Bimestrale di cultura e attualità, sociale e religiosa DIALOGO IDENTITÀ SICUREZZA

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1 (conv. in legge 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - ACB Latina Bimestrale di cultura e attualità, sociale e religiosa Anno V - numero 2 Marzo-Aprile 2008 Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in legge 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - ACB Latina Bimestrale di cultura e attualità, sociale e religiosa DIALOGO IDENTITÀ SICUREZZA

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3 INDICE 4 Editoriale Aldo Iaquinta Perché è bello essere giovani 6 Un maggior impegno per non abbandonare Romania e Rom a se stessi Gianni Zucchi Unione Europea e Serbia, rapporto conflittuale 8 Accanimento terapeutico ed eutanasia passiva Tito Lucrezio Rizzo Antonio Tajani nuovo commissario Ue 10 A proposito di multiculturalismo Redazionale A proposito di multiculturalismo (2) 13 In tema di libertà personale Benito Battigaglia In ricordo di Papa Giovanni Paolo II 16 L acne ai giorni nostri Daniele Innocenzi Il cammino di Santiago di Compostela 18 La morte del Cardinale Gantin 20 Dall Europa cristiana? Attualità e recensioni L UE e le religioni Fecondazione assistita Avviato in Spagna lo «sbattezzo» Prezzi dei generi alimentari: la posizione dei Laici o laicisti? Eduardo Ciampi In copertina: Cattedrale di Santiago di Compostela - Galizia - Spagna (particolare) Europa Cristiana Anno V - numero 2 marzo-aprile 2008 Periodico bimestrale di cultura e attualità sociale e religiosa Registrato il presso il Tribunale di Roma al numero 377/05 Editore: I.C.E. Iniziative Cristiane Editoriali s.r.l. Piazza dei Carracci Roma P.I. e C.F Direttore Responsabile: Prof. Avv. Franco Ciufo Comitato di Redazione: Aldo Iaquinta, Giulio Cerchietti, Franco Ciufo, Benito Battigaglia, Paolo Ricci, Gianni Zucchi, Giuseppe Failla Coordinamento Redazionale: Dott. Gianni Zucchi Progetto grafico, fotocomposizione e stampa: Arti Grafiche Caramanica s.r.l. Via Appia Marina di Minturno (LT) Sede Operativa: Via Savoia, Roma telefono fax redazione: Abbonamenti (*) - SOCIO ORDINARIO: annuale 20,00 triennale 50,00 - SOCIO SOSTENITORE: annuale 50,00 triennale 120,00 - ENTI E ISTITUZIONI annuale 100,00 triennale 250,00 (*) distribuzione gratuita agli associati di Europa Cristiana ONLUS mediante bonifico sul c/c bancario intestato a I.C.E. Iniziative Cristiane Editoriali s.r.l. presso Banca Popolare di Verona Novara Agenzia di Roma - Via Alessandria 85 IBAN IT32-C Pubblicità (a numero) 2ª, 3ª e 4ª di copertina 2.000,00 pagina interna (intera) 1.500,00 pagina interna (1/2) 700,00 Questa rivista è inviata gratuitamente, pur non avendone fatta esplicita richiesta, ad un elenco di nominativi segnalatici dai nostri amici e sostenitori. In conformità alle disposizioni previste dal D. Lgs. 30 Giugno 2003, n. 196 sulla tutela dei dati personali, informiamo che i dati a noi resi disponibili verranno trattati in via del tutto riservata; in qualsiasi momento il diretto interessato potrà comunque far modificare o cancellare i suoi dati inviando una all indirizzo di posta elettronica della nostra redazione con oggetto cancellazione dati. Questa rivista è aggiornata con contributi saltuari ed occasionali per fornire chiavi di lettura dell attualità: le condizioni di utilizzo dei testi e delle fotografie sono state concordate con i detentori. Ove ciò non sia stato possibile, essendo alcune delle immagini interamente o parzialmente riprodotte in questo periodico, o rielaborate per la pubblicazione, reperite in Internet, e qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d autore, verranno rimosse su richiesta dell autore o dell eventuale detentore dei diritti di riproduzione, dichiarandosi l Editore disponibile comunque a riconoscere il giusto compenso. Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile

4 Editoriale Aldo Iaquinta Inizio a scrivere queste mie considerazioni quando è già trascorso oltre un mese dalla consultazione elettorale del 13 e 14 aprile e credo che dopo aver smaltito le immagini dei diversi stati d animo presenti nei vincitori e nei vinti - specchio di risultati così limpidi e chiari che non è stato possibile mettere in alcun modo in discussione - sia oggi possibile avviare una serena analisi dei risultati sia sotto il profilo politico, e della conseguente governabilità del Paese, sia sotto quello delle ricadute economiche e sociali. Pur con tutte le approssimazioni cui l uso dei termini centro-sinistra e centro-destra rinvia, quasi inconsciamente, rispetto a programmi e visioni di sviluppo della società, la prima osservazione riguarda i quattordici anni trascorsi da quando in Italia è stato introdotto il sistema maggioritario, anni nel corso dei quali due volte - nel 1996 e nel ha vinto il centrosinistra e tre - nel 1994, nel 2001 e, l ultima, poche settimane fa - il centrodestra. Una forma quasi programmata di alternanza che ha visto, a ogni tornata elettorale, chi aveva governato nella precedente legislatura trasferirsi all opposizione e chi aveva perso nella precedente consultazione tornare al governo: tuttavia, mentre ogni volta i perdenti hanno fin qui analizzato i risultati come l anticipazione di un prossimo regime e di una definitiva esclusione dalle stanze del potere, questa volta le cose si stanno mettendo in modo, almeno parzialmente, diverso. Il nuovo Governo appare intenzionato ad usare l arma del dialogo, caricando sull opposizione la responsabilità di accettare o rifiutare le proposte formulate, sapendo che stavolta non correrà il pericolo di venir delegittimato dal Paese: un cambiamento che è la logica conseguenza della svolta dettata qualche settimana fa dalle urne ed un sentimento che attraversa tutte le componenti del nuovo governo in sintonia con l idea ampiamente diffusa che oggi al Paese servono riforme senza scontri. Il Governo Berlusconi tenta oggi di parlare non solo alla propria maggioranza ma all intero Parlamento: era noto in anticipo che moltissimi elettori chiedevano con sempre maggiore insistenza sicurezza e mano ferma sugli extracomunitari clandestini, due richieste che di per sé non sarebbero né di destra né di sinistra, ma che il precedente governo aveva trasformato in richieste repressive, di destra, e quindi non messe in sufficiente evidenza. Così la priorità loro assicurata nei primi provvedimenti del nuovo governo ha finito per assicurare un consenso trasversale che lascia ben sperare se potrà divenire una nuova reale metodologia di governo. Dimostrare che il nuovo governo punta davvero a riforme condivise significa aiutare l opposizione a scommettere su una nuova fase, a sconfiggere quanti, nei due schieramenti, continuano a ritenere più comodo lo scontro. Questa operazione, che disinnesca antichi meccanismi di interdizione restituendo dignità alle diverse componenti di governo e di opposizione, appare fortemente innovativa sul piano metodologico ed ha già trovato conferma nei primi passaggi istituzionali, a partire dalla elezione dei presidenti del Senato e della Camera, avvenuta in un atmosfera non solo di grande correttezza fra maggioranza e opposizione, ma di rispetto istituzionale. Merito, in questi casi, anche delle parole pronunciate da Schifani e da Fini nei loro discorsi di investitura e dell apprezzamento del loro ruolo, espresso dal capo dello Stato e riconosciuto da tutti i gruppi parlamentari. Se si pensa alle tensioni dell ultima fase della campagna elettorale fra il candidato premier Berlusconi ed il Quirinale, lo sfondo è rapidamente cambiato. La vittoria netta del centrodestra ha reso inevitabilmente più fluidi i rapporti ed il timore di polemiche striscianti da parte di membri della nuova coalizione nei confronti della presidenza della Repubblica appare quantomeno infondato. Nel saluto deferente del nuovo presidente Fini al supremo garante della Costituzione si avverte qualcosa di più di un semplice saluto d ufficio e, per contro, si è intravista un apertura di credito netta verso il nuovo governo nel modo in cui Napolitano ha sottolineato misura e disponibilità al dialogo dei nuovi presidenti osservando: Sono interventi molto misurati, preoccupati di contribuire a un clima di dialogo di confronto e mi auguro che tutto ciò sia poi confermato dagli sviluppi successivi. Nei riferimenti del Presidente della Camera alla celebrazione della Liberazione del 25 Aprile e alla festa del 1 Maggio, Napolitano ha visto toni ed analisi certamente non di parte e Fini, ringraziandolo, ha voluto aggiungere l augurio che non ci sia mai più una stagione di conflitti tra istituzioni. Per parte sua, il nuovo Presidente del Senato ha dichiarato: Agirò con il massimo scrupolo di garante delle regole dei diritti dell opposizione, della maggioranza e delle esigenze del governo. La semplificazione del quadro politico potrà aprire una feconda stagione di riforme condivise. Ma la necessaria riscrittura delle regole - ha sottolineato - dovrà avvenire conservando il valore della reciproca legittimazione delle parti, un fatto che rafforza il Parlamento. Ed ha parlato della Costituzione nella quale c è la nostra storia, il nostro passato, le nostre speranze, il nostro futuro. 4 Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile 2008

