Introduzione. di Fabio Veglia

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Introduzione. di Fabio Veglia"

Transcript

1 INTRODUZIONE Introduzione di Fabio Veglia Non so perché gli sto antipatico. Ho provato a fare tutto quello che posso, ma loro non mi lasceranno mai in pace e non saranno mai miei amici. Mi chiamano «fetente» io gli dico di smettere ma loro continuano. Ieri mi hanno inseguito per strada e ho dovuto correre a casa e chiudere subito la porta. Tutti hanno un amico che li difende, ma nessuno difenderà mai me J.P., dieci anni (durante un colloquio clinico di accettazione) Vorresti fa parte del loro gruppo, ma ti lasciano fuori. Non ti chiedono di mangiare al loro tavolo, non ti vogliono. Non hai un posto veramente tuo. Ti senti un nullità, come se ti avessero buttato via. S.S., undici anni (nel corso della partecipazione a uno studio) Pochi problemi infantili creano tante sofferenze e danni duraturi quanto il rifiuto cronico dei coetanei. L amicizia ha un importanza fondamentale per i bambini nel periodo della scuola elementare. A quest età, pensano e parlano continuamente delle persone che gli piacciono e che non gli piacciono. Si preoccupano del futuro delle loro amicizie e di come vengono trattati dagli altri. Alcuni di loro, come quelli descritti sopra, non riescono a ottenere l accettazione dei coetanei. I bambini rifiutati spesso crescono nella solitudine e nell isolamento, soffrendo e lottando contro il loro senso di ansia e inadeguatezza. Quando diventano adolescenti e poi adulti molti di loro continuano a provare insicurezza e difficoltà nel rapporto con gli altri, e soffrono di depressione e altri disturbi psichiatrici (Parker e Asher, 1987). La seguente lettera mostra quanto possa essere pesante l effetto di esperienze negative con i coetanei nel periodo dell infanzia e come esso possa ripercuotersi sul benessere in età adulta:

2 14 IL BAMBINO RIFIUTATO DAI COMPAGNI Ancora oggi, a trentasette anni, soffro per le ferite provocate dalle critiche e dal rifiuto che da bambino ho subito a scuola e altrove. Ricordo che sin da piccolissimo avevo paura della gente. Quando sono diventato più grande non mi sentivo a mio agio con gli altri bambini. Ci provavo ma la gente mi confondeva, come del resto succede anche ora. Più mi escludevano e mi insultavano, peggio mi sentivo. Assumevo un espressione sorridente, come faccio tuttora, ma nel mio cuore sapevo che agli altri non piaccio e non piacerò mai. J.W. (comunicazione scritta) Chiaramente i bambini che hanno relazioni gravemente disturbate con i coetanei sono a rischio di psicopatologia. Negli studi retrospettivi, un numero spropositato di adulti affetti da gravi disturbi psichiatrici (specialmente disturbo di personalità antisociale, disturbo di personalità schizoide o schizofrenia e ansia sociale) ricordano esperienze sociali dolorose e descrivono la loro infanzia come caratterizzata da un comportamento sociale problematico e cattive relazioni con i coetanei. Per contro, negli studi prospettivi, un numero straordinario di bambini rifiutati sviluppa, crescendo, problemi di salute mentale e comportamento antisociale (Parker et al., 1995). Perché i bambini rifiutano alcuni coetanei? A volte il problema riguarda principalmente il loro comportamento sociale: irritano, disturbano e non si comportano in modo amichevole e divertente (Bierman, Smoot e Aumiller, 1993; Dodge, 1989). Va però ricordato che il rifiuto è un processo di gruppo e non una caratteristica individuale. Rifiuto e vittimizzazione sono il riflesso di atteggiamenti e comportamenti che i coetanei riservano ad alcuni bambini, quindi i contesti e le dinamiche del gruppo dei coetanei danno al processo un contributo importante. Poiché le esperienze interpersonali pregresse e la storia di un bambino influiscono sulle sue percezioni, i suoi scopi e le sue aspettative verso le successive interazioni con i coetanei, quando si valutano i problemi con i coetanei e si progettano gli interventi è importante considerare gli effetti transazionali fra le abilità comportamentali e cognitive del bambino, il suo orientamento emotivo-motivazionale e il contesto e le contingenze del gruppo dei coetanei. Questo libro, adottando una prospettiva evolutiva, si concentra in modo particolare sulla comprensione e il trattamento del rifiuto dei coetanei nella seconda infanzia, negli anni critici delle scuole elementari, quando si sviluppano le abilità e gli atteggiamenti sociali fondamentali, benché parte del materiale sia rilevante anche per bambini più piccoli e adolescenti. Le radici della competenza sociale affondano nella prima infanzia. Tuttavia è alle scuole elementari che i bambini devono imparare a adattarsi, conformarsi e misurarsi con una varietà di complessi contesti di gruppo insieme ai coetanei. D altra parte, in questo stesso periodo, le preoccupazioni dei bambini per l accettazione dei coetanei crescono marcatamente (Eder, 1985), i pettegolezzi e il bullismo aumentano (Eder, 1985;

3 INTRODUZIONE 15 Olweus, 1993) e le difficoltà con i coetanei diventano più predittive di problemi di adattamento sociale, emozionale e scolastico (Parker et al., 1995). Il libro è suddiviso in tre parti, dedicate alla comprensione delle relazioni problematiche fra coetanei (capitoli 1-4), alle strategie di assessment (capitoli 5-9) e ai metodi di intervento (capitoli 10-14). Nella parte prima troviamo un breve compendio di una gran quantità di ricerche sulle cause, i correlati e le conseguenze del rifiuto dei coetanei. I brani di colloqui e i casi esemplificativi illustrano alcune forme di rifiuto fra coetanei negli anni della scuola elementare e le loro conseguenze sullo sviluppo socioemozionale. I quattro capitoli di questa sezione descrivono: 1. le ricerche che documentano il peso evolutivo delle relazioni fra coetanei e le definizioni dei concetti fondamentali di rifiuto e competenza sociale; 2. le caratteristiche dei bambini rifiutati, insieme a casi esemplificativi che illustrano i modelli di comportamento che creano problemi con i coetanei; 3. le dinamiche di gruppo coinvolte nei processi di rifiuto e 4. l interazione fra le relazioni tra coetanei e lo sviluppo del Sé. Nella parte seconda vengono descritte le strategie di assessment e, in particolare, quelle utili per la progettazione e la valutazione degli interventi. Il capitolo quinto fornisce una visione d insieme degli scopi e delle strategie di assessment, esamina la definizione operazionale di competenza sociale e dimostra il valore del ricorso a molteplici metodologie. I capitoli rimanenti della parte seconda approfondiscono alcune strategie specifiche per la valutazione delle relazioni problematiche fra coetanei (capitolo sesto), del comportamento sociale (capitolo settimo), delle interazioni fra coetanei (capitolo ottavo) e dei processi del Sé (capitolo nono). La parte terza è dedicata alle strategie di intervento. Qui si dà particolare risalto alle ricerche evolutive e cliniche a cui fare riferimento per la progettazione di programmi di coaching rivolti allo sviluppo della competenza sociale. Dopo una rassegna storica che illustra l evoluzione del metodo di coaching per la competenza sociale (capitolo decimo), nel capitolo undicesimo vengono descritti dettagliatamente i contenuti e l organizzazione dei programmi di coaching e, nel capitolo dodicesimo, vengono analizzati i processi di intervento associati alla promozione del cambiamento del sistema del Sé. Il capitolo tredicesimo presenta una rassegna delle altre strategie per favorire lo sviluppo della competenza sociale nel contesto scolastico e familiare, fra cui i programmi universali 1 per la scuola 1 Il sistema di classificazione dei programmi di prevenzione dell Institute of Medicine/IOM distingue fra interventi universali, selettivi e indicati sulla base della popolazione interessata. Gli interventi universali per esempio le campagne mediatiche o i programmi scolastici di promozione della salute prendono come obiettivo gruppi di popolazione generale, senza riferimenti a gruppi particolarmente a rischio. In altre parole, da una iniziativa di prevenzione universale traggono vantaggio tutti i membri di una comunità e non soltanto persone o gruppi specifici. [ndt]

4 16 IL BAMBINO RIFIUTATO DAI COMPAGNI e i programmi di intervento multicomponenziali. Nel capitolo quattordicesimo vengono definiti i problemi chiave e gli orientamenti per la ricerca e gli interventi futuri nel campo della competenza sociale. Uno dei principali obiettivi del libro è dimostrare quanto sia importante integrare la ricerca evolutiva sui processi di rifiuto fra coetanei con la progettazione e la valutazione degli interventi per i bambini rifiutati, un interfaccia utile al progresso in ambito sia teorico che applicativo. Da un lato, la conoscenza delle ricerche evolutive dovrebbe favorire la progettazione di interventi più sofisticati ed efficaci. Dall altro, solitamente, le ricerche significative sono opera di persone che comprendono a fondo un problema perché lo hanno conosciuto da vicino. L erogazione di interventi permette di acquisire tale conoscenza dal momento che comporta contatti personali prolungati con i bambini rifiutati dai coetanei e dà l opportunità di osservare e verificare empiricamente i processi di cambiamento. Questo libro consente una valutazione critica e approfondita sia della letteratura empirica sui bambini rifiutati dai coetanei e sul processo di rifiuto, sia delle sue implicazioni per la progettazione e la valutazione degli interventi. Spero che serva a conoscere lo stato attuale delle conoscenze in materia e a stimolare ricerche e progressi ulteriori.

