Modulo didattico 1 Il sistema economico e la sua evoluzione storica

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1 Modulo didattico 1 Il sistema economico e la sua evoluzione storica Unità didattica 3 L evoluzione storica dei sistemi economici Ad integrazione di quanto contenuto nel libro di testo alle pp puoi trovare nelle seguenti dispense degli approfondimenti degli argomenti trattati a lezione. Vengono anche introdotti alcuni concetti di cui si è solo accennato a lezione la legge della domanda e dell offerta, il P.I.L., il debito pubblico - e che saranno meglio approfonditi in seconda. Oltre a leggere con attenzione prova ad individuare di ogni pagina la parola od il concetto chiave e prova a rispondere alle domande poste a margine dei principali argomenti. Nel farlo poni a mente non solo ciò che hai già studiato e ciò di cui si è discusso a lezione, ma anche ciò che hai letto sui giornali e sul web, ciò che hai sentito alla radio ed alla televisione o, perché no, durante le discussioni con i genitori o con gli amici. Chissà che la lettura di queste dispense non ti spinga ad ulteriori approfondimenti su internet, in biblioteca, magari durante l estate! Introduzione l Europa, gli Stati Uniti e gli altri paesi occidentali industrialmente avanzati, il Giappone. i paesi emergenti (Russia, Cina, India, Brasile, le tigri asiatiche Taiwan, Sud Corea, Singapore e Hong Kongi Malesia, Thailandia, Indonesia, Vietnam) o in via di uscita dal sottosviluppo (Messico, Egitto, alcuni paesi africani della fascia del Maghreb) fanno ormai parte di un unico grande mercato globale. Abbiamo visto nella precedente unità didattica quali siano le funzioni dei soggetti economici (imprese famiglie Stato), quali siano le relazioni reciproche e cosa significhi per un sistema economico essere aperto al resto del mondo, cioè quali siano i rapporti dei soggetti economici con il resto del mondo dal punto di vista reale e dal punto di visto monetario. Abbiamo altresì visto nei due filmati di RAI Educational in cosa consista la terza rivoluzione industriale, quella dell attuale Kuala Lumpur - Malesia economia della information technology, di internet e del commercio elettronico, come a partire dai anni 90 sia nata l attuale economia globalizzata senza più barriere doganali per le merci ed i capitali. Cosa significhi l emersione prepotente dei sistemi economici in paesi di recente industrializzazione quali la Cina, l India, il Messico, il Brasile e tanti paesi altri paesi che cercano di uscire dal sottosviluppo. Le imprese concorrono in uno spazio commerciale che copre ormai gran parte del pianeta e che non è governato dai singoli Stati sovrani ma dalle istituzioni finanziarie e del commercio internazionale. Il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.), la Banca Mondiale e il World Trade Organization (W.T.O) sorvegliano e sanzionano eventuali tentazioni protezionistiche di singoli governi nazionali. Questa configurazione del sistema economico è il frutto Contestazioni no-global al G20 di Londra del 2009 dei mutamenti intervenuta nella struttura economica della società, a partire dal basso medioevo, e dell applicazione delle diverse dottrine e teorie economiche da parte dei governi degli stati nazionali dal XV secolo ad oggi. Nelle pagine seguenti parleremo di alcune tappe fondamentali di tale evoluzione.

2 Il Medioevo L economia feudale tipica dell alto medioevo (periodo storico che indicativamente va dalla caduta dell Impero Romano d Occidente nel 476 d.c. sino all anno d.c.) nell Europa continentale era un economia chiusa basata su di un agricoltura di sussistenza nella quale ogni feudo era tendenzialmente autosufficiente. L apertura del sistema economico ai commerci con il resto del mondo nel basso medioevo (periodo storico che indicativamente va dall anno d.c. alla scoperta dell America avvenuta nel 1492) fu causata dalle innovazione tecniche e tecnologiche introdotte progressivamente nell agricoltura nonché dalla liberazione dei servi della gleba. Ai contadini liberati furono affidati terreni al di fuori del feudo in conduzione L agricoltura curtense nell alto medioevo a mezzadria. Con tale contratto agrario - sviluppatosi in diverse forme dal XI secolo fino ad arrivare alla tipizzazione in forma giuridicamente riconosciuta a partire dal XIII secolo - il proprietario concedeva in uso al mezzadro un fondo completo di abitazione ed attrezzature, chiedendogli come corrispettivo la metà dei prodotti agricoli raccolti o la metà dei guadagni ottenuti con la vendita. Non è un caso che la mezzadria sia stata il contratto agrario regolante la conduzione della maggior parte delle terre coltivabili nell Italia centrosettentrionale sino agli Molti studiosi sostengono che la diffusione di tale forma di conduzione agraria favorisse la nascita di uno spirito imprenditoriale nel mezzadro e ciò abbia contribuito in modo decisivo a caratterizzare la peculiare forma dell attuale sviluppo industriale tipica del nostro territorio: l industrializzazione dei distretti industriali formati da una rete di piccole imprese nate ai margini di quelle antiche città che rifiorirono a partire dallo sviluppo della civiltà comunale nell alto medioevo. Prova a rispondere. Perché secondo te il mezzadro era indotto a produrre di più e meglio rispetto ad un servo della gleba?