5 Ed io desidero annotare, con l enfasi di chi ne avverte la profondità e la necessità di mantenere vivo il dibattito intorno a loro, le espressioni pronunciate all insediamento da entrambi i nuovi presidenti di Camera e Senato sui valori a noi più cari, alcune delle quali hanno particolarmente colpito i nostri cuori e le nostre coscienze. Quelle con cui il Presidente Schifani ha esortato a difendere senza tentennamenti le nostre radici cristiane, la nostra identità che tanto ha contribuito alla nascita dell occidente e della nostra civiltà.. Rafforzate, nel passo seguente, quando ha affermato che dimenticare le proprie radici significa perdere l anima, non ritrovare più se stessi, non trovare più le ragioni forti dell appartenenza che ci permettono di accogliere e dialogare con gli altri senza cedimenti e senza ipocrisie. Quelle con cui il Presidente Fini ha dichiarato che il Parlamento deve saper riconoscere il ruolo fondamentale che nell arco dei secoli la religione cristiana ha avuto e ha tuttora nella formazione e nella difesa della identità culturale della nostra patria. Anche qui rafforzate, in un passo seguente, nel riconoscimento che oggi è specie nel Mediterraneo che il rapporto tra la cultura ebraico-cristiana dell Occidente e l Islam può svilupparsi positivamente, nel segno del reciproco rispetto tra identità diverse, e nell auspicio che il futuro Governo invii sollecitamente alle Camere il disegno di legge di ratifica del nuovo Trattato europeo di Lisbona, perché l Italia, Paese fondatore dell Unione, deve esercitare anche in questa occasione un deciso ruolo di impulso e di stimolo. Ed ancora l omaggio al Papa, guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano e indiscussa autorità morale per il mondo intero. A questo punto vorrei tornare all inizio di questo ragionamento, alla riscoperta e alla valorizzazione di quell elemento di stabilità politica e sociale, il dialogo, che deve permeare tutti i rapporti politici, sociali, culturali e confessionali, senza però mai scadere nell abdicazione della propria legittima visione critica delle cose e dei fatti. Gran parte di questo numero è stato volutamente dedicato al tentativo, speriamo riuscito di lasciare al vostro esame e giudizio una serie di elementi, meglio sarebbe definirli problemi, che affliggono il nostro paese e, nel contempo, l Europa, obbligata - anche se in questo contesto può apparire un bruttissimo termine - ad un dialogo senza il quale si tornerebbe ad erigere in breve tempo barriere, o muri, che la Storia ci ha insegnato essere sempre stati di estrema fragilità. Concludo, sollecitando ogni vostra osservazione in merito ai temi sollevati - che potrete far giungere alla nostra redazione - ritenendo le stesse di prezioso orientamento e di conforto al nostro lavoro. Perché è bello essere giovani ssere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i va- «E lori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece - quella della bontà - resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. È bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro - tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita - e così l olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. È importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro - anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene - non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie». Potrà sembrare strano che queste parole, così fresche e semplici ma anche così profonde, provengano da un non più giovane, spesso oggetto di critiche per la puntuale e coerente precisione delle sue analisi, da colui che dal soglio di Pietro ci ricorda - con amorevole sollecitudine - atteggiamenti e scelte fondanti per continuare a sentirci e a chiamarci, cristiani. Grazie, Benedetto XVI. Genova, 18 maggio 2008 Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile

6 Un maggior impegno per non abbandonare Romania e Rom a se stessi Dott. Gianni Zucchi* Perché da qualche tempo in buona parte dell immaginario collettivo italiano si è fatta prepotentemente strada l analogia rumeno uguale pericolo? Perché la Romania, territorio millenario, ricco di tradizioni e storia, crogiuolo di popoli e culture, da quando ha aderito all Unione Europea meno di diciassette mesi fa è divenuta per molti sinonimo di delinquenza da esportazione? Perché l errata interpretazione storica che associa i Rumeni ai Rom, il cui dramma di popolo apolide meriterebbe forse maggiore conoscenza e considerazione, facendo di ogni erba un fascio e quindi torto ad entrambi, alimenta i sentimenti di paura e rifiuto? Perché il sacrosanto bene, morale e materiale, della sicurezza sarebbe messo a rischio da un popolo intero malgrado che errori e crimini, reali certo, siano comunque frutto di pochi? Pretendere di fornire risposte assolute a domande complesse che richiedono un attenzione sociale e politica imparziale, di cui siamo purtroppo tuttora carenti, significherebbe fare il gioco di chi - per convenienza o per mancanza di conoscenza - coltiva lo scontro. Scontro fino a ieri culturale, oggi sempre più fisico e quindi più pericoloso e per questo da arginare con la massima fermezza quanto prima. Sul terreno della storia, vale la pena analizzare i secoli passati ma soprattutto i decenni che dal secondo dopoguerra hanno definito la realtà socioeconomica della Romania che si affaccia oggi nel III millennio. Cultura e lingua di origine latina, religione cristiana, di tradizione bizantina, influenze balcaniche, terra di conquista in cui la multietnicità rende debole il confine tra maggioranze e minoranze, progresso e modernizzazione trascurati. Sul terreno della società, come dimenticare il dolore delle anime ed il vuoto di valori eredità della sanguinaria e oscurantista dittatura di Ceausescu? Il passaggio alla democrazia, doloroso anch esso, deve ancora essere perfezionato. Nessuna giustificazione, quindi, ma piuttosto, una fotografia per aiutarci a comprendere il quadro d insieme e a riportarlo sul terreno della fratellanza e della solidarietà. Come anche della legge e della giustizia, che deve essere severa dopo aver pesato i fatti: tutto con un pensiero costante e doveroso anche alle vittime, chiamate al gesto del perdono, spesso reso difficile da rabbia e sofferenza. E c è anche il terreno della politica: non è un mistero, infatti, che il sistema di controllo delle frontiere, che potremmo definire un colabrodo, in uscita dalla Romania ed in entrata nei Paesi mediterranei, è stato ulteriormente indebolito dalla libera circolazione delle persone, giustamente vigente ma indiscutibilmente mal gestita sul territorio comunitario. È anche vero che la non certo rosea realtà socioeconomica rumena, i cui estremi di ricchezza e povertà ricordano il Brasile, ha indotto il governo romeno a chiudere un occhio quando si trattava dell espatrio di loschi figuri che andavano a cercare fortuna altrove, sicuramente ben conoscendo le maglie larghe della giustizia nostrana. E questo pur condannabile, è comprensibile. C è, infine, il terreno dell Europa unita, ovviamente legato indissolubilmente a quello della politica. L aiuto concreto alla democratizzazione ed alla coesione economica, sociale e territoriale è, in questo caso, un dovere dell Unione Europea, cui spetta il necessario impegno - in collaborazione con le autorità rumene - per l educazione, la lotta alla povertà e all emarginazione, il dialogo e l integrazione, lo smantellamento del mercato immorale che 6 Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile 2008

7 gravita attorno a sempre più giovani ragazze rumene e di altre nazionalità, costrette a prostituirsi per clienti colpevoli tanto quanto gli sfruttatori. Impegno da attuare non mostrando di tanto in tanto immagini diplomatiche con sorrisi e strette di mano, o dopo il ritrovamento di un corpo o il rogo di alcune baraccopoli: si tratta di un impegno che richiede il coinvolgimento e la partecipazione di tutti i cittadini europei. Per capire e trovare presto assieme soluzioni: magari nel 2008, l Anno europeo del dialogo interculturale. (*) Consulente Unione Europea e Serbia, rapporto conflittuale Redazionale Se in Serbia ci fosse l Eurobaromentro, quello strumento che misura il grado di affezione dei cittadini alle istituzioni comunitarie, segnerebbe senz altro uno dei livelli più bassi di tutta Europa: pur non essendo escluso che tra la popolazione serba ci sia qualche euro-entusiasta, il comportamento che gli organi comunitari e la comunità internazionale hanno tenuto nei confronti di Belgrado in questi ultimi anni non può certo dirsi amichevole. La Serbia ha gran parte della responsabilità per l attuale situazione, ma continuare a trattarla come un paese di secondo ordine, adottando nei suoi confronti provvedimenti lesivi della sua sovranità, non è certo un atteggiamento lungimirante. Cosi devono aver pensato molti serbi quando, recentemente, hanno visto il vice primo ministro uscente Djelic, il presidente Tadic e il ministro degli esteri Jeremic, sottoscrivere con i 27 ministri degli esteri dell UE l accordo di associazione e stabilizzazione della Serbia, passo obbligato per accedere ad una piena integrazione negli organismi comunitari. Da parte dell UE si è trattato di una decisione sofferta, adottata dopo lunghe trattative specialmente per l opposizione di Belgio e Olanda, che intendevano legare la firma dell accordo alla consegna al Tribunale penale dell Aja, da parte del governo serbo, dei criminali di guerra, in particolar modo del grande ricercato Mladic. Alla fine è stato raggiunto un compromesso in base al quale l accordo con la Serbia entrerà in vigore solamente quando il Consiglio dei ministri dei 27 paesi membri avrà riscontrato una effettiva volontà, da parte serba, di cooperazione con il Tribunale. L accordo di stabilizzazione, firmato pochi giorni prima delle elezioni parlamentari in Serbia, è ovviamente un mezzo per cercare di sostenere la parte più filo-europea, raggruppata attorno al presidente Tadic, che dovrà vedersela con i nazionalisti serbi, il cui premier Kostunica, l esponente più in vista, aveva fatto sapere che, in caso di vittoria, l accordo con l Unione Europea sarebbe stato annullato dal nuovo governo. Nonostante le dichiarazioni di giubilo del ministro degli Esteri serbo, il quale ha parlato di «passo epocale» nella storia della Serbia, molte sono quindi le divisioni che ancora pervadono la società serba, parte della quale continua a guardare con simpatia a Mosca piuttosto che a Bruxelles, essendo stata la Russia l unico paese ad aver appoggiato incondizionatamente la Serbia nella recente vicenda del Kosovo. Vale la pena di ricordare che la piena integrazione della Serbia nell Unione Europea è un passaggio importante, attraverso il quale l Europa potrà finalmente contribuire alla definitiva soluzione della questione serba in un processo allargato agli altri Stati balcanici, cosi come auspicato da Bruxelles nel 2003: tuttavia, ciò che non convince pienamente, nell atteggiamento dell UE, è il modo in cui il processo di allargamento è stato pensato in riferimento alla Serbia. Fomentare la conflittualità esistente in seno alla società serba, in un periodo molto delicato come quello elettorale e dopo l umiliazione seguita alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, non è la via migliore per convincere i serbi circa l effettiva utilità di un adesione all UE. Allo stesso modo, legare l adesione del paese alla consegna dei criminali di guerra, considerati in patria poco meno che eroi, e all effettiva collaborazione con il Tribunale dell Aja, suona per molti serbi come l ennesima dimostrazione di arroganza della comunità internazionale, considerato anche che gli Stati Uniti non hanno mai riconosciuto la legittimità del Tribunale. Infine, non è da sottovalutare il legame sempre più stretto che esiste tra la Russia e la Serbia, che potrebbe avere un forte potere di attrazione su altre popolazioni slave, come quella bulgara e quella macedone, soprattutto nel caso di recrudescenza degli scontri con la minoranza albanese e alla mancata adesione della Macedonia, per l opposizione greca, all Alleanza Atlantica. Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile

8 Accanimento terapeutico ed eutanasia passiva Prof. Tito Lucrezio Rizzo (*) Il paradosso di un progresso scientifico che può rendere illecito ciò che era consentito moralmente e giuridicamente. La razionalità che, sia in campo laico che in quello cristiano, è sovente richiamata come punto di incontro e di dialogo tra le rispettive culture, nonché quale criterio ultimo di giustificazione del diritto positivo, è oggi ancorata all interrelazione di problemi etici, scientifici e giuridici. Da siffatta interrelazione è nata la bioetica, disciplina mirante ad armonizzare il progresso delle tecnoscienze per il corpo umano, con il rispetto dei valori codificati dalla legge e della sensibilità insita in ogni retta coscienza. Va infatti premesso, prioritariamente, che non tutto ciò che è scientificamente possibile - la Germania hitleriana aveva avviato delle sperimentazioni disumane - è eticamente accettabile, venendo a collidere con i dettami della razionalità, attenta al rispetto della dignità della persona. Ma, per converso, il progresso scientifico non deve neanche, più o meno inconsapevolmente, essere addotto a parametro di più restrittivi confini di moralità, scaturenti dall avanzare di opportunità terapeutiche un tempo fantascientifiche. La scienza nel proseguire il suo cammino, non può essere vincolata dai divieti posti da singole religioni positive - per evitare il ripetersi di casi come quello di Galileo Galilei - né proporsi essa stessa come fonte di una nuova etica. Il Cardinale Martini ha osservato che il progresso scientifico non può essere fermato, ma può essere aiutato ad essere sempre più responsabile, non tanto appellandosi alla fede o alla religione, quanto al senso etico che ognuno porta dentro di sé, nel limite invalicabile del rispetto della dignità umana. Il vincolo della scienza, come del diritto, il quale ultimo è doverosamente tenuto ad aggiornarsi alla luce delle nuove problematiche legate al progresso della ricerca, è dunque - a nostro avviso - quello già richiamato del rispetto della coscienza razionale insita in ogni individuo, alla luce della quale egli può discernere tra il bene ed il male. Il Legislatore è pertanto chiamato ad intervenire per porre degli argini a quello che altrimenti potrebbe divenire il caos intollerabile di una sperimentazione che, avviata per migliorare la vita dell uomo, potrebbe ritorcersi contro di lui, sovvertendo l ordine della Natura che, per chi è credente, è stato posto da Iddio stesso. La scienza cammina assai spedita, ma il Legislatore arranca nel seguirla innanzi a dei problemi che investono l etica, il diritto, l economia, la vita relazionale ed affettiva, la biologia. Uno in particolare è di drammatica attualità: quello del labile confine tra l eutanasia passiva, consistente nel lasciar morire una persona non lucida tralasciando le cure ordinarie - moralmente riprovata e giuridicamente illecita in Italia - e la fine dell accanimento terapeutico, moralmente e giuridicamente consentita. L accanimento in questione, è dato da quelle cure che, seppure appropriate dal punto di vista clinico in altri contesti, non dovrebbero essere somministrate ad un malato terminale, in quanto inutili a guarirlo o ad alleviarne le sofferenze, rischiose, o eccezionali sotto il profilo tecnologico, sperimentale o economico. Il dramma delle coscienze dei medici, dei pazienti o dei loro cari, nasce proprio dall interpretazione del requisito della menzionata eccezionalità. Ciò che ieri infatti rientrava in tale contesto, oggi - grazie ai progressi della medicina - può essere ascrivibile alla normalità: basti pensare, per esempio, alla dialisi. Ne consegue che se ieri era da considerarsi lecita l interruzione di una poco diffusa terapia, nel momento in cui la stessa è divenuta di uso comune inesorabilmente viene ad essere rubricata come eutanasia passiva. Ma se il bene ed il male non possono essere relativizzati, e devono conseguentemente porsi come valori assoluti ed uniformi nello spazio e nel tempo, come è moralmente concepibile che il rigore della sanzione morale, prima che giuridi- 8 Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile 2008

9 ca, sia di fatto paradossalmente legato al progresso della scienza? L interruzione di tutto ciò che è scientificamente possibile nel tenere in vita artificialmente un malato, altrimenti giunto alla fine del percorso terreno assegnatogli dal Creatore, o dalla Natura che dir si voglia, può considerarsi un oltraggio alla vita? Laddove per il progresso della scienza e della tecnica si creano zone di frontiera o zone grigie - ha detto il Card. Martini nel corso di un dialogo con il prof. Marino, apparso sull Espresso del 21 aprile dove non è subito evidente quale sia il vero bene dell uomo e della donna, è buona regola astenersi anzitutto dal giudicare frettolosamente e poi discutere con serenità, così da non creare inutili divisioni. Un caso eclatante della cronaca recente è stato il dramma umano e spirituale di Piergiorgio Welby, affetto da sclerosi laterale multipla, il quale aveva chiesto di interrompere la ventilazione automatica che lo teneva in vita al medico Mario Riccio, che di tale desiderio si sarebbe poi reso esecutore. La Magistratura, alla luce dell art. 32 della Costituzione, 2 c. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge., ha correttamente escluso ogni perseguibilità del dottor Riccio, dato che aveva agito su precisa disposizione di un soggetto pienamente capace di intendere e di volere, determinato a porre fine alle proprie sofferenze. Malgrado la chiarezza del dettato costituzionale non sembrasse poter dare adito a dubbi interpretativi, non sono mancate polemiche e strumentalizzazioni politiche da parte di entrambi gli schieramenti, oscillanti tra l esaltazione di una vita a qualunque costo e la speculare estremizzazione del diritto di disporne sino alle più tragiche conseguenze. Una riforma legislativa ad hoc, interpretativa del citato art. 32, potrebbe esplicitare la possibilità del rifiuto informato delle cure da parte del paziente, proteggendo il medico da eventuali incriminazioni per omicidio del consenziente o per aiuto al suicidio. Nel frattempo, sia il supremo tribunale della coscienza a farci da guida e nel fare nostra l esortazione del Cardinale, ci sia consentito di appellarci al corretto sentire di cittadini bene informati sui profili tecnicoscientifici delle nuove acquisizioni della scienza, per poter decidere non alla luce di superficiali emozioni o di aprioristici dogmatismi, ma di un convinto e documentato ragionamento, che deve sempre privilegiare il primato della persona umana e della sua dignità. Il compito che ci attende è quello di portare alla luce la razionalità naturale che è più o meno recondita in ogni essere umano, e che conduce necessariamente alla ricerca del Bello, del Vero e del Buono, in cui si appalesa il volto stesso del Creatore di ogni armonia. (*) Consigliere capo servizio, titolare dell Organo centrale di Sicurezza, della Presidenza della Repubblica Professore di Storia del pensiero giuridico alla Facoltà di Giurisprudenza dell Università di Roma Marconi Ultimissime Antonio Tajani nuovo commissario Ue Parlamentare europeo dal 1994, e attuale capogruppo di Forza Italia a Strasburgo, Antonio Tajani è il nuovo commissario europeo, con delega ai Trasporti, designato dal governo Berlusconi in sostituzione di Franco Frattini, neo ministro degli Esteri. Nato a Roma il 4 agosto 1953, laureato in Giurisprudenza, ufficiale dell Aeronautica Militare, giornalista parlamentare, inviato speciale in Libano, Unione Sovietica e Somalia, Tajani è stato anche conduttore del Gr1 della Rai e responsabile della redazione romana de Il Giornale. Firmatario con Silvio Berlusconi dell atto di fondazione di Forza Italia, è stato portavoce del presidente del Consiglio nel primo Governo del Cavaliere. Eletto al Parlamento europeo nel 1994, 1999 e nel 2004, nel corso di quindici anni di attività parlamentare ha partecipato ai lavori di molte Commissioni (Affari Esteri, Affari Costituzionali - all epoca guidata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano -, Trasporti e turismo, Pesca, Sicurezza e Difesa) ed ha fatto parte della Convenzione sul futuro dell Europa che ha elaborato il testo della Costituzione Europea. Eletto nel 2002 e poi, nuovamente, nel 2006 è vice presidente del Partito Popolare Europeo e presidente della delegazione di Forza Italia al Parlamento Europeo. Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile

10 A proposito di multiculturalismo Redazionale Agli occhi di molti sarebbe sembrato naturale che dopo il crollo dell ideologia comunista alla fine degli anni Ottanta, quantomeno in quello che comunemente chiamiamo occidente, i movimenti d ispirazione socialista sprofondassero nel discredito: grazie invece ad una abile e veloce operazione di riconversione ideologica, la cosiddetta sinistra è riuscita fin qui a mantenere una sorta di egemonia, trasferendo il suo bagaglio culturale dal marxismo al multiculturalismo. La nuova sinistra multiculturalista, infatti, non concentra più le sue critiche sulle strutture economiche della società capitalistica secondo le prescrizioni del marxismo classico: basti osservare che, tranne qualche irriducibile nostalgico, nessuno ha oggi più il coraggio di chiedere l abolizione della proprietà privata o la collettivizzazione dei mezzi di produzione. L attacco prende invece di mira le sovrastrutture culturali della società, secondo la lezione di Antonio Gramsci e della Scuola di Francoforte, ed in tal senso l attuale multiculturalismo rappresenta una continuazione della guerra fredda con altri mezzi, che si pone, dietro una facciata relativista, l obiettivo di distruggere il retaggio tradizionale dell Europa cristiana. Il fastidio, se non l odio profondo per tutto ciò che appartiene al passato storico dell Europa, si manifesta con l esaltazione, priva spesso di ogni critica, di ogni cultura estranea all Occidente, comprese le più aberranti, e con il desiderio, quasi frenetico di ripopolare il vecchio continente con immigrati extraeuropei anche apertamente ostili ai valori culturali dei paesi ospitanti. L applicazione di questa nuova ideologia multiculturalista ha raggiunto le punte più avanzate in Gran Bretagna, dove nei lunghi anni di governo laburista, prima con Blair e ora con Brown, sono state spalancate le frontiere ad un immigrazione di massa prevalentemente musulmana, e dove ogni anno affluiscono più di immigrati dal Terzo Mondo. Gli inglesi autoctoni fanno pochi figli, basti pensare che l attuale tasso di fertilità di 1,6 figli per donna è il più basso della storia inglese da quando - nel sono iniziate statistiche in tal senso, e spaventati dai rapidi mutamenti sociali hanno iniziato ad emigrare in gran numero: ogni anno inglesi lasciano la madrepatria per stabilirsi prevalentemente negli Stati Uniti, in Canada o in Australia. Sulla base di questi trend le previsioni dei demografi lasciano prevedere che entro la fine di questo secolo la popolazione inglese potrebbe essere ridotta in minoranza nella propria terra natale. Un dato di per sé neutro ma che solleva interrogativi e problemi se correlato al fatto che il processo di trasmissione della cultura nazionale è stato messo al bando in Gran Bretagna in omaggio all ormai spesso abusato concetto di correttezza politica : secondo l ideologia progressista dominante, infatti, trasmettere la cultura anglosassone agli immigrati rappresenterebbe un grave atto di imperialismo culturale. Lo stesso erede al Trono inglese, il principe Carlo, ha in più occasioni manifestato la sua ammirazione per l islam, capace - a suo dire - di riempire il vuoto spirituale dell Occidente. In questo ambiente culturale favorevole, la diffusione della legge coranica nella società britannica sta rapidamente procedendo: negli ultimi anni a Londra dozzine di tribunali islamici hanno emesso migliaia di sentenze su matrimoni, divorzi e eredità, e nonostante che bigamia e poligamia siano illegali in Gran Bretagna, il governo ha deciso di sostenere economicamente le famiglie poligamiche musulmane a condizione che i vari matrimoni siano avvenuti all estero, in nazioni che riconoscano come legale la poligamia. Tra i vari ulteriori esempi possono essere citati quello di una scuola confessionale cristiana che ha optato per censurare la celebre fiaba dei Tre porcellini per paura di offendere la locale comunità maomettana e quello di un recente rapporto per cui in diverse scuole del Regno Unito verrebbero censurati gli studi riguardanti episodi considerati offensivi per la comunità islamica, come il genocidio ebraico e le crociate : molti docenti, infatti, avrebbero difficoltà a imporre lezioni che possano infastidire il sentire degli alunni islamici. D altronde, protestare o comunque alzare la voce contro queste situazioni appare alquanto difficile se pensiamo che un vescovo anglicano ha subito minacce di morte per aver denunciato l esistenza, in Inghilterra, di cosiddette no-go areas, zone della città in cui i non musulmani rischiano grosso se provano a entrarvi, mentre un lavoratore cattolico è stato licenziato dall ospedale 10 Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile 2008

11 in cui lavorava per aver litigato con degli islamici che avevano coperto il Crocifisso e la statua della Madonna in una sala di preghiera. Come se tutto questo non bastasse, è arrivata come una bomba la dichiarazione dell arcivescovo di Canterbury, secondo cui pare inevitabile l adozione di parti della sharia nel sistema legale britannico: l alto prelato della chiesa di stato inglese, ormai ridotta al lumicino - oggi in Inghilterra i cattolici praticanti sono diventati più numerosi degli anglicani praticanti - a causa dei paurosi sbandamenti progressisti delle gerarchie, ha affermato che continuare a insistere sull applicazione della legge britannica, piuttosto che autorizzare la legge islamica, causerebbe un certo pericolo per il Paese. Il fatto che il capo spirituale di una nazione dalla storia illustre sia arrivato al punto di mettere a rischio la propria millenaria eredità culturale è sembrato eccessivo anche ai cittadini inglesi indottrinati da decenni di correttezza politica ed infatti, a parte il sostegno di alcuni membri del sinodo vescovile anglicano, la reazione di condanna delle sue parole è stata quasi unanime a livello politico, giornalistico e popolare fino ad arrivare da più parti a chiederne la rimozione. In pratica, secondo l Arcivescovo, in Gran Bretagna le donne immigrate soggette a matrimoni forzati, mutilazioni genitali o violenze domestiche dovrebbero essere affidate al giudizio delle corti islamiche, invece che protette dalla Common Law inglese: a memoria d uomo, è la prima volta che una delle massime autorità spirituali dell Europa propone di abbandonare delle vittime innocenti al loro destino. La velocità e l estremismo con cui una parte degli inglesi ha abbracciato l ideologia multiculturalista è tanto più sorprendente, se pensiamo che solo vent anni fa il Regno Unito era la patria del conservatorismo thatcheriano anche se questo radicale capovolgimento non è stato solo ideologico, ma anche psicologico. Nella loro storia gli inglesi non si sono, infatti, mai fatti sottomettere da nessuno fino al più recente ammirevole eroismo di cui hanno dato prova durante la Seconda Guerra Mondiale: al contrario, oggi, sembrano non avere altro desiderio che quello di arrendersi ai nuovi arrivati islamici. La nazione che ha resistito a Napoleone e Hitler si sta facendo sconfiggere dal multiculturalismo. Cento anni fa la Gran Bretagna era l unica superpotenza mondiale: oggi sta scomparendo perfino la sua cultura. Un autorevole giornale inglese ha osservato che questa è la prima volta nella storia che una popolazione indigena maggioritaria si sta volontariamente riducendo in minoranza in assenza di guerra, carestie o epidemie. Una cosa è certa: il multiculturalismo così pianificato è un esperimento destinato a finire tragicamente, come tutte le utopie fallimentari del passato, e come tale dovrebbe essere attentamente studiato e valutato prima di eventuali esportazioni. A proposito di multiculturalismo (2) In Olanda la polizia ha fatto irruzione nella casa di un disegnatore e lo ha trascinato in galera per alcune vignette ritenute offensive dell Islam. La denuncia era partita da un olandese convertito alla religione musulmana e persino il direttore del suo giornale ha dato l avallo all arresto. Cosa piuttosto inconsueta ma né in Olanda né nel resto d Europa si è sollevata una sola critica a questo provvedimento e questo appare strano perché di solito gli autori di satira sono piuttosto solidali tra loro e quando qualche governante fa la voce grossa scatta subito la difesa d ufficio al grido la satira non si tocca. Mentre in Olanda non solo si tocca ma si viene sbattuti in galera, e tutti tacciono, accade che in tutta Europa ci si sente, al contrario, completamente liberi di maltrattare, insultare, deridere la religione cattolica e i suoi simboli e se solo qualcuno provasse ad alzare la mano per protestare gli verrebbe tagliata con l accusa infamante di censore. Nel caso più recente ci riferiamo ad una foto apparsa su diversi giornali, foto che faceva parte del reportage di una sfilata di moda in Austria dove si presentava la collezione di un noto produttore di lingerie inglese. Evidentemente, e correttamente - secondo un sano principio liberale - ognuno è libero di scegliere ed indossare le mutande che vuole, come anche, forse, di mostrarle in pubblico, ma non è altrettanto evidente - tranne la scelta provocatoria - di fotografarle indosso a due modelle in guèpiere che trascinano in catene un finto cardinale. A pensar bene, forse non c era una specifica ragione per aver scelto un cardinale, quanto solo una squallida e deprimente routine, frutto del genio di qualche organizzatore di eventi, di cui nessuno sembra più scandalizzarsi; poteva essere scelto un cavallo, una valkiria in motocicletta, o un gregge di pecore: di certo però nessuno si sarebbe azzardato, sotto le mentite spoglie del multiculturalismo, a mettere in passerella, non dico un finto profeta ma neppure un imam o un ayatollah. A pensar male, invece, sorge un preciso interrogativo: non sarà per caso che a prendersela con i preti oggi non si rischia più nulla, neppure un po di biasimo: anzi si passa per gente dalla mente libera e coraggiosa. Continuando così non ci accorgiamo però che a poco a poco ci stiamo costruendo la nostra stessa galera. Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile

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13 In tema di libertà personale Avv. Benito Battigaglia (*) è di tale vastità e di tale portata giuridica che, senza dubbio, non può esaurirsi nello L argomento spazio di un articolo. Mi sforzerò, comunque, nell ambito di tale spazio di portare alla nostra attenzione alcuni punti fondamentali della nostra Costituzione Repubblicana, richiamando anche alcuni trattati e i documenti internazionali, in tema di libertà personale, soffermandomi in modo particolare sul trattamento riservato ai minori in materia. 1. Gli articoli 13, 25 e 27 della Costituzione Principio cardine è certamente quello contenuto nell art. 13, comma 1 c.p.p., secondo cui la libertà personale è inviolabile. Garante di tale diritto è l autorità giudiziaria, la quale è la sola a poter adottare provvedimenti restrittivi della libertà personale se non per atto motivato e nei soli casi e modi previsti dalla legge (art.13, comma 2 c.p.p.), salvo i casi di necessità ed urgenza previsti tassativamente dalla legge, in cui l autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori che devono essere comunicati entro quarantotto ore all Autorità giudiziaria e da questa convalidati entro le successive quarantotto ore per non divenire privi di effetto (art.13, comma 3 c.p.p.). Anche la disposizione contenuta nel comma 5 dell art.13 c.p.p., ove è detto che la legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva, è una ulteriore garanzia della libertà personale. Il comma 4 dell art.13 c.p.p., nell affermare il divieto di ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà, introduce poi con molta chiarezza il principio solennemente proclamato al successivo art. 27, comma 3 c.p.p., ove è scritto espressamente che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Nello stesso contesto di garanzie della libertà personale debbono essere inquadrate le norme di cui all art. 25, comma 2 c.p.p.: nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso, e comma 3: nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge, e quelle di cui all art.27, comma 1 la responsabilità penale è personale e comma 2 secondo cui l imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. 2. Principali documenti internazionali Dichiarazione universale dei diritti dell uomo. La Declaration universelles des droit de l homme è stata proclamata dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 a New York. È il primo documento a carattere internazionale con il quale sono stati consacrati quegli ideali di libertà, di fraternità e uguaglianza di tutti i popoli. Il riconoscimento delle dignità dell uomo e dei suoi diritti, in particolare della sua libertà personale, come si afferma nel preambolo della Dichiarazione, costituisce il fondamento di tali ideali, che non possono mai venir meno anche quando l uomo ha violato la legge penale; ragion per cui Nul ne sera soumis à la torture, ni a des peines ou traitement cruels, inhumains ou dègradans. Nel documento in argomento nulla è espressamente detto circa la funzione rieducativa della pena. Essa, comunque, è certamente implicita in un documento in cui, con enfasi, viene più volte proclamata non solo la libertà dell uomo e i suoi diritti sans distincion aucune notamment de race, de couler de sexe.ou de toute autre situation ma soprattutto la sua dignità. Salvaguardare la dignità dell uomo in tutte le situazioni Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile

14 vuole appunto dire che essa va difesa e garantita anche nei confronti di chi è sottoposto ad una pena, perché nessuna logica può portare alla conclusione che l autore del reato che espia una pena perde la dignità di essere umano e, d altra parte, se il reo commettendo il reato ha dato prova di aver smarrito il senso della propria dignità, la collettività non può limitarsi a punire, ma ha l obbligo di provocare il recupero di quella dignità dal punto di vista soggettivo perduta, atteggiando la pena con la predisposizione di un trattamento individualizzato, in modo da favorire il reinserimento sociale del soggetto Regole minime dell ONU per il trattamento dei detenuti Senza alcun dubbio è il documento più importante su scala internazionale, per la problematica oggetto della nostra attenzione. È la prima volta che il termine Trattamento è posto come titolo: la funzione rieducativa della pena è il fulcro dell intero testo internazionale adottato con risoluzione del I Congresso delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine e il trattamento dei delinquenti, in data 30 agosto Il documento può definirsi la magna Charta alla quale tutti gli ordinamenti degli Stati membri devono ispirarsi nel legiferare in materia di diritto penitenziario. Del resto, lo scopo dell atto è stato quello di stabilire, come si legge nelle osservazioni preliminari al documento, i principi e le regole di una buona organizzazione penitenziaria e della pratica del trattamento dei detenuti sulla base delle concezioni generalmente ammesse ai nostri giorni e degli elementi essenziali dei sistemi contemporanei. D analisi del documento si possono ricavare i seguenti principi riguardanti il trattamento dei detenuti: a) innanzitutto il trattamento non deve essere basato su pregiudizi di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, d opinione, d origine nazionale o sociale, di nascita o di altre situazioni. b) il trattamento comporta il rispetto delle credenze religiose e dei principi morali del gruppo etnico a cui appartiene il detenuto; c) ai fini del trattamento i detenuti devono essere sistemati in istituti o sezioni di istituti tenendo presente il sesso, l età, gli antecedenti penali, i motivi della loro detenzione e le loro esigenze, in particolare: - gli uomini e le donne devono essere possibilmente sistemati in istituti diversi; in quegli istituti dove sono allocati uomini e donne, i locali delle donne devono essere assolutamente separati da quelli degli uomini; - gli imputati devono essere separati dai condannati; - i giovani devono essere separati dagli adulti. Per la prima volta, in un documento internazionale viene, altresì, evidenziata l importanza e la necessità che i detenuti vivano in locali dignitosi e che sia curata la loro igiene personale, il vestiario, l alimentazione, l esercizio fisico ed il servizio medico. Ciò costituisce il presupposto di ogni trattamento. Degna di rilievo è quella parte del documento dove vengono indicati i mezzi irrinunciabili del trattamento rieducativi: a) i contatti con il mondo esterno; b) l informazione; c) la lettura e le altre forme di arricchimento culturale; d) la religione; e) il lavoro. La funzione rieducativa della pena è così definita: la privazione della libertà deve tendere, quanto più possibile, a che un delinquente, una volta libero, non solamente sia desireux, ma sia ancora capace di vivere nel rispetto della legge e di provvedere alle sue necessità. Ma, la novità assoluta è, senza dubbio, in quella parte del documento dove, per la prima volta, viene prevista la possibilità e la necessità di forme alternative alla pena della privazione della libertà, presupposti indispensabili per un graduale e progressivo ritorno nella società di un detenuto. Le misure alternative alla detenzione, dunque, fanno parte dei mezzi del trattamento a pieno titolo. Al fine di assicurare un ritorno progressivo alla vita nella società, recita l art. 60 n.2, sarebbe opportuno un regime preparatorio alla libertà, organizzato nello stesso istituto, o in un altro appropriato, consistente in una prova di liberazione sotto un controllo affidato al Servizio Sociale e non alla polizia. La funzione rieducativa e risocializzante della pena è ribadita con particolare efficacia all art. 64, dove si afferma il dovere della società di dare al detenuto liberato un aiuto post-penitenziario efficace, idoneo a diminuire i pregiudizi nei suoi confronti ed a permettere di inserirsi nella Comunità La Convenzione Europea dei diritti dell uomo La Convention de sauvegarde des droits de l homme et des libertes fondamentales è stata siglata a Roma dai paesi membri del Consiglio d Europa il 4 novembre Essa, successivamente, è stata ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge del 4 agosto 1955, n Si ricorda in proposito che l Italia, con lettere depositate presso il Segretariato Generale del Consiglio d Europa in data 28 giugno 1973 e 29 luglio 1975, ha aderito alle clausole di accettazione facoltativa concernenti il ricorso individuale e la giurisdizione obbligatoria della Corte europea dei diritti dell uomo. I principi fondamentali sanciti nella Convenzione europea dei diritti dell uomo, che interessano la sfera penitenziaria, possono così riassumersi: a) Nessuno può essere sottoposto a torture né a pene o trattamenti inumani o degradanti (art. 3 titolo 1); b) Tutti hanno diritto alla libertà e sicurezza personale e nessuno può esserne privato salvo nei casi espressamente previsti dalle leggi (art. 5 n.1); 14 Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile 2008

