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1 Donna & Impresa Le imprese individuali femminili in Toscana dal

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3 INDICE Introduzione pag. 5 Capitolo 1 Le caratteristiche strutturali dell economia toscana e la congiuntura economica 1.1 La congiuntura mondiale L andamento della congiuntura in Toscana Aspetti strutturali dell economia toscana 11 Capitolo 2 I principali risultati: sintesi e commenti 2.1 Le imprese individuali femminili nella Regione Le imprese individuali femminili nelle province Le imprese individuali femminili nei settori produttivi 14 Capitolo 3 Le principali tendenze a livello regionale 3.1 L universo delle imprese individuali Le imprese individuali femminili Un esame comparato delle imprese individuali femminili 18 Capitolo 4 Le tendenze provinciali 4.1 Le imprese femminili per provincia Il confronto con l insieme delle imprese individuali Il confronto in termini di Unità Locali 27 Capitolo 5 Le dinamiche settoriali delle imprese individuali femminili 5.1 Le imprese individuali femminili nei sei macrosettori Le Unità Locali nei sei macrosettori Approfondimenti: manifattura, commercio e terziario I settori a livello provinciale Le specializzazioni provinciali 42 Appendici A1: Analisi dettagliata delle imprese femminili a livello provinciale 49 A2: Analisi dettagliata delle unità locali delle imprese femminili individuali a livello provinciale 59 A3: Analisi dettagliata delle unità locali individuali femminili per settori 71 3

4 A4: Le unità locali individuali femminili nei sistemi economici locali 84 A5: Aggiornamento delle risultanze principali della ricerca al 31/12/ A cura del Dipartimento di Economia Politica dell Università di Siena Coordinamento scientifico: Prof. Marcello Basili e Maurizio Franzini Appendice n. 5, a cura di FabioFaranna Ufficio Studi Unioncamere Toscana 4

5 INTRODUZIONE Le imprese femminili costituiscono un universo per molti aspetti ancora misterioso. Malgrado i progressi compiuti negli ultimi anni, si conosce ancora piuttosto poco sugli elementi che distinguono queste imprese, sui loro punti di forza e di debolezza, sulle loro capacità di sopravvivenza nei mercati e di apprendimento competitivo, sulla loro distribuzione per settori produttivi e gli eventuali problemi settoriali specifici. Di questo universo ci sfuggono ancora molti aspetti quantitativi e numerosi profili qualitativi. Tutto ciò, come è evidente, ha notevoli implicazioni anche per disegnare le forme più efficaci ed efficienti di sostegno all imprenditoria femminile. I limiti di conoscenza possono, infatti, facilmente dare luogo a interventi errati perché troppo o troppo poco estesi, perché basati su indicatori non appropriati, perché non mirati a risolvere problemi tanto specifici quanto rilevanti. L indagine che viene qui presentata, realizzata dal Dipartimento di Economia Politica dell Università di Siena, ha lo scopo di fornire elementi utili per conoscere meglio il fenomeno, complesso e esteso, dell imprenditoria femminile nelle regione Toscana. Essa riguarda l intero universo delle imprese individuali femminili nel quadriennio ed è stata condotta sui dati resi disponibili da Unioncamere Toscana. Dall analisi restano, quindi, escluse tutte le imprese in forma societaria e associativa ma numerosi elementi fanno ritenere che il segmento qui considerato abbia una consistenza certamente superiore alla metà dell insieme delle imprese che possono essere considerate femminili. In un prossimo futuro si potrà estendere l indagine alle altre tipologie di imprese femminili, rispetto alle quali si può, tuttavia, porre un problema di individuazione e di definizione che risulta ovviamente assente nel caso delle imprese individuali. I risultati che esporremo presentano molteplici motivi di interesse, soprattutto se letti in rapporto a quelli che si riferiscono al complesso delle imprese individuali, femminili e non. Da essi possono essere tratte informazioni accurate sulla consistenza, l evoluzione dinamica, la localizzazione e la presenza settoriale delle imprese individuali condotte da donne. I risultati che presenteremo riguarderanno in primo luogo la consistenza e la dinamica a delle imprese individuali femminili a livello regionale, anche in rapporto al complesso delle imprese individuali. Si esamineranno, quindi, i dati a livello provinciale e per settori produttivi (sei macrosettori). Infine si incroceranno i dati a livello provinciale con quelli settoriali. Nelle appendici si forniranno numerosi approfondimenti statistici a livello di provincia, di settori produttivi e di Sistemi Economici Locali. Allo scopo di disporre del quadro interpretativo più generale l analisi verrà condotta sulla base non soltanto dei dati relativi alle imprese individuali femminili ma anche alle corrispondenti Unità Locali i cui andamenti non sempre risultano omogenei. Si ricorda che le Unità Locali eccedono, nella periodo considerato, il 9% il numero delle imprese individuali femminili di una percentuale che oscilla tra l 8,3% e il 12%. Si farà occasionale riferimento anche alle rilevazioni riguardanti gli addetti, la cui attendibilità risulta peraltro piuttosto limitata e quindi non appare consigliabile basare su di esse analisi troppo approfondite. 5

6 Dall insieme dei risultati possono essere tratte utili indicazioni anche nell ottica di adottare decisioni di policy sempre più efficaci nel promuovere lo sviluppo dell imprenditorialità femminile. Allo scopo di permettere una migliore valutazione dei risultati, si è ritenuto opportuno far precedere la presentazione dei risultati dell indagine da alcune brevi note sulle caratteristiche strutturali dell economia toscana e sulla congiuntura economica nel periodo di riferimento. Come si vedrà, in larga parte il periodo sotto osservazione è stato caratterizzato da fenomeni che non hanno agevolato l espansione economica. Di ciò ha risentito anche la dinamica complessiva delle imprese femminili. 6

