Innovare l Italia di Raoul Minetti

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1 A r t i c o l i e i d e e p e r i n n o v a r e l ' I t a l i a Diritti delle donne: non abbassiamo la guardia di Irene Tinagli Il discorso sui diritti civili pronunciato da Kennedy l 11 Giugno 1963, pur essendo incentrato sugli afro-americani faceva parte di una strategia più ampia di modernizzazione della società americana che ha avuto importanti ripercussioni anche sulle donne. Non è un caso se in quello stesso periodo presero avvio una serie di misure legislative volte non solo a promuovere l integrazione delle minoranze (come il Civil Rights Act del 1964) ma anche una maggiore emancipazione delle donne, come l Equal Pay Act. (pag. 36) Scalfarotto risponde a Severgnini: Matrimoni e adozioni gay di Ivan Scalfarotto Innovare l Italia di Raoul Minetti L Innovazione e il motore primo dello sviluppo sociale ed economico di un paese. Un economia che non innova, declina; uno stato che non ammoderna le sue istituzioni quando la societa evolve, diviene una prigione per la societa stessa. Eppure, quando non impegnate nel dibattere di vicende avvilenti, la classe politica italiana e le nostre elite culturali vanno di rado oltre la tradizionale dicotomia novecentesca tra liberta individuale e equita sociale. O, anche peggio, si cimentano in dibattiti su cosa e di destra e cosa di sinistra (e nella memoria di tutti una settimana dei maggiori quotidiani nazionali dedicata ad un gioco destra-sinistra in TV). Dimenticando che il motore primo dello sviluppo, l Innovazione, non e probabilmente ne di sinistra ne di destra, ed e il piu forte propulsore sia dell equita sociale che della liberta di mercato e della meritocrazia. Dimenticando cioe che la sfida piu difficile che probabilmente si trova oggi a fronteggiare l Italia e come tornare a far prevalere l innovazione sull istinto di conservazione di un paese che sta invecchiando e declinando. (Pag.6) La scuola non è uguale per tutti di Marco Campione Nel Dicembre 2010 sono stati pubblicati i dati OCSE-PISA 2009, l indagine che si svolge ogni tre anni sulle competenze dei quindicenni in Lettura, Matematica e Scienze. Per poterli commentare credo sia opportuno riassumere per i non addetti le caratteristiche principali di detta indagine. (pag. 54) La presa di posizione di Beppe Severgnini su matrimoni e adozioni gay sul forum Italians del Corriere della Sera è la dimostrazione lampante che le persone eccezionalmente brillanti non dicono costantemente cose eccezionalmente brillanti. (pag. 33)

2 2 Comitato Editoriale Chiara Lalli, Cristiana Alicata, Filippo Zuliani, Gabriele Boccaccini, Gianluca Galletto, Giuseppe A. Veltri, Irene Tinagli, Ivan Scalfarotto, Marco Simoni, Raoul Minetti, Riccardo Spezia, Simona Milio Comitato di Redazione Alberto Castoldi, Andra Nale, Anna Ryden, Arianna Cavallo, Corrado Truffi, Davide Andriolo, Emanuela Marchiafava, Emidio Picariello, Federico Martire, Filippo De Agostini, Francesco Cerisoli, Francesco Molica, Giorgio Gualberti, Giovanni Faleg, Guido Giuliani, Lorenzo Gasparrini, Lucio Scarpa, Marco Campione, Massimiliano Lincetto, Maurizio Bovi, Michele Ballerin, Renzo Rubele, Alessandro Giovannini, Stefano Minguzzi, Tommaso Caldarelli, Simone Vannuccini.. Direttore Creativo: Giorgio Gualberti Direttore Editoriale: Raoul Minetti Il contenuto di questo pdf è tratto dal sito ed è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 2.5 Italia (CC BY-NC-SA 2.5). Le fotografie possono essere soggette a condizioni di licenza differenti, riportate sui rispettivi siti di origine, cui si accede seguendo il link nella sezione Photo Credits.

