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1 QUESTA COPIA DEE ARRIARTI IL 13 FEBBRAIO Sito di informazione su lavoro, politica ed economia sociale Rassegna Sindacale SETTIMANALE FONDATO DA GIUSEPPE DI ITTORIO - ANNO LX FEBBRAIO 2014 N. 6 IL DOCUMENTO CONGRESSUALE QUESTO CAMBIAMENTO EPOCALE IL TEMA DELLA SETTIMANA ENERGIA DOMANI Poste italiane spa - Spedizione in a. p. d.l. 353/03 (conv. l.46/04) art. 1, comma 1, DCB. Roma. Euro 1,75 - Contiene I. R. Antonio Filippi Responsabile politiche energetiche Cgil nazionale All interno del documento congressuale il tema delle politiche industriali ricopre una centralità strategica, tenuto conto della profonda crisi del sistema produttivo italiano. Siamo in presenza di un vero processo di deindustrializzazione che coinvolge migliaia di aziende e centinaia di migliaia di lavoratori; un livello di gravità che non ha precedente per i nostro paese. L Italia deve rimanere un grande paese manifatturiero, è indispensabile però dotarsi di una nuova idea di sviluppo e di crescita che sia fondata sulla sostenibilità e sull innovazione dei prodotti. In questo contesto, il tema dell energia è il vero architrave del nuovo assetto competitivo per il paese. Occorrono grandi investimenti infrastrutturali per la creazione di un nuovo modello energetico di produzione decentrata, di reti intelligenti (smart-grid) di efficienza energetica, di diminuzione dei costi dell energia, oggi vera zavorra per tutto il sistema produttivo. Siamo, quindi, di fronte a un cambiamento epocale, che il sindacato, insieme alle controparti, devono saper gestire e guidare, per evitare la deindustrializzazione del paese, per salvaguardare in particolare il settore manifatturiero. La transizione va accompagnata, anche dal punto di vista sociale, stabilendo strumenti nuovi che oggi non abbiamo. Sarebbe utile, per esempio, una clausola sociale per gestire possibili criticità nell occupazione per effetto del cambiamento del paradigma energetico. Così come diventa indispensabile agire sulla formazione continua degli operatori per non farli uscire dal mercato del lavoro. Non solo: servirebbe concordare un diritto di prelazione, là dove si aprono nuovi scenari occupazionali nel settore energetico e nella sua filiera. In tale ambito, vi è anche la necessità di avviare politiche di innovazione dell apparato produttivo, con interventi di qualificazione tesi a restituire la competitività alle nostre industrie. L innovazione tecnologica e la ricerca scientifica possono contribuire al cambiamento strutturale necessario per uscire dalla crisi e avviare, nel segno dello sviluppo sostenibile, una nuova e diversa fase espansiva dell economia italiana. Occorre sostenere e incoraggiare, con politiche coerenti, le tendenze presenti nel sistema industriale, con la vocazione ad avviare cicli produttivi sostenibili, che, nel quadro dei vincoli internazionali per il contrasto ai cambiamenti climatici e delle strategie europee per la decarbonizzazione dell economia, vanno nella direzione della green economy e che costituiscono una reale opportunità per il rilancio produttivo e lo sviluppo occupazionale.»» SEGUE A PAGINA 3 L ARGOMENTO LA TRENTIN E L ANALISI DELLA CRISI, IL LAORO TRA SOFFERENZA E DISAGIO Minelli 4-5 F. FIORANI/SINTESI GRANDANGOLO ERSO IL CONGRESSO CGIL, LA STRATEGIA DI UNA RIFORMA ORGANIZZATIA di STEFANO SYLOS LABINI La preoccupante caduta dell attività economica che procede inesorabilmente da diversi anni, causa una crisi che non conosce quasi precedenti, è associata a un crollo dei consumi di energia che, però, non ha determinato alcuna diminuzione dei prezzi finali. Questi fenomeni dimostrano che il prezzo dell energia non dipende dal gioco della domanda e dall offerta, come vorrebbe la teoria neoclassica, poiché i mercati energetici sono mercati di tipo oligopolistico in cui esistono imprese dominanti, price leader, che stabiliscono il prezzo finale applicando un margine sui costi, cioè scaricano i costi relativi all acquisto, alla trasformazione e alla distribuzione dell energia sui prezzi ai consumatori finali. Le altre imprese si adeguano alle decisioni delle imprese leader. Nel settore energetico, dunque, non si riscontra la concorrenza perfetta, in Soldini 8-9 la necessità del pubblico Per guidare la transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili, per di più in un momento di crisi, indispensabile il ruolo del governo LAORO E SINDACATO PRIATIZZAZIONI, UNA PUBLIC COMPANY PER LE POSTE: IL GIUDIZIO DELL SLC quanto sono all opera giganteschi processi di concentrazione che fanno aumentare il potere di mercato, consentendo alle grandi imprese di orientare l andamento dei prezzi finali. Ricordiamo che nel settore elettrico le prime 8 imprese controllano circa il 70 per cento del mercato, mentre nel settore della benzina le prime due (Eni ed Esso) ne controllano il 60 per cento e in quello del gas l Eni controlla circa i due terzi del mercato. È particolarmente evidente come le variazioni dei prezzi della benzina non dipendano dall andamento della domanda dei consumatori, ma seguano le variazioni dei prezzo del petrolio. E anche nel settore elettrico i prezzi finali sono strettamente legati all andamento dei prezzi dei combustibili fossili (gas, carbone e petrolio) utilizzati per produrre l energia elettrica. Certamente, l elevato carico fiscale che grava sulla benzina, sull elettricità, sul gas e sull olio combustibile Greco contribuisce a tenere alto il prezzo finale dell energia e costituisce un fattore che penalizza la competitività del nostro sistema produttivo. In particolare, nel settore elettrico vi sono elevati oneri parafiscali che servono a sussidiare lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Su questo punto vi sono accese polemiche, perché gli industriali ritengono che gli incentivi per le rinnovabili siano un costo che deve essere assolutamente ridotto. Ci si dimentica però di dire che il crescente contributo delle rinnovabili sta esercitando una spinta al ribasso sui prezzi, in quanto il picco non coincide più con la massima domanda di elettricità. Pertanto, l effetto peak shaving, stimato in un miliardo di euro, dovrebbe essere sottratto agli oneri di sistema (10 miliardi di euro) che finanziano gli incentivi. Non solo: perché nel computo dovrebbero essere conteggiati anche gli effetti positivi sulla bilancia commerciale e sulla riduzione delle emissioni di Co2. Se consideriamo che nel LE CAMPAGNE DI RASSEGNA SALUTE E SICUREZZA, LE PROPOSTE CGIL PER IL 2014: L EUROPA ARRETRA, L ITALIA ANCHE Galantini Togna periodo il contributo delle fonti rinnovabili per la generazione di elettricità è passato da 12 Mtep a 22 Mtep, dobbiamo riconoscere che nel 2012 l espansione delle rinnovabili in particolare fotovoltaico, eolico, biogas ha permesso di evitare l importazione di 10 Mtep di combustibili fossili rispetto al E poiché un Mtep di gas importato costa circa 400 milioni di euro, nel 2012 sono stati risparmiati 4 miliardi di euro. Si tratta di un risparmio che andrebbe sottratto al»» SEGUE A PAGINA 2 SPECIALE CONGRESSO La libertà delle donne I diritti negati, il femminicidio e la cattiva politica: di questo e di altro ci parla l Azione 9 sulla Libertà delle donne. Un approfondimento con Annamaria Rivera e Ana Herranz in due interviste di Esmeralda Rizzi. A PAGINA 6-7 POLITICHE GLOBALI SUDAFRICA, SI FERMANO I LAORATORI DELLE MINIERE DI PLATINO: LA RICCHEZZA DEGLI ALTRI Grieco 14

2 2 Energia domani FEBBRAIO 2014 N. 6 LE POTENZIALITA TRADITE DELLE RINNOABILI Opportunità e fallimenti Come si è arrivati al disastro e come è possibile correggerlo»» Sylos Labini DALLA PRIMA costo degli incentivi per le rinnovabili. Gli effetti positivi sulla bilancia commerciale e sulla riduzione della dipendenza energetica del nostro paese dunque non vengono valutati correttamente, perché sono le grandi imprese che comprano i combustibili fossili all estero. E poiché queste imprese fissano i prezzi di vendita applicando un margine sui costi, esse scaricano le spese d importazione sugli utenti finali. Ma la situazione di oligopolio fa sì che le grandi imprese energetiche vengano a trovarsi in un conflitto di interessi con gli Stati, in quanto l incremento dei prezzi finali di benzina, olio combustibile, elettricità, gas per usi civili e industriali, da un lato, spinge in alto il fatturato, i profitti e le quotazioni azionarie delle imprese, ma dall altro lato alimenta l inflazione, penalizza i consumi interni, la bilancia commerciale e la crescita economica del paese importatore di energia. Un altro punto importante riguarda il fatto che nel settore elettrico dei paesi avanzati esiste un eccesso di capacità di generazione elettrica che si è determinato in seguito alla recessione e alla conseguente caduta dei consumi (in Italia si stima che la capacità produttiva ecceda del 30 per cento la domanda di elettricità). In tale contesto, l espansione della generazione da fonti rinnovabili, che sta avendo luogo grazie alla spinta degli incentivi, determina uno spiazzamento degli impianti più vecchi, inefficienti e inquinanti alimentati dai combustibili fossili. Si tratta di un problema molto delicato, in quanto i costi di dismissione dei vecchi impianti sono consistenti e oltretutto si viene a determinare un problema di occupazione che deve essere riconvertita. Per questo è necessaria una programmazione energetica: la transizione da un sistema basato sui combustibili fossili verso un sistema alimentato in misura maggiore con le fonti rinnovabili non può essere lasciato solo al gioco degli incentivi e all azione delle forze di mercato, ma deve essere guidato dai governi per evitare che si vengano a creare delle situazioni insostenibili. Allora, bisogna bloccare la costruzione di nuove centrali a combustibili fossili e occorre ragionare sull età, sul grado efficienza e sulla vita media degli impianti tradizionali di generazione elettrica. In una nuova politica energetica, dovrebbero avere un ruolo centrale l Eni e l Enel, due aziende price leader di cui lo Stato è ancora azionista di maggioranza relativa. Queste imprese potrebbero abbassare i prezzi dell elettricità, del gas, della benzina e dell olio coi generazione elettrica. In una nuova politica energetica, dovrebbero avere un ruolo centrale l Eni e l Enel, due aziende price leader di cui lo Stato è ancora azionista di maggioranza relativa. Queste imprese potrebbero abbassare i prezzi dell elettricità, del gas, della benzina e dell olio combustibile alle famiglie a aumentare le spese in ricerca e gli investimenti nelle nuove tecnologie per le fonti rinnovabili sul territorio nazionale. In questo modo, si avrebbero le condizioni per lanciare grandi progetti di innovazione su cui aggregare le piccole e medie imprese, i centri di ricerca e le università. L obiettivo è quello di sostenere lo sviluppo di una filiera che va dalla ricerca allo sviluppo industriale, proprio per far sì che i generosi incentivi per l utilizzo delle nuove tecnologie energetiche abbiano ricadute positive sul nostro sistema di produzione, riducendo la dipendenza dalle importazioni di tecnologie prodotte all estero. In conclusione, l esistenza di imprese price leader e di un conflitto di interessi tra grandi imprese energetiche e paesi importatori e la necessità di mettere in atto una programmazione energetica, di aumentare gli investimenti nella ricerca e di promuovere un settore di produzione delle nuove tecnologie che sfruttano le energie rinnovabili, rappresentano dei validi motivi per rilanciare l impresa pubblica nel settore energetico. Sergio Ferrari * La Cgil ha inserito, nel suo documento programmatico in preparazione del XII congresso nazionale, un articolo l azione 6 nel quale viene trattato il tema energia. Una scelta molto giusta. Che la questione energetica abbia avuto un rilievo eccezionale nello sviluppo economico e sociale di tutto il mondo occidentale e non, è un fatto fuori discussione; le grandi rivoluzioni industriali dei secoli passati sono state segnate da passaggi e modificazioni nelle strutture energetica di natura fondamentali: dalla civiltà del legno a quella del carbone a quella del petrolio e poi dell energia elettrica. In questi ultimi decenni la questione energia si è arricchita di una dimensione sino a ieri inesistente, quella ambientale, che ha fatto emergere la necessità di una nuova rivoluzione industriale centrata intorno a nuove tecnologie di produzione dell energia, evidentemente non inquinanti, e a nuove tecnologie d impiego attente, appunto, all utilizzo diretto e indiretto dell energia. La dimensione ambientale ha sollecitato, com è noto, l intervento di varie autorità internazionali, dall Onu all Unione europea. Quest ultima ha IL PACCHETTO CLIMA-ENERGIA Se gli obiettivi diventano Simona Fabiani Responsabile Ambiente e territorio Cgil nazionale Lo scorso 5 febbraio il Parlamento europeo ha approvato gli obiettivi del pacchetto climaenergia al 2030: riduzione del 40 per cento delle emissioni di Co2, aumento al 30 della quota da energie rinnovabili e obiettivo del 40 per l efficienza energetica. Un impegno molto diverso rispetto alla timida risoluzione assunta sullo stesso tema il 22 gennaio dalla Commissione europea, che aveva previsto solo due target: riduzione delle emissioni di Co2 del 40 per cento rispetto al 1990 e 27 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili senza nessun target di riferimento per l efficienza energetica. L altra differenza fra le due risoluzioni è che la Commissione prevedeva obiettivi solo a livello complessivo, senza vincoli per i singoli paesi, mentre il Parlamento ha previsto che gli obiettivi debbano essere obbligatori e messi in atto sulla base di singoli obiettivi nazionali, tenendo conto della situazione e del potenziale di ogni Stato membro. L argomento non è comunque ancora definito, la discussione proseguirà nella riunione del Consiglio dei ministri disposto delle indicazioni vincolanti per i vari paesi aderenti, fissando degli obiettivi e delle scadenze. L ultima rivoluzione energetica interviene, dunque, in una fase della storia dell umanità che si distingue, rispetto alle rivoluzioni precedenti, per la dimensione ambientale, ma anche per il cambiamento delle dimensioni geopolitiche del mondo coinvolto. In questo scenario, molto sinteticamente ricordato, come si colloca un paese come il nostro a forte attività manifatturiera, ma sostanzialmente molto povero di proprie fonti energetiche? È sufficiente una cifra per cominciare a dare un idea di questa questione, la cifra dei nostri saldi commerciali in materia di interscambio energetico. Si tratta di cifre che pur con le fluttuazioni dipendenti dagli andamenti dei prezzi internazionali si aggira da tempo intorno ai G. ANGRI/BUENAISTA 60 miliardi di euro l anno, qualcosa intorno ai quattro punti di Pil. Per un paese che, come il nostro, ha un pesante problema di sviluppo, con annessi problemi occupazionali, l esistenza di una sollecitazione esogena per un cambiamento del sistema energetico dovrebbe apparire come un occasione straordinaria. Muoversi verso un sistema energetico che consenta di evitare l acquisto di prodotti petroliferi e similari cioè di qualcosa che rappresenta la metà del costo del kwh e che grava negativamente sui nostri saldi commerciali non è, oltretutto, l unico vantaggio economico per l Italia, in quanto il 100 per cento del costo del kwh da fonti rinnovabili è rappresentato al di là dei costi di istallazione assimilabili a quelli analoghi relativi alle fonti tradizionali dal costo d impianto, che comprende a sua volta la dimensione occupazionale. dell Ue il 20 e 21 marzo, ma soprattutto restano posizioni ancora molto distanti da conciliare. Da una parte, paesi come la Polonia e la Gran Bretagna, alcuni partiti conservatori, ma anche le associazioni industriali, che insistono su un unico obiettivo legato alla riduzione delle emissioni di Co2, lasciando la possibilità di continuare a produrre energia anche da fonti fossili e dal nucleare, dall altra i paesi che sostengono la necessità dei tre obiettivi ambiziosi e il ruolo esemplare dell Europa nel contrasto ai cambiamenti climatici. Per quanto riguarda l Italia, fino a oggi non esiste una posizione univoca del governo. Anzi, nei giorni scorsi si sono susseguite prese di posizione, lettere e dichiarazioni molto divergenti da parte del ministro dell Ambiente, che sostiene i tre target, e del ministro dello Sviluppo economico, molto in sintonia con Confindustria, che addebita agli obiettivi di contrasto ai cambiamenti climatici troppo ambiziosi dell Unione europea la causa del divario di competitività dell economia comunitaria nei confronti di altre economie avanzate. Proprio per superare questi contrasti e definire una posizione univoca e coerente dell Italia nel negoziato europeo sul pacchetto In definitiva, sembra ragionevole considerare questa trasformazione del sistema energetico come un caso fortunato per raggiungere quegli obiettivi di sviluppo sostenibile fatti di un concomitante bilancio positivo sul fronte economico, sul fronte dell occupazione e anche sul fronte, ovviamente, ambientale. A fronte di queste straordinarie opportunità, che cosa è successo nella realtà del nostro paese? Siamo riusciti ad aumentare le tariffe energetiche, già piuttosto elevate nel confronto internazionale, siamo stati capaci di accumulare un nuovo deficit commerciale con l importazione invece che la produzione di impianti del fotovoltaico, sino a un valore di oltre 10 miliardi di euro l anno, abbiamo consentito che con le agevolazioni offerte agli utenti privati si sviluppassero anche forme di vera e propria rendita speculativa, sempre sorrette da una fortissima lobby degli installatori con alle spalle gli importatori degli impianti. Tutto questo con alcuni semplici e ben studiati provvedimenti del governo basati su un agevolazione sul costo del kwh prodotto da impianti da fonti rinnovabili, incentivi caricati a loro volta sulla bolletta energetica di tutti gli utenti. Poiché la questione stava clima-energia è stato istituito da pochi giorni un gruppo di coordinamento interministeriale e una riunione di coordinamento presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio Filippo Patroni Griffi. Di certo il contrasto ai cambiamenti climatici non può attendere, gli obiettivi fin qui sottoscritti a livello globale per i prossimi anni non sono sufficienti a contenere l aumento della temperatura entro i 2 gradi, il limite considerato dalla scienza insuperabile per consentire la sopravvivenza del pianeta, ma che comunque, se raggiunto, sommergerebbe tanti piccoli Stati insulari. La verità è che se non si interviene da subito con obiettivi più ambiziosi, la temperatura globale aumenterà oltre i 5 gradi, con conseguenze catastrofiche; ma anche senza aspettare tanto, ci rendiamo conto dell estrema urgenza di intervenire, osservando l aumento delle precipitazioni che sta colpendo l Italia negli ultimi anni. Non si può collegare la responsabilità del singolo evento ai cambiamenti climatici, ma è scientificamente provato che tra gli effetti del riscaldamento globale c è l intensificarsi dei fenomeni atmosferici estremi: piogge violente, alluvioni, esondazioni. Porsi degli obiettivi per

