Strategie di sussistenza adottate dai Neandertaliani nel sito di Riparo Tagliente (Prealpi venete)

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1 Archaeozoological studies in honour of Alfredo Riedel Bolzano 2006 pp Strategie di sussistenza adottate dai Neandertaliani nel sito di Riparo Tagliente (Prealpi venete) Ursula Thun Hohenstein Riassunto: [Strategie di sussistenza adottate dai Neandertaliani nel sito di Riparo Tagliente (Prealpi venete)] L articolo presenta i risultati dello studio archeozoologico condotto sui reperti faunistici provenienti dai depositi musteriani di Riparo Tagliente, localizzato nelle Prealpi venete. La serie stratigrafica, depostasi durante il Pleistocene superiore, può essere suddivisa in due unità principali separate da una superficie di erosione: depositi con industrie musteriane e aurignaziane e depositi con industrie epigravettiane. Particolare attenzione è stata posta all analisi tafonomica con osservazioni in microscopia a scansione elettronica. Nel complesso le superfici ossee appaiono ben conservate ed hanno consentito un dettagliato studio delle alterazioni prodotte da attività antropiche. L attività di fratturazione intenzionale è ben attestata. Si segnala la presenza di ritoccatoi su schegge diafisarie di ossa lunghe. Le tracce di macellazione sono state identificate soprattutto sui reperti di ungulati e marmotta mentre sono totalmente assenti sui carnivori. Le evidenze archeozoologiche sembrano confermare l intensa frequentazione antropica del sito, altresì indicata dall abbondanza delle industrie litiche. Parole chiave: Paleolitico Medio, faune, strategie di sussistenza, tafonomia, Veronese. Zusammenfassung: [Versorgungsstrategien des Neandertalers am Fundplatz Riparo Tagliente (Venetische Voralpen)] Der Beitrag befasst sich mit den Ergebnissen der archäozoologischen Untersuchung zu den Faunaresten aus den moustérienzeitlichen Schichtpaketen des Riparo Tagliente in den venetischen Voralpen. Die stratigrafische Abfolge des oberen Pleistozäns kann in zwei Hauptphasen gegliedert werden, die von einer Erosionsschicht getrennt werden: Horizonte mit Steingeräteindustrie des Moustérien und des Aurignacien sowie Horizonte mit Steingeräteindustrie des Epigravettien. Besondere Aufmerksamkeit wurde auf die tafonomische Analyse des Knochenmaterials mittels Elektronenmikroskop gelegt. Generell sind die Oberflächen der Knochen gut erhalten, weshalb detaillierte Studien zu Verwertungs- und Bearbeitungsspuren möglich waren. So ist in zahlreichen Fällen das intentionale Zerbrechen von Knochen nachgewiesen. Mehrere Diaphysefragmente von Röhrenknochen zeigen Bearbeitungsspuren in Form von Retuschen. Schlachtspuren fanden sich vor allem an Überresten von Huftieren und Murmeltieren, wohingegen sie an den Knochenresten von Fleischfressern ausnahmslos fehlen. Die archäozoologischen Überreste bestätigen, wie auch die zahlreich vorhandenen Steingeräte, die intensive Nutzung des Fundplatzes durch den Menschen. Schlüsselwörter: Mittelpaläolithikum, Fauna, Versorgungsstrategien, Tafonomie, Veronese. Abstract: [Exploitation strategies adopted by Neandertals in the site of Riparo Tagliente (Venetian Prealps)] The paper presents the results achieved by the archaeozoological study carried out on the faunal remains coming from the mousterian levels of Riparo Tagliente, located in the Venetian Prealps. The stratigraphic series, which was deposited in the Upper Pleistocene, can be divided into two main units separated by an erosion surface: deposits with Mousterian and Aurignacian industries and deposits with Epigravettian industries. Particular attention has been focused to the analysis of the bone surfaces modifications at scanning electron microscopy. Generally bone surfaces are well preserved, allowing a detailed analysis of modifications caused by anthropic activities. Several diaphysis fragments with marginal notches testify the interest in marrow extraction. Some diaphysis fragments are characterised by areas covered by little notches sometimes overlying an intensive scraping that suggest a functional use of these fragments as retouchers. Cutmarks have been recognized on the bone surfaces of the ungulates and marmot bones. On the contrary cut-marks are completely absent on carnivores. Archaeozoological evidence seems thus to confirm the intensive anthropic occupation as already indicated by the abundance