Numeri del Sud 1. Novità 2. Il punto su A. Obiettivi di servizio B. Indicatori con target QSN Temi per le politiche regionali

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1 Numeri del Sud Bollettino statistico Indicatori delle politiche per lo sviluppo Bollettino statistico a cura dell'unità di Valutazione degli Investimenti Pubblici e della Direzione generale per la politica regionale unitaria comunitaria DPS MISE I semestre 2013

2 Il bollettino Numeri del Sud presenta: 1. Novità aggiornamenti su statistiche territoriali per le politiche di sviluppo, segnalazioni di eventi e materiali di diffusione 2. Il punto su A. Obiettivi di servizio indicatori che misurano alcuni servizi essenziali per i cittadini (11 indicatori per Istruzione, Servizi di cura, Rifiuti e Acqua) e per i quali il Quadro Strategico Nazionale (QSN) definisce standard minimi da raggiungere collegati all assegnazione di risorse finanziarie per le regioni del Mezzogiorno. Consulta B. Indicatori con target QSN indicatori con traguardi comuni per diverse aggregazioni di territori obiettivo delle politiche di sviluppo nazionali e comunitarie (6 indicatori per Mezzogiorno e Obiettivo Convergenza). Consulta C. Temi per le politiche regionali - Focus tematici su indicatori collegati alle priorità delle politiche regionali. Consulta le Tavole di osservazione del QSN e la Banca dati territoriale per le politiche di sviluppo 3. Conti Pubblici Territoriali dati estratti dai Conti Pubblici Territoriali (CPT) su entrate e spese, correnti e in conto capitale, del Settore Pubblico Allargato con articolazione per settore, categoria economica ed ente. Consulta 4. Esplora dati e indicatori mappe tematiche da visualizzare, grafici dinamici da confrontare, open data da scaricare sui progetti delle politiche di coesione e su indicatori di contesto territoriale. Consulta OpenCoesione DPS explorer e CPT explorer 1. Novità OpenCoesione A regime l aggiornamento periodico del portale OpenCoesione con dati sui progetti in attuazione finanziati dalle politiche di coesione (fonte: Sistema di Monitoraggio Unitario) e sulle assegnazioni del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione effettuate del CIPE. Nel corso del Forum PA 2013, OpenCoesione è stato premiato tra i progetti di "trasparenza dinamica" delle Amministrazioni più attive nel perseguimento dell'accountability. Dall 1 al 5 luglio 2013 presso la Scuola Superiore dell Amministrazione dell Interno (SSAI), si è svolta la prima edizione del corso "Conoscere le politiche di coesione per lo sviluppo dei territori focalizzato su dati e contenuti del portale OpenCoesione e sul nuovo ciclo di programmazione Online il materiale didattico. Progetti BES (Benessere Equo e Sostenibile) e urbes (Benessere Equo e Sostenibile in ambito Urbano- Metropolitano) Istat e Cnel hanno presentato il primo rapporto sul BES, con indicatori territoriali sulla qualità della vita. Tra i 134 indicatori che compongono le 12 dimensioni del benessere individuate, ve ne sono diversi che fanno parte anche della Banca dati di Indicatori Territoriali per le Politiche di Sviluppo. Si è avviato anche il progetto per la misurazione del benessere e delle condizioni di vita nelle città metropolitane con la pubblicazione del primo rapporto urbes. Conti Pubblici Territoriali Sono stati pubblicati i dati 2011 su spese e entrate del Settore Pubblico Allargato (SPA) e della Pubblica Amministrazione (PA), con revisione straordinaria della serie storica. È disponibile inoltre l elenco e le informazioni anagrafiche dei Soggetti Pubblici Locali (Enti dipendenti, Autorità e enti Portuali, Camere di commercio, Consorzi e forme Associative, Aziende e Istituzioni, Società e fondazioni partecipate. I dati sono pubblicati in formato elaborabile con note e metadati. Pubblicato il numero XI del Quaderno Strutturale Territoriale del DPS Il Quaderno si articola in schede regionali che riportano informazioni economiche e demografiche, nonché brevi analisi di indicatori statistici socio-culturali, sull ambiente e sulle infrastrutture. Aggiornato l Atlante statistico territoriale delle infrastrutture Disponibile sul sito dell Istat l'aggiornamento dell'atlante statistico territoriale delle infrastrutture ( un utile strumento informativo per la conoscenza del territorio realizzato nell ambito di una Convenzione tra il DPS e l Istat. Il database, che raccoglie dati e indicatori su dotazione e funzionalità delle infrastrutture, contiene oltre 600 variabili di base e 600 indicatori statistici, rappresentativi a livello provinciale, regionale e nuts2.