3 13-19 FEBBRAIO 2014 N. 6 3 raggiungendo livelli clamorosi comprese le proteste della Confindustria, ma non sulla mancanza di una politica industriale, quanto sulla pur ragionevole questione del costo dell energia il governo è dovuto intervenire, non per correggere il tutto, bensì per ridurre la dimensione degli incentivi. Quello che sulla carta si poneva come un importante opportunità, si è tradotta di fatto in un fallimento e in un danno per il paese. Correggere questo disastro è certamente possibile, sia perché le tecnologie evolvono e le soluzioni attuali non saranno certamente quelle di domani, ma soprattutto perché si tratterebbe essenzialmente di impostare una politica industriale che non confonda la microeconomia con la macroeconomia. Un errore, volendo, facilmente superabile. Si è accennato in precedenza alla dimensione mondiale spesso dimenticata della nuova rivoluzione energetico-industriale. Questa dimenticanza rappresenta un rischio che potrebbe manifestarsi in modi molto negativi, trasformando la transizione energetica in un conflitto comunque grave con tutti i paesi produttori di petrolio e simili. Noi stessi abbiamo confini mediterranei complicati con Egitto, Libia e Algeria, che invece potrebbero essere coinvolte in un processo generale di sviluppo, peraltro necessario, piuttosto che vivere una posizione di opposizione. Questa è la dimensione che deve essere assunta e realizzata a livello di Unione europea, di una nuova Unione europea, tre contrastare i cambiamenti climatici è quindi un obbligo morale verso il pianeta e chi lo abita, nonché per le future generazioni, ma allo stesso tempo è un occasione straordinaria per uscire dalla crisi e creare nuovi posti di lavoro. Un recente report del Guardian stima che con un obiettivo vincolante per le rinnovabili, al 2030 si creerebbero posti di lavoro in più, a livello di Ue, a fronte di costi che sarebbero più alti solo del 2,6 per cento rispetto a quelli da sostenere se si ponesse un unico target vincolante sulle emissioni. Ma c è di più. Uno studio dell European renewable energy council (Erec) stima che un triplice obiettivo vincolante al 2030, con il target sulle rinnovabili al 45 per cento, creerebbe 4,4 milioni di posti di lavoro e una riduzione di circa 370 miliardi di euro sull import di combustibili fossili: più del doppio del deficit commerciale del Rispetto per l ambiente, contrasto ai cambiamenti climatici, nuovo sviluppo sostenibile, nuova e qualificata occupazione, riduzione delle importazioni di energia e quindi, in prospettiva, riduzione del costo dell energia, sono i risultati che possiamo ottenere se spingiamo per una forte accelerazione per la transizione verso un sistema energetico pulito e lasciando a carico dei singoli paesi fermo restando gli obiettivi ambientali fissati dalla Comunità il come modificare un sistema energetico nazionale, troppo specifico e connesso al territorio per essere curato da Bruxelles. In un documento generale di politica economica e sociale, non sarebbe ragionevole pretendere di ritrovare un esposizione del tema energia con approfondimenti, argomentazioni e puntualizzazioni. In controluce, tuttavia, alcune delle questioni sopra descritte si potrebbero leggere anche nel documento della Cgil e basterebbero poche battute per evitare letture contraddittorie o devianti. Forse basterebbe una frase che richiami la necessità che il governo elabori un progetto di Piano energetico nazionale dedicato alle questioni del nuovo sistema energetico, dove vengano definiti gli obiettivi, gli strumenti, l articolazione degli interventi su diversi aspetti. L ultimo elaborato in materia di energia risale al governo Monti e aveva una dimensione temporale e un contenuto progettuale non solo discutibile, ma comunque di troppo breve periodo, per cui è rimasta aperta la necessità di disporre di una nuova e specifica elaborazione programmatica su una questione che non solo non consente improvvisazioni, ma che deve avere anche un respiro strategico e una dimensione temporale che non possono in alcun modo essere richiesti all economia privata. * Ricercatore, ex vicedirettore generale dell Enea IL CONTRIBUTO DELLA FILCTEM La transizione possibile Un emendamento integrativo all azione 6 (Politiche industriali e di sviluppo), punto 7, quello relativo al tema strategico dell energia, oltre alla richiesta che, nell ambito dell intero iter congressuale, a partire dalle proprie assemblee territoriali, si discuta, si emendi, si ragioni su alcuni spunti e idee (riassunti in un documento, Le nostre idee per il paese ). È la proposta che avanza la Filctem per le XII assise della Cgil, convinta del fatto che nel corso del dibattito tra gli iscritti che si concluderà a Rimini il 6, 7 e 8 maggio ci sia bisogno del contributo del sindacato dell energia, della chimica e della manifattura, settori che rappresentano un osservatorio privilegiato sulla competitività delle nostre merci nei mercati internazionali, sulla strategicità delle produzioni intermedie e la tenuta di intere filiere industriali del nostro paese. In particolare il tema dell energia si impone per rilanciare, qualificandolo, lo sviluppo del paese, sia in termini di sostenibilità che di competitività. Essenziale, per la Filctem, è la fase di transizione, nella quale vanno governati i tempi del passaggio dal vecchio modello prevalentemente incentrato sulle fonti fossili (petrolio, gas, carbone) al nuovo, più incline all efficienza e al risparmio energetico, alle fonti rinnovabili. Un governo che andrebbe esercitato sia sotto il profilo economico (i costi eccessivi del sistema energetico sull apparato produttivo) che in ambito sociale (la crisi del lavoro nei comparti termoelettrico e della raffinazione). Tre, soprattutto, le riflessioni della federazione di categoria. La prima: raffinerie, rigassificatori, pipeline, reti cosiddette intelligenti, trasporto e distribuzione, centrali elettriche queste ultime peraltro le più moderne ed efficienti d Europa sono un patrimonio del paese, che va salvaguardato e non dismesso in questa fase di congiuntura negativa per poterlo rilanciare nel futuro. La seconda: un obiettivo da raggiungere è la diminuzione dei costi dell energia, con un intervento sulle cause strutturali (alto costo del mix di fonti primarie, inefficienze del sistema, disfunzioni della rete), nonché la definizione di un nuovo sistema tariffario che riduca la componente fiscale e parafiscale delle bollette, tra cui gli oneri di sistema (fonti rinnovabili e assimilate, oneri nucleari ecc.). Per questo si rende necessaria la ridefinizione delle regole del mercato elettrico e in particolare una riforma dei meccanismi di funzionamento della Borsa elettrica, affinché l elettricità prodotta a costi più bassi contribuisca alla riduzione dei prezzi finali. La terza: un attenta gestione della fase di transizione in corso, con particolare riferimento al comparto termoelettrico, per garantire autonomia e sicurezza energetica del paese, costi competitivi, valorizzando gli investimenti fatti e quelli necessari per ridurre i costi e la dipendenza energetica dall estero (oggi attorno all 80 per cento), salvaguardando e tutelando i livelli occupazionali. C. C. (il testo completo del documento si può leggere su Passi avanti nella risoluzione del Parlamento europeo rispetto a quella approvata dalla Commissione. Ma l Italia giudica troppo ambiziosi i propositi dell Ue distribuito, fondato sull efficienza energetica e fonti 100 per cento rinnovabili. Per ottenere questo obiettivo occorre incentivare in modo strutturale lo sviluppo delle rinnovabili, l efficienza e il risparmio energetico e allo stesso tempo limitare, fino ad azzerarlo, il ricorso alle fonti fossili, tagliando ogni forma di incentivo alle stesse, negando l autorizzazione a nuove centrali a carbone (comprese quelle Ccs), a olio combustibile, alle perforazioni per la ricerca di idrocarburi, a nuovi rigassificatori e allo shale gas, e programmare la graduale chiusura delle centrali a fonti fossili, partendo da quelle più inquinanti. Il nostro sistema imprenditoriale, purtroppo, non sta cogliendo la sfida e resta ancorato a un vecchio modello industriale ed energetico destinato al declino. Per Confindustria anche il debole pacchetto proposto dalla Commissione europea è irrealistico e autolesionista. Invece di investire nei settori trainanti dell efficienza energetica, delle rinnovabili, del sistema di accumulo e distribuzione energetica, cogliendo finché siamo in tempo anche un vantaggio competitivo per le nostre imprese, si ostina a difendere il vecchio, con ciò compromettendo non solo l ambiente e la salute di lavoratori e popolazioni, ma anche perdendo un occasione unica di crescita e sviluppo. La triste riprova emerge dal rapporto annuale di Bloomberg new energy finance (Bnef) sugli investimenti globali nelle fonti rinnovabili e nelle tecnologie energetiche intelligenti. Il rapporto rileva che il 2013 è stato un anno nero per gli investimenti globali nel settore, investimenti scesi a 254 miliardi di dollari, il 12 per cento in meno rispetto all anno precedente, e assegna all Italia il peggior risultato a livello mondiale: solo 4,1 miliardi di dollari, il 73 per cento in meno rispetto ai 15,2 miliardi del Il documento congressuale Il lavoro decide il futuro rimarca la necessità di politiche energetiche comunitarie per affrontare le questioni della riduzione delle emissioni, della sicurezza energetica e della transizione a un sistema energetico al 100 per cento rinnovabili, indicando l obiettivo ultimo al Penso che, anche in relazione al pacchetto clima-energia, il percorso congressuale dovrebbe approfondire la discussione sulla fase di transizione, ponendosi obiettivi di più breve periodo, a partire dalle scelte di politica energetica e industriale nazionale, anche per sostenere la giusta transizione dei lavoratori, garantendone diritti e tutele.»» Filippi DALLA PRIMA La necessità di una diversa politica energetica costituisce un passaggio obbligato del rinnovamento del sistema produttivo nazionale, sia per la funzione anticiclica che svolgono gli investimenti del settore, sia per la necessità di aumentare la competitività e l efficienza del sistema energetico. Ridurre significativamente il gap di costo dell energia, sia per le famiglie che per le imprese, è indispensabile. L alto costo dell energia, in particolare dell energia elettrica, che è superiore del 20 per cento ai costi europei, azzoppa gravemente la competitività delle imprese italiane, minando la possibilità di ripresa economica e produttiva. Le cause strutturali di questo differenziale di costi con l Europa sono note: elevato costo del mix energetico, basato essenzialmente sul gas, con prezzi all ingrosso del gas superiori del 20 per cento rispetto all Europa; costi e inefficienze diffuse, quali gli oneri di sistema e le attuali disfunzioni della rete nazionale; eccessivo peso della componente fiscale nelle tariffe. Questo quadro richiede alcuni interventi correttivi, che possono avere un beneficio diretto sui costi dell energia elettrica: in primo luogo, occorre arrivare rapidamente alla separazione della dinamica del costo gas da quella del petrolio, in considerazione del peso che il gas ricopre nella generazione elettrica e in relazione alle prospettive di sviluppo di un mercato del gas a livello europeo; bisogna intervenire per ridurre la componente fiscale delle tariffe energetiche e anche per il gas; è necessario prendere in considerazione la possibilità di un tetto temporaneo alle tariffe energetiche in relazione al prolungarsi della crisi, per determinare un alleggerimento di costi per le imprese. L obiettivo della sicurezza energetica è da sempre uno dei principali impegni che chiediamo alla politica nazionale, vista la nostra forte dipendenza nel settore. La crisi economica, intrecciata con gli avvenimenti che hanno contribuito a modificare il quadro energetico internazionale (il disastro nucleare di Fukushima, i rivolgimenti politici in Nord Africa e Medio Oriente), ha rafforzato la consapevolezza che la risposta a questo problema vada cercata sia in campo nazionale che europeo. In tema di sicurezza energetica del paese il problema della dipendenza dalle importazioni resta di primaria importanza, poiché coprono l 82 per cento del nostro fabbisogno energetico nazionale, contro il 53 della media europea. Abbassare la dipendenza energetica e quindi la vulnerabilità del paese, è una necessità in primo luogo economica (60 miliardi di euro nel 2013 il costo della fattura energetica), ma anche politica che ci viene richiesta dall Europa, che indica come scelta strategica di puntare sulla produzione delle rinnovabili con l 80 per cento di energia decarbonizzata entro il L efficienza energetica rimane il modo migliore per ridurre la domanda energetica e le emissioni di gas serra, determinando nel contempo le condizioni per aumentare la competitività del sistema produttivo. Non si tratta solo di risolvere una criticità del sistema, evidenziata dalla complessità delle azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi che ci impone l Europa, ma di un opportunità per il sistema industriale e manifatturiero per rilanciare investimenti e occupazione. Ricordo che il Piano straordinario di efficienza energetica, condiviso con Confindustria, indica la possibilità di un incremento del Pil medio annuo dello 0,6 per cento e nel decennio la creazione di 1,6 milioni di posti di lavoro, 238 miliardi di euro di nuovi investimenti e produzione, un vantaggio economico per il sistema paese di 15 miliardi. La sfida ambientale va sostenuta, è una grande opportunità di crescita anche per l industria italiana, che è peraltro all avanguardia nei settori delle tecnologie per l efficienza energetica, ma non possiamo forzare ulteriormente con restrizioni e penalizzazioni nei processi produttivi, tenuto conto della difficilissima situazione occupazionale nel nostro paese. La transizione dal carbonio va gestita e armonizzata con il resto dell economia produttiva, è un mutamento epocale e come tale va gestito. Il documento congressuale pone le giuste basi per assecondare questo cambiamento di rotta.

4 FEBBRAIO 2014 N. 6 MONDOBLOG RADIOCRAC.BLOG.RASSEGNA.IT DI DAIDE COLELLA TELEISIONE, IL MODELLO TICINESE La questione dovrebbe stare a cuore al direttore generale della Rai Luigi Gubitosi, ma anche a tutti coloro che presiedono organismi pubblici e privati sparsi lungo lo Stivale, partiti politici compresi: la creazione di uno spazio di discussione per stabilire un nuovo rapporto di fiducia con cittadini, clienti, telespettatori. Con questo annoso problema si sono cimentati i funzionari della Rsi, la televisione della Svizzera italiana. Con discreto successo, da qualche tempo, hanno dato vita a una sezione del sito in cui rispondono senza strumentalizzazioni alle domande dei cittadini ( ). In una nazione dalla vocazione autarchica come la Svizzera, non stupisce che il primo problema affrontato sia quello del lavoro e, nello specifico, la nazionalità delle figure professionali in forza alla tv. L emittente pubblica è lesta a tranquillizzare la pancia dei ticinesi: nei loro studi sono impiegati professionisti stranieri molto bravi, ma precari, grazie al ricorso ad appalti esterni. Al Sud del San Gottardo il pubblico è attento ed esigente. I temi trattati sono tra i più disparati. Dai meccanismi di scelta delle partite di Champions League alla qualità del segnale dei canali radiofonici al confine con l Italia, al numero di dirigenti in forza all emittenza pubblica. Tra le pieghe delle domande dei cittadini ticinesi è possibile cogliere una buona dose di populismo. Meccanismi di critica facili da reperire nei confronti di organismi pubblici di ogni genere e paese. La strada intrapresa dai dirigenti Rsi dimostra che le scelte effettuate con criteri chiari (anche quando non condivisibili) e le risposte schiette ottengono facilmente il rispetto di utenti/cittadini/telespettatori e addetti ai lavori. Una pratica su cui in molti potranno meditare. RASSEGNADOS.BLOG.RASSEGNA.IT DI LORENZO PIERFELICE SICUREZZA & SALUTE di DIEGO ALHAIQUE I n Italia non esiste una politica nazionale adeguata per la sicurezza e salute sul lavoro e non c è un sistema organizzato per la prevenzione dei rischi professionali. Noi lo andiamo affermando da diversi anni, ma a dirlo questa volta è un istituzione internazionale quale il Consiglio d Europa, per mezzo del Comitato europeo dei diritti sociali, la cui funzione è quella di pronunciarsi sulla conformità alla Carta sociale europea della situazione negli Stati che l hanno ratificata. Il Comitato ha pubblicato a fine gennaio il suo rapporto sull aderenza del nostro paese alle disposizioni della Carta appartenenti al gruppo tematico Salute, sicurezza e protezione sociale ; vale a dire, le previsioni riguardanti il diritto a condizioni di lavoro sane e sicure (articolo 3), alla tutela della salute (articolo 11), alla sicurezza sociale (12) e all assistenza sociale e medica (13), il diritto di beneficiare di servizi di assistenza sociale (14), il diritto delle persone anziane a una protezione sociale (23), il diritto alla protezione contro la povertà e l esclusione sociale (30). Il Comitato ha concluso per la non conformità dell Italia a diverse disposizioni, riguardanti gli articoli 3, 12, 13, 23 e 30. Su alcune di queste richiede al nostro governo ulteriori Prevenzione dei rischi e sicurezza sul lavoro, severe critiche all Italia dal Comitato europeo dei diritti sociali informazioni per poter valutare la situazione, sottolineando che l omissione dell invio delle specifiche relazioni in materia è una violazione di un obbligo stabilito dalla Carta. In particolare, circa il diritto a un lavoro sano e sicuro (articolo 3), il rapporto è giunto alle severe conclusioni ricordate all inizio, esaminando due aspetti. Il primo è quello relativo a una politica nazionale di prevenzione e dei suoi obiettivi. Il Comitato aveva già analizzato nel 2009 il tema, concludendo che la situazione non era in conformità con la Carta per l inesistenza di una politica nazionale adeguata in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Nell attuale rapporto, da una parte, prende atto che con l emanazione del Testo Unico sono stati previsti lo sviluppo di strategie nazionali per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, l applicazione di linee guida definite a livello territoriale, la condivisione e la diffusione dei dati sugli infortuni e le malattie professionali e le relative attività di controllo, la concertazione tripartita e l elaborazione di politiche di sostegno, ma dall altra constata come tali previsioni non siano state attuate e che una politica nazionale non è stata ancora varata. Non solo. Il Comitato ricorda che pende sull Italia una procedura d infrazione dinanzi alla Corte di giustizia Ue relativa alla deresponsabilizzazione del datore di lavoro in caso di delega e subdelega ai compiti di prevenzione, mentre una nuova denuncia è stata presentata sulle recenti disposizioni del decreto detto del fare, che violerebbero la direttiva quadro 89/391. Sul secondo tema, quello dell organizzazione di un sistema di prevenzione, il Comitato prende atto dell esistenza dei piani per la prevenzione e la sorveglianza nel settore agricolo e nelle costruzioni, della definizione di un sistema di qualificazione delle imprese in materia di salute e sicurezza e delle procedure standardizzate per la valutazione dei rischi, ma osserva che non erano in vigore durante il periodo preso a riferimento per la sua analisi (dal 1 gennaio 2008 al 31 dicembre 2011). Non è quindi in grado di concludere per l esistenza di un sistema d organizzazione della prevenzione dei rischi professionali a norma dell articolo 3, paragrafo 1, della Carta sociale, e chiede ulteriori informazioni sulla partecipazione degli Ispettorati del lavoro allo sviluppo di una cultura della salute e sicurezza condivisa dai datori di lavoro e dai lavoratori. Rassegna Sindacale Settimanale della Cgil ia dei Frentani 4/a, Roma tel. 06/ fax 06/ Comitato editoriale Aris Accornero, Patrizio Bianchi, Mimmo Carrieri, Mario Centorrino, Claudio De incenti, Fiorella Farinelli, Maria Luisa Mirabile, Enzo Rullani, Giorgio Ruffolo Direttore responsabile Guido Iocca Redazione Massimiliano Acerra Paolo Andruccioli Patrizia Ferrante Enrico Galantini Carlo Gnetti Roberto Greco Mayda Guerzoni Stefano Iucci rassegna.it Cristina Izzo Ilaria Longo Giovanni Rispoli Marco Togna Progetto grafico Ilaria Longo Editore Edit. Coop. società cooperativa di giornalisti, ia dei Frentani 4/a, Roma Iscritta al reg. naz. Stampa al n.4556 del 24/2/94 Presidente del Consiglio d amministrazione Paolo Andruccioli Proprietà della testata Ediesse Srl Abbonamenti 2014 Annuo: euro 86,00 (euro 53,00 per gli iscritti Cgil). Estero: euro 190,00 ccp n , intestato a: Rassegna Sindacale Iban IT07 C intestato a: Edit.Coop. 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Stampa Puntoweb srl, ia ariante di Cancelliera, Ariccia (RM) Chiuso in tipografia martedì 11 febbraio ore 13 Associato a MediaCoop Legacoop Associazione Cooperative Editoriali e di Comunicazione La testata fruisce dei contributi diretti di cui alla l , n Iscritto al n del registro delle pubblicazioni periodiche del tribunale di Roma il 28 novembre Iscrizione al Roc n L ASSOCIAZIONE TRENTIN E L ANALISI DELLA CRISI L Associazione Bruno Trentin-Isf- Ires, grazie all attività dei suoi osservatori in campo economico e sociale e all ampio lavoro di ricerca, ha avuto il merito di stimare per prima l area della sofferenza occupazionale costituita da disoccupati (impegnati in azioni di ricerca attiva), scoraggiati disponibili a lavorare e occupati in cassa integrazione, stimando in circa 5 milioni le persone in tale stato. Accanto a questa analisi, abbiamo valutato la realtà rappresentata dal disagio di chi lavora, inserendo in questo insieme coloro che operano a tempo determinato o con contratti di collaborazione, perché non hanno trovato un lavoro a tempo indeterminato, e i part-timer involontari. La consistenza di questa seconda realtà si aggira attorno ai 4 milioni e soggetti. Sommando le due aree si arriva a cifre record, che indicano la pesante incidenza avuta sul mercato del lavoro nazionale della crisi partita dal In tale ambito vanno collocati i dati relativi all impatto della crisi sulle condizioni di vita e di lavoro degli immigrati. Anche nel loro caso i dati sono stati valutati ripartendoli nelle due aree. Quella della sofferenza e quella del disagio, che mostrano entrambi tassi di crescita maggiori di quelli relativi agli italiani. Una specifica survey sugli immigrati ha segnalato anche la particolare fragilità di questo settore del mercato del lavoro: si riducono fortemente i consumi, si accetta qualsiasi tipo di lavoro, diminuiscono le rimesse e si rivede il proprio progetto migratorio, fino al punto (per circa la metà degli intervistati) di pensare di emigrare ancora. Ovviamente, la crisi ha avuto pesanti effetti sui redditi, sia dei lavoratori che dei pensionati. Nel periodo che va dal 2007 al 2013, l assenza di correzioni all Irpef si è saldata con rinnovati inasprimenti delle addizionali regionale e comunale, triplicando gli aggravi sul lavoratore single e azzerando totalmente gli sgravi di cui aveva beneficiato in precedenza il lavoratore coniugato. In poco più di un decennio, la quota delle addizionali sull imposta complessiva gravante sui salari risulta quasi triplicata: dal 4,2 all 11,2 per cento per il single e dal 5,8 al 17,1 per cento per il coniugato. Non solo. La mancata riforma del fiscal drag ha comportato un maggior prelievo fra il 2001 e il 2013, pari a 3,2 punti sul salario del single e a 5,3 punti di quello del coniugato. A partire da tali dati, insieme al Cer, abbiamo valutato la questione distributiva per sottolineare come nel nostro paese la struttura del prelievo si caratterizzi per una limitatissima idoneità redistributiva: quella affidata alla quota di prelievo complessivo (meno di un quarto) derivante dall Irpef. Tutto ciò accade in una situazione nella quale la potenzialità redistributiva è stata vulnerata a fondo da molte circostanze. Ci riferiamo non solo ai macroscopici fenomeni dell evasione e dell elusione, ma anche dalle continue fughe dalla progressività, favorite dal legislatore attraverso i tanti sistemi agevolativi, oltre che dalla non volontà di RAFFAELE MINELLI* Il lavoro tra sofferenza e disagio L ARGOMENTO di affrontare la questione dell incapienza. a sottolineato peraltro che non ci siamo limitati all indagine, ma abbiamo avanzato alla Cgil anche proposte adeguate alla soluzione dei problemi, suggerendo già all inizio del 2013 che tutto il recupero di evasione, assieme al maggior prelievo dovuto al fiscal drag, confluisse nel fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale previsto dal dl 138/2011 e ridisegnato dalla legge di stabilità A fronte degli effetti devastanti della fase recessiva sull occupazione e sui redditi dei lavoratori e dei pensionati, particolarmente interessanti sono i prodotti dell Osservatorio sulla spesa pubblica. Il rapporto sulla finanza pubblica negli anni della crisi ha mostrato con chiarezza gli effetti della recessione. Un andamento del Pil in significativa flessione per il 2013; una caduta del numero degli occupati totali, che passano dai milioni del 2008 ai milioni del 2012, una riduzione, a partire dal 2009, di tutte le principali voci di spesa pubblica (a esclusione di quella relativa agli interessi sul debito) e in particolare di quelle del personale e degli interventi in conto capitale. Se si guarda ai dati, articolandoli per livelli di governo si rileva che, mentre al centro la riduzione per il totale delle due voci è pari al 10,7 per cento, a livello regionale e locale è del 16. L esame particolareggiato delle voci mostra poi la debolezza delle politiche pubbliche per contrastare gli effetti negativi del ciclo. Si contraggono le spese in grado di determinare la crescita del Pil

5 13-19 FEBBRAIO 2014 N. 6 LAPIAZZA 5 I PODCAST DELLA SETTIMANA I COMMENTI ONLINE DEI NOSTRI LETTORI SIAMO ANCHE SU facebook.com/rassegna.it twitter.com/rassegna_it Ammortizzatori in deroga: sospendere il decreto da Italia parla goo.gl/3sed3c 10 febbraio Susanna Camusso ha inviato una lettera a Enrico Letta chiedendo al governo di sospendere il decreto di revisione dei criteri di concessione degli ammortizzatori in deroga e avviare un confronto con il sindacato per disegnare un sistema universale. Abbiamo parlato di questi temi con Serena Sorrentino, della segreteria Cgil. Commento di Lexis Translate a I traduttori, questi invisibili, febbraio «Articolo interessantissimo! Purtroppo il mestiere di traduttore (sebbene tra i più antichi del mondo), fa fatica a conquistare un proprio status. Forse, però, la colpa è anche un pochino di noi poveri traduttori? Oltre a fare poco per far valere i nostri diritti, restiamo impassibili di fronte a persone che, pur non avendo alcuna formazione specifica, decidono di fare i traduttori a tariffe vergognose. Il primo problema reale è la mancanza di une seria regolamentazione in materia.» Commento di Lara a I traduttori, questi invisibili, febbraio «Cara Sara, secondo me non sai molto del mondo della traduzione. Sai per esempio che esiste la traduzione non letteraria? Contratti, software, Terra dei fuochi, basta un decreto? da Elleesse goo.gl/yf3xsw 07 febbraio Luci e ombre per il decreto legge approvato dal Senato sulla Terra dei fuochi, che prevede uno stanziamento di 50 milioni per il biennio al fine di effettuare screening medicosanitari sui cittadini che abitano tra Napoli e Caserta. Ne abbiamo discusso con Antonio Musella, attivista del comitato #stopbiocidio. bilanci non si traducono da soli. E la Sslmit esiste da moltissimo tempo. Buona ricerca :-).» Commento di Daniela a I traduttori, questi invisibili, febbraio «Articolo interessante e ben fatto. Segnalo solo che non è esatto dire che fino a una decina di anni fa i corsi di laurea in traduzione quasi non esistevano. Esistevano eccome, per chi come me si è laureata in Traduzione a Trieste vent anni fa... Solo che, a qualsiasi porta poi si andasse a bussare, la risposta è stata sempre di questo tenore: Per fare il traduttore editoriale non serve la laurea a Trieste, ma una laurea in Lettere e una certa conoscenza della lingua straniera da tradurre.» Commento di Salvatore a Camusso a Letta: sospendere il decreto sugli ammortizzatori, - 6 febbraio Esodati, voci dal presidio da Speciale goo.gl/dhiw6i 06 febbraio Sono tornati in piazza gli esodati, manifestando davanti a Montecitorio. Dopo quello presieduto da Monti, anche il governo Letta continua a non dare risposte sul futuro di migliaia di persone che si trovano, loro malgrado, collocate in questo strano limbo, che non dà diritto né a un lavoro, né alla pensione. Abbiamo raccolto le loro sofferte testimonianze. Electrolux, la corsa al ribasso del lavoro da Elleradio goo.gl/cdis0q 04 febbraio Il ricatto della multinazionale (riduzione dei salari o chiusura degli impianti) continua a far discutere. Ai nostri microfoni, Elena Lattuada, segretaria nazionale Cgil; alter Zoccolan, delegato Porcia; Manuela Marcon, delegata Susegana; Franco Belci, segretario Cgil Friuli-enezia Giulia; Paolo Tondin, delegato ex Memc di Merano. «Quelli che oggi rappresentano un peso per la società, in grande maggioranza, sono coloro che, da giovani, hanno lottato per difendere i diritti dei lavoratori, persone umili e con sani principi democratici, e la cosa più grave è che chi oggi occupano poltrone importanti, soprattutto della sinistra al governo, si sono dimenticati del loro passato, del loro presente, del loro futuro.» Commento di bunmel a Electrolux: forse un passo indietro dell azienda, - 7 febbraio «Questo direttore benefattore convoca un incontro (a scatola chiusa) per il giorno 12, ma tre giorni prima pretende che ci si debba fidare di coloro che prima ti reputano un esubero? Il tutto nel rispetto di un confronto ancora aperto con la minaccia di ritirare qualsiasi forma di confronto. Mi sembrano dei toni da guerriglia più che di apertura.» IL PUNTO Iniziativa popolare contro l immigrazione di massa. Già il titolo del referendum svizzero per limitare le quote di lavoratori stranieri in tutto il paese è tutto un programma. Non si può dire che i promotori del quesito, l Udc (il partito populista elvetico), abbiano utilizzato un lessico neutro e burocratico, quello lungo e fumoso a cui di solito si fa ricorso in questi casi. Le parole scelte e utilizzate sono grandi rilevatori culturali, e qui il contro e immigrazione di massa indicano una pulsione che è certo molto più ideologica che non razionale, visto che oggi il tasso di disoccupazione in Svizzera è di appena il 4,7 per cento, dopo anni di crisi globale durissima, e dunque è difficile presumere che i transfrontalieri italiani rappresentino davvero un pericolo per i lavoratori elvetici. Insomma, il voto ha mosso la pancia degli elettori: un aspetto su cui molto in questi giorni si è scritto. A noi preme però sottolineare un altro quesito cruciale che questa vicenda solleva. Quello della partecipazione e della rappresentanza politica. In Svizzera, com è noto, i referendum non hanno quorum: sono cioè validi sempre, a prescindere dalla percentuale di persone che votano. Ebbene, a questa consultazione ha partecipato soltanto il 55,8 per cento degli aventi diritto. I sì hanno prevalso per appena schede (equivalenti al 50,3 per cento). Insomma, un pronunciamento su un tema così complesso, destinato ad avere un peso enorme nei rapporti tra Confederazione elvetica e Ue (tant è che già sì parla di riscrivere tutti i trattati bilaterali che riguardano temi cruciali come agricoltura, trasporto terrestre e aereo, ricerca, accesso ai mercati pubblici, commercio), e contro il quale si erano espressi il Parlamento e la Confindustria locale, sarà tradotto in nuove regole e norme restrittive volute in fondo da uno schieramento non disprezzabile, ma certo minoritario nel paese, concentrato per di più in alcune particolari regioni, molte delle quali sono state investite solo marginalmente dal fenomeno migratorio. In una fase in cui si parla molto di rappresentanza, riforme istituzionali e democrazia diretta, sono elementi da non trascurare per una seria riflessione in materia di partecipazione. e di ridurre in modo virtuoso il rapporto tra debito e Pil: per esempio, si riduce drasticamente la spesa per ricerca e formazione. Il peso dell Irpef sul totale del prelievo arriva al 43 per cento e quello sui redditi da lavoro e da pensione, che nel 1996 rappresentava un quarto del totale delle entrate, nel 2012 arriva a un terzo. Si riducono, mentre aumenta l area della povertà, le prestazioni di assistenza sociale, sia in denaro che in natura. Discende la spesa del personale per il blocco della contrattazione e del turnover. Le cause di una simile dinamica perversa delle politiche di bilancio sono solo parzialmente riconducibili a misure assunte in periodo di crisi; spesso si tratta di conseguenze di scelte più lontane o di accentuazioni di misure la cui origine è anch essa precedente. In particolare, occorre segnalare il permanere di un irrisolto dualismo tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno, la tendenza a realizzare il riequilibrio del bilancio attraverso misure lineari di incremento delle entrate e di riduzione delle spese, la rinuncia a ricercare il recupero di competitività non sul terreno dei costi, ma su quello degli investimenti, con una ricomposizione settoriale della specializzazione produttiva, il ritardo, e le contraddizioni, nell assunzione del nuovo assetto istituzionale multigovernance. Il rapporto sulla finanza pubblica tende non solo a rendere evidenti i dati di maggiore sofferenza per i cittadini e per le imprese derivanti dalla crisi, ma anche a ricostruire le cause di fondo. È anche dall insieme di tutti questi dati che risalta la giustezza di una critica radicale dell ultima legge di stabilità, che, tranne piccoli interventi che segnano qualche inversione di tendenza, non è in grado di dare quegli impulsi necessari per cambiare il segno della fase recessiva che marca l ultimo quinquennio. * Responsabile ricerche Associazione Trentin Invece di definire efficaci strategie industriali la nuova politica pensa di cavarsela trasformando i sindaci in senatori Davvero la nuova politica, per poter ricostruire un nesso ormai perduto con la società, deve sfornare delle proposte come il Senato a costo zero? A parte i risvolti tecnici di una riforma istituzionale grottesca (il nuovo Senato viene affidato, secondo una logica incomprensibile, per cui il sindaco di Roma o di Milano vale come quello di Isernia o Matera, ad amministratori locali scelti per ben altri compiti, i quali dovrebbero anche eleggere il capo dello Stato e i membri degli organi costituzionali spettanti alle Camere), quello che si agita come nuovissimo pare in realtà sorretto da preoccupazioni alquanto strampalate, che si mantengono in una distanza abissale dalle angosce profonde della società. Proprio mentre l Electrolux mostrava l incalzare di una sfida dal volto inquietante, in linea con quella che Marx chiamava la tendenza costante del capitale ad abbassare i lavoratori fino al punto nichilistico della gratuità, la politica si esercitava con prove di ghiotti premi di maggioranza, con sbarramenti capestro, con l abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, con il Senato gratis. Se di un ulteriore prova della cecità dei non-partiti odierni nel cogliere le radici reali dell alienazione politica di massa c era bisogno, la sbrigativa inferenza per cui sfoltire alla rinfusa i costi simbolici delle istituzioni equivale al recupero di credibilità e fiducia, la fornisce in una maniera lampante. Queste pseudo riforme simboliche non spostano di un millimetro le condizioni reali di vita dei soggetti, non attenuano cioè la sensazione di una radicale vulnerabilità esistenziale che colpisce milioni di persone. Al capitale, che diffonde precarietà e incertezza, e propone di dimezzare gli stipendi per reggere la competitività al ribasso dei paesi emergenti con un costo del lavoro più a buon mercato, non si risponde certo trasformando i sindaci in senatori. Al punto nichilistico del capitale, che mira alla drastica riduzione del costo della forza lavoro per sostenere le ragioni della valorizzazione e garantire la riproduzione su scala crescente del meccanismo di accumulazione, si risponde (si dovrebbe) con una grande progettualità politica. Invece di definire delle politiche industriali efficaci, che sappiano individuare in anticipo i settori destinati alla rapida saturazione nella nuova divisione internazionale del lavoro e proteggere così il lavoro, di decidere investimenti in innovazione e ricerca per riqualificare la forza lavoro, di MICHELE PROSPERO di prospettare tipologie giuridiche finalizzate alla ricomposizione delle figure contrattuali dopo anni di frammentazione estrema che ha accentuato l impotenza sociale del lavoro, di disegnare politiche pubbliche per l occupazione, la nuova politica coltiva il sogno troppo facile di sopravvivere al diluvio con ritrovati estetici, con ingegnosi esercizi di marketing, con i trucchi della comunicazione. Se continua a guardarsi allo specchio per compiacersi del volto giovanilistico ritrovato e si attarda nel cullarsi degli effetti strabilianti tra i media delle esuberanze di una leadership dagli spostamenti continui, la nuova politica soccombe al cospetto delle forze sorde che sempre covano nei tempi delle crisi sociali e minacciano con pulsioni irrazionali incontenibili la tenuta di una democrazia che ha perduto ogni capacità di inclusione.