3 L epoca del mercantilismo Il mercantilismo non fu tanto una dottrina formale quanto una serie di misure pratiche adottate da molti paesi in Europa tra il XV e il XVIII secolo, finalizzate allo sviluppo delle esportazioni ed all incremento delle riserve di metalli preziosi, in particolare dell oro, ritenuto la fonte primaria della ricchezza di una nazione. Per i mercantilisti, l intervento dello stato era considerato determinante per il raggiungimento di tali obiettivi. La dottrina mercantilista e la politica economica da questa suggerita si sviluppò contemporaneamente alla nascita ed allo sviluppo dei grandi Compagnie olandese delle indie orientali sec. XVII stati nazionali europei. Questi eliminarono le barriere commerciali interne ereditate dal Medioevo e incoraggiarono la nascita e lo sviluppo dell industria, che rappresentava una fonte di entrate necessaria al mantenimento dei grandi eserciti e degli altri apparati dello stato. Le nascenti grandi potenze europee Gran Bretagna, Spagna, Francia, Portogallo, Olanda - avviarono inoltre lo sfruttamento delle colonie, considerato un metodo legittimo per fornirsi di metalli preziosi e di materie prime per le industrie. Dalla seconda metà del XVIII secolo il mercantilismo con rappresentava più in modo soddisfacente la realtà economica. L espansione del commercio internazionale, lo sviluppo dell industria e della tecnologia aprirono la strada, infatti, alla rivoluzione industriale ed al sistema di libero scambio fondato sulla libertà di iniziativa economica privata. Prova a rispondere. Cristoforo Colombo nel 1492 per conto di chi intraprese il viaggio che lo portò alla scoperta dell America? Sarebbe stato ipotizzabile che all epoca tale esplorazione fosse finanziata da un impresa privata?

4 La fisiocrazia La scuola fisiocratica si sviluppò nel secolo XVIII nella Francia dei filosofi illuministi e il suo fondatore fu François Quesnay (filosofo e medico della corte di Luigi XIV - Méré, 4 giugno 1694 Versailles, 16 dicembre 1774). Gli esponenti di questa scuola di pensiero sostenevano che esistesse un ordine economico naturale, basato su leggi fisiche necessarie e inderogabili e su leggi morali che l uomo dovesse adottare nel suo interesse. Compito dell economia era scoprire le leggi naturali che stavano alla base della produzione e distribuzione dei beni. Veniva teorizzata l esistenza di un ordine naturale basato sul diritto di ognuno di intraprendere F. Quesnay un attività economica ed arricchirsi. A ciò non doveva frapporsi lo Stato, anzi si riteneva dannoso qualsiasi intervento regolatore del libero mercato. Il limite di questa scuola di pensiero era il principio che solo la natura era produttiva di ricchezza in quanto moltiplicatrice dei beni esistenti. L agricoltura, innanzitutto, ed anche le attività estrattive di materie prime erano le uniche attività economiche veramente produttive, mentre tutte le altre attività, sia quelle industriali che quelle commerciali o di servizio all industria ed all agricoltura, risultavano sterili in quanto si limitavano a trasformare i beni prodotti dalla natura. Prova a rispondere. Pensando al concetto di utilità dei beni economici che abbiamo studiato nell unità didattica precedente, perché oggi, secondo te, non è accettabile sostenere che l unica vera ricchezza è quella prodotta dal settore primario?

5 La teoria liberista E la dottrina economica fondata sulla libera iniziativa economica privata e sul libero commercio e sulla visione di una naturale tendenza armonica del mercato. Con la formula del laissez faire, laissez passer, intendeva proporre l'abbattimento di qualsiasi vincolo alla piena libertà economica, relegando lo Stato a puro garante del funzionamento del libero mercato. Il liberismo nacque nella Gran Bretagna della seconda metà del VIII secolo, con gli studi di Adam Smith ed accompagnò gli sviluppi della prima e della seconda rivoluzione industriale. Nella storia economica dell'ottocento e del Novecento fasi liberistiche si sono alternate, soprattutto nei paesi, come l Italia, di seconda industrializzazione a fasi protezionistiche. In declino dopo la Prima guerra mondiale con la grande crisi del 29, la teoria liberista, seppur variamente combinata con le acquisizioni keynesiane, tornò dominante dopo la seconda guerra mondiale, allorché si amplia il mercato internazionale e si abbattimento le tariffe doganali fra i paesi europei. Negli anni ottanta i neoliberisti hanno ispirato negli Stati Uniti ed in vari paesi europei un vasto processo di privatizzazione di imprese pubbliche e di liberalizzazioni di mercati caratterizzati da monopoli pubblici e privati. Infine può considerarsi un applicazione della teoria neoliberista la cosiddetta globalizzazione economica iniziata nei primi anni novanta con il progressivo estendersi di aree economiche prive di barriere doganali, prima in Europa, poi nel continente Americano e quindi in gran parte del mondo, a seguito gli accordi internazionali siglati in sede di WTO (World Trade Organization). Approfondimento - Adam Smith (Kirkcaldy, 5 giugno 1723 Edimburgo, 17 luglio 1790) è stato un filosofo ed economista scozzese, che, a seguito degli studi intrapresi nell'ambito della filosofia morale, gettò le basi dell'economia politica classica. L'opera più importante di Smith è intitolata Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni (1776). L'opera di Adam Smith chiude il periodo dei mercantilisti, da lui così definiti e criticati, dando avvio alla scuola degli economisti classici riprendendo per superare dialetticamente i concetti definiti dai fisiocratici. La ricchezza delle nazioni diventa il testo di riferimento per tutti gli economisti classici del XVIII e XIX secolo: David Ricardo, Thomas Robert Malthus, Jean-Baptiste Say, John Stuart Mill. Adam Smith

