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1 MARTEDÌ 3 MARZO In Italia (con Living ) EURO 1,50 ANNO N > Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel Israele e Usa mai così distanti IRAN, IL NUCLEARE E ALTRI SOSPETTI La cittadinanza? Vent anni e tanto studio La mia storia di albanese diventato italiano. E le polemiche sul caso della donna di Varese di Leonard Berberi Q di Massimo Gaggi Giugno Reagan è furibondo con Israele per il bombardamento del reattore nucleare iracheno di Osirak, vicino a Bagdad. Gli Usa condannano l azione e non difendono Gerusalemme davanti al Consiglio di sicurezza dell Onu. La reazione del premier israeliano Begin è durissima. Convoca l ambasciatore americano e lo ammonisce: «Non permettetevi di interferire nella nostra autonomia trattandoci come vassalli, non siamo una repubblica delle banane». Chi oggi pensa che le relazioni tra i due Paesi non verranno scosse più di tanto dallo «sgarbo diplomatico» di Netanyahu, arrivato a Washington senza accordi preventivi con la Casa Bianca per esprimere (ieri all Aipac, il gruppo di pressione pro Israele in America, oggi al Congresso) la sua ferma opposizione all accordo sul nucleare che si sta delineando con l Iran, ripensa a questo e altri precedenti di tensione. Dalla crisi di Suez del 1956 alla guerra del Kippur, molte sono state le scintille tra i due alleati. Ma alla fine gli interessi comuni hanno sempre prevalso sui dissensi. Accadrà anche stavolta? È possibile, ma questa è una crisi diversa dalle altre. Non solo perché ai contrasti di politica estera si aggiungono la profonda disistima reciproca tra Obama e Netanyahu e il sospetto della Casa Bianca che, spaccando il Congresso per vincere le elezioni in Israele, stavolta sia il leader ebraico a cercare di trattare l America come una banana republic. Tutto molto grave, certo, ma anche 35 anni fa Begin bombardò l Iraq alla vigilia delle elezioni. Reagan aveva con lui un pessimo rapporto e reagì con mosse (come il taglio delle forniture militari) che oggi sarebbero considerate inaudite. Obama ha denunciato, sì, il viaggio di Netanyahu come dannoso, ma si è limitato a fargli il vuoto attorno: il premier non vedrà il presidente, né il suo vice Biden, né il segretario di Stato Kerry. Ma le voci di riduzioni degli aiuti militari a Gerusalemme sono state smentite. La vera gravità di questo conflitto non sta nella pesantezza dello sgarbo di Netanyahu, nei pessimi rapporti tra i leader e nemmeno nell approccio più muscolare di Israele. La giustificazione data ieri dal premier per il suo intervento «a gamba tesa» è la stessa di Begin: «Voi combattete per la vostra sicurezza, Israele per la sua sopravvivenza». Stavolta c è di più: visione strategiche profondamente diverse. Obama crede che l Iran possa diventare un fattore di (relativa) stabilità in un Medio Oriente sconvolto dalla frantumazione del mondo arabo sunnita. Netanyahu considera una visione simile un pericolo mortale. Se arrivasse l accordo con Teheran, e Israele non cambiasse rotta, il conflitto potrebbe diventare insanabile. uasi vent anni di residenza, costellati da un diploma, una laurea, un master e tre lavori. E una fila interminabile di giorni di attesa, dalla domanda di cittadinanza (inviata il 1 dicembre 2008) all appuntamento in Comune, quando con poche, emozionanti parole pronunciate di fronte a un funzionario (svogliato) io, albanese, pur legato al mio Paese, sono diventato quello che sognavo: un cittadino italiano. a pagina 24 IL CASO FONDATO NEL 1876 di Perrone, Sconcerti, Tomaselli e Valdiserri alle pagine 50 e 51 di Enrico Marro tà pensionabile più flessibile. I lavoratori «E devono essere consapevoli della loro situazione contributiva e delle loro pensioni così da poter pianificare il futuro». Il neopresidente dell Inps, Tito Boeri, racconta al Corriere come l Istituto di previdenza cambierà. «Reddito minimo di povertà». L idea è di anticipare l uscita dal lavoro con assegni più leggeri. L Istat: in calo la disoccupazione, 131 mila posti in più. alle pagine 2 e 3 Ferraino, L. Salvia FILM SU PIO XII DUBBI VATICANI GIANNELLI di C. Mariani ed E. Soglio alle pagine 28 e 29 AFP / DARIA BUZNIKOVA Servizio Clienti - Tel mail: Previdenza L idea di anticipare l uscita con assegni più leggeri. «A tutti il calcolo di quanto avranno» «Età flessibile per le pensioni» Il presidente dell Inps Boeri: reddito minimo anti povertà. Cala il tasso di disoccupazione di Dario Di Vico osa ci raccontano i dati Istat sull occupazione? Che la ripres(in)a ha effetti sul lavo- C ro: i numeri degli occupati finalmente si muovono. a pagina 33 IDEE& INCHIESTE Il delitto Ha lasciato Mosca per l Ucraina Nemtsov, i dubbi sulla modella Anna D ue piste per le indagini sull omicidio di Boris Nemtsov: la provocazione contro Putin e le vicende private dell uomo politico. Sospetti sulla di Fabrizio Dragosei di Paolo Conti n opera a cui era «meglio U rinunciare»: l Osservatore Romano stronca il film Sfumature di Verità sul rapporto tra Pio XII e la questione ebraica. a pagina 43 Resta prima a +9 Juve pari all Olimpico Gran finale della Roma QUANTO VALGONO I PRIMI SEGNALI Le spinte per il lavoro LA RIFORMA NUOVA SCUOLA SENZA DECRETO di Claudia Voltattorni on un decreto, ma un disegno di legge: così il gover- N no Renzi ha deciso di dare il via alla «Buona scuola». Sul tavolo i nodi di precari e private. a pagina 25 fidanzata di Nemtsov, la modella Anna Duritskaya (foto), che era con lui quando il killer ha sparato. Ieri sera ha lasciato Mosca per l Ucraina. a pagina 19 Via all inchiesta Expo non è solo cibo Mappa di dati, percorsi e storie per capire MATTARELLA IN GERMANIA «Avanti con l Europa ma ora cambi passo» di Marzio Breda in Germania il primo viaggio all estero del È neopresidente Sergio Mattarella. Nello Stato motore dell Unione Europea incontra il suo omologo Gauck e la cancelliera Merkel. Conferma loro che «le relazioni italo-tedesche sono speciali e il tasso di amicizia altissimo» ma non rinuncia a incalzare l Europa che «per essere all altezza della lungimiranza dei suoi padri fondatori deve cambiare passo». Il capo dello Stato ha poi ricordato che «occorre fare di più per fornire una spinta maggiore alla crescita e al rilancio dell integrazione europea». Con la cancelliera, sui nodi del Mediterraneo, concorda che «tutto parla di più Europa e di responsabilità comuni». alle pagine 5 e 6 Natale, Taino LO SCONTRO «COMMISSARIATA» LA LIGA La Lega in Veneto si schiera con Zaia Ultimatum a Tosi La guerra tra Luca Zaia e Flavio Tosi che si è scatenata nella Lega in vista delle elezioni regionali in Veneto è arrivata al punto di svolta. Il consiglio federale del Carroccio ieri ha stabilito che il governatore Zaia è il candidato presidente del Veneto e ha designato come «mediatore» (non commissario) Giampaolo Dozzo, già capogruppo della Lega a Montecitorio tra il 2012 e il È stata inoltre sancita l incompatibilità tra la tessera della Lega e quella di «Ricostruiamo il Paese», e cioè la Fondazione creata da Tosi il 6 ottobre 2013 in vista della ricostituzione del centrodestra post berlusconiano. Il che vale come un ultimatum: o Tosi dice addio alla Lega oppure alla sua creatura. alle pagine 10 e 11 Caccia, M. Cremonesi DOPO LE PRIMARIE DEL PD Campania, rebus Severino di Pierluigi Battista a pagina 32

2 2 Martedì 3 Marzo 2015 Corriere della Sera Primo piano Statistiche Il lavoro e i conti pubblici 13,2 TASSO DI DISOCCUPAZIONE valori % 13,0 12,8 22,400 22,320 22,240 NUMERO DI OCCUPATI valori in milioni 22,320 Deficit Pil* valori % ,8-3,0-2, ,7 12,5 12,3 gen Fonte: Istat, Eurostat feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic gen , ,160 22,080 22,000 gen feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic gen Debito pubblico Pil* valori % ,9 132,2 133,8 132,7 L Istat: a gennaio per il secondo mese il tasso dei senza lavoro scende a quota 12,6% Renzi: bene, ma non basta. Il rapporto debito pubblico-pil al 132,1%, mai così dal 95 Meno disoccupati, creati 131 mila posti *Stime d Arco I numeri Nel 2014 il tasso di disoccupazione è salito in Italia al 12,7% dal 12,1% del Lo ha reso noto ieri l Istat, specificando che il dato annuale è il massimo mai registrato dal 1977 La crescita della disoccupazione ha interessato sia gli uomini che le donne con un incremento di unità (+5,5%). Rispetto alla media nazionale del 12,7%, il tasso di disoccupazione ha raggiunto nel Sud il 20,7% Per quanto riguarda invece l occupazione, nella media del 2014, dopo due anni di calo, l Istat registra una crescita dello 0,4%, con un aumento nel Nord (+0,4%) e nel Centro (+1,8%) e un nuovo calo nel Mezzogiorno (-0,8%). Anche in questo caso la crescita degli occupati interessa sia gli uomini (+0,2%) ma soprattutto le donne (+0,6%) ROMA Per il secondo mese di fila, scende la disoccupazione in Italia: rispetto al 12,7 di dicembre, a gennaio è calata al 12,6%, registra l Istat. Con l occasione l Istituto di statistica fa anche il bilancio di tutto il 2014: il tasso medio è stato del 12,7%, il dato peggiore dal 1977, cioè da quando sono possibili confronti omogenei perché abbiamo lo stesso sistema di rilevazione. Piccoli segnali positivi dopo il periodo più nero della nostra storia recente. Con un altro numero da sottolineare: rispetto ad un anno prima, a gennaio il numero degli occupati è aumentato di 131 mila unità. E questa crescita è stata trainata soprattutto dai contratti a termine: 79 mila. Probabilmente è l effetto del primo provvedimento sul lavoro adottato dal governo Renzi quasi un anno fa, il decreto che ha allungato la durata massima dei La storia di Giuliana Ferraino contratti a termine più flessibili, quelli senza causale. Ma non è solo al totale che bisogna guardare: nel mercato del lavoro ci sono anche interessanti spostamenti interni. Se l edilizia continua a navigare in cattive acque, c è un settore che sembra andare molto più veloce degli altri: l agricoltura, che da solo copre quasi la metà della torta, con 57 mila nuovi occupati. «Più di 130 mila posti di lavoro nel 2014, bene ma non basta», scrive su Twitter il presidente del consiglio Matteo Renzi. «Bene, ma Nel 2014 Ma nel bilancio di tutto il 2014, il tasso medio di disoccupazione è stato del 12,7%, il peggiore dal 77 La corsa alla terra, su del 7% Maria Letizia: «Io, a 25 anni un prestito per coltivare» L avventura agricola di Maria Letizia Gardoni, 25 anni, è iniziata a fine 2008 quando, dopo la maturità al liceo classico e l iscrizione alla facoltà di agraria, ha deciso di comprare 9 ettari nelle campagne di Osimo, in provincia di Ancona, con annessa una casa colonica da ristrutturare. Un investimento di circa 500 mila euro, in piena crisi finanziaria. Non male per una ragazza di 19 anni anni, che per finanziarlo ha chiesto aiuto ai genitori, entrambi funzionari pubblici, impiegati delle Regione Marche. Una parte della loro liquidazione è servita così da garanzia per accendere un mutuo in banca, con tasso fisso al 6% per 10 anni e altri 5 a tasso variabile, ma con i tassi quasi a zero ora cerca di rinegoziarlo. «Oggi pago una rata di euro al mese. E pesante, ma non mi lamento: l azienda va bene, fattura tra i 30 e i 35 mila euro all anno e cresce, utilizzando la metà dei terreni», racconta Maria Letizia, che nel frattempo si è laureata in scienze e tecnologie agrarie all Università di Ancona. Coltiva cavoli, insalata, carote, finocchi secondo le tecniche della «policoltura ma-pi»,che oltre all assenza di sostanze chimiche, colloca colture diverse sullo stesso terreno. E ha un contratto per rifornire in esclusiva i ristoranti macrobiotici della zona, ma già pensa di allargare la distribuzione, grazie al nuovo sito Internet, in costruzione. In primavera e in estate, le Maria Letizia Gardoni, 25 anni, nata ad Ancona, imprenditrice agricola Gli 80 euro La pressione fiscale sale dal 43,4 al 43,5% Il Tesoro: ma non si tiene conto del bonus ROMA Il viceministro all Economia, Enrico Morando, ci ha provato in tutti i modi arrivando perfino a scusarsi in Parlamento per non esserci riuscito. Le regole Ue sulla contabilità impediscono la classificazione del bonus Irpef di 80 euro nel bilancio dello Stato come riduzione delle tasse. Formalmente sono spese e come tali vanno registrate. Palazzo Chigi e il Mef, però, non ci stanno. Ieri l Istat ha certificato un aumento della pressione fiscale nel 2014 dal 43,4 al 43,5%, subito corretto dal governo. Col bonus misurato in modo corretto, la pressione delle imposte l anno scorso è scesa al 43,1%. aspettiamo dati sempre migliori», dice da Berlino il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Mentre secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, «c è da pensare che il 2015 possa essere l anno di una ripartenza ancora più significativa» e si augura che per i posti di lavoro creati «150 mila sia un numero vicino alla realtà». Molto dipende dagli effetti del Jobs act, la riforma del lavoro, con i primi due decreti attuativi per i quali si attende la firma del Capo dello Stato. E in particolare dai suoi effetti sulla disoccupazione giovanile. Anche qui la tendenza è positiva, perché a gennaio è scesa dal 41,4% al 41,2%. Ma restiamo sempre agli ultimi posti nella zona euro, dove la media è quasi la metà, il 22,9%, e dove peggio di noi fa solo la Spagna, oltre a Grecia e Croazia che devono ancora pubblicare i dati più aggiornati. Un altro segnale positivo arriva dal cosiddetto fabbisogno, cioè dalla differenza fra le entrate e le uscite di cassa della pubblica amministrazione. A febbraio è sceso a 7,2 miliardi, contro i 12,7 dello stesso mese Tra le cause di questo andamento positivo, sottolinea il ministero dell Economia, ci sono anche i «minori pagamenti per interessi sul debito pubblico», con il calo dei tassi. Quello che continua a peggiorare, invece, è il debito pubblico. Dal 128,5% del Pil, il prodotto interno lordo, registrato nel 2013, l anno scorso è arrivato al 132,1%. Il picco massimo dal 1995, cioè da quando sono state ricostruite le serie storiche. Nella nota di aggiornamento del Def, il documento di economia e finanza, l obiettivo era stato fissato al 131,6%. L. Sal. stagioni del raccolto, Maria Letizia si sveglia alle 4 e mezzo e all alba è già nei campi, dove lavora finché c è luce. L aiutano i genitori, in pensione, e due lavoratori stagionali. «E faticoso ammette ma questo era il mio sogno fin da piccola». Nonostante la madre Adriana immaginasse per lei un futuro accademico e a dispetto dell esempio della sorella maggiore, Maria Giulia, 31 anni, interprete e traduttrice a Londra. «Ogni volta che vado a trovarla non mi fermo più di 2 o 3 giorni, ho la campagna che mi aspetta». Ha grandi progetti Maria Letizia, che lo scorso febbraio è diventata presidente degli agricoltori under 35 riuniti sotto Coldiretti, con mandato quinquiennale. «Il mio prossimo obiettivo è aprire un centro di ippoterapia e riabilitazione equestre. E poi aggiungere le coltivazioni di legumi e cerali agli ortaggi». Maria Letizia non è un caso isolato. I numeri indicano che, in un momento di disoccupazione record, in agricoltura l occupazione nel quarto trimestre 2014 è cresciuta del 7,1%, con un balzo del 17,5% al Nord, secondo Coldiretti. «Non è solo una visione bucolica che spinge tanti giovani ad abbracciare la campagna. Il settore agro-alimentare si sposa benissimo con i social network e le tecnologie aprono nuovi orizzonti», spiega l Il caso Jobs act, la firma che manca di Lorenzo Salvia E rano attesi in Gazzetta Ufficiale per il 28 febbraio, sabato scorso, per entrare in vigore all inizio di questa settimana. Ma i primi due decreti attuativi del Jobs act quello sul contratto a tutele crescenti e quello sul nuovo assegno per i disoccupati non sono ancora operativi. Manca la firma di Sergio Mattarella e dal Quirinale fanno sapere che il capo dello Stato li esaminerà al suo rientro a Roma. Cioè una volta finita la sua prima missione all estero, ieri a Berlino e oggi a Bruxelles. I testi dei decreti sono stati inviati da Palazzo Chigi al Quirinale giovedì scorso. Quasi una settimana dopo l approvazione in consiglio dei ministri, a due giorni dalla prevista pubblicazione in Gazzetta. Non sembrano esserci problemi di merito, probabilmente è solo questione di tempi. Ma la materia è politicamente sensibile. «Sarebbe stato opportuno tenere nel dovuto conto i pareri delle commissioni parlamentari», aveva detto Laura Boldrini, presidente di Montecitorio, ricordando che Camera e Senato avevano chiesto di stralciare le norme sui licenziamenti collettivi. Pareri non vincolanti per il governo, che non ha modificato il testo. Anche se nella minoranza Pd dicono che la cancellazione di quelle norme era parte dell intesa per l elezione del Capo dello Stato. lorenzosalvia

