brava ma... è donna! NUMERO 3 1 febbraio 2006

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1 Rivista ANNO della Pro Civitate Christiana Assisi65 periodico quindicinale Poste Italiane S.p.A. Sped. Abb. Post. dl 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Perugia 1 febbraio 2006 e 2,00 America Latina: Un inedito arcobaleno Culture e religioni raccontate: Due storie israeliane La voce del dissenso: Denaro e coscienza NUMERO 3 Laici La campagna dei veleni Morale sinistra o pecore? Il cuneo della riserva profetica Ripensare Dio Diritti violati in Europa Oms: Poveri perché malati brava ma... è donna! TAXE PERCUE BUREAU DE POSTE ASSISI ITALIE ISSN X

2 idee per crescere tu procuri oppure regali un nuovo abbonamento annuale Rocca ti ringrazia con un dono che puoi scegliere tra: il Cd rom Rocca 2005 o uno dei nuovi RoccaLibri G. Piana Etica scienza società R. De Leonibus Psicologia del quotidiano Rocca - casella postale Assisi c.c.p sommario 1 febbraio Rocca 4 Ci scrivono i lettori 7 Anna Portoghese Primi Piani Attualità 11 Vignette Il meglio della quindicina 13 Raniero La Valle Resistenza e pace Pro o contro 14 Maurizio Salvi America latina Un inedito arcobaleno 16 Luciano Bertozzi Europa e diritti Violare si può? 18 Filippo Gentiloni Politica italiana La campagna dei veleni 20 Fiorella Farinelli Lavoro femminile Efficienti, competenti, ma... son sempre donne 23 Pietro Greco Denuncia Oms Poveri perché malati 25 Romolo Menighetti Oltre la cronaca Morale sinistra 26 Romolo Menighetti Parole chiave Democrazia 27 Inserto Ri-comprendere la laicità Rosy Bindi Laici o pecore? Giovanni Bianchi Il cuneo della riserva profetica Raniero La Valle Ripensare Dio 42 Rosella De Leonibus Cose da grandi Una storia fragile 45 Stefano Cazzato Lezione spezzata Attacchiamoci alla bici 46 Marco Gallizioli Culture e religioni raccontate Due storie israeliane 49 Enrico Peyretti Fatti e segni Esperienza e coscienza 50 Carlo Molari Teologia Laici nel mondo 52 Rosanna Virgili La voce del dissenso Denaro e coscienza 54 Lilia Sebastiani Il concreto dello spirito Riflessioni post-natalizie 57 Adriana Zarri Controcorrente Segni e simboli 58 Giacomo Gambetti Cinema Polizia a Los Angeles Contatto fisico 59 Roberto Carusi Teatro Cabaret diluito 59 Renzo Salvi RF&TV Dopo Tg1 60 Mariano Apa Arte Tito Amodei 60 Enrico Romani Musica L era delle copertine 61 Giovanni Ruggeri Siti Internet Internet, quale democrazia? 61 Libri 62 Carlo Timio Rocca schede Paesi in primo piano Sri Lanka 63 Nello Giostra Fraternità

3 4 Rocca quindicinale della Pro Civitate Christiana Numero 3 1 febbraio A N N O Gruppo di redazione GINO BULLA CLAUDIA MAZZETTI ANNA PORTOGHESE il gruppo di redazione è collegialmente responsabile della direzione e gestione della rivista Progetto grafico CLAUDIO RONCHETTI Fotografie Andreozzi B., Ansa, Associated Press, Ballarini, Berengo Gardin P., Berti, Bulla, Carmagnini, Cantone, Caruso, Cascio, Ciol E., Cleto, Contrasto, D Achille G.B., D Amico, Dal Gal, De Toma, Di Ianni, Felici, Foto Express, Funaro, Garrubba, Giacomelli, Giannini G., Giordani, Grieco, Keystone, La Piccirella, Lucas, Luchetti, Martino, Merisio P., Migliorati, Oikoumene, Pino G., Riccardi, Raffini, Robino, Rocca, Rossi-Mori, Turillazzi, Samaritani, Sansone, Santo Piano, Scafidi, Scarpelloni, Scianna, Zizola F. Redazione-Amministrazione casella postale ASSISI tel redazione: ufficio abbonamenti: - Telefax conto corrente postale Bonifico bancario: Banca Popolare di Spoleto Assisi Cin: T ccb n Abi 5704 Cab IBAN: IT59T BIC: BPSPIT3SXXX Quote abbonamento Annuale: Italia e 45,00 Annuale estero e 70,00 Sostenitore: e 100,00 Semestrale: per l Italia e 26,00 una copia e 2,00 - numeri arretrati e 3,00 spese per spedizione in contrassegno e 5,00 Spedizione in abbonamento postale 50% Fotocomposizione e stampa: Futura s.n.c. Selci-Lama Sangiustino (Pg) Responsabile per la legge: Gesuino Bulla Registrazione del Tribunale di Spoleto n. 3 del 3/12/1948 Codice fiscale e P. Iva: Editore: Pro Civitate Christiana Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica sono riservati. Manoscritti e foto anche se non pubblicati non si restituiscono Questo numero è stato chiuso il 17/01/2006 e spedito da Città di Castello il 20/01/2006 ci scrivono i lettori Gli interventi qui pubblicati esprimono libere opinioni ed esperienze dei lettori. La redazione non si rende garante della verità dei fatti riportati né fa sue le tesi sostenute Nostalgia di un cristianesimo puro e spirituale? Insegno diritto ed economia in un Itis; mi imbatto talvolta nella vostra pubblicazione a scuola, semi-sepolta da una montagna di inutili carte (la «pluralità dei saperi»?!? ); il più delle volte mi limito a sfogliarla distrattamente, altre volte la prendo in prestito, e a casa la leggo con maggiore attenzione. Ho nei confronti della «Pro Civitate Christiana» un immenso debito di riconoscenza: forse solo voi, cristiani posti sulla frontiera con (o forse di ) un territorio a me piuttosto estraneo, potevate «catturare» Pier Paolo Pasolini! Senza di voi non esisterebbe Il Vangelo secondo Matteo! La simpatia che da sempre provo nei vostri confronti non mi impedisce di dissentire decisamente da alcuni contenuti di fondo veicolati dalla vostra rivista. «Pro Civitate Cristiana»: la solenne icasticità del latino esprime magnificamente il «dover essere» del Cristianesimo, che non è una vaga spiritualità disincarnata, una sorta di gnosi proiettata verso una indefinita e alienante Città di Dio; è, piuttosto, la fatica tenace dei monaci che, nel disfacimento della società tardoantica, non fuggono, come tutti, di fronte ai pericoli del mondo, si fermano, confidando in Dio, e pongono con questo stesso atto le basi di una nuova civiltà. Dai vostri articoli traspare piuttosto la nostalgia per un Cristianesimo primigenio, pre-costantiniano, non compromesso con un Potere senza volto e corruttore, un Cristianesimo puro e spirituale mai esistito storicamente (basti leggere gli Atti o le lettere di S. Paolo per rendersi conto delle gelosie, delle deviazioni, dei conflitti che già squassavano la chiesa apostolica), ma che riecheggia, involontariamente, certo, antiche eresie. Il Cristianesimo, lo sappiamo, non è una filosofia, non CI SCRIVONO I LETTORI è una teologia, non è un sistema di pensiero e, necessariamente, non coincide con una specifica civiltà, è da sempre personale adesione a Cristo Salvatore, Morto e Risorto per la nostra salvezza. Questo non toglie che i Cristiani abbiano sempre sentito come proprio compito costitutivo la fatica operosa di costruire la città degli uomini (la Civitas Christiana, appunto). Non può esistere un Cristianesimo che non sia Annuncio e passione per gli uomini, perché quando tu vieni a conoscenza di una notizia straordinaria, (cioè, di essere figlio amato e desiderato), muori dalla voglia di comunicarla agli altri. Non è mai esistita una spiritualità cristiana che non si traducesse nella bellezza di segni visibili (la Liturgia, il canto, la musica, l architettura, la pittura). Non è mai esistito un amore cristiano autentico che non si traducesse in pensiero, in civiltà, in cultura, in opere di carità. Non è mai esistito un amore cristiano autentico che non si facesse giudizio, visione unitaria dell uomo; visione che rappresenta termine di paragone, pietra angolare, motivo di scandalo per i benpensanti di tutti i tempi, e a maggior ragione per quelli di oggi, capaci di apprendere alcuni «saperi» ma totalmente disorientati di fronte alla Sapienza. Gesù in quella piazza assolata smaschera il perbenismo della folla urlante, poi, alla donna dice: «Nemmeno io ti condanno; vai, ma d ora in poi non peccare più»). Oggi, anche per molti cristiani, lo scandalo non sarebbe più l adulterio della donna, ma le ultime parole del Salvatore Perché anche voi vi scandalizzate? Santa Madre Chiesa altro non fa se non adempiere alla sua missione, che consiste nell amare l umanità di un amore esigente, scomodo, che non indulge al sentimentalismo zuccheroso della pubblicità. Amare significa forse rinunciare ad esprimere un chiaro giudizio su ciò che è bene e su ciò che è male? Che insegnante sarei se non mi sforzassi di compiere un continuo discernimento, che implica anche la formulazione di un giudizio di valore sulle situazioni, non certo sulle persone? Renderei un buon servizio alla verità e ai miei ragazzi se fossi incapace di dire no? Quanti di noi rinunciano a pronunciare questa fatidica e scomoda sillaba per non avere grane, per non affrontare il conflitto, per non vedere i musi lunghi, per non dover esercitare la virtù della pazienza con chi è totalmente incapace di accettare un qualsivoglia limite ad una libertà intesa come puro arbitrio? Oggi abbiamo più bisogno di questa Chiesa Madre esigente (certo non esente essa stessa dalla «goccia di veleno» del peccato originale ) che della Chiesa assistente sociale, che tanto abbiamo esaltato nei decenni scorsi (come se questo potesse in sé esaurire la sua missione!). Come disse Paolo VI nel suo testamento, una Chiesa che si conformasse al mondo non renderebbe un buon servizio innanzitutto al mondo stesso. Ed io aggiungo che diventerebbe totalmente inutile, da gettare come il sale insipido del Vangelo. prof. Gianni Savoldi Salò (Bs) Francamente non ci sembra di evitare la «fatica operosa» di contribuire a costruire la città degli uomini. Né di evitare una critica attenta alle Istituzioni e anche alla Chiesa, che riconosciamo mater et magistra e che amiamo, esprimendoci per una evangelizzazione aperta al dialogo e insieme esigente. Un messaggio soprattutto espressione dell amore di Dio per È PRONTO IL CD-ROM OCCA 2005 i 23 NUMERI INTEGRALI dell annata con relativi INDICI per numero per Autore per tematiche principali per rubriche NELLO SPAZIO DI 5 MILLIMETRI TUTTA ROCCA a soli 10 E spese di spedizione comprese Richiedere a o a mezzo conto corrente postale Sono disponibili anche copie limitate del CD-ROM ROCCA 2004 a E 10 spese comprese 5

4 CI SCRIVONO I LETTORI ATTUALITÀ 6 l uomo rivelatoci da Gesù. Forse non lo facciamo abbastanza per essere così fraintesi. Approfondiremo ancor più la riflessione sul nostro agire e per questo saremo grati ai lettori se vorranno esprimerci un loro giudizio sulla linea politico-sociale-ecclesiale di Rocca, sulla aderenza della rivista al Vangelo e insieme alle domande e ai bisogni dell uomo del nostro tempo. Aids il male minore Per un giorno, 1 dicembre, «giornata mondiale per la lotta contro l Aids». Si è rifatto attuale un dramma: «Stop Aids, Keep the promise», è stato scritto («Fermate l Aids, mantenete le promesse»). Di fronte a 40 milioni di malati nel mondo, sono ricomparse due visioni distinte, quasi disgiunte. L unica strategia per la prevenzione dell Aids è basata su «continenza, promozione della fedeltà nel matrimonio, importanza della vita familiare, educazione, assistenza ai poveri», ha detto Benedetto XVI. L Unione europea ha invece esortato i Paesi in via di sviluppo a usare ogni mezzo di prevenzione, preservativi e aghi puliti compresi. Dal 2 dicembre è tornato il silenzio. Si conferma tormentato, nella Chiesa, il corso dei giudizi, il confronto con il dramma di un continente. Nel dicembre 2004, la stampa citò un elemento di ripensamento caritatevole, impersonato dal cardinale svizzero George Cottier, accreditato quale teologo del Papa. L uso del profilattico disse «può essere considerato legittimo... in alcune particolari circostanze, ma solo in alcune» e cioè quando la gente «è prigioniera» di una «condizione epidemica» di diffusione del contagio e non risulta praticabile «la via normale e più sicura» dell educazione alla «sacralità del corpo umano». Qualche mese prima, il presidente del pontificio Consiglio «Cor unum», mons. Paul Josef Cordes, aveva presentato il documento pontificio dedicato alla quaresima 2004, sul tema «Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me» (Mt 18,5). Cordes aveva riconosciuto che i bambini malati di Aids «non sono una minoranza trascurabile due milioni e mezzo di bambini vivono nel mondo con questo marchio, un quinto di essi è morto l anno scorso Il bambino colpito da Aids è uno dei più grandi interrogativi che l uomo si pone sulla bontà del Padre celeste: che male hanno fatto tanti piccoli per soffrire come soffrono? Una risposta a tale interrogativo, nell orizzonte della nostra saggezza umana, non c è». Aveva citato il messaggio papale: «Solo la fede ci aiuta a penetrare in un così profondo abisso di dolore». In concomitanza (forse casuale) al card. Cottier, la questione era riemersa, nel gennaio seguente, presso la Conferenza episcopale di Spagna. Il portavoce della Conferenza, Juan Antonio Martinez Camino, aveva avallato la strategia Abc (Abstinence, be faithful e condoms), resa nota dalla rivista scientifica inglese «The Lancet», sottoscritta da 150 esperti di 36 Paesi. In sostanza, si era introdotta una «terza ipotesi», l uso del preservativo come «ultima scelta» di difesa dall Aids (dopo quella della continenza e della fedeltà). In quei giorni i vescovi spagnoli erano presso Giovanni Paolo II, per una visita «ad limina». Fu seguente una smentita, le parole scritte non erano quelle dette, come si usa precisare in questi casi. Fu smentita anche a Madrid. L affermazione del card. Cottier era quella fatta un paio d anni prima dal cardinale belga Godfried Danneels: «In particolari situazioni, e penso agli ambienti dove circola tanta droga, dove esiste una grande promiscuità umana e dove questa promiscuità si associa ad una grande miseria, come ad esempio in zone dell Africa e dell Asia, dove la gente è prigioniera di questa condizione, ecco che in questo caso l uso del condom può essere considerato legittimo». Implicito il senso del discorso: il virus si trasmette attraverso un atto sessuale e così assieme alla vita il rischio è di trasmettere anche la morte. A questo punto, vale il comandamento «non uccidere». Cottier aveva letto il dramma: «ogni giorno si contano migliaia e migliaia di morti Aids, altrettanti si contagiano, così come migliaia di bambini vedono la luce segnati dall Hiv» (il virus dell immunodeficienza acquisita)». Nel 1989, anche i vescovi di Francia avevano dedicato attenzione a questa forma di lotta, nel febbraio 1996 c era stato un documento ufficiale della conferenza episcopale, firmato dal vescovo di Poitiers, Albert Rouet: «Usatelo per difendervi dall Aids». È immaginabile che tale linea (il cosiddetto «male minore»?) potrebbe essere stata valutata e inoltrata da molti missionari. Non ha oltrepassato le Mura? Ricordo un lontano cardinale di curia. Interrogato, a fronte di lui e lei coniugi contagiati dall Aids, aveva risposto «Vivano da fratello e sorella». Lui, forse (allora) dottrinale, involontariamente (anche) crudele. A sua volta, interpellato sulla posizione di Paolo VI che nella «Humanae vitae» aveva dichiarato inammissibile qualunque forma di contraccezione, il presidente del pontificio consiglio per la famiglia, il card. Alfonso Lòpez Trujillo, aveva replicato: «A quei tempi, non c era l Aids». Adesso, potrebbe esistere un ruolo specifico di attenzione delle Chiese «regionali» (specie dopo la «Ut unum sint», del 1995, dedicata all esercizio del primato di Pietro), a sottolineare il «proprio» delle situazioni locali? È possibile l inoltro nelle ragioni di umanità, anche a confronti di scienza? Il I dicembre ha rivelato austera lontananza, certo sofferente, tuttavia difficile da intendere. Giorgio Grigolli Trento Relativismo Lasciarsi portare qua e là dal vento delle dottrine tenendo presenti solo il proprio io e le proprie voglie. È questo il relativismo, novello spettro che si aggira per l Europa e che Benedetto XVI avverte con crescente angoscia. Un altro fantasma incombe più subdolo e maligno. È abile nel captare la benevolenza dell abito talare camuffandosi da custode delle fede e tutore dei valori che solo la civiltà a senso unico è in grado di illuminare. Con falsa devozione assume la Parola a principio dello stato laico anche se non crede ad una parola delle verità che il mistero esprime; brandisce la spada del credo ma nei pensieri e nelle opere plasma la verità come un vaso di creta che assume le forme richieste a seconda di circostanze e convenienze; trasforma in vero ciò che solo ieri era combattuto come falso, in giusto ciò che un tempo sembrava profondamente iniquo e in bello tutto quello che un dì destava orrore; si insinua come un tarlo fino a mettere in dubbio che i giorni della settimana siano sette e 4 le stagioni dell anno. Questo relativismo è dissimulato e solo la ragione forte e onesta è in grado di portarlo alla luce. Eppure è li davani a tutti. È l euro sia croce che delizia, il giudizio matto e savio, il benessere del Pil a crescita zero e la guerra giusta per assioma; l amore sano con il fascino della diretta contro quello malato lontano dai riflettori. La cultura che sta dietro a questo relativismo ha nome e cognome e un indirizzo ma non appare mai nell elenco del telefono. Aldo Abenavoli Roma primipiani a cura di Anna Portoghese Roma la prima tappa dell assemblea ecumenica Dal 24 al 27 gennaio 150 delegati di Chiese, conferenze episcopali, organismi, comunità e movimenti ecumenici d Europa s incontreranno a Roma per dare il via al processo della Terza Assemblea ecumenica europea, organizzata dalla Conferenza delle Chiese europee Kek e dal Consiglio delle conferenze episcopali d Europa sul tema «La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento e unità in Europa». L incontro si articolerà in una serie di sessioni tematiche riguardanti in particolare la situazione ecumenica europea. Rispetto alle due precedenti Assemblee di Basilea (1989) e Graz (1997), questa volta la novità sta nel fatto che non si tratterà più di un unico evento, bensì di un vero e proprio «processo» attraverso quattro tappe. L idea è quella di realizzare una sorta di «pellegrinaggio simbolico» per incontrare le ricchezze delle diverse tradizioni cristiane dell Europa. La prima e la terza tappa si svolgeranno rispettivamente a Roma e a Wittenberg-Lutherstadt, Germania (15-18 febbraio 2007). La seconda tappa consisterà in incontri regionali e/ o nazionali da realizzarsi in tutta Europa nella seconda metà del 2006 o all inizio del L incontro finale che vedrà la partecipazione di 3000 delegati si svolgerà a Sibiu in Romania dal 4 all 8 dicembre del Il 25 gennaio i delegati presenti a Roma potranno partecipare nella Basilica di san Paolo fuori le Mura ai vespri per la conclusione della Settimana di preghiera per l unità dei cristiani, presieduti tradizionalmente dal Papa. Seguirà un incontro con Benedetto XVI. (Nev) Cile l elezione della prima donna presidente Le votazioni del 15 gennaio in Cile hanno visto in primo piano una donna, Michelle Bachelet, 54 anni pediatra (nella foto), della «Concertazione democratica» (democratici-cristiani, socialisti e radicali). Già i sondaggi della vigilia le attribuivano il 53% dei voti contro il 47% del suo rivale, Sebastian Pinera, della destra, uno degli uomini più ricchi del Cile. Nel suo ultimo comizio a Santiago davanti a 200mila persone la candidata aveva evocato la dittatura militare di Pinochet di cui suo padre generale fu vittima e lei stessa, imprigionata e torturata, e reso omaggio «a tutti quelli che sono caduti in questa tragedia». Un intervento però senza rancori. I problemi del Cile sono tanti, le disuguaglianze sociali notevolissime, le soluzioni non facili. «Nessun dubbio dice Michelle, la prima donna presidente del Cile prometto di aiutare in particolare i giovani e le donne». E ancora: «Prometto un paese senza esclusioni, senza discriminazioni, con gli stessi diritti per le donne e per gli uomini». Turchia il sacrificio più sofferto Il 10 gennaio è per gli islamici una delle celebrazioni religiose più importanti. Un rito musulmano che affonda nella storia di Abramo, al quale Dio prima ordinò di offrire in olocausto il figlio Ismaele (così recita il Corano) ma poi, commosso dalla sua profonda fede e obbedienza, gli fece sostituire il bambino con un capretto. Quest anno in Turchia si parla dell influenza aviaria e la paura attanaglia un po tutti. Una lettera giuntaci da Antiochia dalla nostra corrispondente Maria Grazia Zambon, riporta il clima della Festa del sacrificio di quest anno, parla della gioia incrinata dalla malattia che colpisce soprattutto i poveri, che mette in grave crisi il settore commerciale degli ovini con l uccisione di centinaia di migliaia di volatili, e scrive «Oggi è venuta a trovarmi da un paese nei dintorni Ayse, la mia amica musulmana madre di quattro figlie, abbandonata dal marito. Si è scusata di essere arrivata senza l asciuré, il tipico pasticcio di carne di pollo mista a grani di mais, uvetta e spezie varie. Nonostante la carne venga cucinata e lessata per ore insieme al granoturco, non si è sentita di mettere a repentaglio la vita delle sue figlie e dei suoi amici. Mi fissa negli occhi e mi chiede: Tu sai, io ho sei galline che custodisco come oro: le ho prese che erano ancora pulcini e ora mi danno qualche uovo che rivendo. In primavera contavo di venderne la carne. Mi dicono che devo ammazzarle e mi assicurano che il governo me le rifonderà con qualche soldo. C è da fidarsi?». Quest anno sarà un sacrificio più sofferto. Cosa ne pensa Dio? 7