3 2A. IL PUNTO SU OBIETTIVI DI SERVIZIO: ABBANDONI SCOLASTICI S.01 Percentuale della popolazione anni con al più la licenza media, che non ha concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione di durata superiore ai 2 anni Fonte ISTAT Variazione percentuale rispetto all anno precedente - Anni Anno ,0 15,0 5,0 5, ,0 Anni ,0 Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Pur in presenza, negli ultimi anni, di una diminuzione degli abbandoni scolastici a livello nazionale, nel 2012 sono ancora il 18 per cento i giovani tra 18 e 24 anni che, avendo conseguito al massimo la licenza media, non hanno portato a termine neanche un corso di formazione professionale. La distribuzione territoriale del dato italiano è fortemente disomogenea con il Mezzogiorno che mostra ancora livelli di abbandono giovanile degli studi ben superiori al 20 per cento, a fronte dell obiettivo di Europa 2020 fissato al 10 per cento. A livello regionale, l analisi della variazione percentuale degli abbandoni scolastici rispetto all anno precedente, mostra come la tendenza media a una progressiva riduzione osservata nel Mezzogiorno, nasconda in realtà risultati territoriali fortemente variabili di anno in anno. La situazione delle regioni meridionali è articolata: in Sicilia e in Sardegna circa un giovane su quattro non conclude un percorso formativo successivamente alla licenza media mentre si collocano al di sotto della soglia media nazionale Calabria, Basilicata, Abruzzo e Molise. Quest ultima regione, grazie a una riduzione costante rilevata negli anni, ha raggiunto nel 2012 il livello target del 10, mostrando peraltro la performance migliore a livello nazionale. Per maggiori informazioni sugli obiettivi di servizio visita il sito: 2

4 2A. IL PUNTO SU OBIETTIVI DI SERVIZIO: SERVIZI DI CURA PER L INFANZIA S.04 Percentuale di Comuni che hanno attivato servizi per l'infanzia (asilo nido, micronidi o servizi integrativi e innovativi) sul totale dei Comuni della regione, anni 2004, 2008, 2011 Fonte ISTAT S.05 Percentuale di bambini tra zero e fino al compimento dei 3 anni che hanno usufruito dei servizi per l'infanzia (asilo nido, micronidi, o servizi integrativi e innovativi) di cui il 70 per cento in asili nido, sul totale della popolazione in età 0-3 anni, anno 2011 Fonte ISTAT Sono disponibili, per l anno 2011 (anno scolastico 2011/2012) i risultati della Rilevazione Rapida ISTAT sui servizi per la prima infanzia relativi a tutte le regioni italiane. Nel 2011 a livello nazionale, il 55,1 per cento dei Comuni è coperto dal servizio di asilo nido (indicatore S.04). Tuttavia, il dato medio nazionale nasconde una distribuzione dell offerta pubblica di servizi per l infanzia non uniforme nelle diverse aree del Paese: nel Centro-Nord quasi il 64 per cento dei Comuni ha attivato servizi per l infanzia (86,1 per cento nel Nord-Est, 58,0 per cento nel Nord-Ovest e 51,3 per cento al Centro); nelle aree meridionali del Paese lo stesso indicatore è pari al 36,4 per cento. Dal punto di vista della fruizione di servizi per l infanzia, benché a livello nazionale nel 2011 il valore della presa in carico degli asili nido (indicatore S.05) rimanga pressoché invariato (13,4 per cento nel 2011; 13,9 per cento nel 2010), in diverse regioni quasi tutte del Centro-nord si assiste a un calo degli utenti serviti (Valle d Aosta, Lombardia, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna). Per maggiori informazioni sugli obiettivi di servizio visita il sito: 3