3 Corriere della Sera Martedì 3 Marzo 2015 PRIMO PIANO 3 INTERVISTA IL PRESIDENTE DELL INPS «Pensioni in anticipo ma più leggere, a tutti il calcolo di quanto avranno» ROMA Tito Boeri ci riceve nel suo ufficio al secondo piano del palazzone Inps all Eur. Quando si parla dell istituto di previdenza, di cui il 56enne economista dell Università Bocconi è diventato presidente, tutto è mastodontico, non solo la sede. Non c è un altro ente in Europa, forse nel mondo, sottolinea lo stesso Boeri, che gestisca praticamente tutte le pensioni dei lavoratori privati e pubblici e le prestazioni assistenziali e parassistenziali, dalle invalidità civili alla cassa integrazione. All improvviso il professore, che ieri ha tenuto un discorso ai dipendenti, si è trovato al vertice di tutto ciò. «Ho avuto un ora per decidere». Che cosa le ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, offrendole la presidenza dell Inps? «Che mi chiedeva non solo di gestire, ma anche di riformare l istituto. Lo ha fatto la mattina che il governo aveva approvato il contratto a tutele crescenti per il quale, da studioso, mi sono tanto battuto. Questo mi ha dato la misura della credibilità del suo impegno». Lei prima guadagnava di più. Quanto prenderà all Inps? Mi passi la battuta: ha accettato perché le è stato promesso un aumento? «No, ho accettato perché lo considero un impegno civile. E perché ho avuto assicurazioni che l istituto potrà svolgere anche un ruolo propositivo, fermo restando che le decisioni spettano a governo e Parlamento. Insomma, non è vero come ha scritto qualcuno che mi sarei fatto zittire. All Inps prenderò 103 mila euro lordi l anno, uno stipendio elevato, ma pur sempre meno di quanto prende un dirigente di seconda fascia all Inps e molto meno di quanto guadagnavo prima. Ad eccezione del Festival dell Economia di Trento, per il quale quest anno sono ancora il direttore scientifico, ho sospeso tutti i miei lavori precedenti per questo incarico che mi ha già cambiato la vita». Quali sono le sue priorità? «Partirei dalla trasparenza. L Inps soffre di una immagine esterna non buona, che non valorizza le sue qualità. La gente ci percepisce come coloro che decidono, invece noi applichiamo le leggi. Le faccio un esempio: c è stato giustamente lo scandalo sui piloti in cassa integrazione per Boeri: contro la povertà va introdotto il reddito minimo 50 direzioni centrali sono troppe Chi è Tito Boeri, 56 anni, economista dell Università Bocconi, è diventato a metà febbraio presidente dell Inps mo un sommovimento sociale. «Sbagliato. Noi non ci faremo fermare da condizionamenti di natura politica. È necessario che i lavoratori siano consapevoli della loro situazione contributiva e di quali saranno presumibilmente le loro pensioni così da poter pianificare il futuro. Le banche dati sono un bene pubblico». Che significa che ci sarà una ristrutturazione interna? «Che, per esempio, interverremo sulle direzioni centrali, che sono troppe, una cinquantina. Così la situazione è difficilmente gestibile. Valorizzeremo chi merita, senza guardare alla tessera sindacale». Il governo ha annunciato a breve la riforma della «governance». La sua proposta? «Insieme con il presidente dell Inail, perché la riforma riguarda entrambi gli enti, abbiamo presentato al governo uno schema che prevede la fine del sistema duale, che in qualche modo ha contrapposto finora il presidente al direttore generale. Proponiamo un consiglio di amministra- 6,7 miliardi è il deficit previsto dall Inps nel bilancio L istituto di previdenza italiano è tra i più grandi enti previdenziali d Europa sette anni. Ma non dipende dall Inps bensì dalle norme che regolano il funzionamento del Fondo speciale trasporto aereo che noi renderemo pubbliche, assieme ai dati sulle prestazioni fornite da questo fondo, perché è giusto che i cittadini sappiano che, tra l altro, il fondo è alimentato con un contributo di 3 euro che noi tutti paghiamo ogni volta che prendiamo l aereo». L immagine dell Inps soffre anche delle varie disfunzioni nei servizi lamentate dagli utenti. «La qualità dei servizi si può migliorare con una forma organizzativa più efficiente. Ma lo faremo anche facendo partire finalmente l operazione busta arancione. Una definizione in realtà superata perché la lettera col conto contributivo e la stima della pensione la manderemo solo ai lavoratori senza una connessione Internet. Per gli altri, ci sarà un pin col quale accedere attraverso il sito Inps al proprio conto e simulare la pensione futura, secondo diversi scenari di carriera e di crescita dell economia». Potranno farlo tutti? E in che tempi? «Nel 2015 daremo questa possibilità a tutti i lavoratori dipendenti privati. Per quelli pubblici ci vuole più tempo perché è più difficile ricostruire i versamenti. Nel 2016 dovrebbe essere possibile anche per i parasubordinati». Quelli che finora hanno bloccato l operazione, perché come disse l ex presidente Antonio Mastrapasqua, se diciamo ai lavoratori precari quanto prenderanno di pensione, rischiazione di tre membri, compreso il presidente, e un direttore generale scelto dallo stesso cda anziché dal governo. Inoltre va rivisto il Civ, consiglio di indirizzo e vigilanza. Che deve essere snello, composto da membri delle organizzazioni imprenditoriali e sindacali effettivamente rappresentative, e ricondotto a un ruolo di controllo, evitando funzioni di cogestione». Il bilancio 2015 dell Inps prevede un deficit di 6,7 miliardi, dovuto ancora all eredità della gestione Inpdap (dipendenti pubblici). Dobbiamo preoccuparci? «No. E chiaro che se in passato lo Stato non pagava i contributi dei suoi dipendenti perché si trattava di una partita di giro, questo ancora pesa sul bilancio, ma lo squilibrio verrà gradualmente riassorbito. Il tema vero è quello delle spese assistenziali che devono per forza di cose ricadere sulla fiscalità generale e sulle quali va fatta una riflessione, anche per affrontare l aumento della povertà che, in questi anni di crisi, ha colpito di più le fasce d età prima del pensionamento». Cioè anche chi resta senza lavoro in età anziana ma è ancora lontano dalla pensione. Non a caso c è un ampio consenso, dal ministro Giuliano Poletti al presidente della commissione Lavoro al Senato, Maurizio Sacconi, passando per i sindacati, sulla necessità di reintrodurre elementi di flessibilità sull età pensionabile. «Questo problema, come dicevo, si può affrontare soprattutto dal lato degli ammortizzatori sociali. Finora il tema degli esodati è stato affrontato con sei decreti di salvaguardia (che prevedono una spesa di 12 miliardi, ndr) che spesso però aiutano anche chi ha redditi elevati mentre ci sono tante altre situazioni non protette. Bisognerebbe insomma spendere meglio le risorse pubbliche, prevedendo per esempio un reddito minimo per contrastare le situazioni di povertà, finanziato dalla fiscalità generale. Poi, dal lato della previdenza, è chiaro che, usando il calcolo contributivo, si potrebbero introdurre forme di flessibilità». Cioè consentire l uscita anticipata dal lavoro, ma con pensioni proporzionalmente più leggere? Necessario un consiglio Uno studio per di amministrazione di sole tre persone, presidente compreso confrontare gli assegni attuali in caso di passaggio al contributivo «Sì. Ma prima bisogna convincere la Commissione europea, perché purtroppo i conti pubblici vengono considerati nella loro dimensione annuale anziché sul medio-lungo periodo. Per l Ue se si consentono i pensionamenti anticipati risalta solo l aumento immediato della spesa ma non il fatto che poi si risparmierà perché l importo della pensione sarà più basso. Bisogna battersi in Europa per arrivare a una valutazione intertemporale del bilancio». Lei da economista ha sostenuto l opportunità e la praticabilità di un ricalcolo con il contributivo delle pensioni in pagamento e un contributo sugli assegni più elevati per ricavare circa 4 miliardi che potrebbero andare alle pensioni più basse. E sempre di quest idea? «Ci lavoreremo. Faremo anche qui un operazione trasparenza: uno studio per categorie mettendo a confronto l importo delle pensioni in pagamento con quello che si ottiene dal ricalcolo col metodo contributivo. Sulla base di questi dati potremo formulare proposte d intervento. Si tratta di quel ruolo propositivo dell Inps di cui parlavo all inizio e che rivendico. L istituto, grazie alle sue competenze e al ricco patrimonio di dati di cui dispone, può essere un consulente di qualità del governo, un po come Banca d Italia». Quando sarà pronto questo studio? Prima della prossima legge di Stabilità? «Sì, mi piacerebbe riuscirci entro l estate». Enrico Marro

4 4 Martedì 3 Marzo 2015 Corriere della Sera

5 Corriere della Sera Martedì 3 Marzo Primo piano Il Quirinale DAL NOSTRO INVIATO BERLINO «Il presidente non è venuto in Germania a cercare approvazioni. Certo, quando arrivano degli apprezzamenti, com è accaduto oggi, ne ha piacere e può magari darlo a vedere. Sarebbe però sbagliato confondere i piani della visita». È così che lo staff del Quirinale commenta la tappa d esordio della prima missione all estero di Sergio Mattarella, mentre in aeroporto è già pronto il volo per Bruxelles. Il presidente ha ricevuto un accoglienza calorosa, a Berlino. Segno, forse, del grande interesse tedesco a tenere unita l Europa sulla questione dei rapporti con Mosca. Ma anche dell attenzione che da queste parti, considerando le incertezze della permanente instabilità italiana, si riserva sempre ai nostri capi dello Stato. Perché sono l unico riferimento sicuro per sette anni. Il collega Joachim Gauck spiega che tutti qui sono «molto impressionati» (l interprete traduce con un più entusiasta «affascinati») «dalla velocità e dall efficacia con cui il governo Renzi procede sulla strada di riforme ambiziose» e si augurano di proseguire «l eccellente cooperazione» con Roma. E il senso è: conosciamo la situazione dell eurozona e nessuno marcia come voi. Lui risponde con un ringraziamento non scontato. Confermando che, sì, «le relazioni italo-tedesche sono speciali e il tasso di amicizia altissimo». Aggiungendo subito, prudente, che «la crisi economica ha creato difficoltà in diverse aree, ma anche la nascita di strutture più solide» e che oggi «occorre fare di più per fornire una spinta maggiore alla crescita e al rilancio dell integrazione europea». Per il presidente, insomma, «solo così si potrà continuare ad alimentare speranze per le nuove generazioni». Perciò l Europa, «per essere all altezza della lungimiranza dei suoi padri fondatori, deve cambiare passo». Deve cioè «risolvere le Rosa bianca Mattarella al memoriale del Muro di Berlino La scelta di Danilo Taino L invito Angela Merkel e Sergio Mattarella a Berlino. «La condizione internazionale ci costringe a essere uniti, tutto parla in favore di più Europa» ha detto al capo dello Stato la cancelliera tedesca (Ansa) Il debutto di Mattarella a Berlino: l Europa cambi passo per la crescita I complimenti di Gauck: siamo molto impressionati dalle riforme del governo Renzi crisi che la scuotono all interno e mostrarsi capace di affrontare con coerenza e condivisione d intenti quelle che emergono ai propri confini». Ecco l altro punto politico che Mattarella, affiancato dal ministro degli Esteri Gentiloni, affronta con i padroni di casa. Il caso Ucraina e il dossier libico incombono. E sulle incognite aperte in particolare sulla gronda meridionale del Mediterraneo (compresi i rischi del terrorismo e il dramma dei boat people) trova solidale senza riserve Angela Merkel, che gli conferma la promessa fatta di recente al premier Matteo Renzi: «Ci occuperemo con voi della Libia, non vi lasceremo soli». Anche questo è un impegno declinato in chiave di fedeltà ai valori Ue. Non a caso entrambi concordano che «la situazione internazionale ci La Germania si riarma (pensando a Mosca) Sale la spesa per la Difesa DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO Per la prima volta dal 1981 (escluso il 2009) la Germania aumenterà la spesa per la Difesa (come percentuale del Prodotto interno lordo). Lo ha confermato in un intervista il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble. «Di fronte alle crisi e all instabilità nel mondo, dobbiamo sopportare una spesa per la Difesa più alta», ha detto. È il segno di una revisione strategica di notevole rilievo e di una svolta politica annunciata. La revisione strategica riguarda la lettura che Berlino fa della Russia di Vladimir Putin dopo l annessione della Crimea e l intrusione nell Ucraina dell Est. Dalla metà dell anno scorso, Angela Merkel ha cambiato opinione sulla natura e gli obiettivi del Cremlino. E con lei, anche se con diverse sfumature, gran parte della società politica e spesso a malincuore delle imprese che con la Russia lavorano intensamente. Ora, l opinione è che Putin abbia rotto gli indugi e si sia messo sulla strada della ricostruzione di uno spazio simile a quello coperto dall ex Unione Sovietica e la percorra con mezzi inaccettabili. Per la cancelliera, la minaccia più grave per l Europa oggi non è la crisi greca ma sono la crisi ucraina e l aggressività del Cremlino. La svolta politica sta nell accettazione da parte del governo e del mondo politico tedeschi di un dovere di maggiore presenza negli affari internazionali. Nonostante la maggioranza (60%) dell opinione pubblica non sia favorevole, i leader del Paese più rilevante d Europa sanno di non potere fare a meno di svolgere un ruolo non secondario negli affari internazionali, a maggior ragione se ai confini dell Europa. I primi a sottolineare l obbligo di questo cambio di stagione furono, un anno fa, il presidente federale Joachim Gauck, il ministro degli Esteri Frank- Walter Steinmeier e il ministro della Difesa Ursula von der Leyen. Ora, le dichiarazioni prendono gambe. Schäuble non ha indicato di quanto sarà aumentato il bilancio della Difesa. Ha detto che la crescita inizierà nel 2017 perché nel 2016 l industria non sarebbe pronta per maggiori investimenti. In teoria, però, l aumento dovrebbe essere significativo: a un vertice Nato dello 1,1% il rapporto tra investimenti e prodotto interno lordo con cui la Germania chiuderà l anno. A settembre, l obiettivo dichiarato era il 2% costringe a essere più uniti» e dunque «tutto parla di più Europa e di responsabilità comuni». Uno scambio di opinioni che a tratti diventa quasi affettuoso, per quanto la diplomazia, e il carattere dei due interlocutori, lo consentono. Come quando la cancelliera gli sfiora il braccio per sospingerlo verso le vetrate dei suoi uffici e mostrargli la parte di Berlino in cui viveva prima che cadesse il Muro: a Est. E una sosta davanti al Memoriale del Muro, in Bernauer Strasse, tiene a farla lui, prima di andarsene. Una tappa silenziosa e intirizzita, nella quale rammenta «sia l innaturale divisione della città sia l oppressione da cui fuggivano» tanti tedeschi. Per questo, sillaba, «non bisogna dimenticare questi orrori». Marzio Breda scorso settembre la Germania si è impegnata come gli altri membri dell Alleanza atlantica a portare gli investimenti al 2% del Prodotto interno lordo ma quest anno si fermerà ancora all 1,1 per cento. Stando ai dati dello svedese Sipri, uno dei maggiori centri di analisi militari del mondo, la Germania ha visto decrescere costantemente i suoi investimenti nella Difesa dal 1981, quando le dedicava il 3,2% del Pil. Il risultato di questo declino è che le forze armate sono in uno stato di decadimento. Caserme inabitabili, pochi mezzi, aerei che si fermano. Una capacità difensiva ridotta, limitata anche da scelte fatte negli ultimi cinque anni nella convinzione che l Europa fosse destinata a non essere mai più minacciata. Per questo, il mese scorso la signora von der Leyen ha lanciato una consultazione per arrivare a un nuovo Libro Bianco sulla Difesa: nel prossimo anno e mezzo più di duecento esperti militari e di relazioni internazionali, politici, esperti dell industria e dei media ridisegneranno la strategia delle forze armate tedesche Bundeswehr nell era Putin. danilotaino L agenda Il capo dello Stato Sergio Mattarella ieri a Berlino ha incontrato il suo omologo Joachim Gauck e la cancelliera Angela Merkel. Il presidente della Repubblica ha visitato il muro di Berlino: «Mai più orrori simili ha detto qui sono cadute persone che non si potevano muovere in libertà» Da ieri sera Mattarella è arrivato a Bruxelles. Oggi ha in programma una serie di incontri: con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, con gli eurodeputati e i funzionari italiani e con Federica Mogherini, alto rappresentante Ue per gli Affari esteri. Il capo dello Stato avrà poi una colazione di lavoro con il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk e nel pomeriggio incontrerà Jean-Claude Juncker, al vertice della Commissione europea Il caso Il gioco di annunci e secche smentite sul salvataggio greco di Maria Serena Natale he gioco sta facendo C l Europa nella partita greca? Mentre Atene mette a punto i dettagli del piano di riforme da sottoporre all Eurogruppo di lunedì prossimo, si rincorrono annunci e smentite che non aiutano il dialogo. Inopportune, nel weekend, le dichiarazioni del premier greco Alexis Tsipras che accusa Spagna e Portogallo di interferire nel negoziato (e continua a sperare in un taglio del debito). Inattesa la fuga in avanti del ministro delle Finanze di Madrid Luís de Guindos che risente dell ansia dei Popolari spagnoli di fronte al fenomeno Podemos e parla di un terzo pacchetto di salvataggio per la Grecia: in arrivo, a condizioni «più flessibili», una somma compresa tra 30 e 50 miliardi di euro. Parole confermate dal vicepresidente della Commissione Ue, il lettone Valdis Dombrovskis: sarebbe allo studio «da settimane» il terzo «salvataggio» che Tsipras non potrebbe mai accettare. Annunci che alzano la tensione in un confronto mai uscito dalla fase critica. Per questo in serata è arrivata, secca e unanime, la smentita dei due presidenti, il lussemburghese Jean- Claude Juncker per la Commissione e l olandese Jeroen Dijsselbloem per l Eurogruppo: «Nessun colloquio su un terzo bailout». Troppe voci stonate, per una partitura non ancora conclusa.

