ANNI SESSANTA E SETTANTA: VIA DALLA PITTURA ARTE CINETICA E POESIA VISIVA

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1 l ottocento classici del contemporaneo ANNI SESSANTA E SETTANTA: VIA DALLA PITTURA ARTE CINETICA E POESIA VISIVA 182 edizioni aab

2 Comune di Brescia Provincia di Brescia Associazione Artisti Bresciani classici del contemporaneo classici del contemporaneo ANNI SESSANTA E SETTANTA: VIA DALLA PITTURA ARTE CINETICA E POESIA VISIVA mostra a cura di Pia Ferrari 182 edizioni aab aab aab - vicolo delle stelle 4 - brescia 24 settembre - 19 ottobre 2011 orario feriale e festivo lunedì chiuso

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4 VIA DALLA PITTURA Pia Ferrari Negli anni Sessanta, con l esaurirsi della fase più innovativa dell astrattismo e dell informale, la nascita dell arte povera e concettuale, della body art e di Fluxus hanno segnato la possibilità della separazione definitiva tra l artista e la pittura. Anche la poesia visiva e l arte programmata sono state tra le manifestazioni più evidenti di questa tendenza, pur presentando caratteri che le hanno poste agli antipodi nel panorama artistico del secondo dopoguerra. Gli artisti cinetici, che operavano in una dimensione collettiva e organica al sistema economico-industriale contemporaneo, almeno per quanto riguarda l aspetto tecnologico del loro lavoro, erano lontani dalla soggettività controcorrente e dal procedere artigianale che hanno contraddistinto la prima produzione dei poeti visivi; eppure caratteristiche, luoghi e persone testimoniano scambi ed accordi inusuali tra le due correnti. Tra i punti di tangenza era lo sdoganamento del multiplo in nome di una democratizzazione del prodotto e della valorizzazione della riproducibilità tecnica: teorizzato e praticato nell arte cinetica, è diventato anche, con la soluzione di replicare i lavori su tela emulsionata, una scelta nel percorso della poesia visiva. L intendere l arte come ricerca in senso interdisciplinare, la necessità di relazione con altri aspetti della cultura -dalla scienza al design, dalla musica alla scrittura-, il rivendicare l unità delle arti, il desiderio, con il comportamento e la testimonianza, di scuotere il mondo dell arte e più in generale la società, l enfatizzazione del ruolo attivo del fruitore, sono altri elementi comuni alla poesia visiva e all arte cinetica: per questo è sembrato possibile accostarle in un unica mostra che ha come titolo Via dalla pittura. A Brescia e oltre Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la scena artistica bresciana, come hanno ottimamente indagato Bruno Passamani e Roberto Ferrari in due saggi fondamentali 1, era caratterizzata dal dibattito ancora acceso tra realismo ed informale, dalla presenza delle collezioni Feroldi e Cavellini -incentrate principalmente su nuclei di opere delle prime avanguardie del Novecento e non figurative-, dalle campagne di acquisti di arte futurista da parte dell Amministrazione comunale e dall implosione, emblematica per la città, della Galleria d arte moderna. 1 Bruno Passamani, Presenza e assenza di una struttura, in Renata Stradiotti (a cura di), Dai neoclassici ai futuristi e oltre, catalogo della mostra, Brescia 1989; Roberto Ferrari, L Associazione Artisti Bresciani. Un difficile cammino nell arte e nella cultura ( ), Brescia