6 FEBBRAIO 2014 N. 6 speciale congresso cgil L LIBERTA DELLE DONNE PARLA ANNAMARIA RIERA Il conflitto necessario LLa nona delle undici azioni che la Cgil ha posto al centro della discussione congressuale e come impegno programmatico per i prossimi quattro anni è dedicata alle donne e alla loro libertà. Libertà che è condizionata dall autonomia economica, dalla parità di accesso al mondo del lavoro e ai luoghi dove si assumono decisioni, dentro e fuori il sindacato. Libertà anche di scelte e di diritti, in un paese in cui come la storia insegna e la cronaca ci ricorda troppo spesso le battaglie della politica si sono fatte sul corpo delle donne. Con questa azione la Cgil rinnova quindi il proprio impegno verso la riduzione del gap uomo/donna con un attenzione forte al tema della violenza di genere per contrastare la quale indica proposte e percorsi concreti. Dei punti trattati nell azione e sul tema specifico della violenza sulle donne, fisica, psicologica e verbale, abbiamo discusso con l antropologa Annamaria Rivera, dell Università di Bari. Rassegna Fra le undici azioni al centro del documento congressuale della Cgil, la nona è dedicata alle donne e alla loro libertà. In particolare si legge: La democrazia è fatta di libertà, di scelte, di partecipazione, di diritti: se metà del mondo è considerata come corpo, come soggetto possedibile e non come soggetto di cittadinanza, il vulnus alla democrazia è profondo. Quale ruolo può e deve giocare il sindacato? Rivera Fa bene la Cgil a rimarcare anche il diritto delle donne al lavoro e a un SPAGNA/LA LEGGE SULL ABORTO, LE DONNE, IL SINDACATO PARLA ANA HERRANZ, SEGRETARIA CCOO In difesa della nostra dignità hanno chiamato il Treno della Libertà El Tren de la Libertad perché doveva portare donne di tutta la Spagna, lo scorso primo febbraio, alla stazione di Atocha, Madrid, per poi dirigersi verso il parlamento e consegnare l appello contro la nuova legge che del governo conservatore di Mariano Rajoy sull aborto. E invece di essere solo un treno, si è trasformato in una Transiberiana delle donne europee che da un capo all altro del vecchio continente, da Roma a ienna, da Berlino a Bruxelles, a Lisbona, Londra, persino dalla lontana Reykjavík, hanno detto insieme che no, che non ci stanno, non si torna indietro nei diritti. Era da tempo che in Europa non si verificava una protesta così diffusa e quasi spontanea, alimentata certo dai movimenti femminili ma non strutturata complessivamente. Di certo non lo aveva previsto il governo spagnolo. Ma quella legge così restrittiva, che prevede l aborto solo in caso di violenza sessuale accertata e quando viene verificato da più medici un pericolo fisico e psichico per la madre che deve essere serio e durevole, è stata avvertita da tutti come il segnale chiaro che, dopo l austerità in economia, adesso è il momento dell austerità dei diritti, in Spagna e in Europa. Non sembra un caso, infatti, che pochi giorni prima della sua approvazione a livello governativo per la sua entrata in vigore occorre ora il passaggio parlamentare, a Strasburgo era stata bocciata la risoluzione Estrela dal nome della deputata socialista portoghese che l ha presentata che sollecitava tutti gli stati membri a una legislazione rispettosa della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne. Stoppata, si è poi detto, per un errore di traduzione. Ma l aria che tira in Europa è comunque chiara. Appena la scorsa settimana, dopo che in Francia per le forti proteste il governo socialista ha dovuto bloccare la riforma del diritto di famiglia che prevedeva aperture nei confronti delle coppie omosessuali e ESMERALDA RIZZI Le prove di forza della politica passano sempre più spesso sul corpo delle donne. Una risposta può venire solo dai movimenti organizzati un più ampio accesso alla procreazione assistita, in Svizzera è passato purtroppo il referendum che limita l ingresso degli immigrati ma, per fortuna, non quello diretto a escludere l aborto dalle prestazioni sanitarie rimborsate che qualcuno, evidentemente, voleva fosse un costo, un ulteriore peso, dopo quello morale, a carico delle donne. Durante i primi due anni del governo Rajoy, l ideologia ultraliberale si è mossa all attacco del welfare state, dei servizi pubblici. Oggi il Partito popolare ha spostato il suo obiettivo sui diritti di cittadinanza che intende restringere. A partire dalla cancellazione della legge sulla salute sessuale e riproduttiva e l interruzione volontaria di gravidanza dove, evidentemente, sono le donne a pagare il prezzo più alto commenta Ana Herranz, segretaria nazionale delle Comisiones Obreras, il primo sindacato spagnolo per importanza e iscritti. Le politiche sociali prosegue condividono con quelle economiche, ultraliberiste, la stessa trattamento paritario rispetto al salario, alle condizioni di lavoro, alle opportunità di formazione e di carriera. Per le donne, soprattutto in Italia, il neoliberismo, la crisi del welfare state, le privatizzazioni, poi la crisi economica e soprattutto le politiche di austerità hanno comportato un arretramento in molti campi, rispetto a una condizione femminile che era già tra le peggiori in Europa. Queste politiche hanno fatto schizzare il numero di disoccupati/e a 6 milioni e precipitare in basso salari e pensioni, a danno soprattutto delle donne. Basta citare l ultimo rapporto (2013) sul gender gap del World Economic Forum: se le filippine vi figurano al quinto posto su scala mondiale per parità tra i generi (dopo Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia), l Italia è solo al settantunesimo, dopo la Cina e la Romania, e occupa addirittura il novantasettesimo per partecipazione delle donne alla vita economica. Distinguendosi così dalla maggior parte dei paesi europei che, sui centotrentasei di tutti i continenti, si trovano nelle prime trenta posizioni. Il ruolo che può giocare il sindacato sarebbe decisivo se mostrasse più grinta rispetto alle politiche di austerità che stanno distruggendo diritti conquistati in decenni di lotte. E se esso privilegiasse conflitti e vertenze rispetto a concertazione e accordi. Rassegna L altro punto importante sul quale la Cgil insiste è quello del contrasto alla violenza, al femminicidio, e alla necessità di attivare si legge poi nel testo interventi di visione ultraconservatrice. L attacco ai diritti civili in Spagna è partito col progetto di cancellare la Legge sulla salute sessuale, riproduttiva e sull Ivg, una legge fortemente criticata dagli ultraconservatori del Partito popolare che, osserva Herranz, stanno consentendo alla Chiesa cattolica spagnola di influenzare fortemente le scelte politiche del governo. A dimostrazione della forte valenza ideologica della proposta di legge sull aborto, anche il fatto che è stata affidata, per la sua stesura, al ministro della Giustizia e non a quello della Salute, e inserita così nell ordinamento penale. Prevedere l aborto come delitto ha un peso ideologico importantissimo perché si criminalizza la donna ma anche il medico che lo pratica osserva Herranz. Per cercare di rendere meno indigesto il contenuto di questo provvedimento, osserviamo, i conservatori si sono appellati al fatto che, in fondo, si stava

7 13-19 FEBBRAIO 2014 N. 6 LEAZIONI 7 S. GRANATI/BUENAISTA ordine pratico ma anche culturale che contrastino questi fenomeni. Che vi sia un sostrato culturale sessista emerge anche dalla cronaca. Proprio in questi giorni abbiamo assistito a più riprese alle aggressioni verbali, violente e grevi nei toni e nei contenuti, ai danni di deputate e della presidente della Camera nell ambito dei lavori parlamentari. La critica e il dissenso politico nei confronti delle donne si fa insultando e denigrando, cosa che non accade con gli uomini. Perché? Rivera Ovviamente aggressioni verbali e insulti sessisti non possono semplicemente ristabilendo la vecchia normativa del 1985, pure quella di matrice socialista, precedente Zapatero. Non è così risponde Herranz. La proposta Gallardón vieta il ricorso all aborto anche in presenza di una grave malformazione del feto; e nei pochi casi in cui è previsto un serio pericolo fisico e psichico per la madre, ecco allora la via crucis della ricerca di due diversi medici che questo pericolo dovrebbero certificare. Un attacco gravissimo alla dignità delle donne. La forte impronta ideologica, l attacco alla dignità delle donne e soprattutto la chiara intenzione di comprimere i diritti civili conquistati con il governo Zapatero hanno reso fortemente invisa agli spagnoli questa legge e fatto scivolare nelle intenzioni di voto il Partito popolare dietro il Psoe, il partito socialista. Certo, durante il governo Zapatero la Spagna era diventata uno dei paesi più avanzati nella legislazione sulle pari opportunità uomo/donna, dice Herranz che ricorda i tre equipararsi a femminicidi e atti di violenza sessuale. Ma i primi, comunque, sono indicativi del fatto che il sessismo (come il razzismo) è oggi a tal punto de-tabuizzato che può essere usato come un arma politica, considerata quasi legittima. Credo che la comunicazione tramite il web, liberando i freni inibitori, abbia contribuito a far emergere gli umori profondi, razzisti e sessisti, di questo paese. Confermandone anche la profonda arretratezza culturale, rivelata, fra l altro, dal fatto che l avere una ministra di origine subsahariana susciti un tale scandalo e aggressività. oglio dire: non è che altri paesi siano immuni da razzismo e sessismo, ma perlopiù essi non provvedimenti chiave di quella stagione: la legge sulla salute sessuale, riproduttiva e l interruzione volontaria di gravidanza; la legge sulle pari opportunità uomo/donna e quella sulla protezione contro la violenza di genere. Le tre leggi suscitarono una forte protesta dell area più conservatrice del Partito popolare che arrivò a portare la legge sulla protezione contro la violenza di genere davanti alla Corte costituzionale spagnola che ne confermò, però, la legittimità. Ma anche la legge sulla parità, che prevede una serie di obblighi per le imprese con più di duecentocinquanta dipendenti e la stesura del piano per le pari opportunità, subì un forte ostracismo da parte datoriale. Credo spiega ancora la dirigente sindacale spagnola che i diritti e in particolare i diritti delle donne rischino sempre di essere messi in discussione, come questa vicenda dimostra. Anche se, bisogna riconoscerlo, oggi la società spagnola sta reagendo compatta e in sono pronunciabili così impunemente come da noi. Quanto alla violenza sessuale e al femminicidio, ho apprezzato che il testo dell Azione 9 sottolinei che il femminicidio non può essere relegato al solo diritto penale. È proprio così. E invece le nuove norme contro il femminicidio si basano soprattutto sull inasprimento delle pene e delle misure cautelari, mentre si stanziano solo 10 milioni di euro per il piano finalizzato all informazione e alla prevenzione della violenza sessista. È questo versante, invece, che andrebbe Le politiche sociali di Rajoy condividono con quelle economiche, ultraliberiste, la stessa visione ultraconservatrice maniera davvero eccezionale in difesa di quelle conquiste. Sia le Comisiones Obreras (Ccoo) sia l Ugt si sono mobilitate subito con i movimenti femminili contro la proposta Gallardón in Italia lo stesso ha fatto la Cgil. Come sindacato siamo impegnati nella difesa dei diritti di cittadinanza al di là delle normali questioni del lavoro spiega Herranz. Per noi è doveroso denunciare e schierarci sui temi relativi alla giustizia e all eguaglianza, contro qualsiasi discriminazione. Su questa vicenda specifica, poi conclude, c è un altro problema gravissimo. Come può oggi questo governo, che in nome dell austerità ha praticamente cancellato il programma Educa 0-3 sui servizi all infanzia, obbligare le donne a portare avanti una gravidanza? È per questo che la nostra confederazione sta non solo appoggiando le organizzazioni femminili nella loro battaglia ma la sta conducendo anche in prima persona, in Spagna e davanti alle istituzioni europee. E. R. rafforzato. Sappiamo, per esempio, che nella maggior parte dei casi le donne vittime di stupro o femminicidio avevano denunciato invano i loro persecutori. Il che è indizio dell atteggiamento perlopiù indulgente, se non indifferente, delle forze dell ordine, esse stesse tutt altro che immuni dall ideologia sessista. Rassegna Sabato 1 febbraio in Spagna ma anche nel resto d Europa si è protestato contro il disegno di legge sull aborto del governo conservatore di Mariano Rajoy col quale, più che regolamentare l accesso a quella pratica, sembra si vogliano dare risposte politiche all area cattolica messa nell angolo dalle leggi progressiste del precedente governo del socialista Zapatero. Un po come fece l esecutivo guidato da Berlusconi nel 2008 quando cancellò subito l importante legge contro le dimissioni in bianco approvata dal precedente governo Prodi e fortemente invisa ai datori di lavoro. E si potrebbero fare molti altri esempi. Perché queste prove di forza in politica vengono spesso fatte sul corpo e a spese delle donne? Rivera Le prove di forza in politica spesso sono fatte ai danni dei soggetti sociali più deboli, tra i quali donne e migranti. Questo è ancor più possibile quando essi non riescono a esprimere una conflittualità diffusa e movimenti di massa organizzati. La lezione del movimento femminista degli anni 70, che fu di massa, c insegna proprio questo. Fu in quel periodo il decennio più riformista della storia d Italia, secondo Chiara Ingrao che le donne (e non solo loro) conseguirono le conquiste più importanti: la cancellazione del delitto d onore dal codice penale, il divorzio, la tutela delle lavoratrici madri, il nuovo diritto di famiglia, i consultori pubblici, la legge sulla parità sul lavoro e quella sull aborto. Certo, oggi, oltre tutto, sembra crollato il principio basilare che intende la politica come forma di rappresentanza e mediazione dei conflitti sociali L esempio della Spagna ci dice che le conquiste sociali sono sempre revocabili: in periodi di crisi come quello odierno crisi non solo economica, ma anche sociale, politica, culturale e della rappresentanza, in assenza di una reattività adeguata da parte dell opinione pubblica, dei soggetti sociali e di chi dovrebbe rappresentarne gli interessi, qualunque colpo di mano è possibile. Per fortuna, il movimento femminista spagnolo sta dando prova di combattività e capacità di risposta organizzata e di massa.

8 8 verso il congresso/ le tutele inviduali FEBBRAIO 2014 N. 6 IL COMMENTO Per la difesa dei diritti e della dignità delle persone di Mauro Soldini Coordinatore nazionale Sistema servizi Cgil Il 24 e 25 febbraio si terrà a Roma l Assemblea nazionale della tutela individuale presso il Centro congressi Frentani. In questa occasione la Cgil intende approfondire, in vista del Congresso, lo stato e le prospettive di sviluppo delle politiche organizzative, quelle che hanno al centro i bisogni e i diritti delle persone, in relazione al quadro che la crisi economica ci consegna: le mutazioni intervenute nel funzionamento della macchina statale, nella pubblica amministrazione e nella giustizia, per il lavoro dall incontro domanda-offerta alla garanzia dei diritti, per il sistema assistenziale e previdenziale, per la fiscalità. Tra gli aspetti più preoccupanti che mettono a dura prova la nostra capacità di seguitare a dare risposte esaustive alle migliaia di persone che si rivolgono alle sedi della Cgil vanno ricordate la prima spending review, la riduzione dei corrispettivi ai Caaf, la riduzione del Fondo patronati, la forte spinta impressa dall Inps alla telematizzazione con una contestuale compressione degli sportelli Inps e la smaterializzazione verso i pensionati di Cud e ObisM. Un insieme di atti che hanno determinato un sovraccarico di lavoro nelle nostre strutture che non ha precedenti. Gli Uvl, con le modifiche epocali delle norme su licenziamenti e ammortizzatori sociali, la destrutturazione dei rapporti di lavoro, l attacco agli spazi di contrattazione, vedono sempre più complicarsi l attività vertenziale e delle procedure concorsuali e crescere al tempo stesso la richiesta di aiuto da parte dei lavoratori. A tutto ciò si aggiunge una concorrenza spregiudicata, sia all interno del mondo dei patronati che tra il sistema dei Caf, dove in molti non distinguono più le attività regolate da regimi normativi diversi. Sullo sfondo i problemi finanziari, indotti da questi fattori, che rendono problematica la conferma dei nostri storici livelli di tutela. La travolgente realtà della crisi economica e di sistema spesso spinge le persone a divaricarsi nel rapporto con il sindacato, per cui da una parte si affievolisce l adesione nei luoghi di lavoro, dall altra ci si rivolge sempre più spesso ai servizi della Cgil per ottenere risposte pressanti a bisogni che solo qualche anno fa non sarebbero stati neppure considerati. In maniera sempre più evidente il le strategie di una RIFORM NNel momento in cui la crisi e i gravi sconvolgimenti sociali pongono nuove difficoltà ma anche nuove opportunità di tutela per le persone che guardano al sindacato per la risoluzione dei propri bisogni, il tema del rapporto tra la tutela collettiva e quella individuale assume per la Cgil una grande rilevanza. La discussione congressuale è l occasione per affermare, attraverso la confederalità, l equilibrio tra difesa e conquista dei diritti collettivi e bisogni della persona. Su questo asse strategico l Assemblea vedrà svilupparsi un confronto tra le categorie sindacali, il sistema Cgil e le tutele individuali a carico di Inca, Caaf, Uvl e Sol che, dalle loro trincee, porteranno all attenzione il grande lavoro fatto al tempo della crisi con i lavoratori, le lavoratrici, i giovani, le donne, i disoccupati, i precari, gli immigrati e i pensionati e la necessità di dar loro tutela e rappresentanza. Inca: tre questioni da affrontare Nei lavori precongressuali parlare di welfare e di tutele individuali per il patronato Inca significa affrontare tre questioni: la riforma della pubblica amministrazione; dove sta andando il sistema di welfare; che cosa siamo e che cosa vogliamo rimanere/diventare. La trasformazione della pubblica amministrazione ha risentito di tagli alla spesa generalizzati, di risparmi lineari anche attraverso la riduzione del personale, di una strisciante dequalificazione dei servizi, di un salto tecnologico specie nel caso Inps spesso incurante delle difficoltà dei cittadini e del divario digitale e ha determinato, da un lato, un processo di esternalizzazione non dichiarato quanto massiccio, dall altro la rarefazione nel rapporto diretto tra persone e amministrazione pubblica. Nel caso dell Inps si può tranquillamente affermare che la transizione dell Istituto e, con esso, dei lavoratori e dei cittadini alle procedure telematiche è avvenuta soltanto grazie all esistenza dei patronati che mediano circa il 95 per cento delle prestazioni rilasciate. La farraginosa produzione legislativa ha scaricato sui soggetti intermediari dei rapporti con il cittadino contraddizioni e vero e proprio smarrimento. Tutto ciò impone una seria riflessione sull assetto della governance degli enti e degli strumenti di controllo democratico. Il welfare è sempre più legato alla condizione economica delle persone, quando non delle famiglie, e perde il suo carattere di universalismo legato ai diritti di cittadinanza, sostenuto dalla fiscalità generale. Sono state messe in moto dinamiche di spesa privata e assicurativa, funzionali al passaggio da un sistema di servizi a direzione pubblica a uno a domanda individuale. La sanità, l assistenza, la previdenza con la riforma Fornero stanno toccando il livello più basso e iniquo dagli anni 70, consegnando la vita delle persone al senso di aleatorietà. La Corte Costituzionale del 2000 aveva giustamente parlato di funzioni di rilevanza costituzionale del nostro lavoro di patronato, ma le varie manipolazioni legislative che si sono succedute hanno ridisegnato la platea dei patronati e, successivamente, la quantità dei finanziamenti, sino a far passare un idea di assurda assimilazione del Fondo patronati con i finanziamenti alla politica. Inca deve rivendicare la propria funzione di attore primario e autonomo del processo di tutela delle persone e solo in questo senso è possibile l effettiva presa in carico della domanda sociale, espressa e non espressa. La Cgil conta oggi più della metà dei nuovi iscritti provenienti dalle attività del Sistema dei servizi, M. GUGLIELMINOTTI/BUENAISTA mentre gli effetti della crisi mettono in seria difficoltà gli assetti contrattuali, la capacità negoziale del sindacato e l efficacia della contrattazione collettiva. Dinanzi alla crisi e ai mutamenti radicali si è accentuata la solitudine del lavoratore e del cittadino. Questa consapevolezza deve entrare profondamente nel sentire collettivo della nostra organizzazione. Per la Cgil si pone oggi il problema di connettere strutturalmente l esercizio della funzione di rappresentanza/ contrattazione collettiva a quello di rappresentanza/tutela individuale. È un punto che va pensato come uno degli assi strategici di una forte e urgente autoriforma organizzativa, senza, in alcun modo, mettere in discussione la contrattazione e la rappresentanza del lavoro come il cuore della vita e dell identità di un sindacato come la Cgil. Il Sistema dei Caaf : un futuro di qualità e innovazione enti anni fa l amministrazione finanziaria per essere coadiuvata nel far adempiere agli obblighi fiscali i contribuenti italiani si dotò di un nuovo strumento, i Caf, società a responsabilità limitata. Per la Cgil la costituzione dei Caf è stata l occasione di disporre di un nuovo strumento per la tutela individuale, che avrebbe potuto coprire la vasta area dell assistenza fiscale. L attività storica dei Caf è nota, tanto che oggi sono ancora ritenuti quelli del 730. A questa attività, che ovviamente resta centrale, insieme a Unico, si sono andati aggiungendo altri compiti: Isee, imposte locali, Red, dichiarazioni di responsabilità e progressivamente attività meno precipue come gli adempimenti per colf e badanti, successioni, partite Iva, mediazione civile. L attuale situazione di crisi, i tagli, le mutazioni intervenute nella pubblica amministrazione, nella fiscalità, nel sistema assistenziale influiscono assai sul sistema dei Caf. Ma il momento può anche essere utile per trasformare la crisi i. ei el à, la lla tro CGIL) 4 to INCA CAAF UL SOL in un opportunità per una nuova stagione della tutela individuale, sapendo che la domanda di tutela e di assistenza cresce ancora. Per cogliere questa sfida però dobbiamo guardare bene dentro e fuori il nostro sistema, analizzarne lucidamente i limiti all implementazione del potenziale e porvi rapidamente rimedio. Guardando all evoluzione della loro storia vediamo, ad esempio, che i Caaf della Cgil si sono sviluppati, pur nel loro primato nazionale, non essenzialmente nell alveo degli iscritti, ma per accumulazione della domanda di assistenza fiscale La mole economica e di attività mossa dai Caaf, e la loro necessità di tariffare le sole dichiarazioni fiscali, vista l insufficienza dei compensi ministeriali, a fronte delle esigenze di gestione ordinaria ed equilibrata di bilancio, ha portato i Caaf a essere spesso considerati erroneamente, dentro e fuori la Cgil, serbatoi di risorse e non una componente essenziale della tutela delle persone, ma prima di tutti degli iscritti. A questo proposito, ancora oggi, la frammentazione del nostro sistema fiscale, data dalle specificità territoriali, è in contraddizione con il dato percentuale di iscritti attivi che utilizzano i nostri servizi fiscali per non più del 20, 25 per cento. Se, infine, esaminiamo la nostra relazione con la pubblica amministrazione, registriamo momenti difficilissimi: i famigerati tagli del 2012, tre anni di convenzioni con l Inps durante i quali le inefficienze organizzative sono state all ordine del giorno; le difficoltà dei nostri operatori a reggere l urto dell assurda vicenda Imu. Ma questa analisi deve anche portarci a valorizzare i punti di forza. Insieme all integrazione di sistema Cgil, in rapporto IL SISTEMA CGIL 4 Camere del Lavoro territoriali Confederazioni regionali Centro confederale nazionale TERRITORI ORGANIZZAZIONI COLLEGATE Strutture affiliate FP FILCAMS FIOM FILLEA FLAI FILCTEM FLC FILT SLC FISAC NIDIL SPI AGENQUADRI ALPA SILP SINAGI AUSER SUNIA APU FEDERCONSUMATORI Federazioni nazionali Quello che vogliamo valorizzare non è solo il d ma come i nostri servizi riescono a far fronte e a delle persone durante gli eventi importanti della vit con gli altri servizi, la rete e le categorie, consideriamo qualità e innovazione il binomio sul quale assestare i nostri Caaf. Andranno difesi e riqualificati i compensi esistenti, dovremo affrontare ancora il mercato selvaggio, e ciò andrà fatto rispondendo alle nuove norme di legge appena approvate, che alzano per tutti l asticella degli standard di qualità, migliorando le tipologie di ispezione che passano dalla forma al merito. Dovremo affermare il ruolo dei Caaf con la rappresentanza verso l amministrazione finanziaria e lavorare ancora per la piccola mediazione tributaria, accrescendo le competenze in modo tale da rispondere ai nuovi ruoli. Al tempo stesso sarà importante innovare i processi delle attività tradizionali e avviare o implementare più coraggiosamente nuove attività (già tradizionali per alcuni) come gestioni colf, successioni e mediazione civile, da interpretare innanzitutto come strumenti di maggiore tutela delle persone dalle speculazioni di mercato. Una sfida per il cambiamento che i Caaf, insieme a tutta la Cgil, sono sicuri di poter affrontare. La tutela individuale nella difesa dei diritti e dei contratti II quadro di riferimento della contrattazione collettiva è in forte cambiamento strutturale e in direzione opposta a quella perseguita o solo auspicata dal sindacato, non solo dalla Cgil. È caratterizzato dalle ormai consuete disdette unilaterali delle parti datoriali dei contrattati nazionali e dalle fuoriuscite dalle associazioni datoriali nazionali al solo fine di non applicare il contratto nazionale, o parti rilevanti dello stesso, sia nei comparti industriali che nel terziario. Federazioni regionali regionali IL SISTEMA DELLE TUTELE PRATICHE/ATTIITÀ OFFERTE DAL SISTEMA S 2013 INCA 80 UL 33 CAAF 25 SOL 16 TOTALE COMPLESSIO 154 Federazioni territoriali EENTI DELLA ITA CORRELATI Studio e formazione Lavoro Immigrazione Ingresso in Italia Emigrazione Maternità e paternità Disagio economico Malattia Infortunio, malattia professionale Invalidità Disabilità Disoccupazione Pensionamento Decesso di un familiare Abitazione Inca Uvl Caaf So