6 6 Martedì 3 Marzo 2015 Corriere della Sera Primo piano Il Quirinale La fiducia nei valori dietro l economia delle parole I di Marzio Breda l giorno del battesimo vollero chiamarlo come un papa palermitano del settimo secolo: Sergio I. Una scelta profetica. Quel pontefice è infatti ricordato per la cultura e il carattere forte, ma non autoritario, e perché «ricompose controversie e discordie e avrebbe preferito morire piuttosto che approvare gli errori». Tratti identitari che, ammesso che un nome possa trasmettere un dna e un destino, si sovrappongono alla personalità del nuovo presidente della Repubblica. Basta pensare ai suoi interessi di studioso (specie sul versante giuridico), alla sua pratica della moderazione (da non confondere con la debolezza, e lo provano certe sfide in cui si è cimentato senza ambiguità), alla sua intransigenza quando sono in gioco valori e principi non negoziabili (e la si è vista nelle battaglie contro mafia e P2). E, coerente con tutto questo, alla regola per ogni buon politico dettata da Luigi Sturzo, amico del padre: «Servire, non servirsi». Mattarella è oggi esposto alla curiosità degli italiani eppure resta quasi sconosciuto, avendo lasciato da anni la scena pubblica e, quando c è stato, avendo concesso ben poco di sé. Nel discorso d insediamento, un mese fa, ha offerto garanzie di neutralità e confermato vigilanza sul patto costituzionale. Da allora ha fatto un estrema economia di parole, mentre restavano in ombra le sue radici, la spiritualità, le passioni intellettuali, gli snodi di un percorso politico ispirato alla dottrina sociale della Chiesa. Ora c è uno strumento che consente di ricostruirne la figura e attraverso il quale azzardare qualche previsione su come interpreterà il ruolo. Una biografia che incrocia vicende famigliari e parabola politicoistituzionale, alzando il velo su episodi decisivi nella sua vita. Su tutti, il delitto del fratello Piersanti, dirigente democristiano e presidente della Regione Sicilia, ucciso dalle cosche il 6 gennaio 1980, proprio quando realizzava il rinnovamento cui mirava l ultima stagione di Aldo Moro. Subito dopo, imponendosi di sperare malgrado la disperazione, Sergio Mattarella lascia la cattedra universitaria e decide di raccogliere un eredità difficile. A supportarlo, un gruppo di amici: intelligenze simpatetiche che lo assistono pure da parlamentare e che confortano la sua «rivoluzione palermitana», il giorno in cui De Mita lo invia a commissariare SERGIO MATTARELLA IL RITRATTO la Democrazia cristiana dell isola. Lui azzera il vecchio tesseramento e spezza antiche feudalità con la stessa determinazione che mostra poi da ministro, promuovendo riforme importanti su scuola e difesa e dimettendosi per protesta contro la legge Mammì, che pretende di riordinare il far west televisivo senza toccare l impero di Berlusconi. Ma un promemoria fondamentale, per capire che tipo di uomo è, lo si ricava dalla sua «sentenza» su Tangentopoli davanti ai compagni di partito. Quando, in poche parole, definisce la questione morale «la questione stessa della Dc» e spiega che per uscirne «basterebbe il rispetto dei dieci comandamenti, in particolare quello che dice: non rubare». Può davvero sembrare timido e incerto uno così? Il libro Ecco alcuni passaggi dal libro «Sergio Mattarella. Il Presidente degli italiani» di Giovanni Grasso e Riccardo Ferrigato Sergio Mattarella. Il Presidente degli italiani (Edizioni San Paolo, pp. 160, 12,90) è un saggio a quattro mani. Lo firmano Giovanni Grasso, giornalista e storico, già autore nel 2014 di un saggio su Piersanti Mattarella (alcuni capitoli del quale sono qui rielaborati), e Riccardo Ferrigato, traduttore ed editor Con i figli Nella foto, Sergio Mattarella con Laura, Francesco e Bernardo Nell estate del 1984 De Mita da poco riconfermato alla guida del partito punta i riflettori sulla Dc di Palermo. Il partito sembra totalmente impermeabile al rinnovamento e la crisi a Palazzo delle Aquile non si risolve. Felici (precedente commissario, ndr) getta la spugna. Si sospetta che sia stato persino minacciato. De Mita, inevitabilmente, comincia a pensare a Mattarella. Lo chiama con insistenza. Sergio all inizio resiste, ma confida agli amici: «Se il partito ha davvero bisogno di me finirò per dire di sì». E spiega: «So che l operazione rinnovamento a Palermo è difficilissima. Ma non credo sia senza speranza». Nelle ore in cui Sergio sta decidendo in merito all incarico di commissario piomba la notizia di una terrificante mattanza di mafia: la «strage degli stallieri», otto persone assassinate ritrovate, L arma della mitezza con il cranio fracassato, in mezzo al letame della stalla di Cortile Macello. Sergio Mattarella alla fine accetta. Ma detta le sue condizioni: azzeramento degli organi dirigenti del partito, azzeramento del tesseramento, dimissioni in massa dei consiglieri comunali Dc, in modo da arrivare allo scioglimento del consiglio comunale e a nuove elezioni. È una rivoluzione. Sarà nominato commissario il 30 ottobre 1984 e ricoprirà quell incarico fino al Il nuovo commissario dà subito un segnale dichiarando che «è necessario per la Dc uscire dalla logica ristretta dei gruppi e delle correnti amalgamandole con le energie veramente democristiane, che esistono anche fuori dalla Dc». Per Mattarella essere «veramente democristiani» significa essere fermamente contrari alla mafia. La «pulizia» della Dc in Sicilia e la denuncia della deriva prima di Tangentopoli Trent anni di questione morale La parola ARBITRO el discorso alle N Camere per il giuramento, il 3 febbraio, Mattarella usa l immagine dell arbitro per parlare del ruolo del capo dello Stato: «All arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. Deve essere, e sarà, imparziale. I giocatori lo aiutino con la correttezza». La politica dell insulto, dell offesa, dell irrisione, della demonizzazione dell avversario è un segnale di indebolimento della ragione, di malessere della democrazia novembre 1991 La questione morale L occasione (alle soglie di Tangentopoli, ndr) per Sergio di dire quello che pensa del futuro viene dalla conferenza organizzativa di Assago, convocata da Forlani a novembre del 1991, con il compito di approvare regole che moralizzino la vita interna del partito. Il vicesegretario tiene un discorso forte, appassionato, dai toni ultimativi, che sferza la classe dirigente e trova invece l entusiasmo della platea di militanti e simpatizzanti. «La questione morale», attacca Mattarella, «è la questione stessa della Democrazia cristiana». Sergio proclama la necessità che la Dc torni alle radici e all esempio di personalità luminose come Sturzo, De Gasperi, Moro e Zaccagnini. I toni si alzano. Mattarella denuncia tra gli applausi che il venir meno di una cultura antifascista rischia «di favorire oggettivamente una involuzione autoritaria di destra». Stigmatizza una dialettica politica già deteriorata: «La politica dell insulto, dell invettiva, della offesa, dell irrisione, della demonizzazione dell avversario è un segnale evidente di un indebolimento della ragione, un sintomo di malessere della democrazia. Una malattia che potrebbe avere esiti infausti». Chiede di verificare i dati del tesseramento nazionale, enormemente gonfiati. Poi l affondo più duro: chi si proclama cristiano in politica non deve avere «la faccia poco rassicurante di chi chiede una tangente, l arroganza di chi crede che tutto si possa comprare». Sollecita «il contenimento delle spese e la effettiva impermeabilità alle influenze e ai contatti di mafia e camorra». Ma, in definitiva, spiega che basterebbe «il rispetto dei dieci comandamenti. In particolare di quello che dice: non rubare». L assemblea esplode in un boato, i delegati applaudono a lungo, in piedi. Il timido professorino siciliano si è trasformato in un combattivo leone. È quello che capita con Sergio Mattarella quando in gioco ci sono valori fondamentali. Contro la mafia Il passato (di certi vecchi legami, ndr), però, torna; e lo fa con il volto peggiore, quello della mafia. Verso la fine di ottobre viene reso pubblico un dossier di 139 pagine in cui i giudici di Palermo accertano le motivazioni dell omicidio del plenipotenziario di Andreotti in Sicilia, l eurodeputato Salvo Lima, avvenuto il 12 marzo In quel rapporto si scrive che Lima fu ucciso dalla mafia per non aver mantenuto la promessa di far assolvere in Cassazione i boss condannati nel maxi processo. Si riapre immediatamente il dibattito sui rapporti tra la mafia e la Dc in Sicilia. Sergio Mattarella parla con chiarezza: «Dobbiamo capire che tutta la Dc, non solo quella siciliana, si gioca la sua credibilità sulla mafia». Chiede un intervento immediato e decisivo: «Va commissariato il partito di Palermo, Catania, Agrigento. Credo che un partito che voglia recuperare credibilità presso l opinione pubblica dovrebbe condannare senza eccezioni complicità e connivenze, schierandosi con chiarezza contro la mafia». La moderazione È singolare leggere in un articolo di fondo (sul Popolo, ndr) l elogio che Mattarella fa di una delle caratteristiche che più spesso gli vengono attribuite, la mitezza. Il suo «Elogio della mitezza» è rivolto al partito ma, forse, è anche un interessante chiave di lettura per conoscere più a fondo il suo autore. Mattarella, che riprende un intervento di Martinazzoli, parla di «moderazione e mitezza». La prima serve «per accentuare la persuasione dell opposizione a ogni radicalismo; la seconda per indicare i contorni umani a una fedeltà ideale che viene ancora prima della politica. La politica conta, ha detto Martinazzoli, ma la vita conta di più della politica». Il presidente garante Il tema dell elezione diretta del presidente della Repubblica è uno dei più caldi di quel periodo, e tornerà in voga anche dopo il fallimento della Bicamerale. Nel settembre del 1998 Mattarella è ancora sul punto, e si esprime con grande chiarezza: «Pertini, Cossiga e Scalfaro hanno dimostrato che il presidente della Repubblica è già in grado di incidere sulla vita politica del Paese. L elezione diretta non farebbe che esaltare questa possibilità. Se poi lei si riferisce a una presidenza con poteri di governo, le dico che non sono d accordo. Il capo dello Stato deve avere un forte potere di arbitraggio e di garanzia, ma non deve governare». Sembra quasi una dichiarazione programmatica per il futuro incarico al Quirinale.

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8 8 Martedì 3 Marzo 2015 Corriere della Sera Primo piano Le primarie De Luca apre subito il fronte Severino Il vincitore delle primarie in Campania si appella al Pd: il Parlamento può intervenire prima delle urne Cozzolino parla di affluenze sospette ai seggi nel Salernitano e per ora non riconosce il vincitore L ex candidata sarda Francesca Barracciu, 48 anni, sottosegretario ai Beni e le Attività culturali e al Turismo Barracciu: fa bene a resistere Io non rifarei più il passo indietro ROMA «Con il senno di poi, non lo rifarei più il passo indietro. Anche se è vero che con quel gesto ho messo al sicuro la vittoria del centrosinistra». Correva l anno 2013 e Francesca Barracciu, attuale sottosegretario al Mibac, aveva appena vinto le primarie pd per la presidenza della Regione Sardegna. Il risveglio, dopo il trionfo, fu amaro: «Nella bacheca facebook privata di un giornalista scopro che sono indagata per peculato». Parte una campagna durissima, alla fine della quale la Barracciu getta la spugna. L opposto di quello che succede ora a Vincenzo De Luca, vincitore delle primarie in Campania: «Fa bene a resistere. E fa bene il Pd a sostenerlo. Cosa che non si fece allora con me». Si vociferò di una telefonata di Matteo Renzi per farla dimettere. «Macché, giuro che non è così. Fu una schifosa strumentalizzazione dell avviso di garanzia fatta dai miei avversari interni del Pd sardo. Invece di fare quadrato intorno a una persona specchiatissima, di notoria moralità, ne approfittarono per architettare un clima di guerra». La causa che fine ha fatto? «Ero indagata insieme a un centinaio di consiglieri regionali per mancata rendicontazione dei rimborsi. Rendicontazione che non era dovuta. Hanno chiuso le indagini e devono decidere se archiviare o rinviare a giudizio». La Barracciu difende De Luca, condannato in primo grado per abuso d ufficio: «Se andiamo ad analizzare i motivi di quella condanna ci sarebbe da discutere sulla rilevanza dei fatti. E comunque i cittadini sono innocenti fino al terzo grado di giudizio». Ma c è l opportunità politica. Magari in una terra come la Campania, la politica potrebbe decidere di lanciare un segnale, al di là delle sentenze: «Certo, ma qui non stiamo parlando di camorra o di pedofilia. E poi, che De Luca fosse stato condannato era noto. Sono andati a votare in 160 mila e gli hanno confermato la fiducia». Non l amareggiano i due pesi e le due misure del suo partito? «Beh certo, io non avrei mai fatto il passo indietro, se il pd locale non avesse creato quelle condizioni ambientali e politiche». Alessandro Trocino La vicenda Sono stati quattro i rinvii per le primarie campane, più volte sul punto di saltare. A ottobre 2014 è stata indicata come data il 14 dicembre: invece le consultazioni per la scelta del candidato del centrosinistra alle Regionali si sono svolte domenica scorsa Nel Pd non tutti erano favorevoli alle primarie: c era chi preferiva una candidatura unitaria, per evitare divisioni nel partito. Tra i nomi che circolavano, già dall estate, quelli di Luigi Nicolais e di Raffaele Cantone Sono stati alla fine in cinque a presentare le firme per le candidature: De Luca, Cozzolino e Migliore del Pd; il socialista Di Lello e Di Nardo dell Idv A pochi giorni dal voto Migliore e Di Nardo si sono ritirati. Hanno pesato le polemiche: in particolare di chi denunciava alleanze tra Cozzolino e De Luca ed esponenti del centrodestra. Scontro anche sulle vicende giudiziarie dei due favoriti Da Roma il Pd ha mandato un osservatore, Riccardo Tramontano, per vigilare sulle operazioni di voto L affluenza domenica è stata alta: 160 mila ai gazebo. Ha vinto De Luca: sarà lui il candidato alle Regionali Lo scenario Il rischio di essere sospeso dopo il voto per la Regione: «Ma farei subito ricorso» La legge e la questione di costituzionalità NAPOLI Alle primarie del Pd in Campania Vincenzo De Luca ha raccolto più voti di Andrea Cozzolino, e questo è un dato certo. Però è l unico. Per il resto nonostante l entusiasmo dell ex sindaco di Salerno e la dichiarata soddisfazione dei vertici regionali del partito lo scenario è ancora pieno di ombre. Che partono dalla consultazione di domenica e si allungano fino a quello che succederà dopo il voto delle elezioni vere, le regionali che si terranno in primavera. Perché dopo quella tornata la Campania avrà un presidente o un consigliere destinato a essere sospeso in base alla legge Severino. Vincenzo De Luca è stato condannato recentemente a un anno per abuso di ufficio, e la legge che porta il nome del guardasigilli del governo Monti impone che per questo sia sospeso da incarichi pubblici. Quindi che vinca e diventi governatore, o che perda e vada a sedersi sui banchi dell opposizione, dovrebbe essere comunque sospeso. «E io un minuto dopo farò ricorso al Tar», annuncia De Luca, che ai giudici amministrativi si è già rivolto dopo la sospensione subita quando era ancora sindaco di Salerno. Oggi come allora sostiene di battersi contro quella legge per «una questione di civiltà giuridica». Ma oggi più che mai ne sollecita la modifica. «I gruppi parlamentari hanno la possibilità di intervenire prima delle elezioni. Mi auguro che non perdano tempo e intervengano affinché sia rispettato il voto democratico espresso dai cittadini. Altrimenti saranno loro, i gruppi, a doversi sentire in imbarazzo, non io». De Luca, come è logico, guarda avanti, al voto per le regionali, anzi, a dopo il voto. Intanto, però, non ha ancora ricevuto la telefonata di congratulazioni dello sconfitto, quel gesto di cavalleria che è tradizione avvenga dopo una sfida. Cozzolino certo il galateo lo conosce, ma se non ha ancora digitato il numero dell ormai ex rivale è per un motivo che riconduce all altra zona d ombra che stenta a diradarsi dalle primarie pd: quella dei brogli. «Io non farò ricorso perché non sono uomo da ricorsi», dice Cozzolino lanciando volutamente una frecciata a chi i ricorsi li fece contro di lui quando, nel 2011, vinse le primarie (poi annullate) per il sindaco di Napoli. «Però aggiunge riconoscerò la vittoria di De Luca solo un minuto dopo che l avrà convalidata il Pd. Fino ad allora mi limito ad aspettare il lavoro della commissione incaricata di esaminare i verbali ma anche a segnalare la necessità di una attenzione particolare soprattutto per certi seggi del Salernitano dove è evidente Pesa la condanna di primo grado Il sogno di essere governatore pende dalle parole della Consulta ROMA Il «quasi» sindaco di Salerno Vincenzo De Luca aspirante governatore della Campania ora più che mai si trova in quella terra di mezzo generata dagli effetti collaterali non desiderati della legge Severino: la legge anticorruzione che ha stabilito per gli amministratori locali la sospensione dalla carica anche se colpiti solo da una condanna di primo grado quando, invece, per i parlamentari nazionali ed europei lo stesso provvedimento pone l asticella della decadenza non prima della sentenza passata in giudicato (caso Berlusconi decaduto da senatore). Ora De Luca, che è stato condannato a un anno per un abuso d ufficio legato a un termovalorizzatore, non è più formalmente sindaco di Salerno. Ma non perché condannato. La poltrona di primo cittadino gli è stata tolta dalla corte d Appello di Napoli che lo ha punito perché quando era nel governo Letta non volle rinunciare alla doppia poltrona. Sul fronte della legge Severino, De Luca è in compagnia del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e del consigliere regionale pugliese (FI, area Fitto) Fabiano Amati: tutti e tre sono in attesa della decisione della Corte costituzionale. Che presto, anche se il ruolo non è ancora stato assegnato a un relatore, dovrà vagliare la costituzionalità della legge anticorruzione del governo Monti. Se venisse eletto governatore della Campania in assenza di una decisione della Corte, De Luca verrebbe immediatamente sospeso su richiesta della presidenza del Consiglio. Però, un minuto dopo De Luca farebbe ricorso al Tar. E qui forse si aprirebbe un autostrada per il «sindaco» di Salerno perché a Bari, dove la questione è stata sollevata 52 per cento è il risultato di De Luca, che ha vinto le primarie in Campania: per lui oltre 73 mila preferenze 44 per cento è il risultato ottenuto da Cozzolino ai gazebo del centrosinistra. Di Lello si è fermato al 4% La norma La legge 235 del 2012, nota come legge Severino, ha stabilito per gli amministratori locali la sospensione dalla carica anche se colpiti solo da una condanna di primo grado Ai parlamentari nazionali ed europei, invece, la legge impone la decadenza non prima che la sentenza sia passata in giudicato che ci sia stata una affluenza veramente singolare». L entourage di Cozzolino cita il caso di Minori, dove ha votato oltre un terzo della popolazione residente e De Luca ha stravinto, raccogliendo voti, mentre alle ultime elezioni europee il Pd ne aveva presi cinquecento. Oppure di Amalfi, che registra 517 votanti e 517 voti per De Luca. E c è poi il caso del quartiere Pastena di Salerno: alle 11 del mattino avevano già votato circa novecento persone e a fine giornata si è arrivati a E ovviamente l ex sindaco ha fatto il pieno. «Credo che si possa parlare almeno di iperattività nell andare a votare dice Cozzolino. Se una mobilitazione del genere ci fosse stata a Napoli, facendo le proporzioni, avremmo dovuto contare almeno duecentomila elettori. Invece di fronte alla grande voglia di partecipazione di Salerno, Napoli sembra sia stata molto pigra». Fulvio Bufi La linea La conferenza stampa di Andrea Cozzolino, 52 anni, deputato Ue del Pd, battuto da Vincenzo De Luca alle primarie campane: «Accetterò il responso del voto solo quando la commissione avrà certificato i risultati definitivi» (Controluce) dal consigliere regionale Amati, la I sezione civile della corte d Appello, presieduta dal giudice Vito Scalera, ha inferto un colpo forte alla legge Severino. Oltre a sospendere l efficacia del decreto che sospendeva il consigliere regionale condannato in primo grado, la corte d Appello di Bari ha ribaltato la sentenza del tribunale civile sostenendo che la questione sollevata dall esponente di Forza Italia non può considerarsi manifestamente infondata. Anzi, nell ordinanza del 27 gennaio sono circoscritti i tre i potenziali motivi di incostituzionalità della legge Severino: 1) sospensione dalla carica per gli amministratori locali in seguito a condanna non definitiva. 2) effetto retroattivo per fatti precedenti all entrata in vigore della legge. 3) Disparità di trattamento tra amministratori locali e parlamentari (per questi ultimi c è il bonus per le condanne sotto i due anni). Dino Martirano