5 2A. IL PUNTO SU OBIETTIVI DI SERVIZIO: GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI S.07 S.07 bis Rifiuti urbani smaltiti in discarica: kg per abitante e percentuale sul totale, anno 2012* - Fonte: elaborazione DPS su dati ISPRA S.08 Percentuale di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani, anno 2012*- Fonte: ISPRA * Dati provvisori * Dati provvisori S.09 Percentuale di frazione umida trattata in impianti di compostaggio sulla frazione di umido nel rifiuto urbano totale - Fonte: ISPRA Anni Nelle regioni del Mezzogiorno è ancora elevato il ricorso alla discarica: nel 2012 (dati provvisori) la quantità di rifiuti urbani che vi è stata conferita è pari in media a 236,2 kg per abitante e costituisce la destinazione finale del 51 per cento dei rifiuti urbani prodotti. Il dato relativo alle regioni del Centro-Nord è pari a 175,2 kg per abitante (valore influenzato anche dalle non buone performance delle regioni centrali), mentre la media nazionale risulta pari a 196,4 kg di rifiuti in discarica per abitante. Nel 2012 i livelli della raccolta differenziata (indicatore S.08) sono ancora molto bassi nelle regioni meridionali e assai inferiori alla media nazionale (39,9 per cento), ad eccezione della Sardegna con una percentuale di raccolta differenziata pari al 49,7 per cento. È da segnalare il caso della regione Campania che, oltre a mostrare performance molto vicine a quelle che in media si rilevano nel Paese, evidenzia risultati estremamente variabili a livello subregionale: i dati relativi al 2011, infatti, indicano come alcune province, quali Benevento e Salerno, raggiungano livelli di raccolta differenziata superiore di quasi venti punti percentuali al dato medio nazionale. Nel 2011, rispetto all anno precedente, la quantità di frazione umida trattata in impianti di compostaggio (indicatore S.09) si riduce leggermente in media nazionale (con qualche oscillazione in aumento e in diminuzione a livello regionale) pur a fronte di un incremento della percentuale di raccolta differenziata, segnalando una probabile criticità nella gestione degli impianti attivi nel trattamento della frazione umida dei rifiuti con processi di compostaggio. Per maggiori informazioni sugli obiettivi di servizio visita il sito: 4

6 2B. IL PUNTO SU INDICATORI CON TARGET QSN: ADULTI IN APPRENDIMENTO PERMANENTE Life Long Learning per adulti di anni e valori per maschi e femmine per regione, anno Fonte ISTAT Percentuale di adulti che partecipano all apprendimento permanente, valori per macro-area, anni e target al Fonte ISTAT 10,00 9,00 8,00 7,00 target 2010 CN = 7,27 6,00 5,00 4,00 target 2010 Mezz = 6,62 3,00 2,00 Target Centro-Nord 6,51 6,11 6,42 6,61 6,59 6,36 6,54 5,95 7,1 7,94 Mezzogiorno 5,85 5,34 5,54 5,52 5,80 5,31 5,49 5,08 5,7 8,46 Italia 6,28 5,85 6,12 6,24 6,32 6,00 6,18 5,65 6,6 La percentuale della popolazione anni che frequenta un corso di studio o di formazione professionale, misurata dall indicatore sugli adulti che partecipano all apprendimento permanente (Life Long Learning), è rilevata dall indagine ISTAT sulle forze di lavoro. L indicatore mostra significative differenze a livello di macro area, regione e genere. Il dettaglio per genere evidenzia infatti nel 2012 differenze a favore della componente femminile in tutte le regioni ad eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano, del Molise e della Campania, dove i maschi adulti frequentano più corsi di studi o formazione professionale. Il tasso più elevato si registra nella Provincia Autonoma di Trento per la componente maschile e nella Provincia Autonoma di Bolzano per quella femminile, con una quota sensibilmente più alta rispetto a tutte le regioni italiane. I valori più bassi si registrano, invece, in Sicilia sia per la componente femminile, sia per quella maschile. Tutte le regioni del Centro-Nord, dal 2004 al 2012, presentano un trend positivo, ad eccezione del Friuli Venezia Giulia e del Lazio; quelle del Mezzogiorno registrano invece un andamento negativo, tranne l Abruzzo. A livello di macro area, tra l anno 2004 e il 2012 l indicatore è lievemente migliorato in Italia (da 6,3 a 6,6 per cento) e nel Centro-Nord (da 6,5 a 7,1), mentre è peggiorato nel Mezzogiorno (da 5,9 a 5,7), allontanandosi quindi dal valore fissato quale target per il Per maggiori informazioni sugli indicatori con target del QSN visita il sito: 5

