METODOLOGIA DELL INSEGNAMENTO ALLENAMENTO DELLA TECNICA

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1 METODOLOGIA DELL INSEGNAMENTO ALLENAMENTO DELLA TECNICA Non possiamo parlare di un unica metodologia per allenare la pallavolo, in quanto essa cambia in rapporto al livello di gioco: non può essere la stessa per una squadra di serie A-1 e per la categoria U-14 e varia anche tra settore maschile e femminile. La prima suddivisione che la letteratura sportiva ci indica è quella tra i metodi: Analitico Sintetico Globale Vale qui la pena di chiarire la differenza che passa tra allenamento con il metodo globale e lavoro di squadra, in quanto la struttura dell esercitazione può apparire esteriormente simile (gioco 6 vs. 6). Mentre nel metodo globale l obiettivo è di apprendere/correggere la tecnica in situazione di gioco tramite un compito assegnato all atleta che deve essere ripetuto più volte, nel lavoro di squadra viene curato il rapporto tra gli atleti per come saranno disposti in gara, viene organizzato il gioco e, in ultima analisi, vengono nascoste le carenze tecniche dei singoli perseguendo quindi l obiettivo opposto rispetto a quello dell allenamento effettuato con il metodo globale. La questione da porsi quindi non è: faccio gioco o faccio tecnica individuale? ma, come alleno la tecnica individuale? La domanda non è retorica in quanto da essa discende il modo in cui noi presentiamo la pallavolo ai nostri atleti: né il calcio né il basket (per restare ad esempi inerenti i giochi sportivi collettivi) vengono proposti ai principianti tramite i fondamentali, ma tramite il gioco; infatti nessuno dei principianti di questi sport sa quali siano i fondamentali tecnici. Si inizia a giocare e solo poi gradualmente si affina la tecnica. Nel volley c è oggettivamente un problema in più: lo sport è più difficile e se non c è un minimo livello tecnico la palla cade, quindi devo usare degli accorgimenti. Inoltre è ovvio che nel minivolley o in U-13 devo insegnare la tecnica in gioco facendo soprattutto 1 vs. 1 e 2 vs. 2 perché ci sono molti più tocchi di palla che nel 3 vs. 3 o nel 6 vs. 6. E quindi necessario che molti di noi allenatori rimettano in discussione la propria idea (tradizionale) di iniziare dai fondamentali, tramite un primo quesito: cos è un fondamentale e cos è la tecnica individuale? il bagher è un fondamentale? la ricezione è situazione? La soluzione sta nella definizione di open skills e closed skills. Ovvero, noi codifichiamo il bagher in un modo (closed), ma poi la situazione di gioco obbliga l atleta a trovare soluzioni diverse (open), e forse noi gli diciamo che ha sbagliato perché non ha seguito il modello tecnico che gli avevamo insegnato.poi l atleta ci risponde che non riusciva ad applicarlo e così si crea un conflitto allenatore-atleta. Questo accade perché noi allenatori, pur avendo in testa questo problema, spesso alleniamo closed (analitico), ponendoci quindi su un piano diverso da quello che vivono gli atleti in campo, i quali percepiscono che durante il gioco non è sempre possibile applicare il modello in quanto gli avversari (o l imprecisione di un compagno nel tocco di palla precedente) li condizionano. Chiariamo quindi a noi stessi e agli atleti: le tecniche nel volley non sono closed, ma variano con le situazioni; nelle situazioni di gioco non si applicano i fondamentali, ma le tecniche individuali; il fondamentale rappresenta la base, poi va sviluppata la tecnica individuale per le singole situazioni. Allenare la situazione significa considerare l avversario, non pensare che tutto dipenda da noi. Da queste considerazioni nasce il concetto base della metodologia: partire dal gioco, con l idea di insegnare a giocare. Il che non significa fare solo quello (gioco), perché se è vero che non c è pagina 1

