IMPLEMENTAZIONE DEL PORTALE DELL INTEGRAZIONE E SUA GESTIONE SPERIMENTALE A LIVELLO LOCALE. Piano Operativo di Dettaglio (POD)

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1 IMPLEMENTAZIONE DEL PORTALE DELL INTEGRAZIONE E SUA GESTIONE SPERIMENTALE A LIVELLO LOCALE Piano Operativo di Dettaglio (POD) 1

2 SOMMARIO 1. Introduzione Il contesto territoriale La rilevazione dei fabbisogni Ambiti di intervento e obiettivi generali Gli interventi di integrazione Valutazione ex ante Attività di comunicazione Cronoprogramma delle attività... Errore. Il segnalibro non è definito. 2

3 1. Introduzione Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2010 ha approvato il documento Italia 2020 Piani per l integrazione nella sicurezza Identità e Incontro (di seguito, Piano per l integrazione) che riassume la strategia da perseguire in materia di politiche per l integrazione per le persone immigrate, coniugando accoglienza e sicurezza. Tale Piano, alla luce del Libro bianco sul futuro del modello sociale, individua le principali linee di azione e gli strumenti da adottare al fine di promuovere un efficace percorso di integrazione, in relazione a cinque assi prioritari: educazione e apprendimento, lavoro, alloggio e governo del territorio, accesso ai servizi essenziali, minori e seconde generazioni. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e l ANCI hanno sottoscritto, in data 29 Luglio 2010, una Convenzione Quadro finalizzata alla realizzazione di una cooperazione sinergica nello sviluppo delle azioni volte a dare attuazione agli obiettivi individuati nel citato Piano per l Integrazione. Quest ultimo, inoltre, indica, tra gli strumenti previsti, il Portale dell Integrazione precisando che, lo stesso, dovrà costituire il luogo di raccolta e scambio delle buone pratiche promosse, in un ottica di fattivo coinvolgimento, raccordo e interscambio tra Amministrazioni pubbliche ed operatori del privato sociale. L estrema articolazione delle competenze e delle politiche attive nel campo dell integrazione degli immigrati, ha suggerito di promuovere una Sperimentazione del citato Portale su base locale, valorizzando le specificità territoriali e gli interventi posti in essere da organismi pubblici e privati. A tal proposito, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e l ANCI hanno stipulato apposita Convenzione, per l attuazione del programma Implementazione del Portale dell Integrazione, finalizzata, in via generale, alla diffusione dei risultati delle azioni realizzate dagli Enti locali in materia di integrazione degli immigrati e di tutte le informazioni utili a facilitare i processi di inclusione sociale e partecipazione alla vita della comunità. Pertanto è necessario che la sperimentazione, al fine di migliorare la qualità dell interazione con le organizzazioni amministrative che si occupano di immigrazione e la qualità dei servizi offerti ai migranti, si ponga come obiettivi generali di: sviluppare le capacità di visione d insieme e le competenze necessarie per affrontare gli interventi di integrazione degli immigrati richiesti dalla Convenzione stipulata tra il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali e l Anci e dallo scenario in cui Roma Capitale è chiamata ad operare. Condividere una metodologia di rilevazione del fabbisogno che favorisca il miglioramento della programmazione locale e l offerta di servizi volti all integrazione degli immigrati. 3

4 Elaborare un modello che consenta l applicazione sistemica, nell attività operativa dell organizzazione pubblica, dei metodi e degli strumenti che migliorino l efficacia e l efficienza dei servizi. Reinterpretare l organizzazione pubblica come sistema di processi con la finalità di dare adeguata evidenza alle azioni progettuali promosse nell ambito della Sperimentazione. Promuovere una concreta condivisione della metodologia di lavoro tra i diversi soggetti sperimentatori valorizzando la Sezione locale del portale dell immigrazione. L intervento proposto prevede le seguenti attività: 1. analisi e diagnosi organizzativa del Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute e delle Unità Operative coinvolte 2. progettazione di una metodologia di rilevazione dei fabbisogni per l integrazione degli immigrati finalizzata al miglioramento della programmazione locale e all adeguamento dell offerta di servizi; 3. sperimentazione del modello in almeno due dei cinque assi di integrazione contemplati nel Piano per l'integrazione, nei Comuni di Roma, Milano e Prato; 4. applicazione della citata metodologia di rilevazione dei fabbisogni in altri quattro contesti territoriali, con il fine di verificare la trasferibilità dell intervento; 5. mappatura degli interventi di integrazione sociale realizzati nei Comuni sperimentatori e selezione di eventuali buone pratiche. 6. sviluppo di una apposita Sezione locale del Portale dell Integrazione, con il fine di dare adeguata evidenza alle azioni progettuali promosse nell ambito della Sperimentazione nonché promuovere una concreta condivisione della metodologia di lavoro tra i diversi soggetti sperimentatori. In tale contesto, conclusa la fase di rilevazione di cui al precedente punto 1, il presente documento riassume la proposta progettuale di Roma Capitale, volta all adeguamento della propria offerta di servizi in materia di integrazione. 4