9 13-19 FEBBRAIO 2014 N. 6 GRANDANGOLO 9 baricentro della rappresentanza si sposta perciò verso la richiesta di tutela individuale e si accentua, allo stesso tempo, il senso della confederalità, attraverso l esigenza di reti relazionali che, fino ad oggi, dove sono presenti, hanno garantito la tenuta del tessuto sociale così martoriato. Se oggi una parte consistente delle nuove deleghe viene dai servizi, ciò è dovuto a una concatenazione causa-effetto, più corta, nella risposta a interessi e bisogni che può portare a un consenso e anche all adesione al nostro sindacato. D altra parte, la realtà dei fatti ci dice che si va espandendo una generazione, non solo anagrafica, ma di iscritti che conosce il sindacato solo attraverso la tutela, seppur parziale, dei bisogni diretti e degli interessi individuali: quelli del precario, dell inoccupato, ma anche del lavoratore dipendente o pensionato. Questa nuova realtà impone che le due tutele storicamente svolte dalla Cgil, quella individuale e quella delle categorie, si incontrino, si integrino, parlino lo stesso linguaggio. Il ritardo nell affermazione nei fatti di questo processo, che ancora registriamo, spesso è figlio di interpretazioni locali del ruolo, delle funzioni e delle potenzialità scaturenti dai singoli servizi come ad esempio l articolazione del sistema dei quindici Caaf di dimensione regionale e delle cinquantanove società fiscali, che sottolinea nettamente la valorizzazione delle specificità; nonostante questa prossimità, questa capillarità, tra gli utenti, la metà sono iscritti, e tra questi il 78 per cento allo Spi: resta una gran fetta di iscritti attivi che non si rivolgono ai Caaf della loro organizzazione! L integrazione tra i servizi è indispensabile ma comunque non basta: è necessario perseguire l integrazione con le categorie e con gli altri soggetti del sistema Sunia, Federconsumatori, Auser, Alpa, Mediaequa con i quali progettare ulteriori correlazioni. Se oggi si propone un evoluzione dei modelli organizzativi, che muti il rapporto tra la rappresentanza collettiva e la tutela individuale, ciò è indotto da un ennesimo cambio di scenario, come tanti ve ne sono stati nella nostra storia ultrasecolare. È la parola confederalità che deve trovare una sua compiutezza anche organizzativa: un processo governato dall Area di organizzazione della Cgil nazionale e che sul territorio veda impegnati nella regia e nel coordinamento le Camere del lavoro territoriali e le strutture regionali Cgil. Prima di ciò, però, questa compiutezza dev essere colta politicamente: la Cgil in tutte le sue istanze, confederali, di categoria, dei servizi deve poter leggere l integrazione come la strategia di una grande organizzazione sociale che valorizza il lavoro esercitando la rappresentanza sia dei bisogni che delle sue potenzialità, attraverso l azione collettiva (nella contrattazione, ma non solo) insieme però alle tutele individuali (per esigerne pienamente i risultati della contrattazione nel lavoro e i diritti di cittadinanza). A ORGANIZZATIA DELLA CGIL ERIZI ESEMPI DI CORRELAZIONI POSSIBILI TRA SERIZI, CATEGORIE E RETE A dimostrazione dell estensione del sistema di protezione della CGIL cerchiamo di dimostrare, dopo aver esaminato tutte le attività della Rete, come possano determinarsi altre importanti correlazioni in favore della persona che abbiamo messo al centro della nostra ato quantitativo, azione di tutela individuale e collettiva. prendersi carico a. l Pratica pensione 50 INCA Per tesseramento e rappresentanza SPI»»»»»»»»»»»»»»» MEDIAEQUA Dopo la conciliazione 17»»»»»»»»»»»»»»» Per tesseramento e rappresentanza Questa scelta strategica si estende anche alla contrattazione di secondo livello, quando questa è il prodotto di una contrattazione consolidata da anni. Le contrattazioni separate tra Cgil Cisl e Uil sono un ulteriore momento di difficoltà che aggravano il quadro precedente. L offensiva politica del centrodestra che si è espressa con la produzione legislativa sui temi del lavoro, non certo amica dei lavoratori e del ruolo negoziale del sindacato, si è incaricata di mettere il suggello a questi cambiamenti: dal collegato al lavoro alla complessità sui licenziamenti collettivi e individuali. Tutto ciò comporta un azione del sindacato, anche per via giudiziaria, inconsueta rispetto al passato, per la difesa dei diritti collettivi e individuali sanciti dalla contrattazione collettiva. È anche la certificazione di una sostanziale debolezza del sindacato, oggi, nella contrattazione collettiva e della sua difficoltà a rispondere, nel confronto con l impresa, alle esigenze di tutela dei diritti individuali dei lavoratori ai quali non rimane altro che la via della vertenza individuale. In quest ultimo quinquennio la precarietà del lavoro in tutte le sue forme (licenziamenti, lavoro nero e/o irregolare, crediti esigibili ecc.) ha determinato una grande richiesta di aiuto e di assistenza agli uffici vertenze della Cgil che hanno visto un notevole afflusso di lavoratori e crescere a un ritmo sostenuto il loro lavoro. Tra i problemi ricorrenti: procedure concorsuali, con la tutela del credito dei lavoratori, emblematicamente rappresentato dal trattamento di fine rapporto; il contributo unificato che, con il proliferare delle cause individuali per recuperare crediti da lavoro, diventa un ostacolo all effettività del diritto; l accesso SPI AUSER Per soggiorni e vacanze INCA Per domanda di pensione CAAF Per dichiarazione di successione SUNIA Per verifica affitto con canone concordato CAAF Per sgravi fiscali ai tribunali per le cause di lavoro, un tempo gratuito, oggi gravato da costi iniziali che scoraggiano pesantemente la vertenza davanti al giudice, fino a diventare quasi proibitivo nei ricorsi in Cassazione. Rispetto a questo quadro politico e legislativo la Cgil deve affrontare la tematica della tutela individuale dei lavoratori con un salto di qualità rispetto al passato tenendo conto che spesso, per una notevole parte dei lavoratori, oggi molto più di ieri, il primo approccio al sindacato avviene per rivendicare un diritto individuale e il sindacato misura la sua funzione e la sua utilità in base al risultato ottenuto. Inoltre, questa azione ha avuto e continua ad avere una rilevante utilità sociale non solo per la tutela del singolo lavoratore nei suoi diritti negati ma anche per la collettività. Basti pensare che la maggior parte delle vertenze vengono chiuse, transate in sede sindacale, a fronte di un esiguo contributo, senza che rappresentino un costo rilevante per la collettività, cosa che avverrebbe se, in alternativa, si accedesse per tutte ai tribunali del lavoro. Una nuova governance per i Servizi all impiego Possiamo dire con assoluta certezza che l attuale sistema dei Servizi per l impiego, sia pubblici che privati, non è idoneo, dal Nord al Sud, a sostenere il ruolo di supporto al funzionamento del mercato del lavoro. E soprattutto non lo è in questa fase difficile e di recessione, con l aumento della disoccupazione, quella giovanile sempre più preoccupante, la scarsa partecipazione delle donne, il precariato e le nuove povertà. C è una marcata diversità territoriale della qualità e quantità delle attività offerte, sia di domanda che di offerta di lavoro, e manca un sistema che integri e crei una rete tra i Centri per l impiego e il sistema della domanda e dell offerta con il sistema di istruzione e formazione. Per la Cgil le sfide che il paese deve affrontare per la modernizzazione del sistema delle politiche del lavoro sono tre. Servizi per il lavoro: serve una nuova governance in cui sia forte il ruolo pubblico, anche nel rapporto con il privato, omogeneo nelle regioni, con servizi efficienti e flessibili, rispondenti ai bisogni delle utenze e con una pluralità di competenze. Orientamento, istruzione, formazione, certificazione delle competenza: in un contesto nazionale ed europeo caratterizzato dalla crisi, da grandi cambiamenti e, in alcuni casi, da emergenze, non esiste target di popolazione che non sia toccato da un problema di orientamento o riorientamento, ovvero di scelta in ambito lavorativo o formativo. Oggi l orientamento fa riferimento a un percorso di elaborazione di un piano di vita individuale della persona, nel tempo: il lavoro, i lavori svolti e la formazione (formale, informale e on the job). Si richiede che le persone abbiano delle competenze di base quali: flessibilità professionale, adattabilità a nuovi contesti lavorativi e capacità ad acquisire velocemente nuove competenze. Le imprese cercano: impegno, iniziativa, capacità di comunicare, di risolvere problemi e di lavorare in team. Il rafforzamento delle politiche attive passa anche attraverso il sistema nazionale di apprendimento permanente e di certificazione delle competenze per superare la separatezza tra formazione per il lavoro e formazione per la cittadinanza e qualità della vita. Soprattutto se si tiene conto che il 40 per cento dei lavoratori italiani ha solo la licenza media e solo il 6 per cento degli adulti partecipa ad attività formative. Un piano straordinario per l occupazione giovanile: la Garanzia giovani è il programma cofinanziato dall Unione Riforma della pubblica amministrazione, razionalizzazione della spesa, politiche del welfare e sussidiarietà, fedeltà fiscale e qualificazione degli intermediari autorizzati, potenziamento della giustizia nel diritto del lavoro: sono i temi sui quali la nostra organizzazione si confronterà con le istituzioni, nel corso della tavola rotonda indetta per il prossimo 25 febbraio, nell ambito dell Assemblea nazionale della tutela individuale. Sono temi che non sembrano essere all ordine del giorno della politica, se non nella logica della riduzione di spesa che passa, e potrebbe continuare a passare, per la limitazione irreversibile dei canali di relazione con i cittadini, senza entrare invece nell ambito delle condizioni di privilegio e degli sprechi. Per dare risposte adeguate e commisurate ai bisogni delle persone in grande sofferenza occorre che tutte le parti in causa, sindacato e istituzioni, facciano la loro parte. Le nuove sfide della rappresentanza e della tutela dei diritti delle persone impongono a noi della Cgil un accelerazione all interno del europea e dal Fondo sociale. Riusciremo a gestire e mettere a frutto questa opportunità? Sarà possibile garantire al milione di giovani Neet attività di orientamento, formazione o di lavoro? Le nuove Linee guida per la regolamentazione dei tirocini assegnerebbero questo onere alle aziende che dovrebbero garantire, una indennità minima di 300 euro. ogliamo regole e tutele. Ma possiamo ancora pensare a finti stage, che si ripetono uno dopo l altro? Occorre affrontare il grande tema del contrasto alla precarietà e pensare anche a contenere la riduzione delle iscrizioni all università, forse con agevolazioni fiscali per studenti con famiglie a basso reddito. I Sol sono impegnati a sostenere il cambio di passo nelle politiche per l impiego, rivendicando nuovi servizi pubblici, con programmi di orientamento e di apprendimento che mettano i giovani nella condizione di stare sul mercato. a cura del Coordinamento nazionale Sistema servizi Cgil Un confronto con gli enti e la pubblica amministrazione dibattito sulle forme di rappresentanza politica, ancor prima che organizzativa, per garantire il pieno riconoscimento del ruolo di tutela individuale, in tutte le nostre articolazioni, nei confronti delle istituzioni pubbliche, anche nella logica di complementarietà delle forme di tutela sul versante della contrattazione sociale. Non va dimenticato che il terreno su cui si muovono i servizi è di assoluta rilevanza sociale e l azione della tutela individuale non è ininfluente sul piano della coesione sociale. Per questo è importantissima l analisi su di noi e su come possiamo migliorare il nostro lavoro, ma non basta. Occorre allargare il ragionamento ai nostri interlocutori istituzionali che approfondisca e chiarisca quali processi si intendono mettere in moto per modernizzare la pubblica amministrazione, quali razionalizzazioni della spesa si intendono fare, qual è il ruolo della mediazione sociale e della sussidiarietà, quale rapporto con il cittadino riteniamo di dover costruire tutti insieme. Nel percorso congressuale della Cgil questi temi non sono affatto secondari ed è per questo che l iniziativa del Sistema servizi del 25 febbraio vuole mettere intorno a un tavolo gli studiosi e i rappresentanti di Inps, Inail, Agenzia delle entrate, ministero del Lavoro, nonché del giuslavorismo e il nostro sindacato al massimo livello, perché ci si misuri con proposte credibili e durature. La crisi non può essere l occasione per mandare tutto all aria dicendo che così i conti si mettono in ordine. Per noi deve essere un opportunità di crescita per fare ancor meglio il nostro mestiere di contrattazione dei diritti e di rivendicazione del loro esercizio. Ma anche gli apparati dello Stato che operano sul sociale devono avere questa tensione, cioè l ambizione di essere per i cittadini non il problema ma la soluzione. M. S.

10 FEBBRAIO 2014 N. 6 privatizzazioni Il comparto CONTRATTO DI SETTORE PER REGOLE CONDIISE Tutti i contratti sono scaduti il 31 dicembre Non solo il ccnl del gruppo Poste italiane, ma anche quelli di Fise e di Cna per gli addetti delle agenzie di recapito, per un totale di quasi lavoratori interessati (includendo gli operatori privati e l indotto). Nella precedente tornata contrattuale, infatti, sono state allineate le scadenze dei tre contratti di riferimento e anche il contenuto sostanziale dei relativi ccnl, allo scopo di iniziare un percorso che dovrebbe portare al contratto unico di settore, principale obiettivo dei sindacati di categoria. Slc Cgil, Slp Cisl, Uil poste, Failp Cisal, Confsal e Ugl ne hanno già fatto richiesta esplicita alla Confindustria, che però finora non ha dato una risposta. Ci battiamo da tempo per un contratto di riferimento per le Poste con una duplice finalità dicono all Slc : la prima è di evitare, in un mercato liberalizzato, il dumping tra le aziende del comparto sul costo del lavoro complessivamente inteso. La seconda punta a un azione regolatoria del governo che miri ad arrivare a legare la concessione della licenza per svolgere attività di recapito all obbligo di applicazione del ccnl di riferimento del settore. Peraltro, questo secondo elemento segnerebbe una svolta, sempre secondo il sindacato, in quanto permetterebbe di regolamentare le molteplici aziende che oggi operano nel comparto e di cui spesso non si conoscono i regimi contrattuali e le condizioni dei dipendenti. Ad oggi, secondo l Slc, oltre alle dovute rivendicazioni salariali, i temi da porre sul tavolo della contrattazione Una public company di ROBERTO GRECO Il sindacato è molto critico su un progetto che per ragioni di cassa rischia di stravolgere un azienda modello che ogni anno assicura introiti certi allo Stato italiano La gallina dalle uova d oro. Così si può definire Poste italiane, la più grande azienda pubblica del paese, di proprietà esclusiva del Tesoro, che gode di ottima salute, potendo vantare una redditività da primato. Il bilancio 2012, infatti, si è chiuso con un miliardo e 32 milioni di utili, l ultimo di una serie positiva che dura da anni: in particolare, dal 2008 ad oggi, dallo scoppio della crisi economica più grave del pianeta, Poste ha accumulato profitti record per quasi 5 miliardi, dovuti essenzialmente alla bontà dei suoi servizi finanziari, mentre nello stesso arco di tempo molte banche e compagnie di assicurazioni erano costrette a chiudere i battenti. Dunque, l ex carrozzone statale oberato dai debiti negli anni Ottanta si è trasformato nel corso del tempo (dal 1998, quando da ente pubblico si trasformò in spa) in un autentica macchina da soldi. Le cose vanno talmente bene nel gruppo guidato da 12 anni dall amministratore delegato Massimo Sarmi, che il governo ha deciso (con il dpcm 46 del 24 gennaio 2014) di inserire Poste nel pacchetto di privatizzazioni da effettuare entro l anno, mettendo sul mercato il 40 per cento delle azioni dell azienda con l obiettivo di ricavarne almeno 4 miliardi stando alle previsioni del ministero dell Economia, da utilizzare per la riduzione del debito pubblico italiano. Nell incontro del 5 febbraio scorso con i sindacati Sarmi ha reso noto il percorso che si svolgerà nelle prossime settimane: ricerca dell advisor, valutazione del range di prezzo e collocamento sul mercato. L ad ha poi illustrato le partite aperte relative al contratto di programma, che regolamenta lo svolgimento e le modalità del servizio universale (l azienda è obbligata per legge a una serie di servizi postali da offrire a tutti i cittadini), che sarà probabilmente prolungato fino al 2015, la necessità di rinnovare l accordo con la Cassa depositi e prestiti (con cui finora Poste ha avuto un rapporto esclusivo attraverso l emissione di buoni fruttiferi e libretti postali) e la definizione della remunerazione dei crediti che il gruppo vanta nei confronti dello Stato. I dubbi sull operazione Le organizzazioni sindacali hanno tuttavia espresso seri dubbi sull operazione. Innanzitutto osserva Massimo Cestaro, segretario generale Slc Cgil sarebbe stato utile che un processo del genere fosse accompagnato da un confronto preventivo tra azienda e parti sociali, anziché essere informati dagli organi di stampa com è avvenuto. È bene ricordare che Poste italiane è un azienda strategica, con delle potenzialità incredibili per lo sviluppo del paese e svolge un servizio pubblico di straordinaria utilità. Per il sindacato la progettata privatizzazione è dettata solo dalla necessità di ricavare soldi cash. Non ci troviamo di fronte a una quotazione in Borsa afferma Cinzia Maiolini, segretaria nazionale Slc e responsabile del settore, né a una parziale privatizzazione motivata dalla volontà di trovare nuovi capitali da investire nella più grande impresa a rete del paese. Non si tratta neanche di una vendita supportata da un piano di sviluppo industriale coerente con il perimetro di attività dell azienda. Siamo invece dinnanzi a un idea di cessione dell ennesimo asset pubblico con l unica finalità dichiarata, appunto, di fare cassa. Oltretutto, anche sotto il profilo costi-benefici la manovra del governo non avrebbe un ragionevole fondamento: Premesso che l incidenza di riduzione del debito pubblico legata alla vendita del 40 per cento della holding è quantitativamente irrilevante prosegue Maiolini, così facendo il governo dovrebbe rinunciare a una fetta dei dividendi che l azienda annualmente produce e trasferisce automaticamente al Tesoro. A ciò si aggiunge il nodo irrisolto delle compensazioni che lo Stato deve onorare nei confronti di Poste per lo svolgimento di una serie di servizi (servizio universale, tariffe agevolate per campagne elettorali, editoria) e che oggi ammonta a 1,7 miliardi, dei quali, per giunta, 152 milioni privi di copertura. Alla fine, dunque, il governo incasserebbe 4 miliardi, ma ne dovrebbe restituire all azienda ben 1,7. Discutibili, poi, le modalità della privatizzazione circa la collocazione delle azioni. Noi siamo per mantenere la governance in mano pubblica sostiene Cestaro e la formula giusta è quella della public company, cioè l azionariato diffuso, che eviterebbe concentrazioni significative in capo ad alcuni investitori privati, gruppi bancari in particolare, che di certo avrebbero tutto l interesse a mettere le mani sugli asset strategici dell azienda, loro diretta concorrente sul mercato. Su tutti, Bancoposta e Poste ita, veri e propri gioielli di famiglia. La prima società garantisce 5,1 miliardi, derivanti dai servizi finanziari offerti: 5,8 milioni di conti correnti in costante crescita (+5 per cento nel 2012), libretti di risparmio del valore di 102 miliardi (erano 92,6 nel 2011), buoni fruttiferi per 211 miliardi. Poste ita, la compagnia di assicurazioni del gruppo, frutta da sola 10,5 miliardi, equivalente al 52 per cento dei ricavi complessivi. Senza dimenticare la rete dei uffici postali capillarmente diffusi sul territorio, tutti collegati in banda larga e diventati un punto di forza dell azienda anche per la commercializzazione dei prodotti: consentono infatti di intercettare la clientela fino alle zone più periferiche del paese e di proporle la complessità e l integrazione dei servizi postali tradizionali insieme a quelli finanziari e assicurativi. Ma le perplessità del sindacato non si fermano qui e riguardano anche le implicazioni della privatizzazione sull attività di Poste, in particolare le ricadute sul fronte produttivo. Temiamo che a seguito della collocazione delle azioni sul mercato si profili il rischio di un futuro spacchettamento dei servizi che finirebbe per tradursi in un danno per l azienda rileva Maiolini. Se non si arriverà a una forma di azionariato diffuso, chi comprerà punterà probabilmente tutto sugli asset bancari e assicurativi, assai remunerativi, tralasciando il più possibile i servizi tradizionali, in perdita crescente negli ultimi anni a causa del calo dei volumi di posta (-12 per cento nel 2012 rispetto all anno precedente), soprattutto lettere e raccomandate, a vantaggio di mail e sms. Col risultato di arrivare magari alla creazione di una best company e di una bad company sul modello Alitalia, che, come si ricorderà, di certo non ha portato benefici né alla compagnia di bandiera né tantomeno al sistema paese. Uno spezzatino aziendale, aggiunge la sindacalista, che abbiamo sempre cercato di scongiurare in tutti questi anni e che adesso, ironia della sorte, potrebbe arrivare per via istituzionale, favorito proprio dalle scelte del governo. Oltretutto, i precedenti tentativi di esternalizzazioni e cessioni di attività di Poste a privati sono tutti finiti in un buco nell acqua: dalla vicenda di Send Italia (consegna telegrammi) del 1992, a quella più recente di Sda e Bartolini (raccolta e smistamento pacchi), società fallite o con i bilanci con pesanti perdite. Azioni ai dipendenti? E alla fine a subirne le conseguenze più gravi sarebbero loro, i dipendenti (equamente divisi tra impiegati agli sportelli e addetti al mercato privati), organico in parte già oggetto di esuberi, mobilità e trasferimenti nel corso degli anni. La privatizzazione avrà sicuramente delle ricadute sulle condizioni dei lavoratori precisa la segretaria Slc. Finora i processi di riduzione del personale sono stati gestiti in maniera assolutamente indolore, grazie ad accordi mirati, concordati con l azienda. Ma con l arrivo di nuovi soggetti privati cosa succederà? Insomma, è in vista un autentico stravolgimento di un azienda

