Uomini. de tenis. che vedono passare i treni. il mensile della strada. ventuno Chi tutela il Quinto Stato?

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1 numero 156 anno 16 novembre il mensile della strada de tenis ventuno Chi tutela il Quinto Stato? Spedizione in abbonamento postale 45% articolo 2, comma 20/B, legge 662/96, Milano Uomini che vedono passare i treni Il viaggio della loro vita ha un approdo precario: homeless sempre più numerosi nelle stazioni italiane. Cosa si fa per loro? Complessi i bisogni, diverse le risposte. E a Milano sta per nascere un Rifugio Milano E dopo di noi? Torino Lume di speranza Genova Incidenti e percorsi Vicenza Artigiani del sorriso Modena Notte coi volontari Rimini Per gli amici Scarp Firenze Vita da bipolare Napoli Claudio resta a casa Catania Giovanni ridotto a torcia Palermo Amore risveglia Psiche

2 editoriali L orgoglio che mobilita, in attesa di consegnare Bene i letti, ma la regia? Paolo Brivio Sta per aprire un nuovo Rifugio. Ed è un ottima notizia, anzitutto per coloro che potranno fruire dei suoi letti, del suo calore, della sua capacità di accoglienza. Perché è vero che in Italia nel 2010 sono stati erogate prestazioni in 2,6 milioni di casi (dato attestato dal primo censimento nazionale sulla realtà delle persone senza dimora, di cui parliamo in questo numero, e di cui parleremo più ampiamente nel prossimo) da parte delle strutture che si occupano di homeless. Ma è altrettanto vero che questa mole di lavoro non basta, a dare ogni notte un riparo, a chi un tetto proprio non ce l ha. E allora, prima di valutare politiche e servizi, bisogna pensare a salvaguardare vite. Cosa che l imminente Rifugio milanese farà, in modo generoso e intelligente. Però, come attestano altri, ramificati e preoccupanti dati della stessa ricerca, il nostro paese si caratterizza per l inesistenza di una strategia nazionale sulle politiche di contrasto della grave emarginazione. E per la corrispondente assenza non tanto di erogazioni economiche (comunque inadeguate), ma di forme di programmazione concertata degli interventi e dei servizi, a livello regionale e locale. Ne consegue che, per quanto si sforzino, i servizi (rifugi, e poi mense, unità di strada, centri diurni, sportelli di segretariato sociale, di ieri oggi e domani) finiscono per concentrarsi, come attività principale, sull erogazione di prestazioni materiali. Mentre le azioni di reinserimento abitativo, lavorativo e sociale rimangono defilate, sullo sfondo, tra loro scollegate: senza una regia politica consapevole, difficilmente si aprono spiragli (anzi, meglio, prospettive) di reinclusione effettiva. Insomma, un Rifugio serve. Ma bisogna evitare l assuefazione assistenziale. Il rischio, cioè, che tutti credano sufficiente l intervento materiale, quello che garantisce sopravvivenza. Le persone senza dimora chiedono di più. E noi con loro. Convinti che una società inclusiva sia certo più sicura. Ma soprattutto più umana.. Roberto Davanzo direttore Caritas Ambrosiana Consentitemi di far convivere in queste poche righe due sentimenti contrastanti, se non addirittura contraddittori. Già, perché la riapertura di quello che fu il rifugio di fratel Ettore scatena contemporaneamente orgoglio e rammarico, soddisfazione e mortificazione. Cerco di spiegarmi. Non ci sono dubbi che l essere stati chiamati a ridare vita a un luogo che ha segnato un punto di non ritorno nella storia della solidarietà di Milano sia motivo di gratitudine e di orgoglio. Il rifugio di fratel Ettore è stato la testimonianza di una dedizione straordinaria verso quanti la vita ha visto gradualmente precipitare ai margini. Avere l opportunità di ridire quella solidarietà, tenendo conto di quanto è cambiata la società e nel rispetto delle norme