7 1. Le caratteristiche strutturali dell economia toscana e la congiuntura economica 1.1 La congiuntura mondiale Il biennio è caratterizzato dalle conseguenze dell esplosione della bolla speculativa che aveva trascinato il valore nominale dei titoli azionari, in particolare della new-economy, a livelli non giustificabili sulla base dell analisi dei fondamentali economicofinanziari. Nel 2001 si registra una diminuzione in termini assoluti del volume degli scambi commerciali internazionali. Questo evento, che non accadeva dal 1975, più d ogni altro chiarisce i termini della sofferenza nella quale cadono le economie mondiali e che sfocia nei negativi indicatori economici che caratterizzano il Alla distruzione di ricchezza stimata in oltre 8 trilioni di dollari e al crescente il clima d incertezza, conseguenti allo scoppio nei mercati finanziari della bolla speculativa (negli indici allargati di Wall Street e delle principali Borse europee si registrano cadute superiori al 25% dall inizio del 2002: il Dow Jones ha perso circa 3000 punti rispetto ai massimi del 2000, il Nasdaq si è ridotto di circa 2/3, raggiungendo valori prossimi ai 1400 punti e il Nikkey viaggia ai minimi dei primi anni 80), si associano la sostanziale stagnazione della spesa per i consumi e la caduta degli investimenti, sia di sostituzione sia d innovazione. In conseguenza di ciò nei paesi avanzati dell area OCSE si manifesta un eccesso di capacità produttiva (ad esempio, negli USA l utilizzo degli impianti nella manifattura raggiunge a stento il 74% della capacità produttiva a fronte di una media nei decenni precedenti dell 81%) che inducono le imprese a effettuare molti licenziamenti. Tutto ciò provoca in alcuni paesi la crescita del tasso di disoccupazione e in altri una brusca frenata della crescita dell occupazione. In particolare, negli Usa, dopo il più lungo periodo di espansione ininterrotta dell economia, il tasso di disoccupazione raggiunge il 5,6%. La crisi dell economia USA si sovrappone alla difficoltà delle economie asiatiche (in particolare quella Giapponese in sofferenza ormai da diversi anni, nonostante una politica monetaria espansiva che ha ridotto a valori decimali il tasso di sconto) e si propaga nel corso dell anno alle economie della zona dell euro, dove i tassi di crescita mostrano una chiara tendenza alla flessione. In Italia la decelerazione si accompagna a un tasso d inflazione tendenziale di oltre il 2,5% superiore alla media UE (1,9%) e a una modesta dinamica positiva nel mercato del lavoro che ha ridotto il tasso di disoccupazione all 8,7%. Gli indicatori reali attestano che la svolta ciclica nella economia mondiale è collocabile nella prima metà del 2000 ed è caratterizzata da una caduta degli investimenti e da una riduzione della domanda interna nell economia USA. Questi comportamenti si accentuano nel corso del 2001 in conseguenza del peggioramento della situazione mediorientale, dell aumento del prezzo del petrolio, della crisi della new-economy, della vertiginosa caduta dei corsi azionari in tutte le borse mondiali e dell effetto dell attacco terroristico alle Torri Gemelle. Questi eventi hanno drasticamente ridotto la ricchezza delle famiglie e accresciuto il clima d incertezza, determinando una sostanziale stagnazione della spesa per 7

8 consumi 1. Riassumendo, si assiste ad una profonda trasformazione nelle economie leader, in particolare a: un ridimensionamento delle imprese new-economy con un conseguente ripensamento del modello di sviluppo basato sul settore ICT, una concentrazione nei settori tradizionali, la crisi nel settore del trasporto aereo, che coinvolge sia le compagnie aeree, sia i produttori di vettori, la ripresa di politiche di dumping su produzioni mature, come nel caso degli USA per le importazioni d acciaio. Infine, per le economie della zona dell euro non va dimenticata la continua rivalutazione della divisa comune nei confronti del dollaro, circa il 20% negli ultimi mesi, con un superamento della parità (1,05) che ha l effetto di deprimere le esportazioni dall Unione Europea e in particolare dall Italia, e dalla crescita del pre zzo del petrolio. 1.2 L andamento della congiuntura in Toscana In questo quadro generale si inseriscono i dati economici della Toscana. Nel 2001, la crescita del PIL regionale è stata dell 1,7%, sostanzialmente in linea con la media nazionale ed europea, e si è registrata una crescita degli occupati di unità. Di conseguenza, il tasso regionale di disoccupazione è sceso al minimo storico del 5,1%, con una variazione del -1%, a fronte di un tasso nazionale di disoccupazione del 9,1%. E anche da osservare che, pur restando elevate le differenze tra i tassi provinciali di disoccupazione (si va dal 3% di Siena all 8,5% di Livorno) nel corso del triennio si è avuta una significativa convergenza che ha ridotto il campo di variazione. All analisi disaggregata delle componenti del conto delle risorse e degli impieghi, la crescita regionale del PIL risulta in massima parte dipendere dalla domanda interna. I maggiori contributi alla crescita sono imputabili all aumento della spesa delle Amministrazioni Pubbliche (+2,5%), alla spesa per investimenti (+2,2%), mentre più modesto è risultato il contributo della spesa per consumi delle famiglie (+1%) e dell aumento delle esportazioni (+0,8%). In termini settoriali-regionali, buone performance sono state realizzate dai comparti della produzione di servizi alle imprese (+3,8%), dell edilizia (8%), dei trasporti e comunicazioni (+7%); mentre negativo è risultato l andamento del settore agricolo (-4,2%) e stazionario quello del settore manifatturiero (l andamento negativo per legno, elettronica, meccanica, siderurgia, gomma e plastica è stato compensato dalle buone performance del settore minerario, cartario, raffinazione e mezzi di trasporto) a causa della decelerazione degli ordinativi esteri. Anche due settori tradizionalmente dinamici del sistema produttivo toscano, come moda e orafo, hanno registrato performance deludenti in corrispondenza della caduta dell export, in particolare nordamericano. La domanda di lavoro ha registrato una dinamica complessa segnando forti incrementi nei settori dei servizi alle imprese e delle costruzioni, mentre variazioni più contenute si sono registrate nei comparti industriale e dell intermediazione finanziaria. L incremento occupazionale è imputabile alla crescita dei lavoratori a tempo indeterminato, piuttosto che all incremento delle nuove forme di lavoro 2, che pure avevano caratterizzato la crescita 1 Influenti analisti ed economisti americani, alla luce dell andamento sconfortante degli indicatori economici fondamentali, parlano con sempre maggiore insistenza di una recessione di tipo double-dip, cioè con una doppia svolta inferiore. 2 Nel 2001 in Toscana i lavoratori part time raggiungono le unità (9,4% del totale degli occupati), mentre i lavori temporanei superano le unità (8,7% dell occupazione totale). 8

