tn.d.t.l. Jùrgen Habermas

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1 La co s t i tuzio n a lizzazi o n e d e I diri t to i n t e rn azi o n a le e i problemi di legittimazione che deue affrontare una società mon diale giuridicamen t e co s t it ui t a'" Júrgen Habermas Dopo i mostruosi crimini di massa del ventesimo secolo, i soggetti del diritto internazionale hanno perso la presunzione d'innocenza su cui poggiava il divieto d'intervenire, e di procedere penalmente, nelle fac-."àd. degli stati sovrani. Ma, dopo la seconda guerra mondiale' il diritto internazionale non ha soltanto reagito alle gueme di aggressione e ai crimini di massa. Le innovazioni giuridiche non si esauriscono nella politica di sicurezza internazionale e di tutela dei diritti umani pfomossa àalle Nazioni Unite. All'interno e all'esrerno dell'onu, infatti, si sono te alla unificazione dei mercati e delle valute, gli stati si vanno associando su scala continentale. Possiamo anche leggere questa crescita - proo Il testo riproduce parti della mia replica aisaggi raccolti in P' B' Herborth l\5s9n, (a cura di), Anircbie dei kommunikatiuen Freibeit, Frankfurt-Main, Suhrkamp,2007, pp drideo, a- )C{I, n. 51, gemaio aprile 2008

2 Jùrgen Habermas controllo e di direzionel. Ciò riguarda tutte le vecchie funzioni dello stato, sia quelle che garantivano pace e sicurezzafisica sia quelle che assicuravano libertà, cettezza del diritto, legittimazione democratica. A parrire dal momento in cui tramonta I'epoca dell'embedded capitalism2 - e si altera di conseguenza il, rapporto tra politica e mercato a vantaggio dei mercati globalizzati - lo stato viene colpito (anche e soprarrurto) nel suo ruolo di <<stato interventista>>, cui tocca continuamente di prowedere alla sicurezza sociale dei cittadini. Si tratta di sviluppi storici che, per certi versi, non lasciano immodifrcatala teoria. Perciò non serve restare fedeli alla ortodossia categoriale del secolo diciottesimo. Mi sembra invece più promettente riguardare - rinnovandola sul piano della dovuta astrazione - l'idea di costituzione cosmopolitica elaborata da Kant, mirando a staccare definitivamente l'idea di <<costituzionatizzazione del diritto intemazionale>) da quell'idea di..repubblica mondiale> già îigettata da Kant per ottimi motivi4. Per contro, gli stessi sviluppi storici ci mostrano anche come resti irrisolto un problema centrale. Con la rete sempre più fitta delle istituzioni internazionali, e con la simultanea perdita di competenze degli stati nazionali, noi vediamo aprirsi una forbice tra il nuovo fabbisogno di legittimazione derivante da una gouernance che oltrepassa i confini nazionali, da un lato, e quelle tradizionali procedure legittimanti che avevano finora t S. Leibfried, M. Zurn (a cura di), Transformation des Staates?, Frankfurt-Main, Suhrkamp, 2006; A. Hurrelmann, S. Leibfried, K. Martens, P. Mayer, Transforming the G olden-age N ation S tate, Hampshire, Palgrave-MacMillan, Ossia di un capitalismo ingabbiato e controllato dalle politiche dello stato nazionale tn.d.t.l. I Un'idea che, dopo la seconda guerra mondiale, ha preso piede soprattutto tra i giuristi internazíonalisti te deschí. Cfr. C. Tomus chat, International Lau: Ensuring the Suruiual of Mankind, Colleaed Courses of the Hague Academy of International Law, vol. 281, 1999, Den Haag, Martinus Nijhoff, 2001;J. A. Frowein, Bilanz des 20 Jahrhanderts: Verfassungsrecht und Vólkerrech, in H. Lehmann (a cura di), Rùckblicke auf das 20. Jahrhun' dert, Góttingen, 2000, pp.35 54; B. O. Bryde, Konstitationalisierung des Vòlkerrechts und lnternationalisierung des Verfassungsrechls, <<Der Staat>>, 42,20$, pp P1ù in generale, A. Emmerich-Fritsche,Vom V(ilkerrecht zun-vehrecht, Berlin, Duncker & Humblot, 'Vider 2001 ; A. Peters, Dre Zukunft der Vòlkerrechtswissenscbaft: den epistemischen Nationalísmus, *Zeitschrift fùr auslàndisches òffentliches Recht und Vòlkerrecht>>, 67, 2007, pp.72l-776. a T. Haberm as, D ie P os t nation a le Kon s te lla tion an d die Zukunft der Demokra t ie, in Id., Die Postnationale Konstellatioz, Frankfurt-Main, Suhrkamp, 1998, pp ; trad- it. in La costellazione postnazionale. Saggi politici,milano, Feltrinelli, Tengono invece fermalaforma statale diunademocrazia cosmopolitica sia D. Archibugi, D. Held (a cura di), Cosmopolitan Democracy, Cambridge, Polity Press, 1995, siad. Held, Democracy and the Globai order, cambridge, Polity Press, 7995; trad. it. Democrazia e ordine globale. Dallo Stato moderno al gouerno cosrnopolitico, Trieste, Asterios, 1999, Coltiva I'idea di una repubblica mondiale di tipo federale O. Hóffe, Demokratie im Zeitaher der Globalisierung, Mùnchen, Beck Verlag, 1999.