2 transfert diretto tra allenamento analitico e situazione di gioco, è altrettanto vero che l allenamento analitico del singolo fondamentale serve come base per il gioco. Come decidiamo cosa allenare? Partiamo dal gioco e cerchiamo di capire quali situazioni si verificano più frequentemente e quali ci danno più problemi in ciascuna delle due fasi ricezione-punto e servizio-punto. Se riusciamo a dedicare del tempo per fare questa analisi per tutti i fondamentali implicati in ciascuna fase di gioco, si apre un panorama enorme di cose da fare relative al gioco e non ideate in altri modi sicuramente più astratti. Ora il problema che ci rimane è senz altro: come scegliere cosa fare? La prima indicazione è: non pretendere di fare tutto. Scegliere la partita modello riferita al livello di gioco del campionato che la nostra squadra deve disputare e individuare le esercitazioni in funzione di quel modello. Organizzare gli esercizi con due requisiti: rispettare la struttura del gioco; creare la situazione tale e quale è nel gioco. Nel settore femminile la capacità di gioco è molto inferiore rispetto al maschile, perché questi ultimi sviluppano anche con altre attività (calcio) l abilità di adattarsi al variare delle situazioni; quindi se alleniamo il settore femminile cerchiamo di usare più frequentemente possibile il gioco. Naturalmente teniamo sempre presente il fatto che ci deve essere un minimo di tecnica per giocare, altrimenti ci sono troppi errori e comunque le richieste devono essere calibrate: allenare/insegnare, infatti, vuol dire anche creare molte situazioni di feed-back positivi. Vi è poi il problema della quantità di esercizi da proporre: il miglior allenatore non è quello che fa molti esercizi, ma quello che ne fa pochi, perché li ha scelti dopo molte esperienze (ciò vale dopo aver verificato che gli esercizi siano adeguati al gruppo che si ha in gestione). Se facciamo solo esercizi gli atleti dopo un po si annoiano e bisogna cambiarli spesso; se la struttura dell allenamento è il gioco, questo non è più un problema. Dopo aver parlato diffusamente dei pregi del metodo globale (ove applicabile), esaminiamo le problematiche che pone il suo utilizzo: 1 non consente un elevato numero di ripetizioni, particolarmente in qualche fondamentale, ad esempio la difesa. Devo quindi compensare con metodo analitico oppure, nel globale stesso, ad ogni errore in difesa devo far ripartire l azione con una seconda palla messa in gioco dall allenatore in modo il più simile possibile a quella sbagliata, ottenendo così un ritmo più alto e la ripetizione del gesto errato. 2 è molto difficile per l allenatore applicarlo pienamente: non facciamo solo i lanciatori di palloni, tutt altro: dobbiamo infatti seguire tecnicamente tutta la squadra, ogni atleta deve avere un suo compito principale da svolgere e noi dobbiamo avere in testa i compiti di tutti e dodici gli atleti per sapere se e quando intervenire. A tal proposito è necessario cambiare l idea che l intervento più importante dell allenatore sia durante l allenamento (trasferire il problema agli atleti): durante il gioco bisogna giocare, non parlare. 3 dobbiamo aver elaborato per ciascun fondamentale i concetti chiave ed utilizzare solo quelli per richiamare l attenzione degli atleti, senza interrompere il gioco. 4 dobbiamo stabilire delle priorità, ovvero dobbiamo aver fatto una buona diagnosi di ciò che serve a ciascun atleta (tre cose, non di più) per migliorare sensibilmente il proprio rendimento. 5 non sempre è facile la correzione. Nel globale ad ogni errore si ripete (riproducendo la stessa situazione che ha generato l errore) finchè non si esegue correttamente e poi si prosegue l azione, pagina 2

3 ma l allenatore deve indicare all atleta la strada per ottenere un esecuzione giusta. Talvolta questo non basta perché l errore è più radicato e il numero di ripetizioni troppo basso: è allora opportuno iniziare l allenamento (dopo la fase di riscaldamento) con mezz ora di esercizi analitici. Più volte si è qui sopra accennato al metodo analitico: specifichiamo subito che il suo grande valore sta nel fatto che diversamente da ciò che avviene durante il gioco l atleta può dedicare tutta la sua concentrazione su un solo elemento tecnico senza dover controllare le fasi precedente e successiva. Riguardo a questo è comunque opportuno ricordare che gli esercizi analitici per essere efficaci devono soddisfare tre requisiti: essere semplici assicurare un elevato numero di ripetizioni assicurare l apprendimento/correzione. Per quanto già sopra detto è evidente che il metodo analitico è indicato sia per l apprendimento dei primi elementi tecnici da parte dei principianti (creiamo le condizioni affinché la palla non cada) che per quello di nuovi elementi tecnici da parte di atleti dei settori giovanili e per la correzione degli errori negli atleti evoluti. Adattissimo per riprodurre gli elementi tecnici appresi con il metodo analitico in una situazione più vicina a quella di gara è il metodo sintetico, il quale ci dà la possibilità di collegare due elementi tecnici che in una determinata fase di gioco si presentano l uno successivamente all altro (es.: attacco dopo ricezione), ma che non implica il totale svolgimento dell azione di gioco. Permette di curare le fasi di collegamento e di ripeterle numerose volte in poco tempo. Per queste sue caratteristiche che consentono l analisi di un parziale di gioco si adatta moltissimo, ma non solo, alle categorie giovanili U-14 e U-16. Seguono alcune considerazioni sull insegnamento e sulla correzione tecnica valide indipendentemente dal fatto che si utilizzi una metodica di allenamento piuttosto che un altra. Ciò che serve prioritariamente è avere un modello tecnico: cioè l atleta deve avere in testa non tanto (è comunque utile) l immagine di un giocatore di elite che esegue correttamente un fondamentale, quanto il film di sé stesso che esegue con successo il gesto tecnico corretto. L atleta deve dunque identificare la situazione: ad esempio se è in ricezione deve capire se arriva bene dietro la palla; se vi arriva, ma non in modo perfetto e deve quindi usare un adattamento tecnico; se arriva malissimo per cui deve pensare a salvare la palla e non a fare una ricezione perfetta; allo stesso modo se in attacco riceve un alzata bassa e staccata da rete deve capire che è nei guai e non può attaccare come se avesse a disposizione una palla perfetta (spesso gli atleti non identificano la situazione di palla staccata da rete). La capacità di identificare si allena con il metodo globale, con l allenatore che fa domande, non che dà risposte. In un tempo immediatamente successivo l atleta deve elaborare la soluzione: se, per riprendere l esempio di cui sopra, l attaccante identifica la situazione di palla bassa e staccata da rete deve poi cercare nella memoria il file con la risposta corretta. La prima cosa da sapere è se la risposta c è o no, ovvero, quando in allenamento accade questa situazione e l atleta sbaglia, faccio ripetere? e faccio ripetere con palla uguale o con alzata perfetta? e faccio ripetere prima l attacco o l alzata? Si fa ripetere prima l attacco (perché ha causato la perdita del punto) con palla lanciata dall allenatore tale e quale l alzata precedente (non alleno l alzatore a sbagliare), poi faccio ripetere per correggere l alzata. Devo creare situazioni in allenamento di modo che il Sistema Nervoso Centrale identifichi ed elabori più presto possibile le soluzioni alle situazioni, quindi applico il metodo globale o con atleti più giovani esercizi analitici con due sole varianti (per riprendere l esempio: lancia l allenatore per attacco con palla perfetta o palla staccata da rete). pagina 3

