Q U E S T U R A D I T R A P A N I DIVISIONE POLIZIA ANTICRIMINE Ufficio Misure di Prevenzione Personali e Patrimoniali

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1 Q U E S T U R A D I T R A P A N I DIVISIONE POLIZIA ANTICRIMINE Ufficio Misure di Prevenzione Personali e Patrimoniali N. 514/Div. II^-M.P. Trapani, lì 30 marzo 2011 OGGETTO: Proposta del Questore per l applicazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale redatta - ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575 come modificata dalla legge 24 luglio 2008, n. 125 e dalla legge 15 luglio 2009, n nei confronti di: Giuseppe, nato a Salemi il , ivi residente in contrada Sinagia nr.106/e. Raccomandata Urgente Allegati 39 AL SIG. PRESIDENTE DEL TRIBUNALE - Sezione Misure di Prevenzione - T R A P A N I

2 IL QUESTORE DELLA PROVINCIA DI TRAPANI - Visti gli artt. 1 e segg. della legge n. 575/65, come modificata dalla legge n. 125/08 e dalla legge n. 94/09 - Esaminate le risultanze acquisite nel corso di indagini di P.G. esperite nell ambito dei procedimenti penali n /01 N.R. e n /09 R.G. Ignoti entrambi già pendenti presso la Procura della Repubblica di Palermo, nonché di quello relativo al n. 1749/08 R.G.N.R.- 21 già iscritto presso la Procura della Repubblica di Trapani; - Esaminata la nota di avviso conclusione indagini ex art. 415 bis c.p.p., redatta ambito proc. pen. 1314/09 Procura Repubblica Trapani a carico di Giuseppe + altri; - Preso atto dell esito degli accertamenti disposti ex art. 2 bis legge 575/65 e svolti congiuntamente dal Nucleo di PT della Guardia di Finanza di Trapani e dall Ufficio in intestazione, FORMULA LE SEGUENTI CONSIDERAZIONI E PROPOSTE Premessa metodologica I fatti compendiati nella presente Proposta costituiscono il risultato dell analisi svolta da questo Ufficio sul complesso delle emergenze investigative, acquisite da vari organi di polizia giudiziaria in particolar modo tra il 2001 e il più recente periodo, in ordine alla condotta dell ex parlamentare regionale, già indiziato mafioso, Giuseppe, sottoposto dal al alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale della P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza ai sensi della legge 575/65 per anni quattro, in esecuzione del decreto n. 133/95 R.M.P., emesso da codesta A.G. il Prima di tale sottoposizione il Giuseppe aveva avuto come si esporrà funditus nelle pagine seguenti una rapida ascesa nel panorama politico della provincia di Trapani culminata, nel periodo dal 1985 al 1990, nella nomina a Presidente dell A.S.L. n. 4 di Mazara del Vallo, nonché nella elezione, dal 1991 al 1995, quale parlamentare presso l Assemblea Regionale Siciliana. Pagina 2 di 388

3 Ciò malgrado, la folgorante carriera politica del era stata drasticamente interrotta allorquando lo stesso si rendeva volontariamente irreperibile al fine di sottrarsi, rispettivamente, alle ordinanze di custodia cautelare in carcere n. 1031/94 R.G. G.I.P. del , emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari di Marsala per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di gravi delitti contro la P.A., e n. 3753/94 R.G.N.R. e n. 7320/94 R.G.I.P. emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo il per associazione mafiosa ed altro. Trascorso tale periodo di latitanza, il in data decideva di costituirsi, venendo poi condannato il alla pena di anni uno, mesi dieci e giorni venti di reclusione per il delitto di peculato commesso in Salemi dal 1987 al 1993, per il delitto di concussione commesso in Mazara del Vallo nel 1988 e, infine, per il delitto continuato di peculato commesso in Mazara del Vallo dal 1987 al 1990, mentre riportava assoluzione da parte del Tribunale di Palermo il 20.06/ (sent. nr.1728/2000), per il reato di associazione mafiosa. Il complesso di elementi investigativi progressivamente acquisiti, nel corso degli anni, nei confronti del Giuseppe era tale da evidenziarne, alle Autorità di P.S. ed a codesta A.G., la presunta collocazione nel panorama mafioso locale, di guisa che lo stesso, come sopradetto, veniva sottoposto il alla misura di prevenzione del soggiorno obbligato ai sensi della legge 575/65, per anni quattro. Vale la pena di anticipare come codesta A.G. - e la stessa Corte d'appello di Palermo, poi, nel motivare la conferma del decreto applicativo della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno al nostro - richiamava la sentenza di assoluzione dall'imputazione di cui all'art. 416 bis c.p., emessa dal Tribunale di Palermo (sent. nr. 1728/2000), affermando come gli elementi ritenuti da quel Tribunale insufficienti a determinare la condanna per il reato di associazione mafiosa, ben potevano documentare la accertata contiguità ad ambienti mafiosi, in base alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, ritenute inutilizzabili nel processo penale - come si esporrà solo a seguito della riforma del cd giusto processo ex legge 25 febbraio 2000 nr. 35. Benché sottoposto alla misura di prevenzione, il evidenziava un notevole dinamismo politico, dapprima costituendo nel 2001 in ambito provinciale il partito politico del Biancofiore, per poi confluire nella compagine dell U.D.C. a seguito del congresso provinciale tenutosi in questo capoluogo nel dicembre del 2002, ottenendo il sorprendente risultato di 9277 preferenze alle elezioni dell Assemblea Regionale Siciliana del Pagina 3 di 388

