Ogni volta che un evento naturale come un terremoto, un eruzione

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1 Ci si può difendere dai terremoti? Sebbene si sappia da molto tempo che l Italia è un paese sismico la storia della classificazione sismica e quindi anche della normativa che avrebbe potuto ridurre i danni è stata molto travagliata Concetta Nostro Ogni volta che un evento naturale come un terremoto, un eruzione vulcanica, una frana o un alluvione si verifica provocando danni, feriti e soprattutto vittime, ci facciamo sempre la stessa domanda: cosa potevamo fare per evitarlo? Per evitare l evento naturale, non avremmo potuto fare nulla. Per evitare che diventasse una catastrofe, forse qualcosa l avremmo potuta fare. Per comprendere cosa si può e si deve fare basta confrontare due forti terremoti (Magnitudo Momento Mw 7,0, dati Usgs) avvenuti lo scorso anno: il terremoto di Haiti del 12 gennaio (13 km di profondità e 25 km di distanza da Port-au-Prince) e il terremoto in Nuova Zelanda del 3 settembre (5 km di profondità e 45 km di distanza da Christchurch). Nonostante abbiano avuto energia e profondità molto simili, i due eventi hanno provocato danni completamente diversi: secondo i dati ufficiali, ad Haiti oltre 220mila morti e 1,3 milioni di sfollati, più di 97mila case distrutte e oltre 188mila danneggiate nella zona di Port-au-Prince e nella parte meridionale di Haiti; in Nuova Zelanda, nessuna vittima (in realtà, se n è registrata una, ma per infarto), due feriti gravi, sei ponti e molti edifici danneggiati nella zona di Christchurch e danni molto contenuti in gran parte di Canterbury. Il paese più ricco, a parità di terremoto, ha subito meno danni di quello più povero. Questo confronto è stato sotto gli occhi di tutti e, per settimane dopo il terremoto in Nuova Zelanda, la stampa internazionale ha tentato di verificare come gli effetti devastanti del terremoto di Haiti potevano essere mitigati dall utilizzo di norme consolidate per la realizzazione degli edifici, e quindi dalla tecnologia. Greg Szakats, un ingegnere strutturale neozelandese, in un intervista radiofonica ha dichiarato che gli effetti così contenuti del terremoto in Nuova Zelanda sono sostanzialmente dovuti ai regolamenti edilizi molto stringenti e alla serietà con la quale sono stati rispettati in tutto il paese. Insomma a fare la differenza è la preparazione del paese: la cultura legislativa, il rigore con il quale le norme vengono applicate, la disponibilità economica per poter utilizzare gli ultimi ritrovati tecnologici e i più moderni materiali antisismici negli edifici. Quindi oltre ad essere sufficientemente ricco un paese deve avere anche un buon indice di legalità. E noi dove stiamo? In Italia stiamo un po in mezzo a questi due estremi. Abbiamo molta esperienza con i terremoti, un ottima 88 n Darwin n Marzo/aprile

2 Cortesia: GeoNet Il 4 settembre del 2010 un terremoto di magnitudo 7,1 ha colpito la Nuova Zelanda. L epicentro era a circa 40km ad occidente di Christchurch. Non ci sono state vittime, ma solo danni agli edifici della zona interessata. normativa sismica, sismologi che sono riusciti a ricostruire gli ultimi 2000 anni della nostra storia sismica e che fanno un monitoraggio continuo e dettagliato della sismicità in tempo reale, ingegneri strutturali che progettano nuovi ritrovati tecnologici e sperimentano i più moderni materiali antisismici. Ciononostante un terremoto forte continua a provocare molti danni e vittime. Ma perché? Sebbene si sappia da molto tempo che l Italia è un paese sismico, la storia della classificazione sismica, e quindi anche della normativa che avrebbe potuto ridurre i danni, è stata molto travagliata. Per capire come sono andate le cose è necessario avere alcune informazioni. La classificazione sismica dell intero territorio nazionale, entrata in vigore solo nel 1984, ha reso antisismici solo gli edifici costruiti dopo i primi anni ʹ80. Questi edifici rappresentano poco più del 14% di quelli presenti nelle zone sismiche più pericolose, che costituiscono circa il 45% del territorio italiano. Più dell 80% degli edifici esistenti sono quindi sismicamente insicuri, una parte rilevante dei quali potrebbe collassare in caso di forte terremoto. Le prime leggi di costruzione antisismica sono state varate addirittura dal Regno di Napoli dopo i forti terremoti del 1783 in Calabria; mentre la prima classificazione sismica, intesa come elenco dei comuni esposti a rischio con relativa normativa tecnica, è stata adottata nel 1909, dopo il catastrofico terremoto del I comuni inclusi nella classificazione erano quelli di Sicilia e Calabria gravemente colpiti nel 1908, insieme a pochi altri 89 n Darwin n Marzo/aprile