3 La costituzionalizuzione del diritto internazionale funzionato (più o meno bene) soltanto alf inrerno delle sfere pubbliche nazíonah.ingeborg Maus ha spesso messo in luce come vengano a sovrapporsi <<una delegittimazione degli stati nazionali e un simultaneo bisogno politico, sul piano soprannazionale, di ricorrere alle risorse di legittimazione dei vecchi stati nazionalit. Si tratta di una diagnosi empirica che, nel quadro della teoria democratica, tocca un punto dawero nevralgico. Così, per fare un esempio, le istituzioni dell'unione Europea poggiano sì sul fondamento giuridico dei trattati internazion ali, ma esercitano tuttavia competenze decisionali tali che - incidendo sul raffico sociale degli stati membri - non possono più essere legittimate soltanto in base a questo fondamento6. Se non si vuole rinunciare alla democrazia, chí propugna di costituzionahzzare il diritto intemazionale deve anche saper sviluppare, quantomeno sul piano teorico, deí modelli di assetto istituzionale che garantiscano legittimazione democratica alle nuove forme de-localv;zate dí gcuernance. Anche senza dipendere dalla sovranità degli stati, questi asseffi dovrebbero, per un verso, collegarsi ai (tradtzionali ma insufficienti) canali legittimantí dello stato di diritto democratico, per I'altro verso integrarli con proprie peculiari prestazioni di legittimazione. In ciò che segue, io vorrei anzitutto ricordare una mia precedente proposta di costituzione politica della società mondiale e rispondere a una determinata obbiezione. In secondo luogo, proprio nel rispondere a tale obbiezione, dístinguerò le aspettative di legittimazione nutrite dai cittadinî del mondo dalle aspettative nutrite invece du cìttadini nazionali, mostrando come eventuali conflitti tra questi due piani possano essere interceftati e neutralvzati. In terzo e ultimo luogo, affronterò il problema di come si possa rispondere alle richieste di leginimazione sollevate - anche in assenza di un governo mondiale centrahzzato - da una società mondiale democraticamente costituita, purché si diano determinati processi di apprendimento sia da parte degli stati sia da parte delle popolazioni. (Jn sistema globale a tre piani e il problema solleuato da Nagel La mossa teorica iniziale, da me condivisa con aritori come Hauke BrunkhorstT, sta nella disarticolazione di quella costellazione storica delt I. Maus, Volkssouuertinitiit und das Prinzip der Nichtinterxention in der Friedensphi' lnsophie Immanuel Kants, ín H. Brunkhorst (a cura dù, Einmischung eruùnscbt? Menschenrecbte und. beuaffnete Intefl)entíon, Frankfurt-Main, Fischer Taschenbuch, 1998, pp ; Id., Verfassung und Vertrag. Zur Verrechtlichung globaler Politik, in P. Niesen, B. Herborth (a cura di), Anarchie der komnunikatiuen Freiheit, cit., pp. 350-)82-6 Sulle conseguenze fallimentari di una mancata costituzione europea dr. J. Flabermas, Europa in der Sackgasse, n[d., Acb Europa, Frankfurt-Main, Suhrkamp, 2008, pp. 96-\2!' 7 H. Brunkho lst, Dernokratie in der globalen Recbtsgenossenschaft, in <Zeitschrift fiir

