INTERESSE ASSOCIAZIONE ESTERI

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1 RASSEGNA STAMPA Venerdì 28 agosto 2015 L ARCI SUI MEDIA INTERESSE ASSOCIAZIONE ESTERI INTERNI LEGALITA DEMOCRATICA RAZZISMO E IMMIGRAZIONE SOCIETA BENI COMUNI/AMBIENTE INFORMAZIONE CULTURA E SCUOLA ECONOMIA E LAVORO CORRIERE DELLA SERA LA REPUBBLICA LA STAMPA IL SOLE 24 ORE IL MESSAGGERO IL MANIFESTO AVVENIRE IL FATTO PANORAMA L ESPRESSO VITA LEFT IL SALVAGENTE INTERNAZIONALE

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3 INTERESSE ASSOCIAZIONE Del 28/08/2015, pag. 16 Gli embrioni non sono cose è lecito vietare la ricerca La Corte di Strasburgo dice no a una vedova di Nassiriya che dopo la morte del compagno aveva deciso di donarli Giacomo Galeazzi L embrione non è una cosa. «L Italia non viola il diritto alla vita. E lecito vietare la ricerca». No di Strasburgo alla donazione agli scienziati degli embrioni da parte della vedova di Stefano Rolla, uno dei 19 italiani che persero la vita nella strage di Nassiriya del La Corte europea per i diritti umani ha stabilito che l Italia ha rispettato la convenzione Ue vietando la donazione a scopo scientifico di «embrioni da fecondazione in vitro». La volontà del defunto La legge 40 aveva impedito ad Adelina Parrillo di donare gli embrioni da lei non utilizzati per gravidanze. Il partner morì prima dell impianto e la compagna decise di donare gli embrioni a scopo di ricerca scientifica. «Non è noto se l uomo avrebbe voluto fare lo stesso», dice la Corte. In Italia sono proibiti gli esperimenti su embrioni umani per motivi scientifici. Parrillo sosteneva che fosse legale averli conservati e quindi destinarli alla ricerca. «Strasburgo ha chiarito che l Italia, vietando la ricerca che distrugge gli embrioni umani, non viola la Convenzione e tiene conto dell interesse di tutti i soggetti coinvolti», commenta il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Sul divieto di distruggere embrioni per fini di ricerca è atteso a ottobre il pronunciamento definitivo della Corte Costituzionale. Scontro sulle provette Adele Parrillo ha chiamato in causa l Italia dinanzi alla Corte europea dei diritti dell uomo di Strasburgo e ha visto rigettato il suo ricorso. Era la compagna del regista e sceneggiatore, Rolla ucciso alla Base Maestrale mentre realizzava un lungometraggio sulla missione militare in Iraq. L anno prima la coppia aveva deciso di crioconservare 5 embrioni. Dopo la morte del suo compagno, la legge 40 del 2004 ha impedito alla signora di donare per la ricerca scientifica i 5 embrioni congelati e conservati in clinica. Esulta il Movimento per la vita: «Strasburgo riconosce che l embrione non è oggetto di proprietà anche quando la sua vita è appena cominciata e si trova in una provetta, dunque non è una cosa. Le cose possono essere oggetto di proprietà, non gli esseri umani». Invece «Parrillo aveva fondato il ricorso sulla qualificazione dell embrione come cosa e sul diritto fondamentale di proprietà che, secondo lei, le consentiva di disporre a piacimento degli embrioni». Ma per l associazione Luca Coscioni «Strasburgo rinvia all Italia la decisione». La sentenza «lede i diritti delle persone che soffrono e stanno aspettando cure: in Italia la ricerca viene effettuata sulle staminali embrionali che vengono dall estero perché quelle italiane non si possono usare». E «il governo faccia terminare questa ipocrisia dicendo che gli embrioni non impiegati per la gravidanza possono essere utili per la ricerca». Infatti «nel mondo ci sono progetti di ricerca su Parkinson o malattie degli occhi basati sulle embrionali. Ue inclusa». Ma la Corte europea ha riconosciuto la ragionevolezza della legge 40 a partire dal non avere ridotto gli embrioni ad una proprietà. Segnale inequivocabile. Lo status dell embrione La decisione della Corte è fondata sul principio del consenso informato: mentre è sicuro 3

4 che il compagno di Adele Parrillo avrebbe voluto far nascere gli embrioni, non vi erano indicazioni che avrebbe voluto donarli alla ricerca scientifica, osserva la bioeticista Cinzia Caporale: «Non si tratta di figli già nati, su cui una donna potrebbe rivendicare la piena potestà. Né di beni materiali su cui si possa esercitare proprietà. Sono embrioni, per i quali resta intatta la necessità di un accordo e di un consenso esplicito». Quindi «Strasburgo ha dato agli embrioni uno status diverso rispetto ai beni materiali e ai figli». Vale lo «status speciale» dell embrione, resta un Europa plurale sul tema: non c è accordo tra gli Stati membri. In Italia non è obbligatorio il passaggio preventivo alla Consulta. Del 28/08/2015, pag. 10 Dieci anni per svuotare la Legge 40 Tra sentenze del Tribunale e Corte Costituzionale sono caduti quasi tutti i divieti È il 2004, governo Berlusconi. Il ministro della Salute è Girolamo Sirchia. Fra le polemiche, viene approvata la Legge 40, quella che regola la procreazione medicalmente assistita, una prassi consentita solo se non esistono altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità e sulla quale sono stabiliti divieti ben precisi: è vietata la clonazione umana, è vietata la fecondazione eterologa (ovocita o gameto da donatore esterno alla coppia) e anche la sperimentazione sugli embrioni. La ricerca clinica e le sperimentazioni sono ammesse solo per la tutela della sua salute e del suo sviluppo. Ed è vietata anche qualsiasi tecnica che possa predeterminare o alterare il patrimonio genetico dell embrione. Nel 2005, dopo un anno di polemiche, la legge è sottoposta a referendum abrogativo. Non si raggiunge il quorum, ma inizia un percorso di cambiamenti. Nel 2008, ad esempio, il ministro della Salute del governo Prodi, Livia Turco, ne riscrive le linee guida aggiungendo la possibilità di effettuare la diagnosi preimpianto sull embrione (che prima era solo tipo osservazionale) e la possibilità anche per le coppie in cui l uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. Negli anni successivi si sono susseguiti colpi di spugna a ritmo di sentenze e ricorsi. Nel 2009, una sentenza della Corte Costituzionale elimina il divieto di produzione di più di tre embrioni previsto dall articolo 14. Con la stessa sentenza scompare anche l obbligo dell impianto contemporaneo nell utero di tutti gli embrioni prodotti durante la fecondazione in laboratorio: è il momento in cui si stabilisce che gli embrioni possono essere congelati e conservati. Nel 2010, una sentenza della Corte di Strasburgo stabilisce che la fecondazione eterologa non si può impedire e che proibire il ricorso alla donazione di ovuli e sperma per la fertilizzazione in vitro è una violazione della Convenzione europea per i diritti dell uomo (la Legge 40 vietava il ricorso ai donatori). Solo ad aprile del 2014, una sentenza della Consulta annulla il divieto di fecondazione eterologa. A maggio del 2015, invece, è stata dichiarata incostituzionale la preclusione alla fecondazione medicalmente assistita alle coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche per permettergli l analisi preimpianto. Cosa resta? Poco. Il divieto di utilizzo degli embrioni non idonei alla gravidanza per la ricerca scientifica, il divieto di accesso alla fecondazione assistita per le coppie dello stesso sesso e per i single, il divieto di accesso alla fecondazione in vitro quando uno dei componenti della coppia è deceduto, la possibilità di donare gli embrioni e il ricorso all utero surrogato (conosciuto come utero in affitto ), 4

