Pompei. Eruzione 24 Agosto 79 d.c.

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1 Pompei Eruzione 24 Agosto 79 d.c. Pompei si snoda sotto l ombra del monte Vesuvio. Il vulcano è oramai inattivo da 1500 anni e la gente non sa nemmeno che si tratta di un vulcano. Il 24 Agosto del 79 d.c. sembra una giornata come tutte le altre. Sorta su di un altopiano di formazione vulcanica, Pompei deve la sua fortuna alla posizione geografica che la rendeva uno dei porti più importanti per l entroterra campano. I suoi abitanti, ingegnosi e pronti alla novità per natura, diventarono per la maggior parte ricchi e facoltosi commercianti. Ercolano, a differenza di Pompei, è una cittadina a carattere essenzialmente residenziale,una delle più raffinate dell epoca. nota per la sua bellezza e per i suoi edifici monumentali, tra cui le terme e lo splendido teatro, Ercolano è un luogo di villeggiatura molto frequentato dai romani facoltosi che vi costruiscono ville lussuose. A quell epoca che aspetto aveva il Vesuvio? Nessuno lo sa con precisione, ma esiste una descrizione fatta da Strabone, sessanta, settant anni prima dell eruzione, parla di un monte circondato da bellissime campagne, tranne in cima dove c era una piana sterile e piena di caverne. Quindi nulla ti tutto ciò che si vede oggi, e allora ecco al risposta, il cono doveva forse essere più basso, regolare, totalmente rivestito da alberi, tranne in cima. Un vulcano mimetizzato da montagna, come un lupo con una pelle di pecora, ed è questo che ha ingannato i romani. Gli abitanti di Pompei ed Ercolano, come tutti quelli che abitavano nei pressi del Vesuvio, erano tranquilli. La città è percorsa da piccole scosse sismiche, il primo segno che il Vesuvio si sta preparando all eruzione, ma nessuno dei ventimila abitanti della zona sa interpretare questi segni premonitori. Da vari giorni la terra trema, sia pure leggermente. Queste piccole scosse sono dovute al fatto che il magma sta risalendo verso la superficie, e in questa risalita che è lenta, ma poderosa, frantuma delle rocce che provocano queste vibrazioni. Ma nessuno ha associato quest attività tellurica con il vulcano. Per il momento tutti si concentrano su quello che sanno fare meglio: fare soldi. Nelle profondità della terra un punto più debole della crosta ha lasciato passare la roccia fusa: il magma. Mentre la camera sotterranea si riempie di magma aumenta anche la pressione, la terra si gonfia e le scosse diventano sempre più frequenti. Vedete noi ci troviamo ora sull orlo del cratere, in cima, in mezzo ad un campo di fumarole. Quello che accade sotto i nostri piedi è molto semplice: a qualche km c è il magma, la lava incandescente, e tutte le rocce che vi sono intorno sono ustionate,

