Documento La prima colazione: un introduzione alla sua specificità

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1 Documento 2012 La prima colazione: un introduzione alla sua specificità

2 Indice Prefazione... 3 Prof. Gian Vincenzo Zuccotti e Prof. Giuseppe Rotilio, Comitato di Presidenza del Breakfast Club Italia Un invenzione della modernità... 4 Massimo Montanari, Professore di Storia dell alimentazione e Direttore del Master europeo Storia e cultura dell alimentazione dell Università degli Studi di Bologna La ritualità antropologica del primo pasto del giorno... 9 Elisa Manna, Responsabile delle Politiche Culturali del Censis Il ruolo della prima colazione nei bambini e negli adolescenti Dario Dilillo, Responsabile dell ambulatorio di Gastroenterologia della Clinica Pediatrica Luigi Sacco di Milano Giuseppe Mele - Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) Gian Vincenzo Zuccotti - Direttore della Clinica Pediatrica dell Ospedale Luigi Sacco di Milano Il primo pasto della giornata, la prima colazione per gli adulti italiani: uomini, donne, gestanti, anziani Giuseppe Rovera, Presidente dell Associazione Italiana degli Specialisti in Scienza dell Alimentazione (ANSISA) Paolo Marconi, Referente nazionale ANSISA del Progetto Educazione Alimentare a Scuola Lucia Fransos, Consigliere ANSISA La prima colazione e la ristorazione collettiva Giovanna Cecchetto, Presidente dell Associazione Nazionale dei Dietisti Italiani (ANDID)

3 Sapere non equivale a sapere cambiare: le abitudini legate alla prima colazione in una prospettiva bio-psico-sociale Fabio Lucidi, Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione dell Università La Sapienza di Roma Comunicare la prima colazione: il ruolo della pubblicità nella promozione di sani comportamenti alimentari Mario Morcellini, Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale dell Università La Sapienza di Roma Laura Minestroni, Ricercatrice in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale dell Università La Sapienza di Roma L importanza di educare alla prima colazione Gianfranco De Lorenzo, Presidente dell Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani (ANPE) Loredana Catalani, Tesoriere ANPE Il ruolo dei genitori nell educare alla prima colazione Antonio Affinita, Direttore Generale del Movimento Italiano Genitori (MOIGE) Un quadro introduttivo ai temi della prima colazione: più che una sana abitudine Giorgio Donegani, Presidente di Food Education Italy - Fondazione Italiana per l Educazione Alimentare Il contributo del packaging alla prima colazione Marco Sachet, Direttore dell Istituto Italiano Imballaggio Conclusioni a cura del Comitato di Presidenza del Breakfast Club Italia e di tutti i Soci autori Bibliografia... 82

4 Prefazione a cura del Comitato di Presidenza Questa raccolta di contributi rappresenta il primo di una serie di Documenti del Breakfast Club Italia, che analizzeranno tutti gli aspetti della prima colazione. In quanto tale, questa pubblicazione dal titolo La prima colazione: un introduzione alla sua specificità vuole essere un introduzione all universo di problemi che attualmente, nel nostro Paese, investono il primo pasto della giornata. Problemi appunto! Infatti, per una serie di ragioni che saranno più trasparenti dopo la lettura di questi saggi, dobbiamo attuare una vera rivoluzione per ripristinare il valore di questo pasto, se vogliamo migliorare non solo la nostra salute ma anche tanti altri aspetti della nostra vita in comune. Sarà infatti a tutti evidente il livello di scarsa considerazione che la nostra società attuale pone a questo pasto, spesso adducendo ragioni pur giustificate di compressione temporale di origine occupazionale, ma più spesso, a parer nostro, generata da una profonda inadeguatezza culturale. Per questo è nato il Breakfast Club Italia. Anzitutto il suo scopo è quello di fornire, a livello scientifico, una visione multidisciplinare della prima colazione e spiegare il perché della scelta di approfondire proprio la prima colazione. Il suo elemento innovativo è quello di riunire competenze, saperi e opinioni che spesso sono parcellizzati ed innescare in partenza un dialogo culturale, e non immediatamente tecnico, sulla prima colazione. Possiamo affermare con sicurezza che questa è la prima volta in cui è stata creata una piattaforma per gli stakeholder che vogliono condividere le proprie conoscenze su questo tema. A questo scopo abbiamo lavorato per un anno con entusiasmo e grande applicazione, con numerose riunioni ed un continuo dialogo in rete. Ci ha sostenuto la certezza dell originalità del lavoro intrapreso, per la prima volta frutto, su questo argomento, di un articolata squadra di autori di grande competenza e della più varia estrazione. Questo ha permesso di offrire una introduzione chiara, ma non banale, ad un argomento così complesso e sensibile. In questo modo, avendo posto le basi per così dire teoriche del metodo di lavoro e della definizione del suo oggetto, possiamo darci con fiducia appuntamento al prossimo anno, quando il BCI pubblicherà il Documento 2013 sulle applicazioni dei presupposti enucleati da questi contributi e affronterà gli interventi necessari per correggere, almeno alcune, delle criticità emerse nel Documento BCI Grazie della Vostra attenzione e Buona Lettura! 3

5 Un invenzione della modernità di Massimo Montanari, Professore di Storia dell alimentazione e Direttore del Master europeo Storia e cultura dell alimentazione dell Università degli Studi di Bologna Parole chiave: prima colazione, consuetudini sociali e familiari, monachesimo medievale, XVIII secolo, modo italiano di mangiare, bevande coloniali, freddo artificiale Ogni abitudine alimentare è frutto di una cultura che varia nel tempo e nello spazio, oltre che nelle scelte personali. Nel caso della prima colazione, la variabilità raggiunge il culmine. Nulla è scontato, la libertà vince sulle regole, la gamma delle possibilità di scelta si moltiplica all infinito: pane e marmellata, uova e pancetta, fiocchi di cereali, torte e biscotti, salsicce e fagioli, formaggio e frutta, salmone affumicato E per bere, tutto il possibile: latte caldo e freddo, succhi di frutta, caffè, tè, cioccolata, senza dimenticare l acqua o persino il vino. I buffet dei ristoranti di lusso sono l antologia virtuale della prima colazione, la babele linguistica nella quale spetta al singolo inventarsi una grammatica, dare un ordine e un senso all evento. E questo per l Europa e che dire della prima colazione in Africa o in Asia? Ogni cultura ha la sua, e non è neppure detto che sia obbligatoria. In questo rito di passaggio dalla notte al giorno, i gesti sono scarsamente codificati, a volte del tutto imprevedibili. Le tradizioni sempre mutevoli sono particolarmente fragili, evanescenti. Lo stesso concetto di prima colazione è ben lungi dall essere scontato. Nel mondo antico non sembrerebbe esistere un modo specifico per pensarla, un nome per indicarla e, anche oggi, in fondo, quando parliamo di prima colazione (o, in Francia, di petit déjeuner ) utilizziamo una parola nata per indicare altri momenti conviviali, altre colazioni che, avendo prestato il nome alla prima, si sono improvvisamente trovate seconde. Fra i pasti quotidiani, la prima colazione non ha un identità precisa. La stessa difficoltà che incontrano medici e dietologi nel farsi ascoltare quando raccomandano l importanza di un pasto mattutino come si deve, adeguato al fabbisogno calorico della giornata, mostra che non si tratta di una pratica consolidata. Non ci sono cibi o bevande particolari a qualificarla; ma semmai modi di farla che la definiscono in negativo rispetto ai pasti principali: nelle consuetudini sociali e familiari, la prima colazione la si può fare in piedi anziché seduti, da soli anziché in compagnia: pensiamo alla prima colazione al bar, fatta in piedi al banco, spesso in silenzio anche se, in effetti, neppure questa pratica è priva di una sua dimensione conviviale: il caffè o il cornetto presi in un locale pubblico sono anche un modo per condividere il gesto con altri commensali, sia pure casuali, sia pure silenziosi. 4