of the lithic assemblage. Key words: Middle Paleolithic, fauna, exploitation strategies, taphonomy, Veronese. Introduzione Il Riparo Tagliente, localizzato sui Monti Lessini sul versante occidentale del monte Tregnago, si apre sul lato sinistro della Valpantena ai piedi di una piccola parete rocciosa formata da un banco di calcari oolitici. Il riparo, situato a pochi metri sopra il fondovalle attuale (Bartolomei et alii 1974, 1982, 1984) ove scorre il torrente Progno, si trova a circa 250 m slm, nei pressi dell abitato di Stallavena di Grezzana (VR). Le ricerche che condussero alla scoperta del sito iniziarono negli anni Sessanta (Zorzi 1962; Zorzi, Mezzena 1963; Mezzena 1964; Pasa, Mezzena 1964), in seguito alla segnalazione al Museo di Storia Naturale di Verona da parte del dott. Francesco Tagliente nel 1958 e proseguono tuttora. Gli scavi sistematici hanno messo in luce una potente serie stratigrafica depostasi nel Pleistocene Superiore, caratterizzata da un intensa frequentazione antropica (Guerreschi et alii 2002) che può essere suddivisa in due unità distinte e separate da una superficie di erosione: la parte più antica, riferibile

2 32 al Würm Inferiore e Medio, caratterizzata soprattutto da industrie musteriane sormontate da qualche livello aurignaziano; quella più recente, riconducibile al Tardiglaciale e attestante industrie epigravettiane. Al tetto della serie è presente una seconda superficie di erosione, sormontata da depositi di età olocenica (Bartolomei et alii 1984). I depositi dell unità più antica sono stati esplorati soprattutto nella parte interna del riparo, dove lo scavo è giunto alla roccia dove presentano uno spessore di circa 2,80 m: tali depositi sono stati in parte esplorati anche all imboccatura del giacimento nella quale, allo stato attuale delle conoscenze, sono stati identificati solo i termini superiori della serie. Materiali e metodi I reperti faunistici oggetto di questo lavoro provengono dai depositi musteriani, appartenenti all unità inferiore della sequenza stratigrafica di Riparo Tagliente (Peretto, Thun Hohenstein 2002), esplorati nel sondaggio interno per un area di 9 mq (qq , ) e in quello esterno, corrispondente a circa 7 mq (qq. 6, 7, 8, ) durante le campagne di scavo del 1974, 1975, 1978, 1979, 1980, 1985, 1998 e 1999 (Thun Hohenstein 2001). I sedimenti che inglobano i reperti provenienti dai tagli sono caratterizzati da una matrice argillosa mista a frammenti di calcare di piccole e medie dimensioni, presenti in quantità crescente verso il tetto dell unità e riconducibili a fenomeni termoclastici che hanno degradato la volta del riparo stesso. Alla matrice argillosa dei tagli precedenti si sovrappongono grossi massi di crollo e placchette gelive, provenienti dalla degradazione della volta e delle pareti del riparo (tagli 43-40), cui segue un livello loessico, quasi sterile e privo di clasti (taglio 39). Nella parte superiore della serie (tagli 37-31) prevale invece l apporto eolico alternato a livelletti di clasti, spesso di piccole dimensioni (Bartolomei et alii 1982; Guerreschi et alii 2002). È stato possibile effettuare una correlazione tra le sequenze dei depositi dei due sondaggi in base alle caratteristiche dei sedimenti fino al taglio 42, poiché nel sondaggio esterno sono stati identificati solamente i termini superiori della serie musteriana. Pertanto gli insiemi faunistici presi in considerazione in questo studio provengono esclusivamente dal sondaggio interno per quanto riguarda i tagli e da entrambi i sondaggi per quanto riguarda i tagli 41, 40, 37, 36, 35 (Thun Hohenstein 2001). A causa dell ispessimento dei sedimenti verso la parte esterna del riparo, come strategia d intervento lo scavo è stato effettuato per tagli artificiali all interno di ciascun livello; ne consegue che, in questo studio, con la denominazione di tagli si intende l insieme degli stessi riferibile a un unità stratigrafica o livello. Sono stati esaminati più di 3000 reperti faunistici per il taglio 35 (Thun Hohenstein et alii 2000), 7689 per il taglio 36 (Thun Hohenstein et alii 2001), 5303 per il taglio 37 (Aimar et alii 1998, 2000), per i tagli 40, per il taglio 41 (Thun Hohenstein 2004), per i tagli 42 e 3610 e per i (Thun Hohenstein 2001; Thun Hohenstein, Peretto 2005) (FIG. 1). La quantità di reperti è influenzata sia dall estensione dell area esplorata per ciascun livello sia dal grado di