Prestazioni - Assicurazione contro la tubercolosi - In genere - Campo di applicazione - Legge n. 552 del Estensione ad ogni istituzione

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1 Prestazioni - Assicurazione contro la tubercolosi - In genere - Campo di applicazione - Legge n. 552 del Estensione ad ogni istituzione pubblica sanitaria - Portata - Istituzioni di beneficenza e assistenza - Inclusione - Natura pubblica o privata delle stesse - Irrilevanza - Fattispecie anteriore al 1 gennaio Prestazioni - Assicurazione contro la disoccupazione - Obbligo assicurativo - Ambito di applicazione - Dipendenti pubblici avventizi - Sussistenza - Presupposti - Mancanza della stabilità dell'impiego - Necessità - Fattispecie. Processo civile - Cosa giudicata civile - Limiti del giudicato - Soggettivi (limiti rispetto a terzi) - Giudicato accertante l'obbligo di contribuzione nei confronti del legale rappresentante della persona giuridica, autore della violazione - Efficacia dell'accertamento nei confronti della persona giuridica - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie. Contributi - Soggetti obbligati - In genere - Giudicato accertante l'obbligo di contribuzione nei confronti del legale rappresentante della persona giuridica, autore della violazione - Efficacia dell'accertamento nei confronti della persona giuridica - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie. Corte di Cassazione / , n Pres. D'Angelo - ReL. La Terza - P.M. Pivetti (Parz. Diff.) - INPS (Avv.ti Sgroi, Fonzo) - Casa di riposo e soggiorno "Don Vittorio Allegri" (Avv.ti Lorenzoni, Cartia). Poiché, ai sensi della L. 1 luglio 1955 n. 552, l'assicurazione obbligatoria per la tubercolosi è stata estesa a tutto il personale di qualsiasi categoria, sanitario, amministrativo o salariato, che presti la sua opera presso i sanatori, gli ospedali civili e psichiatrici, le cliniche, i consorzi antitubercolari e ogni altra istituzione pubblica (con riguardo a periodo anteriore alla entrata in vigore della L. 8 agosto 1995 n. 335, il cui art. 3, comma 28, ha previsto, ma solo dal 1996, che l'obbligo di assicurazione per la tubercolosi vale solo per le IPAB convenzionate con il S.S.N.) anche i dipendenti delle istituzioni di assistenza e beneficenza, che svolgano attività infermieristica, sono soggetti a tale assicurazione obbligatoria, a prescindere dalla natura, pubblica o privata, delle dette istituzioni, senza che rilevi la maggiore o minore importanza e ampiezza delle terapie che vengono praticate, dovendosi avere riguardo alla necessità di garantire i lavoratori che, venendo in contatto con persone non autosufficienti e colpite da affezioni senili, siano comunque esposti al contatto con le malattie e quindi al rischio relativo. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva rigettato la pretesa dell'inps di versamento dei contributi per l'assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi da parte di una casa di riposo e soggiorno che occupava personale infermieristico). L'art. 32, lettera b), L. 29 aprile 1949 n. 264, anche a seguito della sentenza della Corte Cost. n. 177 del 1975, che ha esteso agli operai la relativa disciplina, originariamente prevista per gli impiegati, esprime il principio, valido per tutto il personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni, ivi comprese le Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, secondo cui l'assicurazione contro la disoccupazione è obbligatoria nei confronti di tutti i dipendenti che, pur fruendo di trattamento di quiescenza e di previdenza, non godano tuttavia della stabilità di impiego. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva escluso l'obbligo dell'assicurazione contro la disoccupazione nei confronti dei dipendenti di una IPAB, ritenendo sufficiente la garanzia del trattamento di quiescenza e di previdenza, senza verificare se quei dipendenti fruissero anche della garanzia della 1