9 Corriere della Sera Martedì 3 Marzo 2015 Primo piano Le primarie PRIMO PIANO 9 Il personaggio di Marco Demarco Lo sceriffo dai modi spicci capace di imporre le sue scelte al partito Le tre liste del sindaco guarderanno a destra e a sinistra La parola SCERIFFO uella del sindaco-sceriffo è una Q definizione in voga dagli anni Novanta. Viene attribuita a primi cittadini particolarmente attivi, con dichiarazioni e ordinanze, sul tema della sicurezza. Uno dei primi a essere definito così fu il sindaco leghista di Treviso Giancarlo Gentilini che accettò di buon grado: «Faccio proprio lo sceriffo come al cinema». La definizione fu poi utilizzata anche per primi cittadini del centrosinistra: da Sergio Cofferati a Bologna a Flavio Zanonato a Padova. Con Vincenzo De Luca è tutta un altra storia. Quando l anno scorso, pur avendo in tasca un avviso di garanzia, Francesca Barracciu vinse le primarie del Pd in Sardegna, da Roma partì una telefonata. Molto meglio passare la mano, non credi? Già. E infatti Francesca Barracciu oggi è sottosegretaria. «Fu una mia scelta autonoma» spiega oggi. Ma allora fu addirittura paventata una discriminazione sessista. «Se mi fossi chiamata Francesco...». Acqua passata. Quel che è certo è che con De Luca non succederà nulla di tutto questo: né telefonate imbarazzate, né equivoci. Lo si è capito alla prima dichiarazione di Lorenzo Guerini, il vice di Renzi. «Un grande successo democratico»: è così che ha salutato l alta partecipazione al voto per le primarie campane. Il segnale che De Luca attendeva. Renzi, Guerini, Lotti, Picierno: tutti i «rottamatori» avrebbero preferito un altro candidato, ma ormai è andata: De Luca ha vinto con 13 mila voti di distacco su Andrea Cozzolino, il «giovane turco» che è stato potentissimo assessore regionale al tempo di Antonio Bassolino. Un exploit. Ed è vero ciò che De Luca dice: anche la Napoli che tante volte ha sbeffeggiato, la Napoli molle e inconcludente, la Napoli dei salotti e della vanità intellettuale, alla fine lo ha adottato. Al neovincitore ora nessuno chiederà mai di farsi da parte. E la ragione è semplice: De Luca fa quello che dice lui, punto. E per chi prova a mettersi di traverso, l aggressione verbale scatta spesso in automatico. L ex cosentiniano Luigi Cesaro, che confondeva il diktat con il tic-tac? «Gigino a purpetta, uno sterminatore di congiuntivi». Maurizio Gasparri. «Un pinguino di razza». Grillo? «Un saltimbanco che racconta idiozie». E via con gli sfessati, gli sfrantumati, i cafoni. A Marco Travaglio una volta disse che avrebbe voluto incontrarlo «per strada al buio...». Ha carattere, certo. Ma poi il carattere è diventato decisionismo, direttismo, bonapartismo, e così, col tempo, da privata la questione è diventata pubblica. E a fronte di tanti successi amministrativi, per anni tra i primi sindaci d Italia, raccolta differenziata al 70% e più, opere pubbliche belle, utili o faraoniche, con lui anche la dura lex ha perso il suo valore. In gioventù, fresco di laurea in filosofia, gli operai del Pci lo chiamavano il «professore». Ma pochi anni, il tempo di manifestare la propria attitudine al comando, e di colpo divenne «Pol pot». Nel 93, quando fu eletto per la prima volta a Salerno, provò a definirsi «il sindaco della gente». Non funzionò. Pochi giorni e fu «lo sceriffo rosso». Poi «lo sceriffo» e basta. Oggi a molti fa venire in mente Walker Texas, il ranger dei telefilm. Ma il troppo spesso si rivolta nel suo contrario. E così, più De Luca fa il guascone, più il web lo impallina. Per lungo tempo è stato «Vicienzo a fontana», a causa del suo amore per l arredo urbano e gli zampilli. Ora è la volta di «Frullino», e il riferimento è a una frase d amore scritta su un muro («Frullino, sei il mio battito d ali»). Il fatto è che De Luca non sopporta gli imbrattatori, specialmente se sono rom («gli zingari li prendiamo a calci»). A uno così, che pure frequenta «vip» come Sabrina Ferilli, Vittorio Sgarbi e il direttore d orchestra Daniel Oren, a cui ha affidato la direzione del teatro Verdi, chi mai darebbe il benservito? Eppure, il caso De Luca è ben Migliore: ma ora le primarie vanno cambiate Il deputato che si è ritirato dopo il fallimento della candidatura unitaria: sosterrò Vincenzo al 101% Chi è Vincenzo De Luca, 65 anni, è sindaco pd, sospeso, di Salerno: la Corte d appello ha ribadito la decadenza per incompatibilità con l incarico di viceministro nel governo Letta Eletto sindaco a Salerno nel 1993, viene riconfermato per altri tre mandati ( 97, 2006 e 2011). Domenica ha vinto le primarie per la corsa alla carica di governatore. Ci tentò anche nel 2010 ma fu sconfitto In corsa La conferenza stampa di Vincenzo De Luca, 65 anni, ieri nella sede elettorale di Salerno. Dopo la vittoria alle primarie del centrosinistra, De Luca, a lungo sindaco di Salerno, sarà candidato governatore alle Regionali di maggio. Già nel 2010 De Luca è stato il candidato del centrosinistra: venne sconfitto da Stefano Caldoro del Pdl (Ansa) più grave del caso Barracciu. Altro che avviso di garanzia! A parte la decadenza da sindaco per aver illecitamente accumulato cariche, e a parte le imputazioni in almeno un paio di processi, il vero problema resta la sospensione per abuso d ufficio in base alla legge Severino. Se dovesse essere eletto governatore, il problema si ripresenterebbe. E allora? Roma tace. De Luca annuncia un ricorso, certo. Ma intanto potrebbero passare giorni, forse mesi di vuoto amministrativo. Ma quel che importa è battere il berlusconiano Stefano Caldoro. Su questo De Luca ha le idee chiare. Oltre al Pd e agli alleati, si presenterà con tre sue liste: una l ha già usata a Salerno; la seconda, che chiamerà la lista del Presidente, e la terza, che farà da ponte con il centrodestra. Finito? Macché. Sul fronte sinistro ha lanciato un appello a Sel, mentre un aiuto gli verrà da de Magistris, il sindaco di Napoli che ha pronta una lista di appoggio. Al resto penseranno gli assessori salernitani. Ecco il post fremente di vittoria di Luca Cascone: «State calmi, non spingete, non accalcatevi, c è posto per tutti e con tranquillità vi La mia era nata come candidatura unitaria sostenuta da uno schieramento ampio, poi la proposta è venuta meno e mi sono ritirato ROMA Non ha sassolini nelle scarpe, Gennaro Migliore. Non è pentito di essersi autoescluso dalle primarie e non nutre, nei confronti di Enzo De Luca, la benché minima riserva. Lei doveva essere il candidato unico del centrosinistra. Niente da recriminare? «Io ho sempre ritenuto che le primarie potessero essere lo strumento preferibile, anche quando ho dato la mia disponibilità a essere il candidato unitario. Se pure la mia candidatura non si è realizzata, ho auspicato la partecipazione e sono contento che sia andato tutto bene. Il successo conferma la bontà di una linea che, tra tante difficoltà, si è affermata». Sosterrà il vincitore? «Metterò al servizio del Pd e di De Luca tutte le energie di rinnovamento che ho incrociato nella mia breve campagna». Il candidato di rinnovamento doveva essere lei, poi il partito è tornato al passato... Non le dispiace? «Io sono sempre stato a disposizione, non ho vissuto questa competizione come una sfida contro altri. Il contributo che ho dato è solo una porzione del lavoro che va realizzato con la vittoria alle elezioni». Non basta vincere, bisogna governare. E De Luca ha una condanna in primo grado per abuso d ufficio. «C è un tema aperto e un ricorso alla Corte costituzionale. Aspettiamo. Ma sul piano politico la vittoria di De Luca rappresenta chiaramente la volontà dei cittadini di averlo presidente». Se l aspettava, la vittoria di De Luca su Cozzolino? Chi è Gennaro Migliore, 46 anni, deputato, ex del Prc e di Sel, a ottobre è passato al Pd. Candidato alle primarie campane, si è ritirato 3 giorni prima del voto «Sono due personalità molto rilevanti. Girando ho sentito il vantaggio di quella accountability determinata dall esperienza di sindaco di De Luca e dalla fama, del tutto meritata, della buona amministrazione di Salerno. E c era anche la forza oggettiva di Cozzolino, confermata dalle quasi centomila preferenze delle Europee». Caldoro si può battere? «Ovviamente io farò campagna elettorale per De Luca, perché sono appassionato al tema della liberazione della mia terra dal cosentinismo e dal postcosentinismo. Sono quelli che hanno distrutto la sanità e i trasporti, portando la situazione ai limiti dell inverosimile». Farà campagna sul territorio? «Mi impegnerò al 101 per cento. Il candidato è pienamente in campo e io lo sostengo. Togliere Caldoro è fondamentale, la situazione della Campania è drammatica. Agli elettori di centrodestra dico attenti, vi stanno mettendo in subordine all accordo con la Lega e con Salvini. Il che non è corretto». Le primarie vanno cambiate o abolite? «Vanno rese più stabili. Presenterò una proposta di legge L appello Incomprensibile l appello di Saviano, quando io mi sono ritirato ho detto: votate per regolamentarle e ritengo importante l annuncio di Guerini di un albo degli elettori». Come giudica l appello di Saviano a non votare? «Incomprensibile, è un intellettuale e poteva intervenire prima della vigilia. Io appena mi sono ritirato ho detto andate a votare». Davvero non è pentito e non nutre rancori? «No. Io ero nato come candidatura unitaria, sostenuta da uno schieramento molto ampio. E quando la proposta è venuta meno, mi sono ritirato. Se mi fossi candidato con le firme dei cittadini avrei fatto una valutazione diversa. Ma poiché mi era stato chiesto di candidarmi dal gruppo dirigente ne ho preso atto». Monica Guerzoni