frammentazione dell insieme faunistico. Particolare attenzione, in questo studio, è stata posta all analisi tafonomica effettuata sui frammenti maggiori di 2 cm. Ogni reperto osseo è stato osservato a livello macroscopico e microscopico al fine di poter valutare lo stato di conservazione delle superfici ossee e di riconoscere le eventuali alterazioni presenti. L osservazione in microscopia è stata effettuata con l ausilio di uno stereomicroscopio Leica MZ6 e successivamente le tracce sono state analizzate in microscopia a scansione elettronica (SEM) effettuando repliche delle superfici ossee, realizzate con impronta negativa in elastomero siliconico Provil L (Bayer, Leverkunsen, Germania) e copia positiva in resina epossidica (araldite LY 554 e catalizzatore HY 956, Ciba Geigy, Basel, Svizzera) che, grazie alla loro alta definizione nel riprodurre le superfici, hanno consentito l osservazione di dettagli inferiori ad 1 μm (Shipman 1981; Rose 1983; Bromage, Boyde 1984; Bromage 1985, 1987; d Errico, Giacobini 1988). L analisi tafonomica dei reperti provenienti dai tagli 37, 36 e 35 è stata condotta in collaborazione con l équipe del prof. Giacobini dell Università degli Studi di Torino (Aimar et alii 1998, 2000; Alhaïque et alii 2004; Thun Hohenstein et alii 2000, 2001). Composizione e caratteristiche del campione faunistico I reperti faunistici esaminati in questo studio appartengono a macromammiferi, numerosi e documentati soprattutto da denti di insettivori e roditori mentre scarsa risulta la presenza di resti di pesci, anfibi e rettili (Bartolomei et alii 1982, 1984). La maggior parte dei reperti è costituita da frammenti diafisari, vertebrali, sesamoidi e denti che in molti casi non possono essere determinati a livello generico o specifico. Ad esempio è risultata spesso difficoltosa la distinzione tra alce, megacero e cervo o tra capriolo e camoscio per la mancanza di elementi morfologici diagnostici e l elevato grado di frammentazione dei reperti. I reperti determinati tassonomicamente costituiscono circa il 4 % dell insieme faunistico per i livelli 35, 36 e 37, meno dell 1 % per i livelli 40, 41 e 42, e il 15 % per i livelli (TAB. 1). I tassi di determinazione sono assai influenzati dal grado di frammentazione

3 33 Tagli NR NR > 2 cm NRDt % NR % NR > 2 cm , ,6 23, , , ,56 14, , ,76 53,83 TAB. 1 Riparo Tagliente. Rappresentazione del campione faunistico: Numero dei resti (NR) e Numero dei Reperti Determinati (NRDt). Le percentuali del NRDt sono state calcolate rispetto sia al numero totale dei resti sia al numero dei reperti maggiori di 2 cm. Taglio 35 Taglio 36 Taglio 37 Taglio 40 Taglio 41 Taglio 42 Tagli Taxon NRDt NMI NRDt NMI NRDt NMI NRDt NMI NRDt NMI NRDt NMI NRDt NMI Lepus sp Marmota marmota Canis lupus Vulpes vulpes Ursus sp Panthera pardus 1 1 Martes martes 1 1 Meles meles Canidae Felidae 2 Carnivorae Equus sp Sus scrofa Alces alces Cervus elaphus Capreolus capreolus Capra ibex Rupicapra rupicapra Bos sp. 7 1 Artiodactyla Aves Totale TAB. 2 Riparo Tagliente. Rappresentazione del Numero di Reperti Determinati (NRDt) e del Numero Minimo degli Individui (NMI) per taxa e livello. dei reperti, imputabile non solo al weathering, ma anche ad un intensa attività antropica. Per quanto riguarda la composizione dell insieme faunistico, non si presentano sostanziali differenze nei livelli 35, 36, 37 e 40. Sulla base del numero dei reperti determinati (TAB. 2) la specie più rappresentata tra gli ungulati è il capriolo seguita dal cervo, dallo stambecco e dal camoscio; nei tagli 41 e 42 i taxa più rappresentati sono il cervo seguito dal capriolo e dal cinghiale. Tra i carnivori predominano il lupo, la volpe e l orso, ma sono rari e tra i roditori è presente la marmotta. Alcuni resti di volatile sono stati riconosciuti, ma non ancora identificati. Si segnalano inoltre un dente di equide, rinvenuto nel taglio 35, una falange di alce, un omero di lepre, un molare superiore deciduo e una falange II del primo dito di Homo neandertalensis nel tagli 36; un canino deciduo di Neandertal (Villa et alii 2001) e un molare di bovide nel livello 37 e un frammento di tibia di equide nel livello 40. Nei livelli inferiori (44-52), la composizione faunistica rimane invariata per quanto riguarda gli artiodattili mentre tra i carnivori si attesta un aumento nel numero dei reperti e nella varietà delle specie (lupo, volpe, orso, leopardo, mustelidi).