5 ATTUALITÀ ATTUALITÀ primipiani a cura di Anna Portoghese Napoli una scuola laboratorio web La «Web bottega per la pace» che l Istituto tecnico industriale «Augusto Righi» di Napoli ospita in una moderna struttura tecnologica, è una sperimentazione didattica che merita di essere segnalata e seguita per vari motivi. Il primo è che studenti napoletani, israeliani e palestinesi lavorano insieme tra loro e coi loro docenti navigando in internet mediante un piccolo ma vero laboratorio che comprende anche uno studio televisivo. Il metodo è quello del progetto, elaborato e discusso insieme, dialogale, di conoscenze che sono sì virtuali, ma che consentono esperienze cognitive e forse anche affettive di contesti in cui la specificità di costumi, culture, valori concorre a determinare legami di amicizia e di aggregazione. C è poi da riflettere che l iniziativa è partita dalla consapevolezza che esistono ragazzi in difficoltà che possono essere superate con l aiuto di tecnologie dell informazione e della comunicazione. Coordinatore dei lavori è il prof. Lanfranco Genito; finanziatore il Comune di Napoli e l Assessorato scolastico regionale (www.bottegacd.it). Metropoli un settimanale nell Italia multietnica Il 15 gennaio è uscito «Metropoli», il settimanale «dell Italia multietnica», a cura del quotidiano La Repubblica. L editoriale presenta le ragioni dell iniziativa, dovute al «cambio di stagione» negli ultimi dieci anni del nostro Paese. È «un atto di fiducia nel dialogo, nella convivenza civile e nell arricchimento delle reciproche esperienze». È la prima volta che un grande quotidiano nazionale cerca non solo un mercato di lettori, ma «un deposito in gran parte sconosciuto alla stampa italiana- di esperienze, culture, tradizioni, interessi, valori ed esigenze che meritano di essere scoperti giornalisticamente e valorizzati, portandoli dentro la discussione quotidiana della nostra società». 24 pagine a colori, che raccontano le problematiche degli immigrati in Italia, da quelle amministrative alle matrimoniali, dalla casa alla salute, dall offerta di lavoro allo sport. Il giornale serve anche a una nostra lettura critica, a non giocare all appannamento della policromia, ma all armonizzazione delle differenze. Ecumenismo Kasper invita al dibattito gli Ortodossi Se il principale ostacolo all unità tra cattolici e ortodossi è il primato del Papa, discutiamone, dice il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l unità dei cristiani. E invita i vescovi orientali a regolare il dissenso attraverso il dialogo con i vescovi cattolici. In un intervista rilasciata in gennaio al giornale polacco Gazeta Wyborcza, il cardinale ricorda di aver già parlato a Bari di un sinodo comune, sottolineando che la richiesta dell unità ha per il Papa un «significato essenziale». Capita di dire le stesse cose con un linguaggio differente, per questo, ricorda Kasper, occorre da entrambe le parti uno sforzo di buona volontà, volto a individuare i nodi reali ed elaborare passi concreti in vista della cooperazione comune. Le note del Cardinale seguono un incontro dei membri del Comitato misto (21 teologi cattolici e ortodossi) a Roma e un colloquio a Mosca, svoltosi il 28 dicembre tra alcuni rappresentanti delle due chiese. Milano immigrati per il restauro di Santo Stefano I latino-americani e i cingalesi di Milano si sono autotassati per i restauri dell antica chiesa di santo Stefano. Era una chiesa chiusa da 25 anni, senza fedeli e senza celebrazioni, che poi è stata «affidata» agli immigrati cristiani, sotto la guida di don Giancarlo Quadri. Si sa che la religione è un grande collante dei gruppi etnici, molto attenti alle feste, alle cerimonie. Ed è anche noto che il rito cristiano non mortifica il dato culturale, ma ne interpreta spesso l anima più profonda. La chiesa seicentesca è molto bella e frequentatissima perché dopo il pane anche l immigrato ha bisogno di bellezza. Con l intesa della Sovrintendenza gli immigrati hanno iniziato a ripulirne le strutture, a preventivare il prezzo del lavoro, che è alto perché si tratta di una basilica grande: euro. Quelli che la frequentano hanno raccolto euro, il resto dell importo sarà offerto dalla Fondazione Cariplo. La facciata è stata svelata, intanto i lavori proseguono all interno. notizie seminari & convegni Parigi. L associazione Reporter sans frontières per la difesa della stampa nel mondo, ha rilevato dati inquietanti sulla libertà di stampa nel Sono stati uccisi 63 giornalisti, 807 sono ancora agli arresti e censurati. Più che raddoppiata è la censura nell Asia centrale, in particolare in Cina. L Iran ha chiuso un giornale destinato alle donne e un quotidiano economico le cui illustrazioni non erano gradite ai governanti. Ivrea. A proposito della bocciatura dell indulto e dell amnistia avvenuta alla Camera il 12 gennaio, mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea, ha detto:»nel carcere della mia città i detenuti sono il doppio della capienza. Se ci andassi, non saprei come guardarli negli occhi». È noto come anche in Vaticano l avvenimento sia stato vissuto con delusione e dispiacere. 1 febbraio-26 marzo. Brescia. Al Museo di Santa Giulia le mostre di Gauguin, Van Gogh e Millet sono state prorogate a motivo del grandissimo afflusso di visitatori:222 mila per Gauguin e Van Gog e 118 mila per Millet. Informazioni; Sergio Campagnolo, via san Mattia 16, Padova, tel ; 7 febbraio. Genova. Per il ciclo «Il dialogo tra Dio e l uomo in tempo, in ogni luogo», incontro con Laura Bifoli, esperta di didattica e dialogo interculturale, sul tema: «L uomo davanti a Dio. Gli innumerevoli volti della preghiera». Segue letturarecitazione di Rita Sartori di testi di tempi, luoghi, culture differenti. Sede: Gruppo Piccapietra, piazza S. Maria, h.18,30, tel / febbraio. Torino-Vercelli. Convegno internazionale sul tema: «Bonhoeffer: eredità cristiana e modernità». A Torino, dopo il saluto delle autorità e l introduzione di Ugo Perone, relazioni di Jürgen Moltmann e Andreas Pangritz, dibattito con la moderazione di Marco Olivetti. A Vercelli, saluti di Paolo Gasbarini e Giacomo Ferrari, interventi di Christian Gremmels e Fulvio Ferrario, dibattito (presidenza di Giuseppe Ruggieri). Seguono inter- Madrid. La seconda nazione al mondo per la produzione di energia eolica è la Spagna, che ha aumentato nel 2005 del 25% la sua produzione raggiungendo l 8,25% della domanda di elettricità del Paese. Tale risultato è stato raggiunto mediante i 436 parchi eolici nella Spagna che totalizzano una potenza di megawatt e che sono situati per la maggior parte in Galizia. La Spagna è preceduta dagli Stati Uniti e seguita a distanza dall Inghilterra. Firenze. È morto il 14 gennaio a 89 anni lo storico Giorgio Spini, protestante, professore emerito dell Università di Firenze e anche di altre Università statunitensi. Autore di testi molto diffusi, in particolare di quelli sul fascismo in Italia e quello sulla giovane America, lascia come ultima sua opera (edita nel 2005 dall Istituto filosofico napoletano) un volu- venti di Ugo Perone e Jean Greisch (presidenza di Virgilio Melchiorre), di Ernst Feit e Nynfa Bosco (presidenza di Sergio Sorrentino, Tavola rotonda conclusiva con Mario Dogliani, Rosino Gibellini, Sergio Rostagno, Gian Enrico Rusconi. Informazioni: febbraio.roma. Seminario di studio per formatori religiosi presso l Istituto Edith Stein sul tema: «L educatore e le problematiche dei giovani all inizio del cammino formativo: prospettive psico-pedagogiche». Informazioni: Teresianum, Piazza san Pancrazio 6/a, Roma. 13 febbraio. Vercelli. Per il ciclo «I sette lunedì», Luigi Accattoli, vaticanista del Concilio, parla sul tema: «I Papi che ho conosciuto». Sede: Palazzo Juvarra (Seminario), Piazza S. Eusebio, ore febbraio. Ariccia (Roma). Convegno a 40 anni dalla Costituzione conciliare «Dei Verbum». Sarà inaugurato dal Cardinale Carlo Maria Martini. Seguiranno relazioni dei biblisti Marcello Semeraro, Filippo Castronovo, Mara La Posta, Silvio Sassi. Informazioni: tel febbraio. Magnano (Bi). Presso la Comunità monastica di me dal titolo «Il protestantesimo italiano del Novecento». Hong Kong. È iniziato l 11 gennaio il processo contro le 14 persone trattenute a caso sulle oltre 700 arrestate per la manifestazione contro il vertice ministeriale perché accusate di sfondamento del cordone di polizia. Nessun danno era seguito all azione, solo un fronteggiarsi per ore di polizia e manifestanti: contadini, pescatori, delegati sindacali. Londra. Un folto gruppo di cristiani dello Zimbawe che vivono in esilio in Gran Bretagna hanno annunziato una Marcia in Sudafrica a Pasqua per protestare contro il presidente Robert Mugabe il cui regime negli ultimi anni è diventato oppressivo.crica due milioni sono esiliati in Sudafrica e circa in Gran Bretagna. Bose Incontro/confronto sul tema «Il Buddismo» con Massimo Raveri. Informazioni: dibose.it febbraio. Caresto. Ritiro di approfondimento per coniugi presso la Comunità di Caresto sul tema: «Alla scoperta del Cantico dei cantici». Informazioni: evoluzioneweb.com febbraio. Roma. Convegno liturgico-pastorale dal titolo «Venite e vedrete: l itinerario catecumenale per rendere vera la liturgia». Relatori: G. Bonaccorso, G. Genero, O. Vezzoli, R. De Zan, A. Lameri, G. Viviani, A. Donghi, L. Brandolini, vescovo. Informazioni: Opera Regalità, via L. Necchi 2, Milano, tel Sede: Casa «Tra noi», via Monte del gallo 113, Roma. 24 febbraio. Ferrara. Terzo convegno nazionale sulla documentazione sociale organizzato dal Centro servizi volontariato della Città. Affronta il tema del rapporto tra memoria e documentazione e nel titolo «In direzione ostinata e contraria» prende a prestito l ultimo CD dedicato a Fabrizio De André. Si svolge presso l Hotel Nettuno, via Pigna 5/7 dalle 9 alle 18. Informazioni: Cav. Ferrara tel , 8 9

