero. Sono per la vita, questo è innegabile. Il caso Eluana sta veramente scuotendo le coscienze. Molti si schierano dalla parte dell eutanasia (perché questo è), molti vorrebbero far morire questa ragazza. Si scatenano dibattiti televisivi, consigli dei ministri che approvano decreti contro il parere del Capo dello Stato, chi ci dice che Eluana è un vegetale attaccato a tante macchine, chi invece come Avvenire racconta di una Eluana che non conosciamo, che vive, respira, addirittura capace di sostenere passeggiate primaverili come una normalissima disabile. Berlusconi ci dice che Eluana sarebbe addirittura capace di generare figli Non ci capisco più niente, il guaio è che qui qualcuno gioca sporco e non ci dice la verità. Certo è che lo Stato non può autorizzare qualcuno a togliere la vita a qualunque essere umano. Oggi c è Eluana, ieri Welby, domani arriverà un altro caso. Si ama la persona in quanto persona o si ama finchè sta bene? Poi leggo la notizia, a mio avviso più scandalosa, dei medici che dovrebbero denunciare i clandestini. Una legge pericolosissima. Un malato è un malato, va curato. I rischi sono di una diffusione di malattie tranquillamente curabili, di neonati gettati nei cassonetti, di madri che moriranno di aborto, di criminali che metteranno su una sanità parallela illegale. Roba da matti! Politica farneticante. Anche nella Chiesa qualcuno dà i numeri. Tornano i lefevriani: prima accolti con un gesto di misericordia, poi subito in polemica. Un vescovo lefevriano riattacca gli ebrei: e giù critiche, polemiche, accuse. Aiuto! Il Papa voleva solo accogliere la pecorella smarrita che forse nel frattempo ha smarrito anche il buonsenso. E poi gli stupri. Uomini impazziti in cerca di violenza. Quasi arriveremo a stupirci quando non leggeremo più di qualche stupro in un parco pubblico. E anche qui discussioni, ipotesi, critiche alla magistratura, ai giudici E ancora: ronde padane, mafia sul web, pedofilia online, incidenti stradali, il dilagare delle droghe, 7

8 accoltellamenti... Basta! Forse tutto insieme è troppo. Tornerò a leggere Topolino per scappare dalla realtà, trovare un po di infanzia, pulire la mente. Morte, distruzione, razzismo, violenze. Che la società di oggi possa trovare nuovamente un po di pace, magari tornando a credere in valori veri. Io i miei ce l ho e su questi provo ad affrontare nel mio piccolo le grandi questioni della vita. 29 gennaio 2008 Come fermare gli stupratori? In questi giorni il tema della sicurezza è di grande attualità; in realtà anche nella recente campagna elettorale si era dibattuto molto sul tema, e sicuramente si sono fatte molte promesse. Ha vinto il Popolo delle Libertà, Roma dopo tanti anni ha un sindaco di destra, ma le violenze e gli stupri purtroppo non sono terminati. Il guaio è che in Italia si trasforma tutto in questione politica: i violenti, gli assassini, gli stupratori così come gli scippatori esisteranno sempre e continueranno a fare reati indipendentemente dal governo! A Roma sono spuntati militari un po dappertutto, il sindaco ha provato a fare qualcosa, ma sarebbe impensabile controllare tutta la città, boschi e zone appartate comprese. Ha suscitato grande sdegno la vicenda della ragazza violentata alle 10 di sera vicino ad un capolinea dell autobus; è vero, purtroppo alcune zone sono veramente lasciate al degrado e spesso i luoghi dove ci sono i mezzi pubblici non sono controllati. Ancora vivo è il ricordo del modo violento in cui perse la vita la sig.ra Reggiani. Sono inutili anche le battute che il nostro Presidente del Consiglio ha fatto sul tema: non servono tanti militari quante sono le belle ragazze. Berlusconi ha sbagliato a parer mio a fare certe affermazioni. Il guaio è che viviamo in una società troppo sessocentrista, dove la pornografia è a disposizione di tutti in modo anche facilmente accessibile (pensiamo ai rischi che corrono i ragazzi che navigano in Internet), dove la dimensione della sessualità è stata sradicata dal legame con l affettività per diventare pura attività sessuale. Non so cosa passi nella perversa mente di uno stupratore. Probabilmente non si può provare piacere in un atto del genere; o forse il piacere sta proprio nell ottenere qualcosa con la violenza più estremizzata. Sicuramente è gente che vive in un contesto violento, che ha subito o pratica la violenza di qualsiasi genere con estrema facilità. Tutte chiavi di interpretazioni che non attenuano la colpa, per carità! Il fatto che ormai l identikit dello stupratore sia quello del maschio rumeno è davvero un grande pericolo per una serena convivenza tra i popoli. Gli stupratori non hanno nazionalità: chi fa questi reati sarebbe capaci di farli ovunque si trovi. Spaventa molto di più la tendenza razzista ad allontanare gli stranieri (anche quelli buoni) anch essa praticata con atti di intolleranza inqualificabili. Va bene controllare le piazze, le stazioni, i treni, i capolinea, le periferie. Ma andrà soprattutto meglio quando si faranno rispettare le leggi, si mostrerà fermezza nei confronti di chi commette reati e si daranno ai giovani nuovi valori su cui credere. La ragazza stuprata l ultimo dell anno era ad un rave frequentato da gente poco raccomandabile, chiede silenzio ma concede generose interviste in televisione e lo stupratore è agli arresti domiciliari. Un mix di fattori: scarsi valori, mancanza della famiglia che ora sa solo minacciare vendetta e poca sensibilità nel far rispettare le leggi. Ditemi voi 8