4 34 Alterazioni Taglio 35 Taglio 36 Taglio 37 Taglio 40 Taglio 41 Taglio 42 Tagli Strie da macellazione Raschiature Morfotipi Incavo Cono di percussione Ritoccatoi Combustione Roditori Carnivori Radici Weathering TAB. 3 Riparo Tagliente. Distribuzione delle differenti categorie di alterazioni delle superfici ossee per livello. In base al calcolo del numero minimo degli individui (TAB. 2) tutte le specie sono rappresentate dallo stesso numero: 1 o 2. Il numero minimo degli individui è stato calcolato sui denti o porzioni epifisarie tenendo conto dell età degli individui rappresentati. Non è invece stato possibile effettuare tale calcolo per i tagli 40, 41 e 42 a causa della scarsa rappresentatività del campione, imputabile all elevato grado di frammentazione dei reperti. L insieme faunistico è rappresentato soprattutto da adulti e subadulti. L età di morte è stata stabilita in base allo stato di eruzione e allo stadio di usura dentaria e al grado di ossificazione delle ossa lunghe. Inoltre nei tagli 36, 37, 40, 41 e 42 sono stati rinvenuti elementi ossei di feti o neonati a termine di cervidi che possono fornire indicazioni utili circa la frequentazione stagionale del sito (primavera-estate). Gli elementi anatomici più rappresentati per il capriolo, il cervo e il camoscio sono frammenti mandibolari e appartenenti allo scheletro appendicolare. La frammentazione dei reperti giustifica il basso tasso di determinazione per alcuni elementi anatomici rispetto ad altri. I reperti identificati solo a livello anatomico comprendono elementi dello scheletro assiale (cranio, vertebre e coste) e potrebbero appartenere agli artiodattili. La quantità di elementi anatomici è significativa per ricostruire il tipo di trattamento riservato al capriolo, in quanto questo animale è l unico ad essere sufficientemente rappresentato in tutti livelli esaminati, suggerendo l apporto dell intera carcassa dell animale nel sito. Analisi tafonomica L osservazione delle superfici ossee è finalizzata a valutarne lo stato di conservazione per il riconoscimento di quelle modificazioni che possono essere attribuite all attività antropica (tracce di macellazione) e distinte da altre tracce di origine non antropica che potrebbero essere confuse con esse (calpestio, radici, solchi vascolari e rosicature di carnivori e roditori) (TAB. 3). Anche altre caratteristiche, quali dimensioni, decorso e localizzazione anatomica delle strie hanno consentito di ricondurre le tracce identificate in modo affidabile ad azioni di macellazione. L elevato grado di frammentazione è imputabile sia all attività antropica sia a fattori postdeposizionali e a variazioni di temperatura e umidità che hanno contribuito alla formazione e allo sviluppo di fratture (weathering cracks). In molti casi la superficie ossea risulta ben conservata e consente un indagine dettagliata delle evidenze di origine antropica. In altri casi l osso è stato interessato da fenomeni di erosione e/o esfoliazione che hanno alterato in modo più o meno invasivo la parte esterna, compatta, dell osso, a volte fino alla sua totale scomparsa. Le tracce dovute a radici sono lievi e di scarso significato per tutti i livelli (TAB. 3). I resti ossei si presentano con diverse tonalità di colore, comprese tra il giallo chiaro e il giallo scuro secondo i codici di riferimento tratti dalle Munsell Soil Color Charts (Munsell 1946) e spesso presentano colorazioni nerastre dovute all impregnazione da parte degli ossidi di manganese. Tracce di combustione (TAB. 3) sono state rilevate con tonalità di colore che variano dal rosso bruno, al nero, grigio e bianco nei livelli appartenenti alla parte superiore della serie musteriana (tagli 35, 36, 37, 40, 41 e 42), fornendo indicazioni circa l utilizzo del fuoco in queste fasi di frequentazione neandertaliana. L analisi delle superfici ossee ha rilevato la presenza di strie di macellazione soprattutto sugli ungulati con una percentuale del 22 % per i tagli 35, 36 e 37, del 14 % per i tagli 40 e 41, del 9 % per il taglio 42 ed il 4 % sui tagli Invece, le tracce di macellazione sono totalmente assenti sui resti di carnivori e sono state identificate su alcuni elementi anatomici di marmotta (omero, scapola e mandibola). In breve, l attività antropica di macellazione e fratturazione intenzionale è ben documentata nei livelli 35, 36, 37, 40, 41 e 42, ma è attestata anche nei livelli Questi livelli

