CAP. 1 LE FIBRE TESSILI

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1 CAP. 1 LE FIBRE TESSILI

2 1. Introduzione Da millenni l uomo utilizza prodotti naturali con matrice fibrosa per trasformarli in filati, dai quali ottenere tessuti per coprirsi, difendersi dal freddo, per adornarsi ed anche per ostentare il proprio stato sociale ed economico. Le fibre tessili naturali più importanti, quali: - la seta - il lino - la lana - il cotone rappresentano i prodotti tessili più antichi le cui origini sono quasi sempre partite dall oriente per espandersi successivamente nell occidente, infatti: la seta il lino la lana il cotone già utilizzata da millenni dai cinesi, solo nel 300 d.c., arrivò in occidente quando la sericultura approdò sulle sponde del Mediterraneo; già utilizzato dai popoli dell Asia e dagli Egiziani, approdò successivamente in Europa; già utilizzata nell Asia Centrale, ha avuto in Europa, e più recentemente in Inghilterra, il maggior sviluppo per le lane più famose e pregiate; successivamente anche l Australia, il Sud Africa e l Argentina sono divenuti grandi produttori di lana; già utilizzato nell India, arriva in Europa intorno al 1200 e successivamente approdò anche in America; fu solo l invenzione della sgranatrice dei fiocchi di cotone che consentì a questa fibra di diventare la più importante e diffusa tra le fibre naturali. Le fibre tessili chimiche, sono invece il frutto della tecnologia dall inizio secolo ai giorni nostri. Le fibre tessili chimiche si sono evolute partendo dalle: - fibre chimiche artificiali, ottenute da prodotti naturali con processi di rigenerazione delle materie prime o processi di modificazione delle sostanze di base, successivamente si è arrivati alle: - fibre chimiche sintetiche ottenute per reazione di polimerizzazione (polimero) dell elemento di base detto monomero ; costituendo così un prodotto non esistente in natura, ma per l appunto completamente da sintesi chimica.

3 2. Evoluzione delle fibre L evoluzione delle fibre naturali Le fibre naturali non hanno registrato delle significative evoluzioni in termini di miglioramento o modifica delle proprietà naturali, come indicato nella tabella seguente. Il cotone Il lino La lana La seta Negli anni 30 la tecnologia applicata alla coltivazione ha prodotto cambiamenti nella fibra tali da poter offrire sul mercato: - cotone organico o ecologico = coltivato senza pesticidi, quindi un cotone ecologico - cotone colorato naturale = coltivato con particolari selezioni di semi che consentono di ottenere cotoni già colorati naturalmente in rosso mattone, verde salvia, e marrone - cotone transgenico = ottenuto con manipolazioni genetiche apportate dall uomo; sono in corso studi per ottenere fibre colorate e per migliorare le prestazioni naturali. La tecnologia ha interessato marginalmente la preparazione della fibra ovvero il processo di macerazione, passando: - dalla macerazione alla rugiada dei prati, - alla macerazione in torrenti (acqua corrente), - alla macerazione in vasca, - alla macerazione in tino o meccanica, ed infine alla - macerazione chimica incidendo sull aumento di produttività a discapito della colorazione e della resistenza della fibra stessa, ottenendo un fibra di lino in genere più scura e meno resistente. Attualmente si stanno studiando nuove tecnologie relative alla fibrillazione della fibra di lino per renderla più facilmente filabile. Non si registrano a tutt oggi innovazioni tecnologiche applicate alla fibra. Non si registrano a tutt oggi innovazioni tecnologiche applicate alla fibra.

4 L evoluzione delle fibre chimiche Dagli inizi del 1900 le fibre chimiche hanno vissuto una evoluzione che può essere riassunta nella tabella seguente. Nitrocellulosa Acetato Triacetato Cupro Viscosa Poliammide Poliestere Acrilica Polipropilenica Polivinilica Polinosiche High Water Module (HWM) Aramidi (HVM) Elastan Flame Retardant (FR) Microfibre Lyocell High Tech Fibre artificiali La prima fibra artificiale ottenuta per sintesi da Chardonnett nel Fibre sintetiche La prima fibra sintetica ottenuta per sintesi dalla Du Pont nel 1939 Fibre chimiche con modifiche tecnologiche Artificiali rigenerate, modificate nella resistenza agli alcali. Artificiali rigenerate, modificate nella resistenza ad umido e nel grado di elasticità. Sintetiche di natura poliammidica, modificate per ottenere una notevole resistenza alla fiamma (i marchi esistenti più diffusi sono Kevlar e Nomex) Sintetiche composte da poliuretano, con elevatissimo modulo elastico. Artificiali e sintetiche che hanno proprietà di: - antifiamma in quanto non producono fiamma, oppure la ritardano - ignifughe, in quanto non lasciano propagare la fiamma oltre alla zona carbonizzata. Fibre chimiche ad elevata tecnologia Modificazione della filatura delle fibre poliestere, poliammidica, acrilica e modal, per ottenere fibre il cui diametro è compreso fra 0,3-1 decitex (massimo); mentre con titoli inferiori a 0,3 decitex sono super-microfibre. Fibra artificiale modificata di natura cellulosica ottenuta con processo di filatura in solvente. E una fibra con elevato grado di resistenza. Sono materiali tessili per impiego tecnico che rispondono ad alte esigenze tecnico-qualitative e conferenti loro l attitudine ad adattarsi ad una funzione tecnica ed al suo ambiente. Sono classificabili in 11 gruppi di prodotti, quali: - compositi - reti di protezione - protezione del corpo - tessuti industriali - tessuti per filtrazione - materiale per l imballaggio - geotessili - tessili per uso medico ospedaliero - tessuti per trasporti - tessili per protezione contro alte temperature - tessili militari Anni 20 Anni Anni Anni 80-90

5 Le fibre tessili per l abbigliamento nell attualità L evoluzione delle fibre tessili, da quelle naturali, alle artificiali, per approdare a quelle sintetiche è stata dettata dalla crescente necessità di soddisfare le mutevoli richieste del mercato in termini di comfort, moda ed economicità del prodotto tessile, ricercando nelle fibre chimiche alcune caratteristiche peculiari e specifiche per migliorare o semplicemente completare le caratteristiche delle fibre naturali. Per rendere più efficace il senso evolutivo delle fibre tessili, riportiamo qui a seguito in una tabella, i vantaggi e gli aspetti tecnici più rilevanti, che caratterizzano i due gruppi di fibre messi a confronto. Fibre naturali Tatto caldo Mano morbida Bassa carica elettrostatica Facilità di assorbimento dell umidità Buon potere coibente Ottime caratteristiche fisiologiche Fibre artificiali e sintetiche Resistenza alla rottura Resistenza all abrasione Resistenza alle intemperie Asciugamento rapido Facilità di manutenzione Basso peso specifico Elasticità dei fili elastici Scarsa pelosità Possibilità di fissare le pieghe per alcuni aspetti di confezione Capacità elevata di traspirazione per le microfibre L utilizzo delle fibre chimiche da sole o in mista con le fibre naturali, ha consentito di raggiungere gli alti livelli di qualità e performance nella confezione di manufatti tessili tali da soddisfare le più sofisticate e specifiche esigenze di comfort di tutti i capi di abbigliamento, sportivo, casual e classico.

6 3. Definizione di fibra tessile e sua natura polimerica La definizione riportata nel testo della Norma UNI 5955/86 e nel D.L. 22/05/99 n. 194, (attuazione della direttiva 95/74/CE), indica che: una fibra tessile è un elemento caratterizzato da flessibilità, finezza ed elevato rapporto tra lunghezza e dimensioni trasversali e da un orientamento preferenziale delle molecole in direzione longitudinale. La struttura di ogni fibra tessile contempla i seguenti punti: - la propria natura chimica appartenente ad un sistema polimerico, - le specifiche proprietà fisiche, - una specifica morfologia e forma. Dall insieme dei primi due punti, si determinano le caratteristiche tessili proprie di una fibra. La natura polimerica della fibra tessile Tutte le fibre tessili sia naturali sia chimiche hanno come caratteristica comune la struttura chimica basata sul sistema polimerico. Un polimero è una grossa molecola formata da una catena i cui anelli sono i monomeri o elementi di base della fibra stessa. Il numero di monomeri che costituiscono il polimero è detto grado di polimerizzazione. Il sistema polimerico di una fibra tessile prevede: - peso molecolare elevato, - linearità delle macromolecole, - orientamento delle macromolecole, - punto di fusione alto, - presenza di zone cristalline e zone amorfe.

7 4. Classificazione delle fibre tessili Il variegato mondo delle fibre tessili comprende diverse classi di appartenenza. Fibre tessili Naturali Chimiche Suddivisione delle fibre in classi Vegetali Animali Minerali Da polimero naturale (fibre artificiali) Organiche Da polimero sintetico (fibre sintetiche) Da carta Vetro Inorganiche Ceramica Metallo Ogni classe è composta da diverse fibre: per ciascuna di esse viene indicata la denominazione, la fonte di provenienza e la composizione di base. Tipo Denominazione Fonte di provenienza Composizione NATURALI Vegetali Animali *Cotone *Lino Juta Canapa Agave (fibra) Kapok Ramiè Cocco (fibra) Pina *Lana *Seta Peli Frutto a capsula del cotone Stelo del lino Fusto della juta Fusto della canapa Foglia di agave Peluria dei semi di kapok Erba della Cina Guscio della noce di cocco Foglia di ananas Vello di pecora, vello di alcune capre Baco da seta Pelame animale Cellulosa Cellulosa Cellulosa Cellulosa Cellulosa Cellulosa Cellulosa Cellulosa Cellulosa Proteine Proteine Proteine Minerali Amianto Varietà di rocce Silicato (Ca)-(Mg) ARTIFICIALI *Cupro *Viscosa Cascame di cotone Cellulosa rigenerata *Modal Cellulosiche Pasta di legno *Lyocell Linters di cellulosa *Acetato Cellulosa acetilata *Triacetato Proteiche Mais soia, caseina ecc. Proteina Gomma Gomma Gomma naturale Poliisoprene SINTETICHE Composizione chimica *Poliammidiche Aramidiche *Poliestere Poliammide alifatica Poliammide aromatica Diolo e acido tereftalico *Acrilica Acrilonitrile (almeno 85%) *Modacrilica Acrilonitrile (da 35 a 84%) *Elastam Poliuretano (almeno 85%) *Olefinica Polietilenica (almeno 85%) Organiche Polipropilenica (almeno 85%) *Clorofibra Cloruro di vinile (almeno 85%) Cloruro di vinilidene (almeno 85%) Fluorocarbonica Tetrafluoroetilene Carta Carta tessile Cellulosa Inorganiche Vetro tessile Grafite Ceramiche Metallo Sabbia silicea, calcare e vari Carbone Argilla e silice Oro, argento, alluminio, acciaio inox (*) Fibre di maggior interesse nel campo dei tessuti a maglia.

8 5. Abbreviazione ufficiale della denominazione delle fibre Nella disposizione di legge, di cui art. 8 legge n /11/1973 e attuale legge n 194/99 la disciplina delle denominazioni e della etichettatura dei prodotti tessili, e successive modifiche, sono riportate le denominazioni ufficiali delle fibre tessili in linea con le normative dei Paesi Europei della CE. La denominazione della fibra o delle fibre componenti il manufatto deve essere indicata per esteso sull'etichetta di composizione. Nella tabella seguente si riporta a titolo esemplificativo, l'elenco delle più diffuse denominazioni e sigle internazionali delle principali fibre tessili, con il relativo codice meccanografico elaborato da Comitextil. N FIBRA SIGLA N FIBRA SIGLA 1 Lana WO 20 Modal MD 2 Alpaca WP 21 Proteica PR Lama WL 22 Triacetato TA Cammello WK 23 Viscosa VI Kashmir WS 24 Acrilica PC Mohair WM 25 Clorofibra CL Angora WA 26 Fluorofibra FL Vigogna WG 27 Modacrilica MA 3 Pelo o crine HA 28 Poliammidica PA 4 Seta SE 29 Poliestere PL 5 Cotone CO 30 Polietilenica PE 7 Lino LI 31 Polipropilenica PP 8 Canapa CA 32 Poliureica PB 9 Juta JU 33 Poliuretanica PU 12 Cocco CC 34 Vinilal VY 13 Ginestra GI 35 Trivinilica TV 15 Ramiè RA 36 Gomma EL 17 Acetato AC 37 Elastam EA 18 Alginica AG 38 Vetro tessile GL 19 Cupro CU 39 Metallo ME Carta tessile PI I codici possono essere utilizzati unicamente sui documenti di transazione commerciale a condizione che venga allegata la relativa tabella di decodificazione. I codici e le abbreviazioni delle denominazioni delle fibre tessili sono riportate in diversi documenti e sono ancora oggetto di definizione a livello internazionale. Altre normative relative alle abbreviazioni della denominazione delle fibre tessili sono le seguenti: - Normativa ISO E, riferita unicamente alle fibre chimiche, - Norma UNI 9983, giugno 92 - Norma DIN

9 Nel dicembre 1999, Euratex (European Apparel and Textile Organisation) ha emesso un documento in cui viene proposto un sistema di abbreviazioni basato su codici numerici, con l intento di armonizzare le varie normative di riferimento.