6 La parola colazione deriva dal latino Collationes - raccolta, collezione - titolo di una raccolta del V secolo d.c. di precetti morali e di istruzioni sulla vita monastica, un opera edificatoria di Giovanni Cassiano, uno dei padri del monachesimo medievale. I monaci avevano l obbligo di tacere durante i pasti, mentre uno di loro leggeva testi di riflessione spirituale: tra i preferiti vi era quello di Cassiano e proprio in ragione di ciò, col tempo, le Collationes si identificarono col pasto. Mangiare, per i monaci, spesso significava ascoltare le parole di Cassiano. Il pasto diventò la collatio per antonomasia di qui, il moderno significato di colazione. Nell organizzazione quotidiana della vita monastica, codificata in dettaglio nella Regula monachorum di San Benedetto, i pasti sono solamente due: il pranzo e la cena. Non vi è traccia di una prima colazione e, considerato che la Regula definiva in modo dettagliato obblighi e occupazioni dei monaci lungo tutto l arco della giornata 1, se ne può dedurre che a questo pasto non si riservasse un attenzione specifica, e ciò vale per l intera società medievale. Non ci è stato tramandato nessun documento che ci informi di ciò che eventualmente si assumeva appena alzati, né i testi letterari, né le cronache, o i libri di dietetica. Vi è da dire però che nessuno se ne è mai occupato con attenzione: forse, ad una più attenta ricerca, si potrebbe scoprire qualcosa, poiché le fonti storiche non parlano mai da sole, ma devono essere interrogate con le domande giuste. Non sappiamo granché neppure sugli orari dei pasti, solo che generalmente erano anticipati rispetto a oggi e che le classi lavoratrici mangiavano prima rispetto alle élites. Questo era, anzi, un segno importante di distinzione sociale 2. Anche qualora il primo pasto della giornata il pranzo o colazione fosse preceduto da un rompi-digiuno, un breakfast appunto (la parola inglese suggerisce l idea di qualcosa che interrompe il fast ossia il digiuno notturno), non presentava significative differenze rispetto al pranzo. Era semplicemente una sua riproposizione semplificata e ridotta, per quantità e qualità. In particolare, questa semplificazione escludeva il ricorso a vivande calde; i cibi abituali, nell Europa mediterranea, erano salumi e formaggi, accompagnati da pane e vino. Tale pratica, sulla quale non sappiamo quasi nulla per i secoli passati, è durata fino ai giorni nostri nel mondo contadino, e non è da escludersi che come spesso accadeva nelle scelte alimentari antiche e medievali alla sua origine vi fossero anche motivi di natura dietetica, oltre che, eventualmente, di opportunità logistica: escludere, al mattino, i cibi caldi poteva essere una scelta consapevole a livello scientifico. 1 Montanari, M., Alimentazione e cultura nel Medioevo, Laterza, Roma-Bari 1989, pp. 63 e sgg., sulle regole alimentari monastiche. 2 Sugli orari dei pasti nel Medioevo e nella prima Età moderna gli studi sono molto carenti. Una segnalazione merita Aymard M., Grignon C., Sabban F., sous la dir., Le temps de manger. Alimentation, emploi du temps et rythmes sociaux, Maison des sciences de l homme / Institut National de la Recherche Agronomique, Paris

7 Nel XVIII secolo, Giovanni Baretti cercherà di spiegare agli inglesi, per i quali scrive, certe caratteristiche del modo italiano di mangiare, osservando, fra l altro, che in Italia, a differenza che in Inghilterra, non si usa [ ] di dare alla mattina a fanciulli qualcosa di caldo perché generalmente si ha l opinione che i cibi caldi alla mattina possono guastare i denti delle persone giovani e indebolire il loro temperamento 3. Baretti scrive nel 1768, un periodo nel quale il pensiero scientifico e la ricerca avevano mutato le coordinate medievali. Tuttavia il linguaggio è il medesimo, è antica l idea di temperamento così come la distinzione dei cibi in caldi e freddi e, ancora, umidi e secchi, che risale alla tradizione ippocratico-galenica 4. Dunque possiamo credere che la generale opinione alla quale l intellettuale settecentesco si riferisce fosse un residuo di riflessioni elaborate secoli prima in ambito scientifico, e divenute poi come spesso accade nella storia delle idee pensiero comune. L elemento di novità, che si comincia ad intravedere nelle pratiche alimentari del dopo risveglio proprio a iniziare dal XVIII secolo, è legato alla diffusione in Europa delle bevande coloniali, quali il caffè, il tè, la cioccolata. Prodotti asiatici (il tè) o americani (ma furono gli stessi europei a trapiantare in America il caffè e il cacao, originari del Medio Oriente) che a lungo mantennero un carattere esotico ed elitario. Elitario fu dunque il nuovo modello di prima colazione che essi sollecitarono poiché, invece che essere fredda e salata, fu calda e dolce. Nel Mattino di Giuseppe Parini (1763) il dilemma del Giovin Signore appena svegliato è se concedersi un caffè o una cioccolata: deciderà secondo l umore mattutino, in ogni caso è ben valsa la pena qui la satira del poeta è fulminante che mari siano stati solcati, guerre combattute, uomini trucidati, per portare alla sua bocca le indiche merci 5. Furono questi i nuovi gusti, i nuovi sapori della prima colazione aristocratica nell Italia del Settecento 6. In Spagna vinse il cioccolato, in Francia il caffè. Oltre Manica, invece, così come in Olanda, fu il tè a spuntarla, grazie alla spregiudicata azione di marketing condotta dalle Compagnie commerciali con il sostegno, non disinteressato, di una parte del mondo medico, pronto a sostenere gli straordinari effetti di quelle bevande per la salute (così come, negli stessi anni, alcuni medici francesi sostennero le virtù del caffè) 7. Giovanni Baretti è fra i pochi a soffermarsi, nella sua Relazione degli usi e costumi d Italia, su abitudini ali- 3 Baretti, G., Gl Italiani o sia Relazione degli usi e costumi d Italia, Pirotta, Milano 1818, p L opera di Baretti, pubblicata in lingua inglese, fu poi tradotta in italiano da Girolamo Pozzoli (le citazioni sono tutte da questa edizione: qui, a p. 210). 4 Sui rapporti fra pratiche alimentari e scienza dietetica vedi Montanari M., Il cibo come cultura, Laterza, Roma-Bari 2004, pp Cfr. Montanari, M., Nuovo Convivio. Storia e cultura dei piaceri della tavola nell Età moderna, Laterza, Roma-Bari 1991, pp Sulla diffusione italiana ed europea della cioccolata nel XVIII secolo vedi Camporesi, P., Il brodo indiano. Edonismo ed esotismo nel Settecento, Garzanti, Milano Su queste vicende vedi Montanari, M., La fame e l abbondanza. Storia dell alimentazione in Europa, Laterza, Roma-Bari 1993, pp