11 13-19 FEBBRAIO 2014 N. 6 LAORO & SINDACATO 11 riguardano la partita dell inquadramento professionale e l allineamento, nel complesso possibilmente migliorativo, degli istituti contrattuali di tutela dei lavoratori (ferie, malattia, regime orario eccetera). Riteniamo osservano all Slc che un tema importante sia anche quello relativo all inclusione di forme di lavoro atipiche, laddove presenti, e di clausole sociali per i lavoratori delle aziende appaltanti. È del tutto evidente che il ccnl deve contemperare regimi oggi differenti, con un attenzione specifica alle conseguenti armonizzazioni da siglare con le aziende del settore, che consentano il mantenimento di eventuali istituti di maggior favore in capo ai lavoratori. Il contratto unico servirebbe anche a tutelare la massa di lavoratori saltuari presenti negli appalti. Un contratto del genere avrebbe una ratio esplicita aggiungono all Slc, a garanzia dei lavoratori e degli utenti: quella di regolamentare un mondo senza regole concentrato soprattutto negli appalti postali. A tal fine, il ccnl di settore sarebbe utile per fare pulizia in una realtà dove convivono lavoratori precari o del tutto al nero e dove esiste, soprattutto in molte aree del Sud, una zona grigia che vede anche la presenza della per le Poste modello, che tutta intera vale almeno 40 miliardi. Chiediamo un nuovo piano industriale che accompagni la privatizzazione osserva Cestaro e che si facciano investimenti sulla rete per il potenziamento tecnologico del gruppo. Poste possiede una rete informatica che può diventare fondamentale per l ammodernamento e lo sviluppo dei sistemi telematici a livello nazionale, facendo dell azienda il primo operatore logistico del paese, sul modello dell olandese Tnt. Per questo il ricavato del collocamento del pacchetto azionario dovrebbe essere utilizzato per puntare ad esempio sull implementazione dell Agenda digitale. a ricordato che Poste italiane è un gruppo di aziende e partecipate che è in grado di fornire servizi molteplici e articolati ai clienti (retail e business); costituisce la più grande rete del paese e ha una struttura interna che le consente di equilibrare costi e ricavi delle diverse società, producendo comunque utili ingenti. È quindi evidente attacca ancora Maiolini che, se dopo la prima fase di privatizzazione, si proseguisse con l autonomo collocamento di asset produttivi sul mercato per ottenere utili immediati in capo a investitori privati, sarebbe la fine di Poste, perché questi ultimi potrebbero non avere alcun interesse a svolgere il servizio sociale all utenza e così facendo depotenzierebbero le evidenti prospettive di sviluppo di tutto il gruppo. Nell ambito del processo di privatizzazione si parla anche di cedere una parte del pacchetto azionario ai dipendenti: sarebbe una novità assoluta per l Italia. In linea di principio non siamo contrari commenta Cestaro. Il problema è la presenza dei rappresentanti dei lavoratori all interno dei consigli di amministrazione. L idea di una quota di azioni in capo ai dipendenti, anche se con quota indivisa, declina un idea di partecipazione dei lavoratori al rischio di impresa che è cosa ben diversa da una reale partecipazione degli stessi alla vita dell azienda. In tal modo si rischia di snaturare le relazioni industriali, creando un corto circuito fra azienda e lavoratori. Altra cosa, invece, è il modello in criminalità organizzata, con forti infiltrazioni nelle ditte d appalto. Non meno importante è il comparto delle agenzie di recapito (oltre gli addetti), che comprende colossi come Tnt e microimprese, e che spesso applicano ccnl che nulla hanno a che vedere con le poste (dal commercio alle imprese di pulizia, ecc): anche questo settore, secondo i sindacati, andrebbe ricompreso nel contratto unico di settore. R.Gr. vigore in Francia, che privilegia un maggiore coinvolgimento dei dipendenti nella vita delle imprese ma non prevede la partecipazione agli utili e alle perdite delle aziende. Per non parlare del modello tedesco, che si basa su comitati di vigilanza, all interno dei quali sono presenti le parti sociali, con una netta distinzione però tra il ruolo di indirizzo da quello di gestione. Infine, il capitolo Alitalia. Durante l incontro con i vertici del gruppo, i sindacati hanno chiesto informazioni sulla partecipazione di Poste nella compagnia di bandiera. Su questo aspetto abbiamo espresso un giudizio positivo dichiara Alessandro Chiavelli, coordinatore nazionale Slc. Riteniamo che l aiuto fosse indispensabile. Quel che resta da capire è il piano d impresa di Poste relativo all investimento di 75 milioni fatto in Alitalia, ma sotto tale profilo le risposte di Sarmi non sono state particolarmente convincenti. E. COLAOLPE/EMBLEMA/AG.SINTESI PRECARIATO Stabilizzazioni, passi avanti è ambizioso: regolarizzare tutto il personale precario che L obiettivo gravita intorno alle Poste. Si tratta di una battaglia che caratterizza da anni l azione dei sindacati di categoria e che negli ultimi mesi ha fatto segnare importanti vittorie. In tale direzione va l accordo firmato nel novembre 2013 tra organizzazioni sindacali e Fise Are (l associazione delle imprese private dei servizi di recapito e distribuzione postale) aderente a Confindustria. La platea dei lavoratori interessati è di circa unità in tutta Italia, finora impiegati con contratti atipici nelle agenzie di recapito. Per i sindacati, l accordo raggiunto rappresenta una straordinaria opportunità, in un momento di grave crisi occupazionale, di consolidamento di rapporti di lavoro atipici e di conseguente estensione a quei lavoratori delle tutele contrattuali, oltreché il riconoscimento di professionalità consolidate. D ora in poi, sottolineano all Slc, le aziende saranno obbligate ad applicare il contratto di riferimento anche a questi lavoratori. Sulla base dell accordo raggiunto, le aziende interessate dovranno procedere alla trasformazione dei rapporti di lavoro atipici in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato o determinato entro 24 mesi dalla stipula dell intesa. Parimenti, i lavoratori coinvolti, qualora siano assunti a tempo indeterminato, si vedranno applicare la maturazione della quattordicesima mensilità, le indennità di presenza e di lavoro supplementare, tutte riconosciute dodici mesi dopo l assunzione. Inoltre, recita ancora l intesa, le aziende che applichino ai propri dipendenti già a tempo indeterminato un ccnl peggiorativo rispetto a quello di riferimento della categoria, qualora optino per quest ultimo, potranno derogare per 18 mesi ai precedenti istituti. Sempre l accordo stabilisce che le parti si impegnano a promuovere il raggiungimento di accordi di secondo livello finalizzati all introduzione di un premio di produttività come strumento di integrazione reddituale e di contestuale perseguimento di obiettivi di efficienza. Altro passo estremamente significativo, nel quadro dell emersione del lavoro saltuario del settore, è rappresentato dal protocollo siglato il 10 dicembre scorso tra Poste italiane, Slc, Slp, Uilposte, Failp Cisal, Confsal e Ugl attinente al piano di internalizzazione delle attività di recapito del gruppo, allo scopo di riorganizzare ed efficientare i servizi postali e giungere a una corretta gestione delle dinamiche occupazionali dell azienda. Si tratta di attività date in precedenza in appalto a una ventina di società esterne (come Romana recapiti, Transystem eccetera) disseminate su tutto il territorio (in prevalenza a Roma e Napoli). L intesa coinvolge 596 lavoratori, di età media compresa tra 40 e 50 anni, sottoposti a continui cambi d appalto e del tutto privi di qualsiasi tutela contrattuale e occupazionale. È la prima volta evidenziano i sindacati che un grande gruppo come Poste si fa carico di lavoratori precari di società in appalto che non hanno rapporti diretti con l azienda committente. Con l accordo queste persone, che non godono di ammortizzatori sociali, avranno l opportunità di poter usufruire di contratti a tempo determinato per complessivi 16 mesi, a decorrere da febbraio 2014, con l estensione delle relative garanzie contrattuali e sindacali. R.Gr.

12 salute e sicurezza E CAMPAGNE FEBBRAIO 2014 N AMIANTO PIÙ IMPEGNO DA INAIL ED ENTI LOCALI di CLAUDIO IANNILLI responsabile Piano nazionale amianto Cgil nazionale Nonostante la messa al bando dal 1992, la questione dell amianto è ancora oggi da considerarsi una gravissima emergenza nazionale per quel che riguarda gli effetti sulla salute dei lavoratori e dei cittadini. Il numero dei decessi è superiore ogni anno a quello degli infortuni mortali sul lavoro, e raggiungerà il suo picco nel : questo tema I In Europa, come in Italia, si pensa sempre più che i costi della prevenzione siano eccessivi e non produttivi, che ci sia troppa burocrazia e poca effettività, che le sanzioni siano troppo esose. A partire dalla Commissione Stoiber, del 2006, si è cercato di affermare il primato dell impresa sulla collettività, il metro del profitto come giudizio su tutto, la logica della semplificazione e della sburocratizzazione, mettendo così in discussione i cardini della stessa produzione legislativa, come quella basilare della valutazione dei rischi. Per decenni la comunità europea ha garantito un modello sociale invidiabile, ma oggi non è più così: nel campo della sicurezza registriamo un attacco fortissimo a tutto ciò che è stato costruito in passato attraverso il dialogo sociale e la legislazione europea. Per inquadrare la situazione della sicurezza nei luoghi di MARCO TOGNA di lavoro in Italia è bene partire dal livello continentale: è quello che fa Sebastiano Calleri, responsabile nazionale Cgil Salute e sicurezza, presentando le idee e le proposte del sindacato per il Partendo proprio dall Europa, precisamente dal provvedimento Refit (Regulatory Fitness e Performance) attualmente in discussione, con il quale la Commissione spiega ha intrapreso l ennesimo passo di un processo finalizzato alla deregulation in Europa, allo smantellamento della legislazione che tutela i diritti dei lavoratori e all indebolimento del dialogo sociale. Rassegna In cosa consiste Refit? va quindi considerato una priorità, e andrà sviluppato il massimo impegno per la rimozione, lo smaltimento, la ricerca e la continua opera d informazione. Ma la legge del 1992 ha numerose lacune. È vero che abolisce la produzione e l uso di amianto, ma non prevede comportamenti omogenei, comportando che ognuno decida per proprio conto: il risultato è che ancora oggi l amianto è LE PROPOSTE DELLA CGIL PER IL 2014 presente nelle scuole e negli edifici (parliamo di 32 milioni di tonnellate), i territori sono devastati, le discariche sono piene di amianto, proliferano le pratiche illecite e per smaltire tutto, ai ritmi attuali, ci vorranno circa 80 anni. Applicare il Piano nazionale amianto diviene quindi essenziale. Il nostro primo obiettivo è quello di indirizzare le risorse già Calleri Secondo la Commissione, lo scopo del provvedimento è rivedere sistematicamente la legislazione europea per garantire che gli obiettivi siano raggiunti in modo più efficiente ed efficace e per individuare le opportunità di semplificazione. In pratica, tutto ciò significa che la Commissione ritirerà la sua proposta di direttiva sui disturbi muscolo-scheletrici e la revisione della direttiva sugli agenti cancerogeni, le due sfide legislative fondamentali dei tempi recenti. Ma nel mirino di Refit ci sono anche i diritti dei lavoratori all informazione e alla consultazione, così come la revisione delle direttive sui licenziamenti collettivi e sul trasferimento delle imprese. La Confederazione dei sindacati europei sostiene che Refit viene non solo usato come scusa per liberarsi di vari atti legislativi, ma è anche un serio tentativo di distruggere l intero sistema sociale europeo. Dovremo quindi intensificare gli sforzi per denunciare in tutte le sedi il fatto che la cosiddetta semplificazione è in realtà una deregulation che minaccia l autonomia delle parti sociali, la tutela della salute e sicurezza sul lavoro, i diritti di informazione e consultazione. Rassegna Torniamo adesso in Italia, ripartendo dal Testo Unico su salute e sicurezza. Qual è il giudizio della Cgil sulle sue ultime modifiche, quelle del cosiddetto decreto del fare? esistenti per la sorveglianza sanitaria e le agevolazioni sulle bonifiche (in particolar modo nelle scuole), e per le agevolazioni fiscali legate alle ristrutturazioni ambientali. Occorre poi intervenire per non applicare la riforma Fornero ai lavoratori che sono stati riconosciuti ammalati e messi in pensione utilizzando le agevolazioni legate L Europa arretra, e l Italia la segue Calleri Questi interventi non ci hanno visto in molti casi favorevoli, e non sono mancati i nostri pronunciamenti né le nostre proposte alternative. In generale, ci sembra assurdo che, a ben sette anni dall approvazione del decreto 81, l impianto normativo sia ancora in parti importanti non applicato o depotenziato intenzionalmente. Le recenti modifiche, inoltre, hanno reso ancor più evidente come, in assenza di una Strategia nazionale, che solo noi e la Lituania non abbiamo, le azioni unilaterali a livello governativo, oltre a peggiorare le condizioni di lavoro, minino il terreno già non facile della collaborazione tra le parti sociali e gli istituti di partecipazione di cui si è dotato il nostro sistema prevenzionale. Rassegna Da tempo i sindacati chiedono la definizione e l adozione di una Strategia nazionale sulla sicurezza sul lavoro. Ma cosa dovrebbe contenere? Calleri Dovrebbe anzitutto agire sul quadro normativo, attuando i tasselli mancanti del Testo Unico e correggendo le storture introdotte dal decreto del fare (legge 98/2013). Tra i tanti interventi, vorrei segnalare la necessità di attuare le disposizioni previste dal Capo I del Testo Unico, quindi la piena assunzione da parte del Comitato del ruolo di indirizzo e valutazione a esso attribuito dalla legge, L ULTIMO FASCICOLO DI 2087 Rls e Rlst storie e voci di un mestiere difficile di ENRICO GALANTINI Gli Rls, prima di tutto. Questo il titolo che abbiamo scelto per il primo numero del 2014 di Un numero che è una specie di full immersion in tre realtà del nostro paese, del Nord, del Centro e del Sud. Per primo il Piemonte, attraverso l Assemblea regionale sulla sicurezza (che occupa quasi la metà delle pagine del nostro mensile): le riflessioni, i ricordi, gli appunti dei dirigenti del sindacato, dei loro ospiti e dei rappresentanti delle varie realtà del lavoro in tutta la regione. Negli ultimi anni il Piemonte è stata ferito da due grandi tragedie del lavoro (Thyssen e Molino Cordero) ha ricordato Laura Seidita, segretaria regionale Cgil e non possiamo dimenticare i tanti morti singoli che passano inosservati. È se è vero che dal 2008 si registra un decremento degli incidenti sul lavoro (anche se non la pensa così l Osservatorio indipendente di Bologna), è altrettanto vero che questo trend coincide con la diminuzione della produzione industriale e con l aumento di disoccupazione e cassa integrazione. Gli infortuni e le anno XI numero 1/2 gennaio/febbraio 2014 malattie professionali, ad esempio, sovente non vengono denunciati per paura di essere licenziati o posti in cassa integrazione. Dobbiamo quindi sostenere i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls), in questo momento di grande difficoltà economica e sociale, nell espletamento delle loro funzioni. E se il giudice Guariniello sottolinea come la magistratura vorrebbe gli Rls più preparati ( Il sindacato investa più su di loro, dice), il segretario generale della Cgil Piemonte Alberto Tomasso ribatte, sugli Rls,

13 all amianto (una sorta di esodati), e avviare un reale ricerca volta all inertizzazione, così da consentirci di eliminare le discariche nel nostro paese. Molto importante è e sarà il ruolo dei Comuni e delle Regioni, perché è a loro che spetta la sicurezza del territorio, la programmazione degli interventi per l eliminazione dell amianto. Come spetta a ognuno di noi assumere la profonda convinzione che tale problematica non può essere lasciata alla sensibilità di pochi, e all indifferenza di molti. Centrale, ovviamente, rimane il ruolo della pubblica amministrazione, dell Inail in particolare. L Istituto non può più essere concepito soltanto come un ente destinato a gestire i soldi dei lavoratori e delle imprese, ma deve avere un orizzonte diverso, una diversa capacità di visione. È necessaria una maggiore responsabilità dell Inail sulla sorveglianza sanitaria, sulla creazione di centri di cura di eccellenza, sulla ricerca clinica per le terapie del mesotelioma, sulle bonifiche dei territori e lo smaltimento dell amianto, insomma si chiede un ruolo che preveda maggiore programmazione e maggiore monitoraggio, più attivo e trainante sulle molteplici attività legate alla sicurezza. Il lavoro decide il futuro, con queste parole si aprirà il XII Congresso della Cgil, ed è proprio partendo dal lavoro che potremo cogliere la nuova opportunità di sviluppo che ci deriva dalla crisi. Uno sviluppo che abbia al centro la sicurezza dei lavoratori, il rispetto della salute e dell ambiente. Uno sviluppo che, tornando allo specifico della questione amianto, ci ha portato a costruire una struttura organizzativa non solo in grado di porre problemi, ma DI RASSEGNA FEBBRAIO 2014 N soprattutto di dare soluzioni. Diviene quindi fondamentale completare la costruzione dei coordinamenti regionali, sia come Cgil sia come coordinamenti unitari, che sappiano avviare vere piattaforme nei confronti delle Regioni e dei Comuni, aprire discussioni nei luoghi di lavoro, costruire un diverso rapporto con le Rsu. D. FRACCHIA/BUENAISTA superando le ancora persistenti difficoltà nel coordinamento dell attività di vigilanza e i limiti dell attività di pianificazione e programmazione delle iniziative di prevenzione. Rassegna E riguardo gli altri possibili interventi? Calleri Occorre poi elaborare un progetto complessivo di riordino dei Servizi di vigilanza e dell assetto istituzionale, anche a partire dalle funzioni dell Inail; riguardo l Istituto, inoltre, è necessario riprogettare le modalità di diffusione dei dati in loro possesso, con particolare attenzione all emersione degli infortuni e delle malattie professionali non denunciate. Altri temi che dovrebbero trovare spazio nella Strategia sono la formazione, nel senso di assicurare a tutti i lavoratori e le lavoratrici questo diritto; l attuazione del Piano nazionale amianto; il potenziamento dei Dipartimenti di prevenzione delle Asl, impegnando le Regioni all utilizzo almeno di quel 5 per cento del Fondo sanitario nazionale che deve essere destinato alle attività dei Servizi di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro; l utilizzo da parte degli Spisal delle somme provenienti dalle sanzioni comminate da questi ultimi in fase di vigilanza, prevedendo la possibilità di spendere le somme disponibili per l acquisizione di risorse umane competenti, risorse tecnologiche e attività finalizzate al supporto. Rassegna Dal punto di vista contrattuale, cosa dobbiamo aspettarci nel 2014? Calleri Negli ultimi anni, mediante il rinnovo di importanti accordi interconfederali, ad esempio quelli sulla rappresentanza e pariteticità nel settore dell artigianato e con le piccole e medie imprese di Confapi, abbiamo confermato la centralità del sistema di rappresentanza e della figura dell Rls aziendale, dato maggiore spazio all Rls territoriale (Rlst) e determinato la nascita dell innovativa figura dell Rls di sito. Registriamo invece un marcato ritardo nell apertura di tavoli di confronto nei settori dell industria, del pubblico impiego, della scuola, della cooperazione, del commercio e dell agricoltura, settori che si segnalano per tassi di infortunio spesso elevati e una scarsa attenzione alla salute e sicurezza degli occupati. Non ritengo accettabile che una controparte datoriale come Confindustria, che firma con noi contratti e accordi perfino sulla regolazione della rappresentanza, non sia interessata a discutere con noi da ben sette anni sull adeguamento dell accordo confederale di settore alla nuova legislazione e alle nuove esigenze delle aziende. Rassegna L ultima battuta è per l Inail. Da più parti si chiede un cambio di passo da parte dell Istituto, in cosa dovrebbe consistere questa evoluzione? Calleri Non abbiamo visto di buon occhio la diminuzione delle risorse finanziarie, o meglio, la decontribuzione all Istituto. Pensiamo che l Inail sia un presidio prezioso dei diritti dei lavoratori, e giudichiamo quindi negativamente ogni suo depotenziamento. Abbiamo quindi considerato molto positive, nelle linee di mandato del Consiglio di indirizzo e vigilanza recentemente approvate, le considerazioni tese allo sviluppo dell Istituto, anche dal punto di vista economico. Un evoluzione possibile, per fare un esempio, è sul tema della rappresentanza. L Inail è il depositario di una banca dati preziosissima relativa ai Rls e Rlst, ma questa è in ostaggio a logiche che preferisco non definire: sarebbe ora di sbloccarla. Una volta sbloccata e resa fruibile, questa non potrebbe essere la base per azioni di formazione capillare e generalizzata agli Rls e alle Rsu aziendali? Ciò ovviamente potrebbe far fare un salto di qualità all insieme del nostro sistema e anche realizzare un occasione di lavoro di qualità degli addetti dei settori ricerca e formazione dell Istituto, la cui missione sarebbe così meglio individuata ed espressa. che sarebbe una pretesa assurda pensare di costruire un popolo di iper-specialisti. La vera questione, spiega, mi sembra invece quella di creare elementi di sponda e di rete tra Rls, delegati, categorie di riferimento e Cgil, superando quindi la distanza che c è tra la forza che si esprime nei momenti assembleari e la solitudine che si prova quando poi si torna nel proprio posto di lavoro. Già, la condizione complessa di lavoro dell Rls, come testimonia tutta la seconda sezione del numero, quella dedicata all Umbria. Con storie tutte interessanti. Da quella di realtà grandi e strutturate come la Acciai Speciali di Terni, dove si è riusciti a ottenere (e a migliorare nel corso degli anni) un intesa importante sui temi della sicurezza, con il coinvolgimento di tutta la città. A quella della Perugina, storica fabbrica dello storico marchio dolciario, dove negli ultimi 20 anni siamo passati da 196 a 4 infortuni all anno ricorda l Rls Michele Greco. Che sottolinea: Il percorso è stato duro e non senza difficoltà: si è cercato di passare da una politica sulla sicurezza, che potremmo definire passiva, a una attiva e inclusiva, che ha visto gli Rls insieme alla Rsu assumere sempre più l iniziativa in funzione propositiva, coinvolgendo i lavoratori nei processi di prevenzione e segnalazione dei punti di rischio sugli impianti e sulle linee, una continua e quotidiana formazione e informazione sui temi della sicurezza, sui comportamenti a rischio e sul corretto e obbligatorio uso dei Dpi. All esperienza di una Rlst, Elisabetta Masciarri, alle prese con una realtà difficile e frammentata come quella dell Alta Umbria, dove da un lato c è una visione un po burocratica della sicurezza da parte degli imprenditori, dall altro le difficoltà della crisi che inducono anche i lavoratori a tralasciare la sicurezza se in gioco è il posto di lavoro. Diversa la storia raccontata in Puglia, per l esattezza a Bari. Dove la presentazione di una guida della Funzione pubblica, proprio sulla sicurezza e la salute nel lavoro, è stata l occasione per riflettere sui rischi che si corrono nel settore, tra i quali sta diventando importante quello della violenza sugli addetti a contatto con il pubblico. E nelle parole di tutti è tornato il ricordo della dottoressa Paola Labriola, la psicologa uccisa a settembre con 54 coltellate in un centro di salute mentale, alla quale la giornata era dedicata (particolarmente toccanti le parole dell infermiera che ha lavorato anni e anni con lei). La contraddizione apparentemente insuperabile è quella di un settore nel quale si taglia sempre di più, ma al quale si chiede anche sempre di più. Una contraddizione che deve vedere il sindacato in prima fila.

