VIAGGIO INTORNO AL CAOS

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1 Luciano Jolly VIAGGIO INTORNO AL CAOS lettera aperta a un Candidato Premier Romanzo breve

2 VIAGGIO INTORNO AL CAOS Lettera aperta a un candidato Premier Caro Candidato, quando ho visto la busta bianca buttata sul tavolo, tra la bottiglia dell olio e il tovagliolo, Clelia era beffarda. Ho pensato a tutte le lettere che ricevo ogni giorno d abitudine conti correnti e bollette ma Clelia non smetteva di saltare sul pavimento, faceva la scena e ammiccava. Teneva la mano di sotto ferma, e faceva salire quella di sopra nell aria, per significare che sto aumentando di statura: penso che volesse dire quella sociale. E non sapevo se scherzava o diceva sul serio. Clelia è così: non sai mai se la sua frase è vera o se ti prende per il fondo delle braghe. Poi l occhio è glissato sul mittente e allora ho visto chi mi scriveva. Per l improvviso del colpo sono rimasto brasato sul pavimento, come se avessi i piedi intrappolati in una gettata di cemento. Ma dentro il cuore batteva forte. L occhio ha carezzato ancora la Sua lettera, quella busta bianca e spavalda sul tavolo. Mi sono guardato le mani: erano sporche di calcina bianca e impolverate dalla mattinata. L impasto biancastro riempie gli spacchi aperti in punta dei pollici, nascondendo il nero delle unghie. La lettera, così come ero conciato dal lavoro, non ho osato toccarla: prima dovevo lavarmi le mani. 1

3 Nessun dubbio. Era bianca, rettangolare e indirizzata proprio a me, con il mio nome dattiloscritto nero su bianco, in caratteri rotondi: Gregorio Vassallo. E chi me la mandava era fin troppo chiaro: il mio idolo, il mio riverito padre politico. Devo dirle che sono uno dei pochi a vedere la politica come l arte più bella di tutte, anche superiore a quella di costruire le case ed i palazzi. Ma nel mio ambiente sono il solo a pensarla così: in proposito gli altri mi sembrano fegatosi o indifferenti. So che a Clelia le mie mani di muratore di secondo livello non piacciono, perché sono ruvide e quando la tocco nelle gambe le calze si strappano: deve comprarne subito un altro paio. Avevo urgenza di aprire la lettera, Candidato, ma prima di afferrare la busta ho dovuto trattenermi. Mi sono detto: <Crispa> e per tre o quattro volte ho ripetuto <Crispa, questa non me l aspettavo. Lui che scrive a me in prima persona>. Così ho messo le mani incrostate sotto il rubinetto e l acqua calda mi ha fatto ritornare calmo. Poi, con quegli attrezzi di carne primitiva, dai quali le tracce di cemento non scompaiono nemmeno di notte, ho preso la lettera che si è messa a tremare come una foglia d aprile e non riuscivo a leggere le righe. Per calmarmi ho pensato alle Sue, di mani, Candidato. Mi sono detto: <Lui sì che deve essere uno dalla pelle fine, per firmare quelle Leggi che ci difendono dai Mori>. Clelia mi guardava maliziosa e scuoteva la testa. Lei ha una bellezza da statua di carne e mi appartiene. Ho sentito una vampata d orgoglio salirmi nel cuore: un ondata come quelle del fiume che lisciano i massi a primavera e fanno la schiuma tutto intorno e i vortici e gli spruzzi, quando dal Marguareis di botto si scioglie la neve. La terra di questi posti per me è un incanto primitivo, e le colline le carezzo con gli occhi come fossero mie. Insomma Candidato, a dirla in breve la Sua lettera mi ha impastato di felicità. Mi sentivo brillare il cuore e col sentimento sono ritornato ai tempi lontani quando ero moroso di Clelia e 2

4 prendevamo su per i sentieri per andare a imbissonarci. Si attraversava Peveragno sulla vecchia Cinquecento presa a rate. Risalivamo la valle fino alla Chiusa si guardava l angolo in ombra dell osteria dei Pescatori. Poi vedevamo i falchi rossi fare la ruota nel cielo sopra le colline intriganti, tutte piumose di ciliegi e meli in fiore, che sembravano incipriate quella mattina stessa e il cielo era una meraviglia. Sotto quel cielo le case degli uomini stavano ancora in malora e grigie, perché la moda del colore è arrivata 10 anni più tardi. Si vedeva qualche trattore solitario andare nella campagna bassa, con le terre erpicate colore del fango chiaro e qualcuno, raro, che fresava l orto. In quegli anni l abbondanza era scoppiata improvvisa e ognuno stava tranquillo sulla sua giornata di terra a godersi il possesso, e i Mori non erano ancora arrivati a fare la Crociata alla rovescia. In quelle mattine dunque io e Clelia prendevamo su per la costa, avevo finito una casa a Stroppo e stavo per cominciarne un altra nella bassura. I boschi dei faggi o dei castagni, in ritardo con il piumaggio, facevano delle macchie di un bruno indicibile tra il verde appena nato, mentre i rami distrutti riposavano moribondi come paletti scorticati in fondo alle rive, perché avevano fatto la loro ultima corsa ed erano senza pelle. Ma alla giornata d oggi i tempi sono cambiati, nella città invasa dai SUV non si vedono che cinesi e Mori, e Clelia dice che lei non è più ingenua come una volta. Posa la grattugia elettrica per il parmigiano, mi guarda con l occhio pieno di sottintesi e fa: <Adesso che il tuo Candidato ti ha scritto, ti cambia forse la vita? Continuerai a salire sulle tavolacce dei possidenti. Starai al terzo piano, senza il casco in testa, a spostare mattoni, mentre quello conterà i suoi soldi!>. Quando Clelia fa questi discorsi incomprensivi, mi prende il nervoso allo stomaco e devo andare in cucina a cimpare una goccia di quello rosso che mi rimette a posto. <Io lo amo il mio Candidato!> le rispondo. <È un uomo vero! Ha preso la politica per i capelli e l ha tirata fuori dal 3