7 2B. IL PUNTO SU INDICATORI CON TARGET QSN: TURISMO NEI MESI NON ESTIVI Presenze turistiche per abitante nei mesi non estivi (distribuzione in quintili), anno 2011 Fonte Istat Presenze turistiche per abitante nei mesi non estivi: anni e target al 2013 per Mezzogiorno e regioni Convergenza Fonte Istat 2,00 1,80 1,60 1,40 1,20 target 2010 Mezz = 1,21 target 2010 Conv = 1,13 1,00 0,80 0,60 0,40 0,20 0, Target 2013 Mezzogiorno 1,01 1,03 1,04 1,02 1,04 1,02 1,04 1,05 1,04 1,01 1,01 1,05 1,44 Regioni Convergenza 1,01 1,02 1,00 0,98 1,00 0,97 0,99 1,01 0,99 0,95 0,95 1,01 1,36 L'indicatore sul turismo nei mesi non estivi considera le giornate di presenza di turisti italiani e stranieri nel complesso degli esercizi ricettivi nell arco dell anno, ad eccezione dei mesi estivi (giugno, luglio, agosto e settembre) sul totale della popolazione regionale. Pur avendo un patrimonio storico, culturale e naturale di grande valore, le presenze turistiche nel Mezzogiorno si concentrano infatti principalmente in estate, come emerge dalla mappa in cui tutte le regioni presentano valori inferiori alla media italiana, pari a 2,46 presenze per abitante. Nel periodo , sia a livello di macro aree che a livello regionale, non si registrano variazioni di rilievo. Il target di policy al 2013 fissato per il Mezzogiorno nel Quadro Strategico Nazionale , pari a 1,44 presenze per abitante, appare lontano. Per raggiungere l obiettivo serve un deciso cambiamento di tendenza, anche in considerazione del mancato raggiungimento del target intermedio al Come emerge dalla mappa, ben 5 delle 8 regioni del Mezzogiorno rientrano nella prima classe, con i valori più bassi della distribuzione. Le presenze turistiche maggiori nei mesi non estivi si riscontrano nella Provincia Autonoma di Bolzano 28,0 e a seguire in Valle d Aosta 13,7 e nella Provincia Autonoma di Trento 13,6. Per maggiori informazioni sugli indicatori con target del QSN visita il sito: 6

8 2C. IL PUNTO SU TEMI PER LE POLITICHE REGIONALI: LA POVERTÀ RELATIVA E ASSOLUTA IN ITALIA NEL 2012 Nell approvare la Strategia 2020, l Unione Europea ha posto particolare attenzione a integrare obiettivi di stabilità macroeconomica con obiettivi volti ad una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile. In particolare, in tema di inclusione l attenzione è focalizzata sul contenimento del numero delle persone povere o a rischio povertà. Se in ambito comunitario l indicatore di povertà monetaria è riferito a una soglia calcolata rispetto alla mediana dei redditi, in Italia gli indicatori della povertà (fonte Istat) vengono misurati in base a una doppia definizione: la povertà relativa, rispetto alla spesa media mensile familiare, e la povertà assoluta, rispetto alla spesa mensile minima necessaria per acquistare un determinato paniere di beni e servizi, atti a soddisfare bisogni essenziali. Nonostante le diverse metodologie utilizzate a livello nazionale e comunitario, i dati segnalano una presenza significativa in Italia del fenomeno della povertà, in aumento nel 2012 rispetto all anno precedente, con l aggravante di un forte divario territoriale interno. La crisi economica internazionale ha purtroppo accentuato il fenomeno e la perdita di occupazione e l incertezza nel futuro hanno influito negativamente su redditi e consumi. Dagli ultimi dati pubblicati dall Istat sulla povertà monetaria, emerge che le persone in povertà relativa sono il 15,8 per cento della popolazione (9 milioni 563 mila) mentre quelle in povertà assoluta l 8 per cento (4 milioni 814 mila). Il fenomeno è più diffuso al Sud, dove l incidenza della povertà relativa sale a 30,2 (6 milioni 284 mila) rispetto al 7,8 per cento del Nord e 9,4 per cento del Centro. L eterogeneità a livello territoriale è evidente anche se si considera l indicatore della povertà assoluta: l incidenza nel Sud è pari all 11,3 per cento rispetto al 6,4 per cento del Nord e il 5,7 per cento del Centro. Tuttavia, il divario risulta più contenuto in quanto la soglia di povertà non è unica, come nel caso dell indicatore relativo, ma si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per ripartizione geografica e per ampiezza demografica del comune di residenza. Incidenza della Povertà relativa e assoluta (popolazione) nel per ripartizione (valori percentuali) Fonte ISTAT 35,0 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 