2 stabilità dell'impiego). Poiché l'efficacia riflessa del giudicato non si estende ai terzi che siano titolari, non già di un diritto dipendente dalla situazione definita in quel processo, ma di un diritto autonomo rispetto al rapporto giuridico definito con il giudicato stesso, deve escludersi che, in tema di sanzione amministrativa per omesso versamento contributivo applicata nei confronti del rappresentante di una persona giuridica, la legittimazione di quest'ultima alla impugnazione della sanzione possa derivare dall'obbligo contributivo posto a suo carico in conseguenza dell'accertamento dei presupposti fondanti l'ordinanza ingiunzione, in quanto la conferma della sanzione nei confronti dell'autore della violazione non potrebbe avere effetti sulla esistenza dell'obbligo contributivo a carico della persona giuridica. (Nella specie, la S.C. ha accolto il motivo di ricorso con il quale si censurava la sentenza di merito per avere ritenuto ammissibile l'opposizione proposta dalla persona giuridica avverso un'ordinanza ingiunzione emessa e notificata esclusivamente all'autore della violazione). FATTO. - Con sentenza del 14 gennaio 2000 il Tribunale di Venezia confermava la statuizione resa dal locale Pretore del lavoro il 14 novembre 1997, con cui era stato escluso l'obbligo della Casa di riposo e soggiorno Don Vittorio Allegri (già INPAB " Ospitale Civile Massa Poveri"), al versamento nei confronti dell'inps dei contributi per tubercolosi e disoccupazione involontaria e di conseguenza erano stati revocati sia i decreti ingiuntivi n. 852 del 1993, 1274 del 1993, e 769/95 emessi su richiesta del medesimo Istituto per le asserite omissioni contributive per il periodo dal primo gennaio 1972 al 30 novembre 1993 ed opposti dalla Casa di Riposo, sia l'ordinanza ingiunzione del 2 giugno 1995 per sanzioni amministrative relativa alle medesime omissioni. Il Tribunale, nel rigettare il primo motivo d'appello, escludeva la sussistenza dell'obbligo al versamento dei contributi per la tubercolosi, in forza di quanto emergeva dai verbali ispettivi e cioè per mancanza di una infermeria, ovvero di una minimale struttura organizzativa preposta istituzionalmente e concretamente alla somministrazione non occasionale di farmaci, giacché i ricoverati, che pure ne erano genericamente bisognosi a cagione dell'età avanzata, non ricevevano presso la struttura dell'ente una assistenza clinicamente terapeutica, come peraltro confermato dallo statuto che escludeva la cura dei malati dalle finalità dell'ente; il Tribunale negava pertanto l'applicabilità della legge 522/55 che estende l'assicurazione per la TBC a tutte le istituzioni pubbliche sanitarie. Nel rigettare anche il secondo motivo d'appello, il Tribunale rilevava, che prima della privatizzazione realizzata nel 1994, essendo l'appellata assimilabile ad una pubblica amministrazione, quale istituzione di pubblica beneficenza, veniva in applicazione l'art. 38 del R.D. N del 1935, che esclude dall'assicurazione per la disoccupazione involontaria i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ivi comprese le IPAB, cui sia assicurato, come nella specie non contestato, un trattamento di quiescenza e di previdenza, quand'anche avventizi, ovvero quando il rapporto di lavoro non presenti carattere di stabilità. Il Tribunale rigettava altresì il terzo motivo d'appello proposto dall'inps, ribadendo la legittimazione attiva dell'ente all'impugnazione dell'ordinanza ingiunzione, sia come soggetto solidalmente obbligato, ex art. 6 legge 689/81, e comunque in ragione dell'obbligo contributivo su di lui gravante in conseguenza dell'accertamento dei presupposti fondanti l'ingiunzione medesima. Avverso detta sentenza l'inps propone ricorso affidato a tre motivi. Resiste con controricorso la Casa di Riposo e Soggiorno Don Vittorio Allegri (già IPAB "Ospitale Civile Massa Poveri"). Entrambe le parti hanno depositato memoria. 2