4 Si comprende bene, quindi, anche da tale sintetica anticipazione, come le narrate vicende storiche e giudiziarie, pregne di valore nella geopolitica trapanese, costituiscano il peculiare scenario d azione, il variegato quadro delle conoscenze e dei rapporti, di natura politico-affaristica, in cui il Giuseppe si è mosso e di cui ha beneficiato, dal periodo di sottoposizione alla sorveglianza speciale e fino a tempi recentissimi, godendo di adeguata legittimazione e di un sostegno istituzionale e politico tali da porre poi agevolmente in essere le condotte che si analizzeranno nelle pagine seguenti, finalizzate, biunivocamente, al controllo occulto di attività economiche nel settore della Sanità beneficiarie di finanziamenti pubblici regionali, nonché al condizionamento di importanti settori della cosa pubblica e della vita politica di questa provincia. Ed invero, ai fini dell attivazione delle potestà propositive è stato, preliminarmente, vagliato il complesso di nuovi e rilevanti elementi probatori compendiati nell Informativa di reato (Div.Ant.-Cat.Q.2/2-08) del , redatta ex art. 347 C.P.P. dalla Squadra Mobile di Trapani, nell ambito del Procedimento penale nr /01 N.R. ed inoltrata da quel servizio di p.g. alla Procura della Repubblica di Palermo sul conto del Giuseppe. ( cfr. all. 1) Siffatte indagini di p.g. erano maturate nel contesto degli accertamenti già in precedenza svolti dalla Squadra Mobile, nell ambito del p.p.6566/99 D.D.A., instaurato presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, in ordine ad un inquietante intreccio tra dipendenti di enti locali, in particolare della Provincia Regionale di Trapani, imprenditori e appartenenti alla famiglia mafiosa di Trapani, i cui rapporti avevano come interesse comune il controllo degli appalti affidati dalla Provincia per l'esecuzione di lavori pubblici, attraverso la commissione di reati di turbativa, concussione ed altro. In tale contesto investigativo, giusta decreto n. 1054/00 R.I. emesso dalla D.D.A di Palermo in data , era stato effettuato un riservato servizio di intercettazione delle conversazioni tra persone presenti, all interno dell ufficio dell ingegnere CASCIA Salvatore, nato a Salemi il l , al tempo capo del IX Settore della Provincia Regionale di Trapani, al fine di acquisire ulteriori elementi probatori in ordine alle ipotesi sopra indicate nonché la commissione di turbative di incanti ed altre fattispecie connesse di reato. L attivazione del riservato servizio tecnico, così come ampiamente riferito nella informativa di reato del trasmessa alla Procura Distrettuale palermitana (proc.pen. nr. 6566/99 ignoti D.D.A), oltre che riscontrare l ipotesi investigativa iniziale, forniva importanti elementi di prova circa la scellerata condotta del predetto CASCIA in concorso con GIACALONE Vito, nato a Trapani il , anche egli dipendente del medesimo Ente, nonché di Pagina 4 di 388

5 SCIMEMI Antonino, nato a Salemi il , imprenditore all epoca notoriamente vicino al predetto Giuseppe. Infatti, il GIACALONE Vito veniva poi tratto in arresto il in esecuzione dell ordinanza applicativa di misura cautelare n. 2743/03 R.G.N.R. mod.21 e n.1882/03-20 R.G.G.I.P. emessa in pari data dall Ufficio del G.I.P. presso il Tribunale di Trapani, in quanto ritenuto responsabile dei delitti p. e p. dagli artt.81, 110, 319, 353, 476 e 490 C.P. per avere, in concorso con il di lui capo ufficio GRILLO Giovan Battista e con altri soggetti da identificare, dietro promessa e/o dazione di somme di denaro da parte dei titolari di imprese partecipanti, turbato, mediante la sostituzione e la falsificazione delle offerte, numerose gare espletate in regime di cottimo fiduciario presso il 9 settore amministrativo negli anni 2001, 2002, La condotta delittuosa posta in essere dal predetto funzionario provinciale in concorso con lo SCIMEMI Antonino, di fatto confermava quanto dichiarato da vari collaboratori di giustizia, tra cui LANZALACO Salvatore, grande conoscitore delle trame sottese al sistema degli appalti in Sicilia, il quale aveva illustrato i rapporti di contiguità che legavano il predetto SCIMEMI Antonino ai noti cugini SALVO, all ex on. Giuseppe e ad alcuni esponenti della famiglia mafiosa mazarese per la sistematica aggiudicazione di appalti banditi dai vari Enti Pubblici ad un cartello di ditte compiacenti agli interessi mafiosi. Infatti, interrogato il dal P.M. Dott. G. Sturzo della Procura di Palermo, il LANZALACO Salvatore aveva cosi dichiarato sul conto del :.. PINO mi fu presentato da ANTONINO SCIMEMI,detto NINO, da Salemi per i lavori della ricostruzione del Belice, in quanto dovevamo realizzare come progetto e gestire alcuni finanziamenti tramite il MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI. Per esempio c era da fare un grosso complesso sportivo; il doveva individuare una impresa che doveva pagare l acquisto del finanziamento. Ricordo che il periodo era quello del IL a quel tempo era presidente della USL,credo di MAZARA DEL VALLO, e rappresentava la DEMOCRAZIA CRISTIANA vicina ai SALVO di SALEMI. Lo SCIMEMI invece era vicino al GUNNELLA ARISTIDE che poi era di MAZARA DEL VALLO. I due gruppi sul territorio avevano una buona forza che poteva gestire ogni appalto. Per cercare di gestire questi appalti occorreva una ditta che anticipasse le tangenti. Portai il alla SII, dall AMARILLI. Eravamo io, PINO, SCIMEMI NINO ed un architetto di cui non ricordo il nome e CRISAFULLI ETTORE. In quella occasione abbiamo dormito al PLAZA di via del Corso a Roma. Tutto fu pagato da CRISAFULLI. Abbiamo parlato del progetto con AMARILLI. I soldi dovevano arrivare con dei decreti di finanziamento che dovevano essere pagati subito. L AMARILLI prese tempo perchè doveva parlare con l ing. PROFETA che ci fece sapere che non poteva pagare subito la cifra richiesta che era molto alta, per circa 500milioni oltre il resto da pagare successivamente. Non c era un progetto tecnico che doveva essere fatto dopo; si sapeva che c erano i fondi da utilizzare per la ricostruzione ; questi fondi dovevano essere dati a mezzo di concessione d opera pubblica. Se non ricordo male alcuni lavori furono dati alla IMPRESIT, altre alla LODIGIANI. Attraverso i sui accordi politici riusciva a controllare una grande fetta dei lavori in oggetto e dei finanziamenti per appalti pubblici, anche perchè in ogni paese aveva un forte appoggio politico di consiglieri comunali della sua corrente. Una parte di questi Pagina 5 di 388

