Povertà e diseguaglianza in Italia negli ultimi trent anni: il ruolo dello stato e degli enti decentrati

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Povertà e diseguaglianza in Italia negli ultimi trent anni: il ruolo dello stato e degli enti decentrati"

Transcript

1 Povertà e diseguaglianza in Italia negli ultimi trent anni: il ruolo dello stato e degli enti decentrati Massimo Baldini, Paolo Bosi Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche, 1. La globalizzazione e l emergere di una visione multidimensionale Come sono cambiate povertà e diseguaglianza tra le famiglie italiane nell ultimo trentennio? In che modo le politiche pubbliche hanno affrontato questo problema? Quali sono i principali spunti di riflessione per la futura agenda politica? Le trasformazioni intervenute in questi campi negli ultimi trent anni sono state molte, ed hanno investito la natura della povertà e della diseguaglianza, il modo con cui esse vengono studiate e la percezione che di esse ha l opinione pubblica in generale. Da un punto di vista metodologico, oggi disponiamo di una quantità di informazioni e di un apparato teorico di base assolutamente impensabili fino a qualche anno fa. Sappiamo molte più cose sulla povertà e sulla diseguaglianza, ed abbiamo una concezione diversa dei fenomeni stessi. Nel campo delle metodologie di analisi, la principale innovazione consiste nell uso sempre più frequente ed intenso di informazioni analitiche ed estremamente dettagliate su redditi e caratteristiche socio-demografiche delle famiglie. L avvento dei personal computer, sempre più potenti e a prezzi sempre più accessibili, ha sconvolto in profondità anche la vita dei ricercatori, che possono studiare con facilità datasets di grandi dimensioni. Non ci dobbiamo più accontentare di semplici tabelline con la distribuzione di frequenza dei redditi, possiamo utilizzare i microdati per studiare in dettaglio come la condizione di povertà si interseca e si accompagna con un ampia batteria di possibili condizioni socio-demografiche. Raccogliere queste informazioni è sempre un compito molto impegnativo, perché le interviste costano e perché molte famiglie si rifiutano di prendere parte alle indagini, che quindi possono soffrire di problemi di rappresentatività. Finora buona parte delle rilevazioni campionarie ha riguardato il livello nazionale, ma sempre più spesso negli ultimi anni si effettuano indagini a livello locale, per colmare il deficit di rappresentatività che quelle nazionali hanno quando si vogliano studiare le forme assunte dal disagio socio-economico in aree ristrette. Presso l Istituto Cattaneo di Bologna e la Fondazione Gorrieri di Modena, per esempio, è in via di predisposizione una banca dati che raccoglie buona parte delle indagini campionarie a livello locale che fino ad oggi sono state svolte nel nostro paese (Benassi e Colombini, 2006). Solo con informazioni di questo tipo è possibile studiare se la povertà si manifesta in modi diversi in aree geografiche che non presentano significative differenze apparenti. La possibilità di svolgere facilmente analisi complesse che mettono la condizione di disagio in relazione con una pluralità di caratteristiche è importante non solo da un punto di vista delle capacità tecniche di analisi offerte dalle moderne tecnologie e dagli avanzamenti negli strumenti statistico-econometrici. Computer molto moderni e ricche banche dati sono inutili se non si sa con quali obiettivi utilizzarli. Questi sviluppi sono importanti perché si sono intrecciati con un cambiamento radicale nel modo di intendere la povertà. Siamo passati da una visione tradizionale ad una dimensione, che definisce povera una persona solo sulla base del livello di reddito o di consumo, ad una visione multidimensionale che non considera solo il livello di una variabile monetaria, ma riconosce che una vasta pluralità di dimensioni qualitative e quantitative può contribuire a definire una situazione di disagio: per fare solo alcuni semplici esempi, vivere in un abitazione non adeguata, non godere di buona salute, avere un basso livello di istruzione, non poter accedere ai beni e ai servizi offerti dalle amministrazioni centrali e locali, essere socialmente isolati. Tutti questi elementi devono essere considerati, perché uguali livelli di reddito o di consumo possono nascondere condizioni oggettive di difficoltà molto differenziate. Anche se l approccio unidimensionale è ancora assai diffuso soprattutto per motivi di semplicità di analisi e di facile 1

2 presentazione dei risultati ad un vasto pubblico, è ormai unanime il convincimento che quello multidimensionale sia superiore perché consente di capire meglio le caratteristiche della povertà e fornisce più ricche indicazioni su come contrastarla. Centrale è stato anche il passaggio da una concezione assoluta ad una relativa della definizione della povertà. Il concetto di povertà assoluta si basa sull idea che sia possibile individuare un paniere di beni e servizi primari (alimentari, vestiario, abitazione) il cui consumo è considerato necessario per evitare di cadere in uno stato di privazione. Il concetto di povertà assoluta è stato per lungo tempo alla base delle analisi della povertà anche nei paesi industrializzati, a partire dalle ricerche condotte nella Gran Bretagna dei primi del 900 da Rowntree (1901). Ma per poter calcolare la linea di povertà sulla base di questo criterio occorre definire quali siano, in un dato contesto storico e sociale, i bisogni di base che una persona deve soddisfare per vivere in modo decoroso. E una operazione ambigua, perché, malgrado i criteri di determinazione della linea della povertà assoluta si basino anche su conoscenze mediche in materia di nutrizione, e per questo abbiano un attraente carattere di scientificità, in realtà le valutazioni degli esperti non sono mai totalmente oggettive. Basti pensare ai margini di arbitrarietà presenti nella determinazione delle quantità minime, e nella stessa scelta dei beni primari da inserire nel paniere di riferimento. Inoltre, se la scelta del paniere di base dipende dalla specifica realtà socio-economica in cui si è inseriti, come è naturale che sia, il concetto di povertà assoluta degenera verso un significato relativo: 100 dollari al mese sarebbero sufficienti in India per non essere poveri, ma in Italia costringerebbero una persona a mendicare. Questi limiti spiegano l affermazione del concetto di povertà relativa. L idea di base è che la povertà vada definita in modo da tenere conto dell evoluzione delle norme e dei costumi sociali di una collettività: è povero colui che possiede risorse significativamente inferiori a quelle possedute in media dagli altri membri della società in cui vive (Runciman 1966). In un passo giustamente famoso della Ricchezza delle Nazioni, già A. Smith osserva: Per necessario non intendo soltanto ciò che è assolutamente indispensabile per la vita, ma qualsiasi cosa di cui, secondo le convenzioni di un paese, è indecente che la gente per bene, anche del più basso rango, sia priva. Le convenzioni hanno fatto delle scarpe di cuoio una necessità della vita in Inghilterra. La più miserevole delle persone perbene, di un sesso o dell altro, si vergognerebbe di apparire in pubblico senza. I metodi di derivazione della soglia della povertà, secondo questa impostazione, sono correlati in genere ad una qualche misura media o mediana della spesa o del reddito familiare. E quindi evidente che essere poveri in senso relativo equivale ad avere meno (reddito o consumo) degli altri. Il riferimento ad un valore medio o mediano è impiegato da oltre una quindicina d anni dall Ocse e dall Unione Europea. A dare un solido fondamento teorico all approccio multidimesionale è giunto, negli ultimi trent anni, il contributo di molti economisti, a partire dalla teoria dei funzionamenti e delle capacità di A. Sen (1983). Secondo questo autore, il possesso o la disponibilità della merce in sé non ci dice ciò che la persona può, di fatto, fare Dello standard di vita è parte costituente non la merce in sé, né le sue caratteristiche, ma la possibilità di fare cose servendosi di quella merce o di quelle caratteristiche. La natura multidimensionale della povertà è ormai ampiamente riconosciuta non solo sul piano della ricerca, ma anche a livello politico. Il Consiglio europeo di Laeken del 2001 ha adottato un insieme di indicatori sociali con lo scopo di monitorare le performance dei paesi membri nella promozione dell inclusione sociale. Gli indicatori spaziano dalla povertà relativa di reddito al livello di diseguaglianza nella sua distribuzione, dal tasso di disoccupazione alla quota di ragazzi che abbandonano precocemente la scuola, dalla speranza di vita alla nascita alla percezione del proprio stato di salute. Nell ambito del cosiddetto metodo di coordinamento aperto, ogni paese deve presentare ogni due anni un piano di azione per l inclusione sociale, che illustra gli obiettivi di fondo e i principali provvedimenti di policy adottati a livello centrale e locale per ridurre l area dell esclusione sociale, nonché i valori assunti dagli indicatori. Passando agli aspetti empirici, nel corso degli ultimi tre decenni si è verificato almeno un cambiamento strutturale di grande portata: rispetto agli anni 70, la quota di minori in condizioni di 2