15 c) Tutte le persone arrestate hanno il diritto di essere informate sulle ragioni del loro arresto e di tutte le imputazioni (art. 5 n.2); d) Tutte le persone private della loro libertà hanno il diritto di appellarsi davanti ad un tribunale per stabilire la legalità della loro detenzione (art.5 n. 4); e) Tutte le vittime di un arresto di una ingiusta detenzione hanno diritto ad un risarcimento (art. 5 n.5); f) Nessuno può essere costretto a lavori forzati o obbligatori. Anche nel documento in esame non si riscontra una disposizione espressa sulla finalità rieducativa della pena, ma possono ritenersi anche qui le considerazione già svolte a proposito della Declaration universelle des droits de l homme. 3. I diritti dei minori in tema di libertà personale In breve, senza tema di smentita, possiamo affermare che tra adulti e minori è sempre esistita una sostanziale parità che può sintetizzarsi con l equazione: ciò che vale per gli adulti, vale anche per i minori. In verità la Costituzione repubblicana riserva ai minori solo l art. 31, comma 2, ove è testualmente scritto che la Repubblica protegge la maternità, l infanzia e la gioventù, favorendo gli Istituti necessari a tale scopo. La norma, pur se a lungo dimenticata o non interpretata nella sua interezza, rappresenta il fondamento giuridico su cui la stragrande maggioranza delle sentenze della Corte Costituzionale e il legislatore medesimo hanno fondato tutti i loro interventi in materia minorile. Molto spesso, infatti, è intervenuta la Corte Costituzionale abrogando o modificando disposizioni del c.p. inapplicabili ai minori in ottemperanza all art.31, comma 2, della Costituzione e ai principi sanciti nei documenti internazionali ai quali faremo anche un breve accenno. Certamente il nuovo Codice di p.p. ha ben tenuto presente le spinte della Corte ed i principi istituzionali in materia di minori riservando ad essi un ruolo nettamente distinto e separato da quello degli adulti sul quale rifletteremo in una prossima occasione. (*) Docente Università Telematica UNITELMA In ricordo di Papa Giovanni Paolo II Sembra ancora ieri ma sono già trascorsi tre anni da quel 2 aprile 2005, quando ci lasciò, dopo lunghe sofferenze, Papa Giovanni Paolo II. È nostro vivo desiderio ricordarlo citando alcune delle parole usate, nell occasione, dal suo successore, Papa Benedetto XVI, e dal Cardinale Ruini, a lungo Vicario del Papa per Roma, che meglio di altri ne conobbero da vicino la grandezza e l intensità della figura umana e spirituale. La misericordia di Dio è una chiave di lettura privilegiata del suo pontificato ha detto Benedetto XVI che, a conclusione della messa in suffragio di Giovanni Paolo II nel terzo anniversario della morte, ha rivolto un pensiero particolare ai partecipanti al primo Congresso mondiale sulla Divina Misericordia. Il servo di Dio Giovanni Paolo II aveva conosciuto e vissuto personalmente le immani tragedie del XX secolo, e per molto tempo si domandò che cosa potesse arginare la marea del male ha affermato il Santo Padre, che ha così proseguito: La risposta non poteva trovarsi che nell amore di Dio. Solo la Divina Misericordia - ha ammonito il Pontefice - è in grado di porre un limite al male; solo l amore onnipotente di Dio può sconfiggere la prepotenza dei malvagi e il potere distruttivo dell egoismo e dell odio. Per questo, durante l ultima visita in Polonia, tornando nella sua terra natale Giovanni Paolo II disse: Non c è altra fonte di speranza per l uomo che la misericordia di Dio. Da parte sua il Cardinale Ruini nel discorso di saluto ai partecipanti al Congresso apostolico mondiale della Misericordia, aperto con la messa di suffragio a tre anni dalla morte di Giovanni Paolo II, dopo aver ricordato che fu lo stesso Papa Wojtyla a volere che la chiesa di Santo Spirito in Sassia divenisse il santuario romano della Divina Misericordia, ha aggiunto: Nella prospettiva di Giovanni Paolo II il legame tra Roma e la Divina Misericordia è però, in certo senso, ancora più ampio ed antico. Nella sua visita in Campidoglio del 15 gennaio 1998 egli terminò il suo discorso dicendo: Roma, il cui nome letto a rovescio suona Amor, amore. Come dice un poeta polacco: se tu dici Roma, ti risponde Amor. Per Giovanni Paolo II Roma è, deve essere dunque segno e simbolo di amore. Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile

16 L acne ai giorni nostri Prof. Daniele Innocenzi (*) è una patologia infiammatoria a patogenesi multifattoriale che coinvolge aree L acne cutanee ricche di unità pilo-sebacee. L incidenza di tale patologia, che alcuni hanno riportato vicina al 100% della popolazione giovanile, varia, in realtà, a seconda dei lavori riportati. Secondo alcuni Autori sarebbe del 91% nei maschi e del 79% nelle femmine durante l adolescenza, del 3% nei maschi e del 12% nelle femmine in età adulta; altri Autori riportano invece un incidenza del 55% nei maschi e del 45% nelle femmine tra i 14 ed i 16 anni; altri lavori ancora riportano un incidenza del 29% nei ragazzi e del 16% nelle ragazze di età compresa tra i 16 ed i 20 anni. L acne rappresenta quindi una patologia di frequente osservazione e le differenti percentuali di incidenza riportate in letteratura sono probabilmente la conseguenza di un diverso metodo di valutazione clinica e di differenze razziali nelle popolazioni esaminate. L esordio della sintomatologia si ha generalmente in età prepubere e dopo circa 4-5 anni il quadro clinico raggiunge il massimo grado di severità, per poi risolversi intorno ai anni: il 5% delle femmine e l 1% dei maschi può tuttavia presentare lesioni acneiche fino all età di 40 anni ed oltre. Le manifestazioni si localizzano prevalentemente al volto e sulla parte superiore del tronco, anche se non è raro il riscontro di lesioni acneiche nel meato acustico esterno dell orecchio o sul collo. L acne è caratterizzata, nelle prime fasi, da manifestazioni non infiammatorie, quali il comedone chiuso o aperto, e, secondariamente, da lesioni di tipo infiammatorio come papule, pustole e noduli. Cisti, seni di drenaggio e cicatrici possono, talvolta, condizionare il quadro clinico. Tipico dell acne giovanile è, quindi, il polimorfismo eruttivo ed evolutivo del quadro clinico, sulla base del quale viene classificata, guardando alla gravità ed al tipo di lesione dominante, in acne lieve o acne comedonica e papulo-pustolosa con pochi elementi, acne moderata o acne papulo-pustolosa con numerosi elementi e nodulare con piccoli noduli ed, infine, in acne severa o nodulare grave e conglobata. L acne lieve può regredire senza lasciare esiti, ma nella maggior parte delle forme di grado moderato-severo possono permanere esiti pigmentari e cicatrici atrofiche, ipertrofiche o addirittura cheloidee. Ciascuno di questi differenti tipi di acne necessita di un trattamento specifico, come ha suggerito un gruppo di esperti della Global Alliance to Improve Outcomes in acne, che ha recentemente elaborato un algoritmo secondo il quale ad ogni specifica forma di acne corrisponde un trattamento idoneo, con possibilità di utilizzare farmaci topici e/o sistemici di prima e di seconda scelta. L acne sembra incidere in pari misura nelle popolazioni bianche, nere ed asiatiche, benché alcuni studi abbiano rilevato piccole differenze razziali tra le varie forme. Le stesse popolazioni possono, tuttavia, presentare differenze significative nell evoluzione delle lesioni e nelle sequele a lungo termine. Tutti gli individui di carnagione più scura presentano, infatti, un maggior rischio di iperpigmentazioni postinfiammatorie e spesso sono proprio questi esiti discromici, e non le lesioni primarie, a costituire il motivo principale che induce il paziente a rivolgersi allo specialista dermatologo. Le lesioni acneiche sono in genere esteticamente poco accettate ed hanno effetti negativi sulla psiche dei giovani pazienti; l acne colpisce, infatti, soggetti in una fase critica della vita, quale quella adolescenziale, contraddistinta dal punto di vista psicologico da una maggiore sensibilità e vulnerabilità e, quindi, da una maggiore possibilità di subire condizionamenti negativi. Tali pazienti possono quindi presentare disagio psicologico, scarsa autostima, insicurezza, imbarazzo, timidezza ed, in casi estremi, profonde turbe emozionali, quali depressione, ansia, rabbia, frustrazione, immagine alterata del proprio corpo (dismorfofobia) ed isolamento dalla vita sociale, con calo del rendimento scolastico e peggioramento della qualità di vita. Sebbene tali problematiche si associno più comunemente a forme gravi di acne, la percezione che il paziente ha della gravità della propria malattia sembra incidere in misura maggiore rispetto alla reale severità delle lesioni. 16 Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile 2008