5 METODOLOGIE DI INTERVENTO Metodologie di intervento di Fabio Veglia L idea che si potessero progettare degli interventi mirati a migliorare le relazioni problematiche tra coetanei e promuovere la competenza sociale comparve fra la fine degli anni Trenta e l inizio degli anni Quaranta. Come si è accennato nel capitolo primo, Chittenden (1942) mise a punto una serie di attività formative per bambini dell asilo nido che avevano spesso conflitti con i pari. Mostrò ai bambini delle strategie positive per andare d accordo con gli altri utilizzando delle bambole, e registrò cambiamenti positivi nel loro comportamento (Renshaw, 1981). In questo capitolo viene presentata una prospettiva storica sugli interventi proposti nell arco del Ventesimo secolo, in particolare negli ultimi cinquant anni; verranno analizzate l evoluzione dei modelli concettuali che hanno guidato gli interventi di competenza sociale nel corso degli anni, e la documentazione empirica a sostegno dell efficacia delle tecniche moderne. La rassegna comincia con la fine degli anni Sessanta, quando le nuove tecniche comportamentali vennero applicate alla promozione del comportamento sociale positivo. Poi verso la metà degli anni Settanta, basandosi su una quantità di dati crescente riguardo alle relazioni fra pari, gli interventi assunsero un carattere più marcatamente formativo-didattico, utilizzando il modellamento, consegne esplicite e varie strategie di coaching per insegnare le abilità sociali. In seguito si parlerà dell espansione delle tecniche di coaching avvenuta negli anni Ottanta, quando i ricercatori si sforzarono di tenere più in considerazione la varietà comportamentale dei bambini con deficit relazionali, e cercarono di migliorare la generalizzazione e il mantenimento degli effetti dei trattamenti. Infine verrano descritti gli sviluppi che hanno caratterizzato questi ultimi anni, nonché le questioni più importanti ancora aperte.

6 178 IL BAMBINO RIFIUTATO DAI COMPAGNI Le strategie basate sull apprendimento operante: la manipolazione di antecedenti e le conseguenze Benché le basi storiche degli interventi di competenza sociale siano rappresentate dai pochi studi condotti negli anni Trenta e Quaranta (Renshaw, 1981), ci fu un lungo intervallo nella ricerca sulle relazioni fra coetanei fra la metà degli anni Quaranta e gli anni Sessanta. Quindi questa rassegna comincia con i modelli di intervento ideati negli anni Sessanta e con il successivo sviluppo programmatico delle tecniche per l insegnamento della competenza sociale. Negli anni Sessanta e nei primi anni Settanta, emerse una tecnica per la modificazione del comportamento basata sulla manipolazione degli antecedenti e delle conseguenze, che venne applicata per modificare la frequenza dei comportamenti sociali dei bambini. Per aumentare i comportamenti sociali positivi si usavano i rinforzi (come l attenzione contingente, rinforzo o rinforzi primari) e per ridurre i comportamenti sociali negativi si utilizzavano il time out, il costo della risposta e programmi di rinforzamento differenziale (Elliott e Gresham, 1993; Gresham, 1981). Il rinforzamento contingente dimostrò di essere un metodo molto efficace per aumentare la frequenza delle interazioni fra pari nei bambini socialmente isolati. Per esempio, quando Allen e colleghi (1964) insegnarono a una maestra di scuola dell infanzia a prestare attenzione e a lodare un suo alunno isolato ogni volta che interagiva coi compagni, ignorandolo invece quando giocava da solo, la frequenza di interazioni sociali del bambino aumentò bruscamente passando dal 10% al 60%. Altri ricercatori istruirono gli insegnanti a mostrare maggiore apprezzamento per i comportamenti cooperativi esibiti dai bambini aggressivi, riscontrando incrementi nelle interazioni cooperative dei bambini e riduzioni negli scambi aggressivi (Brown e Elliott, 1965; Hart et al., 1968; Pinkston et al., 1973). Oltre all attenzione contingente degli insegnanti, anche l attenzione dei coetanei si dimostrò capace di aumentare il comportamento sociale positivo e ridurre i comportamenti disturbanti (Solomon e Wahler, 1973). Concentrandosi sulle condizioni antecedenti, anziché sulle conseguenze, vari ricercatori hanno esplorato gli effetti ottenuti con una maggiore offerta di opportunità di gioco (Gresham, 1981). In una serie di studi, Strain e colleghi sono riusciti a incrementare le interazioni sociali di bambini di scuola dell infanzia con ritiro sociale utilizzando strategie di vario genere: 1. insegnando ai loro compagni a invitarli a giocare (Strain, 1977); 2. sollecitando verbalmente e fisicamente i bambini isolati a interagire (Strain, Shores e Kerr, 1976); 3. coinvolgendo i bambini nel gioco sociodrammatico strutturato e mettendo in scena storie famose (Strain e Weigerink, 1976).

7 METODOLOGIE DI INTERVENTO 179 Benché l offerta di opportunità e di rinforzi aumenti la frequenza delle interazioni sociali, queste tattiche hanno avuto effetti moderati sulla qualità a lungo termine delle relazioni fra pari, per varie ragioni. Primo: l aumento quantitativo delle interazioni tra pari non ha sempre prodotto una qualità migliore. Per esempio, quando Kirby e Toler (1970) hanno utilizzato il rinforzo primario per aumentare la frequenza delle interazioni di un bambino isolato con i suoi coetanei, insieme alle interazioni positive sono aumentati anche i comportamenti aggressivi. Secondo: sembra che gli effetti dipendano dalla presenza di un monitoraggio intenso da parte dell insegnante e dalla somministrazione continua di rinforzi; l intervento è quindi molto impegnativo e poco generalizzabile in tempi e luoghi differenti (Gresham, 1981). Terzo: come hanno dimostrato le ricerche prodotte alla fine degli anni Settanta e all inizio degli anni Ottanta, la frequenza delle interazioni sociali sembra essere scarsamente correlata alle relazioni positive con i coetanei; la qualità delle interazioni sociali è un indicatore più attendibile rispetto alla quantità (Asher, Markell e Hymel, 1981). Le tecniche operanti, che miravano ad aumentare le interazioni sociali attraverso la gestione degli antecedenti o delle conseguenze, non erano adatte a insegnare a un bambino delle abilità sociali che non facessero già parte del suo repertorio (Gresham, 1981; Ladd e Mize, 1983). Gli approcci comportamentali presumevano implicitamente che alcuni bambini non mettessero in atto determinati comportamenti competenti perché tali comportamenti non venivano sollecitati e rinforzati nei loro ambienti sociali, o perché altre risposte competitive avevano la precedenza (La Greca, 1993). Così, queste strategie di intervento presupponevano che i deficit relazionali fossero una conseguenza di deficit a livello di prestazione e non a livello di abilità (Gresham, 1981). Nel frattempo, la ricerca sulle relazioni fra pari nell infanzia stava portando i ricercatori a concludere che l accettazione dei pari richiedesse abilità di interazione più sofisticate di quelle necessarie per comportarsi positivamente o per astenersi dal picchiare gli altri. Per esempio, era sempre più evidente che per essere un partner sociale positivo servivano flessibilità comportamentale e sensibilità sociale, la capacità di adattare il comportamento a vari contesti interpersonali e in risposta a spunti interpersonali (Asher et al., 1981). Le tecniche operanti, da sole, sembrarono inadeguate a promuovere questo genere di flessibilità comportamentale. Quindi, i ricercatori si orientarono verso strategie di intervento che potessero insegnare ai bambini nuove abilità sociali basate su risposte comportamentali più complesse e flessibili. Nei primi anni Settanta vennero sviluppati due metodi educativi: uno si focalizzò sull uso delle tecniche di modellamento per insegnare comportamenti ludici positivi, l altro si concentrò sull uso di istruzioni esplicite, discussioni e tecniche di role play per insegnare abilità di problem solving interpersonale.