4 Jùrgen Habermas lo stato di diritto democratico che riuniva insieme statualità, costituzione democratica e solidarietà civica. Mentre la costituzione politica e la solidarietà di mernbership in un'associazione giuridica di liberi ed eguali potrebbero anche scavalcare i confini di uno stato nazionale,la sostanza àello stato in senso stretto (capacità di azione e potefe amministrativo di una gerarchia detentrice della forza legittima) rimane invece legata alle tradizionali infrastruttufe n zionali. Richiamandomi (per semplicità) a passi di un mio precedente lavoro8, vorrei evocare una idea non stata- /e di comunità internazionalmente costituita. Questa comunità, per un verso, obbliga gli stati nazionali ad avere pacifico commercio tra loro, per l'altro u.tto li autorizza (fornendoli di <<sovranitò>) a tutelare i diritti iondamentali dei cittadini sul territorio di loro competenza. La comunità quello transnazionale. Soziologio>, Sondemheft \leltgesellschaft,2g0s:!p.t_9)48.-cfr. anche Id-, Die Legiti- *otioníkri, ìler'vehgesellsrbljt. Clobol Xute of Laut, Global Constitutionalism und'vel-,rioorlirbk"u,in M. Aibert, R. Stichweh (a cura di),.veltstaat und'vehstaatlichkeit: Beo' iorttr"ngr" globaler potitischer Strukturbildung, \X/iesbaden, Verlag Sozialwissenschaften, 2007, pp. $ 'lo9. tj.i{rb..-"s, EinepolitischeVerfassungfùrdiepluralistischeWeltgesellscbaft?,nld., Zaíihen Naturalismus und Religion-, Frankfurt-Main, Suhrkamp, 2005' pp. )24J65 ki- *."*o da questa edizione); trad-. it. rn Tra scienza e fede,roma-bati,laterza,2006' pp

5 La costituzionalizzazione del diritto internazionale - vere e proprie competenze politiche, dall'altro lato. Già oggi, sulla scena delle reti e otganizzazioni transnazionali si addensano e sovrappongono istituzioni che soddisfano il crescente fabbisogno di coordinamento di una società mondiale sempre più complessa. Sennonché, coordinale attori stahli e non statali è una forma di normativa che va bene soltanto per una determinata categoria di problemi delocalízzatí. Per le questioni tecnicbe in senso lato - standardizzazione dei sistemi di misura, regolazione delle telecomunicazioni, soccorso nelle calamità, contenimento delle epidemie, lotta alla delinquenza organizzata ecc. - bastano procedure come lo scambio di informazioni, consultazione, controllo e accordi. Dato che le brutte sorprese vengono sempre dai dettagli, anche questi problemi esigono in realtà la conciliazione di interessi contastanti. Tuttavia, essi si distinguono dalle questioni di natura genuinamente politica che - per esempio nelle ripartizioni connesse alle politiche energedche, ambientali, frnanziarie ed economiche - toccano interessi socio-nazionali profondamente radicati e difficilmente spostabili. Riguardo a questi ultimi problemi di una futura politica interna del mondo, sussiste unfabbisogno di strutturazione e regolazione per il quale mancano al momento sia il quadro istituzionale sia gli attori. Le reti politiche esistenti sono specificate in senso funzionale, e rappresentano (nel migliore dei casi) organizzazioni inclusorie e multilaterali in cui - a prescindere da chiunque vi si aggiunga come consulente - sono i rappresentanti governativi quelli che hanno responsabilità e potere decisionale. Ad ogni modo, queste reti politiche non costituiscono quasi mai un quadro istituzionale in grado di fornire competenze legislative e i relativi processi di formazione della volontà politica (p. 336). Il sistema centîalízzato di negoziazione (questa la mia proposta) dovrebbe disporre di competenze generalizzate. Tuttavia esso dovrebbe collegare la flessibilità propria di governi statali in grado di guardare in tutte le direzioni con la costituzione fton gerarchica di un'organízzazione multilaterale composta da membri giuridicamente equiparati. Per poter funzionare, una istituzione di questo tipo dovrebbe poggiare su regími geograficamente allargati, che siano, nello stesso tempo, rappresentativi e in grado d'imporsi. A prescindere da quelle che sono - fin dall'origine - potenze mondiali come gli USA, la Cina,l'Indía e la Russia, più stati confinanti e interi continenti (ad esempio I'Africa) dovrebbero (per soddisfare questa condizione) unificarsi tra loro, seguendo I'esempio di quella Unione Europea cui tocca ancora fare buona prova di sé' In ogni