3 DIRITTO. - Con il primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 37 e 38 RDL 1827/35 convertito in legge 1155/1936, dell'art. 1 della legge 522/55, dell'art cod. civ. e difetto di motivazione. I Giudici di merito non avrebbero tenuto conto delle leggi in materia di assicurazione per la tubercolosi, introdotta obbligatoriamente per tutti i lavoratori dipendenti dall'art. 37 del RDL 1827 del 4 ottobre 1935, convertito nella legge 6 aprile 1936 n. 1155, che al successivo art. 38 aveva escluso dall'obbligo di detta assicurazione i dipendenti delle IPAB, purché ad essi venisse assicurato un trattamento di quiescenza o di previdenza; l'art. 7 del RD 30 settembre 1983 n definisce le infermerie quali istituti che accolgono malati che non hanno bisogno di cure specializzate, distinguendole in infermerie per malati acuti, convalescenziari e cronicari; con la successiva legge n. 552 del primo luglio 1955 il legislatore estese l'obbligo di assicurazione per la tubercolosi a tutto il personale che presta la propria opera, oltre che negli ospedali, anche in ogni altra istituzione pubblica sanitaria; alle IPAB era stata riconosciuta natura pubblica fino all'entrata in vigore della legge 382 del 1975 e del DPR 616/77 che ne prevedeva la liquidazione, ovvero la trasformazione in enti di diritto privato, di talché - sostiene l'istituto - dopo la privatizzazione diveniva obbligatoria anche per le IPAB la assicurazione contro la tubercolosi. Ma anche a ritenere la natura pubblica dell'ente, la decisione del Tribunale sarebbe parimenti errata, perché non si sarebbe considerato che la omissione contributiva contestata si riferisce al periodo dal 1971 al 1993, mentre sino al primo gennaio 1977 la vita della Fondazione era stata regolata da altro statuto che prevedeva espressamente l'ammissione del ricovero per gli ammalati, mentre il Tribunale si sarebbe limitato esclusivamente all'esame del nuovo statuto; in relazione poi al periodo successivo al primo gennaio 1977, la sentenza sarebbe errata per non avere considerato che i malati cronici, per essere assistiti, hanno bisogno di una infermeria; inoltre sarebbe stata operata una distinzione immotivata tra luogo di generica assistenza e luogo di cura, senza spiegare né l'impiego di ben quattro infermiere, come riconosciuto dalla direttrice, né quali fossero le competenze del reparto per le persone non autosufficienti, elementi tutti da cui emergerebbe la applicabilità della disciplina introdotta dalla legge del Il motivo merita accoglimento. In primo luogo non può essere condivisa la tesi dell'istituto per cui l'allora IPAB, Ospitale Civile Massa Poveri, sia stato sottoposto a privatizzazione ad opera del DPR n. 616 del 24 luglio 1977 emanato in forza della delega conferita con la legge 22 luglio 1975 n. 382, con conseguente obbligatorietà dell'assicurazione per la tubercolosi che vige per tutti i datori di lavoro privati. Ed infatti, il mutamento di regime veniva subordinato all'espletamento della procedura prevista dall'art. 113 del DPR citato, che era intesa in primo luogo ad accertare la natura pubblica o privata degli enti, e quindi a distinguere, tra le funzioni esercitate, quelle trasferite alle regioni o agli enti locali. Non può quindi dubitarsi della natura pubblica dell'istituto controricorrente, per tutto il periodo (1972/1993) per il quale si assume l'omesso, versamento dei contributi TBC e disoccupazione in mancanza di prova sul regolare espletamento di tale procedura. Ma anche con il riconoscimento della natura pubblica della Casa di Riposo per tutto il periodo che interessa, appaiono fondate le censure mosse dall'istituto ricorrente, avuto riguardo alle norme che si sono succedute in materia. Invero l'art. 38 del RDL 4 ottobre 1935 n. 1827, convertito nella legge 6 aprile 1936 n. 1155, escludeva dall'assicurazione per la tubercolosi - che veniva introdotta obbligatoriamente per "tutti" i soggetti privati - gli operai e gli impiegati delle Istituzioni pubbliche di beneficenza. Indi con la legge primo luglio 1955 n. 552 l'assicurazione obbligatoria per la tubercolosi venne estesa 3

