Padova Oltre il ghetto di via Anelli Azioni positive a sostegno della convivenza e dell inclusione sociale

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1 Padova Oltre il ghetto di via Anelli Azioni positive a sostegno della convivenza e dell inclusione sociale di Alessandra Ruggero Claudio Gamba Antonella Ferrandino Paper for the Espanet Conference Innovare il welfare. Percorsi di trasformazione in Italia e in Europa Milano, 29 Settembre 1 Ottobre 2011 Dott.ssa Antonella Ferrandino, Dirigente Unità di Progetto Accoglienza Immigrazione, Settore Gabinetto del Sindaco, Comune di Padova; Dott. Claudio Gamba, Dirigente Servizio Politiche Abitative, Settore Patrimonio Partecipazioni e Lavoro, Comune di Padova;

2 Dott.ssa Alessandra Ruggero, Servizio Politiche Abitative, Settore Patrimonio Partecipazioni e Lavoro, Comune di Padova; Introduzione Il caso di via Anelli a Padova è un caso che ha interessato la stampa e l opinione pubblica locale, ma non solo, per diversi anni. Si tratta di un complesso edilizio privato, principalmente abitato da stranieri, in cui la concentrazione di diversi fattori (sovraffollamento, emarginazione sociale, presenza di attività di spaccio, incuria dei proprietari degli appartamenti) ha portato ad una situazione di degrado edilizio e sociale che ha causato una condizione di malessere negli abitanti ed un clima di conflittualità con il quartiere e l intera città. Ora i riflettori sulla vicenda si sono per lo più spenti, ma le attività con gli ex abitanti del Complesso Serenissima non si sono arrestate. Continua il lavoro di accompagnamento e mediazione di questi nuclei all interno di un percorso di autonomia lavorativa e abitativa; il percorso di sensibilizzazione del territorio in un ottica di inclusione sociale e convivenza; ed il recupero degli alloggi temporaneamente sottratti all ERP per i trasferimenti da via Anelli. Attraverso un complesso progetto l Amministrazione comunale ha voluto da un lato liberare gli ex abitanti di via Anelli da questa situazione di ghettizzazione che condizionava la loro capacità di muoversi in autonomia nel mercato del lavoro e delle abitazioni, e di integrarsi nel territorio nel suo quotidiano; dall altro smontare i binomi immigrazione- degrado e immigrazione- criminalità di cui il Complesso Serenissima ne era l emblema e la rappresentazione nell immaginario collettivo. Il paper cerca di presentare come la complessa vicenda in questione abbia rappresentato l occasione per l amministrazione locale per interrogarsi sulla capacità degli strumenti ordinari delle politiche abitative di saper leggere la questione casa in tutta la sua attuale complessità, nonché per attivarsi nella sperimentazione e nell implementazione di politiche e strumenti innovativi che sappiano rispondervi in maniera integrata, soprattutto in risposta all emergente domanda da parte della popolazione di origine straniera. Il testo è elaborato da soggetti che lavorano all interno dell amministrazione comunale, e utilizza spesso riferimenti a documenti ufficiali (come delibere) o a documenti interni. In ogni caso si è tentato di rileggere l intera vicenda in tutto il suo percorso anche utilizzando fonti (principalmente pubblicazioni, report e rassegna stampa) e punti di vista esterni (dei diversi operatori esterni ). 2

3 Politiche della casa a Padova Padova è la terza città del Veneto per numero di popolazione residente, ma è la più densamente abitata. E considerata città ad alta tensione abitativa, anche in ragione della sua forte connotazione come città universitaria 1. Una presenza, quella dell Università di Padova, che condiziona anche i valori del mercato immobiliare, soprattutto per la parte in locazione, che rispetto alla media provinciale e regionale rappresenta una discreta quota del patrimonio, circa il 25% (dato ISTAT). Come città medio grande e come importante polo economico del nord est d Italia, Padova, e la sua provincia, si prestano ad attrarre anche molta popolazione di origine straniera in cerca di occupazione. Nel 2010 i residenti nel Comune di Padova di origine straniera erano circa 