14 13-19 FEBBRAIO 2014 N POLITICHEGLOBALI REPUBBLICA CECA Europa senza più cuore Antipolitica, freddezza verso la Ue, divisioni e conflitti sociali. Parte in salita il governo di Sobotka Massimo Congiu Il nuovo governo ceco è costituito da una coalizione di centrosinistra alla quale partecipano i socialdemocratici (Čssd), i populisti di Ano (che significa letteralmente Sì) e i cristianodemocratici (Kdu-Čsd). I tre partiti vengono menzionati secondo l ordine di voto ottenuto alle elezioni anticipate che si sono tenute lo scorso ottobre. Il Čssd è risultato primo, anche se ha avuto il 4 per cento in meno dei voti previsti. Il capo del governo è così diventato il leader dei socialdemocratici Bohuslav Sobotka, 42 anni e già ministro delle Finanze tra il 2002 e il 2006, nominato dal presidente Zeman lo scorso 17 gennaio. Quello guidato da Sobotka è il tredicesimo esecutivo dalla nascita di questo Stato, avvenuta il primo gennaio del 1993 con la scissione della Cecoslovacchia. Subentra a quello tecnico guidato da Jiří Rusnok e ispirato da Zeman, che ha gestito il paese negli ultimi sei mesi dopo le dimissioni del governo Nečas, egemonizzato dall Ods e coinvolto in quello che viene definito il più grave scandalo della storia della Repubblica Ceca. Un governo euroscettico divenuto ben presto impopolare per una serie di misure di austerità imposte al paese e soprattutto per la riforma del sistema pensionistico. La formazione dell attuale esecutivo è stata laboriosa, avendo richiesto ben 95 giorni dal voto di fine ottobre. Mai i cechi avevano dovuto aspettare così tanto per conoscere i nomi di coloro che li governeranno. I tempi per l individuazione della nuova maggioranza erano stati più brevi, ma a complicare le cose sono intervenuti i rapporti difficili tra il capo dello Stato e Sobotka. Alla fine la reticenza del primo a dar luogo alla nomina ha dovuto cedere alla compattezza della coalizione che si appresta a prendere in mano le redini del paese. Primo obiettivo del governo guidato da Sobotka è tentare di riavvicinare l opinione pubblica al mondo politico. Un compito che si preannuncia non facile. Le elezioni dello scorso autunno sono avvenute in un clima di avversione dell elettorato nei confronti del palazzo come mai si era visto dai tempi della Rivoluzione di elluto. Un clima frutto di scandali, corruzione e dilettantismo negli ambienti del potere che ha alimentato la sfiducia e l indignazione popolari dovute anche alla stretta economica. La stessa Unione europea è percepita con un certo distacco, come dimostrano recenti sondaggi secondo i quali solo il 28 per cento dei cechi considera vantaggiosa Statistiche tutte al ribasso Lavoro nero, criminalità, razzismo Il lato oscuro della Boemia l appartenenza del paese all Ue, più o meno gli stessi che esprimono il parere opposto, mentre quelli favorevoli all adozione dell euro sono meno del 20 per cento. I rimanenti manifestano una sostanziale indifferenza. Sulle questioni riguardanti l euro si è espresso di recente il governo, ma anche qui non sono mancate le divisioni. Secondo il leader di Ano, il sessantenne Andrej Babiš, l adozione della moneta unica non è tra le priorità dell esecutivo. L affermazione è suonata come una risposta al ministro degli Esteri, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek, secondo il quale il governo dovrà impegnarsi per fare entrare il paese nell eurozona appena possibile anche se questo traguardo, secondo lo stesso Zaoralek, non potrà essere raggiunto prima di sei anni. In ogni caso l atteggiamento Lo scorso luglio il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 7,5 per cento, con un leggero calo rispetto ai mesi precedenti dovuto probabilmente alle occupazioni stagionali. Secondo i sindacati sono in aumento i casi di aziende che approfittano del timore dei loro dipendenti di essere licenziati e della loro conseguente tendenza ad accettare condizioni di lavoro inique. I lavoratori, in effetti, sarebbero sempre più impegnati in straordinari non retribuiti e subirebbero varie altre forme di violazione dei loro diritti. Nel 2013, secondo uno studio pubblicato dalla Confederazione sindacale cecomorava, si è accentuato anche il lavoro nero. Stando ad alcune recenti statistiche circa 1 milione e mezzo di persone il 15 per cento della popolazione, una quota comunque inferiore alla media Ue, che è pari al 25 per cento sono a rischio povertà ed esclusione sociale, essendo prive di lavoro o con un reddito insufficiente. Negli ultimi cinque anni inoltre sono aumentati del 20 per cento i suicidi dovuti a difficoltà di ordine economico, debiti e perdita dell impiego. Secondo la Česká Národní Banka l indebitamento delle famiglie presso banche e altri istituti di credito ha toccato a fine 2013 i miliardi di corone, ossia 42,6 miliardi in più, pari al 4 per cento, rispetto alla fine dell anno precedente. Secondo gli esperti l aumento dell indebitamento malgrado la crisi sarebbe dovuto ai bassi tassi di interesse e al costo relativamente basso dei beni immobili. Da una recente inchiesta emerge che le aziende del settore industriale affrontano con molta cautela il tema degli investimenti. La maggior parte di esse non intende sostenere spese per aumentare la produzione, date le incerte prospettive della ripresa economica. Secondo il ministero delle Finanze il Pil ha subito nel 2013 una flessione dell 1,4 ma per quest anno sarebbe prevista una crescita stimabile attorno all 1,4 per cento e al 2 per cento nel Anche nel 2014, malgrado la svalutazione della corona in seguito all intervento della Banca nazionale, l inflazione dovrebbe restare su valori bassi, non superiori all 1 per cento. Per il prossimo anno, però, si prevede un aumento al 2,4 sia per effetto della ripresa economica sia per le conseguenze ritardate della svalutazione della corona. Il tasso medio di inflazione annuo calcolato dall Ufficio Ceco di Statistica negli ultimi 9 anni è stato del 2,6 per cento. Quella percepita dai consumatori, secondo i dati di Unicredit, è stata invece del 3,9. Da recenti studi si apprende che nel 2013 la Repubblica Ceca ha conosciuto un aumento della criminalità pari al 7 per cento. Tra le cause del fenomeno viene menzionata l amnistia concessa da áclav Klaus alla fine del suo mandato presidenziale. Le statistiche mettono in luce il fatto che il 40 per cento dei detenuti scarcerati un anno fa grazie all amnistia ha commesso nuovi reati o deve affrontare nuovi procedimenti giudiziari. Complessivamente l anno scorso sono stati commessi reati. Da statistiche delle forze dell ordine risulta infine che negli ultimi 4 anni sono aumentati di 5 volte gli atti di intolleranza nei confronti dei Rom. Inoltre si sono intensificate le attività delle organizzazioni della destra radicale. Alle manifestazioni di intolleranza razziale partecipa un numero di persone che supera di 6 volte quelli registrati nel passato. A gennaio il governo ha approvato un documento intitolato Strategia governativa per l integrazione sociale e ha annunciato l intenzione di intensificare i controlli contro il lavoro nero. Sono previste a tale scopo ispezioni e almeno tre importanti iniziative per contrastare il fenomeno a livello nazionale, senza contare i controlli occasionali alle frontiere. M. C. del nuovo governo promette una maggior collaborazione e quindi rapporti più distesi con l Unione europea dopo l euroscetticismo di cui l esecutivo di Petr Nečas si era fatto interprete prima di essere travolto nel grave caso di corruzione che ha scompigliato la vita politica del paese. Si prevede quindi un cambiamento di impostazione nei rapporti con Bruxelles da parte del gruppo di lavoro di Sobotka formato da 17 membri, 8 socialdemocratici, 6 di Ano e 3 cristianodemocratici. Queste sono le previsioni anche se va detto che Ano non è esattamente un soggetto politico europeista. Nel programma elettorale il partito ha riconosciuto la necessità che la Repubblica Ceca rafforzi la sua collaborazione e quindi la partnership con l Ue ma il leader Andrej Babiš, che ha assunto la carica di ministro delle Finanze e di vice primo ministro, non fa mistero della sua contrarietà all idea di una maggiore integrazione nell Ue. D altronde il voto al suo partito può essere interpretato come espressione del malcontento diffuso nei confronti sia della classe politica sia dell Europa. Oltre a essere una delle personalità più in vista dell esecutivo, Babiš è uno degli uomini più ricchi dell Europa centro-orientale (il secondo della Repubblica Ceca), con interessi nei settori dell agroalimentare, della chimica e dei media. Presidente del gruppo agrochimico Agrofert e proprietario dei due principali quotidiani cechi dal mese di luglio, si è presentato alle elezioni di ottobre con un programma basato sull impegno per l aumento dei posti di lavoro e per riportare moralità nelle istituzioni. Secondo informazioni dell Istituto slovacco per la memoria nazionale, basate su documenti d archivio, prima del 1989 Babiš sarebbe stato tra i collaboratori dell Stb, la polizia segreta del regime, col nome in codice Bureš. Nel processo in corso a Bratislava il leader di Ano cerca di essere scagionato dal sospetto di essere stato una spia del regime. La sua linea difensiva consiste nell ammettere di aver collaborato con l Stb, ma di averlo fatto in modo inconsapevole. In ogni caso il programma presentato da Babiš in campagna elettorale ha trovato numerosi sostenitori. Secondo un sondaggio realizzato dall agenzia Stem, al momento il leader di Ano sarebbe l uomo politico più popolare della Repubblica Ceca. Inoltre, sempre secondo Stem, Ano sarebbe al primo posto, con il 24,3 per cento, nelle preferenze degli elettori in vista delle prossime elezioni europee, seguito dal Čssd a quota 20,6.

15 13-19 FEBBRAIO 2014 N. 6 POLITICHEGLOBALI 15 SUDAFRICA La ricchezza degli altri Scioperano i lavoratori delle miniere di platino e riesplodono le tensioni del paese arcobaleno Sonia Grieco Èiniziata all insegna della violenza, con un morto, feriti e arresti, la terza settimana di sciopero dei lavoratori delle miniere di platino sudafricane, mentre prosegue il braccio di ferro tra l Association of Mineworkers and Construction Union (Amcu), il sindacato che lo scorso 23 gennaio ha indetto la mobilitazione a oltranza a cui hanno aderito oltre 80 mila minatori, e la potente triade dei colossi mondiali del platino: Anglo American Platinum (Amplats), Impala Platinum (Implats) e Lonmin. Lo scorso 7 febbraio un minatore e delegato sindacale dell Amcu è stato ucciso negli scontri con la polizia durante una manifestazione nell impianto della Anglo American Platinum, vicino alla cittadina di Northam, nella provincia settentrionale di Limpopo. La società mineraria, che produce quasi il 40 per cento del fabbisogno mondiale di platino, ha denunciato la piega violenta che sta prendendo lo sciopero e ha trovato la sponda dello storico sindacato di settore Num (National Union of Mineworkers), rivale dell Amcu e contrario alla mobilitazione. Secondo il Num i manifestanti avrebbero innalzato barricate, aggredito i colleghi che volevano recarsi al lavoro e sopraffatto i poliziotti costretti a difendersi. Non è ancora chiaro se a sparare sia stato un agente o una guardia di sicurezza dell impianto. In ogni caso i minatori, molti dei quali finiti in manette, hanno raccontato di un attacco ingiustificato, con proiettili di gomma, granate stordenti e munizioni vere, a un corteo pacifico che tra inni e slogan stava raggiungendo un raduno sindacale. Le contrastanti versioni sulla morte del sindacalista gettano benzina sul fuoco di uno sciopero che, oltre a spaccare la classe dei lavoratori, con Amcu e Num schierati su fronti opposti, preme sulla classe dirigente del paese arcobaleno, stretto tra le rivendicazioni sindacali e il top management delle multinazionali del platino, proprio mentre i mercati registrano una fuga di capitali. La terza settimana di mobilitazione dei lavoratori delle miniere di platino sta per chiudersi senza lo spiraglio di un accordo. L Amcu, che è il più grande e radicale sindacato del settore, pare irremovibile nella richiesta di incrementi salariali che aumenterebbero di otre il doppio l attuale paga dei minatori: da rand mensili (circa 320 euro) a rand (circa 820 euro). Un salario di sussistenza, quello chiesto dall Amcu, che i tre colossi del platino hanno rigettato, definendolo insostenibile e irrealistico. La loro contro-proposta è di aumenti dal 7,5 all 8,5 per cento in tre anni. Ma le posizioni sembrano inconciliabili e dal tavolo delle trattative, saltato più volte, sinora è arrivata soltanto una fumata nera. Né ha sortito effetti la mediazione del governo, intervenuto nel negoziato promosso dalla Commissione per la conciliazione, la mediazione e l arbitrato, con il ministro del Lavoro, Mildred Oliphant, e il titolare delle Risorse Minerarie, Susan Shabangu. Il governo di Jacob Zuma e il suo partito, l African National Congress (Anc), sono alle prese con l imminente campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali (il 7 maggio) definite storiche dal presidente che si ricandida: cadono infatti nel ventesimo anno dalla fine dell apartheid e dall inizio dell era democratica sudafricana. A maggio l Anc, partito che è ininterrottamente al potere dal 1994 ed è dato per favorito, affronterà la prima tornata elettorale senza il suo ex leader Nelson Mandela, scomparso lo scorso 5 dicembre all età di 95 anni. Inoltre il paese è ciclicamente teatro di proteste contro il carovita e la mancanza di servizi (acqua ed elettricità). La scorsa settimana ci sono stati un morto e un ferito a Sebokeng, a sud di Johannesburg; almeno 50 persone sono state fermate dalla polizia a Bronkhorstspru, 50 chilometri da Pretoria, con l accusa di avere incendiato la biblioteca della cittadina; a Rethabiseng sono stati dati alle fiamme sette edifici. Le decine di manifestazioni che si sono ripetute negli ultimi mesi stanno diventando sempre più violente, con il loro carico di arresti e di ferimenti, anche tra le forze di sicurezza che hanno aperto il fuoco sulla gente delle township. Gli emarginati delle case di latta, che vivono di sussidi assieme agli immigrati dai paesi vicini, sono delusi e frustrati dalle promesse disattese di uno Stato alle prese con sacche di povertà e di disuguaglianza dure a morire. È proprio da questi sobborghi urbani, in cui durante l era della segregazione razziale erano relegati a vivere i neri (e gli indiani), che arriva la manodopera per il Il giovane e radicale sindacato Amcu si sta giocando la reputazione, e forse la sopravvivenza stessa, con l imponente sciopero che fa fibrillare la classe dirigente sudafricana. È la prima mobilitazione sindacale che firma in solitario, ed è la prima volta che l Amcu si siede al tavolo delle trattative con i tre colossi minerari che operano nell estrazione del platino in Sudafrica. Finora non è arretrato di un passo rispetto alle cospicua richiesta di aumento salariale avanzata. L Amcu ha così colmato il IL NUOO SINDACATO Un ascesa che fa ombra al Num settore minerario e per l industria pesante a esso collegata. Da qui probabilmente venivano i nove operai morti la scorsa settimana nell incendio provocato da una scossa di terremoto a 1733 metri di profondità, in una miniera d oro della Harmony Gold a Doornkop, a ovest di Johannesburg. Alcuni giorni prima altri due minatori erano deceduti in due impianti della stessa società a Kusasalethu, nella provincia del Nordovest, e a Joel, nel Free State. Nelle miniere sudafricane si registra una media di cento morti sul lavoro l anno. L intera industria mineraria del paese arcobaleno è stata costruita sulla manodopera nera a basso costo durante gli anni dell apartheid e, per il presidente dell Amcu Joseph Mathunjwa, poco è cambiato negli ultimi venti anni: I minatori vivono ancora sotto la soglia di povertà ha dichiarato e le compagnie utilizzano sempre lo stesso sistema retributivo con i lavoratori neri, un sistema che è stato disegnato sotto il regime dell apartheid. Platino, oro, diamanti, ferro, carbone, cromo, argento, uranio sono la linfa vitale dell economia sudafricana, e pure delle multinazionali che operano in un paese il vuoto lasciato dalle altre sigle sindacali e dai partiti, riuscendo a interpretare il malcontento di lavoratori che continuano a vivere in povertà quanto a livelli di sussistenza e a qualità della vita si sentono ancora bloccati agli anni della segregazione razziale e a rischiare la vita nei cunicoli di miniere tra le più profonde al mondo. Nato nel 1998 da una costola del National Union of Mineworkers (Num), sindacato di lungo corso formatosi ai tempi dell apartheid e aderente al Cosatu (Congress of South African Trade Unions), una delle tre principali federazioni sindacali del paese che organizza 1,8 milioni di lavoratori, l Amcu ne ha preso subito le distanze, definendosi apolitico e non comunista. Al Num ha sottratto parecchi iscritti negli ultimi due anni ed è arrivato a rappresentare la maggioranza dei lavoratori delle miniere di PHOTOSHOT/SINTESI cui sottosuolo produce l 80 per cento delle riserve mondiali di platino e il 50 per cento di quelle aurifere. Il 60 per cento dei guadagni nazionali deriva dalle esportazioni minerarie, che contribuiscono per il 10 per cento al Pil. Anglo American Platinum, Impala Platinum e Lonmin lamentano perdite del fatturato pari a circa 18 milioni di dollari (13 milioni di euro) al giorno a causa del megasciopero a oltranza che sta paralizzando le attività produttive nella cosiddetta cintura del platino nel bacino di Rustenburg, circa 115 chilometri da Johannesburg. L astensione prolungata dal lavoro potrebbe indurre le aziende a operare nuovi tagli, ha avvertito sul Wall Street Journal Chris Griffith, amministratore delegato dell Amplats. Alcune miniere della società ha spiegato restano marginali e, se lo sciopero si protrae, dovremo ripensare il loro futuro. Nonostante il calo della domanda e gli alti costi di produzione, nel 2013 l Amplats ha aumentato gli utili, riuscendo così a compensare le perdite dell anno precedente. Se fossero accolte le richieste salariali avanzate dall Amcu, ha continuato Griffith, i costi per le aziende aumenterebbero fino a 13 miliardi di rand (oltre 861 milioni di euro). Le compagnie hanno già tagliato migliaia di posti di lavoro negli ultimi due anni, assestando un duro colpo al mercato del lavoro sudafricano, il cui tasso di disoccupazione è vicino al 24 per cento. Altri tagli rischiano di acuire le tensioni sociali che attraversano il paese. Le condizioni di vita dei lavoratori delle miniere sono squallide tanti di loro vivono in baracche di lamiera spesso prive di servizi, quelle di lavoro pericolose e la ricchezza portata dal platino e dall oro neanche li sfiora. L Amcu ha promesso loro un salario di sussistenza per mantenere le famiglie e far crescere i figli. Gli aumenti chiesti dal sindacato sono gli stessi reclamati nel 2012, quando un ondata di scioperi selvaggi colpì il settore minerario e la protesta culminò nel massacro di Marikana, cittadina vicino a Rustenburg: il 16 agosto la polizia aprì il fuoco sui lavoratori della Lonmin uccidendo 34 persone e ferendone in maniera grave 78. Una tragedia con cui il Sudafrica democratico deve ancora fare i conti. platino: il 70 per cento di quelli della Lonmin e il 60 per cento di quelli dell Amplats. Il fatto di non avere agganci politici lo rende meno malleabile e prevedibile, ma lo espone al rischio di non riuscire nella trattativa e quindi di perdere la fedeltà dei minatori. L Amcu ha scelto la linea dura e ha giudicato insignificanti gli accordi raggiunti dal Num lo scorso dicembre: 8 per cento di aumenti nel settore aurifero e 9.5 per cento alla Northam Platinum dopo 75 giorni di astensione dal lavoro. Poca roba rispetto al raddoppio dello stipendio chiesto dall Amcu. Il Num ha pagato un prezzo alto per essersi fatto trascinare nella battaglia per la successione interna all Anc, schierandosi con Zuma, e per avere accettato aumenti salariali che i lavoratori hanno giudicato esigui, tanto da spingerli ad accusare i vertici sindacali di andare a braccetto con i dirigenti aziendali e i politici. Inoltre il suo segretario generale, Frans Baleni, è uno strenuo oppositore della nazionalizzazione del comparto minerario. È in questo terreno che l Amcu ha raccolto adesioni. Ma la sua ascesa è legata anche al massacro di Marikana, alla profonda delusione e allo sconcerto che quella strage ha provocato tra i lavoratori. Da allora le iscrizioni sono aumentate ed è da lì che è voluto partire il presidente dell Amcu, Joseph Mathunjwa, parlando alla folla radunata nello stadio di Wonderkop, vicino al luogo del massacro. Da qui vogliamo ricordare che il sangue dei lavoratori non è stato versato per nulla, ha detto. Questa è una rivoluzione dell economia del Sudafrica, a beneficio di tutti quelli che vivono in questo paese. Nessuno sarà ucciso. Dobbiamo essere disciplinati. Parole purtroppo contraddette dall uccisione di un manifestante da parte della polizia, il 7 febbraio scorso. S. G.

