Università degli Studi di Verona. 25 anni per verona

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1 Università degli Studi di Verona 25 anni per verona

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7 25 anni per Verona Stiamo scrivendo la nostra storia

8 Ideazione e coordinamento Maria Fiorenza Coppari Redazione Sandro Benedetti Roberta Dini Sara Mauroner Archivio storico Mirella Bonomi Segreteria di redazione Barbara Daniele Progetto grafico e impaginazione Centro arti grafiche Università di Verona Foto Archivio Università di Verona Supervisione Giancarlo Volpato In copertina: Scuola veronese del trecento: monumento tombale di Antonio Pelacani Anonimo scultore veronese della prima metà del Trecento Chiostro di San Fermo in Verona, anno 1327

9 9 25 anni per Verona L università promuove conoscenza e sviluppo di Alessandro Mazzucco 25 Cenni storici L Università a Verona. Un attesa durata seicento anni ( ) di Francesco Vecchiato 45 La cronaca diventa storia a cura di Roberta Dini 61 Le Facoltà Economia di Francesco Rossi Giurisprudenza di Maurizio Pedrazza Gorlero Lettere e Filosofia Mario Lombardo Lingue e Letterature Straniere di Gian Paolo Marchi Medicina e Chirurgia di Michele Tansella Scienze della Formazione di Mario Longo Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali di Roberto Giacobazzi Scienze Motorie di Guido Fumagalli 85 Obiettivi di sviluppo Il piano strategico di Bettina Campedelli 95 Universitari a Verona Vivere l Università di Damiano Fermo 101 protagonisti e riconoscimenti Rettori Prorettori Direttori amministrativi Presidi Professori emeriti Professori onorari Decani Lauree honoris causa

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11 25 anni per Verona

12 10 25 anni per verona L università promuove conoscenza e sviluppo Il Consiglio europeo riunito a Lisbona nel marzo 2000, ha conferito all Unione un nuovo obiettivo strategico: diventare l economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. Questo imperativo è stato divulgato come tema del tutto innovativo e quindi richiamato in ogni circostanza come simbolo di una rivoluzione che vede nel progresso economico fondato sulla conoscenza il presupposto irrinunciabile non solo per affrontare la sfida dei mercati d oltreoceano e orientali, ma, in misura non meno significativa, un fattore essenziale per la promozione umana e culturale. In realtà nulla di innovativo è contenuto nelle Dichiarazioni di Lisbona. Al di là dell evidente carattere biologico del conoscere, che è il momento più qualificato nei meccanismi evolutivi del regno animale e che acquisisce nell uomo il valore superiore di elaborazione intellettiva, è fuor di dubbio che agiamo in una società che da sempre vive nella conoscenza e nell informazione e si riconosce in una tradizione intellettuale che costituisce uno dei tratti distintivi della storia e della società europee. L illuminismo ne segna il primo distinto emergere, con il prendere forza dell idea di una perfettibilità dell uomo e, in certo senso, della stessa natura, assicurata dalla crescita della conoscenza scientifica e tecnico-scientifica. A partire dalla metà del secolo XIX inizia a svilupparsi, facendosi sempre più ricca e articolata nel corso del secolo XX, una cultura della scienza che, dall Europa in cui ha origine, si estende alla scena mondiale e porta alla nascita di una comunità intellettuale contraddistinta da uno stile di pensiero fondamentalmente omogeneo. Il dato di fatto con cui ora all inizio del secolo XXI dobbiamo misurarci è dunque rappresentato dalla presenza e dalla diffusione di una cultura della scienza decisamente sovranazionale, frutto di un processo avviatosi già più di un secolo fa. E dobbiamo prendere atto che neppure gli sconvolgimenti dell intero secolo XX con due guerre mondiali ed una guerra fredda che hanno visto la scienza protagonista non hanno in effetti prodotto, pur con tutti i mutamenti strutturali e istituzionali che li hanno accompagnati, una trasformazione di fondo dei tratti fondamentali di tale cultura della scienza. È parimenti vero che questa consapevolezza del valore della conoscenza si è tradotto, fin dalle origini della società civile, nel concetto di studio che ha dato vita, nelle età più vicine a noi, alle Università cui da sempre sono riferite due grandi linee di Alessandro Mazzucco Rettore