2 quindi le acque sotterranee, quando vengono a contatto con queste rocce vaporizzano all istante, e dei camini naturali portano questo vapore fino qui, in superficie. Il vapore è a 70 gradi, quindi caldissimo, e tutto trasforma quest area in un ambiente dantesco, infernale, che ci fa capire che questo vulcano è vivo, e quando entra in eruzione lo fa in modo esplosivo. Le colate laviche vengono sempre in un secondo tempo e sono di minore importanza. Quello che invece fuoriesce dal cratere con incredibile violenza sono gas, ceneri e lapilli, che vengono scagliati in aria fino ad oltre 30 km d altezza da dove ci troviamo noi. Insomma il Vesuvio è come un gigantesco cannone che spara in aria dei prodotti incandescenti, prodotti che poi ricadono a pioggia come un enorme bombardamento a tappeto su tutte le zone circostanti seppellendo ogni cosa. E non è finita, si creano anche delle valanghe ustionanti composte da gas e ceneri ad altissima temperatura, che scendono lungo i fianchi del vulcano a oltre 100 km/h investendo ogni cosa. I vulcanologi le chiamano nubi ardenti, è una morte atroce. Tutto questo sta per accadere a Pompei ed Ercolano, cogliendo gli abitanti completamente di sorpresa. Attorno alle 13 del 24 Agosto d.c. il Vesuvio si desta violentemente dal suo sonno. Dopo essere rimasta intrappolata in un calderone surriscaldato e sotto pressione per 1500 anni, le roccia non si è trasformata in lava, ma in vapore. L eruzione si scatena con un imponente colonna infuocata che si alza nel cielo alla velocità del suono. Pochi minuti dopo l eruzione la colonna di roccia fusa incandescente e gas si è innalzata per 15 km nell atmosfera. È facilmente visibile anche a Miseno, dall altra parte del golfo, dove si trova una persona che può capire cosa sta succedendo: Gaio Plinio II o Plinio il Vecchio. Egli è il comandante della flotta romana di Miseno, ma la sua vera passione è lo studio della natura, ma sarà suo nipote Gaio che un giorno fornirà gli indizi chiave per comprendere l intero evento. Innalzandosi verso il cielo cima della colonna perde la spinta iniziale e torna verso il basso. Di solito su quest area soffia una brezza di terra che avrebbe spinto la cenere verso la baia, ma non è così oggi, e il vento porta dunque la nuvola di cenere proprio sopra Pompei. L intera zona piomba cosi nel buio e nel peggiore degli incubi, la colonna di cenere oscura il sole e il giorno diventa notte, ma il peggio deve ancora arrivare. Nell atmosfera, infatti, la cenere incandescente si raffredda, si solidifica e comincia a ricadere a terra. La cenere impiega circa mezz ora prima di ricadere su Pompei, raffreddata, ma ancora piena di gas si è condensata in pietra pomice. In mezzo alla pomice c è però qualcosa di ben più letale: cadono anche grosse pietre catapultate dal Vesuvio e talvolta persino massi grandi quanto una lavatrice, quindi è estremamente rischioso uscire di casa. Questo bombardamento continuerà per ore coprendo prima le strade e bloccando le porte di casa, e alla fine seppellirà completamente la città; quello che all inizio sembrava una semplice grandinata di lapilli sta diventando un incubo, in certi punti il materiale infuocato ha anche provocato degli incendi, e a Pompei si inizia a comprendere che le cose si stanno mettendo davvero male.

3 A un ora dall inizio dell eruzione la situazione si fa sempre più critica. A migliaia si riversano nelle strade e scappano. A metà pomeriggio il Vesuvio ha già gettato oltre 100 milioni di tonnellate di pomice e cenere sopra Pompei, e con il loro accumularsi aumenta anche la minaccia. La pomice intanto continua a bombardare la città, il peso della pomice su balconi e tetti costituisce una nuova insidia. Dai testi giunti fino a noi sappiamo che la missione di soccorso di Plinio il Vecchio era già in atto verso le 17, passò davanti a un paese ancora più vicino al pericolo di Pompei, ma che la pomice aveva risparmiato per via del vento: Ercolano. Nel tardo pomeriggio ormai gli abitanti avevano per la maggior parte abbandonato il paese o si erano rifugiati sulle spiagge sperando nell arrivo di aiuti. Ma Plinio non si fermò e portò le sue navi verso Pompei, nel buio della zona dove era caduta la cenere lavica. Con il vento in poppa Plinio non può tornare indietro, si dirige piuttosto verso la costa meridionale, nel piccolo paese di Stabia, l unica possibilità di rifugio. Sette ore dopo l eruzione le strade di Pompei sono oramai praticamente deserte, la pomice continua a cadere, e blocca così le porte delle case, chiudendo all interno gli abitanti che avevano cercato rifugio. Plinio è bloccato a Stabia per via del vento, ha trovata riparo presso un amico: Pomponiano. Per quanto avesse studiato neanche Plinio comprendeva la portato di quello che stava accadendo. Pomponiano ha ben ragione ad avere paura, quello che accadde è così incredibile che anche se Gaio, nipote di Plinio, lo descrisse nessuno credette alle sue parole. Cos è esattamente un flusso piroclastico? È uno dei più feroci killer della natura, in effetti con una valanga vi potete forse anche salvare, con un alluvione, un terremoto o un uragano pure, ma con questo no, se vi prende vi uccide all istante e in un modo terribile. Prendiamo appunto l eruzione del 79 d.c. il vulcano ha alimentato per ore una colonna di gas, ceneri e lapilli, che sono arrivati a km d altezza, per ore ed ore, ma ad un certo punto questa colonna perde di potenza, in un certo senso si siede un po su sé stessa e questo genera, qui fianchi del vulcano, una valanga incandescente, è appunto il flusso piroclastico. Ma di che cos è fatto un flusso piroclastico? Al suo interno ci sono ceneri, pomici, persino del blocchi di pietra strappati dal condotto vulcanico, ma soprattutto ci sono dei gas ustionanti. Questo flusso piroclastico è composto da vari strati, quello più alto e meno denso è una specie di gigantesco fumo, composto soprattutto da ceneri a qualche centinaio di gradi che si può addirittura staccare dal flusso principale e magari deviare, superare un rilievo, una collina, molti vulcanologi sono morti in questo modo. Lo strato più basso invece è molto più denso, ed è composto soprattutto nella sua parte più bassa da ceneri e gas ustionanti talmente caldi che vaporizzano all istante le piante, i corsi d acqua, e questo vapore non fa altro che alimentare questo flusso che scivola via. Vi arriva addosso davvero un flusso che ribolle ad una velocità di 150 km/h, cioè 3-4 volte la velocità di un centometrista. La parte bassa di questo flusso si comporta come un torrente, segue la morfologia del terreno, s infila nelle valli, scorre nei canaloni, carbonizza tutto quello che incontra sul