5 35 sono inoltre contraddistinti da un aumento dell attività di roditori e carnivori, un aspetto che denoterebbe un occupazione alterna del sito sia da parte dell uomo sia di carnivori. Tracce di attività antropica L analisi micromorfologica delle alterazioni delle superfici ossee attraverso l osservazione in microscopia a scansione elettronica ha rilevato il differente grado di conservazione delle strie di macellazione. In molti casi esse appaiono ben conservate e presentano le tipiche caratteristiche diagnostiche prodotte dallo scorrimento del bordo tagliente di uno strumento litico (sezione del solco a V, strie secondarie all interno del solco principale, chatter marks, pareti scoscese del solco). In altri casi possono essere state parzialmente obliterate o cancellate da alterazioni prodotte da fattori postdeposizionali (esfoliazioni e/o concrezioni). Altre evidenze quali dimensioni, orientamento e localizzazione delle tracce non lasciano dubbi circa la loro attribuzione e consentono di riferirle alle differenti fasi della macellazione. Le strie sono localizzate soprattutto sulle diafisi delle ossa lunghe e in prossimità delle epifisi (tagli 35, 36, 37, 42 e 44-52) e sulle superfici articolari di alcune vertebre (tt. 36, 37 e 42). Tuttavia solo per il capriolo, rappresentato da un numero sufficiente di reperti in tutti i livelli, è possibile ricostruire parzialmente le varie tappe della macellazione mentre per gli altri taxa di ungulati sono documentabili solo alcune azioni. Tracce di scuoiamento sono state riconosciute su varie falangi di capriolo, camoscio (nei livelli 35, 36, 37, 40 e 44-52) e su una mandibola, un omero e una scapola di marmotta (livello 36). Tracce di disarticolazione sono state riscontrate sulle epifisi delle ossa lunghe, in prossimità delle aree di inserzione dei legamenti (nei livelli 35, 36, 37, 40, 41 e 42) e su osso di feto di cervide (livello 36). La disarticolazione del cranio dal tronco è documentata da una profonda stria presente su un frammento di ioide di cervo (livello 35) e sull occipitale di un camoscio (livello 37). Tracce di recupero della massa carnea sono presenti lungo le diafisi delle ossa lunghe sottoforma di profonde e ripetitive strie (nei livelli 35, 36, 37, 40, 41, 42 e 44-52) e raschiature (FIG. 1), soprattutto lungo i metapodi (nei livelli 35, 36, 37, 40, 41 e 42). Queste possono essere state prodotte sia durante il recupero delle masse muscolari sia per l asportazione del periostio al fine di facilitare la fratturazione dell osso per l apertura del canale midollare. L attività di fratturazione intenzionale per il recupero del midollo è ben attestata sulle ossa degli artiodattili dalla presenza di numerosi frammenti diafisari (TAB. 3) che presentano incavi di percussione e fratture ripetitive (morfotipi di fratturazione). Molto frequenti sono anche i coni di percussione (nei livelli 35, 36, 37). Si segnala l elevata quantità di frammenti con alterazioni da combustione di dimensioni inferiori ai 3 cm (nei livelli 35, 36 e 37). Infine, numerosi frammenti diafisari (FIGG. 1 2) con l eccezione di un unica prima falange di capriolo (tagli 37), sono caratterizzati dalla presenza di aree circoscritte e ricoperte da intaccature più o meno intense che a volte si sovrappongono a raschiature. Tali frammenti sono stati riconosciuti come ritoccatoi, utilizzati per il ritocco di manufatti in selce (Malerba, Giacobini 1998; Thun Hohenstein 2001). Tracce di origine naturale: roditori e carnivori Le modificazioni delle superfici ossee attribuibili ad attività di carnivori e roditori sono rare nei livelli 35, 36 e 37, aumentano leggermente nei tagli 40, 41 e 42 mentre si nota un sensibile incremento nei tagli (TAB. 3). Le rosicature di roditori si caratterizzano