9 dell occupazione dipendente negli anni precedenti. Il tasso d occupazione sul totale della popolazione tra i 15 e i 64 anni nella Toscana è cresciuto al 61,1% nel In termini disaggregati si osserva l invarianza del tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), che si colloca stabilmente al 16,9%, a fronte di una disoccupazione di lunga durata che continua a restare saldamente sopra il 4% del totale dei disoccupati, valore ben più alto di quello registrato in regioni come il Veneto e l Emilia. In relazione al livello d istruzione si osserva che il tasso di disoccupazione tra i soggetti con laurea o diploma universitario è sceso al 3,9%, mentre continua ad essere più elevato il tasso di disoccupazione tra i diplomati (6,1%) 3. La tabella 1.1 riporta i dati relativi ai tassi di disoccupazione nelle province toscane nel triennio Tabella 1.1 Tasso di disoccupazione nelle province toscane (valori percentuali) Provincia Arezzo 5,9 6,5 4,7 Firenze 6,2 5,6 4,2 Grosseto 9,1 8,8 7,2 Livorno 11,3 8,4 8,5 Lucca 5,5 4,8 4,5 Massa Carrara 11,6 11,9 6,8 Pisa 8,0 4,8 4,0 Prato 7,0 5,6 5,4 Pistoia 8,2 5,2 5,9 Siena 3,3 3,4 3,0 Toscana 7,2 6,1 5,1 Fonte: Elaborazioni Università di Siena su dati Istat Anche il tasso di occupazione, definito dal rapporto tra occupati e popolazione attiva, mostra una generalizzata tendenza positiva all aumento. Si passa, infatti, dal 58,4% del 1999 al 61,1% del 2001 (si veda la tab. 1.2). Anche rispetto a questo dato la variabilità provinciale è rilevante ma tendente alla riduzione nell arco del triennio. L analisi della dinamica occupazionale regionale ha rivelato la continua discesa del tasso di disoccupazione femminile, che ha raggiunto l 8%, cui si associa un tasso d occupazione del 50,1%. L analisi disaggregata condotta sulla base del titolo di studio rivela che il tasso di disoccupazione femminile risulta più elevato tra le diplomate e i soggetti che hanno conseguito la sola licenza di scuola media inferiore 4 ; mentre l esame del tasso d occupazione 3 Nel 2001 il tasso di disoccupazione in Toscana per titolo di studio è il seguente: laurea o diploma universitario 3,9%, diploma 6,1%; media inferiore 4,9%; elementari 4,5%. 4 Nel 2001 il tasso di disoccupazione femminile in Toscana per titolo di studio è il seguente: laurea o diploma universitario 6,3%, diploma 8,6%; media inferiore 8,2%; elementari 7,3%. 9

10 femminile per età 5 mostra un significativo incremento dell occupazione nelle fasce d età comprese tra i 25 e i 54 anni. Tabella 1.2 Tasso di occupazione nelle province toscane (valori percentuali) PROVINCIA Arezzo 60,1 60,1 63,1 Firenze 60,0 60,9 62,0 Grosseto 54,5 55,5 59,8 Livorno 51,7 55,3 55,8 Lucca 57,1 57,1 58,4 Massa Carrara 49,7 52,4 55,6 Pisa 58,5 62,5 61,9 Prato 60,8 60,2 60,9 Pistoia 62,3 65,1 65,9 Siena 64,7 65,5 66,5 Toscana 58,4 59,8 61,1 Fonte: Elaborazioni Università di Siena su dati Istat Nel triennio la Regione Toscana ha realizzato una crescita del PIL del 6,5% (+1,2% nel 1999, +3,6% nel 2000 e +1,7% nel 2001) a fronte di una variazione nazionale del 5,9% (rispettivamente +1,4%, +2,7% e +1,8%). I risultati positivi conseguiti dall economia regionale nel triennio sono tuttavia la risultante di performance differenziate dei diversi sistemi economici locali, che hanno solo debolmente inciso sulle disparità territoriali presenti nel territorio. Ad esempio, con riferimento al triennio , la produzione industriale è cresciuta del 4,7% a livello regionale, mentre i dati provinciali presentano una notevole variabilità: Livorno +7,4%, Pisa +6,8%, Massa Carrara +6,4%, Prato 4,8%, Siena +4,2%, Firenze +3,5%, Arezzo +3,1, Lucca +2,4%, Pistoia +1,1, Grosseto +0,3%, con fasi diacroniche nelle diverse province. Queste differenti dinamiche nella crescita, riscontrabili anche negli altri macro-settori produttivi, oltre a essere espressione della specifica vocazione produttiva locale, rivelano anche la diversa diffusione degli effetti dello sviluppo economico di cui le statistiche sul mercato del lavoro sono una chiara sintesi. I dati relativi al primo semestre del 2002 confermano il perdurare di una congiuntura negativa dell economia Toscana: la flessione delle esportazioni (-6%) 6 si associa ad un evoluzione negativa della performance sia del settore manifatturiero sia del terziario, mentre in controtendenza, seppure con dinamiche modeste, si rivela il settore agricolo. A fronte della caduta delle esportazioni, la domanda interna continua ad avere un basso profilo 5 Nel 2001 i tassi d occupazione femminile in Toscana per fascia di età sono: anni 10,2%; anni 43,2%; anni 64,5%; anni 69%; anni 58%; anni 19,7%; 65 anni e oltre 3,1%. 6 La riduzione delle esportazioni verso i tradizionali mercati di sbocco (America settentrionale -9,7%, Centro-Sud America -40%, UE -6,8%) ha coinvolto in particolare i comparti della moda (-14,3%), del cuoio (-15,9%) del legno (-14%) e dei prodotti in metallo (-12,8%). 10