3 Cortesia CWS Il 12 gennaio del 2010 un terremoto di magnitudo 7 ha colpiti Haiti facendo vittime e 1,3 milioni di sfollato. L intensità del sisma è paragonabile a quella che ha colpito la Nuova Zelanda lo stesso anno. per i quali c era memoria storica di danneggiamenti dovuti a forti terremoti. La lista dei comuni sismici è stata ripetutamente modificata tra il 1909 e il 1984, semplicemente aggiungendo i comuni gravemente colpiti da ogni nuovo evento sismico (nel 1916, 1927, 1936, 1962, 1976, 1981). Una procedura insensata se si considera che i terremoti più violenti e pericolosi hanno periodi di ritorno molto lunghi, anche dell ordine di 1000 anni. Solo nel 1984, dopo il terremoto di Irpinia e Basilicata, tutto il territorio nazionale è stato riclassificato con criteri scientifici rigorosi e omogenei, sulla base della Proposta di riclassificazione sismica del Progetto Finalizzato Geodinamica del Cnr. Questa è stata la prima classificazione sismica nazionale, basata su tre categorie con pericolosità decrescente dalla prima alla terza. Vi erano poi ampie zone del territorio non classificate (5.135 Comuni su 8.101). Per molti anni, nulla si è mosso dal punto di vista legislativo anche se, nel 1998, uno studio svolto per conto del Dipartimento della Protezione Civile aveva elaborato una proposta (Proposta 1998) per una nuova classificazione dei comuni italiani, presa in considerazione dalle autorità competenti, solo dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia del Quanto accaduto in quell occasione fece riflettere sul fatto che la situazione delle norme e della classificazione era ancora la stessa del Con un intervento di emergenza, l Ordinanza PCM 3274/2003 aggiornò l assegnazione dei comuni alle zone sismiche (non più denominate categorie), combinando la classificazione allora vigente con la Proposta 1998 e definendo per la prima volta la zona 4. Da allora tutto il territorio italiano è sismico e ciascun comune italiano appartiene a una delle 4 zone sismiche. Lo stesso provvedimento adottò una nuova normativa sismica, coerente con l Eurocodice 8, e stabilì i criteri con i quali si sarebbe dovuto realizzare uno studio aggiornato di pericolosità sismica. Un cambiamento importante era stato introdotto dal 90 n Darwin n Marzo/aprile

4 Protezione Civile I vigili del fuoco ispezionano la chiesa di san Gregorio, a L Aquila dopo il terremoto del Dlgs 112/1998 che passava la competenza in materia di aggiornamento dell assegnazione dei comuni alle zone sismiche a Regioni e Provincie autonome, lasciando allo Stato la competenza di definire i criteri generali per tale aggiornamento e la competenza in materia di norme tecniche. Da allora in Italia, non abbiamo più una classificazione sismica nazionale, ma distinte zonazioni regionali, basate comunque su valori probabilistici dello scuotimento atteso. Nel 2004 l Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) ha presentato una nuova mappa di pericolosità sismica elaborata secondo i criteri proposti dall Ordinanza PCM 3274/2003 e adottata come riferimento ufficiale nel 2006 con una nuova Ordinanza (OPCM 3519/2006). Tuttavia, è necessario ricordare che il concetto di zona sismica è sostanzialmente superato dalle nuove Norme Tecniche delle Costruzioni (NTC2008, Decreto 14/01/2008 del Ministero delle Infrastrutture); esse infatti impongono che i parametri progettuali siano direttamente riferiti ai valori della mappa di pericolosità, e non vengano più vincolati dall appartenenza a una predefinita zona sismica. Resta comunque in vigore la zonazione come strumento amministrativo delle Regioni, utile per applicare politiche di prevenzione, interventi di riduzione del rischio e studi di dettaglio. A questo punto sappiamo di avere una normativa molto rigorosa. Ma perché il rischio sismico resta sempre alto? La risposta in parte sta nelle vicissitudini della classificazione sismica, infatti sono molti i comuni italiani (circa il 63%) che sono stati classificati solo dopo il 2003 e per i quali non vi erano regole né per la costruzione dei nuovi edifici né per gli interventi sugli edifici esistenti. Oggi sappiamo che il rischio sismico può essere mitigato solo costruendo i nuovi edifici nel rispetto della normativa antisismica e effettuando corretti interventi di consolidamento strutturale preventivo, cioè preterremoto, sugli edifici esistenti ad alta vulnerabilità. Negli ultimi anni qualcosa è stato fatto in questo senso, ma sempre troppo poco. Infatti se andiamo 91 n Darwin n Marzo/aprile

