Liceo Scientifico Statale Nomentano Anno scolastico ApertaMente Seminario di filosofia contemporanea e bioetica.

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1 Liceo Scientifico Statale Nomentano Anno scolastico ApertaMente Seminario di filosofia contemporanea e bioetica Seconda edizione La riflessione bioetica sulle biotecnologie A cura di Arianna Vennarucci Bibliografia essenziale: - Fornero Giovanni, Bioetica cattolica e bioetica laica, 2005, Milano, Paravia, Bruno Mondadori Editori Habermas Jürgen, Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale, 2002, Torino, Giulio Einaudi Editore Lecaldano Eugenio, Bioetica. La scelte morali, 2005, Bari, Laterza Mori Maurizio, Bioetica. 10 temi per capire e discutere, 2002, Milano, Paravia, Bruno Mondadori Editori Piana Giannino, Bioetica. Alla ricerca di nuovi modelli, 2002, Garzanti Viafora Corrado, Introduzione alla bioetica, 2006, Milano, Franco Angeli

2 1. IL PROBLEMA DELLA GIUSTIFICAZIONE RAZIONALE DEI GIUDIZI MORALI 1.1. La distinzione fra pluralismo etico e relativismo etico Il pluralismo etico si distingue dal relativismo etico, il quale afferma l equivalenza delle varie tesi morali, per cui l una vale l altra. Si può anche sostenere che alcune soluzioni sono di fatto sbagliate o irrazionali, e ciononostante riconoscere che esse vanno rispettate perché un eventuale violazione della coscienza individuale di chi le condivide provocherebbe danni di gran lunga superiori. Ciascuna di noi, infatti, pretende di avere ragione: di fronte a contrasti radicali, si deve riconoscere che solo attraverso il rispetto delle libertà individuali è possibile avvicinarsi alla soluzione più adeguata. La difesa del pluralismo pone di fatto una della grandi sfide morali del nostro tempo, ossia quella di riuscire a far convivere pacificamente gli stranieri morali La tecnica e il pluralismo etico L affermazione del pluralismo etico dipende da svariati fattori, tra i quali un ruolo significativo spetta al progresso tecnologico tipico della nostra società. Mezzi di trasporto sempre più rapidi consentono a un gran numero di persone di muoversi nel mondo e di venire a contatto con culture diverse; i progressi in ambito biologico e sanitario consentono di superare i vincoli naturali e mettono in discussione il principio della sacralità della vita: ora che la tecnica ci consente di controllare i processi biologici, perché non modificarli al fine di soddisfare le esigenze umane? Nel tentativo di dare risposta a questo interrogativo si manifestano le nuove esigenze di autonomia che portano all affermazione del pluralismo etico. D altra parte, quando con tecnica si intende la tecnologia genetica, il problema dell intervento sulla vita assume i contorni di una pervasività inquietante: le biotecnologie, infatti, a differenza di ogni altra tecnologia tradizionale, giungono ad 2

3 investire contemporaneamente la salute umana, l ambiente, il rapporto tra scienza e società, l economia, prospettando una nuova concezione della medicina stessa e prima ancora una nuova rappresentazione del corpo umano. Sono motivi che richiedono: un approccio etico complesso che sappia contemperare criteri, valutazioni, scelte tra considerazioni di ordine differente che si traducono in ultima analisi nel difficile ma irrinunciabile bilanciamento tra efficienza economica, giustizia sociale, tutela dei diritti individuali. (Comitato Nazionale per la Bioetica, Considerazioni etiche e giuridiche sull impiego delle biotecnologie, 2001). 2. LA RIVOLUZIONE GENETICA : BASI SCIENTIFICHE La determinazione adeguata di ogni approccio etico, soprattutto poi quando si tratti di un approccio così complesso, deve partire da una chiara definizione di campo. Il documento del Comitato fornisce al riguardo due definizioni: in senso lato, le biotecnologie possono essere definite come un insieme di procedimenti tecnici atti a modificare la struttura e la funzione di organismi viventi per la produzione di materiali biologici utili nella medicina, nell industria e nell agricoltura.. La definizione più ristretta coincide con il concetto di ingegneria genetica: le tecniche del DNA ricombinante usate per modificare geneticamente organismi viventi a fini terapeutici o produttivi. Prima di passare a questioni specificamente etiche sollevate dall uso dell ingegneria genetica, è necessaria una sintetica esposizione delle basi scientifiche e delle applicazioni biotecnologiche