17 Uno studio condotto su 111 pazienti di 16 anni ed oltre ha dimostrato che le problematiche sociali ed emozionali degli acneici sono assimilabili a quelle dei pazienti affetti da malattie croniche invalidanti quali asma, diabete, artrite ed epilessia. Un corretto approccio diagnostico e la scelta di una terapia adeguata sembrano quindi fondamentali, con due obiettivi principali: da una parte la risoluzione del quadro clinico che, oltre a liberare il paziente dalla malattia, previene la possibile comparsa di cicatrici permanenti, esteticamente invalidanti, dall altra il raggiungimento del benessere psico-fisico del giovane paziente, che evita la comparsa di ipotetiche cicatrici psicologiche, esiti ancora più gravi di quelli estetici. Tra l altro i risultati che si possono ottenere con un adeguata terapia appaiono oggi, nella maggior parte dei casi, più che soddisfacenti: questo deve quindi spingerci ancora di più ad affrontare il problema acne con decisione ed impegno anche nelle forme che, ad una valutazione superficiale, saremmo portati a sottovalutare. Alcuni lavori hanno recentemente evidenziato la scarsa informazione dei pazienti acneici circa le cause reali della malattia: l acne infatti viene spesso attribuita ad una erronea alimentazione o alla scarsa igiene, con conseguenti comportamenti inadeguati, quali frequente detersione delle aree affette, modificazioni della dieta, maggior apporto idrico ed uso di prodotti cosmetici. Le fonti di informazione appaiono nella maggior parte dei casi inadeguate, essendo rappresentate da riviste, televisione, genitori, amici, estetiste e, solo raramente, da medici generici o dermatologi. Considerando l età dei pazienti acneici (ossia quella adolescenziale), dovrebbe essere la scuola a svolgere un ruolo fondamentale nel sensibilizzare i giovani alla conoscenza di tale patologia e nell indirizzarli in modo corretto verso la risoluzione di un problema che, come abbiamo visto, può avere importanti implicazioni fisiche ma, soprattutto, psichiche. Un collegamento tra Dipartimenti di Dermatologia e Scuole sarebbe dunque auspicabile e dovrebbe far parte di un programma più ampio in grado di trasformare la Scuola in un area cruciale per la promozione della salute. (*) Responsabile UOC di Dermatologia, I Facoltà di Medicina e Chirurgia, Polo Pontino dell Università La Sapienza di Roma Il Cammino di Santiago di Compostela Parlando di Santiago di Compostela si finisce immediatamente a parlare del Cammino, e ciò comporta inevitabilmente il racconto, misto di storia, tradizione e leggenda, che accompagna il ritrovamento, nel IX secolo della tomba di San Giacomo. Secondo la tradizione San Giacomo il Maggiore dopo l ascesa di Gesù al cielo inizia la sua opera di evangelizzazione della Spagna spingendosi fino in Galizia, remota regione di cultura celtica all estremo ovest della penisola iberica. Terminata la sua opera, Giacomo torna in Palestina dove viene decapitato per ordine di Erode Agrippa nell anno 44. I suoi discepoli, con una barca, guidata da un angelo, ne trasportano il corpo nuovamente in Galizia per seppellirlo in un bosco vicino ad Iria Flavia, il porto romano più importante della zona. Nei secoli le persecuzioni e le proibizioni di visitare il luogo fanno si che della tomba dell apostolo si perdano memoria e tracce. Nell anno 813 un eremita, preavvertito da un angelo, vede delle strane luci simili a stelle su un monte dove sono presenti antiche fortificazioni probabilmente risalenti ad un precedente villaggio celtico. Il vescovo del luogo, Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno scopre in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca romana, che contiene tre corpi, uno dei quali ha la testa mozzata ed una scritta Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé. Si ha quindi motivo di credere che la parola Compostela derivi da Campus Stellae (campo della stella) o da Compos Tellum (terreno di sepoltura). Alfonso I ( ), re delle Asturie e della Galizia, ordina quindi la costruzione sul posto di un tempio, in cui i monaci benedettini nell anno 893 fissano la loro residenza ed iniziano così i primi pellegrinaggi alla tomba dell apostolo, dapprima dalle Asturie e dalla Galizia, poi da tutta l Europa. E il vescovo Diego Xelmirez ad iniziare la trasformazione della città in luogo di culto e pellegrinaggio, facendo terminare la costruzione della Cattedrale iniziata nel 1075 ed arricchendola con numerose reliquie. Nella tradizione popolare e nell iconografia - soprattutto spagnola - San Giacomo viene associato ed identificato con la figura del Matamoros (uccisore dei mori), intercessore e vessillo della ribellione della Spagna al dominio islamico. Ci sono testimonianze di viaggi dall Inghilterra verso La Coruña, nel XIII secolo, che duravano solo quattro giorni, e certamente il percorso marittimo era il meno rischioso, se fatto nella buona stagione, in tempi di strade assai insicure e di abitati scarsi e lontani tra loro. La Ruta de la Costa, cioè la via di Santiago lungo la costa cantabrica, è la principale traccia del cammino più antico, a testimoniare che i pellegrini arrivavano a Santiago da porti atlantici, anche più ad est di La Coruña (praticamente dalla Francia alla Galizia). Le principali vie di terra che convergevano verso Santiago erano - e sono ancora - dall Italia, la via Francigena (e poi la via Tolosana fino ai Pirenei) e dalla Francia la via Tolosana, la via Podense, la via Lemovicense, e la via Turonense, tutte passando i Pirenei attraverso Roncisvalle e Somport. L augurio che si faceva a tutti coloro che intraprendono il cammino di Santiago, e tuttora in uso, è Ultreya, che deriva dal latino e vuol dire sempre più avanti. Il 23 ottobre 1987 il Consiglio d Europa ha dichiarato i percorsi che portano a Santiago itinerario culturale europeo, mettendo a disposizione risorse economiche per segnalare convenientemente il cammino, ristrutturare e costruire i rifugi per alloggiare i pellegrini; nel 1993 l UNESCO li ha dichiarati patrimonio dell Umanità. Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile

18 La morte del Cardinale Gantin Il 13 maggio scorso si è spento, presso l ospedale Georges Pompidou di Parigi, il cardinale Bernardin Gantin, beninese, prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi, presidente emerito della Pontificia Commissione per l America Latina e decano emerito del Collegio Cardinalizio. Aveva 86 anni. Il Papa ha espresso il suo profondo cordoglio per la scomparsa del porporato che - ha affermato - era animato da uno spirito profondamente apostolico e da un forte senso della Chiesa e della sua missione nel mondo. Il cardinale Gantin era nato a Toffo, arcidiocesi di Cotonou (Benin), l 8 maggio Il suo nome significa albero (gan) di ferro (tin) della terra d Africa, e il suo popolo e la sua terra sono sempre stati presenti nella sua vita. Figlio di un funzionario delle ferrovie, aveva compiuto gli studi nelle scuole del Dahomey (oggi Repubblica Popolare del Benin), dove fu l arrivo dei primi missionari, nel 1861, a determinare la nascita di una profonda fede cristiana che trovò nella cittadina di Ouidah il suo centro principale e da lì si irradiò poi per tutto il territorio. Una forte spinta al cristianesimo venne pure dall esperienza di numerosi schiavi deportati dal Paese nelle piantagioni dell America Latina, la maggior parte dei quali al ritorno in terra africana testimoniò della forza e della speranza che a loro derivava dal Vangelo. Nel 1936, terminati gli studi inferiori, era entrato nel seminario del suo Paese a Ouidah, ricevendo l ordinazione sacerdotale il 14 gennaio 1951 a Lomé in Togo dall Arcivescovo di Cotonou, Louis Parisot. Per tre anni era stato insegnante di lingue presso il seminario diocesano, dedicandosi nello stesso tempo intensamente all attività pastorale in un gruppo di villaggi. Da questa esperienza gli era derivato un grande amore per l apostolato. Nel lasciando in Africa qualcosa più del suo cuore - si era trasferito a Roma dove aveva studiato presso l Università Urbaniana e quindi presso la Lateranense, ottenendo la Licenzia in Teologia e in Diritto Canonico. L 11 dicembre 1956 era stato eletto alla Chiesa titolare di Tipasa di Mauritania e nominato Ausiliare dell Arcivescovo di Cotonou. Consacrato vescovo a Roma il 3 febbraio 1957, era stato promosso da Giovanni XXIII Arcivescovo di Cotonou il 5 gennaio 1960, quando il suo antico maestro, l Arcivescovo Parisot, stanco e malato, aveva sentito che era giunto il momento di lasciare il suo gregge nelle mani di chi degnamente avrebbe proseguito il suo enorme lavoro di apostolato. La sua alacrità pastorale si è manifestata in molteplici campi: suddivisa la diocesi per poter seguire più efficacemente le singole situazioni, aveva promosso l istituzione di scuole, dando slancio e vigore all attività dei catechisti e delle suore autoctone e curando in modo particolare il problema delle vocazioni sacerdotali: per esse aveva sostenuto non pochi sacrifici al fine di mantenere agli studi seminaristi e sacerdoti della diocesi. Era stato anche Presidente della Conferenza episcopale regionale, che comprendeva sette Paesi (Dahomey, Togo, Costa D Avorio, Alto Volta, Nuova Guinea, Senegal e Nigeria). Il 29 giugno 1971 aveva rinunciato al governo dell Arcidiocesi di Cotonou, essendo stato chiamato a Roma da Papa Paolo VI come Segretario aggiunto della Congregazione per l Evangelizzazione dei Popoli (5 marzo 1971), della quale era divenuto Segretario due anni più tardi, il 26 febbraio Il 20 dicembre 1975 era stato nominato Vice- Presidente della Pontificia Commissione Iustitia et Pax, divenendone Pro-Presidente il 16 dicembre 1976 e Presidente il 29 giugno Sempre nel dicembre 1975 era stato nominato anche Vice-Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum. Papa Giovanni Paolo I lo aveva nominato poi Presidente il 4 settembre L 8 aprile 1984 era stato nominato da Papa Giovanni Paolo II Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l America Latina, incarichi mantenuti per più di quattordici anni, fino al 25 giugno Come Vescovo aveva partecipato ai lavori del Concilio Vaticano II ( ), prendendo parte inoltre a numerosi Sinodi dei Vescovi ed era stato Presidente delegato alla V Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi (1980) sul tema: I compiti della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo. Da Paolo VI era stato creato Cardinale nel Concistoro del 27 giugno del 1977, del Titolo della Chiesa Suburbicaria di Palestrina (29 settembre 1986). Dal 5 giugno 1993 e per quasi dieci anni era stato Decano del Collegio Cardinalizio. Il 30 novembre 2002, il Santo Padre Giovanni Paolo II aveva accolto la sua richiesta di dispensa dall Ufficio di Decano del Collegio Cardinalizio e dal titolo della Chiesa suburbicaria di Ostia, manifestandogli il suo personale affetto con la concessione del titolo di Decano Emerito e permettendogli nel contempo di tornare in Patria, nel Benin, dopo più di trent anni trascorsi a Roma al servizio della Santa Sede, primo Cardinale africano a capo di un dicastero della Curia Romana. A nome di tutta la redazione, nonché dei soci e dei simpatizzanti dell associazione Europa Cristiana ONLUS, da tempo gemellata con l associazione Amici del Benin, presieduta e guidata da padre Giulio Cerchietti, ordinato sacerdote dal Cardinale Gantin e per anni suo segretario particolare, desideriamo ricordarlo con l affetto che nel tempo aveva saputo creare intorno alla sua figura, invocando il Padre Celeste affinché generosamente trasformi questo affetto sincero in attenzione e cura sul travagliato popolo beninese. 18 Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile 2008