31mila, rappresentando il 14,4% dell intera popolazione residente. Sono per lo più provenienti dall Est d Europa (Romania, Moldavia e Albania), da Nigeria e Marocco o da Cina e Filippine. La metà dei nuovi iscritti all anagrafe raggiunge una famiglia già esistente. Ma solo il 10% della popolazione straniera è residente a Padova da almeno un decennio, mentre circa il 40% vi risiede da meno di 3 anni (Comune di Padova, Settore Programmazione Controllo e Statistica, 2011). La presenza della popolazione di cittadinanza straniera riveste un ruolo significativo anche nelle domande di edilizia residenziale pubblica e nelle assegnazioni. Nell ultima graduatoria pubblicata, relativa al bando 2009, gli stranieri che hanno presentato domanda rappresentano circa il 40% (a cui va aggiunto un 5% circa di domande da parte di cittadini dell Unione Europea). Le assegnazioni di alloggi ERP a cittadini di origine straniera rispettano le proporzioni delle domanda e circa un 8,6% dell intero patrimonio ERP (di proprietà del Comune di Padova e di ATER) è attualmente assegnato a nuclei stranieri. Come è facilmente immaginabile la popolazione straniera residente non si distribuisce uniformemente in tutto il territorio comunale, ma tende a concentrarsi in alcune zone piuttosto che in altre, secondo fattori relativi all accessibilità economica dell alloggio, la vicinanza con una comunità di persone di riferimento o con il luogo di lavoro. La percentuale di residenti stranieri più alta si incontra nella parte nord di Padova. L unità urbana di riferimento per la zona della Fiera e della Stanga, al cui interno si trova il Complesso Serenissima di via Anelli, oggetto di questo paper, ha una percentuale di cittadini di origine straniera del 28% (al ). Anche alcune parti della zona nord sopra la stazione ferroviaria registrano percentuali superiori al 20% (Arcella, San Carlo, 1 Con una popolazione di circa 213mila abitanti, il Comune di Padova ospita un Università con circa 60mila iscritti (fonte: 2 Comune di Padova, Settore Programmazione Controllo e Statistica, Annuario statistico

4 Pontevigodarzere). Sono aree talvolta marginali della città, ritagli urbani spesso stretti tra snodi infrastrutturali (linea ferroviaria, autostrada, circonvallazione) e aree industriali o destinate a servizi (centri commerciali, centri a servizi, fiera, ecc). In alcuni casi sono aree già in parte povere e socialmente degradate, luoghi di prostituzione e spaccio, ancor prima che si insediassero le comunità di popolazione straniera. Gli appartamenti lasciati liberi da quei padovani in grado di ambire a migliori soluzioni abitative vengono affittati ai primi cittadini stranieri. I proprietari, forti delle estreme difficoltà che incontra la popolazione immigrata nel reperire un alloggio, si garantiscono le proprie rendite immobiliari riuscendo a mettere in locazione, a canoni proibitivi, appartamenti di non elevata qualità. E questo l inizio di un processo speculativo che ha coinvolto, in maniera esponenziale il Complesso Serenissima di via Anelli, ma anche altre aree urbane, almeno dal punto di vista del mercato immobiliare. Per poter sostenere queste elevate spese di locazione, la popolazione finisce per essere disposta a dividere il proprio spazio abitativo con altre persone generando fenonemi di sovraffollamento, in cui sono più difficilmente controllabili e governabili eventuali commistioni con fenomeni di criminalità e spaccio. La creazione di un ghetto La costruzione del complesso Serenissima in via Anelli risale agli anni 70, anche in ragione della recente riforma universitaria relativa alla liberalizzazione degli accessi (legge n.910 del 1969). All epoca si trattava, infatti, di un operazione immobiliare da parte di privati destinata alla crescente popolazione universitaria, dal momento che la zona si trova in prossimità degli istituti universitari. Il complesso è costituito da sei palazzine di tre- quattro piani con una cinquantina di miniappartamenti ciascuna (276 appartamenti in tutto) di circa una quarantina di mq, una sorta di cittadella per gli universitari che potesse offrire disponibilità