10 6. Denominazione commerciale delle fibre tessili La denominazione commerciale delle diverse fibre tessili è caratterizzata da un vasto e sempre più complesso utilizzo di nomi e di marchi che vengono applicati per contraddistinguere il prodotto sul mercato. Nel caso delle fibre naturali molte denominazioni si rifanno direttamente alla tipologia di fibra impiegata per la realizzazione del manufatto. Sono un esempio il cotone Makò (nome derivato da una varietà di fibra di origine egiziana) o la lana Merino, che si rifanno sia a specifiche provenienze geografiche delle fibre, che alle proprietà intrinseche delle stesse, quali ad esempio i valori medi di lunghezza e di finezza o di altre proprietà, che conferiscono alle fibre ed ai relativi manufatti caratteristiche particolari in termini di mano e comfort. In questo caso la denominazione commerciale si riferisce alle proprietà intrinseche della fibra, che ne hanno decretato nel tempo l'affermazione sul mercato. Diverso è il caso delle fibre chimiche, in quanto la continua evoluzione tecnologica, consente di produrre fibre con nuove proprietà o di apportare miglioramenti a quelle esistenti. Le aziende produttrici di fibre chimiche ed i produttori di fili continui e di fibre in fiocco tendono sempre più a identificare i propri prodotti attraverso l'impiego di marchi e nomi commerciali che possano renderli facilmente identificabili. A titolo di esempio citiamo gli elastomeri o le microfibre, che oggi sono riconosciuti anche dagli utilizzatori finali, attraverso l'identificazione del marchio o marchi di riferimento dei produttori. Anche in questo caso però, le fibre presentano valori medi delle proprietà che si rifanno a quelli delle classi di appartenenza. Il trasformatore (tessitore, finitore, ecc.) deve essere posto in condizione di conoscere le proprietà del materiale da trattare (filo, filato, tessuto) e quindi oltre al marchio o nome del prodotto occorre che fra le aziende della filiera tessile si trasmettano le indicazioni relative al tipo di fibra impiegato ed alle sue specifiche, al fine di raggiungere le prestazioni ottimali nel prodotto finale.

11 7. Tassi convenzionali di ripresa di umidità: legge 883/1973 Nella tabella sono riportati i valori da utilizzare per il calcolo della massa commerciale delle fibre contenute in un prodotto tessile. N Fibra Fibra Ripr. Umid. % N Fibra Fibra Ripr. Umid. % 1-2 LANE 27 MODACRILICA 2,00 - fibre pettinate 18,25 28 POLIAMMIDICA (6-6) - fibre cardate 17,00 - fibra continua 6,25 3 PELI: - filamento 5,75 - fibre pettinate 18,25 POLIAMMIDICA (6): - fibre cardate 17,00 - fibra non continua 6,25 CRINE: - filamento 5,75 - fibre pettinate 16,00 POLIAMMIDICA (11): - fibre cardate 15,00 - fibra discontinua 3,50 SETA 11,00 - filo continuo 3,50 5 COTONE: 29 POLIESTERE: - fibre normali 8,50 - fibra discontinua 1,50 - fibre mercerizzate 10,50 - filo continuo 1,50 7 LINO 12,00 30 POLIETILENICA 1,50 8 CANAPA 12,00 31 POLIPROPILENICA 2,00 9 JUTA 17,00 32 POLIUREICA 2,00 12 COCCO 13,00 33 POLIURETANICA: 13 GINESTRA 14,00 - fibra discontinua 6,50 15 RAMIE (fibra sbiancata) 8,50 - filo continuo 3,00 17 ACETATO 9,00 35 TRIVINILICA 3,00 18 ALGINICA 20,00 36 FIBRA DI GOMMA 1,00 19 CUPRO 13,00 37 ELASTAN 1,50 20 MODAL 13,00 38 VETRO TESSILE: 21 PROTEICA 17,00 - filo cont. diam. >5 micron 2,00 22 TRIACETATO 7,00 - filo cont. diam. <5 micron 3,00 23 VISCOSA 13,00 39 METALLICA 2,00 24 ACRILICA 2,00 METALLIZZATA 25 CLOROFIBRA 2,00 CARTA TESSILE 13,75 26 FLUOROFIBRA 0,00

12 8. Definizione delle caratteristiche delle fibre: glossario Sezione Rappresenta la conformazione trasversale o longitudinale tipica di ogni fibra. Le fibre naturali hanno sezione definita, tipica di ciascuna classe di appartenenza, mentre le fibre artificiali e sintetiche presentano sezioni trasversali in funzione della diversa conformazione del foro della filiera di estrusione e del processo di filatura. Densità o peso specifico Indica la massa per unità di volume normalmente espressa in grammi per cm 3. Ad un valore basso di densità corrisponde una fibra voluminosa e leggera ed il filo o filato corrispondente presenterà un maggiore potere coprente. Ripresa di umidità Esprime l attitudine delle fibre tessili ad assorbire e trattenere acqua. Indica l igroscopicità delle fibre: le fibre naturali sono le più igroscopiche, le fibre sintetiche le meno igroscopiche. La legge italiana 883 del 73 e l attuale 194/99 sull etichettatura dei tessili ed alcune normative internazionali, indicano i tassi di ripresa ufficiali da applicare nelle trattative commerciali dei prodotti tessili e le condizioni standard di rilevamento. Tenacità E' la forza rapportata alla massa lineare. Indica la maggiore o minore attitudine di una fibra a resistere alla trazione. Si parla anche di carico di rottura. La tenacità può essere indicata con diversi sistemi di misura: i più diffusi sono i g/den, g/dtex e i cn/tex. Le fibre ed i filati possono essere sottoposti a prove di tenacità a secco o a umido. Nel caso delle prove di tenacità ad umido solitamente si ha una diminuzione più o meno accentuata della tenacità del materiale, tranne nel caso delle fibre vegetali, che presentano un incremento del valore. Perdita di tenacità ad umido Indica la differenza fra la tenacità a secco e la tenacità ad umido espressa in valore percentuale. Allungamento a rottura E l espressione quantificata dell estensibilità di un materiale tessile, ossia della sua capacità di allungarsi in presenza di una sollecitazione a trazione. L allungamento a rottura è l espressione in % della differenza fra la lunghezza iniziale del materiale e la sua lunghezza al momento della rottura.

13 Modulo elastico Il modulo elastico o modulo di Young è una misura dell'inclinazione del tratto iniziale della curva di carico-allungamento. Rappresenta la relazione fra carico ed allungamento ed esprime la forza necessaria a provocare l allungamento unitario del materiale. Nel caso dei materiali tessili si indica il modulo iniziale, cioè corrispondente alle deformazioni ai bassi carichi, che simulano l effetto delle sollecitazioni di lavorazione e d uso. Un modulo elastico molto elevato indica una bassa deformabilità della fibra, che sarà piuttosto rigida, resiliente e poco gualcibile. Un basso modulo elastico indica una elevata deformabilità della fibra, che sarà più morbida, meno resistente, facilmente gualcibile. Una fibra ad alto modulo elastico, elevata elasticità e buona resilienza, consente di ottenere prodotti tessili caratterizzati da proprietà wash and wear o lava e indossa. Elasticità E la capacità di un materiale tessile di recuperare l assetto iniziale dopo aver subito una deformazione quale un allungamento, una compressione, una flessione. Resilienza E la capacità di un materiale tessile di riprendere il proprio spessore dopo essere stato sottoposto ad una determinata pressione superficiale. Gualcitura o gualcibilità Si intende la perdita di elasticità di un tessuto, che tende a non recuperare più la forma iniziale dopo le deformazioni subite, generalmente conseguenti ad un azione di piegatura. Resistenza U.V. Indica la capacità di una fibra di non mutare le proprie caratteristiche dopo esposizione ai raggi ultravioletti. Di particolare importanza alcune fibre sintetiche ed artificiali di nuova generazione, in grado di proteggere la pelle dall esposizione ai raggi U.V. Resistenza alle intemperie Indica la capacità di una fibra di non mutare le proprie caratteristiche dopo esposizione a particolari condizioni climatiche (secco, pioggia, luce, vento, ecc.)

14 Resistenza agli agenti chimici: acidi, alcali, solventi, ossidanti Indica la capacità di una fibra di non mutare le proprie caratteristiche dopo esposizione a determinati prodotti chimici, in condizioni controllate (tempo, temperatura, concentrazione, ecc.). Infiammabilità Capacità di un materiale di entrare e permanere in stato di combustione, con emissione di fiamma, durante o dopo che lo stesso è stato sottoposto all azione di una sorgente di calore. Punto di rammollimento Rappresenta la temperatura alla quale le fibre cominciano a rammollire, diventando appiccicose. Punto di fusione Rappresenta la temperatura alla quale il polimero passa dallo stato solido allo stato fluido o liquido.

15 9. Le proprietà delle fibre Nelle schede riepilogative vengono riportate le proprietà delle principali fibre, suddivise per famiglie, secondo il raggruppamento indicato nella seguente tabella. NATURALI ARTIFICIALI SINTETICHE FAMIGLIA DI FIBRE VEGETALI ANIMALI RIGENERATE MODIFICATE FIBRA COTONE LINO LANA SETA CUPRO VISCOSA MODAL (POLINOSICO) LYOCELL ACETATO TRIACETATO ACRILICA MODACRILICA POLIESTERE POLIESTERE CATIONICO POLIAMMIDE 6 POLIAMMIDE 6-6 POLIAMMIDE 11 ELASTAN POLIPROPILENICA CLOROFIBRE

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20 CAP. 2 I FILI ED I FILATI

21 1. Introduzione Le fibre tessili, per poter essere impiegate nella realizzazione dei diversi manufatti, vengono trasformate, nella maggior parte dei casi, in fili o filati. Il processo di trasformazione, che prende generalmente il nome di filatura, si compone di diverse fasi di lavorazione, in funzione del tipo di fibra considerata e del tipo di filo o filato che si vuole ottenere. Una prima distinzione è relativa alle fibre naturali ed alle fibre chimiche. Le fibre naturali (a parte la seta) hanno lunghezza definita e si presentano come una massa disordinata. La filatura permette di disporre le fibre a formare un insieme di elevata lunghezza, nel quale esse risultano essere più o meno orientate secondo un asse comune e coesionate fra loro tramite una forza di attrito denominata torsione. Le fibre chimiche, sia artificiali che sintetiche, vengono prodotte tramite un procedimento di filatura che, partendo da un polimero reso liquido e successivamente estruso attraverso una filiera forata, consente di ottenere filamenti continui, di lunghezza illimitata. Le fibre, o filamenti, vengono raccolti già a formare il filo e non devono essere necessariamente coesionati fra loro tramite la torsione. Oppure i filamenti possono essere trattati per formare fibre di lunghezza determinata: il fiocco di fibre chimiche. Un diverso caso è rappresentato dai non tessuti o non-wovens. Con questo termine si indicano, secondo la norma DIN 61210, le superfici tessili flessibili ottenute per coesionatura di veli di fibre. In questo caso il manufatto tessile è il risultato di un procedimento di coesionatura di fibre tessili, che può essere attuato secondo differenti sistemi di fabbricazione. In questo modo la fibra viene trasformata direttamente in tessuto, senza richiedere il passaggio intermedio di filatura. Attualmente l impiego mondiale di non tessuti è in fase di incremento, in particolare nei campi relativi all abbigliamento professionale (indumenti protettivi, per rinforzo), ai prodotti sanitari (lenzuola, indumenti chirurgici), ai prodotti igienici (pannolini), agli impieghi industriali (filtri, isolanti, materiali edili).

