Materiale tratto dalle attività dell anno sociale. di Nuova Proposta

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1 Materiale tratto dalle attività dell anno sociale di Nuova Proposta Questo dossier vuole essere uno strumento di condivisione e diffusione della ricchezza scaturita da riflessioni, emozioni e storie raccontate e vissute nell anno durante i nostri incontri, tutti dedicati al tema "Eccoci! Diamo ragione della nostra speranza! - Il contributo di omosessuali e transessuali cristiani nella Chiesa e nella società- che traeva ispirazione dalla 1 lettera di San Pietro. Si tratta di sintesi e spunti tratti da alcuni degli incontri *, ma potete trovare molto altro (testi e audio) sul nostro sito: Troverete inoltre la raccolta di Pensieri e Parole riflessioni proposte da alcuni nostri soci su temi di attualità, in edicola la rassegna stampa sulle attività del gruppo e i Comunicati Stampa pubblicati durante l anno. Per i testi della Veglia di preghiera in ricordo della vittime dell omofobia, svoltasi il 16 maggio 2014 a Roma, organizzata con numerosi gruppi e associazioni, è a disposizione un dossier dedicato. * I testi sono, per lo più, appunti trascritti durante le serate, non riviste da relatori e ospiti che hanno partecipato: ci scusiamo per eventuali imprecisioni. 1

2 INCONTRI DELL ANNO SOCIALE Primo incontro esperienziale Alcuni soci di Nuova Proposta hanno proposto alcune riflessioni sul brano della lettera di S.Pietro che guida il nuovo anno sociale. Poi i partecipanti si sono raccolti in piccoli gruppi per raccontare cosa significa per ognuno vivere e testimoniare la speranza nelle proprie vite. Di seguito alcuni spunti emersi. Testimonianza di Sonia Per me la speranza e' la misura della fiducia che ho in Dio, e la riconoscenza per ciò che mi ha dato e per ciò che mi darà in questa vita. E' il motore della mia vita distillato in tanti piccoli io spero; è l'azione che mi spinge a camminare verso nuovi traguardi o a riconsiderare i vecchi. La speranza è come una miccia che accende il fuoco, come il sale per gli alimenti. Riflessioni dei gruppi L essere nella speranza e l essere nella non-speranza non rappresentano due stati antitetici, bensì sono due aspetti differenti dello stesso modo col quale una vita procede, ovvero i due lati diversi dai quali possiamo osservare la medesima esistenza. Ci sono colpi e ferite che non soltanto lasciano il segno, le cicatrici, ma dai quali restano menomazioni che impediscono un corso quotidiano e progettuale conforme a quanto dato alle ordinarie possibilità umane. In questo senso si è nella non-speranza, quando si viene fuori da un accidente menomati irrevocabilmente di una gamba e si può sperare di tornare sani e camminare come gli altri per miracolo, andando a Lourdes o come per l eventualità di un terno a lotto: chi può con certezza dire che sia impossibile? Eppure accade che, pur vivendo infelici una tale condizione, in conseguenza della nostra testimonianza, quella ferita mutilante si colleghi ad un cambiamento di prospettiva nelle persone attorno a noi. Ecco allora che si può stare nella non-speranza per la propria vita ed insieme verificare quanto le cose intorno a noi cambino pur intanto domandandosi a cosa per sé stessi sia servita la testimonianza e il conseguente cambiamento di coloro i quali magari hanno inferto, involontariamente o meno, il colpo della menomazione. Per quanto detto non è quindi corretto valutare gli stati dell essere nella speranza e dell essere nella non-speranza secondo un giudizio positivo/negativo. E neppure è utile come se il presupposto fosse: sei nella non-speranza uguale stai male e bisogna fare di tutto per fartene uscire pretendere di spingere o trainare nella speranza chi è nella non-speranza. L atteggiamento di un individuo paralitico che trova una sua realizzazione partecipando alle paraolimpiadi, non può assurgere all esempio che lava la coscienza dei sani, pena la demoralizzazione o colpevolizzazione ulteriore di chi non ha il medesimo tipo di successo. Forse se, invece dell ideologia dell adattamento felice ad ogni costo a questa società dello sfruttamento della discriminazione del razzismo del sessismo dell omofobia, accettassimo la possibilità che si possa vivere, relazionarsi, essere fecondi per sé e per il contesto, anche essendo consapevoli che si è perduta definitivamente in questa vita 2

3 l occasione di realizzare i propri talenti, ci sarebbero meno suicidi e più solitudini riconosciute e rispettate si accompagnerebbero tra loro e insieme agli altri. Einstein ha detto che è più facile rompere un atomo che un pregiudizio: mi sento di aggiungere che il nodo da sbrogliare è quello di un essere umano che pretende di rompere l atomo usando come arnese il pregiudizio Incontro con la Comunita di base di san Paolo L esperienza delle Comunità di base nasce alla luce del Concilio Vaticano II e delle idee del 68; negli anni 70 le Comunità erano una ventina a Roma, oggi sono molte di meno. La CdB di san Paolo inizia con l abate Giovanni Franzoni, le cui attivita pacifiste erano malviste dalla Chiesa nonche dai gruppi della destra romana. Il Vaticano intervenne con delle visite apostoliche, finche non ci fu una netta rottura in seguito alle preghiere dei fedeli libere. Questo porto nel 1973 alle dimissioni di Franzoni da abate di san Paolo ed alla sua prima messa nella sede attuale della comunita. Il documento fondante della comunita e una lettera pastorale, la Terra di Dio, contro le speculazioni ecclesiastiche della Chiesa. La CdB era originariamente tollerata dalla gerarchia, ma la situazione degenero quando Franzoni ed altri difesero la legge sul divorzio in nome della liberta di coscienza e della laicita e venne sospeso a divinis. A questo punto l eucarestia veniva celebrata da altri sacerdoti; nel 1976 Franzoni comincio a sostenere le istanze sociali del Partito Comunista e fu ridotto allo stato laicale. La CdB, che aveva gia iniziato un percorso di riappropriazione della scrittura, maturo l idea di riappropriarsi anche dei sacramenti e di celebrare la liturgia senza una presenza sacerdotale, e cio anche per battesimo e per matrimonio. Curiosamente, il Vicariato riconosceva la validita di tali battesimi. Molto dibattuta e stata la questione dell eucarestia; alla fine la CdB decise, basandosi sulla scrittura ed in particolare su Paolo, di celebrare autonomamente l eucarestia in forma semplicissima, presieduta da chi voleva presiedere, senza avere figure clericali definite, come avveniva in realta nelle primissime comunita cristiane. Oggi la CdB e divisa in 4 gruppi territoriali e le particolari realta del gruppo biblico e del gruppo donne Incontro con Antonietta Potente, suora domenicana, teologa morale- Eccoci! Come la Speranza ci chiama all impegno! Dalla lettera di Pietro emerge la storia di una comunità in minoranza e soprattutto in diaspora. Essere in diaspora è una condizione che ben rappresenta il ruolo del cristiano. Significa essere dispersi, cioè essere presenti ovunque, non con una presenza prepotente o ufficiale, ma con umiltà, essendo sale che dà gusto, seme di crescita ovunque. 3