8 180 IL BAMBINO RIFIUTATO DAI COMPAGNI I primi metodi educativi: il modellamento e il problem solving interpersonale Concettualizzando le carenze nelle relazioni con i pari come una conseguenza di abilità sociali insufficienti, le strategie di modellamento si sono basate sul presupposto che i bambini privi dei comportamenti sociali necessari a interagire efficacemente con i pari potessero apprendere tali comportamenti attraverso il modellamento (Bandura, 1969; Gresham, 1981). Una serie di studi dimostrò che le interazioni sociali di un gruppo di bambini di scuola dell infanzia potevano essere incrementate mostrando ai bambini alcuni filmati che proponevano interazioni positive con i pari (Evers e Schwarz, 1973; O Connor, 1972). Gli effetti risultarono maggiori quando i personaggi del filmato avevano caratteristiche simili al bambino osservatore, quando veniva usata una varietà di situazioni e di esempi, quando veniva utilizzata la narrazione in prima persona e quando i bambini erano stati esplicitamente istruiti a modellare i comportamenti e in seguito rinforzati per questo (Gresham, 1981). Benché alcuni ricercatori siano riusciti a documentare il mantenimento degli effetti per settimane dopo l esposizione al film (Evers e Schwarz, 1973; Evers-Pasquale e Sherman, 1975), altri hanno riscontrato un mantenimento limitato ed effetti non significativi sull accettazione dei coetanei quando il modellamento è stato usato da solo (Gottman, Gonso e Schuler, 1976). Questa ricerca indica che il modellamento potrebbe essere una tecnica importante per promuovere il cambiamento nei comportamenti sociali, ma che un effetto duraturo sulle relazioni tra pari è improbabile se la tecnica viene usata in modo limitato. Un diverso metodo di insegnamento delle abilità sociali, mirato all insegnamento delle abilità di problem solving interpersonale, emerse parallelamente agli interventi che utilizzavano tecniche di modellamento. Questo approccio puntò a migliorare la competenza sociale di tutti i bambini di una classe, anziché prendere come obiettivo i deficit di abilità di bambini con problemi relazionali accertati (vedi il capitolo tredicesimo). Qui accenniamo a esso brevemente, poiché il modello educativo del problem solving interpersonale ha influito sui successivi interventi di coaching per la competenza sociale e, in alcuni casi, è stato incorporato in essi. Introdotto da Spivack e Shure (1974), questo approccio si distinse dai programmi comportamentali precedenti sia per le tecniche di insegnamento utilizzate, sia per l oggetto principale degli sforzi di intervento; esso si servì principalmente dell insegnamento verbale e puntò ad accrescere le conoscenze sociali rilevanti per le strategie di problem solving sociale. A differenza delle tecniche comportamentali e del modellamento, il metodo del problem solving interpersonale colse l importanza delle abilità di pensiero che stanno alla base dell interazione sociale positiva. La premessa era che le capacità cognitive di riconoscimento e valutazione accurata dei problemi sociali, nonché la capacità di produrre e valutare le diverse risposte possibili, stabilire obiettivi e monitorare la propria prestazione comportamentale

9 METODOLOGIE DI INTERVENTO 181 alla luce di tali obiettivi, fossero gli elementi costitutivi principali dei comportamenti adattivi, flessibili e socialmente sensibili (Allen et al., 1976; Weissberg e Allen, 1986). Le ricerche su questo approccio vengono presentate nel capitolo tredicesimo, che descrive i metodi sistemici mirati a promuovere le relazioni positive fra coetanei a livello di classe. Essenziale, per i successivi interventi rivolti ai bambini con difficoltà di relazione con i coetanei, fu l attenzione per le abilità di pensiero che, in combinazione con gli approcci comportamentali tradizionali, fornirono una base per lo sviluppo dei programmi di coaching allargati. Verso la metà degli anni Settanta, la letteratura empirica sui metodi di insegnamento delle abilità sociali fu abbastanza ricca da supportare varie rassegne (Asher, Oden e Gottman, 1977; Combs e Slaby, 1977). In generale la conclusione a quel punto fu che questi metodi (compresi la manipolazione di antecedenti e conseguenze, il modellamento e le istruzioni) sembravano promettenti in termini di effetti sui comportamenti sociali immediati, sebbene mancassero prove di mantenimento a lungo termine e di effetti positivi sulle relazioni con i pari. Un problema importante, che venne evidenziato da alcuni ricercatori, è quello della validità sociale dei tentativi di cambiamento e della loro efficacia complessiva (Gresham, 1981). Fra la fine degli anni Settanta e l inizio degli anni Ottanta aumentò quindi l utilizzo delle tecniche di coaching, finalizzate a rafforzare gli effetti dei metodi di insegnamento delle abilità sociali. Queste tecniche comprendevano una maggior varietà di metodi di insegnamento e davano ampio spazio alle misure sociometriche per la selezione dei partecipanti, l identificazione delle abilità obiettivo e la valutazione dei programmi. Le prime strategie di coaching Come i programmi di insegnamento basati sul modellamento e sul problem solving sociale, i programmi di coaching sviluppati alla fine degli anni Settanta erano basati sulla premessa che i bambini non accettati mancassero delle abilità necessarie per sviluppare e mantenere relazioni positive con i coetanei, e che l acquisizione di tali abilità avrebbe favorito l accettazione presso i pari (Asher e Renshaw, 1981; Furman e Gavin, 1989). Tuttavia i programmi di coaching introdussero nel disegno di intervento alcuni cambiamenti che li distinsero dai precedenti approcci di intervento in tre modi: 1. utilizzavano una serie più ampia di metodi di insegnamento, fra cui varie opportunità di esercizio guidato e feedback; 2. identificavano i partecipanti e valutavano l efficacia del programma servendosi di valutazioni sociometriche socialmente valide; 3. sceglievano le abilità obiettivo sulla base delle prove empiriche che testimoniavano l esistenza di reali connessioni fra determinate abilità comportamentali e accettazione dei pari.

12 ATTIVARE LE RISORSE DEL GRUPPO CLASSE. Figura 1 OTTO STRATEGIE PER VALORIZZARE IL GRUPPO CLASSE COME RISORSA EDUCATIVA E DIDATTICA

12 ATTIVARE LE RISORSE DEL GRUPPO CLASSE. Figura 1 OTTO STRATEGIE PER VALORIZZARE IL GRUPPO CLASSE COME RISORSA EDUCATIVA E DIDATTICA 12 ATTIVARE LE RISORSE DEL GRUPPO CLASSE Figura 1 OTTO STRATEGIE PER VALORIZZARE IL GRUPPO CLASSE COME RISORSA EDUCATIVA E DIDATTICA LE CARATTERISTICHE PEDAGOGICHE DEL GRUPPO CLASSE 13 1 Le caratteristiche

Dettagli

Le relazioni tra pari

Le relazioni tra pari Le relazioni tra pari Al di fuori della famiglia Oltre ai genitori, altre persone influenzano lo sviluppo del bambino (in modo diretto o indiretto). I bambini passano Sviluppo cognitivo molto tempo con

Dettagli

Continuità tra i diversi ordini di scuola

Continuità tra i diversi ordini di scuola Continuità tra i diversi ordini di scuola Criteri Formazione Classi Prime La commissione continuità è composta da docenti della scuola dell infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di

Dettagli

CONVITTO NAZIONALE G. LEOPARDI Piazza Marconi, 3 Macerata

CONVITTO NAZIONALE G. LEOPARDI Piazza Marconi, 3 Macerata CONVITTO NAZIONALE G. LEOPARDI Piazza Marconi, 3 Macerata Centro Regionale A.I.D.A.I. per le Marche 0733 239338 3381449353 - aidai.marche@libero.it Psicologa: Dott.ssa Federica Fini (n iscrizione Albo

Dettagli

METTERSI IN GIOCO : ESPERIENZE DI LABORATORIO NEL GRUPPO DI LAVORO CON I DOCENTI PER ACQUISIRE UNA MAGGIORE EFFICACIA RELAZIONALE NEL GRUPPO CLASSE

METTERSI IN GIOCO : ESPERIENZE DI LABORATORIO NEL GRUPPO DI LAVORO CON I DOCENTI PER ACQUISIRE UNA MAGGIORE EFFICACIA RELAZIONALE NEL GRUPPO CLASSE METTERSI IN GIOCO : ESPERIENZE DI LABORATORIO NEL GRUPPO DI LAVORO CON I DOCENTI PER ACQUISIRE UNA MAGGIORE EFFICACIA RELAZIONALE NEL GRUPPO CLASSE Dr.ssa Arianna Pomero Aspetto centrale dell essere essere

Dettagli

Alla Dottoressa Francesca Sabella Ufficio IV Al Direttore ANSAS nucleo del Veneto Dottoressa A. Missana

Alla Dottoressa Francesca Sabella Ufficio IV Al Direttore ANSAS nucleo del Veneto Dottoressa A. Missana Alla Dottoressa Francesca Sabella Ufficio IV Al Direttore ANSAS nucleo del Veneto Dottoressa A. Missana Oggetto: Relazione della quarta annualità del progetto Psicologia dell'apprendimento della matematica.