6 10 Jiirgen Habernas caso, I'improbabile costellazione da cui dipende tutta la nosra costruzione esige che il potere politico si concentri in un ridotto numero di global playel"r. Questa concentrazione del potere politico dovrebbe essere strappata alle forze centrifughe di una società mondiale sempre più differenziata sul piano funzionale. Per verificare che non si sia già superato il <<punto di non ritorno>>e, dobbiamo fare attenzione, accanto agli sviluppi normativi, anche ai processi sistemici. E anche qualora questo quadro venisse creato, mancherebbero pur sempre gli attori collettivi capaci di dare esecuzione a queste decisioni. Penso a regimi regionali che ablriano un mandato negoziale sufficientemente rappresentativo per interi continenti e che dispongano dell'indispensabile potere di implementazione. - Per consentire alla politica di risolvere in maniera responsabile lo spontaneo fabbisogno normativo di un'economia e di una società mondiali, bisogna che I'arena intermedia venga occupata da un numero limitato di global players. Questi dovrebbero essere abbast anza forti da dare vita a coalizioni alterne, produrre flessibili equilibri di potere (soprattutto nella strutturazione e conrollo del sistema ecologico ed economico globale), negoziare imporre compromessi vincolanti. In questo modo, sulla scena ffansnazionale noi continueremmo certo a vedere le relazioninternazionali di vecchio stampo, e tuttavia in una forma modificata - anche semplicemente per il fatto che, in un effettivo sistema di sicurezz dell'onu, anche ai global players più potenti non sarebbe consentito il ricorso alla guerra come mezzo legittimo di soluzione dei conflitti (p.336 s.). In questa nostra costruzione, il livello inferiore e portante del sistema politico della società mondiale - il livello composto dagli stati nazionali -, dovrebbe essere costituito dagli stati che sono oggi raccolti dall'organizzazione delle Nazioni Unite. Le costituzioni politiche di questi membri associati dovrebbero certo soddisfare i principi democratici dell'organizzazionemondiale; tuttavia parlare dí <stati nazionali>> evoca falsi paragoni

7 La costituzionalizzazione del diritto internazíonale 11 direttamente il problema che agita in questa fase l'unione Europea: fino a che punto essa deve assumere un carattere statuale, se vuole soddisfare i criteri di legittimità degli stati membri? Dovremo dunque verificare - quanto meno dalla prospettiva della coerenza concettuale * se questa catena della legittimz;zione llegitirnationskettel sia dawero in grado di <<reggere>> attraverso tutti i livelli di una società mondiale politicamente costituita. Prima però, per quanto attiene alla legittimazione, vorrei affrontare un problema particolare, derivante dal fatto che la nostra organizzazione mondiale intende farc a meno del carattere della statualità. Commentando il mio modello, Rainer Schmalz- Bruns ha osservato quanto sia difficile - nell'impresa di <<imbrigliare> giuridicamente in senso costituzionale una politica mondiale fondata stfatedovesse verificarsi nelle teste delle medesime persone, le aspettative di letuttavia una tesi che Nagel stesso giudicherebbe irrealistica: una giuridificazione democratica della politica mondiale è plausibile soltanto nel quadro di una repubblica mondiale di tipo statale. Egli cita la seguente considerazione di Nagel: Io credo che le forme più recenti dí gouernance internazionale condividano con le forme più tradizionali un rapporto molto indiretto con i cittadini intesi quali singole pì.rot.. E credo che q,rèsta circostanzabbia un certo peso morale.

8 t2 lùrgen Habermas In tutte queste reti operano infatti rappresenranti non dei singoli individui, ma di funzioni e di istituzioni dello stato. Queste istituzioni possono anche rispondere ai cittadini del loro settore e - nel favorire la giustizia sociale - possono anche giocare un ruolo significativo limitatamente a costoro. Sennonché le reti globali e regionali non esprimono analoga responsabilità rispetto alta giusúziasociale della cittadinanza complessiva di tutti gli stati inreressati: una responsabilità cbe, oue esistesse, dourebbe essere esercitata in maniera collettiua dai rappresentanti degli stati membrll. Ho sottolineato quest'ultima frase - ipotetica della iríealtà - per indicare a quale conclusione Schmalz-Bruns intende arrivare: la responsabilità politica dei govemi nazionalio regionali, nei confronti dei propri cittadini, può essere relativizzata e subordinata ai criteri di giustizia universalistici di una costituzione politica mondiale solo a patto che anche quest'ultima assuma un carúttere statuale.infatti, solo in uno stato mondiale I'ordinamento cosmopolitico verrebbe a fondarsi sulla volontà dei suoi cittadini. Solo in questo quadro 7a formazione democratica dell'opinione e della volontà dei cittadini potrebbe organizzarsi - simultaneamente - sia in maniera monistica, scatutendo da un'unica cittadinanza mondiale, sia in manien ffittiur, ossia capace d'imporre I'implementazione delle decisioni e delle leggi. A questa obbiezione io vorrei rispondere facendo una distinzione. Dal momento che la società mondiale politicamente costituita è fatta anche di stati oltre che di cittadini, laformazione dell'opinione e della volontà, con la sua processualità legittimante, non può dispiegarsi come nello stato nazionale, in modo lineare, dai cittadini al potere statale. Dobbiamo invece tener conto di due distinti canali di legittimazione. Di questi - il primo muove dai cittadini del mondo, passa attraverso una comunità internazionale di stati membri democratici, e approda infine alla politica con cui I'organizzazione mondiale tutela la pace e i diritti umani, laddove invece - il secondo canale muove dai cittadini dello stato, passa attraverso il corrispondente stato nazionale (o l'eventuale regime regionale), e approda al sistema negoziale transnazionale, cui competono le questioni di politica interna mondiale nel quadro della comunità internazionale, in maniera tale che - entrambi i canali di legittimazione s'incontrano nell'assemblea generale dell'organizzazione mondiale, alla quale compete - con I'interpretazione e lo sviluppo della costituzione politica della società mondiale - la responsabilità del quadro normativo di entrambi i processi: sia della politica concemente pace e diritti umani sia della politica intema del mondo' rr T. Nagel, The Problem of Global Justice, in <Philosophy & Public Affaires>, vol- )2, n.2,2005,pp.71r}-147 (qui pp. ll9 ss.).