4 Essere in diaspora permette alle persone di partecipare alla storia in modo diverso da quello dei grandi personaggi, significa partecipare, riprendere coscienza dell importanza di ogni singolo momento della propria vita, dare valore alla quotidianità e prendersi la responsabilità di trovare il proprio posto. Essere in diaspora è impegnativo e può essere doloroso,ma il dolore non è tanto dovuto al fatto di vivere in minoranza e quindi di poter non essere accolti o di subire violenza dagli altri. Il dolore è dovuto soprattutto allo sforzo di trovare un modo alternativo di partecipare alla storia, di cambiare mentalità. Non possiamo e non vogliamo fare le stesse cose che sono state fatte prima e che troppe volte hanno causato ingiustizie a noi o ad altri. Nel caso della comunità cristiana descritta nella lettera attribuita a Pietro, si fa riferimento al periodo della persecuzione di Diocleziano in Asia Minore; i cristiani venivano messi a morte perché non accettavano di fare il servizio militare, di uccidere e di adorare l imperatore. Erano quindi una minoranza che si proponeva in modo dirompente nel momento storico. In altre parti della lettera di Pietro ci sono invece passi molto istituzionali dove si fa riferimento a relazioni di tipo gerarchico (padroni vs schiavi, mariti vs mogli) molto diverse da quanto predicato nei Vangeli da Gesù, che veniva considerato un bestemmiatore proprio perché promuoveva un idea di relazioni molto lontane dalla tradizione. Gesù propone infatti un modo alternativo di relazionarsi, non determinato dalla Legge o dalla cultura ma secondo giustizia e verità. Allo stesso modo, come cristiani dobbiamo impegnarci a creare e diffondere relazioni diverse. Non dobbiamo soltanto lottare e chiedere i diritti che ci spettano (es. i diritti civili come omossessuali)ma proporci in un altro modo nella società. Non dobbiamo accontentarci di rispecchiare la legge e la cultura del nostro tempo, ma cercare di vivere secondo giustizia e verità, secondo l onesta e la bontà, secondo l umanità e l amore come sono stati predicati da Gesù. Il cristianesimo è molto consono all essere umano (cfr. libro della Potente umano più che umano ), è una prospettiva che mette al centro il risveglio dell umano attraverso relazioni basate sul rispetto, sulla verità e sulla sobrietà. Vivere con sobrietà significa vivere consapevoli di ciò che siamo e di ciò che ci circonda per non togliere spazio agli altri ma anzi coltivando e producendo bellezza come bene comune da poter condividere. Non significa accontentarsi ma vivere in abbondanza ovunque, coltivando la propria creatività e mettendola in gioco e in comune con gli altri. Oggi è importante allontanarsi dalla mentalità che punta a portare avanti il più forte o il più bravo o il più intelligente ; l essere umano va rispettato sempre in quanto essere umano. E in tal senso dobbiamo combattere anche una mentalità dualista tra il buono e il cattivo, il migliore e il peggiore. Anche la scienza parla di numerose e varie dimensioni. E il concetto cattolico della trinità possiamo leggerlo come una felice ispirazione utile per superare la tentazione dualistica di una gerarchia, di una moralità rigida. Quindi non dobbiamo essere in diaspora come minoranza per dire che noi siamo buoni e gli altri cattivi, ma per proporre nuovi modi di relazionarsi, che non siano mai di sottomissione né in ambito privato né in ambito pubblico. Possiamo proporre modi creativi che superino i modelli tradizioni e famigliari, sognare di fare comunione e creare legami sociali e politici più ampi. E qui si apre un altro elemento importante che caratterizza il cristiano: non possiamo vivere l ambito privato separato da quello pubblico. Dobbiamo fare di tutto perché le relazioni differenti che ci impegnano a vivere nel privato possano esistere anche nella società. 4

5 Dobbiamo fare attenzione perché siamo molto assuefatti alle relazioni fatte di dipendenza, non siamo veramente liberi di scegliere il nostro modo di vivere, tendiamo a soffocare la creatività e ad accontentarci di sopravvivere. Essere alternativi significa anche uscire nel pubblico, nella società, non creare ghetti, orticelli nascosti, ma impegnarci ad aprici sempre di più, come fece il femminismo. Bisognerebbe unirsi ad altre categorie in diaspora. E condividere anche quella sofferenza della diaspora, del non adeguarsi al sistema, dell impegnarsi nel condividere con gli altri, nel promuovere l interculturalità, nel creare spazi di solidarietà. Per cambiare la storia non aspettiamo di essere grandi personalità, impegniamoci nel quotidiano! Essere costantemente in diaspora significa anche sapere che ogni punto della storia o della società noi ci troviamo a vivere, può aiutarci a scoprire sempre qualcosa di nuovo.. quanto mondo ancora non conosciamo! La forza del perdono cristiano è legata anche al continuo mettersi in discussione, mettersi in cammino, in movimento, conoscere, scoprire. E quindi vivere con gioia perché quello che conosciamo e viviamo è solo una piccola parte e c è tanto di più da vivere. Non smettiamo di cercare qualcosa di nuovo, di diverso, di più umano Incontro con Padre Felice Scalia Eccoci! La Speranza come un filo che ci tiene vivi! Bene la speranza! Basta leccarsi le ferite! Impegnamoci a far capire che ogni diversità nella Chiesa è una ricchezza importante! Il concetto di diverso irrompe nella metà del 900 con la paura e il disprezzo nei confronti delle persone di colore prima, poi con gli immigrati, ma anche verso le donne che rifiutavano di sposarsi per salvare l onore, poi ancora verso i malati di HIV, verso i drogati, verso gli omosessuali, addirittura verso gli atei. Il diverso scuote la società perché fa saltare gli schemi stabiliti da chi detiene il potere e nell ultimo secolo sicuramente è prevalso il concetto che il maschio bianco occidentale è il massimo della perfezione. Così l occidente si interfaccia con gli altri dicendo. io sono il meglio e tu puoi diventare come me. Il diverso propone una dinamica più articolata, confrontandosi e interscambiando le proprie peculiarità. Tutte le civiltà occidentali sono fondate su dinamiche patriarcali, violente e maschiliste. Abbiamo bisogno di una umanità altra e soprattutto di donne che propongano modalità diverse da quelle maschili, ad esempio anche nel campo della teologia e del sacerdozio. Ai nostri tempi sembra crescere la tolleranza verso il diverso ma non l accoglienza. Oggi c è un modo più soft ma sostanzialmente si ignora la realtà, c è una garbata reticenza. E arrivato il momento di mettere tra parentesi i rancori e il passato, non dire più comprendeteci ma proporci con i nostri percorsi. Come il sole, nessuno si chiede se esiste o no, al massimo si decide di chiudere le persiane per non vederlo. Non serve un altra Chiesa ma una Chiesa altra! Alcuni dei punti su cui riflettere sono: se la presenza degli omosessuali che viene avvertita come disgrazia da tanti, possa invece essere una grazia e se sia possibile per un omosessuale trasformare la propria condizione di emarginato come dono di amore che crea un umanità nuova. Sicuramente la presenza degli omosessuali nelle comunità cristiane ha portato i cristiani a rivedere il principio dell Amore. 5