Nord Centro Mezzogiorno Incidenza povertà relativa ITALIA Nord Centro Mezzogiorno Incidenza povertà assoluta ITALIA Incidenza della povertà relativa (popolazione) nelle regioni italiane nel 2012 (valori percentuali) Fonte Istat 35,0 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 media Italia 2012: 15,8 Incidenza 2011 Incidenza 2012 Piemonte Valle d'aosta Lombardia Liguria Bolzano Trento Veneto Friuli - V.G. Emilia R. NORD Toscana Umbria Marche Lazio CENTRO Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna MEZZOGIORNO L aumento della povertà, sia in termini relativi che assoluti, si osserva in tutto il territorio nazionale e, in particolare, per alcuni sottogruppi di popolazione che tradizionalmente presentavano valori contenuti. Interessa infatti le famiglie di operai e di lavoratori in proprio e si manifesta anche tra gli impiegati e i dirigenti; risulta poi ancora più elevato nelle famiglie con a capo una persona non occupata e con un livello di istruzione basso. La numerosità della famiglia influisce negativamente, soprattutto se ci sono uno o più figli minori. L unico dato in miglioramento si osserva, in termini relativi, per le persone anziane sole, probabilmente anche perché il reddito da pensione per gli importi più bassi è adeguato alla dinamica inflazionistica. L osservazione a livello regionale del fenomeno è possibile solo in termini di povertà relativa, e mostra come l incidenza della povertà interessi in maniera più marcata la popolazione residente al Sud. Le situazioni più gravi si rilevano in Sicilia (34,8 per cento), dove oltre un quarto delle famiglie risultano povere, in Puglia (31,9 per cento), Calabria (30,2 per cento) e Campania (30 per cento). La Provincia Autonoma di Trento registra l incidenza minore del fenomeno (5,7 per cento), anche se rispetto all anno precedente mostra un incremento. La dinamica risulta piuttosto omogenea anche se, purtroppo, la tendenza all aumento si osserva per quasi tutte le regioni italiane, ad eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano e del Molise, quest ultima in lieve diminuzione. L incremento più significativo si registra nel Mezzogiorno, in particolare in Puglia (+4,7 punti percentuali), mentre nel resto del Paese si segnala l aumento della Valle d Aosta (+4,6 per cento) e delle Marche (+4,3 per cento). 7

9 2C. IL PUNTO SU TEMI PER LE POLITICHE REGIONALI: IL TASSO DI OCCUPAZIONE IN ETA ANNI NELLE REGIONI EUROPEE Tasso di occupazione anni anno Fonte: Eurostat Nella mappa è riportato il tasso di occupazione in età anni nelle regioni europee suddiviso per quintili. La fonte dei dati è l Eurostat e l anno di riferimento è il Si tratta di uno degli indicatori target della Strategia Europa Il valore obiettivo da raggiungere è fissato al 75 per cento per l Unione europea a 27 Paesi, mentre per l Italia è compreso tra il 67 e il 69 per cento. Il valore del tasso di occupazione per l Unione europea è al 68,4 per cento, mentre per il nostro Paesea si attesta al 61 per cento, in lieve diminuzione rispetto all anno precedente e, in entrambi i casi, ancora lontano dai target previsti. Le migliori performance in termini occupazionali si riscontrano in Svezia, Gran Bretagna e Germania; il valore più elevato si registra in Finlandia (Åland). I Paesi con il tasso di occupazione anni più basso al 2012 sono invece Italia, Spagna e Grecia. In Italia, purtroppo, ricadono anche i valori più bassi in assoluto con Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. Le altre regioni del Mezzogiorno registrano valori più elevati, ma ricadono sempre nel primo quintile della distribuzione. Nel secondo quintile rientrano le regioni Lazio, Umbria, Liguria, Marche e Friuli Venezia Giulia. Tutte le altre regioni italiane si trovano nel terzo quintile ma, ad eccezione del Piemonte e della Toscana, registrano un tasso di occupazione superiore alla media UE27. 8