5 Il versante artistico più sperimentale, non pittorico, era sostenuto da episodi di collezionismo privato e da gallerie che molto poco avevano in comune con l arte fruibile a livello pubblico e mediatico. Vanno ricordate a questo proposito la breve esperienza della Galleria Zen e quella più significativa della Sincron, che ha dato spazio fino ad oggi all arte contemporanea non figurativa, sperimentale, concreta e cinetica. Proprio alla Sincron, fondata nel 1967 da Armando Nizzi con la collaborazione del poeta visivo Sarenco e frequentata dall esordiente collezionista Tullia Denza, è avvenuta la prima interazione tra le due correnti. Nel campo dell editoria, vissuta come strumento di militanza artistica, le riviste, i bollettini delle gallerie e delle rare mostre pubbliche, i manifesti dei gruppi di entrambe le correnti, hanno presentato innovazioni importanti, aperte alla dimensione internazionale. Oltre ad una grafica dall aspetto libero e creativo, come dimostrano alcune pubblicazioni edite proprio a Brescia da Sarenco, fra le quali «Amodulo» e «Lotta poetica», i testi assumono forme nuove ed inusuali, dall abolizione del carattere maiuscolo all ordinamento casuale degli interventi degli autori: ciò risulta evidente sfogliando i cataloghi delle prime mostre a Brescia della Collezione Denza e della milanese Galleria Arte Struktura di Anna Canali. Ha scritto per molte esposizioni di questo spazio Carlo Belloli, figura cardine e congiunzione non secondaria tra cinevisualismo e poesia visiva, in quanto autore, nel 1944, di quei Testipoemi murali considerati il principio della poesia concreta e poi visiva. La Collezione Canali Le vicende della collezione di Anna Canali non sono legate solo a Brescia, ma si sono inserite per decenni nel più vasto panorama milanese. Anna è figlia di Ettore Canali, designer, architetto ed ebanista bresciano 2, braccio destro dell architetto Giancarlo Maroni nella Fabbrica del Vittoriale: da lui ha ricevuto una formazione culturale di impronta razionalista, aperta ed internazionale, ed è stata quindi naturale per lei la decisione di occuparsi d arte a Milano, nell ambiente culturalmente innovativo di quegli anni. Nel 1972, dopo una breve esperienza nel campo della comunicazione artistica, ha aperto la Galleria Arte Struktura che, nella storica sede di via Mercato, è diventata uno dei punti di riferimento più importanti a livello internazionale per quanto riguarda il nuovo costruttivismo, il concretismo, l arte programmata o cinetica e in seguito l arte Madì in Italia. Non solo galleria, ma vero e proprio centro culturale, Arte Struktura ha organizzato convegni, incontri e laboratori, esposto pionieri dell arte inoggettiva come Robert e Sonia Delaunay, Marcelle Cahn e Max Huber, promosso i giovani artisti cinetici dei gruppi T, N e Grav. Anna Canali, che ha sempre inteso la ricerca artistica in una dimensione collettiva, oltre a svolgere attività di curatore, 2 Sulla sua figura è incentrato il recente libro di Franco Robecchi Ettore Canali, Brescia

6 gallerista e collezionista, ha creato le Edizioni Arte Struktura, avvalendosi dell apporto di artisti come Munari, di storici dell arte quali Belloli e Caramel ed anche di familiari, tra cui il fratello architetto Leonardo e la sorella Edda. Nel 2006, dopo la chiusura della sede milanese, l esperienza e la collezione di Anna Canali sono confluite nella Fondazione Arte Struktura, con sede a Desenzano del Garda, dove nel 2008 è stata organizzata la mostra internazionale di arte concreta e cinetico-visuale L arte costruisce l Europa. La Collezione Denza Le poesie visive presenti in questa mostra appartengono oggi alla collezione di Anna, figlia della storica collezionista Tullia Denza. La raccolta di Tullia si è formata in breve tempo a Brescia, tra il 1969 e il 1970, in seguito alla conoscenza con l artista, editore e gallerista Sarenco. La collezione è aumentata di pari passo col coinvolgimento in prima persona di Tullia Denza nei confronti delle ragioni, della passione e del clima culturale che hanno caratterizzato la giovane poesia visiva. Nel 1970 le opere della neonata, ma già ricca, raccolta sono state esposte in una mostra nel Castello di Brescia intitolata La poesia degli anni Settanta. Collezione internazionale di poesia visiva. L evento ha avuto effettivamente rilevanza internazionale, anche perché erano presenti, fra le prime volte in Italia, poesie cinematografiche e si sono ascoltate sonorizzazioni site-specific, come si direbbe ora, in una sorta di allestimento multimediale ante litteram. Nel 1972 la raccolta, ampliata con materiali sonori, oggetti, libri d artista ed una grande mole di materiale editoriale, è stata trasferita a Rezzato, in una casa che è centro culturale, luogo d incontro e spazio espositivo. La Collezione, divenendo riferimento documentario per gli studiosi della corrente, anche in seguito alla cessione del materiale della biblioteca di Ugo Carrega, ha preso in seguito il nome di Archivio Denza. Dalla fine degli anni Settanta l Archivio ha cessato l attività espositiva, privilegiando l aspetto di centro per la documentazione; dal 2007 è in deposito al Mart di Rovereto, che, nello stesso anno, ne ha esposto una parte nella mostra La parola nell arte. Le opere della Collezione Anna Denza, per la prima volta visibili al pubblico, sono legate alla collezione di Tullia Denza per provenienza, ma ne differiscono per il carattere privato che ne contraddistingue l acquisizione: doni dalla madre alla figlia, omaggio degli artisti, prototipi per opere poi riprodotte serialmente, segnano la storia della Collezione con una angolatura familiare ed affettiva. Pur nella loro particolarità esauriscono quasi tutte le possibilità tecniche ed iconografiche della poesia visiva. Sono manoscritti, dattiloscritti, esordi di grafica al computer, collage, tele emulsionate, opere-oggetto che mostrano le diverse possibilità di intervento soggettivo dell autore, dall uso del carattere ritagliato, all intervento grafico su immagini di riviste e su fotografie, ai testi che contemplano tecniche di comunicazione, come la trascrizione, la contaminazione, il paradosso e la ripetizione, fino alla cancellatura. 5

