Via Archirafi 31, Palermo Missione Speranza e Carità. settimanale diretto da luigi amicone anno 19 numero luglio ,00

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1 settimanale diretto da luigi amicone anno 19 numero luglio ,00 Poste italiane spa - spedizione in a. p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1, NE/VR Via Archirafi 31, Palermo Missione Speranza e Carità Viaggio in una periferia esistenziale dove tra industria di mafia e antimafia resiste, dura e attecchisce una umanità nuova, la prova che «se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita»

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3 EDitoRiali Mica pettiniamo le bambole/1 Veronesi vaticina la fine del maschio e l avvento dell era postspermatozoica Pare che gli uomini oltre ai capelli perdano pure gli spermatozoi. Non è calvizie delle gonadi. È logorio della vita moderna. E non c è Cynar che tenga. Sembra una barzelletta di Woody Allen. E invece è Umberto Veronesi. Il quale ha spiegato dalle colonne del Corrierone, avvalendosi di un non meglio identificato «recente studio francese», che la differenziazione sessuale è destinata a sparire. Vabbè, hanno anche scritto che nei francesi la recessione ha causato un «drammatico calo del desiderio». Però noi siamo italiani. Ma il noto professore molto amato dalle donne e dalle donne molto ricambiato, allo scoccare dei suoi splendidi cent anni insiste: l uomo sta definitivamente perdendo i pantaloni. Mentre l ex sesso debole non è più neanche un sesso, bensì un genere. E pure aggressivo. Chi ha gli zebedei se li conservi. Il meteo dello scienziato prevede un ribaltone darwiniano. Il messaggio che arriva dall organo che stimola la produzione ormonale (ipofisi), all uomo farà perdere lo sperma, alla donna farà crescere il pelo sullo stomaco. Tutte considerazioni che naturalmente servono alla propaganda gay e a tutto ciò che da essa discende (matrimoni, industria dei bimbi in provetta, commercio di semi e ovuli, adozioni e famiglie omoparentali). Non avendo argomenti razionali e promuovendo diritti irrazionali, la lobby gay, come un po omofobicamente la chiama L Espresso, organizza la pseudoscienza. Il che sarebbe comico se non fosse imposizione di leggi liberticide (come quella sull omofobia) e dell ideologia del gender. E adesso, via dagli asili le bambole sessuate e ordine ai maschi di fare pipì seduti sulla tazza del water. mica pettiniamo le bambole/2 Gamberale fa l epica della fatina-squillo e della prostituzione giusta e meritoria Sapevate che esiste una forma giusta e perciò meritoria di prostituzione? Noi no. L abbiamo scoperto alla Rai. Purtroppo anche noi abbiamo i nostri bei difetti. Per esempio, non abbiamo letto un solo rigo dei libri di Chiara Gamberale. Ultimamente però, vedendola citata un po qua e un po là, abbiamo capito che dev essere una brava scrittrice. Perché? Perché piace alla gente che piace. Il caso vuole che ci imbattiamo in lei per tramite l approfondimento del Tg2 di prima serata. Che sabato scorso ci ha somministrato una bella pagina di un suo romanzo. Lettura che è stata magnificamente recitata da una graziosa fanciulla. Ci ha raccontato la storia di un giovane paralizzato in tutto. Tranne lì. Poi un bell aneddoto. Acme della narrazione? Il delicato e generoso intervento di una lei biondina. Occhi fiabeschi. Sorriso dolcissimo. Insomma, una fatinasquillo a domicilio. Purtroppo, lamenta la romanziera, in Italia non è ancora normata la professione di queste fanciulle che assistono gli ammalati sessualmente a casa loro. Come d altra parte in Italia non esistono ancora quelle belle figure tipo l assistente di eutanasia, il prete celebrante il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le piccole venditrici di ovuli o i grandi mecenati donatori di spermatozoi. Ma cosa volete, noi italiani siamo puzzoni e retrogradi. Mentre nei paesi del Nord, come l Olanda e la Germania, si sa che in GERmania E olanda È pacifico CHE, come C è L ASSIStente Sociale, la legge PREVEDa anche L ASSIStente SESSUale CHI HA Gli ZebeDei li conservi. È PREVISto UN Ribaltone DARWiniano: L Uomo perderà I pantaloni E L EX SESSO Debole SARà considerato UN GeneRE è passata la rivoluzione protestante e quindi è pacifico che, così come c è l assistente sociale, la legge preveda l assistente sessuale. D accordo. Ma chi glielo dice adesso a Emilio Fede, che per fare il pioniere della rivoluzione protestante in Italia si è beccato sette anni di carcere? FOGLIETTO Ddl omofobia. Riuniamo le forze, tutti devono conoscere quali sono i pericoli in gioco Fare in fretta: è la parola d ordine per inserire nell ordinamento italiano le norme liberticide che vengono presentate come di contrasto alle discriminazioni omofobe. Com è ormai evidente, queste disposizioni se approvate impediranno non già violenze, minacce o ingiurie nei confronti delle persone omosessuali: per queste gli articoli del codice penale ci sono già e sono più che sufficienti. Precluderanno qualsiasi ragionamento pubblico, forse anche privato, e qualsiasi insegnamento, nei seminari, nei corsi prematrimoniali e in università sul fatto che la sessualità non è una scelta, che è un dato di natura, e che taluni disagi personali ed esistenziali, meritevoli di delicatezza e di umana comprensione, possono essere affrontati con strumenti adeguati, mentre non giova esaltarli ed enfatizzarli come espressione del gender. Dopo una lunga iniziale distrazione, che ha portato alle soglie dell aula della Camera la proposta di legge unificata Scalfarotto-Brunetta- Fiano (dai nomi dei primi firmatari delle proposte originarie), oggi più d un parlamentare coglie il rischio all orizzonte: è messo in discussione il rispetto di diritti fondamentali, da quello di manifestare un opinione a quello della ricerca scientifica. Il quadro vede pochissimi deputati impegnati nella missione di spiegare con interventi ed emendamenti i torti che deriverebbero dalle nuove norme; altri hanno proposto una moratoria sui temi eticamente sensibili, per non aggiungere divisioni a quelle già esistenti. Il tutto con scarso esito, se la risposta è stata proseguire nell accelerazione. È il momento di riunire le forze: poiché i numeri in Parlamento paiono ostili in modo schiacciante, non può esservi remora a spiegare fino in fondo la posta in gioco. Domani, dentro e fuori il palazzo, nessuno potrà dire: è avvenuto a mia insaputa. A alfredo Mantovano 31 luglio