come smussature dei bordi sporgenti del frammento o dell elemento osseo, alterandone completamente la morfologia. Le tracce lasciate dai carnivori sono più variabili e si presentano come puncture cioè tracce circolari prodotte sulla superficie ossea in seguito alla pressione esercitata dal dente sull osso, determinandone talvolta il lieve collassamento della parete. Altre tracce possono essere ricondotte allo scorrimento delle cuspidi sulla superficie dell osso (scoring) oppure ad un intensa attività di rosicatura (gnawing e pits). In alcuni casi le corrosioni presenti sull osso documentano il passaggio del frammento attraverso il canale alimentare di un carnivoro. Conclusioni Lo studio archeozoologico condotto sui reperti faunistici provenienti dai depositi musteriani di Riparo Tagliente deve essere considerato preliminare in quanto l estensione dei depositi indagati e, di conseguenza, anche la quantità dei reperti faunistici raccolti, rappresenta una minima parte dell area di frequentazione neandertaliana. Ciononostante questo studio consente di effettuare alcune considerazioni che contribuiscono a comprendere alcuni aspetti inerenti al comportamento dei Neandertaliani, soprattutto per quanto riguarda le strategie di sussistenza adottate e il trattamento delle carcasse animali cacciate. In particolare, attraverso l analisi tafonomica è stato possibile discernere la natura delle stigmate presenti sulle superfici ossee e determinare l entità dell intervento antropico nell accumulo dei reperti faunistici. Riparo Tagliente presenta evidenze di intensa frequentazione umana, altresì testimoniata dalla presenza di manufatti in selce che, grazie all analisi archeozoologica, rivela modalità insediative differenti lungo la serie dei de-

6 cm a b FIG. 1 Riparo Tagliente. RT 42 q. 12 n. 195: frammento di metacarpale (a) che presenta un intensiva raschiatura lungo la diafisi; al SEM (b) sono visibili le striature secondarie all interno dei solchi principali. b 0 1 cm a c FIG. 2 Riparo Tagliente. RT 42 q. 13 n. 782: frammento di diafisi indeterminata (a) utilizzato come ritoccatoio. Sulla superficie è evidente un area circoscritta che presenta delle intaccature (b) sovrapposte ad un intensa raschiatura (c), visibili al SEM.

7 37 positi musteriani. In corrispondenza dei tagli inferiori (44-52) il riparo è stato alternativamente frequentato dall uomo e dai carnivori (orso, lupo, volpe). Infatti, la maggior presenza di carnivori e di tracce legate alla loro frequentazione è frammista a reperti faunistici con inconfondibili stigmate, imputabili ad attività antropiche. È possibile, quindi, che il riparo fosse inizialmente occupato dall uomo per brevi periodi e che durante la sua assenza alcuni animali lo utilizzassero come rifugio di ibernazione o rovistassero tra i resti di pasto. Nei termini superiori della serie musteriana (tagli 42-35) la frequentazione dei carnivori sembra scemare drasticamente in corrispondenza ad un intensificarsi della permanenza umana. Le uniche indicazioni di stagionalità possono essere desunte in base alla presenza di reperti faunistici di feti a termine o neonati di capriolo e altri ungulati che a volte recano tracce di macellazione, indicando così una possibile frequentazione del riparo durante i mesi primaverili (marzo-giugno). Alcune considerazioni generali possono quindi essere formulate sul comportamento dei Neandertaliani circa le strategie di sussistenza adottate in questo sito. Per quanto riguarda la caccia, le condizioni climatico-ambientali permettono l accesso ad una certa varietà di animali e non si nota né alcun tipo di specializzazione nella scelta delle prede né di una categoria di individui all interno di un taxon. Gli animali cacciati appartengono per lo più ad ungulati (capriolo, cervo, camoscio, stambecco, cinghiale e bovidi) e si tratta di individui sub-adulti e adulti. Altre specie sono rappresentate nell insieme faunistico, soprattutto appartenenti all ordine dei carnivori (volpe, lupo, orso, tasso, martora). Sebbene allo stato attuale delle ricerche questi reperti non siano