13 11 25 anni per verona competenza: la prima concentrata sul ruolo svolto dalle risorse umane nei diversi aspetti formativi, sociali e professionali, con particolare riguardo ai temi dell educazione e della formazione avanzata e del rapporto tra innovazione e occupazione; la seconda linea ha come oggetto il progresso della conoscenza e la modalità di partecipazione alla conoscenza scientifica, l analisi di metodi e strumenti di accesso all informazione, i processi di comunicazione tra scienza e società. Nel secondo dopoguerra si avviò in Verona una riflessione stimolata dal ricco patrimonio di storia e dalla dislocazione geografica. La città era una sorta di cerniera tra varie regioni, baricentro di territori ciascuno dei quali marginale nei confronti dei rispettivi capoluoghi di regione che, spesso, s identificavano con le sedi universitarie tradizionali. Si produsse quindi un dibattito intorno ad un gruppo di uomini di cultura che, avendo a referente in sede nazionale un veronese, un professore universitario e parlamentare di spicco come Guido Gonella, dal 1950 al 1960 diedero vita all iniziativa dell Istituto di Scienze Storiche Ludovico Antonio Muratori. L Istituto Muratori, accanto ad un corso di studi storici ordinari, organizzò corsi per studenti stranieri nel periodo estivo, la Lectura Dantis con la partecipazione dei maggiori studiosi di italianistica del Paese, la pubblicazione della rivista Nova Historia, la fondazione e la promozione nel 1953 di una Scuola Superiore di Servizio Sociale, la promozione nel 1956 di una Scuola in Commercio estero. Furono queste le prime realizzazioni che scaturivano dalla percezione, prodottasi nel segno di un cattolicesimo colto e sensibile, della necessità di favorire il ricambio sociale, allargando la diffusione del sapere oltre i limiti costrittivi di ambiti professionali estremamente selettivi, contro le crescenti esigenze di una società e di un economia che dovevano svilupparsi e crescere. Nacque un idea, quella di offrire alla volontà di sviluppo della comunità il necessario strumento, la cultura superiore, la cultura universitaria. Si viveva peraltro un epoca di connotazione fortemente elitaria degli studi universitari, strettamente legati a selezione sulla base di categorie sociali. Era diffusa la convinzione che solo le sedi storicamente affermate avessero titolo e qualità per offrire qualificati studi superiori. In quel decennio si avvertivano forti resistenze nell ambito della cultura tradizionale cittadina. Padova, Milano, Bologna erano sedi indiscusse di attrazione per i figli delle famiglie appartenenti alla borghesia medio-alta che avevano lo status per poter sostenere l onere finanziario necessario. Stava tuttavia prendendo corpo,

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15 13 25 anni per verona Facoltà di Economia con l allargamento della scolarizzazione generale e l affermazione del valore professionalizzante del titolo di studio, l attenzione al fatto che tale discriminazione di accesso, oltre a configurare un evidente disparità di diritti, comportava lo spreco di un grande numero di talenti e di potenzialità. Furono i fondatori stessi dell Istituto Muratori, Guido Gonella, il prof. Pietro Vaccari, il prof. Lanfranco Vecchiato, Mons. Aleardo Rodella, Mons. Pietro Rossetti, che il 10 gennaio 1959, proposero in una loro seduta ai rappresentanti degli Enti Pubblici, l istituzione in Verona di una libera Facoltà di Economia e Commercio e la costituzione di un Consorzio Universitario fra gli stessi per la gestione della medesima. Dice Giorgio Borelli nella sua Storia della Facoltà di Economia: Animavano quegli uomini l umanesimo cristiano come risposta filosofica e non solo teologica alle esasperazioni dell individualismo e del collettivismo; il valore della persona umana; l oggettività della giustizia, la radice morale del diritto; lo Stato al servizio del bene comune e della comunità; la giustizia sociale; i principi di sussidiarietà e solidarietà. La seduta del 10 gennaio 1959 ebbe un valore decisivo perché gli Enti locali attraverso i loro vertici manifestarono una grande apertura e condivisione di questa istanza ed in tempi brevissimi poterono deliberare l adesione al Consorzio universitario: già il 3 febbraio 1959 l allora sindaco Prof. Giorgio Zanotto pose come ordine del giorno della seduta del Consiglio Comunale l istituzione in Verona di una Facoltà universitaria di Economia e Commercio. Più laboriosa fu l approvazione dello Statuto del Consorzio, anche per certi venti di opposizione che spiravano dall Università egemone di Padova dalla quale giungevano giudizi critici nei confronti dell iniziativa. Con tutta probabilità si dovette mediare, lenire, sopire. Il che vale, forse, a spiegare il significativo ritardo nell approvazione dello statuto che, comunque, grazie alla decisa opera del Sindaco Giorgio Zanotto e del Presidente della Provincia Luigi Buffati, ebbe luogo nel successivo mese di luglio. Ulteriore grande contributo la nuova istituzione ricevette dall atto di magnanimità della contessa Elena Giuliari Tusini che mise a disposizione della costituenda Università una prestigiosa sede, il palazzo che ospita oggi il Rettorato. Furono aperte le iscrizioni e il 1 novembre dello stesso anno si tenne la cerimonia di inaugurazione della nuova Facoltà. La scelta di una Facoltà di Economia per dar vita ad una università trae le sue motivazioni dalla volontà di dare risposta a quell esigenza di quadri,