6 La teoria una regolazione spontanea dello scambio di beni e servizi e delle attività produttive di Adam Smith è incentrata sulla nozione di mano invisibile secondo la quale il sistema economico non richiede interventi esterni per regolarsi, in particolare non necessita l'intervento dello Stato. Il ruolo della mano invisibile, quale automatica regolatrice efficace ed efficiente del mercato e dell intera società è triplice: 1. è un processo con il quale si crea un ordine sociale: data l'uguaglianza di fronte al diritto, il non intervento dello Stato il libero mercato assicurerebbe il realizzarsi di un ordine sociale che soddisfa l'interesse generale mediante la convergenza spontanea degli interessi personali verso l'interesse collettivo; in sostanza le imprese, lasciate libere di arricchirsi in un mercato concorrenziale offriranno prodotti sempre migliori a prezzi sempre più bassi alle famiglie; 2. è meccanismo che permette l'equilibrio dei mercati: domanda e offerta su differenti mercati tendono ad uguagliarsi; il libero funzionamento di un mercato concorrenziale, oltre a far convergere il prezzo di mercato al prezzo reale, tende a fare scomparire qualsiasi offerta eccedentaria evitando fenomeni di sovrapproduzione; 3. è fattore che favorisce la crescita e lo sviluppo economico: le dinamiche demografiche della popolazione sono regolate in gran parte dall andamento mercato del lavoro; in caso di popolazione eccessiva, il salario scenderebbe al di sotto del minimo di sussistenza conducendo ad una riduzione della popolazione e viceversa in caso di popolazione deficitaria; la regolazione si applica pure al risparmio, condizione necessaria per l'accumulazione del capitale e quindi della crescita economica attraverso un maggiore risparmio; gli individui tenderebbero spontaneamente a risparmiare in quanto desiderosi di migliorare la propria condizione; infine la regolazione si applica anche alla allocazione dei capitali; gli investimenti sarebbero indirizzati spontaneamente verso le attività più redditizie. La legge della domanda e dell offerta Si accenna qui di seguito alla legge della domanda e dell offerta ed al prezzo di equilibrio concetti che saranno approfonditi nella classe seconda allorché si parlerà del concetto di mercato e del suo funzionamento - cardine dell attuale teoria economica neo-liberista. Tutto è basato sulla libertà di iniziativa economica privata in un regime di libera concorrenza in cui lo Stato non interviene direttamente nel mercato ma solo come regolatore garante della tutela della libertà d impresa e della effettività della concorrenza fra le imprese, agendo contro i monopoli e contro gli accordi di trust adottati delle grandi imprese a danno dei consumatori.

7 La domanda Ipotizziamo che la quantità domandata di una data merce sia determinata solo dal prezzo stesso della merce, notiamo come al crescere del prezzo si riduca la quantità domandata. Quindi la funzione di domanda di una merce è inversamente dipendente dal prezzo della merce. Come si può notare dal grafico, la riduzione del prezzo della merce da 2 a 1 genera un incremento nella quantità domandata della merce da 6 a 10. Abbiamo individuato graficamente una delle due forze determinanti del mercato: la domanda.

8 L offerta Il fine dell'impresa è rappresentato dalla massimizzazione del profitto, per cui possiamo attenderci una correlazione positiva tra il prezzo e le quantità offerte. Ovvero, "a parità di condizioni" ad un prezzo più alto corrisponde sempre un profitto più alto, quindi un maggiore incentivo ad aumentare la produzione. Sulla base di questa semplice asserzione costruiamo la curva di offerta.

9 L equilibrio del mercato Il mercato è il luogo (non necessariamente fisico) in cui ha luogo l'incontro tra la domanda di un bene o servizio e la relativa offerta. Entrambe i concetti esposti di domanda e di offerta sono funzioni matematiche che assumono il prezzo come variabile indipendente e le quantità come variabile dipendente, anche se con una correlazione opposta. Si avrà un equilibrio di mercato nella situazione in cui per un dato prezzo la quantità domandata dai consumatori eguaglia la quantità offerta dalle imprese. Graficamente possiamo rappresentare l'equilibrio come il punto in cui la curva di domanda incontra la curva di offerta. Nel luogo di incontro delle curve si avrà la medesima quantità q* della merce sia dal lato dell'offerta sia dal lato della domanda. Il prezzo di equilibrio sarà quindi p*.