5 L Aquila Renaissance L Aquila, i danni del terremoto del a vedere il censimento specifico della vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio effettuato, tra il 1999 e il 2001, in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia ci rendiamo conto che la situazione è estremamente grave per quel che riguarda gli edifici pubblici e l edilizia privata. Inoltre alcuni edifici in cemento armato risultano essere più a rischio di quelli in muratura. Importanti programmi di prevenzione sismica sono stati varati dopo il drammatico crollo della scuola di S. Giuliano di Puglia del 2002 e anche dopo il terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo. Ma perché non adeguiamo la nostra casa affinché resista ai terremoti, soprattutto a quelli forti? Sicuramente perché non è obbligatorio farlo e poi perché non esiste una vera cultura del rischio. Per il primo ostacolo ci sarebbe una soluzione che da tempo molte persone propongono, tra cui anche il padre della nostra protezione civile, Giuseppe Zamberletti: l assicurazione obbligatoria anticalamità. La sua introduzione avrebbe almeno due vantaggi importanti: far scattare la cultura della privata prevenzione, infatti per ottenere condizioni vantaggiose dalle compagnie assicurative si deve avere la propria casa in buono stato di manutenzione e rafforzamento; un eventuale ricostruzione non grava tutta sullo Stato. Molti paesi altamente sismici, tra cui anche la Nuova Zelanda, l hanno introdotta da decenni con risultati che sono evidenti a tutta la comunità internazionale. Per quel che riguarda la questione culturale, in Italia è risaputo che ci attiviamo solo dopo che una tragedia si verifica. Proprio per sradicare questa mentalità e per creare una cultura del terremoto, da circa una decina di anni, i sismologi hanno deciso di avviare progetti di educazione al rischio sismico per le scuole e campagne di informazione per la popolazione, in modo sistematico. Se ciascun cittadino, infatti, fosse consapevole del rischio e sapesse che qualcosa si può fare per ridurlo, forse le cose andrebbero meglio. 92 n Darwin n Marzo/aprile

6 L Aquila Renaissance Danni a una chiesa nel terremoto dell Aquila del Con questo spirito dal 2002 è nato il Progetto Edurisk che ha messo in campo i ricercatori, la scuola e tutti i cittadini, coinvolgendoli in un progetto di formazione e scoperta del rischio sismico. L idea di base che ha spinto questo gruppo di ricercatori ad avviare il progetto è che diffondere informazioni scientifiche aggiornate, e tali da consentire una conoscenza approfondita del territorio, è il miglior strumento per avviare strategie di prevenzione e riduzione dei rischi naturali. Al progetto collaborano esperti di diversi settori disciplinari (geologia, sismologia, pericolosità sismica, ingegneria sismica, sismologia storica, psicologia dell emergenza), uno staff di progettazione educativa proveniente dall editoria scolastica e multimediale, autori di libri per ragazzi, disegnatori ed esperti di didattica. Il progetto ha realizzato alcuni strumenti formativi (libri, guide insegnanti, schede informative, Dvd) per la scuola di base e dal 2002 ad oggi ha lavorato in 12 Regioni italiane a più alta pericolosità sismica, coinvolgendo più di insegnanti e 44mila studenti. Nel 2007 il progetto è stato avviato in Abruzzo e nel 2008 in tre istituti di L Aquila. Il terremoto del 6 aprile 2009 non ha bloccato l attività del progetto in Abruzzo, anzi l ha fortemente incrementata e per molti aspetti ha trasformato il modo di comunicare il rischio di noi sismologi. Due giorni dopo il terremoto, l Ingv ha attivato a L Aquila (presso il Dipartimento di Protezione Civile) il Centro Operativo Emergenza Sismica, un punto informativo per tutto il personale e i volontari coinvolti nei soccorsi e per la popolazione colpita. Noi eravamo gli esperti che dovevano far comprendere a gente fortemente scossa in tutti i sensi, cosa era accaduto e cosa ci si poteva aspettare per il futuro. Il team di sismologi e psicologi, che ha sempre lavorato nei progetti di educazione al rischio sismico in tempi di pace, ha messo a disposizione la propria esperienza per gestire un emergenza che non era solo sociale ed economica, ma anche informativa 93 n Darwin n Marzo/aprile