di alloggi agli studenti che ormai avevano saturato la zona del Portello. Nel corso degli anni, però, si è assistito ad un progressivo processo di degrado con l insediamento di prostitute. A queste, negli anni a seguire, son seguite famiglie di stranieri e singoli migranti di varie nazionalità, i quali hanno utilizzato la zona di via Anelli come luogo di prima sosta e spesso di definitivo insediamento, per la difficoltà incontrata a collocarsi altrove nel contesto urbano di Padova, fino a renderla una zona abitata esclusivamente da stranieri, facile preda per il radicamento di mercati illegali legati allo spaccio e alla microcriminalità. L area si è così sempre più impoverita, caratterizzandosi per il suo stato di trascuratezza e abbandono, decadimento edilizio, scarsa sicurezza e difficile abitabilità, dovuti sia al sovraffollamento dell area e sia a processi di 4

5 speculazione da parte dei proprietari degli alloggi. La quasi totalità dei proprietari degli alloggi non abitava più da tempo in via Anelli disinteressandosi della cura degli immobili. Nel frattempo la convivenza di questa realtà, non solo con il resto del quartiere circostante, ma con l intera città, è diventata sempre più conflittuale fino al costituirsi di una vera e propria situazione di emergenza, abitativa e sociale. Il complesso di via Anelli nell immaginario dell opinione pubblica è diventato il Bronx di Padova, un ghetto di immigrati e spacciatori. Ma un ghetto ha sempre un duplice aspetto, a seconda che tu ne sia incluso o meno. In quegli anni per molti via Anelli ha rappresentato anche un «luogo di aiuto», dove «si trova sempre un posto dove stare», dove si «riesce a spendere meno soldi e a mandarne così il più possibile a casa» dalle famiglie nei paesi di origine (Comune di Padova, 2005). Il Complesso Serenissima diventa un luogo in cui chi è fuori ha paura di entrare e chi è dentro ha paura di uscire. Nonostante la sporcizia, lo spaccio, la criminalità annidiata nel complesso per molti è l unico luogo sicuro dove incontrare solidarietà, ascolto e sostegno. Lo stato di emergenza L amministrazione locale è stata dunque chiamata a trovare una soluzione urgente e concreta che mettesse fine a quel fitto intreccio di emarginazione, degrado e illegalità che si era consolidato. La costruzione del piano di trasferimento dei nuclei dalle palazzine di via Anelli e la sua implementazione hanno spesso dovuto ricorrere ad un quadro di emergenza per poter legittimare l intervento e le risorse che si sono dovute investire con urgenza. Innanzitutto per intervenire in maniera perentoria su un complesso edilizio di proprietà privata le palazzine sono state dichiarate inagibili per motivi di igiene e sicurezza dal Settore Edilizia Privata ed è progressivamente stato ordinato lo sgombero immediato dei fabbricati tramite ordinanza del sindaco. In secondo luogo per il reperimento degli alloggi necessari per lo sgombero delle palazzine si è dovuto provvedere, considerati «i tempi assolutamente ridotti di tale operazione», destinando a tale scopo alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica disponibili, da cedersi temporaneamente (quattro anni per i nuclei familiari e due anni per i singoli) in uso esclusivo a favore di nuclei abitanti in Via Anelli 3. 3 Lo schema di concessione base conteneva le seguenti principali caratteristiche: la durata della concessione sarà di quattro anni per i nuclei familiari e due anni per i nuclei di sigle; gli assegnatari dovranno impegnarsi a reperire entro tale termine, anche con il sussidio delle strutture attivate a tale scopo, autonoma soluzione abitativa; i concessionari attiveranno a loro nome le utenze per luce, acqua e gas; il canone di concessione 5