6 fondi il li pilotò a delle imprese a lui amiche, mi riservo di fare i nomi successivamente. Altra parte dei finanziamenti fu gestita direttamente da in concorso con un cognato ingegnere, di cui non ricordo il nome, che poi fu sottoposto ad indagine per il rinvenimento di una microspia nell ufficio del. Quest ultimo aveva una impresa intestata fittiziamente al cognato di cui sopra con delle iscrizioni molto piccole e solitamente si associava con il CARIMBE dello SCIMEMI ANTONINO. Il CARIMBE non potendo avere iscrizioni ANC, perchè non era un impresa, si rivolgeva ad imprese del nord Italia facendo finta di associarle e poi mediante le iscrizioni delle stesse partecipava alle gare pilotate dal e da SCIMEMI Antonino aggiudicandosele. Sono a conoscenza di questi fatti perchè me li hanno raccontati sia PINO che SCIMEMI ANTONINO ; inoltre ho lavorato con loro per dei lavori a SALEMI, CALATAFIMI, VITA, ALCAMO e CASTELLAMARE DEL GOLFO. Questi appalti erano stati aggiudicati ai due di cui sopra o assieme o separatamente, anche a mezzo di imprese prestanome. Sono circa 16 appalti di cinque miliardi ciascuno, però soltanto in alcuni figuro direttamente io come progettista e direttore dei lavori. Tracce di questi lavori possono essere trovate o nella lista di consulenze che è stata da voi sequestrata o tra i progetti che avevo in ufficio. Tutti questi appalti sono stati truccati dalle persone di cui ho detto ed ho collaborato a queste turbative.. Il nostro cammino è cominciato nel 1988 e già nel 1992 questo gruppo gestiva appalti per decine e decine di miliardi, fino al momento delle elezioni regionali quando il fu messo in lista per decisione dei SALVO...omissis. Dopo le elezioni regionali su invito dello SCIMEMI assegnai all uso dello alcune stanze del mio studio, che venivano utilizzate dallo stesso come segreteria. La segreteria a Palermo era gestita da una persona anziana di cui mi sfugge il nome, ma che sarei in grado di riconoscere. Dopo il successo alle elezioni regionali cominciò a portare diversi decreti finanziamento di opere pubbliche che venivano gestiti in favore della loro assegnazione al CARIMBE per come ho detto sopra in accordo con lo SCIMEMI NINO. L aggiudicazione avveniva per come ho detto sopra mediante le false iscrizioni di grosse società nazionali. Le stazioni appaltanti erano pienamente a conoscenza di cosa accedeva e contribuivano a favorire la gestione di questi appalti in favore del CARIMBE. Mi riservo di essere più preciso su questi appalti a seguito dell esame della documentazione e di domande specifiche. Da questo rapporto che si è creato con PINO è nata una amicizia che al momento del suo arresto s è concretata con il mio aiuto per sfuggire all ordine di arresto,per circa due giorni, in quanto l ho nascosto una sera a casa mia e l indomani mattina è andato via. Ricordo che già una settimana prima dell emanazione dell ordine di cattura per lo stesso sapeva che stava per essere arrestato e stava preparando la sua fuga. La stessa doveva avvenire con un peschereccio di MAZARA del VALLO, per come poi fu. Inoltre ricordo un incontro tra e SAVONA RICCARDO, di cui ho già detto, al congresso regionale dei POPOLARI tenuto al SARACEN di PALERMO quando in prospettiva della fuga aveva chiesto al SAVONA di procurargli una liquidità che lo stesso gli consegnò poi ad ALCAMO al Monte dei Paschi di Siena ove era stato trasferito. Con questi soldi è rimasto per un po tempo in AFRICA, credo in TUNISIA, ma non so dove. Poi con l aiuto del cognato,di cui ho detto sopra, e dello SCIMEMI NINO, fu trasferito in SLOVENIA, in quanto a circa quindici chilometri dalla frontiera, c è una ditta che fa capo al CARIMBE e quindi allo SCIMEMI NINO. SCIMEMI mi disse che era nascosto là. Io sono stato in questa cittadina Slovena di cui mi sfugge il nome, è sul mare ed ha un piccolo porticciolo. Ho visto la fabbrica e gli uffici che è riferibile allo SCIMEMI in quanto lo stesso ha concluso degli accordi commerciali attraverso i quali ha l esclusiva dei beni prodotti in questa fabbrica. Credo che in ufficio da me ci siano dei depliant su questa fabbrica. La stessa produce porte, bacini galleggianti, passerelle marine etc... Inoltre lo SCIMEMI ha a BOLOGNA una impresa di spedizione terrestri con camion denominata SIDERCOM o SIDERCOMIT che si occupa di trasportare i prodotti costruiti nella fabbrica Slovena; io non ci sono mai andato, Pietro La CHIUSA si. SCIMEMI NINO mi disse che poteva assicurare i contatti con a mezzo di questi rapporti commerciali con la fabbrica slovena. Sono a conoscenza che SCIMEMI Nino ed il cognato di hanno incontrato lo stesso in Slovenia durante la sua latitanza. Sono andato a prendere a alla clinica VILLA SERENA di PALERMO per portarlo a casa mia. Fu SCIMEMI NINO che mi chiamò e mi disse che dovevamo vederci a VILLA SERENA. Non avendo macchina mi feci accompagnare dai MILAZZO, Pietro e Corrado ed incontrammo lo SCIMEMI che mi chiese di nascondere ; erano presenti oltre a me i MILAZZO, lo SCIMEMI, il cognato di, un Pagina 6 di 388

7 ingegnere di cui non ricordo il nome ed infine arrivò. Era Domenica sera, c era molta gente ed abbiamo atteso che facesse buio prima di portarlo a casa mia. L indomani SCIMEMI lo venne a prendere e lo portò via Le emergenze investigative successive, compendiate via via in ordine temporale nella citata informativa di reato del , palesavano con sempre maggiore incisività, man mano che veniva ricostruito lo scenario delle varie condotte criminose, l esistenza di un vero e proprio comitato d affari, composto da soggetti politici locali, medici e dirigenti pubblici, i quali hanno agito sinergicamente in attuazione di un tacito progetto di infiltrazione nelle maglie degli Enti regionali deputati alla gestione della Sanità pubblica, con particolare riguardo alla provincia di Trapani, del quale protagonista e artefice principale, come si osserverà, è stato proprio l odierno proponendo Giuseppe. Infatti, nel corso dello svolgimento di tali riservati servizi di p.g. è plasticamente emersa la figura del, quale personaggio dotato di prorompente influenza politica, capace di esercitare incisive ingerenze nella macchina amministrativa della sanità pubblica trapanese, con particolare riferimento ai finanziamenti in favore di aziende di settore, occultamente controllate dal proponendo nonostante la sottoposizione ai rigori della sorveglianza speciale di ps con obbligo di soggiorno nel comune di residenza ai sensi della legge 575/65, in esecuzione del decreto n. 133/95 R.M.P. emesso da codesta Sezione M.P. il La sua presenza dietro le quinte, a tal proposito, veniva frequentemente evocata - nel corso delle conversazioni intercettate nell ambito degli innumerevoli servizi tecnici attivati, anche nel contesto di ulteriori e diversi procedimenti penali come quella di referente politico di peso, sponsor ora dell uno ora dell altro funzionario pubblico, dirigente sanitario, imprenditore. Emergeva, pertanto, l'esistenza di un sodalizio politico/affaristico precipuamente finalizzato a riacquisire l antico potere impositivo del, nonostante il provvedimento di prevenzione, sulle strutture della pubblica amministrazione sanitaria locale e regionale, con addentellati in vari Comuni (Trapani, Marsala, Alcamo, Castellammare del Golfo e Mazara del Vallo). E risultato come tale potere si sia realizzato cooptando fidati soggetti tra imprenditori, medici, operatori sanitari e dirigenti dell allora A.S.L. di Trapani (oggi A.S.P.), così da costituire un sodalizio informato, in particolare ma non soltanto, allo scopo di ottenere il controllo di una serie di strutture di assistenza convenzionate con la medesima A.S.L. di Trapani, collegate tra loro da una rete di insospettabili prestanome, al fine precipuo di infiltrarsi nella struttura amministrativa della sanità locale e nella pubblica amministrazione regionale, Pagina 7 di 388