di quella che può essere chiamata a giusto titolo la rivoluzione genetica. Queste le acquisizioni che tra il 1940 e il 1970 avviarono questa rivoluzione: - la scoperta della natura chimica della sostanza portatrice dell informazione genetica, l acido desossiribonucleico, il DNA; - la definizione della struttura chimica del DNA, una lunga macromolecola in cui si succedono in serie continua quattro diverse molecole (Adenina, Guanina, Citosina, Timina), supportate da uno scheletro fosfo-desossiribonucleico; - la determinazione della struttura spaziale del DNA, una lunga macromolecola a doppia elica; - la scoperta infine del codice genetico e cioè il linguaggio in cui l informazione implicita in ogni gene è scritta insieme al processo della sua decodificazione. Su queste basi si fonda la rivoluzione genomica: ogni organismo vivente porta inscritto in ogni sua cellula un programma, il genoma appunto, dalla cui attività coordinata e integrata con migliaia di altre informazioni, trasmesse da cellula a cellula, dipende fondamentalmente tutto il suo sviluppo e il suo funzionamento. In alcuni esponenti si è cercato di vedere nel genoma immutato il luogo dell identità più profonda dell essere vivente, quasi un analogia con l entità chiamata classicamente anima. Contro un tale modo di argomentare, non sono mancate significative obiezioni, di carattere scientifico innanzitutto, dal momento che la rappresentazione di un genoma assolutamente stabile non è affatto sostenibile scientificamente: ogni organismo vivente, infatti, è soggetto a cambiamenti più o meno spontanei del patrimonio genetico, senza che questo porti ad un mutamento della specie. Un analisi attenta degli argomenti difesi dagli avversari di ogni forma di ingegneria genetica fa emergere l analogia tra gli argomenti di oggi e quelli che i creazionisti di ieri portarono in campo contro la teoria darwiniana dell evoluzione. Allora si difendeva il fatto che le specie fossero state volute da Dio così com erano, mentre oggi si ripete la medesima figura argomentativa, passando dalla specie al genoma e alla sua integrità. (si veda per es. gli argomenti contro la realizzazione di animali transgenici o contro lo xenotrapianto) Sulla base delle acquisizioni sopra riportate, due scoperte aprirono, nei primi anni settanta, la via 3

4 all ingegneria genetica: - la scoperta di enzimi nucleari capaci di riconoscere e tagliare il DNA in siti specifici; - la scoperta del DNA ricombinante, tecnica che permette di tagliare segmenti di DNA dal genoma di una cellula e di inserirli mediante un vettore in altre cellule, le quali possono replicare il segmento miliardi di volte durante la proliferazione cellulare. 3. Questioni etiche nella ricerca genetica di base: il sequenziamento del genoma umano Sotto forma di bozza di lavoro, l annuncio dell avvenuta decifrazione dell intera informazione genetica umana è stato dato il 26 giugno del 2000, alla fine di un impresa durata 12 anni e conclusa con qualche anno in anticipo, visto che la realizzazione della bozza era prevista per il 2003, cinquantenario della determinazione del modello strutturale del DNA ad opera di Crick e Watson. I risultati definitivi sono stati pubblicati su Nature del 15 febbraio 2001 e su Science del 16 febbraio, firmate rispettivamente da Collins, direttore dello Human Genoma Project consorzio internazionale pubblico e da Venter, direttore dell industria biotecnologica privata Celera Genomics. La decifrazione del genoma umano ha una portata simbolica molto vasta, segnando l inizio di una nuova era scientifico-tecnologica, caratterizzata dalla presa di potere da parte dell uomo sulla struttura intima dell organizzazione del vivente. Troppo preoccupati forse dalla gestione delle nuove potenzialità diagnostiche e terapeutiche fornite dal sequenziamento del genoma umano, scienziati, medici e esperti di bioetica non affrontano ancora adeguatamente questioni più radicali: il fenomeno della vita, della sua origine e della sua evoluzione è pienamente spiegabile in termini di un interazione tra geni e fattori ambientali, oppure non è riducibile ad un esclusiva dinamica biochimica, per quanto questa sia essenziale al suo funzionamento? Rischio: una semplificazione fuorviante della novità costituita dalla scoperta del codice della vita. Segno di questa semplificazione può essere il ricorso acritico a metafore ingannevoli come programma, progetto, fotocopia, istruzioni, stampi : esse contribuiscono al diffondersi dell erronea idea che conoscere i geni equivalga a conoscere la persona, come se fosse possibile disporre di un supporto magnetico in cui sia iscritto il proprio profilo e codice genetico, e l identità personale (concetto filosofico-ontologico) fosse riducibile o riconducibile alla sequenza delle basi biochimiche del DNA. 4. Questioni etiche nella genetica applicata in campo vegetale: il dibattito sugli OGM Sono ormai diverse in campo vegetale le varietà di organismi geneticamente modificati (OGM). Si producono e si commercializzano varietà di frumento, mais, patata, pomodoro, riso, soia. In campo vegetale si ricorre alla manipolazione genetica essenzialmente per aumentare la resistenza delle piante agli insetti e ai parassiti (es. il mais Bt), agli erbicidi (in modo tale che è possibile irrigare i campi con diserbanti senza danneggiare le piante modificate geneticamente), alle condizioni ambientali (es. una varietà di cotone che ha bisogno di poca acqua e può quindi essere coltivato in zone desertiche Biotecnologie e fame nel mondo Ragioni a favore: la disponibilità di piante geneticamente modificate altamente produttive e 4

5 resistenti a condizioni ambientali difficili e a parassiti ridurrannoo i costi e aumenteranno le produzioni di cibo. > Grande opportunità per i Paesi poveri. Ragioni contro: l introduzione delle monoculture intensive, favorite dal ricorso agli OGM, contribuisce a spezzare il legame tra i contadini e la propria terra. Richiedendo inoltre forti investimenti di tecnologia, le specie transgeniche sono adatte a fattorie di medie e grandi dimensioni. Inoltre, i semi transgenici venduti dalle aziende sono sterili e dunque ad ogni semina i contadini devono provvedere a nuovi acquisti. > I piccoli produttori sono costretti a vendere i propri campi Biotecnologie e biodiversità Ragioni a favore: nulla di quello che oggi coltiviamo è naturale, essendo stato da sempre selezionato dall uomo in vista della produzione di piante con migliori caratteristiche. Le biotecnologie non sono poi così rivoluzionarie permettendo di fare la stessa cosa in tempi più accelerati. Ragioni contro: la diffusione degli OGM esalta ed aggrava la tendenza dell agricoltura moderna alla monocultura intensiva. Se questo processo di omologazione si dovesse estendere, la riduzione delle varietà tenderebbe veramente a diventare catastrofica Biotecnologie e sicurezza alimentare Ragioni a favore: per essere giudicato idoneo alla commercializzazione, un prodotto ogm destinato all alimentazione passa attraverso tutti i controlli del suo analogo naturale. Esperimenti hanno dimostrato che, sul breve periodo almeno, l assunzione ad esempio di mais o soia modificati non hanno avuto effetti sull organismo umano. Ragioni contro: ci sono rischi che non sono ancora sotto controllo; in particolare rischi di allergie e resistenza agli antibiotici, un rischio questo dovuto non tanto alle biotecnologie in sé, quanto ad uno speciale accorgimento tecnico che di solito si usa per distinguere le piante effettivamente modificate, senza che si debba arrivare alla fruttificazione Biotecnologie e rischio ecologico Ragioni a favore: mettendo a punto varietà vegetali altamente produttive si possono ottenere raccolti abbondanti e sicuri senza l uso massiccio di fertilizzanti che poi finiscono per inquinare fiumi e mari. Le biotecnologie aiuterebbero in questo senso a tenere pulito l ambiente. Ragioni contro: con l introduzione di geni che sviluppano tossine contro alcuni parassiti c è il rischio che, nel giro di pochi anni, si sviluppi nei parassiti la resistenza a queste tossine e così diventerebbero inutili proprio quelle capacità di autodifesa conferite alla pianta dalla manipolazione genetica. Altro rischio è che le tossine prodotte dai geni pesticidi, insieme agli insetti nocivi uccidano anche insetti benefici, come anche uccelli predatori di insetti dannosi, alterando così gravemente l equilibrio ecologico. Un ultima perplessità si riferisce alle ripercussioni socio-economiche delle biotecnologie. Rifkin in Il secolo biotech denuncia che l 80% dei 29 miliardi di dollari del mercato globale delle sementi è controllato da 10 industrie agrochimiche e che la Novartis, nata dalla fusione tra la Sandoz e l agrochimica Ciba Geigy, è l industria agrochimica più grande del mondo, la seconda di sementi, la terza farmaceutica, la quarta di medicina veterinaria. 5

