Scenari crepuscolari avvolgono

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1 della diocesi di como 12 Anno XXXVI - 24 marzo ,20 Periodico Settimanale Poste Italiane S.P.A. Sped. In Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Europa 7 Mondo 8 Como 16 Sondrio 29 Barroso: solo insieme si esce dalla crisi presidente della l Commissione europea ha incontrato gli studenti della Cattolica. Chiesa Copta: la morte di papa Shenouda III In carica da 41 anni. Storico, nel 1973, l incontro con papa Paolo VI a Roma. Allergie in continua crescita Con la primavera cresce il lavoro degli allergologi. Ne è affetto il 25% dei comaschi. Giovani o adulti in crisi? Incontro dell associazione Spartiacque sul tema dell emergenza educativa. Editoriale Verso l eterofobia? di don Angelo Riva Scenari crepuscolari avvolgono la vecchia Europa. Scenario numero 1: il presente. La Corte di Cassazione italiana afferma che non c è spazio, nel nostro ordinamento, per la legalizzazione del matrimonio omosessuale, anche se questo avviene in altri Paesi europei. Riconosce però che le coppie omosessuali hanno diritto a un trattamento omogeneo rispetto a quelle eterosessuali. Esultano i movimenti per la parità dei diritti. La Chiesa ribadisce la sua idea. Il matrimonio è uno solo, quello tra un uomo e una donna: lo esige il bene comune della società soprattutto dei figli. Altri tipi di unioni libere, per es. fra due persone dello stesso sesso, non possono pretendere riconoscimento pubblico: si offuscherebbe il valore del matrimonio. Giusto, invece, riconoscere e tutelare diritti e spettanze eventualmente sorti all interno dell unione libera (per es. il diritto del partner a dire la propria circa un trattamento sanitario delicato cui deve essere sottoposto l altro partner): ma per fare questo laddove già non lo si è fatto basta e avanza lo strumento del diritto civile (per es.: per il subentro del partner nel contratto di locazione in caso di morte, basta fare testamento), senza scomodare figure pasticciate di piccolo matrimonio (i cosiddetti PACS o DICO). Resta poi, per la Chiesa, la delicata questione della cura pastorale delle persone omosessuali: con loro la Chiesa non può rinunciare ad essere Maestra, ma deve pure mostrarsi Madre (solo nella visione distorta del relativista le due cose sono necessariamente in conflitto). Con tutto ciò, siamo all oggi. Scenario numero 2: il futuro prossimo. Cambiano gli ordinamenti di cui parla la Cassazione. Registrando l evoluzione dei costumi, anche lo Stato italiano legalizza il matrimonio omosessuale. La Chiesa però non cambia la sua posizione: una fedeltà più grande, a Dio e all uomo, non glielo permette. Ma ormai la sua voce è minoritaria e non contribuisce (qualcuno dice ingerisce ) granché nella formazione delle leggi. A motivo di questo no all omosessualità (e di altro), qualcuno saluta la compagnia. A chi rimane, la Chiesa ripete serena la domanda di Gesù: volete andarvene anche voi?. In schiettezza e libertà, si va avanti. Scenario numero 3: il futuro remoto. Tintinnano le manette. La posizione della Chiesa (che è rimasta uguale) sull omosessualità viene valutata non più solo politicamente scorretta, ma penalmente perseguibile. Reato di omofobia, o di apologia della discriminazione sessista. Per il Superiore religioso, che non ha accettato in monastero un candidato dichiaratamente omosessuale, si apre un fascicolo in Procura. La lotta all omofobìa ha prodotto l eterofobìa Ovviamente stiamo lavorando di fantasia. Però, mentre ci prepariamo alla fase 2 (ormai prossima), ci domandiamo, con un filo di apprensione: a quando la fase 3?. Se è vero che, come riferisce Avvenire del 14 marzo, alla BBC inglese, durante un dibattito, la popstar Will Young ha affermato che sarebbe ben giusto ( rightfully ) portare davanti a un magistrato le parole del card. O Brien (arcivescovo di Saint Andrews ed Edimburgo) sull omosessualità. Naturalmente qualche Nostradamus di casa nostra profetizza, citando in anticipo il Concilio Vaticano III, di non temere, perché prima di allora la Chiesa avrà cambiato idea sull omosessualità. Vedremo. Il mio parere su questa profezia? Meglio le manette. L Italia si scopre razzista. La relazione dell Unar La relazione al Parlamento sull effettiva applicazione del principio di parità di trattamento e sull efficacia dei meccanismi di tutela mette in evidenza l avanzare di eventi di razzismo e discriminazione in Italia. La maggior parte delle segnalazioni arriva dal mondo dei mass-media, con una preoccupante percentuale di episodi che viaggiano on line, attraverso i siti internet e i blog. 3 Italia 4 Una ricerca del Censis sul valore degli italiani Chiesa 11 Pastorali a confronto su nuove forme di welfare Como 17 Lavoro: un infortunio ogni due giorni Chiavenna 30 Una mostra dedicata alle cure palliative barrage a mogodè, a pag 26