6 Oggi la società è strutturata dalla legge del mercato, dalla violenza. Sono un cristiano se penso che l amore possa essere strutturante. La carità deve strutturare rapporti interpersonali e sociali. Gli omosessuali possono far riscoprire la sostanza e la forza dell Amore al di là del modo in cui si manifesta. Abbiamo bisogno di qualcosa di più degli equilibri biologici! L Amore tra persone viene prima dell amore tra sessi diversi. La differenza dell omosessualità può essere una ricchezza. Bisogna sgombrare il terreno dal rischio di sgretolamento della dignità legato all omosessualità malata (come per l eterosessualità malata, che porta ad esempio al femminicidio). La presenza degli omosessuali può essere come un urlo contro la presunta normalità. Non sono normali la guerra, la mafia, il predominio dell uomo sulla donna e in generale del più debole sul più forte. C è un compito messianico di contribuire a raggiungere il telos della natura umana cioè la pienezza di ciò che Dio desidera per l essere umano, amore libero e disinteressato. Dio abbraccia ogni uomo e non fa differenza. Questo è il lieto annuncio, ci ama perché possiamo camminare verso la nostra realizzazione. Pierre Teilhard de Chardin affermava che Cristo è il Punto Omega dell umano, il modello di umanità verso cui l essere umano, volente o nolente, cammina. La presenza degli omosessuali cristiani può spingere la Chiesa a diventare più sensibile. Dio non ha dato alla Chiesa il diritto a far soffrire la gente, dove c è qualcuno che infierisce su qualcun altro, lì non c è Dio! Ancora oggi nella Chiesa due punti dolenti, dove non si riesce a fare passi avanti, sono la sessualità e il dialogo interreligioso. Padre Bernhard Häring (è stato uno dei fondatori dell'accademia Alfonsiana Facoltà di Morale), diceva che deve finire la teologia del peccato. La morale cristiana significa tendere alla luce perché le tenebre se ne vadano e non evitare il peccato. Anche San Paolo afferma che l uomo non è fatto per seguire la Legge (nel senso della Torah). Dire Eccoci significa gridare la propria presenza, rispondere ad un appello, assumersi una grande responsabilità. Non esistono solo i problemi personali da risolvere, non dobbiamo accettare il mondo così come è, con violenze e ingiustizie. Dobbiamo sforzarci di costruirne uno migliore che valorizzi e lotti per tutti. E nobile questa forma di speranza che pensa che la diversità sia un dono e una grazia! Può sembrare un utopia, ma anche Francesco ha detto ai giovani utopia è respirare e guardare avanti e anche un giovane che non protesta non mi piace!. Se ci definiamo cristiani non possiamo rinunciare ad uno sguardo di speranza sul futuro. Mettiamoci tutti in cammino per scoprire un umano diverso da quello che oggi è considerato il modello del perfetto cattolico occidentale. 6

7 incontri speciali per concludere l anno sociale: Presentazione del Libro Gesù e le persone omosessuali di e con Paolo Rigliano, Catechesi sulla speeranza col teologo Josè Castillo e Messa con don Alessandro Santoro, della Comunità Le Piagge di Firenze Rigliano Liberiamo le diversità per ampliare gli orizzonti. Il Vangelo celebra ed esalta la lotta concreta perché ogni diversità si realizzi nella propria vita attraverso l incontro con la ricchezza delle altre vite. E necessario costruire strumenti culturali innovativi e portare avanti le lotte lgbt sulla base di analisi e proposte culturali molto ben fondati, paradigmi, categorie, e metodi di pensiero nuovi. La lotta politica deve essere positiva propositiva costruttiva e basata su una cultura profonda che sia caratterizzata anche da autocritica e autoconsapevolezza. Occorre uscire da un inerzia e da una passività presuntuosa, non è possibile aspettare un avanzamento dei diritti istituzionali senza costruire prima dalla base la cultura. Serve dialogare con gli altri e questo dialogo non può che essere serrato e duro. Bisogna essere disponibili a rivedere alcuni assunti in maniera critica a metterli da parte ove siano distruttivi. Non fingiamo che il dialogo con chi la pensa diversamente da noi sia soltanto pacifico e indolore. Prendiamoci la responsabilità di avanzare in questi dialoghi. Castillo Partiamo da noi e chiediamo cosa possiamo fare per partecipare alla pluralità di progetti e di percorsi di cui è fatta la nostra vita. Ognuno deve essere protagonista e stare al cuore delle cose che lo riguardano. In Italia mancano la radicalità, la sistematicità e la profondità di un pensiero cristiano sull omosessualità, a differenza di altri paesi europei dove c è molto di più. Manca soprattutto una concettualizzazione forte sulle coppie, sulle famiglie lgbt, mancano pensieri scientifici e psicologici. Nel Vangelo la famiglia viene presentata come qualcosa di negativo, che Gesù abbandona e da cui viene giudicato come pazzo quando dice che è venuto a portare il conflitto all interno di essa. Questo perché la famiglia rappresentava una struttura dominante e prepotente e Gesù si poneva dalla parte di coloro che la subivano o ne erano esclusi. E questo è il punto di vista di Gesù su tutte le strutture di potere dominanti come anche la Chiesa come istituzione. La struttura eterosessuale e la supremazia del maschio hanno dominato per secoli e oggi occorre continuare a lottare anche per l uguaglianza delle donne -credenti o non- come per la libertà degli omosessuali sia che cerchino Dio come ha detto il Papa, sia che non lo cerchino! Occorre trovare modi e vie di comunicazioni innovative, inclusive e che stimolino il dialogo e anche i classici strumenti di lotta potrebbero essere ridiscussi dal punto di vista della modalità di comunicazione, ad es. anche il Pride. Ma soprattutto occorre prima confrontarsi profondamente sui valori! È sacrosanto chiedere i diritti ma perché ci siano e siano attuati e duraturi, devono essere basati su valori condivisi e recepiti a livello istituzionale. Se passassero i diritti senza un vero confronto e scontro sui valori, potrebbe essere inutile e controproducente. 7

8 Rispetto alla Chiesa, occorre ricordare che se la vediamo come un impedimento alla nostra libertà e autenticità... il problema è nostro! Perché dobbiamo tornare all origine, al significato profondo di cosa significhi essere cristiani e ricordare che grazie alla Chiesa noi abbiamo il Vangelo e possiamo conoscere le parole e il pensiero di Gesù e così mettere in atto la speranza. La speranza è tensione verso l azione e non attesa passiva. Rimanere in attesa con accezione negativa significa stare fermi in una apparente situazione di ordine-cosmos fatto di verità predefinite, ubbidienza verso l autorità e aderenza a rituali (di tutti i tipi, non soltanto religiosi ma culturali, sociali, sportivi). Gesù è stato una minaccia proprio verso quest ordine, verso la ritualità politica e religiosa del suo tempo. Lui ha centrato tutto sulla volontà e sull amore e non sul concetto di bene che in qualche modo viene anch esso deciso dai sistemi di potere. Le 3 grandi preoccupazioni di Gesù e quindi ciò a cui dobbiamo pensare quando desideriamo la felicità di chi è accanto a noi sono: la Salute, il Simposio e i Rapporti Umani. Gran parte dei Vangeli parlano infatti di un Gesù che si prende cura del corpo delle persone, che mangia insieme agli altri non per riempire la pancia ma per condividere pane e acqua e felicità- e che ascolta e parla con gli altri. Qual è il nostro progetto di vita? Rispecchia questi tre elementi dell atteggiamento di Gesù? Il Vangelo è un progetto di vita, ma da solo l essere umano non riesce a star dietro ad un progetto tanto sconcertante, serve condivisione, preghiera. Giovanni Battista quando vuole capire se Gesù è veramente il figlio di Dio, manda i suoi discepoli a chiederglielo e Gesù risponde i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia.. Occorre custodire e vegliare sugli altri, dove custodire significa riconoscere senza possedere, conservare non per trattenere ma per sostenere l altro, come su ali d aquila. Vivere la speranza in modo dinamico, in movimento e tensione significa vegliare e custodire le persone, le cose, l ambiente. L espressione il Regno dei cieli è vicino non significa temporalmente, che verrà, ma che è accanto a noi. Abbandoniamo il vittimismo e prendiamoci la responsabilità di riconoscerci ed essere pienamente noi stessi. 8