16 9-15 GENNAIO 2014 N ISTO & STAMPATO LA CRISI&L ANALISI/UN SEMINARIO E UN INTERISTA A LUCIANO GALLINO Sotto la superficie È in questi giorni in libreria, per i tipi dell Ediesse, Riunificare il mondo del lavoro è possibile oggi?, testo in cui sono raccolti gli atti di un denso seminario tenutosi nell ottobre scorso su iniziativa di Ars, Crs, Network per il Socialismo europeo, Fondazione Luoghi comuni della Fp Cgil con la collaborazione della Fondazione Claudio Sabattini. Nel volume un intervista di Luciano Pregnolato a Luciano Gallino, di cui pubblichiamo ampi stralci. Gallino ( ) I partiti sono distanti dai drammi del mondo del lavoro, anche chi si richiama ad essi non riceve grandi consensi, eppure un versante politico e di governo è indispensabile. Come si possono spingere i partiti a riprendere i temi del lavoro e di una sua ricomposizione? Rispetto alle difficoltà che hanno, alla loro poca sensibilità e tenendo conto della frantumazione del mondo del lavoro stesso? È molto difficile immaginare come indurre, come spingere in questa direzione anche un partito che sia disponibile a mettere in testa alla sua agenda politica, alla sua attività politica la riunificazione del mondo del lavoro. Potrebbero accadere molte cose, l inasprirsi della crisi potrebbe moltiplicare il numero degli scontenti, oltre che inasprire il conflitto sociale portando a sviluppi sgradevoli. Però bisogna tener sempre conto che la protesta nei confronti della crisi, della recessione ecc. può prendere tanto una via di sinistra, quanto una via di destra, come del resto è accaduto per tutta la storia del Novecento ed in parte sta accadendo anche oggi in vari paesi d Europa. Il problema qual è? È che i sindacati anzitutto hanno incontrato e sono tuttora dinanzi ad enormi difficoltà oggettive, dinanzi alla frantumazione mondiale della produzione, di cui parleremo tra poco, ma va anche detto che i partiti senza un adeguata base culturale, senza la scuola, senza la crescita e l educazione di una nuova classe di personale politico, probabilmente non faranno molta strada. Perché i partiti esistenti o non sono in grado, o, come il partito esistente di maggiore forza, che potrebbe andare in questa direzione, sembrano attualmente sprovveduti da questo punto di vista. Non ho sentito negli ultimi cinque anni un politico avanzare un analisi approfondita, adeguata della crisi, indicare cosa si potrebbe fare per superarla. Senza una comprensione della crisi e dei suoi fondamenti è molto difficile che un partito da solo possa ergersi a difensore del mondo del lavoro. Pregnolato Lei ha accennato alla globalizzazione con uno sguardo oltre l Europa. La globalizzazione da un lato, dall altro un arretramento delle iniziative sovranazionali, sia politiche che sindacali. Cosa pensa in riferimento a questo quadro? Gallino Sono due aspetti del medesimo processo, la globalizzazione è stata l affermazione, l applicazione dura in tutto il mondo di un progetto specifico della politica del lavoro. Negli Stati Uniti come in Europa. La globalizzazione afferma che bisogna andare al di là dei sindacati, ridurre la loro forza e soprattutto ridurre il costo del lavoro. Per fare questo si sono andati a cercare tutti i posti del mondo dove, presi ad uno ad uno, i salari sono più bassi, i sindacati inesistenti, la legislazione è tenuta fuori dal quadro dei rapporti di lavoro. Questo progetto di politica del lavoro ha avuto un grandissimo successo, ma ha portato ad un enorme frammentazione del processo produttivo. Perché qualunque tipo di prodotto, anche il più modesto elettrodomestico che si trova nei supermercati a qualche decina di euro, ha una produzione suddivisa tra otto, dieci, quindici paesi differenti. Questo ha voluto dire avere unità produttive tendenzialmente piccole, distribuite un po dappertutto e quindi difficili da organizzare sindacalmente. Se, appunto, un elettrodomestico della cucina è stato fabbricato in dodici paesi differenti e poi assemblato da un altra parte, come si fa ad organizzare gli interessi di quei lavoratori affinché abbiano una voce comune? Ci sono tentativi ma mi sembrano piuttosto pallidi, esanimi rispetto alle necessità. Bisogna aggiungere a questo punto che anche le varie sigle sindacali europee o mondiali non hanno particolarmente brillato negli ultimi quindici o venti anni. Esiste una Confederazione europea dei sindacati ma non si sentono i pugni sul tavolo che dovrebbe battere la Confederazione quando si tratta di difendere i salari e i diritti del lavoro in Europa. Per di più le organizzazioni sindacali internazionali dovrebbero promuovere la stessa iniziativa in Cina, in Indonesia, o nel Bangladesh, o in ogni altra parte del mondo. I sindacati pagano anche questa difficoltà. Dinanzi a difficoltà inaudite non sono riusciti a compensare la frammentazione della produzione, del lavoro con una integrazione organizzativa tra i lavoratori che potesse muoversi con un certo peso in differenti paesi. Poi qui e là ci sono situazioni interessanti nel tessile, nell alimentare. Ci sono delle iniziative che fanno sì che si cerchi di difendere gli interessi dei lavoratori europei, non solo di quelli italiani, mediante accordi fatti con l India o con altri. Però sta di fatto che la frammentazione della produzione ha segnato per molti aspetti questo periodo e questo era uno dei suoi scopi, la sconfitta dei sindacati, che ha reso veramente difficile affrontare la questione. Pregnolato Cosa pensa dello shopping che fanno le imprese di altri paesi in settori importanti, vedi Telecom, dopo che in Italia, con una responsabilità dei governi, si sono abbandonati settori strategici, tra questi l informatica? (...) Gallino Io ho detto quel che pensavo in un saggio scritto dieci anni fa intitolato, ahimè, La scomparsa dell Italia industriale. Era il periodo in cui è scomparsa Olivetti, la telefonia cellulare. Pur essendo un paese il nostro che ha inventato la radio, la scomparsa della produzione sia dei calcolatori che di altri strumenti per l ufficio, il declino dell automobile e così via sono dati di fatto che hanno cambiato la storia industriale del nostro paese. Sono oramai trent anni che l Italia è completamente priva di una politica industriale. (...). Sono state cedute attività al miglior offerente (negli anni 90, ndr) che in quel momento però offrivano prezzi molto bassi. Così sono stati ceduti pezzi importanti dell industria, delle banche ecc. con il risultato che l Italia è il paese con il più alto tasso di privatizzazioni, industriali e finanziarie, che esista in Europa. Quello che sta succedendo oggi è un po l ennesima pesante fattura che la storia industriale dell Italia è costretta a pagare a fronte di un assenza della politica e della cultura rinunciataria degli imprenditori. Un enigma che, pur lavorando in questo campo per tanti anni, ancora non sono riuscito a sciogliere è: come mai sono scomparsi quegli imprenditori che avevano dato alla ricostruzione un maggiore contributo? Dove sono finiti? Non solo gli Olivetti, i Necchi, i Piaggio, i Bassetti. Si potrebbe a lungo continuare elencando una generazione di imprenditori che inventarono cose straordinarie, avendo anche un interlocutore importante nei dirigenti pubblici, perché l Italia poteva contare su dirigenti pubblici importanti. Basti pensare alla storia dell acciaio, l Italia nel 55 produceva due milioni di tonnellate di acciaio che era la stessa quantità che l Inghilterra produceva cento anni prima e c è voluto un dirigente pubblico, Oscar Sinigaglia, che si è battuto contro gli imprenditori privati per affermare la necessità di avere una grande industria siderurgica. In dieci anni la produzione tra Cornigliano, Bagnoli, Piombino e Taranto è arrivata a superare i 25 milioni di tonnellate. Dopo quella generazione c è stato il vuoto e si son fermati tutti. Data l insipienza e la totale incompetenza dei nostri politici in questo campo e la parallela scomparsa di un ceto imprenditoriale degno di un nome siamo arrivati alla situazione attuale. Pregnolato Noi abbiamo affrontato la frantumazione del lavoro, legata come dicevamo alla frantumazione industriale, siamo in presenza di una politica governativa debolissima e di partiti altrettanto deboli nella sinistra. Per cui in questo quadro piuttosto pessimistico, come è possibile avere una legge di sostegno rispetto al diritto a un occupazione degna, al sostegno al reddito nei periodi di non lavoro, ad una redistribuzione minima certa e quindi misure di reale incidenza a fronte dell incrementarsi dei livelli di povertà e della diminuzione degli strumenti di protezione sociale rispetto a quella che è oggi la domanda da parte del mondo del lavoro e non solo? Cosa vuol dire sviluppo e ripresa in questo quadro di crisi per il mondo del lavoro? Gallino L Italia in questo momento assomiglia ad un fiume carsico, in superficie non si vede praticamente nulla, lo spettacolo che offrono i partiti, posso dire quasi tutti praticamente, è semplicemente desolante. In particolar modo per l assenza delle basi tecniche, culturali e scientifiche. Manca l idea critica che bisogna cercare dietro la superficie, bisogna scavare. Questa capacità di indagine critica è praticamente scomparsa nella politica, si guarda solo in superficie. Però sotto questa superficie ci sono, io penso, un numero di persone, di sindacalisti, di intellettuali, che hanno capito molte cose, che sanno fare il loro mestiere e che sarebbero disponibili ad avviare un nuovo periodo positivo. Ci vorrebbe qualcuno o qualcosa che dalla superficie abbastanza sassosa e desertica della politica odierna riuscisse a fare un grande foro per fare emergere questo fiume sotterraneo, che a mio avviso c è, di intelligenza e di capacità per potercela fare, contando anche su centri di studio, fondazioni, associazioni, parti del sindacato di notevole peso e impegno. Però, se non si rompe la superficie, questo fiume di milioni di persone disponibili non emergerà e andremo avanti ancora per lungo tempo senza prospettive positive. Non possiamo che augurarci che le forze che provengono da quello che si muove sotto la superficie, o qualche nuovo gesto da sopra, riescano a mettere in comunicazione questo fiume carsico con il ristretto ambito della politica di oggi e portino lì dentro finalmente un po di novità, un rinnovato impegno, una nuova capacità di discutere e prendere posizioni. Ad esempio affrontando il dramma della crisi avendo una comprensione delle sue radici strutturali e delle vere ragioni che ogni giorno compaiono in televisione in modo superficiale o distorto. DA OGGI ANCHE IN PDF Ogni copia del mensile in formato digitale in vendita a soli 1,99 euro! ai su e segui le istruzioni FORMAZIONE RLS E INFORMAZIONE PER LASICUREZZA SULLAORO SOLO PER GLI ABBONATI DA GENNAIO GRATIS SU TABLET L applicazione si scarica gratuitamente dall Apple Store o da Google Play e funziona su ipad e Galaxy Tab 10.1 Per usufruire del download gratuito, gli abbonati dovranno comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica a e riceveranno un codice per scaricare le copie ABBONAMENTI 2014 annuale (10 numeri) ordinario: 25 euro strutture sindacali e rls: 20 euro esteri: 50 euro ccp n intestato a Edit.Coop Rls ia dei Frentani 4/a Roma OPPURE bonifico bancario (su conto bancoposta) iban: IT 26 O per informazioni edit coop società cooperativa di giornalisti

17 I. R. al numero 6/2014 di Rassegna Sindacale Occhio ai versamenti! Con gennaio, l Inps ha annunciato l avvio della campagna di verifica della posizione assicurativa dei pubblici dipendenti, che interesserà complessivamente persone, di cui ancora in servizio e che hanno lasciato il lavoro, ma non sono ancora in pensione. Obiettivo della campagna dell Inps è di fare in modo che la posizione assicurativa del pubblico dipendente sia corretta e che i versamenti previdenziali obbligatori riflettano il lavoro svolto durante tutta la carriera professionale. L Inps sta per inviare le prime lettere a lavoratori e lavoratrici. In particolare, si tratta dei dipendenti degli enti locali di Trieste, Livorno, Imperia, Rieti e di tutte le province delle Marche, nati dal primo gennaio 1954 al 31 dicembre Successivamente, la campagna di verifica della posizione assicurativa dei pubblici dipendenti investirà l intera platea delle lavoratrici e dei lavoratori, ai quali l Inps invierà lettere analoghe, selezionandoli gradualmente per fasce anagrafiche, partendo dai più anziani. Anche in questa circostanza, l Inca, che tutela milioni di lavoratori e lavoratrici ogni anno, è chiamata a supportare la pubblica amministrazione nell espletamento di questa complessa campagna. Insieme alla Funzione Pubblica, il patronato della Cgil, che ha sedi in quasi tutti i Comuni italiani, metterà a disposizione i propri operatori, affinché ogni lavoratore dipendente pubblico possa controllare la propria posizione assicurativa e, qualora risultino delle errate registrazioni dei contributi previdenziali, chiedere all Istituto di correggere eventuali errori che potrebbero pregiudicare il raggiungimento dei requisiti necessari al pensionamento. Per conto dei lavoratori e delle lavoratrici pubblici, l Inca inoltrerà le richieste di modifica della posizione assicurativa all Inps e li assisterà fino al riconoscimento del diritto. Anche se non si dovesse ricevere alcuna comunicazione dall Inps, ma si vuole avere comunque la certezza del corretto versamento dei contributi previdenziali, il patronato della Cgil è in grado di provvedere alla verifica completa della posizione assicurativa di ognuno. Si tratta di una opportunità per i dipendenti pubblici spiega Luigina De Santis, del collegio di presidenza dell Inca che non costa nulla e offre la possibilità di avere una più completa conoscenza della propria posizione contributiva, indispensabile per poter esigere il rispetto pieno dei diritti. Campagna di verifica dei contributi dei pubblici dipendenti L Inca ti aiuta a correggere gli errori dell Inps PROCESSO MARLANE, L AZIENDA TESSILE DI PRAIA A MARE Lentamente, ma la giustizia si muove Anche se a rilento, prosegue al tribunale di Paola il processo contro l industriale Marzotto e altri dodici dirigenti dell azienda tessile, accusati di omicidio colposo plurimo, disastro e omissione dolosi di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Cento i morti accertati per tumori professionali Sonia Cappelli Lentamente, come una lumaca stanca, la giustizia si è messa in moto. Dalla chiusura della Marlane (2004), l azienda tessile calabrese, sono passati 9 anni. Il 27 settembre 2013 si è svolta l udienza al tribunale di Paola nella quale sono stati definiti i quesiti sui quali si baserà la perizia richiesta dai giudici per stabilire se allo stato è configurabile l ipotesi di disastro ambientale. L 11 ottobre sono stati nominati i periti: specialisti chimici, geologici, epidemiologi, medici legali incaricati dal tribunale di effettuare una serie di verifiche anche nell ex fabbrica e nei terreni circostanti dove sono stati interrati gli scarti della lavorazione. Dopo dieci anni di indagini, cinque udienze preliminari, soltanto il 30 marzo 2011 è cominciato il processo della Marlane. A settembre 2012 ha avuto inizio la fase dibattimentale ed è stato fissato il calendario delle udienze: i testi da ascoltare, con una frequenza di due udienze mensili. Del miracolo del conte Stefano Rivetti in terra calabrese, ne abbiamo già parlato, ma è indispensabile affrontare ancora l argomento affinché non si perda la memoria di queste tragedie; affinché l indifferenza non ricopra tutto come se nulla fosse successo, ma soprattutto per far sì che le aziende, le fabbriche, i cantieri diventino i presidi di quel diritto al lavoro, così ben sancito dalla nostra Costituzione e non l anticamera di una morte annunciata. L azienda tessile fu uno dei migliori affari dell industriale piemontese Rivetti che, grazie agli aiuti per lo sviluppo del sud erogati dalla Cassa per il Mezzogiorno, creò il Lanificio (Lini e Lane) di Maratea negli anni 50, rivelatosi poi un vero e proprio fallimento. Tuttavia, il polo industriale rappresentò, per i tanti disoccupati calabresi dell epoca, quella boccata d ossigeno fino ad allora negata in una terra affamata di lavoro, ma segnò anche l inizio di un disastro ambientale infinito e di un calvario per i lavoratori e le loro famiglie. Infatti, il lanificio che fu poi ribattezzato Marlane nel 1969 con il passaggio all Eni/Lanerossi, così tanto prodigo nel richiedere la manodopera di tanti lavoratori e lavoratrici, fu assolutamente inadempiente per quanto riguarda le misure di prevenzione dei danni alla salute dei suoi dipendenti. Nella fabbrica, ricordano gli operai, si lavorava a ritmi scanditi da operazioni ripetitive e particolarmente pesanti. Dalla tessitura all orditura, dalla filatura alla tintoria. Tutto avveniva in un unico ambiente in cui i fumi saturi delle sostanze chimiche (ammine aromatiche) derivanti dalla coloritura e tessitura dei tessuti si spandevano ovunque causando patologie tumorali. E, come se non bastasse, c era anche l amianto a peggiorare la situazione. Infatti, erano di amianto le pastiglie dell apparato frenante dei telai, che emanavano una polvere fine, sottile, impalpabile spostata dai macchinari su cui si posava usando compressori; con il duplice risultato che l ambiente diventava sempre più cancerogeno. L unica contromisura utilizzata dall azienda che, evidentemente nutriva qualche preoccupazione, era una busta di latte distribuita alla fine della giornata di lavoro per depurare il fisico dei lavoratori e delle lavoratrici dalle sostanze nocive inalate. Nel 1987, il passaggio della proprietà alla Lanerossi/Marzotto non modifica le cose e anche se le vasche vengono sostituite con quelle a chiusura e i vapori dei coloranti non inquinano più l aria della fabbrica, le morti si avvicendano le une alle altre perché il decorso delle patologie è lungo così come altrettanto inesorabile. Basti pensare che una perizia tecnica effettuata nel 2008 ha stabilito che il tasso tumorale nell azienda era arrivato al 4 per cento contro il dato regionale che era pari allo 0,003 per cento. E non basta. All inquinamento aziendale si somma anche quello ambientale, tanto da indurre la Lanerossi/Marzotto a liberarsi dei rifiuti tossici inviandoli dapprima in Campania, fin quando un ordinanza non gliene vietò l ingresso, e successivamente, in una piccola frazione situata tra Scalea e S. Domenica Talao, Costapisola dove, però, insorse la popolazione per difendere il proprio diritto alla salute. La dirigenza aziendale decise, quindi, di scaricare i suoi veleni, tra i quali il cromo esavalente, piombo, rame, zinco, nei terreni situati nelle immediate vicinanze della fabbrica. Circa tonnellate di rifiuti che, ancor oggi inquinano le falde acquifere con grave pericolo per gli abitanti delle zone circostanti. Nel 1996, la tintoria fu chiusa, ma rimase aperta la tessitura e la filatura dei tessuti fino al 2003, data in cui il conte Marzotto, cavaliere dell ordine del lavoro, nonché presidente della Fondazione Marzotto che persegue finalità di solidarietà sociale (beneficenza, assistenza sociale, sanitaria e socio sanitaria, istruzione e formazione), decide, dopo aver contribuito a mantenere elevato il rischio per la salute dei suoi lavoratori e aver alterato l equilibrio ambientale con grave nocumento per la salute della cittadinanza, di abbandonare tutto e tutti al proprio destino, per delocalizzare la produzione all estero. Il processo vede dunque il Marzotto, insieme ad altri 12 SEGUE A PAGINA 18

18 a cura di Lisa Bartoli e Tiziana Tramontano Èun bene che la legge di stabilità abbia disposto un miglioramento delle prestazioni economiche dell Inail a favore dei superstiti di chi è vittima di un infortunio o di una malattia professionale. Anche se parziali, le novità rappresentano un segnale positivo per i tanti, troppi, ritardi con i quali si è intervenuti per il giusto riconoscimento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori colpiti da incidenti gravi sul lavoro, nonché delle loro famiglie, che spesso sono lasciate sole di fronte a procedure complesse per il riconoscimento del nesso causale e che devono fare i conti con il lutto, senza un adeguato aiuto da parte delle istituzioni. Da anni si aspettava che venissero migliorate le rendite ai superstiti; da sei anni, che venissero rivalutati gli indennizzi del danno biologico. La legge di stabilità dà le prime risposte, non certamente risolutive. Il combinato disposto delle misure prese per diminuire i premi assicurativi delle imprese (che riducono, di fatto, il costo del lavoro) insieme a quelle prese per aumentare le prestazioni economiche Inail a favore delle vittime del lavoro, fa sperare che si intraprenda un percorso virtuoso per rispettare il diritto delle famiglie coinvolte in lutti gravi a causa del lavoro, alle quali finora, troppo spesso, la legge riconosce indennizzi e risarcimenti, diventati nel tempo, in assenza di un adeguata rivalutazione, poco più che simbolici; e allo stesso tempo che scoraggi l idea, ancora diffusa tra le imprese, di considerare la sicurezza un costo che si può comprimere fino a cancellarla. La legge di stabilità diminuisce i premi assicurativi a carico delle aziende, ma contemporaneamente, dopo numerose sollecitazioni dei sindacati e dei patronati, dispone un adeguamento di alcune prestazioni economiche a favore dei familiari delle vittime del lavoro. L auspicio è che il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, nonché della tutela della salute commenta Franca Gasparri, del collegio di presidenza dell Inca diventino il perno attorno a cui richiamare le responsabilità delle aziende nel rispettare la normativa vigente in Italia per contrastare gli infortuni e le malattie professionali, e far crescere una maggiore consapevolezza dei rischi anche tra i lavoratori. Il costo economico e umano degli infortuni e delle malattie professionali è troppo alto per essere ignorato. I NUMERI PARLANO DA SOLI Gli infortuni e le malattie professionali restano una piaga ancora molto estesa, Prestazioni Inail LE NOITÀ DELLA LEGGE D nonostante i rassicuranti dati forniti dall Ente assicuratore. L ultimo rapporto Inail avverte che gli infortuni registrati nel 2012 sono stati , diminuiti rispetto al 2011 di circa il 9 per cento e se raffrontati con il dato 2008 la percentuale di riduzione si attesta al 23 per cento; sono le denunce di infortuni mortali. Sulle malattie professionali, invece, continua ad emergere un quadro poco confortante: pur essendo un fenomeno fortemente sottostimato, l Inail ne sottolinea un andamento crescente. Nel 2012, le denunce sono state , con un aumento di quasi il 51 per cento rispetto al Le conseguenze sul calo della produttività da lavoro sono enormi. È l Inail stessa a calcolare che complessivamente sono circa 12 milioni le giornate di inabilità; in media 80 sono i giorni di assenza dal lavoro per incidenti che hanno provocato menomazioni e 19 giorni per eventi meno gravi. Un costo economico che si aggiunge alle già drammatiche conseguenze della crisi, soprattutto, occupazionale. La stessa Inail, nel presentare questi dati, non ha mancato di sottolinearlo. In un quadro così difficile è inevitabile che venga scoraggiata qualunque azione che porti a denunciare gli infortuni. La paura di perdere il posto di lavoro, per chi ce l ha, prevale su tutto. E non è un caso che nel nostro bel paese cresce la rassegnazione alla precarietà e all insicurezza. Secondo i più recenti studi europei, in Italia ci sono 3 milioni e persone che non cercano più un occupazione, né sono inserite in nessun percorso di formazione professionale, con un mercato del lavoro sommerso che continua a espandersi. Fuori e dentro le aziende gli incidenti continuano a mietere vittime perché gli ambienti sono insalubri e perché non vengono rispettate le norme di legge sulla sicurezza e sulla prevenzione; spesso, il diritto alla salute confligge con il diritto al lavoro. A dimostrarlo, ci sono anche i dati, seppur parzialissimi, dell attività ispettiva dell Inail. Nel 2012, sono state controllate aziende (il 67 per cento del terziario, il 26 per cento del settore industria) e nell 87 per cento dei casi sono state rilevate irregolarità. Su lavoratori regolarizzati, più del 10% rispetto al 2011, avevano il contratto di lavoro non in regola e in nero, pari al 7,27 per cento in più rispetto al Ma non basta; nel bilancio annuale dell attività della Guardia di Finanza 2013, emerge che sono stati individuati lavoratori completamente in nero e irregolari, alle dipendenze di datori di lavoro, per un totale che sfiora 28 mila persone. Le conseguenze del mancato rispetto delle normative sulla sicurezza e sulla prevenzione si riflettono anche sui dati riguardanti le prestazioni economiche Inail: nel 2012 le rendite in essere per inabilità permanente e/o riconosciute ai superstiti erano ; e quelle di nuova costituzione nello stesso anno sono state Più volte le aziende hanno ricondotto all elevato costo dei premi assicurativi obbligatori dovuti all Inail, la causa principale che impedisce di provvedere alla messa in sicurezza degli impianti e degli ambienti di lavoro. Con la riduzione dei premi, introdotta nella legge di stabilità, ora non ci sarebbero più alibi per loro. A partire dal primo gennaio 2014, fino al 2016, infatti, sono stati stanziati complessivamente 3 miliardi e 300 milioni di euro, tenendo conto dell andamento infortunistico aziendale, suddivisi in: un miliardo di euro, nel 2014; un miliardo e cento milioni, nel 2015, e un miliardo e 200 milioni nel Si tratta in sostanza di una riduzione del costo del lavoro e dunque di una prima misura che incide direttamente sul cuneo fiscale. I dettagli di come verrà utilizzato il miliardo per il 2014 sarà chiarito con un decreto del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il ministro dell Economia e delle Finanze e su delibera del Consiglio di Amministrazione Inail, che dopo il 2016, dovrà anche verificare la sostenibilità economica, finanziaria e attuariale del taglio ai premi obbligatori.c è da sottolineare che prima dell approvazione della legge finanziaria, Cgil, Cisl e Uil avevano espresso una critica al modo con cui questa misura era stata proposta poiché, secondo i sindacati, non subordinare tali interventi a criteri dirimenti di selezione, a partire dagli indici di rischiosità, che devono non solo tener conto degli infortuni e delle malattie professionali, ma anche degli indici di frequenza e delle problematicità di genere, determina il rischio di una concreta riduzione della tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Una critica che, ad un primo esame del provvedimento finanziario, sembrerebbe sia stata parzialmente accolta dalle novità introdotte sul miglioramento delle prestazioni Inail a favore dei superstiti, e sulla rivalutazione, seppure parziale e in via straordinaria, dell indennizzo del danno biologico. NEL DETTAGLIO LE NOITÀ DELLA LEGGE DI STABILITÀ ) Calcolo della rendita ai superstiti con riferimento al massimale retributivo. Dal primo gennaio 2014, le prestazioni riconosciute agli eredi delle vittime del lavoro verranno calcolate con il solo massimale retributivo, stabilito ogni anno con decreto interministeriale, e non più prendendo a riferimento la retribuzione effettiva. È forse l elemento più importante delle novità introdotte nella legge di stabilità perché rappresenta un sostanziale aumento delle prestazioni Inail. Finora, infatti, questa rendita mensile veniva calcolata sulla base della Cappelli DA PAG. 17 Lentamente, ma la giustizia si muove dirigenti dell azienda, imputato per il reato di omicidio colposo (art. 589 c.p.) e per disastro doloso ed omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro (artt. 434 e 437 c.p.). Il pericolo maggiore è quello della prescrizione sottolinea Massimo Di Celmo, legale della Cgil, che si è costituita parte civile, assieme alla Filctem. Basti pensare che il termine di decadenza per quanto riguarda il reato di omicidio colposo va dai 7 anni e mezzo ai 20 anni e per il secondo capo di imputazione dai 10 ai 12 anni. Un rischio concreto visto che al ritmo di una media di 2 udienze mensili, salvo imprevisti, e anche ascoltando 5 testi ad udienza (su un totale di oltre 1.300) la trattazione del processo potrebbe durare addirittura 10 anni comportando, quindi, l estinzione dei reati per prescrizione prima della sentenza. Una prospettiva sconfortante che si aggiunge al fatto che tra gli avvocati della difesa dell imprenditore figura l avvocato Niccolò Ghedini, noto alla maggior parte degli italiani, per l eccezionale capacità di scovare cavilli al solo scopo di rinviare i processi e giungere all estinzione del reato attraverso la prescrizione dei termini. Tuttavia, nonostante la sfilza di eccezioni messe in atto sin dall inizio della procedura giudiziale dalla corazzata legale dei Marzotto, il processo sta conseguendo buoni risultati grazie anche ai periti che l accusa ha chiamato a testimoniare, fra cui figurano anche i consulenti medico legali, in rappresentanza della Cgil, quali il dottor Franco Martire e il medico legale dell Inca, Marco Bottazzi. Tutti d accordo nel confermare che sulla base delle analisi epidemiologiche effettuate, è evidente un nesso di causalità tra le sindromi tumorali sofferte dai dipendenti e i processi lavorativi utilizzati nel ciclo produttivo in corso all interno della Marlane. Nel corso dell istruttoria processuale sono state, infatti, accertate violazioni agli articoli 33 e 34 del Dpr 303/56 (prevenzione sanitaria), nei quali è previsto l obbligo del datore di lavoro di monitorare fattivamente i lavoratori che direttamente o indirettamente vengono a contatto con sostanze tossiconocive. (...) Solo nel 1997 si legge ancora nelle perizie il medico competente riconosceva il rischio oncologico, disciplinando almeno la prevenzione secondaria; ciononostante l industria continuava a utilizzare quelle sostanze cancerogene, continuando a tacerne dolosamente l impiego e a non farne menzione nelle schede tecniche di sicurezza e, dunque, senza dotare i lavoratori di una seppure minima protezione (guanti protettivi, schermo per gli occhi, mascherine. Per quanto riguarda, invece i risultati delle indagini ambientali commissionate dalla Procura di Paola è emerso che le sostanze nocive, tossiche e cancerogene utilizzate nel ciclo produttivo della Marlane non sono state smaltite nel rispetto della normativa vigente da tempi remoti. I carotaggi sui terreni limitrofi hanno evidenziato la presenza di sostanze altamente inquinanti, in quantità addirittura superiori alla soglia di contaminazione prevista per i siti industriali. Il sistema di depurazione delle acque prevedeva la discarica direttamente a mare ( ) e il cromo esavalente, nelle concentrazioni utilizzate dalla Marlane, può danneggiare la fauna ittica che nuota in prossimità dello scarico, si attacca alle particelle di terreno e viene assorbito dalla flora. È dunque particolarmente pericoloso poiché può alterare l intera catena alimentare. Parole che pesano come macigni. La noncuranza, l arroganza e la stupidità hanno causato, finora, cento morti per tumore maligno della trachea, del colon, della tiroide, dell utero, dei bronchi, dei polmoni, della vescica, della prostata, della mammella. Cento richieste di giustizia alle quali si aggiungono anche quelle dei cittadini che sono tutt ora esposti al pericolo delle sostanze contaminanti, alle quali finora non sono state date risposte né in termini di bonifica ambientale né di giustizia. Ma all arroganza non c è mai fine. È recente la notizia della transazione tra i vertici della Marlane e i familiari delle vittime (circa 30mila euro ciascuno) che potrebbe vanificare il processo in corso. Un modus operandi che vale come un ammissione di colpa e che la Cgil del Pollino- Sibari-Tirreno, come parte civile ritiene inaccettabile perché tenta di avvolgere nel silenzio una tragedia dell industria italiana in una terra che meritava ben più considerazione e che, invece, ha lasciato solo macerie sociali. ogliamo la verità su quello che è avvenuto all interno e all esterno di quello stabilimento, lo dobbiamo alle tante vittime e alle loro famiglie, lo dobbiamo al territorio che non può continuare a vivere senza sapere se il sito è inquinato da rifiuti tossici e è da bonificare ( ) e la verità la si può avere solo se il processo va avanti ed arrivi a sentenza. 18