5 ovvero l installazione dell embrione nell utero di una donna estranea alla coppia, che porti avanti la gravidanza. Del 28/08/2015, pag. 20 IL SINODO La svolta valdese Benedizione alle coppie gay «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio». Parte dal Vangelo di Giovanni il testo della benedizione per le unioni di coppie dello stesso sesso che ieri è stato consegnato al Sinodo delle Chiese valdometodiste a Torre Pellice, che lo approveranno definitivamente nel Già l anno scorso le chiese locali erano state autorizzate a queste benedizioni «dopo un adeguata preparazione». Ora un ampio documento sulle famiglie, col testo della benedizione proposto al suo interno, viene riconsegnato all assemblea, e affronta la questione in chiave biblica, teologica, giuridica e liturgica, proponendo la possibilità di procedere a benedizioni di coppie senza effetti civili. La famiglia fondata sul matrimonio «rimane rilevante ma non può essere più considerata forma privilegiata o addirittura unica. Si tratta di includere altre forme di unioni». Del 28/08/2015, pag. 24 Il caso Le aziende che anticipano la legge Viaggi di nozze per le unioni civili Dai gruppi bancari al Teatro Massimo di Palermo, più diritti per le coppie di fatto Stefano se n è andato il 25 giugno, sconfitto da un linfoma. Del lutto che gli ha portato via l amore di una vita «stavamo insieme da 21 anni» Cesare ha due ricordi, uno brutto e uno bello. «Per la richiesta della cremazione ha dovuto firmare sua madre, io non ero nessuno. Alla cerimonia funebre laica, un nostro amico felicemente sposato ha detto che per lui noi eravamo la coppia ideale». Cesare Piro si è iscritto al registro delle unioni civili di Roma quindici giorni prima che Stefano Ceccarelli, il suo compagno, morisse. Non hanno fatto in tempo a beneficiare del congedo straordinario retribuito, equiparabile alla licenza matrimoniale, che Almaviva, l azienda di cui Cesare è un dirigente dell area internazionale, ha predisposto a partire dal primo settembre, assieme a tre giorni di permesso retribuito in casi di decesso o grave infermità del partner per gli iscritti al registro delle unioni civili o sposati all estero. «La storia del nostro collega ci ha molto colpiti ed è stata una spinta motivazionale in più, ma in realtà attendevamo da tempo che una legge ci aiutasse a tutelare i nostri dipendenti: purtroppo tarda ad arrivare. Così abbiamo precorso i tempi», spiega Marina Irace, direttore delle risorse umane del Gruppo Almaviva, leader italiano nei servizi informatici alle grandi aziende, quarantamila dipendenti nel mondo di cui tredicimila nel nostro Paese. 5

6 L iniziativa, nell immediato, non aiuta Cesare a risolvere problemi pratici. «Come, per esempio, le questioni legate al testamento: io e Stefano dieci anni fa ci eravamo nominati eredi universali l uno dell altro, ma davanti al fisco sono un perfetto estraneo e adesso devo pagare una cifra esorbitante per la successione». A questo dovrà pensare il Parlamento, licenziando finalmente una legge che tuteli tutte le coppie di fatto, omosessuali e no. Le aziende, nel frattempo, pubbliche o private, stanno facendo quello che possono, e sono sempre di più. A marzo l Atac, la municipalizzata dei trasporti romani, ha concesso 15 giorni di congedo matrimoniale all autista gay di un suo bus dopo l iscrizione nel registro delle coppie di fatto in Campidoglio: era successo anche a Palermo pochi mesi prima, stessa situazione. L università di Bologna Alma Mater ha fatto altrettanto con tre diversi docenti. Un paio di settimane fa è stato il Massimo di Palermo ad accordare, primo teatro in Italia, permessi matrimoniali ai suoi dipendenti, per nozze o unioni civili. È una pratica ormai consolidata in Dhl (qui basta il certificato di convivenza rilasciato dal Comune, anche in assenza di Registro), Ikea (che prevede pure permessi familiari per occuparsi dei figli non biologici, basta il certificato anagrafico di convivenza), Servizi Italia e Call & Call. Telecom e Intesa San Paolo hanno fatto la loro parte, nei casi di nozze all estero tra persone dello stesso sesso. «Per le imprese è anzitutto un buon investimento, perché un dipendente felice produce di più, non si tratta semplicemente di una scelta ideologica, che pure è importante perché introduce ulteriori elementi di dibattito culturale. Il punto è che mentre una coppia eterosessuale può scegliere se sposarsi o no, una coppia omosessuale non ha scelta. Da un lato bisogna rimuovere una discriminazione, dall altro adeguare ai nostri giorni l istituto familiare. La legge non può tardare», promette Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme costituzionali e ai rapporti con il Parlamento e già fondatore di Parks-Liberi e Uguali, l associazione di imprese che lavora sui temi delle differenze e delle pari opportunità nelle aziende in cui la diversità viene considerata come un valore aggiunto. Quest anno il Glbt Diversity Index, l indice di Parks che misura politiche e pratiche aziendali per dipendenti lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, ha premiato Telecom Italia. 6

7 ESTERI Del 28/08/2015, pag. 8 Kiev non è Atene: debito tagliato Ucraina. Raggiunto un accordo a Minsk tra ribelli e governo: «Cessate il fuoco» dal primo settembre Trasforma una rivolta contro la corruzione, in un operazione politica di regime change, sostenuta da Ue, Usa e Nato, realizzata dalla manovalanza neonazista. Sistema al vertice del governo l uomo gradito a Washington, piazza come presidente un oligarca che oltre a possedere una specie di impero nazionale dei media, già da tempo banchetta con il potere politico (oltre ad avere già avuto in precedenza ruoli governativi). Proclamati come «pacifista» salvo armare esercito e battaglioni nazisti, barcamenati in un conflitto che appare senza via di uscita. E come risultato, in premio, l enorme debito estero che praticamente metterebbe il paese in ginocchio, in uno status tecnico di default, verrà tagliato del 20%. È successo all Ucraina e chissà che ne pensano ad Atene. Poroshenko e la sua ministra delle finanze sono riusciti nell impresa di ottenere il 20% di sconto ai propri debiti (tranne quelli contratti da Janukovich con la Russia di Putin, che ammontano a circa 3miliardi) e risparmiare parecchi soldi. Natalie Jaresko ha spiegato che la ristrutturazione prevede un «haircut» del 20%, che permetterà di risparmiare circa 3,6 miliardi di dollari su un debito di 18. Previsto un allungamento delle scadenze di 4 anni e un tasso d interesse sui titoli di Stato al 7,75%. Il gruzzolo si va a sommare ai tanti altri miliardi di euro già erogati dal Fmi, insieme alle promesse della comunità business di Washington di investire in Ucraina. In parallelo, sono aumentati i prezzi di tutto, l economia del paese è allo sfascio e in cambio del taglio del debito arriveranno le «riforme» così care ai «creditori». Ma naturalmente i giudizi sono positivi, all unanimità: «L accordo sul debito mette in condizione l Ucraina di andare avanti sulla strada delle riforme», ha specificato il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker durante una conferenza stampa congiunta con il presidente ucraino Petro Poroshenko, ieri in visita a Bruxelles. E non poteva mancare Christine Lagarde. «I termini dell accordo contribuiranno a ristabilire la sostenibilità» del debito ucraino e «insieme agli sforzi delle autorità sul piano delle riforme, centreranno considerevolmente gli obiettivi del piano di aiuti, sostenuto dal Fondo» ha scritto la direttrice generale del Fondo monetario in una nota. La possibilità che il debito estero ucraino venisse tagliato era nell aria, per quanto sia arrivato al termine di mesi di negoziati (soprattutto alcuni creditori americani non sembrano troppo convinti). Del resto con l Ucraina c erano già state importanti concessioni, oltre agli aiuti a pioggia arrivati quando lo strappo con la Russia di Putin era stato decretato dal movimento della Majdan. E proprio sul fronte della guerra, ieri è giunta un importante novità. Le autorità ucraine e i separatisti del Donbass riuniti da giorni per trovare una soluzione, sembrano aver concluso un accordo per un cessate il fuoco dal primo settembre, giorno in cui inizia ufficialmente il nuovo anno scolastico, per non mettere in pericolo la vita degli scolari. Lo hanno annunciato ieri sera a Minsk il rappresentante dell Osce, Martin Saidik, e il portavoce ufficiale della Repubblica di Lugansk, Vladislav Deinego. La precedente tregua era stata raggiunta a Minsk lo scorso febbraio, dopo quella precedente del settembre 2014, ma da allora ad oggi i combattimenti sono proseguiti, con il consueto corredo di morti di civili. Ancora nelle scorse settimane nelle regioni orientali alcuni scontri a fuoco aveva provocato la morte di decine di persone. Sul cessate il fuoco che quanto meno potremmo offrire davvero una tregua alla popolazione si è espresso a suo modo Poroshenko, il re del cioccolato che ama parlare di pace, mentre i suoi soldati vengono addestrati dagli uomini della 7