che in questi decenni il nostro paese si è dato, è una sfida intrigante. Rilanciare l accoglienza notturna per una cinquantina di senza dimora, cercando di mobilitare anzitutto forze volontarie e giovanili, è una scommessa che il sistema Caritas non poteva non accettare: proprio in una stagione di contrazione delle risorse destinate al sociale, non potevamo non esercitare uno sforzo di fantasia nel disegnare un modello operativo e organizzativo capace di far convivere poche, essenziali figure professionali, con ci auguriamo molte figure di volontari da formare, incoraggiare, dotare di un senso di appartenenza a un progetto insieme antico e moderno. Ma dicevo che a questo sentimento di orgoglio responsabile mi sento di dover affiancarne uno, quasi opposto, di rammarico e mortificazione. Per anni abbiamo interpretato la nostra operatività con l immagine della sentinella. Di fronte alla domanda «perché di certi problemi se ne deve occupare la chiesa?», la risposta che ripetutamente ci siamo dati è andata nel senso dell anticipazione che sperimenta per consegnare. Non ci siamo mai pensati come sostituti della pubblica amministrazione. Ci siamo sempre visti come anticipatori, capaci di intercettare le povertà e i bisogni e di sperimentare possibili soluzioni. Da consegnare : ecco invece quello che non ha funzionato. Il nostro anticipare e sperimentare aveva senso dentro la prospettiva di poter offrire alle istituzioni la nostra esperienza, perché la assumessero e la rendessero un modus operandi da attuare e replicare. Un consegnare tanto importante quanto decisivo, per potere liberare le nostre energie da impiegare per presidiare nuove povertà, nuovi bisogni. Ecco allora il motivo della frustrazione: dopo decenni di impegno nell ambito della grave emarginazione, ci troviamo a dover vivere il nostro protagonismo negli stessi servizi che ci illudevamo avrebbero potuto essere presi in gestione dalla pubblica amministrazione. Noi e le realtà che con i loro finanziamenti hanno reso possibile l operazione. È forse questa la tanto declamata sussidarietà? Lasciateci almeno la libertà di porre la questione, di avanzare qualche sospetto..

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4 sommario cos è È un giornale di strada non profit. È un impresa sociale che vuole dar voce e opportunità di reinserimento a persone senza dimora o emarginate. È un occasione di lavoro e un progetto di comunicazione. È il primo passo per recuperare la dignità. In vendita agli inizi del mese. come leggerci Scarp de tenis è una tribuna per i pensieri e i racconti di chi vive sulla strada. È uno strumento di analisi delle questioni sociali e dei fenomeni di povertà. Nella prima parte, articoli e storie di portata nazionale. Nella sezione Scarp città, spazio alle redazioni locali. Ventuno si occupa di economia solidale, stili di vita e globalizzazione. Infine, caleidoscopio: vetrina di appuntamenti, recensioni e rubriche... di strada! dove vanno i vostri 3 euro Vendere il giornale significa lavorare, non fare accattonaggio. Il venditore trattiene una quota sul prezzo di copertina. Contributi e ritenute fiscali li prende in carico l editore. Quanto resta è destinato a progetti di solidarietà. Per contattarci e chiedere di vendere Redazione centrale - milano cooperativa Oltre, via Copernico 1, tel fax Redazione torino associazione Opportunanda via Sant Anselmo 21, tel Redazione Genova Fondazione Auxilium, via Bozzano 12, tel /544 Redazione Vicenza Caritas Vicenza, Contrà Torretti 38, tel Redazione rimini Settimanale Il Ponte, via Cairoli 69, tel Redazione Firenze Caritas Firenze, via De Pucci 2, tel Redazione napoli cooperativa sociale La Locomotiva largo Donnaregina 12, tel Redazione catania Help center Caritas Catania piazza Giovanni