10 # 10 Martedì 3 Marzo 2015 Corriere della Sera Primo piano Il Carroccio La Lega candida Zaia e «commissaria» Tosi Ultimatum: o la tua fondazione o noi. Il sindaco: vedrò cosa fare. E Sel accusa: Maroni al convegno con un nazista In Regione In Veneto, dal 2010, il governatore è Luca Zaia, che alle Regionali del 2010 ottenne il 60,2% dei voti A maggio Zaia, già vicepresidente della Regione dal 2005 al 2008 con il governatore Giancarlo Galan, cercherà la riconferma alla guida del Veneto. Tra i suoi sfidanti, l eurodeputata del Pd Alessandra Moretti e il pentastellato Jacopo Berti Incerte le alleanze nel centrodestra, sia per le tensioni interne alla Lega sia per i nodi non ancora sciolti su un asse con Forza Italia Rivali Stretta di mano tra Zaia e Tosi: è l 11 marzo 2013, il governatore e il sindaco a Verona inaugurano una caserma della Finanza; quel pomeriggio, a Milano, i due sigleranno una tregua politica I gazebo di Italia unica Ad Arezzo Atterraggio di fortuna per Renzi in elicottero E parte la polemica Grillo: quanto ci costa? Premier nel 2018? «Io gioco per diventarlo, poi decideranno gli italiani», è stata la risposta di Corrado Passera. Intervistato a Un giorno da pecora, su Radio 2, il leader di Italia unica ha parlato anche di possibili alleanze («Fitto e Tosi? Con loro ci parliamo, ci sono delle cose in comune, ma è tutto aperto») e della sua esperienza nel governo di Mario Monti: «Mi ha deluso, il vero Supermario si sta dimostrando Mario Draghi, con coraggio e determinazione ha abbassato i tassi». Intanto parte la raccolta La scelta Salvini invia nella Regione il «mediatore» Dozzo per definire le liste elettorali Il duello Il primo cittadino di Verona: il Consiglio federale di Milano per me è inaccettabile Maroni «La sua associazione, a torto o a ragione, è ritenuta politica. Da qui l incompatibilità» Passera e il «gioco» per fare il premier nel 2018 firme di Italia unica e Passera sarà ai gazebo: i banchetti saranno allestiti il prossimo fine settimana a Roma ed entro la fine del mese in tutta Italia. Sono tre le proposte su cui il movimento intende raccogliere le firme: dimezzamento delle tasse per le imprese; restituzione del 50% dell Iva a chi sceglie metodi di pagamento elettronici (carta e bancomat); e un «bonus bambino» da euro netti l anno da destinare alle famiglie per ogni figlio fino ai cinque anni di età. MILANO Ultimo atto: il «non commissariamento» del segretario della Liga veneta Flavio Tosi. La guerra che si è scatenata nella Lega in vista delle elezioni regionali in Veneto, è arrivata a un punto di svolta. Il consiglio federale del Carroccio ieri ha infatti stabilito tre cose. Primo: Luca Zaia è il candidato presidente del Veneto. Avrebbe dovuto essere scontato, visto che è il presidente uscente e in effetti il voto dei leghisti è stato unanime. Eppure, a scanso di equivoci, è stato necessario ribadirlo formalmente. Secondo: nasce la figura di un «mediatore» per carità, non lo si chiami un commissario se non si vuole litigare con i leghisti che avrà l ultima parola sulla composizione delle liste venete. Ma, beninteso, soltanto «in ultima istanza». Si tratta di Giampaolo Dozzo, già capogruppo della Lega a Montecitorio tra il 2012 e il Terzo fatto, detonante: da ieri è stata sancita l incompatibilità tra la tessera della Lega e quella di «Ricostruiamo il Paese», la fondazione creata da Flavio Tosi il 6 ottobre 2013 in vista della ricostruzione del centrodestra post berlusconiano. Il che mette Flavio Tosi e forse in Lega non soltanto lui in una situazione poco simpatica: o il sindaco della Lega dice addio alla Lega, oppure alla sua stessa creatura. Tutti i doppi tesserati hanno una settimana di tempo per dire a quale fedeltà si atterranno. Ad annunciare le novità, il segretario leghista Matteo Salvini al termine di un consiglio federale durato quattro ore e mezza, assai più del previsto: «Ha vinto il Veneto. Quelli che si aspettavano spaccature o sfide varie sono rimasti male: nessuno ha vinto in pieno, nessuno ha perso su tutta la linea, ma il movimento è compatto e ha un suo candidato in Veneto». Quel che per Salvini conta è che «il movimento è compatto e ha un suo candidato in Veneto scelto». Tosi uscirà dalla Lega? Salvini allarga le braccia: «Tutti faranno la scelta più saggia. Non prendo in considerazione l ipotesi che qualcuno esca dalla Lega». In ogni caso, il commissariamento formale di Flavio Tosi che in molti ancora ieri mattina davano per scontato, non è avvenuto. Lo stesso Umberto Bossi in consiglio federale lo ha sconsigliato. Le dichiarazioni del segretario non convincono affatto Flavio Tosi. Anzi: : «Se proprio vogliamo, oggi ha vinto via Bellerio sulla Liga Veneta. Che abbia vinto il Veneto la vedo un po dura...». Il punto centrale dello scontro è infatti la possibilità, che Tosi rivendica sulla base dello Statuto leghista, che le liste e le alleanze siano scelte dal consiglio «nazionale» veneto e non da quello federale. All uscita dal quarter generale leghista di via Bellerio, Tosi ha detto che dalla Lega per ora non esce ma certo deve «decidere che cosa fare. Ci ragionerò a mente fredda». Roberto Maroni, nella vicenda, è sempre stato visto come possibile mediatore. Dopo il federale, ha detto la sua sul no alla doppia tessera: «È stata presa una decisione di incompatibilità, in termini di Statuto, tra l iscrizione alla Lega e quella alla fondazione Faro di Tosi perché quest ultima è stata ritenuta, a torto o a ragione ci sono state opinioni divergenti un associazione di carattere politico». Intanto, però, diventa un caso la partecipazione dello stesso Maroni e di Salvini a un convegno organizzato da Lega Nord e Ministero Russo per la Crimea, in programma venerdì a Milano. «Tra i relatori accusa Sel compare Stefano Sutti, autore con lo pseudonimo di Stefano Vaj del pamphlet razzista Per l autodifesa etnica totale. Chiediamo a Maroni se, dopo aver amoreggiato con omofobi e preti pedofili, ha deciso di andare a braccetto con i nazisti di casa nostra». M. Cre. In passato A gennaio il premier è stato al centro di una polemica per l utilizzo di un volo di Stato. Ad attaccarlo, soprattutto il M5S: Renzi il 30 dicembre 2014 era andato in vacanza a Courmayeur con la famiglia su un Falcon 900 della flotta di Stato A stretto giro era arrivata la replica del premier: non sono scelte, dipende dai protocolli di sicurezza ROMA Subito esplode la polemica («Quanto costa agli italiani il Renzicottero?», Beppe Grillo sul blog) e dilaga l ironia («Renzi costretto all atterraggio: forti ste correnti del Pd...», messaggio su Twitter). Comune di Civitella della Chiana, Arezzo, ore 8.45 di ieri mattina. Tempo brutto, vento forte, pioggia sottile e nuvole basse. Il maresciallo aiutante Fabrizio Cecchetti, comandante della stazione dei carabinieri della frazione di Badìa al Pino, dalla finestra vede un elicottero che sta tentando un atterraggio di fortuna a neppure 50 metri dalla sua caserma. Sale su una «gazzella» con due militari e va a vedere. Il grande velivolo bianco, un Vh-139A del 31 Stormo dell Aeronautica militare, decollato dall aeroporto di Bagno a Ripoli (Firenze), è ora fermo in mezzo al campo di calciotto del centro «Victoria Beauty & Fitness» di viale Michelangelo e ha su un fianco la scritta «Repubblica Italiana». Sono le 9. É dunque un elicottero di Stato e infatti, poco dopo, i carabinieri vedono scendere dalla scaletta il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Appena un cenno di saluto, poi il premier imbocca rapido l uscita del centro sportivo e sale a razzo con la scorta sulle auto che intanto sono volate da Firenze a prenderli. Destinazione Roma: la stessa che aveva l elicottero al decollo. Davide Grazzini, il figlio del titolare del circolo, parlando a terra con i piloti capisce che c è stato «un problema tecnico» e lo va a dire in diretta a Radio 2. Il mondo dei media impazzisce e Palazzo Chigi smentisce: «Atterraggio dovuto al maltempo, nessun guasto tecnico». Più tardi lo stesso Grazzini ne converrà: «In effetti, appena ha smesso di piovere è ripartito». Anche il giovane segretario provinciale del Pd di Arezzo, Massimiliano Dindalini, ha notato il trambusto e si avvicina. Quando arriva, però, il suo coetaneo Matteo Renzi se n è già andato via in auto: «Oggi è passato il tuo presidente», gli dicono. Lui allora prende l iphone e immortala la scena, posta il tutto su Facebook e manda pure un tweet a Renzi con allegata la foto dell elicottero: «Ciao Matteo, quando torni a prenderlo hai il caffè pagato. L atterraggio L elicottero con a bordo Renzi, in viaggio tra Firenze e Roma, atterrato sul campo da calcetto di Badia Al Pino, in provincia di Arezzo (Ansa) Buon lavoro, Pd Arezzo». Buon lavoro, si fa per dire. Dindalini giura che lui non ha fatto «uno scherzo» a Matteo perché antirenziano, anzi «il Pd è unito e le correnti non esistono più», eppure in un battibaleno la notizia corre e scoppia l inferno, come già a Capodanno per il viaggio di Renzi e famiglia, in Falcon 900, per andare a sciare a Courmayeur. Tuonano Sel e Fratelli d Italia («Vergogna», «Rottamazione di lusso»). Giovanni Toti, Forza Italia, twitta al veleno: «Aerei per Aosta, elicotteri per Roma. Meglio volare basso e con mezzi pubblici. Mattarella docet...». Il riferimento è al viaggio di 10 giorni fa, in treno da Roma a Firenze e poi in tram da Firenze a Scandicci, del Capo dello Stato. Da fonti di Palazzo Chigi, però, in serata arriva una secca replica Le critiche «Problema tecnico» Poi la foto postata su Facebook dal segretario locale del Pd per respingere qualsiasi «campagna». Sul volo di ieri mattina informa la nota c era anche il sottosegretario Luca Lotti. E l elicottero è stato utilizzato «per motivi di sicurezza che in questo momento (causa l allerta terrorismo, ndr) si applica al più alto livello per il premier». È frequente, quindi, conclude Palazzo Chigi, che Renzi si sposti in aereo e in elicottero, oltre che in macchina, mentre è raro che possa utilizzare il treno. Fabrizio Caccia

11 Corriere della Sera Martedì 3 Marzo 2015 PRIMO PIANO 11 Il retroscena di Marco Cremonesi La prudenza Salvini non ha voluto andare fino in fondo e ha evitato di proporre il commissariamento La Lettera Ora più vicina l intesa con FI E il ribelle è pronto a lasciare Tosi in un vicolo cieco. Giovedì il vertice decisivo nella Regione Caro direttore, desidero spiegare in maniera pubblica e sincera le ragioni del mio dissenso politico nei confronti del partito a cui appartengo. Da tempo, purtroppo, Forza Italia sta vivendo una profonda crisi per diversi motivi. Elenco i principali: l azzoppamento del nostro leader, il presidente Silvio Berlusconi, con la conseguenza di un centrodestra senza più un punto di riferimento; l arrivo di Renzi a capo del Pd, ma con una personalità politica ricca di sfumature e difficilmente incasellabile a sinistra riuscendo dunque ad attirare consenso anche al centrodestra; una vera e propria guerra interna a Forza Italia per la successione. È soprattutto quest ultimo punto che mi ha spinto a una seria riflessione. Ciò che sta avvenendo, infatti, è una vera e propria distruzione, con faide interne il cui unico fine è quello di spartire l eredità politica di Berlusconi, a cominciare da coloro che gli stanno accanto e che dicono a parole di voler tutelare la sua leadership. Pur non essendo schierata con nessuno, ritengo che la serie di commissariamenti sia solo il risultato di rese di conti che daranno ancora altri frutti amari. Cose che, a mio avviso, nulla hanno a che vedere con il movimento liberale che Silvio Berlusconi ha fondato e che lui stesso non avrebbe mai consentito accadessero. A questo si aggiunge che Forza Italia, fondata dal presidente Berlusconi per realizzare quella rivoluzione liberale tanto necessaria per modernizzare il nostro Paese, nel tempo è cambiata. Infatti quella rivoluzione liberale è stata intrapresa solo in parte e per questo abbiamo perso consenso. Alla base di questo fallimento vi sono diverse cause, non ultima per dovere di obiettività l azione di una parte della magistratura che spesso ha agito secondo finalità politiche con un accanimento nei confronti del presidente Berlusconi, compromettendo un solido Il leader Matteo Salvini, 41 anni, segretario della Lega Nord dal dicembre 2013, è anche parlamentare europeo MILANO La buona notizia è, probabilmente, per Forza Italia. Con la conferma di Luca Zaia a governatore e la messa nell angolo di Flavio Tosi sancita ieri dal consiglio federale leghista, la formazione del centrodestra per le prossime elezioni in Veneto potrebbe somigliare molto a quella per cui il partito di Berlusconi ha fin qui sempre spinto: e cioè, Lega, Forza Italia e Lista Zaia. E i collaboratori di Salvini infatti annotano che il capo leghista ieri è stato «molto più garbato» nei confronti dei possibili partner che non nei giorni scorsi. Ma è difficile che ci possa essere un accordo che prescinda dai voleri di Luca Zaia, dopo l incoronazione di ieri, sancita all unanimità dal massimo organo decisionale leghista. Certo, Salvini ieri ha ribadito di volere «omogeneità nelle alleanze» e ha esplicitamente detto che «l ultima parola su questo l avrò io». Però, appunto, i desideri del governatore oggi pesano di più che non ieri mattina. E, come è noto, Zaia non ha mai fatto mistero di volersi presentare con una coalizione il più simile possibile a quella uscente. Anche se rimane aperto, e complicato, il problema del Nuovo centrodestra. Resta il fatto che, nonostante Flavio Tosi oggi sia in una situazione di oggettiva difficoltà, la partita ancora non è conclusa. Sull agenda, le date rilevanti sono due. Il segretario della Liga ha infatti convocato per giovedì un consiglio «nazionale» veneto che, all ordine del giorno, ha la formazione delle liste e le alleanze del movimento. Ci sarà anche Luca Zaia, ma non Matteo Salvini, in quanto questione veneta. Ma Tosi potrebbe decidere di non farsi rosolare. La decisione della Lega di vietare la doppia affiliazione lo mette in una condizione difficilissima: o ripudiare la Lega, oppure lasciar morire i «Fari», le sezioni territoriali della Fondazione «Ricostruiamo il Paese» da lui costituita a fine Secondo quanto stabilito, ieri, Tosi ha sette giorni per decidere. E dunque, la seconda data rilevante è l inizio della prossima settimana. In ogni caso, uno strappo del Consiglio veneto resterebbe una questione delicatissima per il Carroccio. La proprietà del simbolo leghista è e resta del consiglio federale, ma una nuova, lacerante discussione al di là delle questioni statutarie sarebbe devastante dal punto di vista delle imminenti elezioni, piombo puro per la corsa di Zaia alla riconferma. Per questo Salvini alla fine ha deciso di non andare fino in fondo e di non premere con tutti e due i piedi sull acceleratore. E dunque, Flavio Tosi resta segretario: non molti nella Lega, fino a ieri mattina, avrebbero scommesso su questo risultato. L ipotesi del commissariamento era infatti la più quotata, e non c era soltanto quella: il sindaco di Padova Massimo Bitonci e l ex «triumvira» leghista Manuela Dal Lago ieri hanno infatti anche chiesto provvedimenti disciplinari nei confronti del sindaco di Verona. Provvedimenti che non sono arrivati e, anzi, neppure messi ai voti. L assessore lombardo Gianni Fava ha infatti fatto notare che il commissariamento del Veneto avrebbe dovuto essere proposto dal segretario federale, appunto Salvini. Il quale ha appunto detto di non voler intervenire direttamente sulla questione, e ha rilanciato proponendo la ricandidatura ufficiale di Zaia, che è stata approvata all unanimità. Quanto al commissario per le elezioni, come è stato detto dal capogruppo alla Camera Gian Marco Centinaio e poi più volte ripetuto, non è un commissario. Ma un mediatore. Anche se, sia pure «in ultima istanza», deciderà secondo i voleri di Salvini. Insomma: la possibilità di una ricomposizione non è mai stata così esile. Repetti: ecco perché abbandono Forza Italia Insieme Sandro Bondi con Manuela Repetti equilibrio dei poteri, necessario in ogni sana democrazia. E purtroppo nemmeno i nostri governi sono mai riusciti a realizzare una riforma della giustizia equa, non contro la magistratura, ma a favore della giustizia, dei magistrati onesti e indipendenti e di tutti i cittadini. Un altra ragione del fallimento sono stati i condizionamenti degli alleati che, tuttavia, continuiamo a inseguire nonostante ci siano evidenti, abissali diversità. Forza Italia è cambiata anche sul piano programmatico; assistiamo infatti a posizioni contraddittorie, spesso caratterizzate da un accentuata difesa di interessi corporativi che nulla hanno a che fare con un programma liberale. Per non parlare dei diritti civili, dove si registrano atteggiamenti di chiusura e perfino oscurantisti. Per finire, è ormai difficile per me riconoscermi in una classe dirigente che di fatto oggi controlla Forza Italia. Per tutte queste ragioni, pur ringraziando il presidente Silvio Berlusconi, a cui va tutta la mia riconoscenza e il mio affetto, per la possibilità che mi ha offerto di diventare membro del Parlamento e di partecipare a un avventura politica che è stata per me importante, ho deciso di lasciare il gruppo parlamentare di Forza Italia e di iscrivermi al Gruppo misto del Senato. Manuela Repetti senatrice La vicenda Nella Lega è scontro aperto tra Matteo Salvini e Flavio Tosi. Il sindaco di Verona, segretario della Liga Veneta, ha messo in discussione la candidatura, sostenuta con forza dai vertici, di Luca Zaia in Veneto e minacciato di presentare la propria candidatura contro il governatore uscente La scorsa settimana Tosi ha convocato per questo giovedì il consiglio veneto del movimento per «discutere e deliberare eventuali alleanze, le liste e la loro composizione, così come previsto dallo Statuto» Ieri il consiglio federale cui fa capo Salvini ha indicato Zaia come governatore e nominato l ex capogruppo leghista alla Camera Gianpaolo Dozzo mediatore per la compilazione delle liste regionali venete Ai fedelissimi di Tosi iscritti a «Ricostruiamo il Paese», fondazione guidata dal sindaco, è stata data una settimana di tempo per decidere tra la Lega e l ente «tosiano» Dietro le quinte Le voci dei fittiani mentre l Italicum «resta a dormire» Che fine ha fatto l Italicum, la legge elettorale parcheggiata da molti mesi alla Camera? I simpatizzanti di Raffaele Fitto, la minoranza di FI, stanno spargendo la voce per cui la legge tanto cara a Renzi e al ministro Boschi ora rischia di venire impallinata da un fronte trasversale favorevole alle preferenze. Insomma, l architrave sui cui si basa(va) il patto del Nazareno, 100 capilista bloccati, potrebbe sgretolarsi sotto i colpi della minoranza pd, del Ncd, del M5S e di una folta pattuglia della minoranza di FI. Per questo Italicum che, almeno fino alle elezioni regionali del 10 maggio, rimarrebbe in sonno. (D. Mart.) Prove di unità tra le correnti della sinistra dem Prove di unità a sinistra. L assemblea che vedrà Bersani protagonista il 21 marzo a Roma è (anche) il tentativo di rafforzare il fronte non renziano del Pd. Ci saranno l Area riformista di Speranza e la SinistraDem di Cuperlo (foto), sono invitati i bindiani, i civatiani, i dalemiani, i lettiani... «Nella sinistra del Pd le diversità ci sono», riconosce Gianni Cuperlo e spera che l assemblea non si riduca a una somma di differenze: «Quell incontro ha un senso se si dota di un anima, se non ricade nelle ambiguità di questi mesi». (M.Gu.) Per il Pd renziano Livorno è ancora amara A volte ritornano. La sinistra del Pd livornese, nonostante la clamorosa débâcle alle elezioni comunali dello scorso anno che ha spianato la strada alla vittoria del Movimento Cinque Stelle, alle primarie per la segreteria comunale piazza al primo posto Sonia Filippi, 55 anni, insegnante di storia ed italiano alle scuole elementari, espressione della «vecchia guardia» legata agli ex Ds- Pci. Non è ancora la leader del partito perché con il 35,6% dei consensi ottenuti dovrà affrontare al ballottaggio Federico Bellandi (31,10% dei voti), sostenuto dal segretario provinciale Lorenzo Bacci, renziano doc, che partiva favorito. (Marco Gasperetti)