4 settimanale diretto da luigi amicone anno 19 numero luglio ,00 SOMMARIO 06 PRIMALINEA A PALERMO NELLA MISSIONE SPERANZA E CARITÀ CASADEI NUMERO 30 Poste italiane spa - spedizione in a. p. d.l. 353/03 (conv. l. 46/04) art. 1 comma 1, ne/vr Via archirafi 31, Palermo missione Speranza e carità Viaggio in una periferia esistenziale dove tra industria di mafia e antimafia resiste, dura e attecchisce una umanità nuova, la prova che «se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita» Viaggio in una periferia esistenziale dove resiste e attecchisce una umanità nuova. La prova che «se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita». La missione di Biagio Conte LA SETTIMANA 14 INTERNI LE DIVINITÀ DEL TERZO MILLENNIO CRIPPA 24 ESTERI IL CHESTERTONIANO KANU IN SIERRA LEONE Foglietto Alfredo Mantovano...3 Solo per i vostri occhi Lodovico Festa...13 Economia e comunità Giulio Sapelli...21 Le nuove lettere di Berlicche...35 Presa d aria Paolo Togni...40 Mamma Oca Annalena Valenti...41 Post Apocalypto Aldo Trento...44 Sport über alles Fred Perri...46 Cartolina dal Paradiso Pippo Corigliano...47 Terra di nessuno Marina Corradi...50 RUBRICHE 28 CULTURA LEONARDO L INGEGNERE MOJANA 36 L ITALIA CHE LAVORA IL DECENNIO DI SKY Stili di vita...41 Motorpedia...42 Lettere al direttore...46 Taz&Bao...48 Foto: Fotogramma, Ansa, Getty Images Reg. del Trib. di Milano n. 332 dell 11/6/1994 settimanale di cronaca, giudizio, libera circolazione di idee Anno 30 N. 30 dal 25 al 31 luglio 2013 DIRETTORE RESPONSABILE: LUIGI AMICONE REDAZIONE: Laura Borselli, Rodolfo Casadei (inviato speciale), Caterina Giojelli, Daniele Guarneri, Pietro Piccinini IN COPERTINA: Fratel Biagio Conte PROGETTO GRAFICO: Enrico Bagnoli, Francesco Camagna UFFICIO GRAFICO: Matteo Cattaneo (Art Director), Davide Viganò FOTOLITO E STAMPA: Roto2000 S.p.A., Via L. da Vinci, 18/20, Casarile (MI) DISTRIBUZIONE a cura della Press Di Srl GESTIONE ABBONAMENTI: Tempi, Corso Sempione Milano, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 tel. 02/ , fax 02/ EDITORE: Tempi Società Cooperativa, Corso Sempione 4, Milano La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 SEDE REDAZIONE: Corso Sempione 4, Milano, tel. 02/ , fax 02/ , CONCESSIONARIA PER LA PUBBLICITà: Editoriale Tempi Duri Srl tel. 02/ , fax 02/ GARANZIA DI RISERVATEZZA PER GLI ABBONATI: L Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Tempi Società Cooperativa, Corso Sempione, Milano. Le informazioni custodite nell archivio elettronico di Tempi Società Cooperativa verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata e gli allegati, anche pubblicitari, di interesse pubblico (D.LEG. 196/2003 tutela dati personali).

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6 In missione con fr 6 31 luglio 2013

7 Un uomo. E un luogo dove i miracoli sono possibili. Quello che sembrava un caso da ospedale psichiatrico è diventato origine di uno dei segni più evidenti dell amore cristiano per i poveri DA PALERMO RODOLFO CASADEI COPERTINA atel Biagio Conte 31 luglio

8 Nelle opere di fratel Biagio Conte ci sono laboratori per elettricisti, falegnami, fabbri, ceramisti, sarti, mugnai e panettieri dove gli stranieri imparano un mestiere o riprendono in mano quello che già sapevano fare Se una parola, un fatto, un incontro vi ha lasciato il presentimento che valga la pena accostarsi alla povertà come mistero e non come problema, come benefico scandalo e scandalosa risorsa nello stesso tempo e non come disgrazia che riguarda altri e di cui deve occuparsi lo Stato, venite a Palermo. Non perché il rapporto dell Istat diffuso settimana scorsa assegna alla Sicilia il primato della povertà relativa in Italia (col 29,6 per cento delle famiglie in tale condizione) e una posizione molto alta nella classifica della povertà assoluta con 180 mila nuclei familiari che non sono in grado di accedere al paniere dei beni di prima necessità. Numeri buoni solo per alimentare l angoscia, il senso di impotenza, la speculazione politica. Ma venite a Palermo perché qui troverete la Missione di Speranza e Carità di via Archirafi che ospita 300 esseri umani di sesso maschile strappati alla vita di strada; la Cittadella del Povero e della Speranza in via Decollati che dal 2002 alloggia, nutre e prepara all avventura dell integrazione 650 stranieri arrivati da Lampedusa e da altre vie di fuga; l ex convento di santa Caterina in via Garibaldi che permette di vivere con dignità e senza paura a 120 donne sole di ogni età e mamme single col loro bambino; e ogni sera la Missione notturna, un camper che al calar delle ombre esce dal cancello principale di via Archirafi col suo carico di 6-7 volontari muniti di thermos con latte e tè caldi, medicine, sacchetti con panini e scatolette, coperte e vestiti e segue un percorso dettato da una strana geografia: quella dei ripari che i senzatetto si sono scelti in giro per la città, un muro e qualche cartone che segnano i confini della loro deri- va solitaria. Li trovate in via Crispi, dall altra parte dei moli delle barche a vela, lungo la centralissima via Vittorio Emanuele, ce n è persino uno annidato dietro l Albero Falcone, la magnolia ricoperta di messaggi e biglietti all ingresso di quella che fu la casa del giudice ucciso dalla mafia. Queste opere e la loro gente, volontari (circa 300 quelli che si alternano nella Missione notturna, 400 quelli che ruotano nei tre centri di accoglienza della Missione di Speranza e Carità) e fratelli della strada e del disagio non chiamateli barboni davanti a fratel Biagio, l uomo da cui ha preso le mosse tutto questo, perché si arrabbierebbe sono la traduzione carnale di ciò che papa Francesco disse il 18 maggio scorso in piazza san Pietro ai movimenti ecclesiali a proposito della povertà e delle periferie esistenziali. Ricordate? «Quando io andavo a con luglio 2013

