Prodotto scalare e prodotto vettoriale. Elisabetta Colombo

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1 Corso di Approfondimenti di Matematica Biotecnologie, Anno Accademico ,

2 Vettori Vettori di

3 di Ricordiamo il in R n Dati a = (a 1,...a n ) e b = (b 1,...b n ) in R n il è il numero reale ottenuto dalla somma dei prodotti delle omologhe, ossia a b = n (a i b i ). i=1 In particolare in R 2 (a 1, a 2 ) (b 1, b 2 ) = a 1 b 1 + a 2 b 2 e in R 3 (a 1, a 2, a 3 ) (b 1, b 2, b 3 ) = a 1 b 1 + a 2 b 2 + a 3 b 3 Vogliamo definire ora un sullo spazio del piano e dello spazio che sui vettori dati si riconduca alla definizione precedente.

4 Pensiamo ai vettori come frecce uscenti dal punto O; semplicità cominciamo a prendere in esame solo i vettori che giacciono in uno stesso piano passante O. di Nel piano possiamo introdurre un sistema di riferimento cartesiano ortogonale monometrico con origine in O (Monometrico significa che si sceglie la stessa unità di misura su entrambi gli assi. Noi useremo solo sistemi ortogonali monometrici e quindi ci limiteremo a scrivere sistema di riferimento cartesiano, sottointendendo tutto il resto).

5 di Ogni vettore v = OA è individuato dal suo punto di arrivo A, che nel sistema di riferimento ha certe coordinate: (a 1, a 2 ); quindi, nel sistema di riferimento scelto, anche il vettore v è rappresentato dalla coppia ordinata (a 1, a 2 ). Scriviamo allora v = OA = (a 1, a 2 ) e chiamiamo i numeri reali a 1 e a 2 scalari del vettore più precisamente a 1 è la componente v secondo la direzione dell asse x a 2 è la componente v secondo la direzione dell asse y. Definizione Quando si assegna il vettore v del piano tramite la coppia ordinata (a 1, a 2 ) si dice che il vettore è rappresentato

6 A questo punto si possono tradurre analiticamente le definizioni di somma di vettori e di di un vettore uno scalare s date in precedenza. Proposizione Se v = OA = (a 1, a 2 ) e w = OB = (b 1, b 2 ) si ha v + w = (a 1 + b 1, a 2 + b 2 ) sv = (sa 1, sa 2 ). di Se v = (a 1, a 2 ), il suo modulo si calcola utilizzando il teorema di Pitagora: v = (a 1 ) 2 + (a 2 ) 2.

7 Versori canonici I (1, 0) e (0, 1) hanno entrambi modulo 1 e hanno la direzione e il verso dei due assi x e y: questo verranno detti versori fondamentali o canonici. Come in Fisica porremo i = (1, 0) e j = (0, 1). Quindi ogni vettore v = (a 1, a 2 ) del piano (con sistema di riferimento cartesiano ortogonale) può anche essere scritto così v = a 1 i + a 2 j di

8 Nello spazio possiamo introdurre un sistema di riferimento cartesiano ortogonale monometrico con origine in O con orientamento destrorso (cioè i tre assi cartesiani ortogonali x, y, z sono orientati rispettivamente come indice, medio e pollice della mano destra.). di Ogni vettore v = OA è individuato dal suo punto di arrivo A, che nel sistema di riferimento ha certe coordinate: (a 1, a 2, a 3 ): quindi, nel sistema di riferimento scelto, anche il vettore v è rappresentato dalla terna ordinata (a 1, a 2, a 3 ). Scriviamo allora v = OA = (a 1, a 2, a 3 ) e diciamo che il vettore v è rappresentato, poiché (anche nel caso spaziale) chiamiamo i numeri reali a 1, a 2 e a 3 scalari del vettore:

9 più precisamente di a 1 è la componente v secondo la direzione dell asse x a 2 è la componente v secondo la direzione dell asse y a 3 è la componente v secondo la direzione dell asse z.

10 Traducendo analiticamente le definizioni di somma di vettori e di di un vettore uno scalare s si ha la Proposizione Se v = OA = (a 1, a 2, a 3 ) e w = OB = (b 1, b 2, b 3 ) si ha v + w = (a 1 + b 1, a 2 + b 2, a 3 + b 3 ) sv = (sa 1, sa 2, sa 3 ). di Se v = (a 1, a 2, a 3 ), il suo modulo si calcola utilizzando (due volte) il teorema di Pitagora: v = (a 1 ) 2 + (a 2 ) 2 + (a 3 ) 2.