2 2 Sabato, 24 marzo 2012 Idee e opinioni Scuola e tecnologie informatiche. Computer, internet, social network, skype: sono realtà più o meno nuove e nuovissime che s interfacciano sempre di più col meccanismo antico e fascinoso dell educazione e della scuola. E in qualche modo vanno a modificare equilibri, modalità, relazioni. Non è detto che il mondo scolastico debba rincorrere le novità tecnologiche. Certo, però, non può fare a meno di considerarle, conoscerle e, probabilmente, padroneggiarle, nel senso che l ambiente proprio della formazione e dell educazione, della crescita di consapevolezza, è proprio sulla misura della consapevolezza (e della responsabilità) che si relaziona agli strumenti, alle tecnologie, ai mezzi di comunicazione. Detto questo, basta guardare con attenzione al mondo della scuola per scoprire ogni giorno sfaccettature e provocazioni nuove proprio sul rapporto con le tecnologie. Così, ad esempio, s incontra il fenomeno dei compiti on line, con reti di compagni di scuola che trovano nuove modalità di studio insieme grazie alla comunicazione in tempo reale via Internet. Oppure ci s imbatte in circolari preoccupate di dirigenti scolastici che vietano gli scambi tra docenti e allievi su Facebook. O, ancora ed è questione potenzialmente più ampia ci si ritrova a ripensare la costruzione e l utilizzo dei classici libri di testo in chiave elettronica. O la didattica on line, magari a L opinione di Alberto Campoleoni Educare nel tempo del computer e dei social network distanza. Si potrebbero aggiungere altri fronti, anche molto diversi tra loro, nei quali però il denominatore comune è la trasformazione culturale oltre che tecnologica (e indotta dallo sviluppo tecnologico) avviata nel campo scolastico ed educativo. La Fondazione Agnelli nel 2010 segnalava come il 72,2% degli studenti italiani possedesse una connessione Internet a casa (e la media europea è il 71,5%: siamo curiosamente all avanguardia). Non solo: il 45,5% dei quindicenni usa il computer da quando aveva 10 anni. È la prospettiva dei nativi digitali. Se la tecnologia ha cambiato il mondo, anche e forse soprattutto quello dei nostri ragazzi, appare chiaro come la scuola ne sia fortemente provocata. In ordine, ad esempio, a una migliore conoscenza tecnica (essere protagonisti del proprio mondo è una finalità del percorso educativo vuol dire anche conoscere e usare bene i mezzi a disposizione) e, dicevamo, soprattutto in ordine alla consapevolezza e alla padronanza dei mezzi a disposizione. Facebook promuove o danneggia la relazione tra allievo e docente? Ha ragione un preside di preoccuparsi per un livello nuovo e quasi incontrollabile di comunicazione, potenzialmente eversivo delle reti codificate? Quanto viene messa in gioco la distanza, ma anche l autorevolezza che pure fanno parte di una relazione educativa in un mondo di comunicazioni virtuali che, per definizione, abbattono proprio le distanze? Ruoli diversi, deontologia professionale quante riflessioni si potrebbero fare. Tante domande, cui peraltro sono possibili risposte differenti. Ecco, sta qui la sfida degli educatori: lasciarsi provocare, scrutare il nuovo con passione, avendo a cuore il compito antichissimo eppure così contemporaneo di aiutare a crescere i più piccoli, valorizzando talenti e personalità, lo sviluppo integrale, la dimensione della ricerca, la capacità di relazioni autentiche. Nel mondo reale e virtuale di oggi. Alberto Campoleoni spigolature di Stefano Novati Primato della coscienza e obiezione Talvolta si pretende che i cristiani agiscano nell esercizio della loro professione senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse Aveva ventuno anni, tre mesi e diciotto giorni. Si chiamava Massimiliano, un ragazzino secondo i criteri della nostra società. E pur essendo figlio del veterano Fabio Vittore - il servizio militare era infatti obbligatorio per tutti i figli dei graduati - si rifiutò di arruolarsi nell esercito romano; per ragioni di coscienza apprendiamo dagli atti del processo giunti ai giorni nostri. Per tale ragione il 12 marzo dell anno 295 d.c., sotto il consolato di Tusco e Anulino, nei pressi di Cartagine, a Tebessa venne condannato a morte e giustiziato. Condotto nel Foro, dinanzi al proconsole Dione, con fermezza affermò: Non mi è lecito fare il soldato, giacché sono cristiano. Per tale ragione viene ricordato il 12 marzo di ogni anno dalla Chiesa Cattolica come Santo Patrono degli Obiettori di coscienza. È forse questo il primo grande esempio cristiano. Ma cos è questo obiettare, questo non-fare, se non una