3 3 MANIFESTO EDITORIALE Questo è un blog di persone curiose e impegnate, un blog militante si direbbe con linguaggio desueto. Un blog che cerca di offrire un punto di vista aperto alle critiche, che ama il dubbio e il dibattito, ma i cui autori sono invitati ad esprimere posizioni nette e precise quanto possibile. Questo blog nasce sulla scia dell esperienza del movimento de imille, di cui porta il nome, convinto che per seguire come cambiano le cose, e per cercare di spingerle nella direzione in cui si preferisce, bisogna soprattutto capirle, le cose. Questo è un blog aperto al contributo di chi vuole dare una mano. È un blog fatto da volontari ed è autofinanziato. È un blog in cui sono benvenute analisi e commenti, proposte su cose da fare, e segnalazioni di cose scritte da altri che val la pena leggere. È un blog gestito da una redazione e da un comitato editoriale. Le persone di questo blog mettono a disposizione quel che scrivono e un po di idee. Lo fanno perché sono convinte che tra le tante voci della rete italiana sia importante quella di chi non si accontenta e non si scoraggia. Di chi non è pigro e non ha il timore di discutere le cose nel merito. Di chi si sforza di mettere assieme l osservazione imparziale con immaginazione partigiana di un futuro possibile più giusto, più libero, più aperto, sia per l Italia che per il mondo in cui è immersa. Questo non è il blog di un movimento politico e non ha pertanto ambizioni programmatiche, ma è il blog di chi pensa che la politica, attraverso i suoi strumenti di partecipazione, dibattito, voto, sia una attività nobile attraverso la quale operare per la difesa e la promozione di interessi e valori, tra cui i nostri. E un blog politico dunque che non racconta le cose per il gusto di farlo, ma per il gusto di cambiarle, per capire come le collettività e i gruppi debbano confrontarsi con esse. E un blog di Italiani in italiano e pertanto parlerà spesso del nostro paese, delle sue traversie, difficoltà, potenzialità e successi (siamo ottimisti). Parlerà dell innovazione di cui ha bisogno nella sua economia, nella sua politica, e nell approccio pubblico alle culture e religioni che sempre più plurali ne compongono il tessuto sociale. Ne parlerà confrontandosi molto con altri paesi e con altri tempi, perché dal confronto si capiscono molte cose, sia quelle che si vogliono cambiare, che quelle da conservare. Perché l innovazione che cerchiamo è quella che rende la nostra società più giusta, meno diseguale, con meno privilegi, più opportunità e diritti uguali per tutti. E un blog da leggere, ma è anche un blog da scrivere, basta averne voglia.

4 4 MANIFESTO EDITORIALE... 3 Innovare l Italia - Raoul Minetti 24/01/ POLITICA... 8 Di tutta un erba un Grillo. E le cose che tornano, tornano Cristiana Alicata 13/05/ Salvare le primarie aperte, con la matematica - Guido Giuliani 06/04/ ECONOMIA E LAVORO Evasione fiscale e fiducia nelle istituzioni - Simona Milio - 01/04/ I comuni tra buchi di bilancio e buche nelle strade Maurizio Bovi 01/03/ Pagati per restare: le inefficienze del federalismo fiscale asimmetrico - di Peter Claeys e Federico Martire.* 07/04/ Imprese e Art. 41: se Tonga supera l Italia - Raoul Minetti - 24/02/ Turismo sostenibile e turismo responsabile di Emanuela Marchiafava 11/03/ L Unità e i problemi della stampa italiana - Stefano Minguzzi 18/06/ L Open Source e la Pubblica Amministrazione - Emidio Picariello - 09/02/ DIRITTI Equal Marriage Rights all ombra della Grande Mela - Gianluca Galletto 02/06/ Scalfarotto risponde a Severgnini: Matrimoni e adozioni gay Ivan Scalfarotto 09/02/ Divorzio in Italia, calvario lungo e costoso - Diego Sabatinelli, Segretario della Lega Italiana per il Divorzio Breve. 14/03/ Diritti delle donne: non abbassiamo la guardia - Irene Tinagli 13/06/ Assimilazione, Multiculturalismo, Integrazione - Gabriele Boccaccini 26/01/ SOCIETÀ Pornografia e potere - Lorenzo Gasparrini 18/05/ La meritocrazia è impossibile - Giuseppe Alessandro Veltri 27/04/ Giovani, Indignati, Spagnoli - Federico Martire 30/05/ Medicine alternative: per una scelta consapevole - Massimiliano Lincetto - 30/03/ Di mamma ce n è una sola (per fortuna) - Chiara Lalli 27/05/ ISTRUZIONE E CULTURA... 53