6 primipiani a cura di Anna Portoghese Assisi i dieci anni della Tavola della Pace La Tavola della Pace ha celebrato il gennaio ad Assisi il decennio della sua fondazione. Una traiettoria di continuità con tante fatiche ma anche con successo, che la nota rete pacifista, coinvolgente Comuni, movimenti e associazioni religiose e laiche, nazionali e internazionali in un orientamento valoriale e civile per la pace, ha sostenuto e che ha voluto celebrare con una riflessione aperta. Questa volta c era anche «Libera» di don Ciotti, a proporre una responsabilità forte contro le mafie, e il «Terzo settore», con una serie di esperienze piccole e grandi di gruppi. La rilettura dei dieci anni, affidata alla sociologa Donatella Della Porta, ha infatti riconosciuto alla Tavola il merito di aver intercettato un esigenza emergente dalla società italiana, da parte di realtà piccole e grandi, che la Tavola stessa ha cercato di rappresentare al meglio. Inevitabile l interlocuzione con la politica, ma essa ha mantenuto una distanza critica, e non ha riconosciuto «governi amici» ma istituzioni con le quali interloquire. Non politica di pace, ma politiche della pace, da attuarsi nella sicurezza, nella difesa, negli esteri, nelle politiche sociali dei minori, degli anziani, dei poveri... E quanto al futuro, non solo Marce, la Tavola vuole raggiungere la base attraverso l informazione. A breve sono previsti un incontro con il Sindacato della Rai e un appuntamento col suo Direttore per una serie di corrispondenze dall Africa sub sahariana (del giornalista Enzo Nucci). E il 10 marzo ci sarà una giornata tutta dedicata all informazione sui progetti della Pace. ATTUALITÀ Ucraina-Russia gas: una partita in pareggio? Il presidente ucraino Viktor Yuchenko e il presidente russo Vladimir Putin (nella foto) si sono incontrati l 11 gennaio ad Astana (Kazakistan) al termine dei momenti difficili della crisi della fornitura del gas. I rapporti per il rialzo del prezzo politico del gas fornito da Mosca che aveva portato il 1 gennaio alla sospensione a Kiev della fornitura russa sembrano per ora distesi. L Ucraina non sarà la sola a pagare. La Georgia, la Moldavia, i paesi baltici, la Romania e la Bulgaria dovranno pagare il gas russo a prezzi comparati o superiori a quelli imposti ai paesi dell Europa occidentale. Si mette fine alla pratica in vigore dall epoca sovietica in cui le repubbliche sorelle ricevevano il gas a prezzo dieci volte inferiore a quello del mercato. I prezzi aumentano per quei paesi che hanno preso le loro distanze da Mosca. La Russia poteva vincere, lasciando al gelo 48 milioni di Ucraini, ma rischiando una crisi violenta ai confini e la rabbia dei 10 milioni di cittadini ucraini che hanno origine e cultura russa. Oltre alla turbolenza del mercato. Polonia il Vaticano richiama gli integralisti Il 10 gennaio la Nunziatura apostolica di Varsavia ha reso noto un richiamo, piuttosto inabituale, al clero ultranazionalista polacco per le sue ingerenze politiche. «Le attività istituzionali del clero si legge nella nota vaticana che coinvolgono in qualche modo ogni autorità della Chiesa, condotte personalmente o tramite altre persone o istituzioni, esigono un accordo scritto del vescovo o della conferenza episcopale nazionale qualora si tratti di istituzioni a scala nazionale». Senza nominarlo, il richiamo colpisce padre Tadeus Rydzyk della Congregazione redentorista che ha fondato e controlla Radio Marjia, la televisione via cavo Trwam e il giornale Nasz Dziennik. Tutti e tre questi media «ultracattolici» e «xenofobi» sono diretti da tale padre, in Polonia molto influente. Non è, infatti, un mistero che l attuale presidente Lech Kaczynsky e il suo gemello debbano gran parte della loro vittoria elettorale al sostegno di padre Rydzyk il quale aveva invitato i suoi telespettatori e lettori (circa tre milioni) a votare per loro. Così pure aveva fatto per i ministri conservatori. Già il primate della Chiesa polacca, cardinale Joseph Glemp, aveva rilevato a proposito dell attività di Rydzyk, molte discutibili scelte ecclesiologiche: a cominciare da quella di trasmettere una devozione mariana che risale ad anni precedenti la seconda guerra mondiale e soprattutto quella di selezionare nelle trasmissioni le tematiche nell insegnamento post-conciliare della Chiesa. La nota vaticana giunge mentre l episcopato polacco dibatte il «fenomeno Rydzyk» con le conseguenti divisioni tra i fedeli. vignette il meglio della quindicina ATTUALITÀ da IL CORRIERE DELLA SERA, 9 gennaio da LA REPUBBLICA, 10 gennaio da L UNITÀ, 13 gennaio da IL MANIFESTO, 13 gennaio da IL CORRIERE DELLA SERA, 13 gennaio da IL CORRIERE DELLA SERA, 13 gennaio da IL CORRIERE DELLA SERA, 15 gennaio 10 11

7 Cittadella Ospitalità febbraio 2 seminario di ARTETERAPIA REALTÀ IMMAGINAZIONE INCONSCIO il linguaggio dell arte nella relazione di aiuto per un nuovo spazio di libertà contro ogni disagio Il seminario mette a punto la figura e il ruolo dell Arteterapeuta, il cui compito è quello di dare alla persona la sensazione che le sue emozioni, per quanto difficili da esprimere, possono essere contenute, ascoltate, condivise e comprese. L immagine creata in arteterapia infatti incarna e dà forma a pensieri la cui interpretazione rende cosciente l inconscio. L esame del processo creativo sarà condotto da Arteterapeuti, Psicologi, Neuropsichiatri. Esperti specializzati guideranno i partecipanti in esperienze laboratoriali. Il seminario è aperto a Docenti e Allievi di ogni Ordine di Scuola, delle Accademie di BB.AA. e Facoltà Universitarie, e vede la partecipazione di Operatori Sociali e Sanitari, Genitori ed Educatori. 28 aprile 1 maggio seminario La comunicazione nella coppia DIVERSI COME DUE GOCCE D ACQUA maschile e femminile alla prova, oggi Come uomini e donne abitano oggi la relazione a partire dal loro differente modo di porsi nel mondo? Come uscire dalle gabbie degli stereotipi e arricchire il caleidoscopio delle differenze? Si prefigurano nuovi modi di stare in coppia, dove la differenza faccia presagire nuovi orizzonti simbolici? Quale energia spirituale proviene dalla riflessione biblica? Il seminario si articola in tavole rotonde, dibattiti, laboratori, spazi di preghiera animati dai Volontari della Cittadella. Hanno già assicurato la loro presenza: Giancarlo BRUNI, biblista; Rosella DE LEONIBUS, psicoterapeuta aprile giornate di spiritualità PASQUA IN CITTADELLA conversazioni sul Mistero pasquale, fondamento della fede cristiana; liturgie del Triduo; tradizionale processione del Cristo morto informazioni - iscrizioni: Cittadella Ospitalità c.p Assisi/PG tel ; fax internet: Raniero La Valle RESISTENZA E PACE pro o contro Lamentandosi per i duri attacchi subiti dal suo partito, Piero Fassino ha detto che si tratta di «un aggressione violenta, fondata sull odio: pur di non perdere le elezioni sono disposti ad uccidere l avversario politico». Davvero gli uomini sono diventati così cattivi, o è il sistema politico-elettorale che li vuole così? Intervenendo poi nella trasmissione di Fazio, lo stesso Fassino ha aggiunto che mai, nella storia della Repubblica, una campagna elettorale era stata così. Questo non è vero. La campagna elettorale del 1948 fu altrettanto violenta, perché fu ridotta a una scelta, forzatamente imposta agli elettori, pro o contro Stalin. Cioè fu ridotta a un referendum. La profonda incostituzionalità della nuova legge elettorale, che il presidente Ciampi non ha visto e perciò non ha contestato alle Camere, consiste in questo, che trasforma anch essa le elezioni politiche in un referendum, che esemplificando si può riassumere nella devastante scelta pro o contro Berlusconi. Si ha un bel dire che il voto non deve ridursi a un voto «contro»; ma il sistema elettorale che ci è stato imposto è tale che se non perde Berlusconi, si perde la Costituzione e nei prossimi cinque anni potrà compiersi la devastazione dello Stato di diritto, lo sconvolgimento della magistratura, il dissesto della fiscalità, il ripudio della pace e si potrà instaurare un potere incondizionato. Secondo la Costituzione le elezioni dovrebbero permettere la scelta tra una varietà di proposte politiche e di forze diverse; il referendum invece riduce la scelta a due sole possibilità, e perciò la Costituzione lo prevede in via straordinaria, solo per materie determinate e per abrogare una norma. Il meccanismo della trasformazione delle elezioni in referendum è il seguente. La nuova legge elettorale introduce il metodo proporzionale ma attribuisce 340 seggi alla Camera a chi ha avuto più voti. Supponendo che esistano dieci partiti, e che ognuno prenda il dieci per cento dei voti, i 340 seggi vanno al partito che ha preso anche solo il 10,1 per cento dei suffragi. Poiché la legge non può volere questo risultato aberrante, di fatto introduce l obbligo di coalizione, ma nello stesso tempo pretende che i partiti che si coalizzano presentino lo stesso programma oltre che lo stesso leader. Dunque il partito unico, tanto caro a Parisi, lo fa la legge. Di conseguenza per legge si può votare solo per due possibilità, pro o contro, per dire, Berlusconi-Calderoli, pro o contro Prodi-Bonino. Questo è appunto un referendum. Tutte le differenze interne nell uno e nell altro schieramento non devono riguardare l elettore. Guai se uno va alle elezioni con l idea di votare pro o contro il ponte sullo Stretto, pro o contro la tassazione dei Bot al 12 per cento, pro o contro una legge sulle coppie di fatto. Crede di votare per quello, invece vota per l uno o per l altro regime politico, istituzionale e sociale. In una sola posta, si gioca tutto. Ecco da dove nasce l «odio». È un ricatto istituito per legge. Per ora, non si può che prenderne atto e cercare di limitare i danni. Ma se sarà superata la bufera, bisognerà riconsiderare come questo sistema sia non solo una camicia di forza per l elettorato, ma un artificio culturalmente e antropologicamente improponibile. Nella realtà non esistono solo due possibilità, ma c è sempre «un terzo». Tra buoni e cattivi, gli ebrei prima, S. Agostino poi, scoprirono che c erano «i non del tutto buoni» e «i non del tutto cattivi» (non valde boni, non valde mali). La teologia ha scoperto il purgatorio, la rivoluzione ha scoperto il Terzo Stato, il pianeta ha scoperto il Terzo Mondo, papa Ratzinger, ancora cardinale, aveva scoperto che non c è solo la fede e non c è solo la ragione, ma ciò che scaturisce dal reciproco controllo della fede sulla ragione e della ragione sulle religioni. Lo schema binario applicato alla politica abolisce ogni terzietà, suppone una società che non esiste; la partita politica bipolare è sotto schiaffo del «senso comune», anzi dei luoghi comuni o dei Libri (o contratti) dei Sogni; la gara elettorale maggioritaria è intrinsecamente conservatrice (anche se la parola è «moderatismo»). L innovazione, l «aggiornamento», il futuro, ne sono pregiudizialmente esclusi. Dov è lo spazio per la cultura della mediazione, dov è lo spazio per la sapienza cristiana, sempre capace di trarre cose nuove dalle cose antiche? Dov è lo spazio per un dialogo tra gli opposti integralismi, dov è lo spazio per i cristiani laici, tra devoti dogmatici e laici miscredenti? C è il rischio che si perda un grande patrimonio culturale, ideale e politico costruito negli anni, e che ai cittadini non resti che il ruolo di scommettitori in un grande gioco d azzardo. 13

8 AMERICA LATINA un inedito arcobaleno 14 Maurizio Salvi La vittoria della socialista Michelle Bachelet nelle presidenziali in Cile, a poche settimane di distanza dal successo senza discussioni del leader del coltivatori di coca Evo Morales in Bolivia, conferma che nel continente latinoamericano le cose continuano a cambiare, ed anche rapidamente. Si sta consolidando cioè una nuova generazione di dirigenti politici da Luiz Inacio Lula da Silva in Brasile a Hugo Chavez in Venezuela, passando per Tabaré Vazquez in Uruguay che contribuiscono alla formazione di un inedito arcobaleno, i cui colori sono altrettante tendenze, che possono essere definite genericamente progressiste, o di sinistra. Durante la campagna elettorale, la Bachelet, figlia di un ex generale morto all epoca della dittatura di Augusto Pinochet, ha chiaramente dimostrato di non voler partecipare al balletto orchestrato da Washington sui presunti pericoli costituiti dai governi di sinistra in America latina. Interrogata su cosa pensasse degli spostamenti in atto nella regione, la ex Ministro della Difesa ha detto che «prima di tutto vanno rispettati tutti i presidenti eletti con il voto popolare». Gli analisti a Santiago sostengono che sotto la sua gestione, il Cile si sposterà più a sinistra rispetto alla rotta seguita da Ricardo Lagos, basata su una economia sociale dalle forti tinte liberali. La Bachelet, si dice, potrebbe perfino gettare ponti di dialogo con Cuba e Venezuela. Ed in questo senso ha colpito la forte difesa, fatta in una recente intervista con il quotidiano messicano La Jornada. dell esperienza del presidente Salvador Allende e del governo di Unidad Popular stroncato dal golpe del È ancora troppo presto forse per sistematizzare con efficacia i diversi orientamenti emersi, e che fanno sì che in nessun paese praticamente esista la copia del modello delineatosi in un altra nazione dello stesso continente. Ma certamente, quello che sta succedendo è cosa ben diversa da una deriva populistica o, peggio, dalla formazione di un pericoloso Asse del Male in America Latina. Sia ben inteso, con questo non si vuole sostenere che di colpo il populismo è scomparso dal continente che praticamente lo ha inventato. Ma soltanto che in generale le accuse di populismo rivolte ad esempio nei confronti di Chavez, o del collega argentino Nestor Kirchner, provengono spesso dagli ambienti economici ortodossi statunitensi od europei che negli Anni 90, nel fiorire cioè del neoliberalismo economico, hanno ottenuto dai loro investimenti latinoamericani, succosi benefici. il rilancio dell economia La vera novità, peraltro, non è forse neppure tanto l arrivo al potere di Governi progressisti, ma il fatto che questo coincida con un momento assai felice delle economie della regione, che per la prima volta nella loro storia sembrano poter crescere vigorosamente senza bisogno dei consigli spesso, diciamolo, avvelenati del Fondo monetario internazionale (Fmi) e degli altri istituti finanziari internazionali. Fatto significativo in questo ambito, la decisione fra la fine del 2005 e l inizio del 2006 di Brasile e Argentina di restituire al Fmi la ragguardevole somma di milioni di dollari, con l evidente obiettivo di non dover sottostare alle revisioni trimestrali delle economie previste dai prestiti di Washington. In generale, ed è stata di recente la Commissione economica per l America Latina (Cepal) dell Onu con sede a Santiago del Cile, lo scorso anno tutto il subcontinente americano è cresciuto in modo deciso, con alla testa proprio due dei paesi che suscitano il maggiore scetticismo nell emisfero boreale, il Venezuela e l Argentina, che hanno visto le loro economie lievitare di almeno il nove per cento. E per il 2006 la musica non muterà, perché la Cepal ritiene che mediamente la crescita latinoamericana sarà del 4,1. «Una caratteristica distintiva di questo periodo di bonanza si legge nel rapporto Bilancio preliminare delle economie d America latina e Caraibi 2005 è il crescente avanzo nei conti correnti della bilancia dei pagamenti, fatto senza precedenti nella storia economica della regione nell ultimo mezzo secolo. Si stima che nel 2005 il saldo dei conti correnti sarà positivo, equivalente all 1,3% del Prodotto interno lordo (Pil), a fronte di un 0,9% nel 2004 ed uno 0,5% nel 2003». E questo dominio della spesa pubblica a vantaggio di un attivo fra entrate ed uscite, va detto, è l esatto contrario del populismo. Dal punto di vista economico, attualmente il Sudamerica è diviso in due blocchi: il Mercosur, il mercato comune in costruzione nel Cono Sud (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e la Confederazione andina delle nazioni (Can), integrata dai paesi che sono attraversati dalla Cordigliera di cui l Aconcagua è la vetta principale. Questi due gruppi hanno avviato relazioni sempre più intense, tanto che lo scorso anno è stato lanciato l ambizioso progetto di una Confederazione sudamericana delle nazioni, che è ancora un progetto sostanzialmente sulla carta, ma che indica in che direzione si stiano muovendo i paesi latinoamericani. l area progressista In un ottica più politica, invece, l area progressista è composta da una area radicale: Cuba, unico regime non democratico e con forti problemi nel rispetto dei diritti umani, Venezuela, ed ora la Bolivia di Evo Morales. Seguono Brasile, Argentina, Uruguay e Cile, che costituiscono una seconda area progressista, ma con maggiore propensione alle relazioni internazionali. Queste due aree non hanno confini molto delimitati, perché ad esempio, Argentina, Brasile e Venezuela hanno avviato molti progetti commerciali comuni, senza preoccuparsi dei mille distinguo che si fanno nelle Cancellerie del Nord del mondo. Considerando poi che il 2006 è un anno elettorale, e che sorprese in questo senso potrebbero venire dal Perù in aprile, dal Messico in luglio e dal Nicaragua in dicembre. È vero, il denaro di cui dispone il venezuelano Chavez grazie al prezzo del petrolio è in questo momento quasi illimitato, e rappresenta un argomento difficilmente rifiutabile per governi che hanno storici ed acuti problemi di disuguaglianza sociale. Va segnalato ad esempio che Buenos Aires ha potuto restituire il denaro al Fmi, anche perchè da Caracas Chavez si è impegnato a comperare bond del debito argentino per miliardi di dollari. Questo, unito ai nuovi flussi commerciali che stanno sviluppandosi nelle relazioni Sud-Sud (cioè dell America latina con Sudafrica, India e Cina, principalmente), produce un mutamento dello scenario internazionale dalle implicazioni (negative) nelle relazioni con Usa, Giappone ed Europa, non ancora del tutto quantificabili. Così, appuntamenti tipo il vertice Unione europea (Ue)-America latina in calendario per giugno a Vienna, se non verrà ben preparato e se non terrà conto di quanto qui esposto, potrebbero trasformarsi in un fiasco. Per il quale, forse, potrebbe non esservi più appello. Maurizio Salvi 15