5 museo. Lui è come uno di noi: ride, scherza, fa le corna alle spalle degli altri. Racconta barzellette. Canta. Non è come quei parrucconi di prima. Mi diverte>. <Lui vuole soltanto il tuo voto. Poi per cinque anni non si farà più sentire> fa lei noncurante. Guardo Clelia nel rotondo degli occhi e piazzo il colpo conclusivo: <Lui ci libererà dai Mori. Per sempre>. Allora Clelia si è messa a ridere. Il ridere le usciva dalla gola come l acqua dalla fontana sul viale, scendendo piano e limpido, ma m inondava la faccia di graffi difficili dati con una mano forte. Clelia è una donna: non capisce niente di politica e quando fa così le romperei l orgoglio e l ironia con il piccone. Siamo rimasti in silenzio e nemici davanti alla lettera, che era sulla tovaglia della cucina tra noi, come se intendesse dividerci. Poi Clelia attacca, sempre con aggressione: <Ti ha scritto la lettera per estorcerti il voto!>. Dai suoi assalti non mi rimane che difendermi con i principi dell idraulica: <Lui è un acqua che sta in alto e si è abbassato fino a me. Io sono un microbo nei suoi confronti: eppure ha accettato di scendere al mio livello, è con il popolo. Al confronto quelli come me sono dei paria: capaci solo a costruire case per gli altri e campare con quattro soldi! Ma non siamo intoccabili. Lui ci ha dato l orgoglio della nostra gente: adesso è noto a tutti che siamo più alti una spanna dei Mori! Eppure mi scrive! È un democratico di nuovo stampo! Crispi o Fanfani non l avrebbero mai fatto>. Come risposta Clelia si slaccia la vestaglia e mi fa vedere quello che preferisco: per lei sono soltanto le forme del corpo ma per me si trasformano in voglia. Mi lancia beffarda: <Vado a farmi una buona doccia: quella lettera mi ha sporcato la pelle>. Io rimango solo, con le spine della politica conficcate dentro alla testa e so che d ora in poi dovrò salire sul mio Calvario personale. Sento scrosciare l acqua. Poi il viso bestiale di Clelia riappare e lei mi pianta il coltello definitivo nel costato: <Quando avrà usato il tuo voto per 4

6 vincere, non si ricorderà nemmeno che esisti. Anzi non l ha mai saputo: la lettera è stata scritta e spedita dai suoi galoppini>. Questo mi ferisce. Chiamare galoppini i Suoi collaboratori! Allora decido di non toccare cibo. Quando parlo delle elezioni con Clelia ci incorniamo e mi scappa la fame. Non mi rode nemmeno lo stomaco. E sì che ho le braccia potenti e andrebbero mantenute con la carne, il brasato, le tome e la cucina delle nostre valli. Esco e vado in piazza Moderna a guardare i cartelloni elettorali. Lì c è il volto del Candidato, azzurro e radioso, che mette in mostra i denti ben armati e gli occhi sottili che pensano chissà a cosa. Mi calmo per un attimo. Ma subito ricordo che a detta di Clelia il Suo volto è coperto da interi strati di cerone. Secondo mia moglie Lei è soltanto un abile attore, che avrebbe ben figurato in qualche teatro della Commedia accanto ad Arlecchino. Per non pensare a queste tristezze mi metto sulla piazza a guardare i rettangoli. Perfino la fontana con il getto d acqua ha la forma di rettangolo. All inizio della mia carriera, ero ancora un bocia, avevo già scoperto che l arte muratoria si basa sul quadrato ed il suo prolungamento, che è ancora un quadrato ma con due lati un po più lunghi. Noi siamo gente che ama gli angoli di novanta gradi, le cose precise. Nel rettangolo tutto è chiaro, come nel mattone che è lo stampo da cui nascono tutte le figure ordinate. Ci piace che le case siano squadrate e possedere il mattone è bello: si può dire anche utile. Sono forme geometriche e in loro non esistono sorprese. Se il mondo fosse quadrato sarebbe sempre a posto, con gli spigoli ben formati e tutto sarebbe chiaro una volta per sempre. Mi sono mosso in piazza moderna ed i rettangoli dei portici e delle finestre mi sfilavano davanti, con qualche siepe verde ai piani alti. Ce n erano dappertutto. In città le vie o sono parallele o perpendicolari. Si intrecciano secondo questa legge elementare e dietro un angolo sai sempre che 5