19 Dall Europa cristiana? Attualità e recensioni L UE e le religioni Numerosi gli argomenti emersi il 14 maggio scorso all incontro su Dialogo interreligioso e cittadinanza attiva, promosso dall Ue a Bruxelles nell ambito del 2008 Anno europeo del dialogo interculturale: - dialogo tra le religioni per realizzare una società pacificata; - necessità di educare i giovani a riconoscere le proprie radici e ad assumere atteggiamenti aperti e solidali; - istituzioni politiche che sappiano riconoscere lo spazio pubblico delle comunità credenti. Dobbiamo tendere a costruire una società inclusiva, solidale e questo percorso passa anche dal dialogo tra le religioni che sono presenti in Europa. Per questo - ha proseguito la giornalista Shada Islam, che da anni si occupa di questi temi - è necessario superare gli stereotipi e le etichette e contrastare la peste dei pregiudizi. Il commissario all educazione, Jan Figel, si è detto convinto che l Unione europea di oggi è costituita da tante diversità che riguardano la nazionalità, la lingua, lo stato sociale, la professione, la cultura. È tempo di considerare adeguatamente anche la pluralità e l importanza delle presenze religiose, dato che esse sono un elemento favorevole all integrazione sia all interno dei 27 che fra l Ue e il resto del mondo. Le religioni, le convinzioni, le credenze fanno parte della società e si riverberano nella vita pubblica. Si presenta però la necessità di non relegare i nostri retaggi in un angolo. Abduljalil Sajid, presidente del britannico Consiglio islamico per l armonia religiosa e razziale, ha portato la voce del mondo islamico, sostenendo l opportunità di promuovere la conoscenza e il rispetto reciproco, il rispetto delle leggi, la costruzione di momenti di confronto. Ma la conoscenza senza l azione non basta - ha spiegato -. In questo senso credo che la cittadinanza attiva corrisponda all impegno concreto per creare una società democratica, rispettosa, tollerante. Nadine Iarchy, vice presidente del Consiglio internazionale delle donne ebraiche, ha messo in guardia dal fatto che i giovani, anche quelli delle nostre comunità, tendono a perdere la propria identità profonda, la fede, i valori di riferimento, la storia. E se non si conosce se stessi e la propria religione, non si potrà comprendere nemmeno le altre, venendo meno a quell atteggiamento di dialogo ormai vitale nell era globalizzata. Eppure nemmeno una solida identità è sufficiente: Dobbiamo infatti trovare le parole giuste, i toni giusti, gli atteggiamenti adeguati che aprono a un confronto reale con tutti. Nell Europa attuale vanno intrapresi cammini per comprendere le differenze, ma è pur necessario rispettare la differenza. Dal canto suo il Vicepresidente del Parlamento europeo, Mario Mauro, prendendo a prestito le parole di Platone, che non era né cristiano, né ebreo, né musulmano, ha affermato che nessuna legge è più efficace della comprensione. Dunque all interno dell Ue, ma anche nello scenario internazionale, bisogna cooperare affinché il dialogo tra le culture e le religioni costituisca il segno distintivo dell Europa. Mauro ha quindi citato i numerosi segni di speranza e di dialogo presenti nella vita quotidiana, iniziative informali che tendono ad avvicinare persone e famiglie di diversa provenienza, cultura, credo religioso. Le istituzioni europee sono chiamate a sostenere attivamente tutti gli esempi di convivenza e dialogo. Si tratta di un investimento decisivo per il nostro futuro. Allo stesso tempo va lanciato un ponte, intellettuale e culturale, sul Mediterraneo, inteso a promuovere una società inclusiva in cui ognuno possa avere un ruolo attivo. Mauro ha chiuso osservando che l Europa ha bisogno di politiche educative che puntino allo sviluppo integrale della persona in una prospettiva interculturale e di maggiore coesione sociale. Fecondazione assistita Le donne i loro dubbi li hanno sempre avuti, ma la conferma arriva proprio in queste ultime settimane dalla Gran Bretagna: non è più una certezza che per il benessere psico-fisico dei bambini sia necessario avere un padre. Chissà quante devono averlo pensato, di fronte alle grandi ferite dei rapporti che si rompono, ai piccoli screzi della vita quotidiana: dal corso pre-parto, spesso vissuto in totale solitudine, al ritardo cronico nel recuperare i bambini dopo gli impegni pomeridiani, fino all ultimo appuntamento dal pediatra saltato per un inconveniente di lavoro dell ultima ora. La soluzione viene, come sempre, dalla Gran Bretagna: la Camera dei Comuni ha deciso, infatti - dopo un pur sempre aspro dibattito - che per il procedimento della fecondazione assistita non è più necessario come pre-requisito la figura del padre accanto a quella della madre. Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile

20 Quindi, via libera alla fecondazione single perché non è più necessario che i genitori abbiamo un ruolo e una presenza attiva nella vita dei loro figli, è sufficiente il solo supporto genitoriale. Questo ovviamente con buona pace di coppie lesbiche e donne sole, che si vedono così al riparo da ogni discriminazione di sorta ma anche di tutti quei genitori che sempre più spesso eludono le responsabilità del proprio ruolo. La Gran Bretagna mostra così di continua ad essere all avanguardia. Dopo aver sfornato embrioni chimera, mezzi uomini e mezzi animali, autofecondazioni con sperma ricavato dal midollo delle madri, fecondazioni tripartite con due ovuli e uno spermatozoo, e chi più ne ha più ne metta, lancia la moda dei bambini progettati senza papà, relegando di fatto il ruolo del padre a quello di un seme. Gli inglesi, però, almeno una certezza dovrebbero darcela: che non rispuntino fuori tra cinquant anni dicendoci che hanno sbagliato tutto. Avviato in Spagna lo «sbattezzo» La Spagna, grande paese radicato nella tradizione europea e cattolica, sta divenendo una delle punte ideologiche più avanzate ed eclatanti di un laicismo che rischia di far apparire, come ha commentato alcuni mesi fa un intellettuale spagnolo laico, l attuale governo spagnolo alla stregua di una setta al potere. Un caso di laicità vinta dal settarismo ci viene segnalato, in questi ultime settimane, dal settimanale Panorama, di cui ci piace citare integralmente il contenuto. Il martedì e il giovedì gli abitanti di Rivas Vaciamadrid, un comune di 66 mila abitanti a 15 chilometri da Madrid, possono rivolgersi allo sportello «Derechos y libertades públicas» e chiedere di esercitare il diritto di apostasia. A spese del comune (promotore dell iniziativa è il sindaco José Maria Díaz), il loro nome verrà cancellato dal registro dei battezzati, operazione complessa che può richiedere anche 2 anni. La prima a voler essere «sbattezzata» è stata Julia Antón, 77 anni, a cui il sacramento venne imposto negli anni del franchismo. In poche settimane 2 mila persone, non solo di Rivas, si sono messe in lista per rinunciare ufficialmente alla fede cristiana, tanto che gli impiegati comunali non riescono a far fronte alle richieste. Il tutto pur di replicare ideologicamente al «potere» della Chiesa ed alla tradizione considerata come dittatura sulle coscienze: fulgido esempio di Stato etico. Uno Stato non solo non neutrale rispetto ai valori - perché vuole imporre certi valori e distruggere altri solo perché non in linea con il Potere dominante -, ma addirittura partigiano: un modello di Stato totalitario larvatamente celato nei documenti firmati da un funzionario di paese. La democrazia come civiltà e apertura alla verità di una cultura tradizionale si esaurisce così in Spagna come altrove. Giovanni Paolo II, nell Enciclica Centesimus annus, aveva previsto la fine della democrazia senza valori ritenuti assoluti e indisponibili alla discussione pubblica. Non è neanche l Inquisizione, in cui si faceva almeno parlare l imputato, è la dittatura laicista di uno Stato etico che vuole porsi al di sopra delle parti civili. Prezzi dei generi alimentari: la posizione dei 27 Il problema dell aumento dei prezzi dei generi alimentari in Europa e nel mondo è approdato il 22 maggio scorso nell aula dell Europarlamento, riunito per la sessione plenaria a Strasburgo. Il problema affligge l Unione Europea dove, secondo una risoluzione che dovrà essere votata dai deputati, molte famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese. Ma il documento allarga gli orizzonti al resto del pianeta ed in particolare ai paesi in via di sviluppo, dove crescono le popolazioni colpite dalla fame: non a caso si sono recentemente registrate rivolte in varie nazioni come Burkina Faso, Camerun, Haiti, Indonesia, Costa d Avorio, Mauritania, Bolivia, Uzbekistan. Secondo un recente rapporto della Banca mondiale sono 33 i paesi a rischio di sommosse civili. Il Commissario allo sviluppo e agli aiuti umanitari, Louis Michel, aveva già sostenuto in aula nel mese di aprile che l aumento dei prezzi dei prodotti alimentari dall inizio dell anno ha causato una presa di coscienza planetaria della sfida alimentare mondiale, sottolineando però che il fenomeno non è recente : dal 2000, i prezzi in dollari del grano sono triplicati e quelli del riso e del granturco sono raddoppiati. Nel testo al vaglio dei deputati si è cercato di identificare le cause del problema e si è fatto riferimento al prezzo del petrolio, alle variazioni della domanda alimentare, alla diminuzione della produzione e delle scorte agricole (sotto accusa i biocarburanti), ai disastri riconducibili ai mutamenti climatici, alle regole del commercio internazionale e persino agli effetti della Politica agricola comune. 20 Europa Cristiana 2 Marzo-Aprile 2008

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