necessaria presa di posizione per un credente anche dei giorni nostri? È o non è questa una parte integrante della vocazione dei laici, seppur nella passività del non compiere un azione, i quali sono continuamente chiamati a risanare le istituzioni e le condizioni del mondo, se ve ne siano che provocano al peccato, così che tutte siano rese conformi alle norme della giustizia e, anziché ostacolare, favoriscano l esercizio delle virtù (Lumen Gentium, Capitolo IV)? Ma non è certo questo un fatto riservato solo ai cattolici: in nome delle leggi non scritte universali - agrapha dogmata - scriveva Sofocle parlando delle vicende di Antigone e Creonte. È motivo pertanto di attenzione, anche da parte nostra, quanto sta succedendo negli USA in questi mesi, a partire dal 20 gennaio scorso quando l Amministrazione Obama diffuse un regolamento che prevedeva l obbligo per tutti i datori di lavoro (anche di scuole, ospedali ed enti no-profit cattolici e non) di includere nelle assicurazioni offerte ai loro dipendenti la copertura contraccettiva e abortiva. Sappiamo tutti che in campagna elettorale (che siano gli Stati Uniti d America o la città di Como nei prossimi mesi nulla cambia), tutto diventa flessibile, tutto diventa strategia, tutto è motivo di perdita o di acquisto di voti. Se non proprio tutto, diciamo molto. Ed è così che anche il presidente Obama, di fronte alla levata di scudi del mondo cattolico e protestante, di parte del mondo ebraico e islamico, ma anche di alcune associazioni no-profit non confessionali e di giuristi del calibro di Carter Snead, docente presso la Facoltà di legge di Notre Dame, Mary Ann Glendon, docente di Harvard, o Robert George dell Università di Princeton, personalmente ha fatto marcia indietro. E ha richiesto una sorta di aggiustamento consistente nello spostare la fornitura dei servizi assicurativi dal datore di lavoro alla compagnia assicuratrice. Non sarebbe più, cioè, il datore di lavoro il soggetto tenuto a fornire al proprio dipendente i servizi di controllo delle nascite contenuti nei pacchetti assicurativi, ma lo sarebbe la compagnia assicuratrice fornitrice di una polizza che li contiene. Unacceptable, inaccettabile, la risposta a questa mossa di Obama. Per capire meglio la posta in gioco, ci viene incontro la traduzione del documento redatto dall organizzazione The Becket Fund for Religious Liberty di Washington, sottoscritto dalla Conferenza Episcopale Americana e intitolato appunto Inaccettabile: I farmaci che inducono l aborto, i mezzi di sterilizzazione e gli anticoncezionali costituiscono una clausola obbligatoria della polizza che le istituzioni religiose o i singoli credenti sottoscrivono. Quei servizi saranno cioè garantiti a chi è assicurato da dette polizze semplicemente in virtù delle condizioni contenute nella polizza stessa. Chiaramente una riduzione di libertà, un imposizione ex-lege mascherata di buonismo e demagogia - sanità pagata per tutti - molto grave. Chiarissime e adatte a ciò risuonano in me le parole di Benedetto XVI il 10 gennaio 2011, nel discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede: Si tende a considerare la religione, ogni religione, come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante, e si cerca con diversi mezzi di impedirne ogni influenza nella vita sociale. Si arriva così a pretendere che i cristiani agiscano nell esercizio della loro professione senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse, come, per esempio, là dove sono in vigore leggi che limitano il diritto all obiezione di coscienza degli operatori sanitari o di certi operatori del diritto. Vigilare, sempre. E denunciare ciò che stride alla nostra coscienza senza aver timore nel pensare e agire diversamente, con il rischio di passar per oscurantisti e retrogradi. Quante volte ci capita di sentire infatti questi rimproveri sul posto di lavoro, tra amici, a scuola per i più giovani, magari addirittura in parrocchia? È sempre buona norma, in questi casi, far risuonare le parole del Manzoni: il buon senso c era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune. Stella Polare Forse l abitudine al linguaggio scientifico, così asettico e impersonale, ce lo ha fatto dimenticare, ma in realtà nessun linguaggio è neutro. Veicola sempre suggestioni, rappresentazioni, giudizi, ed è ingenuo non accorgersene. Così, ad esempio, interruzione volontaria della gravidanza edulcora il più brutale termine aborto, quasi si trattasse solo di spingere un interruttore. Salute riproduttiva è locuzione ingegnosa per mettere al riparo, sotto l ombrello della cura della salute, azioni che con la lotta alla sterilità hanno ben poco da spartire, come i concepimenti da parte di donne single