GENITORIALITA' Profili Psicologici, Aspetti Patologici e Criteri di Valutazione Oronzo Greco e Roberto Maniglio

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1 GENITORIALITA' Profili Psicologici, Aspetti Patologici e Criteri di Valutazione Oronzo Greco e Roberto Maniglio INTRODUZIONE Il termine Genitore, derivate dal latino gigno che significa genero, produco e metto al mondo, attualmente si riferisce a tre condizioni: - colui/colei che ha generato un bambino/a e se ne prende cura; - colui/colei che ha generato un bambino/a ma non se ne prende cura; - colui/colei che si prende cura di un bambino/a senza averlo generato. Questi concetti rimandano quindi alla necessità di andare oltre al substrato biologico della genitorialità, analizzando quindi anche i processi cognitivi adattivi coinvolti. Sopratutto se ci si riferisce al termine inglese Parenting, il quale rimanda alla necessità di adempiere ai doveri parentali, la genitorialità può essere intesa come una funzione di tipo processuale in cui fondamentali sono l'insieme di attività che un genitore mette in atto nei confronti del figlio. Seguendo il Principio di Accentuazione (Elder e Caspi, 1990) e la Prospettiva Mediazionale (Belsky, 1999) particolare evidenza viene data ai fattori personali del genitori e ambientali generali sulla funzione genitoriale, e come essa possa essere intesa nell'ottica di mediazione tra questi diversi aspetti. E' proprio seguendo questa visione che nel libro verranno analizzate le funzioni genitoriali e la loro evoluzione, cercando di cogliere quali aspetti possono risultare più o meno adattivi e funzionali allo sviluppo del figlio. 1. LA GENITORIALITA' TRA NATURA E CULTURA E' ormai ampiamente condiviso che ciò che l'essere umano è oggi è il risultato di un lungo processo di adattamento raggiunto attraverso prove ed errori. Nel corso dell evoluzione le proprietà morfologiche, fisiologiche e comportamentali umane sono state selezionate a scopo adattivo. Infatti tali proprietà producono effetti che retroagiscono sul proprio stesso meccanismo di produzione favorendo la riproduzione di quell individuo e la ricomparsa di quelle medesime proprietà. Radici Naturali L evoluzione naturale persegue finalità organizzate gerarchicamente. La finalità che occupa il posto più alto nella gerarchia (meta) è la replicazione dei geni, mentre tutte le altre funzioni (ad es. riprodursi e allevare la prole) sono solo dei mezzi per raggiungere la meta finale. Secondo la prospettiva evoluzionistica moderna (o neodarwiniana), l evoluzione naturale si basa sulle differenze del successo riproduttivo (fitness), cioè sulla capacità di massimizzare la presenza dei geni di un individuo nelle generazioni successive. La selezione naturale, che opera a livello del gene e dell individuo, ha favorito l evoluzione di alcuni comportamenti, dato che tali comportamenti si sono rivelati funzionali alla replicazione dei geni, in quanto permettono alla prole di sopravvivere. Due sono gli Aspetti Naturali Adattivi che si sono strutturati nello sviluppo umano relativamente alla genitorialità: 1. Investimento Parentale: riguarda le forma di aiuto nei confronti della prole. I genitori investono nei figli in due modi: - Indirettamente (eredità genetica); - Direttamente (azioni svolte da un genitore nei confronti della progenie che ne aumentano le probabilità di sopravvivenza, diminuendo la capacità del genitore di investire in altra progenie. Tali attività consistono nel fornire ai figli nutrimento, calore, protezione dai pericoli e possono comprendere anche l insegnamento di alcuni comportamenti sociali). L investimento parentale comporta un dispendio delle proprie risorse in favore di altri individui, ma ha anche i suoi vantaggi in quanto grazie ad esso i figli hanno una probabilità minore di morire e una probabilità maggiore di diventare adulti sani, capaci di riprodursi e investire sulla propria prole.

2 L investimento parentale risulta adattavo perché la selezione naturale agisce sui geni e l'obiettivo delle cure parentali è quello di massimizzare la presenza di quei geni nelle future generazioni. Secondo la prospettiva evoluzionistica, modalità di investimento parentale caratterizzate da cure di scarsa qualità esistono poiché in qualche ambiente di adattamento evolutivo sono risultate adattive agli individui in una particolare nicchia ecologica. I diversi Gradi di Investimento Parentale possono riguardare: - Variabilità Specie-Specifica: tratti distintivi di una determinata specie rispetto alle altre; - Variabilità Intraspecifica: caratteristiche peculiari di alcuni membri di una specie. La responsabilità in entrambi i casi è del processo di selezione. Gli esseri viventi nel corso dell evoluzione hanno dovuto risolvere alcuni problemi che nel corso della loro esistenza ostacolavano l aumento della fitness inclusiva. Ogni essere vivente ha dovuto assicurarsi di sopravvivere fino all età riproduttiva, per accoppiarsi e riprodursi con successo, e allevare la prole sino all età riproduttiva, garantendosi che il proprio investimento parentale fosse ben indirizzato nel veicolare i propri geni. Gli esseri viventi hanno affrontato e risolto questi problemi nel corso dell evoluzione, secondo modalità differenti da specie a specie. Sempre per ragioni connesse al successo riproduttivo, le caratteristiche che riguardano le fasi di vita variano anche all interno della stessa specie. Il rapporto costi/benefici rende atto della variabilità, in termini di investimento parentale, all interno della stessa specie. I costi sono intesi come unità di successo riproduttivo sottratte a qualunque altra progenie mentre i benefici sono unità di successo riproduttivo della progenie che riceve l investimento. Secondo tale rapporto, i genitori sarebbero portati ad investire in proporzione variabile in relazione al Valore Riproduttivo della Prole, il quale dipende da: - caratteristiche dei genitori; - condizioni ambientali; - condizioni del figli. In quest'ottica i genitori sarebbero meno motivati ad investire su quei figli che sembrano avere un basso valore riproduttivo. Inoltre, l investimento parentale si è evoluto anche a seconda delle caratteristiche ambientali, in risposta a pressioni selettive che sono cambiate nel corso della storia della specie. In base alle condizioni ambientali, gli organismi possono destinare le proprie risorse in proporzione a: - sforzo somatico (promozione della sopravvivenza); - sforzo riproduttivo (promozione dell accoppiamento). I diversi stili di investimento parentale costituiscono strategie riproduttive facoltative, cioè dipendenti da influenze ambientali che si sono evolute per massimizzare il successo riproduttivo in differenti condizioni ecologiche. Le tre Strategie Riproduttive sono quindi dipendenti dall'ambiente: - Ambiente Ricco di Risorse: strategia riproduttiva a lungo termine, basata sulla qualità. Posticipazione dell accoppiamento e investimento nella cura della prole, con genitori sensibili e attenti, che favoriscono nei figli lo sviluppo della tendenza ad associarsi, a cooperare con gli altri individui, a formare legami di coppia duraturi e gratificanti e ad investire molto nei figli, comportandosi da genitori capaci e motivati, amorevoli e disponibili; - Ambiente Scarso di Risorse e Imprevedibile: strategia riproduttiva a breve termine, basata sulla quantità. Anticipazione dell accoppiamento e investimento di tutte le risorse nella produzione della prole, anziché nella cura della prole, con genitori insensibili e rifiutanti, che inducono i figli ad avere un immagine degli altri come aggressivi e malevoli e del mondo come luogo ostile e inaffidabile; - Strategia Riproduttiva Orientata al Nido: in ambienti con risorse scarse, lo sforzo parentale può essere diretto nei confronti dei parenti, con strategie basate sullo sviluppo di una forte dipendenza del figlio nei confronti della famiglia d'origine; 2. Sistemi Comportamentali: considerando che l'essere umano si situa a metà del continuum composto dalla prole bisognosa di cure e dalla prole precoce, il Legame Affettivo è uno degli elementi fondamentali nello sviluppo dei figli e possiede alcune caratteristiche (Ainsworth, 1989): - persistenza; - coinvolgimento di una persona specifica e non sostituibile;

3 - significatività emotiva; - mantenimento della prossimità o del contatto; - produzione di angoscia in seguito alla separazione. Secondo una prospettiva biologica il legame affettivo è sotteso da Sistemi Comportamentali (o motivazionali) che costituiscono delle disposizioni o tendenze innate che organizzano il repertorio comportamentale degli esseri viventi. Ogni sistema comportamentale è caratterizzato da un attivatore preciso ed è finalizzato a raggiungere un risultato specifico in vista di una particolare funzione biologica. I sistemi comportamentali sono tutti adattivi e si sono evoluti in quanto funzionali ad assicurare il successo riproduttivo dei geni. Ogni sistema comportamentale regola la selezione, l attivazione e la cessazione di tutti quei comportamenti che hanno la funzione di raggiungere la meta finale del sistema stesso. Tutti i sistemi interagiscono e sono correlati tra loro nello stesso individuo e molti di essi funzionano in modo che all attivazione di uno corrisponda la disattivazione degli altri. I sistemi comportamentali sono attivati in maniera inconsapevole ma, almeno nell uomo, le operazioni successive dei sistemi interpersonali raggiungono la coscienza sotto forma di emozioni. E' da notare inoltre che l'attivazione di un sistema comportamentale stimola l attivazione di quello analogo o complementare nell altro individuo, grazie a messaggi non verbali ad alto contenuto emozionale. Gli schemi comportamentali differiscono tra loro quanto a complessità strutturale: - Riflessi: comportamenti stereotipati attivati da uno stimolo a una specifica soglia e portati a termine; - Schemi Fissi d Azione: sistemi attivati e fatti cessare da stimoli specifici; - Corretti Secondo lo Scopo: necessitano di una complessa rappresentazione mentale di proprietà rilevanti di sé, del proprio comportamento e dell ambiente o della persona verso cui il comportamento è diretto. Sono inoltre caratterizzati da un sistema di feedback, il quale viene attivato da uno scopo che viene rappresentato nella mente e che trae origine da un qualche stimolo interno o esterno. L individuo orienta quindi continuamente il suo comportamento finché la discrepanza tra lo scopo fissato e lo stato dell organismo sia ridotta a zero. Il Legame Affettivo Genitore-Figlio è, in quest'ottica, caratterizzato biologicamente dall'operare di due Sistemi Comportamentali Complementari: - Sistema dell'accudimento: tali comportamenti promuovono la prossimità e il benessere del bambino, nel momento in cui il genitore percepisce che il figlio si trovi in una situazione di pericolo reale o potenziale. Viene attivato da segnali verbali e non verbali di disagio emessi dal bambino, indicativi di paura, pericolo o sofferenza. Una volta attivato, vengono messi in atto una serie di comportamenti riparativi e di mantenimento della vicinanza, che assicurano la protezione del bambino. Quando i comportamenti di aiuto e protezione hanno avuto successo e i bisogni di attaccamento del bambino sono stati soddisfatti, il sistema di accudimento viene disattivato. Il sistema di accudimento è dato dall interazione di fattori biologici ed esperienza e lo sviluppo di questo sistema segue di pari passo quello cognitivo, arrivando a piena maturazione solo nella prima età adulta; - Sistema dell'attaccamento: ha la funzione di garantire la sopravvivenza attraverso il conseguimento e il mantenimento della vicinanza ad un altro individuo appartenente alla propria specie, ritenuto capace di fornire aiuto, conforto e protezione, nel caso in cui si presenti una minaccia di pericolo. L attaccamento può essere inteso come un legame di lunga durata, forte ed emotivamente significativo con una persona specifica che risponde alle richieste del bambino. L attaccamento è selettivo, in quanto viene attivato solo verso quelle persone che il bambino ha sperimentato come veramente disponibili e affidabili, in quanto sensibili e responsive alle sue richieste e ai suoi bisogni. I segni principali che dimostrano che un legame di attaccamento selettivo tra il bambino e il genitore è avvenuto in maniera corretta sono la ricerca della vicinanza del genitore e i segnali di disagio o di protesta in caso di separazione. L attaccamento è adattivo in quanto permette all individuo, grazie alla ricezione di protezione, di sopravvivere fino all età adulta per replicare i propri geni. Questo sistema opera sin dalla nascita, raggiungendo rapidamente la maturazione e continuando a

