Settant anni di Leonardo

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1 Settant anni di Leonardo Piccolo itinerario della memoria Io vi parlo qui del tempo in cui, ragazzi, andavamo a scuola; del tempo che vorremmo tornasse, ma è impossibile. Dei sogni, delle speranze che avevamo nel cuore; della nostra innocenza; delle lucciole che credevamo stelle perché piccolo piccolo era il nostro mondo, basso basso il nostro cielo. Vi parlo delle stesse cose che voi ricordate, e se ve le siete scordate v aiuto a ricordarle. Di quelle cose perdute che voi ora ritrovate nei vostri figli, e vorreste - tanto sono belle - che non le perdessero mai. Giovanni Mosca, Ricordi di scuola

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3 «Settanta mi dà tanto.» Con questo significativo ed indovinato slogan, la Centrale del Latte di Milano celebrava, pochi anni or sono, il suo settantesimo anniversario. Il motivo di fondo che ci ha spinto a mettere insieme questa piccola collezione di ricordi e di immagini è che crediamo, a tutti gli effetti, di poter dire altrettanto. L analogia, del resto, è più che anagrafica: se il latte è il primo e prezioso nutrimento che ci fa crescere nel corpo, una scuola elementare sa di essere la prima comunità dove i bimbi trovano cibo per la mente e per l animo. Per settant anni la Leonardo da Vinci ha svolto questo compito con assiduità e dedizione, piccola piccola tra giganti dell educazione come il Politecnico e le Facoltà di Città Studi, ma ben conscia di dare un contributo che non ha confronti: seminare semi di cultura, socialità, umanità che, se a Dio piacerà, fioriranno. Anni più buoni ed anni meno buoni: ma che hanno sempre visto tanti bimbi entrare dalle sue grandi porte, impazienti o timorosi, con un sorriso o con un capriccio, e altrettanti lasciarla per entrare, ormai quasi ragazzi, nella vita. Ma una scuola non è un mondo chiuso: di questa città, di questo Paese la Leonardo ha condiviso la storia, le vicissitudini, i successi, le tragedie, i mutamenti di costume. E per sua natura è stata, prima di ogni altra cosa, testimone del tempo. Vogliamo allora proporvi questo piccolo percorso della memoria : perché pensiamo che questi ricordi e queste immagini non debbano andar perduti; perché speriamo suscitino in voi il ricordo di quei giorni lontani, quando con una cartella sulle spalle tornavate felici da mamma e papà; perché, soprattutto, crediamo che sulla memoria si fondi la dignità dell uomo. La memoria (quella vera, che non risiede nelle pagine del libri, ma solo negli attori vivi dei momenti passati) è purtroppo soggetta all inesorabile scure del tempo: così, non è stato facile recuperare al ricordo fatti, persone e soprattutto atmosfere. Per nostra fortuna, nel ricostruire la storia della scuola fino alla metà degli anni 50 abbiamo avuto il privilegio di poter far uso della Cronaca della Leonardo, due stupendi volumi scrupolosamente redatti dal primo direttore della Leonardo, Piero Bianchi, che ha conservato con cura immagini e documenti di quei tempi, corredandoli di minuziose descrizioni tutte vergate con una stupenda e ormai introvabile calligrafia. Per il periodo successivo, del quale non esiste purtroppo una documentazione nemmeno lontanamente paragonabile, ci siamo avvalsi in primo luogo del prezioso contributo di Eugenio e Consuelo Merzagora, che in occasione del sessantesimo anniversario curarono con Federico Roberti il primo resoconto della storia della scuola, traccia insostituibile per questo lavoro (talora ricalcata pedissequamente: non si poteva far di meglio!). Ma essenziali sono state le testimonianze vive di molti ex-alunni della Leonardo, che ci hanno permesso di ricostruire molti aspetti della vita passata della scuola. Ricordiamo tra i tanti Gisella Vita-Finzi, Paolo Ossi, Valentina ed Antonio Fortichiari. Un grazie anche a tutti coloro che ci hanno fornito materiale iconografico (foto, pagelle, quaderni, diplomi) che ha costituito un importante complemento a quanto reperibile nella Cronaca. Nel tentativo di inquadrare almeno a grandi linee questo percorso nella storia in grande ci siamo ampiamente avvalsi di materiale iii