6 5. Questioni etiche nella genetica applicata in campo animale Così, nel corso del 2001, la rivista Scienze dava la notizia della prima scimmia transgenica: è nata la prima scimmia geneticamente modificata. Si tratta di un esemplare al quale è stato aggiunto un gene supplementare quando era allo stato di ovocita non fecondato. Tale frammento artificiale di codice genetico potrebbe suggerire un modo per accelerare la ricerca terapeutica su numerose malattie, fra cui diabete e cancro. Analogo metodo potrebbe essere applicato su altri animali da laboratorio portatori di geni associati a specifiche malattie, allo scopo di tentare di colmare il gap attuale fra topi transgenici ed esseri umani. Spunti per la discussione. La realizzazione di animali transgenici come modelli di sperimentazione solleva interrogativi di diverso ordine. 1) Ordine epistemologico: è proprio necessario questo tipo di intervento sull animale? Che valore hanno per l uomo i dati forniti dal modello animale seppure modificato geneticamente? Ragioni a favore: la realizzazione in laboratorio di animali transgenici, per così dire su misura è ormai quasi una routine, fondamentalmente motivata dall esigenza scientifica di disporre di modelli sperimentali per la ricerca e l osservazione in vivo dei meccanismi di azione di determinate patologie a base genetica, e per il conseguimento di possibili vantaggi derivanti dall utilizzo di apparati biologici che funzionano, come per esempio la ghiandola mammaria, quali bioreattori per la produzione di proteine di interesse farmacologico e alimentare. Ragioni contro: nessun significativo progresso nella ricerca del cancro è finora venuto dagli oncotopi. Il ricorso alla scimmia, si potrebbe controbattere, è stato pensato proprio per superare il divario tra uomo e topo. Contro argomento: i modelli animali sono, nel migliore dei casi, una buona imitazione della condizione umana, ma nessuna teoria può essere approvata sulla base di un analogia. Al di là del fatto che non esistono animali perfettamente simili all uomo, resta poi un grave problema etico: è lecito somministrare un virus mortale ad animali sani? > 2) Ordine antropologico: si pone l esigenza di ripensare il rapporto uomo-animale. È giusto che interventi così profondi sulla vita animale vengano valutati solo sulla base dell impatto che hanno per la vita umana? Assumendo una prospettiva antropocentrica moderata che, tra gli estremi di un antropocentrismo esclusivo e un biocentrismo radicale, riconosca la differenza di specie tra esseri umani e animali e insieme richieda all uomo, proprio in forza di questa sua differenza, una specifica sensibilità nei confronti degli animali, si può ragionevolmente ammettere che gli interessi vitali degli animali debbano avere priorità su quelli non vitali dell uomo. 3) Ordine ontologico. In molti casi le resistenze non sono tanto contro l uso degli animali nella sperimentazione in sé, quanto contro la transgenesi: l animale transgenico è stato visto come un essere ontologicamente diverso dall animale naturale. Vedi la questione esposta sopra sull assunzione del genoma immutato come anima Xenotrapianti Questa in sintesi la notizia data dalla rivista Scienze nel corso del 2002 Cinque maialine, nate nel 2001, sono frutto sia dell ingegneria genetica sia di tecniche di clonazione. L azienda biotech PPL Therapeutics ha infatti clonato le maialine dopo averne modificato il patrimonio genetico in modo tale da mettere fuori gioco un gene responsabile dell aggiunta alla superficie delle cellule delle maialine di uno zucchero normalmente riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario umano, rendendo impossibile gli xenotrapianti. Si tratta dunque di un passo molto importante verso la possibilità di usare i maiali come depositi di pezzi di ricambio per l organismo umano. Secondo l azienda americana presto potranno iniziare le prime 6

