Un giovane ingegnere a Chennai

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1 Storia di un viaggio in India Un giovane ingegnere a Chennai di Tiziano Mosconi

2 A mia moglie Francesca. Senza di te non ce l avrei mai fatta. Ti amo.

3 Licenza d uso Questo libro è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia (CC BY-NC-ND 2.5). Il testo integrale della licenza è consultabile presso In sintesi tu sei libero: di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest'opera Alle seguenti condizioni: Attribuzione Devi attribuire la paternità dell'opera nei modi indicati dall'autore o da chi ti ha dato l'opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l'opera. Non commerciale Non puoi usare quest'opera per fini commerciali. Non opere derivate Non puoi alterare o trasformare quest'opera, ne' usarla per crearne un'altra.

4 Introduzione Questo libro nasce dalla raccolta degli articoli scritti sul blog Racconta la mia permanenza di un anno presso Chennai, capitale del Tamil Nadu ed una delle più importanti città dell India. Mi sono recato lì per seguire la progettazione di un impianto petrolifero da realizzarsi poi in Arabia Saudita. Enjoy the book and visit the website!

5 Il perchè di questo blog January 17th, 2010 Posted by Tiziano Mi presento. Mi chiamo Tiziano, sono di Roma, sono un ingegnere meccanico di 32 anni e lavoro per un azienda che progetta e costruisce impianti petroliferi. Tra circa un mese dovrei partire alla volta dell India per seguire la progettazione in loco di un importante raffineria. In parole povere dovrò controllare che il lavoro effettuato dai tecnici ed ingegneri locali sia di qualità conforme ai nostri standard. Nonostante la globalizzazione, un viaggio in un posto così esotico come l India rappresenta un occasione per guardare con occhi nuovi alla propria vita e al proprio lavoro in particolare. Questo blog vuole essere uno spaccato sia sulla prima che sul secondo. Dal punto di vista lavorativo parlerò di come si viva in un azienda altamente strutturata ed internazionalizzata come quella per cui lavoro; quando ero studente avrei tanto desiderato che qualcuno mi parlasse del mondo del lavoro ed in questo modo spero di essere utile a qualche studente altrettanto curioso. Dal punto di vista sociale invece, l India, con le sue mille incognite, contraddizioni ma anche con il suo velocissimo sviluppo economico, rappresenta una realtà tutta da scoprire e raccontare. Ormai siamo invasi di oggetti made in Cina e made in India ma chi di noi è mai stato lì? Cosa accade davvero da quelle parti? Si accorgono della globalizzazione, ne vanno fieri o la temono? Le domande sono tante e questo blog vuole provare a dare qualche risposta. Sono consapevole che lo strumento del blog non sia ormai la frontiera della comunicazione, superato dai social network e da altre forme di comunicazione più immediata, eppure ho scelto proprio il blog per vari motivi. Innanzi tutto non credo al futuro dei social network, troppo lungo spiegarne il perchè in questa occasione. In secondo luogo vorrei che i miei racconti non fossero soltanto

6 cronicistici ma suggerissero delle riflessioni nei lettori. Il tempo del blog è dunque il tempo adatto a tale scopo. Nelle mie speranze questo blog verrà seguito da un libro cartaceo che raccoglierà questo anno della mia vita all estero. Sono stato all estero altre volte in passato (vi racconterò in futuro dove e quando) e se c è qualcosa che rimpiango è proprio il fatto di non aver tenuto un diario di viaggio. Quando si va all estero per mesi (e non per giorni), lunghi periodi vengono condensati in sbiaditi ricordi cumulativi sono pochi i giorni che si stagliano nella memoria. Questo blog spera invece di essere un fedele compagno di viaggio. A presto!

7 Riassunto delle puntate precedenti March 11th, 2010 Posted by Tiziano Allora allora da dove iniziamo? Iniziamo dal fatto che stamattina è il mio primo giorno di lavoro qui in India. Lo so, è vero, non ho più scritto nulla su questo blog e probabilmente avrete pensato che non sarei più partito ma avete idea di quale tensione preceda la partenza per un viaggio così impegnativo per durata e distanza? Per prima cosa ho dovuto fare più visite mediche di un astronauta, ma non perchè l azienda abbia particolarmente a cuore la mia salute bensì perchè le assicurazioni vogliono pararsi il culo in caso di una mia malattia. Così paradossalmente sono venuto a sapere che ho l omocisteina alta (carenza di vitamine del gruppo B) ma sono partito senza alcuna vaccinazione specifica (tifo, colera, malaria, epatite, nulla). Che Dio mi protegga. La partenza è stata quanto mai tormentata a causa dell inasprimento delle regole per il rilascio del visto di lavoro in India (esatto, avete letto bene), sono dovuto partire con un visto temporaneo di 6 mesi denominato business, visto che tra l altro è arrivato letteralmente al fotofinish poche ore prima della partenza. In compenso il viaggio è stato eccellente il volo Lufthansa è partito in perfetto orario e l aeromobile era eccellente, specie nella classe business in cui ho viaggiato le poltrone potevano trasformarsi in veri e propri letti e solo i nomi delle portate serviteci occupavano 5 righe ciascuna del pregiatissimo menù consegnatoci ad inizio volo Prima di parlare del primo impatto con l India devo aprire una parentesi io ero già stato a Chennai (Madras per noi occidentali) dieci anni fa per andare a trovare mio padre che, ironia della sorte, fu chiamato ad essere tra i fondatori della società per cui ora lavoro in quell occasione l impatto fu traumatico mi sentii subito poco

8 bene debole iniziai a perdere capelli e tornai via dopo solo un mese ringraziando Dio di rientrare in patria A distanza di dieci anni ero curioso di vedere i cambiamenti sia dell India che del mio atteggiamento verso di essa. Nonostante mi sembrasse inimmaginabile, devo ammettere che l India è realmente cambiata. Ok, non vi aspettate la Svizzera, però non è più come dieci anni fa quando era impossibile fare una passeggiata dato che la gente sui marciapiedi ci viveva Allo stesso modo è cambiato anche il mio atteggiamento nei confronti di questo paese così paradossale se dieci anni fa ne consideravo insopportabile l arretratezza tecnologica, ora invece ne apprezzo la capacità di evolversi senza tradire i valori storici e culturali, qualcosa che in Europa sembriamo non saper più fare. Anche questo primo giorno di lavoro sembra riservare sorprese positive su tutti i fronti. Io ed i miei colleghi siamo stati accolti con sincera cordialità, ci hanno fatto trovare già tutto pronto, dalla postazione di lavoro alla connessione di rete. Senza che chiedessimo nulla, ci è stato offerto tutto, dal pranzo al materiale di cartoleria. Agli indiani è facile rimproverare una certa rigidezza mentale ed una mancanza di iniziativa, ma è altrettanto indiscutibile che in quanto ad efficienza e dedizione ci danno tre giri di pista. Questo blog intende raccontare proprio questo doppio volto dell India, di paese in rapida evoluzione e di popolo dagli usi così diversi dai nostri. A domani!