11 di I tre vettori i = (1, 0, 0), j = (0, 1, 0) e k = (0, 0, 1). hanno modulo 1 e hanno la direzione e il verso dei tre assi x, y e z: questo verranno detti versori fondamentali o canonici. Ogni vettore v = (a 1, a 2, a 3 ) dello spazio (con sistema di riferimento cartesiano ortogonale) può anche essere scritto così v = a 1 i + a 2 j + a 3 k

12 di Torniamo a considerare vettori del piano o dello spazio ordinario. Due vettori v e w, pensati come segmenti orientati applicati in uno stesso punto, individuano due angoli, uno convesso (cioè non più ampio di un angolo piatto) ed uno concavo: ma quando ci si riferisce all angolo compreso tra i si intende parlare dell angolo convesso. Inoltre non si distingue tra l angolo compreso tra v e w e quello compreso tra w e v : si dirà ciò che tale angolo è non orientato. Denotiamo con θ la sua misura: se la misura è in radianti, risulta θ [0, π] mentre, se la misura è in gradi, θ può variare tra 0 e 180

13 di Definizione Dati v e w, chiamiamo scalare (o interno) dei il numero reale v w cos θ. Scriveremo v w = v w cos θ.

14 Scriveremo v w = v w cos θ. di commutativa: ogni coppia di vettori v e w si ha v w = w v; distributiva: ogni terna di vettori u, v e w si ha u (v + w) = u v + u w; di omogeneità: ogni coppia di vettori v e w e ogni s R si ha (sv) w = v (sw) = s (v w).

15 Inoltre è chiaro che v v = v v cos 0 = v 2 di e che v w= v w cosθ=0 se e solo se uno dei tre fattori è nullo, cioè v w= v w cosθ=0 v =0 oppure w =0 oppure cosθ=0 v = 0 oppure w = 0 oppure θ=π/2 Dunque

16 Proposizione Il di non nulli è nullo se e solo se i sono ortogonali. In particolare sono a due a due ortogonali i versori fondamentali e quindi i j =0, j k =0, k i =0. di Per calcolare il attraverso le scalari osserviamo che, se v = (a 1, a 2 ) = a 1 i + a 2 j e w = (b 1, b 2 ) = b 1 i + b 2 j,

17 applicando la proprietà distributiva e quella di omogeneità si trova v w = (a 1 i + a 2 j) (b 1 i + b 2 j) = a 1 b 1 i i + a 1 b 2 i j + a 2 b 1 j i + a 2 b 2 j j e, tenendo conto che i due versori fondamentali sono ortogonali e che i i = i 2 = 1 e j j = j 2 = 1, si ricava di v w =a 1 b 1 + a 2 b 2. Analogamente se v = (a 1, a 2, a 3 ) = a 1 i + a 2 j + a 3 k e w = (b 1, b 2, b 3 ) = b 1 i + b 2 j + b 3 k, si trova v w =a 1 b 1 + a 2 b 2 + a 3 b 3.

18 Osservazione Siano v e w sono rappresentati. Allora il può essere utilizzato : 1) individuare l angolo (convesso e non orientato) compreso tra i due. Ad esempio, se v = (4, 3) e w = (5, 12), si ha v w =4 5 + ( 3) 12 = 16 di

19 di e d altro lato, usando la definizione, v w = v w cos θ = cos θ = 5 13 cos θ e, uguagliando, cos θ = 16 ( 65, cioè θ = arccos 16 ) radianti. 65 In generale, risolvere il problema di trovare l angolo (convesso e non orientato) compreso tra v e w si può usare la formula ( ) v w θ = arccos. v w

20 2) determinare il vettore proiezione ortogonale di v nella direzione di w (senza calcolare l angolo tra i due vettori). Se w è un versore, tale proiezione è data da ( v cos θ) w = ( v w cos θ) w = (v w) w. Se w non è un versore, basta dividerlo il suo modulo ottenere un versore. di

21 Esercizi di (1) Dire quali valori di k i seguenti vettori sono ortogonali: soluzione: v := (1, k 2, 3), w := (k, 2, 5) (1, k 2, 3) (k, 2, 5) = k + 2k = 0 k = 11 3

22 Esercizi di (2) Dire quali valori di k l angolo tra i seguenti vettori e di π/3 : soluzione: v := (k, 1), w := (1, 2) cos π/3 = v w v w, v = k , w = = 5, v w = k 2, cos π/3 = (k 2)2 = 4 (k 2 + 1) 5 ( ) 5 k = 4 (k 2) 2

23 Esercizi ( ) 5k = 4 k k ( ) 5k = 4 k k 5k = 4k k di k k 11 = 0 soluzioni: k 1 = = , k 2 = 8 5 3

24 di Nello spazio ordinario (e solo in esso!) è possibile definire un altro tra v e w. Definizione Dati v e w dello spazio di dimensione 3, chiamiamo di v e w il vettore v w che ha modulo il v w sin θ, ove θ [0, π] è l angolo convesso compreso tra i direzione quella ortogonale al piano individuato dai verso quello che rende destrorsa la terna v, w, v w. (Questo significa che i tre vettori sono orientati rispettivamente come indice, medio e pollice della mano destra.)

