CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN MARKETING PER LE AZIENDE A.A. 2013/14 MARKETING PROGREDITO G. FERRERO ARGOMENTO LA CRISI ECONOMICA:

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI URBINO CARLO BO CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN MARKETING PER LE AZIENDE A.A. 2013/14 MATERIA: DOCENTE: MARKETING PROGREDITO G. FERRERO ARGOMENTO LA CRISI ECONOMICA: EFFETTI SUI CONSUMI DEGLI ITALIANI GRUPPO DI LAVORO (GRUPPO 3): FILIPPO CUCCIA CHIARA PETTA LAURA TITI LAURENCE TIBONI 1

2 SOMMARIO 1. Illustrazione dei consumi fino alla pre-crisi (fino al 2009): Rapporto Confcommercio 2. La Crisi: evoluzione dei consumi A. rapporto COOP 2013 (illustrato nella presentazione) B. rapporto ISTAT 2014 (illustrato nella presentazione) C. rapporto EURISPES: Il Rapporto Italia 2013 (per approfondimento) D. articolo di REPUBBLICA: Consumi, redditi e investimenti (per approfondimento) 3. Reazione delle IMPRESE e dei CONSUMATORI: A. Marketing nella crisi B. Il WEB: opportunità di soluzione? C. Come cambia il RETAIL: alcune proposte CONTRIBUTO di Laura Zanotti (30/04/2012): Extended shop 4. Domande / riflessioni / provocazioni / conclusioni 2

3 1- LE FASI EVOLUTIVE DEI CONSUMI [Fonte: Rapporto CONFCOMMERCIO Roma, 20 marzo I consumi in Italia: dalla congiuntura alle tendenze di lungo termine] Due sono le fasi evolutive che si possono identificare nel passato dei consumi: 1- dal boom economico fino alle fine degli anni 90 Fase caratterizzata dall aumento dei consumi di vestiario e calzature in termini assoluti e in quota a prezzi costanti. Fino al 1990 si acquistavano molti capi classici di elevato importo unitario. In più a questo va associato l evoluzione della motorizzazione di massa a ritmi accelerati. La disponibilità di risorse permetteva l acquisizione diffusa di elettrodomestici ed elettronica di consumo. Tutto questo ebbe un interruzione intorno i primi anni 90 a causa della contrazione del reddito disponibile comportando il fatto che certe spese, sia pubbliche che private, non fossero più sostenibili. L effetto sui consumi è immediato: le quote di spesa in termini reali che avevano mostrato un trend crescente dall inizio degli anni 90 smettono di crescere. L abbigliamento perde quota con acquisti mediamente caratterizzati da importi unitari sensibilmente inferiori rispetto al passato. Le mode si mescolano: lo stile classico si destruttura facendo emergere nuove opportunità di vestire con una spesa minore. 2- individuata negli anni che vanno dal 90 al 2000: Caratterizzata dall entrata in campo di nuove aree di spesa, come le telecomunicazioni e l informatica di massa. La quota di spesa reale per servizi di comunicazioni, hardware e personal computer aumenta di 3,5 volte, dal 2% al 7%. Il successo di questa nuova area è dato dal fatto che i prezzi sono decresciuti per rapportarsi a una tecnologia di mercato realmente fruibile da tutti. Dato fortemente in contrasto con il deficit che ha subito l area della comunicazione nel E soltanto un inciampo o un dato preoccupante? Tuttavia la crescita delle telecomunicazioni di massa ha influito negativamente su altre aree di consumo come la spesa relativa all istruzione, libri e giornali che hanno trovato, e continuano a trovare, una forte concorrenza sul versante dei costi e della fruibilità, nei contenuti educational e di entertainment offerti dalle nuove tecnologie. Basti pensare al nuovo commercio on-line di e-books ed e- Readers che stanno facendo progressivamente scomparire il cartaceo consentendo la massima fruibilità e costi bassissimi si possono scaricare dal web libri totalmente gratuiti il che incrementa la crisi delle case editrici. Un altro campo abbastanza importante che ha acquistato peso nel bilancio della spesa degli italiani è l area della sanità. Tra il 1971 ed il 2008 la quota di popolazione con più di 65 anni è sostanzialmente raddoppiata passando dall 11,3% del totale al 20%: la crescita dell età media della popolazione, causata dall insufficiente tasso di natalità, implica una maggiore richiesta di servizi sanitari e cure mediche. Tuttavia alcune ricerche sociali dimostrano che il perseguimento dello stile di vita salutare e il benessere personale è diventato ormai un obiettivo alla quale non si può rinunciare. TABELLE 2 (pagina seguente) 3

4 Tab. 2 - Spesa delle famiglie: dinamiche di lungo termine composizione % al netto dei fitti imputati su valori concatenati (spesa reale) Alimentari e bevande non alcoliche 26,8 18,8 16,8 16,3 Bevande alcoliche e tabacchi 5,3 3,5 2,8 2,5 Vestiario e calzature 8,7 10,5 9,9 8,9 Abitazione 12,6 12,8 11,7 11,5 Mobili, elettrodomestici, manut. casa 3,4 5,6 5,0 4,6 Sanità 1,2 2,6 3,7 4,2 Acquisto di mezzi di trasporto 3,4 5,0 4,7 4,1 Beni e serv. tlc e home office 0,8 2,0 4,0 7,0 Consumer electronics e spettacoli 3,6 4,3 4,8 4,9 Istruzione, libri e giornali 3,4 3,4 3,0 2,7 Vacanze, bar e ristoranti 10,1 10,0 10,8 11,1 Servizi finanziari e assicurativi 3,3 5,0 4,4 5,1 Altro (netto fitti imputati) 17,5 16,6 18,4 17,0 Totale (netto fitti imputati) 100,0 100,0 100,0 100,0 I CONSUMI IN ITALIA: DALLA CONGIUNTURA ALLE TENDENZE DI LUNGO TERMINE La crisi lascia cicatrici importanti nel tessuto sociale e danni strutturali all apparato produttivo. Con le due ondate recessive che hanno colpito il nostro sistema (-7,2% di PIL nel e -4,7% nel ), lo standard medio di vita degli Italiani è sceso fortemente: il potere d acquisto delle famiglie è caduto sotto i livelli del Il dato più preoccupante deriva dalle previsioni sulla ripresa, che, a partire dal 2014, si annuncia debole, non in grado di riportare, nel giro di qualche anno, il benessere dei cittadini italiani ai livelli pre-crisi. Gli scenari di ripresa elaborati dai previsori, infatti, prospettano un progressivo rialzo dell attività economica, ma molto lento ed esposto a rischi: con i ritmi di crescita del PIL attesi, il reddito reale pro-capite degli italiani potrebbe tornare sui livelli pre-crisi solo nel Questi arretramenti, peraltro, non sono avvenuti in modo omogeneo; sono al contrario aumentate le disuguaglianze e l incidenza della povertà: nel 2012 erano (8% del totale) gli individui che non potevano permettersi un paniere di spesa minimamente accettabile, il doppio rispetto al Il canale attraverso cui si sono verificati questi peggioramenti è stato il mercato del lavoro. [Fonte Agienergia Una famiglia italiana su tre si trova nella difficoltà di sostenere alcuni costi, situazione legata a gravi forme di disagio provenienti dall improvvisa perdita di reddito e aumento della disoccupazione. I consumatori italiani hanno pertanto ridotto le proprie spese ricorrendo sempre più spesso a forme di finanziamento un tempo riservate agli acquisti importanti (automobili, elettrodomestici) e oggi utilizzate per sostenere il proprio tenore di vita per far quadrare il proprio bilancio familiare. Secondo le statistiche di contabilità nazione stilate dal rapporto Confcommercio, in data 22 marzo 2010, si evidenzia che nel 2009 c è stato un calo delle quantità di beni e servizi consumati dalle famiglie dell 1.8%. 4