over 50. Contraccezione d emergenza induce a ignorare che il composto chimico contenuto nella pillola del giorno dopo antagonizza non l inizio, ma la prosecuzione di una gravidanza già iniziata, rendendo inospitale l ambiente uterino per il frutto del concepimento. E così via. Una pulizia del linguaggio sarebbe più che mai salutare. Così sarebbe meglio parlare di generazione, piuttosto che di fecondazione o di fertilizzazione, termini che evocano un contesto zootecnico oppure agricolo, piuttosto che lo spessore umano e relazionale (da preservare) del donare la vita. Analogamente il termine embrione, nella sua frigidità biologica, non sembra davvero fatto per sollecitare le nostre corde emozionali: e se invece, in maniera assai più pertinente, usassimo la parola figlio per indicare ogni vita umana concepita, anche piccolissima? Che risonanza produrrebbe su di noi l idea di un figlio ibernato, congelato, sbucciato (per fargli la diagnosi pre-impianto), selezionato, pattumato etc.? Trattandosi di questioni terminologiche e di linguaggio, non vorremmo che a qualcuno possano sembrare discussioni oziose. In realtà i problemi bioetici sono oggigiorno la frontiera della nostra vertigine. Qualche esempio. Negoziare sul diritto alla vita, che costituisce il primo cardine dell ordine morale e del bene comune pubblico, significa rimettere in discussione i fondamenti stessi della civiltà umana. Trasformare l uomo nella sua radice genetica come cerca di fare la biongegneria equivale a concentrare un potere enorme nelle di don angelo riva Quando il linguaggio nasconde la realtà mani dei tecnici (e degli uomini d affari che li finanziano): ne usciremo indenni? Chiamare all esistenza una vita umana personale, e poi escluderla dai più elementari diritti umani, rischia di essere il grimaldello che fa saltare, o perlomeno incrina, l intero impianto dello Stato di diritto. Niente esagerazioni allarmistiche, quindi, né stucchevoli crociate moralizzatrici, ma sguardo lucido di fronte al reale: di questo non possiamo fare a meno. Senza dire dei riflessi teologici dell intera faccenda. Giustamente si dice che le odierne questioni bioetiche hanno ormai sempre più a che fare non con il V ( non uccidere ) o il VI comandamento ( non commettere azioni impure ), ma con il I: uomo, non voler fare il Dio, quello che crea e può distruggere; tu non sei Dio: sono io il tuo solo Dio, e tu non ne avrai un altro fuori di me, neanche te stesso. Attenzione: questa non è roba religiosa e basta. Un uomo che agisce come Dio, senza esserlo, rappresenta un pericolo e una minaccia per tutti. Anche per chi in Dio (quello vero) non ci crede.

3 Attualità Sabato, 24 marzo In Italia ancora si profilano le ombre di razzismo e discriminazione Il dato emerge dalla Relazione presentata al Parlamento dall Unar; fino al 28 marzo si celebra una settimana di informazione I n Italia si fa vedere ancora l ombra del razzismo, che nella maggior parte dei casi viene espressa nei confronti di cittadini dell Europa dell Est e dei Balcani: è quanto si evince leggendo la relazione al Parlamento per il 2011, messa a punto dall Unar, l Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Sotto accusa, ai primi posti, i mass media e il lavoro, come luoghi più frequenti di discriminazione. Questo emerge dalla Relazione al Parlamento 2011 sull effettiva applicazione del principio di parità di trattamento e sull efficacia dei meccanismi di tutela, diffusa nei giorni scorsi dal Dipartimento per le Pari Opportunità della presidenza del Consiglio. Da mercoledì 21 marzo, e fino al prossimo 28, in tutta Italia, con una serie di iniziative, si celebra la Settimana di azione contro ogni razzismo, giunta alla sua settima edizione. Manifestazioni si sono tenute anche a Como e a Sondrio. Fra i principali dati della Relazione, curata dall Unar grazie al monitoraggio del suo Contact center, la geografia delle discriminazioni vede al primo posto il Centro Italia con il 32,3% delle segnalazioni pertinenti, il Nord Ovest con il 27,5%, il Nord Est con il 25,9%, e il Sud e isole con il 14,3%. «L Italia è stata recentemente oggetto di monitoraggio da parte dell Onu, anche a seguito degli eventi di razzismo verificatisi sul territorio, con particolare riferimento al caso di Firenze del 13 dicembre scorso si legge in una nota dell Unar e, alla luce della recrudescenza di comportamenti razzisti, nella Relazione si evidenzia la necessità di un salto di qualità per l adozione, da parte del Governo, di un piano organico di prevenzione e contrasto dei fenomeni di discriminazione razziale». Dal monitoraggio dell Unar emerge che «il flusso di contatti per il 2011 evidenzia innanzitutto una forte crescita delle istruttorie