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8 Le opere in mostra La Collezione Anna Canali Arte cinetica

9 8 Franco Grignani, Senza titolo, 1952 composizione con filtro da vetro industriale, cm 50x50

10 Gruppo N, Dinamica circolare, 1962 rilievo in PVC su tavola laccata, Ø cm 95 9

11 10 Toni Costa, Optical Dynamic Structure, 1964 fettucce di pvc, cm 90x90x5

12 Alberto Biasi, Dinamica visiva, 1964 lamelle in pvc e cartoncino serigrafato, cm 59x59 11

13 12 Alberto Biasi, Politipo, 1975 fettucce in cartoncino bicolore e acrilico su legno, cm 48x48

14 Manfredo Massironi, Struttura, 1960 tecniche miste, cm 50x50x15 13

15 14 Manfredo Massironi, Cerchi e quadrati, 1965 serigrafia su cristallo, cm 35x35x1

16 Edoardo Landi, Superficie in bianco e nero, 1961 carta trasparente sovrapposta a cartoncino nero, cm 49,5x49,5 15

17 16 Edoardo Landi, Cinoriflessione sferica variabile, 1966 legno dipinto, semisfere in acciaio, nylon e cartoncino, cm 82x82x11,5

18 Grazia Varisco, Extrapagina, 1976 china su cartoncino, cm 50x50 17

19 18 Gianni Colombo, Muro pulsante. Spazio elastico intermutabile, tecniche miste, cm 27,5x35

20 Enzo Mari, Struttura 1216/c, 1973 cartoncino fustellato e colore a tempera, cm 33x33 19

21 20 Bruno Munari, Costruzione, 1970 nove multipli in lamiera, cm 20x10 ciascuno

22 Getullio Alviani, Superficie a testura vibratile circolare, 1965 alluminio fresato, cm 80x80 21

23 22 Getullio Alviani, Cilindro virtuale, 1967 alluminio e carta, cm 33x33x10

24 Enrico Castellani, Superficie bianca, 1997 olio su tela, cm 100x100 23

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26 Le opere in mostra La Collezione Anna Denza Poesia visiva

27 26 Eugenio Miccini, Hommage à Cage, 1963 tecnica mista su carta, cm 27,5x20

28 Eugenio Miccini, Poesia, gloria e tragedia, 1972 tecnica mista su tela emulsionata, cm 55x75 27

29 28 Eugenio Miccini, Il punto Z 1, 1973 tecnica mista su cartoncino, cm 30x39

30 Lamberto Pignotti, Living theatre, 1970 intervento grafico su fotografia di quotidiano, cm 17,5x31 29

31 30 Ketty La Rocca, Ad altissimo potenziale, 1965 collage su cartoncino, cm 40x30

32 Ketty La Rocca, In principio erat, 1967 letraset su cartoncino, cm 32,5x47 31

33 32 Ketty La Rocca, Mani, 1972 stampa in bianco e nero su cartoncino, cm 15x22

34 Mirella Bentivoglio, Soul, 1971 serigrafia su carta, Ø cm 34 33

35 34 Mirella Bentivoglio, E = Congiunzione, 1973 letraset su cartoncino, cm 48x48

36 Giuseppe Chiari, Giuseppe Chiari a Giusi Coppini, anni Settanta china su carta, cm 36x162 35

37 36 Michele Perfetti, Spezzettiamo, 1967 collage di carta su legno, cm 30,5x28

38 Michele Perfetti, Chome langelo, 1968 foglio di carta dattiloscritto, cm 30x21 37

39 38 Michele Perfetti, Cartolina, 1973 collage su legno, cm 9,7x13

40 Sarenco, Plasti-poem. Intervento Amodulo-Art su un mediocre Fonema Plastico di A.L. Totino, 1969 tecnica mista su plexiglas, cm 21x21x7 39