Dettagli

Il consulente aziendale di Richard Newton, FrancoAngeli 2012

Il consulente aziendale di Richard Newton, FrancoAngeli 2012 Introduzione Chiedete a qualunque professionista di darvi una definizione dell espressione consulente aziendale, e vedrete che otterrete molte risposte diverse, non tutte lusinghiere! Con tale espressione,

Dettagli

Tecniche strategie e metodologie del processo di insegnamento-apprendimento. a cura della Dott.ssa Donata Monetti

Tecniche strategie e metodologie del processo di insegnamento-apprendimento. a cura della Dott.ssa Donata Monetti Tecniche strategie e metodologie del processo di insegnamento-apprendimento a cura della Dott.ssa Donata Monetti Gli elementi di base della dinamica insegnamento - apprendimento LA PROGRAMMAZIONE DEGLI

Dettagli

Verifica acquisizione conoscenze. Pubblico: fornisce informazioni anche all esterno (diplomi, voti,...) Alla fine di un segmento di formazione

Verifica acquisizione conoscenze. Pubblico: fornisce informazioni anche all esterno (diplomi, voti,...) Alla fine di un segmento di formazione VALUTAZIONE SOMMATIVA VALUTAZIONE FORMATIVA Verifica acquisizione conoscenze Pubblico: fornisce informazioni anche all esterno (diplomi, voti,...) Alla fine di un segmento di formazione SCOPO CARATTERE

Dettagli

Tabelle descrittive al tempo zero. Tabella 1. Dati socio-demografici e clinici dei pazienti

Tabelle descrittive al tempo zero. Tabella 1. Dati socio-demografici e clinici dei pazienti Tabelle relative ai pazienti con depressione maggiore e ai loro familiari adulti e minori che hanno partecipato allo studio e sono stati rivalutati a sei mesi - dati preliminari a conclusione dello studio

Dettagli

SPORTELLI D ASCOLTO PSICOLOGICO

SPORTELLI D ASCOLTO PSICOLOGICO SPORTELLI D ASCOLTO PSICOLOGICO Il Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica è un Associazione Professionale di psicoterapeuti di formazione psicoanalitica e di psicologi clinici che opera nell ambito

Dettagli

PREMESSA Continuità curricolare Continuità metodologica

PREMESSA Continuità curricolare Continuità metodologica PREMESSA Il progetto continuità, nasce dall esigenza di garantire al bambinoalunno un percorso formativo organico e completo, che miri a promuovere uno sviluppo articolato e multidimensionale del soggetto,

Dettagli

La gestione della sfera emotiva e delle relazioni sociali per i bambini e ragazzi con ADHD. Dott.ssa Francesca Potena Pedagogista clinico

La gestione della sfera emotiva e delle relazioni sociali per i bambini e ragazzi con ADHD. Dott.ssa Francesca Potena Pedagogista clinico La gestione della sfera emotiva e delle relazioni sociali per i bambini e ragazzi con ADHD Dott.ssa Francesca Potena Pedagogista clinico Perché parlare di gestione emotiva? ADHD è un disturbo che colpisce

Dettagli

Presentazione dei Progetti e dei Corsi di formazione realizzati per la Scuola Secondaria

Presentazione dei Progetti e dei Corsi di formazione realizzati per la Scuola Secondaria Presentazione dei Progetti e dei Corsi di formazione realizzati per la Scuola Secondaria RESPONSABILI DEI PROGETTI E DEI CORSI DI FORMAZIONE: dott.ssa Mena Caso (Psicologa, Psicoterapeuta) cell. 32081422223

Dettagli

PARENT TRAINING: Gennaio Giugno 2015 Relatore: Dr.ssa Simona Ravera Luogo: c/o UONPIA San Donato Milanese

PARENT TRAINING: Gennaio Giugno 2015 Relatore: Dr.ssa Simona Ravera Luogo: c/o UONPIA San Donato Milanese PARENT TRAINING: Gennaio Giugno 2015 Relatore: Dr.ssa Simona Ravera Luogo: c/o UONPIA San Donato Milanese 1 Indice Fare rete con e oltre la famiglia Qualità della vita Definizione di comportamento problema

Dettagli

è lo spazio che intercorre tra gli obiettivi degli interessati che hanno la volontà di

è lo spazio che intercorre tra gli obiettivi degli interessati che hanno la volontà di Sessione La negoziazione Introduzione INTRODUZIONE Il presente modulo formativo ha lo scopo di aiutare il manager a riesaminare le dinamiche interpersonali e le tecniche che caratterizzano una negoziazione

Dettagli

LA CLASSE CONTESTO DIFFICILE IL MEGLIO DI NOI LO DIAMO QUANDO INTERPRETIAMO LE SITUAZIONI DIFFICILI COME PROBLEMI CHE AMMETTONO SOLUZIONI 1 PASSO

LA CLASSE CONTESTO DIFFICILE IL MEGLIO DI NOI LO DIAMO QUANDO INTERPRETIAMO LE SITUAZIONI DIFFICILI COME PROBLEMI CHE AMMETTONO SOLUZIONI 1 PASSO LA CLASSE CONTESTO DIFFICILE IL MEGLIO DI NOI LO DIAMO QUANDO INTERPRETIAMO LE SITUAZIONI DIFFICILI COME PROBLEMI CHE AMMETTONO SOLUZIONI 1 PASSO PERCEPIRE IL PROBLEMA, AVENDO BEN CHIARA LA DIFFERENZA

Dettagli

SULLA LEADERSHIP (2 parte) (liberamente tratto dalla letteratura manageriale anglosassone)

SULLA LEADERSHIP (2 parte) (liberamente tratto dalla letteratura manageriale anglosassone) SULLA LEADERSHIP (2 parte) (liberamente tratto dalla letteratura manageriale anglosassone) Dopo la precedente esposizione delle competenze della leadership secondo il modello di Goleman-Boyatzis-McKee,

Dettagli

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ED EMOZIONALI AD INSORGENZA TIPICA NELL INFANZIA Conoscerli per contenerli

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ED EMOZIONALI AD INSORGENZA TIPICA NELL INFANZIA Conoscerli per contenerli I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ED EMOZIONALI AD INSORGENZA TIPICA NELL INFANZIA Conoscerli per contenerli Il disagio in età evolutiva Il disagio in età evolutiva ha origine dall interazione tra diverse variabili

Dettagli

DALLA TESTA AI PIEDI

DALLA TESTA AI PIEDI PROGETTO EDUCATIVO DIDATTICO ANNUALE SCUOLA DELL INFANZIA A. MAGNANI BALIGNANO DALLA TESTA AI PIEDI ALLA SCOPERTA DEL NOSTRO CORPO Anno scolastico 2013-14 MOTIVAZIONI Il corpo è il principale strumento

Dettagli

PROGETTO STAR BENE INSIEME A SCUOLA

PROGETTO STAR BENE INSIEME A SCUOLA CLASSI PRIME A/B ANNO SCOLASTICO 2014 2015 PROGETTO STAR BENE INSIEME A SCUOLA Premessa Le attuali classi prime sono composte da 44 alunni, 35 dei quali provengono dalla scuola dell Infanzia del quartiere

Dettagli

CEREF - Centro Ricerca e Formazione Via Aspetti 38 35132 Padova - Italy e-mail: segreteria@ceref.it - sito: www.ceref.it

CEREF - Centro Ricerca e Formazione Via Aspetti 38 35132 Padova - Italy e-mail: segreteria@ceref.it - sito: www.ceref.it CEREF - Centro Ricerca e Formazione Via Aspetti 38 35132 Padova - Italy e-mail: segreteria@ceref.it - sito: www.ceref.it DAL CRITICHESE ALL ACCOGLIESE IMPARARE A PRENDERSI CURA DI SE PER MIGLIORARE L AUTOSTIMA