9 COPERTINA PRIMALINEA FIGLIO DI UN IMPRENDITORE, BIAGIO CONOSCEVA LA BELLA VITA. MA IL 5 MAGGIO 1990 DICE ADDIO AI GENITORI. VAGherà PER MESI in SICILIA, CALABRIA, FINO ad ASSISI Nelle pagine precedenti Fotogramma Vicino a Vincenzo-la-mia-gioa Si incomincerebbero a capire storie come quella di Vincenzo-la-mia-gioia, una periferia esistenziale in carne e ossa. Più ossa che carne da quando l Aids si era manifestato nel corpo di questo omosessuale tossicodipendente, ospite fisso da qualche anno di un cantuccio delle poste centrali di Palermo. La sua barba lunghissima e finissima pareva quella di un sikh o di un santone indù, mai tagliata; il cumulo dei capelli svettava come quello di Marge Simpson, ricoperto da un apposita protezione di stoffa. Non si liberava mai di un cappottone fumo di Londra lungo fino ai piedi. «Lo avevamo soprannominato così spiega Ottavio, il responsabile coordinatore dei volontari della Missione notturna perché quando ci vedeva arrivare apostrofava tutti, ma soprattutto le ragazze del gruppo, con le parole: sei la mia gioia!, pronunciate abbandonandosi ad accentuate movenze femminee». Accarezzava le pettinature e vagliava la fattura delle gonne accompagnando il tutto con esclamazioni imbarazzanti. Si era sempre rifiutato di abbandonare la strada per una sistemazione in via Archirafi. Quando si era manifestata la malattia, aveva respinto i ricoveri ospedalieri mentre la famiglia aveva continuato a ignorarlo, ancora esasperata per tutte le volte che si era presentato con una siringa insanguinata a chiedere soldi e aiuti vari. Scene penose di squadre di sanitari e agenti delle forze dell ordine che si avvicinavano per evacuarlo e venivano respinti con grandi strepiti si erano ripetute innumerevoli volte. Approssimandosi i suoi ultimi giorni, la Missione aveva escogitato la soluzione di collofessare nella mia diocesi, venivano alcuni e sempre facevo questa domanda: Ma lei dà l elemosina? Sì, padre!. Ah, bene, bene. E gliene facevo due in più: Mi dica, quando lei dà l elemosina, guarda negli occhi quello o quella a cui dà l elemosina? Ah, non so, non me ne sono accorto. Seconda domanda: E quando lei dà l elemosina, tocca la mano di quello al quale dà l elemosina, o gli getta la moneta?. Questo è il problema: la carne di Cristo, toccare la carne di Cristo, prendere su di noi questo dolore per i poveri. La povertà, per noi cristiani, non è una categoria sociologica o filosofica o culturale: no, è una categoria teologale. Direi, forse la prima categoria, perché quel Dio, il Figlio di Dio, si è abbassato, si è fatto povero per camminare con noi sulla strada. E questa è la nostra povertà: la povertà della carne di Cristo, la povertà che ci ha portato il Figlio La fuga e il lungo peregrinare Se siete meravigliati del mistero di una storia come questa, è perché non conoscete ancora quella del fondatore della Missione, fratel Biagio Conte, oggi cinquantenne palermitano. Oggi. Ma un quarto di secolo fa c era un Biagio giovane, giovane e agitato come un mare in tempesta, arrabbiato e indignato con tutto e con tutti. Un giovane benestante, figlio di un imprenditore edile, un ragazzo che sapeva bene cosa voleva dire una bella automodi Dio con la sua incarnazione. Una Chiesa povera per i poveri incomincia con l andare verso la carne di Cristo. Se noi andiamo verso la carne di Cristo, incominciamo a capire qualcosa, a capire che cosa sia questa povertà, la povertà del Signore». care un vero e proprio letto nel suo piccolo territorio e di circondarlo di cartoni alti come separé. Lì Vincenzo-la-mia-gioia agonizzava, mentre la gente che andava in posta gli sfilava accanto. Ventiquattro ore su 24 i volontari della missione si alternavano al suo capezzale. «Un giorno arriva un gruppetto di ragazzini fra i 9 e i 13 anni», racconta Ottavio. «Facce dure che avevano perso l infanzia molto presto. Figli di detenuti e di altre famiglie problematiche del quartiere. Abbiamo fatto una colletta, per Vincenzo, mi dice uno mostrando il palmo delle mani pieno di monetine. I soldi non gli servono più, se volete fargli un favore comprategli un succo di frutta con una cannuccia. Ma voi chi siete?. Noi siamo quelli che lo torturavano. Gli tiravamo i sassi, gli urlavamo finocchio!. Lo facevamo disperare. Sono tornati col succo e il più grande si è avvicinato al capezzale e ha alzato la voce per farsi sentire: Vincenzo, ti vogliamo bene!. Lui, che era quasi sempre privo di conoscenza, si è sollevato un po e con la voce che gli rimaneva ha risposto: Bambini, lo sapete che vi voglio bene!. Il giorno dopo era di turno Francesco, che è anche medico volontario nei due ambulatori della Missione. Vincenzo è morto fra le sue braccia pronunciando parole misteriose: Senti che bella musica!, diceva. Senti queste campane!. Ma intorno non c era nessun suono, quella musica poteva sentirla soltanto lui!». 31 luglio