7 sperimentazioni cliniche. Spunti per la discussione. L idea di utilizzare organi di animali da trapiantare nell uomo è precedente ai primi trapianti da cadavere effettuati da Barnard alla fine degli anni sessanta. Pur utilizzando scimpanzé e babbuini per ridurre le differenze immunologiche, le decine di xenotrapianti eseguite tra il 1963 e il 1965 non ebbero nessun successo. Risultati ancora peggiori si ebbero utilizzando organi di pecore e maiali. Causa di questi insuccessi è la violenta reazione di rigetto: il cosiddetto rigetto iperacuto. È a questo punto che interviene la tecnologia genetica con la possibilità di modificare geneticamente gli animali per renderli più simili all uomo. La specie ritenuta la candidata ideale a queste manipolazioni genetiche è sta individuata nel maiale, a causa innanzitutto delle similitudini con l uomo per quanto riguarda il sistema vascolare, le dimensioni, le abitudini alimentari, la fisiologia della digestione, le strutture e la funzione del rene. E inoltre perché: richiede poco spazio e costi ridotti per l allevamento e il mantenimento, la prole è numerosa, può essere allevato in condizioni ambientali controllate sotto il profilo virologico. La genetica ha sviluppato tecniche atte a contenere il rigetto iperacuto: sono state individuate alcune proteine umane in grado di inibire la reazione di un complesso sistema di proteine chiamato complemento, che attacca e distrugge gli organi estranei, inserendo i geni responsabili della loro produzione nei maiali. Restano invece ancora alti i rischi di infezioni virali prodotti da virus latenti, che, non essendo più ostacolati dai blocchi che trovano nella specie con la quale avevano stabilito un rapporto di equilibrio, potrebbero scatenarsi senza più incontrare ostacoli, visto che temporaneamente per garantire la riusita del trapianto si somministrano farmaci immunosoppressori. Ragioni a favore: fonte illimitata di organi, a fronte dell insufficienza di tutte le strategie messe in atto per risolverla; riduzione dei tempi d attesa, che evita il progressivo deterioramento clinico; riduzione dei costi di trattamento dei pazienti con insufficienza d organo in fase terminale; scomparsa del mercato illegale di organi umani. Principale argomento utilizzato contro gli xenotrapianti: il problema della distruzione della barriera morale che separa gli animali dagli uomini, compromettendo la dignità di questi ultimi. Ma rispettare la dignità umana deve coincidere con il rispettare necessariamente l umanità del suo genoma? Si consideri in proposito che il genoma umano condivide con quello di alcuni primati superiori circa il 99% dei geni e che quindi sarebbe del tutto fuorviante individuare nella struttura genetica le ragioni per la dignità umana. La dignità umana, in una prospettiva personalistica, si basa sulla capacità dell uomo di trascendere la propria struttura biologica. In questa prospettiva, quindi, l utilizzo di organi e tessuti animali, non sarebbe, in teoria, lesiva della dignità umana. Sugli xenotrapianti vale ancora la Raccomandazione dell Assemblea parlamentare del Consiglio d Europa (1999), con la quale si invitano gli Stati membri ad adottare una moratoria in attesa che la conoscenza scientifica documenti i rischi per la salute umana. 6. Questioni etiche nella genetica applicata in campo umano: il dibattito sulle cellule staminali. Così il Corriere della sera del 16 giugno 2004 dava la notizia del primo progetto di studio, in seguito approvato, nell ambito della clonazione terapeutica in vista della produzione di cellule staminali embrionali autologhe: 7

8 Un gruppo di ricercatori dell università di Newcastle ha ufficialmente richiesto ieri alla Human fertilization and embriology Authority inglese la licenza per produrre embrioni umani a scopo terapeutico. L obiettivo è di ottenere cellule staminali embrionali da sperimentare nella cura del diabete. Lo Stem cell Group pensa di utilizzare la stessa tecnica usata per creare Dolly, la prima pecora clonata. È la metodica della clonazione terapeutica che prevede il prelievo del nucleo di una cellula adulta (in futuro saranno nuclei di cellule somatiche prelevate dal paziente) e il suo inserimento in un ovulo di donatrice. Lo sviluppo dell embrione verrà bloccato entro il quattordicesimo giorno e le sue cellule ancora totipotenti verranno utilizzate per la ricerca. Nel giro di una decina di anni si potrebbe arrivare alla terapia risolutiva del diabete. Punto di partenza della ricerca sulle cellule staminali embrionali è stata la realizzazione, alla fine degli anni settanta, della Fivet, la tecnica che permette la fecondazione assistita attraverso la produzione di embrioni fuori dal corpo materno (in vitro) e il loro successivo trasferimento in utero. La formazione di embrioni in vitro ha permesso di studiare per la prima volta gli stadi più precoci dello sviluppo embrionale, permettendo di capire meglio il processo di