Dettagli

La PdV nella cura della depressione dell anziano. Marzia Corigliano

La PdV nella cura della depressione dell anziano. Marzia Corigliano La PdV nella cura della depressione dell anziano Marzia Corigliano Sempre più numerosi sono gli anziani che conservano un buono stato di salute fisica e mentale ma in questa fascia di età aumentano le

Dettagli

VALUTAZIONE DELL ALUNNO

VALUTAZIONE DELL ALUNNO LA VALUTAZIONE VALUTAZIONE DELL ALUNNO In seguito all introduzione del voto decimale nella scuola, ripristinato dal tanto discusso e contestato decreto Gelmini, si è sviluppato, nelle scuole, un ampio

Dettagli

1. LA MOTIVAZIONE. Imparare è una necessità umana

1. LA MOTIVAZIONE. Imparare è una necessità umana 1. LA MOTIVAZIONE Imparare è una necessità umana La parola studiare spesso ha un retrogusto amaro e richiama alla memoria lunghe ore passate a ripassare i vocaboli di latino o a fare dei calcoli dei quali

Dettagli

Documento di approfondimento. Valutazione dello stress lavoro correlato e benessere organizzativo nella scuola

Documento di approfondimento. Valutazione dello stress lavoro correlato e benessere organizzativo nella scuola Documento di approfondimento Valutazione dello stress lavoro correlato e benessere organizzativo nella scuola VALUTAZIONE DELLO STRESS LAVORO CORRELATO E BENESSERE ORGANIZZATIVO NELLA SCUOLA Il Decreto

Dettagli

APPRENDIMENTO ed EDUCAZIONE

APPRENDIMENTO ed EDUCAZIONE EDUCARE è COSTRUZIONE DI SENSO gruppo classe = gruppo di lavoro? ma si differenzia da questo, che è regolato da ruoli, norme e obiettivi precisi e condivisi, perché non è la norma nella sua interezza che

Dettagli

La gestione delle emozioni: interventi educativi e didattici. Dott.ssa Monica Dacomo

La gestione delle emozioni: interventi educativi e didattici. Dott.ssa Monica Dacomo La gestione delle emozioni: interventi educativi e didattici Dott.ssa Monica Dacomo Attività per la scuola secondaria di I grado Chi o cosa provoca le nostre emozioni? Molti pensano che siano le altre

Dettagli

servizio civile volontario

servizio civile volontario c r i s t i n a Mi chiamo Cristina e ho svolto servizio presso una cooperativa SERVIZIO CIVILE NAZIONALE che ha sede a Ivrea, che mi ha selezionato per un progetto di supporto educativo ai minori per evitare

Dettagli

FINALITA DELLA SCUOLA DELL INFANZIA

FINALITA DELLA SCUOLA DELL INFANZIA I.C.S. MAREDOLCE FINALITA DELLA SCUOLA DELL INFANZIA La nostra scuola dell Infanzia con la sua identità specifica sotto il profilo pedagogico e metodologico-organizzativo persegue: l acquisizione di capacità

Dettagli

PRIMA DOPO. Quando si rompe

PRIMA DOPO. Quando si rompe AUTOSTIMA PRIMA DOPO Quando si rompe I segni rimangono Cos è l AUTOSTIMA AUTOSTIMA VALUTAZIONE DI SE SENTIMENTI Cos è l AUTOSTIMA Sé PERCEPITO FEEDBACK dalla realtà Abilità Caratteristiche Qualità Presenti

Dettagli

Favorire l autostima nel bambino. Mario Di Pietro www.educazione-emotiva.it segreteria@mariodipietro.it

Favorire l autostima nel bambino. Mario Di Pietro www.educazione-emotiva.it segreteria@mariodipietro.it Favorire l autostima nel bambino Mario Di Pietro www.educazione-emotiva.it segreteria@mariodipietro.it 1 Un senso di impotenza si sviluppa in seguito all incapacità di influenzare positivamente le proprie

Dettagli

LE RELAZIONI DURANTE L ADOLESCENZA

LE RELAZIONI DURANTE L ADOLESCENZA ITC C. Deganutti Udine SPAZIO DEDICATO AI GENITORI SECONDO INCONTRO ESSERE GENITORI OGGI: AIUTARE I FIGLI NEL LORO PERCORSO DI CRESCITA Programma specifico FSE nr.. 13 Azione B SECONDO INCONTRO Istituto:

Dettagli

Istituto comprensivo XX Settembre Catania

Istituto comprensivo XX Settembre Catania Istituto comprensivo XX Settembre Catania Anno scolastico 2010/2011 Destinatari: alunni della scuola primaria Referente: Ins. Laureanti Floriana 1 Premessa La Salute definita, nella Costituzione dell'organizzazione

Dettagli

L avversario invisibile

L avversario invisibile L avversario invisibile Riconoscere i segni della depressione www.zentiva.it www.teamsalute.it Cap.1 IL PERICOLO NELL OMBRA Quei passi alle mie spalle quelle ombre davanti a me il mio avversario la depressione

Dettagli

Gestire le Risorse Umane - Costruire Fiducia Sospiro (Cremona) 19 giugno 2009

Gestire le Risorse Umane - Costruire Fiducia Sospiro (Cremona) 19 giugno 2009 Bologna - Tel. & fax 051 543101 e-mail: e.communication@fastwebnet.it www.excellencecommunication.it Gestire le Risorse Umane - Costruire Fiducia Sospiro (Cremona) 19 giugno 2009 Docente: Antonella Ferrari

Dettagli

Introduzione. A chi è destinato il programma? Obiettivi

Introduzione. A chi è destinato il programma? Obiettivi Introduzione Tina e Toni è un programma di prevenzione globale destinato alle strutture che accolgono bambini dai 4 ai 6 anni, come le scuole dell infanzia, le strutture d accoglienza e i centri che organizzano

Dettagli

OBIETTIVI EDUCATIVI TRASVERSALI SCUOLA DELL INFANZIA SCUOLA PRIMARIA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

OBIETTIVI EDUCATIVI TRASVERSALI SCUOLA DELL INFANZIA SCUOLA PRIMARIA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO OBIETTIVI EDUCATIVI TRASVERSALI SCUOLA DELL INFANZIA SCUOLA PRIMARIA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO 10 OBIETTIVI EDUCATIVI TRASVERSALI AUTOCONTROLLO ATTENZIONE E PARTECIPAZIONE ATTEGGIAMENTO E COMPORTAMENTO

Dettagli

Quando decidi di crescere? LE DIFFICOLTA EMOTIVO-RELAZIONALI

Quando decidi di crescere? LE DIFFICOLTA EMOTIVO-RELAZIONALI Quando decidi di crescere? LE DIFFICOLTA EMOTIVO-RELAZIONALI Le difficoltà emotivo-relazionali in ambito evolutivo Tutti quei segnali di disagio e di sofferenza, che coinvolgono la dimensione emotiva e

Dettagli

Dall analisi del monitoraggio d Istituto effettuato nel maggio 2015 attraverso questionari somministrati agli alunni e ai genitori è emerso che sia

Dall analisi del monitoraggio d Istituto effettuato nel maggio 2015 attraverso questionari somministrati agli alunni e ai genitori è emerso che sia Dall analisi del monitoraggio d Istituto effettuato nel maggio 2015 attraverso questionari somministrati agli alunni e ai genitori è emerso che sia gli alunni che i genitori apprezzano: - competenze e

Dettagli

GIOCHI DIDATTICI ISPEF

GIOCHI DIDATTICI ISPEF FAUSTO PRESUTTI GIOCHI DIDATTICI ISPEF LA METODOLOGIA DEL GIOCO LE CARATTERISTICHE E LE REGOLE DEL GIOCO Le caratteristiche fondamentali delle attività di gioco sono: a) la spontaneità, cioè la mancanza

Dettagli

CRESCERE LAVORANDO IN GRUPPI AUTENTICI

CRESCERE LAVORANDO IN GRUPPI AUTENTICI Progetto in rete I CARE CRESCERE LAVORANDO IN GRUPPI AUTENTICI ISTITUTO COMPRENSIVO DI CURNO SCUOLA PRIMARIA DI CURNO GIOCHI LOGICI MATEMATICI REFERENTE: Ins. EPIFANI VINCENZA Tempi : II QUADRIMESTRE Classe

Dettagli

CHE COS È E A COSA SERVE IL COUNSELLING

CHE COS È E A COSA SERVE IL COUNSELLING CHE COS È E A COSA SERVE IL COUNSELLING Dal latino consilium: consiglio, parere. Counselling, deriva dal verbo inglese to counsel. L Oxford English Dictionary dà queste definizioni: 1. dare un parere a