5 Questo dato si somma alla flessione dello 0.8% nel 2008; insomma un biennio considerato uno dei più difficili sul versante della spesa reale delle famiglie italiane. La caduta complessiva della spesa per consumi ha avuto impatti rilevanti sull allocazione della spesa. A tal proposito risultano di particolare interesse i dati riportati in Tab.1 riguardo le spese della famiglia ai tempi della crisi. Tab. 1 - La spesa delle famiglie ai tempi della crisi valori concatenati, riferimento anno 2000; var. % sull'anno precedente beni -0,1-2,5-3,1 beni durevoli 2,4-7,1-3,7 beni non durevoli -1,2-1,1-1,9 beni semidurvoli 0,5-1,4-5,5 servizi 2,1 0,4-0,8 Alimentari e bevande non alcoliche -0,2-2,8-3,5 Bevande alcoliche e tabacchi -1,2-2,0-3,0 Vestiario e calzature 0,3-1,0-3,8 Abitazione -0,1 1,4 1,5 Mobili, elettrodomestici, manut. casa -0,2-1,6-7,9 Sanità 2,5 3,2 1,6 Trasporti 1,0-5,9 1,1 Comunicazioni 10,0 3,8-4,7 Ricreazione e cultura 3,0-0,2-2,9 Istruzione 2,0-0,8 1,4 Alberghi e ristoranti 2,2-0,5-2,7 Beni e servizi vari 1,2 0,5-3,9 totale sul territorio economico 1,0-1,0-1,9 consumi all'estero dei residenti 7,3 5,9-4,0 consumi non residenti 0,8-3,4-7,4 Spesa delle famiglie residenti 1,1-0,8-1,8 Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat Dal reperimento di questi dati risulta già delineato un quadro generale sulla variazione dei consumi delle famiglie italiane in tempi di crisi. A tal proposito risulta di particolare interesse il calo che è stato registrato dalla voce Comunicazioni. Possiamo notare una variazione che va dal 10% nel 2007 al -4,7 nel 2009, chiaro segno di criticità cui nessuna voce di spesa, tra quelle sotto il reale controllo del consumatore, può sottrarsi. Per quanto riguarda le voci Sanità e Abitazione possiamo constatare che il loro aumento sia in qualche modo causato da progressivi cambiamenti demografici. Rispettivamente, per l area della sanità bisogna prendere in considerazione l invecchiamento della popolazione, mentre per l abitazione si considera la riduzione del numero medio di componenti famigliari: la frazione di famiglie con cinque o più componenti è passata, dal 1997 al 2007, dal 7,3% del totale al 5,6%. Invece, la causa principale della flessione che si è registrata per l area Alimentare e spesa presso bar, ristoranti e alberghi, può essere ricondotta nella riduzione del contributo apportato dai turisti stranieri alla domanda. Per l alimentazione domestica, la riduzione è stata in parte determinata dalla tendenza delle famiglie italiane a limitare gli sprechi per la quale, a parità di consumo, si è associata una probabile riduzione della qualità dei beni acquistati. 5

6 CONCLUSIONE È stato rilevato che il fattore principale di limitazione delle scelte di spese dei cittadini italiani è costituito dalla continua crescita delle cosiddette spese obbligate, ovvero: affitti effettivi, manutenzione dell abitazione, acqua e smaltimento rifiuti, energia elettrica, gas e combustibili per la casa, sanità, spese di esercizio, mezzi di trasporto, protezione sociale, assicurazioni obbligatorie e i servizi finanziari. Questa tendenza ha avuto origine sin dagli inizi degli anni 80, periodo influenzato dalle variazioni nelle dinamiche dei prezzi. Le statistiche riguardanti gli ultimi anni, seppure ancora non permettano un analisi dettagliata, confermano un ulteriore ampliamento dell area destinata all acquisto di beni e servizi obbligati, un ampliamento dovuto dal fatto che, essendo destinati ad un mercato scarsamente concorrenziale, automaticamente vengono presentati al potenziale cliente con un prezzo più alto rispetto a quello che avrebbero dovuto avere in un ambiente di mercato concorrente, sottraendo così risorse per i consumi realmente oggetto di scelta da parte delle famiglie. Se infine consideriamo l inclusione degli affitti imputati sia nel totale spesa sia nei consumi obbligati bisogna concludere che il tutto causerebbe l aumento della proporzione di spese non libere nel già vincolato bilancio dei cittadini italiani. Tab. 3 - Spesa delle famiglie: i consumi obbligati composizione % a prezzi correnti Obbligati 18,9 24,9 27,7 30,1 Commercializzabili 81,1 75,1 72,3 69,9 beni 66,2 57,9 52,0 48,3 di cui alimentari 34,8 20,4 16,8 16,7 servizi 14,9 17,3 20,3 21,6 Spesa al netto dei fitti imputati 100,0 100,0 100,0 100,0 6