4 iv presente sulla rete : citiamo in particolare lo stupendo sito sulla storia di Milano (http://www.storiadimilano.it) curato da Paolo Colussi e Maria Grazia Tolfo. La realizzazione di questo volumetto non sarebbe stata tuttavia possibile senza il prezioso contributo e la dedizione di tante persone. Prima di tutto della Direttrice Donata Andreotti, che ha creduto in questa iniziativa fin dal primo momento, sostenendola con entusiasmo e partecipazione. Del precedente Consiglio di Circolo, che ha promosso le iniziative per il LXX, e di quello attuale che ha raccolto la non facile eredità di metterle in atto. Ed infine di tutti i genitori e degli insegnanti che, con il loro lavoro hanno fornito, raccolto, selezionato le testimonianze ed il materiale iconografico, dando reale consistenza ad una piccola idea. Vogliamo ricordare in particolare, in ordine alfabetico e senza distinzione di ruoli, Giuseppe Aguzzi, Walter Barontini, Emanuela Bassani, Elena Bonati, Nadia Caccia, Giorgia Camera, Giovanna De Putti, Sabina Lanzoni, Antonella Morgillo, Laura Pellegrinelli, Liana Tortora, Maria Rita Trotta, scusandoci fin da ora con chi fosse rimasto inavvertitamente escluso dalla lista. Un discorso a parte va fatto per Giancarlo Redaelli che, come ex-alunno, genitore di alunni, ma anche insegnante e prezioso educatore, non sapremmo proprio dove collocare: a lui un grazie particolarmente sentito per tutti i ricordi di cui ci ha fatto partecipi. Vogliamo ringraziare anche il Prof. Claudio Beccari del Politecnico di Torino, che ha fornito al curatore consigli preziosi per l utilizzo del sistema di editoria L A TEX 2ε usato per realizzare questo opuscolo (lungi da noi definirlo libro ), e Sara Iacopini che, con invidiabile cura e precisione, ci ha aiutato a comporre queste pagine in una veste tipografica decente. Un grazie del tutto particolare va al Politecnico di Milano e al suo Rettore, Prof. Giulio Ballio che, offrendosi di stampare questo lavoro (in tempi non propriamente rosei per le finanze dell Università e della Ricerca), ci ha permesso di andare oltre i buoni propositi ; al Prof. Andrea Silvestri, Direttore del Servizio di Storia dell Ateneo, che ha dato un sostegno insostituibile per sviluppare la collaborazione ed approfondire i legami tra Leonardo e Politecnico; ad Annamaria Galbani, del Centro di Documentazione per la Storia dell Ateneo, che ci ha aiutato a ricostruire la storia di Città Studi; alla Fondazione Politecnico, che ha supportato finanziariamente il lavoro di Sara; ad Angelo Civardi, del Centro Fotoriproduzione e Stampa, che ha seguito con scrupolosità e precisione la realizzazione di questo volumetto. Ed infine a tutti i colleghi ad amici del Poli che per qualche tempo hanno smesso i panni austeri di docenti universitari per tornare a vestire quelli di leonardini d un tempo. Quanto a me, come redattore e curatore di queste pagine, non resta che chieder perdono a Giulia e Andrea, leonardini di oggi e di ieri, e alla loro mamma Silvia, per aver loro sottratto in questi mesi molto del poco tempo che riusciamo a passare insieme. Ma, soprattutto, consentitemi di dedicare il lavoro che ho svolto alla memoria di mio padre e ad una leonardina della prima ora, a me sì tanto cara: mamma Bianca. Roberto Piazza