4 Debbo quindi allenare i colpi di soluzione per il problema (nell esempio proposto è un attacco con colpo tipo servizio float) analiticamente, ad es. contro parete o nell esercizio in coppie attacco difesa. All elaborazione succede la realizzazione, e qui se c è errore dobbiamo stabilire se: è andata male perché la soluzione era sbagliata; la soluzione era giusta, ma è stata realizzata male. Ad esempio, se sull alzata bassa e staccata l atleta tenta il colpo alto sulle mani del muro, ma non le prende e l attacco va fuori, la soluzione è giusta, ma realizzata male; diverso è se schiaccia in rete perché ha chiuso il colpo. Da ciò può dipendere anche la metodologia che dovrò applicare con questo atleta: il primo errore è forse meglio correggibile con metodo analitico, mentre il secondo con il globale. Concludiamo la trattazione relativa alla metodologia dell allenamento riferita alla tecnica ricordando i tre schemi che dobbiamo avere presenti e che ci aiutano per allenare i singoli fondamentali: qui, a titolo di esempio, si riportano quelli relativi al servizio (si rammenta che vanno adattati al livello di gioco e alle esigenze particolari della propria squadra). 1 schema Cronologia della tecnica - decidere che tipo di servizio fare (sicurezza, precisione, attacco) - immaginare il gesto eseguito bene ( film di sé stesso) - scelta della zona in cui battere (se è il caso) - lancio della palla - tempo (per il servizio in salto) - colpo - prendere posizione in campo per difendere. 2 schema I principi - la fiducia come atteggiamento mentale - il lancio condiziona tutto - il tempo è determinante (per il servizio in salto) - colpire più alto possibile (e davanti alla riga per il servizio in salto) - nel servizio d attacco è molto importante battere forte, molto meno battere preciso - bisogna avere un servizio di sicurezza. 3 schema I concetti chiave - il lancio - i piedi (posizione di partenza) - coordinazione (diversa tra servizio a terra ed in salto) - colpo alto - chiudi (per servizio in salto con rotazione) - arresto (per servizio float) I concetti chiave servono per correggere il gesto, dando sempre una sola priorità: non dico all atleta tutto ciò che sbaglia, ma solo la cosa più importante, ovvero quella che condiziona maggiormente il suo rendimento. 07 gennaio 2008 Aldo De Rosa pagina 4

5 Le fonti: Bibliografia: D. Harre Teoria dell allenamento Società stampa sportiva L. Teodorescu Teoria e metodologia dei giochi sportivi Società stampa sportiva C. Pittera, D. Riva Violetta Pallavolo dentro il movimento Tringale Editore M. Paolini Il nuovo sistema pallavolo Calzetti Mariucci Editori J. Weineck L allenamento ottimale Calzetti Mariucci Editori Clinic: S. Prandi Todi J. Velasco Ferrara 1993 J. Velasco Milano 1996 J. Velasco Cattolica 2003 J. Velasco Cattolica 2004 L. Schiavon Villesse pagina 5

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