7 cosa puoi aspettarti: un altro angolo retto, altri spigoli, altre linee che si incontrano sempre a croce. Respiravo regolare e mi sono infilato nel Corso a guardare gli aceri e ho perfino dimenticato i rettangoli. Ritornando a casa la mia gioia è ritornata accendendo la televisione. Lì la Sua figura piccola ma potente appare su tutti i canali. Lei si sta prodigando per il bene del Paese, signor Candidato, ha poche idee ma forti e chiare. I sondaggi non fanno che darle ragione! E in questo mondo che si regge sui numeri, ciò significa che Lei si trova nel giusto. A me non è mai capitato di farmi sondare. Ma se dovessi, Candidato, può stare sicuro che farei il Suo nome: penso a Lei anche la sera e una notte l ho sognato che aveva stritolato tutti gli avversari. Quanto manca al giorno delle elezioni? Ancora una settimana. So che per sette notti aspetterò invano un segnale da parte di Clelia. Per consolarmi penserò all unico potere politico che riesco a maneggiare, il quale consiste nella capacità di rendere grande Lei, signor Candidato. Gli Indiani d America pensano che le verdure appartengano alla categoria dei Grandi Sacrificati. Gli animali feroci divorano gli erbivori. Questi mangiano i vegetali, che possono cibarsi soltanto dei sali della terra. Io sono un filo d erba, nei suoi confronti, signor Candidato. Ma accetto il mio ruolo. Nell universo della vita politica ognuno deve stare al suo posto. Il Suo, di ruolo, è quello di brillare in alto. Il mio è di essere opaco in basso. Al loro posto dovrebbero stare anche i Mori che invece si mischiano di cose che non li riguardano. Vengono qui, mentre dovrebbero stare laggiù. Le Pelli Scure sono invadenti. Lei fa bene a tenerli a distanza. I loro costumi sono diversi dai nostri e turbano la mente dei bambini innocenti. Io non credo nella promiscuità: gli Occidentali stiano da una parte e gli immigrati dall altra. Occorre erigere degli steccati! Ripararci dalle invasioni barbariche! Nessuno osi pensare che io sono un razzista: la questione è semplicemente che a ciascuno compete un posto 6

8 preciso. In caso contrario i valori cristiani che sono la nostra base andrebbero a rotoli. Quando tutto si mescola con tutto, c è pericolo! Credo che noi cristiani, stufi della confusione che regna nel mondo, dovremmo cominciare a marcare il nostro territorio come fanno i cani: una pisciata su un paracarro (mi scusi il paragone, Candidato, ma un muratore è abituato soltanto alle cose elementari), e voilà: nella strada a certe persone sarebbe proibito svoltare: e che tale soluzione si chiami Ghetto, non lo sopporterei. Questo pensiero non l ho mai confidato a Clelia. Con la perfidia che le è propria, mi chiederebbe che differenza c è tra l orina occidentale e quella meridionale. Forse consiste nell odore. Ma in questo campo mai sperimentato le mie competenze scientifiche sono limitate. E avrei paura di non saper rispondere a tono, prolungando la carestia che non mi consente di sfamarmi del suo corpo. Lei parla sovente di brogli, signor Candidato. Ha ragione: abbiamo il dovere di essere sospettosi. È anche la mia opinione: nell epoca attuale il broglio sta sospeso sopra le nostre teste come un nembo, pronto a scaricare i suoi fulmini come un dio incacchiato. Un broglio è qui, dietro l angolo. Un altro è laggiù, fra le quinte: compare e scompare, non sappiamo se considerarlo reale o un fantasma col lenzuolo in testa. Ma è assodato: Lei è sempre nel giusto, signor Candidato, viviamo in un mondo di imbroglioni. Essi passeggiano tranquillamente nei viali e nei saloni di certe banche; sono delle frotte, frequentano perfino i Ministeri, hanno l impudenza di mostrarsi nelle hall dove si tengono degli onorati congressi! L invadenza dell imbroglione nella vita pubblica e privata si è fatta talmente pressante, è così vera e forte nella nostra miserabile Italietta, oggi, che a volte mi chiedo se il pezzo di carne o il bicchiere di vino che porto alla bocca non siano frutto di qualcosa di misterioso. *** 7

