LA STORIA 1: DAI VANGELI AL MANDYLION.

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1 1 LA STORIA 1: DAI VANGELI AL MANDYLION. 1. Nuovo Testamento. L'autenticità storica dei Vangeli e del Nuovo Testamento risulta appurata al di là di ogni ragionevole dubbio, a partire dall'accurata analisi storico-critica condotta a partire dal XIX secolo e dalle convergenti attestazioni delle numerose fonti extrabibliche. Dai Vangeli e dagli scritti paolini, riguardo la sepoltura di Gesù e i teli sepolcrali utilizzati per avvolgerne il corpo apprendiamo che: a. Dalla Prima lettera di Paolo ai Corinzi (15, 4): 3 A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che 4 fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture 5 e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. b. Dal Vangelo di Matteo (27, 59): 57 Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. 58 Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. 59 Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito 60 e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all entrata del sepolcro, se ne andò. c. Dal Vangelo di Marco (15, 46): 42 Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, 43 Giuseppe d Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. 44 Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. 45 Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. 46 Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all entrata del sepolcro.

2 2 d. Dal Vangelo di Luca (23, 53): 50 Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. 51 Egli non aveva aderito alla decisione e all operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. 52 Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53 Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. e. Dal Vangelo di Giovanni (19, 40): 38 Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39 Vi andò anche Nicodèmo quello che in precedenza era andato da lui di notte e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. 40 Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. 41 Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. 42 Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù. Dopo la risurrezione, riguardo ai teli sepolcrali di Gesù, apprendiamo che: a. Dal Vangelo di Luca (24, 12): 12 Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l accaduto. b. Dal Vangelo di Giovanni (20, 5-7): 3 Pietro allora uscì insieme all altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario che era stato sul suo capo non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Per indicare i teli sepolcrali di Gesù, i Vangeli utilizzano tre termini, espressi in lingua greca: a. Sindon, sindonos: tradotto come "tessuto di lino finissimo" o "lenzuolo", ricorre in Mt 27,59, Mc 15,46, Lc 23,53. b. Othonion, othoniou: tradotto come "fascia di lino", ricorre in Gv 19,40, Gv 20,5-6, Lc 24,12. c. Soudarion, soudariou: tradotto come "sudario", ricorre in Gv 20,7.

3 3 2. I testi apocrifi. I testi apocrifi sono quelli che, pur simili ai Vangeli ed agli scritti canonici, non sono inseriti nel canone, l'elenco dei libri e degli scritti che compongono la Bibbia, Sacra Scrittura divinamente ispirata. Tuttavia rivestono un ragguardevole rilievo storico, risalendo ad epoche molto antiche. In vari testi apocrifi si fa diretto ed indiretto riferimento ai teli sepolcrali di Cristo. a. Vangelo di Pietro (II-III secolo): "Consegnarono il suo corpo a Giuseppe, perché lo seppellisse, dal momento che era stato testimone di tutte le buone azioni che aveva fatto. Preso il Signore, egli lo lavò, lo avvolse in un lenzuolo e lo portò nel proprio sepolcro, chiamato giardino di Giuseppe." b. Vangelo degli Ebrei (II secolo): "Il Signore, dopo aver consegnato il lenzuolo ad un servo del sacerdote, andò da Giacomo e gli apparve"

4 4 3. La prima comunità cristiana. Sono evidenti i motivi che spinsero la primitiva comunità cristiana di Gerusalemme a custodire gelosamente e a celare attentamente i teli sepolcrali di Cristo, scelta da cui si spiega la povertà di riferimenti a riguardo nei primi secoli dell'era cristiana. a. Per gli ebrei tutto ciò che aveva attinenza indiretta o contatto diretto con un cadavere era ritenuto impuro, da evitare e da distruggere. b. La pena della crocifissione, a cui Gesù era stato sottoposto e di cui i suoi teli sepolcrali certamente portavano i segni, era ritenuta l'infamia più vergognosa e l'ignominia più grande. c. Essendo Gesù considerato un impostore, l'interesse a distruggere ogni possibile riferimento alla sua resurrezione ed al suo culto risulta evidente. Il cristianesimo nasce in contesto ebraico, Gesù stesso era un ebreo. La legge ebraica vieta rigorosamente di rappresentare in qualunque modo Dio. Ciò sarebbe ledere la Sua divinità ed al contempo ridurla a proporzioni umane, misurabili, quantificabili, appunto rappresentabili in termini finiti. D'altra parte l'incarnazione, l'ingresso di Dio nel tempo e nella storia, il Verbo che si fa uomo rendendo la Sua umana finitezza sacramento e porta d'accesso alla sua divinità infinita, apre una prospettiva inedita sulla possibilità e l'opportunità di rappresentare la Divina Persona di Gesù, uomo e Dio, immagine e riflesso del Padre. La tradizione aniconica propria della cultura ebraica si viene a confrontare in contesto cristiano con la possibilità di rappresentare l'aspetto e le sembianze di Gesù, che gli apostoli hanno potuto ascoltare, vedere, toccare. 1. In un primo momento non si ebbero vere e proprie immagini di Gesù. Gesù veniva rappresentato attraverso un simbolo, che, in pochi tratti grafici, custodiva e comunicava un altissimo valore teologico. Di questi simboli è ricchissima l'iconografia caratteristica delle catacombe. Si pensi a questo proposito al simbolo del pesce, l'ichtys greco, le cui iniziali costituiscono una perfetta definizione dogmatica della Persona di Gesù: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. 2. In un periodo contemporaneo o leggermente posteriore, riscontriamo, sempre in ambito catacombale o nelle necropoli di Roma, alcune rappresentazioni inedite della figura di Gesù. Si tratta di dipinti, mosaici e sculture, soprattutto bassorilievi. In queste immagini la figura di Gesù si ispira chiaramente all'iconografia propria di alcune divinità pagane, mutuata e risignificata in contesto cristiano. Ricordiamo a questo proposito il Cristo Elio della tomba dei