4 suo cammino, risale addirittura delle barriere, travolge delle case, può penetrare al loro interno, un po come un uragano, uccidendo tutto e tutti con i suoi gradi. Quando incontra una persona la uccide all istante, è lo shock termico che uccide, si collassa letteralmente. L onda incandescente si dirige verso Ercolano e la gente sulla spiaggia. L onda piroclastica arriva ad Ercolano verso l 1 di notte, per fortuna dei 5000 abitanti pochissimi sono rimasti in città, solo qualche decina, ma circa 300 persone sono ammassate sulle spiagge in attesa che le condizioni del mare permettano la fuga. Con una temperatura 5 volte superiore a quella dell acqua in ebollizione questa nuvola di gas e cenere annichilisce qualsiasi cosa o persona che incontra sul suo cammino. Questa valanga di fuoco investe di colpo la città, s incanala nelle vie, nelle strade, entra nelle case e carbonizza all istante ogni forma vivente. La gente sulla spiaggia rimane carbonizzata. Per coloro che avevano trovato riparo nelle rimesse delle imbarcazioni la morte fu diversa: morirono a seguito dello shock termico, non appena l onda bollente raggiunse il loro corpi i tessuti molli si vaporizzarono, denti e ossa di ruppero come un fragile cristallo sotto l acqua bollente, i loro cervelli andarono in ebollizione, le ossa del cranio scoppiarono. Nelle rimesse portuali sono stati ritrovati oltre 300 scheletri tra uomini, donne e bambini. Una volta terminata l eruzione Ercolano e i paesi circostanti rimasero sepolti sotto 25 metri di detriti vulcanici. Sulla spiaggia, sotto le arcate destinate al rimessaggio delle barche, quelle 300 persone non fanno neppure in tempo a stringersi in un ultimo abbraccio, muoiono all istante. I loro scheletri sono ancora lì, e lasciano intuire le dimensioni della tragedia. Dopo un breve periodo di relativa calma durante la notte, cosa che aveva indotto alcuni abitanti a tornare nelle case per recuperare dei beni, arrivano forti scosse di terremoto e ricomincia la tempesta di pietra pomice. La potente scossa di terremoto indica una nuova, fatale fase dell eruzione; nel cuore del vulcano la camera magmatica ha infatti ceduto, questo provoca una seconda ondata piroclastica, questa volta si muove direttamente verso Pompei. Ma l ondata porta con sé una nuvola di gas tossico che si diffonde velocemente tra le case e le strade. Il cloruro di idrogeno, un acido che brucia occhi e gola, si unisce in una miscela letale. La morte degli abitanti di Pompei non fu istantanea: il primo respiro porta gas caldi e ceneri nei polmoni facendoli riempire di fluido, è come inghiottire fuoco; il secondo respiro mescola le ceneri con il fluido creando un cemento umido nei polmoni e nella trachea, con il terzo respiro il cemento aumenta ancora di più e la vittima cerca disperatamente aria e finisce per soffocare. Sapevano che stavano per morire, gli spasmi dovevano essere sicuramente evidenti. Si vede molto bene la massa di materiali che ricoprirono Pompei per oltre 3 metri d altezza: sotto ci sono le pomici e sopra i lapilli, naturalmente mescolati, in questi strati sono stati trovati degli scheletri, ma sopra ci sono strati di ceneri molto fini. Fiorelli scoprì che in questi strati di cenere solidificati c erano delle cavità e intuì che