9 Si arriva a pensare che l arte dell imbroglio sia diventata la prima risorsa nazionale. E un pensiero subito mi attraversa la mente: Dio non voglia che gli imbroglioni riescano ad arrivare nel Suo ufficio, signor Candidato! Stia attento: sono abili, si camuffano, non si fanno riconoscere! Anche una persona come Lei, esperta di brogli, potrebbe caderci! Si figuri che in certi giorni di malumore, mi chiedo se io stesso non stia diventando uno di loro, e più di una volta ho sentito mia moglie che esclamava a voce alta: <Voi imbroglioni arrivate a inciamparvi perfino sulle scale di casa! Non c è scampo!>. Su questo punto del Suo programma sono quindi completamente d accordo: non devono esserci limiti alla sorveglianza. Sospettare, oggi è il primo dovere dei cittadini che rimangono integri: purché le nostre file non si assottiglino troppo! Il motto dei tempi futuri potrebbe essere: Date un sorvegliante ad ogni uomo! C è poco da fidarsi!. Non voglio rubare troppo tempo alle Sue importanti attività, signor Candidato. So che Lei dorme con un occhio solo, e tiene l altro aperto per occuparsi delle Sue finanze e dello Stato. È ammirevole! Lei pensa a tutto! Unisce la sfera del pubblico e quella del privato! Queste due sfere formano un unico grande pallone che rimane saldamente nelle Sue mani! Mi conceda solo un istante: non se ne pentirà: Le vorrei descrivere l emozione che ho provato quando mia moglie Clelia mi ha mostrato la busta fatidica. La nostra è una città tranquilla, signor Candidato. Si registrano solo alcuni inconvenienti minori: alcuni suicidi sporadici di gente che si butta giù dal ponte; qualche gola tagliata con una bottiglia rotta, impugnata per il manico; le solite frodi sottobanco: niente di veramente importante. Per il resto, intorno ai verdi giardini ed agli scivoli per i bimbi, le strade sono asfaltate con qualche buca. Dalle fontanelle scende un acqua pulita, che è ancora a disposizione delle bocche che hanno sete. Sotto la Sua guida illuminata, soprattutto, son scomparsi alcuni brutti ceffi, che di solito 8

10 avevano la faccia color ocra. Che si vuole di più? La nostra è una città modello, simile a quelle che Lei ha fatto costruire, all inizio della Sua sfolgorante carriera, ovunque con i Suoi soldi. (Erano Suoi, vero? Così mi è stato detto). Gli imbroglioni esistono anche da noi, ovviamente: e le male lingue mormorano che arrivino a circolare ai primi piani dei Tribunali. Secondo me questa è un esagerazione. Ma insomma da noi la vita scorre tranquilla. Conduciamo una vita morigerata, da piccoli imbroglioni di seconda categoria, secondo Clelia. Niente di allarmante. La gente pensa a divertirsi e a sbarcare il lunario. Si svaga, si dispera, segue la corrente perché in questo modo si fa meno fatica a remare. Ma io sto divagando, signor Candidato. È ora che ritorni all unico tema che conta: a Lei, alle speranze che ha suscitato in me la Sua lettera. Perché Ella ha fatto una cosa grande. Si è chinato verso il basso, ha preso in considerazione un povero essere come me, un muratore che finora non aveva meritato alcun riconoscimento particolare! Così facendo Lei ha mostrato quell umiltà che solo un grande dio della politica può coltivare nel cuore. Io sono ostile alle svaccate di Clelia. Frugo in ogni angolo della mente. Cerco d inventare qualcosa. Finalmente m illumino: <Ci darà il buongoverno!> le dico tutto d un fiato. <Diminuirà le tasse!>. È allora che arriva il peggio: Clelia si mette a ridere acidamente. Lo sfrigolio della sua risata riempie gli spazi della cucina e deborda nella via, dove Irina, una badante polacca che si cura dell invalida che abita al terzo piano, le rimanda: <Sempre di buon umore, Clelia!>. Mi creda, signor Candidato, io in nome Suo sostengo una dura battaglia. Amo tutto il corpo di Clelia. Quella donna mi attira e quando mi corico accanto a lei so che passerò una notte felice. Se però sente puzza di politica, Clelia si trasforma. Tira fuori gli artigli e comincia a menare fendenti e fa uscire sangue a destra e a manca. Dice che la politica è sempre stata l arte dell egoismo, ma che adesso, essendo 9