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7 Se attraverso l educazione si forma e si plasma l anima di un popolo, se dalla scuola si sprigionano le forze vitali che alimentano e forgiano i futuri cittadini, immensa è l importanza dell edificio che accoglie la gioventú di un popolo e la guida dai primi passi dell infanzia alle grandi vie della vita. Luigi Lorenzo Secchi Tutto cominciò quando... L attuale zona di Città Studi corrisponde alla località denominata Cascine doppie : fino al primo decennio dello scorso secolo, un antica strada si staccava dalla via Nino Bixio e, con l andamento dell odierna via Pascoli, perveniva alla rustica chiesetta delle Cascine doppie, che sorgeva proprio nel luogo oggi occupato dalla casa di piazza Leonardo 10. L agglomerato rurale, formato da cascinali e da osterie raggruppate attorno alla chiesetta, sorgeva al posto dei viali e dei giardini dell attuale piazza. La strada omonima era un importante arteria suburbana, che proseguiva oltre le cascine e dopo aver attraversato il Cavo Taverna, raggiungeva la Forcella di Lambrate, dove si biforcava nella strada che portava all abitato di Lambrate ed in quella che conduceva a Pioltello. Poco prima della Grande Guerra ebbe il via un ambizioso programma di trasformazione della zona, che prevedeva di raggruppare nell area alcuni istituti di istruzione superiore quali «...il Regio Istituto tecnico superiore, la Regia Scuola superiore di agricoltura, la Regia Scuola di medicina veterinaria, la Regia Accademia scientifico-letteraria, il Regio Osservatorio astronomico, i Regi Istituti clinici di perfezionamento, il Regio Orto botanico». Una Città degli Studi, per l appunto. Le gravi difficoltà sorte con il sopraggiungere della guerra furono tuttavia causa di un sensibile allungamento dei tempi. I lavori per realizzare l edificio del Politecnico (come si sarebbe poi chiamato il Regio Istituto tecnico superiore, che si trovava originariamente in Piazza Cavour) erano stati ad esempio sospesi e, ripresi alla fine del 1919, erano finiti solo nel Tra il 26 ed il 27 era stata anche sistemata a giardino Piazza Leonardo ed ultimato l Istituto di Chimica Industriale, che appariva al giovane ingegnere Carlo Emilio Gadda (sublime apostata della benemerita professione) «edificio alquanto teatrale, pizzuto e dolomitico, ma soprattutto assai sciocco, popolarmente denominato Kremlino» (Pianta di Milano - Decoro dei palazzi, in «L Ambrosiano», 6 luglio 1931). Sul lato occidentale della piazza, in vista del decennale fascista che l Amministrazione voleva celebrare con la realizzazione di significative opere pubbliche, si decide la realizzazione di una scuola elementare modello. I lavori hanno inizio parallelamente a quelli per altre tre scuole tipo in diverse zone della città: la Tommaso Grossi, la Pietro Micca e la Luigi Cadorna. La cronaca della scuola riferisce che l ideatore della struttura ad atrio centrale, atrii laterali, tre corpi fu il vicepodestà Dorici: in realtà il progetto effettivo viene elaborato da Luigi Lorenzo Secchi, la cui intensa attività di progettista e direttore lavori si applica essenzialmente nel campo dell edilizia scolastica e sportiva, campi che Secchi sente strettamente connessi sotto 1