9 In medio stat virtus March 12th, 2010 Posted by Tiziano Una delle prime cose che si nota appena arrivati in India è lo spropositato eccesso di manodopera anche per le più piccole mansioni. Arrivi all aeroporto ed una prima persona controlla il tuo visto e ti rilascia un piccolo foglietto. Pochi metri dopo una seconda persona controlla quel foglietto superato un varco una terza persona lo ritira. A cosa serve quel foglietto? Probabilmente a nulla più che a dare da vivere a tre persone. Gli indiani sono così. Non saranno dei maghi di iniziativa personale ma se dai loro un compito lo porteranno a termine con dedizione, quand anche fosse quasi insignificante. Alcune realtà sembrano assurde ai nostri occhi qui c è una persona seduta accanto alla fotocopiatrice il cui unico compito è per l appunto fotocopiare ciò che tu gli porti. Anche se hai un solo foglio da fotocopiare, devi consegnarlo a lui che lo inserirà nella macchina e te lo restituirà fotocopiato. Certo, per noi che siamo ossessionati dal valore aggiunto tutto questo sembra sfiorare il ridicolo ma c è un ma pensateci bene l India è composta da più di un miliardo di persone anche se il tenore medio di vita è basso, il fatto che la maggior parte della gente riesca a sostentarsi è un piccolo miracolo sociale. La frammentazione degli incarichi è il modo più semplice per garantire a tutti un introito costante. E chiaro che questo approccio non può durare all infinito ma è anche vero che anche l estremo opposto non è esente da rischi nè idiosincrasie. Vi faccio questo esempio quando ho fatto il check-in a Roma, mentre io, viaggiando in business, venivo coccolato da una hostess sin troppo reverente per i miei gusti, guardavo i viaggiatori in economy class combattere con quattro totem informatici posti davanti ai banchi di accettazione. Infatti, evidentemente per ridurre i

10 costi, la compagnia aerea (di cui non faccio il nome non si sa mai) ha deciso di sostituire il check-in umano con uno informatico. Risultato? Una calca di sessantenni che spingevano compulsivamente tutti i tasti del terminale cercando di ottenere una dannata carta di imbarco mentre le hostess tentavano in tutti i modi di spiegare la procedura ai disgustati viaggiatori. Quello che è nato per garantire un risparmio economico si è tradotto nella frustrazione degli utenti, sbattuti davanti ad un monitor, e nella svalutazione del lavoro delle hostess, rimaste ormai soltanto ad apporre le targhette sulle valigie invece di interagire in qualche modo con il cliente. Come spesso accade, in medio stat virtus. Non voglio pensare che lo scopo della vita di una persona sia fare le fotocopie al posto mio ma non voglio neanche pensare che uno schermo interattivo possa sostituire il sorriso delle persone che vivono intorno a me.

11 Ricchezza e povertà March 16th, 2010 Posted by Tiziano La prima parola che si associa alla parola India è probabilmente povertà. Non che questa associazione sembri immeritata anzi citando Madre Teresa di Calcutta penso di poter dire senza smentita che tra questa gente vivano i più poveri tra i poveri. Nessuna altra povertà al mondo è paragonabile a questa neanche quella delle favelas sudamericane lì puoi respirare un aria di vendetta di ribellione qui non c è nulla di tutto questo solo quieta rassegnazione. Dieci anni fa, quando visitai fugacemente l India per la prima volta, la mia analisi si sarebbe fermata a questo punto. Oggi invece mi accorgo che si tratterebbe di un analisi non errata in senso assoluto ma comunque ottusa è impossibile voler capire questo mondo se non ci si vuole togliere gli occhiali occidentali. La povertà indiana, in effetti, non sempre assume davvero i toni che noi le attribuiamo. Mi spiego. Senza voler entrare in un ambito filosofico, è chiaro che il concetto di povertà è spesso relativo alle esigenze personali. Tolte le esigenze di sussistenza, ogni altra esigenza genera povertà nel momento in cui non può essere soddisfatta. In Italia non esiteremmo a definire povero qualcuno che oggi non potesse permettersi un cellulare, ad esempio, mentre fino a non troppi anni fa esso sarebbe stato considerato un lusso spropositato ed un oggetto pressochè inutile. In un decennio il cellulare è diventato da strumento di disturbo a condizione sine qua non per essere considerati non poveri. Se ci si rende conto di questo, si inizia a capire che la presunta povertà in India è frutto anzitutto di una diversa concezione del desiderio. In Occidente vi è un diffuso senso di insoddisfazione che ci spinge in ogni modo a voler essere diversi da come siamo. Siamo

12 convinti che diversi voglia dire migliori ma tale eguaglianza non solo è tutta da dimostrare ma sono anche convinto che sia fondamentalmente falsa. Qui è diverso. L indiano è felice di essere ciò che è. Un autista, faccio un esempio, è contento di essere un autista ed è contento di essere un BUON autista. Non ambisce a diventare capo degli autisti o proprietario di una ditta di noleggio automobili l ordine cosmico del mondo prevede che egli faccia l autista e dunque tale posizione lo fa essere soddisfatto. E facile scambiare questa serenità per rassegnazione ma non è così. In India esiste il desiderio di migliorare ma si traduce in un migliorare ciò che si è, non, come accade in Occidente, nel voler diventare qualcun altro per scopi sociali ed economici. Quanti dentisti (faccio solo un esempio) sono felici di essere dentisti in quanto tali e quanti invece lo fanno solamente per i guadagni che ne derivano? Quanti fanno gli avvocati per il piacere della giustizia e quanti invece per poter gonfiare le proprie parcelle? Non capita mai a voi di trovarvi davanti qualcuno di cui potere quasi percepire l avidità mentre si propone di fare un lavoro per voi? Vi racconto questa. L altro giorno sono andato a fare una scheda telefonica indiana. L autista mi ha accompagnato in un negozietto e dopo varie peripezie che non sto qui a raccontarvi, ne sono uscito con una nuova sim card. Attesa la mezz ora per l attivazione, scopro che non riesco a telefonare in Italia a causa di un credito insufficiente. Dato che avevo invece caricato 500 rupie, capisco che c è qualcosa che non va. Purtroppo il negozio ha chiuso e nè sabato nè domenica avrei avuto tempo per andarci. Ci torno così lunedì senza uno straccio di ricevuta e sperando che si ricordi di me. Dopo vari tentativi, scopro così che la mia ricarica è stata erroneamente accreditata su un altro numero. Senza scomporsi il negoziante accredita di nuovo la cifra sul mio numero. Riuscite ad immaginare la stessa cosa in Italia?

13 Naturalmente chi mi avrà seguito fino a questo punto si chiederà come la mettiamo con le scene dei bambini che muoiono di fame tra i rifiuti. E vero, queste cose accadono, non si può negare, e certamente niente può giustificarlo. Ma vi invito a ragionare su una cosa. L India è un paese con oltre un miliardo di abitanti (a mio avviso molto più di un miliardo considerando quanti non saranno registrati all anagrafe). Inoltre è un paese con profonde differenze culturali (indiani di diversi stati comunicano in inglese perchè altrimenti non si capirebbero) ed è una nazione uscita non molti anni fa (storicamente parlando) da una dominazione non certo gentile come fu quella inglese. E una nazione democratica, in cui quindi non possono accadere i facili miracoli della dittatura, e nonostante questo è una nazione che vive pacificamente, che produce menti di assoluta eccellenza e che riesce in un modo o nell altro a sfamare gran parte della propria gente. E vero che anche una piccola percentuale di un miliardo di persone costituisce un numero enorme di indigenti ma avete mai pensato a quanta gente in Italia vive in condizioni non meno difficili nell indifferenza di uno stato che si professa fondato sul lavoro? Forse, tra le tante cose, dovremmo imparare dal popolo indiano anche il fatto di non criticare sempre e comunque gli altri.