5 La Scuola non è Eguale per Tutti - Marco Campione - 27/01/ Inside No Gelmini Uno sguardo da dentro al movimento studentesco - Tommaso Caldarelli 28/01/ Parola d ordine: cancellare i precari - Francesco Cerisoli 26/04/ Dante e l elettrone. Lo stato della cultura scientifica in Italia - Riccardo Spezia 24/05/ ENERGIA, TRASPORTI, AMBIENTE I numeri dell energia, senza propaganda di Corrado Truffi e Filippo Zuliani. 12/05/ I cerchi nell acqua, ovvero l acqua è pubblica o privata? Corrado Truffi 22/02/ Nei trasporti l Italia ha bisogno della CIA. Filippo Zuliani 09/03/ EUROPA E MONDO Le politiche impossibili del Consiglio Europeo Michele Ballerin.18/04/ Cos è una Comunità Politica Europea? - Renzo Rubele 04/05/ L Unione e l intersezione. A favore dell Europa federale di Simone Vannuccini - 03/06/ Match point: la strategia di Obama per il Medio Oriente e Nord Africa - Giovanni Faleg 27/05/ PHOTO CREDITS

6 6 Innovare l Italia - Raoul Minetti 24/01/2011 L Innovazione e il motore primo dello sviluppo sociale ed economico di un paese. Un economia che non innova, declina; uno stato che non ammoderna le sue istituzioni quando la societa evolve, diviene una prigione per la societa stessa. Eppure, quando non impegnate nel dibattere di vicende avvilenti, la classe politica italiana e le nostre elite culturali vanno di rado oltre la tradizionale dicotomia novecentesca tra liberta individuale e equita sociale. O, anche peggio, si cimentano in dibattiti su cosa e di destra e cosa di sinistra (e nella memoria di tutti una settimana dei maggiori quotidiani nazionali dedicata ad un gioco destra-sinistra in TV). Dimenticando che il motore primo dello sviluppo, l Innovazione, non e probabilmente ne di sinistra ne di destra, ed e il piu forte propulsore sia dell equita sociale che della liberta di mercato e della meritocrazia. Dimenticando cioe che la sfida piu difficile che probabilmente si trova oggi a fronteggiare l Italia e come tornare a far prevalere l innovazione sull istinto di conservazione di un paese che sta invecchiando e declinando. E per questo che il primo mese dei nuovi imille sara dedicato al tema Innovare l Italia, nelle sue molteplici forme. Innovazione, Imprese e Lavoro. Parleremo di innovazione economica, con riferimento sia al lavoro (Gianluca Galletto) che all impresa (Raoul Minetti). Cercheremo quindi di capire perche un recente studio OCSE[1] calcola che nel 2008 il sistema imprenditoriale italiano era solo al 28esimo posto (su 38 paesi) per rapporto tra spese in Ricerca e Sviluppo delle imprese e Prodotto Interno Lordo. O perche, sebbene abbia un tasso di nascita di micro-imprese tra i piu alti tra i paesi industrializzati, l Italia sia all ultimo posto di 13 paesi studiati dall OCSE per percentuale di brevetti realizzati da nuove imprese (eta inferiore ai 5 anni). L Italia e anche il paese OCSE che tra il 2001 e il 2007 ha registrato sia la piu bassa crescita del reddito pro-capite che la piu bassa crescita della produttivita del lavoro. Un dato che fa riflettere, e che assume contorni ancora piu desolanti se andiamo a suddividere la crescita della produttivita del lavoro nelle sue componenti. L OCSE rivela infatti che la modesta crescita della produttivita del lavoro in Italia e in gran parte frutto di investimenti tradizionali mentre il nostro paese viene superato anche dalla Grecia in termini di contributo che l investimento in nuove tecnologie e conoscenze fornisce alla produttivita del lavoro. E anche alla luce di questi dati che rivisiteremo quindi il problema della perdita di competitivita dei nostri stabilimenti e ci interrogheremo su dove vada il mercato del lavoro in Italia dopo la vicenda Mirafiori. Scuola e Universita. Ragioneremo poi con Marco Campione, Riccardo Spezia e Francesco Cerisoli sulla capacita del sistema scolastico e universitario italiano di formare capitale umano per l innovazione tecnologica ed economica. Lo faremo cercando di capire chi sono gli innovatori e chi i conservatori nel dibattito sulla scuola e sulla riforma universitaria recentemente approvata. Perche molte cose non funzionano nel nostro sistema formativo se, secondo i dati del Programma OCSE per la Valutazione Internazionale degli Studenti (PISA), nel 2006 l Italia era 30esima su 39 paesi per percentuale di studenti 15enni top performers in matematica.