11 che, di fatto, si dimostra incapace di sostenere la crescita regionale. In questo contesto, le stime di crescita per il 2002 del PIL regionale si attestano tra lo 0,7% e lo 0,4%, con effetti particolarmente negativi sui comparti della moda, della meccanica, della chimica, dei servizi alle imprese. In termini occupazionali non si prevede un saldo positivo in grado di far proseguire il trend di riduzione del tasso di disoccupazione giunto al suo minimo storico. 1.3 Aspetti strutturali dell economia toscana L economia toscana conferma la sua strutturale dipendenza dal sistema di piccole imprese specializzate in produzioni di beni di consumo e di beni intermedi, orientate ai mercati extraeuropei e caratterizzate da una bassa propensione all investimento. L azione congiunta di questi elementi induce una pronunciata dipendenza dall andamento della domanda estera e determina un insufficiente livello d industrializzazione. A testimonianza di ciò il PIL regionale per unità di lavoro (49,8 mila euro) non solo si colloca al di sotto della media nazionale (51 mila euro) ma continua ad essere ben distante da quello di tutte le regioni del nord (Piemonte 53,7; Lombardia 56,4; Veneto 50,8; Emilia 52,4) 7. Il basso PIL per unità di lavoro è la risultante di un sistema produttivo ad alta intensità di lavoro, in genere non molto qualificato, dove le imprese sono molto condizionate dal peso degli oneri finanziari. L analisi del valore aggiunto settoriale mostra una struttura produttiva in cui il settore industriale ha un peso modesto (24,5%), con una marcata despecializzazione nella produzione di beni strumentali che coesiste con produzioni molto specializzate nel comparto della moda, mentre prevale il terziario orientato ai servizi alle imprese e alle persone (70% del valore aggiunto regionale), e il turismo raggiunge punte d eccellenza produttiva. In conclusione, il sistema produttivo toscano appare concentrato sulla produzione di un paniere limitato di beni e servizi, in genere a bassa intensità di capitale, che accentua la dipendenza dell economia regionale dalle oscillazioni della domanda mondiale, in particolare asiatica e americana. Il basso costo del lavoro e il basso livello dei profitti 8, in relazione alle regioni del nord, esprimono un generale ricorso al lavoro poco qualificato e un inadeguata struttura di capitale delle imprese, in cui gli oneri connessi al capitale di prestito incidono pesantemente sul margine operativo lordo. Inoltre nel sistema produttivo toscano sopravvive la disparità territoriale tra le aree centrali, ad elevata industrializzazione, e le aree costiere/interne, segnate dalla crisi della grande industria e del settore primario. 7 I dati utilizzati sono tratti da L economia toscana tra congiuntura e tendenze di fondo, IRPET settembre 2002 e Il mercato del lavoro Regione Toscana Rapporto 2001, Collana Lavoro, Giunti. 8 Nel 2001 in Toscana, la remunerazione dei fattori di produzione in rapporto alle unità di lavoro è di 29 mila euro per il costo del lavoro e di 12,3 mila euro per il profitto a fronte di una media nazionale rispettivamente di 29,6 e 12,2 mila euro. 11

12 2. I principali risultati: sintesi e commenti Riteniamo utile far precedere l esame dettagliato dei risultati da una sintesi commentata di quelli che appaiono più interessanti 2.1 Le imprese individuali femminili nella regione In Toscana, nel periodo , le imprese individuali femminili sono aumentate di 163 unità. Questo incremento si iscrive nella più generale crescita delle imprese individuali aumentate a loro volta di unità ma risulta più modesto in termini percentuali: 0,3% rispetto al 2,0%. Questi andamenti sono sostanzialmente identici per le imprese attive e per il totale di quelle registrate, poiché le inattive costituiscono una quota piccola e stabile. Per effetto delle dinamiche ricordate, le imprese femminili al termine del periodo costituivano una quota minore del complesso delle imprese individuali (26,5% contro 27%). Il confronto con il totale delle imprese individuali è importante in quanto consente di tenere distinti i problemi più generali connessi alla dimensione individuale, da quelli relativi al carattere femminile delle imprese. Osserviamo, allora, che nello spazio di mercato complessivamente occupato dalle imprese individuali, le femminili tendono a rappresentare un area meno estesa. Sarà interessante, quando si potranno analizzare i corrispondenti dati, verificare se ciò trova compensazione nelle forme societarie d impresa. Se osserviamo i dati relativi alle Unità Locali delle imprese individuali femminili notiamo che nell intero periodo si è avuta una diminuzione di unità. Questo calo si iscrive nel più generale calo delle complessive Unità Locali relative alle imprese individuali diminuite a loro volta di unità ma risulta più grave in termini percentuali: 2,8% contro 0,8%. Va, però, sottolineato come gran parte di questi effetti negativi si siano prodotti in un unico anno, il Malgrado questo anno sia risultato, anche sotto altri profili, piuttosto negativo, l entità del calo delle Unità Locali individuali femminili è tale da lasciare qualche dubbio sulla completa attendibilità dei dati. E, comunque, incoraggiante osservare che nel 2001 si sono avuti diversi segnali di ripresa. Questi andamenti sono sostanzialmente identici per le imprese attive e per il totale di quelle registrate, poiché le inattive costituiscono una quota piccola e stabile. Un altra conseguenza delle evoluzioni che hanno avuto luogo tra il 1998 e il 2001 è il perdurare della piccolissima dimensione di queste imprese. In base ai dati disponibili che non sono di completa affidabilità per quello che riguarda il numero degli addetti - nelle imprese individuali femminili il numero medio di addetti per impresa è sceso da 1,05 nel 1998 a 0,90 nel 2000, per risalire a 1,06 nel 2001 a fronte di una dimensione media complessiva di 1,08 nel 1998 e nel 2001, con un minimo di 0,98 nel In tutte le imprese individuali sembra essersi indebolita la capacità di creare occupazione nel biennio , anche se nel 2001 si registra un sostanziale recupero ai livelli del Le informazioni disponibili non permettono di stabilire se questo fenomeno si sia prodotto attraverso un processo di ridimensionamento generalizzato con espulsione di 12

