Quota di giovani e di anziani sulla popolazione mondiale

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1 1 IL CONTESTO DEMOGRAFICO Estratto da: Rosti L. (2006) Il contesto demografico, in C. Bombelli ed E. Finzi (a cura di), Over 45, Guerini e Associati, Milano. Introduzione L influenza delle variabili demografiche nella spiegazione dei fenomeni economici è spesso oggetto di attenzione da parte degli studiosi sia per delineare le opportunità di crescita dell economia, sia per valutare la sostenibilità delle proposte di politica economica. Non sembra infatti fuori luogo inquadrare in questa prospettiva le potenzialità di sviluppo del sistema economico poiché sono già tutti nati gli individui dai quali dipenderanno, nei prossimi dieci anni, le risorse umane necessarie per sostenere l'espansione dell'economia. L attenzione al contesto demografico è dunque generalmente opportuna, ma diventa assolutamente imprescindibile quando si verificano cambiamenti epocali che mutano in modo irreversibile il contesto di programmazione della crescita, come nel caso della rivoluzione demografica attualmente in corso. 1 La rivoluzione demografica Il rapporto delle Nazioni Unite (2002) sull invecchiamento della popolazione mondiale indica con l espressione rivoluzione demografica il fenomeno di progressivo innalzamento dell età media degli abitanti del pianeta che è iniziato da qualche decennio e che si accentuerà drammaticamente nei prossimi cinquant anni. L uso del termine rivoluzione si giustifica per almeno quattro ragioni: questo andamento 1) non ha precedenti nella storia del genere umano; 2) è irreversibile; 3) è globale; 4) ha conseguenze economiche e sociali molto rilevanti. 1) Le previsioni del rapporto evidenziano che nel, per la prima volta nella storia dell umanità, anziani (cioè individui ultrasessantenni) e giovani (di età minore di 15 anni) rappresenteranno una uguale quota della popolazione mondiale (fig. 1). Attualmente, nel mondo, ogni mese circa un milione di individui varca la soglia dei sessant anni (United Nations 2004). Nella seconda metà del secolo scorso la durata della vita umana si è allungata grazie ai progressi della medicina e della tecnologia, e l aspettativa di vita alla nascita è aumentata di circa un ventennio, raggiungendo i 66 anni attuali. La componente più dinamica di questo trend, cioè quella che è cresciuta più velocemente, è costituita dagli ultraottantenni, che nei prossimi cinquant anni quintuplicheranno il loro numero attuale, moltiplicando per 30 ogni ultraottantenne del 1950 (fig. 2). 2) L invecchiamento consistente e rapido della popolazione mondiale è un fenomeno irreversibile: la struttura per classi d età della società non sarà mai più simile a quella del passato, a forma piramidale, con un ampia base giovanile che si riduce progressivamente nelle età avanzate. Nella prima metà di questo secolo si completerà la transizione che segna il passaggio da una struttura demografica caratterizzata da alti tassi di natalità e mortalità ad una situazione opposta, con tassi di natalità e mortalità bassi. Mediamente nel mondo la popolazione anziana cresce del 2% ogni anno, con un tasso notevolmente più rapido rispetto a quello della popolazione complessiva, e continuerà a crescere più

2 2 velocemente di qualunque altra classe d età nei prossimi 25 anni, toccando il 2,8% all anno nel periodo tra il 2025 e il Fig. 1 Quota di popolazione giovane e anziana sul totale della popolazione mondiale dal 1950 al Quota di giovani e di anziani sulla popolazione mondiale ,0 35,0 < di 15 anni 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 > di 60 anni 5,0 0,0 Fonte: Ns. el. su dati UN Fig. 2 Numero indice della popolazione in età attiva e maggiore di 80 anni nel mondo e nell Unione Europea (25) dal 1950 al (1950=100) Numeri indice della popolazione maggiore di 80 anni e in età anni in UE25 e UN 1950=100 UN > UE25 > 80 UN UE