22 2. Definizione di filo e filato Con il termine generico di filo si identifica, secondo quanto indicato nella norma UNI 5955/86: L elemento tessile di grande lunghezza che può assumere diverse forme, designate specificatamente con i termini: filato, filato voluminoso, filo continuo testurizzato, lamella fibrillata, binato, accoppiato, ritorto semplice, ritorto composto. Quindi la parola filo, in senso generale, si riferisce ad un insieme di fibre o filamenti uniti in modo da formare un manufatto che presenti caratteristiche fisiche adatte all impiego tessile, quali flessibilità, resistenza e voluminosità. Se con filo possiamo indicare il materiale così come si presenta nelle diverse forme di impiego, con i termini di filo e filato possiamo fornire una più precisa definizione dello stesso, in funzione di determinate caratteristiche. FILO Filato Filo Filo discontinuo Filo continuo Insieme di fibre di lunghezza limitata (discontinue), unite da torsione. Insieme di più filamenti continui, di lunghezza illimitata, solitamente uguale a quella del filo, uniti o meno tramite torsione. Se il filo è costituito da un unico filamento, viene definito monobava o monofilamento. Fibre naturali e fibre chimiche da fiocco Fibre chimiche prodotte con processo dei fili continui Se vogliamo riassumere semplicemente: - con il termine filo si indicano i fili realizzati con filamenti continui (fibre chimiche e seta), - con il termine filato si indicano i fili realizzati con fibre discontinue (fibre naturali o fibre chimiche in fiocco).

23 3. Classificazione dei tipi di filo e filato in base ai sistemi di filatura I sistemi di filatura applicabili nella trasformazione del materiale tessile da fibra a filo o filato sono molto diversificati, in funzione del tipo di fibra e del tipo di filo o filato che si vuole ottenere. Nella tabella seguente sono indicati i più importanti sistemi di filatura, classificati in funzione del prodotto finale: filo o filato. Filato Filo Fibra Processo di filatura Tipo di filatura Ring Cardato Cotone Open End Pettinato Ring Lino Pettinato (fibre lungo tiglio) Ring a umido o a secco Pettinato (sottoprodotti) Seta Trattura Trattura Pettinato (da cascami di seta) Ring Pettinato Ring Semipettinato Ring Lana Selfacting Cardato (da cascami di lana) Ring Misti cotone Cardato Open End Taglio cotoniero Pettinato Ring Misti lana Taglio laniero Pettinato Ring Acetato Cloroviniliche Acriliche A secco con solvente Alcune fibre per fiocco Viscosa Acriliche (in parte) Poliviniliche A umido Stiro Modacriliche Fibre per fiocco Poliammidiche Poliesteri Cloroviniliche Mediante fusione Olefiniche

24 4. I sistemi di titolazione La finezza è uno degli elementi che determinano la valutazione economica delle fibre e dei fili: in generale più la finezza aumenta (fibra o filo più sottile) maggiore è il valore del materiale. La finezza delle fibre influisce sulle proprietà dei fili e quindi su quelle dei manufatti prodotti. Idealmente la fibra ed il filo (inteso come filo o filato) sono dei materiali tessili che presentano un certo diametro. Sembrerebbe logico poter esprimere la finezza di un materiale tessile attraverso la misurazione del suo diametro. Questa soluzione non è applicabile sulle fibre tessili naturali e su alcune chimiche, in quanto presentano una sezione irregolare nè tantomeno sui fili, in quanto il diametro non ha una dimensione costante, essendo influenzato da diversi fattori. Ecco allora la necessità di indicare con una diversa espressione la finezza dei materiali tessili: il titolo o massa lineare. Il titolo indica la finezza, espressa quale relazione fra il peso (o massa) e la lunghezza di un materiale tessile. Esistono due sistemi di titolazione: - titolazione diretta - titolazione indiretta Sistemi di titolazione Titolazione diretta: T Titolazione indiretta: N Quante unità di peso (P) occorrono per formare Quante unità di lunghezza (L) occorrono per formare una unità di lunghezza (L) una unità di peso (P) P L T = ---- N = L P Il peso (P) e la lunghezza (L) devono essere espressi in un determinato sistema di misure. Il sistema di misure adottato definisce il sistema di titolazione. Esistono diversi sistemi di titolazione: quelli attualmente utilizzati sono riportati nella tabella riassuntiva, dove vengono indicati per ciascun titolo, la definizione, la sigla, le unità di misura originali, la formula di calcolo in rapporto al sistema metrico decimale. Nelle formule di calcolo si sono introdotte le unità di misura del sistema metrico decimale: - il peso in grammi - la lunghezza in metri.

25 Per poter trasformare le unità di misura originali nelle corrispondenti del sistema metrico decimale, si utilizzano delle costanti di trasformazione, indicate nelle formule di calcolo. Sistema Titolo Simbolo Unità di misura originali Diretta Indiretta Tex Decitex Denari Metrico Inglese cotone tex dtex Td o den Nm Ne Quantità di grammi che occorre per formare il peso di metri di filo. Quantità di grammi che occorre per formare il peso di metri di filo. Quantità di denari (1 denaro = 0,05 g) che occorre per formare il peso di una matassina di 450 metri di filo. Quantità di metri di filato che occorre per formare il peso di un grammo. Quantità di matasse o hanks (1 hank = 768 m) che occorre per formare il peso di una libbra (circa 454 g). Formula di calcolo sistema metrico decimale P tex = ---- x L P dtex = ---- x L P Td = ---- x L L Nm = ---- P L Ne = ---- x 0,59 P La differenza fondamentale fra i due sistemi di titolazione è data dai procedimenti di calcolo: - nel sistema di titolazione diretta esiste una relazione diretta fra Titolo e grossezza del filo, - nel sistema di titolazione indiretta esiste una relazione indiretta fra Numero e grossezza del filo. Titolazione diretta Titolazione indiretta All aumentare del titolo il filo aumenta di dimensione. All aumentare del titolo il filo diminuisce di dimensione Filo di titolo tex 20 più grosso di un filo di titolo tex 10 Filo di titolo Nm 20 più sottile di un filo di titolo Nm 10 Ogni titolo può essere trasformato nei corrispondenti valori degli altri titoli, secondo le seguenti formule. Titoli Titoli da calcolare conosciuti tex dtex Td Nm Ne tex = tex x 10 tex x tex tex dtex dtex = dtex x 0,9 Td Td x 0,111 Td x 1,111 = Nm Ne Nm Ne Nm Ne Nm Ne dtex Td dtex Td = Nm x 0,59 Ne ,59 =

26 I diversi titoli vengono impiegati per indicare la finezza dei vari manufatti tessili, siano essi fibre o fili e filati, secondo criteri che si rifanno alle origini applicative dei sistemi stessi. Il titolo tex è raccomandato quale sistema di titolazione di riferimento, in quanto derivato dal Sistema Internazionale di misura, al fine di porre un certo ordine nell indicazione dei materiali tessili. Questo progetto di unificazione del sistema di titolazione non è ancora completamente adottato, se non nel caso delle fibre chimiche e ci vorranno parecchi anni prima che possa essere effettivamente applicato. Titolo Fili Filati Fibre tex Tutti Tutti Tutte dtex Tutti Fibre chimiche Td Tutti Seta greggia Seta Fibre chimiche Nm Lana Taglio laniero Lino Fantasia Ne Cotone Taglio cotoniero Come descritto precedentemente, i fili sono costituiti da fasci di fibre che possono essere o meno coesionati tramite torsione. In alcuni casi si possono avere fili formati da due o più fili, aventi identico titolo, che vengono uniti fra loro per mezzo di torsione. Questi fili sono denominati ritorti. Il titolo dei fili ritorti viene indicato e calcolato come negli esempi di seguito riportati. Titolazione diretta Titolazione indiretta tex 110/2 Ne 60/2 Il numero 110 indica che il ritorto è costituito da fili aventi ciascuno Titolo tex 110. Il numero 60 indica che il ritorto è costituito da fili aventi ciascuno Numero Ne 60. Il numero 2 indica che il ritorto è costituito da due capi (o fili). Il titolo complessivo del ritorto è dato da: 110 x 2 = 220 tex Il numero 2 indica che il ritorto è costituito da due capi (o fili). Il numero complessivo del ritorto è dato da: 60 : 2 = 30 Ne

27 Nella pratica i criteri di indicazione dei fili e filati assumono diverse forme. Titolo Ne 30/1 Nm 1/30 Ne 60/3 Nm 3/60 Ne 60/3/2 Td 60/1 tex 110/78 tex 110/78/2 Descrizione Indica un filato definito unico, cioè costituito da fibre discontinue unite fra loro da torsione. La cifra 30, si riferisce al Numero del filato, mentre la cifra 1, si riferisce al fatto che il filato è formato da un solo capo. Indica un filato definito ritorto di fibre discontinue. La cifra 60, si riferisce al Numero di ciascuno dei capi (fili) che compongono il ritorto, mentre la cifra 3, si riferisce al numero di capi (fili) che compongono il ritorto. Indica un filato di fibre discontinue definito ritorto composto. In questo caso il filato è costituito da 2 capi ritorti fra loro, ciascuno composto da un ritorto a 3 capi, ciascuno dei quali di Numero 60. Indica un filo di fibre continue costituito da un solo filamento. Il filo può essere definito monofilamento. La cifra 60 indica il Titolo del filamento, che in questo caso corrisponde al titolo del filo. Indica un filo unico di fibre continue. La cifra 110 si riferisce al Titolo del filo, mentre la cifra 78 indica il numero delle bave o filamenti che costituiscono il filo. A volte può essere posta una f prima del numero di filamenti: tex 110f78. Indica un filo di fibre continue ritorto. La cifra 2 indica il numero dei capi di titolo tex 110, ciascuno di 78 filamenti, che compongono il ritorto. A volte il numero dei capi che compongono il ritorto è preceduto dal segno x : tex 110/78x2.

28 5. La torsione E l elemento fondamentale nella realizzazione dei filati di fibre discontinue, in quanto consente di conferire ad un fascio di fibre, la coesione necessaria per ottenere i valori di resistenza richiesti per le lavorazioni tessili. La torsione si ottiene facendo ruotare un fascio di fibre parallele, attorno al proprio asse. In questo modo le fibre più esterne assumono una disposizione elicoidale. Anche le fibre interne prendono disposizione elicoidale, ma con un inclinazione decrescente man mano che si va verso il centro del fascio. Questa disposizione conferisce alle fibre una pressione radiale, che le coesiona al punto di rendere pressoché nulla la capacità di scorrimento fra di esse. Il fascio di fibre risulterà essere più resistente in proporzione al numero di giri di torsione ricevuti. La torsione è caratterizzata da tre elementi: - senso di torsione - angolo di torsione - numero di giri. Senso di torsione Identifica la direzione delle spire che vengono formate dalle fibre in un filato unico o dai singoli capi in un filato ritorto (Fig. 1). FIGURA 1 Il senso di rotazione o di torsione, si definisce: - Z, quando le spire hanno direzione corrispondente a quella del tratto mediano della lettera Z, - S, quando le spire hanno direzione corrispondente a quella del tratto mediano della lettera S. Nel caso dei ritorti solitamente la torsione di ritorcitura è di senso opposto a quella dei fili unici che formano il ritorto.

29 FIGURA 2 Nell esempio (Fig. 2) abbiamo un filato ritorto composto, che risulta costituito da: - quattro capi unici aventi torsione S, - che sono uniti a coppie a formare due filati ritorti, ciascuno a due capi, aventi torsione Z, - uniti a loro volta a formare un ritorto composto con torsione finale S. Angolo di torsione E l angolo che le fibre esterne formano rispetto al proprio asse (Fig. 3). FIGURA 3 L angolo di torsione α, rapportato al diametro del filato, determina l ampiezza h delle spire di torsione e quindi il loro numero per unità di lunghezza.

30 Numero di giri E proprio la quantità di spire presenti in una determinata unità di lunghezza, che esprime la torsione. Le unità di lunghezza considerate sono due: metro e pollice inglese (25,4 mm). Fra la torsione in giri/m e la torsione in giri/ esiste la seguente relazione: giri/m = giri/ 39,4 giri/ = giri/m 0,0254 Per una valutazione del livello di torsione di un filato vengono utilizzati i coefficienti di torsione. Essi si riferiscono al titolo o numero del filo o filato considerato: giri/ = αe Ne giri/m = αm Nm giri/m = αtex tex Fra i tre coefficienti indicati esistono le seguenti relazioni: αm = 30,3 αe αtex = 31,6 αm αtex = 958 αe La torsione nei filati a fibra discontinua conferisce diverse caratteristiche: - aumentando la torsione migliora la resistenza del filato, - più è elevata la torsione e più il filato è rigido, - minore torsione corrisponde ad un filato morbido e più voluminoso, - torsioni elevate aumentano la resilienza e l elasticità alla flessione del filato, - all aumentare delle torsioni diminuisce la pelosità del filo, - all aumentare delle torsioni diminuisce la tendenza al pilling, - all aumentare della torsione corrisponde una migliore lucentezza del filato.