10 3. IL PUNTO SU LA RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA È L ESITO DELLE POLITICHE RESTRITTIVE DI BILANCIO I nuovi orientamenti imposti dagli obiettivi di contenimento dei bilanci pubblici hanno avuto come risultato il sostanziale ridimensionamento delle componenti della spesa pubblica. La spesa totale primaria (al netto degli interessi sul debito) della Pubblica Amministrazione (PA) italiana, misurata in valori pro capite costanti, si è ridotta tra il 2009 e il 2011 del 5 per cento, attestandosi su un valore pari a euro costanti, con una netta differenziazione tra aree ( euro nel Centro-Nord, euro nel Mezzogiorno). Si tratta di una rilevante inversione di tendenza rispetto all arco temporale , in cui la spesa primaria in termini reali della PA era aumentata a un tasso medio annuo dell 1,4 per cento. Tuttavia, tale consistente sforzo di contenimento è notevolmente sbilanciato nella composizione, poiché la riduzione della spesa pubblica complessiva risulta effettuata soprattutto attraverso la compressione delle voci del conto capitale. Tra il 2010 e il 2011, a fronte di una contrazione del 2,7 per cento della spesa primaria corrente misurata in valori costanti (-2,5 nel Centro- Nord, -3,4 nel Mezzogiorno), la spesa in conto capitale segnala un crollo del 10,2 per cento (-11,8 nel Centro-Nord, -7,3 nel Mezzogiorno), che segue quello del 19,6 per cento già osservato nel biennio precedente. La spesa in conto capitale diminuisce per tutte le tipologie di soggetti, tanto al Centro-Nord quanto nel Mezzogiorno, segnalando che la riduzione degli investimenti è generalizzata: infatti, il confronto dei tassi di variazione della spesa in conto capitale tra il 2011 con la media del periodo mostra valori costantemente negativi sia per le Amministrazioni centrali (AC) che per le Amministrazioni regionali (AR) e locali (AL) che infine per le Imprese pubbliche nazionali (IPN) e locali (IPL). La spesa corrente registra un aumento nel Centro-Nord da parte della Imprese pubbliche locali e nazionali, nel Mezzogiorno solo per queste ultime. SPA - SPESA IN CONTO CORRENTE E CAPITALE AL NETTO DELLE PARTITE FINANZIARIE PER TIPOLOGIA DI SOGGETTO E MACROAREA (tassi di variazione percentuale tra anno 2011 e media ) - Fonte: DPS - Conti Pubblici Territoriali Per maggiori informazioni sui Conti Pubblici Territoriali visita il sito: 9

11 3. IL PUNTO SU LA RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA È L ESITO DELLE POLITICHE RESTRITTIVE DI BILANCIO A causa della maggiore riduzione della spesa in conto capitale sopra evidenziata, la spesa corrente continua la sua espansione relativa a detrimento della spesa in conto capitale per tutti i livelli di governo, sia nel Centro Nord che nel Mezzogiorno. SPA - RIPARTIZIONE DELLA SPESA TOTALE TRA CONTO CORRENTE E CONTO CAPITALE PER TIPOLOGIA DI SOGGETTI E MACRO AREA (anni 2009 e 2011; valori percentuali su totale) - Fonte: DPS - Conti Pubblici Territoriali 100,0 90,0 80,0 9,8 8,4 27,5 23,6 9,3 8,4 18,5 15,9 10,5 11,3 28,0 22,6 12,9 9,4 19,9 17,6 Complessivamente, nel triennio la spesa totale, suddivisa tra conto corrente e conto capitale, vede uno sbilanciamento netto a favore della spesa corrente: la spesa per investimenti diminuisce proprio negli anni di maggiore impatto della crisi economica, mentre il peso relativo della spesa corrente mostra una dinamica positiva. 70,0 60,0 50,0 40,0 30,0 90,2 91,6 72,5 76,4 90,7 91,6 81,5 84,1 89,5 88,7 72,0 77,4 87,1 90,6 80,1 82,4 20,0 10,0 0, AC AL AR IPL AC AL AR IPL Centro Nord (*) La componente di conto capitale è quella in alto in tutti gli istogrammi Mezzogiorno Con riferimento all autonomia impositiva degli enti territoriali decentrati, si assiste da oltre un decennio a una diffusa crescita delle entrate proprie e devolute delle autonomie locali cui è corrisposto un ridimensionamento dei trasferimenti statali. L aumento della raccolta fiscale degli enti territoriali, a livello nazionale, evidenzia come, a partire dal 2001, l aumento dei tributi propri delle Amministrazioni locali in percentuale del PIL avviene contestualmente alla diminuzione della stessa quota riferita alle Amministrazioni centrali. La maggiore raccolta fiscale degli enti territoriali, dopo un ulteriore aumento nel 2009 (dove passa dal 9,7 