differenziazione cellulare. A vent anni dalla Fivet si è riusciti a ottenere e a coltivare cellule staminali sia embrionali sia fetali: nel 1998 un équipe di ricercatori americani riesce ad isolare e a coltivare cellule staminali provenienti da embrioni in soprannumero; nello stesso anno, sempre in America, un altro grupo di ricercatori riesce ad isolare e coltivare cellule germinali provenienti da gonadi di feti abortiti. Entrambi questi tipi di cellule hanno dimostrato la capacità di differenziarsi in numerosi tipi cellulari. Contemporaneamente si sviluppa la ricerca sulle cellule staminali adulte: si prende atto che la loro plasticità è molto superiore rispetto a quanto ci si aspettava. Per citare un solo caso: a Milano il gruppo diretto da Vescovi arriva a differenziare cellule muscolari a partire da cellule staminali neurali (2004). Si apre la prospettiva di una svolta terapeutica dalla portata storica: disporre di un reagente biologico come le cellule staminali da differenziare nei diversi tipi cellulari significa poter affrontare con maggior successo, grazie alla sostituzione dei tessuti danneggiati, malattie ora poco trattabili quali l Alzheimer, il Parkinson, l infarto, il diabete e molte altre. D altra parte la stessa ricerca biomedica mette subito in rilievo i diversi profili delle cellule staminali embrionali da quelle adulte: queste ultime sono purtroppo di difficile reperibilità, poiché numericamente molto scarse; inoltre, non possono essere coltivate a lungo poiché, dopo alcune divisioni cellulari, tendono a perdere le caratteristiche di pluripotenzialità. Una fonte ulteriore è costituita dalle cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale. E tuttavia anche in questo si presentano le stesse limitazioni numeriche e fisiologiche, sebbene in misura, minore, delle cellule staminali adulte La ricerca sulle cellule staminali: il dibattito etico In questi ultimi anni, accanto al ritmo incalzante con cui si susseguono conoscenze e applicazioni nell ambito della differenziazione cellulare, si è sviluppato in tutti i paesi tecnologicamente avanzati un appassionato dibattito. Se ne possono individuare gli orientamenti nei Documenti elaborati dalle Commissioni di Bioetica attivate quasi contemporaneamente nei diversi contesti nazionali. Negli USA per esempio è stata ritenuta lecita la ricerca su cellule staminali prelevate da embrioni in soprannumero, ma si è detto no alla produzione di cellule staminali attraverso il trasferimento nucleare: pur riconoscendo che la produzione di embrioni attraverso il trasferimento di nuclei di cellule somatiche in ovociti potrebbe presentare potenzialità terapeutiche, si propone che la ricerca in questo settore non venga finanziata da fondi federali (dal Rapporto pubblico del 1999 elaborato dalla Commissione istituita da Bill Clinton). Per quanto riguarda il dibattito italiano, un documento particolarmente significativo è il Rapporto Dulbecco, reso pubblico il 28 dicembre 2000 dalla Commissione incaricata dal ministro della sanità Veronesi di rispondere alle seguenti questioni: cosa ci si può aspettare scientificamente e 8

9 terapeuticamente dalla ricerca sulle cellule staminali? Tra le varie fonti di cellule staminali, quali hanno maggiore possibilità di cura in termini quantitativi (reperibilità) e qualitativi (compatibilità)? Quali aspetti etici pongono le scelte fra le varie fonti? La commissione, unanime nell escludere il reperimento delle cellule staminali attraverso la produzione apposita di embrioni umani, si è divisa sulla possibilità di utilizzare gli embrioni in soprannumero. Pur prendendo atto che esiste un valore unanimemente condiviso: il rispetto dovuto alla vita umana, la Commissione si divide sui modi concreti di manifestare tale rispetto nelle circostanze reali della vita. E così il Rapporto presenta due risoluzioni: una di maggioranza, favorevole all utilizzo di embrioni in soprannumero; una di minoranza, contraria. L interpretazione del rispetto della vita umana nella prima risoluzione ritiene che: 1. quando ci si trova di fronte a situazioni dilemmatiche, il meglio che si possa fare (se si esclude l inazione che è comunque una scelta) è di bilanciare i valori in gioco; 2. nel caso degli embrioni in soprannumero, si ritiene che la bilancia penda a favore della destinazione di tali embrioni agli scopi di una ricerca che salvare la vita a milioni di esseri umani; 3. tale destinazione