13 addetti o attraverso il turnover delle imprese, con uscita di quelle di maggiori dimensioni e ingresso di altre di dimensioni più piccole anche se vi sono ragioni per ritenere che quest ultimo fenomeno abbia avuto una certa rilevanza. 2.2 Le imprese individuali femminili nelle province La situazione e la dinamica delle imprese individuali femminili è notevolmente differenziata a livello provinciale. Il maggior numero di imprese individuali è localizzato nella provincia di Firenze (il minore in quella di Massa Carrara). Tuttavia i valori assoluti sono in questo caso poco significativi e quindi sono stati analizzati i rapporti percentuali e la composizione. Nel periodo in esame si evidenziano due andamenti distinti: un gruppo di province in cui il numero di imprese individuali cresce, seppur modestamente, e un gruppo di province in cui il numero delle imprese individuali femminili si riduce. Al primo gruppo appartengono: Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno e Siena; al secondo Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato e Pisa. Le variazioni positive e negative nel numero di imprese nel periodo sono comunque modeste e si attestano, come detto su una media regionale del +0,3%, eccezioni: in positivo Siena (+5,0%) e Grosseto (+4,7%) e in negativo Pistoia (-1,9%) e Massa Carrara (-4,1%). Facendo riferimento alle Unità Locali anziché alle imprese si nota che soltanto in due province non si è avuta una riduzione: Siena e Grosseto. Resta sostanzialmente stabile Arezzo mentre Livorno cade meno della media regionale. In tutti gli altri casi si hanno riduzioni superiori a quelli medi regionali con punte particolarmente elevate a Prato (-5%) e, soprattutto, Massa Carrara (-8,2%). Dunque, gli andamenti sono leggermente differenziati tra imprese e Unità Locali. La dinamica del totale delle imprese individuali a livello provinciale è sostanzialmente diversa. Infatti, nel periodo , in tutte le province si registra un incremento del numero delle imprese con picchi a Massa Carrara (+3,3%), Siena (+3,2%) e Pisa (+3,1%). In conseguenza delle dinamiche differenziate la quota di imprese femminili sul totale delle imprese individuali: cresce nelle province di Grosseto (+0,9%) e Siena (+0,5%), si contrae sensibilmente nella provincia di Massa Carrara (-2,5%) e si riduce, seppur modestamente, nelle restanti province, con l eccezione di Arezzo in cui si ha una sostanziale stabilità. Questi risultati valgono anche con riferimento alle Unità Locali con qualificazioni minori. In particolare, ad Arezzo si registra un aumento delle Unità Locali anziché la stabilità emerse con riferimento alle imprese. I risultati fin qui illustrati derivano, a loro volta, da andamenti difformi dell aggregato in esame. Tra le province ove la quota delle imprese individuali femminili è in espansione, Grosseto e Siena si caratterizzano perché l aumento della quota deriva da una crescita delle imprese femminili superiore all aumento delle imprese individuali complessive. In tutte le altre province, la riduzione della quota è determinata dal fatto che le femminili diminuiscono, mentre le individuali totali crescono e ciò rende la caduta della quota delle femminili più importante. Vi sono però due eccezioni: Livorno e Firenze dove le imprese femminili crescono ma meno delle individuali totali, con una conseguente modesta riduzione dell incidenza provinciale delle femminili. 13

14 Esaminando le dinamiche provinciali dell incidenza delle imprese femminili sul totale delle imprese individuali, si osserva una tendenza alla convergenza verso il valore regionale medio. Questo andamento è espresso dalla riduzione dell intervallo di variabilità dell incidenza delle imprese individuali femminili sul totale delle imprese individuali. Infatti esso passa dal [34,5%; 23,6%] del 1998 al [32,6%; 23,2%] del Le imprese individuali femminili nei settori produttivi Dall analisi condotta a livello di settore produttivo risulta che pur essendo il maggior numero di imprese individuali femminili concentrato nel settore del commercio, l incidenza maggiore delle imprese individuali femminili sul totale delle imprese individuali si riscontra nel terziario. Dunque, in questo settore, le imprese individuali femminili sembrano avere un vantaggio (o un minore svantaggio) rispetto alle imprese individuali maschili. Tuttavia guardando i dati in modo dinamico emerge con chiarezza che il settore più dinamico per le imprese individuali femminili è stata l agricoltura. Sembra essere in atto un processo di specializzazione delle imprese individuali femminili in questo settore che, peraltro, avviene in un contesto di espansione. Allo stesso modo si assiste a una crescente specializzazione a livello regionale delle imprese individuali femminili nel settore delle costruzioni (+22,7%). Nel settore manifatturiero le imprese femminili perdono terreno. Tuttavia è interessante osservare che all interno di questo settore vi sono due comparti in espansione: i mobili e il tabacco-bevande-alimentari. Il tessile che resta il sottosettore di maggiori dimensioni, e di gran lunga, mostra segni di crisi piuttosto chiari (-8,7% nel periodo ). Ad un analisi disaggregata dei macrosettori, il terziario rivela una tendenza molto interessante: la presenza delle imprese individuali femminili si è notevolmente qualificata, perdendo peso nei più tradizionali servizi sociali a vantaggio dei trasporti-telecomunicazioni (+15,8%) e dell intermediazione finanziaria (28,2%). Tutti questi risultati appaiono evidenti anche si considerano le Unità Locali invece che le sole imprese femminili individuali. Si è anche esaminato l universo delle imprese individuali femminili a livello provinciale per ciascuno dei settori. Tra i risultati più importanti emersi vi sono quelli relativi alle specializzazioni o de-specializzazioni produttive delle diverse province, intendendo con questo termine fare riferimento al fatto che le quote delle imprese individuali nella provincia in ciascun settore si discostano significativamente, in positivo o in negativo, dalla corrispondente media regionale. Applicando questa proxy si ottengono i seguenti risultati: le tre province meridionali vedono una specializzazione delle imprese femminili nell agricoltura; il settore del commercio prevale a Pisa, a Massa Carrara e Livorno, mentre il manifatturiero predomina nelle province centro-settentrionali di Prato, Firenze e Pistoia. A Livorno e Massa Carrara vi è una specializzazione nelle costruzioni. Naturalmente, l esame di questi risultati deve tenere conto del fatto che l agricoltura è un settore in espansione per le imprese femminili ed è consistente, mentre la manifattura è relativamente consistente e in regresso e le costruzioni sono in espansione ma di piccole dimensioni. La diversa dinamica delle imprese individuali femminili, nel loro insieme, a livello provinciale certamente 14

15 dipende da questi elementi: Siena, Arezzo e Grosseto assicurano tassi di espansione maggiori alle imprese femminili perché sono specializzate in un settore che è al tempo stesso grande e dinamico. Argomenti diversi si applicano alle altre province. Anche con riferimento a questo gruppo di dati le Unità Locali sembrano avere seguito una dinamica perfettamente allineata a quella delle imprese. 15