14 Caste indiane ed italiane March 21st, 2010 Posted by Tiziano Ieri, arrivato in fondo ad una rivista, mi sono soffermato su degli annunci davvero curiosi uomini e donne di età media (dai 25 ai 35 anni per intenderci) si proponevano per il matrimonio. Esatto, non per conoscersi od uscire insieme, come può accadere in occidente ed ormai credo accada solamente per via informatica, bensì espressamente per il matrimonio Ma la curiosità degli annunci non stava solamente in questo innanzi tutto erano completamente privi di foto ma fin qui può sempre rimediare l incontro dal vivo in secondo luogo facevano particolare riferimento allo status sociale del futuro partner ma non in termini di lavoro o di guadagno, come potrebbe accadere da noi, bensì attraverso la forma assai più discriminatoria della casta. Ma come direte voi le caste non sono state abolite anni ed anni fa? Sulla carta può darsi, nella pratica molto meno. Vi faccio un esempio di vita vissuta nel mio attuale progetto stanno lavorando penso non meno di 150 persone, strutturate con un organigramma assai complesso ebbene, non ci è stato possibile rimuovere o spostare alcuni indiani chiaramente incompetenti a causa della loro casta. Ci è stato risposto che al più potevano affiancargli persone di valore per sopperire alle carenze degli stessi ma di rimuoverli proprio non se ne poteva parlare. Si potrà mai risolvere questo problema delle caste? A questa domanda rispondo con una testimonianza la memoria può ingannare ma se ricordo bene 10 anni fa la riverenza degli indiani nei confronti dei bianchi era assolutamente imbarazzante la gente si scansava come se stesse passando un bulldozer tanta era la loro paura anche solo di sfiorarti

15 Oggi devo dire che qualcosa sta cambiando rimane una ossequiosa riverenza sconosciuta alla nostra cultura ma esiste la possibilità di un flebile contatto umano un saluto una stretta di mano un sorriso piccoli gesti che però lasciano capire che dietro il loro ossessivo yes sir vi è una persona vera Sapete il bello di conoscere una cultura così diversa è che si finisce per riflettere sulla propria e così pensavo che differenza c è tra le caste indiane e, tanto per dire, la casta del potere in Italia? Apparentemente il diritto di nascita con cui si acquisce l appartenenza ad una casta indiana suona più odioso del diritto teoricamente meritocratico con cui si dovrebbe far carriera in Italia tuttavia alla luce dei fatti sappiamo bene che la casta del potere italiano non solo è ereditaria quanto quella indiana ma è ancora più odiosa in quanto USURPA il legittimo diritto alla meritocrazia. Mi spiego. Qui in India c è un ordine delle cose, giusto o sbagliato che sia, che prevede l esistenza delle caste. Il ragazzo indiano ne è consapevole e sa di avere questo handicap o questo vantaggio dalla sua parte. Ciò però non gli preclude a priori di raggiungere l eccellenza anche se è ovvio che gli rende la strada molto più ricca di ostacoli. In Italia, invece, si proclama l assoluta eguaglianza e meritocrazia che viene vergognosamente disattesa. Ciò comporta che, anzitutto la casta del potere si autolegittima con un merito che non ha invece di dire io comando perchè ne ho diritto ereditario dice io comando perchè ho vinto le elezioni (o un concorso o quello che volete voi) dopo aver però reso le elezioni o il concorso cosa nostra in secondo luogo la casta italiana perpetra un inganno ignominioso nei confronti dei ragazzi che, con l entusiasmo ed ingenuità della giovinezza, credono di poter prevaricare il muro di clientelismo che li attende per accorgersi troppo tardi che quel muro è stato affinato da decenni di malcostume ed ormai è invalicabile.

16 Ecco perchè io sono convinto che l Italia morirà. Nei decenni scorsi si era raggiunto un compromesso accettabile tra la meritocrazia ed i clientelismi va bene il tutti dobbiamo campare ma, anche se meno del dovuto, i migliori riuscivano a trovare il loro spazio. Ora, dato che le cose lasciate a sè stesse vanno di male in peggio, la meritocrazia è stata risucchiata nel fango dei clientelismi un operazione fatta con grande perizia in modo da privare gli oppositori anche della parola stessa meritocrazia se io vinco le elezioni perchè sono il migliore, chi può tacciarmi di mancanza di meritocrazia affermo di essere io stesso esempio di meritocrazia!!. E così ho salvato capra e cavoli, il mio orto di potere e la facciata di giustizia. Ecco perchè, in conclusione, io tratto le caste indiane con benevola comprensione per loro rappresentano un ordine del mondo qualcosa di limpido e dunque quando inevitabilmente le caste lasceranno il posto alla meritocrazia, sono certo che loro sapranno accettare con serenità questo nuovo ordine sociale mentre in Italia la gerontocrazia continua ad affossare il paese e privare i giovani della possibilità di salvarlo.

17 Globale-locale March 24th, 2010 Posted by Tiziano Tutti mi avevano detto che qui a Chennai non avremmo trovato molti negozi a cui siamo abituati in Italia potete dunque immaginare la mia sorpresa quando l altro ieri, entrando in una sorta di food court, mi sono trovato davanti l insegna di McDonald s McDonald s nel regno del vegetarianesimo??? Non potevo credere ai miei occhi. Sebbene io non sia un gran fan della grande M, non ho potuto resistere alla tentazione di assaggiare un panino. Scelto il più attraente dei vari proposti mi sono sentito avvertire sul fatto che fosse un panino piccante da queste parti anche quando ti dicono che non è piccante in genere lo è figurarsi se ti avvertono anche! Ho così cambiato idea e mi sono preso un banalissimo McChicken. La prima sorpresa è stata al pagamento 96 rupie, l equivalente di un euro e 50 centesimi decisamente a buon prezzo! La seconda sorpresa è stata però l esiguità del cibo tutto sembrava essere in miniatura panino bibita patatine ogni cosa era la metà di quella che sarebbe stata in un analogo menu italiano. In quel momento ho avuto la netta percezione che noi occidentali veniamo trattati un po come polli all ingrasso visto che, dopo aver terminato il pur minuto panino, mi sentivo egualmente sazio. Mentre tornavo a casa non potevo trattenere una riflessione pensa un po sto dall altra parte del mondo, in un paese che più diverso dal mio non potrei immaginare per usi e costumi, e finisco per mangiare quanto di più standardizzato ci sia al mondo, ovvero il panino di McDonald s. Mentre cercavo giustificazioni con la scarsa igiene dei ristoratori locali e la scarsa digeribilità dei cibi autoctoni, mi è risultato chiaro che il problema è di natura ancora più sottile. Nonostante la mia giovane età, ricordo bene il periodo in cui acquistare una macchina non italiana appariva una stramba ricercatezza. E naturale che ogni popolo cerchi di valorizzare i propri

18 prodotti e finisca per identificarsi in essi. L arrivo di un prodotto straniero stuzzica l interesse proprio perchè diverso, inaspettato. Il primo metodo che le multinazionali hanno usato per veicolare il proprio prodotto è stato quello di farlo assomigliare ai prodotti locali una sorta di mimetismo mercantile. Voglio vendere un automobile in Italia? Allora deve essere appariscente e consumare poco (perchè da noi la benzina costa). Risultato? La famigerata Bmw 518 di un paio di decenni fa, un ammiraglia spinta dal propulsore di una media, un Frankenstein che la Bmw non si sarebbe mai sognata di vendere altrove. Il secondo metodo è stato quello di esaltare invece le caratteristiche del prodotto in alternativa a quelle locali. Si è iniziato a comprare straniero perchè più affidabile, sicuro, duraturo del prodotto italiano. Ora siamo arrivati alla terza fase, una fase che non si capisce se non si ha possibilità di viaggiare. Ecco allora che i prodotti sono CONTEMPORANEAMENTE globali e locali, globali nelle tecniche di produzione, nelle integrazioni, locali per come vengono presentate e personalizzate. Vedi così la stessa macchina presentata con nomi diversi ed allestimenti pensati ad un determinato paese qualcuno di voi conosce la Hyundai Verna? Tornando a McDonald s, avevo così capito che il panino piccante di McDonald s in stile indiano è un perfetto esempio di prodotto globale-locale. Quel panino è frutto delle stesse strategie e procedure globali di tutti gli altri panini qualcuno si sarà alzato una mattina negli USA ed avrà pensato a quali ingredienti (preferibilmente economici e calorici) avrebbe potuto aggiungere ad un panino per evocare un sapore indiano. Tuttavia quel panino diventa locale nel momento in cui nasce per soddisfare le esigenze di una particolare fascia di popolazione, dal giovane indiano desideroso di assaporare gusti internazionali fino all europeo in cerca di un cibo occidentale ed igienicamente accettabile.