XXIII, tel Redazione Palermo Caritas Palermo, vicolo San Carlo 62, tel Fotoreportage Rifugio caritas, la notte dello spot p.6 scarp Italia L inchiesta Lungo i binari c è chi si ferma p.12 La ricerca Homeless: diamo un volto agli invisibili p.20 L approfondimento Curarsi ai tempi della crisi p.22 L intervista Ermanno Olmi: «Gli atti di carità, il bene comune» p.26 scarp città Milano Gallaratese, i disabili e il dopo di noi p.28 Rapporto Caritas, povertà in ascesa p.32 Torino Due Tuniche, un Lume di speranza p.42 Genova I disegni e la vespa, incidenti e percorsi p.44 Vicenza Otto e Giulia, artigiani del sorriso p.46 Modena Torna a casa soltanto chi può p.48 Rimini Mi chiamo Franco, per gli amici Scarp p.50 Firenze Vita da bipolare nel baratro dell alcol p.52 Napoli Nove su trenta, Claudio resta a casa p.56 Catania Giovanni la torcia, in strada si muore p.59 Palermo Amore accoglie, Psiche si risveglia p.62 scarp ventuno Dossier Noi, quinto stato qualificati e sfruttati p.66 Stili E puliamoli questi jeans p.70 caleidoscopio Rubriche e notizie in breve p.77 scarp de tenis Il mensile della strada Da un idea di Pietro Greppi e da un paio di scarpe - anno 16 n. 156 novembre costo di una copia: 3 euro Per abbonarsi a un anno di Scarp: versamento di 25 c/c postale (causale ABBonAmento ScArP de tenis) Redazione di strada e giornalistica via Copernico 1, Milano (lunedì-giovedì e , venerdì ), tel , fax Direttore responsabile Paolo Brivio Redazione Stefano Lampertico, Ettore Sutti, Francesco Chiavarini Segretaria di redazione Sabrina Montanarella Responsabile commerciale Max Montecorboli Redazione di strada Antonio Mininni, Lorenzo De Angelis, Tiziana Boniforti, Roberto Guaglianone, Alessandro Pezzoni Sito web Roberto Monevi, Paolo Riva Hanno collaborato Aghios, Andrea Barolini, Damiano Beltrami, Simona Brambilla, Roberto Capuano, Marcella Caluzzi, Maria Chiara Catania, Salvatore Couchoud, Umberto D'Amico, Massimo De Filippis, Giuseppe Del Giudice, Maria Di Dato, Maria Esposito, Sara Galasso, Massimiliano Giaconella, Silvia Giavarotti, Maria Chiara Grandis, Franco Gentile, Gaetano Toni Grieco, Laura Guerra, Elena Leoni, Bruno Limone, Paolo Meneghini, Paola Malaspina, Mary, Gheorghe Mateciuc, Mirco Mazzoli, Emanuele Merafina, Alessandra Mercurio, Mirella, Silvia Montella, Mr Armonica, Nemesi, Stefano Neri, Aida Odoardi, Marianna Palma, Daniela Palumbo, Cinzia Rasi, Paolo Riva, Nadia Sabatino, Generoso Simeone, Roberto Stramonio, Sandra Tognarini, Valentina, Antonio Vanzillotta, Gabriella Virgillitto, Marta Zanella, Yamada Foto di copertina Romano Siciliani Foto Riccardo Benvegnù, Archivio Scarp Disegni Claudia Ferraris, Silva Nesi, Psichedelio, Luigi Zetti Progetto grafico Francesco Camagna e Simona Corvaia Editore Oltre Società Cooperativa, via S. Bernardino 4, Milano Presidente Luciano Gualzetti Registrazione Tribunale di Milano n. 177 del 16 marzo 1996 Stampa Tiber, via della Volta 179, Brescia. Consentita la riproduzione di testi, foto e grafici citando la fonte e inviandoci copia. Questo numero è in vendita dal 13 ottobre al 17 dicembre Associato all Unione Stampa Periodica Italiana

5 La notte dello spot Per raccontare un progetto di qualità occorreva puntare sulla qualità. In tutto. Anche per lo spot che presenta, con le facce e le storie dei venditori di Scarp, il nuovo Rifugio Caritas alla stazione Centrale, progetto sostenuto da Enel Cuore, Fondazione Cariplo, Ferrovie dello Stato, Fondazione Milan onlus con la collaborazione di Trenord. E così la macchina da presa è stata affidata a Giacomo Gatti, regista giovane ma affermato. E con la sensibilità giusta per raccontare la storia di una panchina, che non sarà più un letto. Vi portiamo dietro le quinte del minifilm che impreziosisce la campagna di