8 Nato: «Perché aspettare il primo settembre? Perché dobbiamo avere altre vittime? Io chiedo a Mosca il cessate il fuoco subito, ora», ha ribadito nel corso della sua visita a Bruxelles, durante la quale è tornato a denunciare le «continue violazioni» da parte della Russia degli accordi di Minsk. Quindi, in una conferenza stampa con Juncker, Poroshenko ha ringraziato l Ue per il suo appoggio e la sua piena solidarietà: «Abbiamo fornito tutte le assicurazioni sul fatto che stiamo andando avanti sulla strada delle riforme. A questo punto ha aggiunto spero che l Europa, in assenza di una reale implementazione dell accordo di Minsk, proroghi le sanzioni nei confronti di Mosca». E dalla Russia arriva la notizia di almeno 2mila morti nel conflitto, secondo un articolo «sfuggito» ad un media nazionale. Il sostegno russo al Donbass non è mai stato un mistero, attuato soprattutto attraverso mercenari e volontari. Mosca ha sempre negato, mentre diverse volte soldati russi sarebbero stati avvistati al di qua del confine ucraino, senza mai ottenere una conferma. Gli stessi miliziani indipendisti hanno più volte ricordato che senza l aiuto russo non avrebbero mai avuto modo di resistere e addirittura conquistare porzioni di territorio. Del 28/08/2015, pag. 8 A Praga movimenti alla gogna La polizia di Stato ceca ha dato il via libera alla retata contro un gruppo di anarchici e militanti di sinistra il 29 aprile scorso con arresti in grande stile: una decina di sospettati su tutto il territorio della Repubblica Ceca. Quasi tutti rilasciati dopo pochi giorni. La polizia sosteneva di aver messo mano sulla rete di cellule rivoluzionarie, che negli scorsi mesi avrebbe incendiato macchine di polizia nel Nord della Boemia e diversi cancelli di pedaggio autostradale. Pochi giorni dopo gli arresti e a ridosso del Primo maggio, dagli ambienti vicino alla polizia filtrarono notizie sulla pericolosità del gruppo arrestato. A riprenderle in gran pompa il quotidiano Lidove noviny, la cui casa editrice è di proprietà del vicepremier e ministro delle Finanze Andrej Babis. Per il quotidiano, il gruppo stava pianificando operazioni ben più pericolose degli incendi delle volanti della polizia: gli anarchici avrebbero avuto in mente di attaccare con molotov i treni che trasportavano materiale bellico. Il gruppo anti-militarista anarchico Voice of Anarchopacifism (Vap), dove si sarebbe formata la «cellula di fuoco», avrebbe deciso quindi di passare alle maniere forti. Dopo un paio di settimane sono tuttavia emersi dettagli illuminanti. Gli accusati e i loro difensori hanno infatti dimostrato, che il pericoloso covo terrorista era in realtà una delle case aperte tipiche del movimento anarchico. E nel maggio scorso la rivelazione: si scoprì che l idea dei pericolosi attacchi ai treni militari era stata ordita da due infiltrati della polizia. Infine anche il numero degli accusati si è ristretto da dieci a cinque, di cui due ancora in carcerazione preventiva. «Non penso che la polizia abbia in mano delle grandi prove ha detto al quotidiano di sinistra A2larm la sorella di uno degli attivisti ancora in cella Le accuse di attacchi incendiari, sia contro le automobili che contro le stazioni di pedaggio, sono state ritirate. E finora alla difesa non è stata mostrata alcuna prova di colpevolezza e i due agenti infiltrati devono essere ancora sottoposti a un interrogatorio». Le principali prove della pericolosità del gruppo sembrano quindi i due agenti infiltrati e i loro piani di attacco ai convogli ferroviari. Secondo fonti degli ambienti anarchici i due infiltrati hanno cominciato a frequentare il gruppo Voice of Anarchopacifism nell autunno «Grazie a una struttura piuttosto aperta e informale, Vap è stato un ottimo ponte di lancio per le attività dei due infiltrati», sottolineano gli anarchici. Secondo gli attivisti i poliziotti infiltrati erano sempre disponibili a fornire il loro aiuto materiale ma «nelle riunioni tene- 8

9 vano sempre i discorsi più radicali sostenendo che l affissione dei volantini non servisse a nulla e che fosse necessario passare a maniere più forti». L iperattività degli agenti fu tale, che durante una trasferta a Vienna, dove si teneva una protesta contro il ballo d inverno del partito xenofobo Fpo, i due infiltrati muniti di mazze e coltelli furono arrestati dalla polizia austriaca. Quest ultima non mancò di rivendicare l arresto di un pericoloso gruppetto di facinorosi dell Est, scoprendo in un secondo momento, che si trattava di «colleghi». L Akce Fenix è stata messa in moto in un periodo di relativa vivacità dei movimenti a Praga. Questi ultimi sono riusciti a mettere in piedi alcune vertenze importanti. Si tratta soprattutto di temi legati alla casa e alla speculazione immobiliare, che anche a Praga, come in molte altre metropoli europee, si sta facendo sentire pesantemente. Uno dei risultati di questa mobilitazione è stata la creazione del centro sociale Klinika, preso più volte di mira dalla polizia, ma che ha saputo creare una rete di solidarietà tra il vicinato di ampiezza insolita. Inoltre una parte dei movimenti è impegnate a supporto di lavoratori precari, soprattutto nel settore della ristorazione, a cui i datori di lavoro non hanno versato lo stipendio patteggiato. Il reparto di lotta all estremismo politico della Polizia di Stato e i servizi segreti non hanno esitato definire queste attività come «socialmente pericolose». Di fatto nei rapporti sull estremismo politico, che questi organi di repressione stilano, si possono trovare fianco a fianco le attività solidali con i lavoratori rimasti senza stipendio e gli hate crimes dei neo-nazisti, che negli ultimi anni hanno provocato anche diverse vittime. «I rapporti della polizia, invece di prendere in considerazione dei fatti concreti, definiscono l estremismo solo sulla base del rapporto verso una o un altra ideologia», riflette il politologo Jaroslav Bican, sottolineando come l elenco delle ideologie estremiste sia stilato dal ministero degli Interni senza discussione e ulteriore controllo. La reazione dell opinione pubblica è stata piuttosto fredda. La ripresa massiccia da parte della stampa dell affaire Fenix ha però cambiato le coordinate mediatiche. Da una parte sembra infatti che a sinistra ci sia una nebulosa terroristica non ben definita, che è sempre pronta a prendere una molotov in mano. Dall altra parte nel dibattito quotidiano si fa sempre più strada una retorica di uso della forza contro i migranti e contro chi sostiene un approccio più aperto alla questione. I neonazisti così spadroneggiano in cortei contro l immigrazione, dove si vedono in processione forche e cappi. Ma forse l estremismo più pericoloso arriva dall alto. Proprio questa settimana infatti il presidente della Repubblica Zeman ha consigliato di mandare l esercito sulle frontiere dello spazio Schengen e il ministro delle Finanze (nonché il terzo uomo più ricco del Paese) Andrej Babis ha detto che bisogna chiudere «contro l invasione» completamente le frontiere esterne di Schengen. Del 28/08/2015, pag mila sfollati nel Kurdistan turco Turchia. Nessuna guerra all Isis. Continua con le nuove «zone di sicurezza militare» la guerra interna al Pkk. Polemiche tra il premier turco Erdogan e l amministrazione Obama sulle safe-zone in Siria e i bombardamenti delle zone kurde Le safe-zone turche in territorio siriano e gli attacchi contro lo Stato islamico dalla base di Incirlik continuano a fomentare polemiche tra Erdogan e l amministrazione Obama. Dopo l accordo reso noto lo scorso luglio che ha dato il via al primo attacco della coalizione anti-isis dal Kurdistan turco e agli intensi bombardamenti di Ankara anti-pkk (che avrebbero provocato fin qui oltre 700 morti tra civili e sostenitori del partito di Ocalan), Stati 9