5 queste cavità erano dovute ai vuoti lasciati dai cadaveri in decomposizione, quindi fece colare all interno del gesso liquido e ottenne i calchi dei corpi fissati nel momento della morte. Ma il Vesuvio aveva ancora un ultimo orrore in serbo, un ultima e ancora più grande ondata attraversa il golfo di Napoli con una nera nuvola di morte. L ultima ondata uccide le migliaia di persone che si erano rifugiate nella campagna. La descrizione cha Plinio ci offre delle nuvole di gas che scesero dal Vesuvio appare così assurda da risultare incredibile, e solo in tempi recenti la scienza gli ha reso onore; sappiamo infatti che questi eventi catastrofici possono svolgersi proprio come Plinio ci ha raccontato ed è per questo che vengono chiamate eruzioni pliniane. Plinio il giovane fu un eccellente reporter dell epoca, grazie al suo spirito di osservazione che certamente aveva affinato stando accanto allo zio, le sue cronache dettagliate degli eventi sono giunte fino a noi grazie a due lettere che scrisse allo storico Tacito. Nella prima racconta il viaggio dello zio lungo la costa vesuviana fino a Stabia, dove poi trovò la morte, certamente raccolse in proposito la testimonianza di Pomponiano, l amico presso cui si era rifugiato. Nella seconda lettera descrisse invece gli eventi che lui stesso aveva osservato a Miseno. Il fatto che per secoli questo racconto fosse considerato esagerato o non attendibile era dovuto a due buone ragioni: la prima era che non si era mai vista né sentita una cosa del genere, la seconda ragione è che il mondo antico non poteva conoscere quello che succedeva in paesi lontani. Ma quanti furono in tutto i morti? Il numero di morti è difficile valutarlo con precisione, per quanto riguarda Pompei comunque esistono dei dati. Gli archeologi, sin dai primi scavi nel 1748 hanno tenuto dei diari con l elenco dei corpi ritrovati; si è così visto che nella prima fase, quella delle piogge di ceneri e pomici solo 49 morirono per le strade, 345 morirono all interno delle case. Nella fase successiva, quella delle ondate di gas tossico, il numero delle vittime in spazi aperti salì a 319, mentre quello in luoghi chiusi fu di 334. Complessivamente con gli ultimi scavi i corpi ritrovati a Pompei sono circa 1150, di un centinaio di corpi però estratti in passato si è persa la traccia. Per quanto riguarda Ercolano una trentina di corpi sono stati ritrovati dentro le case e circa 300 sono morti sulla spiaggia. Per capire meglio la dinamica dei vari fenomeni che si sono susseguiti in quelle ore forse è utile riassumere schematicamente la sequenza completa degli eventi. L eruzione ha inizio poco dopo mezzogiorno del 24 Agosto del 79 d.c. e si svolge sostanzialmente in 3 fasi principali: Inizialmente un enorme nube di ceneri pomici e gas viene eruttata ad un altezza di km oscurando il Sole. Pompei è la prima ad essere colpita da una pioggia di pomici ed altri materiali che in poche ore la seppelliscono in parte. Ci sono crolli ed incendi, tuttavia la situazione sembra ad un certo punto stabilizzarsi, ma nella notte dal cratere del vulcano esplode un enorme massa di vapore acqueo, frammenti solidi e gas

6 tossici. L immensa colonna ricadendo su sé stessa produce una micidiale nube ardente che questa volta si dirige a tutta velocità su Ercolano bruciando tutto ciò che incontra, arrivando fino al mare e carbonizzando gli abitanti. Al mattino del 25 Agosto anche a Pompei, dopo un altra tempesta di pietre pomici arriva una nube incandescente che però si ferma prima delle mura. In città arrivano tuttavia i gas tossici che soffocano e uccidono gli abitanti ancora superstiti. Su Ercolano e Pompei cadranno successivamente ceneri magma e fango, seppellendole per sempre. Ecco come doveva apparire Pompei dopo l eruzione di 2000 anni fa: una distesa deserta completamente ricoperta di cenere. Per ben due secoli non rimase altro che questo paesaggio lunare, senza vegetazione, poi pian piano tornarono a crescere gli alberi e la vita riprese.

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