5 2. Il contesto territoriale L esigenza improrogabile dei sistemi pubblici di tutela della Persona è quella di avviare un riflessione finalizzata alla rivisitazione del concetto di presa in carico integrandolo con una nuova prospettiva programmatica che richiede una diversa attenzione alla dimensione territoriale e una riconsiderazione del concetto di confine operativo amministrativo. Questo processo si basa su logiche di carattere interistituzionale ed interdisciplinare che meglio possono rappresentare le esigenze plurime delle comunità sempre più articolate per bisogni ed aspettative. Il processo che deriva da questa idea di nuova qualità pubblica, è una maggiore efficienza del sistema sia in termini prestazionali che nella produzione di modelli di comunicazione intra ed extra istituzionali strategici per promuovere una conoscenza approfondita dei bisogni e fabbisogni del cittadino. Ciò è ancora più vero quando l interesse si concentra sulla persona migrante che porta con sé una molteplicità di problematiche ed esigenze tanto da farne un marker dell efficienza del sistema di servizi. A spingere oggi l Amministrazione comunale verso una maggiore capacità programmatica e operativa vi è senz altro l esigenza di contenimento dei costi da un lato e di miglioramento della qualità dei servizi dall altro. Tali esigenze, per quanto riguarda l articolato mondo delle migrazioni, possono trovare una naturale risposta nella creazione di un sistema integrato di servizi finalizzati all accoglienza e all autonomia sociale dei migranti, esperienza estendibile comunque a tutto il comparto sociale. Le nuove funzioni richieste al nuovo modello a fronte dei bisogni emergenti vedono una transizione di attività: dal lavorare nel e con il singolo progetto, al creare una rete cooperante di servizi; dall intervento di contatto diretto con l utente, al sistema di programmi di promozione della cultura del servizio integrato e di sostegno al processo di autonomia sociale delle persone; dalle funzioni amministrativo burocratiche di coordinamento del singolo progetto/servizio, alle funzioni di promozione e governo dei processi verso la qualità sistemica dei servizi nella rete di cooperazione territoriale. Le innovazioni di sistema richiedono un generale cambiamento che riguardi alcuni fattori prevalenti: una urgenza multidimensionale che non concede rinvii in termini di risposte ai bisogni emergenti, presenza di una pluralità di soggetti gestori di progetti/servizi che agiscono con logiche autoreferenziali e di breve respiro spesso finanziati da diverse committenze; esigenza di accelerare il processo d integrazione territoriale dei diversi apporti/risorse; necessità di chiarire e condividere il ruolo del pubblico nella costruzione di un sistema territoriale caratterizzato da complessità e sovrapposizioni che necessitano di sintesi costruttiva, in un contesto sempre più problematico sul versante delle risorse. 5

6 Dunque la realizzazione di un sistema di governance territoriale di natura sistemica, può contribuire alla ricomposizione delle pluralità e alla valorizzazione delle esperienze attraverso cui possono essere messe in discussione divisioni storicizzate di approccio: socio-assistenziale, educativo e lavorativo; pubblico e privato; prospettiva pedagogica e prospettiva organizzativoamministrativa; qualità sociale e qualità gestionale. 6

7 Le migrazioni a Roma Roma, o meglio il suo territorio metropolitano, è una delle aree nazionali con il più alto tasso di sviluppo, perciò è anche una delle mete preferite dal flusso migratorio. Nel suo ultimo rapporto sugli indici territoriali di integrazione in Italia, il CNEL rileva che il territorio romano ha gradatamente aumentato negli ultimi anni la sua capacità di attrazione in campo socio-lavorativo, transitando da un indice di capacità medio a uno alto. In questa capacità di produrre sviluppo, e quindi benessere, dell area romana la popolazione immigrata sta giocando un ruolo ben preciso, poiché si calcola che circa l 8% del PIL romano sia prodotto da lavoratori e imprenditori stranieri (dati Unioncamere 2011). Nel territorio di Roma Capitale, secondo dati relativi al 1 gennaio 2010 dell Ufficio Statistica dell Amministrazione comunale, sono residenti cittadini stranieri con un aumento del 9% rispetto all anno precedente. Il fenomeno migratorio nel territorio è aumentato esponenzialmente in 10 anni: dal 2000 gli stranieri residenti nella capitale sono aumentati dell 89,9%. Le nazionalità più rappresentate sono: rumena con persone, filippina con persone, polacca con persone, bangladese con persone. Fra gli stranieri la componente femminile è numericamente più consistente di quella maschile e rappresenta il 53,1% dei residenti con cittadinanza estera, anche se si riscontrano ancora notevoli differenze tra le varie nazionalità. Dall analisi dei dati degli iscritti in anagrafe, inoltre, emerge che oltre l 80 % degli stranieri presenti nella Provincia è residente nella capitale e, sebbene tale percentuale sia diminuita nel corso del tempo, evidenzia come la capitale, in realtà, continui ad essere un polo di attrazione per la gran parte dei cittadini stranieri che viene nel Lazio. La popolazione straniera nel suo processo di stabilizzazione tende quindi a divenire parte strutturalmente significativa della cittadinanza. Le possibilità offerte dalle diverse iniziative di regolarizzazione che si sono succedute nel nostro paese, ha di fatto reso misurabile il fenomeno e fondato il suo aspetto prevalente sull accesso alle opportunità lavorative. A tale ovvia possibilità se ne legano altre indirette che riguardano i ricongiungimenti familiari e la formazione di nuove coppie con il conseguente aumento delle nascite: dagli oltre figli di stranieri nati in Italia rilevati nel 2007, si è passati nel 2009 a quasi nati. I bambini stranieri nati in Italia rappresentano un segmento di popolazione in costante crescita. Essi sono una seconda generazione, in quanto non sono immigrati e la cittadinanza straniera è dovuta unicamente al fatto di essere figli di genitori stranieri. I dati riportati ci parlano di un immigrazione romana che si sta territorializzando, è una popolazione, cioè, che aumenta il proprio tasso di residenzialità e la lega sempre di più, sia come vita privata che come attività, al territorio in cui vive e lavora. Interessante notare oltre alla percentuale d incidenza sull intera popolazione che si aggira intorno al 10%, la presenza di 190 7