10 uniti e Turchia avrebbero raggiunto l intesa quadro per la gestione del confine turcosiriano. Eppure se il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha confermato l accordo, il dipartimento di Stato Usa per bocca del portavoce, Josh Earnest, ha fatto sapere che i colloqui sono ancora in corso. L amministrazione Obama aveva criticato i continui attacchi turchi anti-pkk, mascherati da azioni contro Isis. Secondo gli Usa, sarebbero in corso colloqui per socializzare il piano con altri paesi, componenti della coalizione anti-isis, e per coinvolgere i ribelli siriani, addestrati da Washington, nelle operazioni in Siria. Il Congresso Usa aveva approvato nelle scorse settimane un impegno rafforzato e la possibilità di bombardare i militari di al-assad in caso di attacco contro i ribelli, addestrati da Washington. In Turchia impazzano le trattative per la formazione del governo ad interim a guida Ahmet Davutoglu che dovrà traghettare il paese verso le elezioni anticipate del prossimo primo novembre. Levent Tuzel, ex leader del partito del lavoro (Emep) e deputato del partito di sinistra Hdp, ha rifiutato la proposta di entrare nel governo. «Quello che accade in Kurdistan è molto preoccupante», ha ammesso Tuzel. «Il governo di Akp sta mettendo una trappola contro il movimento kurdo», ha aggiunto. Il partito di Demirtas aveva detto di voler far parte del nuovo esecutivo per controllare la legittimità della campagna elettorale. Lo scorso giovedì, Tugrul Turkes, deputato e figlio del fondatore del partito nazionalista Mhp, aveva annunciato la sua intenzione di accettare l offerta, spaccando il partito. Mhp si è detto pronto ad espellere Turkes. Non si fermano neppure gli scontri in tutto il paese. A Cizre, roccaforte di Hdp, sono stati uccisi cinque civili, tra cui due bambini; quattro sono i morti a Gever. Sei sostenitori del Pkk sono stati uccisi e quattro soldati turchi feriti in scontri avvenuti nella provincia sudorientale di Bitlis. A conferma che la guerra siriana si combatte anche in Turchia, ieri ad Antakya è scampato a un attentato un comandante dell Esercito libero siriano. Tre persone sono rimaste ferite a Istanbul quando uomini armati di fucili automatici hanno aperto il fuoco contro una stazione dei bus nel distretto di Bayrampasa, nella parte europea della città. A Silvan, un distretto della provincia di Diyarbakır, dove la scorsa settimana è stato dichiarato il coprifuoco, circa 6 mila abitanti hanno lasciato le loro case. Dall inizio dei bombardamenti sono quasi centomila gli abitanti del Kurdistan turco costretti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa delle misure di emergenza decise dal governo di Ankara. Secondo la stampa kurda, sono oltre cento in 15 province della regione le aree dichiarate «zone di sicurezza militare temporanea» dopo la fine della tregua con il Pkk, in corso dal Anche i kemalisti di Chp hanno criticato la militarizzazione della regione bollandola come una riproposizione della Ohal, la macroregione del Sud-est turco governata con una legislazione di emergenza dal 1987 al Infine, il combattente kurdo del Pjak, Behrouz Alkhani, 30 anni, insieme ad altri cinque combattenti kurdi, è stato impiccato dalle autorità iraniane. Del 28/08/2015, pag Da una parte l offensiva dello Stato islamico, dall altra l ostilità storica della Turchia. In mezzo la sofferenza di un popolo che lotta da secoli per i propri diritti calpestati E che, anche al suo interno, si consuma in un acceso conflitto fra clan Tra povertà, sogni e corruzione del potere Le tre guerre del Kurdistan ADRIANO SOFRI IN UNA barzelletta, lo sfollato arabo scrive al parente lontano che a Shaqlawa si sta bene, «però ci sono parecchi curdi». Il fatto è che Shaqlawa è una cittadina di montagna curda di 10

11 25mila abitanti, diventata ora di 50mila per l arrivo degli arabi sunniti scappati al Califfato nero, soprattutto da Falluja. La battuta potrebbe estendersi all intero Kurdistan iracheno (Krg). Shaqlawa è rinomata per le antichità assire, il paesaggio e il clima temperato d estate: che quest anno, quando a Erbil si toccano i 46 gradi, vuol dire una serata ad appena 35. Per la festa di venerdì c è un ingorgo di Toyota e Kia bianche nella cinquantina di chilometri fra Erbil e Shaqlawa. Famiglie si accalcano alla cascata di Gali Ali Beg, mortificata dalla siccità: sotto c è una breve pozza recintata, si rema su minuscoli canotti che si urtano come nell autoscontro di un luna park nostalgia del mare. Dopo altri 50 chilometri, alla più robusta cascata di Bekhal, stessa folla, stesso traffico congestionato. Eppure, a poche decine di chilometri, questo paese sta combattendo contro il Califfato nero una guerra accanita. Al mare vero i curdi potrebbero aspirare, se un giorno lo Stato che non hanno mai avuto li unisse: la striscia curda siriana di Qamishli e Kobane, ricucita in parte dalla riconquista di Al Abyad, scivola come un fiume verso il Mediterraneo a ridosso di Alessandretta. Il Kurdistan andrebbe dal mare di petrolio di Kirkuk al mare d acqua europeo. È l incubo della Turchia, e non riesce a essere il sogno dei curdi, che invece coltivano tenacemente le rivalità che li portarono negli anni 90 a trucidarsi a vicenda. Sono trascorsi 14 mesi dall avanzata bruciante dell Is, che scosse le porte di Erbil, e il bilancio militare è passabilmente positivo: il Krg ha consolidato i confini ma scaramucce e scontri duri sono quotidiani e inglobato Kirkuk, abbandonata dall esercito iracheno nel primo clamoroso sbandamento. Il bilancio politico invece è allarmante. C è un antica diarchia fra Pdk, Partito Democratico del Kurdistan, che tiene le province di Erbil e Dohuk, e Puk, Unione Patriottica del Kurdistan, e il partito nato da una sua scissione, Goran, Cambiamento, che tengono Suleimaniya e ora anche Kirkuk. (C è un inflazione di sigle: me ne scuso). I due schieramenti sono ai ferri cortissimi. La posta apparente è la stessa che spacca la Turchia (e turba, a suo modo, l Italia): il Pdk esige l elezione diretta del presidente, gli altri difendono il regime parlamentare. I critici lo descrivono come un conflitto fra una monarchia, di Barzani e della sua dinastia, e un oligarchia, i contitolari di Puk-Goran, i Talabani, i Kosrat, i Nawshirwan. Masud Barzani, figlio di Mustafa, il profeta del movimento nazionale curdo, è il presidente in carica fino allo scorso 20 agosto; suo nipote Nechirvan è il primo ministro, suo figlio Masrur è a capo della sicurezza. Dopo due mandati e un rinnovo biennale, in tutto 10 anni, Barzani aspira a un nuovo rinnovo di due anni. Che non troverebbe ostacoli, senza la rivendicazione presidenzialista. Si consumano riunioni quotidiane fra i partiti. Se l accordo mancasse si andrebbe anche qui a elezioni anticipate ancora come in Turchia. La virulenza delle rivalità induce a paventare perfino il riaccendersi della guerra fra i clan che fanno capo a Erbil e a Suleimaniya: una prospettiva demenziale, e figuriamoci con l Is alle porte. A distanza di oltre vent anni Pdk e Puk conservano gelosamente poteri separati, a cominciare dalle armi: a ciascuno i propri peshmerga. I buoni propositi ispirati dalla minaccia dell Is sono lettera morta. In un Kurdistan iracheno che, pur favorito nell aspirazione all indipendenza dalla catastrofe geopolitica segnata dall Is, resta un vaso di coccio, la divisione si modella sulle rivalità internazionali. Barzani tiene a procurare al Krg, oltre l autonomia, un indipendenza di diritto, e Bagdad è sempre più lontana. Ma intanto il suo Pdk è legato alla Turchia, unico sbocco allo smercio del petrolio, che dal 1 luglio il Krg gestisce in proprio, senza passare per Bagdad. Il Puk è legato all Iran con cui confina. Ma Turchia e Iran sono nemici giurati nel vicino oriente che si sfarina, a cominciare dalla Siria. Così, Barzani protesta fiocamente contro i raid aerei turchi sui suoi monti Qandil, ridotta dei combattenti del Pkk in esilio la Turchia dichiara di averne uccisi in un mese quasi 800, e ci sono state vittime civili locali e ingiunge al Pkk di rientrare in Turchia, mentre il Puk se ne guarda. Oltretutto furono i peshmerga del Pkk e del Pyd siriano a resistere al momento della rotta di fronte all avanzata dell Is a Mosul e sul monte Sinjar. (Nel filoiraniano gruppo dirigente Pkk, che 11