relative agli eventi di discriminazione: dalle 766 del 2010 si è passati alle mille del Le istruttorie giudicate pertinenti sono state, l anno passato, 799: 259 in più rispetto al Sul fronte degli altri contatti si legge nella Relazione al Parlamento si nota un calo delle richieste di informazione (da 90 a 64), mentre le altre chiamate sono quasi raddoppiate (da 89 a 154 nel 2011)». Con la piena operatività del sito web attivo dal 15 marzo del 2010, si nota una crescita forte del numero di contatti che nell anno appena passato sono arrivati a quota Nel complesso, quindi, nel 2011 l Unar ha avuto oltre ventimila contatti, una cifra quasi doppia rispetto al Quanto alla distribuzione territoriale delle segnalazioni: nel 2011 un caso di discriminazione su cinque è avvenuto in Lombardia (21%), dato stabile rispetto al biennio precedente. Un altro quinto proviene dal Lazio (19%), confermando anche per quest anno il calo iniziato nel Veneto, Emilia Romagna e Toscana sono le regioni di seconda fascia, rispettivamente con il 12,2%, il 10,4% e il 10,8% delle segnalazioni pertinenti. Sono così i grandi poli urbani (le province di Milano e Roma soprattutto) a veicolare il maggior numero di istruttorie per motivi di razzismo. Per quanto riguarda l ambiente in cui si consumano maggiormente le discriminazioni, «per il secondo anno consecutivo si legge nella Relazione al Parlamento i mass-media sono al primo posto, facendo segnare un lieve incremento rispetto al 2010 che ha portato il dato al 22,6% del totale dei casi. A seguire l ambito lavorativo che l anno scorso ha ottenuto il 19,6% delle denunce, percentuale di oltre otto punti superiore a quella del 2010 (11,3%). Sul versante del lavoro fa notare ancora la Relazione spicca il dato dell accesso all occupazione (73%). Anche in questo caso le conseguenze sono ben note: procedure selettive su base etnica, segregazione occupazionale, accesso differenziato al mercato del lavoro». Si mantiene più o meno stabile, invece, l indicazione rispetto ai casi registrati nella vita pubblica (16,7%), mentre sono in flessione (10,9%) gli eventi relativi all erogazione di servizi da parte di enti pubblici; c è poi da notare il lieve calo delle discriminazione segnalate rispetto alla casa (6,3% nel 2011 contro l 8,9% del 2010). Riguardo all erogazione di servizi da parte di enti pubblici molto alta è la quota attinente ai servizi socio assistenziali (40,3%). «Il dato del settore media è eloquente commenta Massimiliano Monanni, direttore generale dell Unar. Si tratta non solo di fenomeni di stereotipizzazione degli stranieri o di altri target a rischio di discriminazione e pregiudizio, ma soprattutto del propagarsi irrefrenabile di xenofobia e razzismo on line, a partire da social networks e blog. Unar ha deciso di contrastare con decisione questi fenomeni in stretta collaborazione con la Polizia postale, anche se esistono limiti normativi che potranno essere superati solo attraverso la ratifica, da noi sollecitata, del Protocollo addizionale alla Convenzione sul cybercrime del Consiglio d Europa. Sul lavoro l Unar, grazie a un accordo operativo con le organizzazioni sindacali e datoriali, ha svolto una intensa attività di sensibilizzazione che ha condotto ad azioni positive e iniziative pilota. Tutte queste iniziative hanno iniziato a dare frutti, facendo incrementare le segnalazioni in materia di discriminazioni nei luoghi di lavoro. La crisi economica, poi, acuisce la situazione e oggettivamente ha influito». ENRICA LATTANZI L eaders di tutte le religioni, presenti nel nostro Paese, si sono ritrovati a inizio settimana a Palazzo Chigi per trovare insieme una via italiana all integrazione. L incontro è stato promosso dal ministro alla Cooperazione internazionale e all Integrazione, Andrea Riccardi, che in collaborazione con il ministero dell Interno, rappresentato dal ministro Annamaria Cancellieri, ha indetto una Conferenza permanente Religioni, cultura e integrazione. Ci unisce ha detto Riccardi la preoccupazione per un passaggio delicato della società italiana: l integrazione. In questo senso, le comunità religiose e i loro responsabili posso essere mediatori per l integrazione virtuosa nella società italiana. Alla riunione, hanno preso parte il segretario generale del Cici- Moschea di Roma, AbdAllah Redouane, il presidente dell Ucoii (Unione delle Comunità islamiche d Italia), Izzedine Elzir, il presidente dell Unione induista italiana (Uii), Franco Di Maria, il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche, Massimo Aquilante. I cristiani ortodossi erano rappresentanti dai patriarcati di Mosca, di Costantinopoli e Serbia e dal vescovo della diocesi italiana della Chiesa ortodossa romena, mons. Siluan