8 mentari che comprendono anche la prima colazione (forse perché assistette a dei cambiamenti importanti) 8. In primo luogo osserva che la colezione è diversa secondo l età e la condizione delle persone. Ai fanciulli, come anticipato, non si usava dare cibi o bevande calde: La loro colezione è di pane semplicemente, o di pane e cacio, o di pane e qualche frutto di stagione. Caffè e cioccolata erano invece riservati alla colazione delle persone civili adulte una distinzione non solo di età ma di classe sociale, poiché il termine civili significa delle classi alte. I contadini e la gente del popolo non erano ancora ammessi a questi consumi. Infatti, continua Baretti, la generalità de nostri contadini e del basso popolo fa colezione con della polenta sulla quale, quando è ben calda, sparge del butirro fresco e qualche fetta di cacio. Quanto al tè, non è in uso presso il comun popolo ma neppure nell alta società: solo le gentildonne lo sorbivano, eccezionalmente, per proteggersi dai raffreddamenti. Tuttavia, aggiunge Baretti, nel mio ultimo viaggio in Italia ho osservato che l uso ne diventava assai comune, spezialmente nelle nostre città marittime; e molti miei compatriotti mi dissero con politico dispiacere, che la vanità d imitare le miledi [milady] d Inghilterra cominciava a corrompere le nostre gentildonne, e aumentava di molto l introduzione di questa droga inutile e costosa. Giudizio assai pesante, soprattutto se rivolto al pubblico inglese! Ancora sulle abitudini della minoranza benestante, Baretti riferisce che d estate gl Italiani si levano di buonissim ora e la mattina amano stare al fresco in campagna. Alcuni vi possiedono una casa, dove si trasferiscono nella stagione calda. Altri vanno spesse volte, al levar del sole, a fare colezione con tutta la loro famiglia ne campi; vi portano seco dei cibi freddi, dei salami, del cacio, della frutta e del vino, stendono una tovaglia su l erba, presso un ruscelletto o una fontana, e fanno quivi un ottimo pasto, respirando un aria olezzante del profumo de fiori. Ritornano in città prima che il calore del sole cominci a farsi sentire, e tengono questo esercizio della mattina per sanissimo e assai necessario massime a fanciulli. Quest uso però non prevale che presso i cittadini. La rivoluzione industriale, con l invenzione del freddo artificiale, porta in auge assieme alle nuove bevande coloniali anche il latte, che da questo momento si riesce a conservare (e non è più necessario trasformarlo in formaggio). In questo modo, il latte si affianca al caffè e alla cioccolata come nuovo possibile protagonista della dieta europea. La cioccolata, come il tè, mantiene un carattere socialmente distintivo. Il caffè invece, col tempo, diventa più popolare. Un nuovo modello di rompi-digiuno diventa pensabile e a poco a poco si afferma, distinguendosi dalla colazione non solo e non tanto per l orario, ma per la natura delle vivande e delle bevande che vi vengono consumate. I puristi continueranno a chiamarlo colazione, ribadendo la tradizionale somiglianza dei due pasti, distinti solo dall aggettivo numerale prima e seconda. In certi ambienti 8 G. Baretti, 1818, op.cit., pp

9 sociali, soprattutto popolari, ciò rimase vero e talvolta lo è ancora, soprattutto per la prevalenza del salato sul dolce, che a tutt oggi caratterizza la prima colazione in molti Paesi del mondo. Altre volte i due modelli si distaccano, giustificando la mutazione terminologica: colazione rimane solo il pasto del mattino mentre l altro, l antica colazione, si rinomina pranzo. È storia recente, di usi alimentari e linguistici, sui quali varrebbe la pena indagare più a fondo. Analisi La prima colazione è un pasto moderno, la sua diffusione risale al XVIII secolo I modelli di prima colazione variano nel tempo, nelle culture e nello spazio Non si sono consolidati criteri precisi su come consumare questo pasto, che nella mentalità comune non è considerato neppure obbligatorio Prevalenza del salato sul dolce negli ambienti sociali soprattutto popolari. Proposte Necessità di ricerca e approfondimento sulle origini storiche della prima colazione e sui mutamenti linguistici (es. da prima colazione a colazione mentre la colazione si rinomina pranzo). 8

10 La ritualità antropologica del primo pasto del giorno di Elisa Manna, Responsabile delle Politiche culturali del Censis Parole chiave: coesione familiare, riti, cibo segno di appartenenza sociale, modelli culturali, prodotti alimentari industriali I riti e i miti della coesione familiare Sebbene i tempi che viviamo tendano a sottolineare della famiglia soprattutto le discontinuità rispetto all immagine che la tradizione rimanda, non v è dubbio che tutte le più aggiornate e qualificate ricerche sociologiche confermano il ruolo insostituibile di questa istituzione quale nucleo fondativo del sistema sociale. Non sarà inutile ribadire che, ad esempio, in Italia, il tasso di divorzio è dello 0,9 ogni 1000 abitanti, il più basso d Europa se si esclude la cattolica Irlanda, che ci supera solo di 2 decimi di punto percentuale. Dunque in Italia, malgrado le trasformazioni, la famiglia continua a costituire la base solida di ogni organizzazione sociale, ricoprendo una varietà di funzioni e ruoli, che vanno dalla rassicurazione affettiva all integrazione economica, tanto più importante e necessaria in tempi di crisi conclamata. Una crisi che sta sempre più assumendo le caratteristiche di una fase di passaggio tutt altro che transitoria, anzi, per così dire, epocale. Sì, perché appare evidente che non di sola crisi economica stiamo soffrendo, bensì essa stessa è il prodotto velenoso di una crisi che è, innanzitutto e profondamente, culturale. Una sofferenza che affonda origine e radici in un soggettismo senza regole e limiti, che ha indotto quanti si credevano più forti (la finanza, le banche, etc.) a rincorrere profitti sempre più distanti dall economia reale, sempre più autoreferenti, sempre più siderali, in una corsa sconsiderata che ha lasciato purtroppo sul terreno morti e feriti (tanti), e che oggi cerca faticosamente di inserire la retromarcia. Già, perché l abiura non è stata totale, poiché i sistemi-paese sono comunque tutti connessi e ancorati con forza ad una logica sostanzialmente liberista. E, tuttavia, si avverte forte il bisogno di ritrovare i fondamentali, se non da parte degli impalpabili sistemi di sovranità sovranazionale, certamente da parte dei singoli, sempre più stanchi di solitudine, sempre più ansiosi di ritrovare autenticità e verità in quello che fanno. E sono diverse le indagini che evidenziano questa nuova voglia di noi che emerge dal tessuto sociale italiano: forse la più recente è La ricomposizione del noi, che il Censis ha realizzato nel 2012 su un campione nazionale rappresentativo di cittadini italiani di età superiore ai 50, i cd. seniores: dalla ricerca emerge chiaramente il bisogno di ritrovare senso di marcia e regole collettive, a cominciare proprio dalla famiglia, che avverte dunque il bisogno di ritrovarsi e di ritrovare occasioni di coesione e di compattezza. 9