3 3 Fonte: Ns. el. su dati UN 3) La Prima Assemblea Mondiale sull Invecchiamento della Popolazione, organizzata a Vienna nel 1982, aveva analizzato l impatto economico e sociale della crescita straordinaria e rapida della popolazione anziana nei paesi industrializzati. Ma due decenni dopo, il nuovo rapporto presentato a Madrid nel corso della Seconda Assemblea Mondiale sull Invecchiamento della Popolazione (2002) ha sottolineato il carattere globale e pervasivo del fenomeno, evidenziando il fatto che l andamento accelerato dell invecchiamento demografico coinvolge non solo i paesi industrializzati ma anche, e più marcatamente, i paesi in via di sviluppo. L aumento del numero di persone anziane nei paesi industrializzati resta di importanza fondamentale (Lee, Arthur e Rodgers 1988), ma la consapevolezza del fatto che già oggi la maggioranza degli ultrasessantenni vive nei paesi in via di sviluppo (e che tra meno di trent anni vivranno in questi paesi i tre quarti della popolazione anziana del mondo) rende necessario un approccio globale al problema della connessione tra evoluzione demografica e sviluppo economico, e si impone all attenzione mondiale come sfida del ventunesimo secolo. 4) Entro il raddoppierà la percentuale di persone con più di sessant anni (passando dal 10 al 22% del totale degli abitanti del pianeta) e l impatto di questa tendenza demografica si ripercuoterà sulla crescita economica e sul mercato del lavoro, sui sistemi di protezione sociale e sul fabbisogno di assistenza sanitaria, sul tenore di vita e sull equità tra generazioni, sulla composizione delle famiglie e sulla divisione sociale del lavoro, sulle politiche abitative e sui flussi migratori, e in generale su tutti gli aspetti della vita quotidiana, rendendo necessari provvedimenti di politica economica e sociale di vasta portata in tutti i paesi del mondo (Macura, MacDonald e Haug 2005). 2 - Uno sguardo all Europa La storica inversione nelle percentuali relative di giovani e anziani, che si verificherà nella popolazione mondiale verso la metà di questo secolo, è già avvenuta nella prima metà degli anni 90 nei paesi della vecchia Europa (fig. 3); ciò è dovuto da un lato al miglioramento del benessere generale, che ha considerevolmente aumentato la speranza di vita dei residenti, e, dall'altro, ai bassi livelli di fertilità del trascorso decennio (Kohler, Billari e Ortega 2002). Di conseguenza, anche se la popolazione totale continuerà a crescere fino al, la componente in età attiva inizierà il suo declino circa dieci anni prima (fig. 4), rendendo necessario un ripensamento dello scenario per la crescita economica del prossimo decennio (Demeny 2003). Negli anni passati, la generazione del baby-boom ha assicurato all'europa un abbondante popolazione in età lavorativa, ma le generazioni successive sono decisamente meno consistenti, e per l Italia questo problema sarà più grave che per gli altri paesi (fig. 5).

4 4 Fig. 3 Quota di popolazione giovane e anziana sul totale della popolazione europea (UE25) dal 1950 al Quota di giovani e anziani sulla popolazione UE ,0 35,0 > di 60 anni 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 Fonte: Ns. el. su dati UN < di 15 anni Fig. 4 Popolazione totale e in età attiva nell Unione Europea (UE25) dal 1950 al Popolazione Totale e in età attiva - UE25 - v.a. in migliaia POPOLAZIONE TOTALE POPOLAZIONE IN ETA' Fonte: Ns. el. su dati UN