31 Si possono considerare cinque livelli di torsione: - Torsione debole, che conferisce una sufficiente resistenza al filato, abbinata ad un facile scorrimento delle fibre; viene usata per gli stoppini di banco a fusi. - Torsione soffice, conferisce al filato una buona sofficità e voluminosità ed una discreta resistenza alla trazione; è ideale per filati destinati alla produzione di articoli in maglia. - Torsione media, conferisce al filato buona resistenza, pur mantenendo una certa flessibilità; viene applicata ai filati per ritorti. - Torsione forte, conferisce al filato elevate doti di resistenza a scapito di una elevata rigidità; tipica di filati per ordito. - Torsione fortissima, impiegata per la realizzazione di filati speciali che devono presentare una elevata arricciatura ed elevata elasticità; tipica dei filati denominati crespi. Un importante fenomeno che riguarda la produzione di tessuti a maglia in trama, è legato al momento torcente del filato. Per effetto della torsione i filati presentano una certa tendenza a ruotare attorno al proprio asse. Maggiore è la torsione, maggiore sarà la tendenza a ruotare del filo. Tale fenomeno nelle strutture a maglia rasata o jersey, genera un inclinazione delle file di maglia, che si manifesta con una tendenza all avvitamento del tessuto lungo il proprio asse. Per evitare il manifestarsi del fenomeno si possono attuare alcune soluzioni: - usare filati con coefficiente di torsione basso (per filati di cotone l ideale è αe 3,8) - immagliare nel tessuto alternativamente filati con torsione S e Z - ricorrere a particolari lavorazioni in fase di finissaggio dei tessuti a maglia. La torsione nei fili continui non ha lo scopo di conferire resistenza ai fili, ma consente di modificarne alcuni comportamenti e caratteristiche. Fili di fibre chimiche o di seta Torsione bassa Torsione alta Resistenza all abrasione Migliora Peggiora Resilienza Migliora Peggiora Morbidezza Peggiora Migliora Riflessione della luce Il filo assume un aspetto granulare, conseguente ai solchi formati dalle spire di torsione, cui corrispondono zone di luce ed ombra. La luce viene riflessa in modo uniforme. Voluminosità Peggiora Migliora Momento torcente Migliora Peggiora

32 Anche per i fili continui si possono considerare diversi livelli di torsione: - Torsione zero o fibre parallele: si ha quando i filamenti che costituiscono il filo si presentano su tubes, mentre quando sono avvolti su cops possono avere circa 20 giri/m di torsione, necessaria per conferire un minimo di coesione ai filamenti. I fili con torsione zero presentano dei punti di interlacciatura per ottenere un effetto minimo di coesione. - Torsione normale: si ha nei fili avvolti su rocche coniche o biconiche; non altera le caratteristiche di voluminosità e lucentezza del filo. - Torsione catena: la torsione modifica la mano, la voluminosità e la lucentezza del filo. - Torsione elevata: conferisce al filo particolari caratteristiche di nervosità e mano. - Torsione voile e crêpe : sono fili con torsioni molto elevate, comprese fra i e giri/m; vengono impiegati per ottenere tessuti leggeri e sufficientemente stabili, con un aspetto molto trasparente. In molti casi i fili e filati vengono sottoposti ad un trattamento di vaporizzazione, che consente di fissare la torsione impartita e di ridurre o eliminare il momento torcente ossia la tendenza di un filo o filato di ruotare lungo il proprio asse a causa della torsione impartita. Di rilevante importanza la vaporizzazione dei fili o filati destinati alla lavorazione di tessuti a maglia, in quanto un eccesso di torsione può causare una deformazione delle maglie, con conseguente deformazione del tessuto prodotto.

33 6. I cicli di filatura: descrizione per famiglie di fibre Descrivere in modo sintetico i vari cicli di filatura può risultare assai complesso, in quanto ogni fibra, per essere trasformata in filo o filato, richiede l esecuzione di specifiche fasi di lavorazione. Analizzando i diversi cicli di filatura, propri di ciascun tipo di fibra, è possibile riscontrare dei tratti comuni alle fibre appartenenti alla stessa famiglia. Le fibre discontinue Le fibre discontinue sono caratterizzate dall avere una lunghezza media derivante dalla propria natura (cotone, lana, ecc.) o dalla necessità di ottenere fibre di lunghezza definita (fiocco di fibre chimiche). Nel tempo due dei sistemi di filatura tipici delle fibre naturali, sono stati presi a riferimento per la produzione della maggior parte dei filati attualmente realizzati. Si tratta dei sistemi di filatura laniero e cotoniero. Tanto che la filatura dei filati viene anche definita come: - filatura a fibre lunghe, corrispondente alla filatura laniera, con fibre di lunghezza superiore ai 60 mm, - filatura a fibre corte, corrispondente alla filatura cotoniera, con fibre di lunghezza inferiore ai 40 mm (o fino a 60 mm - cotoniero modificato). Il cotone I sistemi di filatura cotonieri si dividono in due tipi. Sistema di filatura Pettinato Cardato Caratteristiche E il sistema di filatura più diffuso nel mondo. Consente la produzione di filati caratterizzati da un buon livello di pulizia e regolarità. Viene ottenuto per filatura ad anello o Ring. Ring: le fibre vengono trasformate in filato Presenta un livello di pulizia e regolarità inferiore rispetto a quello del filato pettinato. L operazione di filatura viene realizzata con filatoio Ring o filatoio Open-end. tramite torsione su filatoio ad anello. Open-end: le fibre ricevono torsione tramite un sistema a rotore od Open-end (O.E.)

34 Una caratteristica comune ai diversi sistemi di filatura cotoniera sta nelle fasi di lavorazione che vanno dalla mischia alla cardatura: queste infatti sono esattamente uguali per tutti i sistemi e solo nelle fasi successive il materiale trasformato viene sottoposto ad operazioni diversificate, come indicato nel diagramma di lavorazione seguente (Fig. 4). FIGURA 4 Il lino Il ciclo di filatura delle fibre di lino vale anche per le fibre di canapa. La fase iniziale di trasformazione della pianta in un materiale filabile è la macerazione in acqua, che causa lo sfaldamento dei cementi naturali che contengono salde fra loro le fibre elementari. Le fibre dopo macerazione vengono suddivise in due classi di lunghezza: Classe di lunghezza Lungo tiglio Sottoprodotti Caratteristiche Sono la parte centrale più longilinea della pianta, che comprende le fibre più lunghe e di maggior pregio. Comprendono i rami laterali posti prevalentemente nella zona inferiore dello stelo. Vengono anche detti stoppe, cioè fibre di lunghezza media contenuta e con diagramma fibroso a distribuzione irregolare.

35 Il ciclo di filatura del lino è assai complesso, come indicato nel diagramma di riferimento (Fig. 5). FIGURA 5 Una caratteristica della lavorazione del lino è la possibilità di realizzare la filatura finale sia a secco che ad umido. La filatura ad umido concettualmente è uguale a quella delle altre fibre discontinue e prevede il passaggio da stoppino a filato, tramite filatoio a ring. Il filatoio ring a umido presenta la fusiera mobile e la banchina porta anelli fissa. Inoltre è dotato di una vaschetta, posta precedentemente al gruppo di stiro, in cui si trova acqua a 70/80 C. Lo stoppino di fibre viene fatto passare dentro la vaschetta, in modo da facilitarne la macerazione, incrementando la capacità di scorrimento e facilitando l azione di stiro cui è sottoposto lo stoppino.

36 La lana I sistemi di filatura lanieri sono suddivisi in tre tipi. Sistema di filatura Pettinato Semipettinato Cardato Caratteristiche E il ciclo più complesso. Si parte dalla lana allo stato di fibra sucida e si effettuano una serie di operazioni che vanno dal lavaggio alla filatura, che richiedono un numero elevato di passaggi su diverse macchine. La parte più delicata e complessa della lavorazione è rappresentata dalla pettinatura. Il ciclo produttivo è abbastanza semplice. Si compone di un ridotto numero di passaggi. Si parte da fibre di lana o fibre chimiche in fiocco, aventi lunghezza minima di 60 mm, esenti da impurità, quindi si effettuano le seguenti operazioni: - mescolatura - cardatura - due/tre passaggi di stiratoio - filatura (Ring) Si impiegano fibre di lana vergine in puro o in mischia con altre fibre, scarti di lavorazioni intermedie della lana pettinata e fibre rigenerate ricavate da stracci di materiali tessili nuovi ed usati. La lavorazione di fibre rigenerate è stata perfezionata nel tempo nell area pratese. Il ciclo produttivo è abbastanza ridotto, anche se richiede una certa attenzione nella preparazione della fibra rigenerata. Le fasi di filatura comprendono: - cardatura - filatura intermittente (o selfacting) oppure filatura ring La lavorazione della lana pettinata può prevedere l inserimento di fibre chimiche per la realizzazione di filati in mischia. Nel diagramma di lavorazione (Fig. 6), sono indicate le fasi della pettinatura ed i possibili punti di realizzazione della mischia con fibre chimiche. FIGURA 6

37 La seta Il sistema che consente l ottenimento del filo di seta è denominato trattura. Con questo termine si definisce l insieme di operazioni con cui si dipanano le bave dai bozzoli e si accoppiano in modo da formare il filo di seta greggia. Le principali operazioni che costituiscono la trattura sono descritte nella tabella seguente. Operazione Scopinatura Formazione del filo Aspatura Riannaspatura Pantinatura Descrizione E la fase di ricerca del capofilo del bozzolo e di purga della bava. I bozzoli sono posti in una bacinella con bagno acquoso riscaldato e vi galleggiano in superficie. Un sistema di spazzole strofina la parte esterna del bozzolo facendo distaccare il capofilo. Il bagno acquoso svolge anche la funzione di purgare le bave. Un certo numero di bave viene accoppiato a formare, mediante la torta di filanda, il filo di seta greggia. Il filo umido, ottenuto nella fase precedente, viene avvolto su un aspo. Questa operazione viene effettuata solo in alcuni casi. E l operazione di legatura delle matasse di filo. Nel ciclo di lavorazione della seta riveste una certa importanza anche la trasformazione dei prodotti secondari, quali il banco, la strusa, la strazza, che forniscono materie prime per la filatura dei cascami o altro, come indicato nel diagramma seguente (Fig. 7). Questo tipo di filato viene denominato "Schappe". FIGURA 7

38 Le fibre chimiche La filatura delle fibre chimiche, sia sintetiche che artificiali, ha inizio con la trasformazione del polimero dallo stato solido a quello liquido-viscoso. Questa operazione viene attuata per mezzo di fusione o soluzione. Il polimero viene successivamente spinto, tramite una pompa, attraverso una filiera forata. La filiera è un disco di metallo che presenta un certo numero di fori di diametro definito. Il polimero allo stato liquido-viscoso, passando attraverso la filiera, acquista una dimensione determinata dal foro: tanto più i fori sono piccoli, tanto più il polimero verrà estruso con un diametro ridotto. Questa fase è detta estrusione o filatura. Le più recenti tecnologie consentono di realizzare filiere con fori del diametro di pochi millesimi di millimetro, come quelle impiegate nella realizzazione delle microfibre. Una volta che il polimero esce dalla filiera, viene solidificato, formando tante singole fibre (dette anche filamenti o bave). Esistono due sistemi di filatura delle fibre chimiche (Fig. 8). - filatura mediante solvente, che può essere a umido o a secco. - filatura mediante fusione. FIGURA 8

39 - Filatura ad umido Il polimero viene fatto solubilizzare in solventi che lo rendono liquido-viscoso. La filiera si trova immersa in una vasca contenente un bagno acquoso, in modo che l estrusione del polimero avvenga in un ambiente umido. Le fibre vengono fatte passare nel bagno, che le fa coagulare e le consolida. - Filatura a secco Il polimero viene fatto sciogliere in una soluzione contenente un solvente. Subito dopo l estrusione il polimero viene in contatto con un flusso di aria calda che fa evaporare il solvente e consolida la fibra. - Filatura mediante fusione Il polimero viene portato allo stato liquido attraverso fusione per calore. Subito dopo l estrusione il polimero viene in contatto con un flusso di aria fredda che solidifica e consolida la fibra. Dopo la fase di filatura le varie fibre vengono raccolte assieme a formare un unico filo. Solitamente, subito dopo la fase di filatura, sul filo viene applicato un olio chiamato enzimaggio, che serve a lubrificare il filo, coesionare le singole fibre, proteggerle dalla formazione di cariche elettrostatiche. A volte il filo viene sottoposto all azione di un getto d aria a pressione controllata, che facendo sbattere le fibre contro una parete, fa sì che possano ingarbugliarsi fra loro in alcuni punti. Questa tecnica è chiamata interlacciatura ad aria e consente di formare un certo numero di punti di interlacciatura lungo il filo. Il filo viene quindi raccolto, tramite una macchina denominata bobinatrice, su supporti chiamati tubes. Una caratteristica fondamentale dei fili da fibre chimiche è l orientamento delle catene molecolari all interno delle fibre. L orientamento viene ottenuto tramite un azione meccanica di stiro delle fibre. Lo stiro viene impartito alle fibre già in fase di filatura od in una fase successiva. Attraverso lo stiro si crea uno scorrimento delle catene molecolari, orientandole lungo l asse longitudinale della fibra: questa operazione aumenta la cristallinità della fibra, modificandone le proprietà meccaniche.

