FAMIGLIA E BENE COMUNE

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1 Settimane sociali dei cattolici del territorio pedemontano (SSCT) FAMIGLIA E BENE COMUNE Bassano del Grappa ottobre 2009

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3 Manifesto della Settimana sociale pag. 4 Presentazione di S. Ecc. Mons. Cesare Nosiglia 6 Conferenza Stampa : intervento di S. Ecc. Mons. Cesare Nosiglia 8 Presentazione Settimana sociale da parte del GISP 10 Prolusione di S. Em. Card. Ennio Antonelli 12 Relazione del prof. Paolo Cavana 25 Relazione di S. Ecc. Mons. Silvano M. Tomasi 36 Programma della Settimana sociale 44 3

4 Settimane sociali dei cattolici del territorio pedemontano (SSCT) Ogni tempo pone interrogativi e l attuale si caratterizza per la crescita esponenziale della disuguaglianza sociale. La globalizzazione è un processo irreversibile, complesso, un intreccio di rischi e opportunità. Più che una realtà da subire, si tratta di un fenomeno da governare in modo che si traduca in una giusta opportunità per tutti. Si, perché nella sua manifestazione più evidente, quella finanziaria, la persona e il lavoro sono subordinati alla realizzazione del maggior profitto possibile rispetto al capitale investito. Il venir meno degli ostacoli che impedivano una libera circolazione di logiche di guerra e di conquista proprie dell economia di mercato capitalista, liberalizzato, non disciplinato, privatistico, ad alta intensità di tecnocrazia e di competitività, ha prodotto una perdita di autonomia dei governi, declassato il ruolo proprio dei partiti politici consentendo, di conseguenza, uno strapotere dei mercati finanziari, un attivismo senza precedenti delle imprese multinazionali, l interconnessione delle varie mafie, la moltiplicazione dei paradisi fiscali, l aumento del debito dei Paesi del sud del mondo, il saccheggio dell ambiente. Politica e lavoro, sottomessi all interesse della rendita finanziaria, pongono la Questione Sociale nella sua essenza: l uomo e la dignità della sua persona. Ricollocare l uomo e la sua dignità a fondamento dell attività economica è un impegno da assumere senza reticenze e rinvii, coinvolgendo il maggior numero possibile di persone di buona volontà. Ciò significa favorire e sostenere valori quali la responsabilità, la solidarietà, la sussidiarietà, la partecipazione e una nuova forma di cittadinanza: membri di una comunità mondiale e solidali con l umanità tutta. Qualsiasi opzione impone d integrare nelle nostre scelte etiche la coscienza di un bene comune dell umanità: tutela del creato, difesa di diritti inalienabili, esistenza dignitosa per ogni persona, ecc.. Nasce così in noi la necessità di promuovere occasioni di riflessione, dialogo e confronto sui segni dei tempi e la realtà sociale nel nostro territorio tenendo conto di tutte le sue dimensioni essenziali della vita comunitaria ispirandoci alla Dottrina Sociale della Chiesa e al pensiero umanistico. Opportuni sarebbero a tale scopo dei weekend sociali, possibilmente in collegamento con l organizzazione delle SSCI (1). Più semplicemente, favorire luoghi di libertà dove, al di là della singola specificità e fede religiosa, sia possibile esprimersi ed essere ascoltato, luoghi dove il pensiero si confronta con la testimonianza di operatori economici, sociali e pubblici, e la ricerca di significati e la proposta di riferimenti etici non sono parole vane. Il progetto mira a costruire un laboratorio territoriale della vita sociale, un luogo attivo di studio, proposta e azione. L etica non tocca solo la qualità della vita nostra e del prossimo ma impone l obbligo di istituzioni giuste. Il servizio nella politica assume conseguentemente una valenza primaria e non è cosa di poco conto! Questo è lo specifico del nostro Itinerario di formazione e la sua naturale evoluzione: lo sguardo e la mente aperti a più vasti orizzonti della vita sociale ed ecclesiale, convinti che il futuro è racchiuso nelle nostre mani rese creative ed operose da intelligenza vivace, lungimirante, sensibile e solidale. Riconoscere in qualsiasi ambito dell agire umano il primato della dignità della persona significherebbe, in una società globalizzata, l inizio, seppur timido, di una nuova civiltà: quella dell amore (Paolo VI)! 1) Settimana sociale dei cattolici italiani 4

5 Settimane sociali dei cattolici del territorio pedemontano (SSCT) 1. Promotori delle SSCT sono: a) il G.I.S.P. b) le Comunità cristiane del territorio nelle loro diverse espressioni e identità. 2. Il perché dell iniziativa: per noi è importante saper leggere i segni dei tempi cogliendone la profezia e l impegno che comporta.. 3. Il territorio interessato è quello Pedemontano e zone limitrofe: l asse Piave- Adige, Alta padovana, Altopiano dei 7 comuni, Valsugana trentino-veneta e Feltrino. 4. Il metodo di lavoro sarà simile a quello in uso presso le SSFR* e collegamento attivo con le SSCI*. 5. La struttura organizzativa è composta da: a) comitato scientifico (allargato al contributo di esperti) b) segreteria operativa. 6. I destinatari sono tutte le nostre comunità, le associazioni e i vari uffici a servizio del territorio. *SSFR: Settimane sociali di Francia *SSCI : Settimane sociali dei cattolici italiani 5