per cento del 2008 al 10,9), registra una stabilizzazione nell ultimo triennio. Tuttavia, sebbene vada cambiando la distribuzione dell imposizione fiscale tra Amministrazioni centrali e Amministrazioni locali, non sembra si stia realizzando il principio di invarianza della pressione fiscale complessiva a carico del contribuente sancito dal legislatore, quanto piuttosto un aumento del prelievo complessivo e quindi della pressione fiscale a carico di cittadini e imprese. SPA - TRIBUTI PROPRI (*) PER TIPOLOGIA DI SOGGETTO (anni ; percentuale del PIL) - Fonte: DPS - Conti Pubblici Territoriali (*) Per le Amministrazioni centrali si sono calcolati i tributi propri al netto dei tributi devoluti ricevuti dalle Amministrazioni regionali e locali Per maggiori informazioni sui Conti Pubblici Territoriali visita il sito: 10

12 4. ESPLORA DATI E INDICATORI: OpenCoesione Il portale pubblica, con aggiornamenti bimestrali, dati in formato aperto sui progetti finanziati dalle politiche di coesione. Recentemente queste informazioni sono state utilizzate anche dalla Banca d Italia e dalla Fondazione IFEL dell ANCI per studi e analisi territoriali. L IFEL, nel Rapporto annuale sul ruolo dei Comuni nell attuazione della politica di coesione, concentra l attenzione sui dati, al 31 dicembre 2012, dei Programmi Operativi Regionali (POR) del solo FESR , che finanzia investimenti infrastrutturali e di sostegno alle imprese. I Comuni risultano essere attuatori di progetti che assommano al 28,7 per cento del totale del costo rendicontabile all UE, e insieme agli operatori privati e alle imprese (36,9 per cento) rappresentano quindi i principali promotori degli interventi sui territori. Tale ruolo è ancora più evidente nelle regioni dell Obiettivo Convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), tanto che in Campania e Calabria (42-43 per cento) i Comuni rappresentano la prima tipologia di soggetto attuatore, così come in Toscana (49 per cento) e Liguria (35 per cento), tra le Regioni dell Obiettivo Competitività Lo stato di avanzamento dei progetti, misurato dal rapporto tra pagamenti e costi rendicontabili all UE, mostra invece una performance dei Comuni non brillante, confermando una certa lentezza amministrativa a livello locale: l avanzamento medio dei Comuni è infatti fermo al 37 per cento, rispetto a un dato complessivo del 46 per cento e ai risultati raggiunti da altre tipologie di soggetti attuatori (Scuole, Università, Istituti di ricerca pubblici, Operatori privati, Regioni) che registrano valori superiori al 50 per cento. Dati particolarmente negativi si riscontrano per i Comuni di Campania e Sicilia, e per quelli di molte regioni dell Obiettivo Competitività, mentre ottime sono le performance registrate a Trento (91 per cento) e in Molise (88 per cento). La quota di Comuni attuatori anche di un solo progetto finanziato dalle politiche di coesione è molto elevata nelle regioni dell Obiettivo Convergenza, ed è vicina al 100 per cento in Calabria, Basilicata e Puglia, mentre è inferiore nei territori dell Obiettivo Competitività, tranne in Valle d Aosta, nelle Marche e in Molise. Si noti che in Emilia- Romagna, in base ai dati registrati dal Sistema di Monitoraggio Unitario così come pubblicati su OpenCoesione, nessun progetto finanziato risulta avere un Comune come attuatore. Competitività Convergenza Progetti con i comuni come attuatori ( per cento del costo rendicontabile UE del POR FESR) Piemonte 9 Valle d Aosta 7 Lombardia 20 P.A. Trento 25 P.A. Bolzano 2 Veneto 10 Friuli V.G. 13 Liguria 35 Emilia-Romagna 0 Toscana 49 Umbria 18 Marche 26 Lazio 27 Abruzzo 7 Molise 24 Sardegna 18 Tot. Competitività 22 Campania 43 Puglia 26 Basilicata 22 Calabria 42 Sicilia 22 Tot. Convergenza 32 Tot. Italia 29 Avanzamento finanziario dei progetti con i comuni come attuatori (pagamenti / costi) Comuni attuatori di progetti ( per cento dei comuni della regione) Fonte: elaborazione IFEL su dati del Sistema di Monitoraggio riportati su OpenCoesione. Aggiornamento al 31 dicembre Per approfondire: Rapporto IFEL, La dimensione territoriale nel Quadro Strategico Nazionale Stato d attuazione e ruolo dei Comuni, edizione