8 comunità nazionali differenti, con circa 84 lingue parlate, a testimonianza di un elevatissima diversificazione culturale del territorio, distribuita abbastanza uniformemente in tutto il comune. In termini di presenza l area geografica più rappresentata è quella dell Europa a 15, ovvero dall Europa comunitaria, in cui sono confluite anche la comunità rumena che è la più numerosa ( individui) e quella polacca ( persone residenti). Invece, tra i cittadini stranieri dell Unione Europea, le collettività più consistenti sono quelle dei francesi (5.980) e degli spagnoli (5.390). L Europa centro orientale è rappresenta dall 8,3% dei residenti (principalmente l Albania, l Ucraina, l ex Repubblica jugoslava di Macedonia e la Moldova) che contano complessivamente oltre iscritti in anagrafe. Gli stranieri di cittadinanza africana sono più di 44 mila (in termini relativi il 13,7% del totale); di questi i cittadini egiziani rappresentano la collettività più numerosa (9.765 residenti), ma anche i cittadini del Marocco e dell Eritrea sono ben rappresentati (3688 residenti per i primi e 4580 per i secondi), seguiti dai cittadini etiopici (2.518 unità). Roma presenta anche comunità di origine asiatica: gli stranieri provenienti da questo continente sono (27,1%) e, tra questi, i cittadini filippini, insieme a quelli cinesi e a quelli del Bangladesh, costituiscono oltre la metà della popolazione asiatica residente nella città. I cittadini americani, invece, costituiscono il 12,5% dell universo di riferimento. In particolare, i sudamericani sono i più rappresentati con presenze e, tra questi ultimi, la comunità più numerosa risulta essere quella peruviana ( persone), seguita dalla collettività ecuadoriana e da quella brasiliana (rispettivamente con e persone). Per l America settentrionale, invece, sono le persone iscritte all anagrafe. (Dati Ufficio di Statistica e Censimento del Comune di Roma ). Analizzando i dati per genere e cittadinanza, si osserva che gli stranieri provenienti dall America centro-meridionale sono caratterizzati da una forte femminilizzazione: le donne, infatti, rappresentano il 62,7% (contro il 37,3% degli uomini). Anche l Europa presenta una prevalenza femminile (57,8% contro il 42,2%), mentre il continente africano è segnato da quella maschile (il 59,7% contro il 40,3% della componente femminile), come anche si rileva per gli stranieri provenienti dall area orientale (52,9% contro il 47,1%). La distribuzione degli stranieri per classi di età mostra che oltre la metà dei residenti ha un età inferiore ai 40 anni. Scendendo più nel dettaglio, si può osservare che il 15,2% degli stranieri è minorenne e il 7,3% ultrasessantaquatrenne, mentre si registra una significativa percentuale di persone con un età compresa tra i 20 e i 39 e tra i 40 e i 64 anni. La maggior parte degli stranieri presenti è dunque in piena età da lavoro. La presenza femminile risulta minoritaria nelle età giovanili e tra gli adulti fino ai 19 anni; fra gli adulti, invece, a partire dai 20 anni, le donne sono più numerose degli uomini. La concentrazione 8

9 massima sia per gli uomini che per le donne si registra nella classe anni. La struttura per stato civile evidenzia che gran parte dei cittadini stranieri residenti sono celibi o nubili (56,4%) e coniugati (39,7%), mentre la restante quota si distribuisce tra i divorziati (2,4%) e i vedovi (1,6%). La presenza straniera è presente in tutti i 19 Municipi seppur diffusa disomogeneamente: si passa dai stranieri residenti nel I municipio, ai residenti nel III. La presenza delle comunità straniere può essere sommariamente suddivisa secondo gruppi etnici che maggiormente, per contatti e vincoli familiari, si concentrano in alcuni quartieri piuttosto che in altri. Ad esempio la maggior parte dei cittadini di nazionalità bangladese si concentra nei municipi VII e I mentre i rumeni nell VIII Municipio raggiungono presenze e i filippini nel XX sono Oltre alle due aree di maggior concentrazione, i cittadini stranieri residenti a Roma vivono principalmente nei Municipi II, XIII, XVIII e XIX. L insediamento della popolazione straniera raggiunge il minimo nel III e nel XVII Municipio, che sono anche i meno estesi territorialmente. La presenza elevata di stranieri nel centro storico di Roma è dovuta anche alla presenza di associazioni di volontariato che permettono a una quota di essi di fissare la residenza presso le proprie sedi. Il 23,4% di tutti i matrimoni celebrati a Roma hanno almeno uno sposo straniero e i matrimoni fra cittadini stranieri sono oltre il 10% del totale delle celebrazioni. Oltre sono i minori che frequentano le nostre scuole, che diventano contando anche l hinterland. I dati del servizio anagrafico e dell ISTAT mostrano senza possibilità di dubbio che il trend di aumento dei nati stranieri è non solo quantitativamente significativo ma anche veloce nel tempo. I dati sulle famiglie che crescono e sull infanzia che entra sempre di più nelle scuole suggeriscono la tendenza della popolazione immigrata romana a pensare alla propria sistemazione, al di là delle problematiche della precarizzazione normativa e del disagio sociale in cui una parte fortunatamente piuttosto limitata versa. Ma questa tendenza a sistemarsi diventa invece una vera e proprio strategia di stabilizzazione strutturale, quando accostiamo ai dati precedenti quelli relativi agli investimenti che l immigrazione romana fa rilevare sul nostro territorio. Sono investimenti su sé stessi, sulla propria capacità di vivere adeguatamente e alla pari con tutto il resto della cittadinanza italiana e contemporaneamente di fiducia nel Sistema Roma. Questa stabilizzazione trova riscontro nella crescita demografica più o meno omogenea nelle 11 maggiori città italiane e nel rapporto tra cittadini italiani e stranieri, infatti ogni 100 abitanti dal 2001 al 2007 si passa dal 3% a quasi il 7% influendo sulla domanda delle abitazioni in acquisto e in locazione. Proprio la questione abitativa rappresenta l elemento di maggiore difficoltà nel percorso di stabilità. Gli aumenti del canone di locazione nell arco delle ultime annualità ha superato di oltre il 9