4 funzionare per tutta la vita. Man mano che il bambino cresce infatti si presentano opportunità per nuovi attaccamenti anche all esterno della famiglia (ad es. coetanei o insegnanti) finché da adulto sarà rivolto verso partner sessuali. In età infantile la soglia di attivazione del sistema è molto bassa, ma con il crescere la soglia di attivazione si innalza e il sistema entra in funzione con una frequenza minore, finché da adulti viene attivato solo nei momenti in cui si soffre per qualche disagio fisico o emotivo e si desidera ricevere conforto. In quest'ottica il sistema di attaccamento diventa quindi corretto secondo lo scopo, in quanto la spinta biologica si attenua, lasciando il passo alle capacità psicologiche acquisite con la maturazione biologica e con l esperienza. Grazie a queste capacità, il bambino diventa in grado di memorizzare le esperienze precedenti e in base ad esse anticipare quelle future, fondando la relazione non più sulle caratteristiche fisiche del genitore, ma su caratteristiche astratte di affetto, fiducia e approvazione. Radici Culturali Per quanto riguarda gli esseri umani, è necessario tenere in considerazione che alcuni fattori socioculturali sono in grado di determinare modificazioni nei suoi comportamenti che sfuggono alla pressione selettiva naturale, e che è possibile spiegare come conseguenza di un processo di selezione culturale. Quindi alcuni comportamenti umani esistono in quanto sono risultati adattivi non solo per massimizzare il successo riproduttivo e la replicazione genica, ma anche per tramandare in maniera cumulativa quel sistema di conoscenze che l uomo stesso ha creato. Anche l evoluzione culturale, come quella naturale, persegue finalità organizzate in maniera gerarchica. Rispetto alle Radici Culturali bisogna analizzare: 1. Pratiche Culturali di Allevamento della Prole: la cultura produce nell uomo strategie di allevamento della prole che riflettono le pressioni ambientali di un passato recente, codificate in costumi piuttosto che in geni e trasmesse socialmente piuttosto che biologicamente. La cultura umana, basata sul linguaggio e sui valori, determina l esistenza di norme e di ruoli che influenzano il comportamento degli individui in quanto membri di quella cultura. Le norme hanno il potere di conferire ordine e prevedibilità poiché definiscono i ruoli e i comportamenti che è giusto attendersi in quanto appropriati a quel contesto culturale. Quando medesimi valori, norme e ruoli sono presenti in tutti i gruppi umani si hanno comportamenti universali che risultano adattivi in tutte le culture. Alcuni Comportamenti Parentali Universali sono: - fornire cure materiali e protezione ai figli; - stimolare lo sviluppo di abilità cognitive; - aiutare i figli ad imparare. Generalmente i comportamenti parentali che garantiscono la sopravvivenza biologica del bambino, nonostante manifestino strutture leggermente diverse in culture differenti, mantengono un certo grado di uguaglianza e di uniformità di manifestazione in tutte le culture. Esistono però anche profonde Differenze nelle Pratiche Parentali, le quali riflettono le variazioni di valori proprie di una specifica società: - Società Individualistiche: enfatizzano l indipendenza e l autosufficienza dell individuo per cui i bambini vengono educati ad essere autonomi, assertivi e ad aspirare al successo personale e all indipendenza; - Società Collettivistiche: privilegiano il senso di appartenenza al gruppo, la collaborazione e la dipendenza reciproca. I bambini vengono quindi educati ad essere obbedienti, leali, fiduciosi e collaborativi e ad anteporre la conformità sociale e il senso di appartenenza al gruppo agli obiettivi individuali. 2. Orizzonte Normativo: a livello normativo sono state sancite alcune regole per la tutela dei diritti dei minori: - Convenzione sui Diritti del Minore (Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 1989): prevede dei criteri universali per la protezione di ogni essere umano, di età inferiore ai 18 anni, dalla trascuratezza, dall'abuso e dallo sfruttamento al fine di garantire i diritti umani di base, inclusa la sopravvivenza, lo sviluppo e la piena partecipazione a iniziative sociali, culturali e formative necessarie alla crescita e al benessere. I diritti del minore chiamano anche in causa doveri, compiti e responsabilità degli adulti;

5 - Dichiarazione Mondiale sulla Sopravvivenza, Protezione e Sviluppo dei Minori (Summit Mondiale per il Fanciullo, 1990): tale dichiarazione, unita al relativo Piano d'azione, suggerisce una serie di scopi, obiettivi e strategie per il miglioramento delle condizioni dei minori, stabilendo che la famiglia ha la responsabilità primaria nell'allevamento e nella protezione dei figli; - UNICEF: sottolinea le necessità ed i diritti del minore nei primi anni di vita come pre-requisito necessario per una vita adulta sana. 2. LA FUNZIONE GENITORIALE Origine e Percorso della Genitorialità Considerando che il prendersi cura di un bambino riguarda un complesso di attività finalizzate a promuovere e sostenere lo sviluppo psicofisico del bambino, bisogna vedere come esso si realizzi nelle diverse fasi dello sviluppo: 1. Adattamento all'arrivo del Figlio: in condizioni normali l arrivo di un bambino rappresenta un momento di grande gioia per i genitori ma, allo stesso tempo, costituisce una vera e propria fase critica di transizione che richiede grandi capacità di cambiamento e di adattamento sin dal momento della gravidanza. Nonostante la maggior parte dei genitori viva la transizione alla genitorialità in maniera positiva, alcuni la sperimentano come una fonte di stress, dipendentemente da alcuni fattori: - pianificazione, o mancata pianificazione, della gravidanza; - presenza di attività parallele (ad es. lavoro); - rinuncia alla propria indipendenza e/o autonomia; - rinegoziazione del rapporto coniugale. In questi casi, seguendo il Principio di Accentuazione, gli eventi stressanti e le situazioni di sfida porteranno ad un'accentuazione delle caratteristiche, siano esse positive o negative, preesistenti. E' importante anche l'ordine di Genitura, in quanto spesso il primo figlio rappresenta un banco di prova per i genitori, in cui ansia e insicurezza sono certamente maggiori. Nella maggior parte dei casi la crisi è transitoria e viene superata, portando ad una metabolizzazione delle preoccupazioni e delle paure. E' sicuramente rilevante per tale scopo la presenza di una buona Rete Formale e Informale di supporto dei neo-genitori; 2. Obiettivi Evolutivi e Compiti dei Genitori Durante l'infanzia: gli obiettivi evolutivi dell'infanzia sono la sopravvivenza, il rapido accrescimento fisico e i primi abbozzi dello sviluppo cognitivo e sociale, i quali necessitano di un adulto che assicuri protezione, nutrimento, cure fisiche ed emotive e stimolazioni cognitive e sociali. Se nei primi mesi di vita la sola vicinanza del genitore risulta sufficiente per tranquillizzare il bambino, con la crescita sono necessarie: - Accessibilità: accessibilità fisica ed emotiva del genitore; - Sensibilità: percezione di tutti i segnali di pericolo e di disagio del bambino; - Responsività: attivazione di comportamenti di accudimento in modo pronto, amorevole e adeguato. In questo modo il bambino svilupperà una sensazione di sicurezza e di fiducia nei confronti del genitore, il quale viene percepito come una base sicura da cui partire per esplorare l ambiente e dove ritornare, fiducioso di trovare sempre una risposta ai suoi bisogni. Questo permette inoltre di sviluppare un senso di sicurezza e fiducia in se stesso e negli altri che è alla base di una maggiore autonomia personale nel corso della vita. Inoltre, dato che il bambino ha la tendenza genetica ad essere sociale, nei primi tre mesi di vita il suo sviluppo interpersonale crescerà in modo continuo e particolarmente veloce. Va inoltre considerato, come sottolineato da Lorenz (1946) con il concetto di Babyness, che sin da piccolo il bambino dispone di caratteristiche fisiche e di comportamenti capaci di elicitare risposte da parte degli adulti nei suoi confronti (ad es. espressioni emotive e comportamentali come il sorriso e il pianto, e caratteristiche fisiche come gli occhi grandi e il naso piccolo). Anche il genitore è dotato di una propensione innata a cogliere i segnali del figlio e a rispondervi in maniera adeguata. Genitori e figli comunicano quindi attraverso sincronie di ritmi comportamentali, mandandosi segnali