16 14 25 anni per verona di dirigenti, che scaturiva dal processo stesso di sviluppo che caratterizzava quegli anni. Si trattava di contribuire allo sviluppo economico in atto sostanziandolo attraverso l immissione di ceti nuovi nella cultura superiore. Nel Veneto esisteva solo a Ca Foscari una Facoltà di Economia. Tale disciplina si configurava, perciò, di grande attualità perché rispondeva più di altri corsi di studi ai tempi di cambiamento e crescita economica e alle esigenze di sviluppo delle imprese. V era dunque la necessità per le imprese di quel vasto bacino d utenza che gravitava su Verona di avere quadri che potessero vantare una preparazione e una visione più ampia di quella offerta dai pur ottimi Istituti medi superiori. Economia, ospitata in Palazzo Giuliari, ebbe subito il suo primo Consiglio di Facoltà composto di tre ordinari nelle Università italiane e precisamente il professor Attilio Verna, professore ordinario nell Università di Perugia di Ragioneria generale e applicata, il professor Domenico Rubino, ordinario a Roma di Istituzioni di diritto privato, e il professor Manlio Resta, ordinario di Economia politica a Trieste. Il primo preside fu il professor Attilio Verna. Il Consiglio di amministrazione del Consorzio per la Costituzione e lo Sviluppo degli Studi Universitari in Verona provvide ad integrare il corpo accademico. Con il decreto ministeriale 14 marzo 1963 l iniziativa del Consorzio venne riconosciuta dal Ministero ed inserita, come decima Facoltà, nell Ateneo di Padova, consentendo di laureare i primi giovani che erano giunti al termine del loro quadriennio di studi. Tra 1963 e 1968 la Facoltà visse una fase di forte espansione del corpo docente, con l arrivo di professori come Gino Barbieri, Carlo Vanzetti, Giuseppe Suppiej e, nell anno accademico , si arricchì del Corso di laurea in Lingue e letterature straniere affidato alle cure del prof. Enea Balmas, allora ordinario a Padova di Lingua e Letteratura francese. Dal 1963 Preside della Facoltà fu il professore Gino Barbieri, il cui ruolo nello sviluppo della sede veronese fu tale da meritare alla sua effigie un posto di prestigio ad aprire la serie dei ritratti dei Rettori di questa Università, anche se egli non arrivò a questo traguardo, venendo chiamato ne a presiedere la Cassa di Risparmio di Verona. Fu sostituito nella presidenza della Facoltà da Carlo Vanzetti. Contemporaneamente, l idea di valorizzare le potenzialità di una sede culturalmente e professionalmente illustre com era Verona si aprì ad altri Facoltà di Giurisprudenza