10 La tendenza verso l'equilibrio, in questo semplice caso, può essere spiegata tramite un esempio, consideriamo una situazione in cui il prezzo di mercato sia p', ovvero maggiore del prezzo di equilibrio p*: La quantità domandata è chiaramente inferiore rispetto alla quantità offerta lasciando invenduta gran parte della produzione. In questa situazione di eccesso di offerta il prezzo della merce tenderà a ridursi. Il processo di riduzione del prezzo terminerà solo nell'istante in cui l'eccesso di offerta è completamente rimosso, ciò vale a dire al raggiungimento dell'equilibrio di mercato. Prova a rispondere. Secondo te esiste un legame tra la teoria liberista e l eliminazione dei dazi doganali (cioè le tasse) applicati ai beni e servizi provenienti dall estero? Prova a spiegarne i motivi. Viceversa può esistere un legame fra un regime politico autoritario ed autarchico non liberale e non liberista e l adozione di politiche protezioniste, come l applicazione di forti dazi doganali alle merci provenienti dall estero?

11 La teoria degli sbocchi di Say Detta anche legge di Say (Lione, 1767 Parigi, 1832), dal nome dell'economista J. B. Say che per primo ne ha dato una completa esposizione, afferma che l'offerta dei beni crea la propria domanda. Questo fa sì che nel lungo periodo non vi sia mai sovrapproduzione. Secondo la legge degli sbocchi, quindi, nel sistema economico sussiste una situazione di equilibrio economico permanente tra domanda globale di beni e servizi e la relativa offerta. A qualsiasi spostamento da questo equilibrio corrisponde un riaggiustamento automatico ad opera delle forze di mercato, fino al raggiungimento di un reddito nazionale di piena occupazione. Say sostiene che se su alcuni mercati si verifica una insufficienza di domanda, su qualche altro mercato vi sarà un'insufficienza dell'offerta, rispetto alla domanda. Questi squilibri parziali possono sempre essere corretti da opportuni movimenti dei relativi prezzi, in base alla legge della domanda e dell offerta. Se si accetta la legge degli sbocchi è giocoforza dedurne che tutto ciò che viene prodotto sarà comunque venduto, qualunque sia il livello globale della produzione. Ogni imprenditore avrà, quindi, interesse a produrre al massimo della capacità del sistema economico. L'unico limite che l'imprenditore potrebbe trovare è dato dalla forza lavoro disponibile. Quindi l offera globale Y sarà sempre eguagliata dalla domanda globale cioè: Y (offerta globale) = C+I (domanda globale data da consumi + investimenti)

12 La confutazione della teoria degli sbocchi da parte di Keynes La fiducia nella capacità del libero mercato di autoregolarsi garantendo nel contempo il maggior benessere possibile al maggior numero di persone fu propria dello Stato liberale e liberista, quello delineato dallo Statuto Albertino del 1848 esteso poi all Italia unita nel 1861, che si doveva occupare solo della difesa esterna, dell ordine pubblico e dell amministrazione della giustizia. Tale dottrina fu predominante nel mondo occidentale sino alla grande crisi economica iniziata negli Stati Uniti nel 1929 durante la quale fu evidente che il mercato da solo non riusciva a produrre ricchezza ed a riassorbire la dilagante disoccupazione. La crisi si era manifestata con il crollo della borsa di Wall Street ma in realtà era dovuta al crollo delle esportazioni di prodotti agricoli verso i paesi europei che dopo i primi anni del dopoguerra avevano aumentato la loro produzione agricola e ridotto sensibilmente le importazioni di derrate agricole dagli Stati Uniti. Alla luce anche delle evidenze della grande depressione, con un disoccupazione che raggiunge un quarto della popolazione attiva, J.M. Keynes confutò la N.Y Folla a Wall Street dopo il crollo della borsa tesi della teoria degli sbocchi di Say sostenendo che in periodi di grave 1929 sovrapproduzione e/o sottoccupazione lo Stato doveva intervenire nelle dinamiche del sistema economico sostenendo la domanda aggregata (C+I) mediante la leva della spesa pubblica (G) indirizzata innanzitutto alla creazione di opere pubbliche o infrastrutture produttive (strade, autostrade, ferrovie, porti, aeroporti, dighe, reti elettriche, ecc.) ma anche al sostegno diretto dei consumi introducendo sussidi ai poveri ed ai lavoratori temporaneamente disoccupati in modo da riportare in equilibrio la domanda globale con l offerta globale: Y (offerta globale ) = C + I + G (domanda globale costituita da Consumi e Investimenti privati e spesa pubblica Governativa). La teoria keynesiana fu applicata con successo negli 30 negli Stati Uniti dal Presidente F.D.Roosvelt con il cosiddetto new deal ma anche, in forme diverse alla luce dei diversi regimi politici esistenti, in vari paesi europei compresi l Italia sia prima che dopo il secondo conflitto mondiale. Ancora oggi le crisi economiche vengono affrontate in gran parte con gli strumenti della teoria keynesiana di sostegno della domanda: in particolare la spesa pubblica (G) viene indirizzata al sostegno dei consumi (C) mediante i sussidi alle famiglie più povere ed all investimento in opere pubbliche. Le opere pubbliche produttive possano fungere da leva del sistema economico favorendo da un lato lo sviluppo delle imprese impegnate nei lavori aumentandone quindi gli investimenti (I) e dall altro facendo aumentare i consumi (C) dei dipendenti neo-assunti. Prova a rispondere. Da dove trae lo Stato il denaro per pagare i sussidi di disoccupazione e costruire le opere pubbliche (strade, autostrade, ferrovie, centrali elettriche, ecc.)? Secondo te sarebbe utile al sistema economico che lo Stato in un momento di crisi da sovrapproduzione aumentasse le imposte alle imprese ed alle famiglie?