9 EUROPA E DIRITTI violare si può? Luciano Bertozzi Il Parlamento Europeo ed il Consiglio di Europa faranno piena luce sul possibile uso di prigioni nel vecchio Continente e per l utilizzo di aeroporti e spazi aerei utilizzati dalla Cia per trasportare prigionieri sospettati di terrorismo in Paesi in cui possono essere torturati senza problemi. L Europa non si fida degli americani ed a Condoleeza Rice che nega l uso della tortura replica il capogruppo socialista all Europarlamento Martin Schultz: «Gli Usa ed il loro Governo non prendono in grande considerazione il diritto internazionale come dimostra la guerra in Iraq. Come possiamo dare fiducia ai servizi segreti di un Paese il cui Governo si muove oltre i limiti della legalità?». Mentre l Europa sembra finalmente essersi svegliata da un lungo sonno Amnesty International incalza le autorità dei 25 membri dell Unione. «Mentre i leader continuano a far finta di non vedere afferma Dick Osting, responsabile dell ufficio europeo di Amnesty la credibilità dell Unione viene compromessa sia internamente che all estero. L Unione ha una responsabilità legale, politica e morale nel garantire che nessuno stato membro sia direttamente o indirettamente coinvolto in sparizioni o torture». Ad ogni modo per Dick Marty, responsabile dell Assemblea parlamentare del Consiglio d Europa esistono già elementi che rendono credibili le accuse riportate dai giornali. Ci sono numerosi casi emblematici della nuova stagione delle violazioni dei diritti umani. La globalizzazione del terrore condotta dagli Stati Uniti coinvolge anche Paesi che non fanno parte della Coalizione dei volenterosi nella guerra in Iraq definita «illegale» dall Onu. Ad esempio un tedesco è stato arrestato per errore, era al posto sbagliato nel momento sbagliato. Il risultato? Alcuni mesi di carcere duro ed una volta liberato nessun indennizzo. Questo caso ha suscito scalpore in Germania, perché le autorità, su richiesta Usa non hanno reso pubblico l accaduto, solo l intervento della magistratura ha acceso la luce su tale fatto. Siamo arrivati all assurdo, in nome della crociata contro il terrorismo, che i sospettati sono mandati in altri Paesi per compiere il «lavoro sporco», anche in Stati definiti «canaglia» da Washington. È la storia di Maher Arar, un canadese, siriano di origine, bloccato a New York nell ottobre 2002 e finito nel Paese mediorientale, dove è stato torturato e poi rilasciato perché innocente. In questo caso il Corriere della Sera ipotizza che l aereo che lo trasportava in Siria avesse fatto scalo a Fiumicino. C è il caso dell imam Abu Omar rapito a Milano e per il quale la magistratura ha chiesto l arresto di alcuni agenti Cia ritenuti responsabili. Il religioso sarebbe stato trasportato dalla base di Aviano in Egitto dove sarebbe stato torturato. Il Governo Berlusconi ha ripetutamente negato ogni forma di coinvolgimento. Secondo le organizzazioni umanitarie (ad esempio Amnesty International ed Human Right Watch) è probabile che delle prigioni siano state utilizzate dalla Cia nel nostro Continente, in Romania e Polonia, veri e propri buchi neri del diritto internazionale, una sorta di Guantanamo europea. Nei giorni scorsi è stata anche denunciata un altra prigione in Kosovo, ciò getta una luce inquietante sui rapporti fra Usa e Nato. C è il rischio che l Alleanza Atlantica e quindi anche i militari italiani possano essere coinvolti in operazioni fuorilegge. responsabilità dei governi europei Di fronte ad una situazione così grave l Europa evidenzia la sua incapacità di agire politicamente e la profonda subalternità agli Stati Uniti. I Governi europei si sono svegliati da un lungo letargo ed hanno chiesto sommessamente spiegazioni a Washington solo dopo che i media hanno sollevato il problema. Di fronte a Condoleeza Rice che negava l uso della tortura gli esecutivi europei hanno evitato di sollevare problemi. Di fronte alla reazione di Frattini Vice Presidente della Commissione Europea che ha minacciato sanzioni contro i Paesi europei che avessero ospitato prigioni illegali, c è Colin Powell, ex Segretario di Stato, che ha dichiarato: «I governi europei sapevano». Del resto è poco credibile che le autorità europee non fossero a conoscenza di un simile traffico aereo. Amnesty International ha denunciato almeno 800 voli. Anche l Italia è coinvolta in questi aerei del terrore, secondo alcune fonti sarebbero stati diversi i voli della Cia atterrati a Fiumicino, nella tratta fra gli Stati Uniti e Paesi mediorientali «amici», nel periodo febbraio-aprile Esiste la possibilità che i Governi europei fossero stati avvertiti da tempo e che i voli Cia avessero avuto una sorta di semaforo verde nell uso degli scali per il trasporto dei presunti terroristi. Su tale gravissima ipotesi si è concentrato il dibattito politico italiano ed i Ds hanno chiesto al Governo di spiegare se esiste un intesa con Washington. Di fronte alle smentite di Washington ci sono le drammatiche testimonianze di chi ha vissuto l incubo e ne è riuscito. Ad esempio Mamdhou Habib che ha raccontato alla Bbc di essere stato torturato per sei mesi in Egitto, fra il 2001 ed il Catturato in Pakistan dagli americani alla fine del 2001 ed accusato di essere a conoscenza degli attacchi dell 11 settembre, fu spedito in Egitto, suo Paese di origine, dopo sei mesi di sevizie fu portato a Guantanamo ed infine liberato dopo due anni, in quanto le accuse non erano provate. Del resto, pur di farla finita con le sevizie i sospettati confessano qualunque cosa. Gli Stati Uniti, è ampiamente noto, hanno violato ogni norma internazionale, nel Paese è in atto un incredibile dibattito sull uso della tortura che ci riporta indietro di duecento anni, lo stesso Bush ha affermato che la privazione del sonno ed altri tipi di sevizie possono essere utilizzate perché secondo lui non sarebbero torture! È evidente che se il Paese più importante del mondo si fa beffe, in nome della lotta al terrorismo, delle regole consolidate, perché regimi liberticidi dovrebbero comportarsi in maniera diversa? Il cattivo esempio di Washington si è già tradotto nella limitazione delle libertà fondamentali in molti Paesi. Ciò si è tradotto in una stretta repressiva che ha causato grandi sofferenze ad esponenti delle minoranze od oppositori politici. È quindi necessario passare dalle parole ai fatti: denunciare le violazioni operate da Bush non è sufficiente, bisognerebbe sanzionare quei Governi europei che abbiano eventualmente tollerato o addirittura collaborato ai predetti crimini. Fare finta di niente darebbe un ulteriore colpo alla credibilità delle istituzioni europee, oggi in piena crisi. L Europa non ha nei suoi principi basilari, come recita la costituzione europea, il rispetto dei diritti umani? Né può essere più realista del re. A Washington il vento forse sta cambiando, la proroga del Patriot Act, la legge che restringe le libertà civili degli americani è a rischio e Bush è stato costretto dal senatore Mc Cain ad approvare la messa al bando dei trattamenti inumani dei detenuti. Luciano Bertozzi 16 17

10 POLITICA ITALIANA la campagna dei veleni 18 Filippo Gentiloni Le scadenze elettorali si avvicinano a grandi passi e lo scontro fra governo e opposizione si fa di giorno in giorno più aspro. Anche al di là delle normali regole democratiche. A scatenare la maggioranza è stata, come tutti sanno, la questione dei tentativi di «scalate» alle banche da parte della cosiddetta «finanza rossa». Una questione che, dopo settimane e mesi di violente accuse, oggi sembra, se non esaurita, per lo meno alquanto calmata. Sia perché la difesa da parte del centrosinistra è stata efficace e soprattutto compatta, mentre il governo sperava nelle divisioni interne che, invece, non si sono verificate. Sia perché gli attacchi, specialmente quelli portati personalmente da Berlusconi, si sono rivelati spesso e volentieri falsi. Si è parlato di accuse «boomerang». le spine di Prodi Le difficoltà per la coalizione guidata da Prodi, comunque, continuano e non sono leggere. Provengono soprattutto, se non esclusivamente, dalla difficile situazione interna della stessa coalizione. Prodi dovrà mettere a dura prova la sua pazienza e soprattutto le sue capacità di mediazione, già sperimentate sia in Italia che in Europa. I temi che mettono a rischio la compattezza della coalizione non sono pochi né leggeri. Basti pensare alla politica estera: tutti contrari alla guerra in Irak, ma divisi sui tempi e sui modi del ritiro delle nostre truppe. Divisi, quindi, sull atteggiamento più o meno antiamericano. Basti pensare anche alla questione dei Pacs: qui le diverse posizioni riguardano non soltanto la questione dei diritti civili, ma anche il diverso rapporto con le posizioni cattoliche e quindi con la laicità: come al solito si discute, anche nell ambito del centrosinistra, sulla larghezza del Tevere e perciò sulla distanza fra il Vaticano e Montecitorio. Diverse anche le posizioni sul nucleare, sugli immigrati, ecc. Non sarà facile per Prodi la stesura di un programma comune che possa essere firmato sia da Rifondazione che dalla Margherita e che, allo stesso tempo, non sia troppo generico, appiattito e insignificante. questioni di identità Le difficoltà non derivano se non secondariamente, come si suol dire, dalle diverse personalità dei leader né da quella voglia di supremazia che si imputa a qualcuno, soprattutto ai Democratici di sinistra. Le divergenze fra le varie componenti sono radicate nella loro identità e quindi nella loro storia. Si pensi alla differenze fra le radici comuniste, socialiste, democristiane. Decine e decine di anni non soltanto di divergenze, ma di vere e proprie lotte politiche il cui ricordo non può non pesare sui relativi abbracci di oggi. Si aggiunga la difficoltà che la nuova legge elettorale crea alla coalizione: non a caso la attuale maggioranza ha fatto di tutto e lo ha ottenuto perché alle prossime elezioni si vada con una legge elettorale che svantaggia la coalizione di centrosinistra. ora o mai più? Le prospettive di un partito unico il tanto sospirato partito «democratico» si stanno dunque allontanando? Non credo. Il numero dei futuri elettori che lo desiderano penso che sia molto maggiore di quelli che ne temono un certo appiattimento. La coalizione di centrosinistra dovrebbe ottenere ben più dei voti dei partiti che la compongono. Dovrebbe attingere in quel famoso «centro» che è numeroso e politicamente importantissimo. Una larga piazza, tradizionalmente abitata da milioni di italiani piuttosto scontenti della situazione attuale e quindi disposti ad abbandonare il centrodestra anche se lo hanno votato fino a ieri. In questo senso gli abitanti della piazza del centro preferirebbero una scheda elettorale con una scelta semplice piuttosto che frazionata. Non sempre il frazionamento rappresenta una ricchezza della democrazia. Filippo Gentiloni 19

11 LAVORO FEMMINILE efficienti, competenti ma... son sempre donne 20 Fiorella Farinelli Adirlo non sono più soltanto le statistiche sull istruzione. Che le ragazze di oggi siano molto più colte, più preparate, più determinate di quanto non fossero qualche anno fa, e che per non pochi aspetti siano migliori dei loro coetanei maschi, lo riconoscono ormai anche le aziende. Almeno quelle interpellate nel corso di una recente ricerca sull immaginario professionale delle studentesse degli ultimi anni di scuola secondaria superiore (1). Siamo in Lombardia, un area dove la partecipazione delle donne al mondo del lavoro è una realtà particolarmente consolidata, e da diverso tempo. Oggi il tasso di attività della popolazione femminile tra i 15 e i 64 anni di età ha superato il 55%, mentre il dato nazionale si assesta ancora attorno al 40%. Ancora più significativo è l alto tasso di occupazione femminile superiore al 70% che si registra nelle fasce di età più interessate dai comportamenti riproduttivi, cioè tra i 25 e i 44 anni. La distanza dal tasso di occupazione maschile, che negli stessi anni supera di diversi punti il 90%, è ancora netta, ma è evidente che per le donne più giovani anche la nascita del primo figlio non è un motivo sufficiente per lasciare il lavoro. Le difficoltà a tenere insieme lavoro e famiglia ci sono anche qui, nella ricca e moderna Lombardia, ma le giovani madri sembrano assai meno propense che in passato a farsene travolgere e, nella maggioranza dei casi, tendono a resistere. Dietro a questi comportamenti, ci sono due fenomeni, tra loro strettamente correlati. Il primo è la crescita ininterrotta da ormai più di venti anni della partecipazione delle donne all istruzione superiore e il loro maggior successo scolastico-formativo rispetto ai coetanei maschi: vengono bocciate meno nella scuola media e in quella superiore, si laureano più rapidamente, nelle ultime coorti di laureati rappresentano ormai il 56%. Ed è noto che sono le donne più istruite, qualsiasi siano le loro origini sociali e le loro condizioni familiari, e dovunque non solo in Lombardia, ad avere migliori possibilità di trovare un lavoro e poi anche di restare nel mercato del lavoro. Il secondo fenomeno accertato dalla ricerca è che le più giovani si vedono molto bene nel ruolo di lavoratrici attive. Probabilmente perché sono a loro volta figlie, e magari anche nipoti, di donne non casalinghe. Forse anche perché è questa l aria che si respira nelle valli e nelle città lombarde, il lavoro ha per loro un valore decisamente positivo. È autonomia, autorealizzazione, coerenza con l impegno negli studi. Sanno, naturalmente, che prima o poi ci saranno famiglia e figli, ma si aspettano che sarà possibile conciliare i tempi di vita e i tempi di lavoro, la soddisfazione professionale e le attività di cura. Sono ottimiste, dunque, o almeno hanno fiducia nelle proprie qualità e nel proprio impegno. Ma non spavalde: tra le qualità positive più importanti di un possibile lavoro, con sicurezza come del resto anche i loro coetanei maschi indicano la stabilità. Ma poi anche prestazioni interessanti, crescita delle competenze, sviluppo professionale e di carriera. professionalità e competenze relazionali Una prospettiva credibile? Per certi versi sembrerebbe di sì. L occupazione femminile è certamente favorita dalla diminuzione ininterrotta delle attività industriali che, salvo in pochi settori, hanno sempre privilegiato l occupazione maschile e dal progressivo aumento del peso specifico, nel mercato del lavoro, delle attività lavorative riconducibili al settore terziario, dei servizi alle persone e alle imprese più aperte al lavoro delle donne. Già oggi l andamento più favorevole, nelle aree del Centro- Nord, dell occupazione femminile rispetto a quella maschile è dovuto proprio a questo contesto in cui si incontrano e si incrociano abbastanza facilmente domanda ed offerta di lavoro. Ma c è dell altro. Intervistate sui settori di lavoro che considerano più o meno attraenti e sulle loro scelte di proseguimento degli studi, le giovani donne rivelano qualche altra novità. Sebbene ancora prevalentemente orientate alle professioni tradizionalmente femminili della cura (ben il 22%, per esempio, è interessato al settore della sanità), si stanno indirizzando anche verso altre direzioni: le telecomunicazioni, il campo assicurativo e finanziario, i trasporti e la logistica, e persino il settore fino a poco tempo fa considerato di esclusivo interesse maschile delle costruzioni. Mentre, significativamente, mostrano sempre meno interesse per la più femminilizzata delle professioni, cioè l insegnamento, cui riservano solo il 12% delle preferenze. Uscendo poco a poco dalla segregazione formativa e professionale, dunque, stanno arricchendo il portafoglio delle loro opportunità di inserimento professionale; conservando, contemporaneamente, il tradizionale bagaglio di competenze relazionali, di capacità di lavorare in gruppo, di adattamento flessibile ai diversi contesti che, secondo le filosofie post-fordiste correnti del mondo aziendale, sono una dote im- 21

