Indice. 1 La crisi degli anni 30: ascesa del nazismo

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1 INSEGNAMENTO DI STORIA CONTEMPORANEA LEZIONE VII GLI ANNI 30: L AVVENTO DEI REGIMI TOTALITARI PROF. MANRICO GESUMMARIA

2 Indice 1 La crisi degli anni 30: ascesa del nazismo Nazismo e fascismo: due regimi a confronto La guerra civile spagnola Lo stalinismo di 11

3 1 La crisi degli anni 30: ascesa del nazismo Nel 1929 si interruppe bruscamente il ciclo positivo dell economia internazionale ed una crisi gravissima si abbatté sulle economie dei Paesi industrializzati. Ad avviare questa seconda grande depressione, dopo quella del 1873/96, fu la crisi dell economia americana, ormai divenuta il cuore del sistema economico mondiale, iniziata il 24 ottobre 1929, il cosiddetto «giovedì nero», con il crollo di Wall Street. Come 50 anni prima, anche nel 1929 la crisi si presentò come gigantesca sovrapproduzione di merci che il mercato non era in grado di assorbire. Negli anni 20 si era verificato un enorme incremento della produzione dovuto alle innovazioni tecnologiche ed all ulteriore intensificazione della divisione del lavoro che, sul finire di quel decennio, si scontrò con un mercato popolato di nuovi produttori estremamente concorrenziali. Tramontava così l epoca in cui gli USA erano l unico grande produttore attivo sul mercato mondiale, e l economia americana si trasformò ben presto in una gigantesca macchina produttrice di eccedenze. Le cause principi del giovedì nero della borsa di Wall Street e la conseguente depressione sono state individuate nella sovrapproduzione dei beni di consumo durevoli (automobili, abitazioni, mobili) che superarono le capacità d acquisto dei ceti medio-alti, ai quali erano destinati, e che rimasero invenduti provocando la crisi delle aziende, le cui azioni persero valore in borsa. Inoltre determinante in senso negativo fu il tipo di gestione delle industrie, condotte da tecnici dediti alla ricerca dei massimi utili possibili e del tutto indifferenti ai bisogni generali del paese producendo, ad esempio, beni di consumo superflui da cui trarre profitto e sfuggendo dai problemi relativi alle abitazioni, ai trasporti pubblici, ai servizi. Alcuni economisti definiscono l accaduto come crisi di sovrapproduzione delle industrie americane, cioè, a causa di un eccesso di prodotti rispetto alla reale capacità di assorbimento del mercato; in realtà la crisi fu amplificata dai fallimenti a catena delle banche di provincia che si andarono a ripercuotere direttamente sull intera società americana. Nei primi tre anni, i più caldi della crisi, le banche si ritrovarono improvvisamente senza denaro liquido quando migliaia di azionisti, spaventati dal crack di Wall Street, corsero a vendere i loro titoli. Altre banche decisero invece di restringere i crediti, andando ad inceppare così tutto il sistema economico. I titoli azionari persero in tre anni circa tre quarti del loro valore originale, andando così ad interrompere il flusso dei finanziamenti alle imprese e arrestando la grande macchina dell economia. La Crisi, da 3 di 11