19 Questa interazione globale-locale credo diventerà sempre più importante ed è un vero peccato che sia difficile da percepire se non viaggiando il rischio è che le multinazionali possano disporre a piacimento degli ignari consumatori.

20 Cricket March 31st, 2010 Posted by Tiziano Oggi parliamo di cricket. Se fate parte del 99% degli italiani di cui facevo parte io fino ad un mese fa, sapete a malapena che il cricket è uno sport giocato con una pallina, una mazza, su erba ma senza cavallo (se non vi confondete con il polo) e poi il buio. Se siete un pelino più esperti sapete che il cricket assomiglia vagamente al baseball uno lancia, l altro batte ed in qualche modo si contano i punti. Se siete mai stati in India, invece, sapete che il cricket qui è lo sport nazionale anzi molto di più è un modo di intendere la vita. Capisco che molti di voi staranno pensando ai malati di calcio che passano la domenica al bar a commentare se c era o meno quel calcio di rigore, ma la passione che gli indiani ripongono verso il cricket è di ben altra natura. Il cricket non è uno sport inteso nel senso occidentale come sforzo puramente muscolare, come sfida sul campo unicamente atletico. Basta vedere camminare i giocatori (cosa che ho avuto possibilità di fare visto che alloggiano nel nostro stesso albergo) per accorgersi che non hanno quasi nessun tratto atletico distintivo sono persone normalissime, qualcuno persino in forma fisica discutibile. La partita tradizionale di cricket ha una durata che può arrivare anche a 5 giorni e dunque la sfida assume i contorni di una conoscenza, quasi convivenza tra due squadre. Ci si ferma per mangiare insieme, per bere il the, per parlare. Il risultato della competizione è quasi secondario rispetto al piacere di giocare. Curiosamente, però, tanto sono atarassici verso il risultato quanto sono maniaci delle statistiche di gioco. Noterete che è esattamente il contrario degli italiani nei confronti del calcio, gioco in cui il risultato, anche se

21 immeritato, vale molto più della qualità di gioco che le statistiche potrebbero far emergere. Qualche giorno fa l azienda ha organizzato un piccolo corso di un paio d ore sulle regole del cricket, tenuto da un ex-arbitro professionista. Delle tante e curiose regole di questo gioco ve ne voglio citare due molto indicative riguardo alla filosofia di gioco. La prima regola prevede che il rispetto nei confronti degli arbitri sia totale. E addirittura proibito camminare minacciosamente nei confronti dei direttori di gara, figurarsi rivolgersi a loro in modo poco garbato. L altro giorno, assistendo ad una partita in tv, ho visto persino un giocatore che mentre esultava per il punto appena fatto, ha moderato la sua foga non appena è passato davanti all arbitro. Una scena meravigliosa. La seconda regola è ancora più straordinaria. La partita di cricket si gioca con una sola pallina dall inizio alla fine in quanto il cambiamento della superficie della pallina (che diventa più rugosa mano a mano che si consuma) influenza lo stile dei lanci, che passano da una maggiore potenza ad un maggiore effetto. Nel caso che la pallina in uso risulti dispersa, vi è un arbitro che porta con sè un set di palline ognuna delle quali con l indicazione del numero di lanci per cui è stata usata. Immaginate una scatola di legno con dentro una pallina con scritto 20 lanci, una con scritto 50 lanci, un altra 100 ed un altra ancora 180. Quando la pallina in uso risulta irrecuperabile, l arbitro sceglierà quella di riserva usata per un numero di tiri più simile possibile a quelli effettuati in partita. Senza parole. Sabato andrò con i colleghi a vedere una partita del campionato IPL, la serie A indiana. Il match sarà tra i padroni di casa, i Chennai Super Kings, e la squadra dei Rajasthan Royals. Vi racconterò questa che si preannuncia come un esperienza da ricordare.

22 Il futuro è già qui April 5th, 2010 Posted by Tiziano Sabato siamo andati a vedere la partita di cricket tra i Chennai Super Kings ed i Rajasthan Royals. E stata una partita emozionante, e non solamente perchè i padroni di casa hanno stabilito il punteggio più alto nella storia del campionato IPL gli avversari non sono stati a guardare ed hanno mantenuto la partita aperta fino agli ultimi due lanci, con il pubblico letteralmente delirante dalla gioia. Ma ricorderò il pomeriggio di sabato anche per un altro motivo. Io e due miei colleghi abbiamo deciso di regalare il biglietto d ingresso alla partita anche al nostro autista detto così potrà sembrare non una gran cosa ma aspettate che vi racconti. Da queste parti avere un autista non è un lusso è una necessità. Il traffico è inenarrabile la gente non rispetta nulla, nè segnali nè precedenze, le macchine e i motorini si sfiorano e si intrecciano in manovre al limite della follia come se non bastasse, qui gli indirizzi sono approssimativi non esistono o comunque non sono affidabili i numeri civici e spesso le indicazioni stradali fanno riferimento a luoghi noti (es. due traverse dopo quel negozio giri a destra, avanti un chilometro e poi vedi un palazzo rosso etc etc). Fatto è che l autista qui diventa un tuo alter ego senza il quale praticamente non puoi muoverti Quando mio padre venne qui 10 anni fa, gli autisti guidavano scalzi e parlavano inglese come io cinese impensabile stabilire un contatto umano che andasse al di là dei gesti. Oggi invece io ed Antonio, il mio collega, abbiamo un autista di si e no trent anni, sposato con due bambini piccoli, che parla inglese in modo accettabile e in tante occasioni ha dimostrato di essere sveglio non voglio dire che siamo suoi amici però certamente si è instaurata una certa simpatia noi gli facciamo qualche domanda sulla sua vita e lui tiene

23 fede alla ben nota curiosità degli indiani facendone molte sulla nostra. Insomma, per farla breve, proprio non ce la sentivamo di lasciarlo fuori dallo stadio e dunque gli abbiamo regalato un biglietto che lui non si sarebbe mai potuto permettere pensate che il costo era circa un terzo del suo stipendio! Quando gli abbiamo dato il biglietto, lui non ha reagito come ci si sarebbe aspettato da un italiano non ha esultato nè ci ha riempito di ringraziamenti incredulo ha girato e rigirato il biglietto tra le mani quasi chiedendosi cosa stesse succedendo si è emozionato, fatto è che abbiamo rischiato un incidente per un paio di volte mentre andavamo allo stadio, ma lo ha fatto con grande compostezza e dignità Ecco quella partita non la ricorderò solo per le emozioni in campo ma anche per il piacere di aver instaurato un rapporto umano con un ragazzo, perchè tutto sommato ancora di un ragazzo si tratta, così distante da me. In questi giorni ci riflettevo l India sta cambiando e, se da una parte è facile evocare il rischio della perdita delle tradizioni, dall altra ringrazio il cielo che ci siano le nuove generazioni a procedere a passi spediti verso un futuro migliore. E comodo criticare i giovani per il loro irriverente desiderio di cambiamento ma in questo posto ho capito come, volente o nolente, il futuro sia di chi ha il coraggio di sognarlo. Può sembrare assurdo ma l India dai mille volti mi sta insegnando anche questo che per chi lo vuole, il futuro è già qui.