6 CONFERENZA EPISCOPALE TRIVENETA DIOCESI DI VICENZA Presentazione dell'arcivescovo Sua Ecc. Mons. Cesare Nosiglia UNA GRADITA E QUALIFICATA PROPOSTA La settimana sociale promossa dal Gruppo Impegno Socio-politico della parrocchia di S Croce in Bassano rappresenta il frutto maturo di un cammino di formazione svolto in questi anni con serietà e qualificazione e rivolto a proporre a tanti cristiani un percorso di approfondimento su importanti tematiche connesse alla dottrina sociale della Chiesa. Le settimane sociali dei cattolici italiani che si svolgono a livello nazionale con un programma sempre molto interessante e ricco di appuntamenti significativi, permettono a tanti Pastori, religiosi e laici cristiani, impegnati in ambiti autorevoli della vita sociale del nostro Paese, di incontrarsi e di riflettere insieme per discernere nei segni dei tempi l evolversi del disegno di Dio sulla storia del nostro tempo. Le settimane sociali sono veri laboratori di cultura e di orientamento per la Chiesa in Italia. Sono pertanto lieto che anche nella nostra Chiesa si attivi una proposta che si rifà alle settimane sociali nazionali e intende assumerne lo spirito e le finalità in un ambito locale, quale è il territorio pedemontano e regionale a cui ci si rivolge, ma non per questo meno importante e significativa. Ringrazio pertanto il Comitato Scientifico che si è costituito presso la parrocchia di S Croce per programmare questo laboratorio di riflessione, dialogo e confronto, rivolto a quanti intendono approfondire un tema attualissimo e decisivo per il presente e futuro della nostra Chiesa e della nostra società: quello della famiglia in rapporto al bene comune. Ho ritenuto questa iniziativa fin dal suo sorgere un valore importante per la Diocesi di Vicenza, un evento che di per sé merita attenzione e suscita interesse, perché manifesta quanto grande sia il bisogno delle nostre comunità e dei laici cristiani in particolare, di confrontarsi su problemi che hanno una forte rilevanza quotidiana nel vissuto della gente. La famiglia è certamente uno di questi e sollecita la più ampia cura e impegno se vogliamo salvaguardarne l identità naturale e cristiana e sostenerla nel suo indispensabile impegno educativo, ecclesiale e sociale. Il riferimento poi al bene comune richiama il fatto che da quando si tratta della famiglia non ci si può chiudere dentro schemi privatistici, ma occorre impostare il discorso su una visione ormai ampia e aperta della famiglia nella società e nella cultura dominante il nostro tempo. Allora emerge quanto sia importante sostenerla proprio per il suo necessario apporto a quel bene di tutti che rappresenta il fondamento di ogni umana società e comportamento di vita. Questo appuntamento che vedrà la partecipazione di eminenti personalità ecclesiastiche e civili, uomini di cultura, studiosi di fama nazionale e internazionale, cristiani e laici, permetterà di approfondire il tema da vari ambiti di riferimento in modo da offrire uno spaccato di qualità sui principali aspetti e problemi connessi alla condizione della famiglia oggi e alle sue prospettive future. Momento certamente privilegiato per l ampiezza di tempo prevista, sono i gruppi di lavoro che guardando alla realtà del territorio pedemontano e regionale, potranno offrire a tutti i partecipanti un occasione di dialogo, aperto e ricco di stimoli senza dubbio positivi per gli orientamenti conclusivi dell incontro. Auguro a questa Settimana sociale di rappresentare per i cattolici del territorio un appuntamento da non perdere e cui vale la pena dare il massimo contributo di partecipazione e di coinvolgimento. Sono certo che essa lascerà il segno e produrrà frutti abbondanti per consolidare la formazione sociopolitica dei laici e per rilanciarne anche altrove, in Diocesi, il valore esemplare che queste scuole, hanno sempre avuto e debbono continuare ad avere nella comunità cristiana e civile del nostro territorio. + Cesare Nosiglia, vescovo di Vicenza Vicenza 2 Giugno

7 CONFERENZA STAMPA MARTEDI 6 OTTOBRE - ORE 11,30 presso PALAZZO OPERE SOCIALI Sala del Caminetto SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI DEL TERRITORIO PEDEMONTANO SUL TEMA Famiglia e bene comune Interveranno: - il Vescovo di Vicenza, S.E. Mons. Cesare Nosiglia - il Rev. Traverso don Paolo - il Prof. Cristofani Giuseppe - la dr.ssa Lama Bonetti Domenica - il dr. Marchiori Alvise 7