12 LAVORO FEMMINILE 22 portantissima e molto apprezzata nella realtà produttiva di oggi e di domani. bravissime, ma... assumo un maschio Ma le filosofie sono una cosa, e i comportamenti un altra. Le aziende interpellate nel corso della ricerca tutte di media consistenza mostrano di rendersi conto delle novità interessanti che vengono dalle giovani donne di oggi. Riconoscono quasi tutte senza alcuna difficoltà o reticenza che sono frequentemente meglio preparate dei maschi (anche se questi ultimi hanno spesso come vantaggio il fatto di avere qualche esperienza di lavoro in più, in stages o in altri tipi di attività); che sono più attente, impegnate, determinate; che in parecchi casi conoscono e sanno usare con disinvoltura le lingue straniere e che hanno sempre meno problemi con il computer; che hanno stili comunicativi e relazionali più evoluti e maturi di quelli maschili; che sanno ormai assumere con proprietà anche i ruoli dirigenziali; che i problemi di un tempo la minore forza fisica, per esempio sono oggi quasi tutti superati dalla nuova organizzazione e strumentazione tecnologica, e così via. E però, come segnalano del resto anche diverse indagini statistiche nazionali, quando si arriva al dunque, è evidente che nella maggioranza dei casi la preferenza è ad assumere lavoratori piuttosto che lavoratrici. Quali sono i motivi? In certi casi è chiarissima la presenza di un eredità culturale molto tradizionale, quella che sopratutto in certi settori produttivi attribuisce determinate prestazioni professionali a ruoli maschili o femminili; spesso, peraltro, confermata dalla stessa offerta femminile, che per identiche ragioni non si propone per certi tipi di attività. Se infatti le ragazze si aprono sempre di più a percorsi formativi e poi a ruoli professionali tecnici in alcuni campi per esempio l informatica è ancora poco frequente che si candidino invece per profili tecnici di altro tipo, per esempio di tipo meccanico: ed è naturalmente difficile capire quale sia l uovo e quale la gallina, cioè se sia la scarsità dell offerta o la scarsità della domanda a rendere ancora immobile il terreno. Ma in altri casi, non è questo il centro del problema. Diversi dirigenti di azienda, infatti, mentre si dichiarano personalmente disponibili a prendere in considerazioni le candidature femminili e a valutare con occhio assolutamente libero da ogni contrarietà di tipo pregiudiziale le competenze effettive delle possibili lavoratrici, obiettano però che l inserimento di personale femminile in contesti produttivi fino a questo momento solo maschili comporterebbe delle difficoltà organizzative e relazionali eccessive: e qui è evidente che è all interno del mondo maschile che si palleggiano le responsabilità della discriminazione. il problema figli Ma le voci più autentiche, cioè più libere dal timore di apparire retrograde o cariche di pregiudizi politicamente scorretti, sono quelle che non girano attorno al problema e lo nominano con assoluta chiarezza. La questione è quella di sempre: le ragazze di oggi, anche quando sono più brave e più efficienti dei maschi, o quando hanno percorsi di studio di maggior successo e competenze più evolute, sono pur sempre donne che, prima o poi, magari tra dieci anni, potrebbero avere dei figli. E, con i figli, minore concentrazione sul lavoro, minore disponibilità a cambiare i turni, maggiore resistenza alle trasferte, forse anche bisogno di altri congedi oltre a quelli regolamentari connessi con la gravidanza e con il parto. C è anche chi ammette che questo non dovrebbe incidere né sulle assunzioni né sui percorsi di carriera e che è in fondo sbagliato ed ingiusto far ricadere sulle singole donne un problema di cui dovrebbe essere la collettività a farsi carico, ma è un ammissione che non cambia le cose. È di questi giorni, del resto, la riproposizione all opinione pubblica dei risultati delle numerose indagini che segnalano come, a parità di titoli di studio e professionali e spesso anche nelle stesse collocazioni lavorative, in Italia restino particolarmente alti i differenziali retributivi tra lavoratrici e lavoratori. Sullo sfondo, la difficile conciliazione tra lavoro femminile e compiti riproduttivi e di cura: difficile da realizzare, per le donne che lavorano, e comunque sempre indigesta anche quando si realizza per quelle aziende che non ammettono flessioni, neppure temporanee, dell impegno lavorativo. Una storia vecchia, dunque, ma sempre inquietante. Fiorella Farinelli (1) Istituto Yard. Professioni da donna?. Regione Lombardia, ottobre DENUNCIA OMS poveri perché malati Pietro Greco Sono 100 milioni le persone che ogni anno nel mondo scendono sotto la soglia di povertà perché si ammalano e devono pagarsi le spese mediche. Per lo stesso motivo ogni anno altre 150 milioni di persone sono costrette a impegnare la metà del loro reddito per potersi curare. Soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ma non solo nei paesi in via di sviluppo. I medici sanno da tempo che la povertà genera malattie o, se volete, che l incidenza di molte malattie è maggiore nelle classi povere. E chiamano health inequalities questa odiosa disuguaglianza nell accesso al diritto alla salute sulla base del reddito. Si calcola che nella fascia di età compresa tra i 15 e i 59 anni (adulti) i più poveri abbiano una probabilità di morire dieci volte superiore ai più ricchi. Per i bambini fino a 5 anni l asimmetria risulta ancora maggiore: il tasso di mortalità tra i bambini appartenenti alle fasce più povere è ben 100 volte superiore a quello dei bambini appartenenti alle fasce più ricche del pianeta. La disuguaglianza, tuttavia, è massima per la mortalità materna: il rischio di morte per una donna povera che partorisce un figlio è addirittura 300 volte superiore a quello di una donna ricca. Oggi tuttavia sta crescendo la consapevolezza che, a sua volta, la malattia diventa causa (una delle maggiori cause) di povertà. E che anche un malanno transitorio e relativamente leggero può innescare una spirale perversa in cui la mancanza di salute produce un erosione del reddito e la mancanza di reddito sufficiente erode ulteriormente la salute. la ricerca delle cause È con questa nuova consapevolezza, denunciata dall Organizzazione Mondiale di Sanità (Oms), che alla fine dello scorso anno su invito dell Organizzazione Mondiale di Sanità, delle autorità sanitarie tedesche e dell Ufficio Internazionale del lavoro (Ilo) si sono riuniti a Berlino gli esperti di 40 diversi paesi con l obiettivo di individuare le cause, prossime e remote, della povertà indotta dalle malattie per, poi, cercare di porvi rimedio. Le cause remote sono una costellazione e riguardano la crescente disuguaglianza sociale che caratterizza la nostra epoca. La più ricca di tutti i tempi, ma anche la più ineguale. Le cause prossime del fatto che 100 milioni di persone diventano povere per pagarsi le cure mediche sono molto più definite. E si risolvono, tutto sommato, in una sola: la mancanza di protezione sociale. L assenza di un sistema sanitario pubblico che non lasci solo l individuo o la famiglia di fronte alla malattia. Questa causa genera assoluti paradossi. Come il fatto che nella ricca Germania (reddito annuo pro capite medio intorno ai euro) solo il 10% della spesa medica complessiva è a carico dei singoli cittadini, mentre nella Repubblica popolare del Congo (reddito annuo pro capite medio intorno ai 100 euro) oltre il 70% della spesa medica complessiva è a carico dei singoli cittadini. In Germania il sistema sanitario nazionale impedisce che i cittadini diventino poveri a causa di una malattia. In Congo la mancanza di un sistema sanitario pubblico fa sì che le malattie contribuiscano regolarmente a ingrossare le già numerose schiere dei poveri. Ma i (drammatici) paradossi non si fermano all Africa. Negli Stati Uniti d America, il paese che vanta l economia leader del pianeta e la medicina più avanzata, 45 milioni di persone sono prive di un assicurazione sanitaria e ogni anno tra loro molte si trovano nell impossibilità di pagarsi cure mediche adeguate se contraggono una malattia. il nuovo mercato della salute La mancanza di un sistema sanitario a protezione universale non è, a sua volta, frutto del caso. Per molto tempo, a partire dagli anni 80, le organizzazioni finanziarie internazionali e, in primo luogo, la Banca Mondiale hanno imposto di «aprire al mercato» il sistema sanitario ai paesi poveri che 23

13 DENUNCIA OMS 24 chiedevano l accesso al credito. In nome di un ideologia, il neoliberismo, la salute da diritto è diventato un bene da acquistare. Nel nuovo mercato della salute si sono realizzati conflitti paradossali, come quello che ha opposto nei tribunali del Sud Africa le aziende multinazionali in possesso dei brevetti sui costosissimi farmaci antiaids alle autorità sanitarie locali che chiedevano di poter produrre quei farmaci a basso costo fuori dal sistema di protezione della proprietà intellettuale. Nel corso degli anni sono diventati evidenti i guasti prodotti da questo approccio «di mercato» alla gestione della salute. Tanto che oggi persino la Banca Mondiale ha iniziato a modificare le sue politiche. Sta di fatto che, nel mondo, circa 1,3 miliardi di persone non hanno accesso alle più elementari cure mediche. E che ogni anno si verificano 10 milioni di morti evitabili a causa di malattie infettive facilmente prevenibili o di complicazioni associate al parto. E sta di fatto che centinaia di milioni di persone potrebbero avere accesso a cure mediche elementari e milioni di morti potrebbero essere evitate in presenza di un sistema sanitario pubblico. una questione politico-culturale dello stesso Autore BIOTECNOLOGIE scienza e nuove tecniche biomediche verso quale umanità? (vedi pag. 40) Si dirà: facile a dirsi, ma difficile a farsi. Sono gli stati che devono allestire un sistema sanitario pubblico. E non tutti hanno i mezzi, ingentissimi per poterlo organizzare. È un po questo il luogo comune che è stato smentito a Berlino. In realtà gli ostacoli da rimuovere verso la costituzione di una protezione sanitaria universale in grado di interrompere la spirale tra malattia e povertà sono soprattutto di ordine culturale e politico. Lo è negli Stati Uniti, ovviamente, dove molte vite e una quantità enorme di risorse economiche (gli Usa spendono una percentuale del Pil quasi doppia rispetto alla media europea per la sanità) vengono sacrificate sull altare dell ideologia neoliberista e dell idea che la salute è una conquista dei singoli piuttosto che un diritto di tutti. Ma lo è anche nei paesi più poveri del pianeta. Dove con un minimo di organizzazione e una quantità limitata di risorse in presenza di volontà politica, s intende un sistema di protezione pubblica della salute potrebbe essere organizzato in tempi relativamente brevi. Secondo gli esperti convenuti a Berlino, creare un sistema che dia un minimo di protezione agli 1,3 miliardi di persone che non hanno accesso ad alcun sistema sanitario nei paesi poveri costa non più di 35 dollari pro capite. In totale poco più di 45 miliardi di dollari. Gli esperti dell Organizzazione mondiale di sanità calcolano che da 20 a 32 miliardi di dollari possano essere stanziati dagli stessi paesi privi del sistema sanitario nazionale. E che una cifra compresa tra 13 e 25 miliardi di dollari possa essere stanziata, ogni anno, dai cosiddetti «paesi donatori», ovvero i paesi ricchi. Non è una cifra elevatissima. E, comunque, è una cifra inferiore sia agli attuali aiuti allo sviluppo (circa 60 miliardi di dollari l anno), sia alle risorse nuove e aggiuntive che da almeno trent anni i paesi ricchi promettono ai paesi poveri (aiuti complessivi pari allo 0,70% del Pil, contro l attuale 0,21%). Una parte cospicua di questi fondi (dal 40 al 50% circa) può essere messa a disposizione degli stati interessati. Ma un altra parte, da 13 a 21 miliardi di euro, deve essere messa a disposizione da parte dei paesi donatori. La cifra è nettamente inferiore sia agli aiuti allo sviluppo attualmente fornita dai sempre più avari paesi ricchi. Sia all incremento degli aiuti promesso da questi paesi che si vergognano della propria avarizia. Insomma, il progetto dell Organizzazione Mondiale di Sanità rilanciato a Berlino non è irrealistico e può essere realizzato. Ammesso che ci sia, ovviamente, il minimo sufficiente di volontà politica. Anche noi, che malgrado i seri tentativi di minarlo da parte dell attuale governo un welfare sanitario lo abbiamo, possiamo dunque fare qualcosa. È inutile sperare, purtroppo, che questo qualcosa venga fatto dal o semplicemente con il governo Berlusconi. Ma l Unione ha premesso che, quando andrà al governo, aumenterà drasticamente gli aiuti ai paesi in via di sviluppo, drasticamente tagliati da Silvio Berlusconi. Sarebbe allora importante che una parte di queste risorse e un forte impegno diplomatico fossero impegnati per costruire un welfare sanitario universale e per rimuovere la più odiosa forma di ingiustizia sociale che l umanità conosca: la povertà che genera malattie (e morte) e la malattia che genera povertà. Pietro Greco Romolo Menighetti OLTRE LA CRONACA morale sinistra La riflessione sul rapporto moralepolitica richiede una precisazione circa il significato di «morale». Per morale si intende l insieme delle norme che regolano il comportamento di un individuo o di un gruppo. Ma una simile definizione è ancora neutra, è un contenitore vuoto. Il contenuto morale di un insieme di norme è dato dai valori a cui queste si ispirano, e da cui queste si sostanziano. Una norma ha carattere morale quando risponde ad un determinato tipo di valori. Ma come si definisce il carattere specifico dei valori morali? Si può dire che un valore morale è un valore ultimo, con il quale ogni atto dell individuo e del gruppo che intende agire moralmente deve armonizzarsi. In tal senso, ad esempio, l agire morale del cristiano ha come valore ultimo di riferimento il Dio di Gesù Cristo. Tale atteggiamento di fondo deve però concretizzarsi nel fare di ogni azione una risposta all offerta di amicizia che Gesù ha, di sua iniziativa, avviato con l uomo. In pratica nel prendere come riferimento concreto il punto di vista di coloro nei quali Gesù si identifica, cioè i poveri, con la loro visione del mondo, le loro esigenze e le loro speranze. In tal senso la questione morale potrebbe interessare anche l istituzione ecclesiastica. Volendo trasporre la dimensione morale nella politica, la domanda è la seguente: qual è il valore ultimo a cui l agire politico tende? Se il valore ultimo fosse l accrescimento del potere della nazione, diventerebbe «morale» la ragion di stato, che giustifica anche la menzogna, l oppressione dei sudditi da parte dei governanti nonché l aggressione degli esterni, se ciò giovasse alla nazione. Se il valore ultimo è la massimizzazione dei profitti individuali, diventa «morale» la competitività senza limiti, e ogni atto o provvedimento che favorisca indiscrimanatamente la ricchezza individuale. Se viceversa il valore ultimo è la pacifica convivenza nella solidarietà, la ragion di stato e la competitività esasperata al fine di massimizzare i profitti risulterebbero immorali. La questione morale in politica impone, dunque, agli attori di riposizionarsi continuamente a partire dai valori ultimi di riferimento. Ora, volendo considerare la questione morale in rapporto alla Sinistra, la domanda da porsi diventa la seguente: quali sono i valori di riferimento originari e fondamentali di questa forza politica? Essi sono: la difesa dei diritti di coloro che non hanno altra ricchezza che il loro lavoro, di chi il proprio patrimonio se lo costruisce gradualmente con la fatica quotidiana, e non speculando sulle differenze tra i prezzi e con le plusvalenze. In altre parole, i valori di riferimento che rendono «morale» l impegno politico di chi milita a sinistra sono il bene comune, la solidarietà, il benessere perseguito per tutti, e un certo livello di soddisfacimento dei diritti sociali garantito anche per chi non è in grado di raggiungerlo con le proprie forze. Ne consegue, per la Sinistra, la sostanziale incoerenza, sul piano morale pur restando nella legalità dell immettersi nel circuito della speculazione finanziaria, del perseguire l accumulo attraverso le plusvalenze, dell inseguire rapidi arricchimenti al di fuori della produzione di beni e servizi reali. Perché come conseguenza di questi atteggiamenti c è la moltitudine di coloro che risulta danneggiata, che paga per i grandi profitti dei pochi, che vede volatilizzarsi il frutto del lavoro di una vita. A fronte di profitti puramente finanziari ci sono sempre ampie fasce di cittadini che si impoveriscono. La Sinistra che si lascia incantare da queste sirene tradisce i suoi valori fondamentali di riferimento, gli ideali per cui si è costituita come forza politica, le speranze che aveva suscitato nei poveri. E finisce con il perdere la propria identità, omologandosi a una qualsiasi centrale che ha nel potere e nel profitto i propri valori di riferimento, le stelle del proprio agire «morale». In conclusione, poi, c è il quadro penoso che sempre offre colui che, abbandonati gli ideali di un tempo, cerca di inserirsi nel circuito degli interessi in precedenza severamente fustigati: il disprezzo da parte di coloro che, avendolo attirato nella propria orbita e contaminato con i propri intrallazzi, una volta svilito, lo rifiutano e lo dileggiano. 25

14 INSERTO Romolo Menighetti democrazia Democrazia è parola esprimente la globalizzazione, le ricadute nella partecipazione e nella privacy delle tecnologie elet- una realtà di convivenza che si attua entro un insieme di valori troniche, e il terrorismo senza frontiere. e regole che stabiliscono, queste In epoca di globalità si deve tener conto che ultime, chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive, e con stati, società ed economie determina degli la rapida crescita delle interconnessioni tra quali procedure. Essa ha come principio apporti estranei alle democrazie nazionali, fondamentale che il potere (kratos) è del che possono indurre una limitazione della popolo (demos). loro sovranità ed autonomia. Il problema Regola fondamentale della democrazia è che allora si pone è come impedire che la quella della maggioranza, nel senso che globalizzazione non solo non veicoli principi e comportamenti antidemocratici (si sono vincolanti per tutti le decisioni approvate dalla maggioranza dei cittadini. pensi ad esempio alla crescente prevalenza Questi però devono poter godere di un ampia possibilità di scelta fra diverse opzio- sui diritti individuali fondamentali), ma a livello mondiale delle ragioni del profitto ni. Perciò la democrazia postula i diritti di invece metta in circolo valori e metodi democratici. In tal senso sarebbero auspica- libertà (di opinione, di riunione, di associazione, di partecipazione), di uguaglianza, il diritto alla privacy, nonché uno staritti e dei doveri nell ambito politico econobili, tra l altro, nuove dichiarazioni dei ditus economico e sociale tale da permettere a ogni cittadino di attuare le proprie ressi economici da quelli politici (con conmico e sociale, e la separazione degli inte- scelte svincolato dalle urgenze causate dai seguente profonda ristrutturazione di organismi quali la Banca Mondiale e l Organiz- bisogni essenziali. Perché il potere sia effettivamente del popolo e per il popolo è zazione Mondiale del Commercio). inoltre necessario che gli interessi collettivi prevalgano su quelli particolari, che si lorizzate le potenzialità offerte in materia Circa la democrazia elettronica, vanno va- realizzi la perfetta identificazione tra chi di partecipazione dei cittadini, con particolare attenzione alle nuove forme di distri- pone e chi riceve le regole della convivenza, e che il potere sia visibile e contestabile, secondo regole. soggetti e di nuove forme della politica. Per buzione del potere e all emersione di nuovi Questo è l idealtipo, a grandi linee, della democrazia, peraltro oggi ancora molto disat- conseguenze negative derivanti dal molti- contro si dovranno prevedere e arginare le teso. plicarsi di strumenti di controllo sempre più Infatti, il potere reale è nelle mani di oligarchie politiche ed economiche, il godimento Le maggiori esigenze di difesa, infine, con- occulto, invasivo e capillare. delle diverse libertà è limitato dalle ristrettezze economiche entro cui ancora vivono pongono un problema di equilibrio tra liseguenti alla globalizzazione del terrorismo, molti individui, gli interessi dei poteri forti bertà individuali e sicurezza. A fronte di minacce terroristiche contro i pilastri stessi del prevalgono su quelli della collettività, spesso le leggi si modellano sui privilegi e non regime democratico, si rendono necessarie viceversa, il potere è sempre più opaco nonostante le molte finestre informative, la restrizioni che possono diventare più seve- restrizioni della libertà di tutti i cittadini, partecipazione popolare trova grosse difficoltà pratiche a esplicitarsi; la critica poi, più come «nemici». C è il rischio di scivolare re verso coloro che sembrano configurarsi che un contributo per il buongoverno, viene nell antica distinzione fra cittadini e barbari. Si tratta dunque di equilibrare il princi- spesso recepita come un «remare contro». Oggi inoltre le democrazie vivono situazioni inedite rispetto ai tempi e ai contesti ennunciabilità dei diritti fondamentali. pio di proporzionalità con quello dell irritro i quali vennero elaborati i modelli classici di democrazia. Questi perciò esigono conquista irreversibile, ma una realtà viva La democrazia, in conclusione, non è una un ripensamento e un aggiornamento. su cui vigilare, in continua interazione con Le situazioni che maggiormente impongono un ripensamento della democrazia sono diverso e la storia, dalla quale riceve input di segno contradditorio. Rosy Bindi Giovanni Bianchi Raniero La Valle ri-comprendere la laicità interventi al Seminario promosso dalla Pro Civitate Christiana coordinato da Renzo Salvi l intervento di Marco Politi è stato pubblicato nel precedente n. 2 di Rocca 26 27