7 ed emotiva. Siamo diventati degli psico-sismologi che, con passione e molta comprensione per quanto accaduto, hanno iniziato a incontrare la popolazione colpita nelle tendopoli. Da aprile ad agosto 2009 abbiamo incontrato più di persone e abbiamo cercato di fronteggiare l emergenza terremoto con un approccio multidisciplinare (sismologico, storico, psicologico, sociale) per aiutare la popolazione a comprendere l accaduto nel contesto complessivo della pericolosità e del rischio dell area. Abbiamo anche cercato di fornire risorse e strategie per l adattamento emotivo e psicosociale nella fase post-emergenza, che potessero stimolare un nuovo modello di ricostruzione e di gestione del territorio stesso. Il nostro contributo non si è limitato a questo; infatti abbiamo collaborato con l Ufficio scolastico provinciale di L Aquila e l Ufficio scolastico regionale per l Abruzzo al riavvio delle attività scolastiche nell aprile 2009, promuovendo un ciclo di incontri che ha consentito agli insegnanti di acquisire, in tempi strettissimi, conoscenze, strumenti e competenze minime per gestire individualmente la fase dell emergenza e affrontare, nel miglior modo possibile, la ripresa delle attività didattiche, con la consapevolezza di poter assumere un ruolo più attivo nel fornire supporto psicologico ai loro bambini e ragazzi. Nel settembre 2009, l Ingv ha avviato un ciclo di incontri con i onsigli di Circolo o d Istituto di tutte le scuole aventi almeno un plesso ricadente nell area maggiormente colpita dal terremoto per favorire il riavvio delle attività scolastiche. Durante questi incontri sono state fornite informazioni aggiornate sul terremoto e sull andamento della sequenza sismica, un inquadramento generale sugli aspetti psicologici, alcune indicazioni sulla gestione di una eventuale emergenza a scuola. Complessivamente nelle due settimane sono stati realizzati 33 incontri con 37 scuole e istituti (2.706 persone tra insegnanti, dirigenti e personale amministrativo) della città di L Aquila e delle province di L Aquila, Teramo e Pescara. Il contributo essenziale di questi interventi è stato quello di fornire l opportunità agli insegnanti di chiarire dubbi che sono stati oggetto di discussione nei mesi dell emergenza e di condividere informazioni su possibili scenari di pericolosità e sugli interventi finalizzati alla riduzione del rischio, con particolare riferimento alla realtà scolastica. Questa esperienza ha fatto emergere in modo prorompente la necessità di tenere sempre vivo il confronto tra noi sismologi e la popolazione che vive in zone ad alta pericolosità sismica e ha creato in noi la consapevolezza che si dovesse comunicare il rischio sismico coinvolgendo anche competenze e strumenti lontani dal nostro mondo. Da qui sono nati progetti di formazione e informazione con e per altri operatori che intervengono in situazioni di emergenza (Vigili del fuoco, associazioni di volontariato, forze dell ordine, Esercito, dipendenti delle amministrazioni locali e degli uffici pubblici) e progetti di diffusione di informazione con strumenti al passo con i tempi. Sono stati infatti attivati canali per la comunicazione degli eventi sismici in tempo reale sui più noti social network come Twitter e Facebook. È stato attivato il canale YouTube, dove oltre ad approfondimenti su specifiche tematiche è possibile vedere dei filmati sull andamento della sismicità italiana mese dopo mese. A breve sarà pronta anche un applicazione per Iphone con l aggiornamento della sismicità italiana in tempo reale e varie informazioni sul fenomeno terremoto. La sfida della comunità scientifica per il futuro? Individuare in modo sempre più dettagliato quali sono le aree dove è più la alta probabilità che nei prossimi anni avvengano forti terremoti e intervenire in modo efficace con progetti di educazione e informazione per la riduzione del rischio. La sfida della nostra classe politica? Attuare concrete politiche di prevenzione che prevedano obblighi e incentivi per interventi di miglioramento e adeguamento degli edifici; proporre una buona legge per introdurre l assicurazione anti-calamità al più presto e quindi prima che un altro forte terremoto colpisca il nostro territorio e metta in ginocchio l Italia. La sfida della società civile? Recepire i risultati della ricerca scientifica e tradurli prontamente in azioni di prevenzione e in crescita culturale in modo che le nuove generazioni abbiano una conoscenza approfondita e una gestione responsabile del territorio. Questo è l unico modo per difenderci dai terremoti. Ma non possiamo farlo da soli. Abbiamo bisogno della collaborazione di tutti. Concetta Nostro, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Bibliografia AAVV, Terremoti e maremoti, INGV, Giunti Progetti Educativi, Amato A., Non Tutti giù per terra, Animals, Coniglio Editore, febbraio Antonarelli M., L assicurabilità delle calamità naturali e l esperienza internazionale, 7th R.I.B. Convention. Barberi F., Bertolaso G., Boschi E. (2007) Difendersi dai terremoti: la prevenzione sismica in Italia, pubblicazione all interno del volume Dalla emergenza alla ricostruzione, Curatore scientifico: F. Barberi, ed. 4M - Protezione Civile, Regione Umbria. 94 n Darwin n Marzo/aprile