11 Una nuova voglia di ritualizzare l affetto, attraverso, ad esempio, la celebrazione di feste e compleanni, o la festosa e fastosa (laddove si può) esibizione legata ai riti del matrimonio o, ancora, di nozze d argento e d oro, dove tutti insieme, al di là delle difficoltà della vita di ciascuno, ci si ritrova per festeggiare l unità del clan. Anche la nuova attenzione al cibo, alla sua genuinità, al bisogno di festeggiare piccoli riti domestici, si iscrive in questa ritrovata centralità familiare: e la prima colazione è il primo di questi momenti, dopo la stanca inconsapevolezza della notte. La prima colazione: valenze socio antropologiche Cibo e antropologia In un negozio di alimentari, nel budello di Gaeta, primi anni Sessanta: A pizza, a pizza: signurì, che ve crerrite: cercate a pizza a colazzione! ma nui, qui, siamo civilizzati : a colazzione pigliammo o tè, e o ppane, burro e marmellata!. Lo scambio di battute tra una rubiconda negoziante e un malcapitato avventore in un negozio di alimentari a Gaeta, all inizio degli anni Sessanta nel vicoletto caratteristico di una cittadina marinara del Sud (in realtà Gaeta è in provincia di Latina, ma di certa cultura partenopea), è una buona semplificazione di una teoria antropologica di notevole importanza: e cioè che il cibo che si consuma a qualunque ora del giorno è correlato sia allo status sociale oggettivo sia a quello soggettivamente percepito. La negoziante dell aneddoto vuole fare bella figura con l avventore: vuole posizionarsi alta nella considerazione di lui, che pare forestiero, rivelandogli che i tempi in cui a Gaeta si mangiava pizza a tutte le ore, magari con i peperoni o le melanzane pure a colazione, sono finiti da un pezzo. La cittadina si è evoluta, e ora si fa colazione con tè, pane e burro e marmellata, un abitudine avvertita più cittadina, meno cafona, che fa sentire la popolana dalla parte di quelli che stanno al passo con la modernità,con quelli istruiti Non deve sembrare eccentrico il nostro soffermarsi su un episodio tanto insignificante: si vuole prendere posizione nell annosa querelle nell ambito delle scienze sociali sull eleggibilità del cibo al rango di oggetto degno di essere studiato. In realtà, per la gran parte degli scienziati sociali, l alimentazione ha rappresentato a lungo un futile oggetto di studio e i ricercatori che vi si dedicavano degli eccentrici. Oggi fortunatamente si può affermare che Antropologia e Sociologia hanno abbondantemente superato questo pregiudizio e pluridecennali percorsi di studio regalano al cibo e all alimentazione il giusto posto che compete loro nelle scienze sociali. 10

12 Anche in passato, per la verità, il pasto aveva attirato l attenzione degli antropologi: come non citare Les formes élémentaires de la vie religieuse, di Emile Durkheim, dove si sottolineava la funzione del pasto sacrificale che unisce i commensali in un rituale di incorporazione mediante il quale vengono assimilati e condivisi i principi sacri dell animale! Oppure il curioso saggio di Simmel, Soziologie der Mahlzeit, dove lo studioso mette a fuoco le maniere della tavola come una classe di forme sociali che traduce la soddisfazione individuale in un evento sociale. Anche Halbwachs aveva dedicato ai pasti e al loro profondo significato socio antropologico un interessante saggio, che sottolineava come, per gli operai di fine secolo, l ordine delle pietanze, la scelta dei cibi e anche il loro costo erano delle vere e proprie istituzioni sociali. Tuttavia, come s è detto, il cibo continua ad essere trascurato per molto tempo dal punto di vista della sua valenza culturale, ed è soltanto agli inizi degli anni Settanta che intorno al cibo comincia a coagulare un apprezzabile interesse da parte degli studiosi sociali. Infatti, il consolidato snobismo per tutto ciò che è quotidiano ha continuato la sua opera di resistenza, forse dettata da un sostanziale complesso d inferiorità delle scienze sociali, alla rincorsa di un posizionamento alto rispetto alle discipline scientifiche più consolidate, come la biologia o la medicina. Un complesso che le ha spinte per lungo tempo a dare più peso e rilievo ad oggetti di studio come i fenomeni economici o politici, di per sé considerati degni di attenzione. Un saggio di rottura può essere considerato lo studio del 1964, Le cru et le cuit, di Lévi-Strauss, nel quale il celebre antropologo individua nel fuoco una sorta di elemento di mediazione tra l uomo e la natura e attribuisce al cibo cotto un significato più profondo rispetto a quello di una semplice modalità di consumo che va, alla fine, a coincidere con il termine civilizzato. Oggi si parla finalmente del cibo come di un fatto sociale estremamente ricco, una forma particolarmente plastica di rappresentazione, come sostiene Appadurai. A partire dagli anni Ottanta si sono moltiplicate ricerche e saggi su questo tema. Autori importanti, quali ad esempio Jack Goody e Alan Ward hanno dedicato studi approfonditi sul rapporto tra il cucinare e la classe sociale, e sulla relazione tra sapore e consumo. Si comincia a riflettere sul rapporto tra abitudini alimentari e modernità, con tutto quanto ne consegue: la maggiore consapevolezza rispetto all equilibrio dietetico, il concetto di bellezza corporea in rapporto alla salute, le distinzioni di genere. Un campo che si apre a ventaglio perché coinvolge molte delle dimensioni dell uomo contemporaneo: dalle esigenze in termini di performance fisiche all attenzione costante per una fisicità scattante e giovanile anche molto dopo la gioventù, alla crasi tra cibo e classe sociale. Oggi, sebbene i più abbienti si possano evidentemente permettere cibo di maggiore qualità, nessuno più identifica nel cibo un marker di appartenenza sociale. Basta pensare alla riscoperta in versione glamour dei cibi cosiddetti poveri. 11