4 «a tutto il personale di qualsiasi categoria, sanitario, amministrativo o salariato, che presti la sua opera presso i sanatori, gli ospedali civili e psichiatrici, le cliniche, i consorzi antitubercolari ed ogni altra istituzione pubblica sanitaria». Tale essendo la previsione della legge, se ne deve concludere che il Tribunale ha erroneamente confermato il rigetto della pretesa dell'inps per il periodo anteriore al 1977 (per il quale pur venivano chiesti i contributi, attenendo la pretesa dell'inps al periodo dal 1972 al 1993), perché, pur dando atto che fino al 1977 il previgente statuto - allorché la denominazione della Casa di Riposo era "IPAB, Ospitale civile Massa Poveri" - contemplava espressamente l'assistenza ai malati, non ha considerato che in tal senso la medesima IPAB poteva rientrare nella previsione della legge del 1955, come istituzione pubblica sanitaria. Ma la sentenza appare erronea anche in relazione al periodo successivo (1977/1993), ancorché il successivo statuto dell'ente non prevedesse espressamente la prestazione di assistenza, sanitaria. Il Tribunale infatti non ha valutato in fatto, pur avendone fatto generica menzione, che presso la Casa di cura lavorava personale infermieristico, e non ha tenuto conto in diritto dell'ampia previsione della citata legge del 1955, in cui il riferimento "ad ogni altra istituzione pubblica sanitaria" va apprezzato non tanto sotto l'aspetto dell'importanza e dell'ampiezza delle terapie che vengono praticate, ma soprattutto sotto l'aspetto della garanzia assicurativa nei confronti di coloro che, venendo in contatto con persone non autosufficienti, e colpite da affezioni senili, sono comunque esposti al contatto con le malattie e quindi al rischio relativo. (cfr. nello stesso senso Cass n. 3756, n. 8121, n. 7666). D'altra parte, considerando che "tutte" le categorie di dipendenti privati sono sottoposte obbligatoriamente all'assicurazione per la tubercolosi, una interpretazione costituzionalmente corretta della disposizione del 1955 non ne consente un'applicazione limitativa, non potendosi praticare un trattamento assicurativo diverso tra persone esposte ai medesimi rischi, a seconda che prestino attività in strutture sanitarie pubbliche ovvero in strutture private. Se ne trae ulteriore conferma dall'art. 3 comma 28 legge della legge 8 agosto 1995 n. 335/95, in cui si precisa che l'assicurazione per la TBC vale solo per le IPAB convenzionate con SSN, ma ciò solo dal , dal che si desume che nel periodo precedente anche le IPAB erano sottoposte a detto obbligo assicurativo. Con il secondo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 37, 38 e 40 RDL 1827/1935 conv. in legge 1155/1938 e dell'art. 32 legge 264/49, dell'art cod. civ. e difetto di motivazione, perché in forza delle disposizioni riportate vi sarebbe esonero dall'assicurazione per la disoccupazione involontaria solo ove venga assicurata la stabilità di impiego, mentre nella specie il personale individuato in sede di ispezione era fuori ruolo o a termine. Anche questo motivo è fondato. L'indennità di disoccupazione fu introdotta dagli artt. 37 e 45 del RDL 4 ottobre 1935 n. 1827, convertito in legge 6 aprile 1936 n. 1155, che la qualificava come "assicurazione obbligatoria". Ai sensi dell'art. 38 del medesimo testo normativo si escludevano dall'assicurazione contro la disoccupazione gli operai, gli agenti e gli impiegati delle "Amministrazioni statali", comprese le IPAB, purché fosse assicurato un trattamento di quiescenza o di previdenza; ai sensi del successivo art. 40 non erano soggetti a detta assicurazione neppure gli impiegati, gli agenti e gli operai di "aziende pubbliche" quando fosse garantita la stabilità di impiego. L'assicurazione era invece obbligatoria per gli "impiegati" delle pubbliche amministrazioni a cui detta stabilità non era garantita, lo disponeva espressamente l'art 32 lettera b) della legge 29 aprile 1949 n. 264, poi dichiarato incostituzionale con la sentenza 177 del 1975, perché la medesima disciplina non era estesa agli operai. 4