12 ha una tradizione marx-leninista estranea alle distinzioni religiose e di genere, c è peraltro una componente di origine alauita). La guerra di Erdogan contro il Pkk ha preso in ostaggio il Partito dei popoli pro-curdo Hdp, il cui successo elettorale a giugno insabbiò la marcia neo-ottomana: in questa strategia della tensione, Erdogan mira a una rivincita nelle elezioni anticipate di novembre, e nel Pkk prevalgono le resistenze alla via parlamentare e nonviolenta. Però ieri, martedì, il Partito dei Popoli ha dichiarato che il Pkk è pronto a deporre le armi. Così la partita fra Pdk pro-turco e Puk pro-iraniano evoca accuse di tradimento nazionale. Nelle file di Puk e Goran si arriva a diffidare dell attaccamento del Pdk a Kirkuk: ricca com è di popolazione e di petrolio (ma il petrolio e il gas stanno dovunque sotto il Kurdistan), la città squilibra il rapporto di forze a vantaggio del Puk. Gli americani, che hanno fissato ai confini curdi la linea rossa rispetto al califfato, sono finiti anche loro in questa stretta: non possono congedarsi da Erdogan, e però senza i combattenti curdi, Pkk terrorista e Pyd siriano compresi, gli F16 sono senza stivali e senza occhi sul terreno. Masud Barzani assicura che la controversia fra i partiti sta nella normalità e non influenza il morale dei peshmerga contro l Isis. C è da sperarlo. La guerra ai confini impedisce anche, finora, gli sconfinamenti della crisi sociale. Il petrolio è al prezzo minimo. Gli stipendi pubblici non sono pagati da tre mesi. La fame aguzza interrogativi seccanti sulla corruzione. È un paese amabile: lo straniero stenta a credere all onestà per così dire ingenua che impronta la vita quotidiana. Il denaro, anche transazioni milionarie, si cambia per strada su banchetti da gioco delle tre carte, senza vigilanti, che espongono mucchi di banconote di ogni paese e taglio: un milione di euro e un ragazzino dotato di una calcolatrice a mano e una macchinetta contasoldi a gestirlo. Il tasso è quello del momento, nessuno prova a fregarvi, nessuno riconta. In una centrale telefonica dove si paga solo in dinari o in dollari, e avevo solo euro, hanno derogato per gentilezza, e hanno chiesto a me a quanto andava l euro. Il mio pusher di pistacchi mi ha rincorso perché avevo dimenticato un restuccio, e quando gli ho chiesto come mai fosse così ligio, prima non ha capito la domanda, poi mi ha spiegato che se fosse disonesto Allah lo farebbe fallire. Una versione capovolta dell idea di Weber sull origine del capitalismo dal protestantesimo. Forse per questo qui non si origina il capitalismo. In cambio, la corruzione nel potere è ritenuta ubiqua e onnivora. Domenica è stato rilasciato su cauzione un giovane, Shivan Azad, arrestato due giorni prima per aver postato su Facebook un video in cui esortava a ribellarsi e sfidava: «Morire è preferibile alla vita sotto il vostro giogo». C era stata una manifestazione, decine di avvocati si erano offerti di difenderlo. Si è rievocato un giornalista di 23 anni, Zardasht Othman, assassinato nel maggio Oppositore satirico, aveva anche scritto un articolo intitolato: «Ho una storia con la figlia di Barzani», figurando i vantaggi che dalla prossima parentela immaginata sarebbero venuti a lui e ai suoi. Sequestrato platealmente all uscita dall Università, fu torturato e abbandonato cadavere, tre giorni dopo, a Mosul. Le autorità respinsero i sospetti di un coinvolgimento della loro sicurezza. Il contrasto fra l onestà commovente della vita quotidiana e la corruzione della vita pubblica non si spiega, penso, con un arcaismo della prima e una modernità della seconda. Certo, Erbil conosce oggi una crisi ma si allena a diventare una Dubai continentale, e la Borsa del dollaro dei banchetti di Shekhallah verrà rimpiazzata da un appropriato Stock Exchange. D altra parte, la corruzione della vita pubblica non è ancora quella che imperversa da noi. La classe dirigente del Krg, in tutte le fazioni, è anziana, ringiovanisce solo per successioni familiari, ed è reduce da una vicenda di persecuzioni, lutti, galera, esilio, coraggio e lotte. È fatta di ex partigiani, di uomini della montagna. Fanno confusione fra il bene comune, il potere pubblico, e ciò che è dovuto a loro e alle loro famiglie. Succede. 12