5 5 Fig. 5 - Indice di dipendenza demografica al nei paesi europei. Indice di dipendenza demografica - > 65a/pop.15-64a % IRL NL L P UK DK F FIN A EU15 B E S EL D I Fonte. EUROSTAT L immigrazione extracomunitaria, che nel corso dell ultimo decennio è raddoppiata, passando da 0,5 milioni negli anni 90 ad un milione e più nel 2001, ha in parte mitigato gli effetti dell invecchiamento della popolazione europea ed ha sostenuto la crescita demografica e l offerta di lavoro di molti paesi con saldo naturale negativo come la Germania, l Italia e la Grecia (Eurostat 2003a). L immigrazione è dunque diventata una componente strategica delle politiche comunitarie stabilite dal Consiglio Europeo di Tessalonica (2003) per contrastare l invecchiamento della popolazione, ma non è sufficiente a risolvere il problema demografico, a meno di non far ricorso a flussi in entrata così elevati da mutare radicalmente e permanentemente la composizione etnica e culturale del paese ospite (UN ). Bisogna infatti tener conto sia della circostanza che anche gli immigrati invecchiano rapidamente (OECD 2004), sia della onerosità di attuazione di percorsi integrativi che non provochino disagio sociale, e che garantiscano pari opportunità e non discriminazione anche in un contesto informativo imperfetto. Un secondo problema di non discriminazione e pari opportunità che emerge in un contesto di invecchiamento della popolazione è quello della divisione sociale del lavoro tra uomini e donne. L aumento del numero di anziani bisognosi di cure farà aumentare la domanda di assistenza formale, ma la conseguente crescita della spesa pubblica porterà al trasferimento di parte del carico assistenziale dallo stato alle famiglie. La struttura del nucleo domestico sta però cambiando rapidamente in tutti i paesi europei, e assume nuove caratteristiche (in tema di fertilità, matrimoni e divorzi) che renderanno le famiglie sempre meno idonee a fornire il sostegno necessario alle persone non autonome.

6 6 In ogni caso, è di fatto sulle donne che finisce per gravare la maggior parte delle responsabilità del lavoro di cura verso coniugi, figli, anziani e nipoti, in aggiunta al lavoro domestico da un lato e alla carriera professionale dall altro. E se la manodopera necessaria allo sviluppo economico del prossimo decennio dovrà essere derivata anche incentivando una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, la consapevolezza che questo carico di responsabilità è ancora tanto poco condiviso tra i generi rende difficilmente conciliabile la maggior presenza femminile sul mercato del lavoro con le politiche di trasferimento degli oneri assistenziali sulle famiglie. Un terzo problema di non discriminazione e pari opportunità, conseguente all invecchiamento della popolazione, è infine quello relativo all esclusione dal sistema produttivo e formativo della componente anziana della forza lavoro. Il tasso di occupazione della popolazione in età anni raggiunge attualmente a fatica il 40%, mentre il Consiglio europeo di Stoccolma (2001) ha deciso che entro il il 50% della popolazione di età compresa tra 55 e 64 anni dovrà avere un lavoro, e il Consiglio europeo di Barcellona (2002) ha stabilito che entro la stessa data l età media di cessazione del rapporto di lavoro dovrà aumentare di almeno 5 anni rispetto a quella attuale (60,8 anni per UE15 nel 2002). Fig. 6 Tassi di occupazione della popolazione in età anni nei paesi di UE25. 80,0 70,0 60,0 50,0 40,0 30,0 20,0 10,0 0,0 Slovenia Slovakia Poland Fonte. EUROSTAT Tasso di occupazione anni - MF 2003 Belgium Hungary Luxembourg Bulgaria Italy Austria Malta Turkey France Romania Germany eu25 Spain Greece Czech Republic Latvia Lithuania Netherlands Ireland Finland Cyprus Portugal Estonia United Kingdom Denmark Sweden I dati mostrano (Eurostat 2003b) che in tutti i paesi dell Unione europea il tasso di occupazione della popolazione anziana è tanto più alto quanto più elevato è il titolo di studio, ma tra le categorie che beneficiano dell istruzione e della formazione i lavoratori anziani sono attualmente i meno favoriti. Per elevare il livello di istruzione e formazione dei lavoratori anziani è pertanto necessario inserire, tra le prassi per un invecchiamento attivo, anche l'apprendimento permanente. Il presupposto di base è che una risposta adeguata all'invecchiamento non debba limitarsi a considerare le persone che sono anziane adesso, ma debba tener conto di tutte le fasi della vita e interessare le persone di tutte le età.