6 Inoltre, durante il processo di svuotamento all interno del complesso Serenissima si inaspriscono alcune situazioni di conflittualità dovute da un lato al fatto che non tutti i residenti o domiciliati nel complesso erano in possesso delle condizioni per rientrare nel progetto e quindi vedersi garantito un percorso di accompagnamento ad una soluzione abitativa: migranti irregolari o collegabili alle attività di spaccio e criminalità, o persone che non avevano effitivamente domicilio in via Anelli. Dall altro, spacciatori e criminali (non necessariamente domiciliati in via Anelli) si vedono privare di uno spazio ormai noto e consolidato per lo svolgimento delle loro attività illegali. Si rendono, quindi, necessarie alcune azioni di ordine pubblico per garantire la sicurezza sia agli abitanti del complesso, sia agli abitanti dei palazzi vicini, sia più in generale al quartiere: la creazione di alcuni posti di blocco, l istituzione di una zona a traffico limitato, l innalzamento di una recizione di metallo a protezione di un condominio adiacente al complesso. Queste sono azioni che fanno molto parlare e richiamano anche in maniera sproporzionata rispetto alla realtà l opinione pubblica nazionale, e, nel caso del muro di via Anelli, perfino internazionale, sulla realtà di questo quartiere. Parallelamente a queste iniziative di ordine pubblico, con inizio nel 2003, c era stato il tentativo di offrire un servizio a bassa soglia, denominato Open windows. Finestre aperte in via Anelli: servizi integrati alle persone e alla famiglia. Le attività con cui questo servizio parte 4 vanno dal segretariato sociale all animazione per bambini e al sostegno degli anziani, dalla formazione linguistica all ascolto e alla prevenzione socio- sanitaria. Anche in azioni come queste, generalmente riconducibili ad un quadro di iniziative orientate alla socialità, non manca una dichiarata intezionalità ancora una volta al monitoraggio e, quindi, al controllo dell area con finalità educative. Forse anche in ragione di questo, il servizio non avrà il successo sperato nell intercettare la popolazione dell area: pochi gli stranieri che frequentano i servizi offerti. Le cause sembrano essere rinconducibili sia alla mancata risposta alle aspettative che lo stesso servizio aveva generato negli abitanti, sia il fatto che contrariamente alla denominazione che sembrava suggerire un servizio facilmente avvicinabile il servizio, i locali e gli operatori, erano costantemente presidiati e controllati dalle forze dell ordine (Faiella, Mantovan, 2011). sarà pari a /mq. 3,50 per le famiglie e /mq 5 per i single, oltre alle spese condominiali (Delibera di Giunta Comunale 2006/106 del ). 4 Delibera di Giunta Comunale n. 2003/261 del

7 Lo svuotamento del complesso: oltre l emergenza Nel febbraio 2005 il Comune di Padova decide di dare avvio allo Sportello Casa. Si tratta da un lato di un servizio per l accompagnamento ed il sostegno agli abitanti del complesso all interno del progetto di trasferimento e riqualificazione dell area, dall altro di un gruppo di lavoro qualificato per il raccordo e l integrazione di competenze e informazioni tra gli uffici comunali ed il lavoro sul campo da parte degli operatori presenti in via Anelli. Lo Sportello Casa, fisicamente collocato in alcuni locali del complesso Serenissima, svolge un lavoro di mappatura e inquadramento delle diverse unità abitative, grazie alla collaborazione di operatori con competenze diversificate: psicologiche, organizzative, di segretariato e comunicazione sociale, affiancati da un mediatore psicologo di cultura araba. La presenza quotidiana degli operatori allo Sportello Casa e, quindi, all interno del complesso edilizio ed il costante lavoro di incontro e conoscenza con gli abitanti di via Anelli ha permesso di comporre un quadro della realtà e delle singole situazioni che è diventato materiale indispensabile sia per l azione di svuotamento dei condomini di via Anelli, sia per il successivo progetto di accompagnamento nel mercato privato. Entrando di volta in volta nelle case e dialogando con gli abitanti è stato possibile comporre una analisi ed una valutazione dettagliata rispetto alla situazione amministrativa, formativa, lavorativa, delle abilità linguistiche e delle autonomie di spostamento, sanitaria, nonché delle reti sociali primarie e secondarie presenti nel territorio, di quelle presenti in patria, del progetto migratorio, dello status abitativo nel Complesso Serenissima, di specificità rispetto ad un