9 Il testo del discorso pronunciato dalla portavoce di Nuova Proposta dal palco del Pride Romano Lo slogan della campagna di comunicazione del Roma Pride di quest anno e ci vediamo fuori!. Fuori, alla luce del sole, senza nascondersi più, perché le nostre esistenze sono belle, degne e piene come quelle di ogni altra persona, e allo stesso modo dovrebbero essere protette e incoraggiate da uguali diritti e responsabilizzate da uguali doveri. Noi di Nuova proposta, donne e uomini omosessuali cristiani, da tempo abbiamo fatto nostra questo stile di vita e di pensiero. Ci sentiamo parte del popolo di Dio che cammina e vogliamo favorire il cambiamento tra le comunità cristiane che sono ancora troppo disinformate e spesso incapaci di accogliere e sentire veramente come fratello o sorella una persona omosessuale o transessuale. Noi, questo cambiamento, cerchiamo di promuoverlo dall interno delle comunità stesse. Negli ultimi anni ci stiamo impegnando per portare fuori le nostre storie di vita e proporre percorsi nuovi di accoglienza dentro le parrocchie, dentro i gruppi e le associazioni cristiane, proponendoci come interlocutori di un dialogo che sappiamo può essere anche duro e doloroso, ma che riteniamo indispensabile. Accogliere significa entrare in relazione profonda con una persona, senza giudicare, senza porre condizioni, significa rispettare l altra persona, i suoi desideri, la sua affettività e contribuire con ogni mezzo al dispiegarsi delle sue energie vitali, dei suo sogni,che sono qualcosa di sano e prezioso e possono essere importanti e utili per tutti, per il bene della società. E finito il tempo di aspettare passivamente cambiamenti nel mondo cristiano o legittimazioni dall alto. Abbiamo capito che il cambiamento si realizza solo mettendosi in gioco, proponendo, mettendo in circolo le proprie esperienze, le proprie esistenze, trasformandole in occasione di crescita per la comunità intera. Oggi più che mai,siamo di fronte a un opportunità di cambiamento e crescita. 9

10 La domanda che si e rivolto spontaneamente il vescovo Francesco chi sono io per giudicare un gay? comunque la si pensi è stato un balsamo per molte persone, ma deve ora diventare un cambiamento concreto. Quella sospensione di giudizio non basta! Deve evolvere in crescita delle comunità cristiane nella loro capacità concreta di accogliere, incoraggiare, rispettare le persone omosessuali e transessuali nel loro desiderio di una vita piena, come tutte le persone che ancora oggi si trovano emarginate ed escluse a causa dei sistemi di potere. La nostra speranza, per cui continuiamo a lottare, è quella che di realizzare il progetto di libertà e di umanità proposto da Gesù 2000 anni fa: guardare ogni persona con gli occhi del cuore e non con quelli della legge, lottare perché chi viene lasciato indietro dalla società dei potenti, possa camminare a testa alta con la propria dignità di essere umano. Gesù camminava e predicava fuori, per le strade, non nel tempio. Dobbiamo continuare,tutti insieme, lesbiche, gay, etero, transessuali, credenti e non credenti a stare fuori, a produrre bellezza e speranza, a dialogare con tutti, a proporre valori nuovi e a lottare per diritti e doveri uguali per tutti! 10

11 Pensieri e Parole Testimonianze e riflessioni proposte da alcuni soci di NP 5/10/2014 La testimonianza di un socio di Nuova Proposta ai festeggiamenti per i 40 anni della comunità di base di san Paolo Ecco il contributo di uno dei soci che ha condiviso alcune riflessioni sul cammino percorso insieme in questi anni! Salve, sono Fausto Perozzi e sono qui in veste di portavoce dei saluti e dei ringraziamenti dell associazione Nuova Proposta alla Comunità di Base di san Paolo. Nuova Proposta nasce alla fine degli anni ottanta da un gruppetto di studenti universitari omosessuali che volevano raccogliere la sfida di vivere assieme la loro spiritualità. Per quello che io ho nel bagaglio di ricordi di Nuova Proposta, posso andare indietro all anno 2000, quando iniziammo ad organizzare qui con la comunità l eucarestia delle domeniche successive alle sfilate del Pride del sabato. Ci sono state tante altre occasioni oltre questo appuntamento, stabile e mai rituale, sempre come opportunità di rinnovare tra noi la fraternità evangelica. Per me le preparazioni delle eucarestie post pride hanno rappresentato una palestra per l affinamento della Parola soprattutto nella pratica del lavoro che si fa insieme. Per chi non ne è a conoscenza, il gruppo territoriale cui di volta in volta capita l eucarestia di quella domenica, si riunisce e sceglie il tema e i brani e dall Antico e dal Nuovo Testamento ed anche da letture laiche poi, durante la celebrazione ci sono commenti a più voci del gruppo che organizza e interventi liberi. Questi incontri preparatori si verificano nella stessa modalità con gli esterni alla comunità, con noi di Nuova Proposta, della Sorgente, della REFO. Non posso fare a meno di rammentare il rischio, a volte, di non riuscire, tra fratelli omosessuali di differenti provenienze, a spezzare il pane assieme: ho ritrovato una comunicazione a Fabio dove esponevo il mio disagio a pensare che si potesse dare l idea che con le persone omosessuali fossero possibili soltanto incontri di serie b. Esaltante per me è stata l eucarestia post pride del 2007, che mise a tacere la precedente manifestazione del family day e il suo scriteriato tam tam mediatico: chiamato inaspettatamente sul palco del Pride, accennai proprio alla risposta di Gesù su chi fossero i suoi fratelli sorelle e madre, tema preparato con i fratelli e le sorelle della comunità. Ascoltando gli esperti vaticanisti che si affacciano dalle televisioni si sente dire che senza le sanguinose guerre alle eresie, le crociate o le stragi di popoli in America Latina ed altrove, senza, insomma, quella risolutezza della struttura gerarchica ad imporsi attraverso conflitti cruenti, non sarebbe esistita la Chiesa, 11

12 evidentemente artatamente appiattendo e confondendo l esperienza cristiana con le vicende di un magistero dominante. Io credo invece che avremmo avuto semplicemente la stessa chiesa dei tanti vissuti comunitari plurali, non macchiata della ferocia di scomuniche di roghi e di stragi. In questi giorni di festeggiamenti dei quarant anni si è detto che dalla grande spinta post-conciliare degli anni 70, ora le comunità di base vivono una situazione, per così dire, carsica. Ricordo una frase di Bertold Brecht: la storia la fa il popolo, ma poi sono i padroni che la raccontano. È così e questo vale altrettanto oggi, in tempi dove la molteplicità che esiste nella società è schiacciata dal dispositivo di un pensiero unico ancor più potente e permeante in quanto veicolato da influenti mezzi d informazione che in profondità saturano le coscienze. Pensando all impegno che ferve nelle tante comunità di base e in questa di san Paolo in particolare, lo associo alla parabola del Regno dei Cieli paragonato al granello di senape. Piccolissimo seme di una pianta infestante che, trasportato dal vento, germoglia ovunque: tra le pietre dei recinti, tra i mattoni delle case e perfino tra le tegole dei tetti. Ben diverso dal gagliardo cedro del Libano che come dice Isaia svetta sulla cima dell alta montagna, la senape è solo un arbusto tra le cui fronde e alla cui ombra, però, trovano ristoro e benessere gli uccelli del cielo, le bestie e gli esseri umani della terra. Io credo che siano fin dall inizio esistite due chiese: quella gerarchica di un magistero trionfante e aggressivo e quella paritaria, fatta come ci dice l evangelista Giovanni da amici. Nell episodio in Atti, Pietro (il capoccione, non dimentichiamo il valore del nome), nonostante tutte le esperienze con Gesù di Grazia di Visione e di Condivisione, si trova imprigionato dalle catene del pregiudizio: e, per affrancarsene, ha bisogno di un intervento soprannaturale. Una volta liberato dall angelo egli non si reca nella chiesa del magistero, quella di Giacomo il favorito fratello del Signore, ma si approssima nella chiesa dei piccoli nella comunità di base, diremmo oggi la casa di Maria, l Israele fedele, dove ad aprirgli è Rode, una serva. Dite questo a Giacomo e ai fratelli dice Pietro in quell occasione. Ripetiamolo noi oggi a tutti coloro che si professano cristiani. Pace a tutti. Fausto 12