11 cambiate le cose, è diventata una grande buffonata. Quando pensa a questo triste fenomeno si sente diminuita come donna. Non prova nessun desiderio, diventa frigida e risulta che io rimango all asciutto per qualche settimana. Comprende, signor Candidato? All asciutto! Il mio becco non può abbeverarsi alla fonte di Clelia e la politica mi rovina sulle spalle come un cataclisma. Tutto questo per amor Suo, signor Candidato Premier! Guardi che tipo di sostenitore sono io! Non merito forse un premio? Con questo non voglio dire che Lei sia obbligato a darmelo. Oggi è un altro giorno. La data delle elezioni si avvicina e la città si mostra tranquilla. Avevo mezza giornata di ferie e prima di mezzogiorno sono uscito sul corso dove la gente tacchettava come al solito, spinta da un inspiegabile ardore. In nessun bar si parlava dell argomento: sembra che a questo riguardo i miei concittadini siano prudenti o se ne vergognino. Nei crocchi sulla piazza alcuni ridevano; si parlottava, si parlava del campionato ma non del Grande Evento, quello che vedrà, ne sono certo, il Suo trionfo, signor Candidato. Credo che la politica stia diventando un sentimento privato, uno di quegli stati d animo così scavati nella pancia da assomigliare ad una pulsione carnale: non si confessano a nessuno. Si tengono esclusivamente per sé, nel più profondo di quell oscuro apparato, sempre in subbuglio, che è la nostra coscienza. D altra parte bisogna stare all erta, signor Candidato. Qualcuno dei nostri amici potrebbe carpirci l informazione e ritorcerla contro di noi, come nei film polizieschi: Tutto quello che dirai d ora in poi, potrà essere usato contro di te al momento del processo. Il mondo è una vasta rete di spie ed è nostro dovere dubitare della prima persona che ci viene incontro, anche se è un parente. Che cosa vorrà costui: toglierci l orologio o affondarci il coltello nella pancia? 10

12 Ma immagino che sia inutile insistere su questo argomento. Nel Suo ambiente, signor Candidato, queste cose devono essere così note che non vale neppure la pena di ricordarle. Ognuno sta per sé: fonda la sua piccola corrente politica o s intitola un partito; poi si parte nella lotta contro tutti, e bisogna vedere chi possiede il mulino più grande per attirare l acqua dalla propria parte. Brutto mondo, nevvero signor Candidato? Anche Lei è d accordo? Gli altri Candidati Premier, quelli che attaccano Lei con la forza dei cani che non vogliono mollare l osso, hanno delle facce poco rassicuranti. Qui la parola cane non è usata in senso spregiativo. In un certo senso è anzi un elogio per la tenacia con cui ciascuno di loro difende la propria posizione di vita. Ha mai visto qualcuno dei suoi concorrenti dimettersi? Non lo vedrà mai, signor Candidato, dia retta a me! Gli ossi sono una cosa preziosa! E a dimettersi nessuno ci pensa, a meno che si sia presi giusto con le mani nel sacco. E anche in questo caso bisogna discutere perché si può sempre ricorrere alla legge, che in certi casi afferma una cosa e il suo contrario, in modo che un rappresentante furbo possa cavarsela anche senza bisogno dell immunità. Clelia pensa che chi sbaglia nel mettere in pratica i valori cristiani, andrebbe sostituito in un amen, ma chi ci garantisce che il sostituto sarebbe migliore? Purtroppo esistono cose come gli appalti, le forniture e i contratti su cui si è invitati a prelevare una piccola fetta, e che rendono l uomo, anche se è politico, una creatura estremamente vacillante. È una questione di saliva. Li ricorda i cani di Pavlov? Cominciavano a trangugiare saliva quando udivano la campanella annunciare il pranzo. Un appalto è come la campanella. Risuona nella gola di molti concorrenti, che finirebbero affogati dalla propria voglia di contratti se non venissero tranquillizzati in modo opportuno. Che disprezzo deve nutrire, signor Candidato Premier, per una simile sorta di politica! Io sono dalla Sua parte. Perché vede, signor Presidente, benché tra noi due ci siano delle abissali differenze, esiste anche qualcosa in 11

13 comune. Io costruisco case, Lei costruisce i destini della nazione. Siamo uniti da questa capacità di edificare. Infatti quando rientro per mangiare un boccone, verso mezzogiorno, Clelia mi dice: < Oggi a che ora cominci?>. <Comincio alle tredici>. <E quando finisci?>. <Finisco quando ne ha voglia il caposquadra>. <Vorrei vederti alla fine del turno>. <Anch io vorrei vederti alla fine del turno>. <Stai attento a non cadere dall impalcatura>. <Starò attento>. <Non lasciare le braccia nell impastatrice>. <Cercherò di non lasciarci niente>. <Metti il casco in testa>. <Mi riparerò la testa>. <Non toccare la corrente a mani nude>. <Ci tengo alla vita>. <Ieri sono morti in sette>. <Lo so. Il Candidato Premier ha assicurato che quando ne avrà Lui il potere, tutte le cose andranno bene>. <Lo sai dove li mettono, quando sono morti?>. <Sotto terra, immagino>. <No. Li mettono nelle statistiche>. Clelia è così, signor Candidato, ha una dose d intelligenza all acido muriatico che mi fa paura. Vede complotti dappertutto. Quello che per gli altri è un semplice caso - un incidente fortunoso - per lei diventa un piano per risparmiare denaro. Dice che gli imprenditori sono più attaccati alle proprie sostanze che alla vita degli altri. Io le ho risposto che dovrebbe rilassarsi. Le ho detto: <Se tu fossi un imprenditrice non parleresti così>. E lei mi dice: <Certo: sarei occupata a circondare la mia villa di cani lupo e di sistemi d allarme>. A furia di negarsi a suo marito, si vede bene che è una donna insoddisfatta. Si sente insicura. Dice 12