41 40 Sarenco, Avanti popolo, alla riscossa, 1972 pennarello su immagine stampata, cm 44x45

42 Sarenco, Non eravamo poeti, 1972 pennarello su fotografia, cm 17x13 41

43 42 Sarenco, L età dell oro, 1974 pennarello e bottoni su tela, cm 161x24

44 Sarenco, Horkheimer e (è) dotto, 1975 tecnica mista su faesite, cm 30x40 43

45 44 Emilio Isgrò, La bella addormentata nel bosco, 1971 libro con dedica, cm 21x21

46 Emilio Isgrò, Per A.D., 1972 cancellatura di parole stampate, cm 28,5x20 45

47 46 Emilio Isgrò, Immagine di Händel, 1975 tela serigrafata, cm 80x80

48 Ugo Carrega, Tu & Io, 1970 china su tavola, cm 20x35 47

49 48 Ugo Carrega, Invito, 1971 dattiloscritto su cartoncino, cm 10x8

50 Ugo Carrega, Love never keeps still. Poemobile, 1967 tecnica mista su quattro dischi di alluminio, Ø di ogni disco cm 4,5 49

51 50 Jean-François Bory, Senza titolo, 1971 lettere in plexiglas e tubo di colore su supporto, cm 13,5x22

52 Jean-François Bory, Information, 1972 letraset su tavola e catena, cm 20x84 e cm 20x30 51

53 52 Jean-François Bory, All over Charles, 1972 tecnica mista su tela, cm 55x45x12

54 Paul De Vree, Contestical mill, 1969 elaborazione grafica su carta, cm 30x25 53

55 54 Paul De Vree, Demain une vie nouvelle, 1971 collage su cartoncino, Ø cm 34

56 Paul de Vree, Money is the jail of mankind, s.d. bronzo patinato, cm 12x17,5x4 55

57 56 Alain Arias-Misson, Senza titolo, 1972 fotografia sovrapposta a testo stampato, cm 30x23

58 Alain Arias-Misson, Senza titolo, 1972 collage con fotografia su carta di quotidiano, cm 23,5x20 57

59 58 Alain Arias-Misson, Senza titolo, 1972 fotografia sovrapposta a carta con interventi grafici, cm 23x17

60 Alain Arias-Misson, Vida, s.d. collage, cm 10x15,5 59

61 60 Jiri Valoch, Nine optical poems, anni Sessanta foglio dattiloscritto, cm 30x21

62 Jiri Valoch, Redundanz, anni Sessanta serigrafia su carta, cm 32x24 61

63 62 Jiri Valoch, Azione dell artista, 1971 a) I = P, II = O, due fotografie, cm 25x35 b) III = I, IV = M, due fotografie, cm 25x35

64 Joseph Beuys, Notice to guests, 1974 collage, cm 20x25 63

65 64 Joseph Beuys, Senza titolo, 1974 intervento grafico su fotografia, cm 50x50