sufficientemente rappresentativi per portare evidenze che possano suggerire il loro abbattimento da parte dei Neandertaliani, non è da escludere l interesse che tali animali avrebbero potuto suscitare nell uomo al fine di recuperare la pelliccia (interesse invece vivamente dimostrato per la marmotta). Dall analisi della rappresentazione dei diversi elementi dello scheletro si è potuto notare un differente trattamento delle carcasse degli animali cacciati che dipende essenzialmente dalle dimensioni della preda: gli animali di taglia media come il capriolo venivano portati integralmente nel sito, ove avveniva il depezzamento mentre quelli di taglia grande come i grandi cervidi venivano invece probabilmente depezzati nel luogo di abbattimento e solo parti della carcassa venivano trasportate nel sito. L ipotesi che le tecniche di macellazione fossero consolidate e sistematiche viene suffragata dal riconoscimento di strie lineari imputabili all azione di scorrimento del bordo di uno strumento litico. Tracce di scuoiamento, disarticolazione, recupero della massa carnea e di tendini sono state documentate con differenti frequenze sui resti di ungulati. Inoltre, sono state riconosciute azioni di raschiatura lungo la diafisi delle ossa lunghe, dettate probabilmente dalla necessità di eliminare il periostio e facilitarne la fratturazione. Anche l attività di fratturazione intenzionale, finalizzata al recupero del midollo, appare ripetitiva e sistematica ed è testimoniata dall elevato grado di frammentazione delle ossa lunghe e da elementi diagnostici, quali gli incavi di percussione (tipiche intaccature marginali presenti sui frammenti interessati dall impatto con il percussore e i coni di percussione, schegge che si staccano nell area di impatto). Anche la forma ripetitiva di alcuni frammenti di falangi prime e seconde o la morfologia di alcune fratture (ad esempio fratture a becco di flauto, trasversali o a spirale), suggeriscono un intensa attività antropica di fratturazione intenzionale. Un ulteriore aspetto da sottolineare che potrebbe denunciare un comportamento standardizzato nel trattamento dei resti ossei, è il ritrovamento di molti frammenti con evidenti alterazioni di colore dovute alla combustione. Non è possibile affermare se effettivamente le ossa venissero intenzionalmente gettate nel fuoco, utilizzate come combustibile o, più semplicemente, si trovassero nelle aree ove venivano costruiti i focolari. Un altra attività di utilizzazione dei frammenti ossei da parte dei Neandertaliani è stata documentata nel giacimento; si tratta dell impiego dell osso come supporto per ritoccare la selce. Questo interesse appare strettamente legato al tipo di industria litica e soprattutto alla necessità di ottenere ritocchi piatti e invadenti, come attestato da prove sperimentali condotte dall équipe del prof. C. Peretto. I dati archeozoologici confermano quindi l intensa frequentazione antropica di Riparo Tagliente durante il Musteriano, già indicata dall abbondanza dei manufatti litici e consentono di definire meglio il comportamento dei gruppi neandertaliani e le strategie adottate in relazione all ambiente naturale nei dintorni del sito. Ringraziamenti Desidero ringraziare sentitamente il prof. C. Peretto per avermi dato la possibilità di studiare i materiali di Riparo Tagliente; il prof. G. Giacobini, la dott. A. Aimar e la dott.ssa G. Malerba per avermi introdotto nello studio tafonomico di queste faune e il prof. B. Sala per avermi consentito l accesso alla sua collezione di confronto. Un sincero ringraziamento anche ai dott. Patrizia Mastellari, Mauro Bosco, Simone Gulmini e Matteo Zambon per aver contribuito alla necessaria raccolta dei dati. Tale ricerca è stata svolta nell ambito del Dottorato in Scienze Antropologiche XIII ciclo curriculum Paleontologia Umana, Con-

8 38 sorzio interuniversitario Bologna, Parma e Ferrara e nell ambito dell Assegno di Ricerca dell Università di Ferrara, cofinanziato per l anno 2003 dall Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. 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