7 7 La risposta dell'unione europea all'invecchiamento è stata avviata dal Consiglio europeo di Lisbona () e identifica quattro sfide fondamentali per il prossimo decennio: 1) la gestione delle implicazioni economiche dell invecchiamento al fine di mantenere la crescita e assicurare la sostenibilità della finanza pubblica; 2) l adattamento del sistema formativo e del sistema produttivo ad una popolazione e ad una forza lavoro che si riducono di numero; 3) la garanzia di pensioni adeguate, sostenibili e adattabili; 4) l assicurazione di un assistenza sanitaria di qualità e la contemporanea sostenibilità finanziaria dei servizi. 3 L evoluzione demografica in Italia Come in altri paesi europei, anche in Italia lo storico sorpasso della componente anziana della popolazione su quella più giovane è avvenuto da circa vent anni (fig. 7), e siamo ormai alle soglie dell epocale inversione di tendenza nella crescita della popolazione residente, che a partire dal inizierà una rapida e marcata contrazione (fig. 8). Anche il lieve aumento dei prossimi pochi anni è comunque derivato da due andamenti contrapposti: una dinamica naturale negativa (data dal saldo tra nati e morti) e una dinamica migratoria positiva (data dal saldo tra immigrati ed emigrati). Le previsioni mostrano inoltre che già dall inizio del nuovo millenio la crescita secolare della popolazione in età lavorativa, su cui ha sempre potuto far conto lo sviluppo economico del paese, ha invertito la sua tendenza e mostra i primi effetti di un calo irreversibile, più marcato e prossimo rispetto al contesto europeo e mondiale (fig. 9). A questa evoluzione complessiva si accompagneranno inoltre profondi mutamenti della struttura demografica della popolazione. Il fenomeno più significativo sarà il progressivo pensionamento della generazione nata negli anni del "boom demografico" del secondo dopoguerra. Questa evoluzione produrrà in primo luogo un marcato invecchiamento della popolazione (fig. 10), poi una riduzione della forza lavoro e un aumento del numero degli inattivi, ed infine una crescente richiesta di cure mediche e di assistenza sanitaria a lungo termine per la maggior longevità degli anziani (Istat 1997). Il dispiegarsi del ciclo di vita delle generazioni più numerose trasformerà la struttura della piramide delle età rispetto a quella normale (fig. 11), spostandone il baricentro verso l'alto (fig. 12).

8 Fig Quota di popolazione giovane e anziana sul totale della popolazione italiana Quota della popolazione giovane e anziana - Italia, ,0 40,0 35,0 > di 60 anni 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 < di 15 anni 5,0 0,0 Fonte: Ns. el. su dati UN Fig Evoluzione della popolazione italiana dal 1950 al Popolazione Totale e in età attiva - Italia - v.a. in migliaia POPOLAZIONE TOTALE POPOLAZIONE IN ETA' Fonte: Ns. el. su dati UN