40 I fili sono suddivisi in tre classi di stiro: L.O.Y. P.O.Y. F.O.Y. T.O.Y. o Low Oriented Yarn Filo poco orientato Pre Oriented Yarn Filo Preorientato Full Oriented Yarn o Total Oriented Yarn Filo completamente orientato I filamenti vengono estrusi con una minima tensione di stiro e raccolti su bobine. Successivamente le bobine di filo vengono passate su stiratoio per lo stiro definitivo. Le catene molecolari risultano essere quasi completamente parallele. Questi fili hanno buona elasticità. Le fibre estruse presentano le catene molecolari già parzialmente orientate. Nella fase di stiro successiva si può operare con valori di stiro inferiori rispetto al precedente sistema. Il più recente sistema di filatura. L operazione di stiro successiva alla filatura è eliminata. Dopo l estrusione il filo viene fatto passare in un dispositivo di stiro progressivo, che conferisce il completo orientamento alle catene molecolari delle fibre. Processi di produzione di fibre chimiche discontinue Si riferisce alla lavorazione di fibre chimiche a taglio laniero e cotoniero. La fibra da trattare, avente finezza definita e con caratteristiche chimico-fisiche prestabilite e costanti, viene prodotta attraverso masse di filamenti continui detti tow, o cavi di filatura. I tow devono essere preparati per il ciclo tecnologico di filatura, attraverso operazioni che taglino i filamenti continui ad una lunghezza definita, trasformando la fibra in fiocco o top. Questa operazione conferisce al filato in fibra sintetica delle caratteristiche di mano ed aspetto molto simili a quelle del filato in fibra naturale. Il tow può essere tagliato a fiocco mediante dispositivi di taglio (taglierine) o trasformato a top mediante dispositivi a strappo (macchine a strappo, converter). Nella tabella seguente vengono elencati i cicli tecnologici di lavorazione delle fibre chimiche, nella filatura pettinata a taglio laniero. Fasi Top pettinato da fiocco Top pettinato da converter Ciclo tecnologico Top da converter Top da strappo fissato Macchina da strappo Top da strappo HB Taglio Taglierina Macchina da Macchina da Macchina da taglio taglio strappo Stabilizzazione Autoclave Autoclave Ristrappo - A cilindri A cilindri A cilindri A cilindri Cardatura Carda semplice Preparazione Pettinatura Finissaggio Passaggio stiratoio intersecting Pettinatrice Rettilinea Stiro riunitore + stiro finitore Passaggio stiratoio intersecting Pettinatrice Rettilinea Stiro riunitore + stiro finitore Stiro finitore Stiro finitore Stiro finitore

41 7. Operazioni del ciclo di filatura I processi di filatura delle varie fibre, sono composti da una serie di diverse operazioni, che possono essere indicate come: - operazioni primarie - operazioni secondarie - operazioni complementari Operazioni primarie Se si considerano i processi di filatura delle più importanti fibre naturali, lana e cotone, si possono individuare delle analogie in alcune fasi di lavorazione. Processo di filatura fibre naturali: lana e cotone Operazione Descrizione Lana Cotone Selezione La selezione delle balle di fibra, in partite aventi definite affinità, caratteristiche e proprietà, quali la lunghezza, la finezza ed il colore, X consente di ottenere una mischia di fibre omogenea. Mischia I valori dei parametri qualitativi della mischia sono la media di quelli delle fibre che compongono la partita o lotto. X Lavaggio Elimina le impurità presenti nelle fibre di lana, quali grassi, terriccio, escrementi, ecc.. Viene effettuato tramite bagno acquoso con carbonato di soda e saponi, a temperatura di circa 40/50 C. L operazione è molto delicata, in quanto la fibra di lana, sottoposta ad X azione meccanica in ambiente umido ed in presenza di temperatura, tende ad infeltrire, con danneggiamenti irreversibili. Consente la prima elementarizzazione delle singole fibre, Cardatura l eliminazione delle fibre più corte e dello sporco, la predisposizione di un nastro di fibre parzialmente orientate. Nella filatura cotoniera il nastro di carda può essere successivamente X X inviato sia alle fasi per la lavorazione a ciclo pettinato che a quelle per la lavorazione a ciclo cardato. Pettinatura Consente di raggiungere la maggiore parallelizzazione delle fibre, di eliminare la presenza di fibre morte e di fibre corte. I nastri o stoppini di fibra vengono inviati alla filatura finale. Il filato che si ottiene dal ciclo pettinato presenta una maggiore X X regolarità, minore pelosità superficiale, maggiore resistenza ed allungamento, rispetto ad un corrispondente filato cardato. Filatoio Ring o ad anello: viene così definito, in quanto la torsione viene data al filo, per mezzo di un sistema anello-cursore. Il filato prodotto presenta le fibre direzionate lungo l asse del filo. E il sistema X X di filatura maggiormente impiegato nella produzione di filati. Filatura Filatoio Open-end (O.E.) o a rotore: si tratta di un sistema di filatura che conferisce torsione alle fibre tramite un azione centrifuga (conferita ad esempio da un rotore). Il filato che si ottiene presenta fibre disposte non elicoidalmente. Caratteristica la presenza di fibre disposte trasversalmente rispetto al corpo del filo. X X Selfacting: è un filatoio intermittente, che viene usato nella filatura della lana cardata. E molto versatile, seppure di impiego limitato e permette di lavorare un ampia gamma di titoli e di miste di fibre diverse. X

42 Analizzando i cicli di filatura delle altre fibre naturali e delle fibre chimiche, si possono individuare le seguenti operazioni primarie. Lino Fibre a lungo tiglio Sottoprodotti Pettinatura Cardatura Filatura a umido Filatura a secco Filatura a umido Filatura a secco Essiccatura Essiccatura Seta Trattura: ovvero l insieme delle operazioni che consentono di accoppiare un certo numero di fibre a formare un filato (vedi punto 7). Processo di filatura delle fibre chimiche Operazione Descrizione Fili continui Fibre discontinue Estrusione Fase iniziale per il passaggio del polimero allo stato liquido/viscoso e successiva formazione delle fibre o X X bave. Stiro Fase di preorientamento delle catene molecolari delle fibre. X X Raccolta Le fibre o bave sono raccolte a formare il filo e X avvolte su rocche. Accoppiamento di un elevato numero di filamenti a X formare il tow Taglio Il tow viene tagliato (per mezzo di taglierina) ad una lunghezza assimilabile a quella delle fibre naturali X (taglio laniero o cotoniero). Tow-to-top Sistema di strappo o di taglio dei filamenti continui, per mezzo di stiri successivi, che strappano e sfeltrano le fibre a lunghezze definite (strappo) o per mezzo di dispositivi di taglio (cilindri a coltello). X Operazioni secondarie Si tratta di operazioni che possono essere effettuate tra i vari passaggi delle fasi di lavorazione tessile normale, per conferire alle fibre caratteristiche particolari. - Lisciatura Serve per migliorare l aspetto delle fibre di lana. Viene eseguita fra i passaggi di riunitura e stiratura precedenti la fase di filatura ring dei filati pettinati. La lisciatura consiste nell introduzione dei nastri in un bagno acquoso contenente sapone e sbiancanti e successivamente in un risciacquo. Quindi i nastri vengono asciugati, facendoli passare fra cilindri riscaldati a vapore e successivamente vengono sfeltrati tramite passaggio in macchina intersecting. La lisciatura conferisce alle fibre una mano morbida e setosa, anche se a volte può causarne una riduzione della resistenza.

43 - Carbonizzo Lo scopo del carbonizzo o carbonizzazione, è di eliminare le parti vegetali presenti sulla lana lavata e sui cascami. Il carbonizzo viene effettuato sulle lane che vengono impiegate nei cicli semipettinato e cardato. Si tratta di un processo chimico-fisico, che sfrutta la capacità delle fibre di lana di resistere, senza subire alterazioni, all azione degli acidi minerali, che invece degradano la cellulosa. La lana viene trattata in un bagno contenente acido solforico, quindi viene spremuta e centrifugata. Successivamente si procede all essiccazione ed alla battitura. Quest ultima fase consente di eliminare le parti vegetali ridotte a polvere. - Sgommatura E' l'operazione che consente di eliminare la sericina da un prodotto di seta greggia (filo, filato o tessuto). Comporta una perdita di circa il 20-25% della massa del materiale e viene ottenuta mediante un trattamento in acqua a 95 C, in presenza di sapone tipo marsiglia o di detersivi sintetici. - Trattamento HB Si tratta di un operazione applicata per i tops di fibre sintetiche, in particolare per i tops di fibra acrilica. Il termine HB sta per high bulk o procedimento di voluminizzazione. Viene applicato ai filati destinati alla produzione di articoli di maglieria. Il 50% del tow già strappato, viene sottoposto a fissaggio tramite vaporizzazione (top fissato). Quindi il top vaporizzato viene miscelato con il top solo strappato (top retrattile). Il nastro così formato passa in una ristrappatrice e successivamente alla fase di filatura. Il filato così ottenuto viene sottoposto nuovamente ad una azione di vaporizzo che causa una retrazione delle fibre retrattili, mentre le fibre fissate non subiscono modifiche. In questo modo si produce un arricciamento delle fibre già fissate ed un accorciamento del filo, con formazione di un effetto di voluminosità e di sofficità simili a quelli dei filati di lana. Operazioni complementari Si tratta di operazioni che vengono effettuate sui fili e filati dopo che questi sono stati completamente formati. - Roccatura E l operazione che consente di trasferire, o stracannare, il filo da un supporto di partenza ad un altro supporto, avvolgendolo a spire incrociate. Il filo viene solitamente avvolto attorno ad un tubetto, formando la rocca. La roccatura consente

44 inoltre di rilevare ed eliminare alcune difettosità presenti sul filo e consente di applicare al materiale i prodotti lubrificanti. - Stribbiatura E l operazione che permette di eliminare i difetti di irregolarità nel diametro del filo. Viene effettuata per mezzo di dispositivi denominati stribbie, che possono essere di tipo meccanico o elettronico. Attualmente l impiego di stribbie elettroniche è molto elevato. Queste oltre che a rilevare il difetto presente sul filo, intervengono nella rimozione dello stesso, ricongiungendo automaticamente i capi del filo con un nodo o con altro sistema. - Paraffinatura o lubrificazione Anche questa operazione viene eseguita durante la roccatura del filo. In particolare questa operazione viene realizzata sui fili per maglieria, al fine di migliorarne il grado di scorrevolezza. La difficoltà principale risiede nella quantità di lubrificante da apporre sul filo per ottenere il minor coefficiente di attrito. Infatti ad un incremento di lubrificazione del filo superiore a quello ottimale, si ha come risultato un peggioramento della scorrevolezza. Le variabili da considerare nella lubrificazione del filo sono: - la natura del filo, - l umidità presente sul materiale, - il tipo di lubrificante, - le condizioni ambientali. In funzione del tipo di materiale, vengono applicate paraffine solide (le più diffuse) o sostanze allo stato liquido. - Aspatura E l operazione che permette di svolgere il filato avvolto su rocche e formare una matassa. Questa operazione si rende necessaria nel caso di: - filati per aguglieria, che vengono commercializzati in matassa - filati per tintura in matassa. - Dipanatura E l operazione che permette di svolgere il filo da matassa e formare una rocca. Viene eseguita su normali macchine roccatrici, dotate di un particolare supporto per le matasse da svolgere. - Accoppiatura Detta anche binatura, ha lo scopo di riunire due o più fili, su un unica rocca. Questa operazione si esegue quale preparazione dei fili che devono successivamente essere ritorti fra loro.