13 Il primo pasto del giorno: la prima colazione In una lettura socio antropologica della prima colazione, il dato da evidenziare è che si tratta del primo pasto della giornata dopo la notte; e se il biochimico e il medico possono metterne in luce gli aspetti biodinamici,lo studioso di scienze sociali non può fare a meno di sottolineare che si tratta del primo pasto dopo la fisiologica interruzione di consapevolezza rappresentata dalla notte. Un aspetto che viene sottolineato in molte culture primitive che all alba attribuiscono caratteristiche del tutto particolari, in parte legate al vissuto notturno (cfr. il combattimento notturno del sole con le ombre della notte nella cultura Maya), in parte al patrimonio di luce portato dal giorno (cfr. il mito di Apollon nella cultura greca). Dunque dal punto di vista socio antropologico la prima colazione è il pasto che collega la dimensione notturna dell abbandono, dell incoscienza e del sogno, con quella diurna della consapevolezza, dell identità, del sociale. Una sorta di terra di mezzo che ha la funzione di traghettarci in una manciata di minuti da uno stato semisoporoso a uno stato di vigilanza piena. Come è noto a tutti per esperienza diretta, per alcuni individui la medietà è più accentuata, per altri meno. Alcuni riescono a consumare un vero e proprio pasto, altri mandano giù a malapena un caffè, adducendo l impossibilità a consumare altro. Quasi che la ripresa della consapevolezza costituisca un tale stress da rendere impossibile l assunzione di cibo. Esiste dunque una dimensione psicologica, esistenziale, nella prima colazione che è strettamente legata alle esperienze di vita e alla stagione che i diversi soggetti vivono:basti pensare al rifiuto connesso alla gravidanza e alle nausee o al rifiuto del cibo presente in alcune patologie depressive. Accanto a questa dimensione psicoesistenziale, la prima colazione può essere letta anche secondo paradigmi culturali, spesso connessi a loro volta ad aspetti climatici: le nebbie mattutine del nord Italia hanno favorito colazioni robuste, con zuccheri e proteine, le fresche e soleggiate mattine del Sud colazioni più leggere, vitaminiche e colorate. In Italia il cappuccino e cornetto, rigorosamente al bar, sono diventati una pausa a metà mattinata spesso utile a compensare le frettolose e magre prime colazioni, consumate in cucina con la luce accesa, all albeggiare. Praticamente introvabili le prime colazioni fatte in casa, che profumavano di mamme attente e cuciniere, oggi travolte dalla fretta di prepararsi per correre in ufficio. Nell età contemporanea si è superata da tempo la necessità di ipernutrire i figli, credendo che grasso sia bello (un portato probabilmente dei tempi magri postbellici, soprattutto nel sud Italia),e si va diffondendo una maggiore consapevolezza delle componenti nutrizionali necessarie all organismo. Una concezione, 12

14 dunque, del primo pasto della giornata meno vincolata alle tradizioni culturali locali, più coerente a scelte razionali e ponderate. E così il tipo di lavoro, ma anche i pattern culturali, le diverse realtà, tradizioni territoriali e antropologiche locali, la condizione esistenziale del singolo, il sesso, sono strettamente interrelati alle modalità di consumo della prima colazione, e producono un intreccio ricco e variato, in cui avanzano alimenti figli di una globalizzazione raziocinante: cereali vitaminici e dietetici, tipi di latte che vincono le intolleranze e garantiscono comunque il profumo rassicurante del latte intero, yogurt e probiotici salutisti e gustosi. Questa avanzata di cibi prodotti su larga scala, sulla base di criteri salutistici, è forse la vera grande novità alimentare di questi ultimi anni:gli alimenti industriali non si propongono più come accattivanti intrugli di dubbia origine e composizione, il cui appeal stava tutto in sapori caricati artificialmente (v.l infinita serie di patatine al gusto di qualunque cosa al cubo). No, il cibo di provenienza industriale sembra oggi orientato a soddisfare tutti quei requisiti (controllo, sicurezza, igiene, valore alimentare, leggerezza) che la moderna dietetica raccomanda. Insomma, non sempre guardare con nostalgia ai bei tempi andati è corretto, forse una tazza di cereali e latte magro è un migliore inizio di giornata rispetto a un calzone profumato di mortadella o a una fetta di pane imburrato generosamente o a un cornetto glassato di miele e grondante strutto. Anche se, confessiamolo, un pensiero nostalgico piccolo piccolo non è peccato. Analisi La prima colazione a casa è un occasione importante per ritrovare la centralità e l unità della famiglia I sociologi la considerano una terra di mezzo, una fase di passaggio tra la notte e il giorno In passato il tipo di alimenti consumati per la prima colazione erano un simbolo del proprio status sociale Oggi la prima colazione è meno condizionata dalle tradizioni culturali locali e più legata alla qualità nutrizionale degli alimenti, e non è più scontato che il cibo fatto in casa sia migliore di quello industriale. 13

15 Il ruolo della prima colazione nei bambini e negli adolescenti di Dario Dilillo, Responsabile dell ambulatorio di Gastroenterologia della Clinica Pediatrica Ospedale Luigi Sacco di Milano Giuseppe Mele, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) Gian Vincenzo Zuccotti, Direttore della Clinica pediatrica dell Ospedale Luigi Sacco di Milano. Parole chiave: OKkio alla SALUTE, modello genitoriale, intake energetico, performance cognitive, carico glicemico, Indice di Massa Corporeo, sovrappeso e obesità, modelli di prima colazione. Un numero sempre più crescente di evidenze scientifiche dimostra come la prima colazione rivesta un ruolo importante nel garantire un buono stato di salute e il benessere della persona. Nonostante ciò, gli studi condotti sulle abitudini alimentari nelle diverse popolazioni e fasce di età mostrano come il primo pasto della giornata sia spesso sottovalutato. Secondo una revisione di 47 studi osservazionali riguardanti le abitudini alimentari condotti negli Stati Uniti ed in Europa, dal 10 al 30% dei bambini e adolescenti saltano abitualmente la prima colazione con una percentuale più elevata in età adolescenziale e nel sesso femminile 1. Ad esempio in Spagna lo studio AVENA ha mostrato come l 8.6% di adolescenti di sesso femminile e il 3.5% di quelli di sesso maschile non consumino la prima colazione, con un marcato effetto età-dipendente sull abitudine a saltare tale pasto tra le ragazze: in particolare tale percentuale è risultata essere dell 1.7% all età di 13 anni contro il 13.5% all età di anni 2. Lo studio HELENA ha mostrato come il 9% degli adolescenti europei salta la prima colazione. Uno studio italiano condotto in Emilia Romagna su bambini tra i 6 e i 14 anni che frequentavano una scuola estiva, ha evidenziato come solo il 78% di essi consumi abitualmente tale pasto 3. Una percentuale sovrapponibile è emersa da un altro studio italiano in cui sono state valutate le abitudini alimentari di 802 preadolescenti di una scuola secondaria in Lombardia 4. Una frequenza più alta è stata invece registrata in uno studio condotto in Toscana su bambini di 8-9 anni: il 92.7% fa la prima cola- 1 Rampersaud G.C., Pereira M.A., Girard B.L., Adams J., Metzl J.D., Breakfast habits, nutritional status, body weight, and academic performance in children and adolescents in Journal of the American Dietetic Association Vol.195 (May 2005), fasc.5, pp Moreno L.A., Mesana M.I., Fleta J., Ruiz J.R., González-Gross M., Sarría A., Marcos A., Bueno M., AVENA Study Group, Overweight, obesity and body fat composition in Spanish adolescents. The AVENA Study in Annals of Nutrition & Metabolism, Vol. 49 (2005), fasc. 2, pp Vanelli M., Iovane B., Bernardini A., Chiari G., Errico M.K., Gelmetti C., Corchia M., Ruggerini A., Volta E., Rossetti S., Students of the Post- Graduate School of Paediatrics, University of Parma, Breakfast habits of 1,202 northern Italian children admitted to a summer sport school. Breakfast skipping is associated with overweight and obesity in Acta Biomedica, Vol.76 (2005), fasc. 2, pp Pesenti E., Fonte L., Zecca G., Schieppati S., Rossetti E., Piatti A., Lattuada M., Candela A., Valagussa F., Pellai A., Preadolescents nutritional habits: a survey in the secondary schools in Brianza in Minerva Pediatrica, Vol. 59 (2007), fasc. 3, pp