comunicazione per il Rifugio. Grazie anche all impegno di BB Productions, di Paolo Pelizza, alla sua troupe e ai tanti che hanno dato una mano, ora lo spot è pronto per andare in onda! Giacomo Gatti nasce a Milano dove vive e lavora come regista, docente e giornalista. La passione per il cinema inizia alle scuole medie. Tra il 1999 e il 2005 diventa aiuto-regista pubblicitario. Alternando l attività professionale a quella artistica riesce, con quattro cortometraggi girati in pellicola 35 mm, a ottenere riconoscimenti in festival nazionali e internazionali. Nel 2005 firma la regia di Genio Perpetuo, promo internazionale della Biennale d Arte di Venezia. Dal 2006 inizia la collaborazione con il regista Ermanno Olmi per cinque film-documentari, tra cui, già distribuiti, Kounellis Atto unico, Terra madre, Rupi del vino (con il ruolo di collaboratore alla regia ). Nel 2010 realizza il documentario 170 anni dell Istituto dei Ciechi di Milano; nel 2011 partecipa al film collettivo Milano 55,1 - Cronaca di una settimana di passioni, sulle elzioni che portano Giuliano Pisapia a diventare sindaco di Milano. Riccardo Benvegnù fotografo, regista teatrale, giornalista e bancario di professione. Come fotografo di scena ha curato i backstage dei film di Giacomo Gatti 6. scarp de tenis novembre 2011

6 fotoreportage novembre 2011 scarp de tenis.7

7 La notte dello spot 8. scarp de tenis novembre 2011

8 fotoreportage Costumi, trucco, macchine di scena. E poi il vento, la nebbia, il treno che si muove a comando. E la Centrale di notte, che prende vita con le facce di Scarp. Tanti elementi e tante idee, per costruire un piccolo film che racconta, con rispetto e con un tocco di poesia, la dura condizione di tanti homeless. Tirando la volata al Rifugio... novembre 2011 scarp de tenis.9

9 TRENORD PER LA LOMBARDIA CHE SI MUOVE Una società unica in Italia, esclusivamente dedicata al trasporto ferroviario regionale. Un nome in cui si fondono la storia e la competenza di due leader: Trenitalia e LeNORD (FNM). Una missione chiara: dare risposte nuove ed efficaci alla domanda di mobilità pubblica dei cittadini lombardi. NUMERO VERDE

10 anticamera Aforismi di Merafina I RAMI I rami degli alberi sono come le braccia dei bambini L OROSCOPO L oroscopo sbaglia perchè le stelle non stanno ferme IL FUTURO Il futuro è una grande sfida di bugie Notte d autunno Notte d autunno umida di pioggia. Le nubi stanno sospese sull estremo orizzonte del mare. Splende la luna su di esse, pallida attraverso la nebbia. Paiono le nubi oscure isolette, magico arcipelago che muta forma all alito del vento. Chi ospitate, isolette vaganti sul mare immoto? Forse le stelle stanche, in viaggio nel lungo cammino della notte. Mary Se sarò Tutto ha un inizio e una fine, il vecchio lascia il posto al nuovo non devo avere paura del domani perché diventerà un oggi e poi un ieri. Sarà ciò che sarà anche se sarò più forte o più debole in svariate situazioni. Il mio spirito giocondo mi avvolge fra le sue grandi ali, mi sussurra dolcemente che ci sarà un domani Cinzia Rasi Sabrina è una rosa blu Sabrina è una bambina un amabile bambina diversa da quasi tutte le altre. Ma chi ha detto che tutte le persone debbono essere uguali, pensare, agire, apparire uguali? Per me Sabrina è come una rosa blu, avete mai visto una rosa blu? Ci sono le rose bianche, le rose rosa, le rose gialle e un infinità di rose rosse, ma blu? Un giardiniere sarebbe felice di avere una rosa blu; la gente verrebbe da lontano per vederla, sarebbe rara, diversa, bella. Anche Sabrina è diversa ecco perché in qualche modo è come una rosa blu. Ci sono molte cose che Sabrina non capisce e ci sono molte cose di Sabrina che gli altri non capiscono: che Sabrina è come un gattino senza coda, che Sabrina sente una musica diversa, che Sabrina deve essere protetta. Sabrina è come una rosa blu delicata e bellissima. Ma le rose blu sono così rare che ne sappiamo poco, troppo poco; sappiamo solo che hanno bisogno di essere curate di più e di essere Amate di più. Dal nonno per Sabrina novembre 2011 scarp de tenis.11