13 John Maynard Keynes (Cambridge, 1883 Tilton, 1946). I suoi contributi alla teoria economica hanno dato origine a quella che è stata definita "rivoluzione keynesiana". In contrasto con la teoria economica neoclassica, ha sostenuto la necessità dell'intervento pubblico nell'economia con misure di politica fiscale e monetaria, qualora una insufficiente domanda aggregata non riuscisse a garantire la piena occupazione. Le sue idee sono state sviluppate e formalizzate nel dopoguerra dagli economisti della scuola detta appunto neokeynesiana. È inoltre considerato il padre della moderna macroeconomia con la sua opera principale Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta (1936) nella sistematizzò concetti gli studi dei due decenni precedenti. In essa Keynes pone le basi per la teoria basata sul concetto di domanda aggregata, spiegando le variazioni del livello complessivo delle attività economiche così come osservate durante la Grande depressione seguita alla crisi del Se la domanda globale è data dalla somma di consumi e investimenti in uno stato di sotto-occupazione e capacità produttiva inutilizzata, è possibile incrementare l'occupazione e il reddito soltanto con l aumento della spesa per consumi o con investimenti sostenuta dallo Stato. Nella Teoria generale Keynes afferma quindi che sono giustificabili le politiche economiche degli Stati finalizzate a stimolare la domanda in periodi di disoccupazione, tramite un incremento della spesa pubblica. Il mercato lasciato a se stesso J. M. Keynes sarebbe incapace di esprimere una domanda di tale volume da essere compatibile con la piena occupazione. Queste argomentazioni troveranno una prima conferma nei risultati positivi della politica di intervento dello Stato del New Deal dal presidente degli Stati Uniti Roosevelt fra il 1933 ed 1937 ispirata dallo stesso Keynes. Politiche di sostegno alla domanda da parte dello Stato furono adottate in molti paesi europei sia negli anni 30 e 40 che dopo il secondo conflitto mondiale. Contribuiranno in molti paesi, tra cui l Italia, non solo alla ricostruzione materiale ma anche all avvio di quelle fondamentali politiche sociali che hanno dato vita al Welfare state o stato del benessere.

14 I problemi della società capitalista basata sul liberismo economico La potenza del capitalismo e della sua classe dominante, la borghesia capitalistica, portò ad tumultuoso sviluppo della società industriale tra la prima e la seconda rivoluzione industriale. Dall Inghilterra della prima industrializzazione della fine del XVIII sec. della macchina a vapore e del telaio meccanico che utilizzava il carbone come fonte di energia, che sperimentava i primi rudimentali modelli di divisione del lavoro nelle fabbriche, si passò in pochi decenni all industrializzazione basata sull elettrificazione, sull utilizzo del petrolio come fonte di energia, ad un organizzazione del lavoro nella fabbrica sempre più scientifica sino ad Operai al lavoro nella catena di montaggio della Ford T Dearborn (Detroit) 1908 arrivare alla catena di montaggio. Tali trasformazioni produttive a partire dalla fine del XIX coinvolsero oltre agli Stati Uniti anche i paesi europei di cosiddetta seconda industrializzazione come l Italia. Tuttavia questo sviluppo portava con sé una grande questione sociale irrisolta. Le condizioni di vita e di lavoro del proletariato erano apparse, sin dalla prima industrializzazione, inaccettabili per il basso livello dei salari, per l inesistenza di qualsiasi norma igienico-sanitaria, di sicurezza sul lavoro, per l assenza delle più elementari tutele in caso di infortunio o di malattia, di invalidità o di vecchiaia. Basti pensare che la prima legge che ridusse la giornata di lavoro a 10 ore giornaliere fu emanata in Inghilterra solo nel 1847! Nacquero così, sin dai primi decenni dell ottocento, i sindacati a difesa dei diritti dei lavoratori, a tutela delle illimitate pretese dei capitalisti datori di lavoro. Contestualmente si diffusero idee e dottrine socialiste che teorizzavano la necessità di una trasformazione della società in senso egualitario, non solo dal punto di vista dei diritti formali riconosciuti dalla vigenti Costituzioni o Statuti liberali, ma sul piano dell eguaglianza sostanziale economica e sociale. Prova a rispondere. Che giustificazione economica aveva la corresponsione agli operai di bassi salari o meglio dei più bassi salari possibili, tali da consentire solo la sopravvivenza e la riproduzione della classe operaia? Può esistere, secondo te, una concorrenza tra i lavoratori, specie quelli disoccupati, e quali effetti avrebbe sui salari?