24 You are the winner April 7th, 2010 Posted by Tiziano Chi mi avesse letto fino a questo punto potrebbe avere la sensazione che in fondo il popolo indiano sia un popolo delizioso per carità la loro gentilezza ed ingenuità è quasi commovente tuttavia c è da dire che la loro approssimazione è incomprensibile agli occhi di un occidentale e giorno dopo giorno finisce per diventare esasperante. Mi spiego. Gli indiani sono estremamente diligenti dai loro un compito preciso e loro lo eseguiranno minuziosamente tuttavia, proprio per questo motivo, è importante che le istruzioni siano dettagliate e non lascino nulla al caso. Se si da un margine di iniziativa agli indiani, il risultato sarà imprevedibile e spesso sconcertante. Faccio qualche esempio di vita vissuta al ristorante, se si vuole una qualche variazione del menù, anche cose semplici, l assenza di una spezia o di una salsa, vedrai il cameriere entrare in fibrillazione ripeterà come un automa la richiesta dell avventore ed alla fine andrà via con le idee più confuse che mai. Ma come vi chiederete se non ha capito perchè non chiede di ripetere? Un indiano non dirà MAI di non aver capito. Anche qualora glielo si chiedesse, lui risponderà sempre e comunque Yes sir oscillando la testa in segno di assenso. Poi, per cavarsi dal guaio in cui si è cacciato, si inventerà una soluzione personale alla richiesta fatta. Hai chiesto della pasta in bianco con separatamente delle verdure grigliate? Ti arriverà probabilmente un piatto con pasta e verdure insieme. Attenzione, non è che il cameriere non ha sentito la richiesta del piatto separato, è che non essendoci la pasta in bianco nel menu, lui non poteva portarti qualcosa di così spoglio e dunque ha scelto di mettere le verdure nello stesso piatto della pasta pensando di fare cosa gradita.

25 Altro esempio, e ne potrei fare migliaia. Chiedi all autista di tornare in un negozio in cui eri stato il giorno prima e c è grande probabilità che ti porti in uno diverso. Errore? Macchè semplicemente per qualche motivo lui pensava che tu saresti stato più contento di vederne uno nuovo piuttosto che tornare in quello del giorno prima. Altro esempio. Il cameriere ti porta il piatto e fa per servirtelo tu gli dici di lasciarlo anche lì, lo metterai da solo nel piatto nulla da fare lui ti guarda e continua a servirtelo perchè qualcuno lo ha istruito a fare così e lui non riesce a capire che un cliente possa desiderare qualcosa di diverso da quanto gli è stato insegnato. La cosa più esasperante è che l indiano, pur di non contraddirti, ti dirà sempre di sì anche se poi continuerà a fare di testa sua o meglio come è stato insegnato alla sua testa di fare. Le prime volte ci si scherza su ma poi si sviluppa un senso di sfiducia e diffidenza nei confronti di quanto gli indiani ti dicono alla fine preferisci rinunciare ai tuoi desideri piuttosto che metterti in condizione di sottostare ai loro capricci. Desideri un gelato affogato al caffè ma non c è sul menu? Lascia stare, se provi a spiegarglielo non otterrai mai quanto desideri e farai entrare nel pallone il cameriere che non saprà neanche come comunicarlo al cuoco. In questi casi l approccio migliore ce l ha il mio collega Antonio che, dopo aver provato inutilmente a spiegare qualcosa ad un indiano, alla fine allarga le braccia e sconsolato conclude You are the winner come a dire Hai vinto tu, mi arrendo, fai come cazzo ti pare e la risposta inevitabile, comica quanto tragica, è il ben noto ritornello Yes sir

26 Compleanno April 13th, 2010 Posted by Tiziano Domenica è stato il compleanno del figlio del nostro autista, Babu. Molti colleghi ci avevano consigliato di rifiutare educatamente per evitare rischi ma io e due colleghi, Antonio e Pablo, abbiamo deciso di accettare. La scelta è stata dettata non solo dal desiderio di non fare un torto a Babu, indubbiamente il miglior autista tra quelli messi a nostra disposizione, ma anche (ed anzi soprattutto) dalla voglia di assaggiare un po di vera India. Così verso le 17:30 siamo partiti alla volta di casa di Babu armati di una torta, un regalo strategico in quanto grazie ad essa speravamo di sottrarci all inevitabile offerta di cibo locale, pericoloso non solo per la sua piccantezza quanto per la sua mancanza di igiene. Dopo una ventina di minuti l autista che ci stava accompagnando ha iniziato a mostrare segni di incertezza proprio mentre passavamo in mezzo ad un quartiere particolarmente squallido. Speriamo non abiti qui ci ripetevamo l un l altro. Così, mentre valutavamo tardivamente i rischi a cui stavamo andando incontro SBATABOOM! un secco tonfo ci avvertiva che la nostra auto era appena finita in una profonda buca. Appena scesi, superato lo shock di una puzza terrificante, abbiamo scoperto che la presunta buca altro non era che una fogna coperta da un asse di legno che aveva ceduto sotto il peso dell automobile. Mentre noi valutavamo il da farsi, l autista, aiutato dal solito capannello di gente che si forma in questi casi, ha tirato fuori la macchina dalla buca a spinta, senza curarsi di mettere i piedi nella fogna stessa. Ancora sconvolti da quanto visto, siamo così rapidamente arrivati a casa di Babu. Ebbene si, quella era davvero India. Non la città, dove

27 capita di incontrare una mucca ogni tanto, ma un paesino di periferia dove mucche ed altri animali vivono in compleata simbiosi con gli uomini. Le case, chiamiamole così, sono piccoli ambienti, spesso affacciati sulla strada, ricavati dall ampliamento successivo di piccole abitazioni di legno o cemento. Dopo esserci tolti le scarpe come d uopo in queste circostanze, siamo così entrati nel piccolo bilocale che praticamente costituisce l abitazione di Babu insieme alla moglie e ai suoi due figli, uno di 4 anni ed uno che festeggiava appunto il suo primo anno. Nonostante la ristrettezza degli spazi, resi ancora più angusti dalla presenza di parenti ed amici di Babu, siamo rimasti piacevolmente sorpresi dall assenza di odori e da un generale senso di ordine e di pulizia che regnava non è un caso che Babu sia l autista in generale più ordinato e pulito di tutti. La nostra torta regalo si è aggiunta alla torta già comprata da Babu per il figlio e, superato il piccolo imbarazzo iniziale, ci siamo ritrovati tutti a mangiare la torta appena tagliata con le mani seduti senza pudore sul letto dove probabilmente dormono tutti insieme. Abbiamo riso di gusto dell usanza indiana di spalmarsi un po di torta in viso in segno di buon augurio (un po come il nostro vino dietro l orecchio) ed abbiamo iniziare a fare qualche domanda di rito ai presenti. E stato veramente curioso poter interloquire in inglese con quelle persone così povere eppure così dignitose, in presenza di quei contrasti così assurdi ai nostri occhi fatti di fogne a cielo aperto e di sari finemente intessuti per il giorno di festa. Dopo una quarantina di minuti ed un po di foto discretamente scattate, ci siamo congedati non prima che Babu ci offrisse del cibo indiano da portare via. Sapete gli indiani sono un po bambinosi e spesso si ha la sensazione che non capiscano proprio tutto di quello che gli succede intorno ma in quel momento ho avuto la forte sensazione che la sua offerta di portare il cibo a casa fosse una via d uscita accuratamente studiata da lui per salvare sia la sua ospitalità

28 che il nostro rigore igienico della serie io vi ho offerto il cibo come la mia usanza mi impone poi voi regalatelo pure a qualcun altro che ne ha più bisogno di voi - Ormai al buio della notte siamo così risaliti sulla macchina scivolando via silenziosamente da quel piccolo villaggio che, sfruttando la prima brezza serale, cominciava a risvegliarsi sono andato via da lì arricchito nel cuore e nell anima felice di aver conosciuto ciò che è precluso od ignoto ai più un piccolo, sincero scorcio di India