8 Intervento del Vescovo Mons. Cesare Nosiglia per la Settimana sociale: Famiglia e bene comune. Sono lieto di introdurre la conferenza stampa di presentazione della settimana sociale dei cattolici del territorio pedemontano della Diocesi di Vicenza su un tema molto attuale e decisivo per il bene della società e del suo futuro. E una iniziativa decisa insieme tra Diocesi e parrocchia di S. Croce di Bassano che da tempo offre un servizio qualificato sul piano culturale con la scuola di formazione sociopolitica che ha avuto sempre un largo seguito ed è particolarmente apprezzata da quanti ne usufruiscono. Ringrazio sentitamente don Paolo Traverso, il parroco e adesso anche vicario episcopale del vicariato di Bassano e ringrazio i suoi collaboratori, in specie il comitato organizzativo dell evento. Nella mia presentazione l ho chiamato un laboratorio di riflessione, dialogo e confronto che affronta un argomento che rappresenta oggi una frontiera non solo per la rilevanza etica che assume nella vita delle persone e della società, ma anche uno snodo fondamentale di civiltà. La famiglia è la realtà più importante per promuovere il bene comune perché ne costituisce il fondamento e ne orienta il cammino nella società. Basti pensare al compito educativo che la famiglia ha per aiutare e accompagnare le nuove generazioni a prendere in mano la vita sociale assumendo via via le proprie responsabilità. Il tema educativo sarà oggetto della settimana insieme a quello della bioetica e i problemi propri che riguardano la vita, quelli culturali che riguardano la stessa identità e natura stessa di questa istituzione, quello economico con i riflessi oggi particolarmente complessi data la crisi che stiamo attraversando e quelli politici e sociali. E sulla famiglia che occorre scommettere per affrontare i vari problemi emergenti in questi ambiti del nostro quotidiano vissuto. Facendo passare il programma intenso di queste giornate ci si accorge anche di quante valenti ed esperte personalità abbiano accettato di portare il loro qualificato contributo all iniziativa, segno che c è attesa e desiderio di affrontare questo tema con l ampiezza di visuale e di apertura al confronto che esso comporta nell attuale dibattito in corso anche nel nostro Paese. Molto interessanti sono anche i temi dei gruppi di studio che permetteranno ai partecipanti di dialogare a partire da aspetti complementari su cui ciascuno potrà esprimere le sue competenze specifiche. Si va dalle problematiche politiche e sociali, a quelle educative, a quelle di ordine etico e connesse al tema della vita e della dignità della persona, a quelle pastorali e culturali, a quelle del disagio e delle difficoltà a quelle della salvaguardia dell ambiente e stile di vita, fino ai massmedia e famiglia un tema quanto mai attuale per le implicanze forti che ha sul piano del costume e della promozione della stessa identità e ruolo della famiglia oggi. Il mondo cattolico e laico debbono dare vita a occasioni come questa per dialogare e confrontarsi serenamente sulle proprie posizioni, senza preconcetti ideologici o dogmatici ma ricercando il vero bene della famiglia che rappresenta la cellula portante della società e della Chiesa. Non possiamo erigere steccati di alcun genere su questo punto, perché ne va di mezzo uno dei beni più preziosi dell umanità e della nostra tradizione e cultura umanistica promossa nei secoli dalla fede cristiana, ma fatta propria da quella laica per 8

9 molti aspetti. Anche se le posizioni appaiono a volte molto distanti credo che un comune sforzo di trovare punti di incontro possa favorire non tanto il compromesso(questo è sempre una sconfitta quando si tratta di temi etici rilevanti e non negoziabili come si dice) ma un clima di rispetto e di ascolto per meglio capire e valorizzare ciò che unisce superando contrapposizioni precostituite e di stampo ideologico che vanno a discapito del vero bene della persona umana e della famiglia. Noi credenti sappiamo che la verità e il bene si impongono per se stessi. Per questo la settimana intende proporre con semplicità ma anche con rigore intellettuale la ragionevolezza della proposta cristiana sulla famiglia, sicuri che possa essere comunque un valore da apprezzare e valorizzare da parte di tutti. Vorrei che a questo appuntamento partecipassero anche tanti giovani perché ritengo che su queste tematiche abbiano qualcosa da dire e da proporre anche in vista del loro farsi una famiglia di fronte a una che li invita al disimpegno anche su questo punto. Sogno (ma spero non sia solo un sogno) che si possa anche programmare per i prossimi anni, con il loro aiuto e coinvolgimento, una apposita settimana sociale rivolta ai giovani su tematiche scelte da loro stessi e gestita da loro. I giovani infatti sappiamo quanto sono assenti spesso dall affrontare temi di ordine politico-culturale perché amano più il fare che il pensare. Ma sono certo che sentono anche loro il desiderio di dialogare e confrontarsi su argomenti di grande spessore anche intellettuale e vitale per rendersi attivi protagonisti poi della loro attuazione nella loro vita e nella società. La parrocchia di Santa Croce e la Diocesi, che stanno già operando bene in campo giovanile, sapranno trovare le vie per questa iniziativa che ritengo possa essere un segnale di speranza e di stimolo per valorizzare l apporto dei giovani anche su temi di grande interesse generale. Grazie dunque del vostro interessamento e vi chiedo di far conoscere e seguire con cura questa iniziativa. 9