19 I STABILITÀ 2014 miglie Aumento delle rendite ai superstiti, rivalutazione, in via straordinaria, degli indennizzi per il danno biologico e conferma dei beneficiari del fondo a sostegno delle favittime di gravi infortuni sul lavoro retribuzione effettiva percepita dal lavoratore in vita nell anno precedente l evento mortale, a condizione però che lo stipendio fosse compreso fra due parametri detti anche minimale e massimale. Questo meccanismo di calcolo, di fatto, penalizzava soprattutto coloro i quali avevano stipendi bassi e una scarsa contribuzione, riducendo l importo complessivo della rendita Inail, prevista a favore dei superstiti in caso di infortunio sul lavoro mortale. A titolo di esempio e considerando la vecchia norma, agli eredi di un lavoratore deceduto nel 2013, che percepiva una retribuzione di annue lordi, veniva pagata una rendita mensile pari al minimale (fino al luglio 2014 è di ,10 euro annui) e aumentava gradualmente in ragione dell effettiva retribuzione percepita dal lavoratore nell anno precedente il decesso. In questo caso, con la nuova misura, la rendita sarà calcolata solo sulla base del più favorevole massimale retributivo. In buona sostanza significa che fino a luglio 2014, in caso di infortunio mortale, la rendita ai superstiti sarà di ,90 euro annui, a prescindere dalla retribuzione effettivamente percepita, e non, invece, di ,10 euro annui (cosiddetto minimale), come sarebbe avvenuto, con la vecchia norma. I benefici per gli eredi, quindi, saranno raddoppiati. La legge di stabilità 2014 non modifica le percentuali con le quali verrà suddivisa la rendita fra gli aventi diritto: 50% al coniuge; 20% ai figli fino a 18 anni di età; 21 anni, se studenti di scuola media o professionale; 26 se universitari. Per i figli inabili, la rendita è corrisposta finché dura l inabilità. 40% se i figli sono orfani di entrambi i genitori o di un solo genitore naturale (more uxorio) o orfani di genitori divorziati; 20% ai genitori, nonni, bisnonni in mancanza del coniuge superstite e dei figli se a carico della vittima del lavoro 20% anche ai fratelli e sorelle, in mancanza del coniuge superstite e dei figli solo se conviventi e a carico del lavoratore. La novità legislativa sembrerebbe, per ora, escludere la possibilità di accesso al beneficio agli eredi di incidenti mortali avvenuti prima del 1 gennaio 2014, per i quali sono in corso le procedure di riconoscimento del nesso causale o azioni giudiziarie, anche se la rendita sarà liquidata nel corso del Complessivamente, pur trattandosi di una novità positiva fortemente sollecitata dai sindacati e dai Patronati, resta da sottolineare il fatto che dall applicazione di questa norma vengono escluse le coppie di fatto, alle quali, come succede quasi sempre, viene negato il diritto, nonostante in Italia rappresentino centinaia di migliaia di nuovi nuclei familiari. È un problema che è stato più volte richiamato dall Inca e che investe varie sfere del welfare italiano. Solo la Corte Costituzionale nel 2009 (sentenza n. 86), chiamata a pronunciarsi sul diritto dei figli di una coppia di fatto, pur ribadendo il valore del matrimonio, come elemento fondante del diritto, ha dichiarato l illegittimità costituzionale dell art. 85 del Testo Unico sull assicurazione obbligatoria contro infortuni del 1965 riconoscendo il 40% della rendita ai figli superstiti, così come previsto per gli orfani di entrambi i genitori. 2) Rivalutazione del danno biologico L altra novità della legge di stabilità riguarda l adeguamento dell indennizzo del danno biologico, inteso come lesione all integrità psicofisica del lavoratore. Si tratta di un provvedimento che ha carattere straordinario e, quindi, non stabilisce nessun automatismo negli anni successivi. Pur tuttavia, risolve, almeno in parte, la perdita di valore monetario che si è accumulata negli anni. Infatti, dal 2000, anno in cui è stato inserito nella nostra legislazione, l indennizzo del danno biologico ha perso un consistente potere di acquisto ed è diventato un importo poco più che irrisorio. Un lavoratore di 45 anni, con una invalidità riconosciuta dall Inail dell 11 per cento, percepisce un indennizzo una tantum che non arriva a 10 mila euro, comprensivo dell unica rivalutazione avvenuta con misura straordinaria nel 2008, ben otto anni dopo la sua istituzione. In 14 anni, questa è la seconda volta che il legislatore interviene per adeguare gli importi degli indennizzi del danno biologico. Ben si comprende, quindi, quanto si sia lontani dalla richiesta, più volte reiterata dai sindacati e dai patronati, di prevedere un meccanismo automatico di rivalutazione, che è il solo a poter garantire l adeguamento dell indennizzo al costo reale della vita. Per quanto riguarda la quantificazione dell aumento, la legge di stabilità ha stanziato 50 milioni di euro a copertura della misura, le stesse risorse già previste nel 2008 per il primo adeguamento. Allora, l incremento degli indennizzi è stato dell 8,68 per cento ed è, quindi, presumibile che, anche questa volta, l aumento non si discosti da questa percentuale. Tuttavia, bisognerà aspettare l emanazione di un decreto interministeriale, per conoscere con precisione gli importi esatti dei nuovi indennizzi. 3) Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro. La legge di stabilità conferma il beneficio economico agli eredi legittimi delle vittime del lavoro. Il Fondo, istituito con legge finanziaria del 2007 (legge 296/2006), ha una dotazione finanziaria che viene stanziata con decreto ogni anno. Le risorse destinate dal Ministero del lavoro a questo fondo, dal 2007 sono cresciute dai euro, nel biennio 2008/2009 per ciascun anno, ai 10 milioni di euro, a partire dal La una tantum, riconosciuta agli eredi, varia in funzione del numero dei superstiti. Per il 2012, gli importi sono: euro un solo superstite euro due superstiti euro tre superstiti euro più di tre superstiti Per il 2013 non è ancora stato emanato il decreto ministeriale che dovrebbe adeguare gli importi. Queste prestazioni, non soggette ad alcuna tassazione, sono pagate dall Inail e i potenziali beneficiari sono: il coniuge, i figli legittimi, naturali, riconosciuti o riconoscibili, adottivi, fino a 18 anni di età, a 21 anni, se studenti di scuola media o professionale, 26 anni se universitari. In assenza di questi eredi subentrano i genitori a carico anche non conviventi, o fratelli e sorelle, ma in questo caso devono essere conviventi e a carico. Al Fondo possono accedere i familiari di quel lavoratore deceduto, anche se era sprovvisto della copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni (di cui al T.U. 1124/65). È il caso, per esempio, del personale di polizia, dei vigili del fuoco e dei liberi professionisti. Le prestazioni sono riconosciute in forma di sussidio o di anticipo della rendita ai superstiti erogata dall Inail, già prevista dal Dpr n del L anticipazione della rendita dei superstiti è pari a tre mensilità di quella annua, calcolata sul minimale di legge. Tale anticipazione è prevista esclusivamente per i superstiti di lavoratori soggetti alla tutela assicurativa obbligatoria ed è erogata unitamente alla prestazione una tantum. Occorre, inoltre, precisare che il fondo interviene solo per incidenti mortali e sono esclusi, quindi, i decessi derivanti da malattie professionali. PRESTAZIONI INAIL/2: INTERISTA CON FRANCESCO RAMPI, PRESIDENTE DEL CI Si poteva fare di più La mancata rivalutazione automatica dell indennità del danno biologico è stata un grave errore del legislatore. Si è scelta una strada di gradualità che deve però concludersi con l adozione di questo meccanismo Lisa Bartoli IIl fatto che la legge di stabilità preveda la riduzione dei premi assicurativi a carico delle imprese e contestualmente l aumento delle rendite ai superstiti, nonché la rivalutazione dell indennizzo del danno biologico, seppur in via straordinaria, sono due notizie positive per i lavoratori infortunati e tecnopatici, ma forse ancora insufficienti per migliorare sostanzialmente le tutele cui avrebbero diritto. Qual è la via maestra? La domanda, insieme ad altre, l abbiamo posta a Francesco Rampi, recentemente nominato presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell Inail. Rampi Esiste nel Paese una necessità di rilancio dell economia anche sostenendo i processi di innovazione tecnologica virtuosi per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Questa è la via maestra da percorrere. Il Governo ha scelto una soluzione contingente: quella di rimettere in circolazione 3,3 miliardi di euro attraverso uno sconto dei premi nel prossimo triennio. Occorre concentrare l attenzione sulla soluzione strutturale di rilancio del ruolo dell assicurazione obbligatoria pubblica, basata su mutualità e solidarietà, e la presa in carico globale di infortunati e tecnopatici. Occorre rilanciare la mutualità che sta all origine dell Inail allargando il sistema assicurativo a quei segmenti del mondo del lavoro che ancora non sono assicurati: ad esempio alcune categorie del pubblico impiego e del lavoro autonomo. Perché questa esclusione e perché ora l Inail ritiene che debba essere superata? Rampi Mentre il processo di unificazione delle modalità di gestione previdenziali sono state mutualizzate con la nascita dell Inpdap, per l Assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali ancora ampi settori del lavoro pubblico non hanno mutualizzato queste gestioni, che vengono valutate dall Inail per conto delle singole amministrazioni. Oltre il 50 per cento degli infortuni nel lavoro pubblico avviene in itinere (nel tragitto casa lavoro e viceversa ndr) e le amministrazioni, a differenza dell Inail, non propongono l azione di rivalsa. Rinunciare alla positività di una gestione mutualizzata, che riduce il costo del lavoro, è uno strano modo di gestire il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica. Anche le spese di funzionamento dell Inail ne trarrebbero vantaggio perché il portafoglio degli assicurati si allargherebbe senza bisogno di nuove strutture e di nuovi investimenti. I sindacati e i patronati si aspettavano che ci fosse la rivalutazione automatica degli indennizzi per il danno biologico, adeguato in 14 anni solo due volte. Senza questo meccanismo c è il rischio di un impoverimento del valore di queste prestazioni. Perché non si è provveduto a inserirlo nella legge di Stabilità? Rampi Nell ottica assicurativa, la mancata attuazione dell automatismo della quota delle rendite legata al danno biologico costituisce un grave errore da parte del legislatore. È in assoluto un anomalia se si fa un raffronto con quanto le norme pretendono dal sistema assicurativo delle compagnie private. In secondo luogo espongono le imprese a rischi connessi a vertenzialità sulla inadeguatezza delle rendite Inail. Infatti, vi sono pronunce della magistratura che dispongono, in caso di perdita del potere di acquisto delle rendite, l obbligo da parte dell impresa di integrare quanto erogato dall Inail. Si è scelta una strada di gradualità che deve però concludersi con l adozione di un SEGUE A PAGINA 20 19

20 TUTELA DELLE ITTIME DELLA TERRA DEI FUOCHI Patronato in trincea Terra dei Fuochi è un termine coniato da Legambiente nel Rapporto ecomafia del 2003 per definire l area che si estende tra le province di Napoli e Caserta, dove le discariche abusive della camorra hanno bruciato in continuazione materiali altamente tossici, i cosiddetti inceneritori diffusi, e dove gli sversamenti di sostanze nocive hanno arrecato un danno ambientale di incredibili dimensioni, con tonnellate di scorie di ogni tipo e oltre tonnellate di percolato, destinato a inquinare nei prossimi anni le falde acquifere. Ben sono le aree avvelenate da questi smaltimenti illegali, ricomprese in 70 Comuni delle due province campane, tra cui: Aversa, Bacoli, Caivano, Castelvolturno, Giugliano, Marcianise, Nola, Acerra, Marigliano, illaricca. Aree devastate, destinate all agricoltura sulle quali si è estesa la lunga mano della camorra, con il risultato che laddove c erano coltivazioni di pomodori, frutteti, vigneti adesso ci sono cloache strapiene di rifiuti tossici, chimici e speciali consegnati da tante aziende italiane e straniere alla mafia campana. È dalla fine degli anni 80 che la monnezza in questa terra tradita dall uomo, è diventata un affare per la camorra; dall emergenza rifiuti urbani a quelli tossici, tutto è filtrato dalle famiglie di spicco del clan dei Casalesi, come i Bidognetti, gli Schiavone, gli Zagaria. Un affare colossale che ha rappresentato per oltre 30 anni una delle principali fonti di arricchimento della camorra. Negli anni 80 per ogni singolo produttore lo smaltimento legale dei rifiuti costava lire, ma la camorra ne guadagnava 500 mila lire, offrendo i suoi servigi illecitamente. Nella relazione della Direzione investigativa antimafia alla Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo rifiuti si afferma che le scorie in Campania (circa 10mila tonnellate in 20 anni) provenivano dai siti industriali di tutta Italia, come i veleni dell Acna di Cengio, i residui dell ex Enichem di Priolo, i fanghi conciari della zona di Santa Croce, ma anche dalla Germania che sversava le sue scorie radioattive nel territorio campano. Tutto questo, si legge nella relazione, è stato possibile anche e soprattutto grazie agli agganci politici introdotti nel clan dall avvocato Chianese che gestiva la discarica Resit di Giugliano. Anni di incontrastato dominio con la L inquinamento ambientale ha cambiato l attività dell Inca. Nella provincia di Napoli sono aumentate le domande di invalidità, inabilità e reversibilità. Tra i trentenni e i quarantenni crescono i casi di tumori alla tiroide e al sistema linfatico complicità dunque di politici, ma anche di imprenditori, cittadini disonesti e istituzioni che avrebbero dovuto controllare, monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica e che hanno invece contribuito ad assassinare uomini, donne, bambini che hanno avuto il solo torto di vivere in quelle terre. Uno studio dell Angir (Associazione napoletana giovani ricercatori) sulla mortalità per patologie tumorali riconducibili all ambiente condotto a Napoli tra il 2004 e il 2009, rivela dati sconvolgenti: decessi, di cui il 56,2% uomini e il 43,8% donne. Il tumore più diffuso è quello al polmone seguito da quello al colon, fegato, prostata, vescica, stomaco, pancreas, leucemia, melanoma. Ma il dato ancor più doloroso è quello afferente ai bambini che, nel solo triennio , sono risultati affetti da tumore: ben 1.519! Una situazione a dir poco drammatica a cui si aggiunge quella del casertano in cui nel 2011 è stato registrato un incremento della spesa per farmaci antitumorali pari al 61%. A nulla sono servite le battaglie della popolazione per ottenere un Registro dei tumori, le denunce di oncologi di fama internazionale, i rapporti della Dia (Direzione investigativa antimafia), di Legambiente, le indagini della Commissione bicamerale d inchiesta sul ciclo dei rifiuti, contro il cosiddetto ecocidio di massa ; tant è che dal primo gennaio 2012 al 31 agosto 2013, secondo i dati raccolti dai igili del fuoco, sono stati individuati altri roghi di pellami, pneumatici, scarti di rifiuti industriali, amianto, lastre di eternit, materiale liquido: solo in provincia di Napoli e in quella di Caserta. Sostanze come il cadmio, il piombo, l antimonio, il rame, lo zinco, il toluene, i policlorobifenili, simili alla diossina e contenenti sostanze mutagene e cancerogene, sono presenti nell ambiente con una concentrazione di gran lunga superiore (fino al 700 per cento) rispetto ai limiti di legge consentiti. Giuseppe Carotenuto, segretario generale Flai Campania, è intervenuto più volte a difesa dei cittadini, ma anche del lavoro agricolo e delle aziende agroalimentari fino a qualche tempo fa il fiore all occhiello del territorio. In realtà spiega Carotenuto -, le analisi fino ad oggi effettuate hanno rilevato che soltanto alcuni territori sono totalmente compromessi, mentre altri possono essere bonificati e ridestinati ad uso agricolo. Occorre però fare una mappatura dei terreni; fare chiarezza sul prodotto venduto, utilizzare sistemi di tracciabilità e investire sulla qualità per tutelare, i lavoratori, i cittadini e le imprese. Un intervento, quello chiesto dal segretario della Flai Campania, da considerarsi ancor più urgente e improcrastinabile anche alla luce delle conclusioni cui è pervenuta la Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti che rileva come (..) Il danno ambientale che si è consumato è destinato, purtroppo, a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni con un picco che si raggiungerà fra una cinquantina di anni (..). L area di Giugliano, in provincia di Napoli, è quella destinata allo smaltimento dei rifiuti provenienti da tutta Italia che riguardano in special modo i rifiuti urbani e speciali, ospedalieri, cimiteriali. Da quest avamposto, Angelo Tartaglia, operatore dell Inca territoriale, da molti anni con grande passione e impegno, sottolinea come in questi ultimi anni la stessa attività del patronato è profondamente cambiata: sono aumentate le richieste di cittadini e cittadine di prestazioni di invalidità, inabilità e reversibilità, che hanno subito un danno alla salute non certo riconducibile all ambiente di lavoro, visto che nel territorio non esiste un tessuto industriale al quale associare questo tipo di patologie. Quelle che fino a 10 anni fa erano malattie rare e riscontrabili in soggetti ultracinquantenni precisa Tartaglia -, adesso sono diventate molto diffuse tra i trentenni e i quarantenni, con tumori alla tiroide, linfomi, leucemie e neoplasie al sistema linfatico. La nostra attività di tutela è diventata un indicatore inequivocabile per capire qual è la portata del danno ambientale perpetrato su una popolazione inerme. Ci sarebbe bisogno di un Osservatorio sulla salute aggiunge l operatore dell Inca costituito da un pool di esperti e volontari sul territorio che potrebbe verificare l incidenza del fenomeno; studiare le cause e le possibili soluzioni; promuovere campagne di prevenzione e di verifica della situazione. Questa iniziativa potrebbe vedere l Inca in prima fila, insieme alla Confederazione, alla Funzione Pubblica, allo Spi e alla Federazione dei lavoratori della Conoscenza anche per diffondere una nuova cultura della prevenzione nelle scuole. Operare in questo senso, significa fare in modo che la Confederazione divenga, soprattutto in questi luoghi, un punto di accoglienza, di riferimento e di integrazione per le vittime di questa tragedia e per i loro familiari. Il tentativo di sanare oggi, con il decreto Terra dei Fuochi, varato dal Consiglio dei ministri il 3 dicembre scorso (rafforzato con lo stanziamento di 25 milioni di euro per il 2014 e il 2015 per effettuare gli screening medico-sanitari sulla popolazione) non colma, purtroppo, le lacune dei governi precedenti, ma rappresenta l inizio di un cammino per riconquistare la fiducia dei cittadini di quel territorio e non solo. Con il decreto si è, infatti, introdotto il reato di combustione dei rifiuti tossici, la perimetrazione delle aree inquinate, l accelerazione delle bonifiche ambientali, l uso dell esercito per vigilare questi territori. Un bel passo avanti, ma non certo sufficiente per mettere la parola fine a questa vicenda e alle altre direttamente o indirettamente collegate. Si pensi, per esempio, alle tante regioni del nostro Paese dove ancora impera l economia sommersa, madre di tanti mali come l evasione fiscale, le frodi fiscali, il lavoro nero, le attività illecite, il riciclaggio di denaro, su cui la mafia tradizionale ha costruito e allargato il suo impero, fino a raggiungere un volume d affari di circa 130 miliardi di euro l anno. La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. ive in perfetta simbiosi diceva il giudice Giovanni Falcone, non a caso ucciso dalla mafia, nella strage di Capaci con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura della mafia. S. C. Bartoli DA PAG. 19 Si poteva fare di più sistema automatico di rivalutazione. A quanto ammonta il fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro e quanti sono stati i beneficiari ai quali è stato riconosciuto il sussidio e/o l anticipazione della rendita? Rampi La legge di stabilità non ha innovato i criteri relativi al Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro. L Inail, in questo caso, ha il compito di valutare il diritto al sussidio e di erogarlo una tantum. Nel 2007, quando è stato istituito, il Fondo aveva una dotazione di 2 milioni e mezzo di euro, nel 2012 l ammontare era sei volte superiore di quello originale, pari a 12 milioni e settecentomila euro. Nel quinquennio sono state erogate prestazioni a nuclei familiari per circa superstiti. Il valore del beneficio una tantum è fissato annualmente con decreto ministeriale. Possono accedervi i familiari superstiti di lavoratori assicurati presso le diverse gestioni assicurative dell Inail (compreso i superstiti di persone iscritte alla cosiddetta assicurazione casalinghe), ma anche coloro che ne sono sprovvisti, quali: i militari, i vigili del fuoco, le forze di polizia ed i lavoratori professionisti. Per i superstiti assicurati all Inail oltre che un beneficio economico una tantum il Fondo ha una funzione di anticipo fino a tre mensilità della rendita che l Inail liquida. È stato sufficiente introdurre solo una conferma del fondo, oppure ci si sarebbe aspettato un ampliamento dei possibili beneficiari? Rampi Per quanto riguarda questo Fondo, con la legge di stabilità 2014, si è consolidata la dotazione di risorse economiche che non è più legata alla sensibilità del momento, ma definita puntualmente con provvedimento normativo. I limiti che rimangono sono riferiti sia all esclusione delle famiglie di fatto, sia alla rigidità dei requisiti per la erogazione delle prestazioni a favore dei genitori. Quali iniziative intende prendere il Civ dell Inail per migliorare la tutela dei lavoratori infortunati e tecnopatici? Rampi Solo per anticipare un indice degli argomenti su cui si è impegnato il Consiglio di indirizzo e vigilanza, vorrei ricordare che la presa in carico globale, oggi, si è arricchita, ad esempio, di prestazioni legate all uso dei farmaci non più garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale. La sperimentazione di questo sostegno agli infortunati nel periodo di temporanea ha dimostrato la positività e ora si stanno impartendo le istruzioni per l estensione a coloro che hanno postumi permanenti; Gli ambulatori di fisiokinesiterapia hanno dimostrato l importanza della tempestività di queste terapie per il recupero della capacità lavorativa e della riduzione dei postumi permanenti. Ora le convenzioni con i Servizi Sanitari regionali dovranno garantire il passaggio dalla sperimentazione alla generalizzazione. Per quanto riguarda le attività protesiche, queste hanno bisogno di essere articolate sul territorio nazionale e di essere integrate con la riabilitazione post-protesica e con l assistenza al reinserimento lavorativo. L apertura di Lametia Terme costituisce, insieme all ospedale CTO di Roma, una risposta concreta. oglio anche sottolineare che l arricchimento dell Inail, con l incorporazione di Ispesl, permette di strutturare in maniera puntuale la ricerca sanitaria a favore degli infortunati e tecnopatici. La ricerca accanto al letto necessita di alcuni poli specialistici e tematici per produrre specifici protocolli terapeutici. Quando i lettori di Esperienze scorreranno queste poche righe, il Consiglio di Indirizzo e igilanza starà delineando le proprie linee di mandato da realizzarsi entro il 30 settembre In una sola frase l idea portante è Prevenzione: un nuovo pensiero e presa in carico attraverso il diritto a prestazioni sanitarie. Rassegna Sindacale Settimanale della Cgil Direttore responsabile Guido Iocca A cura di Patrizia Ferrante Editore Edit. Coop. società cooperativa di giornalisti, ia dei Frentani 4/a, Roma Iscritta al reg. naz. Stampa al n del 24/2/94 Proprietà della testata Ediesse Srl Ufficio abbonamenti 06/ Ufficio vendite 06/ Grafica e impaginazione Massimiliano Acerra, Cristina izzo, Ilaria Longo Stampa Puntoweb Srl, ia ariante di Cancelliera, Ariccia, Roma Chiuso in tipografia lunedì 10 febbraio ore 13 A cura di Lisa Bartoli (coordinamento), Sonia Cappelli 20

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