9 La costituzionalizzazione del díritto internazionale I) Indiuidui e stati come soggetti della costituzione mondiale Io penso che I'obbiezione di Nagel alla costruzione democntica de-stataliuata di una costituzione mondiale scivoli erroneamente in una falsa analogia.i.lanalogia con ii contratto sociale suggerisce, anche nella costituzionalizzazione del diritto internazionale, la stessa astrazione dello <<stato di naturo> da cui la tradizione giusnaturalisdca ricavava un criterio ideale per costituzionalizzarc lo stato di diritto. Ma qui si tratta di cosa diversa. La autorizzazione politica di una <<società civile del mondo>>, che raccoglie i cittadini delle diverse nazionie che ancora indugia in una situazione prepolitica, è problema diverso dalf imbri gliarn e n to - co s ti tuziona le della violenza dello stato. AI modello classico si attagliava I'esperimento concettuale di una <<uscita dallo stato di naturor: il potere statale veniva ricostruito come se esso scdturisse dalla ragionevole volontà di individui liberi ed eguali. Ma di fronte al dilemma attuale non è opportuno prescindere dalla legittima esistenza dei già costituiti stati nazionalí, né tornare indietro alla posizione originaria pre-statale. (Tuttavia, in ciò che segue, anch'io correrò il rischio di una robusta semplificazione, volendo prescindere dal fatto che soltanto una minoranza degli stati associati si sono finora sviluppati in stati di diritto democratici). Nel pensare oggi la giuridificazione della politica mondiale, noi dobbiamo comunque partire da individui e da stati come da due categorie - a livello globale - di soggetti costituenti. Come soci fondatori, gli stati - che noi vogliamo supporre legittimamente costituzionali - entrano immediatamente in gíoco, non fosse altro che per la loro attuale funzione di garan' tire autonome e civili forme-di-vita sul piano nazionale. Accanto aî cittadini del mondo anche gli stati si presentano come fonte di legittimazione, in quanto i loro cittadini - patrioti nel senso migliorel2 - sono interessati al mantenimento e alla promozione di quelle forme-di-vita nazionali con cui si identificano e per cui si sentono responsabili (anche in senso autocritico rispetto al proprio passato). Inoltre, l'esperimento mentale di un <<secondo stato di natura>> dovrebbe tenef conto degli stati come soggetti collettivi anche pef un'alra ragione. Qui infatti non si úatta di irnbrigliare la violenza autoìitaria dello stato, ma di produrre conpetenze di azione t, J.-\f. Miiller, constitutional Patriotisrrt, Princeton, Princeton university Press,

10 I4 Jiirgen Habermas mativi dei cittadini-del-mondo e i criteri normativi dei cittadini-degli-stati-nazionali dev'essere fleutfalizzata a partire da un ordinamento politico monistico. b) Tuttavia questa costruzione monistica non deve consentire che il mondo degli stati venga fagocitato dall'autorità di una repubblica mondiale che - lasciandosi alle spalle il capitale di fiducia accumulato all'intemo degli stati nazione - non tenga conto della lealtà dei cittadini verso il proprio paese. c)?er.o.rr"rro, la salvaguardia della specificità nazionale delle formedi-vita statalmente organizzate non deve indebolire I'efÉcacia e la vincolante implementazione delle decisioni sopranazionali e transnazionali. verso, in quanto soggetto che integra la comunità internazionale degli stati e dei cittadini, essa rappresenterebbe l'unità dell'ordinamento giuridico mondiale. LaCarta potrebbe insomma assumefe il ruolo di una costitule cui funzioni legislative dovrebbero tuttavia limitarsi all'interpretazione e allo sviluppo della Catta' Ad b) I-lassemblea generale è anche la sede istituzionale deputata alla formazione inclusoria àell'opinione e della volontà per quanto attiene ai risolto il problema avarrzato da Nagel.