15 Il socialismo Il socialismo è una corrente di pensiero politico, sociale ed economico che ha dato vita a movimenti politici e sindacali che, a partire dalla fine del XVIII, secolo hanno lottato e lottano tuttora per modificare la vita sociale ed economica delle classi meno abbienti e in particolare del proletariato. Dapprima fu elaborato un socialismo che definito utopistico da K. Marx ( ) che si riteneva viceversa fondatore del socialismo scientifico. Alla base di tale teorizzazione vi era il concetto di lotta di classe tra capitalisti e proletariato illustrato compiutamente nel Manifesto del Partito Comunista scritto assieme a F. Engels (Barmen 1820 Londra 1895) nel Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta, dopo un periodo transitorio di dittatura del proletariato in cui il partito comunista avrebbe controllato i mezzi di produzione, una società in cui i mezzi di produzione sarebbero diventati di proprietà collettiva dei lavoratori. Lo Stato borghese si sarebbe dissolto e la proprietà privata sarebbe stata limitata quindi ai solo effetti personali. Con la proprietà collettiva dei mezzi di produzione sarebbe scomparsa definitivamente la divisione della società in classi, sarebbe terminata ogni forma di sfruttamento dell uomo sull uomo giungendo così alla piena realizzazione dell'individuo. Il famoso dipinto di Pellizza da Volpedo, intitolato Il quarto stato (1901)

16 Karl Marx (Treviri, 5 maggio 1818 Londra, 14 marzo 1883) è stato un filosofo, economista e rivoluzionario tedesco. Il suo pensiero è interamente retto, in chiave materialista, sulla critica all'economia, alla politica, alla società e alla cultura a lui contemporanea. È stato il fondatore e primo teorico del Socialismo scientifico, del Materialismo storico e del Materialismo dialettico.marx è considerato uno tra i filosofi maggiormente influenti sul piano politico e filosofico nella storia del Novecento. Nel libro Il Capitale (1867) Marx sostiene che una merce non si scambia con equivalente universale (come prima l'oro). Ad un certo grado di sviluppo della produzione mercantile il denaro si trasforma in capitale. Prima la formula della circolazione delle merci era M (merce)- D (denaro)- M (merce). Ora diventa D-M-D' (ove D' è la somma di denaro originalmente anticipata più un incremento: il plusvalore). Ora si compra non per l'uso ma per la vendita, per il profitto. Da dove viene questo profitto? Il K. Marx plusvalore non può scaturire circolazione delle merci, perché questa conosce solo lo scambio tra equivalenti, né può sorgere da un aumento dei prezzi, perché i guadagni e le perdite reciproche dei venditori e degli acquirenti si compenserebbero. Per ottenere plusvalore il possessore di denaro deve trovare sul mercato una merce il cui valore d'uso abbia la proprietà peculiare di essere fonte di altro valore. Questa merce è la forza-lavoro dell'uomo. Il capitalista non paga tutta la forza-lavoro dell'operaio, ma solo quella parte sufficiente all'operaio per riprodurla, cioè gli elargisce uno stipendio che ne garantisce la mera sopravvivenza. Contemporaneamente il capitalista può disporre di questa forza-lavoro per un tempo superiore a quello necessario per ripagare il proprio salario: è sulla base della differenza di questo tempo che il capitalista realizza il plusvalore. Poniamo ad esempio, dice Marx, che in 6 ore giornaliere di lavoro l'operaio crei un prodotto la cui vendita basta a coprire le spese del proprio salario di mantenimento. Siccome il capitalista gli ha offerto in anticipo un contratto sulla sua forza-lavoro complessiva, ne risulta che per il tempo di lavoro giornaliero residuo di 4 ore (sul totale giornaliero di 10 ore) l'operaio non verrebbe in realtà retribuito, ma solo sfruttato, per cui il plusvalore non sarebbe altro che pluslavoro non retribuito. Prova a rispondere. Secondo Marx la rivoluzione socialista sarebbe stato la naturale conseguenza dello sviluppo della società industriale capitalista. In realtà rivoluzione comuniste di ispirazione marxista si verificarono perlopiù in paesi prevalentemente agricoli, come avvenne nel caso della rivoluzione in Russia del 1917 guidata da Lenin, nel caso della rivoluzione guidata da Tito in Yugoslavia nel 1943, nella caso della rivoluzione guidata da Mao in Cina del 1949, nel caso della rivoluzione guidata da Castro a Cuba del Del resto anche in Italia movimenti, partiti politici e sindacati di ispirazione marxista, si svilupparono o comunque ebbero largo seguito in aree prevalentemente agricole del paese, tra i braccianti e anche tra i mezzadri. Cosa ti suggerisce questa considerazione?