29 Compagni di avventura April 16th, 2010 Posted by Tiziano Ieri è arrivato un nuovo collega di lavoro che si fermerà alcuni mesi. L occasione è dunque propizia per parlarvi delle persone che stanno condividendo con me questa esperienza e, più in generale, per parlare delle varie tipologie degli italiani all estero. Il mio collega più diretto è Antonio che fa esattamente il lavoro mio, ci siamo divisi in due l impianto. Antonio è già stato in India l anno scorso e dunque è il veterano del gruppo. E laureato in filosofia ma come? mi sembra di sentirvi dire non stavi facendo un impianto petrolifero? Cosa c entra un laureato in filosofia? Apro un inciso. Il mio lavoro è piuttosto di nicchia anche all interno del mondo dell ingegneria ed ho visto farlo alle più disparate categorie di persone, ingegneri e non. Antonio, pur essendo laureato in filosofia, ha una preparazione e soprattutto una passione scientifica non indifferente. Personalmente e non lo faccio per secondi fini visto che lui è anche ignaro che io stia scrivendo questo blog lo reputo una persona molto intelligente e soprattutto curiosa e desiderosa di migliorarsi dunque sono lieto di averlo come collega. Antonio, forse proprio perchè il veterano del gruppo, è insieme a me il più igienista di tutti. Non a caso io e lui siamo stati soprannominati Michael e Jackson ad indicare la nostra ossessione per la pulizia. Gli altri due espatriati della prima ora sono stati Andrea e Pablo. Andrea è un ingegnere civile siciliano, un lavoratore di una persistenza quasi disumana. Noi siamo soliti uscire tra le 18 e le 20 di sera, lui se non sono le 22 non si alza dalla scrivania. Onestamente l ammirazione per la sua costanza si mescola ad una certa preoccupazione per il suo equilibrio psicofisico nel seguito della trasferta. Il tratto distintivo di Andrea è la sua conoscenza sconfinata degli orologi ad esempio stamattina mentre eravamo nella hall dell albergo, da una decina di metri ha individuato marca, modello

30 ed anno di fabbricazione di un rolex al polso di un altro avventore una prestazione degna di un quiz televisivo! Pablo, colombiano di nascita ma italiano di adozione, è il più integrato del gruppo. Fino ad ora è l unico che si è trasferito a casa, che si fida delle pulizie e della cucina della sua donna di servizio indiana e non disdegna persino qualche puntatina nei locali indigeni per cena qualcosa che io e Antonio riteniamo al limite della follia! Se vi state chiedendo come mai Pablo è già riuscito a trasferirsi a casa mentre noi siamo ancora in ufficio, vi basti sapere che la sua frase celebre è Fammi parlare con il tuo capo! E in questo modo che lui è riuscito di prepotenza a risolvere i problemi mentre tutti noi altri siamo alle prese con telefoni ed aria condizionata che non funzionano. Qualche settimana dopo noi quattro è arrivato Pierpaolo. Lui è il cavallo pazzo del gruppo sia per la sua istrionicità, che talvolta sconfina nel trash, sia per la sua minore età (io, Antonio ed Andrea siamo praticamente coetanei, tra i 32 ed i 34 anni). Appena arrivato Pierpaolo ha dato idea di non aver capito dove fosse finito Qual è il quartiere più chic di Chennai? ha chiesto innocentemente il primo giorno e, nonostante le nostre grasse risate in risposta, la sera stessa ha annunciato ok, andiamo a colonizzare questo posto! da qui il suo soprannome de Il colonizzatore. Onestamente temiamo un po tutti che la sua verve giullaresca possa disastrosamente venir meno quando si renderà veramente conto di dove è finito per il momento l idillio sembra reggere speriamo bene per lui. L ultimo arrivato è Francesco, l ingegnere elettrico del gruppo. Ragazzo apparentemente tranquillo e simpatico, ieri ha dimostrato subito di non aver capito bene neanche lui dove sia finito mentre beveva a mensa dell acqua che io ed Antonio non ci saremmo mai azzardati a bere, al nostro consiglio ha risposto tranquilli, sono già stato in Egitto. Ora io non sono come sia l igiene in Egitto ma sono

31 pronto a scommettere che non sia neanche paragonabile alla sporcizia che si trova in India. Possibile che in India sia davvero tutto così sporco? Ok, visto che non ci credete ve ne parlerò la prossima volta.

32 L India è April 19th, 2010 Posted by Tiziano L India è come un cazzotto che ti arriva dritto nello stomaco. All inizio sembra che non sia successo niente, sei ancora in piedi e ti senti bene. Ma dopo un po senti che il dolore ti prende dentro, vorresti accasciarti a terra e dormire, proprio come fanno gli indiani in mezzo alla strada, ma non puoi, devi andare avanti. L India è quella polvere che ti ritrovi nella bocca ogni volta che torni a casa, quella puzza che arriva da ogni parte e dio solo sa cosa la produce, quella confusione che ti invade gli occhi al punto che non vorresti più guardare da nessuna parte. L India è il senso di approssimazione che ti entra dentro, che non ti fa più sperare che le cose possano essere fatte bene basta che siano fatte in qualche modo qualunque modo. L India è quell odore di pipì che non riconosci neanche più come tuo dopo aver mangiato qualche giorno qui, e quel cagherone, come amichevolmente lo chiamiamo, che ti sorprende quando meno te lo aspetti, senza preavviso, senza apparente motivo, senza che tu possa fare nulla. L India è quel senso di fame continuo che provi dopo aver mangiato cose che non ti nutrono, vuote di sostanza e inzeppate di spezie, l India è quel dondolio delle teste degli indiani che dopo un po ti fanno pensare avete vinto voi.

33 Il Marchese del Grillo April 22nd, 2010 Posted by Tiziano La maggior parte degli indiani è fatta di persone estremamente cordiali, di una gentilezza che quasi sfocia nella sottomissione. Ma allo stesso tempo non c è nessuno più arrogante di un indiano strafottente. Chi è ricco, qui è spudoratamente ricco ed in qualche modo si porta dietro la superbia di una probabile appartenenza ad una casta elevata. Me ne sono accorto ieri quando sono stato protagonista di una vicenda poco edificante. Una piccola premessa. Io e i miei colleghi stiamo arredando casa in cui andremo a vivere nel giro di una decina di giorni. Avrei voluto raccontarvi più in dettaglio l avventura connessa alla ricerca di una casa accettabile per i nostri standard occidentali, ma per il momento vi basti sapere che ognuno di noi ha un budget di circa 8500 euro per l arredamento. In questa cifra sono compresi gli elettrodomestici, i mobili, e tutto ciò che occorre per rendere una casa abitabile, dai condizionatori alle stoviglie, dal filtro dell acqua alla parabola satellitare per la TV. Sabato scorso io ed un collega siamo andati a comprare i prodotti per la pulizia. Ci avevano detto che sarebbe arrivata l indomani la donna di servizio e volevamo farle trovare il materiale. Così abbiamo passato una buona ora in un negozio di prodotti per la casa cercando di capire cosa comprare. Sarà utile questo scopettone? Questo detergente serve per il bagno o per la cucina? Questo insetticida è nocivo o si può usare? Il lunedì abbiamo poi presentato, come era accaduto tante volte in precedenza, la nota spese. Con nostra grande sorpresa il rimborso ci è stato rifiutato in quanto i prodotti che abbiamo acquistato sono stati ritenuti ad uso personale. E fin qui c è stato il rodimento di dover spendere soldi nostri per pulire una casa ridotta in condizioni pietose dopo mesi di chiusura. Ma non solo. Il Project Manager indiano ha

34 inviato una mail al vetriolo accusandoci (senza citarci) di aver provato a frodare l azienda presentando fatture di beni non dovuti. A quel punto non ci ho visto più ed ho risposto con una mail ancora più velenosa della sua. Innanzi tutto quelli che lui considera beni consumabili e ad uso personale, sono fondamentali per l uso della casa. E curioso che ad esempio ci rimborsino l aspirapolvere ma non la scopa non servono forse alla stessa cosa? In secondo luogo, noi avremmo potuto pretendere la pulizia della casa prima del nostro ingresso, dunque invece di premiarci per aver usato il nostro sabato per pulire noi stessi la casa, ci siamo visti rifiutare anche il rimborso delle materie prime. Come terza cosa, non capisco in generale perchè io debba presentare al Project Manager indiano le ricevute di ciò che la mia azienda italiana mi paga con tutto il rispetto ma cosa ne sa lui dei criteri di pulizia di un occidentale? Secondo lui con quei detersivi ci potrei pulire uno stadio mentre a me bastano a malapena per la prima pulizia di casa. Infine, cosa ancora più grave, non capisco perchè al rifiuto del rimborso (in qualche modo rispettabile anche se non condivisibile), debba far seguito una mail sputtanatrice ormai inutile se non a sottolineare il suo contributo censorio nei nostri confronti agli occhi dei suoi superiori. E veramente una sensazione sgradevole dover arrivare a questi scontri internazionali per una baggianata così stupida come le scope o i detersivi (baggianata per la società, non per me che ho tirato fuori 100 euro per questo), ma alla fine in qualche caso non c è altra soluzione che ricorrere alla ben nota dichiarazione del Marchese del Grillo, che mio padre è solito tenere sempre a portata di mano sul suo PC Mi dispiace ma io so io e voi non siete un ca**o! PS Per la cronaca, abbiamo messo in nota spese la Playstation 3 senza che se ne accorgessero è ancora lontano il giorno in cui un indiano riesce a fottere un italiano!