13 Del 28/08/2015, pag. 15 In volo con Netanyahu verso l Expo Con Renzi come al ranch di Bush Il leader israeliano sbarca in Italia e ribadisce il suo feeling con il premier Maurizio Molinari A fianco della moglie Sara, con dietro l inseparabile consigliere per la sicurezza Yossi Cohen e circondato da un nugolo di guardie del corpo: così Benjamin Netanyahu sale a bordo del volo El Al che lo porta a Milano, prima tappa di un viaggio italiano di 72 ore che lo vedrà incontrare domani a Firenze Matteo Renzi, «un leader con cui ho molto in comune». L aereo è la versione israeliana dell Air Force One con le debite differenze: i passeggeri sono meno della metà, a bordo non vengono sommersi continuamente di cibo, gli stretti collaboratori del premier sono più loquaci di quelli del presidente Usa, le comunicazioni arrivano non per ma con WhatsApp e l apparato di sicurezza è più imponente. Non tanto per il numero di 007 o per le apparecchiature top secret che possiedono quanto per il ruolo delle donne-agenti: nel «secret service» della Casa Bianca sono una minoranza, qui invece quasi prevalgono. E in poche superano i 30 anni. Il Boeing 737 è un microcosmo di Israele, si parla di tutto. Netanyahu si lamenta delle aspre polemiche interne per la nomina del nuovo capo della polizia fino a quando la vista delle isole greche non lo distrae, la moglie Sara fa sapere allo stuart di gradire l aria condizionata a temperature rigide - obbligando alcuni passeggeri alle coperte - e gli uomini più vicini al premier si soffermano sulla visita che sta per iniziare. «Andiamo in Italia perché è un partner di primaria importanza - dice Yossi Cohen - ma non tanto sul fronte del negoziato con i palestinesi quanto della lotta al terrorismo e degli interventi comuni per lo sviluppo dell Africa». A non convincere Cohen, in particolare, è la formula dell International Support Group ovvero l ipotesi, sostenuta da Parigi, di creare un gruppo di nazioni destinato a fare da cornice alla ripresa del negoziato. Il portavoce Mark Regev, in procinto di essere nominato ambasciatore a Londra, si sofferma sull Italia: «Il rapporto fra il premier e Renzi è molto stretto, dopo il recente incontro a Gerusalemme è evidente che alle convergenze politiche si somma l intesa personale ed essere ricevuti da lui a Firenze equivale a quando i premier israeliani venivano accolti nel ranch di Crawford da George W. Bush». La popolarità dell Italia nel «team Netanyahu» si riflette nella presenza a bordo del nostro ambasciatore a Tel Aviv, Francesco Talò, che tiene banco sui «valori comuni del Mediterraneo» sollevando curiosità per l imminente concerto in Israele di Ornella Vanoni. Quando l aereo inizia la discesa la task force che protegge il premier inizia i preparativi di uno sbarco che vede le donne-agenti protagoniste. A Milano la prima tappa è all Expo dove Netanyahu visita i padiglioni di Israele, Cina, Stati Uniti e Italia tornando sul rapporto con il presidente del Consiglio: «Abbiamo un intesa forte, a Firenze parleremo di collaborazione in molti campi a cominciare dall Africa perché se al momento cooperiamo per lo sviluppo di un solo Paese africano, potremmo ripeterlo in altre 20 nazioni». Il successo di pubblico del padiglione israeliano, sui gioielli dell agricoltura hi-tech, per Netanyahu è «la risposta migliore a chi persegue boicottaggi» dando concretezza a quella partnership nell hi-tech di cui Renzi ha parlato alla Knesset e che terrà ancora banco a Firenze. 13

14 Del 28/08/2015, pag. 17 Il blitz delle femministe Diamo nomi di donne alle strade di Parigi Solo il 2,6% delle vie è intitolato a scrittrici o artiste Ora un associazione dà battaglia. Con l aiuto della Hidalgo DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ANAIS GINORI PARIGI. Per qualche ora l Ile de la Cité, nel cuore di Parigi, si è trasformata nell isola delle donne. Strade, piazze e ponti sono stati ribattezzati con nomi di donne celebri, dalla scrittrice Toni Morrison all artista Niki de Saint-Phalle, dalla navigatrice Florence Arthaud alla scultrice Camille Claudel. Come in altre città francesi, ma non solo, la toponomastica della Ville Lumière è monopolizzata da cognomi maschili. «Sembra che le donne non abbiano mai fatto niente di importante. È come se non avessero lasciato nessuna traccia nella Storia e quindi neppure nelle città», osserva Aurélia Speziale, militante di Osez le Feminisme, che promuove una campagna per sollecitare il municipio della capitale a dedicare più vie a personaggi femminili. «Oggi solo il 2,6% delle vie e piazze parigine portano un nome di donna», continua la ragazza che nella notte tra martedì e mercoledì ha organizzato la rivoluzione rosa all Ile della Cité. Con le stazioni della metropolitana non va meglio: su oltre trecento stazioni solo una è intitolata a Louise Michéle, eroina della Comune di Parigi. Qualcosa si muove. A dicembre prossimo ci sarà una nuova fermata del metrò dedicata questa volta a Rosa Parks, simbolo della lotta contro la segregazione negli Stati Uniti. E alcune stazioni della nuova linea di tramvia sono state riservate a donne: dalla scrittrice Colette alla cantante Ella Fitzgerald. Ma sulle strade la predominanza maschile è assoluta. Il numero di personalità femminili che hanno dato il proprio nome a luoghi pubblici è «ridicolamente basso» continua l associazione Osez le Feminisme. Non è solo una questione aritmetica. La toponomastica presenta una scelta di figure emblematiche che possono ispirare le nuove generazioni di ragazze. «Per questo continua l attivista le donne dovrebbero essere rappresentate allo stesso modo degli uomini, per non sentirsi svalutate». L iniziativa delle militanti femministe, accolta con curiosità dai parigini che si sono fatti fotografare nelle strade ribattezzate, assume una nuova importanza ora che la prima cittadina è una donna. Il sindaco Anne Hidalgo, che si fa chiamare Madame La Maire, Signora Sindaca, ha cercato di esercitare una perfetta parità di sessi nell assegnazione di nuovi nomi di strade. Anzi, nell ultima selezione il numero di donne ha superato quello di uomini: 36 contro 22. Eppure non basta, anche perché il divario è talmente ampio che ci vorrà molto tempo per recuperarlo. C è poi un problema oggettivo: nuove piazze o strade si trovano spesso in quartieri lontani, nelle periferie che si sono sviluppate da poco. Il tabù più grande resta applicare una parità per le nuove targhe retroattivamente. Una procedura che dovrebbe depennare grandi uomini e sostituirli con altrettante donne. Un obiettivo ambizioso, forse troppo. Le militanti femministe contrattaccano: almeno una piazza nel cuore della capitale dovrebbe essere ribattezzata. Sarebbe un piccolo, grande traguardo. 14

15 Del 28/08/2015, pag. 16 Amelia, we shall overcome Stati uniti. È scomparsa a 104 anni Amelia Boynton. Nel marzo 1965 era stata una delle organizzatrici della prima e più drammatica di quelle tre dimostrazioni che avrebbero fatto dire a Obama: «È perché loro hanno marciato che io ho avuto l educazione che ho avuto» Nei giorni dello scorso marzo, in cui giornali e televisioni statunitensi davano notizia delle commemorazioni delle «Marce di Selma», le immagini mostravano Barack Obama che teneva per mano una vecchia signora rugosa ed elegante, seduta su una carrozzella. Era Amelia Boynton, che nel marzo 1965 era stata una delle organizzatrici della prima e più drammatica di quelle tre dimostrazioni. Boynton, che era nata il 18 agosto 1911, è scomparsa ora, a 104 anni. Anche nel 1965 tutti l avevano vista: fotografata mentre era a terra, svenuta e ferita per le manganellate dei poliziotti che avevano caricato i dimostranti sull Edmund Pettus Bridge, a Selma, in Alabama, il giorno prima, domenica 7 marzo, Bloody Sunday. Il 9 marzo, Martin Luther King aveva guidato fino allo stesso ponte una seconda marcia, meno numerosa, che si era sciolta dopo un simbolico minuto di raccoglimento, davanti ai cordoni della polizia nuovamente schierata. E il 21 marzo, dopo una tesa trattativa fruttuosa tra King e il presidente Johnson, partiva la terza marcia, che in quattro giorni avrebbe portato migliaia di dimostranti da Selma a Montgomery, la capitale dell Alabama. Questa volta sotto la protezione della guardia nazionale e delle truppe federali. Intanto, il 15 di quel mese, Johnson aveva pronunciato parole forti di condanna delle violenze di Selma, dicendo agli americani che la causa degli afroamericani «deve essere anche la nostra causa. Perché non sono solo i negri, ma siamo tutti noi che dobbiamo vincere la paralizzante eredità dell intolleranza e dell ingiustizia. E vinceremo». Le sue parole finali erano state quelle dell inno del movimento: We shall overcome. Era il Il 6 agosto di quell anno Lyndon B. Johnson avrebbe firmato la legge sul diritto di voto che i movimenti afroamericani avevano rivendicato a integrazione di quella sui diritti civili dell anno prima. E Amelia Boynton era stata invitata alla Casa Bianca, a presenziare alla firma. Prima di allora era stata una delle anonime, ostinate afroamericane disposte a rischiare la vita per convincere a registrarsi nelle liste elettorali degli stati del Sud e ad andare a votare. Aveva studiato nelle scuole e nei college in cui era permesso farlo ai giovani neri e aveva cominciato la sua opera di proselitismo negli anni Trenta. Fu parte di quel prezioso «capitale umano» su cui i giovani poterono contare quando diedero vita ai movimenti contro la segregazione e per i diritti civili negli anni Cinquanta-Sessanta. Non ha sbagliato Ava DuVernay, regista del film Selma-La strada per la libertà, circolato nelle nostre sale lo scorso inverno, a mostrare Amelia Boynton che accoglie nella propria casa i principali organizzatori materiali delle dimostrazioni, il reverendo James Bevel, della Southern Christian Leadership Conference, e John Lewis, dello Student Nonviolent Coordinating Committee. Insieme a loro, nel film come nella realtà sono presenti figure centrali di quegli eventi, dai reverendi Martin Luther King, Ralph Abernathy e Hosea Williams ai più giovani Andrew Young e Diane Nash. È a loro e a tutti i militanti di quegli anni che fece riferimento Obama quando, lanciando la sua campagna elettorale il 4 marzo 2007 proprio da Selma, disse: «È perché loro hanno marciato che io ho avuto l educazione che ho avuto È perché loro hanno marciato che io sono qui davanti a voi oggi. Io sto in piedi sulle spalle di giganti». Otto anni dopo i fatti e le persone che erano state «giganti» cinquant anni prima sono state richiamate alla memoria con le commemorazioni, il film, e ora il ricordo di Amelia Boynton, 15