trasferimento. Alla fine di febbraio 2005 iniziano anche le azioni di sgombero che, al ritmo di due palazzine svuotate all anno, si concluderanno nel luglio del 2007 coinvolgendo quasi seicento persone di cui una settantina di minori. Gli ex abitanti di via Anelli hanno provenienze varie, ma per lo più sono maschi originari della Nigeria e del Marocco. Nei trasferimenti sono stati utilizzati 144 alloggi temporanemante sottratti all ERP e dislocati nei sei quartieri della città. Una volta risolta l emergenza di via Anelli, con lo sgombero delle palazzine, si è reso necessario per l Amministrazione comunale trovare nuove strategie, strumenti e risorse che permettessero di completare e sviluppare il progetto di riqualificazione avviato, da un lato per ricondurre all autonomia abitativa e alla normalità soluzioni abitative temporanee, e recuperare così il patrimonio ERP, dall altro per intervenire nel territorio comunale con azioni finalizzate a favorire processi di conoscenza, convivenza e sviluppo di comunità al fine di prevenire il ricrearsi ed il degenerare di condizioni di emarginazione sociale ed abitativa. 7

8 Ancora durante le fasi di chiusura dei civici, e poi, dopo i trasferimenti dei nuclei nei nuovi alloggi, da parte dello Sportello Casa del Comune in collaborazione con una cooperativa incaricata 5, sono state attivate funzioni di accompagnamento sociale, di sostegno nel percorso di integrazione, e di presentazione dei servizi e delle nuove realtà istituzionali presenti nel quartiere di destinazione. L accompagnamento prevedeva un supporto costante per il primo periodo di tempo, indispensabile per un corretto inserimento nelle nuove abitazioni e nei relativi contesti di convivenza, attraverso attività di sostegno all integrazione sociale e culturale nei nuovi alloggi temporanei grazie all attivazione di percorsi di mediazione dei possibili conflitti e di attività di aiuto alla ricerca di abitazioni permanenti, anche in collaborazione con agenzie private o con le strutture pubbliche competenti. L accompagnamento si impegnava a seguire con costanza tutte le persone trasferite in situazioni di grave marginalità che necessitavano di aiuto da parte dei Servizi disponibili sul territorio, e a rivalutare le situazioni di persone assenti durante le fasi di trasloco per poter fornire loro adeguate sistemazioni provvisorie. Il progetto di inclusione sociale Oltre il ghetto di via Anelli : azioni integrate per la convivenza E il 2007 quando il Comune di Padova decide di partecipare ad un bando di finanziamento da parte della Direzione Generale dell Immigrazione del Ministero della Solidarietà Sociale per progetti volti a favorire l inclusione sociale dei migranti e dei loro familiari. E questa l occasione per l Amministrazione comunale di recuperare risorse da un lato per dare seguito con un progetto integrato al processo di inclusione sociale e abitativa degli ex abitanti di via Anelli. Dall altro per proporre altre due progetti rivolti l uno ai giovani stranieri di seconda generazione, e l altro alle comunità Rom/Sinti 6. Il progetto Oltre il ghetto di via Anelli: azioni positive a sostegno della convivenza e dell inclusione sociale viene finanziato e successivamente avviato nel settembre del L obiettivo generale del progetto è il completamento e lo sviluppo del progetto di riqualificazione di via Anelli attraverso il potenziamento delle risorse abitative per gli immigrati trasferiti e la costruzione di strumenti finalizzati a sostenere percorsi di autonomia abitativa e d inclusione sociale e favorire i processi di convivenza nei contesti abitativi. Quattro sono i filoni dentro cui si 5 Si tratta della Cooperativa Il Sestante, un soggetto che accompagnerà il Comune di Padova durante tutto il percorso. 6 Il progetto rivolto alle seconde generazioni non è stato ammesso a finanziamento, mentre sono stati finanziati gli altri due, di cui Oltre il ghetto di via Anelli presentato dai Settori Patrimonio, per la parte di competenza del Servizio Politiche Abitative e del Gabinetto del Sindaco, per la parte di competenza dell Unità di Progetto Accoglienza e Immigrazione; e Dal campo nomadi alla città. Il Villaggio della Speranza del Settore Servizi Sociali. 8