17 L economia collettivista dell Unione Sovietica Marx ed Engels avevano previsto che la rivoluzione comunista si sarebbe realizzata nei paesi di prima industrializzazione, in particolare nell Inghilterra della prima metà del XIX secolo perché lì sembrava esplodere la contraddizione tra la borghesia capitalista sempre più ricca ed il proletariato industriale sempre più povero. In realtà in quel paese l opera dei sindacati (le trade unions) prima e del partito laburista di ispirazione socialista poi, incanalarano ben presto le legittime rivendicazioni dei lavoratori all interno del sistema economico liberale, portando i lavoratori ad accettare il principio della libertà d impresa. La rivoluzione comunista viceversa si realizzò nell ottobre del 1917 nell arretrata Russia degli Zar caratterizzata da un economia agricola, dove la classe dominante non era tanto la nascente borghesia capitalista Propaganda sovietica, lavoratori delle fabbriche e dei campi - Mosca, 1930 quanto la nobiltà proprietaria terriera. Il partito bolscevico comunista di ispirazione marxista guidato da V. I. U. Lenin (Simbirsk 1870 Gorki 1924, dopo aver espropriato tutti i beni alla nobiltà e alla borghesia capitalista, s impadronì dello Stato ed attraverso l organizzazione in Soviet (consigli territoriali elettivi di operai, soldati e contadini) pose progressivamente sotto il controllo dello Stato e del Partito comunista tutti mezzi di produzione, dai terreni coltivabili, alla banche, alle fabbriche. Fu presto abolita la proprietà privata delle imprese. Lo Stato decideva cosa produrre, quando e come produrre con una rigida pianificazione sulla base di programmi quinquennali e non vi era alcuno spazio per la libera iniziativa privata. Il sistema collettivista sovietico raggiunse nei primi decenni successivi alla rivoluzione del 1917 significativi risultati nel miglioramento delle condizioni materiali di vita della popolazione. Iniziò però ad andare in crisi a partire dagli 60, sino all implosione dell inizio degli anni 90, allorché non fu più in grado di soddisfare i bisogni economici di una popolazione in crescita. Inoltre larghi strati di popolazione non erano più disposti ad accettare il divario sempre più grande con il benessere che sembravano garantire i paesi dove vigeva la libertà di iniziativa economica privata e nei cui mercati si potevano acquistare beni e servizi di qualità incomparabilmente superiore. Prova a rispondere. Perché, secondo te, la qualità dei prodotti industriali dell U.R.S.S. era, di norma, di gran lunga inferiore a quella dei paesi occidentali?

18 Il sistema economico italiano ed europeo L Italia unita del 1861 uscita dal risorgimento era uno Stato liberale dal punto di vista politico e sociale e liberista in economia. Lo Stato disegnato dallo Statuto Albertino del 1848 si doveva occupare solo della difesa esterna, dell ordine pubblico interno, dell amministrazione della giustizia. La crisi dello stato to liberale e liberista sfociò nel ventennio fascista ( ). 1943). Lo Stato autoritario e totalitario fascista intervenne invece nel sistema economico, anche in risposta alla crisi che negli anni trenta dagli Stati Uniti raggiunse l Europa, con la nazionalizzazione delle più importanti banche e di importanti imprese in settori strategici a mezzo dell Istituto di Ricostruzione Industriale (I.R.I.). Furono inoltre adottate politiche protezionistiche sul piano del commercio internazionale. Anche la Costituzione Repubblicana del 1948 delineava all art. 41 un Pubblicità dell Eni del 1953 sistema economico misto, dove accanto al riconoscimento della libertà di iniziativa economica privata si assegnava allo Stato un ruolo non solo di controllore del mercato,, come suggerito nell ambito delle moderne teorie liberiste, ma anche di programmatore dell attività economica delle imprese pubbliche e private. Il sistema che ne seguì, chiamato delle partecipazioni statali nella proprietà delle grandi imprese bancarie ed industriali nei settori cosiddette strategici - banche, petrolchimica, siderurgia, cantieristica navale e ferroviaria, spaziale, meccanica, produzione e distribuzione dell energia elettrica del gas e dell acqua, telefonia e telecomunicazioni attraverso la rivilitalizzazione dell I.R.I. e la creazione dell Ente Nazionale Idrocarburi - accompagnò il boom economico degli anni 60, al termine del quale l Italia da paese prevalentemente agricolo divenne una delle 16 dei 27 paesi dell Unione Europea hanno ad oggi adottato come moneta l Euro maggiori potenze economico-industriali del mondo. L economia mista fu progressivamente abbandonata a partire dagli anni 80 con la privatizzazione di grandi imprese statali e la liberalizzazione tutti i settori economici in conformità alle direttive europee in applicazione del trattato della Comunità Europea e del trattato dell Unione Europea sottoscritto a Maastricht nel Dal 1 gennaio 1993 è nato così un grande mercato unico europeo fondato sulla libera concorrenza delle imprese private in cui l Unione ed i singoli Stati hanno il ruolo di regolatori antimonopolisti del mercato. Viene inoltre vietato, o comunque fortemente limitato, l intervento diretto dello Stato sia come proprietario di imprese che come finanziatore o programmatore delle attività economiche private. Prova a rispondere. Cosa si intende per economica mista? Secondo te a quale dottrina si ispira il concetto di economia mista? Invece il sistema economico europeo a quale dottrina economica si ispira?