16 mentre le cronache sono piene di offese ripetute, crescenti alla componente sociale afroamericana e ai diritti conquistati così faticosamente. Il diritto di voto è sempre più contestato negli stati a guida repubblicana. Il grande potenziale simbolico dell elezione di Obama non solo non ha avuto l attesa ricaduta sociale positiva, ma ha infiammato una vera propria reazione razzista. A cui nessun movimento di massa è per ora in grado di rispondere. Da tempo Amelia stava, per così dire, da un altra parte. Dopo la fine di quella stagione si era avvicinata a una formazione politica, nata come National Caucus of Labor Committees, che si era mossa per alcuni anni lungo un ambiguo crinale di sinistra-destra, prima di lasciare cadere i richiami alla sinistra internazionale. Fondato da Lyndon LaRouche a fine anni 60, il Nclc diede vita a un istituto di ricerca politica di destra esplicita, lo Schiller Institute, di cui Boynton è stata dirigente. E fu lo stesso Istituto che le ripubblicò il racconto autobiografico (in forma ridotta e forse censurata) Bridge Across Jordan, che Boynton aveva pubblicato nel

17 INTERNI Del 28/08/2015, pag. 9 Renzi apre al mondo cattolico Vicina l intesa sulle unioni civili Pontieri del Pd e Ncd cancellano dalla legge i riferimenti alle norme sul matrimonio Il premier vuole conquistare l elettorato di centro in vista di un possibile ritorno al voto Francesco Maesano Ancora pochi giorni prima della ripresa dell attività parlamentare e a palazzo Chigi già si lavora sulle due linee cardine della nuova stagione: mettere in sicurezza la maggioranza in vista di quella che potrebbe essere l ultima battaglia della legislatura, l approvazione della riforma del Senato, e preparare il terreno per una campagna elettorale alla quale Renzi vuole tenersi pronto in ogni momento. In quest ottica il premier ha utilizzato l ultima settimana di pausa agostana per ricucire clima e relazioni col mondo cattolico. Prima l intervento al meeting di Comunione e Liberazione, ora l apertura a modificare il Ddl Cirinnà sulle unioni civili che dal 2 settembre riprenderà il suo percorso in commissione a palazzo Madama. L impianto della legge non verrà stravolto e conterrà le tre assi portanti disegnate dalla relatrice: l estensione dei diritti sociali, la reversibilità per i membri della coppia unita civilmente e la step child adoption. Sparirà invece il richiamo agli articoli del Codice civile relativi al matrimonio che verranno sostituiti da un elencazione dei diritti stilati sulla base dell articolo 2 della Costituzione e non del 29. Si allontana così ogni equiparazione formale del nuovo istituto giuridico a quello matrimoniale. Se l operazione andrà in porto Renzi avrà messo fuori gioco gli oltranzisti della maggioranza come Giovanardi, Formigoni o Marinello, evitando nel contempo di mettere le dita negli occhi all ala cattolica e ottenendo le unioni civili richieste sia dal fianco sinistro che dall area liberal del Pd. Un risultato ottenuto grazie al lavoro dei pontieri che è iniziato nella seconda metà di luglio e si è protratto fino ai primi di agosto. Zanda, Lo Giudice, Tonini e la stessa Cirinnà, hanno dialogato con Schifani, Chiavaroli, Lupi e Quagliariello, tendendo una mano all ala dialogante di Area popolare, che a sua volta ottiene tre cose dall accordo: la distinzione giuridica tra matrimonio e unione civile, una tutela dall eventuale pronunciamento della Corte Costituzionale che entro il 2017 potrebbe accogliere i ricorsi delle associazioni che chiedono il matrimonio egualitario e, soprattutto, un intervento straordinario per le famiglie numerose, anche quelle unite civilmente, che verrà inserito nella prossima finanziaria. Tra l altro, anche dal punto di vista del percorso parlamentare, la partita sembra ormai chiusa. In commissione Giustizia ci sarebbe l accordo con la presidenza per mandare il testo in aula anche senza relatore. A quel punto la legge Cirinnà dovrebbe uscire blindata da palazzo Madama entro il 15 ottobre, per ricevere il voto finale della Camera prima della fine dell anno, come annunciato da Renzi. 17

18 Del 28/08/2015, pag. 3 Intercettazioni, baratto per il Senato Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, dalle pagine del Corriere della Sera, ha dettato la linea su intercettazioni e magistrati in politica a pochi giorni dalla ripresa dei lavori a Palazzo dei Marescialli. Legnini, in sintonia con quasi tutti i partiti, pensa che mettere mano alla legge sulle intercettazioni sia una priorità, al contrario del mondo della magistratura e di diversi membri togati del Consiglio che vedono altre urgenze, per esempio il miglioramento della legge sulla prescrizione che falcidia ogni anno migliaia di processi. A sentire ambienti vicini al vicepresidente del Csm, esponente del Pd, la sua esternazione a freddo non è altro che una mano tesa alla maggioranza del partito in difficoltà sulla riforma del Senato: dire che bisogna modificare la legge sulle intercettazioni vuol dire lanciare un amo a Forza Italia e a Ncd, crociati del bavaglio, in cambio di un accordo sulla trasformazione di Palazzo Madama. Insomma, la legge sulle intercettazioni sarebbe uno dei baratti renziani per portare a casa la riforma. Legnini, ufficialmente, ha auspicato che la materia non diventi oggetto di scambio e che venga trattata in modo organico e incisivo, ma ritiene necessario un intervento normativo. È giunto il momento. E lancia parole tranquillizzanti per i magistrati: No a limitazioni nell utilizzo delle intercettazioni a fini di indagine, anche se in Parlamento l agguato, trasversale, è dietro l angolo, con la voglia di rivalsa che c è dopo le numerose inchieste per corruzione e mafia, impossibili senza gli ascolti. È stato molto meno tranquillizzante verso i giornalisti che devono informare e i cittadini che hanno il diritto a essere informati: No a limitazioni del diritto di cronaca, ma sì a una disciplina più rigorosa sull obbligo di stralcio e distruzione degli ascolti irrilevanti ai fini di indagine, prevedendo precise responsabilità e sanzioni per chi le diffonde illecitamente. Intercettazioni penalmente non rilevanti, però, possono esserlo politicamente e socialmente. Il vicepresidente del Csm si è anche espresso per un drastico giro di vite per i magistrati che entrano in politica: Nella riforma approvata a luglio si provvede a sterilizzare il periodo di esercizio di funzioni politiche da parte dei magistrati ai fini della maturazione dei requisiti per gli incarichi direttivi e semidirettivi. Dunque, se scegli di fare politica non farai più o sarà molto più complicato fare carriera nella magistratura. Ma ora ritengo che si possa fare un ulteriore passo avanti. Proporre al legislatore un intervento che, tenendo conto dei vincoli costituzionali, non consenta a chi ha scelto di fare politica di tornare indietro. Secondo il vicepresidente del Csm, infatti, chi ha scelto l appartenenza politica, c è il rischio concreto che non riesca più a garantire imparzialità e terzietà. E quindi è bene che non rientri. 18