10 PRIMALINEA COPERTINA bile, una bella compagnia e delle belle fidanzate in successione. Eppure sempre inquieto, insoddisfatto e alla fine depresso. In rapida sequenza aveva rinnegato Dio, la famiglia, la società. A scandalizzarlo era l indifferenza di Palermo davanti alla povertà visibile nelle sue strade: i senzatetto, i bambini con le scarpe a pezzi, i quartieri decrepiti. Una notte, in piena crisi emotiva, alza gli occhi e fra i poster di cantanti e calciatori di camera sua riprende coscienza del crocefisso che è appeso lì da quando era bambino. Sente una voce interiore: «Una società che lascia indietro i più deboli non può essere una società giusta, e si sfalderà». Scrive una lettera di addio ai genitori e in piena notte sale verso i monti dell entroterra coi soli vestiti che ha addosso. È il 5 maggio 1990: vagherà per otto mesi, prima in Sicilia, poi in Calabria e infine pellegrino ad Assisi. Lo cercheranno anche attraverso la trasmissione Chi l ha visto?, allora agli esordi. All interno delle opere una marea umana di rifugiati dorme sui materassini in cinque saloni diversi Un digiuno, una conquista I primi giorni sono tremendi. Biagio praticamente non mangia e beve pochissimo. «Non sentivo bisogno di nulla. Mi sentivo sempre più libero e pensavo che avrei vissuto per sempre nella natura, lontano dalla civiltà», racconta. Ma a un certo punto cade stremato per la fame e la disidratazione. «Mi sembrava di stare per morire. Ho raccolto le ultime energie e ho pregato Dio di non abbandonarmi. Un calore improvvisamente ha attraversato il mio corpo e una luce fortissima mi ha abbagliato. Il freddo, la fame, la stanchezza sono sparite. Stavo bene, potevo continuare a camminare. Da quel momento sono stato certo che Gesù era con me e mi avrebbe guidato». Si ferma a lavorare per tre mesi nella casa di un contadino. In Calabria viene fermato dai carabinieri che lo fanno incontrare coi genitori, venuti a cercarlo. Chiarisce la situazione e prosegue il suo viaggio, divenuto un pellegrinaggio. Di ritorno da Assisi promette a se stesso di partire missionario per l Africa. Ma appena arrivato nella capitale siciliana è di nuovo ferito dalla vista dei senzatetto, stavolta quelli della stazione ferroviaria centrale. Decide di condividere la loro vita: dorme con loro, mangia con loro, comincia a raccogliere aiuti. Gli si affiancano volontari laici sempre più numerosi, un sacerdote salesiano, don Pino Vitrano, un altro frate, Giovanni, e poi tre giovani donne che oggi si occupano della comunità femminile: Mattia, Alessandra e Lucia. Comincia il ventennale cammino che vedrà sorgere le opere citate all inizio. Sostenute da finanziamenti e aiuti che arrivano da parrocchie, fondazioni bancarie, Assoindustria Palermo, Banco Alimentare, Regione Sicilia, Comune e Provincia di Palermo. Quello che sembrava un caso da risolvere nelle corsie di un ospedale psichiatrico, diventa l origine di uno dei segni più visibili dell amore cristiano per i poveri in una grande città italiana. Ma non si deve pensare a un cammino trionfale. La strada è stata sempre accidentata e lo è tuttora. Come ammoniva Chesterton rivolgendosi ai cristiani spiritualisti, «non si può amare qualcosa senza voler combattere per essa». Ogni spazio conquistato è costato digiuni di protesta da parte di fratel Biagio e attese interminabili. Il primo braccio di ferro è stato subito nel 1991, per ottenere dalle Ferrovie dello Stato un locale di servizio per i senzatetto della stazione: sei giorni di digiuno seduto contro un capannone per avere una stanzetta di 40 metri quadrati. Poi nel 1993 ci sono voluti dodici giorni di digiuno (con un ricovero ospedaliero al decimo giorno) davanti ai cancelli dell ex ospedale per infettivi di via Archirafi per ottenere la concessione di quella struttura e farne il centro di ospitalità per i senzatetto; quella volta Biagio attirò l attenzione di tivù e giornali, anche perché lo accompagnavano decine di barboni che la notte dormivano accampati attorno a lui. Anche l ostello femminile nell ex convento di santa Caterina e la Cittadella del povero hanno avuto bisogno di digiuni e della protesta rappresentata dall andare in giro a piedi nudi per settimane per diventare realtà di accoglienza. Oggi dentro alla struttura di via Decollati, insieme a una marea umana di rifugiati forniti di permesso di soggiorno per motivi umanitari o per protezione sussidiaria usciti da poco dai Centri di identificazione ed espulsioni che dormono su materassini in cinque saloni, ci sono laboratori per elettricisti, falegnami, fabbri, ceramisti, sarti, mugnai e panettieri dove si alternano italiani provenienti dal rifugio di via Archirafi e stranieri che imparano un mestiere o che riprendono in mano quello che già sapevano fare. Perché, non dimentichiamolo, si tratta spesso di profughi per ragioni politiche che una vita e un lavoro ce li avevano, prima di fuggire. Il viaggio a Lourdes Eliseo, fuggito qualche anno fa dalla Costa D Avorio, addirittura era un giovane che aveva sentito la chiamata di Dio ma non se l era sentita di entrare in seminario per la contrarietà dei genitori. Approdato a Lampedusa al tempo della guerra civile ivoriana, dopo qualche anno di lavori saltuari è entrato in seminario e oggi è sacerdote della diocesi di Monreale. Anche lui ha sostato a lungo in via Decollati. E in questa atmosfera di miracoli sempre possibili, quasi non fa notizia che fratel Biagio, che da cinque anni si muoveva quasi esclusivamente in sedia a rotelle per i dolori causati da alcune vertebre schiacciate e una terribile artrite cervicale, dopo un viaggio a Lourdes nel giugno scorso sia tornato a camminare senza sostegni di alcun tipo. Ma anche senza nessuna presunzione che la sua guarigione sia dipesa da meriti accumulati di fronte all Altissimo. Chi esce dalla cappella della Misericordia, dove ogni mattina don Pino celebra la Messa con cui inizia la giornata della Missione, sopra la porta d ingresso trova a grandi lettere il monito del Vangelo di Matteo che capovolge i rapporti fra centri e periferie esistenziali: «I pubblicani e le prostitute vi precederanno nel Regno dei cieli». n luglio 2013