16 3. Le principali tendenze a livello regionale Iniziamo la nostra analisi dettagliata con una visione di assieme a livello regionale. Esamineremo dapprima l insieme delle imprese individuali per metterne in risalto la consistenza e la dinamica nel periodo al quale si riferisce la nostra analisi. Successivamente ci soffermeremo sulle imprese individuali femminili. L esame riguarderà, in ciascuno dei due casi, tutte le imprese, attive e inattive. Successivamente, a causa della scarsa rilevanza delle imprese inattive, ci concentreremo sulle sole imprese attive. 3.1 L universo delle imprese individuali Nel 2001 risultavano registrate, nel territorio della Regione Toscana, ditte individuali di cui attive. Rispetto al 1998 si è avuta la crescita netta di imprese, pari a +1,87%. Nello stesso periodo il numero delle ditte individuali attive si è cresciuto di unità e il rapporto tra imprese non attive e imprese attive (tasso di non attività) si è ridotto dall 1,28% del 1998 all 1,14% del La tabella 3.1 presenta tutti questi dati e mostra anche che nel corso del quadriennio considerato il numero delle ditte individuali ha seguito un trend di crescita, con una riduzione percentuale delle imprese non attive, che ha comportato una continua, seppur lenta, riduzione del tasso di non attività. Tabella 3.1 Imprese individuali (tutte), Toscana (valori assoluti e variazioni percentuali) Stato impresa Var. as s. 01/98 Var. % 01/98 Attiva ,0 Totale non attive ,7 Registrate ,9 Tasso non attività 1,28 1,16 1,15 1,14 Per quello che riguarda le Unità Locali relative alle complessive imprese individuali nel 2001 queste risultavano pari a di cui attive e non attive (composte da 117 inattive, 470 sospese e in fallimento). Rispetto al 1998 si è avuta la perdita netta di imprese, pari allo 0,8%. Nello stesso periodo il numero delle attive si è ridotto di unità e il rapporto tra attive e non attive (tasso di non attività) è passato dall 1,14% del 1998 all 1,05% del La tabella 3.2 presenta tutti questi dati e mostra anche che nel corso del quadriennio considerato il numero delle Unità Locali ha seguito un andamento oscillatorio: alla crescita del 1999 hanno fatto seguito, nel 2000, una drastica caduta e, nel 2001, una modesta ripresa. 16

17 Tabella 3.2 Unità Locali individuali (tutte), Toscana (valori assoluti e variazioni percentuali) Stato impresa Var. ass. 01/98 Var. % 01/98 Attiva ,8 In fallimento ,4 Sospesa ,0 Inattiva ,1 Totale non attive ,7 Registrate ,8 Tasso non attività 1,14 1,04 1,06 1, Le imprese individuali femminili Nel 2001 le ditte individuali femminili registrate in Toscana erano , di cui attive. Il confronto tra il 1998 e il 2001 mostra un incremento di 65 imprese registrate e di 163 imprese attive, pari a +0,3% (si veda la tab. 3.3). Nel periodo, il tasso di non attività è passato dall 1,38% all 1,21%, dopo aver avuto un minimo di 1,11% nel Le Unità Locali individuali femminili, nel 2001 erano , di cui attive e 696 non attive (consistenti a loro volta in 36 inattive, 181 sospese e 479 in fallimento). Il confronto tra il 1998 e il 2001 mostra una perdita netta di unità registrate pari al 2,8% e di unità attive, pari al 2.7%, con una dinamica differenziata negli anni intermedi (si veda la tab. 3.4). Tabella 3.3 Imprese individuali femminili, Toscana (valori assoluti e variazioni percentuali) Stato impresa Var. ass. 01/98 Var. % 01/98 Attiva ,3 Totale non attive ,3 Registrate ,1 Tasso non attività 1,38 1,22 1,11 1,21 17

18 Tabella 3.4 Unità Locali individuali femminili, Toscana (valori assoluti e variazioni percentuali) Stato Var. ass. 01/98 Var. % 01/98 Attiva ,7 In fallimento ,4 Sospesa ,0 Inattiva ,0 Totale non attive ,3 Registrate ,8 Tasso non attività 1,24 1,09 1,08 1,12 Come si è già notato il 2000 risulta un anno di grave contrazione (oltre 2000 Unità Locali in meno) e ciò appare singolare in considerazione della sostanziale tenuta delle imprese individuali nello stesso anno. Benché non manchi la possibilità di fornire una spiegazione economica di questo fenomeno ad esempio come riflesso di una strategia di eliminazione delle sedi periferiche in risposta a non troppo favorevoli evoluzioni economiche - l entità della caduta lascia più di qualche dubbio sulla completa attendibilità del dato. 3.3 Un esame comparato delle imprese individuali femminili Per valutare meglio l evoluzione delle imprese individuali femminili è importante effettuare un esame comparato dei dati ad esse riferiti con quelli relativi all insieme delle imprese individuali. Uno dei vantaggi di tale confronto è quello di consentire la sterilizzazione degli effetti della dimensione individuale, permettendo di concentrarsi sull influenza esercitata dal carattere femminile delle imprese. Nel 2001 le imprese individuali femminili rappresentavano poco più di un quarto del totale delle imprese individuali (26,5%). Questa quota, come risulta dalla tabella 3.5 è in leggero calo rispetto al 1998, quando raggiungeva il 27%. Se si considerassero le sole imprese attive non si avrebbero risultati significativamente diversi. Dunque nel periodo considerato, si è verificata una modesta perdita di consistenza delle imprese individuali femminili. Tale perdita è più marcata per alcune province e su questo fenomeno bisognerà tornare con un esame che rintracci le cause di una simile performance negativa, onde escludere la presenza di strozzature strutturali. Se si considerassero le Unità Locali non si giungerebbe a risultati significativamente diversi. Infatti, tra il 1998 e il 2001 le Unità Locali femminili sul totale delle Unità Locali relative alle imprese individuali sono passate dal 27% al 26,5%, esattamente come le imprese. Vi è tuttavia una differenza che si riferisce al 2000, anno nel quale il calo della quota delle Unità Locali femminili è stato leggermente più marcato del corrispondente dato per le imprese (infatti il rapporto è sceso al 26,6% contro il 26,7%). 18