15 INSERTO ri-comprendere la laicità 28 Rosy Bindi a difesa di una parte politica, e, ancora più preoccupante, di una civiltà. Io ritengo il discorso sul meticciato del presidente del senato a Rimini, forse il manifesto più evidente, ma anche più pericoloso, di questa tendenza che è presente oggi nel nostro Paese. C è stato poi chi ha proprio detto: «noi difendiamo il cristianesimo, perché è il fondamento di una civiltà che oggi è attentata da altre civiltà». Questo tentativo di fare prigioniero il cristianesimo dentro la civiltà occidentale in maniera così eclatante, così rozza, ha scandalizzato le persone sensibili, ma comunemente viene interpretato, anche da qualche autorevole esponente della gerarchia come il superamento del muro tra laici e cattolici. A me vengono i brividi, però è così. Ma c è sicuramente anche un nuovo ritorno di fondamentalismo laicista che è molto preoccupante, anche se non siamo più negli anni Settanta nei quali una certa impostazione radicale di pensiero debole nei confronti di alcuni grandi valori, di alcuni grandi temi che interessano la nostra vita aveva un seguito forte nella vita di questo nostro Paese. Io non leggo il 75% dell astensione al referendum sulla procreazione assistita come un obbedienza al richiamo del cardinale Ruini ad astenersi e soprattutto mi auguro che non lo faccia la chiesa. Perché temerei per la sua missione evangelizzatrice se potesse pensare di essere stata ascoltata dal 75%. Chi vuole identificare la laicità come la negazione della fatica di ricercare la verità, secondo me oggi si rende responsabile di un altro fondamentalismo che è un forte attentato al valore positivo della laicità. Io ritengo che ci sia un bisogno di pensiero forte in questo momento; il diverso atteggiamento nei confronti di Dio, della chiesa, anche fortemente positivo, che si riscontra pure in mezzo a mille contraddizioni, è anche legato al fatto che forse la nostra società ha molte meno certezze, è alla ricerlaici o pecore? Io credo che siano sostanzialmente tre i motivi per i quali il tema della laicità è tornato così di attualità, dopo una sorta di affievolimento. Il primo è il protagonismo, nella vita politica e sociale del nostro Paese, dell episcopato, non della chiesa, dell episcopato, anzi del presidente della Conferenza Episcopale italiana. Un protagonismo che oscura una vitalità, una vivacità, una ricchezza che non è venuta meno nella comunità ecclesiale italiana. Anzi, da certi punti di vista potremmo anche dire che essa è un interlocutore del quotidiano della vita delle persone forse molto di più di qualche anno fa; penso al lavoro meraviglioso che la Caritas sta facendo nei confronti di una situazione sociale italiana sempre più precaria e sempre più difficile, che chiaramente ripropone il tema di una sorta di rischio di conflitto tra le istituzioni, la politica, la vita di una società che è avvertito e interpella la coscienza di molte persone. Si ripropone il tema dell autonomia della politica, della società e delle istituzioni rispetto alla chiesa, rispetto alla fede, rispetto al vangelo. E riecheggiano in qualche modo anche temi di categorie della separazione e anche di conflitto che io essendo figlia di un determinato periodo storico avevo ritenuto in qualche modo anche superato. fondamentalismi L altro elemento che ha riproposto con forza il tema della laicità è legato a quello che chiamerei lo scontro tra due diversi fondamentalismi. Uno è quello che banalmente potremmo ricondurre al tentativo di strumentalizzazione di una certa parte politica che in qualche modo si sta impadronendo dei temi religiosi, soprattutto dei temi con forte contenuto etico. È la riscoperta di quelli che noi chiamiamo con una battuta «gli atei devoti» del cristianesimo e della chiesa che vengono asserviti, in qualche modo, ca di un Dio che può far comodo, ma che può anche essere una via che conduce a un rapporto vero di fede e di incontro con il Signore. Allora torna secondo me di forte attualità riflettere sulla laicità per questi motivi che hanno delle spiegazioni nella vita del nostro Paese. il carisma laicale Incomincio dal versante interecclesiale. Io ho vissuto un periodo straordinario di crescita ecclesiale ed uno di questi eventi straordinari era la maturità dei laici nella vita della chiesa. La fatica di vivere il concilio per cui è il laico cristiano che costruisce il regno di Dio, non nonostante le cose del mondo, ma attraverso le cose del mondo. La sua missione è quella di contribuire alla missione della chiesa passando attraverso le cose del mondo, sporcandosi le mani e entrando nella comunità ecclesiale con la polvere del mondo attaccata alla scarpe. Contribuendo attraverso questa fatica alla presenza e al messaggio della chiesa nel mondo. Che è un messaggio profondamente religioso, carico di fede con una forte pregnanza umana, sociale ed anche politica, frutto di un reciproco ascolto dentro la comunità ecclesiale che poi diventa messaggio al mondo. Nel Concilio Vaticano II si legge che tra pastori e laici devono esserci rapporti familiari: spetta al vescovo e all episcopato indicare i valori, il Vangelo, ma spetta al laico la fatica di attuare quei valori nel contesto storico e insieme così parlare al mondo. Ma io questa chiesa oggi faccio un po fatica a trovarla. Il paradosso è che quando manca il discernimento della comunità nei confronti dei fatti storici, e la costruzione dell incontro tra i vari carismi e i ministeri, di quello che è il messaggio della chiesa al mondo, le strade sono sempre due: o c è una chiesa in grado, attraverso il suo messaggio spirituale, di entrare nel profondo della vita, o c è una chiesa che non è capace di fare questo per cui tu ti puoi ascoltare tutte le omelie del mondo, ma rivai a casa tranquillo come se niente fosse successo; oppure arrivi a ridurre il messaggio spirituale-evangelico in un messaggio temporale, politico che gli toglie l essenza fondamentale che è quella, appunto, della novità del Vangelo, del suo coinvolgimento nei confronti del mondo, del Dio che ha le sue vie rispetto alle nostre. la gerarchia Il primo punto sul quale bisogna aprire un discorso intraecclesiale, chiaro e netto, è questo. È mai possibile che un cardinale possa permettersi di giudicare la costituzionalità di una legge, e che questo non possa farlo, nella sua autonomia l Azione Cattolica Italiana, perché altrimenti esce fuori da quelli che sono i suoi binari di collaborazione con la gerarchia? Ma, stiamo scherzando? Mi è dispiaciuto molto di avere avuto un momento di difficoltà con una straordinaria donna qual è Paola Bignardi, per l invito a Fini, lo scorso anno a Loreto. Le ho detto: va bene, io non mi scandalizzo che sia stato invitato Fini a Loreto, il vicepresidente del Consiglio, non è un autorità di garanzia, ma è pur sempre un istituzione del Paese; non mi scandalizzo per quello, mi scandalizzo del fatto che stiamo passando anni terribili nei quali i fondamenti democratici di questo Paese vengono messi a rischio, e la mia Associazione tace su queste cose perché non può avere manifestazioni pubbliche, l unica manifestazione pubblica che fa è un pellegrinaggio a Loreto e in quel pellegrinaggio mi invita il vicepresidente del Consiglio! Oppure: io sono andata a votare ed ho votato «no», ma io non avrei avuto nessuna difficoltà a vedere dei comitati di laici che decidono di chiamare a raccolta il mondo cattolico e gli dicono «non si va a votare», perché riteniamo che di fronte a questi valori bisogna fare fallire questo referendum, usando l argomento dell astensione che è quello più efficace, benissimo! Sarebbe stato un protagonismo del mondo cattolico con il quale il mondo laico si sarebbe confrontato. A me, invece, è arrivato a sei mesi dal referendum un dictat durante un discorso in una sede nella quale forse mi sarei aspettata una riflessione più seria sul valore della vita, sulle frontiere della scienza, sulla responsabilità dello scienziato e quant altro! Ma vi pare possibile che si facciano le settimane sociali dei cristiani ed in quel contesto noi che facciamo politica, che ogni giorno stiamo a tribolare in quel contesto, ad interrogarci se facciamo bene o facciamo male, non veniamo neanche invitati? Ma dov è un momento nel quale nella mia comunità, nella mia chiesa, posso dire quello che vivo e sentirmi magari sgri- 29

16 INSERTO ri-comprendere la laicità 30 dare per quello che faccio? i cattolici e l Italia C è un rapporto tra la chiesa e l Italia che è cambiato perché è cambiata la presenza politica dei cattolici in questo Paese. Noi ci siamo trovati impreparati di fronte a questa nuova stagione, forse più i laici che l episcopato. Noi siamo un Paese nel quale la presenza dei cattolici non è mai stata marginale specialmente nella costruzione della democrazia. Non si può fare la storia dell Italia se non si fa la storia del movimento cattolico italiano, nel bene e nel male. Non c è un testo laico più avanzato rispetto ai nostri valori della nostra carta costituzionale in cui il movimento cattolico ha avuto un suo valore fondamentale. Certo ha avuto anche i suoi torti, io semplifico sempre molto, dico che quando i cattolici italiani hanno un rapporto corretto con l Italia, scrivono la Costituzione, quando ce l hanno sbagliato contribuiscono al fascismo, e così è stato. Se io devo fare delle grandi tappe storiche vedo il Partito Popolare di don Sturzo come il grande strumento attraverso il quale si è creata una riconciliazione tra la democrazia e i cattolici. La Dc, nel bene e nel male, è stata lo strumento con il quale si è superato il conflitto tra cattolici e stato. Ma la Dc non c è più e occorre trovare un nuovo strumento, e quelli che sono in campo sono deboli, compresa la mia parte politica. Vorrei che l Ulivo fosse lo strumento con il quale si crea la riconciliazione fra i cattolici ed il bipolarismo. Perché l entrata in crisi del valore della laicità è frutto di un mancato rapporto maturo con il bipolarismo. Non è maturo il bipolarismo in questo Paese, ma non c è dubbio che noi siamo stati colti di sorpresa, perché votando Dc andavamo in Paradiso; improvvisamente non c è più stata quest autostrada, e allora ecco la tentazione di dire: «vi diciamo noi quello da fare volta per volta, non vi preoccupate!»: è un altra via comoda per andare in Paradiso, forse, non lo so. E noi siamo impreparati di fronte a questa situazione. Non siamo più maggioranza del Paese, siamo una minoranza, lo dice la chiesa, lo possiamo dire noi e le strade possono essere solo due. Giustamente Politi ci dice: o prendendone coscienza ci s impaurisce, e allora, come è piena la storia nella Bibbia, si va alla ricerca di strumenti materiali di cui impossessarsi, in qualche modo, oppure quando si apprende che si è in minoranza, si reinterpreta la nostra presenza e si ricomincia per un altra strada. Io appunto, venendo qua oggi, con la nebbia se avessi acceso gli abbaglianti sarei arrivata ancora più tardi; si accendono i fendinebbia quando c è la nebbia, perché quello è l unico modo con il quale tu riesci a penetrare, e lo fai con uno strumento delicato, ma riprendi maggiore fiducia nel tuo percorso. Allora io vedo in questa ricerca, chiaramente, l altro elemento che noi non possiamo non tenere in considerazione. autonomia della politica A me dispiace che arrivino gli emendamenti dalla conferenza episcopale nella commissione parlamentare. Qualcuno dice che è un rapporto molto più chiaro di quanto fosse il rapporto con la Dc, è vero, forse è più chiaro che arrivino gli emendamenti firmati «Conferenza Episcopale» anziché una telefonata da oltre Tevere al politico di turno, può darsi; ma io mi chiedo se non c è un altra strada. Diciamo che i nostri vescovi non devono parlare? Ma ci mancherebbe altro! Ci mancherebbe altro che venisse a mancare in Italia, in tutto il mondo, ma in Italia in maniera particolare una parola chiara e netta su quelli che sono i valori in gioco nel passaggio difficile che stiamo attraversando. Io credo che questa sia la responsabilità non dei vescovi, della chiesa! Della quale io mi sento parte facendo politica e vorrei contribuire a dire quali mi sembrano in questo momento i valori più importanti ai quali una comunità dovrebbe essere richiamata; poi però, rivendico la mia responsabilità di laico impegnato in politica come rivendico l autonomia della politica nell individuare le strade, i percorsi, gli strumenti, i processi con i quali quei valori si traducono in un bene possibile giorno dopo giorno, nell uso autonomo degli strumenti propri della politica. Perché l altro valore della laicità è questo, è che noi siamo chiamati ad essere i servitori di quei valori usando correttamente tutte le cose del mondo, e questo è l altro punto sul quale io vorrei che ci sforzassimo davvero di riscoprire la laicità come grande valore perché la laicità ci consente di dare valore alle cose e di ricercare il senso vero delle cose. Io credo che il modo giusto sia quello di diventare in qualche modo interlocutori dell altro fondamentalismo, perché arrivano degli attentati alla laicità anche da chi la vuole far coincidere con il relativismo etico e con l indifferenza rispetto ai valori. morale e diritto La politica oggi è interpellata su frontiere che fino a qualche tempo fa erano sconosciute, le conoscenze, le sfide della scienza, alcuni temi eticamente sensibili che riguardano la nostra vita personale dai quali la politica non può più stare fuori. Se un tempo potevamo permetterci di non normare la fecondazione assistita perché il problema non c era, oggi la politica non può non farlo, il legislatore non può non intervenire sul limite della vita. A questo punto si apre anche il grande tema tra morale e diritto, tra valori e democrazia, è un discorso enorme. Io credo che c è una verità sull uomo e sulla persona umana e noi lo sappiamo, e questo va messo a fondamento del vivere democratico. Ma l unica garanzia che abbiamo nei confronti del rischio della dittatura della maggioranza è il senso del limite della maggioranza che è dato esattamente dall essere e dal sentirsi al servizio di quella verità. Se noi cristiani ammettiamo di aver sbagliato a ritenere che ne siamo i proprietari, i possessori e non i servitori e i ricercatori per tutta la vita, mi permetto di dire all interlocutore laicista venato da qualche fondamentalismo, che vorrei che riconoscesse che la verità c è e va cercata insieme. Io il termine «diritto naturale» non l ho mai usato, e faccio anche fatica ad usare il termine «oggettività» rispetto ad alcune grandi questioni, però io so che c è una verità sull uomo, sulla donna, sulla vita, sul senso della storia, dell universo, che non pretendo di possedere, perché il popolo di Dio con la sua storia ci ha dimostrato che non la possiede ancora. Non credo che avesse meno fede il popolo di Dio che aveva nei confronti del valore della pace un atteggiamento ben diverso da quello che abbiamo noi oggi. Vi porto l esempio storico più evidente: la chiesa ha fatto la guerra, ha promosso le guerre, oggi è la più grande autorità morale che parla di pace. Questo significa che il popolo di Dio ha scoperto questo grande valore della pace, scritto nel Vangelo da sempre, attraverso le contraddizioni dei secoli. unire insieme le nostre parziali verità Io non pretendo di possedere oggi tutta la conoscenza, però so che c è e che la devo cercare; e chiedo ai nostri interlocutori laici di fare questo insieme. Quando mi si oppone che non c è una verità, un etica che può essere contenuta dentro una legge, di solito dico sempre che è pura illusione perché un etica dentro una legge c è sempre, sempre e comunque, perché ciascuno di noi che lo sappia o che non lo sappia la possiede. Quello che dobbiamo sforzarci di fare insieme è d individuare un etica condivisa dentro il Paese e di riuscire a mettere insieme le porzioni di verità che però insieme dobbiamo dichiarare di voler cercare e servire. Non è la negazione dell esistenza di quella verità, è il tentativo di unire insieme le nostre parziali verità e parziali fatiche di ricerca della verità rispettando il Paese nel quale si vive, al quale non possiamo imporre, insieme al bipolarismo politico, anche un bipolarismo etico, che è davvero la violenza più grande che si possa perpetrare nei suoi confronti. Se si riesce a fare questo insieme, io credo che siamo in grado di dare una risposta all altro tentativo di fondamentalismo, che è quello di imprigionare il Vangelo dentro una parte politica, di porlo al servizio di una determinata civiltà, di poteri costituiti. Siamo in grado, secondo me, di poterlo fare perché è l idea positiva di laicità che ci guida, in questo momento, e alla mia chiesa chiederei di capire la nostra fatica. percorsi di mediazione Perché se io devo mettermi al servizio di quel bene possibile che posso realizzare, che è la sintesi delle parziali verità che insieme abbiamo cercato, non mi si può dire né che la devo perseguire tutta intera, perché questo non è possibile storicamente, né essere giudicata, oltre la mia responsabilità e la mia fatica, sui singoli atti che si compiono. Non mi scandalizzo quando mi viene detto: «secondo la visione della chiesa così stanno le cose», mi scandalizzo quando mi si dice: «su quella legge lì o su quella presa di posizione lì noi possiamo essere d accordo, su quest altra no». Se si inizia un percorso di mediazione che viene persino dagli ultimi responsabili di una comunità ecclesiale, va consentito che il primo giudizio spetti a chi ha questo carisma e questo servizio e questo ministero dentro la Chiesa. Sarà innanzitutto chi ha 31