16 zione 4-7 volte/settimana 5. Nel 2008, nell ambito del progetto del Ministero della Salute Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni, è stata condotta l indagine OKkio alla SALUTE con lo scopo di definire e implementare nelle Regioni un sistema di sorveglianza che descriva la situazione ponderale dei bambini nelle scuole primarie (6-10 anni), degli stili alimentari e dell abitudine all esercizio fisico. L indagine ha mostrato come in Italia l 11% dei bambini salti la prima colazione, con una prevalenza che oscilla tra il 6% in Veneto e il 18% in Sicilia; il 28% (dal 23% in Friuli Venezia Giulia al 32% in Valle d Aosta e Sicilia) non consuma una prima colazione qualitativamente bilanciata, assumendo solo carboidrati o proteine 6. Preoccupante è l aumento della tendenza a saltare la prima colazione registrato negli ultimi decenni: ad esempio negli Stati Uniti tale percentuale è passata dal 14% nel 1965 al 25% nel Le principali cause che portano a saltare questo pasto sembrano essere correlate al poco tempo a disposizione, alla mancanza dell appetito alla mattina e, per le adolescenti, alla preoccupazione nei confronti del proprio peso corporeo. Pearson e coll. hanno esaminato gli studi scientifici in cui è stato valutato il ruolo della famiglia nell influenzare il consumo della prima colazione di bambini e adolescenti, i risultati indicano come i genitori abbiano un ruolo guida nella scelta dei propri figli sul consumo della prima colazione e su quali alimenti scegliere 8. È emerso inoltre come un basso livello socioeconomico sia maggiormente correlato al saltare la prima colazione o al consumarne una di bassa qualità dal punto di vista nutrizionale. L indagine OKkio alla SALUTE ha evidenziato una correlazione inversa tra la percentuale di bambini che non assumono la prima colazione o che ne consumano una non adeguata e il titolo di studio materno, con percentuali più elevate associate ad un basso livello di istruzione materna (in particolare il 14% e il 30% dei figli di madri con livello di istruzione pari o inferiore alla scuola media inferiore non assumono la prima colazione o comunque non in modo adeguato a livello qualitativo, contro il 6% e il 26% rispettivamente, dei figli di madri laureate) 9. Complessivamente quindi i diversi studi indicano come i genitori costituiscano un modello comportamentale anche per quanto riguarda le abitudini alimentari: un modello genitoriale positivo rappresenta quindi lo strumento più valido per stabilire 5 Lazzeri G., Giallombardo D., Guidoni C., Zani A., Casorelli A., Grasso A., Pozzi T., Rossi S., Giacchi M., Nutritional surveillance in Tuscany: eating habits at breakfast, mid-morning and afternoon snacks among 8-9 y-old children in Journal of Preventive Medicine and Hygiene, Vol. 47 (2006), fasc. 3, pp Spinelli A., Lamberti A., Baglio G., Andreozzi S., Galeone D., a cura di, OKkio alla SALUTE: sistema di sorveglianza su alimentazione e attività fisica nei bambini della scuola primaria. Risultati 2008 in Rapporti ISTISAN 09/24, Vol. 10 (2009). 7 Haines P.S., Guilkey D.K., Popkin BM., Trends in breakfast consumption of US adults between 1965 and 1991 in Journal of the American Dietetic Association, Vol. 96 (1996), fasc. 5, pp Pearson N., Biddle S.J., Gorely T., Family correlates of breakfast consumption among children and adolescents. A systematic review in Appetite, Vol. 52 (2009), fasc. 1, pp Spinelli A., Lamberti A., Baglio G., Andreozzi S., Galeone D., 2009, op. cit. 15