10 Presentazione SSCT Signor Cardinale, Eccellenze, Signor Sindaco, Signore e Signori, in questo momento il nostro grazie è triplice: a Dio, per aver orientato il nostro Itinerario di formazione verso tappe così significative; ai relatori, per la disponibilità a renderci partecipi del loro lavoro di studio e ricerca; al nostro Vescovo e alle persone che hanno condiviso con noi durante questi ultimi quattro anni il lavoro di tessitura di queste giornate. E un grazie anche a voi tutti per la vostra partecipazione ad un momento di riflessione su un cardine fondamentale della società quale è la famiglia. * * * Il bene comune è un bene legato al vivere sociale delle persone Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città (1). La mentalità socio-politica del nostro tempo non è molto incline ad accettare una nuova esigenza del governo delle cose economiche, sociali e politiche, ma il ripensare ad un nuovo modello di società si fa sempre più pressante. Cinque anni or sono il programma del nostro Itinerario di Formazione socio-politica proponeva una riflessione sulla globalizzazione, sugli effetti prodotti da questo fenomeno e su quali possono essere le modalità operative perché questo processo irreversibile, complesso, questo intreccio di rischi e opportunità, più che essere una realtà da subire si traduca in una giusta opportunità per tutti, impedendo ai ricchi di prendere i poveri in ostaggio. La globalizzazione opera un gigantesco trasferimento di poteri a livelli sempre più anonimi e conseguentemente ha generato la nuova Questione sociale: l uomo e la dignità della sua persona. Ricollocare l uomo e la sua dignità a fondamento dell attività economica è un impegno da assumere senza reticenze e rinvii, coinvolgendo il maggior numero possibile di persone di buona volontà. Ciò significa favorire e sostenere valori quali la responsabilità, la solidarietà, la sussidiarietà, la partecipazione e una nuova forma di cittadinanza: membri di una comunità mondiale e solidali con l umanità tutta. Qualsiasi opzione impone d integrare nelle nostre scelte etiche la coscienza di un bene comune dell umanità: tutela del creato, difesa di diritti inalienabili, esistenza dignitosa per ogni persona, ecc.. E nata così in noi la necessità di promuovere occasioni di riflessione, dialogo e confronto sui segni dei tempi e la realtà sociale nel nostro territorio tenendo conto di tutte le sue dimensioni essenziali della vita comunitaria ispirandoci alla Dottrina Sociale della Chiesa e al pensiero umanistico. Più semplicemente, favorire luoghi di libertà dove, al di là della singola specificità e fede religiosa, sia possibile esprimersi ed essere ascoltato, luoghi dove il pensiero si confronta con la testimonianza di operatori economici, sociali e pubblici, e dove non sono parole vane la ricerca di significati e la proposta di riferimenti etici. L etica non tocca solo la qualità della vita nostra e del prossimo ma impone l obbligo di istituzioni giuste. Il servizio nella politica assume conseguentemente una valenza primaria e non è cosa di poco conto! Il progetto di questa settimana sociale è germogliato all interno di tale riflessione e lentamente è maturato. Abbiamo voluto estenderlo a tutto il territorio pedemontano convinti dell importanza di favorire anche in periferia significative occasioni di analisi e progettualità. Ed è nostro vivo desiderio rinnovare periodicamente questi appuntamenti proponendoli di volta in volta in una città diversa della zona interessata. 10

11 Come prima proposta abbiamo scelto il tema Famiglia e bene comune, perché, al di là delle diverse e autorevoli dichiarazioni di principio, la famiglia è tuttora considerata un istituzione marginale nelle decisioni di natura politica, sociale ed economica. Fondamentale il contributo del nostro Comitato scientifico nell elaborazione del programma. Oggi, l economia di mercato globalizzato e l interesse sregolato per la rendita finanziaria hanno dato origine alla società del precariato, un aspetto inedito del vivere con gravi e pesanti conseguenze. Quando la precarietà del lavoro impedisce ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo sociale è compromesso. Già si profila in un futuro a noi prossimo un inverno demografico e un economia gelata (2). L instabilità e l insicurezza dell occupazione costituiscono la causa prima della crescita esponenziale della disuguaglianza sociale. La precarietà professionale ed economica, facilmente percettibile, può alimentare una precarietà affettiva, un insieme che può determinare, soprattutto nei giovani, una precarietà spirituale, la più intima e profonda. La famiglia è la prima vittima di questa nuova strategia del profitto la quale, impedendone un ancoraggio solido, ne mina alla base le fondamenta. E in questo contesto si fondano dei progetti educativi delle giovani generazioni. Benedetto XVI nella sua lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell educazione presenta il dovere educativo come vera emergenza. Quando sono scosse le fondamenta scrive il Papa e vengono a mancare le certezze essenziali, il bisogno di valori torna a farsi sentire in modo impellente. I grandi valori del passato non possono essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale. Alle radici della crisi dell educazione c è infatti una crisi di fiducia nella vita(3). Educare è un arte che esige memoria, sapientia cordis, speranza e futuro. Senza una concreta e valida prospettiva nel domani è difficile formare persone adulte e responsabili, costruttori di pace e solidarietà. La realtà in cui viviamo pone seri interrogativi e porta a considerare le nostre responsabilità. La Dottrina Sociale della Chiesa offre delle coordinate per una socialità avanzata, di tipo relazionale, che punta sui diritti della persona e delle comunità, a cominciare dalla famiglia: una socialità che non scollega mai la libertà dalla responsabilità verso il prossimo. E un invito ad iniziative coraggiose e d avanguardia(4). La moderazione non è sempre in sintonia col Vangelo! Le giornate di studio e riflessione che proponiamo offrono un contributo alla nostra conversione di mentalità e stile di vita: saper leggere i segni dei tempi cogliendone la profezia e l impegno che comporta è una necessità. Costruire la città nel segno dello Spirito è comune vocazione. Il nostro compito sta nel metter mano all aratro senza voltarci indietro(5). E un dovere, un augurio e una speranza ) Benedetto XVI, Caritas in Veritate, 7 2) G. Vallini, Fiuggi Family Festival, in Oss. Romano luglio ) Benedetto XVI, Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell educazione, in Oss. Romano 21 gennaio ) C. M. Card. Martini, Il male oscuro dell accidia politica, Milano ) Lc. 9, 62 11