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18 16 25 anni per verona orizzonti, in particolar modo verso le discipline mediche che trovavano elementi di grande valore nella città ma che, soprattutto, potevano trarre grande spunto dalle immense forze su cui poteva far conto quella che era appena diventata l Università madre, Padova. Era in via di costruzione un nuovo nosocomio che nasceva nei luoghi di un antico ospedale psichiatrico, in Borgo Roma. Anche in questo caso, malgrado il contributo di molti alla realizzazione di un progetto che non fu esente da ostacoli e da vincoli, fu la determinazione di un uomo di valore, l Avvocato Gianbattista Rossi, a conseguire il risultato di trasferire a Verona una sezione distaccata di Medicina e Chirurgia. Essa si stabilì proprio nella sede di Borgo Roma, nel Policlinico oggi dedicato a Gianbattista Rossi presto integrato dagli Istituti biologici di nuova costruzione. Seguì ben presto il trasferimento da Padova anche dei corsi della Facoltà di Magistero, successivamente convertita in Lettere e Filosofia. Il progetto da cui ha avuto inizio la storia dell Ateneo scaligero ebbe la sua concreta e definitiva realizzazione nel 1982, quando le autorità governative concessero a Verona l autonomia e la statizzazione del suo Ateneo. Il 16 giugno 1983 fu eletto il primo Rettore, Hrayr Terzian, cui un prematuro decesso impedì di poter dar seguito alla progettazione lucidamente elaborata di una politica di crescita del nuovo Ateneo, pensando la creazione di nuove Facoltà ed un ampio programma edilizio. Gli succedettero Sebastiano Cassarino e Mario Marigo e poi ancora Elio Mosele che condussero a realizzazione la Facoltà di Scienze, fortemente orientata dalla richiesta locale di biotecnologie agro-industriali, la Facoltà di Lingue che gemmò per autonomizzazione del già esistente corso di laurea nella Facoltà di Economia, la Facoltà di Giurisprudenza, anch essa sviluppata dal forte nucleo di giuristi formatisi e cresciuti nella stessa Facoltà, la Facoltà di Scienze della Formazione, ultimo prodotto di quell area Umanistica che aveva già dato vita alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Infine, lo sviluppo e il consolidamento di una nuova area disciplinare, inizialmente sorta come corso di Laurea interfacoltà di Medicina e Scienze della Formazione, ha dato vita all ottava Facoltà dell Ateneo, quella di Scienze Motorie, estremamente vitale e rapidamente qualificatasi a livelli di grandissimo apprezzamento a livello nazionale. Ultima creatura in ordine di tempo, nata da una pressante sollecitazione della forte imprenditoria veronese è il Corso di laurea ed il Dipartimento di Scienze e Tecnologie vitivinicole ospitato in San Floriano, nel cuore della locale viticoltura. Villla Lebrecht

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20 18 25 anni per verona Oggi l Università di Verona sta scrivendo la sua storia. L Ateneo può vantare un respiro da grande Ateneo ed è in effetti divenuta, dopo Padova, la più grande del Nord-Est, con le sue 8 Facoltà, 25 Dipartimenti, 27 Corsi di Dottorato di Ricerca organizzati in 6 Scuole di Dottorato, 41 Scuole di Specializzazione, 43 Master, oltre a 9 Corsi di perfezionamento. La riforma degli ordinamenti didattici promulgata con la legge 509/99 è stata interpretata dall Ateneo veronese in modo attivo ed equilibrato, attraverso la proposta di numerosi ed anche innovativi corsi di laurea per offrire agli studenti un ampia ed aggiornata scelta formativa, adeguata al cambiamento dei tempi, ma sempre attenta alla qualità degli insegnamenti. Oggi l ateneo veronese sta affrontando il percorso della nuova riforma dell offerta formativa. Un processo articolato che si snoda su tre anni e che stiamo vivendo come una una nuova occasione di miglioramento. La collocazione di un Università in così rapida espansione, che conta oggi circa studenti, oltre 800 docenti e 700 amministrativi e tecnici, si è articolata attraverso un complesso programma edilizio che ha visto inizialmente l Ateneo crescere da un lato in Veronetta, dove, a fianco di palazzo Giuliari, sorsero la nuova costruzione del palazzo di Economia, e poi il complesso del chiostro di San Francesco, il grande polo didattico intitolato a Giorgio Zanotto, il restaurato palazzo Zorzi; dall altro in Borgo Roma, dove a ridosso del Policlinico crebbero gli Istituti Biologici, l Area dei Dipartimenti Scientifici in Cà Vignal e l area Gavazzi, sede delle segreterie e dei corsi di laurea di area sanitaria. Ma altri due poli si svilupparono e sono tuttora in fase di assestamento: la Cittadella del Diritto, ubicata in palazzo ex-zitelle, completato nell immediato futuro dal recupero di palazzo Verità-Montanari, prestigiosa sede della Facoltà di Giurisprudenza; ed infine la Cittadella dello Sport e delle Scienze Motorie, insediata in via Casorati nell ex palazzetto ISEF e già in possesso di una ricca dotazione di spazi ed impianti sportivi, anche questi in corso di completamento. Altri Corsi hanno trovato allocazione in sedi decentrate, come alcuni Corsi di Laurea in Economia, in Scienze del Servizio Sociale e di area sanitaria in Vicenza, Bolzano, Trento, Legnago, Ala, Rovereto. Ma questi interventi edilizi, di grandissimo valore, sono ben lungi dall essere in grado di dare una risposta conclusiva agli studenti che si rivolgono all Università di Verona in numero crescente, malgrado una chiara tendenza nazionale ad un netto calo delle immatricolazioni. Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