8 Stephen Bassman La prima pagina dell Herald Tribune del 7 aprile Camassi R., Nostro C., Pignone M., Peruzza L., Pessina V. Terremoti come e perché- Speciale Campania, Progetto EDURISK, Giunti Progetti Educativi, Decreto 14/01/2008 del Ministero delle Infrastrutture, Norme Tecniche per le Costruzioni, GU n.29 del 04/02/2008. De Marco R., Martini M.G., Di Pasquale G., Fralleone A., Pizza A.G., Viola V., La classificazione e la normativa sismica italiana dal 1909 al 1984, Servizio Sismico Nazionale. Gruppo di Lavoro, Proposta di riclassificazione sismica del territorio nazionale. CNR-Progetto Finalizzato Geodinamica, Rapporto tecnico, 361, pp. 83. Gruppo di Lavoro, Proposta di riclassificazione sismica del territorio nazionale. Ingegneria Sismica, 16, 1, Gruppo di Lavoro MPS, Redazione della mappa di pericolosità sismica prevista dall Ordinanza PCM del 20 marzo Rapporto Conclusivo per il Dipartimento della Protezione Civile, INGV, aprile Meletti C. e Stucchi M., Pericolosità sismica, normativa e zone sismiche nell Aquilano, INGV-MI, 16 aprile Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Dipartimento della Protezione Civile, Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti, Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia Orientale, DPC, Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, DPC, GNDT, Censimento di vulnerabilità a campione dell edilizia corrente dei Centri abitati, nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia, DPC, Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, DPC, GNDT, Censimento relativo alle emergenze a carattere monumentale ed ambientale nei comuni ricadenti in tutto o in parte all interno dei Parchi naturali, nazionali e regionali, DPC, Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003. Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione del territorio nazionale e di normative tecniche, G.U. n.105 del 08/05/2003. Ordinanza PCM 3519 del 28/04/2006. Criteri generali per l individuazione delle zone sismiche e per la formazione e l aggiornamento degli elenchi delle medesime zone, G.U. n.108 del 11/05/2006. Progetto Edurisk. 95 n Darwin n Marzo/aprile

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