14 che uscire da sola, di notte, le mette i brividi. O anche di giorno, quando si trova nei sottopassi. Dice: <Se sento un rumore di scarpe dietro la mia schiena, mi metto a tremare>. Le ricordo che la nostra è una città per bene, ma in fretta perché sto per cominciare il turno. Sulla porta di casa mi fa: <Ci sono solo due categorie che si sentono insicure: le donne e tutti quelli che lavorano in fabbrica o girano intorno senza sapere che fare>. Io le dico di stare tranquilla e che la nostra conversazione riprenderà la sera. Lei allora mi abbraccia d impeto. Mi stringe al petto con gli occhi che cominciano a inumidirsi. <Spero che ci sia ancora una sera per noi> sussurra con la voce rotta. <Ritorna vivo: non farti accoppare dal sistema!>. Oggi abbiamo scoperchiato un tetto vecchio, di quelli con la pantalera. Era ancora buono ma il cliente è soddisfatto soltanto quando vede il materiale moderno. Una volta tolte le lose, è arrivato il gancio della gru che ha afferrato la capriata di legno e l ha sollevata in aria. La vedevamo salire in alto nel cielo azzurro e danzava sopra le nostre teste. Mi sono ricordato delle parole di Clelia e ho passato una mano sul cranio per vedere se avevo il casco. Era tutto in ordine. Il casco è così leggero che dopo un po non ti accorgi di averlo in testa. Vista da sotto, la gru appariva straordinariamente alta e noi uomini eravamo piccoli e insignificanti. Clelia dice che le macchine sono diventate più grandi degli uomini e che quando entrambi si rompono uomini e macchine - si possono sostituire facilmente per via dell abbondanza. La macchina guasta viene pagata dall assicurazione, e per quanto riguarda l uomo rotto c è la coda di disoccupati che aspetta il suo turno. Così le cose sono facili per tutti, dice Clelia guardandomi con malizia. E non riesco a capire se dice sul serio o se mi prende in giro. In tutti i modi ho pensato al problema della sicurezza l intero pomeriggio. Questo glielo devo dire, signor Candidato. Per me quello che rovina la sicurezza sono soprattutto gli stranieri. Noi 13

15 piemontesi avevamo già subito l invasione dei terroni quasi mezzo secolo prima. Certi erano simpatici, parlavano e ridevano mentre noi siamo taciturni e fegatosi. Ma alla fine li abbiamo sopportati. Clelia dice che si fa l abitudine a tutto e alla fine non ci si accorge più che si trattava di una novità. Adesso però è diverso. Nella nostra squadra non c è nessun marocchino. Però un tipo viene dal Senegal e un altro è cingalese. I primi tempi non parlavano la lingua e ci spiegavamo a gesti. Per dire <Spacca il muro> indicavo la mazza e facevo il gesto di rompere. Quelli mi guardavano con i loro occhi da cerbiatto ed erano disposti a fare qualunque cosa gli chiedessi. Tra loro avevano trovato uno strano modo d intendersi, quasi senza parlare. Immaginavo che credessero nei loro dèi e alla domenica si divertissero con i combattimenti dei galli. Invece il senegalese era già un cristiano e andava alla messa tutte le settimane. Il cingalese non so, perché è un tipo schivo e ancora oggi non capisci che cosa pensa e se provi simpatia per il nostro mondo occidentale. Rincasando dopo il lavoro ho incontrato un gruppo di Rom in via Filiberto. Più in là mi hanno imbattuto una famiglia di cinesi che vanno sempre in gruppo, e un marocchino che voleva vendermi dei fazzoletti di carta. Le donne Rom avevano delle gonne colorate e se non accetti che ti predicano il futuro, ti lanciano dietro degli sguardi verdi e storti. Si allontanano pronunciando giaculatorie. I più tranquilli sono i cinesi che non ti guardano mai negli occhi. Una donna è avanzata verso il viale con gli occhi obliqui nella faccia larga e impassibile, circondata da due ragazze come carabinieri che non dicevano niente. Il marocchino, alto e scuro, mi ha seguito invece per un tratto con i suoi occhi bruni. Aveva una cassetta di legno piena di calze e di gadget, che non mi interessavano. Voleva contrattare insistente, ma io ho tirato dritto. Ti dicono: 14