Dettagli

DISLESSIA ED ADOLESCENZA: ASPETTI PSICOLOGICI ED EMOTIVI

DISLESSIA ED ADOLESCENZA: ASPETTI PSICOLOGICI ED EMOTIVI GIORNATE DI SUPPORTO ALLA FORMAZIONE DEI REFERENTI PER LA DISLESSIA DELLA LOMBARDIA 22 Aprile 2008 DISLESSIA ED ADOLESCENZA: ASPETTI PSICOLOGICI ED EMOTIVI Rosy Tavazzani Montani PERCHE L INSEGNANTE DOVREBBE

Dettagli

L APPROCCIO POSITIVO DELLA PERSONA

L APPROCCIO POSITIVO DELLA PERSONA L APPROCCIO POSITIVO DELLA PERSONA di Andrea Canevaro L Approccio positivo 1 si fonda su 3 valori fondamentali: 1. Fiducia: credere nella persona che presenta un deficit e nelle sue possibilità. Per aiutare

Dettagli

FONDAMENTI E DIDATTICA DELLE SCIENZE NELLA SCUOLA DELL INFANZIA

FONDAMENTI E DIDATTICA DELLE SCIENZE NELLA SCUOLA DELL INFANZIA FONDAMENTI E DIDATTICA DELLE SCIENZE NELLA SCUOLA DELL INFANZIA giuseppina.rinaudo@unito..rinaudo@unito.itit SFP 2006 - "Introduzione al corso" V. Montel, M. Perosino, G. Rinaudo 1 Impostazione del corso

Dettagli

L EDUCAZIONE AFFETTIVA SESSUALE NELLA SCUOLA PRIMARIA

L EDUCAZIONE AFFETTIVA SESSUALE NELLA SCUOLA PRIMARIA L EDUCAZIONE AFFETTIVA SESSUALE NELLA SCUOLA PRIMARIA FINALITA L educazione all affettività rappresenta per l alunno un percorso di crescita psicologica e di consapevolezza della propria identità personale

Dettagli

www.learningschool.it

www.learningschool.it Piano di Formazione Scuola Vendite Progetto Finanziato dal Fondo Coordinato da e Informazioni: Gli ultimi 2 anni, causati dalla profonda crisi economica internazionale, hanno visto un rallentamento del

Dettagli

SPORTELLO PSICOPEDAGOGICO - ITI COBIANCHI - VERBANIA Dott.ssa Elisabetta Perelli Cippo

SPORTELLO PSICOPEDAGOGICO - ITI COBIANCHI - VERBANIA Dott.ssa Elisabetta Perelli Cippo SPORTELLO PSICOPEDAGOGICO - ITI COBIANCHI - VERBANIA Dott.ssa Elisabetta Perelli Cippo Lo Sportello Psicopedagogico nasce, con questo nome, nella metà degli anni 70 insieme all istituzione della maxi-sperimentazione

Dettagli

Agenda degli incontri

Agenda degli incontri PROGETTO DI FORMAZIONE LEARNING BY DOING Descrizione Percorso Un percorso di formazione per supportare i docenti a formare in modo esplicito le competenze trasversali dei loro allievi. E ormai noto che

Dettagli

VALUTAZIONE RIFERIMENTI TEORICI: M. COMOGLIO C.A. TOMLINSON

VALUTAZIONE RIFERIMENTI TEORICI: M. COMOGLIO C.A. TOMLINSON LA VALUTAZIONE RIFERIMENTI TEORICI: M. COMOGLIO C.A. TOMLINSON Attivazione struttura cooperativa ALZATI E CONDIVIDI QUALI SONO I PROBLEMI CHE INCONTRO NELLA VALUTAZIONE? CRITICA ALLA VALUTAZIONE TRADIZIONALE

Dettagli

O P E N S O U R C E M A N A G E M E N T PILLOLE DI TEST COMPRENSIONE. w w w. o s m v a l u e. c o m

O P E N S O U R C E M A N A G E M E N T PILLOLE DI TEST COMPRENSIONE. w w w. o s m v a l u e. c o m O P E N S O U R C E M A N A G E M E N T PILLOLE DI TEST COMPRENSIONE w w w. o s m v a l u e. c o m COMPRENSIONE (RELAZIONI) Qualità generale delle relazioni. Capacità della persona di costruirsi relazioni

Dettagli

Parent training per l ADHD

Parent training per l ADHD Lab.D.A. Laboratorio sui Disturbi dell Apprendimento Galleria Berchet, 3 Padova Direttore: Prof. Cesare Cornoldi Parent training per l ADHD Programma CERG: sostegno cognitivo, emotivo e relazionale dei

Dettagli

I BAMBINI e il TEMPO. di CRISTIANA BOTTO. Scuola dell Infanzia di San Daniele del Friuli (Ud)

I BAMBINI e il TEMPO. di CRISTIANA BOTTO. Scuola dell Infanzia di San Daniele del Friuli (Ud) I BAMBINI e il TEMPO di CRISTIANA BOTTO Scuola dell Infanzia di San Daniele del Friuli (Ud) PERCHE LA SCELTA DI FREQUENTARE UN LABORATORIO SUL TEMA DEL TEMPO Necessità di: aumentare le proprie competenze

Dettagli

DEFUSING, DEBRIEFING e STRESS INOCULATION TRAINING

DEFUSING, DEBRIEFING e STRESS INOCULATION TRAINING DEFUSING, DEBRIEFING e STRESS INOCULATION TRAINING DEFUSING E una tecnica di pronto soccorso emotivo, si tratta di un intervento breve(20-40 minuti) che viene organizzato per le persone (6-8) che hanno

Dettagli

Borgonovo - 1ªC Impariamo le regole con l aiuto del nostro amico Ping Pong

Borgonovo - 1ªC Impariamo le regole con l aiuto del nostro amico Ping Pong Borgonovo - 1ªC Impariamo le regole con l aiuto del nostro amico Ping Pong INSEGNANTI: Liliana Zambianchi Maria Grazia Cavalli TESISTA: Corinne Monti Variabili misurate Frequenza degli interventi fatti

Dettagli

Premessa 31/10/2011. Un due tre stella. ecco MAGA BEA! Esistono vari tipi di attenzione.

Premessa 31/10/2011. Un due tre stella. ecco MAGA BEA! Esistono vari tipi di attenzione. Premessa Un due tre stella ecco MAGA BEA! Laboratorio per il potenziamento delle abilità di ascolto e di attenzione L attenzione comprende la disponibilità a recepire la capacità di selezione dello stimolo

Dettagli

IL COUNSELING NELLA SCUOLA: un esperienza diretta. Valeria Aquaro

IL COUNSELING NELLA SCUOLA: un esperienza diretta. Valeria Aquaro IL COUNSELING NELLA SCUOLA: un esperienza diretta Valeria Aquaro E essenzialmente un attività di AIUTO, con proprie e specifiche caratteristiche. Si è sviluppata a partire dagli anni 60 come fenomeno sociale

Dettagli

FUNZIONE STRUMENTALE ORIENTAMENTO PROGETTO

FUNZIONE STRUMENTALE ORIENTAMENTO PROGETTO Istituto Comprensivo Casale 1 Anna D Alençon Scuola Secondaria di 1 grado Andrea Trevigi Anno Scolastico 2014 / 2015 FUNZIONE STRUMENTALE ORIENTAMENTO PROGETTO FINALITA Nel corso degli ultimi anni il tema

Dettagli

passi verso l inclusione

passi verso l inclusione passi verso l inclusione Salvatore Soresi Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università di Padova passi verso l inclusione l inclusione rappresenta una direzione, una meta

Dettagli

UN PARAGONE TRA MODELLI ABA E RDI

UN PARAGONE TRA MODELLI ABA E RDI curiousmindsbc.com/assets/2/.../therapy_comparison and_.pdf UN PARAGONE TRA MODELLI E Terapia contro Stile di vita In genere con l i genitori assumono uno staff che lavori con il proprio bambino. Questi

Dettagli

Il ruolo dei determinanti di salute nella progettazione in cooperazione internazionale

Il ruolo dei determinanti di salute nella progettazione in cooperazione internazionale Il ruolo dei determinanti di salute nella progettazione in cooperazione internazionale Mariano Giacchi U.O.C. Promozione della salute AOUS CREPS Dip. Fisiopatologia, Medicina Sperimentale e Sanità Pubblica

Dettagli

"CONOSCENZA DI SE' \ AFFETTIVITA' \ SESSUALITA' \ RELAZIONE"