25 Notiamo che il modulo v w rappresenta l area del parallelogramma che ha due lati coincidenti con i v e w e quindi v w = 0 se e solo se uno dei è nullo oppure i hanno la stessa direzione. Dunque Proposizione Il di non nulli è nullo se e solo se i hanno la stessa direzione. di anticommutativa: ogni coppia di vettori v e w si ha v w = w v

26 di distributive: ogni terna di vettori u, v e w si ha u (v + w) = u v + u w e (v + w) u = v u + w u; di omogeneità: ogni coppia di vettori v e w e ogni s R si ha (sv) w = v (sw) = s (v w); di annullamento ogni vettore v si ha v v = 0 (vettore nullo).

27 Ricordando che i, j e k sono i versori aventi la direzione e il verso degli assi x, y e z risulta chiaro che i j = k, j k = i, k i = j, e la proprietà anticommutativa j i = k, k j = i, i k = j. di

28 di Utilizzando queste proprietà si verifica che se v = (a 1, a 2, a 3 ) = a 1 i + a 2 j + a 3 k e w = (b 1, b 2, b 3 ) = b 1 i + b 2 j + b 3 k, si può formulare il in termini di scalari come segue. Infatti le proprietà distributive si ha v w = (a 1 i + a 2 j + a 3 k) w = a 1 i w + a 2 j w + a 3 k w = a 1 i (b 1 i + b 2 j + b 3 k) + a 2 j (b 1 i + b 2 j + b 3 k) + a 3 k (b 1 i + b 2 j + b 3 k) = (a 1 i b 1 i + a 1 i b 2 j + a 1 i b 3 k) + (a 2 j b 1 i + a 2 j b 2 j + a 2 j b 3 k) + (a 3 k b 1 i + a 3 k b 2 j + a 3 k b 3 k).

29 Per la proprietà di annullamento i i = 0, j j = 0, k k = 0. Quindi utilizzando la proprietà di omogeneità si ottiene: v w = (a 1 b 2 i j+a 1 b 3 i k) + (a 2 b 1 j i + a 2 b 3 j k) + (a 3 b 1 k i + a 3 b 2 k j), cioè, la proprietà anticommutativa, v w = (a 1 b 2 a 2 b 1 ) i j + (a 2 b 3 a 3 b 2 ) j k + (a 3 b 1 a 1 b 3 ) k i = (a 2 b 3 a 3 b 2 ) i + (a 3 b 1 a 1 b 3 ) j + (a 1 b 2 a 2 b 1 ) k. di v w = (a 2 b 3 a 3 b 2 ) i + (a 3 b 1 a 1 b 3 ) j + (a 1 b 2 a 2 b 1 ) k.

30 di Si vede che la prima componente del è costruita solo con le seconde e le terze dei due vettori v e w (e analogamente le altre ). Per ricordarsi questa formula è comodo far uso della terminologia dei determinanti. Si osserva che a 2 b 3 a 3 b 2 è proprio il determinante della matrice ( ) a2 a 3, che viene rappresentato brevemente come b 2 b 3 a 2 a 3 b 2 b 3. Proseguendo allo stesso modo sulle altre si trova: v w = a 2 a 3 b 2 b 3 i + a 3 a 1 b 3 b 1 j + a 1 a 2 b 1 b 2 k.

31 di Si compatta ancor di più questa formula scrivendo v w = i j k a 1 a 2 a 3 b 1 b 2 b 3 che si può leggere dicendo che il vettore v w si ottiene formalmente come il determinante di una matrice quadrata di ordine 3 (a elementi vettoriali e numerici) la cui prima riga è formata dai versori fondamentali, la seconda dal vettore delle di v, la terza dal vettore delle di w.

32 di o Determiniamo un vettore u dello spazio che risulta contemporaneamente ortogonale ai vettori v =(1, 0, 1) e w = (0, 2, 1).Visto che definizione il ha direzione ortogonale al piano individuato dai, sicuramente il vettore v w verifica la condizione. Si può quindi scrivere i j k u = v w = = i j k =2i 1j+2k =(2, 1, 2).

33 di o Calcoliamo il tra i vettori v = (1, 2, 3) e w = (1, 1, 1).Si può scrivere u = v w = det i j k = i j k = 1i+2j 1k =( 1, 2, 1). Si verifica immediatamente in questo caso che il è ortogonale a v e w

34 di Attenzione. Al contrario del, il può essere applicato ripetutamente visto che il risultato del è ancora un vettore. Ma il non vale la proprietà associativa. Ad esempio i (i j) = i k = j mentre (i i) j = 0 j = 0.

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