manifesta, nella situazione particolare, un rispetto per la vita umana ben superiore al mero lasciar perire; 4. sul piano dei principi, tale soluzione trova sostegno nel principio di beneficità, il quale, pur con differenti accentuazioni, è un tratto comune alle principali dottrine morali, ispira l etica biomedica ed è fonte di quella responsabilità che noi abbiamo verso le persone che soffrono. L interpretazione del rispetto della vita umana nella seconda risoluzione ritiene che: 1. l embrione è un essere umano con potenzialità di sviluppo e non quindi un essere umano potenziale; 2. l embrione, come ogni altro essere umano, ha diritto alla vita; 3. la vita umana, la sua dignità, non è di più in alcune fasi e di meno in altre; 4. se è vero che non si deve proiettare nell embrione l idea di persona fatta e finita, non si può neanche coltivare un idea di persona che prescinda da questo inizio. Il legame tra embrione e persona va considerato come un processo unitario, dinamico e continuo; 5. in base a queste premesse, dire che il sacrificio di questi embrioni è un male minore rispetto a quello maggiore della loro distruzione o che il sacrificio di questi embrioni è proporzionato ai vantaggi sperati comporta una visione strumentale dell embrione umano, al quale non si riconosce il titolo di soggetto. Il dibattito italiano sullo statuto dell embrione in genere e sulla possibilità in particolare di utilizzare embrioni umani al fine di ricavarne cellule staminali totipotenti con finalità terapeutiche, ha conosciuto momenti di intensità in connessione al dibattito sui referendum abrogativi della Legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Val la pena di ricordare, dunque, in sintesi i contenuti di tale Legge attualmente in vigore in Italia, dal momento che i referendum abrogativi del giugno 2005 non hanno raggiunto il quorum. Il ricorso alla procreazione assistita è consentito solo in caso di sterilità o infertilità, documentate da un atto medico e non altrimenti risolvibili; - possono accedere alle tecniche di procreazione assistita solo coppie di maggiorenni, di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi: un no quindi a single, coppie omosessuali, donne in menopausa, fecondazione post-mortem; - per i genitori di bambini nati con le tecniche di procreazione assistita, la legge prevede il divieto di disconoscimento di paternità e di anonimato della madre; - sono ammesse solo le tecniche di procreazione assistita di tipo omologo, quelle cioè che utilizzano seme e ovociti della stessa coppia; - le tecniche di produzione degli embrioni, qualunque di esse venga usata (Fivet, Gift etc.) non possono produrre un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, che, comunque, non deve essere più di tre: si evita così la crioconservazione, ammessa solo qualora il trasferimento nell utero non risulti possibile a causa dello stato di salute della donna, non prevedibile al momento della fecondazione; - per l accesso alle tecniche di procreazione assistita si 9

10 richiede il consenso informato scritto ad entrambi i membri della coppia, congiuntamente al medico responsabile della struttura sanitaria; tra la manifestazione della volontà e l applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni, termine entro cui la volontà può essere revocata da ciascuno dei membri della coppia; a partire però dalla fecondazione sarà obbligatorio per la donna l impianto degli embrioni prodotti. L obbligatorietà dell impianto che, anche se priva di sanzioni, è chiaramente affermata dalla legge, viene invece negata dalle Linee Guida emanate in ossequio all art. 7 della stessa legge: esse stabiliscono che ove il trasferimento dell embrione, non coercibile, non risulti attuato, la coltura in vitro del medesimo deve essere mantenuta sino al suo estinguersi. Infine, la legge 40 indica in dettaglio le misure di tutela dell embrione: divieto di qualsiasi sperimentazione che comporti la distruzione di embrioni umani; divieto della produzione di embrioni umani a fini di ricerca e di sperimentazione; divieto di ogni forma di selezione a scopo eugenetico e di qualunque manipolazione diretta ad alterare il patrimonio genetico dell embrione; divieto di clonazione tramite il trasferimento di nucleo o tramite scissione precoce dell embrione; divieto di riduzione embrionaria di gravidanze plurime; divieto di diagnosi pre-impianto, anche quando la donna sia portatrice di anomalie genetiche. Si potrà sapere se il proprio figlio soffrirà delle medesime anomalie solo dopo l inserimento in utero dell embrione, con la possibilità, garantita dalla Legge 194, di interrompere la gravidanza. Risulta evidente la connessione fra liceità di determinate tecniche di procreazione assistita e la ricerca sulle cellule staminali embrionali: in Italia tale ricerca è resa impossibile dal divieto che la Legge 40 impone alla produzione di embrioni in soprannumero e all utilizzo degli stessi ai fini della sperimentazione. 