11 Homeless in stazione. Sempre più numerosi. Che si fa per loro? Lungo i binari c è chi si ferma Difficile dire quanti siano. L anno scorso, Fs ne ha contati 13 mila in 11 scali ferroviari del paese. Sono soprattutto uomini e stranieri. Vi si rifugiano perché, in fondo, la stazione è un buon luogo dove stare se non si ha casa: offre riparo, sicurezza, incontri. Ma non è il posto giusto: infatti le Ferrovie, tramite la rete sempre più fitta degli help center, provano a porre le condizioni per percorsi di reinserimento sociale 12. scarp de tenis novembre 2011 di Francesco Chiavarini In stazione c è chi arriva e se ne va. E chi arriva e si ferma. Secondo una celebre definizione del sociologo polacco Zygmunt Bauman, i primi sono i turisti che viaggiano perché lo desiderano, attratti irresistibilmente dal mondo globale. I secondi sono i vagabondi, che si muovono perché trovano inospitale, fino ai limiti della sopportazione, il piccolo mondo locale in cui sono confinati. Gli appartenenti all una e all altra categoria solo raramente si incrociano. Quando accade, non è sempre per scambiarsi qualche parola carina o di conforto. Più spesso si ignorano, preferendo seguire le traiettorie delle loro vite, come su due binari paralleli. Ma come il dottor Jekyll e mister Hyde, gli uni e gli altri sono, in realtà, le due identità dello stesso organismo (sociale), le due facce della stessa medaglia. Così, mentre sono aumentati i primi, sono cresciuti in numero anche i secondi. Negli ultimi anni le stazioni ferroviarie, non potendo trattenere i viaggiatori, hanno cercato almeno di intrattenerli, trasformandosi in piazze commerciali, con negozi, ristoranti, locali sempre più simili a quelli che si potrebbero trovare nei centri cittadini. Così facendo, diventando sempre più città nelle città, i vecchi scali ferroviari sono risultati anche più attraenti per i vagabondi, che si sono riversati tra i binari, dando vita a un universo sempre più multietnico ed eterogeneo, in cui le vecchie storie di disagio si sommano alle nuove forme dell esclusione sociale. Alter ego del turista Quanti sono, in Italia, gli homeless che abitano le stazioni? In un paese che solo recentemente si è proposto di censire, dopo decenni, i suoi senza tetto, la prima e banale domanda non ha una risposta altrettanto semplice. Le stime variano di molto. La sola cosa certa è che nel 2010 l Osservatorio nazionale sul disagio e la solidarietà (Onds), voluto dal Dipartimento delle politiche sociali delle Ferrovie dello Stato italiane, ne ha contati 13 mila, in 11 stazioni, lungo tutta la penisola, da Chivasso a Catania. Il dato è largamente sottostimato. Tuttavia, poiché corrisponde a persone vere, costituisce, come dicono gli esperti, un campione statisticamente rappresentativo. Quindi, se non precisa davvero quanti sono i mister Hyde delle stazioni, può dirci almeno e con molta precisione chi sono. Ebbene, se state pensando a un tizio, italiano, con la barba bianca, i capelli scarmigliati, i vestiti sdruciti, alito aromatizzato dall alcol, innamorato della vita randagia, siete fuori strada. A dispetto delle apparenze, il vagabondo, l alter ego del turista, il mister Hyde delle stazioni è un giovane, spesso di carnagione scura senza essere di colore, in ogni caso straniero, maschio, con la disperata voglia di trovare una casa e un lavoro, quindi di sottostare alle stesse regole e di godere degli identici benefici del suo invidiato dottor Jekyll. Stando, infatti, ai dati dell Onds, pubblicati a marzo nell indagine Mind the Gap, i due terzi dei senza dimora censiti sono uomini (il 73%) e stranieri (il 78%), prevalentemente nordafricani (provenienti da Marocco, Eritrea, Egitto, Somalia, Algeria e Tunisia) ed est-europei (Romania, Polonia, Ucraina). Più della metà di loro (il 54%) ha meno di 40