8 onde ottenere il sistematico controllo di finanziamenti erogati nel settore sanitario regionale e presso l I.R.C.A.C. di Palermo, ma anche di determinare le nomine di manager e dirigenti sanitari nei vari plessi ospedalieri, così da garantire un tornaconto elettorale e, soprattutto, assicurare il favore amministrativo per autorizzazioni sanitarie, cospicui contributi conseguenti alla stipula delle convenzioni con la A.S.L. e, quindi, in ultima analisi imporre i desiderata del gruppo politico legato all ex onorevole regionale Giuseppe presso la macchina amministrativa e politica della Regione Sicilia. L iniziale mole di risultanze investigative scaturite dalle attività di indagine della Squadra Mobile e riguardante le molteplici attività poste in essere dal Giuseppe, veniva ulteriormente incrementata dagli approfondimenti investigativi svolti in seguito all omicidio di CAPIZZO Salvatore, nato a Salemi il il cui cadavere attinto da numerosi colpi di arma da fuoco veniva rinvenuto in Mazara del Vallo il giorno dai quali, come si esporrà funditus nelle pagine seguenti, emersero ingenti elementi riconducenti alla figura del e ai suoi rapporti di conoscenza e d affari con la vittima. L analisi di quanto emerso dalle investigazioni, tradizionali e con l ausilio di servizi tecnici di intercettazione, in ordine alle condotte criminose compendiate nella succitata informativa di reato, fornisce un importante spaccato delle illecite condotte di gestione soprattutto dei servizi sanitari convenzionati, oltre che delle numerose e sistematiche violazioni del regime imposto dall applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, da parte del Giuseppe, il quale ha surrettiziamente utilizzato falsi certificati redatti da medici compiacenti, al fine di eludere, in più di un occasione, i vincoli della misura cui era sottoposto, sì da poter tenere riservate riunioni, lontano dalla propria abitazione, con i personaggi coinvolti nella gestione deviata della sanità pubblica locale. Al fine di utilmente valutare gli elementi acquisiti per l attivazione del potere di Proposta ai fini dell applicazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale, appare preliminarmente opportuno delineare la rinnovata pericolosità sociale del Giuseppe, quale emerge dalla sua diretta ingerenza ed, anzi, dalla circostanza di essere stato vero punto di riferimento intorno al quale si sono concretizzate tutte le condotte delittuose che sono state descritte dalla Squadra Mobile nel corpo dell informativa di reato del In particolare, è opportuno analizzare gli elementi di prova raccolti dalla polizia giudiziaria in ordine alle condotte criminose riconducibili alla fattispecie di Pagina 8 di 388

9 cui all'art. 12 quinquies della legge n. 356/92, ad opera di vari prestanome i quali, formalmente figuranti quali soci e amministratori di società operanti nel campo delle attività assistenziali e parasanitarie della provincia di Trapani, di fatto e scientemente ne hanno consentito l occulta gestione del, come detto all'epoca sottoposto al regime della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno. Tali acquisizioni investigative riguardano in particolare le società C.E.M., Salus s.r.l., Life s.r.l. e Villa Letizia Soc. Coop. A r.l. e varie proprietà immobiliari per le quali, come meglio approfondito e descritto negli appositi capitoli ad esse dedicati nella presente Proposta, il è ritenuto responsabile di avere, allo scopo di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, attribuito fittiziamente: 1. a CACCIATORE Francesco, nato a Castellammare del Golfo il , ivi residente in via G. M. Di Gaetano nr.167, la titolarità di quote della società Villa Letizia soc. coop. a r.l.. Fatti accertati in Castelvetrano dal al Al medesimo CACCIATORE Francesco e alla di lui coniuge NEGLIA Maria, nata a Castellammare del Golfo il , ivi residente in via G. M. Di Gaetano nr.167, la titolarità di quote della società Life s.r.l.. Fatti accertati in Castelvetrano dal al A LIUZZA Stefano, nato a Salemi il , ivi residente in contrada Filici n.1073, la titolarità di quote della società Salus s.r.l.. Fatti accertati in Castelvetrano dal mese di novembre 2002 al 6 novembre A MANISCALCO Antonino, nato a Salemi il , via Dante Alighieri, 71, la titolarità di quote della società C.E.M.. Fatti accertati in data successiva al e sino al A CAPIZZO Salvatore, la titolarità di quote della società C.E.M.. In Mazara del Vallo, in data anteriore e prossima all' Ad ARDAGNA Nicolò Domenico, nato a Salemi il , ivi residente nella via Cremona nr. 67, la titolarità di due appezzamenti di terreno, di cui uno con fabbricato rurale, originariamente di sua proprietà, dapprima ceduti in data a CASCIOLO Maria, riacquistandoli dalla medesima in data , e intestandoli alla Immobiliare Alicia di Ardagna S.a.s. di ARDAGNA Nicolò e C.. Fatti avvenuti in Salemi in data e Pagina 9 di 388

10 Ma, ancora, le medesime indagini di p.g. hanno dimostrato come, solo grazie all esistenza di un rapporto occulto di illecito mutualismo intrattenuto con i vertici della Sanità pubblica di Trapani, il Giuseppe abbia potuto ottenere l acquiescenza da parte di dirigenti pubblici come Giuseppe, nato a Partanna (TP) il , ivi residente in via Roma n. 138, Direttore Sanitario dell A.S.L. n. 9 di Trapani dall al , il quale, in tale veste, stipulava secondo i desiderata del e della di lui cordata politica, convenzioni per il rimborso di spese sanitarie per l assistenza a pazienti ricoverati presso le sopra cennate R.S.A. (Residenze Sanitarie Assistite) ovvero C.T.A. (Centri di Terapia Assistita), pur consapevole della condizione di sorvegliato speciale di P.S. del e della sua diretta - seppur occulta - gestione delle suddette società, e ciò in violazione dei divieti prescritti dall art.10 quinquies in relazione all art. 10 L. 31/05/1965 nr. 575, autorizzando quindi, dal 2003 al mese di agosto 2007, i rimborsi di seguito riportati: - C.E.M. per ,95; - Salus s.r.l. per ,17; - Life s.r.l. per ,84; - Villa Letizia s.r.l. per ,47. Infine, nella surripetuta informativa di reato del si esponeva, con riscontri diretti, come attraverso alcuni di quegli stessi rapporti clientelari intessuti e mantenuti dal Giuseppe, siano state commesse le numerose violazioni alle prescrizioni della sorveglianza speciale di P.S., attraverso lo strumentale utilizzo di false certificazioni mediche da parte di medici compiacenti, quali BORRUSO Vincenzo, nato a Castellammare del Golfo il e ivi residente nella via Duchessa n 29, solerti nell attestare la necessità per l odierno proponendo di sottoporsi a visite specialistiche fuori provincia, prevalentemente a Palermo, ovvero fuori dal comune di Salemi, al solo scopo di consentirgli di eludere il vincolo dell'obbligo di soggiorno, per poter tenere riservate riunioni con esponenti politici locali nonché con svariati personaggi con lui in affari. Nello specifico, ponendo in essere condotte ascrivibili agli artt. 81, 61 nr. 2 e 374 bis c.p., comma II, il BORRUSO Vincenzo, in quanto esercente la professione sanitaria di medico cardiologo, falsamente attestava in certificati medici destinati ad esser prodotti all Autorità Giudiziaria, nella fattispecie a codesta Sezione Misure di Prevenzione, condizioni patologiche e trattamenti terapeutici relativi al, allo scopo di ottenere permessi di allontanamento dal comune di Salemi, ove quest ultimo era sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno. Pagina 10 di 388