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13 di Lodovico Festa SOLO PER I VOSTRI OCCHI Chissà se lo spiraglio che soprattutto Ben Bernanke (d intesa con Mario Draghi e grazie anche all attivismo di Shinzo Abe) ha aperto in campo internazionale rimediando in parte all incertezza di Washington e agli eccessi da mentalità bottegaia di Berlino, rimarrà aperto. Intanto, grazie anche a questo spiraglio, le forze che in Italia si battono per la pacificazione e la ricostruzione dello Stato hanno per il momento prevalso sulla banda dei sabotatori appoggiata dall utile narciso Matteo Renzi e guidata dalla Repubblica (costretta a una ritirata tale che Eugenio Scalfari per ricucire con il Quirinale ha dovuto quasi lodare Silvio Berlusconi). Non si annunciano comunque tempi tranquilli, innanzitutto in una regione così strategica come la Lombardia, tanto più con una nuova guerra in corso per il controllo del Corriere della Sera, inevitabilmente segnata da mosse giudiziarie (a un tribunale che fa arrestare i Ligresti minacciando Mediobanca risponde un altro condannando l alleato del Lingotto Marco Tronchetti Provera). In questo contesto sarà rilevante il ruolo che svolgerà Roberto Maroni. Il suo mandato era iniziato in modo esemplare: con accordi per terminare le infrastrutture lombarde e interventi in difesa del lavoro dipendente in crisi. Sono sorte poi difficoltà sulle nomine, anche perché gli esponenti del Pdl non si sono resi conto che dopo avere difeso così poco Roberto Formigoni, avrebbero avuto grossi problemi a riconfermare personale politico di valore ma logorato. Ma al di là di questioni minori (tra le quali una baruffa sui voucher naturalmente da difendere strenuamente un po inventata e un po montata da chi vuole seminare discordia), il problema per il governatore lombardo è quello complesso di combinare il ruolo di leader di un movimento prima che di un partito con quello di amministratore della regione più ricca d Italia. Nella sua campagna elettorale, con l idea della macroregione e del 75 per cento delle tasse per i lombardi era riuscito sia a dare un orizzonte di governo sia a mobilitare un popolo che ha bisogno specie dopo lo sbandamento post 2010 di prospettive, non solo di scelte amministrative. Trasformare però un programma di governo (anche ben studiato) in scelte di governo non è semplice perché le vicende nazionali (e internazionali) spingono naturalmente a diminuire le ambizioni, a concentrarsi sui compiti immediati, a rimandare il futuro per intervenire sull urgente. Ecco perché oltre all amministratore serve il leader capace di mobilitare le energie che possono sostenere obiettivi di lungo periodo. NON SOLO BUONA AMMINISTRAZIONE L anima visionaria di Maroni non deve morire. Qualche idea per il Nord OCCORRE collegare OBIETTIVI POLITICI a SCELTE DI GOVERNO e far SOSTENERE queste da SENTIMENTI POPOLARI. Per NON PERDERE QUELLa CARICA di MOVIMENTO CHE SERVE ad affrontare UNA SCENA NAZIONALE E la Lega non può contare su un ritorno a un certo antico populismo che le era consentito nella fase nascente ma non le è più possibile dopo vent anni di ministeri dell Interno, del Lavoro, delle Riforme e così via. Le incivili e inaccettabili battute (in parte rimediate grazie a rose e scuse tempestive) di Roberto Calderoli sono in questo senso avrebbe detto il principe dei cinici Charles Maurice de Talleyrand peggio di un crimine, un errore. Il problema di collegare obiettivi politici a scelte amministrative e far sostenere queste da sentimenti popolari, cioè di essere veri uomini di governo senza perdere quella carica di movimento che è necessaria ad affrontare una scena nazionale (e internazionale) aspra, si risolve prima di tutto in un modo: non pensando solo agli slogan o a leggi e atti, ma ragionando pure su come autorganizzare la società. L obiettivo della macroregione non può essere solo analitico e tanto meno ideologico, si devono studiare progetti per esempio con le università di qualità lombarde, piemontesi e venete per far collimare ricerca di alta qualità e capacità di fare impresa. In vista della macroregione È in un simile sforzo che l idea di un Nord che si organizza e fa ripartire l Italia assume concretezza. Iniziative simili vanno prese tra gli utenti del sistema dei trasporti settentrionale e le strutture pubbliche e private che a questi utenti rispondono. E quanto al finanziamento di nuove simili iniziative, va aperto un confronto con il sistema del credito partendo dal settore cooperativo oggi sotto attacco a causa di certe semplificazioni tecnocratiche e che invece è da sempre (tanto più dopo la scomparsa delle casse di risparmio) elemento indispensabile per legare finanza e territorio. Bisognerebbe in questo senso studiare anche un modo per trasformare l ingente patrimonio pubblico del Nord in risorse per una nuova fase di sviluppo (riferendosi anche alle scelte di chi vuole incidere sul debito pubblico partendo dal lato del patrimonio). È questa la via insieme a una strategia di continua selezione della spesa pubblica per sostenere con il consenso sociale l obiettivo di non far uscire il 75 per cento del reddito tassato dalle regioni in cui viene prodotto: una scelta non solo di equità, ma coerente con l obiettivo di contrastare la centralizzazione e l espansione del fisco a tutti i livelli, non solo nazionali ma anche regionali. 31 luglio