12 l inchiesta anni. Per costoro «la condizione di homeless afferma lo studio rappresenta una tappa obbligata, quasi un rito di passaggio verso l inserimento nella nuova società, tappa alla quale segue in molti casi una sistemazione più accettabile». In stazione, insomma, pure loro cercano di trattenersi il meno possibile. Ma la durata dell attesa, in questo caso, non dipende dagli orari del treno, bensì dall arrivo di una sanatoria che apra inaspettatamente la possibilità di regolarizzarsi, da un offerta di un lavoro più o meno in chiaro, dalla generosità, più o meno pelosa, di un connazionale che offre un alloggio. Minoranza italiana Gli italiani che guardano passare i treni, senza doverli prendere, sono invece ormai una minoranza, il 22%. Ma nemmeno loro corrispondono al ritratto tradizionale del clochard romantico delle pellicole cinematografie. «Soprattutto nelle stazioni di provincia del Sud Italia, dove la presenza degli italiani è più alta rispetto alla media nazionale afferma lo studio Onds, sempre di più accanto agli emarginati cronici, quelli che più assomigliano ai nostri cliché, compaiono giovani disoccupati o persone più mature, tra i 40 e i 50 anni, espulse dal mondo del lavoro». «La stazione raccoglie il disagio che non trova risposta in città. È sempre stato così. E lo è a maggior ragione ora che la stazione è diventata un centro commerciale osserva Alessandro Radicchi, direttore dell Onds. Se ci si pensa un attimo, la stazione è un buon posto per chi non ha una casa dove tornare la sera. È un riparo dalla pioggia e dal freddo, che viene pulito regolarmente. È un luogo sicuro, perché presieduto dagli agenti della Polfer, percepiti dalle persone in strada più spesso come una garanzia dalle aggressioni di altri emarginati che come una minaccia. Inoltre, in stazione ci si può lavare. E poi passa tanta gente: può capitare, più o meno casualmente, che qualcuno perda il portafoglio. Ma se è vero che è un buon posto, tuttavia non è il posto giusto dove un senza dimora possa stare. Per il sem- FONTE: OSSERVATORIO NAZIONALE DISAGIO E SOLIDARIETÀ Il popolo delle stazioni 13 mila i senza dimora in 11 stazioni italiane, censiti nel % gli uomini tra gli homeless censiti 78% gli stranieri tra gli homeless censiti 11 le stazioni in cui Trenitalia, tramite Onds, ha aperto help center 56 le persone senza dimora che potranno essere accolte dal nuovo Rifugio Caritas in stazione Centrale, a Milano novembre 2011 scarp de tenis.13

13 Fu visitato da Madre Teresa Il centro di accoglienza sarà operativo dall inizio del prossimo anno. Ma prima di Natale è prevista l inaugurazione, alla presenza dell arcivescovo di Milano, Angelo Scola, e delle autorità cittadine. Per il mondo della solidarietà milanese, l apertura di questa struttura ha un silungo i binari c è chi si ferma plice fatto che è stata costruita per altri scopi». Proprio per aiutare i senza tetto a capire la differenza che passa tra un posto buono per loro e un posto giusto dove potere sperare di migliorare la propria condizione, le Ferrovie hanno aperto nelle stazioni gli help center. In questi sportelli, gli operatori non offrono assistenza in senso proprio, ma orientano gli homeless verso altri servizi cittadini: dormitori, mense, centri diurni, ambulatori. Strutture che possono essere presenti fisicamente anche nei pressi delle stazioni, come nel caso di Roma Termini, dove accanto allo sportello sorgono anche