13 Perchè un ragazzo gay di oggi può uccidersi? Di seguito le riflessioni di un nostro socio sul tragico episodio del ragazzo che si è tolto la vita domenica scorsa a Roma. Titolo questa nota parafrasando il titolo di una canzone de Baustelle a me cara e che mi aveva fatto pensare molto quando la ascoltai la prima volta: "Perché una ragazza d'oggi può uccidersi". Simone si è suicidato 2 giorni fa, e questo oramai è cronaca. Aveva 21 anni e ha deciso di farla finita gettandosi dall'undicesimo piano di un palazzo nel comprensorio Pantanella. Anche questo è cronaca. E ha lasciato un messaggio: "l'italia è un paese libero ma esiste l'omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza". Cronaca. Sempre cronaca. Ho provato a riflettere bene, invece, su alcuni aspetti spiazzanti di questa e delle altre due vicende simili che negli ultimi mesi hanno funestato la capitale. Parlando con parenti, amici, vicini di Simone, nessuno era a conoscenza né della sua omosessualità, né di eventuali atti di bullismo da lui subiti. Sembra che la solitudine, la disperazione di Simone fossero totalmente invisibili e che se le fosse vissute tutte in una prospettiva introflessa. E allora, mi chiedo, e pongo questo quesito a tutti: perché un ragazzo gay di oggi può uccidersi? La mia risposta sta ovviamente nella parola "omofobia" ma dobbiamo stare attenti a declinarla nella giusta accezione. In questo momento il Parlamento sta vagliando una proposta di legge che vuole proteggere (con tutti i limiti dei compromessi tra partiti che la stanno via via svuotando) le persone dalle aggressioni omofobe. Ma Simone si è suicidato pur non essendo stato probabilmente vittima di aggressioni omofobe. Eppure dal suo messaggio è evidente che l'omofobia è stata il suo assassino. Cosa intendeva Simone con omofobia? Ipotizzo alcune interpretazioni, evidentemente filtrandole anche con la mia personale esperienza. In Italia, ancora oggi, benché internet e l'associazionismo stia migliorando decisamente la circolazione dell'informazione e l'opportunità di confronto e sostegno, l'omosessualità non esiste nell'immaginario quotidiano. Parlo ovviamente in via generale, conscio che per fortuna stanno sorgendo sempre più eccezioni. Per lo meno non esiste come opzione di vita tra le tante. Esiste ancora come "eccezione", macchietta, caso da trattare con registro ora comico ora drammatico. E' proprio la "quotidianità" che viene negata nell'immaginario collettivo, quotidianità non fatta di estremi, di bianchi e neri, ma da un'infinita gamma di grigi, anche di banalità e gesti ripetuti nella loro automatica e calda familiarità. Non esistono modelli che presentino l'omosessualità come una possibilità di vita da poter sviluppare con progettualità e slancio uguali a quelli di ogni altro essere vivente. Di omosessualità non si parla in famiglia, a scuola, o meglio se ne parla semmai con battute. Manca la rappresentazione della dimensione della "speranza" per le persone omosessuali, quella speranza che, soprattutto per chi si sente cristiano, è "azione", è progetto che, insieme a quello degli altri, diventa "vivere e stare insieme". Questo avviene, purtroppo, in ogni ambito: a scuola, nei media, negli ambiti di fede e anche, soprattutto, in famiglia: è ancora diffusissimo il pensiero (provate a verificarlo anche tra i vostri amici più "aperti") che essere gay è un problema e che non lo si augurerebbe al proprio figlio perché "consci delle sofferenze che dovrebbe affrontare". Cosa, ancora oggi, percepisce un ragazzo gay? Che essere gay è male, è un problema, è qualcosa che impedisce una vita piena. Che se si prende una cotta per un ragazzo, invece di andare a condividere la sua gioia con l'amico o l'amica del cuore per chiedere consiglio, deve nasconderlo e, anzi, reprimere questo sentimento. Che essere gay implica nasconderlo, nascondersi; implica controllo: di ogni gesto, di ogni parola, di ogni contesto in cui ci si trova. 13

14 Tutto questo, ovviamente, implica, da parte della persona che lo subisce, il dispiego di infinite energie; energie che, invece di essere messe a disposizione dello sviluppo della persona e del suo personale progetto di vita, sono impiegate a "contenere", "limitare", "circoscrivere". Infine, non nascondiamoci dietro a un dito, il progetto di vita di una persona gay o lesbica, è profondamente mutilato anche e soprattutto dall'assenza di uguali diritti: diritto a poter immaginare una vita di coppia che, per chi lo desideri, culmini nel matrimonio, diritto a diventare genitore. Tutto questo porta una persona come Simone (ma ce ne sono migliaia come lui) a tenersi dentro le sue paure, le sue angosce, la sua disperazione, come anche i suoi desideri e le sue aspirazioni. Nasce quel rapporto privilegiato con l'"aldidentro" che per molti diventa una gabbia da cui non si riesce più ad uscire. Credo veramente che i genitori potessero non aver capito fino in fondo la situazione di Simone e non faccio loro una colpa per questo. Accade che l'angoscia di essere omosessuale, in un contesto che non ti vuole, porti a diventare molto bravi nell'arte della dissimulazione. Cosa si può fare per cambiare? Innanzitutto cerchiamo di dare un significato allargato alla parola omofobia: omofobia non sono solo botte, parolacce, offese, violenza. Da questa accezione "ristretta" di omofobia è facile prendere le distanze.tutti si sentono in dovere di stigmatizzarla. L'omofobia più diffusa, che ha imprigionato Simone, e di cui siamo tutti complici, è quella che nega l'esistenza di un vissuto quotidiano delle persone omosessuali, che non dà cittadinanza all'omosessualità se non come argomento "scientifico" o di "cronaca". Che impedisce di pensare fino in fondo a una persone omosessuale come "uno di noi", libero di pensare alla propria vita libero di condizionamenti, libero di "se" e di "ma". Quando scopriremo che avere di fronte un figlio, un amico, un collega, un vicino di casa omosessuale è cosa tanto trasparente da non essere degna di nota, allora sapremo che l'omofobia sarà veramente sparita. La Chiesa faccia la sua parte Essendo io uomo di fede, non posso non fare una zoomata sulle specificità che accadono nel mondo cattolico, dove la situazione è mediamente più arretrata del resto della società su questo tema. Nelle comunità cristiane, nei percorsi di fede, nelle parrocchie, l'omosessualità semplicemente non esiste. O meglio: esiste come "specificità" da trattare dai punti di vista "morale" e "dottrinale". Non esiste in quanto incarnata nelle singole persone, ognuna con una propria vita unica. Viene troppo spesso scambiata l"accoglienza", per "non cacciare". Viene ribadito che mai nessuna persona omosessuale" sarà allontanata dalla propria comunità. e questo probabilmente è vero. Perché quello che fa, invece, allontanare le persone omosessuali credenti dai loro percorsi non è un atto di "cacciata" ma piuttosto una forza centrifuga innescata dal rendersi conto che, in quei contesti, che per molti sono una seconda casa, la loro esistenza non è prevista, se non come "atto di rinuncia". Pensate a cosa accadrebbe (e accade) se una coppia gay volesse frequentare in trasparenza una parrocchia o un cammino di fede, per l'appunto in quanto coppia, senza nascondersi o fingere di essere altro da sé. E pensate, ancor di più, a cosa accadrebbe se la famiglia fosse composta da due genitori dello stesso sesso che volessero far frequentare al proprio figlio il catechismo o gli scout. La verità è che la chiesa, ancora oggi, non ha formulato sul tema dell'omosessualità, altro da quello che viene espresso nel Catechismo ufficiale che alterna, generando un effetto straniante, la condanna degli atti atti omosessuali (visti come "intrinsecamente disordinati" e da non approvare in alcun caso) ad accoglienza, con rispetto, compassione, delicatezza, delle persone omosessuali. Il problema è che la persona non è, come nella visione platonica che la chiesa stessa ha superato su tutto il resto da tempo, "ingabbiata" nel proprio corpo, ma vive con esso in un'organicità di essere che presenta la sua personale e unica esperienza terrena. Le parole di papa Francesco sugli omosessuali stanno dando a tutti grande speranza. Il suo indugiare solo sull'aspetto di accoglienza del catechismo, senza mai ricordare la parte di condanna, rappresenta di per se stesso un contenuto non secondario. Certo, devono ancora trasformarsi in qualcosa di concreto, anche se effetti, secondo me, li stanno già generando, soprattutto tra quei parroci, ad esempio, che con spontaneo slancio avrebbero voluto fare 14