12 12 Martedì 3 Marzo 2015 Corriere della Sera Primo piano Il riassetto Rai e Mediaset, la battaglia del 51% L ente: non scendiamo sotto la soglia Il gruppo: offerta valida, la legge non fissa tetti. Le Torri Wind ad Abertis MILANO La Rai mette le mani avanti: di fronte all offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) lanciata Ei Towers (Mediaset) sulla società delle torri tv Rai Way, Viale Mazzini specifica che non può scendere sotto il 51% della controllata. Ma, seppure attesa viste le dichiarazioni dei giorni scorsi del premier Matteo Renzi e del ministro dell Economia Pier Carlo Padoan, la posizione non sembra chiudere la partita. I mercati ieri hanno continuato a scommettere sugli sviluppi successivi dell opas: il titolo Rai Way è salito ancora dello 0,25% e quello di Mediaset del +0,15% mentre Ei Towers ha Rai Way a Piazza Affari 3,91 3,69 3,47 3,25 3,03 2,82 Ieri 4,08 +0,25% 1 dic 29 dic 12 gen 26 gen 9 feb 23 feb d Arco ripiegato a -1,86%. Il ragionamento degli operatori è che dopo la quotazione di novembre alla Rai è rimasto in mano il 65% di Rai Way e di conseguenza ci sarebbe il 14% disponibile. Ieri alla Consob il consiglio della Rai presieduto da Anna Maria Tarantola ha risposto che «anche alla luce delle posizioni espresse pubblicamente dai competenti organi istituzionali, l attuale quadro normativo e provvedimentale di riferimento, a cui Rai deve necessariamente attenersi e rispetto al quale non ha margini di autonomia per discostarsene, prevede il mantenimento in capo alla stessa del 51% del capitale sociale di Rai Way». Dal fronte del gruppo della famiglia Berlusconi vedono però il bicchiere mezzo pieno. Ei Towers «ribadisce che l offerta è pienamente valida e legittima» e che «non esiste alcuna norma di legge che imponga il mantenimento del 51%». Per di più è la lettura ufficiosa la nota Rai non contesterebbe la legittimità dell offerta ma rimanderebbe la partita nel campo della politica. E, guardando al governo, a Cologno Monzese vengono lette come una prima apertura le dichiarazioni del sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, secondo il quale nel settore La vicenda Il 25 febbraio scorso Ei Towers, controllata al 40% da Mediaset, ha lanciato un opas (offerta di acquisto e scambio) su Rai Way, la società delle torri tv di Viale Mazzini, per 1,22 miliardi di euro. L opas è condizionata all ottenimento da parte di Ei Towers del 66,7% del capitale. La Rai ha il 65% di Rai Way delle torri di tlc si stanno imponendo nei Paesi occidentali due modelli: «l operatore puro» o «un soggetto in cui il controllo pubblico assicuri questa stessa funzione» e in entrambi i casi la separazione della società dei contenuti da quella dell infrastruttura è «una condizione per un mercato realmente aperto, competitivo ed equo». Ma nel governo «non c è una discussione sul modello» da seguire. Si vedrà nei prossimi giorni se le diplomazie troveranno un compromesso. Mediaset tecnicamente può modificare l offerta, magari accettando una quota inferiore nella futura Rai Way-Ei Towers. Il settore delle infrastrutture tlc è in fermento: ieri Wind ha venduto torri alla spagnola Abertis Telecom (assistita da Mediobanca), che ha pagato 693 milioni per il 90% del veicolo Galata. Intanto il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi, ha detto che l ipotesi di un polo con Ei Towers e Rai Way «non è un operazione sul tavolo». Fabrizio Massaro Elop (Microsoft) «Con il nuovo Windows 10 sfida a Samsung e Apple» 1530: il numero per le emergenze in mare. Il Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera, sempre contattabile, resta a fianco degli utenti del mare 24 ore su 24. Il futuro del mare non è un gioco da bambini. Inquinare il mare è un atto irresponsabile. Lo capisce anche un bambino. Basta dargli il buon esempio e il gioco è fatto. L ambiente ha bisogno di cura, di protezione e qualche volta della giusta severità. Gli uomini e le donne della Guardia Costiera lavorano in silenzio, senza clamore. Li scopriamo improvvisamente nelle emergenze. Li vediamo in televisione. Poi tornano a lavorare sotto la linea di galleggiamento : prevengono, soccorrono, fanno rispettare le regole, tutelano senza sosta l ambiente marino. Guardia Costiera: i nostri angeli del mare. DAL NOSTRO INVIATO BARCELLONA Stephen Elop, 51 anni, non è con tutta probabilità il personaggio più amato della Finlandia. Sotto la sua guida si è chiusa la storia di Nokia nella telefonia mobile, finita in mano a Microsoft. Nell azienda americana, Elop è vicepresidente e continua a occuparsi degli smartphone Lumia (ma anche dei tablet Surface e delle console Xbox). Anche la sua nuova sfida non è facile. Microsoft non riesce a decollare. Apple e Google insieme coprono il 95% del mercato. Elop però è convinto di avere un asso nella manica: Windows 10, il nuovo sistema operativo che arriverà a fine anno. Per la prima volta non solo sui pc, ma anche su tablet e smartphone. «Come Microsoft ha spiegato Elop al Mobile World Congress di Barcellona siamo focalizzati nell aiutare i nostri clienti, singoli o aziende, a raggiungere risultati migliori. E ora facciamo un passo in più con Windows 10. Nel nostro stand abbiamo telefoni, pc portatili, tablet con tastiere staccabili, maxi-schermi da parete come Surface Hub: tutti useranno un sistema comune, con le stesse app. E questo farà la differenza». Che cosa si aspetta la gente dai telefoni che avranno Windows 10? «Visto che Windows diventerà una piattaforma unica per qualsiasi dispositivo, l esperienza di uso che si ha con software come Word o Powerpoint sarà identica anche sullo smartphone. Alzeremo l asticella della produttività in maniera sostanziale». Intanto avete presentato due nuovi Lumia, il 640 e il 640XL. Quest ultimo ha uno schermo da 5,7 pollici. Servono davvero i display extra-large? «Negli ultimi due anni, abbiamo visto sempre più persone interessate a schermi grandi. Le app di Office ad esempio hanno grossi vantaggi se usate su dispositivi più grossi. Ma quello che stiamo facendo, con i nuovi telefoni è soprattutto portare su fasce di prezzo più accessibili caratteristiche che prima erano so- Stephen Elop, 51 anni, dalla guida di Nokia a vice presidente di Microsoft lo dei prodotti al top». Però continua a mancarvi uno smartphone top di gamma in grado di attirare l attenzione e competere con gli iphone o con il nuovo Samsung Galaxy S6. «Lo avremo con Windows 10. Quando? Non abbiamo ancora una data (Windows 10 uscirà in autunno, ndr), ma è in arrivo. E sfrutterà tutte le capacità del nuovo sistema». Che cosa conta di più nel successo di un telefono oggi, in un mercato così affollato? «Una manciata in più di megapixel nella fotocamera o due millimetri in meno di spessore non spostano. Il progresso arriverà da quelle aziende che possono ridefinire l esperienza complessiva dell utente: hardware, software, servizi. Microsoft è una di queste. La maggior parte dei marchi presenti qui a Barcellona invece ha una leva sola su cui operare, ovvero l hardware. E penso sia una situazione difficile in cui essere». Da poco Microsoft ha svelato i suoi occhiali per la realtà virtuale. Gli HoloLens arriveranno davvero o faranno la fine dei Google Glass? «È un prodotto reale. Potrà servire per i videogame ma ci hanno già contattati molte aziende che vendono prodotti o servizi. Immaginate un meccanico che osserva il motore di un aereo. Mentre lo fa, riceve segnalazioni dalle HoloLens su quali sono le parti da riparare, ha informazioni su come intervenire e dei sensori mostrano quali sono le performance dei nuovi settaggi. E tutto questo è nella piattaforma Windows: gli sviluppatori potranno creare software per pc, smartphone o per il visore». Paolo

13 Corriere della Sera Martedì 3 Marzo 2015 PRIMO PIANO 13 Il piano Telecom Gli investimenti in Italia 5 miliardi 3,9 5 miliardi Così in Borsa IERI 1,08 euro Investimenti innovativi Fibra ultraveloce La popolazione coperta % Fibra ottica 75% 80% 0,9 Mobile 4G Mobile 4G 95% 0,5 Data center e It Cloud 0,2 0,5 Fibra Ammodernamento internazionale infrastrutture Quanti usano la fibra ottica Trimestre/anno, tasso di crescita in migliaia 4/2014 3/2014 2/2014 1/2014 4/ Altri investimenti Città coperte Ott Nov Dic Gen ,8% in sei mesi Fonte: Agenzia delle Entrat Corriere della Sera «Internet veloce per le famiglie nel 2020» Oggi via libera al piano da 6 miliardi per la banda ultra larga. Si allontana il decreto sulla rete in rame Recchi (Telecom Italia): i nostri obiettivi sono allineati con quelli dell Esecutivo. Il tavolo all Agcom Feb DAL NOSTRO INVIATO BARCELLONA È il giorno della verità per la rete Telecom e anche per i progetti del governo Renzi sulla banda larga. Oggi al consiglio dei ministri sarà presentato sicuramente il piano di investimenti da 6 miliardi di euro per accelerare la diffusione della banda larga in Italia, in vista degli obiettivi Ci saranno sgravi fiscali e incentivi alla domanda oltre a un fondo di garanzia per le aree a fallimento di mercato. Mentre il Fiber to the cabinet, cioè la fibra fino agli armadi, sarà finanziata a fondo perduto in alcune zone. Sarà presentata anche la bozza di decreto legge con cui si introdurrebbe il servizio universale per le connessioni veloci su Internet e il dibattuto switch off della rete in rame? Lo scenario di Federico De Rosa E un sasso nello stagno. Uno stagno già parecchio agitato, in cui il numero uno di Orange, Stéphane Richard ha pensato di aggiungerci del suo ammettendo che a un operazione con Telecom Italia «ci stiamo pensando» e che «sarebbe un operazione interessante». Il direttore generale della compagnia si è spinto anche più in là rivelando di avere avuto «uno scambio di opinioni con la dirigenza» del gruppo italiano. Da Barcellona, tuttavia, il presidente di Telecom, Giuseppe Recchi, ha gettato acqua sul fuoco. «Non abbiamo mai incontrato il ceo di Orange ha chiarito, né fatto riflessioni interne su Orange». Il manager non è riuscito però a spegnere la speculazione che, in attesa di vedere cosa uscirà oggi dal consiglio dei ministri, ha preso posizione in Borsa facendo guadagnare a Telecom l 1,31%. E anche vero che in Europa il mondo delle telecoms è in piena fibrillazione e dunque le parole di Richard, al di là delle smentite, possono essere state interpretate come un segnale in direzione di Telecom Italia. Un apertura da parte di Orange Ieri il mercato non ci ha creduto e, anzi, Telecom Italia ha guadagnato fin dalle prime ore del giorno sostenuta dalle parole dell amministratore delegato di Orange, Stéphane Richard, che ha parlato di un interessante ipotesi di consolidamento. La stessa Telecom ieri ha dovuto specificare che con l operatore francese non esistono colloqui in corso. A conti fatti il piano Ring acronimo di Rete italiana di nuova generazione ma anche il suono del telefono in inglese potrebbe non squillare oggi, anche se sembra difficile pensare che finisca tutto in molto rumore per nulla. Si vedrà oggi se alcune parti del decreto sono state recepite nel piano. Di certo anche ieri il dossier sullo spegnimento della rete in rame entro il 2030 è stato al centro di La tentazione di Orange e l alleanza con Vivendi per tornare in Europa che in Telecom vede «una buona opportunità di consolidamento a livello europeo». Non solo nel mondo delle tlc. Almeno così lascerebbero intendere le parole di Richard che ha lanciato un messaggio anche a Vivendi: «Non è un concorrente e le nostre strategie europee possono essere complementari». Tra qualche mese Vivendi di Mario Sensini Telecom Da sinistra, il presidente Giuseppe Recchi e l amministratore delegato Marco Patuano diventerà azionista di Telecom Italia e dunque potrebbe rappresentare lo snodo di una possibile alleanza a tre. La combinazione potrebbe non essere però così semplice. La società francese è uscita dalla telefonia la quota in Telecom arriva come parte del prezzo pagato a Telefonica per Gvt e secondo gli osservatori Il caso Agenzia delle Entrate, subito 10 soffiate sui colleghi ROMA A ventiquattr ore dall apertura ufficiale della casella c erano già una decina di segnalazioni. Nessuna denuncia di illeciti che avessero carattere penale, ma per lo più «soffiate» sulle pratiche, ritenute scorrette, di qualche collega. All Agenzia delle Entrate il «whistleblowing», la procedura telematica ed ultragarantista per la denuncia dei colleghi appena varata, sembra funzionare. In poche ore, dicono all Agenzia, sono state già raccolte diverse denunce. «Dai colleghi arrivavano segnalazioni anche prima, magari con meno tutele e qualche preoccupazione in più» dice il direttore Rossella Orlandi. La legge che impone a tutte le amministrazioni pubbliche di dotarsi di un sistema per la raccolta delle denunce interne, anche in forma anonima, è del E solo pochissime entità l hanno già messo in piedi, con risultati finora molto deludenti. Nel pubblico, la denuncia del collega resta una cosa rara. Tranne, apparentemente, all Agenzia delle Entrate. accesi confronti al ministero dello Sviluppo economico dove il documento a cui ha lavorato il vicesegretario di Palazzo Chigi, Raffaele Tiscar, è approdato da un paio di settimane. Dalla scelta del governo dipenderà molto del futuro della banda larga in Italia. Il ritardo è pacifico. Gli obiettivi dell Agenda europea 2020 non sono dietro l angolo. E senza una spinta di Renzi il gruppo di telecomunicazioni guidato da Marco Patuano e Giuseppe Recchi non fa certo mistero di volere sfruttare il più possibile l ultimo miglio in rame grazie alle tecnologie vectoring e alle sue evoluzioni che promettono, sulla carta, velocità da 30 a 100 megabit al secondo. «Gli obiettivi di Telecom sono gli stessi del Governo: far tornare il nostro Paese all avanguardia recuperando competitività», ha dichiarato ieri Recchi. Il tema, in realtà, è sul tavolo dell AgCom e non è risolto. In sostanza il vectoring, non essendo uno standard, non nasce come tecnologia multioperatore. E questo vuol dire che con più operatori collegati insieme si verificano disturbi che riducono di molto le performance. 6 miliardi di euro Le risorse del piano che prevede lo sviluppo della banda ultralarga per le connessioni internet entro il 2020 per tutte le famiglie italiane. La velocità sarebbe di 30 megabit 10,2 miliardi di sterline il prezzo pagato da 3 Europe a Telefonica per il controllo della compagnia mobile O2 Uk. British Telecom ha invece offerto 12 miliardi di sterline per l operatore mobile Ee I tecnici stanno tentando di superare il problema con tecnologie ancora non disponibili, come il VPlus di Alcatel Lucent e il Super Vectoring di Huawei. Ma per arrivare a risultati ci vorranno almeno altri due anni. Ieri al Mobile World Congress anche il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, ha parlato della necessità di infrastrutture più solide da parte degli operatori telefonici. In arrivo, oltre allo streaming video ad alta definizione c è il cosiddetto Internet delle cose nel 2020 sono stimati oltre 10 miliardi di oggetti e device connessi nel mondo e i big data. Senza una banda larga all altezza la crescita dell economia potrebbe risultare rallentata. Massimo Sideri molto dipende da Vincent Bolloré, presidente e azionista di Vivendi, in cui ieri è salito all 8,15% del capitale, che dovrebbe convincere il board a tornare nelle tlc per puntare sul modello «quad», ovvero tv, banda larga, telefono fisso e mobile. E quello che sta già facendo Telefonica in Spagna e che si appresta a fare anche Vodafone, lanciando servizi tv come ha annunciato ieri a Barcellona il ceo, Vittorio Colao. La partita, sui servizi «quod» ha portato anche a immaginare un destino comune tra Telecom e Mediaset, e un filo che porta (casualità) di nuovo a Vivendi che con il Biscione sta parlando di un ingresso in Premium. Sicuramente Orange, controllata al 25% dallo Stato francese, ha bisogno di fare qualcosa dopo il matrimonio tra Sfr e Numericable, da cui rischia di perdere forti quote di mercato. Ieri tra l altro Bloomberg ha rivelato che la holding di Sfr-Numericable, Altice, starebbe preparando un offerta d acquisto su Boygues Telecom, che aiuta forse a capire ancora meglio la voglia di attivismo di Richard e le avance a Telecom. Che sono giustificate però anche da quello che sta succedendo dall altra parte della Manica. In Gran Bretagna British Telecom si sta per prendere il leader Ee e la 3 Europe di Li Ka-shing ha appena rilevato da Telefonica l operatore mobile O2 (dopo aver rilevato sempre dagli spagnoli O2 Ireland) per creare un gruppo paneuropeo. Che potrebbe ricomprendere anche l Italia. Da qualche settimana sono tornate le voci su un accordo in arrivo tra 3 e Wind in discussione da quasi due anni, che darebbe il via al riassetto. Solo, però, del mercato italiano, in una prospettiva di consolidamento che è invece europea. E in cui Telecom, a lungo ostaggio di Telefonica, potrebbe trovare adesso la possibilità per riprendere slancio. La vicenda Oggi al consiglio dei ministri dovrebbe essere presentato il piano di investimenti da 6 miliardi di euro per accelerare la diffusione della banda larga in Italia, in vista degli obiettivi 2020 Ci saranno sgravi fiscali e incentivi alla domanda oltre a un fondo di garanzia per le aree a fallimento di mercato, cioè quelle dove per gli operatori privati non è economicamen te conveniente investire Non dovrebbe invece essere presentato un decreto legge per stabilire l introduzione della connessione a banda ultra larga come servizio universale e lo spegnimento (switch off) del doppino di rame La riforma rientra nei piani per l Agenda digitale, un programma europeo per sviluppare l utilizzo delle reti veloci di comunicazione via internet