45 - Ritorcitura E l operazione che permette di unire fra loro due o più fili per mezzo della torsione. Scopo della ritorcitura è di conferire al filo maggiore resistenza alla trazione, all abrasione, maggiore regolarità, minore nervosità, possibilità di ottenere effetti particolari. - Gasatura La gasatura viene effettuata principalmente sui filati di cotone allo scopo di eliminare l effetto di pelosità superficiale, dovuto alla presenza di fibre parzialmente sporgenti dal corpo del filato. Viene effettuata prima della roccatura finale, sui filati greggi. Nel caso del cotone la gasatura viene effettuata sui filati destinati alla mercerizzazione, in quanto l eliminazione della pelosità superficiale aumenta il grado di brillantezza del filato dopo tintura. La gasatura consiste in un passaggio del filato attraverso una fiamma, ad una velocità tale che si abbia la bruciatura delle fibre sporgenti e nessuna modifica delle fibre che compongono il filato. La gasatura riduce di circa il 7% il titolo del filato trattato. - Mercerizzazione E un trattamento chimico che interessa i filati ed i tessuti di cotone: la fibra di cotone, se trattata con soda caustica, subisce una modifica strutturale irreversibile. In particolare la fibra si accorcia, assume una sezione più regolare, quasi cilindrica, spariscono le tipiche convoluzioni. A livello di caratteristiche del filato, si ha un incremento della resistenza, un maggiore grado di tingibilità, una maggiore brillantezza, una maggiore elasticità. La mercerizzazione dei filati di cotone viene solitamente eseguita in matassa. - Carica della seta Le operazioni secondarie (sgommatura) della seta greggia, producono una perdita di peso significativa. Si procede quindi alla carica ovvero ad attuare un procedimento che consenta di ripristinare il peso iniziale. La carica può essere effettuata sia su filato che su tessuto attraverso i seguenti procedimenti: - carica minerale, il sistema più usato, applica cloruro di stagno-fosfato-silicato,

46 - carica sintetica, per mezzo di polimero a base di ammide metacrilica. La carica conferisce al filato di seta differenti proprietà relativamente a: - brillantezza - gualcibilità - caratteristiche ignifughe - mano. L impiego maggiore di filati di seta caricata è nel settore della produzione di cravatte. - Testurizzazione Viene effettuata sui fili continui allo scopo di conferire loro una voluminosità simile a quella dei filati naturali. Per ottenere tale risultato è necessario modificare la struttura del filo, in modo tale che possa acquisire nuove proprietà: - maggiore potere coprente, - maggiore elasticità, - maggiore morbidezza, - maggiore resistenza al pilling, - maggiore potere assorbente. La testurizzazione si ottiene per mezzo di modifiche termico-meccaniche del filo. I processi di testurizzazione si possono suddividere nel seguente modo. Testurizzazione per torsione Con fusi A frizione Testurizzazione senza torsione Su lama (Agilon) Per compressione (Ban-Lon) Per ondulazione (Knit-de-knit) A getto fluido (Taslan) Mediante fibre bicomposte

47 8. Tipologie commerciali di fili e filati Denominazione Unico Binato Ritorto semplice Ritorto composto Cordonetto Ondè Frisè Bouclè Vrillè Moulinè Jaspè Fiammato Bottonato Ciniglia Ricoperto Spiralato Corespun Interlacciato Descrizione Filato formato da fibre discontinue unite da torsione. Filo formato da fibre continue riunite con o senza torsione. Nel caso in cui il filo è costituito da una sola fibra, viene definito monofilamento. Filo composto da uno o più capi riuniti tra loro senza torsione Filo ottenuto dalla ritorcitura di due capi di uguale titolo. La torsione di ritorcitura è di senso opposto a quella dei capi singoli. Filo ottenuto dalla ritorcitura di due o più capi di fili ritorti semplici. Ogni operazione di ritorcitura deve avere senso di torsione opposto a quella dei fili che vengono uniti fra loro. Filo ottenuto dalla ritorcitura di due o più capi uniti fra loro con uguale senso di torsione dei fili unici. Costituito da un filo principale detto anima, attorno al quale viene avvolto un secondo filo avente una leggera sovralimentazione. L effetto finale è una superficie che presenta ondulazioni di ampiezza limitata e regolare. Costituito da 3 componenti: un filo d anima attorno al quale vengono ritorti un filo d effetto ed un filo di legatura. Il filo di legatura viene ritorto con senso di torsione opposto rispetto al filo d effetto. Il filo d effetto ha una leggera sovralimentazione. L aspetto finale è una superficie granulosa e crespata, caratterizzata dalla presenza di ondulazioni marcate e fitte. Costituito da almeno 3 componenti, come il filo Frisè. Il filo d effetto è caratterizzato da forte sovralimentazione, che porta alla formazione superficiale di evidenti asole. Costituito da 2 componenti come il filo Ondè. Il filo di effetto presenta un elevato grado di torsione, tanto che le asole superficiali tendono a torcersi sul proprio asse, fino a formare dei piccoli ricci. Costituito da 2 o più capi aventi diverso colore, ritorti fra loro. Costituito da 3 capi di diverso colore e a volte di diverso titolo, ritorti fra loro. Caratterizzato da ingrossamenti del diametro, presenti a intervalli regolari, aventi lunghezza e spessore variabili, molto simili alle irregolarità del filato dette fiammature. Caratterizzato dalla presenza superficiale di accumuli sferici di fibre colorate o bottoni, aventi varia colorazione. Costituito da 2 fili ritorti fra loro, che serrano un terzo filo, d effetto, sovralimentato in modo da formare delle asole che fuoriescono dal corpo del filo. Il filo d effetto ha voluminosità elevata. Una speciale operazione taglia la parte terminale delle asole, consentendo lo sfioccamento del filo. In questo modo sulla superficie si presentano tanti ciuffetti di fibre che conferiscono elevata voluminosità e superficie vellutata al filo. Costituito da un filo d anima, solitamente elastico, attorno al quale vengono avvolti, con diversi sistemi, uno o più fili di diversa natura. Costituito da 3 fili. Attorno al primo filo, o anima, che solitamente è un filo elastico, vengono ritorti con senso di torsione opposto due fili, solitamente di fibre sintetiche. Costituito da un filo di anima, solitamente elastico, attorno al quale vengono avvolti, per mezzo di getti d aria, dei filamenti di fibre sintetiche.

48 CAP. 3 I TESSUTI A MAGLIA

49 1. I telai e le macchine per maglieria: classificazione I tessuti a maglia sono suddivisi in due classi, aventi diverse caratteristiche sia per quanto riguarda l alimentazione del filo che per i processi di immagliatura applicati (Fig. 9). FIGURA 9 La differenza fra lavorazione a maglia in trama e lavorazione a maglia in catena, è data dal tipo di alimentazione impiegato per fornire il filo agli aghi. La terminologia di riferimento trama e catena, deriva dalla tessitura tradizionale a fili ortogonali, dove i fili disposti nel senso della larghezza del tessuto si definiscono trame ed i fili disposti nel senso della lunghezza del tessuto si definiscono ordito o catena. Una caratteristica distintiva fra macchine e telai per maglieria è la disposizione degli organi di formazione maglia: gli aghi (Fig. 10).

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51 Gli aghi sono posti in barre di metallo che possono avere forma rettilinea o circolare. Nel caso in cui gli aghi sono posti nelle barre con possibilità di movimento individuale in scanalature apposite, si hanno le macchine per maglieria. Nel caso in cui gli aghi sono fissati ad una barra con possibilità di movimento cumulativa, si hanno i telai. L insieme costituito dalle barre e dagli aghi è definito frontura. Le macchine ed i telai per maglieria possono presentare una o due fronture. Classe N. Fronture Definizione Intreccio base Macchina rettilinea 2 Fronture Costa Tessuti maglia rasata e costa 1 Frontura Monofrontura Tessuti maglia rasata 2 Fronture Costa Bifrontura Tessuti costa Macchina circolare 2 Fronture Interlock Interlock Tessuti interlock 2 Fronture (cilindri) Links-links Tessuti a maglia rovesciata Telaio rettilineo 1 Frontura Cotton Tessuti maglia rasata Telaio per immagliatrici 1 Frontura Mailleuse Tessuti maglia rasata 1 Frontura Catena Telaio in catena 2 Fronture Simplex 1 Frontura Raschel Raschel Tessuti maglia in catena 2 Fronture Raschel Doppiafrontura

52 2. Gli aghi La formazione della maglia viene ottenuta mediante il movimento che gli aghi danno al filo o ad i fili. I tipi di ago comunemente impiegati nella realizzazione di tessuti a maglia sono tre (Fig. 11). FIGURA 11 L ago a becco (Fig. 11a) è stato il primo tipo di ago impiegato nella realizzazione di tessuti a maglia. Per poter formare maglia necessita della presenza di un elemento meccanico esterno, denominato pressa, che consenta la chiusura dell uncino elastico. Al termine della pressione l uncino torna, per forza elastica, alla posizione originale. L ago a linguetta (Fig. 11b) è detto anche ago automatico, in quanto è lo scorrimento del filo che provoca la chiusura e apertura dell ago, senza necessità di altri organi meccanici esterni. Nella parte sottostante l uncino dell ago, si trova imperniata una piccola leva di metallo, denominata linguetta, che ha la possibilità di ruotare e di chiudersi rispetto all uncino dell ago. Il movimento di apertura e chiusura è dato dalla presenza del filo. L ago a slitta (o pistone o compound, Fig. 11c) è costituito da due parti distinte: l ago vero e proprio e la slitta o pistone. La slitta è posizionata all interno di una scanalatura presente nel corpo principale dell ago, ed ha possibilità di movimento proprio. La slitta si muove in modo tale da andare ad aprire o chiudere l uncino dell ago.

53 Le parti componenti l ago (Fig. 12) sono: FIGURA 12 - l uncino, che svolge il compito di afferrare il filo e fargli formare la maglia; - lo stelo, che rappresenta la parte compresa fra il tallone e la zona dell uncino dell ago e costituisce il corpo dell ago; - il tallone, che svolge il compito di fornire il movimento all ago nel caso di movimento singolo o di fissare l ago alla frontura nel caso di movimento collettivo; un ago a volte può presentare più talloni per effettuare la selezione. Solitamente il tipo di ago adottato determina direttamente la classificazione delle macchine e dei telai per maglieria. Attualmente, considerando gli sviluppi di nuove tecnologie, queste classificazioni non sono più così restrittive. Classe Principale tipo di ago Sviluppi Macchina rettilinea A linguetta Ago a slitta Telaio rettilineo Cotton A becco Macchina circolare A linguetta Ago a slitta Macchina circolare per calze A linguetta A doppio uncino Telaio in catena A becco Ago a slitta Telaio Raschel A linguetta Ago a slitta Nel caso dei telai in catena e Raschel l impiego dell ago a slitta è attualmente il più diffuso. Nelle macchine per calze e nelle macchine circolari a doppio cilindro vengono utilizzati aghi a doppio uncino.

54 3. Il concetto di finezza Con il termine finezza si indica il numero degli aghi presenti nella frontura, in una determinata unità di lunghezza. La finezza rappresenta una caratteristica delle macchine e dei telai per maglieria. Esiste un preciso rapporto tra la finezza di una macchina o telaio per maglieria e la gamma di titoli di filo utilizzabile. Tale corrispondenza rappresenta uno dei limiti di impiego di macchine o telai. Diversi sono i sistemi di indicazione della finezza delle macchine e dei telai per maglieria: i principali sono indicati di seguito. Classe di finezza Simbolo Descrizione Finezza Inglese E Indica il numero degli aghi presenti in un pollice inglese (2,54 cm). Viene utilizzata per le macchine rettilinee, circolari e telai in catena. Finezza Inglese Raschel ER Indica il numero degli aghi presenti in due pollici inglesi (cm 5,08). Viene utilizzata per i soli telai Raschel Finezza Gauge GG Indica il numero degli aghi presenti in 1 1/2 pollici inglesi (cm 3,81). Viene utilizzata per i telai rettilinei per maglieria in trama (o telai Cotton) e per i telai circolari inglesi.