Span. Per la Chiesa cattolica erano, invece, presenti il direttore dell Ufficio Cei per l ecumenismo e il dialogo interreligioso, mons. Gino Battaglia, e il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego. Come ha ricordato il ministro Riccardi, oggi in Italia vivono 2 milioni e 900 mila immigrati cristiani (1 milione e mezzo sono ortodossi); 1 milione e 300 mila musulmani, più di 150 mila buddhisti, meno di 100 mila induisti e 60 mila sikh. Così integrazione di Maria Chiara Biagioni Il ruolo fondamentale delle religioni commenta l avvio della Conferenza mons. Gino Battaglia. Quali le finalità dell incontro? Vi erano i responsabili delle diverse comunità religiose in Italia. Comunità che non sono omologabili tra loro, data la disparità di questi mondi religiosi. Erano poi presenti alcuni rappresentanti del mondo accademico coinvolti a vario titolo in questo tipo di problematiche. La finalità dell iniziativa è quella di esaminare alcuni grandi dossier che riguardano l integrazione, e di affrontarli da un punto di vista anche religioso. Si è parlato, per esempio, della scuola, delle intese, dei luoghi di culto, della formazione e dell ingresso dei ministri di culto, ecc. C è stato anche un momento di riflessione comune in cui i diversi esponenti religiosi hanno espresso problemi e attese. L intenzione, dunque, è quella di esaminare, di volta in volta, argomenti sensibili che possono avere rilevanza per l integrazione di queste comunità nel nostro Paese. Non è stata stabilita un agenda, però c è la prospettiva di ulteriori incontri. Cosa attendersi dai leaders religiosi? C è la preoccupazione di arrivare a delineare una via d integrazione italiana, considerando che quello dell immigrazione e dell immigrazione di cittadini di altra religione, oltre che di altra nazionalità, sia un fatto relativamente recente per il nostro Paese, che necessita di una riflessione che chiami in causa anche i responsabili religiosi di queste comunità. Mi sembra poi che l aspetto positivo è l aver individuato nei leaders religiosi dei possibili mediatori d integrazione: hanno un pulpito e hanno un seguito e, in fondo, l appartenenza religiosa è un aspetto importante dell identità di chi è immigrato, che può essere addirittura riscoperto nell esperienza della migrazione. Nel giorno della riunione a Palazzo Chigi a Tolosa un uomo ha sparato davanti ad una scuola ebraica uccidendo 4 persone, di cui 3 bambini... Abbiamo ricordato l episodio di Tolosa... Si tratta di un gesto antireligioso perché non ci può essere nessuna religione che accetta o che ammette l uso della violenza per dare la morte ad altri. Certo, occorrerà attendere di capire la reale matrice che sta sotto all attentato di Tolosa. Sembra che ci sia una motivazione neonazista. Rimane comune il problema di purificare, disintossicare il clima, perché certi discorsi circolano e, alla fine, una certa predicazione del disprezzo o dell intolleranza può anche ispirare gesti folli.

4 4 Sabato, 24 marzo 2012 Italia Unità d Italia Le parole di Napolitano chiudono i festeggiamenti Compiaciuto, il presidente della Repubblica ha chiuso al Quirinale le celebrazioni di Italia 150. Una chiusura che in realtà ha voluto essere un apertura a un opera del rilancio del nostro patrimonio unitario, che giustamente è stata indicata come una sorta di consegna permanente per l avvenire. Questo, d altra parte, è tanto più vero dopo le turbolenze finanziarie ed economiche, che sembrano avere passato il picco più preoccupante, ma sono ancora ben lontane dall essere risolte. D altro canto non è banale la coincidenza che le celebrazioni dell unità si chiudono con un governo che di fatto è di unità nazionale. L anno centocinquantesimo infatti è stato caratterizzato da una fibrillante cronaca, da una crisi gravissima, che appunto sottolinea la necessità di ritornare ai fondamentali. Una ricerca curata dal Censis mette in evidenza il superamento del disastro antropologico dell egoismo. Gli italiani riscoprono le persone... Muoversi nella crisi e nella lunga fase di ristrutturazione, che si delinea a tutti i livelli, richiede appunto, da un lato, un di più di consapevolezza, dall altro, un di più d investimento. In realtà, questo passaggio celebrativo ha messo bene in evidenza quanto entrambi i piani siano necessari e si debbano tenere insieme. L Italia ha bisogno della sua identità e, d altra parte, la deve mettere in gioco, la deve immediatamente spendere in un quadro europeo che ha bisogno di una prospettiva adeguata e in un orizzonte mondiale che non dà nulla per scontato, come dimostrano le vicende che, dall India all Africa, coinvolgono nostri compatrioti, oltre che le stesse missioni militari in cui l