8 2 Gli esordi la spinta di una sentita motivazione sociale. Negli anni immediatamente precedenti Secchi aveva progettato o diretto i lavori di numerose opere pubbliche, tra queste: la piscina della scuola all aperto Umberto di Savoia, denominata anche Casa del sole nel parco Trotter, la piscina Guido Romano, più nota come Ponzio (che Secchi vede non più come un unicum centralizzato e selettivo secondo gli schemi del grande edificio termale, bensì come un impianto costruito in una zona periferica e popolare, aperto ad un pubblico più vasto, con una fruizione prevalentemente balneare e sportiva ), diversi impianti sportivi tra cui la trasformazione dell Arena e il Giuriati, e alcune scuole che Secchi progettò con criteri moderni ed innovativi, applicando gli aspetti tipologici, tecnici ed estetici che aveva teorizzato nella sua pubblicazione del 1927 Edifici scolastici italiani primari e secondari. Norme tecnico-igieniche per lo studio dei progetti. Il progetto della Leonardo, elaborato dalla commissione dell Ufficio Tecnico del Comune presieduta da Umberto Massari, si avvale ampiamente della recente esperienza compiuta da Secchi con la realizzazione della scuola Giovan Battista Perasso, in via Bottego. Nell articolo Le opere pubbliche del Comune di Milano nell anno decimo, in Milano, XLVIII (1932), G.Baselli descrive in questo modo il progetto elaborato dalla Commissione Massari: «L unità modello corrispondente ad una unità didattica è composta da 30 aule: il fabbricato che la compone a forma di U, ha un ingresso comune e due uscite l una per i maschi, l altra per le femmine; contiene laboratori per avviamento al lavoro, locali a piano terreno o primo piano per la direzione, due bidellerie, l alloggio per il custode, la visita medica, nonché aule per il canto e per il disegno, due palestre poste agli estremi, l impianto per le docce. Un ampio cortile ben sistemato ed adornato di piante serve per le esercitazioni all aperto. L area idonea allo scopo ha forma rettangolare con lati all incirca di m ; l edificio è composto da almeno due piani oltre il terreno. In un primo tempo si trovò opportuno costruire solo la fronte ed un ala del fabbricato, potendosi, quando i bisogni scolastici saranno aumentati, aggiungere l altra ala; sembrò pure utile prevedere la possibilità di sovralzare gli edifici stessi di un piano, con il che la loro capacità verrà aumentata, raggiungendo nel contempo un migliore effetto estetico. Anzi sin d ora uno degli edifici, e precisamente quello di viale Romagna ( la Leonardo ) venne fatto a tre piani oltre il terreno, con vantaggio evidente. Altre caratteristiche importanti da rilevare: la larga applicazione di rivestimenti di pietre naturali, l assoluta semplicità delle linee, la notevole ampiezza delle scale sempre in marmo con zoccolature pure in marmo; l applicazione lungo tutti i corridoi di uno zoccolino di pietra, per mantenere facilmente la pulizia, e la formazione superiormente sino a quasi due metri di altezza di uno zoccolo lavabile; l applicazione nelle pareti e nei pavimenti dei prodotti migliori e più moderni; l uso di tinte calde e vivaci; l adozione di robusti apparecchi di chiusura di lega di alluminio: così pure in lega di alluminio saranno gli attaccapanni». La scuola elementare Leonardo da Vinci viene progettata seguendo questo modello. Vengono inoltre resi abitabili i locali seminterrati, isolandoli completamente dal suolo con vespai ed intercapedini, per poterli adibire a mensa, laboratori e piscina: forte della sua esperienza nel campo delle piscine, Secchi dota infatti la Leonardo di una piccola vasca natatoria coperta con acqua riscaldata (5 12, 5 m, profondità variabile da 50 a 90 cm), soddisfacendo le sue convinzioni pedagogiche. A tale proposito, è interessante notare quanto lo stesso Secchi scrive nell articolo Le costruzioni igienico-sportive del Comune nel Decennale in Milano, XLIX (1933): «... Dette piscine infatti consentiranno veramente di iniziare all amore del nuoto