11 Mercé tali infedeli certificazioni, pertanto, il Giuseppe in violazione delle prescrizioni relative al regime della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, nella fattispecie Salemi, si recava: In Castellammare del Golfo, presso lo studio medico del dr. Vincenzo BORRUSO, avvalendosi di autorizzazione di codesta A.G. rilasciata sulla base di falsa certificazione medica del Fatti avvenuti in Castellammare del Golfo in data ; In Castellammare del Golfo, presso lo studio medico del dr. Vincenzo BORRUSO, avvalendosi di autorizzazione rilasciata sulla base di falsa certificazione medica del Fatti avvenuti in Castellammare del Golfo in data ; In Palermo, presso lo studio associato dei dr. Imburgia Leone Cricchia in data , allorquando, durante servizio di osservazione appositamente predisposto dalla p.g., veniva notato uscire dallo studio dentistico associato Imburgia ed altri alle ore circa e, incontratosi con altri soggetti, recarsi presso un bar della via Tasso, trattenendosi fino alle successive ore 13.20, per poi rimettersi in marcia verso Salemi. Fatti avvenuti a Palermo in data In data la D.D.A. di Palermo inoltrava il fascicolo relativo alle indagini compediate nella informativa di reato del per competenza alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trapani, nel proc. pen. nr. 1314/09 21, inscritto per il reato di cui all'art.12 quinquies L. n. 356/92 a carico del Giuseppe ed altri, come da nota di avviso conclusione indagini ex art. 415 bis c.p.p. Dai fatti sopra succintamente menzionati ed approfonditamente analizzati nelle pagine seguenti, si rileverà come la tipologia di pericolosità personale, ma ancor più spiccatamente patrimoniale, che si evince dalle condotte del Giuseppe nel periodo temporale preso in considerazione, rientri a pieno titolo tra le fattispecie previste dalla legge 125/08 e dalla legge 94/09, che hanno ampliato i confini dell applicabilità soggettiva della l. 575/65, includendo tra i soggetti proponibili non soltanto coloro che sono indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, ma anche gli indiziati di uno dei reati previsti dall art. 51, c. 3 bis c.p.p. e del reato previsto dall art. 12 quinquies l. 306/1992. Si tratta di una modifica che non si limita ad ampliare il perimetro delle categorie di soggetti proponibili per una misura di prevenzione personale o patrimoniale, Pagina 11 di 388

12 ma che incide in maniera indiretta sullo stesso concetto di pericolosità sociale su cui fondare l applicabilità di tali misure. La condotta del proponendo non deve, infatti, essere analizzata in questa sede con riferimento al solo concetto di appartenenza ad un contesto associativo di tipo mafioso del trapanese - su cui, peraltro, si è basata la precedente misura della sorveglianza di PS inflitta al Giuseppe con il decreto n. 133/95 R.M.P., emesso da codesta A.G. il seppur tale appartenenza già di per sé sintomo di perdurante, attuale pericolosità sociale qualificata (e non solo perché riferita alla viva operatività dell associazione criminale in parola); ma, in aggiunta, essa va considerata in relazione alla pericolosità di indiziato di un delitto peculiare, quale quello scaturente dall interposizione fittizia nelle società e nelle possidenze sopra menzionate, prevista e punita dal citato art. 12 quinquies della legge 306/92, reato che, nonostante la sostanziale riconducibilità delle condotte poste in essere dal all ambito di operatività del crimine organizzato, potrebbe motu proprio consentire, comunque, l applicazione della misura personale e patrimoniale, a prescindere dalla (peraltro sussistente) contiguità del proponendo ad un sodalizio mafioso. Dopo la ricostruzione operata su questo inedito spaccato di illecito condizionamento sulla gestione amministrativa della Sanità provinciale, sia attraverso la compulsazione di soggetti politici e pubblici funzionari sia, soprattutto, mediante il controllo occulto di società e servizi operanti nel settore sanitario, nei capitoli successivi della presente proposta si procederà alla disamina di recentissime acquisizioni investigative, ottenute da diversi organi di p.g. tra il 2008 ed 2010, il cui elevato standard probatorio consente di delineare un quadro valutativo quanto più aggiornato, attuale e sintomatico del livello di pervicacia antisociale raggiunto dal proponendo nell attività di coartazione e di condizionamento di soggetti politici di livello locale e regionale, di pezzi del sistema sanitario provinciale, oltre che di amministrazioni comunali. Ed infatti, è quanto mai significativa al riguardo - come si esporrà funditus in apposito capitolo - l analisi delle indagini effettuate dalla Squadra Mobile di Trapani nell ambito del proc. pen. nr. 1749/08 r.g.n.r. mod. 21, a partire dalle dichiarazioni rese dal dott. LOMBARDO Benedetto, farmacista presso il presidio Ospedaliero di Mazara del Vallo, il quale forniva elementi utili alle indagini consentendo di aprire uno spaccato eccezionale sulle attività poste in essere dall ex sorvegliato speciale della P.S. Giuseppe, specie in occasione delle ultime consultazioni elettorali per l elezione all A.R.S. Ci si riferisce all appoggio elettorale fornito dal Giuseppe per l elezione all Assemblea Regionale Siciliana dell On. Pio LO GIUDICE, manifestazione dell inalterato interesse che l ex sorvegliato speciale nutre nel Pagina 12 di 388