9 sviluppano le azioni del progetto che scegli di rivolgersi ai nuclei di single con i contratti (biennali) oramai in scadenza. 1_ Innanzi tutto la predisposizione di strutture di accoglienza temporanea per le situazioni di ancora forte precarietà lavorativa, e quindi economica, e in alcuni casi di emarginazione sociale e culturale. Per venire incontro a queste situazioni sono stati aperti quattro appartamenti, di cui tre per uomini ed uno per donne, che hanno ospitato rispettivamente 35 e 4 persone. Durante la permanenza nell alloggio veniva contemporaneamente attivato un servizio di accompagnamento e orientamento sia al mondo del lavoro ed alla ricerca del lavoro; sia al mercato immobiliare, alla ricerca della casa e all inserimento nel nuovo alloggio, per lo sviluppo ed il raggiungimento di una più completa autonomia. Il programma di accoglienza terminava quando il beneficiario veniva inserito in un alloggio privato, ed iniziava un percorso di accompagnamento sociale, della durata di circa due mesi, per un sostegno nelle pratiche contrattuali per l inserimento nel nuovo alloggio; per l orientamento ai servizi del territorio; e per favorire momenti di incontro e confronto con i nuovi vicini. 2_ In secondo luogo la ricerca di strumenti in grado di inserire nel mercato privato questi soggetti. Si è quindi provveduto ad accreditare un soggetto 7 in grado di individuare e proporre ai nuclei soluzioni alloggiative in locazione, ma anche da poter comprare. Per sostenere questi inserimenti anche finanziariamente il progetto ha previsto la creazione di un fondo per la riduzione delle spese di entrata nell alloggio, ovvero un contributo sui diritti dell agenzia e la copertura del deposito cauzionale. 3_ Il terzo gruppo di azioni fanno riferimento ad un percorso educativo, formativo e di inserimento sociale per gli immigrati singoli provenienti da via Anelli. Sono stati infatti attivati dei cosidetti Laboratori di cittadinanza, ossia degli incontri di formazione e confronto su alcuni temi strategici in un ottica di accompagnamento all autonomia con un approccio orientato all intercultura 8. 4_ Vi è, infine, un complesso e variegato quarto gruppo di azioni finalizzate allo sviluppo di comunità e alla prevenzione, monitoraggio e mediazione dei conflitti. Sono iniziative pensate come a sostegno dell integrazione fra inquilini stranieri e italiani a livello di convivenza in 7 L accreditamento è avvenuto tramite bando pubblico. L intenzione del Comune di Padova era quella di creare un elenco di soggetti accreditati per la ricerca di alloggio e la mediazione immobiliare e sociale per gli utenti del servizio politiche abitative temporaneamente accolti in alloggi ex erp. i soggetti dovevano dimostrare esperienza nell accompagnamento all inserimento abitativo, anche in rete con altri soggetti, di persone provenienti da paesi non comunitari; nella costruzione di percorsi di autonomia abitativa e mediazione immobiliare e sociale per abitanti immigrati e nell individuazione di strumenti idonei per affiancare le persone coinvolte, sia nella chiara definizione delle proprie necessità abitative (attraverso la definizione di un progetto di vita a medio e lungo termine), sia, nei successivi colloqui con i proprietari degli alloggi, fornendo a questi ultimi adeguate conoscenze su tutte le attività del progetto messe in atto per garantire una convivenza solidale. 8 Il percorso formativo era strutturato in quattro moduli i cui temi erano: orientamento ai servizi del territorio, orientamento al lavoro, orientamento alle politiche abitative, cittadinanza. 9