6 reciproci che costituiscono i primordi di una vera e propria forma di comunicazione intenzionale. I genitori sono chiamati a favorire l emergere delle funzioni sociali del figlio, interagendo in maniera sensibile, responsiva ed appropriata ai suoi segnali, mostrando empatia e rispettandone il ritmo di comunicazione. Ciò è necessario affinché si possa formare, tra i sei e gli otto mesi, una relazione di Attaccamento Selettivo tra il bambino e quell adulto con cui egli ha stabilito una reciprocità. Infine va notato che lo sviluppo sociale del bambino è correlato a quello emotivo, e fin dalla nascita il bambino è dotato non solo della capacità di interagire con l ambiente che lo circonda, ma anche di apprendere velocemente da esso, grazie ad una rudimentale capacità cognitiva di elaborazione delle informazioni. Il coinvolgimento dei genitori durante l infanzia, finalizzato a fornire esperienze di apprendimento e di socializzazione, è cruciale per preparare i figli cognitivamente, socialmente ed emotivamente all esperienza scolastica, in quanto ne promuove le capacità intellettive, di pensiero, di linguaggio e relazionali; 3. Obiettivi Evolutivi e Compiti dei Genitori Durante la Fanciullezza: durante la fanciullezza il bambino continua a perseguire gli obiettivi della sopravvivenza, dell accrescimento fisico e dello sviluppo emotivo, cognitivo e sociale. I genitori devono allora continuare a fornire cure appropriate, considerando che in questa fase della vita lo sviluppo psichico assume la stessa importanza dell accrescimento fisico e iniziano ad emergere i primi abbozzi della personalità. La capacità di coordinare le proprie azioni cresce e si raffina, e il bambino impara che le sue azioni producono sugli altri conseguenze prevedibili. Tale Aumento dell Intenzionalità permette al bambino di acquisire potere all interno della relazione, iniziando ad acquisire un senso di padronanza e di autonomia che imparerà a raffinare nel corso della fanciullezza. I Compiti Principali dei Genitori sono: - livello emotivo: acquisizione della regolazione delle emozioni e dell'empatia; - livello cognitivo: stimolazioni per migliorare apprendimento, autoefficacia e coping; - livello sociale: fornire stimolazioni e supervisione per le attività di socializzazione. 4. Obiettivi Evolutivi e Compiti dei Genitori Durante l'adolescenza: l'adolescenza rappresenta una fase di transizione in quanto segna il passaggio all'età adulta, il quale necessita dell'apprendimento di conoscenze e abilità specifiche. In questa fase il soggetto deve quindi raggiungere: - identificazione del ruolo sessuale; - instaurazione di relazioni positive con i pari; - gestione degli impulsi; - assunzione di atteggiamenti e comportamenti socialmente desiderati. Questa fase è contraddistinta inoltre da una crescente richiesta di autonomia del figlio e da simmetria di potere nella famiglia, la quale conduce spesso a tensioni e conflitti. I tre Stili Parentali agiti dai genitori nell'adolescenza sono: - Autoritario: incentiva il rispetto delle regole familiari limitando l autonomia dei figli. Tali genitori appaiono poco calorosi emotivamente e molto esigenti, severi e inflessibili, in quanto impongono le proprie regole di condotta senza discuterle con i figli ed esercitano un elevato controllo secondo standard rigidi e assoluti, enfatizzando il rispetto per l autorità, il mantenimento dell ordine e la distanza genitore-figlio; - Permissivo: incentiva l autonomia dei figli senza però stabilire standard disciplinari precisi e costanti. Tali genitori esercitano quindi un basso grado di controllo e impongono poche regole di condotta, sono poco esigenti e molto indulgenti e a volte pronti ad accettare ed esaudire ogni richiesta dei figli per evitare discussioni o critiche; - Autorevole: promuove l individualità e il senso di responsabilità dei figli. Tali genitori combinano calore emotivo con fermezza disciplinare, sono affettuosi e benevoli ma anche esigenti, richiedono comportamenti maturi dagli adolescenti e rinforzano tali richieste con una disciplina consistente. Essi incoraggiano inoltre una comunicazione aperta e confidenziale che prevede il confronto e la discussione.

7 Se i primi due stili parentali sono correlati a comportamenti aggressivi e con una minore competenza sociale, il terzo stile rappresenta invece la modalità migliore, in quanto, grazie alla Supervisione costante del genitore, permette lo sviluppo dell autocontrollo, dell autostima e delle competenze cognitive, sociali ed emotive. Il Monitoraggio e la Supervisione del genitore sul figlio devono inoltre essere affiancate da un graduale ma progressivo coinvolgimento nelle decisioni. In definitiva i genitori, durante l adolescenza, rivestono il ruolo di fonte di sostegno e un fattore protettivo in grado di aumentare la capacità di resistenza alle avversità. I tre Tipi di Intervento richiesti ai genitori sono: - potenziare l autostima del figlio; - fornire assistenza per affrontare e risolvere in maniera costruttiva le avversità; - fornire sicurezza emotiva attraverso un rapporto affettuoso e comprensivo. Aspetti Psicologici Le Modalità Genitoriali e di Cura svolte dipendono da due ordini di fattori: 1. Personalità del Genitore: la condotta parentale è guidata dalla personalità del genitore, intesa come un organizzazione complessa, dinamica e coerente di variabili psicologiche possedute da un individuo che influenzano i suoi comportamenti in varie situazioni. Tra esse le più rilevanti sono: - Credenze: ricoprono un ruolo chiave in quanto generano aspettative, scopi e bisogni, costituendo inoltre il nucleo di altre variabili della personalità, come l autostima, l autoefficacia e il perfezionismo. Ogni individuo agisce in base alle credenze che possiede, ed esse quindi influenzano le strategie parentali promuovendo sia comportamenti proattivi che reattivi. I sistemi di credenze dipendono da: - influenza sociale e culturale; - esperienza personale; - caratteristiche del figlio (ad es. genere o età). Una delle più rilevanti credenze ruota intorno al Dilemma Natura Vs. Educazione, con genitori che, agli estremi del continuum, agiscono un ruolo eccessivamente intrusivo o esageratamente fatalista. Quando le credenze sono troppo rigide o estreme possono portare a strategie parentali abnormi, le quali possono condurre anche a risultati paradossali (ad es. uno stile educativo direttivo può condurre a figli aggressivi e socialmente incompetenti); - Autostima: è il risultato del processo di valutazione che l individuo formula nei confronti di se stesso e rivela il grado di competenza, importanza, capacità e valore che egli si attribuisce. Comprende credenze e scopi e implica aspettative, attribuzioni, emozioni e azioni. L esercizio del ruolo parentale è influenzato dall autostima del genitore, in particolare dalla sua autostima: - specifica al ruolo parentale; - globale. In tal senso l autostima è correlata quindi al modo in cui i genitori affrontano i compiti parentali. Nei casi di Bassa Autostima vi è una discrepanza tra le autovalutazioni e le aspirazioni, per cui i genitori tendono ad affrontare i compiti parentali in maniera insicura, convinti di avere poche probabilità di successo, dubbiosi sulla propria competenza e autoefficacia, poco fiduciosi delle proprie capacità e potenzialità e in modo ansioso e incerto. Questi genitori agiscono generalmente un ruolo basato sulla trascuratezza o sull intrusività. Nei casi di Alta Autostima vi è poca discrepanza tra le autovalutazioni e le aspirazioni, con genitori che tendono ad affrontare i compiti parentali in maniera sicura, convinti di avere buone probabilità di successo, affrontando le prove difficili come sfida da cogliere e da superare brillantemente e non scoraggiandosi davanti agli insuccessi. Tali genitori hanno comportamenti più assertivi e funzionali, e maggiori probabilità di successo nell esercizio del ruolo parentale. In conclusione bisogna però ricordare che l Autostima deve essere: - stabile; - realistica; - autentica. - Autoefficacia: credenza nella propria competenza o capacità di mettere in atto con successo un

8 particolare comportamento in determinate situazioni. La sensazione di autoefficacia è predittiva di competenze comportamentali e di condotte parentali efficaci, è correlata alla capacità di fornire una ambiente di accudimento salutare, sereno e di crescita, predisponendo ad esiti evolutivi positivi dei figli, deriva dall esperienza attuale di genitore e dall esperienza passata di figlio ed è influenzata da fattori situazionali. L Elevata Autoefficacia predispone la madre alla responsività, alla stimolazione e all accudimento non punitivo, con capacità di coinvolgersi, impegnarsi e capire i segnali del bambino attraverso interazioni più attive e dirette. La Bassa Autoefficacia, la quale si fonda sulla sensazione di impotenza appresa, conduce a condotte materne coercitive e controllanti, ad uno stile di coping passivo ed è più probabile che si verifichi in alcune condizioni problematiche (ad es. temperamento difficile, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, percezioni materne di difficoltà nel figlio e depressione materna); - Perfezionismo: è un tratto multidimensionale della personalità, comprendente una componente adattava e una maladattiva. I genitori con Perfezionismo Maladattato hanno aspettative troppo elevate, sia per se che per i figli, e utilizzano strategie disciplinari punitive e rigide. Tali atteggiamenti, basati sull ansia, possono condurre a pressioni che portano allo sviluppo di disagio psicologico; - Scopi: sono rappresentazioni mentali di stati del mondo che regolano il comportamento di un individuo selezionandone e controllandone le azioni, in modo da adattare il mondo a tali rappresentazioni. Nei casi di Scopi Disfunzionali, basati su credenze distorte o irrealistiche, o di Predominanza degli Scopi del Genitore su quelli del Figlio, si sviluppano più emozioni negative e maggiore controllo nei confronti del bambino, con genitori che percepiscono i comportamenti negativi del figlio come intenzionali e disposizionali; - Aspettative: riguardano credenze e scopi sul futuro. Sono Positive se si crede che possa accadere un evento nel futuro e si ha lo scopo che quell evento accada e Negative se si crede che possa accadere un evento nel futuro ma si ha lo scopo che quell evento non accada; - Attribuzioni: processo psicologico mediante il quale gli individui spiegano e interpretano la realtà riconducendola a specifiche cause. Sono associate a credenze e aspettative, quindi a strategie parentali. Talvolta i genitori, secondo il Bias Attribuzionale, distorcono le procedure di attribuzione producendo un giudizio tendenzioso. Questi casi si verificano di più con genitori adolescenti, con basso funzionamento intellettivo o con abuso di sostanze. I genitori possono attribuire gli errori del figlio al Figlio, con un bias dell attribuzione ostile che conduce a genitori controllanti, aggressivi e violenti o a Cause Interne e Stabili, con sentimenti di impotenza e di mancanza di speranza, in quanto il comportamento viene visto come immodificabile, e con comportamenti parentali di ritiro e trascuratezza; - Apertura all Esperienza, Coscienziosità, Estroversione, Gradevolezza e Nevroticismo (Big Five): le madri con Alti Livelli di Nevroticismo sono contraddistinte da bassi livelli di calore emotivo e sensibilità, i quali conducono ad intrusività, asserzioni di potere e emozioni negative correlate ad una bassa stimolazione cognitiva del bambino. Le madri con Bassi Livelli di Nevroticismo hanno invece una maggiore sensibilità, responsività e calore emotivi, con conseguenti emozioni positive associate ad una maggiore stimolazione cognitiva; - Capacità Metacognitiva: permette al genitore di padroneggiare gli stati mentali propri e del figlio, spiegando e prevedendo le azioni proprie e altrui al fine di svolgere compiti e risolvere problemi connessi all esercizio del ruolo parentale. Tali genitori riescono a riconoscere, regolare e monitorare gli stati mentali propri e del bambino, percepire i suoi sentimenti e identificarsi con essi ed essere costantemente sintonizzati sui suoi bisogni e obiettivi evolutivi, interagendo con lui in maniera sensibile e responsiva. La metacognizione è scomponibile in una serie di funzioni e sottofunzioni: - Identificazione (riconoscere, discriminare e definire gli stati mentali propri e del figlio); - Decentramento (assumere la prospettiva da cui il figlio guarda); - Integrazione (tenere assieme vari episodi e significati dell esperienza); - Padroneggiamento (risolvere compiti e padroneggiare situazioni complesse). I genitori con disturbi psichici e quelli maltrattanti o trascuranti tendono ad avere deficit in una o più di tali funzioni metacognitive, che comportano un fallimento nel prendersi cura in maniera adeguata del