5 Invero per i lavoratori precari della pubblica amministrazione e degli enti pubblici è obbligatoria l'iscrizione ed il versamento della contribuzione presso i così detti fondi esclusivi (dell'assicurazione generale obbligatoria), nella specie presso la CPDEL (ora INPDAP) per quanto riguarda la tutela per la vecchiaia invalidità e superstiti; ma poiché detti fondi esclusivi non assicurano tutela contro la disoccupazione, è prescritto il versamento all'inps, dei relativi contributi (i cd. contributi minori). Nella specie il Tribunale ha erroneamente escluso la ricorrenza dell'obbligo assicurativo per la disoccupazione, ritenendo sufficiente, anche per il personale avventizio, la garanzia del trattamento di quiescenza e di previdenza, facendo riferimento solo al citato art. 38 del RDL 1827 del 1935 e non già allo sviluppo della legislazione successiva sopra illustrato, per cui tutto il personale delle amministrazioni statali, e quindi anche quello delle IPAB è esentato dall'assicurazione solo ove sia garantita la stabilità di impiego. Viene quindi rimesso al Giudice del rinvio di accertare se il personale per il quale, con l'ingiunzione per cui è causa, vengono chiesti i contributi per la disoccupazione abbiano o meno la garanzia della stabilità di impiego. Con il terzo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione dell'art. 100 cod. proc. civ. e degli artt. 22 e 35 della legge 689/81, nonché difetto di motivazione, per avere il Tribunale ritenuto ammissibile l'opposizione proposta dalla Casa di Riposo avverso l'ordinanza ingiunzione, ancorché questa fosse stata emessa e notificata esclusivamente nei confronti dell'autore della violazione e non già alla Casa di Cura medesima. Anche questo motivo va accolto. E' stato infatti affermato, con la sentenza di questa Corte n del 21 dicembre 2001 che in materia di sanzioni amministrative, il vincolo di solidarietà che l'art. 6, terzo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 istituisce tra la persona giuridica e il suo rappresentante, autore della violazione, non vale a conferire ad essa la veste di soggetto "interessato" a proporre opposizione, a norma dell'art. 22 della stessa legge, contro l'ordinanza - ingiunzione emessa nei confronti del solo rappresentante, stante l'autonomia delle posizioni dei soggetti obbligati in solido e l'insussistenza di qualsiasi litisconsorzio necessario tra coobbligati solidali (Cfr. nello stesso senso Cass. n del 1992 (1), n del 1996 e n del 1998). Va inoltre considerato che - contrariamente a quanto affermato dal Tribunale - la legittimazione della Casa di Riposo all'impugnazione della sanzione non può derivare dall'obbligo contributivo posto a suo carico in conseguenza dell'accertamento, dei presupposti fondanti l'ordinanza ingiunzione. Ed infatti la conferma della sanzione nei confronti dell'autore della violazione, non avrebbe effetti sulla esistenza dell'obbligo contributivo a carico della Casa di Riposo perché l'efficacia riflessa del giudicato (che ex art cod. civ. fa stato solo tra le parti, i loro eredi e aventi causa) non si estende ai terzi che siano titolari, non già di un diritto dipendente dalla situazione definita in quel processo, ma di un diritto autonomo rispetto al rapporto giuridico definito con il giudicato stesso, così è stato affermato dalla sentenza di questa Corte n del 25 marzo 1999, in cui si è escluso che il giudicato, che aveva negato l'obbligo della società datrice di lavoro al versamento dei contributi INPS per insussistenza del rapporto di lavoro subordinato, spiegasse effetti riflessi nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione, emessa per la stessa omissione contributiva, proposto dal legale rappresentante della società, avendo quest'ultimo un diritto autonomo ad opporsi a detto provvedimento. Vanno quindi accolti tutti i tre i motivi di ricorso, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio ad altro Giudice, che si designa nella Corte d'appello di Trieste, la quale deciderà la causa attenendosi ai principi sopra illustrati. Il Giudice del rinvio provvederà anche per le spese del presente giudizio. (Omissis) 5

6 (1) V. in q. Riv., 1992, p

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