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22 20 25 anni per verona L edilizia universitaria costituisce oggi l impegno prioritario dell Amministrazione che ha ormai da tempo concluso un accordo di programma con il Ministero, la Regione Veneto ed il Comune di Verona per l acquisizione, in aggiunta alle strutture sopra citate, di uno spazio di oltre metri quadrati in due grandi edifici dell ex comprensorio militare Santa Marta, nei quali è ormai giunto alla fase di operatività l intervento di ristrutturazione finalizzata ad una definitiva, congrua risposta alle istanze della storica Facoltà di Economia, che ha indubbiamente subito negli ultimi anni una certa costrizione da parte del rapido sviluppo dell area umanistica. L Università di Verona è un Università sana, che ha saputo costruire nella qualità dei suoi prodotti e nell accortezza e lungimiranza amministrativa una realtà estremamente solida, in grado di far fronte, perlomeno a breve, alle pesanti difficoltà di finanziamento che il sistema universitario pubblico va affrontando in un contesto economico difficile ed orientato all esercizio di importanti tagli alla spesa pubblica. Oggi, l Ateneo di Verona compie il suo 25 anniversario di fondazione, proprio mentre giunge al primo giro di boa, quello che la fa transitare dalla classificazione tra le Università piccole a quella tra le Università medie, annoverando tra le sue Facoltà quella di Medicina, computata tra le grandi. Riflettendo sulla rapidità e qualità della crescita di questo Ateneo sorge pertanto, incontenibile, l interrogarsi sul futuro, in un momento nel quale esso appare piuttosto incerto, in un panorama politico ed economico assai nebuloso, all interno del quale, paradossalmente, l investimento nella cultura e nella conoscenza appare più che mai necessario. Attendersi rafforzamenti sostanziali del supporto statale è perlomeno ingenuo, vista la tendenza opposta degli investimenti governativi sinora operati in questo settore. È di immediata evidenza quale danno derivi da una simile situazione ad un Università che è indiscutibilmente in crescita perché istituita di recente, perché profondamente coinvolta in un ampio quanto indispensabile programma edilizio, perché fortemente proiettata verso realizzazioni che le vengono chieste dal territorio. Per tutto ciò, oggi più che mai, alla luce del progressivo allarmante decremento delle risorse pubbliche, che sembra non poter essere modificabile in tempi prevedibili, è divenuto vitale per il futuro dell Università un sostanziale supporto finanziario esterno. Appare assolutamente indispensabile che sulla natura del proprio sostegno all Ateneo gli Enti lo-