3 povertà relativa è significativamente aumentata, mentre è diminuita quella degli over-65 poveri. Se la linea di povertà è posta al 60% del reddito mediano, alla fine degli anni 70 era infatti povero il 23% dei minorenni, contro il 32% del Per gli anziani, invece, il tasso di diffusione della povertà nello stesso periodo è sceso dal 25% al 14%. Nell ultimo decennio la quota degli anziani poveri non è cambiata, mentre quella dei minori ha proseguito nella crescita. Evidentemente il forte aumento della spesa pensionistica ha avuto un ruolo in questi andamenti, ma ciò non impedisce che ancora oggi vi siano molti anziani in povertà. La quota di pil destinata alle pensioni è sì molto elevata, ma il numero dei pensionati è così alto che la pensione media è comunque piuttosto bassa, e per alcuni davvero misera. Non sorprende quindi trovare tra le categorie più vulnerabili alcuni gruppi di pensionati, in particolare le donne molto anziane che vivono sole. Ma se vogliamo individuare il grosso dei poveri di reddito, dobbiamo guardare ad altre fasce di età. Circa il 30% del totale dei poveri del nostro paese ha meno di 18 anni, ed un altro 20% ha tra i 18 ed i trent anni. Oggi l Italia è uno dei paesi d Europa a maggiore diffusione della povertà tra i minori, ed anche al Nord l incidenza della povertà minorile è decisamente superiore al tasso medio complessivo di povertà dell area. Quindi la quota di persone povere non è sostanzialmente cambiata negli ultimi trent anni, ma sono cambiati i poveri: meno anziani giovani, cioè con età inferiore ai 70 anni, e più minori. Anche la situazione economica delle famiglie in affitto è peggiorata: nel 1995 si trovava in condizioni di povertà il 25% degli individui che vivono in affitto, oggi questa quota è salita al 30%, quasi una persona su tre. L affitto ha progressivamente incrementato la propria quota sui bilanci delle famiglie in locazione: rappresentava il 10% circa della loro spesa totale alla metà degli anni 80, sfiora il 20% oggi. C è un gruppo sociale che rientra ancora in modo marginale negli studi sulla povertà, ma che occuperà un posto sempre più rilevante nelle analisi future: gli immigrati. Spesso essi non riescono ad essere intercettati dalle analisi campionarie sulla distribuzione dei redditi, e non avendo diritto di voto non hanno alcun potere di condizionamento degli attori politici. Le politiche sociali a livello locale sono già oggi pienamente coinvolte in processi di integrazione spesso difficili. Anche l analisi della diseguaglianza ha attraversato negli ultimi trent anni importanti innovazioni riguardanti sia l ambito concettuale che quello della ricerca empirica. Da un punto di vista teorico, negli anni 70 pochi ritenevano che la diseguaglianza nella distribuzione del reddito fosse un aspetto degno di particolari riflessioni. La recente esperienza degli anni del boom keynesiano del dopoguerra sembrava dimostrare che fosse possibile realizzare buoni esiti distributivi semplicemente lasciando correre la crescita economica. La curva di Kuznets era fatta apposta per dimostrarlo: secondo questo schema, la diseguaglianza aumenta nella prima fase del processo di decollo economico successivo alla rivoluzione industriale, ma poi, quando il processo di sviluppo si diffonde da una minoranza a gran parte della società, la diseguaglianza si riduce spontaneamente, quindi non dovrebbe costituire un problema di policy. La crisi petrolifera e la successiva ondata inflazionistica, assieme al rallentamento della crescita, soffocano queste illusioni. Nello stesso periodo, nei paesi più avanzati sul piano dello sviluppo economico, quelli anglosassoni, la curva di Kuznets riceve una secca smentita: la diseguaglianza, invece di diminuire con il progresso economico, riprende ad aumentare. Oggi, dopo trent anni di crescita, negli Usa e in Uk la diseguaglianza è ritornata al livello degli anni 50. Molti fattori hanno contribuito a questo trend: tra i più importanti, la rivoluzione delle tecnologie dell informazione e della comunicazione, che ha aumentato il rendimento dell istruzione, la globalizzazione, che mette in concorrenza tra loro i lavoratori a basso reddito di tutto il mondo e quindi tende a comprimere i salari dei lavoratori manuali nei paesi ricchi, i cambiamenti nelle politiche pubbliche di molti paesi, in particolare la riduzione della progressività dell imposta personale sul reddito e il depotenziamento dell imposta di successione. Un ruolo importante è stato svolto anche dal cambiamento delle norme sociali che regolano il grado di accettazione che una certa società esprime, in un dato momento storico, per la diseguaglianza (Krugman, 2002). Misurare 3

4 come queste norme sociali si modificano è compito assai complesso e controverso, ma non c è dubbio che oggi nei confronti delle grandi ricchezze si respira un clima di minore avversione sociale. La teoria dominante vuole che gli enormi differenziali di reddito tra top manager e dipendenti di livello base siano necessari per favorire la produttività e l impegno individuale, e che quindi finiscano per beneficiare tutta la società. Forse per alcune grandi società per azioni americane stipendi molto elevati possono essere giustificati da performance aziendali e di borsa effettivamente straordinarie, ma in molti casi, in particolare nel nostro paese, il legame tra risultati aziendali e remunerazione dei top manager è assai tenue. L assunto che la diseguaglianza non sia un interessante tema di ricerca deriva non solo dall idea che ciò che conta davvero è la crescita, la quale nel lungo periodo migliorerà le condizioni di tutti, compresi i poveri, ma anche dalla convinzione molto diffusa che la diseguaglianza sia necessaria per ottenere buoni tassi di crescita economica. Solo in un mondo diseguale, infatti, esisterebbero i giusti incentivi all impegno individuale. In un mondo egualitario, nessuno avrebbe l interesse a sforzarsi più degli altri, perché il frutto del suo impegno gli verrebbe sottratto. Esiste, secondo questa visione, un ineludibile trade-off tra equità ed efficienza, che deve essere riconosciuto ed assecondato se si vuole favorire la crescita. Questa teoria è diventata di gran voga proprio negli anni 70, quando il miracolo post-bellico ha termine. Diversi studi empirici del periodo sembrano confermare che i comportamenti individuali sono molto sensibili ai parametri di policy, quindi sarebbe necessario ridurre l intervento dello Stato per stimolare lo sviluppo economico. Negli ultimi anni, in reazione a questa visione se ne è sviluppata una opposta, che ammette che tra equità ed efficienza vi possa essere un rapporto non di trade-off, ma al contrario di complementarietà: in certe condizioni, una maggiore eguaglianza può generare una più dinamica crescita economica. Gli esempi più facili di questa relazione sono relativi ai paesi in via di sviluppo: dove la ricchezza reale e finanziaria è molto concentrata in poche mani, ad esempio, i poveri non dispongono del capitale necessario per intraprendere una attività d impresa o per chiedere denaro alle banche; alti tassi di analfabetismo tra i poveri si traducono in uno spreco di capitale umano, essenziale alla crescita. Ma non è difficile pensare a casi rilevanti anche per il nostro pese, anche in ambiti che rientrano tipicamente tra le competenze degli enti locali. Una buona rete di asili nido o di servizi di assistenza ai non autosufficienti, ad esempio, non solo riduce le diseguaglianze nei tenori di vita effettivi delle famiglie e redistribuisce risorse in kind verso i nuclei più deboli, ma libera lavoro femminile e quindi rende un servizio alle imprese. Anche le politiche di integrazione a favore degli immigrati e dei loro figli, per fare un altro esempio, non solo diminuiscono le diseguaglianze, ma migliorano anche la qualità di un segmento sempre più importante della forza lavoro. Se si riconosce che tra welfare state e sviluppo economico vi può essere una relazione virtuosa, ciò implica che gli enti locali possono contribuire significativamente alla crescita della loro area anche semplicemente concentrandosi sul loro core business. Quanto all evoluzione temporale della diseguaglianza dei redditi familiari, nel nostro paese essa si è ridotta tra gli anni 70 e la fine degli anni 80, in parte a causa del meccanismo della scala mobile per l indicizzazione dei salari, è poi aumentata in modo significativo in occasione della crisi dei primi anni 90, per poi stabilizzarsi successivamente a questo più elevato livello. Attualmente siamo uno dei paesi europei con il più elevato livello di diseguaglianza, e non tutta questa maggiore diseguaglianza è dovuta agli squilibri territoriali tra il centro-nord ed il Meridione. In questi primi anni del nuovo millennio, il reddito disponibile delle famiglie italiane continua a crescere a ritmi molto bassi: nel periodo , il reddito disponibile delle famiglie italiane è mediamente aumentato, in termini reali, del 13%, cioè poco più del 1% all anno (Baldini 2006). A livelli di diseguaglianza e povertà piuttosto elevati si accoppia una ridotta mobilità sociale (Schizzerotto 2002), causata in parte dall elevata quota di bambini in povertà, dalla ridotta crescita economica, perché in una economia che ristagna le occasioni di affermazione sono rare, e dalla scarsa preparazione fornita spesso dalla scuola, che rischia sempre più di riprodurre le disuguaglianze generate dall ambiente familiare. 4