35 Il peggior nemico April 27th, 2010 Posted by Tiziano Un vecchio adagio recitato puntualmente ogni volta che si va fuori dai confini nazionali, è quello che recita che Per l italiano all estero non c è peggior nemico dell italiano all estero. In qualche modo me ne sto rendendo conto in questi giorni perchè sono arrivate dall Italia tante persone che però si fermeranno per un periodo breve. Io sono dell idea che qualunque posto, se vissuto per un periodo limitato, è bello. Anche l India, nonostante tutti i disagi, non è così male se si alloggia allo Sheraton, se ti danno 102 euro al giorno di rimborso spese e se fai hotel-ufficio-hotel per 5 giorni, vai al centro commerciale il sabato e ti fai una gita la domenica. Le cose iniziano a cambiare se tu in un posto ci devi vivere un anno. A quel punto i centri commerciali (due, per inciso) iniziano a diventare più noiosi di un ufficio postale, le gite sono solo tempo sottratto al necessario riposo, ed il percorso casa-ufficio-casa diventa una via crucis per negozi e negozietti alla ricerca di una cena commestibile. Per non parlare di un altro fatto. Quando vai una settimana all estero, non devi cercarti un parrucchiere, un dentista, una strada per passeggiare, una libreria per una settimana sei completamente autonomo e qualunque necessità può attendere il rientro in Italia. Nelle settimane scorse, ho avuto poco modo di parlarvene, ognuno di noi espatriati ha cercato una casa in affitto e l ha dovuta completamente arredare da zero. Ricordate l ultima volta che avete arredato una casa del tutto vuota? Immaginate di doverlo fare in tre settimane. Non ho mai comprato tanto rapidamente come in questi giorni. Mi è capitato di entrare in un negozio e fare ordini per 3 mila euro prima che il commesso potesse dirmi buongiorno. Questo stress enorme (non dimenticate che nel mentre continuavamo a lavorare

36 alacremente) ha fatto si che inevitabilmente siamo diventati un po suscettibili sull argomento. Dopo aver pulito con CIF ed olio di gomito dei lavandini che assomigliavano ad una mangiatoia da stalla, il primo che oggi ci dice ah però! Carine le case qui la risposta più tranquilla che possiamo dargli è fanculo. Per non parlare poi del lato economico. Per una strana ragione, chi va all estero per un periodo minore ha un trattamento economico migliore di chi ci va per un periodo più lungo. Se a questo si unisce il fatto che in occasione di queste transumanze dall Italia vengono organizzate le cene di progetto (una appunto domani sera), capite bene che chi viene una settimana si intasca 700 euro pulite pulite senza dover battere ciglio in barba agli espatriati di lungo corso. Comunque, giusto per parlare di cose più incoraggianti, entro la fine della settimana dovrei trasferirmi a casa. Credo sia arrivata l ora di parlarvene. A presto!

37 La pacchia è finita May 4th, 2010 Posted by Tiziano Dopo quasi due mesi di permanenza allo Sheraton, la scorsa è stata la prima notta che ho trascorso a casa. Non ve ne ho parlato in precedenza ma trovare casa qui non è stata un impresa semplice. Il livello medio delle case è estremamente basso, con puzze e manchevolezze di ogni sorta. Per trovare una casa di livello europeo, occorre aumentare il prezzo fino a superare l equivalente di 1000 euro al mese e conseguentemente aumentare la metratura della casa. Qui non esiste l appartamento piccolo ed elegante. La casa di buon livello è necessariamente una casa grande talvolta mostruosamente grande. La casa di un collega è così ampia che l abbiamo soprannominata Il labirinto non abbiamo contato le camere da letto ma credo che le sue siano più di cinque. Il mio appartamento è comunque molto grande ma si limita a tre camere da letto e tre bagni. E in un palazzo molto tranquillo e signorile in senso indiano s intende la casa non è priva di difetti ma almeno è priva dei tipici odori che accompagnano la vita qui in India. Negli scorsi due mesi ho provveduto ad arredarla e completarla in ogni cosa, dalle forchette ai divani passando per elettrodomestici e tende. E stato un lavoro titanico, specie perchè portato avanti nelle poche ore lasciate libere dal lavoro e rifornendosi presso negozi indiani con cui devi costantemente combattere per farti capire. La casa non è ancora completissima, in particolare l aria condizionata non funziona bene in tutte le stanze e manca il filtro dell acqua, tuttavia, anche a causa delle pressioni aziendali, alla fine ci siamo decisi a muoverci nelle case. Per i primi giorni adotterò una strategia molto comoda, dopo il lavoro vado in palestra presso l health club dell albergo (così mi faccio la doccia!) e cena nell albergo stesso (abbiamo una carta fedeltà che ci fa risparmiare il 50%, dunque ceniamo con l equivalente di euro). In questo modo la transizione in casa sarà se non altro più dolce.

38 Infine ieri sera è stato divertente il fatto che sono tornato dall albergo a casa in bicicletta la distanza è di soli 2km ma percorsi per le strade indiane anche pochi chilometri diventano un avventura. Erano nemmeno le 23:00 ma la strada era praticamente deserta era una sensazione strana perchè la strada che stavo percorrendo (TTK road) è una delle più commerciali di giorno pullula di negozi e botteghe, la sera sembra quasi deserta avverti che la gente è lì vicino magari dorme dietro la serranda socchiusa avverti la presenza di gente che giace a terra nella penombra ma stranamente c è silenzio tutto intorno, interrotto solo dallo strombazzare di qualche incallito automobilista. Eh si l India di notte è davvero strana quasi magica

39 Libertà urbana May 8th, 2010 Posted by Tiziano Da quando sono andato a casa, la mia bicicletta è diventata il mio unico contatto con il mondo civile. La mia abitazione dista circa un paio di km dallo Sheraton, il luogo intorno al quale ruota l unico barlume di vita occidentale a Chennai. Vuoi andare in palestra? Sheraton. Piscina? Sheraton. Barbiere? Sheraton. Ristorante? Neanche a dirlo Sheraton. Io sono un grande appassionato di bicicletta ma da queste parti andare in bici è una sfida quotidiana con il destino. Il traffico è indescrivibilmente caotico e ci si salva solo perchè le strade sono così intasate che non si riescono a superare i 40 km all ora. Il caldo è atroce non guardate solo i 37 C segnati dal termometro aggiungeteci un umidita tropicale ed il calore emesso dal cemento ecco avete una vaga idea di quello che vuol dire. Vogliamo parlare di polvere e puzza? Meglio di no, ho fatto colazione da poco e già solo il parlarne mi provoca disgusto. E allora perchè uso la bici? Perchè i due km che mi separano dallo Sheraton costituiscono il mio cordone ombelicale che mi tiene agganciato ad uno stile di vita discretamente sano. Il pericolo, ben noto ai trasfertisti, è quello di accamparsi in casa. E un rischio da cui non si è mai completamente esenti ma che bisogna cercare di combattere ad ogni modo. Alcune cose sono irrinunciabili e prima o poi bisogna scendere a compromessi lavatrice ferro da stiro macchina del caffè prima o poi queste cose bisogna metterle in opera ma quel forno a microonde? Lo accenderò mai? E quel frullatore? Servirà mai a qualcosa? Ecco a tutte queste domande la risposta è la bicicletta torno a casa breve cambio di vestito zaino e via verso lo Sheraton. All andata è dura perchè la strada principale è senso unico al contrario dunque ho due alternative, o farla lo stesso nel senso vietato (l ho fatto due volte, troppo pericoloso) oppure allungare e farsi qualche stradina laterale anche questo l ho provato e alla fine è l unica soluzione possibile. La sera, però, avviene qualcosa di particolare dopo le 22:30 la città sembra