9 9 Nel recente passato, la disponibilità di forza lavoro è stata molto abbondante per due ragioni: da un lato vi è stato l'ingresso nella popolazione attiva delle generazioni del baby boom, cioè dei nati fra la fine degli anni 40 e la metà degli anni 60, come mostra con evidenza la struttura della piramide delle età (fig. 12); inoltre, a questa immissione nella forza lavoro delle generazioni numericamente più consistenti si è sommato il cambiamento comportamentale della componente femminile della popolazione (Sabbadini 2004), che ha aumentato in misura molto rilevante e probabilmente irreversibile il suo tasso di partecipazione al mercato del lavoro (fig. 13). Gli effetti economici di questa ampia disponibilità di forza lavoro delle classi centrali d'età sono stati molto positivi, perché hanno garantito al sistema produttivo le risorse umane necessarie a sostenere la crescita, ma nel prossimo futuro l'impatto demografico sul rinnovamento della popolazione in età lavorativa (cioè la differenza tra i flussi in entrata e quelli in uscita) sarà complessivamente negativo. L inserimento dei lavoratori extracomunitari che ha caratterizzato negli ultimi anni il mercato del lavoro italiano ha avuto una notevole accelerazione in seguito alla regolarizzazione avviata nel Dal 1999 al 2003 infatti la forza lavoro extracomunitaria regolare è più che raddoppiata, passando da posizioni lavorative a (Istat 2004), ma in nessun caso potrà bastare ad invertire la tendenza calante della popolazione attiva nel nostro paese (Feld ). L'indice di dipendenza demografica aumenterà sia per i minori flussi in entrata nella popolazione in età lavorativa che per i maggiori flussi in uscita dovuti al raggiungimento dell'età pensionabile delle generazioni più numerose. Le nuove generazioni non basteranno più a sostituire quelle che escono dal mercato del lavoro, e il notevole aumento del tasso di dipendenza senile sarà aggravato dall'aumento del numero dei "grandi vecchi", cioè di coloro che superano gli 80 anni, la cui quota sul totale della popolazione crescerà nel nostro paese molto più del contesto europeo (fig. 14). 4 - Effetti dell'evoluzione demografica sul bilancio pubblico Le entrate e le spese pubbliche sono condizionate dalle caratteristiche anagrafiche dei residenti perché sia la quantità di imposte prelevate da un individuo, sia le prestazioni a carico dello stato che gli sono erogate nel corso della sua esistenza, variano notevolmente in funzione delle diverse fasi del ciclo di vita. Le entrate fiscali derivano principalmente dalla tassazione dei redditi di lavoro, e quindi il periodo di massima contribuzione degli individui coincide con l'età lavorativa adulta, in cui si percepiscono le retribuzioni più elevate. Le punte di massimo della spesa pubblica si concentrano invece nelle due fasce estreme d'età: la prima tra 0 e 20 anni e la seconda tra i 60 e gli 80 anni, e il secondo picco supera di solito abbondantemente il primo.

10 Fig Quota di popolazione in età attiva sul totale della popolazione dal 1950 al Popolazione in età in % della popolazione totale UN UE IT 50 Fonte: Ns. el. su dati UN Fig. 10 Distribuzione della popolazione italiana per classi quinquennali d età. % 10,0 9,0 8,0 7,0 Distribuzione della popolazione per classi d'età: Italia, 1950, 2005, 2025 e ,0 5,0 4,0 3,0 2,0 1,0 0, Fonte: Ns. el. su dati UN

11 11 Fig Piramide delle età della popolazione italiana 1951 Fonte: ns. el. su dati Istat Fig Piramide delle età della popolazione italiana 2003 Italia, 2003 v.a. in migliaia 90 e più Fonte: ns. el. su dati Istat

12 12 Fig Tasso di attività femminile dal 1959 al 2001 Tasso di attività femminile (pop. > 15anni) 35,0 30,0 25,0 20, *** 91*** 90*** 89** 88** 87** 86** 85** 84* 83* Fonte: ns. el. su dati Istat Fig. 14 Quota di popolazione in età maggiore di 80 anni sulla popolazione totale Popolazione di età > di 80 anni in % della popolazione totale IT UE UN Fonte: Ns. el. su dati UN