15 qualcosa per favorire l'accoglienza delle persone omosessuali e che non lo hanno fatto per paura di essere messi sott'occhio. Con queste parole quei parroci potrebbero aver trovato nuova forza. Ma in concreto, cosa potrebbe fare la Chiesa? Per me, dovrebbe voler capire fino in fondo cosa significhi accoglienza vera per i ragazzi e le ragazze omosessuali. Prendendosi a carico le loro vite, guardandoli con gli occhi del cuore e non con quelli della legge. Favorendo ambiti in cui si parli di omosessualità con naturalità e come opzione tra le altre. Cercando di ipotizzare un percorso pastorale che accompagni le persone omosessuali anche nel loro desiderio di affettività, indirizzandolo e formandolo piuttosto che negandolo. Fornendo quella speranza che, a maggior ragione, dovrebbe provenire da un ambito di fede. Speranza che la propria vita non è "una prova" (come dice il catechismo) ma che, come quella di chiunque altro, è un bellissimo tesoro da vivere insieme agli altri, mettendo in circolo tutte le proprie energie vitali, non segregandone neanche una piccolissima porzione a quell'ambito di solitudine dove troppi gay e lesbiche sono ancora oggi confinati. Andrea Rubera 26/09/2013 Pubblichiamo le riflessioni proposte da un nostro socio alle parole di Papa Francesco presenti nello scambio di lettere con il Direttore di Repubblica Eugenio Scalfari e nella lunga intervista rilasciata alla rivista Civiltà Cattolica Ai fratelli. Ho letto la lettera di papa Francesco a Repubblica, eppoi qua e là alcuni brani riferiti al lungo articolo uscito su tutte le pubblicazioni dei gesuiti nel mondo. Cercando di non cedere ad un facile entusiasmo e di mantenere un occhio critico, vi propongo alcuni brevi spunti. Il primo che mi è saltato all occhio (vado a nozze con le citazioni dagli originali in greco!) è l accenno al concetto di autorevolezza exousia attribuita a Gesù dall evangelista Marco. Francesco stesso nel suo scritto ne spiega il significato tradotto in modo riduttivo in italiano con la parola autorità. Egli scrive «che alla lettera rimanda a ciò che proviene dall essere che si è». È molto elementare la deduzione che ho fatto: per avere autorevolezza bisogna essere nella prassi e nella parola ciò che si è nell intimo; ovvero, per poter intraprendere una vita piena ed abbondante è indispensabile essere sé stessi: sembra il messaggio appropriato per noi, gay lesbiche trans! Perciò quando lo scriteriato gruppo lot di Brescia organizza pessimi corsi per guarire dall omosessualità, oppure laddove si opera una scissione tra essere e compiere atti omosessuali, o ancora allorché si negano alle persone omosessuali le possibilità legali del riconoscimento della coppia e della genitorialità, lì si pretende di impedire ad una categoria di individui non dico di essere di fare o di avere ma di conformarsi all autorevolezza di dispiegare la loro specificità, ovvero del mettere a frutto i propri talenti, a cui Gesù ci chiama! E questo è quanto di più anti evangelico possa sussistere: non mi sembra che ci siano gruppi sociali esclusi dalla predicazione del Cristo. Da tale punto di vista intravedo, nelle parole del papa, una profonda contraddizione nell approccio a un accoglienza senza parità di persone differentemente orientate affettivamente e che diversamente si riconoscono nelle identità e nei ruoli di genere che ereditati dalla storia la cultura ci ripropone. Papa Francesco parla a Scalfari del ruolo della chiesa nel suo percorso di conversione e crescita cristiane. Presumo che quando usa il termine chiesa si riferisca a ciò che noi chiamiamo gerarchia o apparato. E quella che egli indica quale strada privilegiata, per quanto mi riguarda, non è specifica del mio percorso: ho lasciato la parrocchia il giorno stesso della prima comunione a motivo del sentore non accolto della mia differenza. Questa apparente tragedia di esclusione si è rivelata alla lunga la benedizione di essere in grado di discernere il divario tra religione e fede. Il mio rapporto col divino si è nel tempo sviluppato con un 15