40 spegnersi persino il caldo offre un momento di tregua ed il ritorno a casa è alla fine un piccolo momento di pace con sè stessi e con il mondo. Proprio ieri stavo valutando con alcuni colleghi l acquisto di uno scooter anche i 2km che mi separano dallo Sheraton possono risultare ostici alla lunga e con lo scooter ci sarebbe la possibilità di allungarsi fino a qualche centro commerciale (di giorno) o ristorante (di sera). Il prezzo è ragionevole, circa 400 euro per uno scooter nuovo e circa la metà per un buon usato ci pensiamo. Nel mentre le mie due ruote pieghevoli continuano ad essere la mia unica forma di libertà urbana

41 Benessere e delinquenza May 12th, 2010 Posted by Tiziano Che l India non sia più quella di 10 anni fa mi era stato chiaro dopo i primi giorni ma che si arrivasse a quello che è successo ieri non ci credevo neanche io. Una piccola premessa. Prima di entrare a casa (ed in qualche caso anche dopo) sono stati necessari un bel po di lavori. Da queste parti il concetto di orario è relativo e dunque gli operai si presentavano senza preavviso a qualunque ora. L unica soluzione possibile era lasciare le chiavi a qualcuno, donna di servizio, autista o guardiano che fosse. Nessuno si è mai preoccupato di questa usanza in quanto è ben noto che, semplifico rozzamente la cosa, gli indiani non ruberebbero mai per paura di rinascere vacca. Così almeno si pensava. Invece ieri a casa di un collega è avvenuto un furto. Un tale si è presentato come tecnico della azienda di distribuzione dell acqua ed ha chiesto di poter fare un controllo. Guarda caso il mio collega aveva lamentato problemi alle condutture i giorni precedenti ma il fatto è che a Chennai è un problema così diffuso che a tirare ad indovinare probabilmente ci si azzecca. Dunque questo tale si è introdotto fingendo di parlare al telefono con un suo collega. In realtà stava allertando un complice che, favorito dalla serratura ridicola, è riuscito ad entrare e rubare il portafoglio lasciato sul tavolo. Non è tanto per la cifra contenuta (l equivalente di euro) quanto per il disagio di dover bloccare tutte le carte di credito e dover rifare tutti i documenti. Questo episodio mi ha fatto riflettere molto. L India sta attraversando un periodo di forte espansione economica ma, come avviene in questi casi, alcuni strati sociali, i più ampi per numero, rimangono quasi tagliati fuori dal benessere. Questo crea delle tensioni che non mi meraviglia che finiscano per alimentare la delinquenza. Diciamoci la verità se io fossi un indiano medio che so il mio autista ho un lavoro dignitoso una casa seppur piccola e disadorna sopravvivo sperando nella buona salute ma tutto sommato non ho motivi di astio

42 nei confronti di nessuno. Poniamo però che io veda gente arricchirsi nel giro di pochi anni se non mesi poniamo che la maggior parte delle cose che vedo non siano alla mia portata poniamo che io veda entrare sempre più gente dall estero che spende in un giorno quello che io guadagno in un mese siamo sicuri che io ancora non provi nessun sentimento negativo? Gli indiani sono fondamentalmente dei bambinoni quindi in genere nel loro comportamento non si riscontra nessun astio tuttavia, proprio come è raro ma non impossibile trovare qualche bambino che possegga sin da piccolo una natura cattiva, così nel grande numero degli indiani è naturale che vi siano alcune mele marce. Non solo. Vista la storica quasi assenza di delinquenza, chi vuole delinquere ha qui un terreno comodo. Ovunque si vada, si avverte ancora un senso di fiducia incondizionata e chi volesse approfittarne non rischierebbe nulla. Persino io ed i miei colleghi qualche volta siamo stati tentati di approfittarne in fondo perchè spendere 1000 rupie per entrare in un bar se dichiarando un numero di camera qualunque si viene fatti entrare senza controllo? Quello che sta succedendo in India deve far riflettere. Senza un benessere diffuso, senza che sia possibile a tutti vivere dignitosamente, senza una solida coesione sociale, la delinquenza rischia di dilagare. Ho una sincera paura per quello che accadrà in Italia dopo che la crisi economica avrà mostrato il suo vero volto.

43 Il mio amico geco May 19th, 2010 Posted by Tiziano Sono parecchi giorni che non vi aggiorno più ma questo silenzio riflette bene anche questa mia attuale fase di vita. Mancano ormai 20 gg al mio primo viaggio interruttivo in Italia e l assenza da casa inizia a farsi sentire in questo momento, ancora troppo lontano dal rientro per fare un conto alla rovescia, il modo migliore di restare sereni è far scorrere le giornate quasi senza accorgersene sveglia, doccia, colazione, lavoro, pranzo, lavoro, supermercato, palestra, cena, telefonata a casa, sonno, sveglia etc in un ciclo apparentemente senza fine. A dire il vero sono 3 giorni che non riesco ad andare in palestra ringrazio coloro che vengono qui per una settimana e che indicono riunioni a iosa fino ad esaurimento delle energie fisiche e nervose dei partecipanti. In compenso, in questi giorni, sto piano piano prendendo più possesso di casa ho azzardato qualche doccia (prima approfittavo delle docce dello sheraton dopo la palestra), ho riempito un po il frigo (prima o poi dovrò decidermi a fare una cena a casa) ed ho anche acquistato un gioco per la Playstation 3 per allietare serate e weekend. Mentre ero intento a sperimentare il gioco (per la cronaca, il bellissimo The Saboteur), ad un certo punto ho avvistato sul muro un geco di una decina di centimetri. Ho tentato di avvicinarlo per spingerlo verso fuori ma lui si è subito nascosto sopra l aria condizionata in alto e da lì non l ho più visto muoversi. Curiosamente la presenza di questo animale (che anche i miei colleghi hanno in gran numero in casa) non mi ha procurato alcun senso di schifo è un animale estremamente schivo (dunque nessun pericolo di aggressione!) e soprattutto ha il vantaggio di cibarsi di insetti che in effetti non ho mai visto in casa mia.

44 Da un paio di giorni non lo vedo più ed inizio a preoccuparmi dato che casa è praticamente sigillata nei confronti dell esterno come farà ad uscire? E di cosa si ciberà una volta finiti gli insetti? Nella solitudine di una serata indiana, anche un geco può diventare un compagno d avventura gradito

45 La ricchezza della povertà May 25th, 2010 Posted by Tiziano Qualche giorno fa, insieme ad un collega, sono andato a comprarmi un motorino, il TVS Super XL. Eccolo Perchè questa scelta? I motivi sono molteplici. Innanzi tutto fa troppo caldo per poter andare in giro in bici C con umidità tropicale rappresentano una dura sfida anche al più tenace dei ciclisti. In secondo luogo tra smog, traffico e puzze varie, la bicicletta è davvero difficile da usare. Inoltre la vita sociale qui inizia al termine dell orario di lavoro, quando tra strade buie e branchi di cani randagi, certamente non è consigliabile andare in giro a pedali. Da qui la scelta di dotarsi di un motorino e rendersi così indipendenti dalla presenza degli autisti (con reciproca soddisfazione a dirla tutta).

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