4 economica, divenne poi sociale; basti pensare che in quegli anni circa 13 milioni di persone persero il lavoro a causa degli improvvisi fallimenti che colpivano mortalmente le imprese. Non furono solo le industrie ad essere colpite ma, in particolar modo al sud, anche l agricoltura ne risentì moltissimo, circa i 3/4 dei già poveri contadini furono ridotti alla fame. Dagli Stati Uniti la crisi dilagò in Europa, colpendo un sistema produttivo appena ripresosi dalla grave crisi del dopoguerra e che contava sugli aiuti americani per il consolidamento della propria ripresa economica. Le conseguenze non si fecero attendere: dal punto di vista economico si ebbe il crollo del sistema monetario internazionale fondato sull oro, dal punto di vista politico tale crollo fece sì che le potenze accentuassero la propria spinta all espansione, all allargamento delle proprie aree di influenza a scapito delle altre nazioni; tale allargamento, una volta esauritasi la spinta coloniale di fine 800, venne inteso verso le cosiddette «aree piene», ossia verso i Paesi confinanti, con tutti i rischi di conflitti e di destabilizzazione dell intero sistema di relazioni internazionali. Questa via venne intrapresa soprattutto dalla Germania, seriamente colpita dalla crisi anche a causa degli ingenti debiti di guerra. In questo scenario si aprirono notevoli spazi per l estremismo di destra ed in particolare per il Partito Nazional-Socialista guidato da Adolf Hitler che cavalcò il malcontento popolare dovuto alla disoccupazione ed al crollo dei salari per destabilizzare l intero sistema politico. Nel 1932, l anno più duro della crisi, i nazisti, col 37,4% dei voti, ottennero un grande successo elettorale divenendo il partito di maggioranza relativa; il 30 gennaio 1933 il Presidente della Repubblica, il maresciallo Hindenburg, conferì ad Hitler la carica di Cancelliere di un governo di coalizione. Un atto terroristico oscuro, l incendio del Reichstag, sede del Parlamento tedesco, fornì ai nazisti il pretesto per scatenare una sanguinosa repressione delle opposizioni. Alle elezioni del marzo 1933 i nazisti, instaurando un clima di autentico terrore, ottennero il 43,9% dei voti ed Hitler ebbe così il via libera per mettere in atto i suoi programmi dittatoriali. L ascesa al potere del partito nazista fu resa possibile dall appoggio dichiarato della grande borghesia industriale e delle caste militari che si riconoscevano nell ideologia del Partito Nazista. Questo era essenzialmente costituito dagli strati medio-bassi della struttura sociale, su cui maggiormente faceva presa l ideologia nazista, col suo appello alle «radici», al mito ed all eroismo, al culto per la potenza e la razza. Uno dei punti cardine della dottrina nazista era appunto la pretesa superiorità genetica ed intellettuale della razza ariana. Hitler proclamava quindi la necessità di 4 di 11

5 assicurare al «VOLK» tedesco (il popolo) i territori che gli spettavano, mediante un vigoroso espansionismo ad oriente ed in Russia al fine di conquistare il «LEBENSRAUM» (spazio vitale). Il volto più cupo ed aggressivo del nazismo si manifestò senza indugi il 30 giugno 1934, in quella che fu chiamata la «NOTTE dei LUNGHI COLTELLI». In una notte drammatica Hitler si sbarazzò in un sol colpo dell ala estremista del nazismo, quella che faceva capo a Rohm e alla milizia armata delle SA, le squadre d assalto. La fedeltà delle sue personali milizie, le squadre di difesa SS, portò all eliminazione di altri elementi sgraditi, come ex dirigenti socialisti della SPD e l ex cancelliere von Schleicher. Successivamente, alla morte di Hindenburg (02 agosto 1934), Hitler assunse anche la carica di Capo dello Stato e delle Forze Armate: da quel momento diverrà per tutti il «Führer», ossia il capo carismatico. Attraverso un vasto programma di opere pubbliche e l incremento continuo della produzione bellica, Hitler riuscì a liberare la Germania dalla disoccupazione; per contro, centinaia di migliaia di cittadini vennero rinchiusi nei Lager ed una cifra esorbitante pagò con la vita l opposizione alla dittatura. La persecuzione più feroce fu però subita dagli ebrei, secondo le idee naziste «razza inferiore». Prima di essere barbaramente sterminati durante la seconda guerra mondiale, furono esclusi dai pubblici uffici (1933), poi privati dei diritti civili (1935), quindi obbligati a premettere al loro nome, sui passaporti e sulle carte d identità, la lettera «J», iniziale di «Juden» (Ebreo). La campagna antisemitica raggiunse il culmine del delirio nella «KRISTALLNACHT» (notte dei cristalli), quando vennero distrutti negozi e magazzini, incendiate case e profanati cimiteri ebraici. Sul fronte interno il Führer soppresse i sindacati e sciolse tutti i partiti dell intero arco costituzionale (ad eccezione di quello nazista, naturalmente); vietò la libertà di stampa e di associazione; controllò e manipolò gli orientamenti dell opinione pubblica; instaurò un ferreo regime poliziesco, affidando poteri straordinari alla polizia di partito, le famigerate SS (Schutz- Staffeln = reparti di difesa) comandate da Heinrich Himmler, e la polizia politica, la Gestapo, resasi tristemente nota per l uso sistematico della tortura. Si consolidava così il progetto di uno Stato totalitario capace di controllare e guidare tutte le manifestazioni della vita civile, prima fra tutte l attività economica che venne, infatti, sottoposta ad un rigido controllo statale, funzionale agli interessi della grande borghesia imprenditoriale che era stata una delle forze promotrici della «rivoluzione» nazista. 5 di 11