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24 22 25 anni per verona cali abbandonino il confronto politico, che rischia di sterilizzare ogni azione, ed avviino una valutazione di natura squisitamente culturale e tecnica, attenta alla razionalizzazione dell allocazione di risorse, sulla base di obiettivi strategici che siano identificati e condivisi tra territorio ed Università. È necessario un vaglio critico del sostegno tradizionalmente attribuito in passato ad iniziative parallele che di regola comportano duplicazione di spese senza aumento di risultato. Ciò che di politico è auspicabile è una sinergia con potenziali finanziatori per dar vita a programmi a lungo termine di sostegno e sviluppo dell Università. Su questa linea l Università di Verona ha già dato segnali molto forti: il caso del corso di laurea in Scienze e Tecnologie Viticole ed enologiche è solo l esempio di un apertura molto significativa verso scelte di crescita che rappresentino indirizzi del territorio. Queste richieste hanno già trovato dei robusti segnali in azioni intraprese dall Università stessa che ha di recente offerto al territorio proprie risorse economiche e proprie competenze per la realizzazione di progetti di ricerca applicata di comune interesse e che ha considerato prioritario il consolidamento di spazi formativi e scientifici di natura tecnologico-ingegneristica nella formulazione dei contenuti di alcune Scuole di Dottorato. L Università è certa che la realtà territoriale veronese, per quelle sue caratteristiche geografiche e politiche che convinsero i politici negli anni 50 a perseguire il progetto dell Università Cittadina, ha il dovere di costruire uno sviluppo economico, produttivo, culturale, sociale, politico congruo alle sue potenzialità e deve saper riconoscere il ruolo strategico che per questo obiettivo hanno la conoscenza, l innovazione e la ricerca scientifica. Se, come costantemente enunciato la comunità veronese concorda nel vedere nell Università uno degli strumenti fondamentali di sviluppo, essa deve assumere una posizione non equivoca nei confronti della sua Università. Verona non può ulteriormente procrastinare l inevitabile scelta conseguente: convogliare per l Università tutte le risorse necessarie, pur riservandosi il diritto-dovere di esercitare sul loro impiego tutti i necessari controlli. Priorità indiscutibile va riconosciuta al programma edilizio che è in via di realizzazione e che tanti consensi ha suscitato nella pubblica opinione, ma che deve trovare senza ulteriori ritardi un concreto supporto in quanto obiettivo della città e della società di Verona, non come liberale elargizione ad una istituzione separata dal territorio. L Università non è un ente accessorio o, peggio, inutile: se

25 23 25 anni per verona così fosse nel giudizio degli amministratori, sarebbe un preciso dovere morale quello di chiuderla. Ma l Università è il futuro e promuoverne la crescita significa investire per lo sviluppo di tutta la comunità. La vera richiesta che deve essere rivolta da Verona alla sua Università è di essere una buona Università, non gelosa custode di un potere elitario, ma istituzione aperta al confronto e al dialogo, fucina di cultura condivisa, libera palestra degli ingegni e delle idee. Questi sono l impegno e l auspicio, per noi e per Verona, con cui affrontiamo il nostro 25 anniversario.