5 2. Le politiche pubbliche. Un sistema di tax-benefit è composto da tre grandi blocchi: imposte, trasferimenti in denaro e servizi. Per le imposte, la progressività delle dirette è compensata dal carattere regressivo delle indirette cosicché, come accade anche nelle altre grandi economie avanzate, il sistema fiscale italiano ha un incidenza sul reddito di fatto vicina alla proporzionalità, sottraendo quote molto simili di reddito a ricchi e poveri. Anche i trasferimenti in denaro sono, nel nostro paese, assai poco redistributivi perché sono dominati dalle pensioni, che mantengono un forte legame con la precedente carriera lavorativa degli individui. Tutti i paesi appartenenti al modello mediterraneo di welfare state si caratterizzano per un trascurabile impatto dei trasferimenti monetari sulla riduzione degli indici di povertà. L Italia, secondo dati Eurostat, occupa l ultimo posto in Europa per quota di trasferimenti monetari che vanno al 30% più povero della distribuzione del reddito: i trasferimenti sono spalmati su tutta la distribuzione, e quindi poco redistributivi. Non ci possiamo aspettare molta efficacia nel contrasto alla povertà da un sistema di trasferimenti in denaro che copre in modo inadeguato importanti rischi sociali come la presenza di carichi familiari, la disoccupazione o i problemi abitativi. A questo proposito, la mancanza di un istituto di reddito minimo di inserimento è particolarmente grave, poiché impedisce di trasferire risorse proprio a favore di quei soggetti che ne ricaverebbero la maggiore utilità marginale. Con un reddito minimo di inserimento, presente in quasi tutti i paesi europei, l impatto delle politiche sulla diseguaglianza e sulle povertà economiche più gravi aumenterebbe significativamente. Il centrosinistra, nel periodo di governo , non è andato al di là di una sperimentazione che ha avuto esiti incerti. Il governo Berlusconi ha affossato questi tentativi, introducendo solo sulla carta, ma non finanziando, un non meglio definito reddito di ultima istanza. Ora siamo all anno zero: il reddito minimo di inserimento è nel programma della nuova maggioranza, ma per il momento non si sono ancora visti passi concreti. Se e quando il centrosinistra ritornerà sul Rmi, sarà essenziale disegnare l istituto in modo da incentivare un comportamento attivo da parte dei beneficiari. Anche la versione sperimentale dello scorso decennio condizionava il beneficio a forme di attivazione come la frequenza di corsi di formazione, la disponibilità a lavorare o la cura dei figli, ma spesso le buone intenzioni si sono scontrate con le carenze organizzative di molte amministrazioni locali. Visto che imposte e trasferimenti monetari redistribuiscono poco, l ultima speranza per ottenere un significativo effetto distributivo risiede nei servizi, in particolare scuola e sanità. Il loro compito principale non è ovviamente quello di ridistribuire il reddito, ma finiscono per farlo se i loro benefici sono allocati in modo universalistico, cioè uniforme tra individui a reddito diverso. Su questo fronte l evidenza disponibile è più incerta, ma sembra che i trasferimenti in natura riescano davvero a svolgere una importante funzione redistributiva anche nel nostro paese. L esperienza degli ultimi dieci anni conferma che mutamenti significativi dell orientamento distributivo delle politiche pubbliche sono molto difficili. Nell ultimo decennio si sono alternate al potere due coalizioni caratterizzate da proposte assai diverse anche nel campo delle politiche distributive. Tra le misure introdotte dai governi di centrosinistra nel periodo , quelle a più rilevante impatto distributivo sui redditi delle famiglie sono state le ripetute revisioni degli scaglioni e delle aliquote dell Irpef, nonché l incremento delle detrazioni per redditi e per figli a carico; gli aumenti dell importo dell assegno al nucleo familiare; il riordino delle aliquote Iva e dell accisa sui tabacchi; l introduzione di due nuovi istituti a sostegno del reddito familiare, l assegno alle famiglie con almeno tre minori e l assegno di maternità; gli incrementi dei trattamenti integrati al minimo. Per quanto riguarda le misure adottate dal centrodestra, le più rilevanti hanno riguardato l aumento nel 2002 delle detrazioni Irpef per figli a carico; le due tranche di riforma Irpef nel con le quali è stata rimodulata la scala delle aliquote, si è estesa a tutti i contribuenti la soglia di esenzione e si sono trasformate molte detrazioni d imposta in deduzioni dall imponibile; l aumento a un milione di vecchie lire delle pensioni più basse; la variazione dell imposta sui tabacchi e di quelle di bollo e registro. 5

6 Possiamo applicare ai redditi di un campione rappresentativo delle famiglie italiane, espressi a valori correnti del 2005, tre diverse normative (Baldini, Morciano, Toso 2007): quella del 2005, quella vigente nel 2001 e quella relativa al L impatto distributivo delle riforme introdotte dal centrodestra, ad esempio, viene misurato applicando alle famiglie del 2005 sia la normativa attuale, che quella del 2001, cioè all inizio della legislatura. I risultati principali di questo esercizio possono essere così riassunti. In primo luogo, in entrambe le legislature le riforme di alcuni tra i principali istituti del nostro sistema di tax-benefit avrebbero determinato un aumento molto modesto dei redditi disponibili delle famiglie, in media dell 1% in ciascuno dei due periodi. In secondo luogo, mentre il quinquennio del centrosinistra mostra una distribuzione decisamente progressiva degli incrementi di reddito, negli ultimi cinque anni solo il 20% più povero ha registrato guadagni percentuali superiori alla media, mentre tutte le altre classi di reddito presentano incrementi percentuali simili. Il segno progressivo delle politiche del centrosinistra può essere attribuito alle modifiche dell Irpef e agli aumenti dell assegno familiare, nonché all introduzione dell assegno per le famiglie con almeno tre minori. I provvedimenti assunti dal centrodestra nel periodo risultano invece meno redistributivi perché la seconda tranche della riforma dell Irpef ha avvantaggiato i redditi medio-alti, compensando gli effetti perequativi del primo modulo. Se poi esaminiamo cosa è successo a sottogruppi della popolazione, si nota che le famiglie con persona di riferimento anziana hanno beneficiato di guadagni di entità simile nei due periodi, mentre per le famiglie con figli minori e povere l aumento del reddito è stato decisamente superiore nella legislatura Se consideriamo le variazioni percentuali dei redditi disponibili, potremmo concludere che la differenza tra centrosinistra e centrodestra sia tutto sommato modesta, visto che i guadagni sono comunque sempre piuttosto modesti. Ma se ricchi e poveri beneficiano di aumenti percentuali non molto diversi, ciò significa che i ricchi hanno ottenuto, in termini assoluti, molto di più. Nei due periodi, l incremento complessivo di reddito disponibile ottenuto dalle famiglie italiane a seguito del mutamento degli istituti di tax-benefit si è infatti ripartito in modo molto diverso. Il 10% più povero delle famiglie, ad esempio, ha ottenuto circa il 13% dei benefici totali nella legislatura di centrosinistra, solo il 6% negli ultimi cinque anni. Viceversa, al 10% più ricco è andato meno del 5% delle risorse nel primo periodo, più di un quinto del totale nel secondo. In conclusione, è possibile rintracciare una diversità nelle logiche di fondo che hanno ispirato le due esperienze di Governo: il centrosinistra è stato più attento al segno redistributivo delle riforme, concentrando le risorse a favore dei gruppi a minor reddito, mentre il centrodestra ha avuto come prioritario l obiettivo della riduzione del carico fiscale, senza preoccupazioni redistributive. Questo primo scorcio della nuova legislatura ha visto un nuovo intervento sull Irpef, i cui risultati distributivi, malgrado le buone intenzioni, sono tuttavia assai contenuti. Le uniche famiglie che dovrebbero registrare uno sgravio apprezzabile sono quelle a reddito medio-basso e con almeno due figli, ma solo perché assieme all Irpef è stato modificato l assegno al nucleo familiare. Diseguaglianza e povertà non cambieranno a seguito di questa manovra. Nel complesso, quindi, l Italia non possiede un sistema centrale di tax-benefit con elevate capacità distributive. Anche gli ultimi dieci anni sono passati senza alcuna modifica strutturale in grado di modificarne davvero il segno distributivo. Per il futuro è facile prevedere una ulteriore riduzione dell impatto redistributivo del sistema di tax-benefit. Le pensioni saranno ancora più strettamente legate ai contributi versati, mentre l invecchiamento demografico e la necessità di ridurre il debito pubblico porteranno inevitabilmente ad una compressione della già non elevata generosità dei trasferimenti in denaro e in natura. C è inoltre il rischio che l aumento progressivo della quota di immigrati tra i beneficiari delle spese di welfare possa, soprattutto a livello locale, provocare una crescente ostilità delle classi medie nei confronti delle politiche redistributive. 3. Il ruolo delle politiche locali: rischi ed opportunità La scarsa efficacia delle politiche redistributive attuate dal governo centrale, che non sembra sia stata contrastata a sufficienza dalla recente riforma dell Irpef e dalla solo parziale riforma degli assegni al nucleo familiare (Baldini, Bosi e Matteuzzi 2006, Baldini e Bosi 2007), 6