10 30% quello derivante dall inflazione. Nel complesso delle famiglie, italiane e straniere, il 15,55%, corrispondente a 3,3 milioni di famiglie, si trova in condizione di disagio abitativo, per il costo o per il sovraffollamento. Secondo l Ufficio Studi di Tecnocasa, la diminuzione dei prezzi delle abitazioni dovuta alla crisi internazionale e la carenza di liquidità bancaria per i mutui, hanno determinato una maggiore offerta di immobili sul mercato e una minore disponibilità di spesa da parte dei potenziali acquirenti, soprattutto gli stranieri, i giovani, le famiglie monoreddito e i lavoratori con contratto a tempo determinato. Perciò tutta la popolazione italiana a reddito medio-basso è stata costretta a ritornare prevalentemente agli affitti piuttosto che all acquisto di casa. Esaminando i dati provenienti dal mondo dell immigrazione, è possibile osservare che, pur tenendo conto della congiuntura, già ora esiste una fascia di immigrati che sta scommettendo sulla propria stabilizzazione e sta investendo denaro, sforzi e futuro a vantaggio della comunità italiana. Ma per gli immigrati, che si trovano a vivere in una condizione positiva ne esistono molti altri che conducono un esistenza più opaca, faticosa, evidenziata da un mercato degli affitti troppo alto e dalla presenza di una speculazione sommersa che spinge verso le coabitazioni forzate, i posti letto, la precarietà. Sono dunque gli eventi congiunturali a determinare la precarietà alloggiativa dei cittadini migranti e l assenza in Italia di volontà e risorse finalizzate ad una politica strutturale di social housing, più che una scelta culturale di marginalizzazione urbana imputata a queste persone. E oggi consolidata nelle fasce più vulnerabili della cittadinanza italiana una percezione distorta che vede nella persona straniera un concorrente privilegiato nell accesso alla casa. Questo antagonismo al ribasso sta generando una sorta di guerra tra poveri che non può trovare oggi una soluzione con mezzi ordinari e di mercato, e rischia di separare e consolidare definitivamente le aree di marginalità. La ricerca di soluzioni meno tradizionali spesso invocata come l auto-recupero e il co-housing, possono risolvere solo parzialmente il problema alloggiativo, ma costituisco momenti di proposta e confronto territoriale per la condivisione di un progetto comune. Dunque appare evidente dagli elementi indicati come l immigrazione romana si muova in modo spontaneo e autonomo verso una stabilizzazione personale e di vita, che non potrà non influire sulla quantità e qualità dei servizi pubblici, in special modo comunali, in misura maggiore di quello che già oggi non avvenga. La complessità dei fattori di contesto ci descrivono la complessità del processo di integrazione, che comprende l intera gamma dell offerta dei servizi. Di conseguenza una Politica cittadina che guarda a misure di coesione corresponsabile non potrà che coinvolgere tutte le politiche comunali. 10