9 figlio. Le Conseguenze possono riguardare alessitimia, aggressività, insensibilità, incoerenza, compromissione della capacità di affrontare e gestire le situazioni difficili, emozioni negative, bassa autostima e inefficacia, e sensazione di impotenza appresa; - Abilità di Coping e di Problem-Solving: i genitori devono essere dotati di buone abilità di Coping, inteso come un insieme di strategie cognitive e comportamentali efficaci per fronteggiare le situazioni stressanti, e di Problem-Solving, inteso come insieme di processi per analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche. Bisogna inoltre distinguere tra: - Coping Adattivo (situazione modificabile che viene affrontata); - Coping Passivo (situazione non modificabile al quali bisogna adattarsi). Per risolvere un problema è necessario che i genitori riconoscano il problema, lo definiscano e lo descrivano, ne analizzino le cause, identifichino approcci alternativi per la sua risoluzione, valutino le conseguenze a breve e a lungo termine di ogni approccio e selezionino l approccio più promettente per poi attuarlo e valutarne l efficacia. Le abilità di coping e problem solving sono influenzate dall autostima, l autoefficacia e dalla capacità metacognitiva. 2. Schemi Relazionali e Cicli Interpersonali: le variabili della personalità riferibili alla relazione genitore-figlio riflettono gli schemi che il genitore ha di tale relazione, cioè il modo in cui la relazione è rappresentata nella mente. La condotta parentale è dunque determinata dalla rappresentazione mentale che il genitore ha del proprio bambino e della relazione con lui. Gli Schemi sono costituiti da un insieme di concetti correlati che modellano la percezione e l interpretazione soggettive degli eventi e le successive modalità di azione. Sono rappresentate nella mente del genitore le modalità con cui prendersi cura del figlio e nella mente del figlio previsioni sulle modalità con cui il genitore si prenderà cura di lui. Il legame affettivo genitore-figlio è sotteso dall operare in maniera congiunta del sistema di attaccamento e del sistema di accudimento. Questi sistemi sono corretti secondo lo scopo e organizzati secondo piani gerarchici e livelli rappresentativi diversi. Quando viene attivato un sistema comportamentale, l opportunità o meno di agire viene valutata da un processo cognitivo di livello superiore. Tale processo consente al genitore di percepire e rispondere agli eventi e ha come meccanismo centrale l elaborazione cognitiva delle informazioni, che permette di generare previsioni sugli effetti del proprio comportamento e delle reazioni degli altri, al fine di pianificare strategie di comportamento adattive. L elaborazione delle informazioni e le successive modalità di risposta sono modellate dagli schemi. Ogni volta che il sistema di accudimento viene attivato il genitore seleziona una risposta comportamentale in base alla percezione e alla valutazione che egli fa, in maniera consapevole e inconsapevole, di un insieme di segnali provenienti nello stesso momento da quattro fonti diverse: - dal bambino; - dalla fonte di pericolo; - dal contesto; - dall esperienza passata del genitore. Al genitore è quindi richiesto di raggiungere un buon equilibrio tra la necessità di proteggere il figlio e quella di perseguire altri obiettivi, cioè di essere abbastanza flessibile tra i segnali provenienti dal bambino e quelli provenienti dall ambiente allo scopo di determinare quando, per quanto tempo e con quale intensità sia necessario fornire protezione e cura. Gli elementi da analizzare sono: - Modalità di Attaccamento e di Accudimento: gli schemi relazionali si sviluppano a partire dall infanzia come risultato dell interazione tra la maturazione cognitiva e le esperienze relazionali soggettive, accumulate durante tutto lo sviluppo nelle interazioni con i genitori, con i fratelli, con i pari e con altri adulti, e consolidate nella crescita. Nonostante gli schemi vengano rivisti e riadattati, attraverso l Assimilazione di nuove esperienze e l Accomodamento degli schemi a disposizione, tendono a persistere in maniera relativamente stabile fino all età adulta. Una volta che gli schemi iniziali e le strategie interpersonali si sono costituiti, vanno a modellare la

10 percezione e l interpretazione di esperienze successive, dando luogo a Distorsioni di Conferma o Meccanismi di Feed-Forward. L individuo infatti tende a fare in modo selettivo esperienze compatibili con i suoi preconcetti, producendo distorsioni nell interpretare le esperienze, così da confermare questi preconcetti. Questo meccanismo è alla base di modelli relazionali che si svolgono attraverso interazioni sottili che avvengono al di fuori del livello di consapevolezza, soprattutto a livello non verbale, e che vengono definiti Cicli Interpersonali, i quali vengono perpetuati e mantenuti poiché gli scambi interpersonali sono governati dal Principio di Complementarità, secondo cui determinati comportamenti interpersonali tendono a sollecitare altri specifici comportamenti interpersonali. Il modo in cui un genitore si prende cura del proprio figlio comporta una strategia di attaccamento complementare da parte del bambino, sulla base di specifiche rappresentazioni di sé e del genitore che riflettono la storia delle risposte del genitore alle richieste del bambino. Tali aspettative permettono al bambino di modulare i suoi comportamenti di attaccamento a quel genitore e sono alla base dei Modelli Operativi Interni, da intendere come schemi mentali organizzati gerarchicamente, costituiti dalle informazioni affettive e cognitive relative a sé e al mondo, che permettono di costruire sequenze di comportamenti in base alle previsioni effettuate. Essi permettono di generare previsioni su come si comporterà il genitore quando il bambino avrà bisogno di lui. Le Strategie di Attaccamento analizzate attraverso il metodo della Strange Situation sono: - Sicuro (predice relazioni positive future); - Ansioso-Evitante (ritiro dalle relazioni e autosufficienza); - Ansioso-Resistente o Ambivalente (angoscia persistente). Le ultime due tipologie sono frutto di una strategia riproduttiva caratterizzata da un grado ridotto di investimento parentale nei riguardi di una prole con un basso valore riproduttivo o in presenza di caratteristiche ambientali sfavorevoli. Viste in quest'ottica esse possono essere considerate come risposte strategiche di difesa. Considerando un livello parallelo, il quale esamina il continuum presente tra l'organizzazione/disorganizzazione del sistema di attaccamento, esiste anche la categoria Disorganizzato-Disorientato, la quale prevede bambini che attuano azioni multiple e contraddittorie in quanto non sanno bene cosa attendersi dal genitore e non hanno coerentemente organizzato il proprio comportamento in base a questa aspettativa, poiché il genitore in modo continuo o discontinuo viene meno al suo ruolo protettivo. Ciò che distingue i due livelli è la capacità del bambino di fronteggiare le paure e riflette la capacità e la disponibilità del genitore di fornire una risposta alla paura del bambino. I bambini con attaccamento sicuro-insicuro hanno trovato nel genitore una soluzione alle loro situazioni di paura, anche se in maniera limitata, ambivalente o comunque non ottimale. Nei bambini con attaccamento disorganizzato invece è il genitore stesso fonte di paura e il bambino prova esperienze ripetute di paura a cui non sa trovare soluzioni prevedibili o condizionali; - Continuità Intergenerazionale: il genitore integra, secondo un processo di assimilazione, le nuove esperienze di accudimento all interno dei propri stati mentali di attaccamento. Questo processo è alla base della Trasmissione Intergenerazionale degli Stili Relazionali ed è mediato dalle rappresentazioni mentali sull accudimento e sull attaccamento che genitori e figli si sono formati nella loro vita. Vari studi hanno dimostrato che le rappresentazioni dei genitori dell attaccamento sono correlate a specifiche strategie di attaccamento dei figli nei loro confronti. Quindi, in base alle proprie rappresentazioni mentali sull accudimento e l attaccamento, ogni genitore adotterà una particolare strategia relazionale con il proprio bambino. Tale strategia favorirà a sua volta nel figlio la costruzione di rappresentazioni mentali sull attaccamento che guideranno i suoi comportamenti nella relazione con il genitore. La continuità intergenerazionale è garantita dalla relativa stabilità e predicibilità dei Modelli Operativi Interni a partire dalla seconda infanzia, i quali vengono riproposti in età adulta quando si diventa genitori, orientano la relazione con i propri figli, favorendo in questi ultimi la formazione di un modello operativo analogo che si rifletterà in futuro sulla relazione con la propria prole. Profili Psicologici Da quanto considerato fin'ora emergono quattro Profili Psicologici dei Genitori. Visto che prevede