7 attraverso i tradizionali strumenti di redistribuzione monetaria ha aperto nuove opportunità di azione a livello decentrato, cioè per le Regioni e, soprattutto, per i Comuni. Il quadro che si sta delineando non è però scevro di problemi e pericoli. L ossessione per pur necessarie politiche di risanamento di bilancio, parzialmente compromesso dalla politica fiscale degli ultimi anni, ha sottoposto a stress finanziario gli enti decentrati, ma con la Finanziaria 2007 Regioni e Comuni hanno riconquistato e accresciuto gli spazi di autonomia finanziaria che la fase politica del meno tasse per tutti aveva loro negato. L autonomia fiscale è senza dubbio da valorizzare, ma in questa fase è concreto il rischio che gli enti decentrati spostino la propria attenzione dalla loro missione fondamentale, che è la produzione di servizi al cittadino, ad una funzione di supplenza del governo nel campo della redistribuzione monetaria. Sono sempre più frequenti iniziative di creazione di strumenti di contrasto della povertà del tipo Rmi a livello regionale (si pensi all esperienza, non esente da difetti di impianto, della Campania) e soprattutto all uso del ritrovato strumento delle addizionali Irpef per finalità redistributive. L esito di questi sforzi e dibattiti (ad esempio, se sia meglio utilizzare l Ici e la graduazione delle addizionali Irpef) potrebbe portare ad un quadro molto confuso degli obiettivi del bilancio pubblico nel territorio, in contrasto con i principi di un ordinato federalismo fiscale, distogliendo l attenzione dai più rilevanti compiti di offerta dei servizi a livello locale. Più che con la creazione di migliaia (tanti sono i comuni italiani) diverse progressività dell imposta personale, sembra più importante per gli enti locali perseguire finalità distributive attraverso i meccanismi di valutazione della condizione economica nel momento in cui definiscono le agevolazioni relative alla partecipazione del cittadino al costo dei servizi da loro offerti. Una delle più importanti innovazioni legislative degli ultimi dieci anni nel campo delle politiche sociali riguarda proprio l introduzione dell Ise, l indicatore della situazione economica, che le famiglie che richiedono l accesso a molte prestazioni del welfare locale devono compilare, in alcuni casi per verificare se hanno diritto ad una prestazione che viene concessa in modo selettivo solo alle fasce più deboli, in altre per determinare il grado di compartecipazione al costo del servizio (nidi, università, mense e trasporto scolastico, assistenza domiciliare, fondo affitto, ecc.). L obiettivo dell Ise consiste nella realizzazione di un sistema di welfare che sia universale quanto ai possibili beneficiari, ma selettivo nella graduazione dei trasferimenti in denaro e in natura. Le carenze dei vecchi metodi per selezionare i veri bisognosi, in primis il reddito imponibile Irpef, che colgono solo pezzi di reddito e che soffrono di scarsa veridicità a causa dell elevato tasso di evasione, hanno spinto a ricercare un nuovo criterio di selezione e verifica delle condizioni economiche, che combini reddito e patrimonio. Dopo alcuni anni di sperimentazione è giunto il momento per una valutazione di questo strumento, per una sua revisione e per la sua definitiva implementazione. Gli incerti passi compiuto nell accertamento dei redditi diversi da quelli da lavoro dipendente e un eccessivo uso delle franchigie nella definizione della componente patrimoniale hanno reso meno efficace la capacità selettiva di questo strumento, che meriterebbe una revisione, secondo linee già indicate ad esempio da Toso (2006), fra cui assume un rilievo particolare la proposta, avanzata nella fase di costruzione dello strumento da E. Gorrieri, di ponderazione del reddito da lavoro. Inoltre va modificata l impostazione normativa dello strumento ora fondata su una flessibilità molto limitata concessa nella sua applicazione a diversi programmi di spesa sociale. Anche per queste ragioni, forti della competenza esclusiva che possono vantare nel campo delle politiche assistenziali, le Regioni si stanno interrogando e in alcuni casi hanno già avviato il processo di una ridefinizione a livello regionale dell Ise. Ciò avrebbe l effetto di generare ulteriori difformità negli obiettivi e negli esiti redistributivi delle politiche sociali nel nostro paese. La linea corretta sarebbe invece l inclusione dei principi generali dell Ise in una normativa di carattere nazionale nell ambito della definizione dei livelli essenziali di assistenza, insieme e ad una maggiore libertà di applicazione dello strumento non tra enti territoriali, ma tra programmi di spesa. Le modalità di realizzazione della selettività devono cioè ispirarsi agli stessi principi in tutto il territorio nazionale, ma devono essere differenziate, ad esempio, nel caso delle rette dei nidi rispetto alle rette per una casa protetta. 7

8 Il terreno principale di attenzione degli enti decentrati è però l offerta dei servizi alle famiglie per il sostegno delle responsabilità familiari e di cura. In questo campo le maggiori iniquità, secondo l ottica multidimensionale qui delineata, derivano dalla grande variabilità delle quantità e della qualità dell offerta nel territorio, con gravi deficit concentrati nelle regioni meridionali. I maggiori avanzamenti nella lotta alla disuguaglianza dei prossimi anni sono con ogni probabilità connessi allo sforzo che sarà compiuto di omogeneizzazione dell offerta dei servizi a livello territoriale. Per fare un esempio, comunque molto importante, solo attraverso una diffusa politica di ampliamento dei servizi sanitari e sociali sarà possibile avviare una politica di integrazione corretta degli immigrati, visti sia come fruitori che come produttori e finanziatori dei servizi sociali. Ma un compito di questa natura non può essere affrontato alla spicciolata. Sono necessari una regia e un quadro istituzionale ben definiti che al momento non esistono. Il nodo del problema è ben noto e si chiama Livelli essenziali delle prestazioni sociali. In assenza di una loro rapida e completa definizione, con un quadro finanziario ragionevole e certo, le politiche sociali rischiano la deriva in cui chi già fa e sa fare migliorerà la propria posizione relativa, mentre le amministrazioni deboli e/o inefficienti troveranno giustificazione nell assenza di un ruolo forte del centro. La via per affrontare povertà e disuguaglianza sembra quindi chiamare in causa molti attori e richiede una consapevolezza non solo dei problemi del campo del sociale, ma anche di quelli di definizione del quadro istituzionale. Bibliografia Baldini M., 2006, Le famiglie alla prova dei conti, in Il Mulino, n. 4/2006, pp Baldini M., Bosi P., Matteuzzi M., 2006, Il sostegno al reddito e alle responsabilità familiari: la proposta di istituzione dell assegno per i minori, relazione presentata al convegno Le politiche di sostegno alle famiglie con figli, Fondazione Gorrieri, 6-7 ottobre 2006, Baldini M., Bosi P., 2006, La riforma dell Irpef: un attenzione mal riposta, in Arel Notizie, dicembre, disponibile all indirizzo Baldini M., Morciano M., Toso S., 2007, Chi ha beneficiato delle riforme del nostro sistema di taxbenefit? Le ultime due legislature a confronto, di prossima pubblicazione in Saraceno C. e Brandolini A. (a cura di), Rapporto sulle diseguaglianze economiche in Italia, Il Mulino. Benassi D., Colombini S., 2006, Povertà nazionale e povertà locale, Database, in Il Mulino, n.5/2006, pp Brandolini A., D Alessio G., 1988, Measuring well-being in the functioning space, mimeo. Chiappero Martinetti E., 2000, A multidimensional assessment of well-being based on Sen s functioning approach, in Rivista internazionale di scienze sociali, pp Krugman P., 2002, For Richer, in New York Times Sunday Magazine, 20 ottobre. Sen A., 1983, Poor relatively speaking, in Oxford economic papers, 35, pp , trad. It. In Risorse, valori e sviluppo, Torino, Bollati Boringhieri, Sen A., 1999, Development as Freedom, Oxford University Press, Oxford. Toso S., 2006, L ISEE alla prova dei fatti: uno strumento irrinunciabile, ma da riformare, relazione presentata al convegno Le politiche di sostegno alle famiglie con figli, Fondazione Gorrieri, 6-7 ottobre 2006, Runciman W. G., 1966, Relative deprivation and social justice, London, Routledge. Gambardella D., Morlicchio E. 2005, Familismo Forzato. Scambi di risorse e coabitazione nelle famiglie povere a Napoli, Carocci. Schizzerotto A., 2002, Vite Ineguali, Bologna, Il Mulino. 8

Povertà e diseguaglianza in Italia negli ultimi trent anni: il ruolo dello stato e degli enti decentrati

Povertà e diseguaglianza in Italia negli ultimi trent anni: il ruolo dello stato e degli enti decentrati Povertà e diseguaglianza in Italia negli ultimi trent anni: il ruolo dello stato e degli enti decentrati Massimo Baldini, Paolo Bosi Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche, www.capp.unimo.it Di prossima

Dettagli

AIUTARE LA FAMIGLIA: MENO TASSE PER LAVORATORI E PENSIONATI UNA TRACCIA DI ANALISI E DI APPROFONDIMENTO PER LA DISCUSSIONE

AIUTARE LA FAMIGLIA: MENO TASSE PER LAVORATORI E PENSIONATI UNA TRACCIA DI ANALISI E DI APPROFONDIMENTO PER LA DISCUSSIONE AIUTARE LA FAMIGLIA: MENO TASSE PER LAVORATORI E PENSIONATI UNA TRACCIA DI ANALISI E DI APPROFONDIMENTO PER LA DISCUSSIONE 1. Riduzione del carico fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati 2. Sostegno

Dettagli

Politiche per la famiglia e Fattore famiglia

Politiche per la famiglia e Fattore famiglia Politiche per la famiglia e Fattore famiglia Maria Cecilia Guerra Modena, 3 novembre 21 OBIETTIVI DELLE POLTICHE PER LE FAMIGLIE Sostegno alle responsabilità familiari natalità partecipazione femminile

Dettagli

LA POVERTÀ IN ITALIA, 1980-2000 (valori percentuali)

LA POVERTÀ IN ITALIA, 1980-2000 (valori percentuali) LA POVERTÀ IN ITALIA, 198-2 (valori percentuali) 3 3 25 25 2 Mezzogiorno 2 15 Italia 15 1 5 Nord Centro 1 5 198 1982 1984 1986 1988 199 1992 1994 1996 1998 2 vecchia serie nuova serie Fonte: Commissione

Dettagli

Misure globali della progressività, dell incidenza e della redistribuzione dell imposta Irpef a.i. 2001-2007

Misure globali della progressività, dell incidenza e della redistribuzione dell imposta Irpef a.i. 2001-2007 Ministero Dell Economia e delle Finanze Dipartimento delle Finanze Direzione Studi e Ricerche Economico Fiscali Statistiche Fiscali Approfondimenti febbraio 2010 Misure globali della progressività, dell

Dettagli

IV.3 Politiche per l equità

IV.3 Politiche per l equità IV.3 Politiche per l equità L indice di povertà relativa, misurato con la metodologia comunitaria, è nel nostro paese del 19 per cento (quota della popolazione che vive sotto la linea di povertà relativa),

Dettagli

Traccia intervento sul ruolo della famiglia nel mondo del lavoro e nella società. di Pier Paolo Baretta Segretario confederale CISL

Traccia intervento sul ruolo della famiglia nel mondo del lavoro e nella società. di Pier Paolo Baretta Segretario confederale CISL Traccia intervento sul ruolo della famiglia nel mondo del lavoro e nella società di Pier Paolo Baretta Segretario confederale CISL Non c è dubbio che il tema della centralità della persona e della famiglia

Dettagli

POLITICHE PER LA FAMIGLIA

POLITICHE PER LA FAMIGLIA Segreteria Confederale Servizio Politiche di Cittadinanza e della Salute POLITICHE PER LA FAMIGLIA Documento in preparazione alla Conferenza sulla Famiglia 1 Premessa I provvedimenti del Governo sono serviti

Dettagli

Risposte innovative a livello locale nella prospettiva di secondo welfare

Risposte innovative a livello locale nella prospettiva di secondo welfare Risposte innovative a livello locale nella prospettiva di secondo welfare Franca Maino Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, Università di Milano Laboratorio Percorsi di secondo welfare, Centro

Dettagli

La politica dell entrata

La politica dell entrata La politica dell entrata Le entrate dello Stato si classificano in: 1.Entrate tributarie: rappresentano la parte più consistente delle entrate statali e sono costituite da: Imposte=sono prelievi obbligatori

Dettagli

PARTE PRIMA. Problemi nuovi, risposte inadeguate, politiche obsolete... 1. Un paese che cambia...