7 2- La Crisi: evoluzione dei consumi 2.A. RAPPORTO COOP 2013: CONSUMI E DISTRIBUZIONE - Assetti, dinamiche, previsioni [Fonte: Da oltre 20 anni il Rapporto Coop fotografa la situazione dei consumi delle famiglie e fa il punto sull evoluzione del sistema distributivo a livello nazionale ed europeo. Nel corso di questi anni il Rapporto ha cominciato ad assumere sempre più rilievo a livello nazionale e oggi si pone all attenzione dell opinione pubblica come un appuntamento fisso del dibattito politico-economico nazionale. Riferendoci in particolare al recente Rapporto degli anni 2012/2013, i dati emersi dimostrano un Paese ancora in recessione, che di fatto ci ha catapultati a una situazione simile all Italia del dopoguerra, con un l aumento della disoccupazione, tornata ai livelli del 1977, una pressione fiscale ai massimi storici, la stagnazione dei salari, difficoltà di accesso al credito, aumento dell inflazione : sono questi gli ingredienti che spiegano la caduta dei consumi degli italiani. Caduta che ha colpito soprattutto le fasce deboli della popolazione, in particolare i giovani e in generale tutta l area del Mezzogiorno. Conseguentemente i redditi delle famiglie italiane in pochi anni si sono ridotti di circa il 10 %. La caduta del Pil nel corso di questi ormai otto trimestri di recessione è pari al 4,7%, caduta che deriva dalla sovrapposizione di una fase di recessione e un trend già presente molto fragile già prima che si palesasse la crisi. Gli italiani sembrano aver colto, però, le ragioni profonde della crisi e l ineluttabile necessità di risolvere gli squilibri che l hanno generata. Consapevoli di questa realtà, le famiglie hanno interiorizzato la necessità di adeguare il proprio tenore di vita al più basso reddito e il tasso di risparmio delle famiglie dopo molti anni, è tornato a crescere. Gli italiani appaiono però sfiduciati, in apprensione soprattutto per il futuro delle generazioni più giovani. Le difficoltà dei bilanci domestici hanno avuto ripercussioni pesanti sulle scelte di vita delle persone ed hanno cambiato i tratti della famiglia italiana. Il trend attuale ci mostra una caduta della natalità e un aumento esponenziale dei single over 30, che vivono nell abitazione dei genitori; aumentano poi le coppie di fatto e i divorzi. L era del consumismo cosi come la intendevamo fino a pochi anni fa insomma senza essere finita, e un nuovo paradigma dei consumi sta prendendo piede, sintetizzato da due assunti di fondo: taglio degli sprechi e rinuncia al superfluo. Le risorse così recuperate vengono indirizzate a tutelare 7

8 quei consumi che permettono di offrire una risposta ai problemi della vita quotidiana e aumentano il benessere della famiglia. Tale atteggiamento tocca tutte le voci di spesa della famiglia. Nel 2013 la spesa monetaria e i consumi degli italiani si sono stabilizzati a quota 1000 miliardi di euro; rapportando il dato ai 61 milioni di individui nel nostro Paese, si parla di una spesa di euro all anno per ciascun italiano. Analizzando più nel dettaglio i consumi, la crisi si è tradotta innanzitutto in un crollo del mercato immobiliare, poiché sono proprio le spese per l abitazione che incidono più di tutte sul portafoglio degli italiani (30%); nel 2013 si è verificato un crollo delle compravendite del 12 %, -25 % se rapportato ai dati del 2012, anche se un dato più ottimistico dimostra che rispetto a cinquant anni fa, oggi 3 famiglie su 4 sono proprietarie della casa in cui alloggiano. Conseguentemente anche le quote di spesa riservate all arredamento e ad grandi elettrodomestici hanno subito una forte contrazione dei consumi. Si riduce poi il tasso di motorizzazione delle città, con un crollo del -10% sulle vendite dell auto, -50 % se comparato al dato del 2007, dimostrando si essere uno dei comparti che ha subìto maggiormente gli effetti della crisi. Il consumo carburante poi, il cui prezzo è sempre più gravato da tasse e accise, è anch esso sceso del 10 %. Gli Italiani quindi usufruiscono sempre più dei mezzi pubblici e di biciclette, le cui vendite sono salite del 4-9% soprattutto nelle regioni del Nord Italia, e di una nuova tendenza, ovvero la condivisione dell auto soprattutto per le lunghe distanze. L utilizzo dell auto di famiglia per le vacanze fuori porta ha subito un brusco calo, passando da un dato di 128 milioni di italiani a circa 97,5 milioni. Tramonta quindi la vacanza per tutti, il 41% delle famiglie italiane dichiara di spendere meno per le ferie rispetto agli anni passati e una parte consistente di italiani hanno abbandonato l idea di viaggiare. Sono poi i consumi per il tempo libero a subire una battuta d arresto: oltre alle vacanze anche le spese per la ristorazione, il cinema e la tv pay-per-view calano sempre più; ciò si traduce in un nuovo modo di vivere il tempo libero, speso soprattutto su internet e quindi tra smartphone e tablet. Anche per questo le vendite di carta stampata e libri ormai hanno raggiunto i minimi storici. Per quanto riguarda il settore dell abbigliamento e delle calzature, l italiano medio risparmia 150 euro rispetto a prima per vestirsi, il settore delle calzature conta un - 5,1% di vendite registrate nei primi mesi del Qualora si decida di comprare, i negozi e i centri commerciali non sono più le mete più gettonate, sostituite ormai dagli outlet (+14,2 %), ma soprattutto dall e- commerce (+ 41,2 %). Alimentare centro dell evoluzione dei consumi Un analisi più approfondita deve essere fatta sull alimentazione degli italiani, su come la crisi ha cambiato la dieta delle famiglie e come tutto ciò si traduce sulla Gdo e sui piccoli rivenditori. Le spese per l alimentazione incidono per il 15 % sui consumi degli italiani; nel 2013 la spesa media procapite per l acquisto di generi alimentari si è fermata a euro con un calo delle quantità del -14% rispetto ai valori precrisi e un budget di spesa ritornato ai livelli degli anni 60. Il carrello medio degli italiani è composto da 15 prodotti, per un importo complessivo alla cassa inferiore ai 20 euro. Un settore che tradizionalmente è sempre stato quello che meglio di tutti ha assorbito l impatto di crisi storiche, negli ultimi anni è di fatto mutato radicalmente e ciò si è tradotto non solo nel cambiamento delle abitudini dei singoli prodotti acquistati, ma soprattutto nelle sue modalità di fruizione. Per quanto riguarda il primo punto, la composizione del carrello della spesa subisce cambiamenti che non vengono dettati meramente dall ottica del risparmio, ma riguardano anche scelte dettate dalla ricerca del benessere anche in tavola, inteso come mangiar sano : il netto spostamento dalle carni rosse a quelle bianche; la rinuncia ai prodotti non strettamente funzionali all apporto nutrizionale quotidiano, quali bevande, alcolici, fuori pasto; ma anche una notevole riduzione degli sprechi, in particolare quelli di prodotti deperibili come frutta e verdura, anch essi in calo. Un fenomeno che riflette da vicino la diminuzione degli sprechi alimentari è la produzione di rifiuti urbani procapite, diminuita di oltre 15 chilogrammi, che con 8