16 <Dammi quello che vuoi>. Tu gli offri due euro per tutto il pacchetto e loro ti rispondono che è troppo poco e che devono mangiare. Così prima di allungare il passo l ho squadrato in faccia con uno sguardo significativo ma non ho potuto farmi un immagine del Marocco. Mi agitava davanti agli occhi il pacchetto di carta avvolto nella plastica, mentre io avevo il naso asciutto. Poi è rimasto sull angolo della strada con la sua sconfitta perché non era riuscito a vendere, e ho pensato che tra me e lui non c era niente che ci univa. Vendere è il loro unico pensiero e tutto il resto non esiste. Mi sono ricordato che all inizio del Suo primo mandato, signor Candidato, in città i marocchini erano molto più numerosi: ad un certo punto del Suo governo sono spariti come ranocchie quando si getta una pietra nello stagno. Il viso dei miei concittadini si è rasserenato e abbiamo ripreso a passeggiare secondo le nostre tradizioni. Si è tirato un grosso respiro collettivo di sollievo e dopo la lettura del Vangelo, la domenica, non c erano più rompiscatole a vendere accendini o sciarpe della Juventus. Devo dire che poi le cose sono di nuovo peggiorate. A sera ritorno a casa per tempo e Clelia mi abbraccia sollevata: <Sei incolume!> mi ha detto. <Oggi ne sono morti quattro>. Abbiamo cenato in silenzio e abbiamo pensato a questo mondo difficile in cui viviamo. Poi Clelia mi ha raccontato che il prezzo del petrolio era salito alle stelle e che due donne erano state trovate dentro un sacco, nella valle dei Lupi in un altra provincia. Sembra che fossero due rumene. Era stata scoperta una truffa delle pensioni e Lei, signor Candidato, aveva promesso di togliere la tassa sulla prima casa. <Prima casa!> ha esclamato Clelia. <Questo significa che c è gente che ne possiede due o anche di più>. Io per scusarmi le ho replicato: <Bisogna sapere che viviamo in un regime di mercato>. Allora lei mi ha attaccato: <Tu costruisci le case per gli altri e non ne possiedi una per te! È il colmo! Tientelo stretto il tuo mercato!>. Mi sono 15

17 vergognato un poco perché non sono capace di offrire un alloggio di proprietà alla donna che amo. Questo mi diminuisce e mi fa sentire ancora più trascurabile. Mi dondolavo sulla sedia e non ho più avuto voglia di mangiare. Clelia era fierissima e ha detto che il mercato era un casino organizzato apposta per non capirci niente, ed un imbroglio ben studiato a danno di miliardi di uomini. Così ho cominciato a pensare a Lei, signor Candidato. Mi sono ricordato delle Sue promesse ed i respiri nel torace venivano meglio. Infatti Lei ha assicurato, di fronte ai microfoni e a qualche milione di testimoni, che avrebbe fabbricato una casa per tutti i giovani sposi. Io sono già maritato e so di aver superato una certa età, ma per un momento ho sognato che la legge sarà estesa a tutti quelli come me. <Se pensi questo> ha esclamato Clelia <allora sei un gadan. I giovani sposi dovranno sputare sangue per pagare il mutuo alle banche, sempre che queste non falliscano a causa delle speculazioni. Figurati quelli come noi: l ultima ruota del carro!>. Io ho detto a Clelia che mi sembrava troppo pessimista: vede tutto nero e non ha nessuna fiducia nel mondo. Lei mi ha risposto che un mondo composto da uomini come quelli che s incontrano oggi nei labirinti dei ministeri, le faceva venire da ridere, e che prima di cambiare il mondo bisognava che gli uomini si trasformassero. <Uomini vecchi non possono produrre un mondo nuovo!>. Dicendo questo Clelia si era alzata in piedi e ha scaraventato la forchetta sul tavolo, che è rimbalzata facendo tremare i bicchieri e la bottiglia dell acqua. Era fiammeggiante e i suoi occhi dardeggiavano lampeggianti come quelli di una zingara. Mi è sembrata sensazionale nella sua figura di donna esaltata. Non ho più pensato al mangiare e l ho desiderata. Più tardi siamo entrati nel letto e ho allungato una mano per toccarla. Ma lei mi ha stoppato dicendo: <Quando penso al mercato mi viene il mal di testa>. Ho passato la notte con gli occhi aperti sul buio. Vivere mi è 16

18 sembrato una cosa difficile e ho pensato che le uniche parole gentili vengono da Lei, signor Candidato. In effetti la gentilezza manca nel nostro mondo. Lo vedo dagli altri Candidati: con Lei non ci vanno mica tanto per il sottile. Uno dice che Lei è inadatto a governare. L altro alza la dose affermando che Lei trucca i bilanci delle Sue aziende e porta i soldi all estero per ciullare il fisco (usa proprio questa parola ciullare che noi usiamo in cantiere, e ciò dimostra a quale infimo livello sia scesa la lotta politica ma sarebbe meglio dire la piccolezza - nel nostro Paese). Un terzo dice che Lei corrompe i magistrati per ottenere vantaggi economici vergognosi. Un altro ancora aggiunge che il Candidato Premier non si fa scrupolo di corrompere un giudice, comprandolo con denaro sonante, se questo Le torna comodo. Qualcuno pensa invece che Lei, più che tarlato dal conflitto d interessi, è interessato al conflitto permanente con tutti quelli che si parano sulla Sua strada. Tanta malevolenza mi nuoce e non fa altro che aumentare la fiducia che ripongo nel mio caro Candidato. Se fosse per me tutti gli altri Candidati sarebbero inutili e si potrebbero anche abolire. Per fortuna Lei ha una buona lingua in bocca e li ribatte senza tanti complimenti. Di un tipo che vorrebbe fare giustizia dice che Le provoca soltanto orrore. Di un altro pensa che costui conti tanto come il due di coppe e che votarlo è completamente inutile. Di un terzo afferma che è tanto vuoto da proporre soltanto fantasie. Il quarto lo definisce così: un ballista che promette cose assurde e si rivela incompetente. Clelia a sentire questo scambio di giudizi si diverte moltissimo. Dice che vi squalificate da soli e che tutto il mondo ha l inconsistenza politica sotto gli occhi: non bisogna faticare molto per andare a cercarla, perché voi stessi ce la offrite già confezionata. 17