12 Diocesi di Vicenza SETTIMANE SOCIALI DEI CATTOLICI DEL TERRITORIO PEDEMONTANO Famiglia e bene comune Bassano del Grappa, ottobre 2009 Venerdì, 9 ottobre Prolusione La Famiglia e il bene della società Cardinale Ennio Antonelli Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia 12

13 1. Saluti Con gioia saluto S.E. Mons. Cesare Nosiglia, Vescovo di Vicenza e mio carissimo amico. Saluto i promotori della Settimana sociale dei cattolici del territorio Pedemontano (SSCT), momento importante di riflessione e confronto nel contesto di un lungo e quanto mai opportuno cammino di formazione all impegno sociopolitico, iniziato circa dieci anni fa. Saluto tutti voi qui presenti: sono lieto di offrirvi questa Prolusione su un tema che sicuramente sta molto a cuore a voi non meno che a me, La famiglia e il bene della società. 2. Risorsa o impedimento? La famiglia è un istituzione universale presso tutti i popoli, sia pure con una notevole varietà di forme. Ma nella storia del pensiero accanto ai consensi ha conosciuto anche le contestazioni. Fautore della famiglia e caposcuola di una lunga tradizione favorevole è stato tra i filosofi greci Aristotele. La sua posizione si può così riassumere. Sebbene la donna sia per natura inferiore all uomo, tuttavia la vita comune dei coniugi è l attuazione più alta e stabile dell amicizia tra le persone, rafforzata ulteriormente dalla presenza dei figli; è sorgente di virtù domestiche e di valori morali, preziosi anche per la società politica. Sebbene la polis sia una società più perfetta, la famiglia, in quanto radicata nella natura, è prioritaria e necessaria come soggetto educativo e morale, oltre che come risorsa economica. Sulla stessa linea, dopo tanti secoli, si colloca, per alcuni aspetti, la Dichiarazione Universale dei diritti dell uomo approvata dall ONU nel 1948: La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo stato (art. 16, 3). Ancora più vigorose, esplicite e ricche sono le affermazioni del Compendio della Dottrina sociale della Chiesa: la famiglia contribuisce in modo unico e insostituibile al bene della società ; Una società a misura di famiglia è la migliore garanzia contro ogni deriva di tipo individualista o collettivista, perché in essa la persona è sempre al centro dell attenzione in quanto fine e mai mezzo (n. 213); la società e lo stato devono sostenere e valorizzare la famiglia come soggetto di bisogni (cfr. n. 214); Il punto di partenza per un corretto e costruttivo rapporto tra la famiglia e la società è il riconoscimento della soggettività e della priorità sociale della famiglia (n. 252). 13

14 La tradizione di pensiero ostile alla famiglia risale anch essa all antichità. Platone elimina dalla sua Repubblica ideale la famiglia, intesa come legame stabile tra i due sessi e cura dei figli riservata ai genitori. La famiglia, secondo il suo pensiero, è dannosa per la solidarietà sociale; è causa di particolarismi, egoismi, disuguaglianze. Bisogna mettere in comune le donne e disporre che gli uomini migliori si scelgano le donne migliori, anche se queste non volessero, allo scopo di generare cittadini più validi per la società (eugenismo). L educazione e la cura dei figli, sottratte ai genitori, dovranno essere gestite dallo Stato. Questa posizione, per dirla con il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, rappresenta la deriva di tipo collettivista, che nella storia è riemersa più volte fino all epoca moderna (cfr. marxismo). Oggi però ha largo seguito la deriva di tipo individualista, nella quale confluiscono il femminismo radicale, i militanti gay, i libertari, i neomarxisti progressisti, gli ambientalisti estremisti, i neomalthusiani. Il supporto ideologico è offerto dalla teoria del gender: conta non il sesso biologico, ma l orientamento sessuale che ognuno liberamente sceglie, costruisce, cambia secondo le proprie pulsioni, desideri, preferenze. Mentre i sessi biologici naturali sono due soltanto, i generi elaborati culturalmente (costruttivismo) possono essere numerosi: eterosessuale maschile, eterosessuale femminile, omosessuale, lesbico, bisessuale, transessuale, travestitismo, voyerismo, sessualità polimorfa e flessibile. Tutte le pratiche sono rispettabili e da legittimare socialmente, cambiando la mentalità e le regole e combattendo le discriminazioni. Si rivendicano i cosiddetti nuovi diritti umani, sessuali e riproduttivi: il riconoscimento giuridico delle varie forme di convivenza, il matrimonio gay, la repressione legale dell omofobia, il diritto degli omosessuali di adottare bambini, la libertà di aborto, la libertà di procreazione artificiale, la libertà sessuale degli adolescenti da tutelare nei confronti degli stessi genitori. La famiglia tradizionale, a motivo dei legami stabili di coppia e di genitorialità, è considerata oppressiva degli individui, specialmente delle donne, dannosa alla crescita umana delle persone, causa di ingiustizie sociali. La donna, perché possa trovare la sua autorealizzazione nella professione, nella cultura e nella politica, dovrebbe essere liberata dal matrimonio, che comporta la subordinazione all uomo, e addirittura dalla maternità, mediante la procreazione artificiale e la gestazione tecnologica del bambino con apposita macchina che si auspica possa diventare presto disponibile. 14