CONOSCENZA DI SE' \ AFFETTIVITA' \ SESSUALITA' \ RELAZIONE CONSULTORIO PER LA FAMIGLIA ONLUS Via Antonio Pozzi, 7-21052 Busto Arsizio (VA) C.F. n. 90006560123 - P.I. n. 02725400127 Codice presidio 021301 Accreditato dalla Reg.Lombardia con D.G.R. n 10302 del 16/09/02

Dettagli

Progetto. Cittadinanza e Costituzione: le competenze e il curricolo

Progetto. Cittadinanza e Costituzione: le competenze e il curricolo Misure di accompagnamento alle Indicazioni Nazionali Progetto CITTADINANZA COME AGIRE SOCIALE Incontro conclusivo 25 maggio 2015 Cittadinanza e Costituzione: le competenze e il curricolo Un percorso che

Dettagli

PROGETTO CONTINUITÀ. Anno scolastico 2015/2016. Docente referente: Franzosi Flavia

PROGETTO CONTINUITÀ. Anno scolastico 2015/2016. Docente referente: Franzosi Flavia PROGETTO CONTINUITÀ Anno scolastico 2015/2016 Docente referente: Franzosi Flavia PREMESSA Motivazione del Progetto La continuità nasce dall'esigenza primaria di garantire il diritto dell'alunno a un percorso

Dettagli

QUELLO CHE CERCHI C È Il mago di Oz - L. FrankBaum

QUELLO CHE CERCHI C È Il mago di Oz - L. FrankBaum QUELLO CHE CERCHI C È Il mago di Oz - L. FrankBaum Questa storia è stata scelta perché ricca di spunti educativi. Nel periodo dell inserimento ci guiderà DOROTHY che ci aiuterà nella conoscenza delle regole

Dettagli

PON 2007 IT 05 1 PO 007 F.S.E. AOODGAI / 44621. Annualità 2012 / 2013. Azione: C 1 F.S.E. 2011 2467

PON 2007 IT 05 1 PO 007 F.S.E. AOODGAI / 44621. Annualità 2012 / 2013. Azione: C 1 F.S.E. 2011 2467 PON 2007 IT 05 1 PO 007 F.S.E. AOODGAI / 44621 Annualità 2012 / 2013 Azione: C 1 F.S.E. 2011 2467 Questionari Gradimento Soddisfazione Monitoraggio corsi PON CORSI ANALIZZATI 4 S o g g e t t i I n t e

Dettagli

Scuola elementare Dante Alighieri - Isola PIANO EDUCATIVO

Scuola elementare Dante Alighieri - Isola PIANO EDUCATIVO Scuola elementare Dante Alighieri - Isola PIANO EDUCATIVO Anno scolastico 2008/2009 INTRODUZIONE Il piano educativo fa parte del Piano dell offerta formativa dell Istituto ed è stato elaborato seguendo

Dettagli

GIANLUIGI BALLARANI. I 10 Errori di Chi Non Riesce a Rendere Negli Esami Come Vorrebbe

GIANLUIGI BALLARANI. I 10 Errori di Chi Non Riesce a Rendere Negli Esami Come Vorrebbe GIANLUIGI BALLARANI I 10 Errori di Chi Non Riesce a Rendere Negli Esami Come Vorrebbe Individuarli e correggerli VOLUME 3 1 GIANLUIGI BALLARANI Autore di Esami No Problem Esami No Problem Tecniche per

Dettagli

CONSIDERAZIONI SUL BULLISMO

CONSIDERAZIONI SUL BULLISMO CONSIDERAZIONI SUL BULLISMO Caratteristiche generali Bullismo = azioni di aggressione o di manipolazione sociale da parte di singoli o gruppi di pari perpetrati in maniera intenzionale e sistematica Diffuso

Dettagli

CAMMINANDO SI APPRENDE LA VITA

CAMMINANDO SI APPRENDE LA VITA 1 PROGETTO RIVOLTO AI MINORI CAMMINANTI AFFERENTI ALLA UONPI CAMMINANDO SI APPRENDE LA VITA Anno Scolastico 2011-2012 INTRODUZIONE Alunni in difficoltà a scuola per apprendimenti insufficienti costituiscono

Dettagli

Classe 3 B sc. Padre Gemelli PROGETTO COMPRARE E VENDERE: OPPORTUNITĂ DIVERSE PER IMPARARE AD ARRICCHIRE INTERIORMENTE

Classe 3 B sc. Padre Gemelli PROGETTO COMPRARE E VENDERE: OPPORTUNITĂ DIVERSE PER IMPARARE AD ARRICCHIRE INTERIORMENTE I C PADRE GEMELLI-TORINO COMPETENZA IMPARARE AD IMPARARE Sapersi relazionare anno scolastico 2013-14 Classe 3 B sc. Padre Gemelli PROGETTO COMPRARE E VENDERE: OPPORTUNITĂ DIVERSE PER IMPARARE AD ARRICCHIRE

Dettagli

RELAZIONE DESCRITTIVA DEL PROGETTO

RELAZIONE DESCRITTIVA DEL PROGETTO C I R C O L O D I D A T T I C O D I S A N T A G A T A L I B A T T I A T I PROGETTO NO AL BULLISMO Percorso di prevenzione dei fenomeni di bullismo A.S. 2011-2012 RELAZIONE DESCRITTIVA DEL PROGETTO PREMESSA

Dettagli

L autoregolazione. Patrizia Neerman UST Verona Sezione Orientamento. Azioni orientative in aula dell apprendimento

L autoregolazione. Patrizia Neerman UST Verona Sezione Orientamento. Azioni orientative in aula dell apprendimento MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA L autoregolazione Azioni orientative in aula dell apprendimento Patrizia Neerman UST Verona Sezione Orientamento IL QUADRO DI RIFERIMENTO La nostra

Dettagli

Parlare della Diagnosi. Dr.ssa Chiara Pezzana Neuropsichiatra Infantile

Parlare della Diagnosi. Dr.ssa Chiara Pezzana Neuropsichiatra Infantile Parlare della Diagnosi Dr.ssa Chiara Pezzana Neuropsichiatra Infantile Sarà Autismo? Il sospetto della diagnosi a volte nasce a scuola: Nelle situazioni a basso funzionamento o con gravi problemi di comportamento

Dettagli

trasmettere un messaggio o un insegnamento introdurre un racconto punti... / 1

trasmettere un messaggio o un insegnamento introdurre un racconto punti... / 1 NOME CLASSE... DATA... Verifica delle conoscenze 1. Chi sono, di solito, i protagonisti delle favole? a animali c uomini b animali umanizzati d oggetti 2. Qual è lo scopo delle favole? a divertire b annoiare

Dettagli

Il metodo comportamentale 1

Il metodo comportamentale 1 Il metodo comportamentale 1 Il comportamentismo pone come oggetto di studio l interazione tra il comportamento e gli eventi dell ambiente. Queste interazioni si basano sull associazione tra stimolo, risposta

Dettagli

IL NOSTRO PROGETTO D ISTITUTO MEMORIA. storia e storie. riflessione critica e interazione tra passato presente e futuro CITTADINANZA CONSAPEVOLE

IL NOSTRO PROGETTO D ISTITUTO MEMORIA. storia e storie. riflessione critica e interazione tra passato presente e futuro CITTADINANZA CONSAPEVOLE IL NOSTRO PROGETTO D ISTITUTO LEGALITÀ riflessione critica sull importanza e la motivazione delle regole; scelta consapevole di rispettarle MEMORIA storia e storie riflessione critica e interazione tra

Dettagli

Il bambino con ADHD a scuola

Il bambino con ADHD a scuola Teramo 20-04-2010 Dott.ssa Adriana Sigismondi ADHD Caratteristiche DISATTENZIONE IMPULSIVITA IPERATTIVITA 1 1 ATTENZIONE I bambini con un disturbo di attenzione manifestano problemi in compiti che richiedono

Dettagli

Lezione del 7 novembre Prof.ssa De Stasio

Lezione del 7 novembre Prof.ssa De Stasio Lezione del 7 novembre Prof.ssa De Stasio Indice della lezione: Traccia per lavoro in classe, intervista sulla relazione con l insegnante... 1 Approccio del sopravvivere e fiorire... 1 Integrazione...