11 La costituzionalizzazione del diritto internazionale 15 principi di giustizia trarcsnazionale cui deve orientarsi una politica interna del mondo. Tuttavia questa díscussione non può seguire la strada di una discussione filosofica sulla giustiziara.e questo per il semplice fatto che essa è condizionat a in pafienza dalta composizione dell'assemblea generale: persino quando vengono di fano a coincidere nelle medesime persone, i rappresentanti degli stati membri e i rappresentanti dei cittadini della società ciuile mondiale devono conciliare e armoîizzafe prospettive di giustizia clse sono tra loro in concorrenza.i deputati devono collegare la rup=pr"."rtunza àeicittadini delle loro rispettive nazionícon il compito di fai vulere gli ínteressi di quei medesimi cittaàini nella loro veste di cittadini del mondó. Non consentendo loro di sacrificafe una faccia dell'identità all'altra, questo doppio statuto dei deputati - owero la corrispondente istiruzione di un sistema bicamerale - rende a pfiofi impossibilé ogni deliberazione che metta a repentaglio il diritto all'esistenza dei vari stati e delle loro forme di vita nazionali. ra È questo l'errore in cui cadonoj. Cohen e C. Sabel nella loro critica al nazionalismo metodolàgico di T. Nagel: Extra Repíbllcam Nulla lustitia2, in <<Philosophy & Public Affairesrr, vol. )4, n.2,2006, pp. 147.

12 16 Jùrgen Habermas di cittadirci del mondo. Si tratta di una problematica rurt'alrro che nuova: questioni analoghe si pongono anche all'interno dei singoli stati. Quando in un paese federale come la Germania - al fine di creare <<eguali rapporti di vito> - la costituzione impone compens azioni frnanziarie ai diversi Laender, si tratta di bilanciare in quali casi, e sotto quali rispetti, la solidarietà civico-statale debba passare avanti agli interessi locali di chi abita nelle province più produttive o più ricche della nazione. (Del resto - pensando alle singole persone invece che alle istituzioni - anche il contrasto economico-politico tra i liberali, che intendono <<tagliare lacci e lacciòlil> alle imprese, e i socialistz, che vogliono bloccare una redistribuzione che favorisca chi già sta in alto, diventa interpretabile come controversia cfuca i modi in cui la solídarietà dei cittadini-dello-stato debbaprevalere rispetto agli obblighi particolari che i privati cittadini-della-società hanno di fronte a se stessi e al loro prossimo). Ad c) Il progetto di una politica interna mondiale senza governo mondiale lascia aperta una questione cruciale: a chi spetta far rispettare i principi e le norme generosamente votate, una volta che gli stati nazionali conservino, con il loro carattere statale, anche il monopolio della forza? Come dobbiamo configurare le istituzioni soprastatali cui tocchi il compito - sebbene gli stati restino in un certo senso stati - di implementare un giusto ordine mondiale? Il modello di un sistema a più livelli risponde in maniera dlffercnziata a questa domanda a partire dai diversi ambiti della politica. Dovendo assicurare la pace internazionale e tutelare i diritti umani, l'organizzazione mondiale si arroga una posizione gerarchica rispetto agli stati membri. All'occorrenza impiegala forza, facendo ricorso a potenziali di sanzione che le vengono <<imprestatí>> dai membri associati.he lo possano e lo vogliano fare. Secondo le vecchie regole dei sistemi di sicurezza, e nel quadro di un'organizzazione mondiale oppoftunamente riformata, una prassi di questo tipo può prendere piede nella misura in cui gli stati sovrani imparino a intendere se stessi come membri associati della comunità internazionale.

13 La costituzìr.tnalizzazirne de/ dirìtto tnternazio,na/e li Esígenze di legittimazíone e processi di apprendimento assumere un caratrere statale? sia di prendere posizione. Attraverso le elezioni, queste prese di posizione avranno poi effetto sull'assemblea generale. un riscontro diretto di questo tipo manca invece nel caso degli al- - a dei compiti dt natura giuridica piuttosto che politica. Certamente, una sfera pubblica mondiale pfiva di strutture - e dotata di un potenziale di sanzione fondato esclusivamente sullo sbaming and naming - non può controllare efficacemente le decisioni legislative, esecutive e giudiziarie dell'organiz zazione mondiale. Ma non potremmo controbilanciare qttesti deficit a partire da controlli interni? Per un verso, per esempio, tlamite rafforiati diritti di ricorso dell'assemblea generale contro le decisioni It Si veda I'alquanto scettico resoconto su ricerche empiríche in tal senso offerto cla P. Nanz, J. Steffek, Ziuilgesellschafthche Partizipatìon und die Detnokratisìeft!ng ittt(rtld tionaìen kegierens,in P. Nieren, B. Herborth (a cura di), Anarchie der kotttttttnikatiut'n Freiheit, cit., pp