17 delle abitudini corrette rispetto all esercitare un controllo o nell imporre delle restrizioni sulla dieta 10. È stato ad esempio dimostrato come regole restrittive troppo severe sul consumo di zuccheri semplici durante i pasti si traduca poi in un maggior consumo di bevande zuccherate nelle situazioni di minor controllo da parte dei genitori 11. È inoltre importante che il bambino sia lasciato libero di scegliere cosa assumere tra più modelli di prima colazione proposti in modo da migliorare la sua capacità di autoregolazione sull intake di cibo e di rafforzarne l abitudine al consumo 12. Per quanto riguarda gli effetti benefici del consumo della prima colazione sulla salute si deve innanzitutto considerare come, al termine del periodo di digiuno notturno, essa costituisca la prima fonte di energia per affrontare le attività della giornata, sia cognitive sia fisiche. È stato dimostrato come nei bambini tra i 3 e gli 11 anni l encefalo sia il responsabile del consumo del 50% dell ossigeno corporeo. Rispetto agli adulti, hanno un rapporto peso del cervello/peso del fegato più alto ( nei bambini vs 0.73 negli adulti) e un attività metabolica per unità di peso del 50% più elevata; il flusso cerebrale globale medio e l utilizzo di ossigeno è volte maggiore nei bambini rispetto agli adulti. I bambini hanno quindi una richiesta più elevata di glucosio rispetto agli adulti durante la notte, sebbene le loro scorte di glicogeno siano inferiori. Inoltre la minore massa muscolare dei bambini limita la disponibilità degli amminoacidi per la gluconeogenesi epatica 13. Uno studio riguardante 30 bambini e ragazzi di età compresa tra 0 e 18 anni che ha utilizzato la tomografia ad emissione di positroni, ha dimostrato come l utilizzo di glucosio e l attività metabolica dell encefalo diminuisca gradualmente a partire dai 10 anni di vita e si stabilizzi a anni 14. La disponibilità degli zuccheri e il metabolismo glucidico potrebbero quindi essere dei fattori in grado di influenzare le performance cognitive. Una revisione sistematica della letteratura che ha incluso 45 studi pubblicati tra il 1950 e il 2008, ha mostrato come il consumo della prima colazione abbia un effetto positivo sulle performance cognitive ed in particolare sulla memoria e sull attenzione, soprattutto nella seconda parte della mattinata quando tali capacità si riducono. Alcuni di questi studi hanno inoltre evidenziato come l effetto positivo della prima colazione sulle funzioni cognitive sia più marcato nei bambini con uno stato nutrizionale compromesso 15 ; alcuni Autori 10 Scaglioni S., Salvioni M., Galimberti C., Influence of parental attitudes in the development of children eating behaviour in The British Journal of Nutrition, Vol. 99 (2008), suppl. 1, pp. S22-S Liem D.G., Mars M., De Graaf G., Sweet preferences and sugar consumption of 4- and 5-years old children: role of parents in Appetite, Vol. 43 (2004), pp Birch LL., Fisher J.O., Development of eating behaviors among children and adolescents in Pediatrics, Vol. 101 (1998), pp Sokoloff L., Circulation and energy metabolism of the brain in Siegel, G.J., Albers, R.W., Agranoff, B.W., Basic Neurochemistry, Little Brown, Boston 1981, pp Chugani H.T., A critical period of brain development: studies of cerebral glucose utilization with PET in Preventive Medicine, Vol. 27 (1998), fasc. 2, pp Hoyland A., Dye L., Lawton CL.,A systematic review of the effect of breakfast on the cognitive performance of children and adolescents in Nutrition Research Reviews, Vol. 22 (2009), fasc. 2, pp

18 hanno poi sottolineato come una prima colazione con basso indice glicemico influenzi positivamente tali funzioni 16. Per esempio Benton e coll. hanno confrontato l assunzione di due tipi di prima colazione da parte di giovani adulti con il medesimo contenuto di carboidrati ma a diverso indice glicemico, ed è emerso come un rilascio più lento di glucosio sia associato a una miglior capacità di memorizzazione a fine mattinata 17. Inoltre quando ai carboidrati si associa l assunzione di fibre che rallentano ulteriormente l assorbimento di glucosio, l effetto sulle performance cognitive diventa ancor più evidente 18. I medesimi Autori hanno inoltre studiato l effetto di pasti isocalorici ma a diverso carico glicemico sulle performance cognitive di 19 bambini di 6-7 anni di età. Una prima colazione a basso carico glicemico è risultata associata a miglior capacità di memorizzazione, di mantenere l attenzione e a una maggior quantità di tempo impiegato nello svolgere i compiti scolastici piuttosto che a parlare con i coetanei o a distrarsi. Il carico glicemico, rispetto alla composizione in macronutrienti del pasto, è risultato essere il fattore che maggiormente influenza tali funzioni 19. Una prima colazione adeguata è inoltre associata ad un miglioramento della capacità di risoluzione di problemi matematici e della comprensione durante la lettura e l ascolto. Pivick e coll. hanno studiato l influenza della prima colazione sull attività neuronale durante lo svolgimento di calcoli matematici da parte di bambini in età scolare registrando l attività elettroencefalografica in regione parietale e frontale (aree coinvolte nella risoluzione di problemi matematici). L attività delle aeree coinvolte nell elaborazione di informazioni numeriche è risultata funzionalmente aumentata nei bambini che avevano consumato la prima colazione rispetto ai bambini a digiuno dalla sera precedente 20. I meccanismi attraverso i quali il consumo della prima colazione ha un effetto positivo sulle capacità cognitive non sono attualmente ben compresi: sono verosimilmente implicati in meccanismi sia fisiologici sia comportamentali. Per quanto riguarda i meccanismi fisiologici, alcuni studi, piuttosto che sottolineare un effetto diretto del glucosio sulle performance cognitive (aspetto non condiviso da tutti gli Autori), si sono soffermati sul ruolo di alcune sostanze correlate alla glicemia come 16 Ingwersen J., Defeyter M.A., Kennedy D.O., Wesnes K.A., Scholey A.B., A low glycaemic index breakfast cereal preferentially prevents children s cognitive performance from declining throughout the morning in Appetite, Vol. 49 (2007), fasc. 1, pp ; Mahoney C.R., Taylor H.A., Kanarek R.B., Samuel P., Effect of breakfast composition on cognitive processes in elementary school children in Physiology & Behavior, Vol. 85 (2005), fasc. 5, pp ; Wesnes K.A., Pincock C., Richardson D., Helm G., Hails S., Breakfast reduces declines in attention and memory over the morning in schoolchildren in Appetite, Vol. 41 (2003), fasc. 3, pp ; Benton D., Ruffin M-P., Lassel T., Nabb S., Messaoud N., Vinoy S., Desor D., Lang V., The delivery rate of dietary carbohydrates affects cognitive performance in both rats and humans in Psychopharmacology, Vol. 166 (2003), fasc. 1, pp ; Benton D., Jarvis M., Williams C., The influence of the glycaemic load of breakfast on the behaviour of children in school in Physiology & Behavior, Vol. 92 (2007), fasc. 4, pp Benton D., Ruffin M-P., Lassel T., Nabb S., Messaoud N., Vinoy S., Desor D., Lang V., 2007, op. cit. 18 Nabb S., Benton D., The effect of the interaction between glucose tolerance and breakfasts varying in carbohydrate and fibre on mood and cognition in Nutritional Neuroscience, Vol.9 (2006), fasc. 3-4, pp Benton D, Jarvis M, Williams C., 2007, op. cit. 20 Pivik R.T., Tennal K.B., Chapman S.D., Gu Y., Eating breakfast enhances the efficiency of neural networks engaged during mental arithmetic in school-aged children in Physiology & Behavior, 2012, April 4 (Epub ahead of print). 17