un centro diurno, un poliambulatorio, un ostello e una mensa. O come accadrà a Milano, dove sta per aprire i battenti un rifugio notturno, proprio sotto i binari della Centrale. «Proprio questi due casi dimostrano in modo inequivocabile che le Fs non vogliono solo allontanare i senza dimora dalle stazioni, facendo un repulisti di presenze scomode commenta Radicchi. Al contrario, vogliono un operazione autenticamente sociale: gli homeless vengono aiutati a uscire dalle stazioni, per evitare che, rimanendoci, si trasformino in casi cronici. Per questo motivo gli help center sorgono solo là dove ci sono almeno due condizioni: un comune sensibile e disponibile a farsi carico delle sue responsabilità, anche nei confronti dei cittadini più bisognosi; un vivace tessuto di associazioni ed enti non profit, impegnati nell assistenza sociale. Senza queste due garanzie, non è possibile immaginare percorsi di emancipazione fuori dalle stazioni, e non avrebbe senso creare uno sportello che di quel cammino è il primo passo». Milioni sul piatto Il primo help center ad aprire i battenti, in Italia, è stato nel 2000 quello della stazione Centrale di Milano. Poi, nel 2002, è stata la volta di Roma Termini. Dalle due esperienze iniziali, e dopo la sottoscrizione di una convezione tra Associazione nazionale dei comuni italiani e Ferrovie dello Stato, è nata la rete degli sportelli di ascolto. Nel 2008 un significativo impulso alla costruzione del network sociale è stato dato dal progetto Cuore in stazione, firmato da Fs ed Enel Cuore, onlus collegata al colosso nazionale dell energia elettrica, che ha deciso di mettere sul piatto 3 milioni di euro, in tre anni, per la ristrutturazione di nuove sedi, il potenziamento delle attività presenti, l acquisto di camper mobili. Attualmente gli help center sono operativi in 11 stazioni della penisola (Roma Termini, Milano, Genova Cornigliano, Bologna, Firenze Santa Maria Novella, Chivasso, Pescara, Napoli, Foggia, Catania e Rimini). Sono iniziati i lavori a Torino e Menfi e si sono gettate le basi per prossime aperture a Messina, Mestre, Trieste, Lecce, Como, Bologna, Bari, Varese, Ancona, Perugia. Poiché la preoccupazione di salvaguardare il decoro delle stazioni e offrire, nel contempo, un aiuto ai senza tetto che vi abitano non è solo italiana, molte Rifugio notturno per 56, qui operò Il nuovo centro d accoglienza in Centrale: collaborano Fs, Enel Cuore, Fondazione Cariplo 14. scarp de tenis novembre 2011 Un posto per chi non sa dove passare la notte. Un luogo dove essere accolti e ripartire. È questo il Rifugio Caritas, il dormitorio, che sta per essere realizzato nei pressi della stazione Centrale di Milano. Il centro di accoglienza sarà in grado di offrire 56 posti letto, aprirà ogni sera alle 18 (alle 19 in estate) e chiuderà alle 8.30 della mattina. Gli ospiti avranno a disposizione lenzuola e coperte, un armadietto per il depo- sito del vestiario, la possibilità di utilizzare un locale lavanderia. La mattina potranno fare colazione. Il Rifugio Caritas sarà, come si dice in gergo, un servizio a bassa soglia, concepito quindi per dare ai senza dimora una risposta immediata a un bisogno concreto e urgente: quello di trovare un riparo per la notte. Per questa ragione, una quota dei posti sarà anche a disposizione per l accoglienza dei casi più disperati: gli homeless che gli agenti della polizia e i volontari incontrano per strada, persone talmente marginali e disorientate che non hanno nemmeno la forza di chiedere aiuto. Tuttavia, il centro potrà anche essere la tappa di un percorso di emancipazione. Almeno questo è quello che cercheranno di fare i due operatori part time in servizio e i volontari, orientando gli ospiti verso la rete dei servizi sociali presenti in città.