13 13 In questo periodo, l'evoluzione demografica è complessivamente favorevole alle finanze pubbliche ed è probabile che rimarrà tale ancora per qualche tempo. Le entrate sono infatti attualmente ben alimentate dalle imposte pagate dalla generazione del baby-boom, che si trova nella fase della vita lavorativa con retribuzione massima, mentre le uscite stanno traendo vantaggio dai bassi tassi di natalità registrati nel passato trentennio, che permettono il contenimento delle spese per la salute dell'infanzia e per l'istruzione dei giovani. Tuttavia, questa situazione cambierà radicalmente in futuro, e la pressione fiscale tenderà a crescere, a politiche di bilancio invariate, perché da un lato le entrate pubbliche saranno negativamente influenzate dal passaggio della generazione del baby-boom dalla fase del ciclo vitale ad alto reddito a quella della pensione, e dall'altro la spesa pubblica per la previdenza e l'assistenza degli anziani subirà una forte crescita perché aumenteranno i beneficiari del sistema pensionistico e sanitario relativamente a coloro che contribuiranno ad alimentane le entrate. La pressione fiscale è dunque destinata a crescere, a meno di non sacrificare del tutto il finanziamento delle politiche per lo sviluppo (infrastrutture, ricerca scientifica e tecnologica, istruzione e capitale umano) alle difficoltà sempre maggiori che lo stato, le regioni e gli enti locali incontreranno nel prelevare ulteriori risorse dai cittadini. 5 - Effetti dell'evoluzione demografica sul mercato del lavoro La prima conseguenza del cambiamento demografico in atto sull'offerta di lavoro è la scarsità delle risorse umane necessarie ad alimentare la struttura produttiva; la possibilità di rinnovare le professionalità e le competenze con l'inserimento lavorativo dei giovani saranno sempre più limitate, e le carenze di manodopera qualificata condizioneranno la realizzazione dei progetti di sviluppo del sistema economico. Le dimensioni attuali e le prospettive di sviluppo dell'offerta di lavoro dipendono da due fattori: il numero degli individui in età lavorativa, a parità di tasso di attività (effetto demografico). l'atteggiamento degli individui nei confronti del lavoro, a parità di popolazione in età lavorativa (effetto comportamentale). Se l'effetto demografico è negativo, la manodopera necessaria all'espansione del sistema produttivo dovrà essere cercata tra le risorse già presenti nella popolazione; le potenzialità di sviluppo del sistema economico sono dunque condizionate all'incremento dei tassi di attività per tutti i gruppi della popolazione in età lavorativa, e nei prossimi anni la mobilitazione delle risorse umane ancora inattive sarà un fattore cruciale per l'espansione dell'apparato produttivo. Anche la domanda di lavoro risentirà degli effetti del cambiamento demografico in atto: l invecchiamento degli occupati comporterà un aumento dei costi del lavoro, e la gestione delle risorse umane da parte delle imprese risulterà più complessa.

14 14 I costi del lavoro aumenteranno per almeno tre ragioni: in primo luogo aumenteranno le retribuzioni dei dipendenti che sono ancorate all'anzianità di servizio, a meno che i loro effetti sul costo del lavoro non siano compensati dagli aumenti di produttività derivanti dall'innovazione tecnologica. In secondo luogo aumenteranno gli oneri della riqualificazione sul posto di lavoro, dal momento che le conoscenze acquisite nel passato diventano obsolete con l invecchiamento dei dipendenti. Aumenteranno infine anche i costi del lavoro per le nuove assunzioni, poichè le nuove generazioni (o, più in generale, l offerta di lavoro qualificato) diventeranno una risorsa scarsa che le imprese cercheranno di accaparrarsi per poter disporre del capitale umano necessario all'espansione. L'invecchiamento della popolazione pone oggi il sistema economico di fronte alla sfida di saper cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie; in tale contesto, un intervento formativo adeguato potrebbe essere in grado di incentivare sia l'offerta di manodopera qualificata sia la produttività del lavoro. A parità di tasso di occupazione, infatti, se la scarsità di capitale umano qualificato agirà da stimolo per l'introduzione e la diffusione di nuove tecnologie, gli effetti negativi dell'invecchiamento della popolazione potrebbero essere controbilanciati da un aumento della produttività per addetto. 6 - Le politiche per il prolungamento della vita attiva L aumento della durata della vita media nel trascorso decennio non ha comportato un analogo prolungamento della vita lavorativa, anzi, al contrario, il tasso di occupazione dei lavoratori anziani è rimasto stabile nel tempo ad un livello molto basso (fig. 15), che diventa tanto più insostenibile quanto più aumenta la speranza di vita e quanto più l invecchiamento dei nati dal baby-boom accresce il numero di persone 55-64enni. Alla fine degli anni 70 e durante gli anni 80, a fronte di una elevata disoccupazione giovanile dovuta all ingresso nel mercato del lavoro della generazione del baby boom, si è verificata una convergenza di interessi tra lavoratori non più giovani e imprese in fase di ristrutturazione industriale che ha determinato un ampio ricorso al pensionamento anticipato, e che spiega il calo osservato nei tassi di occupazione dei lavoratori anziani (Peracchi ). Ma, in risposta alla rivoluzione demografica, il Consiglio europeo di Stoccolma (2001) ha sottolineato l importanza di un "cambiamento radicale delle misure finora adottate, ossia l abbandono di una cultura del pensionamento anticipato a vantaggio di strategie globali per un invecchiamento attivo". Il Consiglio ha affermato inoltre che la sfida non consiste solo nel far sì che una percentuale più elevata di persone di età compresa attualmente tra i 55 e i 64 anni permanga attiva, ma anche nel rafforzare la capacità di inserimento professionale delle persone oggi quarantenni o cinquantenni. Il cambiamento demografico in atto rende dunque necessaria la rimozione degli incentivi al ritiro precoce dal mercato del lavoro (Blondal e Scarpetta 1998, Gruber e Wise 1999), e l adozione di misure incisive per incrementare i tassi di occupazione dei lavoratori anziani, al fine di sostenere la crescita dell'economia, il gettito fiscale e i sistemi di protezione