11 Limitare strategicamente l interesse delle Politiche ai servizi di inclusione sociale significa invece prendere coscienza che, pur svolgendo un indispensabile opera di sicurezza sociale, si sarà ancora lontani da sortire effetti efficaci sul processo di integrazione dei romani non italiani, che i dati mostrano svilupparsi in maniera più articolata. 3. Ambiti di intervento e obiettivi generali Da quanto emerso dall analisi del contesto, l articolazione dei processi migratori, nell ampio territorio dell area romana, richiede una diversa capacità di programmazione dell insieme delle Politiche cittadine a favore dei cittadini migranti. I tentativi d innovazione programmatica posti in essere dai diversi assessorati e dipartimenti che nel tempo hanno incrociato la tematica immigrazione, non hanno avuto quelle ricadute che ci si poteva attendere da una pluralità d interventi dotati anche di importanti risorse. La conseguenza è stata quella di delegare di fatto le politiche per l immigrazione a interventi di natura prevalentemente emergenziale con la speranza che il fenomeno, come in parte sta avvenendo, si autodeterminasse e trovasse una propria via normale e non conflittuale anche senza l intervento delle istituzioni preposte. Inoltre l eccessiva parcellizzazione degli attori e delle risorse finanziarie riconducibili al target migranti in relazione ad un numero importante di presenze, conferma di non essere in grado di risolvere efficacemente anche le questioni di criticità presenti in città. L insufficienza d interventi di carattere strutturale e di pianificazione a medio-lungo periodo, non hanno permesso lo sviluppo di strumenti di programmazione e gestione flessibili capaci di garantire all impianto una costante manutenzione in relazione alla mobilità del settore e alle dinamiche internazionali che determinano a livello territoriale i maggiori impatti. Ciò ha determinato soprattutto nell area della progettualità promozionale e del sostegno ai processi di autonomia sociale la maggiore carenza programmatica. L inversione di rotta appare la sfida strategica per il prossimo periodo, in quanto in grado di guidare l innovazione da una lato imponendosi come Politica della sicurezza territoriale evoluta e dall altro di accompagnare il trend socio-demografico come riferimento del mutante assetto sociale: dunque un investimento naturalmente transgenerazionale perché accompagna in modo meno traumatico di quanto ora non avvenga, la costruzione del sistema relazionale che si sta determinando e produca un equilibrio della spesa in quanto riguarderà l insieme dei cittadini, a volte di culture diverse, ma appartenenti alla stessa comunità e allo stesso destino. Dall insieme degli elementi descritti il progetto sperimentale intende muoversi all interno di due direttrici: 11

12 1. nel sistema organizzativo del Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute e delle singole U.O. attraverso: Rivisitazione del modello gestionale interno dei singoli servizi/progetti dedicati all accoglienza, all assistenza e alla promozione dell autonomia operanti all interno delle singole U.O. del Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute che consentirà di individuare e di condividere nuove missioni, valori e culture, obiettivi e strategie gestionali, finalizzate alla ricerca dell efficacia e dell efficienza del modello operativo, dell innovazione richiesta e del cambiamento imposto. La promozione di un modello di comunicazione e di interazione programmaticooperativa tra i servizi/progetti dedicati all accoglienza, all assistenza e alla promozione dell autonomia operanti all interno delle singole U.O. del Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute. La promozione di un modello di comunicazione interna ed esterna e di interazione programmatico-operativa tra le diverse U.O. del Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute che si occupano esclusivamente o indirettamente di programmi e servizi per i cittadini migranti. La creazione di uno spazio di confronto e proposta aperto e interdisciplinare, tra il sistema dipartimentale, i Municipi sperimentatori di Roma Capitale e le organizzazioni sociali operanti nel territorio impegnate direttamente o indirettamente nell assistenza e nella promozione dell autonomia dei cittadini migranti. 2. Percorso progettuale integrato multisettoriale denominato SIA Servizi Integrati per le Autonomie, per verificare in termini concreti il processo avviato, attraverso misure di accompagnamento abitativo e lavorativo per favorire l autonomia dei cittadini migranti L integrazione di tipo teorico e pratico che sostiene lo sviluppo del lavoro nelle due direttrici, appare coerente con la mission del Portale dell Integrazione strumento/obiettivo di facilitazione, accesso e fruizione dei servizi attivi nel territorio da parte dei cittadini migranti e delle organizzazione che operano in loro favore. L architettura necessaria per la costruzione di questo sistema integrato di servizi finalizzati all assistenza e all autonomia dei cittadini migranti, richiede quale condizione la presenza di agente di cambiamento (Fondazione Roma Solidale onlus) capace di accompagnare l evoluzione del disegno realizzato su carta in esperienze misurabili che superino la logica del singolo servizio e adottino già in fase di programmazione la dimensione delle rete di cooperazione tra servizi; dal pensare a singoli utenti di un servizio ad un agire programmatico-operativo per tutti i cittadini; da interventi realizzati dentro il singolo progetto/servizio per l immigrato ad azioni integrate aperte alla comunità che si offrano come cultura a favore della cittadinanza. 12