16 dialogo interiore affatto personale; anche se la conoscenza con la figura di Gesù e il battesimo nello Spirito l ho ricevuti a seguito dell adesione ad una comunità carismatica, non per questo reputo tale adesione indispensabile. Ricordo che l etiope, eunuco e ministro della regina Candace antesignano dei cristiani d Etiopia venne battezzato in acqua dall apostolo Filippo e ricevette lo Spirito, senza alcun preventivo contatto con una comunità cristiana. Il cristianesimo ci chiama all impegno e perché la chiesa possa assolvere al meglio il suo ruolo di «ospedale da campo» come dice il papa, è necessario che questo impegno, per poter essere efficiente, sia comunitario. In un ospedale il personale dovrebbe curare i feriti senza pregiudizio né sindacando sui loro comportamenti o sulle loro appartenenze: per quale motivo quindi c è bisogno di sottolineare che i feriti che arrivano nelle comunità cristiane, pentiti per una separazione o per un aborto, vanno trattati con comprensione e benevolenza? È spontaneo ed inguaribile per chi agisce secondo coscienza figuriamoci colei che si è trovata di fronte al bivio di un aborto avere incertezze, ritornare sui propri passi, mettere in dubbio le proprie scelte: sennò torniamo sotto la legge bestemmiamo lo Spirito di verità (!) e seguiamo delle regole precostituite, cosicché possiamo condannare il prossimo avendo la presunzione di salvarci per il merito di essere osservanti rigorosi. Io però tenendo su di me ognuno dei problemi e delle conseguenze che mi procura l agire in consapevolezza non vorrei per tutto l oro del mondo perdere lo sguardo alla compassione che ho imparato da Gesù! Cerco nei vangeli e trovo tutt altro di un pentimento propedeutico al perdono: l esempio più eclatante di perdono sta nella parabola del padre misericordioso (e non figliol prodigo). Il padre accoglie a braccia aperte il figlio senza lasciargli riferire la tiritera che questi si era preparata; in più corre verso di lui mettendo da parte la propria onorabilità (in medio oriente è tuttora disdicevole per un uomo mettersi a correre). Non si può parlare, da parte del figlio, neppure di vero e proprio pentimento nell accezione significata dai moralisti: il figlio fa un ragionamento utilitaristico, i servi di mio padre mangiano pane ed io qui mi nutro delle ghiande dei maiali. Secondo quale principio il Padre celeste accoglie chiunque si rivolga a Lui, mentre i sacerdoti della religione sarebbero tenutari di indulgenza da elargire a chi giudicano pentito? Non spetta ai fratelli qualunque sia il loro compito in quell ospedale da campo che è la comunità o la parrocchia o la chiesa dispensare indulgenza. Il perdono, e non il giudizio, è connaturato all esistenza stessa della comunità e riguarda le relazioni tra gli individui e non i fatti personali della vita dei suoi componenti, per i quali può essere utile il sostegno ad accogliere il perdono di Dio e a perdonarsi. Potrei ironizzare affermando che dispensare indulgenza gratuitamente è pur sempre un passo avanti dai tempi in cui le indulgenze venivano vendute! Il Concilio ha posto la coscienza prima di qualsiasi regola; ha detto che la sessualità è il cemento della coppia e non esclusiva per la procreazione; il papa cita l exousia e parla di chiesa come ospedale da campo: bisogna chiedere a Gesù il coraggio e la forza di aiutarci a portare l etica cristiana alle logiche coerenze di queste affermazioni, cioè che ognuno sia messo nella condizione di parlare e di agire con l autorevolezza di ciò che egli è, così come siamo sollecitati a realizzare e secondo quanto è indicato dal messaggio evangelico. Fausto Perozzi 16

17 In edicola - la rassegna stampa di NP - 17

18 Novembre Intervista a Tiscali Papa Francesco - La Chiesa apre ai gay? Le speranze degli omosessuali. Il vaticanista: si vuole evitare la condanna sistematica di Paolo Salvatore Orrù Papa Bergoglio, in vista del Sinodo sulla Famiglia convocato per il prossimo ottobre, ha chiesto ai suoi fedeli, per la prima volta nella millenaria storia della Chiesa, di esprimere attraverso un questionario qual è il loro pensiero su contraccezione, coppie di fatto, etero e gay, comunione ai divorziati risposati. Lo ha fatto, perché desidera capire come nel prossimo futuro dovrà essere annunciato il Vangelo e per raccogliere proposte che possano rendere più adeguata la Chiesa alle mutate necessità del suo gregge. L iniziativa di Francesco è stata accolta con stupore, interesse e speranza dagli omosessuali. Mai ci saremmo aspettati che in un documento ufficiale della chiesa cattolica si parlasse di noi in termini neutri e senza accenni di condanna, spiega Andrea Rubera, 47 anni, presidente di Nuova proposta, l associazione di cristiani omosessuali della Capitale. Nel documento si parla finalmente di unioni e di genitori omosessuali, ma con un distinguo che preoccupa: Si parla di noi solo come adottanti, quando è ormai noto che molte famiglie omogenitoriali hanno figli propri, frutto di precedenti unioni eterosessuali o perché i figli sono nati con la procreazione medicalmente assistita, commenta ancora Rubera. Le attese sono tante. Quello che io mi aspetto dal Papa e dal sondaggio è che si prenda coscienza dell esistenza di coppie gay, spesso con figli, che non trovano collocazione nel cuore della Chiesa: nelle comunità parrocchiali non si parla né di famiglie gay né dei figli degli omosessuali, spiega ancora il presidente di Nuova proposta. Praticamente sinora per le autorità ecclesiastiche questi erano argomenti tabù. Finché sei single, finché non hai un compagno sei più o meno ben accetto, ma quando ventisette anni fa ho deciso di far coppia con Dario (siamo entrambi credenti) non abbiamo più avuto cittadinanza nei percorsi di fede. Un esempio? Non possiamo partecipare ai corsi prematrimoniali: non perché c è un divieto, ma perché le coppie gay sono semplicemente considerate invisibili. Andrea e il suo compagno Dario, i papà di una bambina di due anni, battezzata, molto spesso si interrogano su quale debba essere il percorso di fede della loro famiglia. A noi la fede ha dato molto, ma non capiamo cosa possa dare alla bambina, dice Andrea. Tutte le coppie gay temono l impatto che la religione potrebbe avere sulla salute psicofisica dei loro figli. Un bimbo figlio di omosessuali che si trovi a frequentare lezioni di catechismo potrebbe sentire negato da un catechista la possibilità che una famiglia possa essere composta da due papà piuttosto che da due mamme: questo è un rischio che non vogliamo correre, commenta ancora Rubera. La comunità dei credenti deve trovare una soluzione, ma la chiesa avrà il coraggio di scrivere una pastorale che sia veramente inclusiva di ogni tipo di famiglia? Riuscirà anche con questo sondaggio a creare nuovi percorsi senza lasciare fuori dalla porta una parte di credenti? Nessun parroco caccerà dalle parrocchie gli omosessuali, ma nessuno vorrebbe mai stare là dove non è benvisto. La chiesa dovrebbe guardare anche gli omosessuali con gli occhi del cuore, invece molto spesso gli guarda come una categoria della morale o dell etica. Per Giuseppina La Delfa, lesbica, presidente delle famiglie Arcobaleno, l impatto con l argomento è meno doloroso. Per lei, laica, atea, madre di due figli (uno partorito da lei, l altro dalla sua compagna con la procreazione medicalmente assistita), la decisione del Papa ha un valore puramente simbolico. Molti gay e molti transessuali sono cattolici, per questo sono spesso dispiaciuti per la discriminazione che la chiesa ha da sempre attuato nei loro confronti. Tuttavia, anche La Delfa è sorpresa dal coraggio del Papa, perché ha riconosciuta l esistenza di nuove famiglie. La presidente critica però il documento nella parte in cui cita esclusivamente le coppie con figli adottati, mentre nella maggioranza dei casi le coppie hanno figli propri avuti con l aiuto dell inseminazione eterologa: una pratica che la chiesa ha sempre detto di non condividere. Come la chiesa deve accogliere questi figli? Questa è la domanda cui la chiesa deve rispondere, da questa risposta si capirà qual la sua effettiva 18