[2] E, nel 2007, aveva un tasso di entrata all universita (percentuale stimata di nuovi iscritti rispetto alla fascia di eta ) al di sotto della media OCSE (tra la Repubblica Ceca e la Slovenia). O, ancora, si collocava al 24esimo posto su 36 paesi in termini di percentuale di dottori di ricerca rispetto alla fascia di eta (circa l 1%, poco piu della meta della media UE). Ed evidentemente in questi anni meccanismi non-standard di formazione delle classi dirigenti devono aver prevalso sulla scuola e l universita se, tra 31 paesi studiati dall OCSE, l Italia contende a Malta e alla Repubblica Ceca il podio per il piu alto tasso di sottoqualificazione : il numero di persone che occupano una posizione lavorativa ad alta intensita di conoscenza e professionalita e piu del doppio del numero di laureati. Come dire, le classi dirigenti vengono selezionate piu per caso (o per raccomandazione?) che tra i banchi delle nostre universita Un declino, quello del sistema scolastico e universitario, che si manifesta in un sempre piu difficile rapporto tra scuola, universita e mondo del lavoro, specie a svantaggio delle donne. Nel 2007 il tasso di disoccupazione delle laureate italiane era al 6to posto tra i paesi OCSE e, su 20 paesi studiati dall OCSE, l Italia e, dopo la Francia, quello in cui e piu ampio il divario tra uomini e donne nel ritorno atteso netto da un istruzione terziaria. La Domanda di Innovazione e il Ruolo dello Stato. Da dove nasce l incapacita dell Italia di innovare? Per provare a capirlo esamineremo se c e domanda e consumo di

7 innovazione in Italia. E, piu nello specifico, esamineremo quanta domanda di innovazione c e in settori come i trasporti (Filippo Zuliani) e l edilizia residenziale (Corrado Truffi), ma anche in settori tradizionali del made in Italy quali il turismo (Emanuela Marchiafava) e l industria culturale e cinematografica (Lucio Scarpa). Nel 2008 l Italia era sestultima tra i paesi OCSE per domanda di consumi in industrie innovative. Ogni tre famiglie norvegesi che tra il 1998 e il 2008 hanno investito in prodotti e servizi energetici a basso impatto ambientale, solo una famiglia italiana ha fatto altrettanto. E, al 30 Giugno 2009, la percentuale di italiani con una connessione a banda larga era pressoche la stessa che in Portogallo e nella Repubblica Ceca. Alla luce di questi dati non dovrebbe quindi sorprenderci che tra le 20 regioni mondiali leader per brevetti nelle energie rinnovabili e tra le 26 regioni leader per nanotecnologie e biotecnologie non ve ne sia una con i nostri colori. E se il numero di brevetti piu rilevanti in tema di energie rinnovabili (cioe i brevetti depositati congiuntamente presso lo European Patent Office, il Japan Patent Office, e lo US Patent and Trademark Office) e lo stesso per l Italia e per paesi di gran lunga piu piccoli, come la Finlandia o il Belgio. O, ancora, non dovrebbe stupirci che nel 2007 le domande di brevetti per tecnologie finalizzate a mitigare i cambiamenti climatici (tra cui veicoli ibridi ed elettrici, o edifici e illuminazione a basso consumo di energia) siano state meno in Italia che nella ben meno popolosa Danimarca; e la percentuale di brevetti per tecnologie di riduzione dell inquinamento e smaltimento dei rifiuti sia piu bassa in Italia che in Messico. Chiedersi perche l Italia non innova significa anche riflettere sul ruolo dello stato. Ci aiutera a farlo Emidio Picariello, valutando quale e lo stato di avanzamento tecnologico della nostra pubblica amministrazione. Le Nazioni Unite calcolano che in Italia l E-government readiness index (una misura della capacita dell amministrazione pubblica di fornire servizi di e- government, basata su utilizzo di internet, infrastrutture di telecomunicazione e livello di capitale umano) e piu o meno al livello di Portogallo, Polonia e Messico. Se si guarda poi al rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, si scopre che nel 2008 l Italia era al penultimo posto tra 22 paesi studiati dall OCSE per percentuale di cittadini che usano internet per interagire con la pubblica amministrazione, allo stesso livello del Belgio e al di sopra della sola Grecia.