13 Le trasformazioni richieste a Roma Capitale, anche in considerazione della prossima conclusione dell iter della Legge Roma Capitale e il passaggio a Città Metropolitana, richiedono il passaggio da un modello soggettivo ed unitario ad un modello poliedrico e multilaterale, che vede superata l immagine semplicistica dell Amministrazione e ancor più dei Servizi sociali in grado di agire come apparato omogeneo ed unitario, strutturato come articolazione operativa di un unico soggetto, che opera per dare esecuzione alla legge dello Stato. Anziché riferirsi all articolazione di un soggetto, appare più propriamente la dimensione di un intervento a rete forma organizzativa della procedura necessaria al raggiungimento dei risultati, a cui i diversi soggetti partecipano senza però appropriarsene e senza farla apparire come una propria connotazione strutturale. L organizzazione a rete si presenta semplicemente come un insieme di relazioni stabilizzate che connettono secondo vari tipi di struttura, spesso variabili, un insieme di unità organizzative pubbliche, ma anche di figure soggettive private, che si presentano come nodi della rete. Dunque un modello organizzativo poco strutturato, ma tuttavia preciso, che non cristallizza tutte le figure organizzative in uno schema dato di rapporti reciproci, ma che vuole definire un interno (amministrazioni coinvolte, partecipanti al procedimento, privati gestori di pubblici servizi) ed un esterno (territorio, gruppi di pressione, partiti politici, banche, fornitori, che influenzano l azione dei primi sotto altri profili). Si tratta di un modello che presenta il grande vantaggio di consentire l estensione flessibile dell organizzazione amministrativa in modo proporzionale alla dimensione dei problemi che devono essere affrontati e di valorizzare l apporto di tutte le figure che sono in grado di contribuire alla soluzione di questi ultimi, senza però circoscrivere il loro contributo all interno degli apparati amministrativi in cui si articola, dal punto di vista soggettivo, l organizzazione dell amministrazione pubblica. Il modello del sistema integrato può dunque essere considerato come un nuovo schema per la lettura dei rapporti tra pubblico e privato nella gestione dei servizi sociali, che si aggiunge e, in una certa misura, si sovrappone, modificandone l utilizzo, agli schemi tradizionali. Tale schema richiede infatti di partire dalla domanda di tali servizi e, quindi, dall individuazione effettiva delle situazioni di bisogno e di difficoltà, allo scopo di definire in modo flessibile l assetto organizzativo più adeguato per dare ad esse una risposta, in una logica dinamica che vede sia i soggetti pubblici che i soggetti privati mettere continuamente a confronto le proprie capacità con le esigenze concrete di intervento, modificando quando necessario sia la propria posizione reciproca che il proprio ruolo nell ambito del sistema. 13

14 4. Gli interventi di integrazione Direttrice 1- Intervento di miglioramento delle performance nei singoli servizi e progetti delle singole U.O. Promozione dell integrazione tra servizi/progetti della singola U.O. - Promozione dell interazione e della co-programmazione tra diverse U.O. del Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute di Roma Capitale. Descrizione Il modello Per la realizzazione del modello d intervento abbiamo fatto riferimento alla teoria ecologica di cui Bronfenbrenner è il principale esponente. L individuo è visto come un entità dinamica che cresce e si muove in una sua struttura, in interazione reciproca e bidimensionale con l ambiente. L ambiente ecosistemico non è solo una situazione ambientale (microsistema), ma include rapporti tra più situazioni e contesti ambientali (mesosistema) e con influenze esterne in tali situazioni (esosistema). Il sistema topologico è un insieme di strutture concentriche. Questa teoria è stata adottata anche per impostare l impianto progettuale della Direttrice 1 in tutte le fasi di sviluppo. Scopo della Direttrice oltre quella di effettuare dopo una fase di analisi effettuata dall ISMU, IPRS e Ernst & Young, è proporre una modifica degli assetti organizzativi, attraverso uno spazio multiforme di informazione/formazione, proposta e ascolto attivo in cui sarà possibile, attraverso: a) gruppi di lavoro a tema; b) incontri di testimoni privilegiati che operano nell ambito della policy indagata; c) interviste in profondità ad operatori sociali, mettere a fuoco sia le dinamiche che l intervento politico di regolazione attiva sul territorio. Si tratta di cogliere gli aspetti problematici e di processo, gli effetti imprevisti e tutto ciò che può aiutare a ricostruire il sistema concreto di azione messo in moto dal processo di ridisegno delle relazioni nel Dipartimento, di cui si sono studiate le prassi amministrative consolidate, la cultura di servizio, la cultura politica e di governo locale, la costruzione sociale del territorio e le relazioni con gli stakeholder del territorio sociali e non. Questo spazio di confronto confermerà agli attori pubblici coinvolti la posizione entro reti di governance multilivello, come è stato già accennato, la cui efficacia dipende dalla capacità degli attori pubblici e privati di superare le reciproche diffidenze, sperimentando forme di concertazione, negoziazione e coordinamento, del tutto inedite rispetto al passato, che richiedono nuove abilità e competenze che vanno apprese da tutti gli attori della rete. 14

15 L intervento si sostanzia nell adozione dei contenuti emersi nella fase di analisi del bisogno realizzata da ISMU, IPRS e Ernst & Young nell ambito dei servizi comunali che si occupano di assistenza, accoglienza e promozione dell autonomia dei cittadini migranti, posti in essere direttamente o in convenzione con attori del privato sociale e finanziati dal Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e Promozione della Salute di Roma Capitale, al fine di generazione modelli e prassi più funzionali a rispondere ai crescenti e nuovi bisogni dei cittadini migranti. Si tratta di strutturare un intervento da dentro i singoli contenitori per comprendere cosa e come operano i servizi e per favorire da un lato la consapevolezza della propria missione, dei propri valori e della propria cultura e migliorare le proprie performance in termini di efficienza ed efficacia delle azioni, e dall altro per garantire una migliore accessibilità alle informazione e promuovere la piena fruizione dei servizi da parte dei migranti che vi si rivolgono o delle organizzazioni sociali che per essi operano. Questo processo riguarderà prevalentemente un intervento sui modelli organizzativi, sugli strumenti di comunicazione interna ed esterna valutandone l adeguatezza in relazione anche all utilizzo dell ITC, alle modalità relazionali adottate con gli utenti sia in termini quantitativi che qualitativi, e valutando la presenza o meno di adeguati spazi strutturali per la gestione del nuovo processo di ridisegno del modello. L esito, non solo propositivo, di questo lavoro sarà quello di definire un agenda di attività per intervenire concretamente sulle criticità emerse, cercando ovviamente di valorizzare le prassi positive attuate, da trasferire eventualmente ad altri servizi/progetti o ad altri settori del Dipartimento. Obiettivi specifici Direttrice 1 Fase 1 Programmi d intervento all interno dei dodici servizi/progetti promossi dalle quattro U.O. del Dipartimento che intervengono direttamente nelle fasi d integrazione dei cittadini migranti: assistenza, accoglienza, promozione dell autonomia. - Analisi delle strutture, dei processi, dei ruoli e delle attività degli operatori - Ridefinizione dei modelli organizzativi: interviste agli operatori; conoscenza di processi decisionali e delle procedure; valutazione degli strumenti gestionali; - Governo dei flussi informativi - Focus di scambio e confronto sulle best practise e sui dati emersi; - Redazione di un programma di lavoro per il miglioramento delle performance all interno del singolo servizio/progetto. Direttrice 1 Fase 2 Incontri tra i livelli decisionali dei dodici servizi/progetti promossi dalle quattro U.O. del Dipartimento che intervengono direttamente nella fasi d integrazione dei cittadini migranti: assistenza, accoglienza, promozione dell autonomia. 15