19 volontà. La Chiesa si è comunque mossa. E lo stato italiano? Sarebbe molto triste se all iniziativa papale non corrispondesse un uguale interesse da parte delle istituzioni, altrimenti saremo ancora una volta a scrivere che i nostri parlamentari dipendono dalla curia romana argomenta La Delfa. Se così fosse, vorrebbe dire che non c è un dibattito maturo, laico civile su queste questioni: Il legislatore deve saper interpretare qual è l interesse del cittadino. E non essere appeso al pensiero della curia: in Francia la chiesa è molto rispettata, ma il suo potere politico non può intromettersi nell ambito della politica, conclude La Delfa. La Chiesa vuole effettuare un aggiornamento della pastorale, per capire qual è la reale situazione dei cristiani ovunque essi siano, commenta il vaticanista Luigi Accattoli, anche nelle situazioni più irregolari dal punto di vista del diritto canonico. Molti gay sono battezzati che chiedono aiuto alla chiesa, implorano i sacramenti, domandano di poter mandare i propri figli al catechismo: tutte esigenze che meritano una risposta, situazioni che Francesco vuole affrontare spiega il vaticanista. Quella del Papa deve essere considerata un apertura? E senza dubbio un apertura di atteggiamento, se a questo seguirà anche una trasformazione delle norme del diritto canonico ancora non si sa. Di sicuro, la curia vuol correggere l impressione di una condanna sistematica, a priori dei gay conclude Accattoli. Solo il sinodo convocato per ottobre 2014 darà una risposta definitiva a quest argomento. 12 marzo L Ora della Calabria Caro Francesco, aiutaci a farci sentire meno soli Caro papa Francesco, ti confesso che dal momento della tua elezione ho sentito veramente lo Spirito soffiare. Non sapevo chi fossi, non avevo mai sentito prima il tuo nome, eppure ho pianto. Ho pianto perché inspiegabilmente mi sono sentito dopo tanto tempo a casa, pur non avendo alcun elemento razionale che giustificasse questo sentimento. Sono gay, e vivo da quasi 29 anni una felice e serena vita di coppia. E sto seguendo con grandissima speranza il tuo graduale percorso di apertura e avvicinamento alla questione omosessuale. Lo hai fatto sin da quella prima intervista, di ritorno da Rio, in cui quel Chi sono io per giudicare un gay? è risuonato sorprendente nella sua disarmante semplicità. Decenni di catechismo e magistero consolidati sulla questione omosessuale sono apparsi improvvisamente schiacciati sotto il peso dell essere forse norme più scritte guardando a noi con gli occhi della legge che con gli occhi del cuore. Fino ad oggi io e Dario abbiamo dovuto camminare in solitudine, inventandoci dal nulla cosa potesse essere una vita di coppia, non avendo alcun riferimento a disposizione, noi che ci siamo innamorati a metà degli anni 80. Abbiamo vissuto nascosti per oltre 15 anni, prima di capire ed accettare la bellezza e la fedeltà della nostra storia d amore e smettere di temere tutto e tutti: la famiglia, gli amici, financo Dio di cui abbiamo finalmente riconquistato l immagine di Padre spazzando via quella di Giudice. Finora, è vero, non si è ancora concretizzato un reale cambiamento. Le tue parole di accoglienza, apertura non hanno generato un nuovo catechismo, una nuova pastorale per le famiglie che includa tutti e non faccia sentire nessuno fuori posto e fuori di casa. Ma alcune cose, lette dall interno e con il linguaggio e le modalità della chiesa cattolica, non possono che prefigurare l inizio di un percorso: qualche mese fa è stato inviato a tutte le diocesi del mondo un questionario con l obiettivo di raccogliere stimoli per il Sinodo straordinario sulla famiglia dell ottobre Per la prima volta, credo nella storia 19

20 della chiesa cattolica, su un suo documento ufficiale è presente, nero su bianco, la dicitura unioni di persone dello stesso sesso, e si chiede quale attenzione pastorale sia necessario avere per queste unioni e addirittura per i bambini eventualmente adottati. Ecco, nominare le cose significa per me inaugurare, superando i principi, una nuova stagione animata da un desiderio reale di confronto. Finora, infatti, negli ambiti comunitari, nelle parrocchie, nei cammini di fede, l omosessualità è stata trattata solamente come categoria morale o come problematica sociale. I ragazzi e le ragazze omosessuali si sono trovati, quindi, a vivere nel silenzio più assoluto la loro condizione, ad impiegare moltissime risorse personali a nascondere una parte importantissima della loro esistenza, a controllare tutto ciò che avveniva dentro loro, fuori loro. Insomma a comprimere la loro vita invece che ad espanderla, privati di tutta quella normalità (innamorarsi, condividere con gli amici il proprio innamoramento, sognare una persona, immaginarsi insieme, ) che costituisce parte integrante del percorso di crescita di un essere umano, e che alimenta quello slancio progettuale che dovrebbe essere appannaggio di tutti. Ho letto ieri che sembra tu ti stia accingendo a studiare le unioni gay. Ne sono contento. Finalmente sembra che siano stati presi in carico i nostri appelli, fatti a moltissime diocesi, e anche a te direttamente, dai vari gruppi di gay credenti italiani (tra cui anche quello di cui faccio parte, Nuova Proposta) di conoscere in prima persona le nostre vite, le nostre storie. Non ti nascondo che negli anni passati neanche io (che pure ho fatto un cammino lungo per arrivare ad una serena esistenza in coppia) sono stato immune da un certo scoramento, sorto nel constatare che posto per noi nelle comunità cristiane non c era. Non ce n era soprattutto nel momento in cui ci si sarebbe dovuti presentare in coppia o, in alcuni casi, anche come genitori. Perché è proprio l unione tra due persone dello stesso sesso che non esiste per le comunità cattoliche, a causa, purtroppo, di una terribile battaglia ideologica che si sta consumando a scapito delle esistenze di tante persone Vedo sentinelle in piedi protestare contro la proposta di legge contro l omofobia (che dovrebbe proteggere le persone dal bullismo, dalla violenza e dal dileggio. Vedo gruppi definirsi cattolici ed armarsi per combattere il pericolo dell attentato alla famiglia che proverrebbe da due persone dello stesso sesso che decidono di amarsi senza nascondersi e, pertanto, richiedere alla società di cui fanno parte di condividere diritti e doveri come qualunque altra coppia. Vedo le persone omosessuali descritte come un obbrobrio, come una minaccia per la società. Le nostre vite di coppia, le nostre famiglie, con e senza figli, esistono già oggi, adesso. Non sono una minaccia che viene da un ipotetico futuro. Mi chiedo, come un figlio farebbe con un padre e facendo riferimento alla cura pastorale che deve essere dedicata ad ogni essere umano e declinata per la sua specifica esistenza: chi ci accoglierà? Chi si prenderà cura di noi? Potremmo avere anche noi bisogno di sostegno fraterno e spirituale dalla parrocchia, quella che per tanti anni abbiamo considerato una seconda casa? E parlando dei tanti figli di coppie omosessuali: non devono anch essi poter contare su un ambiente accogliente, in grado di sostenerli nel loro percorso di crescita spirituale e umana? Come la parrocchia potrà tornare ad essere casa per noi e per i nostri bambini? La speranza che soffia in me credo sia fortemente animata dallo Spirito. Spero in un cammino serio di confronto, di approfondimento senza pregiudizio. Spero in un sinodo che produca, nel 2015 una pastorale finalmente inclusiva e che porti Tutti dentro! come ci hai tu stesso ricordato in una delle tue omelie mattutine. Spero anche tu voglia, in questo percorso di conoscenza, incontrare alcuni di noi, omosessuali, transessuali, singoli o in coppia, con figli o senza figli, per contemplare insieme come il disegno di Dio possa essere creativo nel generare Bellezza nell esistenza di ciascuno di noi e all interno della propria specificità. 20

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