5 5 Giulii nella necropoli vaticana che ci presenta Cristo come il Sol Invictus che sale al Cielo su un cocchio trainato da due cavalli. Sempre con derivazione dal contesto pagano Cristo è anche rappresentato secondo i tratti di un adolescente, del buon pastore, del medico-taumaturgo, del maestro-giudice, del filosofo, con lineamenti propri dell'apollo pagano. 3. Nel 313 con l'editto di Milano dell'imperatore Costantino il Cristianesimo diventa religio licita, vale a dire culto ammesso e permesso nell'impero romano. Nel 380 l'imperatore Teodosio con l'editto di Tessalonica dichiara il Cristianesimo religione ufficiale dell'impero romano, segnando il definitivo e rapido tramonto dei culti pagani. E' in questo periodo che, sostituendosi il culto di Cristo a quello dell'imperatore divinizzato, si poneva una nuova necessità, quella di poter rappresentare un'effige vera e ufficiale del Salvatore, che subentrasse a quella del monarca imperiale. E' in questi anni, tra il IV e il V secolo, che in vari contesti artistici assistiamo al progressivo affermarsi di una nuova raffigurazione iconografica di Cristo, che si andrà delineando ed affermando nei suoi tratti peculiari, presentando sorprendenti analogie con il volto sindonico. Cristo non è più rappresentato a partire da modelli iconografici pagani, ma presenta un volto con la barba, i baffi, un profilo stretto, alto e maestoso, i capelli lunghi che cadono sulle spalle. 4. Il mandylion di Edessa. Edessa, attualmente Urfa, era una fiorente città della Siria settentrionale, attualmente in Turchia. Fonti abbondanti e convergenti attestano la presenza nella città di Edessa di un'immagine acheropita, cioè non dipinta da mano umana, del volto di Cristo. Questa immagine prende il nome di mandylion, termine bizantino tradotto come "fazzoletto". 1. La tradizione. Mentre la presenza di quest'immagine a Edessa già dai primi secoli dell'era cristiana è incontrovertibile, numerose e differenti sono le tradizioni che ne riferiscono l'origine. Vari autori narrano che Abgar V Ukama, re di Edessa all'epoca di Gesù, trovandosi ammalato e venendo a conoscenza dei miracoli di Cristo, avesse inviato presso di Lui dei messaggeri, con il compito di invitarlo ad Edessa. Gesù, pur non recandosi nella città anatolica, avrebbe risposto al re inviandogli una lettera o un Suo ritratto o, secondo una terza e più accreditata versione, un tessuto su cui, al contatto, sarebbe rimasto impresso il Suo volto. Nei secoli successivi, anche in seguito all'insorgere di violente persecuzioni contro i cristiani, del mandylion si persero le tracce, probabilmente fu nascosto per preservarlo dalla distruzione.