PARTE PRIMA. Problemi nuovi, risposte inadeguate, politiche obsolete... 1. Un paese che cambia... INDICE PARTE PRIMA. Problemi nuovi, risposte inadeguate, politiche obsolete... 1. Un paese che cambia... 2. Il nostro campo di attenzione e le sue principali criticità... 3. Le risorse in gioco... PARTE

Dettagli

Famiglia, infanzia e povertà.

Famiglia, infanzia e povertà. Università Politecnica delle Marche Facoltà di Economia G. Fuà Convegno Povertà, Infanzia, Immigrazione in occasione del 70 Anniversario della Mensa del Povero Ancona, 5 aprile 2008 Famiglia, infanzia

Dettagli

Nuovo patto fiscale. Riforma del sistema fiscale orientata alla tutela della famiglia, alla crescita e all equità

Nuovo patto fiscale. Riforma del sistema fiscale orientata alla tutela della famiglia, alla crescita e all equità Progetto di legge di iniziativa popolare: Nuovo patto fiscale. Riforma del sistema fiscale orientata alla tutela della famiglia, alla crescita e all equità Perché l Italia possa davvero ripartire è necessario

Dettagli

La riforma dell ISEE: maggiore equità ed efficacia nella valutazione della condizione economica della famiglia

La riforma dell ISEE: maggiore equità ed efficacia nella valutazione della condizione economica della famiglia La riforma dell ISEE: maggiore equità ed efficacia nella valutazione della condizione economica della famiglia Che cosa è l ISEE L ISEE è l indicatore, in vigore dal 1998, che serve per valutare e confrontare

Dettagli

Sicurezza Sociale: Tutela del lavoro e del reddito

Sicurezza Sociale: Tutela del lavoro e del reddito Delega Assessorile in materia di Servizi Sociali, Rapporti con Azienda Ospedaliera e A.S.L., Casa Comunale di Soggiorno Anziani, La legge 328 del 2000, attesa per oltre un secolo, ha dotato il sistema

Dettagli

Fisco come welfare per le famiglie

Fisco come welfare per le famiglie Politica fiscale Fisco come welfare per le famiglie Accanto a trasferimenti monetari e servizi (in Italia i primi dominano rispetto ai secondi), vi sono misure fiscali che funzionano come compensazione

Dettagli

L impatto distributivo dei tributi locali: un applicazione sul Comune di Modena

L impatto distributivo dei tributi locali: un applicazione sul Comune di Modena L impatto distributivo dei tributi locali: un applicazione sul Comune di Indagine sulle condizioni economiche e sociali della famiglie della Provincia di Riforme anni 90: maggiore autonomia delle amministrazioni

Dettagli

Proposte per un welfare equo e sostenibile

Proposte per un welfare equo e sostenibile Proposte per un welfare equo e sostenibile Il Forum ANIA Consumatori ha tra i propri compiti statutari quello di stimolare la riflessione sul ruolo sociale dell assicurazione nei nuovi assetti del welfare.

Dettagli

Il nuovo ISEE tassa la casa

Il nuovo ISEE tassa la casa Fiscal News La circolare di aggiornamento professionale N. 341 21.11.2014 Il nuovo tassa la casa L abbattimento di 1/3 non compensa l abolizione della franchigia Categoria: Contribuenti Sottocategoria:

Dettagli

La riforma dell ISEE. Maggiore equità ed efficacia nella valutazione della condizione economica della famiglia

La riforma dell ISEE. Maggiore equità ed efficacia nella valutazione della condizione economica della famiglia Maggiore equità ed efficacia nella valutazione della condizione economica della famiglia 2 La riforma dell ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) rappresenta un passo fondamentale per

Dettagli

Rapporto sul mondo del lavoro 2014

Rapporto sul mondo del lavoro 2014 Rapporto sul mondo del lavoro 2014 L occupazione al centro dello sviluppo Sintesi del rapporto ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO DIPARTIMENTO DELLA RICERCA I paesi in via di sviluppo colmano il

Dettagli

le proposte di riforma fiscale della Cisl in schede o aumento delle detrazioni per lavoratori dipendenti e pensionati (scheda 1 e 2)

le proposte di riforma fiscale della Cisl in schede o aumento delle detrazioni per lavoratori dipendenti e pensionati (scheda 1 e 2) le proposte di riforma fiscale della Cisl in schede o aumento delle detrazioni per lavoratori dipendenti e pensionati (scheda 1 e 2) o riduzione delle aliquote per lavoratori dipendenti e pensionati (scheda

Dettagli

La Riforma dell ISEE: Maggiore equità ed efficacia nella valutazione economica della famiglia.

La Riforma dell ISEE: Maggiore equità ed efficacia nella valutazione economica della famiglia. La Riforma dell ISEE: Maggiore equità ed efficacia nella valutazione economica della famiglia. della condizione La riforma dell ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) rappresenta un passo

Dettagli

L AUMENTO DELLA POVERTÀ

L AUMENTO DELLA POVERTÀ L AUMENTO DELLA POVERTÀ A inizio anno la Banca d Italia ha reso disponibili i dati sui bilanci delle famiglie italiane relativi al 24, frutto dell unica indagine sui redditi disponibile in Italia in grado

Dettagli

CONVEGNO IL NUOVO ISEE Quale impatto sulle famiglie e gli enti locali? Firenze, 14 luglio 2015

CONVEGNO IL NUOVO ISEE Quale impatto sulle famiglie e gli enti locali? Firenze, 14 luglio 2015 CONVEGNO IL NUOVO ISEE Quale impatto sulle famiglie e gli enti locali? Firenze, 14 luglio 2015 GLI EFFETTI DELLA RIFORMA SULLE FAMIGLIE TOSCANE Letizia Ravagli e Nicola Sciclone Sulla crisi, il welfare

Dettagli

VERSIONE PROVVISORIA. Disegni di legge 1148, 1670 e 1697. Audizione del Presidente dell Istituto nazionale di statistica Giorgio Alleva

VERSIONE PROVVISORIA. Disegni di legge 1148, 1670 e 1697. Audizione del Presidente dell Istituto nazionale di statistica Giorgio Alleva VERSIONE PROVVISORIA Disegni di legge 1148, 1670 e 1697 Audizione del Presidente dell Istituto nazionale di statistica Giorgio Alleva Commissione 11 a "Lavoro, previdenza sociale" del Senato della Repubblica

Dettagli

Perchè abbiamo promosso questa raccolta di firme.

Perchè abbiamo promosso questa raccolta di firme. A seguito della riunione del 18 Giugno 2008 delle segreterie dei Circoli di lavoro del PD era in fase di predisposizione il modulo per la raccolta delle firme. Prendendo atto con grande soddisfazione della

Dettagli

DAL VECCHIO AL NUOVO WELFARE

DAL VECCHIO AL NUOVO WELFARE DAL VECCHIO AL NUOVO WELFARE Prof. Ivo Colozzi Università di Bologna IL VECCHIO WELFARE O WELFARE STATE Caratteristiche del modello tradizionale di welfare state - attori: Stato e mercato - il mercato

Dettagli

Stime sul costo e sugli effetti distributivi di programmi di contrasto alla povertà. Massimo Baldini (CAPP) Daniele Pacifico (CAPP e MLPS)

Stime sul costo e sugli effetti distributivi di programmi di contrasto alla povertà. Massimo Baldini (CAPP) Daniele Pacifico (CAPP e MLPS) Stime sul costo e sugli effetti distributivi di programmi di contrasto alla povertà Massimo Baldini (CAPP) Daniele Pacifico (CAPP e MLPS) Il modello di riferimento Per le simulazioni è stato impiegato

Dettagli

La tutela dei soggetti deboli sul mercato del lavoro. Ammortizzatori sociali Giovani Donne

La tutela dei soggetti deboli sul mercato del lavoro. Ammortizzatori sociali Giovani Donne La tutela dei soggetti deboli sul mercato del lavoro Ammortizzatori sociali Giovani Donne AMMORTIZZATORI SOCIALI La riforma punta al rafforzamento degli ammortizzatori sociali ed alla estensione delle

Dettagli

Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia

Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia 22 dicembre 2008 Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia Anni 2006-2007 Direzione centrale per la comunicazione e la programmazione editoriale Tel. + 39 06 4673.2243-2244 Centro di informazione