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27 Cenni storici

28 26 cenni storici L università a Verona. Un attesa durata seicento anni ( ) La bolla di papa Benedetto XII del 1339 a Verona scaligera. Il 22 settembre 1339 papa Benedetto XII confermava a Verona lo studium generale articolato nelle facoltà di diritto, medicina e arte. Questo il cuore della bolla papale: Cum igitur civitas veronensis, propter ipsius commoditates et conditiones quam plurimas, apta non modicum generali studio censeatur, Nos, profectibus publicis multipliciter expedire credentes ut in civitate predicta cultores sapientie inserantur, fructum uberem largiente Domino in tempore producturi, apostolica auctoritate concedimus et tenore presentium indulgemus ut in civitate prefata sit deinceps in iure videlicet canonico et civili et in medicina et artibus perpetuum studium generale, in quo magistri doceant et scolares libere studeant et audiant in facultatibus prelibatis, et in eisdem facultatibus magisterii titulo valeant idonei decorari 1. Archivio di Stato di Verona (Asvr), Archivio del Comune, reg. 54 f. 77r. A Benedetto XII il Consorzio per gli studi universitari dedicava nel 1965 una medaglia commemorativa. Su un lato, il profilo del papa, contornato dalla scritta in parte abbreviata «Benedictus Papa XII. Perpetuum Studium generale Veronae. MCCCXXXVIIII, X Kalendas Octobres». Sull altro lato, in primo piano una donna a rappresentare la sapienza, alla quale fanno da contorno, in posizione più arretrata, S. Zeno e S. Antonio da Padova. Verona era da poco divenuta sede staccata di Padova. Gino Barbieri commentava la medaglia così: «A suggello di questo espandersi anche strutturale L intera bolla è stata illustrata, sintetizzata e volgarizzata da Lanfranco Vecchiato in questi termini: Il testo della Bolla di Benedetto XII comporta una prima parte, nella quale si considera quanto sia prezioso il dono della sapienza e quanto sia desiderabile e glorioso il suo possesso, per il quale sono disperse le tenebre dell ignoranza e gli uomini possono disporre e ordinare la loro vita nella luce della verità. Sulla base di questa premessa viene sottolineato il desiderio, che ovunque siano incrementati gli studi delle lettere, litterarum studia, nei quali risplende la perla della conoscenza, e più favorevolmente rinvigoriscano specialmente in quei luoghi che si riconoscono idonei e adatti a moltiplicare i semi e a produrre i germi salutari del sapere. Inoltre si mette in evidenza che la civitas veronensis si presenta come città adatta per uno Studium generale, date le sue numerose comodità e condizioni. Infine si esprime la fiducia di portare vantaggio al pubblico interesse concedendo, in nome dell autorità apostolica, che in Verona ci sia deinceps (d ora in dell Antica Università delle genti venete, il Consorzio Veronese ha con felice intuizione coniato una significativa medaglia, in cui la civiltà spirituale e culturale patavina espressa dal suo Santo gigliato si confonde con quella scaligera identificata in San Zeno, romano e cristiano, sotto la figura del simbolo universale ed eterno della sapienza». Gino Barbieri, Ritornano a Verona gli studi universitari, Estratto da «Quaderni della Provincia», Verona, 1, 1966, p. 7. Francesco Vecchiato

29 27 cenni storici poi) un perpetuum studium generale, in iure canonico et civili et in medicina et artibus. Naturalmente la Bolla prevede che agli studenti ritenuti idonei sia rilasciato il titolo di maestro e perciò abbiano la facoltà di insegnare. Quel deinceps può voler significare che d ora in poi Verona avrà uno Studium e quindi che prima non l aveva; ma anche può voler dire che l Università c era e che ora dal Papa è stata riconosciuta: la Bolla veniva a sanzionare quello che esisteva 2. Carlo Cipolla commentava la bolla come segno del riavvicinamento degli Scaligeri 3 al papa, il quale null altro avrebbe fatto però se non confermare le scuole preesistenti 4. Una tesi non condivisa, tra gli altri, da Lanfranco Vecchiato, che obietta: Lanfranco Vecchiato, Ci fu nel passato l Università a Verona?, in Lanfranco Vecchiato, I cattolici e l università di Verona. La libera scuola superiore di scienze storiche Ludovico Antonio Muratori dal 1949 al 1959, a cura di Alojse Vecchiato, Savona, Grafiche Giors, 1997, pp Lo studio più recente e completo sulla signoria degli Scaligeri è quello di Gian Maria Varanini, Istituzioni, politica e società nel Veneto ( ), in Il Veneto nel medioevo. Le signorie trecentesche, a cura di Andrea Castagnetti e Gian Maria Varanini, Verona, Banca Popolare di Verona, 1995, pp Cipolla scrive: «Alla pace con Venezia (del 24 gennaio 1339) tenne dietro la [ ] riconciliazione col papa, il quale anzi confermò a Verona le scuole di diritto civile e canonico, di medicina e di arti». Carlo Cipolla, Compendio della storia politica di Verona, Verona, Remigio Cabianca, 1899, pp. 255, 257. Potremmo dire che non confermò nulla, perché la Bolla di Benedetto XII non nomina affatto le cattedre contemplate dagli Statuti e parla di uno «studium generale in utroque iure et artibus et medicina». Se mai la bolla giustifica l iniziativa di concedere il «privilegium gratie facte civitati Verone de habendo studium generale», considerando che Verona «propter ipsius commoditates et conditiones quam plurimas» è adatta ad un «generali studio»; poi fa cenno alla presenza di «cultores sapientiae», i quali possono mettere a disposizione di un università, che con la bolla poteva assumere tutti gli impegni che sono inerenti ad una scuola universitaria riconosciuta, gli abbondanti frutti della loro sapienza: «studium generale, in quo magistri doceant et scolares libere studeant et audiant in facultatibus prelibatis, et in eisdem facultatibus magisterii titulo valeant idonei decorari» 5. Sembra, invece, condividere il punto di vista del Cipolla lo storico Dario Cervato, che parla di riconoscimento avignonese a una dimensione accademica già operante: Nell ambito delle iniziative cittadine in campo culturale va segnalato il sorgere delle scuole superiori. Volute già dagli Statuti cittadini del 1228 e istituite da Lanfranco Vecchiato, Gli studi universitari nella tradizione culturale veronese, Presentazione di Gino Barbieri, Verona, Palazzo Giuliari, 1972, pp Cfr. Lanfranco Vecchiato, Cultura e scuola nel Medioevo a Verona, s.d., dattilo, p. 128.