9 3 le scolaresche, che potranno esercitarsi in tanto salutare esercizio in ogni tempo dell anno: e per tale ragione furono caldamente desiderate e furono viste attuare con gioia da quanti si interessano da anni al problema del nuoto: e in questo nuovissimo tipo di piscine cui si è trovata sede in locali seminterrati delle ultime scuole costruite e in via di costruzione, furono adottati i più moderni e perfezionati impianti tecnici, mentre non fu dimenticata quella ricerca estetica che non deve mai andare disgiunta dai luoghi di educazione o di istruzione della gioventù. E non essendo quivi possibile profondere conforto di fiori o piante, si richiede alle note vivaci e gaie della ceramica quella armonia serena che deve far corona ad una vasca: e furono adottate piastrelle di ceramica azzurra per la scuola di Piazza Leonardo da Vinci, piastrelle che formano non soltanto la decorazione interna ed esterna della vasca, ma anche quella delle pareti dell ampio salone che racchiude in sé docce e pediluvi». Il 4 gennaio 1932, inizia la costruzione della Leonardo che sarà sospesa esattamente un anno più tardi, dopo l ultimazione delle prime 23 aule più una palestra e alcuni locali di supporto formanti un unità funzionale. La spesa è di lire ,22 con un avanzo (sì, avete capito bene: un avanzo) di lire ,60 rispetto allo stanziamento. La seconda unità funzionale, comprendente le rimanenti aule normali, tre aule speciali, la seconda palestra, il refettorio e la cucina, è completata nel corso dello stesso anno, con l ulteriore spesa di circa un milione di lire. Quando nacque, la Leonardo era costituita da 10 sezioni femminili, provenienti dalla Caterina da Siena e dalla G. Tavani Arquati, e da 10 sezioni maschili, provenienti dalla Tito Speri. Gli alunni erano in tutto 852, con classi costituite da oltre 40 alunni. Il Direttore della scuola, Piero Bianchi, e la segretaria, Edvige Locatelli, sarebbero rimasti alla Leonardo fino al La solenne manifestazione dell entrata delle scolaresche ebbe luogo il 19 aprile 1933, quando erano state ultimate l ala centrale e l ala femminile; il completamento dell ala maschile avvenne nel corso dell anno scolastico Poche settimane dopo, il 10 maggio 1933, la Leonardo venne visitata da re Vittorio Emanuele III. Il Corriere della Sera descriveva così la manifestazione: «Qui era convenuta una folla considerevole specialmente di genitori degli alunni e delle alunne; le scolaresche, in divisa di Balilla e di Giovani Italiane, hanno intonato inni patriottici, e il Sovrano ha percorso le modernissime aule, scendendo anche nella piscina sotterranea...all uscita acclamazioni scroscianti si sono rinnovate» (Corriere della Sera, 11 maggio 1933). A testimonianza dell interesse suscitato dalla realizzazione della scuola, la cronaca della Leonardo ricorda le visite di eterogenee commissioni di studio: Congressisti stampa tecnica; Giornalisti siamesi; Ingegneri Zurighesi; Missione argentina; Studenti universitari... Manifestazioni patriottiche destinate a lasciare un impronta anche esteriore si susseguirono nei primi tempi dell attività della scuola, dove già campeggiavano nell atrio le due grandi lapidi con il proclama del re per l entrata in guerra del 1915 (a sinistra) ed il bollettino della vittoria di Diaz (a destra). L 11 giugno 1933 avvenne la solenne benedizione della bandiera. Il 17 giugno 1934 ebbe luogo la cerimonia della consacrazione delle aule a sessanta Caduti: maestri ed ingegneri, crocerossine, irredentisti e martiri fascisti. Il 2 giugno 1935 il Gruppo rionale Tonoli, i cui rapporti con la scuola stavano diventando via via più stretti, preceduto dalla fanfara dei giovani fascisti, donò alla scuola un frammento di roccia del Grappa e dell acqua del Piave, che tuttora fanno mostra di sè nell atrio. Nei primi anni i vita, venne anche scelto lo stem-

10 4 Gli esordi ma della Leonardo, originariamente un ex libris, destinato a durare nel tempo e ad accompagnare le comunicazioni della scuola. Si tratta del presunto ritratto di Leonardo di autore ignoto che si conserva nella Galleria degli Uffizi di Firenze, incorniciato dalla frase leonardesca Naturalmente li omini boni desiderano conoscere. Oltre a questa, altre frasi di Leonardo, quali L ingegno senza esercizio si guasta, Non si volta chi a stella è fiso e Non vale vale fortuna a chi non s affatica, vennero affrescate in vari punti della scuola e riprodotte insieme ad altre sui vasi destinati ad ornare i davanzali delle aule a partire dall ottobre In seguito, gli insegnanti sarebbero stati invitati a curare le piantine di primule sui davanzali. Figura 2.1: Pagina della Storia della Leonardo, con la costituzione iniziale della Scuola