17 INSERTO ri-comprendere la laicità 32 Giovanni Bianchi fatto la fatica a poter dire: «si arriva fin qua, è un passo avanti, non può essere contenuta tutta la nostra visione etica dentro questa legge, però qui c è una sintesi che è un bene oggi possibile, storicamente determinato, condiviso da una comunità». È un po faticoso sentirsi dire: «quella sintesi sì, quell altra no», per quale motivo? In base a che cosa? Io credo che ci sia anche una strada propriamente politica oggi per fare questo ricercando anche nuovi strumenti visto che quelli perduti non ci sono più. Si è anche prefigurato in questo Paese una sorta di nuovo bipolarismo, semplificabile intorno a un nuovo blocco clerico-moderato della destra, che si poteva contrapporre ad un blocco laicista radicale anticlericale. Dove va a finire la fecondità del pensiero cristiano in un bipolarismo politico come questo? Io vedo nel percorso dell Ulivo la ricerca di una nuova maturità del cattolicesimo democratico nella vita del nostro Paese. Èquesta una stagione di grandi accelerazioni, anche nelle retromarce, se è sotto i nostri occhi la messa in discussione del Concordato con accenti che paiono talvolta intenzionati a resuscitare, senza alcun guadagno per la politica, pare a me, la stessa «questione romana». Un tempo di secolarizzazione e di ritorni clericali e laicisti, uguali e contrari. Inutile però stracciarsi le vesti. Si tratta piuttosto di ricondurre il dibattito su un piano di decente e nuova laicità. So bene che da troppo tempo l aggettivo «nuovo» viene usato in salse disparate per legittimare operazioni spericolate. Non è questo il caso della nuova laicità chiesta dal Patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Scola, in un intervista al «Corriere della Sera» del luglio scorso. Dice Scola: «Il 1989 con la caduta delle utopie marca il passaggio a una nuova fisionomia dell umanità, che ha segni clamorosi: la globalizzazione, la civiltà delle Credo che siamo anche in grado d interloquire sia con l area radicale che con la destra più ragionevole e anche in qualche modo di continuare ad essere forti nei confronti dell altra grande tentazione clerico-moderata, perché quando in Italia c è uno scontro fra il fondamentalismo laico e radicale ed il fondamentalismo clericomoderato, politicamente vince il fondamentalismo clerico-moderato. Allora io credo che noi dobbiamo continuare su questa strada che è la strada del tentativo della contaminazione delle culture democratiche della vita di questo Paese, del loro meticciato. Perché in questo modo io credo che c è anche la possibilità di prendere quel percorso faticoso che ci porta ad un affermazione della laicità come valore positivo nella politica. (testo ripreso al magnetofono) Rosy Bindi il cuneo della riserva profetica reti, le biotecnologie, l interculturalismo, che io preferisco chiamare processo di meticciato di civiltà. Se a questi segni si connette l evoluzione del rapporto tra nazioni e ordine mondiale, tra guerra e terrorismo, ci troviamo di fronte a un cambiamento radicale della democrazia e della società civile. Si tratta di attuare una pratica e di pensare ex novo una teoria della laicità. Dobbiamo impegnarci con pazienza a rivedere le cose». E più avanti: «Noi occidentali non possiamo continuare a pensare che la nostra visione della società civile e delle istituzioni statuali, la nostra idea di razionalità, valgano anche per le altre aree culturali, dalla islamica all induista-buddista. Asia, Africa, America Latina hanno altri parametri». crisi del rapporto laicità-modernità Dunque, anche la laicità, come la democrazia, non è un guadagno fatto una volta per tutte. Di più, siamo di fronte ad uno spiazzamento. È in crisi il rapporto della laicità con la modernità. Modernità e laicità sono cresciute insieme: non a caso gli Stati europei nascono per chiudere la tragedia delle guerre di religione. Non è più così. Dal momento che il clericalismo e il clericomoderatismo si sono fatti moderni. Il clericalismo, pensato come residuo storico e resto medievale, veste i panni della modernità: affronta il binomio sicurezza/istituzioni. Ricordo come dopo lo scoppio della guerra crudelissima nei Balcani le prime elezioni a Sarajevo facessero registrare una grande avanzata dei partiti religiosi. La gente della Bosnia-Erzegovina si era convertita in massa? Niente affatto. La gente cercava e trovava nella religione identità e rassicurazione, legami protettivi. Non la religione di Abramo, di Mosè e di Gesù. Probabilmente neppure quella di Maometto. Piuttosto la religione di Durkheim, interessante per la sua capacità di ricreare tessuto sociale connettivo. Torniamo in Italia. Cosa c è di più moderno dell «otto per mille?» Funziona meglio e con più trasparenza del metodo di tassazione tedesca legato all appartenenza confessionale e al certificato di battesimo. Il cardinal Nicora ha prodotto un modello di modernità. La stessa chiesa ruiniana, uscita vincitrice dal referendum sulla procreazione medicalmente assistita, non sogna riedizioni impossibili di partiti cattolici. Si comporta (e conta assai di più) da lobby trasparente (a differenza del lobbismo tradizionale che frequenta i corridoi di Montecitorio e Palazzo Chigi) difendendo e promuovendo valori e interessi. Una moderna concentrazione nella istituzione, così come il lungo pontificato di papa Wojtyla, ricco di carisma e di visione, aveva prodotto una inedita ed efficace concentrazione nell immagine. Orbene, il credente sa che l istituzione è giudicata dal suo Fondatore e dal Vangelo. Sa che il cuneo da introdurre tra modernità e laicità è quello della riserva profetica. Del resto anche i non addetti ai lavori teologici non possono ignorare la figura di don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, autore di Lettera a una professoressa. Non proprio evidenti i caratteri della modernità nel vestire e in certi atteggiamenti di don Milani. Indomabile il fuoco profetico che lo animava: dal rapporto con la scuola alla polemica con i cappellani militari. Può essere che abbia ragione Giorgio Campanini quando reclama un forum dei laici cattolici. Come aveva ragione don Giuseppe De Luca a ricordare che in Italia di cattolici ce n è sempre almeno 12 specie, come le tribù d Israele... Restano comunque i punti di confronto utilmente posti dall intervista del Patriarca di Venezia. Il problema del limite, di un termine dal quale partire. Esso è ancora una volta rappresentato dalla Caduta del Muro di Berlino nel Dinanzi alle macerie del Muro Giovanni Paolo II disse a Gniezno: «È crollato il più grande esperimento di ingegneria umana che la storia ricordi». Sembra Orwell e invece è il Papa. ai tempi della Dc In Italia di fronte ai tentativi di riattizzare la questione romana vi è il termine rappresentato dalla difficile e tardiva gestazione dello Stato unitario e poi quello che fa riferimento al mezzo secolo della Democrazia Cristiana. Dove l esaurimento della Dc sta al culmine di una storia ed è l epilogo di una grande esperienza di laicato cattolico, nell approccio al mondo come nelle pratiche socio-politiche. Ma non solo la Dc si sentiva interpellata dall interlocutore ecclesiastico: diciamo pure che la consapevolezza del peso della tradizione cattolica in Italia faceva sì che ogni grande cultura politica si misurasse con essa. Valeva per i liberali, il cui principio di «libera Chiesa in libero Stato» era comunque il portato di una logica che superava lo stesso giurisdizionalismo settecentesco. Ma valeva soprattutto per la sinistra, in particolare per quella comunista che, nella logica togliattiana del «partito nuovo e nazionale», aveva l ambizione di uscire dalla logica settaria del terzinternazionalismo e di porsi come sintesi di tutte le tradizioni progressiste, dall idealismo liberale filtrato da Gramsci fino al cattolicesimo, sia nella versione tradizionale di Franco Rodano sia in quella più problematica dei cattolici cresciuti nell ambito conciliare come La Valle, Pratesi e Masina. Si badi bene, elaborare in termini strategici il rapporto con la Chiesa cattolica non significava semplicemente fare diplomazia o dire sempre di sì o di no: era il tentativo di una più ampia comprensione delle istanze di un mondo ecclesiale che (lo comprese Berlinguer meglio di Togliatti, come dimostra il suo carteggio con mons. Bettazzi) non si riduceva alla dimensione gerarchica ma constava di presenze associative significative che erano esse stesse un in- 33

18 INSERTO ri-comprendere la laicità 34 terlocutore sul piano dell azione storica prima che sui principi. In questo senso, sarebbero state allora incomprensibili reazioni come quelle viste negli ultimi anni in cui, in una visione completamente laicizzata e deproblematizzata, la questione dei «principi» e dei «valori» viene ridotta a merce di scambio elettorale, e la valutazione dell interesse politico di breve momento paralizza la visione di prospettiva e anche il legittimo compito di sintesi «laica» delle diverse istanze che sarebbe il vero compito delle culture politiche, se ne esistesse almeno una. uscita dalla cristianità Ma d altro canto ciò non sarebbe possibile se in campo cattolico non permanesse un irresolutezza di fondo circa le modalità per uscire dalla lunga agonia della cristianità. Il regime di cristianità aveva implicato l esistenza di una società organica in cui l appartenenza cristiana era stata lo sfondo e l ispirazione necessaria della vita della persona umana dall inizio alla fine. Ovviamente non erano mancate neppure in quella fase errori, omissioni, violenze, negazioni dirette del significato del messaggio evangelico, ma l humus sociale ne era rimasto pregno, e la reazione più tipica da parte dell intellettualità cattolica di fronte alla cesura rappresentata dalla Rivoluzione francese (che significava ben più del tentativo degli eretici e degli scismatici di costruire un «altra» forma della cristianità, ma addirittura di costruire una società in cui la Ragione e non Dio fosse il fondamento) non era tanto quella di rimpiangere un «ancien Régime» che si era rivelato esso stesso corrotto, ma addirittura quella di una restaurazione della società medievale, della quale il corporativismo, che tanta parte ebbe nella prima fase del pensiero sociale cattolico, era stato il più visibile fondamento nella vita economica. Furono pochi, in campo cattolico, a prendere atto dell ampiezza di questa crisi, e fra di essi vi fu Emmanuel Mounier, per il quale, all indomani dell ultimo conflitto mondiale, era evidente la non reversibilità del processo di superamento delle forme tradizionali di cristianità; d altro canto una figura centrale nella vita del cattolicesimo francese come l arcivescovo di Parigi il cardinale Emmanuel Suhard non aveva avuto paura di tematizzare, in una famosa lettera pastorale per la Quaresima 1947, se ci si trovasse di fronte al declino della Chiesa o se non ci si trovasse di fronte alla opportunità di un nuovo slancio. Mounier consentiva con questa impostazione, e per lui era chiaro che tale opportunità poteva essere perseguita solo a condizione che si avesse il coraggio di guardare la realtà sociale e culturale per quello che era, senza alimentare nostalgie tanto più dannose in quanto rischiavano di schiacciare la comunità ecclesiale a difesa di interessi contingenti. Annotava Mounier: «Molti cristiani dicono: «Noi abbiamo una dottrina di salvezza, non c è che da incarnarla nel mondo così com è». Questa logica dell incarnazione copre sempre più frequentemente un inganno che ci conviene rifiutare una volta per tutte ( ). In ambito politico, sociale, economico, ecc. un elementare onestà morale ed intellettuale vuole che invece di dogmatizzare, di dedurre frettolosamente qualunque conclusione da qualunque premessa, il cristiano rivada a scuola ( ) Egli oggi avrà ben più spesso da assumere (correggendo, senza dubbio) che non da incarnare». luoghi di confronto aperto e plurale ripensare Dio a laicità di cui si parla qui non è la laicità onde si è laici nella Chiesa, Raniero La Valle Lche è il luogo dove essa massimamente manca (senza una riforma della Chiesa non può esserci laicità, se non come sofferenza e come cimento), ma la laicità in rapporto alla società tutta intera. E anzitutto bisogna fare un elogio della laicità. La laicità è un concetto molto fecondo. Ha permesso lo sviluppo della scienza e dello Stato moderno. È alla base della nostra Costituzione, nonostante i Patti Lateranensi invocati nell art. 7. È stata rivendicata come «sana» da Benedetto XVI al Quirinale, al seguito di una lunga tradizione che va da Pio XII (Discorso alla colonia delle Marche a Roma, 23 marzo 1958) a Giovanni Paolo II che, scrivendo ai vescovi di Francia l 11 febbraio 2005 nel centenario della legge francese di separazione tra le Chiese e lo Stato, l aveva inclusa nella dottrina sociale della Chiesa. È Dunque il cristiano deve ritrarsi dal mondo? No, senz altro: piuttosto egli ha un compito più complesso, ed insieme semplice, quello di portare al mondo il Vangelo e nient altro che questo, prendendo atto dell estinzione del modello storico della cristianità e sostituendo alla logica delle moltitudini quella dei piccoli gruppi, dei foyers (in italiano si tradurrebbe «focolai», ma l espressione ha un senso più ampio, perché implica sia un luogo in cui ci si ritrova ma anche uno da cui si riparte) che potessero essere dei luoghi di semina del Vangelo in cui i credenti, nell attuare la loro vita di fede e di Chiesa, possano esercitare un influsso benefico sulla vita sociale seguendo l esempio dei monaci benedettini nei secoli bui (e credo che una riflessione di questo tipo non sia assente dal pensiero di colui che recentemente ha assunto per sé il nome di Benedetto). È una via possibile, indubbiamente, come pure è possibile un altra uscita dalla cristianità che indichi l accettazione della logica mondana come calcolo degli interessi e dell influenza intesa in senso politico, magari mettendo l accento sulla dimensione «culturale» piuttosto che su quella spirituale. Una scelta, indubbiamente, che potrebbe pagare sul breve periodo, ma sarebbe alla lunga perdente in una società di uomini incerti, delusi dalle promesse mancate della secolarizzazione e per questo alla ricerca, per usare le parole di San Paolo, di un solido cibo spirituale e non di un altro placebo. Vi è secondariamente un problema ineludibile di metodo. Anche qui Scola non è reticente: «Sono convinto che esista la verità, ma non la voglio imporre: la voglio rischiare attraverso la testimonianza. Non posso rinunciare a mettere in campo la mia idea nel gioco democratico. Lo impoverirei». E, come conclusione: «Ma se io non impongo assoluti, tu non mettere in campo assoluti come il «vietato vietare». Io dico la mia idea, tu la tua, il popolo giudichi qual è la migliore e lo Stato laico la assuma. La democrazia mi pare funzioni così». Ma per funzionare questa democrazia ha bisogno di luoghi d incontro e di confronto. Esigenza che ci rimanda all ormai famoso colloquio tra Habermas, il filosofo erede dei Francofortesi, e l allora cardinale Ratzinger. Per Habermas la religione si esercita come critica opportuna delle patologie sociali della modernità. Ratzinger apprezza la formula habermasiana dell apprendimento reciproco fra fede e ragione e definisce «strumento inefficace» il diritto naturale come ponte fra fede e ragione perché superato dalla teoria evoluzionistica accettata dalla Chiesa. Quanto alla proposta è segnata da una profonda analogia: perché Habermas propone «luoghi di virtù» e Ratzinger parla di «piccole comunità creative». Il percorso è tracciato e indica un processo. Indica in particolare l esigenza di luoghi di confronto aperti e plurali e di un consenso etico tra le culture. Perché se il recinto dei temi sociali è rimasto invariato negli ultimi cinquant anni, il perimetro dei temi eticamente sensibili è in via di costante e rapidissima espansione. Sollecita drammaticamente il legislatore in Italia come in Europa. E non consentirà di rispondere all infinito fidando nella libertà delle singole coscienze. Le culture sono dunque chiamate a misurare distanze e vicinanze. A provare convergenze. La laicità è il luogo di questo ineludibile processo. Giovanni Bianchi espressa nella formula parallela della Costituzione («Lo Stato e la Chiesa cattolica sono ciascuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani») e nel documento conciliare «Gaudium et Spes» al n. 76 («La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l una dall altra nel proprio campo»). Dalla laicità non si può tornare indietro. Tuttavia oggi è diventato un concetto monco; essa è gestita e concepita in un modo che la rende impraticabile ed appare come una forzatura inaccettabile quando è intesa non solo come separazione tra istituzioni, ma come separazione e reciproca indifferenza tra ragione pubblica e religione, sicché in tutto ciò che è pubblico la religione non deve entrare. una critica infondata Si possono fare degli esempi di questa crisi nel modo di intendere la laicità. 35