11 comportamenti abnormi, il quarto verrà considerato nel capitolo quattro: 1. Genitore Sicuro e Flessibile: attuano modalità di cura caratterizzate da disponibilità continua nei confronti dei figli, favorendo cicli interpersonali basati sulla sicurezza e sulla fiducia reciproca. Essi credono sia possibile influenzare lo sviluppo dei figli e modificarne il comportamento, insegnando loro abilità e competenze attraverso tecniche costruttive. Hanno un autostima specifica al ruolo parentale alta, stabile, sufficientemente realistica e autentica, che li predispone ad affrontare i compiti parentali in maniera sicura, convinti di avere buone probabilità di successo. Si percepiscono come genitori efficaci, hanno una buona capacità metacognitiva, hanno la percezione di controllo sulla relazione e sugli eventi, e sono dotati di buone abilità di copino e di problem solving. Riescono a bilanciare e integrare variabili legate alla situazione, alla personalità e ai bisogni dei figli, nonché ai propri bisogni e obiettivi. Inoltre hanno una rappresentazione equilibrata ed integrata delle esperienze di attaccamento e dei loro effetti evolutivi, considerano importanti le esperienze di attaccamento e grazie alla capacità di monitoraggio metacognitivo riconoscono e padroneggiano il pensiero in corso e i ricordi, riuscendo ad attribuire nuovi significati all esperienza passata. Gli Elementi Principali sono: - a livello di personalità: si adattano brillantemente all arrivo del figlio, si coinvolgono con gioia ed entusiasmo nei compiti parentali, forniscono un ambiente di accudimento salutare e sereno in grado di promuovere lo sviluppo dei loro bambini e sono capaci di adattarsi ai mutamenti continui nelle necessità dei figli e di rispondere in maniera flessibile, attuando comportamenti assertivi e funzionali; - a livello disciplinare: adottano uno stile autorevole, finalizzato a promuovere l individualità e il senso di responsabilità dei figli, combinando calore emotivo con fermezza disciplinare. Richiedono comportamenti maturi e favoriscono l acquisizione della capacità di autocontrollo, riconoscendo e rispettando il desiderio di autonomia e di indipendenza dei figli; - a livello cognitivo: creano un contesto favorevole di apprendimento incoraggiando la curiosità intellettiva, la creatività e le attività scolastiche e insegnando abilità e competenze per affrontare e risolvere i problemi, attraverso un atteggiamento di rassicurazione e di incoraggiamento; - a livello sociale: promuovono l indipendenza e l autonomia appropriata all età, l identità personale, il senso di appartenenza alla società e la competenza sociale, insegnando norme e regole di comportamento appropriate alla loro cultura e fornendo opportunità di socializzazione con i pari, sotto loro attenta supervisione; - a livello emotivo: sono attenti, sensibili e responsivi ai segnali di disagio del figlio e lo guidano nell espressione, interpretazione e regolazione delle esperienze emotive, offrendo un solido sostegno emotivo attraverso atteggiamenti affettuosi, comprensivi e incoraggianti. Tali genitori promuovono un attaccamento sicuro nei bambini e una relazione genitore-figlio armoniosa, connotata da entusiasmo, fiducia e scambio affettivo, permettendo al bambino di sentirsi sicuro e di partire per conoscere l ambiente che lo circonda, mantenendo un buon equilibrio tra autonomia e indipendenza personale, da un lato, e vicinanza e dipendenza dall altro. Tali genitori permettono inoltre al bambino di imparare a tollerare e regolare le emozioni negative, associando nella propria mente il disagio emotivo con la certezza che esso venga alleviato; 2. Genitore Distanziante e Svalutante: attuano modalità di cura caratterizzate da disponibilità limitata nei confronti dei figli, favorendo cicli interpersonali basati sull evitamento e sulla distanza. Questi genitori hanno rappresentazioni mentali condizionate circa l accudimento, caratterizzate da strategie di cura e protezione del bambino a distanza. Non riescono a bilanciare e integrare variabili legate alla situazione, alla personalità e ai bisogni dei figli, nonché ai propri bisogni e obiettivi. A causa di una Deattivazione Cognitiva che li porta a disattivare spesso il sistema di accudimento, tendono ad evitare, sottostimare o svalutare le richieste di attaccamento dei loro bambini, ponendo più attenzione ai propri bisogni e desideri. Nelle rappresentazioni mentali riguardo l attaccamento sono distanzianti, in quanto tendono a minimizzare o negare le esperienze di attaccamento e le loro conseguenze evolutive, sviluppando inoltre un organizzazione di pensiero in cui l aspetto affettivo dell esperienza è escluso e l attaccamento rimane relativamente non attivato. Lo stato mentale di distanziamento opera attraverso tre Meccanismi: - idealizzazione dei genitori;

12 - mancanza di memoria relativa all infanzia; - svalutazione delle esperienze di attaccamento e dei loro effetti. Gli Elementi Principali sono - a livello di personalità: nonostante abbiano ricevuto durante l infanzia un accudimento a distanza hanno rappresentazioni delle esperienze precoci altamente positive, ingiustificate, distorte, non comprovate o attivamente contraddette dagli episodi raccontati. Hanno pochi ricotti dell infanzia e una gamma ristretta di emozioni relative alle esperienze di attaccamento, in quanto tendono ad allontanare dalla mente in maniera fredda e sprezzante le esperienze affettive precoci e minimizzarne l importanza evolutiva. Già prima di diventare genitori mostrano poco entusiasmo verso i compiti parentali in quanto prevedono di trarre poca soddisfazione dall esercizio del ruolo parentale. Si adattano a fatica all arrivo del figlio, temendo di essere oppressi dalla sua presenza, hanno bassi livelli di autostima e di autoefficacia riguardo al ruolo genitoriale e risultano poco affettuosi nei confronti dei loro bambini; - a livello cognitivo e sociale: credono sia difficile influenzare lo sviluppo dei figli e tendono quindi a coinvolgersi poco nelle interazioni con i loro bambini, concentrandosi sui compiti parentali, con bassi livelli di impegno e tenacia e fornendo limitate stimolazioni cognitive e sociali. Sono poco coinvolti nelle questioni quotidiane del figlio e insufficientemente sintonizzati sui suoi bisogni e obiettivi evolutivi, offrendo quindi limitata assistenza quando i figli sono chiamati ad affrontare e risolvere i problemi; - a livello emotivo: sono emotivamente inaccessibili ai loro bambini, mettono in atto segnali di rifiuto, apparento freddi e distanti e manifestando una profonda avversione per il contatto fisico stretto e una povertà e rigidità sia nei comportamenti che nell espressione delle emozioni. Sono inoltre caratterizzati da bassi livelli di sensibilità e sostegno emotivo e risposte poco intense alle manifestazioni di disagio dei figli; - a livello disciplinare: alternano uno stile autoritario ad uno permissivo. Tali genitori promuovono quindi un attaccamento ansioso-evitante, finalizzato a minimizzare l espressione dei bisogni di attaccamento. Questi bambini hanno imparato che i loro genitori non sono accessibili e disponibili a soddisfare i loro bisogni, in quanto non gradiscono né accolgono le loro richieste di vicinanza e che cercare il conforto e il sostegno degli altri è un operazione infruttuosa. In base a ciò, essi costruiscono una rappresentazione di sé come vulnerabili, non amati e rifiutati, in quanto fonti di fastidio e degli altri come non amorevoli, non disponibili e rifiutanti. Perciò tali bambini adottano una strategia finalizzata a minimizzare l espressione dei bisogni di attaccamento, imparando quindi a trascurare le loro angosce, mascherare il proprio disagio e inibire o controllare l espressione delle emozioni, evitando di manifestare le loro richieste per non infastidire inutilmente i genitori. Tale strategia previene i rischi di rifiuto, in quanto permette di non porgere una richiesta di aiuto al genitore, cioè di evitare di trovarsi in una condizione tale da attivare il comportamento di attaccamento. Risulta quindi più facile attivare il sistema di esplorazione a discapito di quello dell attaccamento che rimane continuamente disattivato. L attaccamento evitante rappresenta una strategia comportamentale condizionale improntata sulla distanza e sull autosufficienza in risposta all incapacità o alla mancata volontà del genitore di rispondere con sollecitudine alle richieste del bambino. Questa strategia ha lo scopo di favorire la sopravvivenza e risulta adattiva in un ambiente ostile e popolato da individui aggressivi e poco cooperanti, in cui le risorse sono scarse e imprevedibili e le relazioni sono instabili, brevi e insoddisfacenti, dato che permette di mantenere una vicinanza ragionevole a genitori troppo aggressivi o sovraccarichi di impegni; 3. Genitore Preoccupato e Incerto: attuano modalità di cura caratterizzate da disponibilità incostante nei confronti dei figli, favorendo cicli interpersonali basati sull incertezza e sul controllo. Hanno un autostima e un autoefficacia specifiche al ruolo parentale instabili, che li predispongono a performance incostanti. Nell esercizio del ruolo parentale mostrano ansia, preoccupazioni e insicurezze, che compromettono la concentrazione sui compiti da svolgere e sulle capacità di pianificazione e di reazione agli imprevisti. Hanno difficoltà a identificare e padroneggiare gli stati mentali propri e del figlio, a contenere ed alleviare il disagio del bambino e ad affrontare e gestire le situazioni difficili e le condizioni stressanti connesse con la genitorialità comportando emozioni