14 # 14 Martedì 3 Marzo 2015 Corriere della Sera Esteri Netanyahu arriva negli Usa: la nostra alleanza è solida Ma il premier israeliano: fermare l Iran. La replica di Obama: finora su Teheran hai sempre sbagliato La vicenda Il premier israeliano Benjamin Netanyahu terrà un discorso oggi davanti al Congresso degli Stati Uniti a Washington La visita, che giunge a pochi giorni dalle elezioni politiche del 17 marzo in Israele, ha sollevato polemiche: a invitarlo sono stati i repubblicani, che dopo le elezioni di midterm di novembre scorso hanno ottenuto il controllo sia della Camera che del Senato, e Netanyahu ha accettato Il tutto ha fatto infuriare l amministrazione Obama, che sostiene di non avere saputo niente finché i programmi non sono stati resi pubblici, il che sembrerebbe essere una rottura del protocollo È atteso che Netanyahu utilizzi il suo discorso per chiedere al Congresso di approvare nuove sanzioni contro l Iran, nonostante la promessa di Obama di opporre il suo veto a un eventuale legge del genere perché metterebbe a rischio i colloqui in corso in Svizzera sul programma nucleare di Teheran La scelta di Netanyahu ha creato anche una rara frattura con alcuni democratici: pare che una ventina avrebbero deciso di boicottare il suo discorso WASHINGTON Un dettaglio. L ambasciatore americano all Onu Samantha Power stava per prendere la parola all Aipac a Washington e il presidente dell associazione ebraica statunitense ha esortato i presenti a trattare «tutti gli oratori come fossero ospiti nella nostra casa». La raccomandazione, rispettata, ha segnalato il timore di qualche contestazione in un momento dove gli amici, Israele e Usa, appaiono avversari. Anche se i protagonisti hanno provato a smentire senza però insistere sulle proprie idee. A cominciare da Bibi Netanyahu Corsi e ricorsi dal nostro corrispondente Davide Frattini intervenuto davanti alla medesima platea alla vigilia del discorso al Congresso incentrato sull Iran. Iniziativa mal digerita dalla Casa Bianca che ha negato al primo ministro l onore di un colloquio. Anticipato dalle polemiche e dalla ben nota mancanza di feeling con il presidente Usa, il capo del governo israeliano ha provato ieri ad abbassare la temperatura: 1) «L alleanza con l America non è stata mai così salda... Siamo una famiglia». 2) È un errore sostenere che le relazioni siano in crisi. 3) «Non ho mai voluto mancare di rispetto a Obama». 4) Ma ha aggiunto che «i tentacoli del terrore» dell Iran arrivano in tutto il mondo. «Israele si difenderà. È un obbligo morale fermare il nucleare iraniano». Il premier ha quindi negato di voler intervenire al Congresso per motivi politici ed ha trovato anche il modo di prendere le parti della moglie Sarah, sotto tiro di nuovo per le spese eccessive e comportamenti a volte sopra le righe. Alta strategia, considerazioni elettorali in Israele si vota il 17 marzo e aspetti personali. Un intreccio anche temporale. Mentre Bibi parlava, a Montreaux, in Svizzera, americani e 20 miliardi di dollari L investimento degli Stati Uniti nella sicurezza di Israele sotto la presidenza di Barack Obama Bronci, silenzi e ammaccature di una relazione tutta speciale Dal «vaffa» di Baker all urlo di Clinton: «Chi credono di essere?» 11 minuti Il tempo tra la proclamazione della nascita di Israele e il riconoscimento degli Stati Uniti Liti storiche 1956 Il presidente Usa Eisenhower con il primo ministro israeliano Ben Gurion: durante la crisi di Suez, «Ike» costrinse gli israeliani (con britannici e francesi) a ritirarsi dal Sinai Oggi Barack Obama? Non è tra i più maldisposti verso Israele come vorrebbero presentarlo 1973 Il presidente Richard Nixon con Kissinger e Golda Meir: durante la Guerra del Kippur, gli americani fecero ritardare le indispensabili forniture di armi a Israele 1991 Il presidente George Bush padre inaugura la Conferenza di pace sul Medio Oriente a Madrid: il premier di Israele, Shamir, fu «obbligato» a partecipare iraniani sedevano allo stesso tavolo per negoziare. E proprio dalle rive del lago elvetico è stato il segretario di Stato Kerry ad ammonire l alleato. Il capo della diplomazia ha espresso il timore che fughe di notizie sulle trattative possano avere conseguenze serie. Un riferimento all imminente discorso di Netanyahu davanti ai congressisti. Un occasione doppia per il premier israeliano. Potrà ribadire che l intesa con Teheran è una minaccia «esistenziale» e avrà modo di usare il discorso in chiave elettorale. Da qui l irritazione per un iniziativa giudicata un invasione di campo con la «complicità» dei repubblicani che hanno invitato il premier. Obama, a sua volta, ha difeso la trattativa legandola però all impegno che non sarà mai permesso a Teheran di arrivare alla Bomba e alla richiesta che i mullah «fermino le ricerche atomiche per 10 anni». Il presidente ha negato l esistenza di un «problema personale» con Netanyahu che però sull Iran si è «sbagliato». La Casa Bianca ha quindi ricordato la montagna di denaro investita dagli Usa per la sicurezza di Israele. Guido Olimpio Discorso Il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante il discorso ieri all associazione ebraica statunitense Aipac (American Israel Public Affairs Committee) a Washington. Oggi parlerà davanti al Congresso degli Stati Uniti (Getty/Mark Wilson) GERUSALEMME Dieci settimane al freddo di Washington e al gelo di Franklin Delano Roosevelt. Nel dicembre del 1941 David Ben-Gurion affitta una suite di due stanze all hotel Ambassador dove aspetta una telefonata: ha chiesto al presidente americano un appuntamento (gli basta un quarto d ora, assicura) per promuovere la causa dello Stato ebraico. Quella convocazione non arriva mai, eppure quando il 14 maggio del 1948 Ben-Gurion dichiara la nascita di Israele, gli Stati Uniti sono la prima nazione a riconoscerlo. Undici minuti dopo. Da allora la relazione speciale non si è mai interrotta. Ha sopportato qualche ammaccatura diplomatica, ha vissuto i momenti di silenzio e gli incontri imbronciati, ha superato queste crisi e prevedono gli analisti supererà anche quella tra Benjamin Netanyahu e Barack Obama. Perché l attuale leader americano fa notare Chemi Shalev sul quotidiano Haaretz non è tra i più maldisposti come vorrebbero presentarlo gli assistenti del primo ministro. George Bush padre ha torchiato i governi israeliani con più aggressività e ritorsioni ben più concrete di Susan Rice, la consigliera per la Sicurezza nazionale di Obama, che ha definito «distruttiva per i nostri legami» la visita di Netanyahu. Nel 1991 pretende che Yitzhak Shamir fermi le costruzioni nelle colonie e minaccia di bloccare i 10 miliardi di dollari in aiuti. Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, si lamenta di quanto sia influente la lobby ebraica e poco dopo calcola che gli Stati Uniti donano a Israele «l equivalente di dollari per ogni cittadino». Una scarsa empatia verso l alleato mediorientale, riassunta da James Baker, il suo segretario di Stato: «Quando gli israeliani saranno pronti a parlare seriamente di pace, possono telefonare alla Casa Bianca. Il numero è ». Un avversione ancor più sintetizzata da Baker in una conversazione privata: «Vaff... gli ebrei, tanto non votano per noi». Ed è una profezia che si autoavvera: alle elezioni del 1992 Bill Clinton conquista il 78 per cento tra gli ebrei americani, Bush solo il 15 per cento, il risultato peggiore per un repubblicano negli ultimi ventotto anni. Gli stalli diplomatici non nascono solo da posizioni strategiche differenti. Clinton non è riuscito a ricreare con Netanyahu la sintonia che aveva con Yitzhak Rabin e che facilitò gli accordi di Oslo nel Considerava il primo ministro israeliano allora al suo primo mandato arrogante e se poteva evitava di incontrarlo. Quando Netanyahu viene ricevuto per la prima volta alla Casa Bianca nel 1996, Clinton lascia la stanza ed esclama agli assistenti: «Chi si crede di essere, chi c... è la superpotenza qui?». E la lezione che Ronald Reagan decide di impartire a Menachem Begin. Nel 1981 lo punisce per aver bombardato senza avvertire gli americani il reattore nucleare di Osirak in Iraq: ordina di fermare la consegna di nuovi jet all aviazione israeliana e gli Stati Uniti condannano alle Nazioni Unite il raid contro Saddam Hussein. «La decisione di umiliare pubblicamente un nostro tradizionale alleato commenta allora il conservatore William Safire sul New York Times non ci ha dato un nuovo amico tra gli arabi e ha distrutto quella fiducia necessaria per spingere Israele a prendere rischi per arrivare alla pace». Le parole scelte da Begin sono ben più dure di quelle scritte da Safire, quando per rappresaglia convoca l ambasciatore americano Samuel Lewis: «Che espressione sarebbe: punire Israele? Siamo un vostro vassallo? Siamo una repubblica delle banane? Siamo degli adolescenti che se non si comportano bene vengono schiaffeggiati? Mi lasci dire da chi è composto il mio governo: è gente che è cresciuta nella resistenza, gente che ha combattuto e sofferto. Non ci spaventerete con le vostre minacce». I tredici giorni di negoziati nel settembre del 1978 a Camp David cominciano con una preghiera comune voluta da Rosalynn, la moglie del presidente Jimmy Carter, e finiscono con l accordo di pace tra Israele e l Egitto. In mezzo urla, valigie fatte e disfatte, un torneo di scacchi tra Begin e Zbigniew Brzezinski, consigliere di Carter. Il premier israeliano vince 3 partite su 5, non gli basta per sciogliere la diffidenza: arriva a definire Camp David «un campo di concentramento de luxe». Sa però che Israele ha bisogno degli Stati Uniti, stringerà la mano ad Anwar

15 Corriere della Sera Martedì 3 Marzo 2015 Offensiva anti Isis nella città di Saddam Con l aiuto dell Iran La battaglia per la riconquista di Tikrit Sfida politica Le tribù sunnite locali devono convincersi a lasciare l Isis e a tornare con Bagdad L intervista di Farian Sabahi Il luogo Roccaforte sunnita Tikrit è la città simbolo dell Iraq sunnita. Si trova nella regione di Salahadin, terra natale del condottiero che otto secoli fa sconfisse i Crociati. E la città natale di Saddam e qui vive la tribù del raìs, battuta e umiliata dall invasione Usa 12 anni fa Posizione strategica Si trova all incrocio tra la principale autostrada del Paese quella che collega Bagdad a Mosul e la strada che porta alla regione petrolifera di Kirkuk E iniziata ieri prima dell alba l offensiva contro le milizie dello Stato Islamico (Isis) asserragliate a Tikrit, nel cuore dell Iraq sunnita. Pianura piatta, monotona, polverosa, solo il Tigri offre barriere consistenti contro l avanzata di truppe e corazzati. Sono segnalati combattimenti pesanti, con già una trentina di morti e almeno il doppio di feriti. Bagdad utilizza massicciamente l aviazione (gli americani specificano che i loro jet non sono coinvolti). I kamikaze del «Califfato» si lanciano con le loro autobomba contro le colonne nemiche. Ma per il neo-premier iracheno Haider al-abadi la sfida è al momento più politica che non squisitamente militare. Riuscirà il suo malconcio esercito a cooperare con le milizie sciite, con le forze scelte iraniane e allo stesso tempo spingere le grandi tribù sunnite locali ad abbandonare la pur fragile alleanza con l Isis per tornare a schierarsi con Bagdad? La questione è centrale, qui si gioca il braccio di ferro con i jihadisti e la possibilità di continuare l avanzata sino a riprendere la grande città di Mosul (che da più parti annunciano potrebbe aver luogo già entro aprile). Non è un mistero infatti che, sebbene il capo di stato maggiore iracheno abbia messo in campo oltre uomini addestrati e armati dagli americani, sono in verità le milizie sciite locali, ma soprattutto i pasdaran iraniani, a fare la differenza. Senza di loro probabilmente la stessa Bagdad sarebbe stata occupata da Isis sin dal giugno-agosto scorsi, quando con una serie di attacchi dalla Siria si impadronì di circa un terzo dell Iraq. In prima linea, nella zona di Samarra e tra i paesini a sud di Tikrit, si muove il generale iraniano Qassem Suleimani, comandante delle «Al-Quds», le unità scelte delle Guardie della Rivoluzione (pasdaran) specificamente incaricate da Teheran delle missioni all estero. Le agenzie iraniane riportano che Suleimani starebbe semplicemente «supervisionando» la campagna. In realtà, i suoi soldati sono massicciamente impiegati nei combattimenti. Già l agosto scorso erano evidenti nella battaglia per la cittadina di Amerli, dove avevano soverchiato anche gli alleati curdi, lanciando poi sanguinose missioni contro i villaggi sunniti verso Tikrit. Come può allora al-abadi convincere i sunniti che le milizie sciite e gli iraniani possono diventare loro alleati? Dopo tutto Isis aveva guadagnato le loro simpatie presentandosi proprio come paladino della causa sunnita contro l Iran e lo stesso governo di Bagdad, accusato di fare esclusivamente gli interessi sciiti. Ieri il premier si è recato a Samarra, la città un centinaio di chilometri a nord di Bagdad dove l anno L avanzata città sotto controllo dell Isis zone disabitate strade TURCHIA SIRIA Rutba Tikrit Caduta in mano all Isis a giugno. Ieri è scattata l offensiva delle forze irachene Samarra Da qui partono gli attacchi delle forze irachene per riprendersi Tikrit ARABIA SAUDITA Mosul Sinjar Baiji Tikrit aree sotto controllo dell Isis Bagdad Falluja Doura IRAQ Erbil Kirkuk Amerli al-dour Samarra Baquba Salman Tigri Eufrate scorso le milizie sciite locali avevano arrestato la corsa di Isis e ridato fiducia alla capitale impaurita e scioccata dal repentino sbandamento del suo esercito nazionale. Ma Samarra è molto più che una roccaforte armata. Qui si trova la «moschea d oro»: luogo sacro per gli sciiti di tutto il mondo. Al-Abadi l ha scelta per offrire alle tribù sunnite «il perdono» per il «tradimento» dell anno scorso, in cambio però dovranno abbandonare l alleanza con Isis, altrimenti verranno «seriamente punite». Ma anche i jihadisti non stanno a guardare. Tikrit e la regione di Salahadin tutta attorno costituiscono a loro volta siti simbolo della narrativa sunnita: terra natale del condottiero che otto secoli fa sconfisse i Crociati, qui vive la tribù di Saddam Hussein battuta e umiliata dall invasione americana dodici anni fa. Isis va per le spicce, come del resto ha già fatto nella regione di Al Anbar tra Falluja e il confine siriano, uccide i capi tribali che non offrono i loro giovani alla jihad, rapisce e decapita i renitenti. Le scelte delle tribù sunnite sono così la chiave di volta per la sorte di Mosul e il futuro di Isis in Iraq. Lorenzo Cremonesi «A Teheran le cose ora cambiano Sarà la chiave per il Medio Oriente» La scrittrice Hachtroudi: «I conservatori contrari a ogni apertura» Chi è Fariba Hachtroudi, 54 anni, vive in Francia sin da ragazza. È entrata illegalmente in Iran nel , ed è tornata nel 2006 e nel 2009 correndo il rischio di affrontare i servizi segreti Dialogo «Teheran e Riad devono trovare insieme una soluzione contro il Califfato» Nassiriya «Il presidente iraniano Hassan Rouhani è un pragmatico che comprende i veri pericoli che l Iran si trova ad affrontare in questa difficile congiuntura mondiale e nel disordine mediorientale. Rouhani ha la volontà di migliorare gradualmente la situazione e tirare fuori l Iran dall impasse. È consapevole del fatto che, se il suo governo cade, l Iran rischia un conflitto, anche civile. Comprende che il regime siede su un vulcano. Deve fare di necessità virtù e dimostrarsi moderato, con la consapevolezza che la diplomazia si declina in base ai rapporti di forza. Se Rouhani ce la farà, l Iran avrà un ruolo chiave in un Medio Oriente dove i rapporti di forza sono maggiormente bilanciati». Ad esprimere questo giudizio è la scrittrice iraniana Fariba Hachtroudi, autrice di «L uomo che schioccava le dita», romanzo d amore e di testimonianza politica (edizioni e/o). Per Fariba, 54 anni, che vive in Francia dall adolescenza ma è tornata in Iran tra il e poi nel 2006 e nel 2009, la politica è il comune denominatore di una famiglia impegnata: il nonno era il leader religioso Esmail Hachtroudi membro della costituente del 1906 e difensore di laicità e tolleranza, mentre il padre è il matematico e filosofo Mohsen Hachtroudi, attivo sul fronte dell uguaglianza di genere. Nel romanzo, racconta le vicende della prigioniera 455, inaspettatamente liberata da un militare dalla camminata inconfondibile che incontrerà nuovamente. È una storia vera? «Non è la mia storia, non sono stata in carcere né torturata. Ho tratto ispirazione dalle testimonianze delle donne che ho intervistato, quando lavoravo come giornalista. Ex prigioniere, mi hanno raccontato le loro esperienze in cella, anche nella prigione di Evin». Nel libro lei non cita mai l Iran, ma è ovvio che si tratta della Repubblica islamica... «Non lo scrivo perché quelle circostanze si possono riprodurre in un qualsiasi Paese non democratico. E sfortunatamente anche in alcuni Paesi democratici, pensiamo agli Stati Uniti dove George W. Bush aveva reso legale la tortura. Non volevo prendere di mira solo l Iran». Trentasei anni dopo la rivoluzione, la violenza di genere viene declinata diversamente nella Repubblica islamica? «La violenza non si è mai fermata, ma c era anche prima della rivoluzione del Ritengo che l attuale governo voglia dare una nuova rotta al Paese. I falchi sembrano ciechi e sordi, non capiscono la complessità del mondo né i veri pericoli che il Paese deve affrontare, tra cui la sopravvivenza della Repubblica islamica. Fanno di tutto per bloccare le riforme e l apertura. La condanna di Reyhaneh, impiccata per essersi difesa dall uomo che voleva stuprarla, è una tragedia che mostra il conflitto in atto tra i mullah al potere. Noi donne saremo sempre penalizzate finché ci sarà la legge islamica. Ma la loro battaglia nella società civile e in una certa misura negli ambienti di potere dimostra che in Iran le donne e i giovani rifiutano la sharia. Tuttavia, non tutte riescono a sfuggire alla legge islamica. Nelle grandi città e nelle famiglie dell alta borghesia riescono, più o meno, a lottare e avere un ruolo nella società, ma non dobbiamo dimenticare coloro che vivono nelle aree rurali e appartengono ai ceti bassi». In Medio Oriente la religione è diventata un problema, pensiamo ai conflitti tra sunniti e sciiti. Che ne pensa? «Tra sunniti e sciiti ci sono sempre stati problemi. A causare tensioni tra Arabia Saudita, Iran e Turchia è il desiderio di leadership del mondo islamico. La cosa migliore sarebbe se la diplomazia di Teheran e di Riad sedessero a un tavolo per trovare una soluzione contro lo Stato islamico e Al Qaeda. Inoltre, il problema siriano deve essere risolto, se in futuro non vogliamo ulteriori tensioni». combattimenti IRAN Mosul Prossima offensiva delle forze irachene Baiji La raffineria riconquistata dalle forze irachene a novembre Baquba Ripresa dalle forze irachene a gennaio Falluja combattimenti in corso Corriere della Sera 25 mila: i soldati iracheni schierati per l offensiva. Sono affiancati da milizie sciite e pasdaran I libri Hachtroudi ha appena pubblicato anche in Italia il romanzo «L uomo che schioccava le dita» (edizioni e/o). Tra le altre opere «Khomeini Express» (2009) e «À mon retour d Iran» (2008) La parodia ESTERI 15 Dakota Johnson e le sfumature del terrorismo Ma è polemica Doveva essere solo una parodia dell Isis ma ha suscitato un coro di polemiche. Dakota Johnson, protagonista di «Cinquanta sfumature di grigio», ospite della trasmissione statunitense Saturday Night Live, ha presentato un video in cui interpreta il ruolo di una ragazza che, in procinto di partire, è accompagnata dal padre all aeroporto, come in uno spot della Toyota. Ma una volta scesa dall auto, si scopre che la giovane, invece di arruolarsi per l esercito Usa come nello spot, è stata ingaggiata dall Isis. I miliziani, a bordo dell auto con tanto di bandiere nere, la vanno a prendere. «State attenti, ok?» dice il padre e la figlia risponde: «Non preoccuparti, è solo l Isis...». Lo spunto per lo sketch, racconta l attrice all Independent, era nato dalle notizie della fuga delle 3 ragazze britanniche e delle 4 dal Canada, che hanno lasciato le loro famiglie per unirsi ai miliziani. Molti hanno criticato sui social network la mancanza di rispetto per le vittime dei terroristi. «La libertà di ironia è la nostra arma migliore», ha risposto su Twitter l attore comico Taran Killam che nello sketch interpreta il padre di Dakota. Dopo gli account chiusi Appello ai jihadisti «Uccidete il capo di Twitter e i suoi dipendenti» L Isis ha dichiarato guerra a Twitter. In un appello ha esortato tutti i jihadisti nel mondo ad uccidere i dipendenti ed il cofondatore del social network di microblogging, Jack Dorsey, per punirli di aver cancellato molti dei profili usati dai seguaci del «califfo» al Baghdadi. «La vostra guerra virtuale contro di noi ora provocherà una guerra reale contro di voi» recita il messaggio in arabo diffuso da presunti fiancheggiatori dello Stato islamico, con l immagine di Dorsey al centro del mirino di un fucile. «Quando i nostri leoni verranno a togliervi il respiro, voi non resusciterete», prosegue il testo. La minaccia sarebbe apparsa su un sito web di pastebin (usato dai programmatori per archiviare e condividere esempi di codice sorgente) con sede in Polonia, secondo quanto riporta la Nbc. Twitter ha garantito la sua collaborazione con le forze dell ordine nelle indagini: «Il nostro team di sicurezza sta indagando la veridicità di queste minacce con le pertinenti forze di polizia».