Italia è impegnata. La riscoperta e il rilancio del nostro patrimonio unitario peraltro è avvenuta nel segno della pluralità: le iniziative celebrative sono state migliaia e la stessa cerimonia conclusiva, prima del discorso di Napolitano, era stata giocata proprio sulla pluralità dei registri, dall attore al giornalista, dalla scrittrice agli scolari. Solo valorizzando e armonizzando, organizzando, il naturale pluralismo dell Italia e degli italiani si potranno raggiungere quei risultati in termini di coesione interna e di proiezione esterna che l Italia deve oggi con grande urgenza nuovamente produrre, se la crisi si vuole superare davvero. Da questo punto di vista è anche possibile una lettura più serena e realistica della stessa nostra storia unitaria. Molti sono stati i segni di un approccio maturo, che superi finalmente tanti stereotipi e tante retoriche, spesso contrapposte in modo sterile. Anche il recupero delle identità degli antichi Stati, poi necessariamente proiettati nel quadro unitario, merita di essere sottolineato, per valorizzare le diversità, comprese e ricondotte al senso del bene comune. La cifra sintetica che può qualificare il 151 anno che si apre è insomma il tempo di una sobrietà convinta, fondata sulle idee, sui principi e sulla rettitudine personale. Perché c è da lavorare, molto. FRANCESCO BONINI A chiusura delle celebrazioni per il centocinquantesimo dell Unità d Italia, la Fondazione Censis ha promosso la ricerca I valori degli italiani. Dall individualismo alla riscoperta delle relazioni. Un elemento caratterizzante della trasformazione socioeconomica del Paese è stato il forte soggettivismo, Le persone si dicono meno desiderose di consumare e attente ai modelli familiari; crescono la voglia di onestà e il bisogno di fede che ha portato a quello che la ricerca del Censis ha definito disastro antropologico (crescita dell aggressività, diffusione delle patologie individuali, mancanza di senso del futuro e della trascendenza). Adesso, però, la ricerca mostra che il soggettivismo è in crisi e le cose stanno cambiando: Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale all Università di Messina, commenta i dati più significativi. Un primo aspetto è che le persone affermano di avere meno desiderio di acquistare beni di consumo... «Le notizie delle turbolenze dei mercati finanziari e i correttivi del governo per ridurre il debito pubblico e il rischio di una disgregazione sociale hanno avuto un forte impatto sulle coscienze. Come ci dice sempre il Papa, il crollo di certe sicurezze economiche e finanziarie possono riconvertirsi in valori, nella misura in cui ci misuriamo con i nostri bisogni e diamo un taglio ai desideri che spesso sono indotti dalla pubblicità. Questo lascia anche più spazio alle relazioni. Se il soggetto riempie il suo tempo nel soddisfare i suoi desideri, non ne ha per gli altri. I genitori imparano di nuovo a dire no ai capricci dei figli e a ragionare con loro spiegando i motivi per cui è superfluo comprare un giocattolo in più». Ritorna anche la tendenza a cercare modelli: il padre si piazza al primo posto (22,1%), la madre (12,9) al secondo. Come giudica questo fatto? «Ciò dimostra l importanza del ruolo della famiglia, che è sempre dirompente nella formazione della coscienza. In famiglia infatti s impara la fiducia nell altro, il rispetto, la solidarietà. Questa è la riscoperta non di un valore tradizionale, come viene ironicamente etichettato da chi vorrebbe sostenere che tutto è famiglia, ma di un valore che è sempre attuale. Cambiano i contesti sociali, culturali ed economici, ma il valore resta». Rispetto agli anni Ottanta, oggi si registra anche un aumento di chi si dice credente: dal 45,1% al 65,6%... «Certamente la persona è costitutivamente aperta alla trascendenza, ma questo bisogno deve essere ben indirizzato per evitare una gestione del sacro secondo le proprie esigenze». I valori coesivi degli italiani sono il senso della famiglia (65,4%), il gusto per la qualità della vita (25%), la tradizione religiosa (21,5%), l amore per il bello (20,1%), la voglia d intraprendere (19,9%), i legami comunitari locali (11,5%): sono questi i valori su cui scommettere per l Italia del futuro? «Sono valori importanti soprattutto la famiglia, la tradizione religiosa, i legami con il territorio. La qualità della vita riflette anche un trend imposto dalla moda ecologica». Coesistono sregolatezza e richiesta di normazione: come se lo spiega? «Spesso si attiva una pratica psicologica secondo la quale a me tutto è permesso, mentre gli altri fanno paura e vanno regolati. C è poca sensibilità nel capire che io sono anche gli altri: tutto ciò che fanno gli altri mi riguarda e anch io devo