[3] Insomma, la fila alle poste e una tradizione che resiste Il Flusso di Innovazione tra Italia e Europa. La capacita di innovare di un impresa o di un istituzione e spesso legata alla sua capacita di cooperare, sia con altre imprese e istituzioni nazionali che con istituzioni estere. Analizzeremo quindi la capacita del nostro paese di partecipare a progetti scientifici all estero (Federico D Ambrosio, Massimiliano Lincetto), e la sua capacita di cooperare con partners europei e di incanalare efficacemente le risorse messe a disposizione dall Unione Europea (Simona Milio). L Italia e l ultimo tra 25 paesi esaminati dall OCSE per percentuale di imprese innovative che collaborano con altre imprese nazionali o estere: con un modesto 12%, nel 2006 la percentuale di collaborazioni era circa un quinto della Finlandia (57%) e un quarto del Cile. E, quando si guarda ai flussi internazionali di tecnologia, si ottiene che nel periodo e stato l unico di 27 paesi studiati dall OCSE a registrare un tasso di crescita negativo dei flussi internazionali di tecnologia (definiti come trasferimenti di brevetti, marchi e design). L Innovazione nella Societa e nella Politica. Un peso di grande rilievo nella nostra analisi lo avranno naturalmente il tema dell innovazione sociale e del ricambio generazionale in politica. Gabriele Boccaccini affrontera la questione del multiculturalismo e di come la societa italiana sta rispondendo alla sfida dell immigrazione e dell integrazione. Tocchera invece a Stefano Minguzzi occuparsi di innovazione nella comunicazione, un argomento evidentemente molto sentito se si e recentemente addirittura avvertita l esigenza di fondare un settimanale per dare voce agli italiani under 40. Ivan Scalfarotto discutera poi dell assenza di turnover nella nostra classe politica. E, soprattutto, si chiedera quanto lo svecchiamento della classe politica sia funzionale all innovazione del paese. Ma probabilmente uno degli interventi che sara piu istruttivo leggere sara quello di un giovane impegnato, Tommaso Caldarelli, che ci accompagnera all interno del movimento studentesco, spiegandoci quali sono le posizioni di questo movimento multiforme, se e in cosa si differenzia dai movimenti precedenti, e soprattutto cosa c e di innovativo in questo movimento. Quali sono gli obiettivi dei giovani che hanno invaso le piazze italiane durante il dibattito sulla riforma Gelmini? Uomini Nuovi? I commenti di Ivan e Tommaso, sotto due prospettive apparentemente molto diverse le assemblee della politica e le piazze degli studenti ci porteranno a quello che e probabilmente il cuore del problema. Sosteneva Joseph Schumpeter, uno dei piu grandi economisti e pensatori del 900, che l innovazione di una societa non si puo realizzare senza l impulso di uomini nuovi. In altre parole, ci vogliono si le idée, ma le idée non bastano se non vi sono uomini nuovi che antepongono alla difesa delle loro rendite il desiderio di innovare. [1] L OCSE ha pubblicato nel 2010 Measuring Innovation: A New Perspective (OECD, Parigi), un volume approfondito che raccoglie i risultati di un decennio di ricerche dedicate allo stato dell innovazione nei paesi OCSE. [2] Top performers in matematica sono identificati come gli studenti che ottengono i Livelli 5 e 6 nella valutazione PISA. [3] Indice di E-government uptake for individuals. 7

8 8 POLITICA

9 9 Di tutta un erba un Grillo. E le cose che tornano, tornano Cristiana Alicata 13/05/2011 C era una volta Mussolini. Giornalista. Egli era all inizio, socialista. Il fascismo nacque sulla palude politica del riformismo che non aveva la giusta velocità per interpretare i cambiamenti sociali e governare ed interpretare le conseguenze sociali della Prima Grande Guerra. Egli era un carismatico show man ed un giorno sfidò Dio. Era anticlericale (da giovane), poi firmò i primi patti lateranensi. Sappiamo come è andata a finire. Diceva: Questi deputati che minacciano pronunciamenti alla maniera delle repubblichette sud-americane, questi deputati che diffondono con le più inverosimili esagerazioni il panico nella fedele mandria elettorale; questi deputati pusillanimi, ciarlatani questi deputati andrebbero consegnati ai tribunali di guerra! La disciplina deve cominciare dall alto se si vuole che sia rispettata in basso. Quanto a me, sono sempre più fermamente convinto che per la salute dell Italia bisognerebbe fucilare, dico fucilare, nella schiena, qualche dozzina di deputati, e mandare all ergastolo un paio almeno di ex ministri. Non solo, ma io credo con fede sempre più profonda, che il Parlamento in Italia sia un bubbone pestifero. Occorre estirparlo C era una volta tale Guglielmo Giannini. Giornalista e commediografo. Nel 1944 fondò il Fronte (usò appositamente una parola diversa da partito ) dell Uomo Qualunque. Era incazzato con il regime dei partiti e ce l aveva con tutti al grido di Abbasso tutti. Nei suoi articoli storpiava i nomi dei politici in modo offensivo. Dal suo giornale di carta gialla che costava 5 lire (i