19 Del 28/08/2015, pag. 7 Referendum di indirizzo sui temi etici: sì di Lega, M5S e FI Sulle materie eticamente sensibili la parola ultima deve restare in mano al popolo. Lo chiede espressamente una proposta che vede come primo firmatario il senatore. Roberto Ruta del Pd, vagliata anche da alcuni costituzionalisti. Tecnicamente si tratta di un emendamento alla legge costituzionale di riforma del Senato, che prevede la consultazione popolare in relazione ai temi legati agli articoli 29 e 32 della Costituzione (tutela della famiglia e diritto alla salute). La proposta è sostenuta, fra gli altri, anche ' dal deputato Beppe Fioroni: «Sui temi etici -sintetizza!' ex ministro dell'istruzione -non può vigere il principio "fatta la legge trovato l'inganno". Ed essendo stata eliminata sui temi' etici nel testo alla Camera la doppia lettura Camera-Senato, il problema può essere affrontato e risolto con questa nuova e interessante procedura>>. Un "referendum di indirizzo", viene definito. E la questione diventa ancor più stringente ora che la proposta della minoranza Pd (a firma di Vannino Chiti) che restituirebbe a. Palazzo Madama competenza anche sui temi etici, è stata bocciata a ' Rimini da Matteo Renzi, che ha chiuso la porta. La consultazione verrebbe promossa, in base alla proposta Ruta, su proposta della maggioranza assoluta dei senatori, o per iniziativa di 500mila cittadini. Un'ipotesi nata nell' ambito del partito di maggioranza che trova però un grande interesse in tutti i principali partiti di opposizione. «Noi sia- Sì alla proposta di Ruta e Fioroni (Pd) dal leghista Fedriga, capogruppo alla Camera, dall'azzurra Gelmini e dal grillino Morra, vicepresidente della Affari Costituzionali del Senato mo sempre d'accordo quando si propone di consultare la base popolare», premette il capogruppo alla Camera della Lega Massimiliano Fedriga. «Ma sui temi etici questo diventa ancor più importante. Siamo convinti che il popolo abbia una visione molto diversa su temi co- '. -~ J me le unioni civili; rispetto alla maggioranza del Parlamento. Sarebbe interessante poterlo verificare». Più prudente l' «interesse» di Forza Italia, manifestato dal vice-capogruppo alla Camera Maria Stella Gelmini: «Se ne può ragionare, a patto che non si usi l'argomento per ritardare decisioni su. temi che ormai sono maturi. Ma la possibilità di ascoltare la gente può anche avere l'esito opposto, quello di semplificare e velocizzare la discussione, tenendola aderente alla visione del popolo. In questa chiave il nostro interesse per questa proposta c'è senz'altro. Ma va formulata bene». Con M5S si sfonda. addirittura una porta aperta. «In tutti i casi in cui è utile sentire la base noi lo facciamo,.e i numeri di partecipazione sono anche in aumento», spiega il vice- presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Nicola Morra. Il suo giudizio sulla riforma è molto negativo: «Il Senato ridotto a dopo-lavoro. che non vota la fiducia e non vota il bilancio non va, poi si aggiunge la mancata possibilità di pronunciarsi sui temi etici. È nota - spiega Morra - la nostra posizione sulle unioni civili, i tempi sono maturi, e siamo convinti che bisogna andare avanti con decisione, ma non si deve avere paura di una consultazione popolare: A un patto - conclude - che non si concluda tutto come con altre consultazione, vedi il referendum sul finanziamento dei partiti, il cui esito alla fine è stato tranquillamente aggirato». Angelo Picariello 19

20 Del 28/08/2015, pag. 10 Prudenza di Padoan sul taglio delle tasse Gelo con Palazzo Chigi IL RETROSCENA VALENTINA CONTE ROMA. La ripresa dopo i tuffi non è stata proprio delle più brillanti. Qualche giorno di pausa, poi le uscite al meeting di Rimini. E già le prime fibrillazioni. Il premier Renzi galvanizza ciellini e italiani con il taglio delle tasse sulla casa. Il giorno dopo, due dei suoi ministri chiave per la strategia di politica economica, Padoan e Poletti, quelli che hanno in mano i cordoni della borsa e le leve per rilanciare l occupazione, frenano o sono costretti a frenare. Il numero uno dell Economia ricorda che non esistono tagli delle tasse senza analoghi sacrifici di spesa. Quello del Lavoro prima annuncia gli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs Act, poi subito dopo ritratta, in seguito a una telefonata con Renzi. Nel mezzo, il pasticcio dei dati sbagliati sull andamento dei contratti nei primi sette mesi dell anno. Pubblicati e poi rettificati. Ufficialmente, i dicasteri negano tensioni. «Il ministro Padoan ha ribadito solo principi», dicono dal Tesoro. «Il rinvio dei decreti alla prossima settimana dovuto solo a un ordine del giorno del Cdm troppo denso», aggiungono dal Lavoro. Meno serafico Palazzo Chigi. L irritazione per «la figuraccia» di Poletti sui dati esiste. Nell entourage del premier qualcuno definisce addirittura il ministro «un disastro». Si nega però un legame diretto con lo slittamento dei decreti, dovuto più che altro al braccio di ferro su alcuni nodi non sciolti. Come il controllo a distanza e la cassa integrazione, possibile miccia di scontro con i sindacati. E fonte di ulteriori polemiche. L idea di irritazione montante nei confronti di Padoan non sfiora invece nessuno. «Il ministero dell Economia frena sui piani di Renzi? E qual è la novità? Frena sempre». Così anche la disquisizione del ministro a Rimini viene ricondotta alla normalità. Quasi alla banalità: «Acqua calda». Eppure il ministro qualcosa di importante l ha detta: «Abbattere le tasse va bene, ma deve essere una decisione permanente e credibile». Misure che durano un anno e poi non vengono riconfermate, non servono. Dunque come finanziare il libro dei sogni di Renzi? «Il taglio delle tasse deve venire da un parallelo taglio della spesa», dice netto Padoan. «Mi piacerebbe tagliare 50 miliardi di tasse domani, come molti mi suggeriscono. Magari. Ma la vera questione è il finanziamento dei tagli, ecco perché serve un orizzonte medio-lungo». Non proprio una sciocchezza. Il pacchetto di spending review, firmato Gutgeld-Perotti, vale 10 miliardi sul 2016 ed è già prenotato. Serve a evitare l aumento di Iva e accise dal prossimo gennaio (la clausola vale oltre 16 miliardi, la parte restante è coperta dagli sconti concessi da Bruxelles per le riforme in atto). Una coperta dunque troppo corta per scaldare tutti i desiderata. Palazzo Chigi confida in Bruxelles. Il Tesoro ricorda che il margine di trattativa potrebbe essere risicato (solo lo 0,1%). E dunque mette le mani avanti. Se non possiamo fare deficit, occorre affondare sulla spesa. Non ce n è. «Non è detto, vediamo», si ripete da Chigi. Il premier tra l altro non è spaventato dallo zero virgola di crescita. Né dai dati ancora molto deboli sull occupazione, benché non abbia gradito il balletto di cifre tra martedì e mercoledì. Teme piuttosto un difetto di comunicazione. «I cittadini non ci capiscono, le riforme non passano, tranne quella sul Jobs Act», avrebbe detto ieri in Cdm. Merito suo, non di Poletti però. 20

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