14 INTERNI DENTRO IL TERZO MILLENNIO DI MAURIZIO CRIPPA Il Cretino Collettivo Una volta il mondo era dominato da Potere, Denaro e Lussuria. Oggi le divinità mondane sono Indignazione, Diritti e Sputtanamento. Quattro passi per l Italia andata un po fuori di testa Fa anche caldo, il lavoro è un martello, le ferie ciao ciao. Ti alzi e scopri che dovresti sentirti indignato come italiano perché hanno deciso di dare il Colosseo Quadrato, il palazzone dell Eur, al Gruppo del lusso Arnault. Sei un italiano abbastanza indignato? Fa anche caldo, e scopri magari che una ministra che prima faceva l odontotecnico ha deciso, spalleggiata da una presidenta della Camera che prima cazzeggiava all Onu, che qualsiasi persona nasca qui, di qualunque razza popolo o religione sia, diventi italiano. Ius soli si chiama, è un suo diritto. O che un altro gruppo di avanzati parlamentari sta studiando di vietare, anche solo di pensare, che il matrimonio gay non è una bella cosa. Sei pronto ad accettare senza fiatare (sarà vietato anche quello) il loro diritto? Fa anche caldo, il lavoro è un martello, pensi che ci sono in giro un sacco di problemi più urgenti, e tu non è che d un tratto ti senti come Bill D-Fens, quello di Un giorno di ordinaria follia, che prende il bazooka e fa fuori tutti quelli che gli rompono le balle con le loro assurdità (per forza, quello è un uomo bianco fascista), ma un bel vaffa ti verrebbe da mandarglielo. Agli italiani. Sul Colosseo Quadrato c è scritto: Un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori di trasmigratori, e invece gli italiani sono diventati dei malmostosi indignati cronici, degli irrazionali cultori di diritti. E prova a dirglielo, vedrai come ti tratteranno. Fa anche caldo, e scopri che l artista visuale Anna Laura Millacci forse è stata picchiata dal suo uomo, il cantante Massimo Di Cataldo. Certo è una cosa orribile, non sei indignato pure tu? E già fa strano che la Boldrini non abbia ancora esternato contro lo schifoso maschili luglio 2013

15 Foto: Getty Images smo, e non saremo certo noi a minimizzare. Che poi forse le ha fatto abortire pure il bambino che portava in grembo, e figurarsi se minimizziamo proprio noi. Anzi, saremo forse gli unici a dolerci per i diritti di quel bambino non nato, ma non dite infanticidio, non è nei vostri diritti. E comunque, il problema non è lì. Il fatto che lascia basiti è che lei, l artista visuale, picchiata come un tamburo dal mostro maschilista contro cui varranno una dozzina di nuovi reati, dallo stalking alla violenza domestica, insomma, lei ha scelto di non denunciarlo. No, lei ha messo tutto su Facebook. Perché lei non cerca la giustizia o la tutela della legge, no, a lei bastava sputtanarlo: «Spero che questo outing e sputtanamento pubblico sia utile a tutte quelle donne che subiscono uomini che sembrano angeli e poi ci riducono così». Outing e sputtanamento utile? E d un tratto ti si accende la 31 luglio

16 INTERNI DENTRO IL TERZO MILLENNIO lampadina: sarà il caldo, ma con la storia dell artista visuale Millacci Anna Laura abbiamo sfondato un nuovo muro del suono. Pensavate che l ultimo confine della civiltà del piagnisteo fosse la legge? La causa civile e i danni morali? No, la nuova forma di giustizia sommaria, di vendetta sociale nell epoca dell irresponsabilità tecnica è lo sputtanamento via Fb. Tutto e subito. La giustizia sommaria a chilometro zero, la giustizia della Rete. Un caso, forse. Ma prendete l assessore al Commercio di Milano, Franco D Alfonso, l icona del Popolo Arancione. L assessore che mentre i negozi gli muoiono come mosche tra le mani voleva vietare il cono gelato per strada. Lui che fa? «A stilisti come Dolce e Gabbana, il Comune dovrebbe chiudere le porte: non abbiamo bisogno di farci rappresentare da evasori fiscali». Poteva dire: paghino le tasse. Poteva dire: li mettano in galera. Ma no, basta lo sputtanamento per direttissima. È il senso della realtà che se ne va. E la stampa, e i media, tutti ad applaudire, redattori che scodinzolano dietro al proprio piscio e riportano quel che pensa il pubblico del web. E il pubblico del web, educato da decenni di giornalisti, pensa cazzate così: «Picchiare tua moglie, vergognati! Mi vergogno di averti ammirato e di aver sempre creduto ai testi che scrivevi». E nessun giornalista che abbia il coraggio di scrivere: ma vergognati tu di essere così pirla. Le tre facce del male Il problema è il Cretino Collettivo, che ormai ha messo la freccia e sorpassato a sinistra il Giornalista Collettivo, e questo ora insegue quello come un cane il tartufo. Come si tratta ogni caso di cronaca Maltrattano le donne? A nessuno che venga mai in MENTE, ma proprio mai, la parolina magica: educazione. Più facile dire sessismo, e invocare la legge sul femminicidio ti. E i diritti delle minorenni. Ma a nessuno che sia venuto in mente di andare dai genitori di tutti quanti e dire: ma che cazzo gli insegnate voi, ai figli? Siamo diventati al tempo stesso tutti così fragili e (in)sensibili e incapaci di razionalità che non c è fatto che capiti che non monti sull altare delle nuove tre divinità. Indignazione, Diritti e Sputtanamento. Chi l avrebbe mai detto che, rendendo persino omaggio alla razionalità del Divin Marchese, dovessimo quasi quasi (quasi, vabbè) rimpiangere le tre facce del male, i tre peccati (si potrà dire?) che hanno dominato i secoli dell umaninera? Ogni disgrazia è buona per fare la morale all umanità, conta trovare un colpevole per l assurda tragedia. Se sei un pensionato o un imprenditore che si suicida, è la crisi. Se sei una donna, ahah, allora è manuale Boldrini puro: serve una legge per il femminicidio e una per il corpo delle donne. A tuo figlio rubano il cellulare a scuola? Serve una commissione di strizzacervelli e una legge sul bullismo. L importante è la categoria del nuovo reato, e trovare la responsabilità. Una ragazzina si è suicidata tempo fa perché le avevano postato delle foto non proprio da educanda su Fb. Pronti quattro nuovi rea luglio 2013