15 Si incoraggia l esercizio sterile della sessualità, a scopo unicamente ludico, in modo da ridurre o controllare la natalità. In nome dell uguaglianza si prospetta una società di individui indifferenziati, in cui le differenze del maschile e del femminile non abbiano alcun rilievo e siano esclusi i relativi processi di identificazione psicologica e culturale del bambino e dell adolescente. Si insinua in una parte dell opinione pubblica l idea che la famiglia sia ormai un residuo storico senza futuro e debba cedere il passo alle unioni libere. La sollecitazione a governare nella prospettiva del gender si fa sempre più pressante presso i parlamenti e i governi; ispira, dopo le Conferenze de Il Cairo (1994) e di Pechino (1995), l attività internazionale di varie ONG e delle agenzie ONU per la popolazione, per la sanità e per l educazione. In Spagna nei certificati di nascita le parole padre e madre sono stati sostituiti da una terminologia più neutra Progenitore A e Progenitore B. Nei certificati di Nozze del Massachusets marito e moglie sono sostituiti da Coniuge A e Coniuge B. In Nuova Zelanda e in Irlanda per i bambini procreati artificialmente si propone di introdurre la tripla genitorialità legale, composta dalla coppia committente e dal fornitore di sperma per il concepimento o di utero per la gestazione. Si pretende che i desideri siano riconosciuti come diritti e istituzionalizzati per il solo fatto che sono desideri dell individuo, senza ulteriori motivazioni. Gli omosessuali rivendicano il diritto di adottare un bambino, senza tener conto che il bambino da parte sua ha il diritto di avere un padre e una madre. Rivendicano il diritto al matrimonio o almeno al riconoscimento legale delle coppie di fatto, in nome dell uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, senza considerare che è profondamente ingiusto trattare allo stesso modo realtà differenti. Altro sono i diritti delle singole persone e altro sono i diritti di un soggetto sociale pubblicamente rilevante. A meno che non si riduca la famiglia a una semplice somma di individui, che stanno insieme sotto lo stesso tetto solo per la convergenza più o meno prolungata di interessi egoistici. Può essere significativo a riguardo che un membro del parlamento tedesco abbia avanzato la proposta di istituire il matrimonio come un contratto a tempo. La logica utilitarista del mercato globale tende a invadere anche lo spazio della famiglia e attribuisce maggiore credito alla capacità di negoziare che non ai legami familiari. Per questa via si va verso la totale privatizzazione della famiglia, vagheggiata come luogo degli affetti e rifugio contro l anonimato di massa, ma anche 15

16 esposta alla precarietà e alla ricaduta nella solitudine, soprattutto resa incapace di esprimere tutta la sua vitalità a vantaggio delle persone e della società. 3. La crisi della famiglia e della società Il crollo rovinoso del matrimonio è sotto gli occhi di tutti: una valanga crescente di separazioni, divorzi, famiglie monoparentali, famiglie ricomposte, convivenze di fatto, coppie omosessuali, moltissimi singles. Un alta percentuale di bambini nasce fuori dal matrimonio. A molti figli vengono inflitte le sofferenze provocate dalla litigiosità e divisione dei genitori, dalle vicende giudiziarie, dal ritrovarsi con più padri e più madri, secondo l amara costatazione di Benedetto XVI: Oggi la maggior parte di coloro che si sentono orfani non sono figli senza genitori, ma figli che ne hanno troppi (Discorso ai Vescovi del Nordest del Brasile, 2009). Grave è in molti paesi il declino della natalità. Nell Unione Europea l indice medio di fecondità per donna è di 1,56 (in Italia addirittura 1, 3), al di sotto della quota di ricambio generazionale (2, 1 per donna) e molto al di sotto del desiderio espresso, e per varie ragioni non realizzato, dalle giovani coppie di sposi (in media 2, 5 figli). Si va incontro a un rapido invecchiamento (e successivo calo) della popolazione con pesanti conseguenze economiche, sociali e culturali. Fra quarant anni per ogni anziano sopra i 65 anni ci saranno due soli lavoratori, che dovranno provvedere ad assicurargli la pensione, mezza pensione ciascuno: cosa insostenibile se si pensa che già adesso si hanno grosse difficoltà con quattro lavoratori per ogni pensionato sopra 65 anni. A motivo di queste inquietanti prospettive demografiche, si moltiplicano le richieste di serie politiche di sostegno alla famiglia. Al cosiddetto inverno demografico si aggiunge quella che il Santo Padre Benedetto XVI ha chiamato emergenza educativa. Molti ragazzi crescono poveri di ideali e di speranze, spiritualmente vuoti, interessati solo al tifo sportivo, alle canzoni di successo, ai vestiti firmati, ai viaggi pubblicizzati, alle emozioni del sesso. L unica virtù in cui mostrano di credere è la cosiddetta autenticità, che di fatto significa spontaneismo e narcisismo. Spesso per uscire dalla noia e dall insicurezza, si mettono in gruppo e diventano aggressivi: bullismo, vandalismo, droga, rapine, stupri, delitti. 16