16 - Verifica del rapporto con i committenti esterni: obiettivi, indicatori di valutazione, vincoli e responsabilità - Condivisione dei modelli organizzativi: report del lavoro di analisi; - Focus di scambio e confronto sui dati; - Redazione di un programma di lavoro per il miglioramento delle performance di relazione tra i servizi/progetti. Direttrice 1 Fase 3 Incontri tra le Direzioni delle quattro U.O. del Dipartimento che intervengono direttamente nella fasi d integrazione dei cittadini migranti: assistenza, accoglienza, promozione dell autonomia. - Condivisione dei contenuti del lavoro di analisi; - Confronto sul disegno emergente dal modello; - Costruzione di un piano di lavoro di accompagnamento e monitoraggio del lavoro di miglioramento. Direttrice 1 Fase 4 Spazio di confronto e proposta aperto e interdisciplinare tra il sistema dipartimentale, i Municipi sperimentatori di Roma Capitale e le organizzazioni sociali operanti nel territorio impegnate direttamente o indirettamente nell assistenza e nella promozione dell autonomia dei cittadini migranti. Incontri tra personale del dipartimento e operatori delle organizzazioni del privato sociale che si occupano di assistenza, accoglienza, promozione dell autonomia del cittadini migranti. - Condivisione dei contenuti del lavoro di rivisitazione del modello all interno dei servizi dipartimentali e municipali; - Confronto sul nuovo modello funzionale al raggiungimento degli obiettivi e possibile adozione di prassi all interno delle organizzazioni coinvolte; - Elaborazione congiunta di proposte per migliorare accesso e uscita dai servizi di assistenza; - Condivisione dei risultati con la comunità. Beneficiari - Fase 1: Funzionari amministrativi, responsabili dei servizi, presidenti di cooperative gestrici, dipendenti dell ente locale, operatori sociali; - Fase 2: Funzionari ammnistrativi, responsabili dei servizi, presidenti di cooperative gestrici; - Fase 3: Dirigenti delle U.O. e il Direttore del Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute. - Fase 4: Funzionari ammnistrativi, responsabili dei servizi presidenti di cooperative gestrici, dipendenti dell ente locale, operatori sociali, referenti organismi sociali, cittadini migranti. Enti coinvolti 16

17 - Roma Capitale Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute. - Municipi sperimentatori di Roma Capitale - Organizzazioni del privato sociale. Sotto-attività - Redazione di un manuale di Buone Pratiche; - Seminari di confronto con attori pubblici locali, di altre città e P.A. per un confronto sui modelli, servizi e progetti dedicati all integrazione dei cittadini migranti. Modalità di attuazione e risorse coinvolte La Direttrice 1, prevede un processo di analisi della documentazione prodotta di natura amministrativa e comunicazionale/informativa dai singoli servizi/progetti, attraverso interviste ai testimoni privilegiati operanti presso le strutture ove si svolgono i servizi dedicati ai cittadini migranti. Verranno redatte delle schede di analisi organizzativa somministrate da figure esperte ed altre di autovalutazione compilate in autosomministrazione. Per tali azioni verranno coinvolte figure senior provenienti dal mondo della ricerca e dell Università e operatori junior sia dal settore della ricerca che da quello più propriamente sociale. Verrà costituito un coordinamento tecnico-operativo e un comitato di analisi e valutazione dei dati. Verrà costituito un Tavolo di confronto e proposta con le organizzazioni del privato sociale. Tempi di realizzazione Da dicembre 2012 a agosto 2013 Risultati attesi Tra i risultati generali che ci si attende di raggiungere vi è senz altro quello di generare e mantenere un collegamento circolare fra la programmazione degli interventi, la loro attuazione e la valutazione della loro efficacia e, dall altro, di attribuire a tutti soggetti coinvolti un ruolo da protagonisti e non un ruolo meramente strumentale all esecuzione di interventi decisi e programmati da altri. In particolare, se si pone particolare attenzione alla fase di emersione del bisogno attraverso l ascolto dei beneficiari degli interventi ed alla definizione delle modalità attraverso cui è possibile affrontarlo, cambia notevolmente la possibilità di configurare la relazione organizzativa 17