66 NOTE STORICHE E BIOGRAFICHE Pia Ferrari ARTE CINETICA E PROGRAMMATA L arte cinetica è nata in Europa negli anni Cinquanta con la riscoperta del tema del movimento, già indagato da Gabo e Moholy-Nagy tra la prima e la seconda guerra mondiale. È debitrice delle esperienze del costruttivismo, del futurismo, dell arte concreta teorizzata da Van Doesburg, dello spazialismo di Fontana, delle ricerche del gruppo Azimuth di Manzoni e Castellani. Le opere cinetiche, che tengono conto degli studi sulla psicologia della forma e delle leggi scientifiche della percezione visiva, sono realizzate spesso con materiali tecnologici come metallo, vetro industriale e plastica, danno rilevanza al ruolo della luce e possono essere replicabili con tecniche industriali. Oscillanti tra il rigore della progettazione scientifica ed aspetti ludici, si diversificano in operazioni creative anche molto diverse tra loro: possono essere bidimensionali e caratterizzate da forme instabili (Vasarely), possono prevedere il movimento dello spettatore (da Alviani a Bury), utilizzano strutture che si muovono da sole (Calder) o mutano grazie a motori o meccanismi incorporati (da Tinguely a Colombo). Critica nei confronti di forme espressive soggettive, la corrente dell arte cinetica si è manifestata con la creazione in Italia di gruppi di lavoro, come quelli denominati N e T. A livello internazionale si è aggregata nel gruppo di Nuove tendenze con una serie di mostre a Zagabria cui hanno partecipato molti degli artisti cinetici italiani. Il termine arte programmata, spesso utilizzato in alternativa ad arte cinetica, è stato coniato da Munari ed usato da Umberto Eco in una presentazione per un omonima rassegna a Milano alle officine Olivetti nel Il Gruppo N È stato fondato a Padova nel 1959 da Biasi, Chiggio, Costa, Landi e Massironi: artisti, designer ed architetti che si definiscono disegnatori sperimentali uniti nell esigenza di fare ricerca artistica collettivamente. Il Gruppo ha progettato e realizzato opere e ambienti che coinvolgono lo spettatore grazie all applicazione della psicologia della percezione nel campo cinetico-visivo. Nell omonima galleria del Gruppo si sono succedute mostre provocatorie, come Nessuno è invitato ad intervenire, o coinvolgenti varie forme di espressione quali la poesia e la musica. Il Gruppo, dopo le partecipazioni in primo piano alle rassegne di Nuove tendenze a Zagabria e Arte programmata a Milano nel 62, si è sciolto nel Nello stesso anno Landi, Massironi e Biasi hanno fondato il gruppo ENNE 65, attivo per un biennio. Il Gruppo T Creato a Milano nel 1959 da Boriani, De Vecchi, Anceschi e Colombo, con l aggiunta di Varisco l anno successivo, è rimasto attivo fino alla fine degli anni Settanta. Il termine T significa tempo, inteso come variabile di una dimensione spazio-temporale che coinvolge il fruitore. I suoi membri hanno progettato collettivamente opere ed ambienti finalizzati a suscitare reazioni interattive dello spettatore in base a sollecitazioni, o azioni cinetiche. Le esposizioni del Gruppo hanno preso il nome di Miriorama (infinite visioni), ma i suoi artisti hanno partecipato individualmente o collettivamente alle principali rassegne della corrente cinetica, da Arte programmata a Nuove tendenze. 65

67 Franco Grignani (Pieve Porto Morone, 1908-Milano, 1999) Designer, architetto ed artista, è stato, dopo aver aderito da giovanissimo al secondo futurismo e poi all astrattismo, un pioniere della ricerca ottico-visiva fin dai primi anni 50. Ha progettato, anche con l uso di fotomontaggi o di mezzi grafici e applicando la psicologia della forma, forme virtuali la cui immagine subisce rotazioni, torsioni, accelerazioni e rovesciamenti prospettici, stimolando artificialmente lo spettatore in modo creativo. La sua attività artistica si è sviluppata parallelamente a importanti creazioni nell ambito del design e della grafica. Toni Costa (Padova, 1935) Nella sua città ha fondato nel 1959 con Massironi, Landi, Costa e Chiggio il Gruppo N, una delle realtà più significative dell arte cinetica a livello internazionale. Ha partecipato alla ricerca cinetico-visiva del Gruppo, definendosi con gli altri disegnatore sperimentale. Dopo opere frutto di sperimentazioni collettive, come la serie Dinamiche visuali, basata sullo studio della luce, dello spazio e del tempo, ha proseguito individualmente fino ad oggi la sua attività artistica, incentrata sulla continuità ideale con il costruttivismo. Alberto Biasi (Padova, 1937) Cofondatore del Gruppo N, ha lavorato nell ambito del Gruppo fino al 1967, firmando collettivamente i lavori, per poi proseguire la sua ricerca visiva autonomamente. La sua attività, caratterizzata dall analisi sulla percezione visiva e sulla sensazione di movimento interattivo, si è manifestata in cicli come Trame, Torsioni, Dinamiche visuali, Rilievi ottico-visuali, Assemblaggi e Politipi, caratterizzati, questi ultimi, da cangiantismo coloristico per effetto di torsioni di strutture lamellari. Manfredo Massironi (Padova, 1937) Dopo aver conseguito la laurea in architettura ha fondato il Gruppo N con Costa, Chiggio Landi e Biasi. Dal 1960 ha partecipato alle mostre del Gruppo e all attività di ricerca sulla dinamica dell oggetto visivo. Nel 65 ha creato il gruppo ENNE 65. In seguito la sua attività artistica si è incentrata su aspetti legati all optical art e all arte ambientale, con lavori che mettono in primo piano la ricerca sul vuoto, il silenzio, la trasparenza e l inganno ottico, come nella serie del Nodo. Dalla seconda metà degli anni Sessanta affianca l attività di artista a quella di teorico della psicologia cognitiva. Edoardo Landi (San Felice sul Panaro, 1937) Architetto, è stato tra i fondatori del Gruppo N e poi del gruppo Enne 65 a Padova. Ha partecipato collettivamente e poi individualmente alle mostre europee di arte programmata. I suoi lavori, come le Cinoriflessioni, si basano su forme geometriche programmate per stimolare sensazioni ottico-dinamiche nello spettatore. Le opere più recenti sono legate alla ricerca sulla percezione cromatica. Dal 1970 è attivo anche come designer. 66