17 A destare preoccupazione non sono soltanto i giovani, ma la convivenza civile nel suo insieme. Si riscontra una perdita delle virtù sociali: fiducia, cooperazione, solidarietà, legalità, onestà professionale, rigore amministrativo, partecipazione politica. Specie nelle grandi città aumentano devianze, abusi, violenze, senso di insicurezza e paura. La crisi della famiglia e la crisi della società sono certo interdipendenti. I danni però non vengono dalla famiglia autentica, ma dalla privatizzazione della famiglia. Principale responsabile è la società che non ne tutela l identità e non la mette in grado di svolgere la sua missione procreativa ed educativa. Non la riconosce come soggetto di interesse pubblico e le fa mancare un adeguato sostegno culturale, giuridico, economico. La intossica con la mentalità relativista, permissiva, edonista, consumista, individualista, diffusa specialmente attraverso i media. Penalizza le famiglie numerose e omette di favorire la natalità con l equità fiscale, i servizi per l infanzia, le indennità economiche. Costringe i coniugi a svolgere ambedue un lavoro produttivo esterno per avere il reddito necessario, riducendo al minimo il tempo della vita comune in casa (secondo i giornali, il tempo medio condiviso in Inghilterra sarebbe di appena 45 minuti). Non cerca di armonizzare le esigenze del lavoro produttivo con quelle della cura e del lavoro domestico. Tiene lontana a lungo dai figli la figura paterna con i molteplici impegni e interessi e induce sempre più anche la madre a dare la priorità alla professione e alla carriera. Nella misura in cui è sana la famiglia porta benefici alla società. Dalle indagini sociologiche, realizzate in diversi paesi, risulta che la coppia uomo-donna unita in matrimonio stabile e duraturo, offre importanti vantaggi rispetto alle famiglie disgregate e incomplete (monoparentali) e alle convivenze di fatto. Procura, ad esempio, migliore salute fisica ed equilibrio psichico con minore consumo di sigarette, alcool e droghe; migliore educazione e minore devianza giovanile; migliore frequenza e riuscita scolastica; più lunga aspettativa di vita, meno suicidi e meno violenza; meno abusi sui bambini e meno mortalità infantile; maggiore successo lavorativo e reddito economico (mentre il divorzio spesso conduce alla povertà: in Italia i divorziati scesi sotto la soglia di povertà sono 50 mila e a Milano il 30% degli uomini divorziati frequenta le mense e i dormitori pubblici). Le famiglie unite da legami forti e stabili e nello stesso tempo aperte alle altre famiglie e al mondo sono le più idonee a educare bene i figli, le più abilitate a recare benefici alle persone e alla società. 17

18 Il Pontificio Consiglio per la Famiglia, in seguito al VI Incontro Mondiale di Città del Messico, sta avviando un progetto di studi e ricerche sociologiche sui benefici, per le persone e la società, procurate dalle famiglie sane e viceversa i danni procurati dalle famiglie disgregate e incomplete. L obiettivo è quello di sensibilizzare l opinione pubblica, la politica e l economia a sostenere la causa delle famiglie. Si spera che il linguaggio dei fatti possa riuscire più persuasivo di quello delle idee. Si dovrebbero percorrere due piste: la raccolta e lo studio dei dati statistici già esistenti, l attuazione di nuove indagini non solo descrittive, ma esplicative, adatte a evidenziare i nessi causali e gli appropriati interventi da fare. Si comincerebbe con un piccolo numero di paesi campione, in modo da poter presentare i risultati al VII Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano nel Successivamente, se questo primo esperimento avrà successo, l iniziativa potrà essere estesa a tutti i paesi disponibili ad accoglierla. Sia nella fase preliminare sia in quella successiva la proposta verrà fatta per ogni paese alla rispettiva Conferenza Episcopale, che provvederà a scegliere l istituto scientifico di cui servirsi e si farà carico dei costi finanziari, avvalendosi eventualmente anche di sponsorizzazioni. Un comitato scientifico, costituito dal Pontificio Consiglio per la Famiglia sta ora mettendo a punto il progetto e lo strumento di indagine; in seguito aiuterà il dicastero a interagire con i soggetti coinvolti nei vari paesi. 4. La famiglia nella prospettiva dell antropologia cristiana Ma cos è la famiglia autentica? Perché, come afferma il Compendio della Dottrina Sociale Cristiana, contribuisce in modo unico e insostituibile al bene della società? Prima di rispondere, occorre fare qualche accenno sulla persona umana e sulla sua vocazione fondamentale all amore. Io mi sperimento come soggetto singolo e irripetibile, autocosciente e libero, capace di autotrascendermi, proteso verso tutto ciò che è altro con il pensiero, il desiderio e l azione. Attraverso il corpo percepisco, sento, mi esprimo, comunico, interagisco con ciò che è altro rispetto a me, con le altre persone e con le cose del mondo. Senza gli altri non posso vivere, svilupparmi ed essere felice. Essere persona è essere soggetto spirituale e corporeo, singolo e in relazione costitutiva con gli altri soggetti. Gli altri sono un bene in se stessi come me, meritevoli come me di essere 18