14 18 lùrgen Haberrnas conformino a principi e procedure che riflettano l'esito di processi di apprendímento a lungo termine democratici. Allora - forse - potremmo anche accontentarci di far coprire da una opinione mondiale informale l'anello mancante nella catena di legittimazione.infatti, laforza mobilitante scaten ata da una irritata opinione mondiale in momenti critici della storia mondiale - una forza che essa trasferisce ai governi tramite i canali delle sfere pubbliche nazionali- può anche produrre effetti politicamente non irrilevanti (come abbiamo visto in occasione delle proteste mondiali per la illegittima invasione dell'irak). I doveri negativi di una universalistica morale-di-giustizia (il dovere di non compiere crimini contro I'umanità né scatenare guerre di aggressione) sono profondamente radicati in tutte le culture. Essi corrispondono fortunatamente anche ai criteri, giuridi camente formalizzat con cui gli organi di gouernance mondiale devono giustificare sul piano interno le proprie decisioni. La fiducia nell,a forza normativa innescata da procedimenti di tipo para-giudiziario si alimenta di quell'anticipo di legittimazione llegitimationsuorscbzssl che le storie esemplari delle democrazie consolidate mettono per così dire a disposizione della memoria dell'umanità. Di tipo diverso è il fabbisogno di legittimazione sul piano transnazionale. Visti dalla prospettiva delle popolaziont interessate, le soluzioni che i global players negoziano nella politica-interna-del-mondo conservano sempre un velo di <politica estera>> in senso classico. Certo, la guerra come strumento di soluzione dei conflitti resta esclusa. Tuttavia, nel vincolare compromessi segnati dal potere tra paftner diseguali, il quadro normativo della costituzione cosmopolitica avanza soltanto imperativi di tipo negativo.la equità dei risultati non può essere gamntita-a-prescinde-,é dd -"..anismo dell'equilibrio dei poteri (per esempio, dalla capacità di stringere alfeanze intelligenti). Ciò non significa che - su questo piaî-o transnazionale - il discorso ldiskursl si lasci totalmente soppiantare dalla principi di giustizia, infatti, si collocano su un piano di astrazione così ulto..h" l'ambito discrezionale da essi lasciato aperto dev'essere in ogni caso riempito dalla politica. Nella negoziazióne di questi compromessi, la legittimazione democraiica riposa su due pilastri. Negli accordi internazionali, per un verso'

15 La costituzionalìzzazione del diritto internazionale 19 essa poggia sulla legittimità dei partner del negoziato. In alri termini, gli stessi poteri e gli stessi regimi regionali che danno I'incarico devono avere un carattere democratico. E di fronte al deficit di democrazia che inficia persino casi esemplari tipo l'unione Europea, già soltanto questo prolungare al di là delle frontieîe nazíonali la catena di legittimazione delle procedure democratiche costituisce una richiesta estremamente onerosa. Per un altro verso, le sfere pubbliche nazionali devono reciprocamente <<aprirsi>> in maniera tale che la politica transnazionale diventi <<trasparente>> all'interno dei regimi regionali e delle grandi potenze. I delegati che guidano le trattative hanno, sul piano transnazionale, un mandato democfatico soltanto a patto che i cittadini possano influenzare le stesse istanze politiche deleganti, dunque soltanto a patto che la formazione politica dell'opinione e della volontà possa determinaie vere alternative sul piano discusso solanto questioni di coerenza logica. Sennonché tali costruzioni hanno sempre qualcosa di equivoco. Si tratta di speculazioningenue, opviolenza statale. Ancora più inverosimile sembra I'ipotesi che un <<gioco delle forze> normatiuamente uincolato e pacifi'cato $a rcgkni regionali e grandi potenze possa un giorno diventare - sul confine sempr più poroso che separa la politica interna dalla politica estera - il medium più adatto per una (più o meno equa) politica interna del mondo. Con tutta evidenza, gli stati e le nazioni che noi conosciamo sono ancora assai lontani dall'a^ssoggettarsi a questo tipo di richiesta nomativa lnormatiues Ansinnenl. Chi ancora avesse nutrito illusioni circa la violenza degli smaccati interessi dei poteri nazionali- o il fanatismo delle lotte culturali e religiose - ha avuto ampiamente modo di ricredersi, e di imparare la lezione, a partire dalla rottura degli argini normativi (con le sue conseguenze in Russia, Iran, Giappone) che la svolta politica del governo USA ha prodotto a partire dal D'altro canto, nemmeno una sfrontata politica "due pesi, due misure" viene più accettatacome normale.la cútíca sempre più diffusa si fonda su processi storici di apprendimento che, a partke àajla fine della seconda guerra mondiale, hanno messo radici sia in Europa sia in altre regioni del mondo. Dal punto di vista di una società mondiale politicamente costituita, sia i governi sia i popoli devono assumere orientamenti nuovi: in questo senso essi devono saper imparure. Naturalmente gli stati più piccoli - di-