6 6 2. Il ritrovamento. Nel 525 una terribile inondazione provocò seri danni alla città di Edessa. E' in questa occasione che, secondo la tradizione, in un vano ricavato nelle mura venne ritrovato il mandylion, che la comunità cristiana aveva premurosamente celato nei secoli precedenti. Nel 544 la città di Edessa venne stretta d'assedio dai persiani del re Cosroe I. Si narra che gli assediati ebbero la meglio sugli assalitori quando dai bastioni della città fu esposta l'immagine acheropita di Cristo, fatto che prova ulteriormente la sua presenza ad Edessa. Nel 641 la città anatolica cadde sotto il controllo arabo. Ciò non impedì la continuazione e la diffusione in tutto il mondo allora conosciuto della venerazione dell'immagine acheropita di Cristo. A questo proposito, giova notare che, secondo varie fonti, il mandylion non è soltanto il fazzoletto su cui si trova l'immagine del volto di Cristo, ma in realtà è costituito da un telo molto più ampio, che reca impressa l'immagine dell'intero corpo di Gesù. Un manoscritto del secolo VIII definisce l'immagine come: "impronta di tutto il suo corpo su un telo custodito nella Chiesa Grande di Edessa: «Chi la contemplava, vedeva il Signore al pari di chi lo aveva incontrato in terra". E' ragionevole quindi identificare il mandylion di Edessa, detto anche tetradiplon, cioè telo ripiegato in quattro, con la sindone, che, ripiegata, veniva esposta in un reliquiario che ne lasciava scorgere solamente il volto. A favore di questa identificazione depone l'analogia riscontrata tra il volto della sindone e le numerosissime rappresentazioni del volto di Cristo ispirate dall'immagine del mandylion edesseno. Tali tratti comuni alle rappresentazioni artistiche, al volto della sindone e a quello del mandylion sono le due o tre ciocche di capelli sulla fronte, un sopracciglio più alto dell'altro, alcuni segni particolari alla sommità del naso, la barba bipartita, una guancia più gonfia dell'altra, i capelli lunghi bipartiti ai lati del volto, gli occhi spalancati. 3. VII-IX secolo: monete e icone. Nonostante la conquista araba di Edessa, non si affievolì la fama del mandylion custodito nella chiesa di santa Sofia della città. Gli arabi ormai si spingono fino a minacciare le mura di Costantinopoli, imponendo alle autorità bizantine di intraprendere un processo di consolidamento dell'assetto istituzionale imperiale. Fulcro di questo percorso di consolidamento è proprio il fattore religioso-identitario, che contrappone con chiarezza la cristiana Bisanzio ai nuovi e minacciosi vicini musulmani di Damasco e Bagdad. Nel il Concilio Trullano o Quinisestio, tenutosi a Costantinopoli, al canone 82 prescrive che "l'immagine di Cristo lo rappresenti come uomo e non simbolicamente". A partire da queste disposizioni, l'imperatore bizantino Giustiniano II Rinotmeto fa rappresentare il volto di Cristo sulle monete d'oro e d'argento in circolazione nell'impero d'oriente. I lineamenti del volto di Cristo proposto dal conio bizantino sono analoghi a quelli del mandylion di Edessa, che corrispondono al volto sindonico. Si notano lunghi capelli dietro la spalla destra e

7 7 davanti a quella sinistra, la barba divisa in due punte, le mani che mostrano solo quattro dita. L'immagine acheropita del mandylion, evidentemente ritenuta autentica, progressivamente diventa il modello imprescindibile per la rappresentazione del volto di Cristo in Oriente come in Occidente. Le testimonianze artistiche in questo senso sono abbondanti. I lineamenti del volto sindonico sono chiaramente riconoscibili nella produzione delle icone bizantine, nella definizione della figura del Cristo Pantocrator e in innumerevoli rappresentazioni, prima tra tutte la raffigurazione di Cristo del monte Sinai. Tra il 717 e l'842 l'impero bizantino è dilaniato dalla lotta iconoclasta che vorrebbe impedire il culto delle icone e qualsiasi tipo di raffigurazione sacra. Per contrastare la furia iconoclasta degli imperatori bizantini a più riprese vari papi e patriarchi orientali fanno riferimento all'immagine acheropita di Edessa, ritenuta autentica, per legittimare il culto delle icone. L'immagine di Edessa è direttamente citata a questo proposito dal II Concilio di Nicea del 787. Nel secolo IX, conclusosi il periodo iconoclasta, la raffigurazione del volto di Cristo ricompare, con evidenti analogie al volto sindonico, sulle monete imperiali, a partire da quelle dell'imperatore Michele III ( ). Il successore Basilio I ( ) coniò monete in cui Cristo è rappresentato con un piede più piccolo rispetto all'altro, con chiara somiglianza all'assetto dei piedi dell'uomo della sindone, fissato dal rigor mortis. 4. A Costantinopoli. Dopo la repressione iconoclasta, è evidente l'interesse delle autorità imperiali di Bisanzio ad impossessarsi dell'immagine acheropita di Edessa, che costituisce sempre più il canone imprescindibile per la rappresentazione del volto di Cristo. Per questo motivo, dopo inutili trattative diplomatiche, l'imperatore bizantino Romano I nel 944 cinge d'assedio Edessa. Chiede ed ottiene dalle autorità arabe, dietro il rilascio di 200 prigionieri musulmani, la consegna del mandylion, che viene portato trionfalmente a Costantinopoli.

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