17 Foto: Ansa AntiomofobIA ALL europea L ennesima leggina inutile non ci farà perdere il buon umore (chissà Renzi) Pdl e Pd hanno trovato l accordo. Questione di giorni e, come su richiesta delle burocrazie bruxellesi che l hanno già da tempo onorata con diversi arresti (Francia) e citazioni in giudizio nei tribunali (Gran Bretagna) per quanti anche solo predicano contro i matrimoni gay, la cosiddetta legge contro l omofobìa verrà approvata anche dal parlamento italiano. Correva tanta necessità nel bel mezzo dei guai recessivi che ci spingono verso la Grecia? Non si poteva proprio fare la moratoria sui cosiddetti temi eticamente sensibili e rinviarne il pacco all indomani dei trionfi elettorali di destre cameroniane e sinistre zapateriane? Si doveva proprio tirare la corda in nome del così fan tutti in Europa, dell Hollywood dei diritti, della stramba idea che aggiungi una legge togli un problema, del mainstream che non conosce altro gruppo sociale degno di nota se non la comunità gaylesbotransgender? Ovvio che si poteva. Ovvio che il complesso di inferiorità delle classi dirigenti italiane, siano essi politici o giornalisti, non ha niente da dire al profondo Nord euro-atlantico che si picca di essere l unica civiltà al mondo degna di imporre al resto del mondo i propri tic e pregiudizi ideologici. Ovvio che con un establishment del genere (e del gender ), che non ragiona, ma che solo si postura e si inchina davanti ai sondaggi per sentirsi vivo, non c è nessun vento favorevole se non quello che soffia dietro di loro. Tutto è perduto fuorchè l onore, come scriveva Francesco I dopo la sconfitta con gli spagnoli? No.Tutto è perduto fuorché il buon umore, cari amici e colleganza che dal Foglio ad Avvenire, da destra a sinistra, avete fatto buona battaglia contro una legge inutile e cretina. Dunque, grazie anzitutto a Eugenia Roccella e Alessandro Pagano. Alla bella e gentile convertita dalla mitopoietica pannelliana alla comunità laica, cioè cristiana. E all ottimo alfiere di Alleanza Cattolica. Questi due ci hanno messo la faccia, in gironi infernali di trattative in commissione e con la lingua non biforcuta di chi dice sì sì, no no. Bisogna ringraziare anche parlamentari e ministri, che pur in posizione più defilata, come Lupi, Mauro, Quagliarello, Sacconi, Binetti, Gigli e scusate se ne dimentichiamo alcuni, e purtroppo, pochi, ci hanno provato con la moratoria. Vittoria dunque alla lobby gay (la definizione è dell Espresso) e al suo front-man Scalfarotto, che con provvida profezia fu portato in cima al Pd (come vicepresidente del partito) dalla cara Rosy Bindi. Peccato che il Cavaliere abbia la testa in Cassazione. Peccato che con l operazione Carfagna-Leone, la mediatrice carina e il simpatico comandato a far da correlatore alla leggina antiomofoba, si sia data partita vinta a quell Europa che ci ordina non solo come ci dobbiamo comportare per stare in società, ma anche quello che non dobbiamo più pensare (per esempio che esista un diritto naturale). Ora anche l élite par excellence ha una delle chiavi del partito più molle che c è. Renzi, quando verrà il suo turno, dovrà farne tesoro. Chissà come andrà il suo happy hour con la molto modaiola gaylesbotranstelegenica lobby. tà (cristiana) d Occidente: Potere, Denaro e Lussuria? Erano loro ciò che buttava fuori di testa gli uomini, li pervertiva. Ma in fondo c era un suo perché. Ma dov è la ratio del nuovo mostro a tre teste che si mangia anime e cervelli? Il metodo Grillo, Stella & Rizzo Indignatevi dunque. Se non ora, quando? Sul sito del Corriere, il giornalone di Stella & Rizzo che si è dedicato per anni alla mala educacion della Casta, c è l apposito pulsante per espimere, dopo aver letto un articolo, se ti senti indignato. È il primo della lista. Il Colosseo è chiuso per sciopero? Indignati! C è la coda alla Asl? Indignati! Le ragazze di Miss Italia sono troppo ignude? Indignati! Troppi bocciati? Indignati! Troppi promossi? Indignati! I politici guadagnano troppo? indignati! Capitan Schettino non è ancora all ergastolo? Indignati! Gli immigrati annegano a Lampedusa? Indignati! È il metodo Beppe Grillo, o Stella & Rizzo, che è la stessa cosa. Mai a nessuno che venga in mente di applicare un principio di realtà: quand è che aboliamo il sindacato della scuola? Quand è che facciamo entrare i privati nei musei? Perché non riformiamo la politica, o i tribunali? Che importa, la democrazia a chilometro zero esige solo il nobile sentimento dell indignazione. Il resto lo faranno i padroni del vapore. Tu limitati a chiedere l istituzione di nuovi diritti, o reati. È il metodo Boldrini. «Squallido maschilismo. Razzismo e volgarità», e giù una legge contro le pubblicità femminili. Ci vuole lo ius soli, e mai nessuno che rifletta che basterebbe il diritto naturale di essere soccorsi in mare e accolti in terra. Maltrattano le donne? A nessuno che venga in mente mai la parola magica, educazione. Più facile dire sessismo, e invocare la legge sul femminicidio (l omicidio da solo non basta). L Indignazione è la nuova dea che fa impazzire chi cre- 31 luglio