19 Ieri ha citato la signora del primo piano, la proprietaria di un cagnolino bianco con le mèches scure e il collarino azzurro. Questa signora incomincia tutti i suoi discorsi parlando della tassa sui cani ma deborda presto e dopo due minuti passa con un gioco dialettico dal mondo cinico a quello degli uomini. Apriti cielo! È incontenibile. La bocca di questa signora che a prima vista sembrerebbe per bene, considerato che si ricopre con una graziosa vestaglia a fiori, è un inferno che vomita ogni sorta di sconcezze insensate. Deve aver letto qualche libro di storia perché mostra una certa disinvoltura nel nominare vari tipi di regime sociale. È sicura che la storia umana sia tutta un seguito di strapoteri mescolati a nefandezze. Sembra una donna avvelenata: nel gioco complessivo della civiltà, annette più importanza alla strage di Marzabotto che alla cupola di S. Pietro. Dice che la scienza contabile viene usata a favore delle grandi banche, anche se non sempre la torta riesce col buco. Non so perché questa buffa donna se la prende soprattutto con la fissione e la fusione, che fino a prova contraria sono dei semplici procedimenti tecnici, derivati da una scienza pura come la matematica. È sicura che ad Hiroshima e a Nagasaki hanno fatto il conto dei bambini sterminati, ma nessuno, finora, si è mai occupato dei cani e dei gatti morti per le radiazioni. Questa signora è fanatica per gli animali Per lei l imperatore Hiro Ito era un pazzo feudale più o meno del calibro di Nicola II e sostiene che chi lancia il boomerang, prima o poi si trova con un bernoccolo in testa. Asserisce che l aristocrazia, come si constata anche dai Savoia, è stata un pietoso fallimento. I baroni poi erano una massa di parassiti, le servitù una pratica esecrabile; delle decime non parliamone nemmeno. È convinta che Platone, se fosse stato lo schiavo del suo vicino di casa, non sarebbe riuscito a scrivere il Timeo e per lei i Faraoni erano una massa di sgonfiati che pensavano solo al viaggio finale della propria anima, ma non a quella dei loro dipendenti. È capace di andare avanti a blaterare così, finché il latte non le scappa 18

20 sul fuoco. Allora si vede questa ridicola signora agitare la testa piena di bigodini, fare dei deliranti saltelli sulla porta di casa e scomparire nel corridoio, imprecando contro la Società del Gas che aumenta continuamente i prezzi perché qualcuno le ha dato il monopolio. Clelia la trova folcloristica ma simpatica. Io, quando la incrocio nella strada, cerco di scantonare: piuttosto che parlare con lei anche solo per cinque secondi, starei muto tutto il giorno. Così mancano ancora poche decine di ore al momento delle Elezioni, signor Candidato. Sento scendermi i brividi della speranza nella schiena. Quarantotto ore per la precisione! La città non è più addormentata del solito. Anche oggi le case sono allineate lungo l asse Mayor e lungo il Minor tra i due fiumi, pesano sul terreno massicce e stabili, sono dei bunker con i balconi e le finestre. Il cielo, un buco azzurro e vuoto, preme sulla testa degli Elettori senza agitarli. Li vedo pacati nelle loro faccende, percorrere i viali come tutti gli altri giorni, fare la ressa consueta nei negozi: hanno voglia di comprare! A parte qualche manifesto, dal quale la faccia di carta dei Candidati ci sorride piena di promesse - si potrebbe dire facendo l occhiolino - nulla fa sentire che la Democraxia sia in pieno attività. A questo mi è capitato di riflettere molte volte. La Democraxia è qualcosa di misterioso. Ti guardi intorno, la cerchi, a volte ti sembra che affiori dagli sportelli di una banca o dal pavé di un marciapiedi: niente. Non si rivela. Anch essa, come dicono le persone colte, è un Deus absconditus. A parer mio i fatti politici si sono incasinati finora nei rapporti tra uomini. Le cose invece sono inerti, si lasciano picconare o scavare senza fare resistenza. Ma gli uomini sono animali pericolosi. Minacciano il Paese. Ce ne sono due specie poi che non danno respiro ai nostri polmoni. Entrambe hanno puntato la pistola contro le nostre tempie. 19

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