blog dell epoca) nacque un Partito. Dopo un primo exploit si alleò prima con la DC, poi con il PCI, poi confluisce nel PLI, infine scompare. Sappiamo come è andata a finire. Diceva: Il Fronte dell Uomo qualunque concepisce uno Stato non di natura politica, ma semplicemente amministrativa, senza alcuna base ideologica. Uno stato tecnico che funga da organizzatore di una folla e non di una nazione. Secondo Giannini per governare: basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione. C era una volta Berlusconi. Egli era all inizio socialista. Forza Italia nacque quando la prima repubblica crollava e la sinistra avrebbe vinto per sola inerzia e non certo per merito. Berlusconi si infilò in mezzo e vinse. Aveva i soldi ed altro. Della Chiesa non gliene importava nulla ora sostiene che non è possibile fare leggi che non siano cristiane. Non sappiamo come andrà a finire, ma lo possiamo immaginare. Diceva:

10 Sono soldi rubati, soldi rubati! riferendosi ai politici di professione nella loro vita hanno solo chiacchierato e combinato niente altro che prendere i soldi dai cittadini facendo lobby o facendo affari anche meno puliti di una lobby e per questa ragione i cittadini devono fare i conti in tasca a questi signori che non hanno mai lavorato. C era una volta Bossi. Egli era all inizio un socialista secessionista. Oppositore dei politici di professione è stato alleato con Forza Italia e AN, partito risorto dalle ceneri del MSI, all epoca delle prime alleanze ancora molto nostalgico. Nel suo delirio geopolitico fa persino riti pagani alla foce del Po, ma adesso risulta abbastanza alleato con la gerarchia ecclesiastica e conduce battaglie contro l Islam. Non sappiamo come andrà a finire, ma lo possiamo immaginare. Diceva. Fino al 1993 Bossi sostenne la linea del Pool di Milano, partecipando a una manifestazione con MSI, PDS e Verdi. Emblematica fu, alla Camera dei deputati l agitazione di una corda a forma di cappio da parte di uno dei leghisti della prima ora. C era una volta Grillo. Egli era all inizio un comico. Alcune battute contro Craxi gli costarono la cacciata dalla Tv. Nel tempo è divenuto un famoso blogger a livello mondiale. Nei suoi pezzi storpia i nomi dei politici del tempo in modo dispregiativo. Sostiene che i partiti devono essere distrutti e certifica la bontà del Movimento 5 Stelle, oggi appena nato. Non sappiamo come andrà a finire, ma lo possiamo immaginare. Diceva. Non voglio fare un partito. Io i partiti li voglio distruggere. Possiamo concludere. Che la classe politica professionista italiana ha la responsabilità di avere nel proprio DNA la nascita come funghi di demagoghi populisti che una mattina si alzano e al grido di vaffanculo tutti ottengono visibilità e potere perché cavalcano un malessere che non può essere ignorato. La malattia non produce la cura, ma produce un altra malattia, che a sua volta si sovrappone all altra malattia e devasta il Paese, uccidendo nella culla ogni tentativo democratico e collettivo di far uscire il Paese da questo circuito infernale. Il demagogo di turno dopo qualche anno che ha fondato il proprio movimento si assesta nel panorama politico ed entra a far parte del sistema che lui stesso ha duramente criticato e questo comprende anche l adesione totale, se non fanatica, ai dettami della gerarchia cattolica. E successo a tutti. Nessuno escluso. Ma la sua presenza indebolisce la democrazia perché si alimenta sulla devianza stessa della democrazia e frammenta il panorama politico, rendendo il Paese ingovernabile e il Parlamento solo uno stipendificio. Da cui nascerà un altro demagogo di turno. E così via all infinito finché: non si innesti un principio democratico virtuoso non ne nasca una dittatura La politica di professione si alimenta del suo stesso oppositore e viceversa. La soluzione è rottamare D Alema (simbolico, scusa Massimo, ma tu ne sei l emblema) e Grillo contemporaneamente. Ogni tentativo di opporsi a Grillo e Berlusconi tenendosi D Alema fallirà. Che sia da epigrafe alla nostra generazione se falliremo nel rivoluzionare (non lentamente riformare) i partiti. P.S. Non troverete Craxi in questo elenco. E la motivazione è che Craxi nasce dentro un partito e riconosco alla sua scalata al potere un percorso virtuoso, benché mi si consenta 10 di dire, una scalata viziata dall abuso dei poteri della politica nei confronti dell imprenditoria. Berlusconi è il fenomeno più evidente del craxismo.