15 15 sociale, e in particolare per assicurare pensioni di livello adeguato, a fronte della prevista riduzione della popolazione in età attiva. In sintonia con la strategia europea dell occupazione e con gli indirizzi di massima delle politiche economiche, gli Stati membri devono definire e applicare provvedimenti a favore dell'invecchiamento attivo e della salvaguardia dell occupazione dei lavoratori anziani. Tra questi, ad esempio, gli incentivi finanziari per scoraggiare il pensionamento anticipato e garantire che il lavoro sia proficuo, la promozione di percorsi di formazione e di istruzione permanenti, le politiche attive del mercato del lavoro e le buone condizioni di lavoro, e i meccanismi di flessibilità come il tempo parziale e la possibilità di interrompere il percorso di carriera. Fig. 15 Tassi di occupazione della popolazione in età anni dal 1993 al 2003 % Tasso di occupazione - età UE15 e Italia dal 1993 al EU Italia Fonte: Ns. el. su dati Eurostat. In Italia, le recenti riforme del sistema pensionistico hanno inasprito i criteri anagrafici e contributivi per l accesso alle pensioni, ed hanno rimosso il divieto di cumulo tra reddito da lavoro e reddito da pensione; ma per accrescere la partecipazione dei lavoratori anziani è necessario modificare il comportamento e le aspettative sia dei datori di lavoro che dei lavoratori fin dagli esordi della loro vita attiva, adeguando le regole del mercato del lavoro alla constatazione che gli over 50 costituiranno la percentuale nettamente più elevata della forza lavoro potenziale. CONCLUSIONI L attuale struttura per età della popolazione non è sostenibile nel lungo periodo. A causa del declino dei tassi di fertilità da un lato e dell aumento della longevità dall altro, la popolazione mondiale invecchierà nel prossimo decennio molto più rapidamente che in