13 sgradevoli accompagnate da notevole attivazione psicofisiologica. Le loro rappresentazioni mentali sull accudimento sono condizionate, ovvero caratterizzate da strategie di cura e protezione del bambino a distanza. Non riescono a bilanciare e integrare variabili legate alla situazione, alla personalità e ai bisogni dei figli, nonché ai propri bisogni e obiettivi. Le loro strategie di accudimento sono intense ma inefficaci, poiché confuse e incerte a causa di una Disconnessione Cognitiva, che non permette di integrare buono/cattivo, positivo/negativo e desiderabile/indesiderabile. Riescono a rispondere ai bisogni dei loro bambini, non venendo mai meno ai compiti di protezione e cura, sebbene il loro accudimento non risulti equilibrato, in quanto tendono a sovrastimare gli stimoli di attaccamento dei propri figli e a sopravvalutare l accudimento, dando più importanza ai loro bambini che a se stessi. Nelle rappresentazioni mentali riguardo l attaccamento sono preoccupati, in quanto appaiono ancora eccessivamente coinvolti nelle esperienze affettive precoci. A causa di una continua interferenza delle esperienze affettive precoci nei loro stati mentali attuali, i loro processi psichici si connotano di elementi affettivi che non riescono ad organizzare in un quadro di pensiero logico e coerente. Gli Elementi Principali sono: - a livello della personalità: sono sensibili e responsivi ai bisogni dei figli, ma in maniera incostante e imprevedibile. Si trovano in uno stato conflittuale interno perché i loro stati mentali, anziché essere organizzati attorno al sistema di accudimento, sono ancora invischiati nelle esperienze di attaccamento della loro infanzia. A volte sono lontani, inarrivabili e poco responsivi, altre volte sono intrusivi, iperprotettivi e controllanti. Percepiscono i figli come esseri privi di autonomia, come oggetti pericolosi, da controllare, per evitare che suscitino emozioni fastidiose o che riattivino ricordi spiacevoli del loro passato. Credono che i figli non sappiano cavarsela da soli e che necessitino di un approccio altamente direttivo che suggerisca loro come comportarsi. Incoraggiano la dipendenza e scoraggiano l esplorazione e l autonomia. Possono anche utilizzare separazioni o minacce di abbandono come mezzi di controllo sul bambino. Tali genitori promuovono una strategia di attaccamento di tipo ansioso-resistente o ambivalente, finalizzata ad amplificare l espressione dei bisogni di attaccamento. Questi bambini hanno imparato che i loro genitori non offrono garanzie di regolarità nei loro comportamenti e si mostrano quindi ansiosi e inconsolabilmente arrabbiati, poiché non riescono a prevedere in quali circostanze le loro richieste di attaccamento saranno rifiutate e in quali condizioni verranno accolte. Di conseguenza si avrà una riduzione dei comportamenti di esplorazione e conoscenza dell ambiente a favore di un amplificazione dei bisogni di attaccamento. L attaccamento ambivalente è una strategia comportamentale condizionale, in risposta all incostanza del genitore di rispondere con sollecitudine alle richieste del bambino. I bambini che sperimentano un ambiente di allevamento incoerente sviluppano una strategia di esagerazione del bisogno di attaccamento nella speranza di avere più attenzioni da parte del genitore. Variabili Psicosociali Le modalità con cui viene gestita la transizione alla genitorialità e i compiti di cura per i figli dipendono anche da alcune Variabili Psicosociali: 1. Differenze di Genere dei Genitori e dei Figli: sin dai primi anni di vita il genere del bambino, come dimostrato dallo studio Baby X di Smith e Lloyd (1978), influenza le aspettative dei genitori e il loro comportamento. Gli elementi più rilevanti sono: - scelta di giochi e giocattoli correlati al sesso; - incoraggiamento dei comportamenti culturalmente conformi al genere del bambino/a; - maggiori punizioni fisiche per i figli maschi. Anche il genere sessuale dei genitori è importante per alcuni fattori: - i figli si confidano ed entrano in conflitto di più con le madri; - la relazione di attaccamento madre-bambino condiziona e modella quella con il padre; - le madri possono manifestare più ansia e calo dell'umore; - desiderio delle madri che i padri condividano le attività domestiche; - padri più legati al mantenimento economico e ad attività ludico-sportive con i figli.

14 2. Impegno Lavorativo della Madre: vari studi hanno dimostrato che la presenza costante della madre non è un fattore fondamentale per l'attaccamento sicuro, in quanto sono di più la qualità delle cure e il grado di soddisfazione o di stress ad influire sulle cure genitoriali. In definitiva l'impegno lavorativo della madre può risultare un fattore positivo se permette un miglioramento socio-economico e una fonte di gratificazioni per la madre stessa; 3. Ruolo di Padre e di Marito: se nelle società semplici la funzione paterna è legata soprattutto alla sfera educativa e alla trasmissione di norme e valori sociali, nelle società complesse invece il padre è più coinvolto nella vita familiare, soprattutto in seguito ai profondi cambiamenti culturali e sociali degli ultimi anni. Nonostante ciò, l apporto fornito dagli uomini resta comunque basso. Il compito paterno, il quale influisce sia sulla soddisfazione coniugale che sullo sviluppo dei figli, deve quindi essere quello di supportare emotivamente e praticamente la madre, in modo da contrastare gli effetti negativi di situazioni difficili e stressanti. Vari studi empirici hanno dimostrato che il genere del genitore non è rilevante rispetto alla qualità delle cure offerte e che un maggiore coinvolgimento dei padri nei compiti parentali promuove un migliore sviluppo psicosociale nei bambini. Bisogna quindi ricordare che ciò che è rilevante non riguarda il genere sessuale del genitore ma la qualità delle cure offerte al bambino; 4. Supporto Sociale: il supporto sociale, il quale è in grado di influenzare la funzione genitoriale e il benessere familiare, può essere: - Strumentale o Materiale (comportamenti d aiuto, beni materiali o servizi); - Emotivo (sostegno psicologico e incoraggiamento); - Informativo (informazioni e consigli); - Comparativo (consigli forniti da altre persone nelle medesime condizioni). Esso può essere ricevuto attraverso: - Reti Familiari o Amicali (supporto naturale o informale); - Professionisti o Legami Sociali (supporto formale). In definitiva se un buon supporto sociale può favorire l'adattamento al ruolo parentale, contrastando inoltre i fattori di rischio presenti, il mancato supporto sociale può condurre a disagio psichico nei genitori, difficoltà a svolgere i compiti parentali e prestazioni genitoriali di bassa qualità. E quindi necessario fornire contemporaneamente interventi specialistici di alta qualità, spesso a lungo termine, di aiuto sia materiale che psicologico, condotti da personale specializzato e finalizzati a: - limitare, ridurre o eliminare il disagio fisico, psichico o socio-economico; - implementare le abilità genitoriali; - migliorare il benessere psicofisico, la situazione economica, la qualità della vita e le abilità di coping e di problem solving di tutti i membri della famiglia. Generalmente il supporto sociale è tanto più benefico quanto più vulnerabile è colui che beneficia di tale supporto o quanto più è stressante il contesto in cui il beneficiario è inserito. Alcuni Supporti Sociali sono: - Caregiver Complementari: sviluppare più legami di attaccamento, anche con soggetti esterni alla famiglia, può consentire al bambino di saper fronteggiare in modo migliore situazioni difficili e stressanti, divenendo inoltre socialmente più competente; - Nonni Caregiver: hanno un ruolo fondamentale nella cura dei nipoti. La loro influenza si realizza sia in modo indiretto, attraverso il sostegno fornito ai genitori, che diretto, con una promozione della socializzazione del nipote. Risultano inoltre fondamentali per contrastare gli effetti negativi delle famiglie conflittuali o problematiche; - Asili e Babysitter: i risultati di numerose ricerche hanno dimostrato che l'asilo, purché di buona qualità e per poche ore al giorno, può fornire un valido supporto nei casi di genitori che lavorano o con varie problematiche. Anche le Babysitter possono rivelarsi come un'importante figura di attaccamento, anche se la professione andrebbe regolamentata per evitare servizi di bassa qualità, i quali possono risultare nocivi.

15 3. NODI PROBLEMATICI Alcune situazioni possono rivelarsi come Nodi Problematici in quanto possono comportare cure parentali inadeguate e, a sua volta, una ripercussione sul benessere e sullo sviluppo del figlio. Infertilità, Procreazione Assistita e Adozione Considerando che l'infertilità può essere definita come il fallimento nel concepire dopo un anno di rapporti regolari e non protetti o come incapacità a portare la gravidanza a termine partorendo un bambino vivo, essa conduce a reazioni negative, le quali influiscono sulla relazione di coppia e sui singoli partner. Anche i metodi alternativi di procreazione sviluppati negli ultimi anni pongono i futuri genitori davanti ad una sfida. In questi casi un supporto psicologico esterno può risultare fondamentale. Tra le Modalità per Affrontare l'infertilità vi sono: 1. Procreazione Assistita: l'elaborazione necessaria quando il trattamento medico ha esisti positivi riguarda principalmente la gestione delle preoccupazioni fisiche e psichiche riguardo ai bambini, oltre alla gestione di eventuali conflittualità tra i partner. Quando però i genitori riescono a gestire questa situazione di difficoltà in modo adeguato, le ricerche hanno dimostrato alcuni elementi: - strategie relazionali simili ai genitori che hanno concepito con strategie naturali; - livelli più alti di benessere psicologico, di competenza e coinvolgimento emotivo riguardo al ruolo genitoriale; - rischi maggiori che il figlio nasca prematuramente o sottopeso, con però poche differenze nello sviluppo fisico, cognitivo, sociale, emotivo e comportamentale successivo. In definitiva la procreazione assistita può comportare problematiche a livello ostetrico ma, nel caso queste siano assenti, non incide negativamente sullo sviluppo della genitorialità; 2. Adozione: l'adozione prevede spesso un momento critico, in quanto ai nuovi genitori viene chiesto di fornire cure in modo da ovviare ai problemi precedenti sviluppati dal bambino nella famiglia di origine. Va quindi considerato che, da quanto emerso dalle ricerche condotte, l'adozione può rappresentare un potenziale miglioramento della situazione del bambino, anche se in una rilevante percentuale di casi non porta a modificazioni significative. Sicuramente questa strategia, adottata insieme ad un supporto costante della famiglia adottante, è da preferire all'istituzionalizzazione. Genitori con Disabilità Fisiche Nei casi di Genitori con Disabilità Fisiche di particolare rilevanza sono le difficoltà socio-economiche, di supporto sociale e di conflittualità coniugale che possono essere associate alla situazione di disabilità. Tali elementi conducono ad un sostanziale peggioramento delle cure genitoriali. I figli tenderanno spesso ad assumere il Ruolo di Caregiver che se assunto in modo saltuario può rivelarsi positivo, se assunto in modo stabile comporta una compromissione del normale sviluppo, un rischio maggiore rispetto agli incidenti domestici e la possibilità di disagio psicologico e lungo termine. E' quindi necessario che vengano sviluppati servizi in grado di supportare le famiglie con genitori disabili. Genitori con Disturbi Mentali Alcuni Disturbi Mentali possono essere sviluppati in seguito alla gravidanza: - Ansia e Tocofobia: reazioni di ansia o di paura per il dolore del parto; - Maternity Blues: malinconia post-partum con sintomi depressivi subclinici; - Depressione Post-Partum: umore significativamente depresso, difficoltà a prendere decisioni e sintomi ipomaniacali; - Psicosi Post-Partum: presenta deliri e allucinazioni rilevanti. I Fattori di Rischio sono: - alcune caratteristiche della personalità; - storia precedente di disturbi psichici; - disturbo disforico premestruale; - prima esperienza di parto;