Dettagli

OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA FAMIGLIA

OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA FAMIGLIA Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Comune di Bologna OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA FAMIGLIA SINTESI DELLA RICERCA SU: Il sostegno pubblico alle famiglie con figli: ragioni teoriche e nuova evidenza

Dettagli

Premessa. La spesa e le politiche per l Assistenza in Italia

Premessa. La spesa e le politiche per l Assistenza in Italia Bosi (a cura di), Corso di scienza delle finanze, il Mulino, 2012 1 Capitolo VII. Premessa La spesa e le politiche per l Assistenza in Italia Necessità di fornire informazioni sulla dimensione della spesa

Dettagli

LE POLITICHE SOCIALI OGGI: RIFLESSIONI E PROPOSTE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE LOCALI

LE POLITICHE SOCIALI OGGI: RIFLESSIONI E PROPOSTE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE LOCALI CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME 11/110/CRFS/C8 LE POLITICHE SOCIALI OGGI: RIFLESSIONI E PROPOSTE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE LOCALI 1. IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO IN ITALIA: Confindustria

Dettagli

Criteri utilizzati negli esempi

Criteri utilizzati negli esempi Cosa cambia per le famiglie passare dall ISEE nazionale ad uno dei tanti ipotizzati dalla Regione Lombardia? Abbiamo effettuato una simulazione utilizzando 9 casi reali di certificazione presentati ai

Dettagli

Università Ca Foscari di Venezia Corso di laurea in Scienze della società e del Servizio sociale TESTO N. 1. Legga attentamente il testo che segue:

Università Ca Foscari di Venezia Corso di laurea in Scienze della società e del Servizio sociale TESTO N. 1. Legga attentamente il testo che segue: Un abisso di diseguaglianze si è spalancato davanti alla società italiana, negli stessi giorni in cui veniva certificato un drammatico ritorno della povertà ( ). La povertà è certo la condizione che più

Dettagli

È possibile risolvere il problema delle povertà senza aumentare la spesa sociale?

È possibile risolvere il problema delle povertà senza aumentare la spesa sociale? È possibile risolvere il problema delle povertà senza aumentare la spesa sociale? Il rapporto 2008 di Caritas Italiana e Fondazione Zancan su povertà ed esclusione sociale in Italia onsiderando le grandi

Dettagli

Massimo Baldini *, Carlo Mazzaferro**

Massimo Baldini *, Carlo Mazzaferro** SISTEMA PENSIONISTICO E DISTRIBUZIONE DEI REDDITI IN ITALIA DAL 1977 AL 1998: UN ANALISI SULL ARCHIVIO STORICO DELL INDAGINE CAMPIONARIA DELLA BANCA D ITALIA Massimo Baldini *, Carlo Mazzaferro** Centro

Dettagli

Percorsi alternativi di finanziamento del programma P.Bosi, E.Ranci Ortigosa

Percorsi alternativi di finanziamento del programma P.Bosi, E.Ranci Ortigosa Materiali di lavoro 7 Percorsi alternativi di finanziamento del programma P.Bosi, E.Ranci Ortigosa Secondo le stime di recenti ricerche (Irs/Capp, Acli/Caritas) il finanziamento addizionale di un istituto

Dettagli

L ISE alla prova dei fatti: uno strumento irrinunciabile, ma da riformare Stefano Toso

L ISE alla prova dei fatti: uno strumento irrinunciabile, ma da riformare Stefano Toso L ISE alla prova dei fatti: uno strumento irrinunciabile, ma da riformare Stefano Toso Stefano Toso Università di Bologna L ISE alla prova dei fatti: uno strumento irrinunciabile, ma da riformare Abstract

Dettagli

Corso di Laurea: Operatori pluridisciplinari e interculturali d'area mediterranea SCIENZA DELLE FINANZE. Docente: Gatto Antonino

Corso di Laurea: Operatori pluridisciplinari e interculturali d'area mediterranea SCIENZA DELLE FINANZE. Docente: Gatto Antonino Corso di Laurea: Operatori pluridisciplinari e interculturali d'area mediterranea SCIENZA DELLE FINANZE Docente: Gatto Antonino Elaborazione: Dott.ssa Locantro Antonia Lucia L oggetto di studio della scienza

Dettagli

,FRPSXWHUFDPELDQRLOPHUFDWRGHOODYRUR"DOFXQL FRQWULEXWLGHOODVFLHQ]DHFRQRPLFD

,FRPSXWHUFDPELDQRLOPHUFDWRGHOODYRURDOFXQL FRQWULEXWLGHOODVFLHQ]DHFRQRPLFD ,FRPSXWHUFDPELDQRLOPHUFDWRGHOODYRUR"DOFXQL FRQWULEXWLGHOODVFLHQ]DHFRQRPLFD Scritto con Maria Cristina Piva. Pubblicato su Rassegna Sindacale 2000. Il mercato del lavoro degli Stati Uniti e quello dei grandi

Dettagli

6. La diseguaglianza dei redditi in Italia Carlo V. Fiorio, Marco Leonardi e Francesco Scervini (Università di Milano) 1.

6. La diseguaglianza dei redditi in Italia Carlo V. Fiorio, Marco Leonardi e Francesco Scervini (Università di Milano) 1. 6. La diseguaglianza dei redditi in Italia Carlo V. Fiorio, Marco Leonardi e Francesco Scervini (Università di Milano) 1. Introduzione Secondo un recente studio comparativo dell OECD, gli Stati Uniti hanno

Dettagli

Capitolo primo IL FINANZIAMENTO PUBBLICO DELL ISTRUZIONE: LE RAGIONI ECONOMICHE

Capitolo primo IL FINANZIAMENTO PUBBLICO DELL ISTRUZIONE: LE RAGIONI ECONOMICHE Capitolo primo IL FINANZIAMENTO PUBBLICO DELL ISTRUZIONE: LE RAGIONI ECONOMICHE L istruzione è un servizio complesso, nel quale l intervento pubblico è tradizionalmente ampio in tutti i paesi. In Italia,

Dettagli

Nuovo Modello ISEE del Governo Monti: le modifiche e le novità in sintesi

Nuovo Modello ISEE del Governo Monti: le modifiche e le novità in sintesi Nuovo Modello ISEE del Governo Monti: le modifiche e le novità in sintesi Il nuovo modello ISEE per la scuola e anche per altre finalità conoscerà un nuovo calcolo in virtù delle modifiche ad opera del

Dettagli

Le politiche sociali oggi: riflessioni e proposte delle Regioni

Le politiche sociali oggi: riflessioni e proposte delle Regioni www.regioni.it Le politiche sociali oggi: riflessioni e proposte delle Regioni 1. IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO Confindustria prevede crescita 0 ; OCSE indica una disoccupazione giovanile al 28%; Gli organismi

Dettagli

PUBBLICI ESERCIZI E STUDI DI SETTORE Evidenze e prospettive

PUBBLICI ESERCIZI E STUDI DI SETTORE Evidenze e prospettive S Studi di Settore PUBBLICI ESERCIZI E STUDI DI SETTORE Evidenze e prospettive L analisi dei risultati derivanti dall applicazione degli studi di settore offre molteplici spunti di riflessione in relazione

Dettagli

Intervento introduttivo. Fabrizia Lapecorella. Gli Immobili in Italia giunge quest anno alla quinta edizione.

Intervento introduttivo. Fabrizia Lapecorella. Gli Immobili in Italia giunge quest anno alla quinta edizione. Intervento introduttivo Gli immobili in Italia 2015: Ricchezza, Redditi e Fiscalità Immobiliare Fabrizia Lapecorella Gli Immobili in Italia giunge quest anno alla quinta edizione. Il progetto avviato nel

Dettagli

Sistema paese e sicurezza economica. Maurizio Franzini Sapienza, Università di Roma

Sistema paese e sicurezza economica. Maurizio Franzini Sapienza, Università di Roma Sistema paese e sicurezza economica Maurizio Franzini Sapienza, Università di Roma I nostri temi Invece di un sistema-paese, un paese diviso e gravato da varie forme di insicurezza economica In che senso

Dettagli

Con la crisi la povertà assoluta è raddoppiata

Con la crisi la povertà assoluta è raddoppiata Con la crisi la povertà assoluta è raddoppiata Antonio Misiani In cinque anni la crisi economica ha causato la più forte contrazione dal dopoguerra del PIL (-6,9 per cento tra il 2007 e il 2012) e dei

Dettagli

Precarietà e previdenza Intervento di Sandro Delfattore Resp.Dipartimento nazionale Welfare della Cgil Claudio mi ha chiamato in causa rispetto a

Precarietà e previdenza Intervento di Sandro Delfattore Resp.Dipartimento nazionale Welfare della Cgil Claudio mi ha chiamato in causa rispetto a Precarietà e previdenza Intervento di Sandro Delfattore Resp.Dipartimento nazionale Welfare della Cgil Claudio mi ha chiamato in causa rispetto a quanto è accaduto sulla previdenza nelle ultime settimane.da

Dettagli

Ripartire dai poveri: l ottavo rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia

Ripartire dai poveri: l ottavo rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia Ripartire dai poveri: l ottavo rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia Tiziano Vecchiato Da dove partire Ripartire dai poveri (2008) è la risposta all interrogativo «Rassegnarsi alla povertà?».