11 11 Salvare le primarie aperte, con la matematica - Guido Giuliani 06/04/2011 Lo sconcertante esito delle primarie di Napoli ha disorientato il Partito Democratico riguardo all approccio da tenere nei confronti dello strumento-simbolo del PD stesso. Le dichiarazioni dei leader lasciano intendere che si andrà verso primarie chiuse, cioè riservate agli iscritti al partito o ai cittadini che si siano registrati per tempo in appositi elenchi di simpatizzanti. Primarie, luci e ombre. Le primarie hanno consentito al centrosinistra di vivere straordinari momenti di inclusione, apertura e popolarità. Ciò è valso sia per le imponenti primarie nazionali per la scelta del candidato premier (Prodi 2005) e del segretario del PD (Veltroni 2007, Bersani 2009), ma anche per le numerose consultazioni locali che hanno consentito ai cittadini simpatizzanti del centrosinistra di scegliere i candidati per la carica di sindaco o presidente di provincia. paese) di politici di lungo corso che hanno saputo nel tempo radicare il proprio consenso elettorale e che decidono di spenderlo per uno dei candidati. Ciò può portare al voto, nel giorno delle primarie, anche elettori non di area di centrosinistra che tributano un favore o un attestato di stima ai politici di cui sopra. Ciò può essere fortemente distorsivo dell idea di fondo delle primarie, perché questi elettori, poi, alle elezioni vere non votano per il centrosinistra. - Sono ben peggiori, infine, i tentativi di inquinamento del voto da parte di organizzazioni criminali, oppure di forze che fanno riferimento a partiti politici avversari del centrosinistra. A questi grandi successi fanno da contraltare alcune distorsioni, di cui le primarie napoletane costituiscono l esempio più eclatante. Nel piccolo ma importante bagaglio dell esperienza territoriale di coloro che si sono cimentati e impegnati politicamente nel sostegno a questo o quel candidato si possono trovare alcuni aspetti o ricordi poco piacevoli. Alcuni esempi: - La partecipazione al voto (soprattutto per la scelta di candidati locali) è poco spontanea. La scarsa capacità di accesso ai mezzi di comunicazione fa sì che l informazione sulle consultazioni primarie viaggi attraverso i canali della comunicazione di partito e dei contatti e delle amicizie personali, con la conseguenza che non partecipano al voto tutti i potenziali cittadini che vi sarebbero interessati, ma solo quelli opportunamente motivati. - Vi sono alcune enclavi (su scala di quartiere, o piccoli paesi) nelle quali la partecipazione alle primarie è altissima. Ciò avviene perché la forte presenza territoriale dei partiti agisce da stimolo alla partecipazione. Ad esempio, la partecipazione al voto può venire incentivata da anni di buona o solida amministrazione locale di sindaci di centrosinistra in comuni minori, oppure dall influenza (su un quartiere, un Le primarie che vogliamo. Le primarie aperte a chiunque si presenti ai seggi il giorno stabilito forniscono un esito che ben rappresenta il pensiero dell elettore medio di centrosinistra, consentendo quindi di selezionare la persona con maggiore probabilità di avere un impatto positivo, vuoi elettorale o di leadership. Le primarie ideali devono avere queste caratteristiche: - Spontaneità ed apertura. Deve poter votare il cittadino che, quella mattina, si sveglia con il desiderio di dare il proprio contributo al percorso democratico del centrosinistra. In questa ottica, le primarie chiuse, che impongono ai votanti di registrarsi in appositi elenchi qualche settimana prima del voto, sono molto criticabili, perché forniscono un risultato poco rappresentativo

12 dell orientamento dell elettore medio, e forniscono più che altro uno spaccato dei rapporti di forza e consenso interni ai partiti. Che non sempre forniscono la soluzione maggiormente in grado di entusiasmare il resto dei cittadini in occasione delle elezioni vere. Rifiuto della prevaricazione da parte di gruppi organizzati o enclavi di consenso. L esito delle primarie non deve essere determinato in maniera principale dalla forza di mobilitazione di gruppi di potere che, in quanto tali, hanno grande capacità di azione e coinvolgimento solo a livello ultra-locale (quartiere, piccolo comune). Prescindendo da casi estremi, queste forze agiscono invero a fin di bene. Il problema è che la forte localizzazione del consenso così costruito è assai poco rappresentativa del simpatizzante medio di centrosinistra, e può