19 aiutati a svilupparsi ed essere felici. Amerai il tuo prossimo come te stesso (Mt 22,29). Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro (Mt 22, 29). Non posso volere solo il mio bene e usare gli altri come un mezzo. Devo armonizzare il mio bene con quello degli altri. Con la stessa serietà, con cui voglio il mio bene, devo volere quello degli altri. Devo, secondo le mie possibilità, farmi carico della loro crescita umana integrale, rispettando la loro alterità e libertà, valorizzando le loro differenze positive, portando perfino il peso dei loro limiti e peccati, come ha fatto Gesù nei confronti di tutti gli uomini. Non si tratta di rinunciare al mio proprio bene; neppure mi è proibito cercare negli altri il mio utile. Ma non posso ridurre a questo il mio rapporto con loro. Significherebbe non riconoscerli per quello che sono, non rispettare la loro dignità di persone. Io li rispetto nella misura in cui mi dono a loro, mi dedico al loro bene. Allora io realizzo anche me stesso come persona, perché chi dona la propria vita, l acquista (cfr. Lc 17, 33; Gv 12, 25), soprattutto se ciò comporta un duro sacrificio. Io non dono per ricevere, ma in definitiva ricevo. L amore è la vocazione e il bene supremo dell uomo (cfr. Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis 10). L amore è energia unificante, Virtus unitiva, come si esprime S. Tommaso d Aquino (S. Th I- II q 26 a 2; I-II q 28 a 1 ad 2). Porta a vivere l altro, a farsi uno con l altro, ad armonizzare le differenze, valorizzandole e facendone un dono reciproco. Così si costruisce la comunione delle persone, l unità delle differenze, come in un coro di voci diverse. L amore è dono e, quando è reciproco, diventa comunione di persone, bellezza e felicità suprema, immagine, riflesso e partecipazione della Trinità divina. Quanto abbiamo detto finora vale per ogni amore oblativo, per ogni forma di comunione nella carità. Su questo sfondo si colloca lo specifico della famiglia. La famiglia è il luogo dove si valorizzano e si armonizzano le differenze fondamentali dell essere umano, quella dei sessi (uomo-donna) e quella delle generazioni (genitori-figli). La sessualità, come qualcuno ha detto (M. Zundel), è altruismo scritto nell anima e nel corpo, differenza nell eguaglianza in vista del dono reciproco e della comunione. L uomo e la donna sono ambedue esseri umani, di pari dignità. Sono però diversi nel corpo (organi genitali, aspetto, volto, voce). Generano ambedue, ma in modo diverso: l uomo fuori di sé; la donna dentro di sé. Coerentemente con questa differenza basilare, hanno attitudini, 19

20 interessi, intelligenza, caratteri diversi; comprendono, amano, comunicano in modo diverso. Ciò che è più spontaneo per uno, l altro deve impegnarsi ad apprenderlo; l uomo ad esempio può imparare dalla donna la cura attenta e delicata verso le persone, la comprensione, il senso del concreto, la resistenza alla sofferenza. La differenza nell uguaglianza non crea di per sé discriminazione, ma interazione, scambio, complementarietà, collaborazione (cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Esperta in umanità, 2004). Soprattutto ognuno dà all altro il potere di procreare e diventare genitore, a immagine di Dio creatore e padre (S. Tommaso, S. Th. I q 99 a 2). Altra caratteristica della famiglia è che in essa l essere con e per l altro riguarda la vita in tutte le sue dimensioni, mentre nell amicizia impegna solo qualche aspetto di essa. Il dono reciproco è totale. Il rapporto sessuale tra i coniugi ne è l espressione corporea propria ed esclusiva. Tale gesto ha due significati inscindibili, unitivo e procreativo, perché l amore tende a un di più di vita e di bene, un andare insieme nella stessa direzione, comunione aperta e feconda in senso spirituale, fisico, sociale. Mentre si donano l uno all altro, i coniugi si aprono a una ulteriore alterità. Così il dono e l accoglienza sono veri, non ridotti né a utilitarismo edonista né a utilitarismo procreativo, due modi di strumentalizzare l altro. Unità e apertura caratterizzano non solo l autenticità dell atto coniugale, ma anche l autenticità della vita di coppia e di famiglia in tutte le sue dimensioni. I coniugi guardano insieme verso i figli e al di là dei figli e con loro verso la società e la Chiesa, verso obiettivi e progetti condivisi. Il marito è un dono per la moglie e viceversa; i genitori sono un dono per i figli e viceversa; i fratelli sono un dono l uno per l altro. Tutta la famiglia è un dono per la società: più sono forti e stabili i legami di reciprocità tra i suoi membri e più si creano benefici sociali. A riguardo si fa osservare che statisticamente le convivenze provvisorie e quelle omosessuali sono più ripiegate su se stesse, più intente all autorealizzazione e all autogratificazione individuale. La coppia unita e aperta attua una speciale immagine della Trinità divina, dove il Padre è rivolto al Figlio, il Figlio è rivolto al Padre e ambedue sono rivolti insieme allo Spirito Santo e nello Spirito creano il mondo e lo portano al compimento perfetto. Giovanni Paolo II ha interpretato autorevolmente in questo senso la parola della Genesi Dio creò l uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò (Gen 1, 27) e ha presentato il 20

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