55 4. I tessuti a maglia in trama ed a maglia in catena Il tessuto è una superficie che presenta continuità sia in senso longitudinale che trasversale. Perché possa essere realizzato è necessario che le maglie, oltre che allacciate nel senso della lunghezza, siano anche collegate nel senso della larghezza. In primo luogo è indispensabile che siano disponibili più aghi e la larghezza del tessuto ottenibile sarà determinata, in prima istanza, dal numero di aghi in lavoro. In secondo luogo questi aghi devono essere equidistanti fra di loro e la fittezza del tessuto in senso trasversale sarà condizionata, dal numero di aghi collocati appunto in un centimetro o in un'altra unità di misura equivalente. Per la lavorazione a maglia è dunque fondamentale il concetto di "finezza" precedentemente descritto. Secondo il modo in cui il filo o i fili sono alimentati agli aghi distinguiamo la lavorazione a maglia in trama (Fig. 14), da quella a maglia in catena (Fig. 13). FIGURA 13 FIGURA 14 Nei tessuti a maglia in trama pertanto le singole maglie sono collegate trasversalmente con dei tratti di filo, detti intermaglie, che assumono tendenzialmente una configurazione curvilinea, come le teste delle maglie (Fig. 14). Poiché il filo è alimentato trasversalmente agli aghi, per formare un rango di maglie basta un solo filo e quindi, in linea di principio, il tessuto a maglia in trama può essere realizzato a partire da una sola rocca di filo; se si decide di formare il tessuto con due o più confezioni di alimentazione è perché si vuole arricchire il tessuto dal punto di vista della campionatura oppure perché si vuole aumentare la capacità produttiva del sistema. Nei tessuti a maglia in catena le maglie sono invece collegate longitudinalmente (Fig. 13).

56 Poiché gli aghi sono alimentati con fili disposti nel senso della lunghezza del tessuto, si devono verificare, in linea di massima, queste condizioni: - il sistema deve essere alimentato con un numero di fili almeno uguale a quello degli aghi; questi fili devono essere preparati avvolti parallelamente su corpi cilindrici chiamati "subbi"; - ogni singolo rango risulta composto da maglie formate da fili diversi; - ogni singola maglia, tranne casi particolari molto rari, non può essere collegata con boccole nello stesso rango, ma con maglie in ranghi diversi; quindi le intermaglie sono disposte prevalentemente in senso longitudinale; - peraltro se il collegamento avviene, sì longitudinalmente, ma fra boccole formate dallo stesso ago, non si otterrebbe un tessuto, ma una serie di catenelle separate. (Fig. 15). FIGURA 15 Perciò il collegamento deve avvenire, con una adeguata frequenza, anche diagonalmente, tra maglie formate in ranghi diversi, da aghi diversi. Data questa disposizione longitudinale-diagonale, le intermaglie nei tessuti a maglia in catena assumono una configurazione sostanzialmente rettilinea e ciò determina alcune differenze tra le caratteristiche dei due tipi di tessuto. Nel tessuto a maglia in trama, essendo le intermaglie curvilinee come le teste di maglia, si ha un elevata estensibilità, quindi una buona capacità di adattarsi alle varie forme e dimensioni del corpo e la garanzia del massimo comfort. L'elasticità è potenzialmente buona, ma nella realtà dipende dalla effettiva costruzione del tessuto. Per contro è potenzialmente molto elevata l'instabilità, per la sensibilità alle azioni esterne e per i molti fattori che possono influire sullo stato di equilibrio.

57 Nel tessuto a maglia in catena la presenza delle intermaglie rettilinee introduce un elemento che riduce potenzialmente l'estensibilità e permette di tenere meglio sotto controllo la stabilità; per quanto riguarda l'elasticità, intesa come capacità di recupero dopo una deformazione, a prescindere dall'influenza della costruzione della maglia, si può ritenere che sia in linea di massima inferiore a quella della maglia in trama. Infine la presenza delle intermaglie rettilinee, che può essere percentualmente aumentata o diminuita rispetto alle teste di maglia curvilinee, offre la possibilità di padroneggiare l'estensibilità del tessuto a maglia in catena, che può così spaziare da valori molto elevati, comparabili a quelli dei tessuti a maglia in trama, a valori molto bassi, comparabili a quelli dei tessuti a fili ortogonali. Nei tessuti a maglia in trama è pure possibile ridurre il grado di estensibilità, con modifiche della densità di maglia o dell'intreccio, ma entro margini molto più ristretti.

58 5. Il ciclo di formazione della maglia Nella produzione di tessuti a maglia si hanno due diversi cicli di formazione del tessuto: - maglia in trama - maglia in catena. Nella maglia in trama si distingue il ciclo di formazione maglia per macchine monofrontura (circolari) e macchine doppia frontura (rettilinee e circolari). Nella maglieria in catena si ha il ciclo di formazione maglia per telai monofrontura e per telai doppiafrontura. Per semplicità verranno brevemente descritti i cicli di formazione maglia più diffusi. Ciclo di formazione maglia su macchine circolari monofrontura Sono le macchine per maglieria più diffuse. Hanno una sola serie di aghi e per poter realizzare il tessuto a maglia, oltre agli aghi, abbiamo la presenza di un elemento meccanico aggiuntivo: la platina, P (Fig. 16). FIGURA 16 Il ciclo di formazione maglia è costituito dalle seguenti fasi. A. Gli aghi iniziano la salita e le platine avanzano in presa sul tessuto per trattenerlo verso il basso ed impedirgli di seguire gli aghi nel loro movimento di salita. B. Gli aghi raggiungono la posizione di massima salita, la linguetta viene fatta ruotare dalla vecchia maglia che passa sullo stelo dell ago; le platine sono sempre in presa del tessuto. C. Gli aghi iniziano il movimento di discesa, le platine si allontanano per liberare la zona di abbattitura. Le vecchie maglie trovano appoggio sulle platine, si inseriscono sotto le linguette e ne iniziano la chiusura. D. Gli aghi sono completamente abbattuti, le vecchie maglie scorrono oltre l uncino e le nuove maglie formate sono trattenute nel becco dell ago. Mentre gli aghi stanno completando l abbattitura le platine avanzano per ritornare in presa sul tessuto.

59 Ciclo di formazione maglia su macchine rettilinee Il ciclo di formazione maglia sulle macchine rettilinee può essere suddiviso in sei fasi (Fig. 17). FIGURA 17 A. Posizione di inizio lavoro. Gli aghi si trovano all interno dei canaletti delle fronture. B. Gli aghi iniziano la fase di salita e la vecchia maglia, trattenuta verso il basso dal sistema di tiraggio, scorre lungo la linguetta degli aghi. C. Gli aghi raggiungono il punto di massima salita, le vecchie maglie scorrono al di là della linguetta aperta e si posizionano sullo stelo dell ago. Per evitare un accidentale chiusura delle linguette, sulle macchine rettilinee sono posizionati delle spazzole. D. Gli aghi iniziano la fase di discesa e contemporaneamente i guidafili forniscono il nuovo filo agli aghi. E. Nella fase di discesa la vecchia maglia si è infilata sotto la linguetta aperta e la fa ruotare, causandone la chiusura sull uncino dell ago. La vecchia maglia scorre lungo la linguetta fino a salire verso la parte terminale dell ago. F. Gli aghi hanno completato la fase di discesa (o abbattitura), la vecchia maglia è passata al di là della testa dell ago ed il nuovo filo è trattenuto all interno dell uncino degli aghi. In generale questo ciclo vale anche per le macchine circolari doppia frontura, seppure presentino una diversa disposizione delle fronture.

60 Ciclo di formazione maglia con telai in catena Viene descritto il ciclo di formazione maglia con aghi a linguetta, tipico dei telai Raschel (Fig. 18). FIGURA 18 A. Gli aghi iniziano la fase di salita e le platine di trattenuta si portano sopra il tessuto, per trattenerlo verso il basso. B. Gli aghi stanno per arrivare al punto di massima salita. Dopo che le linguette si sono aperte, per evitare che possano chiudersi accidentalmente, vengono a trovarsi a contatto con un filo di acciaio. C. Prima che gli aghi arrivino al punto di massima salita, i pettini effettuano la volata verso la parte posteriore del telaio. Le platine di trattenuta iniziano il movimento di arretramento.

61 D. Gli aghi raggiungono il punto di massima salita ed i pettini, che ora si trovano davanti al becco degli aghi, eseguono la gettata sopra. I pettini compiono la volata verso la parte anteriore del telaio e gli aghi, con un leggero ritardo, iniziano la discesa. Le platine di trattenuta si ritraggono completamente. Nella pratica sono solo i pettini anteriori che eseguono la gettata sopra l ago e immagliano il filo, gli altri effettuano delle tramature. E. Gli aghi proseguono la discesa. La vecchia maglia scorre lungo la linguetta degli aghi, facendola chiudere. F. Gli aghi raggiungono il punto di massima abbattitura. Il vecchio rango di maglie viene scaricato e gli aghi ne formano uno nuovo. I pettini eseguono la gettata sotto.

62 6. Gli intrecci fondamentali I tessuti a maglia si suddividono in due famiglie: - tessuti a maglia in trama, - tessuti a maglia in catena, detti anche tessuti indemagliabili. Le possibili diversificazioni sono in continuo sviluppo, in funzione delle nuove tecnologie applicate ai macchinari tessili ed ai nuovi fili o filati utilizzabili. I tessuti a maglia sono realizzati attraverso le particolari evoluzioni fatte compiere al filo alimentato agli aghi. Queste evoluzioni sono definite intreccio. Gli intrecci possono essere identificati in alcune categorie fondamentali. TESSUTI MAGLIA IN TRAMA: TESSUTI MAGLIA RASATA Intreccio base Classi di intrecci Denominazione degli intrecci più comuni Derivati per placcatura o vanisè Tessuti doppia faccia (diverso colore) Double, tipo lana-cotone Derivati per tramatura Felpa visibile Felpa invisibile Accordeon Derivati per spugna Spugna Spugna vanisè Piquet (tessuto Lacoste e similari) Operati per imboccolatura Maglia rasata Bottonati o Jersey Locknit Operati per maglie mancate Millerighe Traforati Operati per maglie trasportate Ajour Effetto pizzo Operati per colore Mini-jacquard Jacquard Operati per intarsio Intarsio Calati o diminuiti Teli sagomati o fully fashioned TESSUTI MAGLIA IN TRAMA: TESSUTI MAGLIA ROVESCIA O LINKS LINKS Intreccio base Classi di intrecci Denominazione degli intrecci più comuni Grana di riso Derivati per maglie Grano d orzo contrapposte Basket (quadrettato) Maglia Maglia d Irlanda rovesciata Derivati per imboccolatura Bottonati Operati per maglie trasportate Trecce Operati per colore Jacquard

63 TESSUTI MAGLIA IN TRAMA: TESSUTI MAGLIA COSTA Intreccio base Classi di intrecci Denominazione degli intrecci più comuni Derivati a costa composita Costa 2:2 Costa multipla Derivati per tramatura Bordi elastici (costa 1:1 o 2:2 con tramatura di filo elastomero) Derivati per imboccolatura Maglia inglese Maglia perlata Derivati per borse Bourrelet o Borse Maglia costa o Costa Milano doppio jersey o Piquet Svizzero (e simili) Derivati per maglia-tessuto costa 1:1 Rodier Crespo o Crèpe Operati per maglie trasportate Trecce Aran Operati per colore Mini-jacquard Jacquard Jacquard a rilievo Opeati per intreccio Plissettati Tubici TESSUTI MAGLIA IN TRAMA: TESSUTI MAGLIA INCROCIATA Intreccio base Classi di intrecci Denominazione degli intrecci piùcomuni Derivati per maglie mancate Millerighe Punto Roma Bourrelet o Borse Crespo o Crèpe Cross Miss Pin tuck Noppe Maglia incrociata Bottonati Derivati per imboccolatura o Interlock Evermonte Rodier Piquet Derivati per borse Ottoman Operati per colore Mini-jacquard Jacquard Operati per intreccio Goffrati Tubici

64 TESSUTI MAGLIA IN CATENA Intrecci Classe Denominazione Termine di riferimento Zig-zag Zig-zag semplice (o zig-zag) Zig-zag doppio Zig-zag triplo o quadruplo Trikot Tuch Satin p Samt Intrecci di base ad 1pettine Combinati a 2-4 pettini Operati Intrecci trasparenti Spina Spina semplice Atlas Spina doppia Hinterlegter Atlas Kooper Maglia Raddoppiata Kooper Catenella Catenella semplice Franse Zig-zag Zig-zag+doppio contrapposto Charmeuse Zig-zag+quadruplo contrapposto Velluto (o Samt) Spina Spina contrapposta Intreccio Milanese Zig-zag Effetti diagonale, quadrettato, Spina Derivati per colore piccoli disegni. Catenella Borse Zig-zag Noppe Derivati per rilievo Bottonati Zig-zag Spina Catenella Zig-zag Spina Catenella Per pressa (telai catena) Per lama di scarico (telai Raschel) Per jacquard (telai Raschel) Tulli Reti Ananas Grande Ananas Pelle inglese A corteccia Traforati Piccoli disegni Piccoli disegni Disegni Jacquard Traforati Tulli romboidali Tulli esagonali Tulli quadrati o marquisette Tulli elastici Reti

65 7. I tessuti a maglia in trama: la struttura ed i calcoli di progettazione I tessuti a maglia in trama sono costituiti da una unità elementare chiamata maglia. La maglia è una porzione definita di filo, che viene ripiegato durante la fase di immagliatura, in modo da formare un riccio (Fig. 19). Ogni maglia è collegata a quella che la precede, a quella seguente ed a quelle laterali. FIGURA 19 Nella sua struttura più semplice, il tessuto a maglia (Fig. 20) è costituito da una grande quantità di maglie disposte in: - fila (sequenza B della Fig. 20) - rango (sequenza A della Fig. 20) FIGURA 20 La fila è la sequenza di maglie verticale e ogni fila corrisponde ad un ago della macchina. Il rango è la sequenza di maglie orizzontale.