Dettagli

LA STRATEGIA GLOBALE DELL OECD PER INVESTIRE NELLE COMPETENZE SOPRATTUTTO DEI GIOVANI

LA STRATEGIA GLOBALE DELL OECD PER INVESTIRE NELLE COMPETENZE SOPRATTUTTO DEI GIOVANI NOTA ISRIL ON LINE N 40-2012 LA STRATEGIA GLOBALE DELL OECD PER INVESTIRE NELLE COMPETENZE SOPRATTUTTO DEI GIOVANI Presidente prof. Giuseppe Bianchi Via Piemonte, 101 00187 Roma gbianchi.isril@tiscali.it

Dettagli

Politica economica (A-D) Sapienza Università di Rome. Lo stato sociale. Giovanni Di Bartolomeo Sapienza Università di Roma

Politica economica (A-D) Sapienza Università di Rome. Lo stato sociale. Giovanni Di Bartolomeo Sapienza Università di Roma Politica economica (A-D) Sapienza Università di Rome Lo stato sociale Giovanni Di Bartolomeo Sapienza Università di Roma Motivazioni Fallimenti informativi e ruolo dei due teoremi dell economia del benessere

Dettagli

STATO E RIDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE

STATO E RIDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE STATO E RIDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE CORSO DI LAUREA IN SERVIZIO SOCIALE, FACOLTÁ DI SOCIOLOGIA A.A. 2008-2009 ANNA TEMPIA 6 LEZIONE CENNI AL DECENTRAMENTO FISCALE (PARTE SECONDA) BIBLIOGRAFIA: P. Bosi

Dettagli

COMMENTO DEL SERVIZIO POLITICHE FISCALI E PREVIDENZIALI DELLA UIL AL LIBRO BIANCO SUL FUTURO DEL MODELLO SOCIALE

COMMENTO DEL SERVIZIO POLITICHE FISCALI E PREVIDENZIALI DELLA UIL AL LIBRO BIANCO SUL FUTURO DEL MODELLO SOCIALE COMMENTO DEL SERVIZIO POLITICHE FISCALI E PREVIDENZIALI DELLA UIL AL LIBRO BIANCO SUL FUTURO DEL MODELLO SOCIALE Il Libro Bianco sul Welfare presentato dal Ministro del Lavoro si muove su uno scenario

Dettagli

La povertà soggettiva in Italia

La povertà soggettiva in Italia ISTITUTO DI STUDI E ANALISI ECONOMICA Piazza dell Indipendenza, 4 Luglio 2005 00185 Roma tel. 06/444821 - fax 06/44482229 www.isae.it Stampato presso la sede dell Istituto La povertà soggettiva in Italia

Dettagli

Efficienza ed equità

Efficienza ed equità Efficienza ed equità Efficienza ed equità Abbiamo visto nelle lezioni precedenti che, nella situazione ideale di assenza di fallimenti del mercato, il mercato condurrebbe a un risultato Pareto-efficiente.

Dettagli

Come varia la manovra dopo le modifiche parlamentari all articolo 12 del Disegno di Legge di Stabilità

Come varia la manovra dopo le modifiche parlamentari all articolo 12 del Disegno di Legge di Stabilità Come varia la manovra dopo le modifiche parlamentari all articolo 12 del Disegno di Legge di Stabilità Nota a cura di Lorenzo Lusignoli 1. Alcune considerazioni sulla ripartizione delle risorse Gli effetti

Dettagli

Germania: il modello da seguire?

Germania: il modello da seguire? Daniel Gros Germania: il modello da seguire? Negli ultimi dieci anni l economia europea ha visto svariati rovesciamenti di fronte: la Germania, ad esempio, da malato d Europa ne è diventato il modello.

Dettagli

1 IL FATTORE FAMIGLIA

1 IL FATTORE FAMIGLIA 14maggio2012 1 IL FATTORE FAMIGLIA La nuova proposta del Forum delle Associazioni Familiari: il FATTORE FAMIGLIA, oltre il Quoziente Familiare. 1.1 Che cos è il Fattore Famiglia. Il meccanismo proposto

Dettagli

Analisi dell ipotesi di introduzione di una deduzione fissa per i figli a carico

Analisi dell ipotesi di introduzione di una deduzione fissa per i figli a carico Dipartimento Democrazia Economica, Economia Sociale, Fisco e Previdenza Nota a cura di Paola Serra e Lorenzo Lusignoli Politica fiscale per la famiglia Analisi dell ipotesi di introduzione di una deduzione

Dettagli

Indice. 22 2.6. Produzione totale e felicità totale. ix Prefazione

Indice. 22 2.6. Produzione totale e felicità totale. ix Prefazione Indice ix Prefazione Capitolo 1 1 Che cos è la macroeconomia? 1 1.1. Di cosa si occupa la macroeconomia? 3 1.2. E quella definizione? 4 1.3. La differenza tra macroeconomia e microeconomia 5 1.4. Perché

Dettagli

Stime sul costo e sugli effetti redistributivi di programmi di contrasto alla povertà Massimo Baldini, Daniele Pacifico

Stime sul costo e sugli effetti redistributivi di programmi di contrasto alla povertà Massimo Baldini, Daniele Pacifico Materiali di lavoro 7 Stime sul costo e sugli effetti redistributivi di programmi di contrasto alla povertà Massimo Baldini, Daniele Pacifico In questa scheda si presentano alcune stime riguardanti gli

Dettagli

Imposte ed efficienza economica

Imposte ed efficienza economica Imposte ed efficienza economica Imposte ed efficienza economica Nell immediato, ogni aumento delle imposte fa diminuire il benessere dei contribuenti. Nel lungo periodo, tale diminuzione è compensata dai

Dettagli

ML7. Percorsi alternativi di finanziamento del programma

ML7. Percorsi alternativi di finanziamento del programma ML7. Percorsi alternativi di finanziamento del programma Paolo Bosi, Capp Emanuele Ranci Ortigosa, Irs Milano, 3.12.2013 Le ragioni di una scelta La riflessione teorica e l analisi empirica mostrano che:

Dettagli

Dimensioni ed effetti della spesa pubblica

Dimensioni ed effetti della spesa pubblica MODULO 2 - La spesa pubblica LE DIMENSIONI DELLA SPESA PUBBLICA L insieme dei mezzi monetari che lo Stato e gli altri enti pubblici erogano per il raggiungimento dei fini di pubblico interesse costituisce

Dettagli

MASTER DI I E II LIVELLO IN MANAGEMENT DEL GOVERNO LOCALE

MASTER DI I E II LIVELLO IN MANAGEMENT DEL GOVERNO LOCALE MASTER DI I E II LIVELLO IN MANAGEMENT DEL GOVERNO LOCALE MILANO 29 30 APRILE FINANZA PUBBLICA TEORIE ECONOMICHE Sergio Zucchetti 1 Una parentesi: le teorie economiche Quando in Italia si parla di politiche

Dettagli

Il costo dei figli Quale welfare per le famiglie?

Il costo dei figli Quale welfare per le famiglie? Il costo dei figli Quale welfare per le famiglie? Rapporto famiglia Cisf 2009 A cura di Pierpaolo Donati Con questo volume inizia la nuova serie del Rapporto Cisf sulla famiglia in Italia che presenta

Dettagli

Settore Inclusione Sociale e Nuove Povertà SERVIZIO NUOVE POVERTA AREA PROGETTI INNOVATIVI PROGETTO SPERIMENTALE

Settore Inclusione Sociale e Nuove Povertà SERVIZIO NUOVE POVERTA AREA PROGETTI INNOVATIVI PROGETTO SPERIMENTALE Settore Inclusione Sociale e Nuove Povertà SERVIZIO NUOVE POVERTA AREA PROGETTI INNOVATIVI PROGETTO SPERIMENTALE FAMIGLIA IN COMPAGNIA (allegato n. 2) PREMESSA Il Progetto FAMIGLIA IN COMPAGNIA mette al

Dettagli

LE STRATEGIE DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ NELLA REGIONE LAZIO

LE STRATEGIE DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ NELLA REGIONE LAZIO Rita Visini Assessore alle Politiche sociali e allo sport, Regione Lazio, Italia 8 luglio 2014 La Costituzione della Repubblica italiana, all articolo 3, nella parte dedicata ai principi fondamentali sui

Dettagli

IV Forum Confcommercio sul Fisco

IV Forum Confcommercio sul Fisco IV Forum Confcommercio sul Fisco Intervento del Ministro dell Economia e delle Finanze Prof. Pier Carlo Padoan al IV Forum Confcommercio sul Fisco Meno tasse, meno spesa Binomio per la ripresa Roma, 22

Dettagli

La legge Finanziaria per il 2002: alcune prime valutazioni Agostino Megale Antonio Ruda

La legge Finanziaria per il 2002: alcune prime valutazioni Agostino Megale Antonio Ruda La legge Finanziaria per il 2002: alcune prime valutazioni Agostino Megale Antonio Ruda 1. Il quadro macroeconomico alla base della Finanziaria 2002: da rivedere le stime sulla crescita 2. Mancanza di

Dettagli

OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA FAMIGLIA

OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA FAMIGLIA Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Comune di Bologna OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA FAMIGLIA SINTESI DELLA RICERCA SU: Le famiglie povere nelle regioni italiane. Aspetti oggettivi e soggettivi

Dettagli

6 IL RUOLO DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO

6 IL RUOLO DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO 6 IL RUOLO DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO Nel comprendere le strategie formative adottate dalle grandi imprese assume una particolare rilevanza esaminare come si distribuiscano le spese complessivamente sostenute

Dettagli

Debito pubblico, perché no?