13 mondo della Sanità regionale, allo scopo di estendere la propria influenza per far eleggere soggetti a lui particolarmente vicini e ciò con l evidente intento di averne un successivo ritorno in termini di controllo delle scelte politico/amministrative che quelle Aziende andranno ad operare sia a livello regionale che a livello locale, ovvero, in ultima analisi, per un successivo controllo della spesa sanitaria e/o il rilascio di convenzioni in favore delle società in cui il predetto risulta avere cointeressenze occulte. IL LOMBARDO, al riguardo, considerava il pericoloso oltre che per la sua trentennale esperienza professionale maturata all interno delle ASL di questa provincia e per i trascorsi giudiziari che lo hanno visto coinvolto, unitamente al predetto ex onorevole regionale, anche perché aveva avuto modo di saggiare la propensione di questi ad avvalersi delle pubbliche strutture per propri interessi personali; e per strutture pubbliche, intendeva l inclinazione che ha lo stesso di considerare l ASL di Trapani come una inesauribile fonte economica cui potere attingere economicamente. Specificava di avere appreso dal citato CAPIZZO Salvatore, successivamente ucciso in Mazara del Vallo - in quanto sia quest ultimo che la moglie ANSELMI Giuseppina erano suoi alunni nella scuola per infermieri - come il, attraverso i suoi familiari ovvero soggetti a lui particolarmente vicini, avesse l occulta gestione di alcune R.S.A. (residenze socio assistenziali) ricadenti, in particolare, in Mazara del Vallo e Salemi, nonché di un centro di emodialisi operante in Mazara del Vallo in cui l ex Onorevole regionale gli risultava essere socio occulto, proprio con il defunto CAPIZZO Salvatore. Aggiungeva come, in relazione ai rapporti intrattenuti tra il CUFFARO Salvatore, allora presidente della Regione Sicilia, ed il, entrambi in forma occulta gestissero o avessero gestito interessi di natura commerciale in studi fisioterapici e radiologici; gli risultava ancora come in seguito, anche durante l espiazione della suddetta misura di prevenzione, il CUFFARO ed il continuassero ad intrattenere rapporti di natura commerciale, sebbene adottassero ogni precauzione per dissimulare ciò, mettendo in essere ogni cautela negli incontri che saltuariamente tenevano in posti diversi allo scopo di non attirare l attenzione delle Forze di Polizia. Concludeva affermando che la comune militanza politica, tra il CUFFARO ed il, risaliva ai tempi della D.C. prima per poi transitare nel Biancofiore che a sua volta, in occasione del congresso dell estate del 2005, sfociava nell attuale U.D.C. e, di conseguenza, ne poteva influenzare le scelte in campo di assunzioni o conferimenti di incarichi nelle pubbliche amministrazioni. Pagina 13 di 388

14 Quanto dichiarato dal LOMBARDO Benedetto in ordine alla promozione elettorale del Giuseppe, trovava inconfutabili elementi di riscontro attraverso la lettura del comunicato stampa del del LO GIUDICE Giuseppe il quale, in relazione all imponente risultato elettorale da egli ottenuto, aveva poi ringraziato pubblicamente il per il sostegno prezioso poiché, concludeva, il suo impegno politico rappresenta una grande risorsa di questa provincia. Nonostante questa apparente comunione di intenti, il LO GIUDICE, escusso dalla Polizia, dapprima confermava come il Giuseppe fosse l indiscusso leader dell U.D.C. nel trapanese, tanto da averlo chiamato a candidarsi per il rinnovo dell A.R.S. garantendogli il suo appoggio personale al fine di fargli avere il massimo dei consensi in questa provincia; ma poi spiegava che, avvalendosi dell appoggio politico del Giuseppe, egli poteva contare su un bacino di voti che provenivano dalle attività clientelari poste in essere dal predetto ex onorevole regionale nell ambito della Sanità provinciale e nella gestione di centri fisioterapici ed R.S.A. Il LO GIUDICE spiegava che, progressivamente, l ex sorvegliato speciale aveva assunto comportamenti tali da fargli intendere che sarebbe durato in carica solo se fosse stato allineato alle sue direttive, giungendo pertanto all amara conclusione di considerarsi come un burattino nelle sue mani. L escussione del LO GIUDICE Giuseppe consentiva inoltre di verificare ed attualizzare quanto emerso nel corso delle menzionate indagini di p.g., ovvero la duratura utilizzazione da pare del Giuseppe di autovettura Mercedes classe C di colore grigio e di autista, pertinenti alle società occultamente controllate. In conclusione, il LO GIUDICE Giuseppe si diceva particolarmente convinto che le scelte operate dal Giuseppe durante la campagna elettorale, fossero finalizzate ad assoggettarne in modo assoluto le decisioni politiche. Come meglio si esporrà nel relativo capitolo, le indagini della Procura di Trapani hanno poi messo in evidenza come il tentativo di coartazione avviato dal Giuseppe sul prefato deputato regionale, potesse esser addirittura prodormico all avvio di una subdola attività di ricatto estorsivo, tesa ad accaparrarsi in modo illecito ingenti somme di denaro. Emergeva, altresì, lo stato di prostrazione psicologica ed il timore ingenerato nel LO GIUDICE dalle continue vessazioni del Giuseppe, poste in essere allo Pagina 14 di 388

15 scopo di condizionarne le scelte politiche ed indurlo alla elargizione di ingenti quantità di denaro, nella fattispecie la somma di 200 mila Euro, oltre che di altri benefici economici. Quindi, di seguito, in apposita sezione della presente Proposta, saranno vagliati gli atti di indagine acquisiti presso la Procura di Trapani e la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, dai quali è stato, altresì, possibile avere contezza di un coinvolgimento diretto del Giuseppe nelle attività politico-amministrative del Comune di Salemi, attualmente retto dal sindaco SGARBI Vittorio. E, infatti, emerso il costante tentativo da parte dell ex sorvegliato speciale di PS di condizionare l'attività amministrativa del Comune di Salemi, realizzato attraverso la partecipazione occulta alle fasi decisionali più importanti, allo scopo di imporre, dopo l'elezione del Sindaco Sgarbi, un influenza su quella Amministrazione Comunale, avvalendosi della "collaborazione" sia di dipendenti e funzionari del Comune, che di quella di Assessori e Consiglieri della Giunta. Ed a tal proposito, la D.D.A. di Palermo, nel contesto di indagini finalizzate ad individuare la provenienza delle numerose minacce anonime di cui è rimasto vittima il Sindaco di Salemi Vittorio SGARBI, ha palesato come le risultanze investigative abbiano delineato un contesto ambientale in cui il ha inciso in modo significativo su alcune delibere del Comune di Salemi. Dalle intercettazioni e dalle altre indagini svolte è, infatti, emerso che la candidatura alla carica di Sindaco di Salemi di Vittorio SGARBI è stata sostenuta proprio dal Giuseppe, che ha appoggiato il noto critico d'arte durante la campagna elettorale. Una volta insediata la Giunta comunale, il avrebbe addirittura partecipato, senza averne alcun titolo politico o istituzionale, a diverse riunioni della Giunta, allo scopo di indirizzare le decisioni dell'organo amministrativo Sul punto, la prefata A.G. menzionava principalmente le dichiarazioni rese al pubblico ministero da Oliviero TOSCANI, ex assessore della Giunta di Salemi guidata dal medesimo SGARBI e il contenuto di una serie di telefonate intercettate dai Carabinieri di Salemi e compediate nella nota del 22/10/2009 e nella Informativa del 27 maggio 2010, tali da far ritenere agli investigatori del tutto fondata l'ipotesi di un cogente condizionamento mafioso su buona parte dell attività amministrativa del Comune salemitano. Pagina 15 di 388