10 condominio e in quartiere organizzate su tre modalità: i Punti di Incontro di Mediazione Abitativa, i Facilitatori in unità mobili in strada ed i Coordinamenti territoriali di Quartiere. I Punti di Incontro di Mediazione Abitativa sono sportelli di mediatori che agiscono anche con interventi a domicilio per la gestione dei conflitti. Si tratta di una procedura tempestiva di risoluzione delle controversie tramite cui una terza persona neutrale, il mediatore sociale, assiste le parti in conflitto, orientandole verso la ricerca di accordi soddisfacenti. In questo modo le parti hanno un equa opportunità di esprimersi e ascoltarsi reciprocamente, decidendo la portata dell accordo e le modalità di formalizzazione. Nei 18 mesi della durata del progetto il servizio ha ricevuto circa 240 segnalazioni, coinvolgendo circa 650 persone. Al livello di quartiere, inoltre, erano attive unità mobili di facilitatori. Si è trattato in tutto di 18 persone di nazionalità diversa, scelte tramite bando pubblico in modo da coprire le aree linguistico culturali romena, moldava, araba, albanese, dell Africa francofona e anglofona, cinese e filippina. Sono state presenti nei quartieri lungo percorsi prestabiliti volta a favorire processi di convivenza civile e integrazione nella comunità locale. Lungo i tragitti i facilitatori raccoglievano segnalazioni (problemi esistenti, possibili modalità di risoluzione, richiesta di informazioni, etc) e affrontavano, dove possibile, le difficoltà di volta in volta espresse dai cittadini o li rinviavano agli uffici ed ai settori competenti. In alcuni casi si trattava di supportare il personale della Polizia Locale in interventi operativi. Sempre a livello di quartiere, ma con modalità differenti di azione, si sono costituiti dei Coordinamenti territoriali di Quartiere per le attività di mediazione dei conflitti tra gruppi. Con modalità e forme diverse cinque quartieri su sei hanno costituito questi Coordinamenti: in alcuni casi con la costituzione di Commissioni consiliari di quartiere ad hoc composte dei referenti di altre commissioni, in altri casi dal lavoro congiunto di commissioni di volta in volta su casi specifici, in altri ancora grazie alla disponibilità in prima persona del presidente di Circoscrizione di farsi carico di questo aspetto. E stato, infine, avviato un ciclo di workshop aperti alla cittadinanza su metodologia e strumenti di gestione dei conflitti. I workshop erano rivolti agli amministratori dei quartieri, ai cittadini esperti ed alle associazioni qualificate del territorio, per offrire spazi di approfondimento sulle questioni della convivenza e della coesione sociale, dell integrazione tra abitanti originari di un area e nuovi arrivati, e sul tema del corretto utilizzo degli spazi urbani. Gli incontri, condotti da esperti nei servizi della mediazione dei conflitti in città e aree metropolitane, avevano l obiettivo di proporre argomenti per la formazione di mediatori naturali, in grado di rispondere alle esigenze dei 10

11 cittadini e di mediare i potenziali conflitti tra diversi gruppi di residenti ed utilizzatori degli spazi urbani. Decostruzione e riformulazione di frame: dal ghetto alla convivenza Il caso di via Anelli è esemplificativo di come alla fine degli anni Novanta le amministrazioni pubbliche locali non fossero ancora né attrezzate, ma nemmeno, per così dire, ancora competenti di fronte alla complessità di un fenomeno come quello migratorio urbano di questa fine di secolo. Per le amministrazioni pubbliche che si sono succedute negli ultimi quindici anni a Padova il complesso Serenissima è stato una questione di difficile interpretazione e trattamento. Diversi nel corso degli anni gli approcci ed i tipi di azione. L aumento della presenza di immigrati nel contesto urbano, la domanda da un lato di sicurezza urbana, dall altro di integrazione sociale sono state l occasione per l amministrazione locale per misurarsi ed interrogarsi sulle proprie capacità di lettura della realtà e di risposta alle sempre più complesse questioni sociali emergenti. E interessante, in questo senso, ricostruire la storia di via Anelli mettendo in luce come nel tempo si siano lentamente, non sempre con un percorso lineare, modificate le cornici interpretative e di conseguenza le strategie e le azioni di intervento. Sembra possibile individuare tre principali fasi in questo percorso. La prima fase (seconda metà degli anni 90) è una fase di empasse: è un momento di osservazione, ma anche di incapacità, e forse anche impossibilità, di