13 4. ESPLORA DATI E INDICATORI: OpenCoesione La Banca d Italia ha inserito un focus sui dati di OpenCoesione nelle monografie regionali dedicate all analisi delle economie dei territori nel Sud e nelle Isole. Le elaborazioni proposte, aggiornate al 31 dicembre 2012, si basano sull ambito territoriale attribuito nel Sistema di Monitoraggio Unitario a tutti i progetti del FSE e del FESR, sia degli specifici Programmi Operativi Regionali (POR), sia della quota dei Programmi Operativi Interregionali (POIN) e Nazionali (PON) che interessa ciascuna regione. È dunque possibile ricavare un quadro di quanto si sta attuando sul terreno e leggere comparativamente i diversi ambiti di intervento tra le Regioni del Mezzogiorno. Finanziamenti pubblici per tema e regione ( per cento dei POR FSE e FESR) Tema Campania Sicilia Puglia Calabria Sardegna Basilicata Abruzzo Molise Agenda digitale 2,0 2,5 1,8 3,0 6,7 5,8 11,4 0,0 Ambiente e prevenzione dei rischi 14,4 9,2 14,0 18,0 5,3 11,8 9,8 3,2 Attrazione culturale, naturale e turistica 4,0 5,2 8,3 4,5 3,9 9,3 2,4 8,8 Competitività per le imprese 2,2 2,2 14,8 6,1 18,3 7,9 14,2 10,0 Energia ed efficienza energetica 0,4 0,6 0,0 2,4 9,3 2,7 4,8 12,0 Inclusione sociale 2,5 5,4 11,2 2,5 8,6 13,1 7,2 1,9 Istruzione 4,4 8,0 9,8 9,7 19,9 11,5 5,9 17,2 Occupazione e mobilità dei lavoratori 3,2 14,9 3,3 13,1 7,6 10,5 23,9 14,7 Rafforzamento capacità della PA 1,7 1,5 2,1 3,7 2,2 6,2 4,4 5,5 Ricerca e innovazione 6,3 4,7 6,0 4,2 6,0 8,7 12,7 21,8 Rinnovamento urbano e rurale 12,5 1,2 4,8 9,3 4,4 0,0 1,9 0,0 Servizi di cura infanzia e anziani 0,0 0,0 1,7 2,1 0,0 0,7 1,5 0,7 Trasporti e infrastrutture a rete 46,2 44,6 22,1 21,5 7,6 11,8 0,0 4,2 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Per le Regioni Convergenza l Appendice delle monografie regionali della Banca d Italia contiene alcune tabelle riassuntive, con finanziamenti e pagamenti al 31 dicembre 2012 distinti tra POR e PON/POIN. Nel complesso, a fronte di maggiori finanziamenti provenienti dai POR, la quota di pagamenti appare superiore per PON e POIN, segnale di maggiore rapidità di spesa pur in presenza di una valore di poco superiore al 55 per cento che evidenzia, al 2013, un attuazione comunque frenata. L analisi regionale mostra come, in termini di finanziamenti totali emergano Campania (10,5 miliardi di euro) e Sicilia (9,9), rispetto a Puglia (8,4) e Calabria (5,4); quest ultima regione è tra l altro l unica in cui i progetti finanziati su PON e POIN prevalgono rispetto a quelli POR. Riguardo invece ai pagamenti, i valori sono molto simili nelle prime tre regioni (tra 4 e 4,4 miliardi di euro) e inferiori in Calabria (2,9). La conseguenza è un tasso di avanzamento finanziario dei Programmi molto variabile, che risulta intorno al 50 per cento per i POR di Puglia e Calabria, ed assai ridotto per i POR di Sicilia (29,7 per cento) e Campania (24,2 per cento). Fonte: elaborazione Banca d Italia su dati del Sistema di Monitoraggio pubblicati su OpenCoesione. Aggiornamento al 31 dicembre 2012 L articolazione per i 13 temi sintetici dei POR (ricostruiti su OpenCoesione come aggregazione degli 86 temi prioritari UE) mostra come i Trasporti siano l ambito settoriale quasi maggioritario in Campania e Sicilia (44-46 per cento), mentre in Puglia e Calabria questi scendano al 22 per cento. In Sardegna prevalgono invece Istruzione e competitività d impresa (18-19 per cento), in Basilicata Inclusione sociale (13 per cento), in Abruzzo Occupazione e mobilità dei lavoratori (24 per cento), in Molise Ricerca e innovazione (22 per cento). I dati segnalano dunque diverse strategie adottate a livello regionale e differenti priorità attribuite ai settori interessati dalle politiche di sviluppo. Fonte: elaborazione Banca d Italia su dati del Sistema di Monitoraggio riportati su OpenCoesione. Aggiornamento al 31 dicembre 2012 Per approfondire: Rapporti Banca d Italia sulle economie regionali, giugno

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