9 ogni probabilità rappresentano la contropartita della sensibile riduzione dei consumi e degli sprechi alimentari, oltre che della minore produzione di imballaggi. È possibile individuare cinque differenti esperienze di acquisto, che vanno dalla spesona, che ha luogo circa una volta al mese (con un budget tipicamente superiore ai 100 euro), all acquisto di un piccolo carrello di prodotti freschi selezionati, che si caratterizza per una frequenza poco più che settimanale e che richiede un esborso inferiore ai 10 euro. In controtendenza rispetto a tutte le tipologie di carrelli fin qui descritte, tre di questi conoscono un trend in lieve crescita: il carrello del lusso, quello dei piatti pronti, e i prodotti della cucina etnica, che crescono rispettivamente dell 1,2% e dell 1% e di sei punti percentuali rispetto agli anni passati. Per quanto riguarda le modalità di fruizione, prendendo a riferimento gli ultimi 40 anni, è più che raddoppiata la spesa procapite dei consumi fuoricasa e la loro incidenza sul totale della spesa alimentare è passata dal 17% al 37%, seppur con un incremento più contenuto nell ultimo decennio. Nel 2013 le famiglie italiane hanno speso mediamente oltre 2 mila euro a testa per l acquisto dei generi alimentari consumati tra le mura domestiche e circa euro procapite per i servizi di ristorazione fuori casa. È facile intuire le ragioni di tale crescita. La progressiva femminilizzazione del mercato del lavoro, la diffusione della ristorazione come occasione di svago e convivialità, la crescita dei livelli di scolarizzazione costituiscono solo alcune delle determinanti di tale crescita. Gli ingredienti di questa costante ricerca del risparmio sono stati dapprima il nomadismo commerciale e la caccia alle promozioni, successivamente il calo della fedeltà alla marca e lo spostamento verso i prodotti a marchio del distributori. Con l inizio della crisi le famiglie si sono spinte oltre, aumentando anche l acquisto dei prodotti a prezzo più basso presenti in assortimento facendo maggiore ricorso alle offerte ed alle promozioni e visitando con frequenza crescente i punti vendita della Gdo a minore contenuto di servizio, ovvero i discount. Oggi, dopo sei anni di crisi, un italiano su due compra solo l essenziale ed acquista facendo ricorso a promozioni e offerte. Uno su tre ha ridotto le quantità, cioè compra semplicemente di meno. Secondo le stime, l insieme di queste strategie di risparmio ha permesso alle famiglie italiane di ridurre la spesa di circa 4 miliardi negli ultimi due anni. Ingegnate in complicati esercizi di quadratura 9

10 dei bilanci, le famiglie italiane hanno tradotto questa costante tensione all efficienza della spesa in un nuovo paradigma di consumo. I canali di vendita scelti dagli italiani sono poi i più disparati, e vanno ricollegati al tipo di prodotto che si deve acquistare. Una spesa ogni tre ha come destinazione il supermercato, mentre si conferma rilevante il peso di macellerie, panetterie, negozi di ortofrutta(1ogni 10) e dei discount (1 ogni 10). Buona anche la performance dei negozi specializzati nella vendita di prodotti per l igiene personale e la cura della casa (i cosiddetti specialisti drug ), forti di una crescita che nell ultimo anno si attesta al 3,9% per il fatturato ed al 4,5% per i volumi. I formati che sembrano risentire maggiormente della situazione di difficoltà dei consumi delle famiglie si identificano con gli esercizi a libero servizio (giro d affari in caduta di quasi il 7%, volumi in diminuzione di quasi l 8%) ed i supermercati, che vedono le quantità vendute contrarsi dell 1,8%. È proprio il settore distributivo che per la prima volta paga insieme agli italiani il peso della crisi. Il 40 % dell area di vendita ha infatti subìto importanti cambiamenti imprenditoriali e strutturali, quali cambio di proprietà di insegna o di appartenenza a un dato network, che hanno interessato un po tutto il nostro Paese ma in particolare il Sud dove il ritmo di tali cambiamenti è particolarmente serrato. Di fatto nel 2012 hanno chiuso definitivamente i battenti 400 punti vendita, soprattutto i piccoli supermercati e le piccole botteghe specializzate (- 11%), a tutto vantaggio dei punti vendita despecializzati (+81 % vs 2007) e in particolare dei discount, che hanno fatto registrare il clamoroso dato di un più 50 % se comparato al Unico altro esempio di negozio che ha retto bene questi anni di crisi sono quelli specializzati in rivendite di farmaci, grazie alle politiche di liberalizzazione portate avanti in questi anni. Fatte salve queste eccezioni, è l intera Gdo italiana che ha registrato un netto peggioramento, soprattutto se rapportata alla media europea; l Italia e la Spagna in questo senso sono stati i peggiori, mentre Germania Francia e Inghilterra in particolare hanno attutito meglio il colpo, dovuto anche al fatto che in Italia dall inizio della crisi i prezzi delle vendite al dettaglio sono aumentati di un buon 7 % rispetto alla media europea. Nei formati di vendita di maggiori dimensioni si affermano con forza i superstore (tra i e i mq) mentre di minore intensità è lo sviluppo degli ipermercati (>4.500 mq di area di vendita) che anzi nell ultimo anno hanno fatto segnare una brusca riduzione delle superfici di oltre il 3,5%. Le ragioni di tale riassetto sono da ricercare non solo nelle scelte di sviluppo delle imprese distributive ma anche - forse soprattutto - nei complessi processi di cambiamento della domanda finale già descritti precedentemente. In questa sede appare utile richiamare il tema del differente andamento delle vendite a volume e a valore. Nella storia recente si possono individuare tre fasi distinte: sino al 2008 la dinamica in valore è rimasta superiore a quella in volume, evidenziando la capacità della distribuzione di portare al consumo la spinta inflazionistica della filiera alimentare. Nel biennio , al contrario, la crescita dei volumi è stata ampiamente superiore a quella dei fatturati, a conferma di una situazione di sostanziale deflazione che ha messo a dura prova gli equilibri economico-finanziari delle imprese commerciali. Le performance intra canale mostrano tuttavia andamenti sensibilmente differenziati: tengono i superstore, che riescono efficacemente ad intercettare le esigenze dei consumatori coniugando ampiezza di assortimento e servizio di prossimità (+2,5%), mentre non si arresta l ascesa dei discount, che grazie al più basso livello dei prezzi e ad un progressivo ampliamento dell offerta. 10