19 l acetilcolina, l insulina, la serotonina, il glutammato e il cortisolo. È possibile che variazioni dei livelli di una o più di queste sostanze, tramite meccanismi sia centrali sia periferici, siano coinvolti nell influenza che la prima colazione esercita sulle performance cognitive durante la mattinata 21. Si può inoltre considerare anche un effetto positivo a lungo termine dovuto al cambiamento dello stato nutrizionale: come dimostrato da alcuni studi condotti nei Paesi in via di sviluppo, sarebbe il risultato di un migliore profilo nutrizionale piuttosto che di una transitoria modificazione di alcuni parametri ematochimici. Per quanto riguarda invece i meccanismi comportamentali il consumare la prima colazione può determinare un aumento dello stato soggettivo di allerta e della motivazione a concentrarsi e ad imparare, grazie alla riduzione del senso di fame e all aumento del senso di benessere 22. Come precedentemente accennato, il consumo della prima colazione determina un miglioramento dello stato nutrizionale del soggetto: diversi studi osservazionali hanno infatti mostrato un associazione tra regolare consumo della prima colazione e un aumentato intake di fibre, calcio, potassio, magnesio, fosforo, vitamina A, C, E, B6 e B12, riboflavina, zinco, ferro, e una riduzione dell assunzione di grassi e colesterolo 23. I dati ricavati dal Bogalusa Heart Study hanno evidenziato che la maggior parte dei bambini di 10 anni di età che non consumava la prima colazione non raggiungeva il livello minimo di assunzione di vitamine quali la A, B6 e D, oltre a calcio, magnesio, riboflavina, fosforo, zinco e ferro 24. Inoltre coloro che saltano la prima colazione meno frequentemente soddisfano le raccomandazioni giornaliere di assunzione di alcuni tipi di cibo come frutta e verdura 25. A garantire il miglior apporto di nutrienti è soprattutto la prima colazione con cereali, specialmente se integrali. La maggior parte dei cereali pronti sono infatti poveri di grassi, costituiscono una buona fonte di carboidrati complessi e di fibre e sono spesso fortificati con vitamine e minerali. La prima colazione riveste inoltre un ruolo regolatore nell assunzione di energia nel resto della giornata; i bambini e gli adolescenti che saltano regolarmente la prima colazione tendono a consumare una maggior quantità di alimenti al pasto successivo, soprattutto ad alta densità energetica e a maggior contenuto lipi- 21 Hoyland A., Dye L., Lawton CL., 2009, op. cit. 22 Wesnes K.A., Pincock C., Richardson D., Helm G., Hails S., 2003, op. cit. 23 Nicklas T.A., Myers L., Reger C., Beech B., Berenson G.S., Impact of breakfast consumption on nutritional adequacy of the diets of young adults in Bogalusa, Louisiana: ethnic and gender contrasts in Journal of the American Dietetic Association, Vol. 98 (1998), fasc. 12, pp ; Kleemola P., Puska P., Vartiainen E., Roos E., Luoto R., Ehnholm C., The effect of breakfast cereal on diet and serum cholesterol: a randomized trial in North Karelia, Finland in European Journal of Clinical Nutrition, Vol. 53 (1999), fasc. 9, pp ; Gibson S.A., O Sullivan K.R., Breakfast cereal consumption patterns and nutrient intakes of British schoolchildren in Journal of the Royal Society of Health Vol.115 (1995), fasc. 6, pp Nicklas T.A., Dietary studies of children: the Bogalusa Heart Study experience in Journal of the American Dietetic Association, Vol.95 (1995), fasc. 10, pp Utter J., Scragg R., Mhurchu C.N., Schaaf D., At-home breakfast consumption among New Zealand children: associations with body mass index and related nutrition behaviors in Journal of the American Dietetic Association, Vol.107 (2007), fasc. 4, pp

20 dico a causa del maggior senso di fame 26. Tendono inoltre a consumare una maggior quantità di zuccheri aggiunti. In particolare, è la prima colazione a basso indice glicemico (a base di carboidrati complessi e fibre come i cereali pronti, pane, fette biscottate e biscotti, meglio se integrali) ad esercitare la maggior influenza sull intake energetico del resto della giornata: i carboidrati complessi infatti influenzano il rilascio e l attività di alcuni ormoni detti incretine, come il gastric inhibitor peptide (GIP), il glucagon-like peptide-1 (GLP-1) e la colecistochinina, coinvolti a vari livelli nella regolazione della sazietà postprandiale e della glicemia 27. Inoltre la significativa quota di proteine e lipidi derivanti dal latte e dai suoi derivati, generalmente consumati nella tipica prima colazione italiana, contribuiscono a controllare la grelinemia e quindi l appetito, determinando un marcato senso di sazietà 28. Warren e coll. hanno dimostrato una diminuzione dell apporto calorico del pranzo di circa 100 kcal nei preadolescenti che consumano una prima colazione a basso indice glicemico piuttosto che una ad alto indice 29. Diventa quindi facilmente comprensibile l associazione, evidenziata da diversi studi osservazionali, tra sovrappeso/obesità infantile (ma anche dell adulto) e un ridotto numero di pasti consumati, in particolare con il saltare la prima colazione. Il National Health and Nutrition Examination Survey, che ha coinvolto circa bambini e adolescenti negli Stati Uniti dal 1999 al 2006, ha mostrato come il saltare la prima colazione sia correlato a un maggior Indice di Massa Corporea (Body Mass Index - BMI), a una maggiore circonferenza addominale e una maggior incidenza di obesità. Lo studio ha inoltre evidenziato come tali misure antropometriche siano minori in coloro che assumono una prima colazione a base di cereali rispetto a coloro che assumono altri tipi di colazione 30. Una meta-analisi di 3 trials con complessivamente 2086 partecipanti ha mostrato un incremento del BMI di 0.78 kg/m 2 (CI 95% ) tra coloro che saltano la prima colazione. Il progetto E-MOVO, in cui sono stati coinvolti studenti olandesi della scuola secondaria con lo scopo di indagare quali abitudini di vita si correlano maggiormente con il BMI, ha evidenziato come il saltare la prima colazione sia maggiormente associato al sovrappeso rispetto al consumo 26 Nicklas T.A., Yang S.J., Baranowski T., Zakeri I., Berenson G., Eating patterns and obesity in children. The Bogalusa Heart Study in The American Journal of Preventive Medicine, Vol. 25 (2003), fasc. 1, pp Bornet F.R., Jardy-Gennetier A.E., Jacquet N., Stowell J., Glycaemic response to foods: impact on satiety and long-term weight regulation in Appetite, Vol.49 (2007), fasc. 3, pp Foster-Schubert K.E., Overduin J., Prudom C.E., Liu J., Callahan H.S., Gaylinn B.D., Thorner M.O., Cummings D.E.,Acyl and total ghrelin are suppressed strongly by ingested proteins, weakly by lipids, and biphasically by carbohydrates in The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, Vol.93 (2008), fasc. 5, pp Warren J.M., Henry C.J., Simonite V., Low glycemic index breakfasts and reduced food intake in preadolescent children in Pediatrics, Vol.112 (2003), fasc.5, pp. e414-e Deshmukh-Taskar P.R., Nicklas T.A., O Neil C.E., Keast D.R., Radcliffe J.D., Cho S., The relationship of breakfast skipping and type of breakfast consumption with nutrient intake and weight status in children and adolescents: the National Health and Nutrition Examination Survey in Journal of the American Dietetic Association, Vol.110 (2010), fasc. 6, pp

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