16 16 passato, rovesciando il rapporto tra giovani e anziani nella piramide delle età, e trasformando la struttura demografica della forza lavoro. La crescita del numero di persone anziane pone al sistema economico tre ordini di problemi. In primo luogo pone un problema di scarsità di risorse umane per il sistema produttivo, che può contare per il suo sviluppo solo su esigui flussi in entrata nella forza lavoro, sostenuti dall immigrazione, ma comunque inadeguati a compensare l uscita di una crescente popolazione di pensionati. In secondo luogo l invecchiamento della popolazione pone un problema di sostenibilità della finanza pubblica nel contesto del patto di stabilità e di convergenza delle politiche economiche in ambito comunitario (che deve assicurare la stabilità dei bilanci e migliorare la sostenibilità delle finanze pubbliche). La riduzione della base imponibile conseguente all uscita dal mercato del lavoro della generazione del baby-boom, l aumento della spesa per le pensioni e l assistenza sanitaria, fanno aumentare il debito pubblico e minano la sostenibilità del bilancio dello stato. Infine, la maggiore longevità e la sopravvivenza dei grandi vecchi rappresentano un problema per i sistemi sanitari e di assistenza a lungo termine e rendono necessario il contenimento della domanda di tali servizi attraverso la promozione di stili di vita compatibili con un sano invecchiamento. Per far fronte a queste esigenze le politiche dell'unione Europea sono rivolte ad aumentare i tassi di attività e di occupazione di tutte le persone in età lavorativa, al fine di ridurre i tassi di dipendenza economica e controbilanciare gli effetti della crescita degli indici di dipendenza demografica. Queste politiche sono rivolte in primo luogo a favorire l occupabilità e l integrazione degli immigrati mediante meccanismi di ammissione trasparenti e non discriminatori. In secondo luogo le politiche dell'unione Europea sono volte ad aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro mediante incentivi alla condivisione dell'impegno domestico e di cura tra uomini e donne e mediante l'attivazione di strumenti di conciliazione tra vita familiare e lavorativa. Infine, sono rivolte ad incrementare le opportunità lavorative per la popolazione anziana, introducendo cambiamenti significativi nelle prassi in uso per far fronte alla sfida demografica e per cogliere tutti gli aspetti positivi dell aumento della speranza di vita delle persone.

17 17 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Blondal S. and Scarpetta S. (1998), The retirement decision in OECD countries, Economics Department Working Papers No. 202, Paris, ed. OECD. Demeny P. (2003), Population policy dilemmas in Europe at the dawn of the twenty-first century, Population and Development Review 29, pp Eurostat (2003a), The Statistical Guide to Europe, , Luxembourg, Official Publications of the European Communities Eurostat (2003b), Education across Europe, 2003 edition, Luxembourg, Official Publications of the European Communities Feld S. (), Active Population Growth and Immigration Hypotheses in Western Europe. European Journal of Population, 16, pp Gruber J. and Wise D. (eds.) (1999), Social Security and Retirement Around the World, Chicago, University of Chicago Press ISTAT (1997), Gli anziani in Italia, Bologna, Il Mulino ISTAT (2004), Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 2004, Roma Kohler H. P., Billari F. C. and Ortega J. A. ( 2002), The Emergence of Lowest-Low Fertility in Europe During the 1990s, Population and Development Review, 28, pp Lee R. D., Arthur B. W. and Rodgers G. (eds.) (1988), Economics of Changing Age Distributions in Developed Countries. Oxford, Clarendon Press Macura M., MacDonald A. L. and Haug W. (2005), The New Demographic Regime: Population Challenges and Policy Responses. New York and Geneva, United Nations Nazioni Unite (2002), L invecchiamento della popolazione mondiale: 1950-, Roma, Centro di Informazione delle Nazioni Unite OECD (2004), Trends in International Migration Edition, Paris, ed. OECD Peracchi F. (ed.) (), Le pensioni in Italia e in Europa. Roma, Ediesse Sabbadini L. L. (2004) Come cambia la vita delle donne, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per le Pari Opportunità, Roma. United Nations (), Replacement Migration: is it a solution to population decline and population aging? New York and Geneva, United Nations United Nations (2004), World Population Prospects: The 2004 Revision Population Division of the Department of Economic and Social Affairs, New York and Geneva, United Nations Nota biografica Luisa Rosti è professore associato dell Università di Pavia (Dipartimento di Economia Politica e Metodi Quantitativi) e docente di Economia del lavoro e di Economia di genere (Facoltà di Economia). E autrice di "Femina Œconomica", Ediesse, Roma, Ha scritto di recente in tema di mobilità del lavoro (International Journal of Manpower 2002), discriminazione e occupazione indipendente (Small Business Economics 2005) e istruzione come segnale di abilità (Economics Bulletin 2005).

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