determinare per le primarie un esito complessivo che è costruito in alcuni ristretti ambiti locali (di quartiere, di paese), e che mal rappresenta la scelta ottimale per il centrosinistra. Salvare le primarie aperte con la matematica. [NOTA: i dettagli matematici e il metodo di implementazione sono riportati nelle Appendici, in fondo a questa pagina]. Occorre conciliare la mobilitazione organizzata e la partecipazione spontanea; tutelare il diritto dei gruppi organizzati di raccogliere e diffondere il consenso, e garantire la rappresentatività su ampia scala dell esito delle primarie. Una semplice soluzione la fornisce la matematica. Si tratta di rendere meno rilevanti, dal punto di vista dell esito delle primarie, i voti concentrati in quartieri (specifici seggi nel caso di primarie comunali) o in piccoli comuni (per le primarie provinciali). Va introdotto il principio per cui non tutti i voti hanno lo stesso peso. Per tutelare il significato e l interesse collettivo delle primarie, va abbandonato, il principio una testa, un voto. Qual è l idea di fondo? Ridurre il peso dei voti espressi in quei seggi delle primarie in cui l affluenza è abnormemente superiore al normale. Come viene definita l affluenza normale? Si può ragionevolmente definire in base al rapporto tra i votanti alle primarie e i voti raccolti dal PD (o dal centrosinistra) nelle ultime elezioni significative (regionali o politiche). Una volta calcolato il valore medio di questo rapporto su scala comunale o provinciale, per ciascun seggio delle primarie si può verificare se ci sia stata una affluenza abnorme, ossia troppo sopra la media. E, in quei casi, apportare i correttivi facendo pesare meno i voti espressi in questi seggi. Il numero di voti pesati che vanno di fatto a contribuire al conteggio per il vincitore finale si ottengono da una funzione matematica, che è riportata graficamente nella Figura 1, che mostra il numero di voti pesati PP da attribuire a un seggio in funzione dei voti espressi P, nell ipotesi che per il seggio in questione il numero atteso di voti espressi (stimato in base alla media complessiva) sia 100. Quindi, da 200 voti in avanti il numero di voti pesati si discosta progressivamente dal numero di voti espressi, cosicché se i votanti sono 1000, il numero di voti pesati è pari a 380. Figura 1. Esempio di calcolo dei voti pesati che, per uno specifico seggio, contribuiscono al computo totale, in funzione dei voti effettivamente espressi nel seggio: Si considera il caso in cui il valore atteso di votanti alle primarie calcolato in base alla media di affluenza per il livello territoriale considerato (comune o provincia) sia pari a Conclusione. Il metodo proposto consente lo svolgimento delle primarie aperte (gli elettori non devono registrarsi in anticipo, chiunque voglia farlo può recarsi a votare nel giorno delle primarie), salvaguarda il significato universale delle primarie e la loro rappresentatività in vista delle elezioni succesive. Di pari passo, introduce meccanismi che limitano fortemente l impatto di tentativi di alterazione del risultato delle primarie, ed evita che le scelte che rivestono grande interesse collettivo vengano determinate dal potere politico di pochi. Appendice 1 Le basi matematiche. Per il seggio delle primarie numero n, chiamiamo Rn il rapporto, tra il numero Pn di votanti alle primarie e il numero Vn di voti raccolti alle ultime elezioni vere : Rn = Pn / Vn. Definiamo per il livello comunale, provinciale, o regionale il valore medio territoriale del rapporto R per le primarie in questione, che chiamiamo <R>. Per ciascun voto depositato nell urna delle primarie, il valore effettivo del voto dipende dal numero di voti espressi in quel seggio, attraverso una funzione di peso F(Rn) che dipende dal rapporto Rn per il seggio e dal valor medio complessivo <R>. Quando Rn è inferiore al valore medio <R>, oppure è nell intorno del valore medio, ciascun voto vale 1. Quando Rn supera il valore medio <R>, il valore di ciascun voto in eccesso assume un valore inferiore a 1. Nella Figura 2, è riportata la funzione di peso F(Rn) utilizzata per calcolare i valori del grafico di Figura 1. Quando il rapporto tra votanti delle primarie e voti elettorali supera di un fattore 3 il valore medio, ciascun voto espresso oltre questa soglia vale 0.2, cioè il 20% di un voto espresso in un seggio sotto media o poco sopra la media.

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