19 19

20 4. Le tendenze provinciali L analisi dei dati disaggregati a livello provinciale mette in evidenza situazioni e andamenti, come abbiamo detto, piuttosto differenziati, sia rispetto al numero delle imprese sia rispetto agli addetti. Ci soffermeremo sulle sole differenze in termini di consistenze di imprese cercando di interpretarle nel modo migliore, compatibilmente con le informazioni disponibili. In appendice viene presentata un analisi più dettagliati dei principali dati, provincia per provincia. 4.1 Le imprese femminili per provincia Come risulta dalla tabella 4.1, nel 2001 il maggior numero di imprese individuali femminili era localizzato nella provincia di Firenze: pari al 20,7% del totale. Il valore più basso era, invece, quello di Prato (3.416). Naturalmente i valori assoluti hanno un significato molto limitato e per questo motivo esamineremo tra breve alcuni indici relativi. Nel quadriennio considerato in ambito provinciale si evidenziano due tendenze nettamente distinte (tab. 4.2 e 4.3): l una orientata alla crescita e l altra alla riduzione del numero di imprese individuali femminili. Al primo gruppo appartengono Grosseto (+262) e Siena (+215); al secondo gruppo si iscrivono Massa Carrara (-149), Lucca (-112), Pistoia (-86), Prato (-27) e Pisa (-15). Arezzo e Firenze, pur evidenziando un saldo positivo nel periodo, presentano un andamento alterno. In conseguenza di queste tendenze Massa Carrara e Prato continuano a essere i fanalini di coda regionali per ciò che riguarda la percentuale di imprese individuali femminili (tab. 4.4). Cali consistenti in termini percentuali si sono avuti a Massa Carrara, Lucca e Pistoia. Più contenuta è la flessione di Prato mentre la situazione è rimasta sostanzialmente stabile a Firenze, Arezzo e Livorno. Le due province in cui il numero delle imprese individuali femminili è cresciuto sensibilmente tra il 1998 e il 2001 sono Siena e Grosseto. Si delinea, dunque, una polarizzazione piuttosto chiara a livello provinciale, sulla quale avremo occasione di tornare in seguito. 20

21 Tabella 4.1 Imprese individuali femminili per provincia, Toscana (valori assoluti) Provincia Arezzo Firenze Grosseto Livorno Lucca Massa Carrara Pisa Prato Pistoia Siena Toscana Tabella 4.2 Imprese individuali femminili per provincia in Toscana (variazioni assolute) Provincia var var var var Arezzo Firenze Grosseto Livorno Lucca Massa Carrara Pisa Prato Pistoia Siena Toscana Il 2001 è un anno di ripresa con 5 province che risultano in espansione (Grosseto, Siena, Firenze, Livorno e Prato). Con riferimento alle Unità Locali si nota quanto segue. Come risulta dalla tabella 4.5, nel 2001 il maggior numero di Unità Locali individuali femminili era localizzato nella provincia di Firenze: pari al 20,7% del totale. Il valore più basso era, invece, quello di Massa Carrara (3.804). Nel quadriennio si ha una tendenza alla diminuzione. In termini assoluti il calo maggiore è quello di Firenze (perse 572 unità) ma in termini percentuali la contrazione più netta è quella di Massa Carrara (-8,2%). 21

22 Tabella 4.3 Variazioni imprese individuali femminili per provincia in Toscana (variazioni percentuali 01/98) Provincia var var var var Arezzo 2,8-1,5-0,7 0,5 Firenze -0,5 0,7 0,1 0,2 Grosseto 1,4 2,0 1,2 4,7 Livorno -0,1 0,0 0,4 0,2 Lucca -0,4-0,5-1,0-1,9 Massa Carrara -1,2-1,8-1,1-4,1 Pisa 0,0-0,1-0,2-0,2 Prato -1,7-0,2 1,2-0,8 Pistoia -0,6-0,8-0,5-1,9 Siena 1,8 1,8 1,4 5,0 Toscana 0,2 0,1 0,1 0,3 Tabella 4.4 Impr. indiv. femminili percentuale in Toscana (valori percentuali sul totale regionale) Provincia Arezzo 10,0 11,0 11,0 10,0 Firenze 21,0 21,0 21,0 21,0 Grosseto 10,0 10,0 10,0 10,0 Livorno 11,0 10,0 10,0 11,0 Lucca 10,0 10,0 10,0 10,0 Massa Carrara 6,0 6,0 6,0 6,0 Pisa 10,0 10,0 10,0 10,0 Prato 6,0 6,0 6,0 6,0 Pistoia 8,0 8,0 8,0 8,0 Siena 7,0 8,0 8,0 8,0 Toscana 100,0 100,0 100,0 100,0 Cali consistenti in termini percentuali si sono avuti a Prato, Lucca, Pistoia e, quindi, Firenze. Più contenuta è la flessione di Livorno mentre la situazione è rimasta stabile ad Arezzo. Le uniche due province in espansione anche se in misura limitata - sono Siena e, soprattutto, Grosseto. Si delinea, dunque, una polarizzazione piuttosto chiara a livello provinciale, sulla quale avremo occasione di tornare in seguito. 22

23 Tabella 4.5 Unità locali individuali femminili per provincia, Toscana (valori assoluti e variazioni percentuali) Provincia Var. ass. 01/98 Var. % 01/98 Arezzo ,5 Firenze ,3 Grosseto ,2 Livorno ,4 Lucca ,3 Massa Carrara ,2 Pisa ,6 Prato ,0 Pistoia ,7 Siena ,4 Toscana ,8 Dei quattro anni che compongono il nostro periodo, il 2000 si presenta come quello più negativo e anomalo: soltanto Grosseto è riuscita a non regredire. Anche per le Unità Locali il 2001 è un anno di ripresa: ben 5 province risultano in espansione (Grosseto, Siena, Firenze, Livorno e Prato). Già nel 1999 furono 5 le province che riuscirono a espandersi (Arezzo, Grosseto, Livorno, Pisa, Siena) sebbene spesso in modo impercettibile. 4.2 Il confronto con l insieme delle imprese individuali Anche in questo caso è utile raffrontare le imprese individuali femminili con l insieme delle imprese individuali. Il maggior numero in assoluto di queste ultime si ha naturalmente nella provincia di Firenze ( nel 2001) mentre è ancora Massa Carrara la provincia con le minori unità ( sempre nel 2001) (si veda tab. 4.6). Nel nostro quadriennio si hanno valori in crescita in tutte le province. Aumenti superiori alla media regionale si sono avuti a Massa Carrara, Pisa e Siena, mentre le restanti province si collocano su valori prossimi a quelli medi regionali, unica eccezione Arezzo con un deludente +0,4% (tab. 4.8). 23