11 5 Luoghi e gente di piazza Leonardo nei ricordi di una mente acuta... Quel trasloco a Lambrate si verificò in tutta puntualità: il novecentesco evento, ruota inesorabile, stritolò le ultime, le più care briciole della speranza. Nuovi edifici e nuove vie fanno oggi degli ex prati uno de più moderni e dinamici quartieri della metropoli, insignite le vie e le piazza con i nomi che son vanto del pensiero umano e della scienza, quali Spinoza, Assuero e Giuseppe Colombo. I nostri architetti si prodigarono alle geniali strutture, la Formen und Farben alle forme, ai colori: del cioccolato Nubia al verde pisello. I pinnacoli del Kremlino sovrastano ed adombrano, pur dominando ogni cosa, principalmente la vaccheria svizzera della Scuola Superiore di Agricoltura: è un edificio, il Kremlino, de più necessarî allo sviluppo delle scienze e delle tecniche. Regalato al Politecnico dal civismo di un oblatore (lombardo, beninteso, come tutti gli oblatori), il brav uomo era stato preso da un impellente necessità: quella di disfarsi di alcuni milioni, che giudicava avrebbero sopravanzato alle spese de proprî funerali e ai relativi annunci del Corriere della Sera. Né si ingannò: e detto fatto. Quando finalmente la mole superba rifulse in tutto il suo visigotico fulgore nel cielo azzurrissimo di Lombardia, sul verde smeraldino de prati (dall alto tu ti abbandoni anima alla distesa pianura, verso il popolo infinito de pioppi), nessuno più si ricordava come adibire quel casamento: una strana paresi aveva occupato le anime degli esecutori testamentarî e de tutori politecnicali: i milioni, benché fossero molti, erano divenuti calcestruzzo, cuspidi, pinnacoli, finestroni, finestrini Tu penetravi nottetempo le porte e le scale tenebrose del Kremlino, ed erano, l antro e la porta, destituiti d ogni presenza di umani: solo un gatto, un gatto quadrumane, ti fuggiva innanzi, più nero e più zitto dell ombre: o due iridi gialle ti affisavano immobilmente, topazî incastonati nella tenebra. Quel grande istituto giuridico sociale che è a Milano la «portinara», in quell antro, in quella porta, neppur vi avevi notizia (gli antri) Ospitavano strana gente, per lo più a coppie, donne biondastre o nerissime, che si potevano supporre zigane, polacche, slovacche, violinisti boemi di passaggio, russi interessati in certe aste di tappeti, armeni od ebrei venuti d America o ritornanti in America: tutto un mondo instabile, spregiudicato, capelluto, avvilito o sfrontato, lugubre o variopinto, che pesava grandemente sullo stomaco della Regia questura e dava gran da fare ai più indaffarati vicebrigadieri, non offrendo plausibili motivi da poterli sfrattare in quarantott ore. C. E. Gadda, Un fulmine sul 220 (Sullo sfondo: Il Gaddone di Tullio Pericoli domina Piazza Leonardo.)

12 6 Gli esordi Figura 2.2: Planimetria della località detta Cascine doppie intorno all anno 1910, sovrapposta alla planimetria della Città degli Studi relativa al 1927.

13 7 Figura 2.3: Immagini dell area di Città Studi all inizio dello scorso secolo. doppie, l Antica osteria della pulce e l interno della chiesa delle Cascine. Dall alto: le Cascine

14 8 Gli esordi Figura 2.4: Il Kremlino e la piazza Leonardo da Vinci negli anni 30, visti dall edificio del Politecnico. Figura 2.5: La piazza verso la fine degli anni 30 (sulla destra in basso l edificio della Leonardo ).