azione. Il complesso Serenissima è ancora in fase di trasformazione. Nuovi abitanti e nuovi proprietari si sostituiscono ai primi, la composizione degli inquilini degli appartamenti inizia a modificarsi. E di fatto un processo non direttamente controllabile dall amministrazione pubbica trattandosi di un complesso residenziale privato. E intanto Via Anelli inizia a definirsi come rifugio da un lato per i migranti (regolarizzati e meno) in cerca di un alloggio, dall altro per gli spacciatori (non necessariamente domiciliati nel Complesso Serenissima) e per i loro clienti. E la fase in cui si innesca il processo di degrado e affollamento dell area ed in cui i media iniziano a costruire la rappresentazione di via Anelli come il Bronx di Padova. Man mano che questi processi di degrado si aggravano e coinvolgono la sicurezza non solo degli abitanti del Complesso Serenissima, ma anche del quartiere circostante, l Amministrazione pubblica è chiamata ad agire e lo fa inquadrando la questione come un problema di ordine pubblico (fino al 2005 circa). L acquisto progressivo di alloggi nel Complesso e nel quartiere 11

12 nell ottica di inserirvi attività dei servizi sociali e presidi delle forze dell ordine, l istituzione della zona a traffico limitato, l innalzamento della recinzione a protezione degli adiacenti condomini sono azioni che si rifanno ad un quadro di azioni fortemente indirizzate al ripristino della sicurezza urbana e dell ordine pubblico. Il soggetto pubblico (ente locale, forze dell ordine) si fa presente nel quartiere nelle sue funzioni di controllo e regolamentazione. L inizio delle operazioni di sgombero delle palazzine e di trasferimento dei nuclei sembrano rappresentare la coda di questo approccio. Anche se avviati all interno di un quadro di emergenza e tempestività, i trasferimenti sono, nella durezza che comunque li ha caratterizzati per lo sradicamento nei confronti di una comunità e di un territorio che nel bene e nel male era per loro di riferimento, il primo e necessario passaggio nell ottica di porre le basi per un più complesso ed efficace percorso di inclusione sociale. Ecco, quindi, che l amministrazione si interroga (dal 2004 circa) su quali siano gli strumenti più adatti per accompagnare queste persone in un percorso di familiarizzazione con il territorio, maggiore consapevolezza come cittadini e autonomia. Termini come integrazione, inclusione sociale e accompagnamento non appaiono come semplici slogan, ma acquistano all interno del progetto Oltre il ghetto di via Anelli concretezza e complessità. Gli strumenti, le azioni ed i percorsi sono diversificati e proposti in un ottica di progressiva autonomia. Coinvolgono diversi aspetti della gestione autonoma del proprio quotidiano e si rivolgono con strumenti diversi a pubblici diversi, non dando per scontato l importanza di accompagnare anche i quartieri e l intera città in percorsi di accoglienza. Il recupero alloggi: sfatare il mito dell ERP Il percorso di accompagnamento degli ex abitanti del Complesso Serenissima di via Anelli ad una soluzione abitativa autonoma ha permesso di recuperare e rimettere a disposizione delle assegnazioni ERP un numero consistente di alloggi. E un percorso non semplice, ma necessario almeno da due punti di vista. Innanzitutto la necessità di recuperare alloggi in una situazione di scarsa disponibilità ed elevata domanda. Ed, in secondo luogo, la volontà di non avallare un passaggio scontato dalla concessione in emergenza abitativa ad una a tempo indeterminato. Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica nel Comune di Padova, pur di discreta consistenza in relazione all intero patrimonio residenziale in locazione 9, si inserisce in un quadro nazionale in cui all edilizia residenziale sociale viene riservato un ruolo piuttosto esiguo. A questa situazione va a 9 Nel 2010 il patrimonio ERP ammonta a circa alloggi di proprietà sia comunale che dell ATER di Padova. Secondo i dati ISTAT, al 2001, le abitazioni occupate in locazione all interno del Comune di Padova sono circa

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