essere regolato dalla legge. Spesso i giovani sono severi verso i comportamenti dei loro coetanei, ma non fanno autocritica». Alla domanda cosa serve all Italia al primo posto ci sono moralità e onestà... «Questo fa pensare: lo specchio in cui l italiano medio si va a riflettere è la classe politica, a cui abbiamo consegnato le speranze di una società civile migliore e di un welfare più a misura dei nostri bisogni. Quando la classe politica delude fortemente sul piano del rispetto delle regole, emerge giustamente il bisogno di moralità tra i cittadini contro il malcostume». Gli italiani riscoprono la prossimità, fidandosi di chi sta loro più vicino, ma non tanto dei lontani... «Le relazioni s incarnano nelle persone e, quindi, si attivano fiducia e rispetto laddove li puoi anche ricevere in un riconoscimento reciproco. Ciò che vale nelle relazioni corte non può valere anche in quelle lunghe, che sono astratte e lontane. Sarebbero accolte se ci fosse anche un ethos collettivo maggiormente diffuso, come era negli anni dopo la guerra quando c era un sentire comune che apparentava le diverse classi sociali e le diverse regioni italiane. Oggi non è più così». GIGLIOLA ALFARO Un dossier promosso dall Agesc chiede 200milioni di euro in più, all anno, per il servizio educativo Adeguare i finanziamenti per la «Scuola paritaria» U n adeguamento dei fondi per il sistema scolastico paritario da realizzarsi gradualmente nel giro di tre anni 200 milioni di euro in più all anno usando un mix di strumenti che comprenda da una parte le convenzioni attualmente in atto e dall altra una detrazione fiscale alle famiglie, in attesa di poter adottare strumenti più equi e adeguati all interno delle norme generali per l istruzione. A chiederlo, in attesa che anche l Italia adotti gli standard europei, è l Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) nel dossier Scuola statale e paritaria: numeri, costi e... risparmi, curato da Università di Genova e Politecnico di Milano. Il dossier evidenzia in particolare i costi della sistema scolastico statale e paritario dal 2006 al 2009, ultimo anno in cui si conoscono i dati del ministero dell Istruzione. Dopo il calo progressivo dei finanziamenti al sistema di istruzione paritario, è gravissimo, secondo l Agesc, l ulteriore taglio di oltre 25 milioni di euro effettuato tra il 2009 e il 2011: quasi il 5% a fronte di un aumento degli studenti del sistema paritario (circa l 1%). Nel 2007 l Agesc aveva calcolato la spesa sostenuta dallo Stato per ogni studente di scuola paritaria. Le tabelle indicano un costo annuo per alunno di euro 584 nella scuola dell infanzia (euro nella statale), 866 nella primaria (6.525 nella statale), 106 nella secondaria di primo grado (7.232 nella statale) e 51 per le superiori (7.147 nella statale). Complessivamente il risparmio per lo Stato nel 2006 è stato di circa 6 miliardi di euro, mentre il finanziamento al sistema paritario è stato di circa 532 milioni per 1 milione e 30mila studenti. Per questo l Agesc parla di sussidiarietà della famiglia a favore dello Stato. Dal 2006 a oggi la popolazione scolastica continua a crescere mentre la spesa di Stato ed Enti locali cala di un miliardo e 100 milioni, secondo fonti Miur. Con circa il 12% degli studenti, le scuole non statali paritarie hanno ricevuto un finanziamento che è inferiore all 1% della spesa pubblica complessiva commentano i ricercatori dell Agesc. Per quanto riguarda i tagli, nel 2009 rispetto al 2006 sono stati nell ordine del 2% sia per le paritarie che per tutta l istruzione. Paragonando le cifre della scuola paritaria con quelle della statale, in media per ogni alunno del sistema paritario risulta un risparmio per lo Stato di circa 6 mila euro. Ma i tagli subiti dal sistema scolastico paritario sono ancora più pesanti se si considera che fra il 2004 e il 2009 gli alunni disabili nelle scuole paritarie sono cresciuti del 7% l anno (contro il 4,5% nelle statali) e gli alunni stranieri sono aumentati del 49%. Secondo l Ocse, gran parte dei Paesi dell Ue finanzia il sistema scolastico non statale coprendo fra il 50 e l 80% dei suoi costi; in sei Paesi del Nord Europa il finanziamento supera l 80% e in Svezia arriva al 93%. In questo momento di crisi dei conti dello Stato osserva l Agesc un investimento simile non pare realisticamente proponibile né alla politica né all opinione pubblica italiane; purtroppo in Italia non è ancora possibile ragionare in termini economici sul tema della parità, perché prima vengono sempre i pregiudizi ideologici e le conseguenti campagne di disinformazione. Tuttavia è ragionevole proporre un limitato incremento del finanziamento.

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