11 Casa, fuori casa, supermercato o discount, ma non solo. Gli italiani sperimentano anche nuovi modelli di approvvigionamento alimentare. Nella loro straordinaria capacità di reinventarsi, si sono diffusi nuovi neologismi della spesa: i così detti hobby farming e farmer market. Circa 7,4 milioni di italiani (14,6% della popolazione maggiorenne) sono impegnati in attività amatoriali di coltivazione e cura del verde. Tra questi, coloro che per passione coltivano e curano un fondo agricolo rappresentano il 2,4% degli italiani (1,2 milioni di hobby farmer). Le persone che coltivano un orto sono invece 2,7 milioni (il 5,3% della popolazione maggiorenne), mentre quelli che si prendono cura di un giardino raggiungono i 3,5 milioni (6,9% di italiani di maggiore età). La cura dell orto è dettata non solo dal piacere personale, ma soprattutto al consumo domestico e allo scambio informale con amici e parenti e non trovano quindi riscontro nelle statistiche di scambio commerciale. Le motivazioni di tale attività amatoriale fanno riferimento allo svago e all impiego del tempo libero ma hanno anche a che fare con ragioni di ordine salutistico ed economico. Il 60% di coloro che coltivano un orto adducono quale motivazione prevalente proprio il consumi di prodotti più sani e genuini mentre un ulteriore 18% ritiene l autoproduzione una occasione di risparmio economico. Per quanto riguarda il farmer market, acquista sempre più rilievo lo sviluppo dei prodotti a km zero che, anche grazie agli sforzi della distribuzione commerciale, oggi sono sempre più diffusi nelle scelte di acquisto del consumatore. La portata di questo fenomeno è tale che la Coldiretti ne ha fatto oggetto di studio, rilevando un aumento del 67 per cento gli acquisti degli italiani nei mercati degli agricoltori, i farmer market appunto, in netta controtendenza con l'andamento negativo dei consumi alimentari. Nei mercati degli agricoltori - sottolinea Coldiretti - hanno fatto la spesa nel 2013 ben 15 milioni di italiani con un aumento del 25% in un solo anno ma ad aumentare notevolmente è stato anche il valore medio degli acquisti. La vendita diretta dai produttori agricoli è dunque l'unica forma di distribuzione commerciale in crescita sostenuta nel tempo della crisi, con un fatturato complessivo stimato in 1,5 miliardi di euro nel Questi neologismi ma anche il ricorso al baratto o alla sharing economy, costituiscono nuovi fenomeni che si stanno sempre più diffondendo tra gli italiani e che dimostrano la volontà non solo di adattarsi ma anche di ripensare le proprie abitudini e i propri stili di vita, più vicini ai valori più tradizionali e alla tutela dell ambiente. 11

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14 2.B. NUOVO RAPPORTO ISTAT - 3 MARZO 2014 [Fonte: CATO_AL_3_ / L'Istituto di statistica certifica che l'anno scorso il Prodotto interno lordo è calato dell'1,9%, contro il -1,7% stimato dal governo. Il debito al record storico, stabile il disavanzo rispetto al Nuovo crollo della spesa per consumi delle famiglie, gli alimentari -3,1% Nella settimana che porterà la Commissione Europea a dare la pagella ai conti pubblici italiani, l'istat certifica che il rapporto tra il deficit e il Pil italiano è risultato del 3% nel 2013 (47,3 miliardi), sullo stesso livello del 2012, mentre l'avanzo primario (cioè il conto al netto degli interessi) è stato del 2,2% dal 2,5% del Lo scorso anno, il Prodotto interno lordo è diminuito dell'1,9%: con la caduta dell'ultimo anno il Pil è sceso leggermente sotto i livelli del Il dato è peggiore dell'ultima stima ufficiale del governo, che prevedeva un calo dell'1,7%; nel 2012 si era registrato un ribasso del 2,4%. Di record si parla, invece, affrontando il capitolo del debito: lo stock accumulato dal Belpaese ha raggiunto nel 2013 il livello massimo del 132,6 per cento, il top al 1990, anno di inizio delle serie storiche confrontabili. Nel 2012 il debito era al 127% del Pil. Tornando ai dati sul Pil, l'istituto spiega ancora che dal lato della domanda nel 2013 si registra una caduta in volume del 2,2% dei consumi finali nazionali e del 4,7% degli investimenti fissi lordi, mentre le esportazioni di beni e servizi hanno segnato un aumento dello 0,1%. L'anno scorso, la sola spesa per consumi delle famiglie è diminuita del 2,6%, dopo il crollo del 4% già registrato nel La spesa per gli alimentari è caduta del 3,1% e così i consumi per alimentari e bevande non alcoliche toccano il livello più basso da sempre, ovvero da quando sono iniziate le serie storiche dell'istat. L'anno scorso sono stati, infatti, spesi "solo"114 miliardi e 297 milioni di euro (-3,6 miliardi rispetto al 2012). La spesa per la sanità è scesa invece del 5,7% e quella per l'abbigliamento del 5,2%. Le importazioni sono diminuite del 2,8%. Guardando i singoli settori, il valore aggiunto ha registrato un calo in volume in tutti i principali comparti, ad eccezione dell'agricoltura, silvicoltura e pesca (+0,3%). Le diminuzioni sono state del 3,2% nell'industria in senso stretto, del 5,9% nelle costruzioni e dello 0,9% nei servizi. Un contributo positivo alla variazione del Pil (+0,8 punti percentuali) è venuto dalla domanda estera netta, mentre è risultato ampiamente negativo l apporto della domanda nazionale (-2,6 punti) e quasi nullo (-0,1 punti) quello della variazione delle scorte. 14