19 Conosciamo il mondo in cui viviamo Il Ruolo dello Stato nel sistema economico Il debito pubblico Nella teoria liberista classica, a partire da A. Smith, lo Stato non doveva intervenire nell economia ma occuparsi solo della difesa esterna, dell ordine pubblico interno e della amministrazione della giustizia. La ricchezza della nazione sarebbe stata invece prodotta dalle imprese lasciate libere di aumentare il loro profitto in un mercato concorrenziale dove tendenzialmente non vi sarebbero mai crisi di sovrapproduzione e sottoccupazione. Lo Stato, mantenuto dalla imposte e tasse delle famiglie e delle imprese, doveva puntare al pareggio del bilancio, cioè la spesa per i pochi servizi pubblici resi doveva essere pari alle entrate per imposte e tasse. Nella logica della teoria keynesiana non sempre gli animal spirit che spingono l imprenditore a cercare il profitto sono capaci di creare la ricchezza della nazione (il prodotto interno lordo o PIL) ed assorbire la disoccupazione. Sarebbero sempre possibili, se non addirittura inevitabili, periodiche crisi di sovrapproduzione (Y > C+I) che possono essere superate solo con l intervento con la spesa pubblica dello Stato (G), indirizzata da un lato al sostegno dei consumi (C) con i sussidi ai poveri ed ai disoccupati, dall altro allo stimolo degli investimenti (I) mediante la costruzione od il finanziamento di opere pubbliche produttive (strade, autostrade, porti, aeroporti, ferrovie, stazioni, centrali elettriche, ecc.). La costruzione di un opera pubblica produttiva o infrastrutturale è capace da un lato di assorbire la disoccupazione e quindi stimolare i consumi (C) già nella fase della realizzazione e, una volta terminata, è capace di offrire nuovi servizi alle famiglie ma soprattutto alle imprese riducendone i costi e favorendone gli investimenti (I). Di fronte a una crisi economica che produca un alta disoccupazione passerebbe quindi in secondo ordine l obiettivo del pareggio di bilancio dello Disoccupati in coda per il sussidio governativo - N.Y N.Ygovernativo Stato, peraltro impossibile da mantenere in tali circostanze. Infatti l aumento delle imposte e tasse alle imprese in un periodo di crisi sarebbe in gran parte inutile - essendoci meno profitto calerebbe la base imponibile delle imposte - mentre l aumento delle imposte alle famiglie farebbe diminuire i consumi e quindi potrebbe essere addirittura controproducente. Gli Stati finanziano i sussidi ai poveri ed ai disoccupati, le opere pubbliche e, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, il cosiddetto Stato sociale del benessere o Welfare State - quello che garantisce a tutti l istruzione e l assistenza e la cura in caso di malattia, infortunio, invalidità e vecchiaia - non solo con le imposte e tasse ma contraendo dei debiti con le imprese, le famiglie e gli stati esteri. I Governi pur avendo costante l obiettivo della riduzione

20 e razionalizzazione delle spesa accettano una certa quota di indebitamento. A partire dagli anni 40 del XX secolo tutti gli Stati dove era garantita la libertà di iniziativa economica privata, anche quelli tendenzialmente più liberisti, promossero l intervento dello Stato nell economia nei periodi di crisi. Si consolidò inoltre il ruolo dello Stato di fornitore di servizi pubblici alle famiglie ed alle imprese finanziato con l emissione di titoli pubblici da offrire alle stesse famiglie, alle imprese ed agli stati esteri. Uno più gravi problemi economici attuali che hanno i paesi europei e gli Stati Uniti è l ammontare del debito pubblico, cioè l enorme volume dei titoli del debito in circolazione. Tali titoli non solo andrebbero restituiti alla scadenza, ma per essere venduti devono fruttare un tasso interesse periodico ai loro possessori. In realtà molti Stati non sono già oggi in grado di rimborsare a scadenza tutto il loro debito, per cui prima della scadenza dei titoli ne vengono emessi altri per un volume uguale o superiore. Ma perché famiglie, imprese e/o stati esteri dovrebbero acquistare titoli del debito pubblico di uno Stato? Semplicemente perché offrono un tasso di interesse quasi sempre superiore a quello offerto dalla banche per il deposito dei propri risparmi. Ma c è un limite all indebitamento degli Stati? Certo, esistono limiti non tanto in termini assoluti quanto in rapporto con la ricchezza nazionale misurata con l indicatore del Prodotto Interno Lordo, costituito dalla somma di tutti i beni e servizi finali prodotti all interno di una nazione in un anno moltiplicato per il loro prezzo di vendita. I livelli massimi raggiungibili nel rapporto tra deficit annuale/p.i.l. e debito accumulato/p.i.l. sono stati fissati per i paesi europei nel trattato di Maastricht entrato in vigore il 1 gennaio Sul debito di tutti paesi vigila inoltre un istituzione internazionalmente riconosciuta rappresentata dal Fondo Monetario Internazionale. Ma cosa succede se il debito di uno Stato aumenta a dismisura sforando i parametri fissati dalle istituzioni internazionali, come purtroppo sta accadendo ora in molti paesi europei? Diventa sempre più difficile per tale Stato garantire la restituzione del debito a scadenza quindi aumenta il rischio per chi sottoscrive quei titoli di non avere restituito a scadenza il proprio capitale investito, come avvenne nel 2002 in Argentina quando lo Stato dovette dichiarare default, cioè ammettere l impossibilità di restituire ai risparmiatori di tutto il mondo (tra cui molte famiglie ed imprese italiane) il capitale investito nei propri titoli. Come si misura il rischio che uno Stato non riesca a

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