16 - abuso di alcool o di altre sostanze; - temperamento difficile del bambino; - mancanza di supporti sociali e condizioni di avversità sociale. La malattia mentale dei genitori si riflette in maniera negativa anche sulla capacità di adattarsi all'arrivo del figlio, relazionarsi con lui e fornire cure parentali adeguate. Inoltre tende a ridurre il funzionamento sociale precedente alla gravidanza e può comportare notevole stress e profondi cambiamenti. Sembra che incidano anche il tipo di disturbo e la sua gravità (ad es. madri anoressiche o bulimiche o genitori psicotici). Inoltre i genitori con disturbi psichici possono sopravvalutare le potenzialità dei figli, caricandoli di responsabilità sproporzionate rispetto all'età e cercando di attuare una dannosa Inversione dei Ruoli. Nel caso di Genitori con Disturbi Mentali i Rischi Principali sono: - condizioni di trascuratezza, abuso o maltrattamento; - rischio doppio di sviluppare un disturbo psichico nell'infanzia; - sviluppo di caratteristiche mentali collegate a quelle materne (folié a deux). In conclusione la malattia mentale dei genitori, soprattutto se grave, tende ad indurre comportamenti parentali inadeguati, caratterizzati da livelli bassi o discontinui di cura e livelli elevati di controllo e ostilità. Sia i genitori affetti da disturbi psichici che i loro figli sono da considerare un gruppo a rischio e necessitano di un aiuto tempestivo e a lungo termine che ne salvaguardi il rispettivo benessere. Occorre individuarli e trattarli in epoca precoce e monitorarli nel corso del tempo, permettendo così di prevenire ricadute nel corso della vita ed evitare ulteriori conseguenze negative. Interventi tempestivi di cura della malattia e di supporto alla genitorialità possono riportare la serenità nel clima familiare, con ripercussioni positive sul benessere psicofisico di genitori e figli. Genitori Antisociali Se è stato ampiamente dimostrato che i figli di Genitori Antisociali hanno un rischio decisamente maggiore di sviluppare problemi psicologici, comportamenti problematici e delinquenziali, questi aspetti dipendono fortemente dalla qualità delle cure precedenti, contingenti e successive alla detenzione dei genitori. Alcuni programmi di assistenza ai figli di detenuti e di formazione alla genitorialità sviluppati negli Stati Uniti stanno dimostrando che un supporto professionale può migliorare le condizioni di figli e genitori, riducendo inoltre notevolmente i rischi connessi a tale situazione. Genitori che Fanno Uso di Alcool o Droghe L'Uso di Droghe o Alcool da parte dei genitori incide fortemente sul benessere loro e dei figli. Le sostanze che i genitori assumono hanno Effetti: - Diretti: alcool e droghe assunte in gravidanza costituiscono degli Agenti Teratogeni in grado di passare attraverso la placenta e la barriera ematoencefalica e produrre effetti negativi, spesso permanenti, sul feto. I bambini esposti a droghe durante la gravidanza sono a rischio di more durante la vita intrauterina o infezione da HIV. L'alcool produce gli effetti più dannosi per il feto soprattutto a carico del sistema nervoso centrale provocando in alcuni casi la Sindrome Alcolica Fetale, caratterizzata da un insieme di sintomi fisici e mentali caratteristici. Anche quantità moderate di alcool, in quello che viene definito Alcolismo Sociale, possono influenzare il feto e produrre degli effetti che possono riemergere poi nella tarda infanzia (ad es. battito cardiaco irregolare, rallentamento nello sviluppo motorio e mentale, problemi di apprendimento e comportamenti antisociali); - Indiretti: quando gli individui sono sotto l'effetto delle droghe o dell'alcool la loro psiche e il loro comportamento sono modificati in maniera patologica (ad es. irritabilità, litigiosità e labilità dell'umore). La necessità di procurarsi i soldi, unita agli effetti delle sostanze, crea quindi genitori trascuranti e abusanti. I figli hanno quindi un'alta probabilità di sviluppare un attaccamento disorganizzato-disorientato che li predispone a psicopatologia sia a breve che a lungo termine. Nuclei Monogenitoriali I Nuclei Monogenitoriali sono in forte crescita nella società occidentale, a causa di separazioni, divorzi e gravidanze adolescenziali non desiderate.

17 La monogenitorialità viene considerata un rischio per il benessere psicofisico del bambino non tanto per la sua azione diretta ma sopratutto per la presenza di difficoltà socio-economiche, psicologiche e di accudimento che la accompagnano. La mancanza di un supporto può inoltre provocare sofferenza e disagio psichico, le quali si traducono in strategie disciplinari rigide e severe, con un uso maggiore di punizioni corporali. I genitori single e i loro figli necessitano quindi di interventi di supporto materiale e di sostegno psicologico finalizzati a fronteggiare adeguatamente gli eventi stressanti e ridurre di intensità e durata il disadattamento famigliare. Maternità Adolescenziale La Maternità Adolescenziale, la quale si realizza al di sotto dei 19 anni di età, può costituire un fattore di rischio a causa di due elementi: - Rischi Fisiologici: morte del bambino, nascita prematura e basso peso alla nascita, presenza di disturbi neurologici e/o psicologici; - Rischi Psicologici e Sociali: le madri adolescenti e i loro figli vivono spesso in situazioni di alto stress, di difficoltà residenziale e di povertà economica. Molte adolescenti inoltre vedono la procreazione come un modo per abbandonare le famiglie di origine. In questi casi però si presentano difficoltà relative all'identità personale, scarse abilità di coping, minore autonomia e autostima, difficoltà di empatia e relazionali. I figli tenderanno quindi a sviluppare, in un ambiente familiare generalmente dominato da strategie disciplinari rigide, un tipo di attaccamento disorientato-disorganizzato. In alcuni casi però le adolescenti riescono a fronteggiare con successo i problemi presenti, utilizzano l'esperienza della maternità come l'opportunità per maturare scopi significativi e una più alta valutazione di sé. Alcuni fattori sembrano in grado di predisporre ad una traiettoria positiva dopo una gravidanza adolescenziale: - senso di competenza e di autoefficacia; - motivazione, aspirazioni e tratti di personalità; - decisioni scolastiche e lavorative appropriate; - supporto sociale. Orientamento Sessuale del Genitore Nonostante le varie critiche provenienti dalle società moderne, gli studi compiuti hanno riscontrato, nel caso di Famigli Omosessuali, che non vi sono differenze sostanziali riguardo alla qualità delle abilità genitoriali e delle relazioni familiari e al benessere di genitori e figli. I bambini allevati da genitori omosessuali hanno uno sviluppo psicosociale ed un orientamento sessuale nella norma, mentre le madri omosessuali mostrano spesso un maggiore coinvolgimento e una qualità più elevata nelle interazioni con i loro figli. Esiste quindi abbastanza evidenza scientifica per considerare l'orientamento sessuale dei genitori poco rilevate nei confronti del benessere, dell'orientamento sessuale e dello sviluppo psicosociale del bambino. Le qualità parentali in grado di incidere positivamente sul benessere e sullo sviluppo del bambino sono un accudimento sensibile e responsivo e uno stile genitoriale autorevole e l'omosessualità di per sé non sembra precludere il possesso e l'esercizio di tali abilità. Ben diverso è comunque il caso in cui all'omosessualità siano associate altre condizioni problematiche, soprattutto lo svantaggio economico. Separazione e Divorzio La Separazione e il Divorzio sono fortemente in crescita negli ultimi anni in Italia, sopratutto quanto più giovane è l'età dei coniugi. Queste condizioni rappresentano una fonte di stress in quanto sono necessarie difficili strategie di riorganizzazione e di adattamento. Nei casi di Separazione o Divorzio i genitori sono più a rischio per difficoltà economiche e sociali. Risultano inoltre più distanti emotivamente, ostili, poco sensibili e più trascuranti nei confronti dei figli, con strategie disciplinari basate su scarsa supervisione e punizioni corporali. Visto che il divorzio comporta la disgregazione del nucleo familiare, i bambini reagiscono a questa situazione attraverso cinque Fasi: - Diniego: il bambino nega l'evidenza poiché non è convinto che i genitori si stiano separando;