15 Tra i dati dell'istat trova spazio anche la rilevazione sui redditi da lavoro dipendente, che insieme alle retribuzioni lorde sono diminuiti dello 0,5%; le retribuzioni lorde pro capite hanno registrato un incremento dello 2,6% nel settore agricolo, del 2,0% nell industria in senso stretto, dell 1,8% nelle costruzioni e dello 0,9% nei servizi; nel totale dell economia l aumento è stato dell 1,4%. Quanto al Fisco, la pressione fiscale complessiva (cioè l'ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 43,8%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al L'amministrazione pubblica ha visto calare tanto le entrate quanto le uscite. Le entrate totali della Pa, pari al 48,2% del Pil, sono diminuite dello 0,3% (+2,5% nel 2012). Nel dettaglio, le entrate correnti scendono dello 0,7%, attestandosi al 47,6% del Pil. Le imposte indirette calano del 3,6%, a causa del calo del gettito Imu, Iva e accise. Le imposte dirette salgono dello 0,6%, essenzialmente per effetto dell'aumento dell'ires e dell'imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi da capitale. Le uscite totali, pari al 51,2% del Pil, sono invece diminuite dello 0,2% rispetto al Si sottolinea in particolare la dinamica dei redditi da lavoro dipendente: sono diminuiti dello 0,7% (-1,9% nel 2012), "quale effetto di una riduzione delle unità di lavoro e del permanere del blocco dei rinnovi contrattuali". 15

16 2.C. IL RAPPORTO ITALIA 2013 L'ITALIA DEL PRESENTISMO Alla Biblioteca Nazionale di Roma, la presentazione del Volume costruito anche quest'anno attorno a sei dicotomie e 60 schede fenomenologiche [Fonte: ww.eurispes.eu - Secondo il Presidente dell Eurispes, Prof. Gian Maria Fara: «Il Paese è completamente ripiegato sul suo presente. Si è operato affidandosi al giorno per giorno, con risposte parziali, spesso improvvisate, con misure utili al massimo a tamponare qualche falla. Il nostro ormai è un Paese prigioniero del suo presente e il presentismo è diventato la nostra filosofia di vita. Sono anni che l Eurispes cerca di richiamare l attenzione sui diversi problemi, sulle urgenze, sulle fragilità strutturali del Paese ed insieme sulle attese, sulle aspirazioni e sui bisogni che il corpo sociale andava via via segnalando. L Italia è al centro di una crisi insieme politica, economica e sociale, ed è costretta a fare i conti con le proprie contraddizioni, con i propri ritardi, il proprio endemico conservatorismo. Ma la nostra è una emergenza innanzi tutto etica. Ci eravamo illusi che la crisi altro non fosse che una condizione passeggera invece siamo di fronte ad un doloroso e veloce declino che non è più una tesi, ma un dato di fatto. L Istituzione, strumento virtuoso del patto sociale, è cresciuta fuori di ogni controllo in pervasività e numerosità. Si è autoalimentata erodendo gli spazi della società civile, svuotando di ruolo i corpi intermedi, burocratizzando ogni possibile istanza o iniziativa». «Anche e soprattutto per questo, siamo di fronte secondo Fara ad una insoddisfazione che non ha precedenti nella storia recente italiana. Per la prima volta, dopo la sfiducia che gli italiani manifestano nei confronti del Governo, del Parlamento e dei partiti, crollano gli indici di fiducia anche nella Presidenza della Repubblica. Un dato preoccupante, che contribuisce ad aumentare la già profonda distanza tra i cittadini e le Istituzioni italiane. L aver delegato ad un Governo tecnico la guida del Paese non ha prodotto risultati positivi né per il Presidente della Repubblica che ha ispirato e gestito l operazione, né per il Parlamento e i partiti ai quali probabilmente viene imputata una fuga dalle responsabilità di fronte alla crisi. Una pressione fiscale insopportabile e iniqua, la disoccupazione alle stelle, la perdita del potere d acquisto, i ceti medi sulla via della proletarizzazione, l aumento della povertà e del disagio, la precarietà globale di un intera generazione rappresentano solo alcune delle emergenze. Il nostro futuro doveva essere l Europa. Con l introduzione dell Euro ci accorgemmo immediatamente che la moneta era sì la stessa, ma che le economie erano diverse. Improvvisamente eravamo diventati i nuovi poveri dell Europa, che aveva ufficializzato di avere anch essa, e non solo geograficamente, il suo Sud: noi. Poi è arrivato lo spread ci siamo resi conto di portare in tasca una moneta senza Stato e senza una banca centrale di riferimento, e che per averla avevamo ceduto giorno per giorno, silenziosamente, porzioni importanti della nostra sovranità. 16

17 Di fronte all inadeguatezza della politica nel gestire la crisi e con la caduta del governo Berlusconi, invece di portare rapidamente il Paese alle elezioni ci è stato regalato un Governo tecnico che ha fatto, con il sostegno dei partiti, ciò che questi ultimi da soli non avevano il coraggio di fare, una ferrea politica di austerità. Tutto nel nome dell Europa con la direzione di Bruxelles e, soprattutto, di Berlino. Lo spread e la direzione d orchestra tedesca stanno deprimendo l economia continentale e quella italiana in particolare e i contraccolpi cominciano a farsi sentire anche in Germania, visto che la produzione tedesca deve molto al mercato interno europeo e a quello italiano in particolare, considerata la nostra esterofilia. Ci siamo consegnati all utopia degli Stati Uniti d Europa, convinti di costruire l Europa dei popoli, una nuova grande entità politica ed economica e non possiamo accettare la possibilità che questa si riduca ad essere l Europa della finanza, dei banchieri, dell euro e di una burocrazia totalmente autoreferenziale, grigia e impersonale. Il problema, forse al momento sottovalutato, è che non si può costruire una federazione di Stati, una unità politica e amministrativa attraverso decisioni di vertice, senza mettere in discussione i fondamentali della democrazia. È proprio su questi temi che si giocherà il futuro del sogno. Per far quadrare i conti abbiamo sottoposto il Paese e gli italiani ad un salasso senza precedenti; tagliare è diventata l unica parola d ordine anche se secondo noi sarebbe più corretto e opportuno parlare di riqualificazione della spesa. Sperperare è esecrabile, ma essere costretti a sostare per giorni e giorni in un corridoio d ospedale adagiati su una barella in attesa di un posto letto, non è degno di un paese civile. Il dibattito corrente è dominato dal tema dell impoverimento del Paese, che è figlio naturale del declino italiano. Ma la ricchezza di una popolazione è fatta di due grandezze: una è il fondo, lo stock, di ricchezza; l altra, è il flusso di nuova ricchezza. L impoverimento italiano sta nel combinato disposto tra i movimenti opposti e fuori sincronia di queste due forme di ricchezza. Il nostro Paese conserva lo stock di ricchezza e lo impiega in forme che non creano sviluppo, ma contribuiscono a portare nuove risorse e ad autoalimentare lo stock di ricchezza, deprimendo sempre più crescita e sviluppo. Per sbloccare il Paese occorre una nuova ingegneria di produzione della ricchezza che, faccia leva sulle imprese più dinamiche (le medie e le start-up soprattutto), che favorisca, anche attraverso la messa a punto di misure fiscali di favore, il trasferimento patrimoniale intergenerazionale, che ridisegni le direttrici di allocazione della spesa pubblica. Così come occorre una seria politica di redistribuzione della ricchezza insieme alla soluzione dei problemi che ci affliggono da sempre: burocrazia, giustizia, ricerca, istruzione e formazione, infrastrutture solo per segnalare alcune emergenze. Questo a nostro parere sarebbe il modo migliore per cominciare ad abbattere le cause profonde della disoccupazione e dell impoverimento nazionale. 17