6 2 Nazismo e fascismo: due regimi a confronto In Italia invece, a partire dal 1930 si manifestarono con chiarezza le ripercussioni della crisi economica mondiale. Il fascismo accentuò così l indirizzo dirigista già varato nel 1926, imponendo un rigido sistema economico centralizzato. Indispensabile corollario di questa politica economica fu la ripresa delle ideologie imperialistiche, che spinse l Italia nell avventura coloniale contro l Etiopia, con lo scopo di allargare le opportunità di mercato per le merci italiane in un epoca di rigido protezionismo internazionale. Tra l ottobre del 1935 ed il maggio del 1936 fu portata a termine la conquista dell Etiopia; il comando fu affidato al maresciallo Rodolfo Graziani, che si distinse per la ferocia con cui furono condotte le operazioni militari. La guerra d Etiopia svolse anche delle funzioni di politica interna per incanalare verso i miti imperiali il malcontento dei ceti popolari, esasperati dalla drastica contrazione dei consumi, e le prime incrinature del consenso dei ceti medi, anch essi duramente colpiti dalla politica economica del regime. In merito al parallelismo tra fascismo e nazismo, possono essere rilevate caratteristiche comuni ma molte altre di differenzazione tra i due regimi. Innanzitutto possiamo certamente ritenere caratteristica comune l ispirazione violentemente anticomunista e reazionaria atta a conquistare il consenso di vaste masse; ma anche il totalitarismo negatore di ogni libertà, l uso sistematico di reparti militari di partito (come le squadre d azione fasciste e le SA e le SS naziste, certo ben più disumane), la indubbia capacità oratoria in grado di arringare le folle e dominare le piazze con grandi manifestazioni pubbliche, l abilità nell inventare gli slogan più adatti a colpire gli istinti della gente e a spegnere le facoltà critiche. Anche nel simbolismo è possibile rintracciare aspetti di comunanza, dal saluto a braccio teso (idea di Gabriele D Annunzio) all aquila, simbolo di forza e potenza mutuato dall antica Roma, dall appellativo di Führer, quale capo carismatico, tradotto dall italiano Duce attribuito a Mussolini, alla costituzione delle camicie nere fasciste, seguite dalle camicie brune di Hitler. Ma a dire il vero sono ben maggiori le caratteristiche differenziali fra i due movimenti. Il fascismo è sciovinista, fino al fanatismo e all esasperazione nazionalista, ma non al punto di raggiungere il razzismo e la xenofobia (se non tardivamente e per abietta imitazione dei nazisti), mentre il nazismo esalta fin dalle sue prime origini le virtù della presunta razza germanica, rivolgendo un odio assoluto attraverso la più bieca e ottusa brutalità contro gli Ebrei, cui sono attribuite le peggiori, e naturalmente assolutamente infondate, nefandezze. Il totalitarismo fascista scalfisce ma non 6 di 11

7 distrugge i valori della tradizione cristiana, mentre l assai più radicale totalitarismo nazista propugna un neo- paganesimo fondato sul mito del sangue e della razza, per il quale il Tedesco, come essere biologicamente superiore, dovrà subordinare a sé, ridurre in schiavitù o sterminare tutte le altre razze inferiori. Il fascismo perseguita, imprigiona e qualche volta elimina fisicamente gli esponenti dell opposizione, mentre il nazismo procede alla sistematica eliminazione fisica non solo degli oppositori, ma persino dei dissidenti interni al partito. Il fascismo non rifiuta la tradizione umanistica, anzi la esalta, per quanto solo verbalmente e retoricamente, mentre il nazismo delira di una nuova scienza e di una nuova cultura tedesca, che dovrebbe ripudiare ogni valore di ragione e contrapporsi alla tradizione liberale e giudaica. Inoltre il fascismo, in quanto non intrinsecamente razzista, guarda al futuro nella pretesa di creare una maschia gioventù. Di creare l uomo fascista, coraggioso, attivo, virile; il nazismo, appunto perché essenzialmente ed originariamente razzista, si propone di tornare a un mitico passato di ariana e germanica purezza. Nell Intervista sul fascismo lo storico del revisionismo Renzo De Felice scrive a questo proposito: Se da un lato il nazismo tende alla creazione di una nuova società, dall altro però i valori più profondi su cui questa società deve costruirsi sono valori tradizionali, antichi, addirittura immutabili. Il principio della razza è tipico, in questo senso, ma non è il solo: il nazismo tende ad una restaurazione di valori, non alla creazione di nuovi valori. L idea di creare un nuovo tipo di uomo non è del nazismo. Il nazismo si propone di liberare l uomo tedesco dalle sovrastrutture che si sono venute accumulando in passato. Questo, nel fascismo italiano, non c è. Infine il fascismo, nato in un paese come l Italia, di potenza limitata, non è in grado di sconvolgere l ordine internazionale; il nazismo invece, sorto in un paese come la Germania, molto più ricco di risorse industriali e demografiche, costituisce fin dal principio una minaccia mortale per la pace. 7 di 11