16 16 Martedì 3 Marzo 2015 Corriere della Sera

17 Corriere della Sera Martedì 3 Marzo 2015 Los Angeles, 5 colpi contro il senzatetto Polizia sotto accusa L uccisione in strada è stata filmata dai passanti Si riapre la polemica sulla violenza degli agenti ESTERI 17 Altri casi A Ferguson, Missouri, il 9 agosto scorso Michael Brown è ucciso da un agente Il 23 novembre, in Ohio, un dodicenne è colpito a morte perché aveva una pistola giocattolo da numerosi proiettili esplosi da due agenti e dallo stesso sergente. Per il senzatetto è finita sul marciapiede dell Isolato 500. Poiché siamo nel mezzo del giorno si raduna subito una piccola folla. Protestano per l uso della forza, accusano la pattuglia di aver usato le armi quando era possibile immobilizzare la vittima con altri mezzi. Volano insulti. Arrivano altre pattuglie che si schierano attorno all area per prevenire disordini e permettere, allo stesso tempo, le verifiche. E si parte ovviamente dal filmato, unito a quello registrato da due telecamere indossate dagli agenti intervenuti. «È una tragedia afferma il comandante Andrew Smith. E guardare quelle immagini mette angoscia». Il suo superiore, Steve Soboroff, assicura che l inchiesta sarà svolta in profondità, con due percorsi paralleli, uno della procura e l altro del dipartimento: «Queste sono situazioni terribili». Dove l attenzione si concentra sull aspetto chiave: Africa ha davvero cercato di impadronirsi dell arma? Le associazioni umanitarie Il video Gli agenti puntano le pistole sul senzatetto, ormai senza vita: il video è finito su Facebook presenti nella zona non sembrano sorprese da quanto è avvenuto. Gli incidenti tra senza tetto e poliziotti sono quasi quotidiani. I primi bivaccano sul marciapiede, i secondi intervengono ogni tanto. Sembra che Africa fosse già stato coinvolto in uno scontro con gli La dinamica Gli agenti bloccano l uomo a terra. Uno dice: «Mi ha preso l arma», e partono gli spari La reazione Il comandante Smith: «È una tragedia. Guardare quel video mette angoscia» WASHINGTON È come vedere per la centesima volta un film. Un gruppo di agenti, un uomo disarmato, la colluttazione, gli spari, la morte di un «barbone», l indignazione, gli esperti che commentano in tv, le richieste di indagini serie, i distinguo, il video che documenta l episodio rilanciato su You- Tube. Cambiano le città e i protagonisti, non l America. Questa volta è Los Angeles. E a documentare il fatto almeno un paio di filmati registrati da angolazioni diverse. Alcune pattuglie della polizia intervengono attorno alle 12, all Isolato 500, San Pedro Street. Sono stati chiamati da qualcuno nelle vicinanze, sembra che si ci sia una lite tra i senza tetto che popolano il marciapiede. Cartoni, stracci, teloni che montano alla sera e dovrebbero togliere all alba, ma spesso restano. Vicino ad uno di questi ricoveri di fortuna c è un uomo, lo conoscono come «Africa» o «Camerun». Soprannome che indica vagamente il suo luogo d origine e non dice molto di più su una persona che ha trascorso dieci anni in un ospedale per guai mentali. Sei poliziotti, compreso un sergente, cercano di bloccare Africa, lui resiste o comunque non obbedisce come dovrebbe. Gli agenti lo afferrano con la forza, gli sparano con la pistola elettrica il taser per immobilizzarlo. Ma l uomo non cede. I video mostrano una lotta confusa. C è anche una seconda persona una donna che raccoglie il manganello caduto per terra e resta vicino alla «mischia». La prendono e la bloccano. Poi si sente uno dei funzionari gridare «ha preso la mia pistola». Si vedono i poliziotti con le armi spianate, risuonano gli spari. Almeno cinque. Africa è colpito agenti, una situazione dove l uomo aveva sfidato una pattuglia: «Forza, arrestatemi». Ma nulla di particolare, una cosa normale in un quadro di disagio estremo e miseria. È chiaro però che la storia di Los Angeles non può non finire in quell elenco di morti caduti sotto il fuoco di agenti non sempre preparati. O forse troppo addestrati nell uso delle armi e poco in procedure meno letali. Dopo il caso di Ferguson, Missouri, con il giovane di colore ucciso in mezzo alla strada da un poliziotto, altri ne sono seguiti. Un messicano crivellato di proiettili, una persona con disturbi mentali finita allo stesso modo, un ragazzino di 12 anni colpito a morte perché impugnava una pistola giocattolo. Vero è che le forze dell ordine sono spesso chiamate ad operare in quartieri difficili, dove le armi in mano ai criminali sono una presenza costante. Ma al tempo stesso è chiaro che la risposta di chi interviene dovrebbe essere proporzionata alla minaccia. Africa non sembrava certo uno spietato killer. Guido Il dipartimento di Giustizia Il rapporto finale su Ferguson «Neri discriminati» Il dipartimento di Giustizia americano renderà pubblico a giorni un rapporto che accusa la polizia di Ferguson, in Missouri, di aver preso di mira la popolazione di colore, fermando nel traffico in maniera discriminatoria gli afroamericani e alimentando un rancore razziale che ha infine portato un agente a sparare la scorsa estate a Michael Brown, diciottenne nero disarmato. Gli agenti poi multavano in modo sproporzionato i neri, usando le entrate per sostenere il bilancio comunale. La riforma sanitaria Corte suprema, nuovo esame per Obamacare La riforma sanitaria di Obama, detta «Obamacare», torna domani all esame della Corte suprema e corre un serio pericolo. In discussione c è la costituzionalità del sistema di sussidi pubblici previsto dalla legge. Nel mirino ci sono quattro parole del testo, che sembrano dire che i sussidi sono riservati alle persone che vivono in Stati dove il «mercato» d acquisto delle polizze è «creato dagli Stati». In una trentina di Stati che hanno rifiutato di gestire le polizze è il governo federale a farlo, ma senza sussidi.

18 18 Martedì 3 Marzo 2015 Corriere della Sera Flagshispstore - via Manzoni, 24 - Milano

19 # Corriere della Sera Martedì 3 Marzo 2015 ESTERI 19 Gran Bretagna Murdoch rilancia Rebekah la rossa dopo lo scandalo delle intercettazioni Mosca, le indagini e i dubbi sulla fidanzata ucraina di Nemtsov La modella, interrogata a lungo, nella notte ha lasciato la Russia per Kiev La vicenda Oggi si terranno i funerali di Boris Nemtsov, ex vicepremier e uno dei leader dell opposizione al leader russo Putin Alle esequie non potrà partecipare la giovane compagna Anna Duritskaya, che nella notte ha lasciato Mosca per andare a Kiev. Non ci sarà nemmeno Aleksei Navalny, grande amico di Nemtsov: sta scontando 15 giorni ai domiciliari Ai funerali saranno invece presenti i 28 ambasciatori dei Paesi dell Unione Europea La commemorazione si terrà al centro Sakharov, prima della sepoltura nel cimitero Troyekurovskoye, lo stesso della giornalista Anna Politkovskaja MOSCA In mancanza di fatti nuovi, senza nessun arresto e nessun sospetto di cui si sia parlato, gli investigatori che indagano sull uccisione di Boris Nemtsov sembrano volere insistere sulle piste indicate fin dal primo momento: quella di una provocazione contro Vladimir Putin attuata da esponenti della stessa opposizione di cui faceva parte il politico assassinato; e quella delle vicende private, legate all attività economica o alla vita privata di Nemtsov che negli anni Novanta era stato anche vice primo ministro. Così era finita sotto pressione la compagna ventitreenne che era al fianco di Nemtsov quando il killer gli ha sparato venerdì sera sul ponte di fronte al Cremlino. Magari perché è bella, o più probabilmente perché è ucraina, Anna Duritskaya è stata subito portata alla ribalta dai mezzi di comunicazione russa. A indicare quelle possibili piste di cui personaggi in vista e siti Internet parlano apertamente. Un esponente dei gruppi nazionalisti ucraini che ha voluto gettare fango sul Cremlino (ammazzando Nemtsov, tra l altro, quasi sotto le finestre di Putin); un ex amante geloso della modella di Kiev desideroso di vendicarsi del cinquantacinquenne che l aveva fatta sua. Però, ieri in serata, la donna è stata rilasciata e ha lasciato la Russia alla volta dell Ucraina. La notizia è stata resa nota dal ministero degli Esteri ucraino. Anna era finita in mezzo a qualcosa molto più grande di lei. Non ha voluto dire troppo su quello che è successo, anche se ha accettato di rispondere alle domande di una rete televisiva indipendente, Dozhd. «Non ho visto nulla perché l assassino è arrivato alle nostre spalle. Ho solo notato dopo la macchina di colore chiaro che si allontanava». Anna non è riuscita a prendere il numero della targa. Aveva chiesto subito di tornare da sua madre a Kiev ma, in un primo tempo, le autorità non volevano farla uscire dal Paese. È stata interrogata a lungo senza un avvocato, hanno perquisito la sua borsetta e scaricato i dati del suo smartphone: «Probabilmente le è stato fatto il test con la macchina della verità». «Lei non c entra nulla», ha detto la madre. Visto che il delitto è avvenuto in una zona assai controllata, dovrebbero esserci 10 minuti il tempo impiegato dalla polizia per arrivare sul luogo dell omicidio, in pieno centro molte immagini delle telecamere di sicurezza. Ma per ora è uscito solo un filmato ripreso da lontano. Al quotidiano Kommersant una fonte riservata ha detto che le telecamere erano tutte guaste. Un portavoce del Comune ha invece affermato che le loro erano perfettamente funzionanti e che i nastri sono a disposizione degli inquirenti. Ma dovrebbero esserci anche ulteriori riprese delle autorità federali, solo che non se ne sa nulla. Gli amici di Nemtsov pensano però che l omicidio sia nato nel clima di odio contro l opposizione di questi mesi. Qualcuno, magari all interno dei servizi segreti, si è sentito autorizzato ad agire. Fabrizio In posa Anna Duritskaya, 23 anni, in una foto dal suo «portfolio» di modella. La giovane è stata trattenuta a lungo, in una località segreta, a disposizione della polizia. È stata interrogata senza un avvocato, gli inquirenti hanno perquisito la sua borsetta e scaricato i dati del suo smartphone. Poi, nella tarda serata di ieri, è stata rilasciata e ha potuto raggiungere la madre a Kiev LONDRA Come la fenice, risorge dalle ceneri di un processo e uno scandalo che hanno fatto traballare il governo britannico. Rebekah Brooks, ex direttrice del News of the World, del Sun nonché amministratore delegato di News International, torna al lavoro. Dopo il verdetto di non colpevolezza nel caso delle intercettazioni telefoniche, conclusosi lo scorso giugno, è lo stesso Rupert Murdoch a rioffrirle un ingaggio. Celebre quanto i suoi lunghi capelli rossi, controversa, ambiziosa e innegabilmente determinata, Brooks entrerà a far parte di Storyful, società che fa capo a Murdoch e che punta a studiare nuove opportunità per i social media. Ancora non è chiaro il ruolo che ricoprirà. Un portavoce ha precisato alla Bbc che per l annuncio ufficiale bisognerà aspettare che i dettagli dello stipendio di Brooks vengano finalizzati. Sembra che le trattative si stiano dilungando. Chapeau. Quando, nel luglio 2011, aveva lasciato News International dopo che sia il premier David Cameron, suo amico, sia il leader del partito laburista Ed Miliband avevano chiesto le sua dimissioni, aveva intascato una buonuscita di circa 22 milioni di euro. A processo terminato, il marito Charlie Brooks, imputato anche lui e come lei risultato innocente, aveva accusato la polizia di aver trattato la moglie come una terrorista e di averle sottratto, appena 40enne, ogni prospettiva di carriera. Evidentemente sbagliava. Murdoch, d altronde, con Brooks non ha mai rotto. L aveva difesa sino all ultimo, respingendo inizialmente anche le sue dimissioni. Dall arresto in poi, e per tutta la durata del processo, le ha telefonato regolarmente, «ogni settimana», dicono i pettegoli. Dopo il verdetto, Brooks ha preso casa a New York e si è recata varie volte al quartier generale di News Corp. Il mese scorso ha accompagnato Murdoch e la sua delegazione a una conferenza sulle nuove Il ritorno Rebekah Brooks, 46 anni. Dopo lo scandalo delle intercettazioni eccellenti, e il processo da cui è uscita prosciolta, Rebekah tornerà a dirigere un azienda della galassia Murdoch tecnologie a Las Vegas. Per Brooks, che cominciò a lavorare appena ventenne come segretaria proprio al News of the World finendo poi a dirigere il domenicale, è una «sfida interessante», sottolineano a Storyful. La società, irlandese, acquisita nel 2013 da News Corp per 25 milioni di dollari, è piccola ma «ha grande possibilità di crescita». Una donna come Brooks sarà in grado di spaziare. I media britannici osserveranno il suo ritorno con grande interesse e pochissimo affetto. Il verdetto dello scorso giugno non toglie che Brooks fosse a capo di un giornale che ha ascoltato le telefonate non solo di diversi vip, come il principe Andrea, Sienna Miller e Hugh Grant, ma anche di una ragazzina poi trovata morta, Millie Dowler. Il fatto che la sua segreteria telefonica fosse stata attivata aveva dato ai genitori false speranze e sviato temporaneamente l inchiesta della polizia. Per lo stesso crimine l ex portavoce di Tony Blair, Andy Coulson, tra l altro amante di Brooks, era stato condannato a 18 mesi di carcere. Lui sì, che a 40 anni, si ritrova con scarsissime possibilità di carriera. L inaspettato ritorno in auge di Rebekah è l ennesima prova delle sua abilità. Brooks non è solo professionalmente scaltra. Ha anche una cerchia di amici potenti. Prima dello scandalo delle telefonate, Cameron e la moglie Samantha erano ospiti assidui a casa sua, nell Oxfordshire, dove sono vicini. Tony e Cherie Blair sono amici al punto che Blair le ha offerto diverse consulenze su come gestire inchiesta e processo. Quando nel 2009 ha sposato Charlie Brooks che ha frequentato Eton come il primo ministro alle nozze erano presenti sia Cameron, sia l ex premier laburista Gordon Brown. Paola De Carolis

20 20 Martedì 3 Marzo 2015 Corriere della Sera * *

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