68 Grazia Varisco (Milano, 1937) Dopo gli studi accademici a Brera ha aderito nel 1960 al Gruppo T, muovendosi nell ambito dell arte programmata e partecipando alla serie di esposizioni Miriorama e al movimento di Nuove tendenze. Dalla metà degli anni Sessanta continua la carriera artistica individualmente, realizzando serie come Extrapagina, Schemi luminosi variabili e Reticoli frangibili, dove, utilizzando materiali diversi, dal vetro alla carta al ferro, ipotizza possibilità di interferenze casuali che si sottraggono al controllo visivo. È attiva anche nel campo della grafica e del design. Gianni Colombo (Milano, 1937-Melzo, 1993) Dopo gli studi a Brera si è avvicinato prima a Fontana poi al gruppo Azimuth. Nel 1959 ha fondato il gruppo T con Anceschi, Boriani e De Vecchi, lavorando collettivamente e individualmente nell ambito dell arte cinetica. Negli anni Sessanta ha progettato Superfici in variazione e Rilievi intermutabili, in cui lo spettatore con un intervento diretto può attivare mutamenti visivi dell opera, e ha studiato nuove tecniche di riproducibilità dell oggetto artistico, conferendo pari valore al multiplo. Successivamente, fino agli anni Novanta, ha allargato la sua ricerca allo spazio architettonico ed ambientale, utilizzando tecniche industriali ed elettroniche avanzate per complesse installazioni, dove lo spettatore è sollecitato totalmente da eventi cinetici di natura luminosa, da suoni e forme in movimento. Enzo Mari (Novara, 1932) Dopo gli studi all Accademia di Brera si è occupato dalla fine degli anni Cinquanta di design industriale. A tale attività, che resta la preminente e che lo ha reso uno dei principali esponenti internazionali in questo campo, ha accompagnato, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta, quella artistica. Ha frequentato Bruno Munari ed altri artisti cinetici ed è stato coordinatore e teorico del gruppo di Nuove tendenze, nell ambito del quale ha meditato, con intuizioni in anticipo sui tempi, riportate nel testo in catalogo del 1969, sulle relazioni tra ricerche visuali e computer. Bruno Munari (Milano, ) Personalità non inseribile in una categoria unica della storia dell arte, è stato inventore nel campo del design, della scrittura, della scultura, del cinema e di altro ancora. Dopo aver frequentato esponenti del futurismo si è fatto portatore della dimensione costruttiva ed anche ludica delle macchine futuriste, progettando dagli anni 30 opere d arte in movimento. Nel 1948 è stato tra i fondatori dell arte concreta, negli anni 50 ha inventato le Sculture da viaggio, oggetti modulari portatili liberamente ri-creabili dal fruitore, nel 62 è stato organizzatore della mostra Arte programmata, presentata da Umberto Eco. Negli anni Settanta ha dato vita ad attività laboratoriali per i bambini. Ha lavorato fino agli anni Novanta, inventando cicli di opere sempre nuovi. Getullio Alviani (Udine, 1939) Formatosi nell ambiente artistico milanese accanto a Fontana e Manzoni, a partire dalla fine degli anni 50 ha progettato opere principalmente caratteriz- 67