8 3 La guerra civile spagnola L occasione di misurare la propria forza fu fornita al nazifascismo dalla guerra civile spagnola. La situazione nella penisola Iberica non era certo delle più tranquille: in Portogallo era stata adottata una costituzione repubblicana nel 1910, ma nel 1926 i contrasti interni erano sfociati nel colpo di stato militare di Oliveira; la Spagna era attraversata da una durissima lotta politica, che vedeva contrastarsi un forte movimento anarchico, con un suo sindacato, e il nascente movimento democratico-repubblicano. Nel 1931 cadde il governo di carattere dittatoriale di Primo de Rivera e la Repubblica spagnola appena nata dovette affrontare una difficilissima situazione economica che provocò la crescita della disoccupazione e un aspra opposizione politica. Il governo avviò così una riforma agraria e la concessione dell autonomia alla Catalogna; pur tuttavia ciò non bastò alla compagine governativa ad impostare una politica efficace per arginare la crisi economica giungendo, nel 34, allo scoppio di moti operai un po in tutto il Paese. Era il cosiddetto ottobre spagnolo, segnato dalla sanguinosa repressione, voluta dal governo ed operata dall esercito guidato dal generale Francisco Franco. A ciò si aggiunsero ben presto gli atti di terrorismo della destra e la ribellione delle guarnigioni militari. Alla testa della ribellione dei militari si pose proprio il generale Franco, il che provocò, da parte del governo repubblicano, prima il tentativo di controllo della rivolta, quindi la scissione dell esercito con la distribuzione di armi al popolo; era scoppiata la guerra civile. Le forze di destra guidate da Francisco Franco ricevettero cospicui aiuti da parte del regime fascista e nazista. L Italia e la Germania riconobbero infatti che i rispettivi interessi in buona parte coincidevano tanto da creare l asse Roma - Berlino. L Inghilterra, con i conservatori al governo, voleva evitare ogni motivo di contrasto nei rapporti internazionali e perciò si astenne da ogni forma di intervento. Anche la Francia non fornì alcun aiuto ai Republicanos, fedeli alla Repubblica, come del resto fecero gli Stati Uniti. L Unione Sovietica invece, non solo fornì armi e denaro, ma favorì anche l intervento di volontari europei a favore della repubblica spagnola. Con questo intervento l URSS si proponeva di contrastare l avanzata fascista in Europa e di riavvicinarsi agli Stati democratici occidentali. 8 di 11

9 Le formazioni volontarie che combatterono in Spagna erano fortemente indirizzate verso il comunismo; ciò ebbe come conseguenza la crescita dell influenza del Partito comunista spagnolo all interno del Fronte popolare. Ma i conflitti all interno dello schieramento di Sinistra non tardarono ad esplodere; i comunisti sostennero infatti la necessità di raccogliere tutte le forze repubblicane sotto la direzione unitaria e ritenevano che per realizzare tale coordinamento fosse necessario ricostruire l apparato statale spagnolo. Queste posizioni non erano condivise dagli anarchici che furono favorevoli invece, alle esperienze di collettivizzazione di terre e di fabbriche, che furono fatte in quel periodo, spesso di spontanea iniziativa popolare. I contrasti sfociarono in scontri e rappresaglie; una paradossale guerra civile nella guerra civile. Dall altra parte dello schieramento i ribelli noti come Nacionales, guidati da Francisco Franco, poterono contare sugli aiuti finanziari e militari di Italia e Germania, sul deciso sostegno della gerarchia ecclesiastica e su una sostanziale unità interna. Tutte le divisioni interne alla destra erano state, infatti, eliminate e si era creata una struttura organizzativa unica, la Falange Nazionalista. La guerra civile durò tre anni e si concluse nel 1939 con la caduta di Madrid, avviando la dittatura militare di stampo fascista del generalissimo Franco; moltissimi antifascisti furono uccisi, altri imprigionati o costretti all esilio. Era il segno premonitore dell approssimarsi di un nuovo conflitto mondiale, il primo atto di uno scontro sanguinoso tra fascismo e forze democratiche. L intervento di contingenti nazi-fascisti, oltre a portare alla vittoria le forze franchiste, aveva posto le basi per un intesa sempre più stretta fra Mussolini ed Hitler. Era l inizio di una lacerazione irrimediabile delle relazioni internazionali, travolte dall espansionismo tedesco che nel 1938 annesse (ANCHLUSS) al Reich prima l Austria e poi la Cecoslovacchia. L alleanza sempre più stretta fra Italia e Germania impedì a Mussolini di svolgere quel ruolo di mediatore tra la Germania e le potenze democratiche, che aveva contribuito a mantenere in equilibrio i rapporti tra gli Stati. 9 di 11