18 L Italia, nonostante le sue gravi difficoltà, ha le risorse umane, culturali ed economiche per uscire dalla crisi. Si tratta semplicemente, elementarmente, di superare la subcultura del presentismo. Quello che servirebbe è una classe dirigente all altezza delle sfide che il Paese ha di fronte. Ma da solo, l impegno della classe dirigente non è sufficiente. Per il cambiamento sono indispensabili l impegno e la partecipazione dei cittadini. Di tutti i cittadini Perché, come sappiamo, le rivoluzioni nascono e si affermano prima di tutto in interiore homine. Dentro ciascuno di noi». RAPPORTO EURISPES Queste alcune delle indicazioni che emergono dal Rapporto Italia Il Rapporto, con le sue pagine, è stato costruito, come di consueto, attorno a sei dicotomie, illustrate attraverso altrettanti saggi accompagnati da sessanta schede fenomenologiche e presentato alle Autorità e alla stampa, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Le dicotomie tematiche individuate per il Rapporto Italia 2013 sono: DUBBIO/CERTEZZA FINANZA/ECONOMIA DENTRO/FUORI REALTÀ/RAPPRESENTAZIONE VECCHIEZZA/GIOVINEZZA CRESCITA/SVILUPPO L indagine condotta quest anno ha toccato le tematiche e i fenomeni correlati a ciascuna delle sezioni che compongono il Rapporto i quali hanno stimolato il più recente dibattito e l interesse dell opinione pubblica. In particolare, hanno partecipato e contribuito a delineare il quadro degli orientamenti presenti nella compagine della nostra società cittadini. La rilevazione è stata effettuata nel periodo tra il 21 dicembre 2012 e il 4 gennaio LE CONDIZIONI ECONOMICHE DELLE FAMIGLIE UNA VISIONE ASSAI FOSCA E PESSIMISTA DELLA CONDIZIONE ECONOMICA DEL PAESE ACCOMPAGNA L INIZIO DEL 2013: È OPINIONE DIFFUSA CHE LA SITUAZIONE ECONOMICA ITALIANA SIA PEGGIORATA NEGLI ULTIMI 12 MESI E CHE L ANNO CHE CI ATTENDE NON VEDRÀ MIGLIORAMENTI, ANZI SARÀ PEGGIORE. PARALLELAMENTE, IL DISAGIO ECONOMICO DELLE FAMIGLIE SI È AGGRAVATO (INDICA QUESTA CONDIZIONE IL 70% DEGLI ITALIANI). IL RICORSO AI PROPRI RISPARMI PER FAR FRONTE ALLA CRISI E LA SINDROME DELLA QUARTA SETTIMANA (QUANDO NON DELLA TERZA) RIGUARDANO ORMAI 3 ITALIANI SU 5; NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI RISPARMIARE QUALCOSA È IMPOSSIBILE (79,2%). AUMENTA IL NUMERO DI QUANTI NEGLI ULTIMI TRE ANNI HANNO DOVUTO FAR RICORSO AD UN PRESTITO BANCARIO (35,7%; +9,5% RISPETTO ALLO SCORSO ANNO) PER PAGARE DEBITI ACCUMULATI (62,3%) O PER SALDARE ALTRI PRESTITI PRECEDENTEMENTE CONTRATTI CON ALTRE BANCHE O FINANZIARE (44,4%), MA CHE EVIDENTEMENTE I CONTRAENTI NON SONO RIUSCITI A SALDARE. Italia: tra crisi e deboli speranze Secondo la rilevazione dell Eurispes, l 80% dei cittadini è convinto che la situazione economica generale sia peggiorata negli ultimi dodici mesi (per il 61,5% nettamente e per il 18,5% in parte); tuttavia il dato nella rilevazione dello scorso anno si attestava al 93,6%. Parallelamente, la quota di chi pensa che la situazione sia migliorata (nettamente o in parte) passa dall 1,4% del 2012 al 10,9% di quest anno. 18