69 zate da superfici metalliche che prevedono, con un rigoroso studio di rapporti e regole programmati, una fruizione legata al movimento dello spettatore. Negli anni 60 e 70 è diventato esponente di punta dell arte programmata e cinetica, collaborando a livello europeo con Max Bill, Richter, Le Parc e in Italia con Castellani. Di questo periodo sono le Superfici a testura vibratile, immagini costruite con la sola rifrazione della luce su acciaio o alluminio. Dalla metà degli anni Sessanta la sua ricerca si è evoluta nella progettazione di stanze con pareti a superficie vibratile, nelle quali la ricerca iniziale si amplia a situazioni ambientali. Enrico Castellani (Castelmassa, 1930) Dalla fine degli anni 50 diviene una delle principali figure della scena artistica internazionale, creando con Piero Manzoni, Dadamaino, Agnetti ed altri la rivista e la galleria Azimuth. Partendo dalla necessità di azzerare le esperienze artistiche precedenti, il gruppo, cui si è aggiunto Bonalumi, è diventato riferimento per i giovani artisti dell arte programmata e del nouveau realisme. In quegli anni Castellani ha abbandonato la pittura per creare superfici monocrome, spesso bianche, percorse ritmicamente da geometriche introflessioni ed estroflessioni che rendono la luce elemento fondamentale dell opera. La sua poetica è rimasta costantemente legata alla ricerca delle relazioni tra spazio, ritmo e tempo, con un percorso coerente ed intenso. POESIA VISIVA La poesia visiva è nata in Italia nei primi anni Sessanta dando seguito alle esperienze della poesia concreta e ha raggiunto i massimi risultati nel decennio successivo, diffondendosi anche a livello internazionale. È stata caratterizzata da un variegato arcipelago di gruppi, riviste, case editrici d avanguardia, gallerie di tendenza, accomunate da un forte impegno culturale, sociale e politico. Le prime esperienze di poesia visiva sono state condotte quasi contemporaneamente a Genova -con la poesia visuale di Oberto, l attività del Gruppo studio e l opera di Ugo Carrega-, a Napoli -con Martini e Caruso- ed a Firenze. Proprio in quest ultima città, nel 1964, si è formato il nucleo di artisti più identificabile con la poesia visiva: il Gruppo 70. Fondato da Miccini e Pignotti, cui si sono aggiunti Chiari, Perfetti, Marcucci, Ori, La Rocca, Isgrò e Sarenco, ha interagito con le ricerche del palermitano Gruppo 63 e con alcuni artisti di Fluxus. Nel 1971 a Brescia è stata fondata la rivista «Lotta poetica», ideata da Sarenco, attorno alla quale si è formato un gruppo internazionale di poesia visiva, il Gruppo dei Nove, cui hanno partecipato, fra gli altri, Bory e Arias-Misson. I modi espressivi della poesia visiva sono numerosi e diversi quanto i gruppi, le manifestazioni e le teorie che la compongono, ma il motivo di base che la percorre può essere riassunto nella definizione pittura da leggere o poesia da guardare. I poeti visivi riflettono sul linguaggio in opposizione ai mezzi coercitivi della comunicazione di massa, attraverso l ironica o polemica riutilizzazione di immagini e slogan dei media, capovolgendone il significato. Una delle tecniche privilegiate per questa operazione è il collage, ma frequenti sono anche gli interventi con lettere alfabetiche, scritte o stampate su immagini, o con caratteri e testi che formano immagini essi stessi, dando vita a opere finalizzate a scuotere la letteratura ed il mondo visivo abituale e sollecitando la meditazione sul rapporto tra segni di varia natura. 68

70 Eugenio Miccini (Firenze, ) Dopo studi umanistici e la laurea in pedagogia, si è dedicato alla letteratura. L interesse per la poesia visiva, nato nel 62, si è concretizzato l anno successivo, quando ha fondato il Gruppo 70 con Pignotti e Ori. Negli anni successivi è stato impegnato nell attività di divulgatore in prima persona della corrente, con mostre, dibattiti, pubblicazioni come la rivista «Techne» ed i Quaderni di poesia visiva. Interessato alla poesia visiva come poesia totale, ha realizzato opere con tecniche miste, collage, materiale fotografico e supporti che alludono all unità delle arti, come i fogli musicali. Si è occupato, soprattutto dagli anni Settanta, di teoria della comunicazione visiva. Lamberto Pignotti (Firenze, 1926) Fondatore del Gruppo 70 e attivo nel Gruppo 63, si è occupato di letteratura, comunicazione e semiotica. Nei primi anni 60 ha realizzato poesie visive fortemente improntate alla sinestesia tra le arti, alle quali ha affiancato azioni performative ed eventi poetici, in cui si mescolano le azioni provocate dalla stimolazione dei cinque sensi. Ha prodotto libri-oggetto, poesie da toccare e poesie visive, con interventi su collage e su fotografie, spesso da quotidiani o pubblicità, che acquistano valenza evocativa a prescindere dall occasione che le ha generate. Tra le sue serie più note: Francobolli, Visibile/Invisibile, De-com-posizione. Ketty La Rocca (La Spezia, 1938-Firenze, 1976) Ha partecipato alle esperienze del Gruppo 70 come autrice di poesie visive principalmente caratterizzate da collage ed interventi su fotografie, nei quali parole ed immagini mettono in evidenza contesti sociali e il ruolo della donna nell ambito della comunicazione dei media. L indagine per il linguaggio prima verbale poi corporeo si rivela soprattutto nelle serie degli anni Sessanta e Settanta, come Lettere e Mani. Il forte interesse nei confronti della gestualità e della comunicazione corporea l hanno portata in seguito a sperimentare altre forme espressive legate all arte concettuale, alla body art ed alla performance. Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922) Si è occupata dalla metà degli anni Sessanta di poesia concreta e poi visiva, con il doppio ruolo di critico ed artista. Ha lavorato con tecniche miste e con collage intervenendo con la scrittura su oggetti o immagini. Tra la sua produzione va ricordata la serie sulle lettere O ed E, intese come segno archetipo. Come La Rocca è interessata fortemente all arte al femminile e alle tematiche legate al linguaggio ed alla comunicazione. I suoi interventi più recenti sono stati nell ambito della performance e dell installazione ambientale. Giuseppe Chiari (Firenze, ) Importante musicista, con Sylvano Bussotti e Pietro Grossi si è occupato soprattutto di musica unita al comportamento, al gesto e alla performance. Per quanto riguarda le arti visive, ha partecipato al movimento Fluxus e al Gruppo 70 con opere caratterizzate principalmente da interventi segnici o cromatici e scritture 69