16 Invero, le ulteriori modalità di condotta sopra menzionate - per cui si rimanda alle pagine successive per una disamina esaustiva - contribuiscono non poco a qualificare la condotta del Giuseppe, anche alla luce di numerosi pronunciamenti giurisprudenziali, sintomatica di una contiguità consapevole e costante agli interessi della associazione mafiosa, di una mentalità improntata esclusivamente a stilemi tipici della consorteria mafiosa trapanese. Come noto, ai fini dell applicazione delle misure di prevenzione ex legge 31 maggio 1965 nr. 575 e successive modificazioni, non occorre la prova dell appartenenza del soggetto alle associazioni mafiose di cui all art.1 della citata legge, essendo sufficiente la sussistenza di semplici indizi concernenti l appartenenza del proposto a tali sodalizi, desumibili dal tenore di vita, dalle amicizie, dalle frequentazioni e da tutti quegli atti, anche giudiziari, che debbono concorrere a delineare la personalità del soggetto. Secondo consolidata giurisprudenza di legittimità, ai fini dell applicazione della misura di prevenzione di che trattasi, non è necessaria la dimostrazione di appartenenza del proposto ad una organizzazione di tipo mafioso in termini di assoluta certezza o di elevata probabilità, essendo viceversa bastevoli dei meri indici fattuali capaci di supportare, in tal senso, una delibazione improntata ad una ragionevole probabilità. Dalla disamina dei vari episodi di cui si è reso protagonista, il risulta la prototipica espressione di quella borghesia mafiosa che ha rivoluzionato i contorni classici della figura del soggetto indiziato di contiguità mutualistica all associazione mafiosa cosa nostra, figura che le più recenti sentenze penali riguardanti le indagini sui mandamenti mafiosi della Provincia di Trapani hanno visto imporsi in un vincolo di strumentale collusione e ciò a prescindere da una qualsivoglia formale adesione alla stessa (che oggi, peraltro, è risultata assai meno usuale di un tempo). Tale estrinsecazione imprenditoriale ed economica nella connotazione dimensionale dell'associazione mafiosa deve essere posta in evidenza ogni qual volta l attività investigativa come nel presente caso sia finalizzata ad accertare quali soggetti fisici siano cooptati dalle cosche mafiose per la precipua finalità di rappresentarne e garantirne gli interessi economici, ovvero per operare, secondo i desiderata di cosa nostra, in un differente livello relazionale che si avvalga, senz altro, delle capacità di assoggettamento ed intimidazione offerte dal parallelo aspetto militare del sodalizio mafioso, avendo, però, quale organico disegno criminale la complessiva gestione di interi settori produttivi e l infiltrazione in ambienti istituzionali. Un livello ove possono ravvisarsi, in relazione alle circostanze del caso concreto, gli estremi della partecipazione qualora il soggetto indagato giunga ad assumere Pagina 16 di 388

17 un preciso ruolo funzionale al perseguimento delle finalità dell illecito sodalizio; ovvero quelli del concorso esterno in associazione mafiosa, qualora il medesimo soggetto, pur senza inserirsi nella struttura criminale, assicuri ad essa un significativo apporto, idoneo a contribuire al suo potenziamento, al suo consolidamento o al suo mantenimento in vita: lo scopo del è stato, quindi, il perseguimento di una strategia di aggressione e fagocitazione occulta di porzioni del sistema produttivo collegato al sistema sanitario, e, in ultima analisi, di controllo politico ed amministrativo del proprio territorio di influenza. E proprio questa fattispecie di condotta complessiva che il procedimento di prevenzione, nella formulazione di un eventuale giudizio di pericolosità, deve tenere in considerazione, valutandone ogni aspetto anche non necessariamente sussumibile in una condotta penalmente rilevante. 1 Ed invero, anche l art. 1 delle legge 575/1965 fa riferimento ad un concetto, quello di appartenenza ad un associazione di tipo mafioso, che va certamente distinto da quello di partecipazione ; a tal riguardo, tra le altre, basti ricordare Cassazione Sez. I n del 16 gennaio 2002, Scamardo: le misure di prevenzione previste dalla legge 31 maggio 1965 n. 575 si applicano non solo ai soggetti indiziati di partecipare ad un associazione di tipo mafioso, ma anche a quelli indiziati di essere concorrenti esterni o eventuali alla medesima associazione, ciò in quanto l art. 1 della legge 575/65 fa riferimento ad un concetto, quello di appartenenza ad un associazione di tipo mafioso, che è sicuramente più sfumato e meno tecnico di quello di partecipazione ad essa, utilizzato nell art. 416 bis del codice penale... omissis. in tema di misure di prevenzione, il concetto di appartenenza ad un associazione mafiosa va distinto sul piano tecnico da quello di partecipazione, risolvendosi in una situazione di contiguità all associazione stessa che - pur senza integrare il fatto reato tipico del soggetto che organicamente è partecipe (con ruolo direttivo o meno) del sodalizio mafioso - risulti funzionale agli interessi della struttura criminale e nel contempo denoti la pericolosità sociale specifica che sottende al trattamento prevenzionale. La verifica sul piano indiziario della sussistenza del requisito della appartenenza all associazione mafiosa, intesa, come già accennato, quale semplice contiguità all associazione stessa, funzionale agli interessi di quest ultima, può, in altre parole, essere positivamente risolta anche nei confronti di coloro che, pur non avendo commesso condotte qualificabili alla stregua del concorso esterno né reati aggravati ai sensi dell art. 7 legge 203/1991, ossia finalizzati ad agevolare l attività dell associazione mafiosa o realizzati avvalendosi delle condizioni create dell associazione medesima, hanno comunque posto in essere condotte che siano significative della suddetta appartenenza. 1 (Cassazione Sez. V, n del , Ferrara; Sez. II n.2542 del , Coraglia; Sez. I, , Castelluccia), Pagina 17 di 388