7. Tra scienza, etica e politica: il principio di precauzione. Conclusioni. Nel presentare il profilo delle biotecnologie nel loro frenetico sviluppo abbiamo fatto riferimento a più riprese all impegno a bilanciare rischi e benefici. E tuttavia, se c è una prima indicazione che emerge, questa è data dalla constatazione di quanto sia difficile realizzare quest opera di bilanciamento, data soprattutto l incertezza scientifica. A questa situazione si riferiscono diversi studiosi o esperti di bioetica quando parlano di scienza post-normale. Rispetto alla passata condizione normale della scienza, basata sulla certezza dei suoi mezzi e dei suoi risultati e su un modello incrementalista della conoscenza, dove è sempre assicurato che le lacune dovute all ignoranza saranno colmate dal progresso scientifico, si afferma la consapevolezza che l incertezza sia costitutiva. Nella scienza post-normale, anzi, l incertezza assume quasi un rilievo positivo poiché getta le basi per un sistematico confronto tra esperi e cittadini, per un interazione più forte tra scienza e società, applicando a livello sociale il modello di interazione che nel rapporto clinico prende il nome di consenso informato e che è stato una componente determinante della nascita della stessa bioetica. Ma cosa si intende per incertezza della scienza post-normale? Essa è innanzitutto un incertezza strutturale, determinata dal limite intrinseco agli strumenti che adopera; ma tale incertezza strutturale porta con sé altre due aspetti di incertezza: l aspetto oggettivo della imprevedibilità degli esiti, specialmente quando in questione sono interventi nel campo della vita; l aspetto soggettivo della molteplicità delle possibili interpretazioni valutative e dell eventuale disaccordo sui valori morali di riferimento, anche quando le conseguenze tecnico-scientifiche si possono prevedere. È in questo contesto di presa di coscienza dell incertezza della scienza e insieme della necessità di arrivare a decisioni che assicurino un livello di sicurezza collettivamente ritenuto accettabile, che si profila nel nuovo orizzonte della riflessione bioetica tracciato dalle biotecnologie il principio di precauzione. La consistenza che questo principio è venuto assumendo non è solo etica, ma anche giuridica e politica, dal momento che è inserito nel Trattato dell Unione 10

11 Europea del La comunicazione della Commissione Europea sul principio di precauzione, resa pubblica il 2 febbraio del 2000, rappresenta un comune quadro di riferimento per dare concretezza ad una gestione responsabile dei nuovi poteri di intervento sulla vita. Nell Introduzione la Comunicazione così riassume i principi generali dell applicazione del principio di precauzione: I responsabili delle decisioni sono continuamente messi di fronte al dilemma di trovare un equilibrio tra le libertà e i diritti delle persone, dei settori di attività e delle organizzazioni e la necessità di ridurre o eliminare il rischio di effetti nocivi per l ambiente o la salute. Trovare il giusto equilibrio per prendere decisioni adeguate, non discriminanti, trasparenti e coerenti, pur assicurando il livello scelto di protezione, richiede di prendere decisioni in modo strutturale, fondato su dati scientifici e altre informazioni oggettive e dettagliate. Una tale struttura è fornita dai tre elementi dell analisi del rischio: valutazione del rischio, scelta della strategia della gestione del rischio e comunicazione del rischio. [ ] Il ricorso o meno al principio di precauzione è una decisione che si prende quando le informazioni scientifiche sono incomplete, non definitive o incerte e anche quando ci sono elementi per ritenere che i possibili effetti sull ambiente o la salute umana, animale o vegetale, potrebbero essere pericolosi e incompatibili con il livello di protezione scelto. 11

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