Dettagli

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER ALUNNI CON DISABILITA

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER ALUNNI CON DISABILITA PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER ALUNNI CON DISABILITA PREMESSA L Istituto opera con particolare attenzione per l integrazione degli alunni disabili, favorendo la socializzazione, l acquisizione di autonomia

Dettagli

EASY BASKEY : DALLA SCUOLA AL MINIBASKET UN NUOVO PROGETTO PER CRESCERE INSIEME

EASY BASKEY : DALLA SCUOLA AL MINIBASKET UN NUOVO PROGETTO PER CRESCERE INSIEME SETTORE GIOVANILE E MINIBASKET EASY BASKEY : DALLA SCUOLA AL MINIBASKET UN NUOVO PROGETTO PER CRESCERE INSIEME 1 CI RICORDIAMO I PRINCIPI FONDANTI DELL EASY BASKET. IL GIOCO CRITERI BASE PARTECIPAZIONE

Dettagli

PROGETTO ACCOGLIENZA

PROGETTO ACCOGLIENZA PROGETTO ACCOGLIENZA Premessa L avvio di una nuova esperienza scolastica o il passaggio da una classe all altra dovrebbe avvenire senza cambiamenti bruschi, senza traumi, solo con l entusiasmo di intraprendere

Dettagli

Orientamenti pedagogico-didattici per una scuola di qualità Relazione a cura di Monica Barbolini

Orientamenti pedagogico-didattici per una scuola di qualità Relazione a cura di Monica Barbolini Orientamenti pedagogico-didattici per una scuola di qualità Relazione a cura di Monica Barbolini Il processo didattico è un processo di natura relazionale, nel senso che mira a sostenere lo studente nella

Dettagli

ADHD: AttentionalDeficit HyperactivityDisorder

ADHD: AttentionalDeficit HyperactivityDisorder 1 1. COS E ADHD: AttentionalDeficit HyperactivityDisorder E Un disturbo evolutivo dell autoregolazione del comportamento che si manifesta soprattutto con difficoltà di mantenimento dell attenzione, gestione

Dettagli

A.S.: 2011/2012: 1. attività individuali per l acquisizione delle strumentalità di base per il miglioramento delle abilità comunicative e di

A.S.: 2011/2012: 1. attività individuali per l acquisizione delle strumentalità di base per il miglioramento delle abilità comunicative e di Il percorso si propone di favorire lo sviluppo delle abilità comunicative, relazionali e sociali che permettano l integrazione nel territorio di un alunno, Mimmo, iscritto alla classe quinta presso la

Dettagli

COMPETENZE DIGITALI. Le digital Competence Framework mi permettono di : Esplorare nuovi contesti tecnologici in modo flessibile.

COMPETENZE DIGITALI. Le digital Competence Framework mi permettono di : Esplorare nuovi contesti tecnologici in modo flessibile. COMPETENZE DIGITALI Competenze digitali o digital skills. Un approccio in 3D, un mutamento in corso. L immersività generata dagli ambienti multimediali ci sollecitano un esigenza nuova e educabile: sviluppare

Dettagli

L AUTOVALUTAZIONE DELLE BAMBINE E DEI BAMBINI

L AUTOVALUTAZIONE DELLE BAMBINE E DEI BAMBINI L AUTOVALUTAZIONE DELLE BAMBINE E DEI BAMBINI Mi figura dla rujenedes Meine Sprachenfigur La mia figura delle lingue Silvia Goller Scuola dell infanzia Santa Cristina/Val Gardena Le bambine e i bambini

Dettagli

Le attività saranno condotte dalla Dott.ssa Veronica Tresoldi (PSICOLOGA CLINICA e PSICOTERAPEUTA)

Le attività saranno condotte dalla Dott.ssa Veronica Tresoldi (PSICOLOGA CLINICA e PSICOTERAPEUTA) SVILUPPARE LE COMPETENZE INDIVIDUALI EDUCAZIONE ALL'AFFETTIVITA' ALL'AFFETTIVITÀ ED ALLA SESSUALITA' SESSUALITÀ Le attività saranno condotte dalla Dott.ssa Veronica Tresoldi (PSICOLOGA CLINICA e PSICOTERAPEUTA)

Dettagli

La mia autostima. Edizioni Erickson. Deborah Plummer. Dario Ianes Centro Studi Erickson Università di Bolzano www.darioianes.it

La mia autostima. Edizioni Erickson. Deborah Plummer. Dario Ianes Centro Studi Erickson Università di Bolzano www.darioianes.it Edizioni Erickson La mia autostima Dario Ianes Centro Studi Erickson Università di Bolzano www.darioianes.it Deborah Plummer Introduzione L immaginazione come strumento per il cambiamento Imagework: un

Dettagli

N.ARTIC. TITOLO ARGOMENTO ORDINE DI NOTE SCUOLA 001 * Ascolto è crescere Per alunni stranieri,

N.ARTIC. TITOLO ARGOMENTO ORDINE DI NOTE SCUOLA 001 * Ascolto è crescere Per alunni stranieri, N.ARTIC. TITOLO ARGOMENTO ORDINE DI NOTE SCUOLA 001 * Ascolto è crescere Per alunni stranieri, con sostegno e casi di bullismo 002 Insieme per crescere Troppo teorico 003 Costruire una comunità accogliente

Dettagli

IL FILM DELLA VOSTRA VITA

IL FILM DELLA VOSTRA VITA IL FILM DELLA VOSTRA VITA Possibili sviluppi Istruzioni Obiettivo L esercizio fornisce una visione d insieme della vita del partecipante. La foto diventa viva Versione 1 (Esercizio di gruppo) Immaginate

Dettagli

Capitolo 5 Qual è il "mandato" della scuola?

Capitolo 5 Qual è il mandato della scuola? Pagina 1 di 6 Qual è il "mandato" della scuola? 5.1 Ogni scuola deve avere un "mandato" 5.2 Le nostre idee-guida 5.3 Le dimensioni dell apprendimento 5.4 La funzione educativa del rispetto delle regole

Dettagli

Q-RAS Questionario di Rilevazione delle Abilità Sociali

Q-RAS Questionario di Rilevazione delle Abilità Sociali Q-RAS Questionario di Rilevazione delle Abilità Sociali Autore: Fabio Bocci Insegnamento di Pedagogia Speciale, Università degli Studi Roma Tre 1. Quando l insegnante parla alla classe, di solito io :

Dettagli

RITARDO MENTALE (DISABILITÀ INTELLETTIVE): CARATTERISTICHE GENERALI

RITARDO MENTALE (DISABILITÀ INTELLETTIVE): CARATTERISTICHE GENERALI LEZIONE: INTRODUZIONE PROF. RENZO VIANELLO Indice 1 INTRODUZIONE -------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 3 1.1. MILLE DOMANDE, TUTTE

Dettagli

L INTERVISIONE COME STRUMENTO E SOSTEGNO PER IL FACILITATORE:

L INTERVISIONE COME STRUMENTO E SOSTEGNO PER IL FACILITATORE: L INTERVISIONE COME STRUMENTO E SOSTEGNO PER IL FACILITATORE: CARATTERISTICHE, SIGNIFICATO E POTENZIALITA' Villa d Almè, ottobre-novembre 2015 Maria Coelli 1 La supervisione e l'intervisione -Per supervisione

Dettagli

AGGIORNAMENTO INSEGNANTI

AGGIORNAMENTO INSEGNANTI AGGIORNAMENTO INSEGNANTI Vengono proposti moduli di aggiornamento destinati a insegnanti, dalla scuola per l infanzia alla scuola secondaria. Questi corsi possono essere realizzati all interno di una singola

Dettagli

Argomenti: - La consapevolezza di sés - Il concetto di sés - La stima di sés - Le influenze esterne

Argomenti: - La consapevolezza di sés - Il concetto di sés - La stima di sés - Le influenze esterne Lo sviluppo del sé MODULO 14 1. Individualità e identità di genere 2. Lo sviluppo del sé 3. Continuità e discontinuità Argomenti: - La consapevolezza di sés - Il concetto di sés - La stima di sés - Le

Dettagli

Processi e strumenti di valutazione

Processi e strumenti di valutazione Processi e strumenti di valutazione Outcome,, Verona 19 dicembre 2006 Augusto Consoli Dipartimento Patologia delle Dipendenze Asl 4 di Torino Alcuni interrogativi sulla valutazione nei servizi Si valuta

Dettagli

L'INCREDIBILE STORIA DELLO ZEROSEI!!!

L'INCREDIBILE STORIA DELLO ZEROSEI!!! L'INCREDIBILE STORIA DELLO ZEROSEI!!! NUOTO RAGAZZI - 1976 NUOTO RAGAZZI E NUOTO PICCOLISSIMI - 1978 NUOTO PICCOLISSIMI SU FILODIRETTO 1978 NUOTO PICCOLISSIMI SU FILODIRETTO - 1979 VOLANTINO

Dettagli