10 4 Lo stalinismo Negli anni della grande depressione e del fascismo trionfante, mentre gli Stati capitalistici si dibattevano nelle spire della grande crisi, l Urss, l Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, in virtù del suo stesso isolamento economico, non ne era affatto toccata, ma anzi si rendeva protagonista di un gigantesco sforzo di industrializzazione. La decisione di forzare lo sviluppo industriale e di porre fine all esperienza della Nep (la Nuova Politica Economica) fu presa da Stalin nel 27. L idea dell industrializzazione si univa alla convinzione che solo un deciso impulso all industria pesante avrebbe potuto fare dell Urss una grande potenza militare. Per raggiungere questo scopo era necessario che lo Stato acquistasse il controllo completo dei processi economici. Il primo e più importante ostacolo alla costruzione di un economia totalmente collettivizzata fu individuato nel ceto dei contadini benestanti, i kulaki. Contro di loro furono adottate misure restrittive ed operate ingenti requisizioni, ma poiché queste misure si rivelarono inefficaci, Stalin proclamò nel 29 la necessità di procedere alla collettivizzazione del settore agricolo e di eliminare i kulaki come classe. Contro questa linea prese posizione Bucharin, numero due del regime e convinto teorico della Nep. Ma la maggioranza del partito si schierò con Stalin: Bucharin fu condannato nel 1930 coma deviazionista di destra e così il gruppo dirigente comunista procedette sulla via della collettivizzazione forzata attraverso una sanguinosa repressione. Nel giro di pochi anni i kulaki furono eliminati non solo come classe ma anche come persone fisiche. L eccesso di popolazione nelle campagne fu drasticamente ridotto con le deportazioni e con l emigrazione verso i centri industriali. I costi economici dell operazione furono altissimi ed i risultati immediati disastrosi. Alla lunga però i risultati furono indubbiamente notevoli, anche se il primo piano quinquennale per l industria, varato nel 1928, fissava infatti una serie di obbiettivi tecnicamente impossibili da conseguire. Sorretto da un onnipotente apparato poliziesco ed artefice dell industrializzazione, Stalin finì con l assumere in Urss un ruolo di capo carismatico. Era l autorità suprema, ogni critica al suo regime assumeva i caratteri del tradimento. Le stesse attività culturali dovevano ispirarsi alle direttive del leader comunista; la letteratura, il cinema, la musica e le arti figurative furono sottoposte ad un regime di rigida censura. La storia fu riscritta per mettere meglio in luce il ruolo di Stalin e sminuire quello di Trotzkij e degli altri oppositori. Il motivo per il quale lo stalinismo si 10 di 11

11 impose malgrado la sua violenza è da ricercare nel fatto che lo stalinismo è un fenomeno profondamente inserito nella storia della Russia e nella tradizione imperiale, ma è anche inseparabile da quella traumatica esperienza modernizzatrice che fu l industrializzazione forzata. Stalin introdusse, però, nella gestione di questo sistema un carattere di spietatezza estraneo alla mentalità del vecchio gruppo dirigente comunista. Non solo emarginò politicamente tutti i suoi rivali, ma li eliminò fisicamente, e fece eliminare assieme a loro migliaia di semplici cittadini sospetti di deviazionismo. Questo periodo, detto delle grandi purghe cominciò nel di 11

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