9 8 gennaio 2009 La mia esperienza su Facebook A quanto pare gli italiani hanno scoperto Facebook. Sto notando da qualche giorno che in quasi tutte le edizioni dei telegiornali entra in un modo o nell altro Facebook. Effettivamente tutto questo sembra proprio portare un cambiamento nella vita e nelle abitudini di tanta gente, anche tra coloro che possono definirsi meno internauti! Nel 2008 in Italia c è stato un vero e proprio boom di registrazioni, dato che deve far riflettere. Addirittura la mafia, così come la politica, non si stanno facendo scappare la possibilità di potersi esprimere ed esporre su questa grande piattaforma. Essendo un appassionato, e mettendo in un certo senso la mia presenza nel mondo del web attraverso il sito, ho voluto anche io provare e spingermi oltre le mie consuete abitudini, iscrivendomi a Facebook. Ammetto che ancora ho tanto da imparare, ma la mia breve esperienza mi permette almeno di trarre alcune considerazioni. Attraverso Facebook ho incontrato alcune persone di cui avevo perso le tracce; compagni di scuola, vecchie amicizie, cugini lontani, addirittura una cara amica di infanzia con la quale condividevo momenti di gioco. Proprio da quest ultima esperienza che mi ha scaldato il cuore ho capito quanto fosse forte e potente questo strumento. Ovviamente i trentenni e i quarantenni usano questo strumento in modo diverso dagli adolescenti; noi (ahimè!) abbiamo una storia da ricostruire, amici da ritrovare, percorsi da rivivere. I ragazzi di oggi usano Facebook come un ottimo strumento di contatto. Addirittura ieri sera al TG1 si parlava dello sbarco dei genitori su Facebook: ad alcuni ragazzi veniva posta la domanda se in questo modo si sentissero più controllati dagli adulti! Una cosa che non mi piace è il fatto che su Facebook tutti i contatti vengono raggruppati con la parola amici. Sarà, ma io per abitudine peso sempre le parole e per me gli amici non sono gli amici di Facebook; francamente con alcune persone con cui ho un amicizia virtuale nella vita reale raramente ci incontriamo, a malapena ci salutiamo o con altri addirittura non ci si vede neanche. Quindi non possono essere amici come sono amici i miei veri amici, quelli con cui condivido sentimenti ed emozioni da moltissimi anni. Ci sono poi i gruppi, che francamente trovo inutili o quasi; va bene lo scambio democratico di idee ma per questo c erano già molti forum, e quindi Facebook non ha inventato nulla. E vero però che da quando seguo Facebook ho scoperto qualche sfumatura sulla personalità delle persone con cui sono in contatto tanto da intuirne gusti, aspettative e desideri. Ho notato come alcuni formulino degli slogan, pensieri, altri addirittura cercano attraverso Facebook di proporre temi di riflessione, se non addirittura fare di Facebook uno strumento di evangelizzazione. Tutto fa brodo! Insomma, nel complesso non getterei giù dalla torre questo strumento. L unico timore è che si rischia di degenerare e così da strumento che dovrebbe favorire l incontro possa diventare un mezzo per dividere e suscitare contrasti. Del resto questo è il pazzo mondo di internet dove tutto è possibile, nel bene e nel male. 29 dicembre 2008 Riflessioni sulla famiglia 9

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