18 INTERNI DENTRO IL TERZO MILLENNIO La Brambilla vuole una legge per le pari opportunità dei suini. Orwell, al confronto, era un dilettante de in lei. È un sentimento, la regressione nel lamentoso, sempre in allarme per le sorti della civiltà, l alibi (in fondo) per precludersi il realismo di quel che un tempo era il bene e il male e il sano pragmatismo di mettere mano ai problemi per come sono. È più facile indignarsi se tagliano gli alberi in una piazza di Istanbul, che se sgozzano venti cristiani in una scuola in Nigeria. La potestà di affermare qualcosa L altra divinità che le sta seduta accanto si chiama Diritti. Al plurale. Diritto è la potestà di affermare qualcosa per sé o per gli altri. Qualcosa di buono (sennò lo chiameremmo storto ). Diritto, insomma, è un potere positivo. Ma adesso: chi mai fa più qualcosa per il potere? Bisognerebbe sapere cos è, per amarlo. Per i soldi? Chi li ha, ma chi ci crede più che resteranno? La lussuria? Beh, è così a buon mercato che nessuno ci si danna più. Ma invece pensate: i Diritti. L astratta codificazione di un desiderio, senza sforzo per sé e con un sacco di doveri per gli altri. L eutanasia è un mio diritto al cocktail fatale anche in assenza di malattie letali, e tuo dovere è riconoscerlo e pagarmi il conto. Il mio diritto di mangiar sano è anche l obbligo per te di cucinare come voglio io. Fino ai paradossi più assurdi e illiberali. Tre geniali deputate del Pd (chi altre?) hanno fatto una proposta di legge che introduce l obbligo per ristoranti e mense pubbliche o private non fa differenza di offrire «almeno un menù vegetariano e uno vegano», pena il pagamento di salate ammende o revoca della licenza di esercizio. Cercarsi un altro ristorante, no? Giammai, è un diritto. Altri vogliono dare i diritti umani ai delfini (Corriere di domenica 21 luglio) intesi come persone non umane. Calderoli vogliono ammazzarlo come persona non umana, per aver paragonato un ministro a qualcosa di non umano, ma pur sempre portatore di diritti: o vogliamo dimenticare che Zapatero si battè per il progetto Grandes Simios, per dare i diritti umani a oranghi e scimpanzè? I poveri animali sono divenuti lo sfogatoio del nostro malessere regredito. La Brambilla vuole una legge per le pari opportunità dei suini. Orwell, al confronto, era un dilettante. Tempo fa su internet ha commosso a milioni il video delle mucche annegate in una inondazione. C erano dei farmers che hanno perso le stalle e la casa, ma che importa, abbiamo diritto di commuoverci per i nostri puppets quasi umani. La divinità dei Diritti esige leggi speciali, e nuovi nomi (animalismo, bullismo, femminicidio, transessualismo). In compenso ci mangia l anima e la capacità di chiamare le cose con il loro nome. La squadra del Torino si è beccata una censura per sessismo per questo slogan: Se la tua ragazza crede che la domenica le metti le corna, portala a vedere il Toro. Sessismo. È così rincoglionente che ha mangiato l anima pure della politica. Il Pd è diventato ingovernabile perché ogni peones del Transatlantico ha il diritto di agire secondo la sua coscienza e indignazione, a costo di mandare a rotoli ogni possibile compromesso o mediazione. Così siamo qui a discutere di ideologia e spariscono i fatti. Dopo la sparatoria a Palazzo Chigi, l ineffabile Boldrini ha detto dell attentatore Luigi Preiti che la «crisi trasforma le vittime in carnefici». Ha sparato ai poliziotti: per bacco, era suo diritto. I social NETwork sono i nuovi luoghi della giustizia sommaria e della censura preventiva, ogni parola di persona pubblica va dritta al plotone d esecuzione La giustizia sommaria Infine c è l altra divinità puerile, lo Sputtanamento. Puerile (chi fa la spia non è figlio di Maria). Come un tempo la bambina Speranza portava per mano Fede e Carità, Sputtanamento saltella felice tra Indignazione e Diritti. Che importa se tizio è colpevole? Basta dirlo. Che importa se i politici sono ladri o no? Bave alla bocca, gufi, iettatori, depressi, sepolcri maleodoranti, oranghi. Mangi al ristorante? E io ti sputtano su Fb. Hai un amante? Il tuo terrore non saranno gli alimenti alla moglie (troppo lunga la causa di divorzio, avrei diritto al divorzio breve) ma le tue foto smutandate e i tuoi sms bavosi. Sei un prete, ma non proprio il curato d Ars? Beh, allora aspetta e spera il perdono del tuo dio, prima passerai per il gioco di società dello Sputtanamento e del ludibrio. E allora stai certo che nessuno verrà a sostenere il tuo diritto alla privacy. I social network sono i nuovi luoghi della giustizia sommaria e della censura preventiva, ogni parola in più o in meno delle persone pubbliche va dritta al plotone d esecuzione. Ogni cazzata detta in privato sarà proclamata sui tetti, razzismo e omofobia sono la trappola a ogni angolo di strada. Anche se tutti, poi, si sentono autorizzati a insultare l avversario. Siamo passati dalla fragilità sociale a quella mentale, l unico solipsistico piacere è giocare alla gogna. Immola il tuo prossimo sull altare dello Sputtanamento. Solo così sarai un italiano del Terzo millennio. Fa anche caldo, ma vaffanculo. n Foto: Ansa luglio 2013

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