18 In tal senso, va sottolineato che solo una valutazione complessiva degli elementi indiziari, quasi sempre frammentariamente valutati nelle singole vicende e processi nei quali il proponendo è stato coinvolto, può condurre ad una ricostruzione unitaria della sua posizione, della sua personalità, dell evolversi delle relazioni nel campo criminale, e può consentire di pervenire ad un giudizio di pericolosità sociale qualificata. In tale ambito, il proponendo si è sovente relazionato, è entrato in contatto personale, ovvero ha intrecciato rapporti di affari, soprattutto volti ad ottenere finanziamenti pubblici, con soggetti contigui od organici a cosa nostra, come dimostrano le varie dichiarazioni rese sul punto dai vari collaboratori di giustizia che, come il sopra richiamato LANZALACO, si sono soffermati sul a partire dal Sull argomento, si considerino quelle rese il giorno 11/11/ 2002 alla D. D.A. di Palermo dal noto capo mafia palermitano GIUFFRE Antonino: A D.R. Circa Giuseppe di cui l Ufficio mi chiede, se mal non ricordo, collego questo nome a lavori pubblici ed a Nino BIANCOROSSO, anche se non posso essere più preciso. A D.R. Il BIANCOROSSO si era aggiudicato dei lavori in provincia di Trapani e se mal non ricordo lo stesso mi disse che per il finanziamento dei lavori si era servito di questo. Ero stato io ad introdurre il BIANCOROSSO a Trapani, previa autorizzazione di PROVENZANO e con l intermediazione di MASTRO CICCIO, attraverso il quale doveva passare ogni operazione. Il BIANCOROSSO si occupava in prevalenza di lavori stradali. Era il che si occupava di fare pervenire i finanziamenti per quei lavori che interessavano gli imprenditori vicini a cosa nostra. Se mal non ricordo quest attività si colloca temporalmente tra il 1988 ed il A questo proposito, non può non essere ricordata anche l occulta interposizione imprenditoriale del Giuseppe il quale, pur se sottoposto alla misura di prevenzione, nell arco di pochissimi anni ha realizzato un insospettabile sistema nello specifico comparto delle aziende collegate al settore sanitario, avendo come base operativa Salemi, modesta realtà di provincia, se considerata dal punto di vista economico-imprenditoriale, ma snodo fondamentale delle dinamiche criminali della consorteria mafiosa dell intera provincia di Trapani al cui vertice è l indiscusso MESSINA DENARO Matteo. Pagina 18 di 388

19 Quest ultimo, tuttora latitante, è ancor oggi il sostenitore di quella strategia oggetto di valutazione nelle due ordinanze custodiali nn. 9138/05 D.D.A e n. 4866/06 R.G.G.I.P., ovvero rispettivamente le cc.dd. fase I e fase II del progetto Mafia Appalti Trapani, nonché nelle ordinanze nr /08 R.G.G.I.P. e nr. 2921/10 R.G.G.I.P., ovvero rispettivamente le cc.dd. operazioni di p.g. GOLEM I e GOLEM II, che hanno accertato come le varie realtà aziendali locali non siano taglieggiate sistematicamente con l imposizione del racket estorsivo, diversamente da quanto invece avviene nel territorio di Palermo, ma piuttosto fagocitate progressivamente attraverso l interposizione fittizia di soggetti, in tal modo pervenendo al controllo occulto sulle medesime imprese e quindi su interi settori produttivi. Proprio in tale ottica va anche attentamente considerato il fiume di denaro pubblico pervenuto dall Assessorato Regionale alla Sanità alle società occultamente gestite dal Giuseppe, consentendo in tal guisa a questi non solo di manovrare le aziende sopra menzionate ed i relativi finanziamenti percepiti, ma anche di poter disporre di centinaia di posti di lavoro, ottenendo, in definitiva, l esercizio di un indebito potere di controllo sociale che si traduce in captazione del consenso politico, tale da ritenere cogente l attivazione delle potestà propositive. ************* Prima di procedere all approfondimento degli elementi sopra succintamente illustrati, si rappresenta che le vicende riguardanti le società trattate nel capitolo II della presente proposta - svelate dalle indagini compendiate nella c.n.r. della Squadra Mobile del maggio vanno necessariamente lette alla luce dei recentissimi accertamenti esperiti presso i PP.RR., dal cui esito, come dettagliatamente esposto nel successivo capitolo IV, sono anche emerse talune variazioni nelle pertinenti compagini ed organi societari. Pagina 19 di 388

20 CAPITOLO I L ESAME DELLA PERICOLOSITA SOCIALE DEL GIUSEPPE SUCCESSIVAMENTE ALLA SOTTOPOSIZIONE ALLA SORVEGLIANZA SPECIALE DI PS DEL 2001 ED IL PERDURANTE TENTATIVO DI CONTROLLO OCCULTO SULLA GESTIONE DELLA SANITA LOCALE I.1 Lo spessore delinquenziale del attraverso l'analisi delle pregresse vicende giudiziarie che lo hanno interessato e nella ricostruzione concorde, successiva all assoluzione, di collaboratori di giustizia, dei soggetti indagati che hanno reso dichiarazioni confessorie, delle sommarie informazioni e delle intercettazioni effettuate nei confronti di soggetti politici locali. L elevato, attuale spessore criminale del Giuseppe ed il rilevante ruolo dallo stesso rivestito in una distorta realtà politica, impone la necessità di ricostruirne un profilo utile a illustrarne la caratura, quale necessaria premessa introduttiva alla verifica degli elementi di valutazione alla base della presente Proposta. In questo capitolo, verrà fornito un variegato quadro delle conoscenze e dei rapporti, di natura politico-affaristica, intrattenuti dal Giuseppe, senz altro utili a meglio circostanziare gli addentellati politici che gli hanno consentito di godere dell adeguata legittimazione e di un sostegno istituzionale e politico tali da porre in essere, nonostante i vincoli della misura di prevenzione, le pervicaci condotte volte al controllo occulto su aziende operanti nel settore della Sanità regionale ed all illecito condizionamento di attività amministrative e soggetti istituzionali, biunivocamente sintomatiche di seria e qualificata pericolosità sociale. Tale elevato e reiterato potere di infiltrazione nella gestione amministrativa della Sanità provinciale e nella vita politica del trapanese viene, da ultimo, confermato da recentissime acquisizioni investigative, ottenute da diversi organi di p.g. tra il 2008 ed 2010, che è opportuno in questa sede esaminare - rimandando al pertinente capitolo - allo scopo di ottenere un quadro valutativo quanto più aggiornato, attuale e sintomatico del livello di pervicacia antisociale raggiunto dal proponendo nel tentativo di coartazione e di condizionamento di soggetti politici di livello locale e regionale, di pezzi del sistema sanitario provinciale oltre che di amministrazioni comunali. Pagina 20 di 388

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