16 20 Jiirgen Habermas sarmati come sono di fronte agli imperativi dell'economia globalizzata ed esposti ai vincoli di una sempre più complessa società mondiale - possono interiorizzare p1ù facilmente le norme dell'organizzazione mondi"le. Meglio delle potenze mondiali, e senza dover formalmente rinunciare al monopolio delj.aforza, gli stati più piccoli possono agevolmente inrendere se stessi quali membri della comunità inrernazíonale e partner delle organizzazioni intern a zion ali. Gli ultimi sviluppi fattuali si riflettono anche sul piano normativo e concettuale, promuovendo una trasformazione del diritto internazionale. In effetti, il significato classico. della souranità si è già spostato nella direzione preconizzata da Hans Kelsen. Oggi lo stato sovrano deve agire come un fallibile soggetto della comunità mondiale; sotro minaccia di sanzioni, esso è incaricato di tutelare al suo interno i dirini umani positiwzzaticome diritti fondamentali. Sottobanco si modifica anche un'idea di ual;dità giuridica frnora legata al dirino positivo e coercitivo dello stato. Nella misura in cui le competenze di <<produrre>> e <<fare applicare>> la legge risultano oggi distribuite in mani diverse, viene meno un presupposto essenziale dell'idea classica di validità. Si allarga la forbice tra Ie istanze soprasratali che producono il diritto e le istanze nazionak e statali che - servendosi dei propri mezzi di violenza legittima - <<fanno eseguire>> il diritto votato sul piano sopranazionale. Così il diritto intemazionale e il diritto sratale hanno sià cominciato a conformarsi I'un I'altro nella dimensione della validità. I- altro processo di apprendimento riguarda meno i governi e più direttamente i popoli: si tratta infatti del superamento delle vecchie identità, tenacemente intrecciate alle vicende della formazione storica nazionale. Nel corso dell'unificazione regionale per cui gli stati nazionali si trasformano in attori capaci di agire sul piano globale, anche la loro coscienza nazionale - ossia la base di una solidarietà civica già per molti versi astratta - deve subire un allargamento ulteriore. Una mobilitazione di massa su base religiosa, etnica o nazionalistica diventa tanto più improbabile, quanto più profondamente le esigenti pretese di tolleranza di un pluralistico etbos ciuicohanno già messo radici all'interno dei confini nazionali. In questa prospettiva, anche la promozione di una identità civica europea può essere vista come lo sviluppo di processi di apprendimento giàiniziati all'ínterno dei vari stati. Già entro i loro confini, infatti - sia a seguito di drammatiche sfide storiche sia attraverso I'inclusione politico-culturale di gruppi d'immigrazione sempre in contatto coi loro paesi di origine - si è quanto meno <<innescato>> un beninteso patriottismo costituzionale quale fondamento della integrazione civica. I govemi nazionali diventano i battistrada nella costruzione - per via di rattati - di nuovi rapporti giuridici. Questi rapporti hanno I'effetto di una self-fulrtiling propbecy, nel momento in cui inaugurano pratiche nuove e fanno nascere organizzazíoni autonome. Spesso questo genere

17 La costituzionalizzazione del diritto internazionale 2l di produzione giuridica anticipa le <<trasformazioni della coscienzo> che sono scatenate nei destinatari delle norme solo a partire da una successiua e graduale implementazione. Ciò vale sia per le élites sia per i cittadíni. Questo effetto trainante della norma spiega anche perché - come ha osservato Antje Sliener - le élites nazionali mandate a <<Bruxelles>> o a <<Srasburgo>> si comportino subito in modo più <<europeo>> dei loro connazionali ín patriarí. Le implicazioni delle nuove identità e delle nuove definizioni giuridiche, inizialmente accettate nella loro formulazione testuale, penetrano nella coscienza della popolazione solo nel corso delle successive esperienze pratiche. La cittadinanza europea, per esempio, acquista significato concreto a partire dalle pratiche di viaggio compiute all'interno e all'esterno delle frontiere europee ed extra-europee. Limmagine di una popolazione mentalmente pigra, al rimorchio delle sue élites politiche, è solo una faccia della medagiia. Non appena le élites decidono di mettere pubblicamente e drammaticamente in discussione infischiandosene dei rapporti di potere cui i politici di professione festano dal trattato di Lisbona - non possa essere spezzafo semplicemente a partife dai soliti accordi intersovernativi. (Traduzione di Leonardo CePPa) lùrgen Haberrnas Professoremeríto di Filosof"a (J niuersità di F rancoforte Institut fùr Philosophie Griineburgueg 1 D Frankfurt Germania 16 A. \fiener, Demokratischer Konstîtutionalisrnus jenseits des Staates?, in P. Niesen, B' Herborth (a cura di), Anarchie der komrnunikatiuen Freiheit, cit', pp' 17)-198'

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