Debito pubblico, perché no? Debito pubblico, perché no? Debito pubblico, perché no? Paolo Palazzi Come un aumento generalizzato della spesa pubblica finanziata da un aumento del debito pubblico può farci uscire dall'intreccio letale

Dettagli

Sistemi di welfare 6. STRUTTURA, FUNZIONI, MODELLI DI WELFARE. A.A. 2014-2015 Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell Amministrazione

Sistemi di welfare 6. STRUTTURA, FUNZIONI, MODELLI DI WELFARE. A.A. 2014-2015 Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell Amministrazione A.A. 2014-2015 Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell Amministrazione Sistemi di welfare 6. STRUTTURA, FUNZIONI, MODELLI DI WELFARE Maria Letizia Pruna SPS/09 Sociologia dei processi economici e del

Dettagli

Sistemi di welfare 7. STRUTTURA, FUNZIONI, MODELLI DI WELFARE. A.A. 2013-2014 Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell Amministrazione

Sistemi di welfare 7. STRUTTURA, FUNZIONI, MODELLI DI WELFARE. A.A. 2013-2014 Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell Amministrazione A.A. 2013-2014 Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell Amministrazione Sistemi di welfare 7. STRUTTURA, FUNZIONI, MODELLI DI WELFARE Maria Letizia Pruna SPS/09 Sociologia dei processi economici e del

Dettagli

Fiscal Flash N. 308. Il nuovo Isee. La notizia in breve 04.12.2013. Premessa. Categoria: Previdenza e lavoro Sottocategoria: Prestazioni sociali

Fiscal Flash N. 308. Il nuovo Isee. La notizia in breve 04.12.2013. Premessa. Categoria: Previdenza e lavoro Sottocategoria: Prestazioni sociali Fiscal Flash La notizia in breve N. 308 04.12.2013 Il nuovo Isee Categoria: Previdenza e lavoro Sottocategoria: Prestazioni sociali Nel Consiglio dei Ministri di ieri 3 dicembre il governo ha approvato

Dettagli

Il nuovo Isee: novità e continuità

Il nuovo Isee: novità e continuità Regione Emilia-Romagna Seminario PRIMO APPROFONDIMENTO SUL NUOVO ISEE Il nuovo Isee: novità e continuità Stefano Toso Università di Bologna 3 aprile 2014 Auditorium, Viale Aldo Moro 18, Bologna Il vecchio

Dettagli

IX. APPROFONDIMENTI DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA 2008-2011 EQUITÀ SOCIALE

IX. APPROFONDIMENTI DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA 2008-2011 EQUITÀ SOCIALE IX. APPROFONDIMENTI IX.1 EQUITÀ SOCIALE L equità sociale continua ad essere un obiettivo prioritario della strategia politica del Governo. Le trasformazioni di carattere economico e sociale che hanno interessato

Dettagli

8. Disuguaglianza e consumo Tullio Jappelli e Immacolata Marino (Università di Napoli) Luigi Pistaferri (Stanford University)

8. Disuguaglianza e consumo Tullio Jappelli e Immacolata Marino (Università di Napoli) Luigi Pistaferri (Stanford University) 8. Disuguaglianza e consumo Tullio Jappelli e Immacolata Marino (Università di Napoli) Luigi Pistaferri (Stanford University) Il benessere materiale di un individuo è determinato in primo luogo dalla quantità

Dettagli

A cura del Dipartimento Ds infanzia e adolescenza PROSPETTO SPESA PER INFANZIA E ADOLESCENZA DAL 2001 AL 2006

A cura del Dipartimento Ds infanzia e adolescenza PROSPETTO SPESA PER INFANZIA E ADOLESCENZA DAL 2001 AL 2006 A cura del Dipartimento Ds infanzia e adolescenza PROSPETTO SPESA PER INFANZIA E ADOLESCENZA DAL 2001 AL 2006 Capitolo/Anno 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Legge 451 Capitolo 1655/3284 Centro Nazionale e

Dettagli

LECTIO PRONUNCIATA IN OCCASIONE DEL CONFERIMENTO DELLA LAUREA AD HONOREM A ERMANNO GORRIERI Trento, 8 marzo 1999

LECTIO PRONUNCIATA IN OCCASIONE DEL CONFERIMENTO DELLA LAUREA AD HONOREM A ERMANNO GORRIERI Trento, 8 marzo 1999 LECTIO PRONUNCIATA IN OCCASIONE DEL CONFERIMENTO DELLA LAUREA AD HONOREM A ERMANNO GORRIERI Trento, 8 marzo 1999 Uguaglianza: una parola in disuso ERMANNO GORRIERI Mi propongo di esporre alcune considerazioni

Dettagli

DISUGUAGLIANZA E POLITICHE DI CONTRASTO ALLA POVERTA IN FRIULI VENEZIA GIULIA PRINCIPALI ESITI DELLA VALUTAZIONE UNITARIA

DISUGUAGLIANZA E POLITICHE DI CONTRASTO ALLA POVERTA IN FRIULI VENEZIA GIULIA PRINCIPALI ESITI DELLA VALUTAZIONE UNITARIA DISUGUAGLIANZA E POLITICHE DI CONTRASTO ALLA POVERTA IN FRIULI VENEZIA GIULIA PRINCIPALI ESITI DELLA VALUTAZIONE UNITARIA Giuseppe Forte 6 novembre 2014 1 Le principali dimensioni di analisi Diseguaglianza

Dettagli

Una revisione dell imposizione immobiliare. Un sistema razionale di finanziamento della finanza locale più equo ed efficiente

Una revisione dell imposizione immobiliare. Un sistema razionale di finanziamento della finanza locale più equo ed efficiente Una revisione dell imposizione immobiliare Un sistema razionale di finanziamento della finanza locale più equo ed efficiente 1 Scheda di sintesi OBIETTIVI DELLA RIFORMA 1. Semplificazione, riduzione e

Dettagli

Impatto di genere nel passaggio dal sistema retributivo al contributivo

Impatto di genere nel passaggio dal sistema retributivo al contributivo Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori Impatto di genere nel passaggio dal sistema retributivo al contributivo Contributo della CISL a cura di: - Sociale, Fisco, Previdenza, Formazione Sindacale

Dettagli

La manovra del governo Monti

La manovra del governo Monti 1 La manovra del governo Monti La manovra del governo Monti realizza un intervento di dimensioni sostanzialmente costanti, tra i 20 e i 21 miliardi, in ciascuno degli anni del triennio 2012-2014 (20,185

Dettagli

Decentramento e federalismo

Decentramento e federalismo Decentramento e federalismo Teoria economico-finanziaria dell ottimo livello di governo. Principi: ECONOMIA PUBBLICA (6) Le giustificazioni del decentramento e del federalismo sussidiarietà; responsabilità;

Dettagli

La riforma del welfare Dieci anni dopo la «Commissione Onofri»

La riforma del welfare Dieci anni dopo la «Commissione Onofri» La riforma del welfare Dieci anni dopo la «Commissione Onofri» La politica sociale per la casa: il livello locale di Veronica Nicotra Lo spazio dedicato nell ambito delle politiche di welfare alla problematica

Dettagli

Pensionamento flessibile e (Ri)equilibrio tra generazioni

Pensionamento flessibile e (Ri)equilibrio tra generazioni Pensionamento flessibile e (Ri)equilibrio tra generazioni Brevi considerazioni con qualche numero di Maggio 2013 Si riaperto il cantiere delle pensioni. L obiettivo è irrobustire i risultati raggiunti

Dettagli

È la laurea un buon investimento?

È la laurea un buon investimento? È la laurea un buon investimento? di Alberto Bisin e Andrea Moro Le tasse universitarie sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni. Ciononostante, laurearsi rimane ancora un ottimo investimento.

Dettagli

Tassazione degli immobili: fiscalità locale, disciplina, effetti e confronti con ordinamenti stranieri

Tassazione degli immobili: fiscalità locale, disciplina, effetti e confronti con ordinamenti stranieri Tassazione degli immobili: fiscalità locale, disciplina, effetti e confronti con ordinamenti stranieri Alberto Zanardi Seminario presso l Associazione Stampa Parlamentare Roma, 23 novembre 2015 1 Sommario

Dettagli

IL RAPPORTO ORES 2009

IL RAPPORTO ORES 2009 IL RAPPORTO ORES 2009 SINTESI DEI PRINCIPALI CONTENUTI Con ORES, Osservatorio Regionale sull Esclusione Sociale della Lombardia, l ente regionale si è dotato di uno strumento in grado di integrare i dati

Dettagli

domanda di iscrizione per la prima volta a ciascun corso di studi

domanda di iscrizione per la prima volta a ciascun corso di studi Relazione L articolo 5, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 ha previsto una revisione delle modalità di determinazione e dei campi

Dettagli

UIL VADEMECUM 2009 PER LA CONTRATTAZIONE CON LE AUTONOMIE LOCALI

UIL VADEMECUM 2009 PER LA CONTRATTAZIONE CON LE AUTONOMIE LOCALI Servizio Politiche Territoriali polterritoriali@uil.it UIL VADEMECUM 2009 PER LA CONTRATTAZIONE CON LE AUTONOMIE LOCALI PREMESSA Il momento di crisi economica e di recessione richiede una serie di interventi

Dettagli

L IRPEF E LA CASA. Massimo Baldini

L IRPEF E LA CASA. Massimo Baldini L IRPEF E LA CASA Massimo Baldini Questa nota si concentra sulle modalità con cui l Irpef considera l abitazione principale di residenza. Dopo alcune considerazioni generali sulla definizione della corretta

Dettagli

Analisi del Decreto ISEE Cosa cambia per le persone con disabilità?

Analisi del Decreto ISEE Cosa cambia per le persone con disabilità? Analisi del Decreto ISEE Cosa cambia per le persone con disabilità? Commenti a cura dell Osservatorio AISM diritti e servizi 1 1: DECRETO ISEE ED ANALISI DELLE DISPOSIZIONI DI INTERESSE PER LE PERSONE

Dettagli