19 INSERTO ri-comprendere la laicità 36 Il primo esempio è la reazione suscitata dalla lettera dell 11 ottobre 2005 di papa Ratzinger a Marcello Pera, come presidente onorario della Fondazione «Magna Charta». Lasciamo stare la qualità dell interlocutore e l errore di rivolgersi a lui, nonostante sia noto come militante dello scontro di civiltà; quello che qui interessa è la ragione di merito dello scandalo suscitato dalle parole del Papa. Che cosa aveva scritto Benedetto XVI? Aveva scritto che i «diritti fondamentali rappresentano valori previi a qualsiasi giurisdizione statale. Questi diritti fondamentali non vengono creati dal legislatore, ma sono inscritti nella natura stessa della persona umana, e sono pertanto rinviabili ultimamente al Creatore». Ciò, secondo i critici del Papa, sarebbe contrario alla laicità, perché se i diritti fondamentali vengono da Dio, non ci sarebbe l autonomia e la laicità dello Stato. Questa critica è infondata. Il fatto che i diritti fondamentali siano innati, non derivabili da una concessione del potere, inalienabili e irrevocabili perfino da una maggioranza o addirittura da una unanimità parlamentare, è il cuore del costituzionalismo e ne rappresenta la più grande conquista. Lo Stato costituzionale è precisamente quello Stato dove i diritti fondamentali sono riconosciuti come precedenti a ogni ordinamento, per cui ad esempio devono essere rispettati e tutelati anche se i loro titolari sono immigrati clandestini, profughi e fuorusciti, sbattuti sulle coste di Lampedusa. Le Costituzioni moderne, e soprattutto le Costituzioni postbelliche, sono Costituzioni e non semplici leggi rafforzate, nella misura in cui al centro di tutto mettono i diritti fondamentali dell uomo, e li presidiano con adeguate garanzie. Essi, come dice il costituzionalista Enzo Cheli, vengono a configurarsi come «diritto naturale secolarizzato», ciò che richiama l antica categoria giuridica del diritto naturale inteso come sovraordinato al diritto positivo. Non a caso la Carta dell Onu, nel suo preambolo, parla di «fede nei diritti fondamentali dell uomo» che i popoli delle Nazioni Unite sono «decisi a riaffermare»; dunque sono diritti che esistono già, e che come tali sono oggetto di fede, insieme alla dignità e al valore della persona umana, e alla «eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole». Inoltre l art. 51 della Carta, che contiene l unica deroga alla proibizione generale dell uso della forza, riconosce «il diritto naturale di autotutela» per la difesa contro un aggressione, diritto il cui esercizio non ha evidentemente bisogno di essere legittimato dall aggressore o dall occupante. E la Dichiarazione universale dei diritti dell uomo del 1948 dice che i diritti dell uomo devono essere protetti non creati! da norme giuridiche, se non si vuole che «l uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione». nella coscienza il fondamento dei diritti In Italia una importantissima sentenza del dicembre 1991 della Corte Costituzionale, in tema di obiezione di coscienza, poneva nella coscienza il fondamento dei diritti; la Corte infatti affermava il primato della coscienza anche rispetto a doveri pubblici qualificati dalla Costituzione come inderogabili (servizio militare) basandosi sul fatto che la coscienza «costituisce la base spirituale-culturale e il fondamento di valore etico-giuridico» delle libertà fondamentali e dei diritti inviolabili dell uomo riconosciuti e garantiti dall art. 2; ragione per cui la coscienza «esige una tutela equivalente a quella accordata ai menzionati diritti, vale a dire una tutela proporzionata alla priorità assoluta e al carattere fondante ad essi riconosciuti nella scala dei valori espressa dalla Costituzione italiana». E se questi sono i diritti fondamentali per le Costituzioni, per le Corti Costituzionali, per la Carta dell Onu e la Dichiarazione universale, se questi diritti sono connaturati all uomo, che cos altro deve dire il Papa, che è un cristiano, ed anzi un vescovo, se non che questi diritti vengono da Dio? È contro la laicità per un credente dire che la coscienza è il luogo attraverso cui Dio si manifesta? Altrimenti, che crede a fare? D altra parte ciò non vuole affatto dire che se c è di mezzo Dio, l azione umana è misconosciuta e negata. Nella «Pacem in terris» Giovanni XXIII incrociò i due movimenti: da una parte, dalla storia, dall esperienza, c è la scoperta e la conquista umana dei diritti (i segni del tempo!); dall altra c è Dio stesso che vuole così, che vuole proprio quell ordine della libertà e dignità umana che con tanta fatica gli uomini riescono, quando ci riescono, a costruire. laicità nell Islam Un altro esempio lo traggo da un esperienza fatta nella nostra piccola scuola romana, «Vasti», dove da qualche anno stiamo cercando di capire che idea d uomo c è dietro le politiche e le dottrine sempre più catastrofiche della modernità. Abbiamo interrogato un musulmano, Adnane Mokrani, per capire qualcosa della giustizia nell Islam. Non è un musulmano integralista, non è un terrorista, non è un kamikaze, non è un nemico dell Occidente. Anzi è uno spirituale, di scuola sufi, tollerante e pacifico. E ci ha detto: la laicità è stata introdotta in modo sbagliato nell Islam; separazione di religione e Stato vuol dire che lo Stato è senza etica, perché per noi non esiste un etica senza religione. Inoltre noi pensiamo che Dio governa la nostra vita. Dunque la laicità viene rifiutata come una imposizione occidentale. invadenza temporalista C è una invadenza temporalista che la laicità non riesce ad arginare; non si è potuto evitare che la Chiesa italiana intervenisse addirittura dettando il comportamento dell astensione nel referendum sulla procreazione assistita, non si sa come fare per distogliere la medesima Chiesa dalla propensione a far uso del governo delle destre, così accreditandole, c è l effetto devastante del flusso di denaro che passa dal bilancio pubblico alla Chiesa, compreso lo sgravio dell Ici per le proprietà ecclesiastiche. Qui la laicità patisce tutta la sua debolezza politica. come se Dio non ci fosse C è un quarto esempio della crisi della laicità che si ricava da un volume di parte laica tutto dedicato alla laicità. Si tratta di un numero della rivista semestrale «Parole chiave», nuova serie di «Problemi del socialismo», fondata da Lelio Basso e di cui ora si occupa la Fondazione Basso. La parola chiave di questo volume (n. 33 giugno 2005) è appunto «laicità». In uno dei saggi della rivista, Massimo Rosati, docente di Storia del pensiero sociologico presso l Università di Salerno, autore di un Libro, «Solidarietà e sacro», spiega perché la laicità è andata in crisi. È andata in crisi perché è andato in crisi il compromesso che la modernità aveva fatto con la religione nel Seicento (il compromesso espresso nel celebre detto di Grozio: facciamo come se Dio non ci fosse). In che cosa consisteva quel compromesso? Rosati lo descrive come basato su «una divisione rigida tra pubblico e privato, sulla visione liberal-protestante della soggettività, sulla creazione di uno spazio pubblico secolarizzato, sulla prevalenza del giusto sul bene»; questo è il compromesso che nel Seicento pose fine alle guerre di religione in Europa tra cattolici e protestanti, e che in sostanza dice: espelliamo la religione, mettiamola tra parentesi, ovvero immunizziamo la società dalla religione, creiamo un terreno neutralizzato immunizzato, appunto in cui essa non è più oggetto di contesa politica e separiamo Stato e Chiese. crisi del compromesso Questo non funziona più. Da che cosa dipende? Questa immunizzazione dello spazio pubblico dalla religione era possibile, secondo Rosati e gli altri interlocutori della rivista che ne discutono le tesi, grazie a un lungo processo di protestantizzazione della religione, che aveva diverse implicazioni: 1) una «individualizzazione della religione, ossia il suo trasformarsi, da Agostino fino ai Riformatori, sempre più in una questione soggettiva di credenze interiormente vissute dal singolo credente, una questione in altri termini di coscienza»; 2) una «privatizzazione e neutralizzazione, avendo ridotto la religione a qualcosa che attiene essenzialmente all interiorità della vita individuale»; 3) la creazione di uno spazio pubblico di ragioni condivise da tutti che sarebbe poi lo spazio della laicità dove però le ragioni condivise sono quelle che residuano dopo che le ragioni religiose sono state circoscritte all individuo e isolate nel privato, cioè appunto dopo la immunizzazione, sterilizzazione e disconoscimento pubblico della religione; 4) sottratta allo spazio pubblico (non solo politico ma anche sociale) «la religione è costretta a scavare nell unica direzione di marcia rimasta, ossia nell interiorità». Il che avrebbe portato anche a una progressiva deritualizzazione della religione moderna, perché il rito finisce per non corrispondere più ad alcuna dimensione della vita reale, e quindi si ridurrebbe a pratica filistea, priva di alcun valore proprio, e la religiosità si riduce così sempre più a esperienza soggettiva (eventualmente mistica), senza valore pratico, performativo e pubblico, e magari finisce in un bricolage religioso, col diffondersi di un «credere senza appartenere». la contestazione dei cattolici Nell analisi di Rosati tutto questo si troverebbe iscritto in un processo di protestantizzazione; e come tale starebbe stretto ai cattolici. Come osserva un altro interlocutore della rivista, Alessandro Ferrara, do- 37

20 INSERTO ri-comprendere la laicità 38 cente di Filosofia politica a Roma Tor Vergata, cattolici e protestanti, che nel 600 si sarebbero accordati su questo compromesso laico, «hanno due antropologie notevolmente diverse dell individuo. L antropologia protestante è un antropologia dell interiorità», e perciò per i protestanti «la soluzione funziona un po meglio che per l altra parte»; i cattolici; la cui antropologia «ha una matrice storica e culturale in cui la dimensione istituzionale, pubblica, se si vuole rituale, è fondamentale». Dunque intesa così, la camicia della laicità ai cattolici sta troppo stretta. Infatti oggi i cattolici contestano questa laicità, che sarebbe quella non «sana»; e tutti gli sforzi di papa Benedetto, prima da cardinale, nei suoi dialoghi con la cultura moderna, e ora, da papa, nel suo magistero, sono diretti a recuperare la risorsa della fede per la vita congiunta degli uomini, per il mondo, una fede non neutralizzata; ma questa valenza generale, pubblica, questo proporsi come risorsa per il mondo, appartiene allo statuto stesso del cristianesimo, come di ogni altra religione che comprenda se stessa come religione di salvezza. Una laicità che rifiuti questo non può funzionare. Quindi la critica alla laicità così intesa non è solo dei fondamentalisti, ma è in qualche modo di tutti i cristiani per dir così non privatizzati, ivi comprese le Chiese riformate, ed è dell Islam, come dell ebraismo, che addirittura si è fatto Stato ebraico, ed è di altre religioni dell umanità. Questa è la ragione per cui la laicità, così descritta, come dogma della modernità, oggi è in crisi; una crisi che va ben al di là delle piccole controversie di bottega sul finanziamento delle scuole confessionali o della sorte dell Ici per le istituzioni ecclesiastiche. riaprire la questione di Dio D altra parte di fronte ai fondamentalismi, agli integralismi, alla richiesta degli atei devoti di una religione civile, di fronte al Dio della guerra perpetua di Bush o al Dio della guerra santa islamica di Bin Laden, di fronte al muro in Palestina e alla rivendicazione del possesso esclusivo della terra promessa da parte degli ebrei ortodossi, come si è visto con i coloni di Gaza, la laicità è più che mai necessaria; in tempi di guerre di religione Dio non appare più come colui che ci salva, ma come colui che ci può perdere, per cui chi si professa laico si propone come l unica speranza rimasta al dialogo e alla pace, alla tolleranza e alla ragione, come pretende Eugenio Scalfari quando dice: «Perché non possiamo non dirci laici» (in «Dibattito sul laicismo», La biblioteca di repubblica, Roma 2005). Ma allora, se il problema è di mettersi al riparo non dalle Chiese ma da Dio, non basta la laicità, ci vuole l ateismo; di fronte a un Dio tanto pericoloso da dover essere neutralizzato, non basta più il compromesso di rinchiuderlo nel privato; la soluzione più coerente, a cui la modernità non può non arrivare, è l ateismo. Il vero problema che sta dietro alla attuale crisi della laicità, non è quello della distinzione tra spazio pubblico e spazio privato, ma è quello dell esserci o non esserci di Dio. Dunque io credo che «ripensare la laicità» vuol dire riaprire la questione di Dio, vuol dire «ripensare Dio». La discussione sulla laicità che si dimentichi del suo vero oggetto, non è una vera discussione, è una discussione falsata; non si può dire: a noi non importa niente di Dio, a noi basta immunizzarci dalle religioni e dalle Chiese. Aveva più coraggio Grozio quando non diceva: facciamo come se le Chiese non ci fossero, ma diceva: facciamo come se Dio non ci fosse. Se Dio non c è non ci sono nemmeno le Chiese, perché le Chiese senza Dio sono un mostro. La società laica, moderna di oggi dice: tagliamo i ponti con le Chiese (salvo a trasmetterne in Tv i riti filistei); ma la vera sostanza è quella di tagliare i ponti con Dio; perciò la soluzione più coerente non è la laicità ma è l ateismo; e infatti questa è la verità interna di questa società. la Chiesa ridotta a legge Allora dobbiamo ancora tornare al punto di partenza, dobbiamo capire meglio la storia da cui veniamo, dobbiamo rivisitare la genesi della soluzione laica della modernità, di questo compromesso laico della religione come affare privato. Non credo che esso possa essere messo tutto sul conto della protestantizzazione, della riduzione protestante della religione all interiorità e alla coscienza. Tra l altro, si tratta di una lettura riduttiva e banalizzante della stessa dottrina dei riformatori. Alla svolta secolarizzatrice del 600 si arrivò in effetti attraverso un processo che riguarda tutta la Chiesa e soprattutto la Chiesa d Occidente ancora indivisa, prima della rottura protestante. Bisogna leggere il libro di Paolo Prodi, «Una storia della giustizia» (Il Mulino, Bologna, 2000), per vedere come a partire dalla «rivoluzione papale» dell XI secolo, con la riforma di Gregorio VII, la Chiesa avesse incorporato Dio in se stessa, ponendosi essa stessa al posto di Dio, cancellando la polarità, il dualismo, la infinita differenza qualitativa tra il divino e l umano; e ciò ha fatto soprattutto proponendosi come l interprete e l esecutrice della giustizia divina sulla terra; la giustizia non era più una funzione della misericordia di Dio, non era più giustificazione, ma diventava la giustizia della Chiesa che pretendeva essere anche giustizia per il mondo. La Chiesa si trasformava in una grande giurisdizione. I canoni della giustizia umana e della giustizia divina erano salutarmente discordanti? Ed ecco nel 1140 il decreto di Graziano con la «concordanza dei discordanti canoni»; ecco la traduzione della giustizia divina nei moduli della giustizia retributiva, la sua riduzione nei termini dell «unicuique suum», a ciascuno il suo, di Ulpiano, ecco la rivendicazione del potere di coazione anche materiale della Chiesa sino alla condanna a morte e alla guerra, che Anselmo da Lucca nell XI secolo, sulla scia di Gregorio VII, esplicitamente riconduceva senza soluzioni di continuità alla legge di Mosè; ecco la deriva che condurrà fino all Inquisizione e alla tortura. In questa riduzione del divino all umano il peccato diventa il fondamento del sistema. Se la Chiesa è ridotta alla legge, senza trasgressione non c è Chiesa. L etica viene positivizzata e processualizzata, acquistano crescente importanza i «Libri penitenziali», nei quali i peccati vengono, per così, dire, tariffati. Nel XII secolo la penitenza diventa un sacramento, nasce il Purgatorio, le cui pene possono essere anticipate in vita; e Bernardo da Chiaravalle spiega a Eugenio III che il potere della Chiesa non sta nei possessi terreni, ma sta in criminibus, cioè nella gestione dei delitti e delle pene, della punizione e del perdono. Tutto veniva così giuridicizzato; anche la coscienza (il luogo per eccellenza di Dio) veniva trasformata in tribunale, «naturale iudicatorium». La centralità del peccato generava un antropologia pessimistica: anche la servitù, non che essere imputata all ingiustizia dei rapporti sociali, era fatta derivare dal peccato, e perciò irrimediabile; e anche il potere temporale della Chiesa sui principi terreni sarà rivendicato «ratione peccati», in ragione del peccato; niente peccato, niente potere. Il tutto culminerà nel tentativo di Innocenzo III nel IV Concilio lateranense (1215) di stabilire un generale controllo sulle coscienze, attraverso l obbligo della confessione «proprio sacerdoti», al proprio sacerdote, inteso come giudice naturale; tentativo destinato peraltro a fallire. ritrovare il Dio espulso Nei riguardi di questo Dio risuonerà nel 900 la protesta di Bonhoeffer dal carcere di Tegel: Dio non approfitta dei nostri peccati ma sta al centro della nostra vita; non corrisponde a questo Dio, secondo Bonhoeffer, «l atteggiamento che chiamiamo clericale, quel fiutare-la-pista-dei-peccatiumani, per poter prendere in castagna l umanità» («Resistenza e resa», Bompiani, Milano, 1969, p. 259). Ed è per difendersi da questo Dio insopportabile che la modernità lo metterà tra parentesi, tenendo la Chiesa fuori da sé. Si era creato un dualismo tra la società e la Chiesa, tra potere ecclesiastico e potere civile (dualismo che giustamente Paolo Prodi considera determinante per la nascita dell Occidente) ma si era perso il dualismo tra il divino e l umano, la Chiesa aveva smesso di annunciare l altro da Sé, come aveva fatto Gesù annunciando il Padre e il suo regno, e annunciava se stessa. È quel Dio espulso, perché reso irriconoscibile, che oggi va ritrovato. Ritrovare Dio vuol dire ritrovare il Dio della differenza, il Dio della pace, della misericordia, della gratuità, della grazia, il Dio della unità e mai più della separazione e dell elezione esclusiva: sarebbe questo un Dio non utilizzabile né dall etica del capitalismo, né dalle teorie politiche della sovranità, né dalla trascendenza della Mano Invisibile del Mercato, né dai mafiosi che si fanno giustizia da sé senza farsi mancare i conforti religiosi, né da Bush, né dalle nuove guerre di religione, né dalle Chiese invidiose o gelose della libertà dei fedeli. Sarebbe questa la vera fondazione della laicità. Certo non si tratta di fare un nuovo «identikit» di Dio, presentarlo come il Dio di Gesù Cristo, e imporlo a tutti come l unico vero. È un Dio che va cercato nel pluralismo delle culture e delle fedi, un Dio plurale, che in modi diversi sta nel cuore anche delle altre tradizioni, che sono tutte chiamate a un nuovo discernimento e ad una conversione; questo è il problema ecumenico e interreligioso per eccellenza, è il problema del dialogo ebraico-cristiano, ed è il problema della nostra Chiesa, che sempre di nuovo deve ascoltare il Figlio che lo rivela e lo Spirito che a Lui conduce. Infatti anche il tempo dei profeti è concluso, ma resta l ultima profezia, quella del Padre che dice: «questo è il mio Figlio prediletto, ascoltatelo». Raniero La Valle 39

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