19 Il futuro che ci aspetta La maggior parte degli italiani (52,8%) sono convinti che la situazione economica del Paese subirà un peggioramento nei prossimi 12 mesi, in molti sono sicuri che rimarrà stabile (27,9%) e solo 1 italiano su 10 indica un sicuro miglioramento. Gli imprenditori in particolare rappresentano la categoria più pessimista e sfiduciata nel futuro economico del nostro Paese che con il 65,5% di indicazioni di un peggioramento staccano di oltre 10 punti percentuali tutte le altre categorie. Nel 2012, 7 italiani su 10 (70%) hanno visto peggiorare la situazione economica personale (per il 40,2% di molto, per il 33,3% in parte). Sono davvero pochi coloro che hanno visto la propria situazione migliorare, appena il 4,8% (lievemente 3,9%, e molto 0,9%). Risparmi intaccati e indebitamento Il 60,6% degli italiani, 3 su 5, rivelano di essere costretti a intaccare i propri risparmi per arrivare alla fine del mese; il 62,8% ha grandi difficoltà ad affrontare la quarta (quando non la terza) settimana; il 79,2% non riesce a risparmiare, questo vuol dire che solo 1 su 5 riesce a mettere qualcosa da parte. Risparmio: cambierà qualcosa? Quando viene chiesto ai cittadini se ritengano di riuscire a risparmiare qualcosa nei prossimi dodici mesi, due su tre rispondono naturalmente di no, che probabilmente (36,7%) o certamente (30%) non riusciranno a risparmiare alcunché, mentre il 27,4% ritiene che nel 2013 riuscirà ad alimentare i propri risparmi, di questi ultimi ne è totalmente sicuro però solo il 5,7%, mentre il 21,7% non ne è del tutto certo. Nella spirale del prestito Circa un terzo del campione ha chiesto un prestito bancario negli ultimi tre anni (35,7%), un dato in aumento rispetto alla rilevazione dello scorso anno di 9,5 punti percentuali. Le categorie più bisognose di aiuti finanziari sono quelle con contratti a tempo determinato (atipico o subordinato), in particolare il popolo della partita Iva (44,2%), contro il 35,2% dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato. Ben il 62,3% dei prestiti è stato chiesto per pagare debiti accumulati e il 44,4% invece per saldare altri prestiti precedentemente contratti con altre banche o finanziare, ma che evidentemente i contraenti non sono riusciti a saldare. Appare evidente come la spirale che si innesca è sintomatica della crisi che l Italia sta affrontando e che attanaglia i cittadini in una condizione di disagio profondo dalla quale sembra non vi sia altra via d uscita se non quella di alimentare l indebitamento. Il 27,8% di chi chiede un prestito lo fa per acquistare una casa, il 22,6% per coprire le spese mediche e non manca chi vi ha fatto ricorso per potersi permettere una vacanza (5%) o per far fronte ad un evento come il matrimonio, un battesimo, una cresima, ecc. (13,1%). 2- VITE LOW COST: I CONSUMI AL TEMPO DELLA CRISI LA PERDITA DEL POTERE D ACQUISTO È UNA REALTÀ PER 7 ITALIANI SU 10 E PER FAR FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE, IN MANIERA PIÙ DIFFUSA RISPETTO ALLE PRECEDENTI RILEVAZIONI DELL EURISPES, SI TAGLIA SU TUTTE LE VOCI DI SPESA E SI MODIFICA LA QUOTIDIANITÀ, TANTO CHE USCIRE, ANDARE A CENA O AL CINEMA SONO PER MOLTI UN LUSSO. NEL 30,9% DEI CASI SI È FATTO RICORSO AL CREDITO AL CONSUMO NELL ULTIMO ANNO (NELLA PRECEDENTE RILEVAZIONE LA PERCENTUALE ERA DEL 25,8%), MA IL BISOGNO DI LIQUIDITÀ DELLE FAMIGLIE FA EMERGERE UN FENOMENO DIFFUSO E PREOCCUPANTE: IL 28,1% DEGLI ITALIANI SI È 19

20 RIVOLTO AD UN COMPRO ORO, CON UNA VERA E PROPRIA IMPENNATA RISPETTO ALL 8,5% REGISTRATO LO SCORSO ANNO. PARALLELAMENTE CRESCE IL RISCHIO USURA RISPETTO AL NUMERO DI QUANTI HANNO CHIESTO DENARO IN PRESTITO A PRIVATI (NON PARENTI O AMICI) NON POTENDO ACCEDERE A PRESTITI BANCARI (DAL 6,3% AL 14,4%). Vivere in tempi di crisi. Il 73,4% degli italiani nel corso dell ultimo anno ha constatato una diminuzione del proprio potere d acquisto: il 31% molto, il 42,4% abbastanza. Il 22,2% ha riscontrato in misura contenuta una riduzione del proprio potere d acquisto e solo il 4,4% per niente. La situazione di sofferenza delle famiglie si riversa sui consumi: si taglia sui pasti fuori casa (86,7%) e sui regali (89,9%), si acquistato più prodotti in saldo (88,5%), ci si rivolge ai punti vendita più economici per l acquisto di vestiti (85,5%). In molti decidono di non spendere per viaggi e vacanze (84,8%) e di cambiare marca di un prodotto alimentare se più conveniente (84,8%). Nel 83,5% dei casi le famiglie hanno deciso di ridurre le spese per il tempo libero insieme a quelle per estetista, parrucchiere, articoli di profumeria (83,1%) e quelle per gli articoli tecnologici (81,9%). Il 72,6% ha cercato punti vendita economici per l acquisto di prodotti alimentari; nel 2012 riferiva di averlo fatto un ben più contenuto 52,1%. Molti acquistano prodotti online per ottenere sconti ed aderire ad offerte speciali (58,4%) e hanno ridotto le spese per la benzina usando di più i mezzi pubblici (52,2%). Nel 40,6% dei casi i tagli hanno interessato le spese mediche, mentre il 38,4%, si è rivolto al mercato dell usato (il 21,5% un anno fa). Come cambia la vita quotidiana. Nella quasi totalità dei casi le abitudini degli italiani si sono modificate limitando le uscite fuori casa (91,8%, in forte aumento rispetto al 73,1% registrato un anno fa). Numerosissimi sono anche coloro che, invece di andare al cinema, scelgono di guardare i film in dvd o in streaming (82,2%, a fronte del ben più contenuto 56,5% di un anno fa) e quelli che sostituiscono sempre più spesso la pizzeria/ristorante con cene a casa tra amici (77,2%, contro il 56,7% dello scorso anno). Più della metà del campione ha preso l abitudine di portarsi il pranzo da casa nei giorni lavorativi (54,9%), mentre il 44,1% va più spesso a pranzo/cena da parenti/genitori (erano il 35,4% un anno fa). Credito al consumo. Il 30,9% degli italiani nel corso degli ultimi 12 mesi ha fatto acquisti facendo ricorso a forme di pagamento rateizzate nel tempo (ad eccezione del mutuo). Il dato risulta in crescita rispetto al 25,8% registrato nella rilevazione dello scorso anno. Pagherò. I beni o servizi per i quali risulta più consistente la quota di italiani che ha fatto ricorso al pagamento rateizzato sono in primo luogo gli elettrodomestici (49,9%, la metà di chi è ricorso al credito al consumo) e le automobili (46,4%); seguono computer e telefonini (37,6%, in aumento rispetto al 25,6% dello scorso anno). Il 27,6% ha pagato a rate oggetti di arredamento o servizi per la casa, il 24,4% cure mediche (in aumento rispetto al 17,6% del 2012). Risulta meno frequente l acquisto rateizzato di moto/scooter (9,7%), viaggi e vacanze (9,1%, in crescita rispetto al 2,6% del 2012), beni alimentari (8,9%; nel 2012 era solo l 1,6%), vestiario e calzature (6,7%, ma era solo l 1,6% un anno fa). In cerca di liquidità: in vertiginoso aumento il fenomeno dei compro oro. Tra i tanti segnali di affanno dei cittadini se ne evidenzia uno drammatico: nel corso dell ultimo anno il 28,1% degli italiani si è rivolto ad un compro oro, con una vera e propria impennata rispetto all 8,5% 20

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