15 9 Figura 2.6: Il cortile della Leonardo durante la costruzione della scuola. Figura 2.7: A sinistra: re Vittorio Emanuele III fa la sua entrata nella Leonardo. piccolo re nel cortile della scuola A destra: il

16 10 Gli esordi Figura 2.8: Inviti alla benedizione della bandiera e alla cerimonia di consegna del frammento di roccia del Grappa e dell acqua del Piave. Figura 2.9: La cerimonia del primo alzabandiera l 11 giugno 1933.

17 11 Figura 2.10: Balilla e Giovani Italiane davanti alla lapide con il bollettino della vittoria di Diaz. Figura 2.11: Balilla con i quadri dei Caduti che verranno appesi nelle aule loro consacrate.

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19 La scuola deve essere sempre più fascista. Non bisogna mai credere di aver dato al proprio insegnamento un indirizzo troppo fascista. Quando si tratta del Fascismo, io in genere amo gli eccessi, e siccome noi vogliamo formare l italiano nuovo e vogliamo che le nuove generazioni realizzino appieno il Fascismo, per questo vi ripeto che non bisogna avere incertezza. Benito Mussolini. Luci ed ombre del ventennio Figlio di una maestra e maestro anch egli (anche se per pochi mesi e solo come supplente), Mussolini ebbe chiara fin dall inizio l importanza della Scuola per la formazione dell italiano nuovo e per consolidare il consenso al nuovo regime. L attenzione del regime verso la scuola fu quindi, fin dai primi anni, estremamente vivace e puntuale, attraverso una politica scolastica che riflette in pieno le luci e le ombre del ventennio fascista. Da una parte infatti la scuola deve assumere la funzione primaria di volano del regime, riassumendo in sé i propositi celebrativi del rinnovato orgoglio nazionale e limitando gli impulsi all analisi critica e allo sviluppo delle libere convinzioni nei giovani. Dall altra, per converso, la scuola riflette il dato di fatto più originale della nuova fase storica che il Paese sta vivendo, con l affacciarsi alla vita politica e sociale di larghi strati della piccola e media borghesia confinati ai margini dei processi decisionali nell italia umbertina e giolittiana e radicalmente trasformati dal primo conflitto mondiale: l allargamento della base sociale porta con sé anche un ampia richiesta di forme partecipative e assistenziali innovative promosse dal nuovo regime che coinvolgono la Scuola in maniera diretta. La struttura della Scuola Elementare venne delineata nel 1923 nell ambito della riforma Gentile. Erano previsti un grado inferiore di tre anni ed uno superiore di due, con esami di profitto in terza e quinta. I programmi, pur dando rilievo primario alla formazione storica e sociale dei bambini (si veda l inserto che segue), volevano comunque favorire lo sviluppo delle capacità espressive, dando ampio spazio al disegno ed al canto nel triennio inferiore. Negli anni seguenti la riforma Gentile subì numerosi ritocchi. L educazione fisica, l istruzione militare e la partecipazione alle manifestazioni del regime acquistarono via via rilevanza nella vita scolastica, dove al momento tradizionale dell istruzione si affiancò quello della cosiddetta educazione fascista : significativamente, il Ministero della Pubblica Istruzione si trasformò nel 1929 in Ministero dell Educazione Nazionale. Di esso divenne parte integrante l Opera Nazionale Balilla (O. N. B.) per l assistenza e l educazione fisica e morale della gioventù che, sorta nel 1933 come organismo indipendente, raccoglieva i giovani dai 6 ai 18 anni. Oltre ad occuparsi dell educazione fisica, morale e politica, l Opera assorbì nel 1930 le attività parascolastica e di assistenza come doposcuola, ricreatori, refezione, fino ad allora gestite dai patronati scolastici. A partire dal giugno 1936, l addestramento dei balilla trovò la sua consacrazione nel sabato fascista, istituito dal ministro De Vecchi. Un notevole strumento di propaganda divenne, a partire dall anno scolastico , il 13