18 intercorrente fra amministrazione pubblica e privato sociale nella gestione di servizi sociali tenendo conto della specificità di ognuno dei soggetti coinvolti. Risultati in merito ai singoli assetti organizzativi e comunicazionali dei servizi/progetti coinvolti, saranno quelli di avviare una profonda rivisitazione del rapporto qualità/quantità delle risorse disponibili e un nuovo profilo di performance più adeguate al contesto di servizi sociali di tipo promozionale, ciò permetterà di assegnare al beneficiario/utente/cittadino il ruolo centrale nella riorganizzazione degli interventi e quindi un diverso protagonismo. Ci si attende di avviare un sistema in grado di migliorare le comunicazioni intra ed extra dipartimentali verso i Municipi sperimentatori, i cittadini migranti, le loro comunità e le organizzazioni sociali impegnati nella promozione dell autonomia dei migranti. Sulla base del principio di sussidiarietà, sostenere qualitativamente e strumentalmente il livello di governo più vicino al cittadino chiamato oggi ad erogare i servizi alla persona con maggiore consapevole dei diritti di cittadinanza sociale (diritto alla salute, alla formazione, all integrazione sociale) e che attengono alla dimensione della qualità della vita: una componente fondamentale dello sviluppo locale, non solo perché consente la riproduzione sociale, ma perché attrae risorse, umane ed economiche, e crea valore aggiunto. Infine promuovere una nuova consapevolezza del ruolo pubblico dei servizi sociali, sia quando sono svolti direttamente dall Istituzione che quando sono realizzati da organismi del privato sociale che in quelle occasioni svolgono a pieno titolo una funziona pubblica. Nello specifico, l intervento prevede di realizzare: - interviste degli operatori privilegiati impegnati nei servizi (progetti dipartimentali); - Schede somministrate; - Schede in autosomministrazione; - Focus finalizzati al confronto e alla trasmissione dei dati; - Seminari per lo scambio di prassi e il confronto tra i modelli organizzativi; - Diffusione della conoscenza del Portale dell Integrazione - Vademecum su indicazione di modelli organizzativi e prassi positive emerse Per quanto riguarda gli indicatori di risultato: - Realizzazione di almeno 40 interviste; - Somministrazione di almeno 40 schede; - Ricezione di almeno 20 schede compilate in autosomministrazione; - 4 focus per il confronto e la trasmissione dei dati; - 2 seminari per lo scambio delle prassi e il confronto tra i modelli organizzativi; Per quanto riguarda gli indicatori di impatto: 18

19 - Modifica delle modalità relazionali tra servizi/progetti; - Miglioramento delle relazioni programmatiche tra U.O. Dipartimentali; - Miglioramento delle relazioni tra attore pubblico e organismi sociali; - Miglioramento delle modalità di acceso e fruizione dei servizi/progetti da parte dei cittadini migranti. 19

20 Direttrice 2 - Sperimentazione di un percorso progettuale integrato multisettoriale per la promozione dell autonomia abitativa e lavorativa dei cittadini migranti, denominato SIA Servizi Integrati per le Autonomie. Il SIA sperimenta modelli innovativi finalizzati alla valorizzazione delle esperienze locali caratterizzate da una forte attenzione allo sviluppo locale come condizione strutturale per la promozione di processi d inclusione sociale (lavoro e casa) delle persone immigrate. La funzione del SIA sarà quella di far dialogare sotto lo stesso tetto intelligenze riflessive (perché serve capire prima di agire) e intelligenze operative (perché è indispensabile un azione capace di influenzare la realtà). Concetto chiave che caratterizza il SIA ha a che fare con il coinvolgimento il protagonismo delle persone e dei gruppi intorno alle questioni da affrontare localmente. Un percorso che va nella direzione di una forte auto-appropriazione della comunità locale con particola attenzione alle comunità straniere, almeno in tre aree critiche: Definizione dei problemi. Non vi è più grande esproprio per i cittadini stranieri residenti in una comunità che sapere che altri hanno deciso quali debbano essere i problemi da risolvere senza l input delle persone che hanno a che fare quotidianamente con quei problemi; La definizione di strategie di azione. Le comunità hanno bisogno di fare leva su coloro che hanno esperienza del problema. La competenza e le capacità che gli esperti e i professionisti possono apportare allo sviluppo di un programma e di una strategia sono inestimabili. Tuttavia le strategie saranno tanto più promettenti quanto più saranno nutrite dall energia derivante dal supporto e dal consenso comunitario; La definizione di sistemi di controllo. La comunità locale e i cittadini stranieri che la animano, devono sapere che vi saranno strumenti e risorse mediante i quali essa potrà controllare l andamento dei programmi e delle strategie. Un reale empowerment locale discende dalla possibilità che hanno i cittadini di rendere effettivi i programmi e di usare le risorse secondo la loro propria visione. Modalità di realizzazione Il progetto viene realizzato ottimizzando le sinergie attivabili tra i soggetti coinvolti: il proponente che mette a disposizione la sua esperienza e la sua professionalità nella progettazione, coordinamento, realizzazione e monitoraggio di progetti innovativi e sistemici; le organizzazioni sociali operanti nel territorio impegnate direttamente o indirettamente nell assistenza e nella promozione dell autonomia dei cittadini migranti, che metteranno a disposizione strutture, servizi ed informazioni relative ai migranti; 20

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