71 concettuali su supporti legati all ambito musicale, come spartiti o strumenti, sostenendo l annullamento del confine tra le arti e realizzando musica da guardare. Michele Perfetti (Bitonto, 1931) È entrato agli inizi degli anni Settanta nel Gruppo dei Nove, nel quale si riconoscono artisti che condividono a livello internazionale l interesse per la poesia visiva. Le sue opere sono soprattutto collage che assemblano in modo evocativo immagini spezzate e interventi poetici dattiloscritti. Sarenco (Isaia Mabellini) (Vobarno, 1945) Dal 1963 si è occupato di ricerche poetico-visive sia come autore, che come teorico, critico, curatore e gallerista. La sua produzione, a partire dal 1964, quando è entrato nel Gruppo 70, si è manifestata con interventi di scrittura e segni su immagini di varia provenienza, collage e assemblaggi, intesi come mezzo conflittuale nell ambito politico e culturale. Come editore ha fondato le riviste «Amodulo» nel 1968 e «Lotta poetica» nel 1971 (pubblicata fino al 1987) e le case editrici Edizioni Amodulo, SAR.MIC e Factotum art. Negli anni Sessanta e Settanta la sua attività di gallerista ha preso forma a Brescia con le gallerie Sincron, Amodulo e Studio Brescia. Come curatore ha organizzato numerose mostre ed eventi legati alla poesia visiva anche a livello internazionale. Emilio Isgrò (Barcellona di Sicilia, 1937) Poeta, scrittore, drammaturgo ed artista, ha realizzato nel 1964 le prime Cancellature di pagine stampate o interi libri. L operazione, tra concettuale e poesia visiva, consiste nel far emergere dal testo alcune parole e nasconderne la maggior parte, facendo così assumere all opera significati nuovi ed emblematici. Tra le Cancellature più note sono quella dell Enciclopedia Treccani e della Costituzione italiana. Nelle sue dichiarazioni rivendica il ruolo della poesia come arte generale del segno. Ha esteso a partire dagli anni Settanta la sua tecnica cancellatoria anche al cinema, alla musica e ad ambienti con installazioni multimediali. Ugo Carrega (Pegli, 1935) Si è occupato negli anni 50 di poesia concreta, poi dalla metà degli anni Sessanta di poesia visiva, con lavori definiti scrittura simbiotica o nuova scrittura. La sua produzione artistica si esprime in interventi scritti con varie tecniche su carta ed in seguito su supporti diversi, dal vetro al legno al metallo, tentando di fare della pittura e della poesia un unica cosa. Ha affiancato la sua attività d artista al ruolo di teorico, organizzatore culturale e gallerista, pubblicando a Milano la rivista «TOOL», importante riferimento per la corrente, ed aprendo l omonima galleria, poi Mercato del sale, punto d aggregazione per artisti e scrittori. Jean-François Bory (Parigi, 1938) Ha affiancato dagli anni Sessanta l attività di scrittore a quella di poeta visivo, poeta sonoro, autore di libri d artista e artista in senso più generale. Per quanto riguarda il ruolo di teorico del movimento vanno ricordate le sue collaborazioni con case 70

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