14 l inchiesta Fratel Ettore, Fondazione Milan e Caritas gnificato anche simbolico. Il nuovo servizio si trova in via Sammartini, in uno dei tunnel sotto i binari: non uno spazio qualsiasi, ma i locali dove per anni Fratel Ettore Boschini, noto a tutti semplicemente come Fratel Ettore, ha offerto fino alla sua morte, nel 2004, sostegno e riparo agli ultimi della fila, catalizzando anche l entusiasmo di centinaia di volontari, che hanno voluto condividere con lui una fondamentale pagina della storia dell impegno sociale meneghino. Impegno consacrato anche dalla visita, nel 1979, di Madre Teresa di Calcutta all ostello di Fratel Ettore. Il nuovo dormitorio nasce ora da una collaborazione di più soggetti: verrà aperto grazie al contributo di Enel Cuore (la onlus di Enel), Ferrovie dello Stato grandi città europee hanno elaborato strategie di risposta. La Gare du Nord di Parigi, che con i suoi 800 mila passeggeri al giorno è uno degli snodi più importanti al mondo, ospita al suo interno, e nella zona circostante, a seconda delle stagioni, una popolazione tra i 600 e gli 800 senza dimora. A Berlino, la stazione nei pressi dello Zoo, frequentata negli anni Settanta e Ottanta da prostitute e tossicodipendenti, anche dopo la riqualificazione degli anni Novanta ha continuato a essere il punto di raccolta del disagio sociale: oggi vi bazzicano circa 400 senza tetto, che si mescolano ai circa 120 mila passeggeri al giorno. Italiane (che mettono a disposizione gli spazi) e Fondazione Cariplo, nell ambito del progetto Un cuore in stazione. L iniziativa è stata sostenuta anche da Modello in Europa «A parte la Spagna che, per ragioni di sicurezza, dopo l attentato della stazione di Atocha a Madrid dell 11 marzo 2004 ha interdetto ai senza dimora gli scali ferroviari spiega Carlo Carminucci, dell Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti in tutti gli altri paesi le aziende ferroviarie hanno preso atto che i soggetti gravemente emarginati sono una presenza con la quale bisogna fare i conti». Le ferrovie francesi, ad esempio, controllano attività di assistenza all interno delle stazioni, stipulando convenzioni con le organizzazioni non profit. Le ferrovie tedesche, attraverso l intermediazione della Bahnhofsmission, l organismo per gli interventi sociali del gruppo, coordinano attività di ascolto e orientamento verso la solida rete dei servizi municipali. A seconda della storia e delle tradizioni di ogni paese, emergono insomma stili e modalità di intervento diversi. Da qualche tempo, tuttavia, si guarda proprio all Italia come a un modello. Nel 2010 anche la Fondazione delle ferrovie spagnole, infatti, ha aderito alla Carta europea della solidarietà, promossa dalle reti ferroviarie di Italia, Francia, Belgio, Lussemburgo e Polonia. Le reti firmatarie hanno ottenuto l approvazione, da parte della Commissione Ue, del progetto Hope in Stations, che indica proprio gli help center, realizzati dal gruppo ferroviario italiano, come strumento innovativo per fronteggiare il degrado sociale nelle stazioni. «È ancora presto per dire se sorgeranno anche a Parigi o a Varsavia sportelli come i nostri. Certamente assicura Franca Iannaccio, ricercatrice dell Onds che segue il progetto europeo siamo un punto di riferimento». La punta più avanzata di conciliazione di interessi contrapposti: quello dei viaggiatori e dei vagabondi. Nell attesa che il dottor Jekyll e mister Hyde scoprano di assomigliarsi più di quanto credono. Anzi, di esser le due identità dello stesso corpo sociale. E in fondo, dello stessa umanità.. Un centro accogliente In basso, un anticipazione di come sarà l ingresso del Rifugio Caritas in Centrale, realizzato con il contributo di Enel Cuore, Ferrovie dello Stato, Fondazione Cariplo e Fondazione Milan Fondazione Milan. I soggetti finanziatori e donatori hanno chiesto a Caritas Ambrosiana di farsi carico della gestione.. novembre 2011 scarp de tenis..15

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