20 testo unico di stato per le elementari, che poteva contare anche su firme prestigiose quali quella del premio Nobel Grazia Deledda. Per eliminare ogni possibile autonomia, nel 1933 l istruzione primaria, in precedenza dipendente soprattutto dai comuni, passò integralmente allo Stato. Quanto ai maestri, dopo la liquidazione di ogni libera associazione sindacale e la piú o meno forzata adesione alla Corporazione degli Insegnanti, fu loro imposto, nel febbraio del 1929, il giuramento al regime. All interno di questo quadro generale, la Leonardo venne a situarsi come scuola particolarmente efficiente ed attenta a costruirsi un accurata e ben definita immagine: a cominciare dalla divisa che - prescindendo da quella del balilla - venne ufficialmente adottata a partire dall anno scolastico , e che era sostanzialmente uguale a quella odierna. Riccamente dotata (fin dai primi anni esisteva un proiettore sonoro ed era stato installato un impianto radio con diffusori nelle aule), la scuola incrementò le sue attrezzature e attività grazie anche al volontariato. Nel nacque l istituzione Amiche della Scuola, per fiancheggiare l opera dell O.N.B.: vennero organizzate lotterie ed iniziative che permisero l integrazione di alcune forme assistenziali come la refezione (che riguardava comunque solo il 5% degli alunni). Le Amiche della Scuola erano promotrici di numerose iniziative tra cui le cerimonie di congedo delle quinte, accompagnate da doni ricordo dal tono decisamente propagandistico. Parallelamente alle Amiche della Scuola, assunse indubbia rilevanza il Gruppo Tonoli, il nucleo fascista della zona, che aveva sede in via Andrea del Sarto e che era sempre pronto ad offrire foto e medaglie del Duce ai Balilla e alle Giovani Italiane della Leonardo. L anno scolastico era costellato da adunate nei cortili, saggi ginnici, rappresentazioni teatrali, a cui si aggiungevano le specifiche celebrazioni della marcia su Roma, dell anniversario della vittoria, della nascita di Roma e così via. Non mancavano tuttavia iniziative più familiari, come la ciliegiata d addio delle quinte (giugno 1935) o i doni dei bambini di quinta a quelli di prima (dicembre 1936 una bambolina per le femmine ed una busta decorata con nettapenne e cannuccia per i maschi). La scuola partecipava attivamente alle gare di risparmio indette dalle banche, ai concorsi dell I. N. A., persino alla settimana del silenzio e della disciplina del traffico promossa dal Regio Automobile Club d Italia. Caratteristiche erano, nel campo dell assistenza sanitaria erogata dall ente nazionale per la mutualità scolastica assorbito poi dalla G. I. L. le cure per i bambini giudicati gracili: tra queste le cure attiniche con raggi UV che venivano effettuate nell ampia sala al primo piano che oggi ospita le bacheche del museo della scuola. Una scuola, dunque, che sembrava rispecchiare in pieno l obiettivo dichiarato nelle premesse ai programmi ministeriali di favorire «l agile indagare dello spirito popolare, irrequieto e mai sazio di perché; il rapimento nella contemplazione dei quadri luminosi dell arte e della vita; la comunicazione con le grandi anime, fatte vive e quasi presenti attraverso le parole del maestro». Forse, però, la vita quotidiana di quei bambini era più simile a quella descritta da Giovanni Mosca ne Il balilla col paltoncino, con cui, quasi a far da contrappunto alla frase di apertura, ci piace chiudere questo capitolo. «Adunata! Adunata!»...Allineai il mio plotone con gli altri, e accanto a Martinelli, fiero, diritto, con l occhio acceso, col cuore che batteva insieme ai tamburi, insieme agli altri che, impazienti, già segnavano il passo sognando le bandiere, l assalto, la polvere luminosa delle battaglie, stava Ronconi col paltoncino: il berretto, troppo largo per quella testina, gli scendeva fin sugli occhi e non si vedeva che la bocca e il piccolo mento affilato...

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