24 Tabella 4.6 Imprese individuali per provincia, Toscana (valori assoluti) Provincia Arezzo Firenze Grosseto Livorno Lucca Massa Carrara Pisa Prato Pistoia Siena Toscana Tabella 4.7 Imprese individuali per provincia, Toscana (variazioni assolute 01/98) Provincia var var var var Arezzo Firenze Grosseto Livorno Lucca Massa Carrara Pisa Prato Pistoia Siena Toscana Rispetto alle imprese femminili gli andamenti appaiono più omogenei con un trend di crescita ben evidente pur nella sua modestia quantitativa. Unica eccezione è rappresentata da Arezzo che per ben due anni (1999 e 2000) mostra una leggera contrazione nel numero di imprese individuali (tab. 4.7). 24

25 Tabella 4.8 Imprese individuali per provincia in Toscana (variazioni percentuali 01/98) Provincia var var var var Arezzo 3,3-1,4-1,3 0,4 Firenze 0,4 1,1 0,3 1,7 Grosseto 0,3 0,7 0,7 1,7 Livorno 0,4 0,9 0,8 2,1 Lucca 0,2 0,8 1,4 2,4 Massa Carrara 0,9 1,8 0,5 3,3 Pisa 1,2 1,5 0,4 3,1 Prato -0,3 1,2 1,6 2,6 Pistoia -0,2 0,3 0,9 0,9 Siena 1,2 1,4 0,5 3,2 Toscana 0,7 0,8 0,5 2,0 Tabella 4.9 Incidenza imprese individuali femminili in Toscana (incidenze femminili provinciali) Provincia Arezzo 26,8 26,7 26,7 26,8 Firenze 23,6 23,3 23,2 23,2 Grosseto 29,4 29,7 30,1 30,3 Livorno 33,2 33,0 32,8 32,6 Lucca 25,7 25,6 25,3 24,6 Massa Carrara 34,5 33,8 32,6 32,0 Pisa 28,2 27,9 27,4 27,3 Prato 25,2 24,8 24,5 24,4 Pistoia 25,1 25,0 24,7 24,4 Siena 27,2 27,3 27,4 27,7 Toscana 27,0 26,8 26,7 26,5 Le dinamiche precedenti si riflettono sull importanza delle imprese femminili a livello provinciale in rapporto al totale delle individuali. Come mostra la tabella 4.9, la situazione è nettamente differenziata a livello provinciale. Effettuando i confronti in termini dell importanza delle imprese individuali femminili sul totale delle imprese individuali si nota che nel 2001 la prima posizione è occupata da Livorno (32.6%) e l ultima da Firenze (23.2%). Province ad alta intensità di imprese individuali femminili sul totale delle imprese individuali sono anche Massa Carrara (32.0%), Grosseto (30,3%) e Siena (27,7%). In posizione intermedia si collocano Pisa e Arezzo mentre una bassa incidenza si registra anche a Prato (24,4%), Pistoia (24,4%). e Lucca (24,6%). Questi dati si riferiscono all ultimo anno del nostro periodo di osservazione, cioè al Se si 25

26 tiene conto anche della dinamica del quadriennio si nota che a fronte di significative diminuzioni, solo le province di Siena e Grosseto fanno registrare un avanzamento significativo. In conclusione, con riferimento alla evoluzione della quota di imprese individuali femminili, abbiamo 2 province con dinamica positiva (Grosseto e Siena) una provincia sostanzialmente stabile (Arezzo), due province in pronunciata decelerazione (Massa Carrara e Lucca), quattro province in flessione (Pistoia, Prato e Pisa e Lucca) e due province in limitata contrazione (Firenze e Livorno). E interessante notare come questi andamenti abbiano un riscontro territoriale piuttosto chiaro all interno della regione: la parte meridionale è la più dinamica, quella settentrionale segna i maggiori regressi, mentre la zona geografica centrale si trova in posizione intermedia. Questi risultati derivano, a loro volta, da dinamiche piuttosto diverse. Tra le province ove la quota delle imprese individuali femminili è in espansione, Grosseto e Siena si caratterizzano perché l aumento della quota deriva da una espansione delle imprese femminili superiore all espansione delle imprese individuali complessive. Pertanto, Siena e Grosseto ottengono il proprio risultato in un contesto di generale espansione delle imprese individuali che è più netto per le imprese femminili. In tutte le altre province, la riduzione della quota è determinata dal fatto che le femminili diminuiscono mentre le totali crescono, seppure di poco, e ciò fa sì che la caduta della quota sia più netta Pertanto possiamo dire che vi sono due province in cui le femminili si espandono in una situazione di generale espansione delle ditte individuali (Siena e Grosseto), due province ove esse sono costanti (Arezzo e Firenze) e un buon numero di province ove le imprese individuali femminili si contraggono a fronte di una crescita delle ditte individuali totali (con diversa intensità, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Pisa e Prato). E interessante verificare se vi sono tendenze alla convergenza nelle quote di imprese individuali femminili. Vi è convergenza se le province con le quote inferiori alla media all inizio del periodo sono cresciute a tassi superiori a quelli medi nel corso del periodo (e viceversa). La tabella 4.10 mostra il risultato di questa analisi. Tebella 4.10 Convergenza prov. nelle quote delle impr. indiv. femminili, Toscana Posizione iniziale rispetto alla media Tasso di crescita rispetto alla media Tendenza Arezzo sotto superiore converge Firenze sotto inferiore diverge (negativamente) Grosseto sopra superiore diverge (positivamente) Livorno sopra Inferiore converge Lucca sotto Inferiore diverge (negativamente) Massa Carrara sopra inferiore converge Pisa sopra inferiore converge Prato sotto inferiore diverge (negativamente) Pistoia sotto inferiore diverge (negativamente) Siena sopra superiore diverge (positivamente) 26

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