30 28 cenni storici Mastino I Della Scala, furono confermate dagli Statuti di Alberto I del 1276 e da Cangrande I con gli Statuti del 1327 e rinvigorite dalla bolla di Benedetto XII che il 22 settembre 1339 confermava un perpetuum studium generale con insegnamenti dei due diritti, medicina e arti in utroque Jure et Artibus et Medicina. Va sottolineato il confermava, perché, specie gli studi giuridici, avevano già avuto in Verona cattedre tenute da insigni maestri. Anche se non si può parlare forse di una regolare costituzione dell Università veronese, le cattedre già funzionanti si conservarono fino al tempo di Giangaleazzo Visconti, che nel 1392 riservò alla sola Pavia il privilegio dello Studium generale. L effettivo decollo di una università a Verona era fatalmente legato al suo destino di capitale di uno stato indipendente. La bolla arrivava, infatti, a sanzionare una condizione di indipendenza politica, che sarebbe durata però ancora solo un quarantennio. Al tramonto del dominio scaligero, Verona subisce un tracollo anche come città universitaria. Dopo il 1387 sarà città suddita e i suoi figli dovranno studiare là dove li indirizzi il signore di turno, prima milanese, poi veneziano. Che abbia potuto organizzarsi come università nel quarantennnio intercorso tra il 1339 e il 1387 rimane controver- Dario Cervato, Diocesi di Verona, Padova, Gregoriana, Venezia, Giunta Regionale del Veneto, 1999, p so. Più verosimile sembra l elevazione pontificia dell esistente. Dopo il 1339 le cattedre in cui si impartivano il diritto, la medicina e le lettere o quanto meno quelle di maggior prestigio potrebbero essersi fregiate del riconoscimento avignonese, e quindi si saranno con ogni probabilità gloriate del diritto di appartenere a uno studium generale, che non sembra però una struttura nuova, diversa e concorrenziale rispetto a loro. D altronde, il gesto del papa non poteva puntare alla costruzione dal nulla di un edificio nuovo. L edificio doveva necessariamente preesistere affinchè la bolla non rimanesse priva di efficacia pratica. Un opinione, questa, espressa a suo tempo anche da Scipione Maffei, che la fondava sull eccezionale bellezza di alcuni monumenti sepolcrali di illustri docenti, preesistenti alla bolla del Afferma Maffei: Ma il nostro publico Studio forse dal mentovato Pontificio diploma del 1339 nuova autorità e nuovo lustro prese, non prima fondazione ebbe allora 7. Su tale linea mi pare si collochi il giudizio formulato da uno specialista di storia delle istituzioni scolastiche veronesi, Gian Paolo Marchi, che commentando la bolla papale del 1339 ebbe a scrivere: Scipione Maffei, Prefazione, in Verona illustrata, vol. 3, parte 2ª, Milano, Società Tipografica de Classici Italiani, 1825 (Ristampa anastatica, Roma, Multigrafica, 1977), p. 19.

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