18 - Rabbia: il bambino è infuriato con i genitori perché si sente tradito e percepisce che la sua vita è rovinata e i suoi sogni infranti; - Contrattazione: il bambino può credere di essere la causa del divorzio e, guidato da questa credenza e dalla fantasia che i genitori possano riunirsi, può tentare di modificare alcuni suoi comportamenti; - Depressione: dovuta alla consapevolezza rispetto alla situazione; - Accettazione: il bambino elabora il trauma e la sua mente riesce a distanziarsi, arrivando a riconoscere che i genitori hanno divorziato per questioni personali, perché non vivevano più bene insieme ma che comunque gli vogliono bene. Riconosce in questa fase ai genitori il diritto di formarsi una nuova famiglia e una nuova vita. Si possono inoltre trarre alcune Conclusioni dagli studi empirici compiuti: - probabilità più alta di due/tre volte di incorrere in problemi psicologici, nonostante la maggior parte dei bambini non li sviluppi mai; - i problemi presenti tendono a rientrare nel giro di due/tre anni, grazie all'adattamento alla nuova situazione; - gli effetti e la durata dipendono dall'età, dal sesso e dal temperamento del bambino. In questo senso bisogna notare: anni: i bambini piangono sempre e tendono ad essere irritabili; anni: presentano confusione, sensi di colpa e paura di perdere i genitori; - età prescolare: scarsa consapevolezza rispetto alla situazione; - età scolare: consapevolezza e tentativo di riunire i genitori; - adolescenza: disagio psicologico, rabbia e vergogna. Il Fattore di Rischio principale è rappresentato dalla Conflittualità dei Genitori. Il processo di adattamento può inoltre essere favorito anche da una serie di Circostanze Benefiche: - interpretazione dei litigi come necessari e benefici alla coppia; - genitori che continuano a prendere insieme le decisioni sui figli; - affidamento congiunto; - adeguata situazione socio-economica; - credenze del genitore rispetto alla possibilità di controllare gli eventi. Va poi notato che la formazione da parte del genitore di un Nuovo Nucleo Familiare può rappresentare un fattore sia di potenziale protezione che di rischio per i figli. Per questo bisogna considerare alcuni Risultati delle Ricerche: - i figli più piccoli tendono a trarre maggiore giovamento rispetto a quelli adolescenti che di solito non appaiono preparati ad affrontare nuove relazioni familiari; - i figli maschi riescono a trarre benefici maggiori e a stabilire relazioni positive ma soltanto se hanno un'età inferiore ai dieci anni, anche perché i patrigni sembrano essere in grado di influenzare positivamente i figliastri di sesso maschile; - le figlie femmine tendono a manifestare maggiori difficoltà psicologiche e tendono considerano il patrigno come un rivale o un intruso e rifiutano di stabilire una relazione con lui. Conflittualità e Violenza Coniugale La Violenza Coniugale è perpetrata con percentuali piuttosto simili tanto dai partner di sesso maschile quanto da quelli di sesso femminile. Le aggressioni da parte delle donne sono più frequenti nelle coppie giovani (14-22 anni) mentre le aggressioni da parte degli uomini nelle coppie meno giovani (23-49 anni). La violenza coniugale di entrambi i genitori, definita Violenza Coniugale Bidirezionale, è ovviamente più grave di quella perpetrata solo da un genitore. Vengono indicati come fattori di rischio per il conflitto violento di coppia alcune caratteristiche individuali e del contesto. Il Conflitto Coniugale è invece una situazione che, se di elevata intensità e ripetuta nel tempo, crea una condizione di stress cronico per i figli, capace di incidere negativamente sul loro benessere psicologico. In quest'ottica gli studi empirici hanno dimostrato che discordia e conflitto coniugali sono correlati a disturbi emotivi e comportamentali, aggressività e ritardo nello sviluppo cognitivo. Il conflitto aumenta inoltre il rischio di andare incontro a psicopatologia. Il conflitto può avere Conseguenze: - Dirette: assistere ai litigi dei genitori può portare i bambini ad essere coinvolti fisicamente. Inoltre il

19 coinvolgimento negli stati emotivi negativi dei genitori, ai quali il bambino non riesce a fornire un significato, può portare a sviluppare nel tempo un deficit nel controllo e nella gestione delle emozioni che li predisporrebbe a diverse forme di psicopatologia; - Indirette: la conflittualità coniugale può portare una riduzione del benessere dei genitori, comportando disturbi psichici e abuso di alcool con ripercussioni negative sulle abilità parentali e sullo sviluppo dei figli. Quanto più è grave il conflitto tra i coniugi tanto maggiori saranno le difficoltà nel prendersi cura in maniera adeguata dei figli. Inoltre discordia tra i coniugi e insoddisfazione matrimoniale predicono attitudini parentali negative, insensibili e poco responsive perché i genitori sono troppo preoccupati e distratti dalle questioni conflittuali. Un alto grado di disaccordo tra i coniugi può avere anche conseguenze su accudimento e sull'educazione dei figli, tra cui: - i padri è più probabile che si distanzino o si ritirino dai loro bambini; - le madri tendono maggiormente a coinvolgersi in maniera esagerata. In conclusione la conflittualità coniugale, se violenta, è in grado di influenzare negativamente la qualità delle cure parentali e lo sviluppo psicosociale dei figli. Il conflitto tra i genitori incide in maniera negativa sui bambini più di altri fattori stressanti, quali la rottura del matrimonio, la separazione da uno dei genitori o le difficoltà socio-economiche. Svantaggio Sociale ed Economico Le Famiglie Socialmente ed Economicamente Disagiate sono presenti in modo sproporzionato in alcune fasce della società e in aree geografiche svantaggiate. Generalmente sono composte da tre o più figli e da genitori con basso livello di istruzione e bassi profili professionali o esclusi dal mercato del lavoro. Risiedono spesso in quartieri sottosviluppati con una molteplicità di svantaggi, tra cui livelli inadeguati di nutrizione, assistenza sanitaria ed educazione scolastica. Ci sono quindi fattori di rischio per il benessere fisico e psichico per tutti i membri della famiglia con un'alta probabilità di malattie infettive, complicazioni ostetriche durante la gravidanza e la nascita, e insufficiente sviluppo fisico e cognitivo dei figli. I figli di genitori economicamente e socialmente svantaggiati sono a rischio di: - dieta di bassa qualità; - basso peso alla nascita; - morte precoce anche per incidenti; - contrazione di malattie degenerative o infettive; - bassi livelli di funzionamento cognitivo; - problemi psicologici e relazionali; - comportamenti devianti; - basso rendimento scolastico; - disoccupazione; - gravidanze indesiderate. Il disagio economico e sociale influisce sul bambino secondo due Traiettorie diverse: - Effetto Diretto: il bambino viene esposto agli svantaggi collegati alla povertà ambientale e a minori opportunità di realizzazione sociale, comportando effetti negativi cumulativi dovuti ad esperienze sfavorevoli successive; - Effetto Indiretto: attraverso comportamenti parentali di bassa qualità. Tali effetti possono condurre a quella che viene definita come Povertà Intergenerazionale, da intendere come un ciclicità delle deprivazioni tra generazioni dalle quali è difficile uscire. Le condizioni socio-economiche conducono quindi a stati d'animo negativi nei genitori, i quali sono responsabili di: - conflittualità coniugale e rottura del nucleo familiare; - depressione dei genitori; - relazioni genitori-figli di bassa qualità e meno coinvolgenti; - strategie disciplinari autoritarie, caratterizzate da intrusività e punizioni fisiche; - supervisione debole e incostante. Di conseguenza i loro figli tendono a manifestare disagio psicologico e comportamenti antisociali con il rischio di trovarsi esposti a pericoli in casa e fuori. Non sempre per lo svantaggio economico è

20 correlato a comportamenti parentali negativi e a disagio psicologico nei figli, sopratutto quando risultano presenti Supporti Formali e Informali. Ciò che però rende questa situazione positiva difficile è il fatto che molti genitori per non voglio interferenze esterne nella loro famiglia e hanno paura di essere giudicati come genitori inadeguati e che vengano privati dei figli. Inoltre la mancanza cronica di risorse rende difficile cogliere molte opportunità di supporto sociale. Genitori di Bambini Nati Prematuramente o Sottopeso I Bambini Nati Prematuramente o Sottopeso costituiscono una categoria a rischio, in quanto in età prescolare e scolare vengono spesso segnalate disfunzioni neuromotorie minori, ritardo del linguaggio, problemi visuo-percettivi, difficoltà di lettura e di aritmetica, problemi comportamentali, un quoziente intellettivo inferiore alla media e problemi di concentrazione, attenzione e iperattività. Le cure ospedaliere o ambulatoriali sono oggi molto efficienti e l'entità del Recupero sembra dipendere da: - gravità delle condizioni alla nascita; - qualità delle cure mediche; - supporto psicologico offerto dalla famiglia. Non sempre però i genitori di bambini prematuri riescono a coinvolgersi in maniera appropriata nel ruolo parentale, in quanto la nascita prematura di un bambino rappresenta un'esperienza altamente stressante per i genitori. Se infatti i genitori non sono sereni diventa difficile sintonizzarsi sulle esigenze dei figli e stabilire una relazione armoniosa con loro perché i bambini prematuri in alcuni casi hanno bisogno di essere stimolati più del normale, mentre in altri casi sono sensibili anche a stimolazioni di intensità molto bassa. Quando persone esterne alla famiglia forniscono un supporto sia emotivo che materiale, i genitori di bambini nati prematuramente o sottopeso tendono ad essere più coinvolti nelle pratiche di accudimento e i loro figli tendono a sviluppare un attaccamento sicuro nei loro confronti. Genitori di Bambini Disabili Dagli studi condotti è emerso che i Genitori di Bambini Disabili riportano varie reazioni alla situazione, tra cui livelli elevati di stress in termini di tristezza, impotenza, scoraggiamento, pessimismo, vergogna, colpa, ostilità, rabbia, distimia, ansia, depressione, insoddisfazione e conflittualità coniugale. Lo stress è acuito inoltre dall'affaticamento fisico, dalla perdita del tempo libero, dalla mancanza di abilità di coping e di supporto sociale. Per questi genitori è molto difficile accettare la malattia del figlio, dato che si trovano impreparati e necessitano di una completa riorganizzazione delle abitudini familiari. Le famiglie con bambini disabili tendono inoltre a fare esperienza di consistente disagio economico, sia per le spese continue e aggiuntive che perché i genitori possono essere costretti a lavorare di meno per prendersi cura dei figli. Alcuni Elementi che Determinano un Notevole Stress nel genitore, soprattutto nella madre, sono: - gravità del problema del figlio; - insufficienza delle risorse economiche per le spese essenziali; - mancanza di abilità di coping, di supporto sociale e di sostegno da parte del coniuge. Lo stress dei genitori tende a riflettersi in maniera negativa sulle abilità genitoriali e sulla qualità della relazione genitore-figlio. In alcuni casi i genitori possono accudire i figli in maniera poco attenta e sensibile e mettere in atto comportamenti parentali abnormi come trascuratezza e abuso. Comportamenti parentali inadeguati predispongono i figli disabili a mettere in atto strategie di attaccamento insicuro o disorganizzato nei confronti dei genitori, e lo stress familiare inoltre tende ad influenzare negativamente la prognosi del figlio e a costringere i genitori a ricoverarlo presso strutture residenziali. Questi genitori tendono anche a percepire i servizi di supporto come carenti, scarsamente usufruibili o incapaci di comprendere e soddisfare le loro necessità. Viceversa, in presenza di Adeguato Supporto Sociale e di buone abilità di coping i genitori possono adattarsi alla disabilità del figlio, riorganizzare la vita familiare e lavorativa e i loro obiettivi e indirizzare

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