66 Nel suo complesso la struttura a maglia è caratterizzata da elasticità e da una certa instabilità strutturale. Le cause di tale instabilità si rifanno principalmente a tre fattori: - Elasticità del filo. Il riccio di maglia tende a scaricare le tensioni elastiche proprie del filo, sia in lunghezza che in larghezza. - Punti di contatto tra le maglie. Ogni maglia presenta quattro punti di contatto con le altre maglie che la circondano. Questi punti di contatto creano delle zone di attrito che impediscono al filo di perdere le tensioni accumulate e mantengono la maglia in una situazione di instabilità. Le tensioni presenti all interno della maglia vengono rilasciate nel momento in cui la maglia è sottoposta ad un azione meccanica in presenza di liquido: il lavaggio domestico. - Variabili di processo. Si tratta delle variabili che si riferiscono ai cicli precedenti e successivi alla realizzazione del tessuto a maglia, quali la filatura, la tessitura stessa, la tintura, il finissaggio, il confezionamento del capo finale. La diversa combinazione delle fasi del ciclo di lavorazione e l insieme delle variazioni delle componenti, possono causare modifiche significative nella struttura di un tessuto a maglia, con particolare riferimento alla massa areica o peso/m 2, altezza o larghezza, ranghi e file al centimetro, stabilità dimensionale al lavaggio. L attrito presente nei punti di contatto e la tensione presente nel riccio di maglia, dipendono dalla curvatura della boccola di filo e dal rapporto esistente fra l area occupata dal filo rispetto ad un area di riferimento. Per poter fornire una misura di tale rapporto si fa riferimento al fattore di copertura, indicato con FC, che si ottiene dalla seguente formula: tex FC = LFA in cui tex è il titolo del filo ed LFA la lunghezza di filo assorbito, cioè la lunghezza in cm di una singola maglia che compone l intreccio. Considerando la formula del FC, nel momento in cui noi manteniamo invariata la LFA e aumentiamo il titolo tex di un filo, avremo una maggiore quantità di materiale presente rispetto alla superficie di riferimento: aumenteremo la copertura dell area, cioè la fittezza del tessuto e aumenteremo gli attriti nei punti di contatto. All aumentare del FC corrisponde un incremento della stabilità dimensionale del tessuto, sia per la minor deformazione della struttura, sia per la maggior forza elastica delle singole maglie, che portano il tessuto verso il proprio stato di equilibrio.

67 Allo stato attuale non esistono dei valori di riferimento che consentano di valutare in modo oggettivo il valore del fattore di copertura delle diverse strutture a maglia. In alcuni casi centri di ricerca specializzati hanno realizzato degli studi al fine di definire dei parametri di riferimento, come nel caso degli Standard di Qualità Tessuti Greggi di Cotone - Tessuti a Maglia realizzati dal Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento di Busto Arsizio. Dagli studi realizzati è stato possibile definire i valori minimi del Fattore di Copertura che il tessuto deve presentare per rientrare in un giudizio di qualità Bassa, Media o Alta. In merito a questo aspetto, si riporta, a titolo esemplificativo, la tabella relativa ai valori sperimentali dei fattori di copertura di alcune delle strutture a maglia in trama più diffuse. TABELLA VALORI SPERIMENTALI FATTORE DI COPERTURA JERSEY Qualità Bassa Qualità Media Qualità Alta 14,5 15,5 JERSEY DA MERCERIZZARE Qualità Bassa Qualità Media Qualità Alta COSTINA Qualità Bassa Qualità Media Qualità Alta 15,5 16 COSTINA DA MERCERIZZARE Qualità Bassa Qualità Media Qualità Alta 15 15,5 INTERLOCK Qualità Bassa Qualità Media Qualità Alta 11,5 12,5 INTERLOCK DA MERCERIZZARE Qualità Bassa Qualità Media Qualità Alta 11 11,5 FELPA VISIBILE Qualità Bassa Qualità Media Qualità Alta 14 14,5 FELPA INVISIBILE Qualità Bassa Qualità Media Qualità Alta 13,5 14 Considerando le variabili che possono entrare in gioco nella modifica delle caratteristiche di un tessuto a maglia, la possibilità di progettarne e di mantenerne sotto controllo i parametri può apparire se non impossibile perlomeno priva di riferimenti pratici applicabili. Questa situazione nella realtà è molto meno complessa.

68 Studi relativi al comportamento dei tessuti a maglia ed alla ricerca dei parametri di riferimento nella loro progettazione, sono stati sviluppati da diversi ricercatori già da molti decenni. Esiste una bibliografia assai corposa relativa agli studi effettuati ed ai risultati ottenuti sul comportamento dei tessuti a maglia, che hanno condotto alla formulazione di alcuni punti ritenuti fondamentali per la conoscenza dei tessuti. In molti casi gli studi hanno portato alla definizione di sistemi di calcolo relativi alle proprietà dei tessuti a maglia, che ancora oggi rappresentano la base per la progettazione e l interpretazione dei fenomeni legati alle strutture a maglia. I sistemi di calcolo sviluppati possono essere applicati manualmente e consentono realmente di poter definire, con una buona approssimazione, il comportamento che un tessuto avrà allo stato finito. La difficoltà maggiore sta nei tempi di realizzazione dei calcoli e nella difficoltà di poter prevedere, con una buona affidabilità, le variabili conseguenti ai diversi cicli di tintura e finissaggio. Il modello Starfish Alcuni istituti e centri di ricerca si sono interessati al problema relativo alla opportunità di sviluppare sistemi in grado di fornire uno strumento per la elaborazione delle numerose variabili che governano l'andamento dei risultati in un tessuto a maglia. Fra le varie proposte, citiamo i risultati degli studi condotti dall'i.i.c. di Manchester, relativi al modello Starfish, un software basato sui parametri di costruzione dei tessuti a maglia e precisamente sulla LFA. Questo modello può essere impiegato per la valutazione di tessuti a maglia di cotone nelle strutture base di jersey, costa 1:1, interlock, piquet e felpe visibili. I dati di valutazione inseriti nel programma sono frutto di anni di ricerche e sperimentazioni effettuate sulle lavorazioni e finitura dei tessuti a maglia su scala industriale. L'enorme quantità di dati raccolti è stata analizzata ed ha permesso di ricavare delle equazioni di correlazione fra le varie caratteristiche di equilibrio dei tessuti; queste equazioni sono la base sulla quale opera l'intero sistema. Le possibilità di impiego del modello sono molteplici. A. Miglioramento della qualità del tessuto. La ricerca dimostra che le prestazioni e le dimensioni dei tessuti a maglia dipendono da alcuni parametri chiave che devono essere tenuti sotto controllo se si vuole arrivare ad un prodotto di qualità. I maglifici che applichino correttamente queste informazioni e conoscenze tecniche operative potranno raggiungere un elevato livello di qualità sia sul tessuto greggio che finito.

69 B. Sviluppo dei prodotti. Il modello permette una rapida previsione degli effetti conseguenti alle modificazioni sia dei parametri strutturali che dei finissaggi tintoriali. Queste valutazioni vengono realizzate senza dover necessariamente produrre tessuto. C. Controllo delle specifiche del prodotto. Impiegando il programma è possibile verificare se esistono incompatibilità tra le caratteristiche strutturali del tessuto, che potrebbero portare a difficoltà produttive o a valori qualitativi non ottimali. D. Utilizzazione delle materie prime e investimenti. Starfish permette di stabilire i requisiti del filato da impiegare con una precisione molto elevata. Questo facilita la valutazione dei costi e l'analisi di interventi volti all'ottenimento di risparmio dei materiali. Inoltre è un valido strumento nella scelta di macchine circolari per la costituzione di nuove linee produttive. Il software è stato sviluppato a partire da modelli matematici che consentono l elaborazione dei parametri di riferimento relativi alle caratteristiche della struttura del tessuto a maglia. Innanzitutto si è considerato il fenomeno più evidente nell utilizzo dei tessuti a maglia in trama: essi presentano un potenziale di restringimento al lavaggio ed un mantenimento delle caratteristiche costruttive difficilmente controllabili, conseguenti all elevata tendenza di risentire delle eventuali deformazioni indotte da forze esterne. Le deformazioni, ad esempio conseguenti alle operazioni di tintura, non vengono recuperate completamente dal tessuto durante i cicli di lavorazione, ma rimangono in parte latenti anche sul tessuto finito. Sottoponendo il tessuto ad un azione di movimento meccanica, in presenza di liquidi, quale il lavaggio domestico, il tessuto perde queste deformazioni latenti, modificando le proprie dimensioni strutturali, che nella maggior parte dei casi si manifestano sotto forma di accorciamento e restringimento. La prima necessità é quindi quella di stabilire una condizione in cui il tessuto si presenti privo di tensioni, che consenta di rilevarne le caratteristiche strutturali senza che queste siano inficiate da deformazioni permanenti, che renderebbero pressoché nulli i valori ricavati. Questa condizione di completo rilassamento viene raggiunta dal tessuto dopo le operazioni di lavaggio; infatti un tessuto a maglia tende a stabilizzarsi se sottoposto ad una serie di lavaggi, fino a raggiungere una situazione di equilibrio che definiremo come stato di riferimento. Sarà questa la base sulla quale eseguire tutte le misurazioni ed i calcoli relativi.

70 Consideriamo un campione di tessuto di forma quadrata, con lati di 100 cm di dimensione e sottoponiamolo ad una serie di lavaggi fino a quando presenti un mantenimento delle dimensioni. Ipotizziamo di avere come risultato finale una larghezza di 70 cm ed una lunghezza di 80 cm. Il campione dopo lavaggio presenta un accorciamento del 20% ed un restringimento del 30%. Se si volesse ottenere un tessuto con stabilità finale del 10% in accorciamento e del 20% in restringimento basterà calcolare le nuove dimensioni del tessuto in funzione del suo stato di riferimento: Larghezza = = cm 87,5 Lunghezza = = cm 88,9 0,8 0,9 Dato che le dimensioni di lunghezza e larghezza del tessuto corrispondono ad un definito numero di file e di ranghi di maglia, le precedenti relazioni possono essere applicate anche per la determinazione di questi due parametri e quindi di tutte le caratteristiche del tessuto. Questa determinazione può essere effettuata tramite l elaborazione dei parametri che intervengono nella realizzazione del tessuto. Macchina circolare: secondo le diverse tipologie, monofrontura per jersey e felpe, bifrontura per costa ed interlock. Le macchine sono caratterizzate da Diametro e Finezza in pollici, numero totale degli aghi, A, definito secondo la formula: A = Diametro Finezza 3,14 Occorre considerare che a parità di diametro e finezza, macchine differenti possono presentare diverso numero di aghi totali. Titolo del filato: nel caso specifico è importante utilizzare quale espressione del titolo del filato, il titolo tex, che viene più comunemente utilizzato a livello internazionale nell indicazione dei titoli nei calcoli tessili. Lunghezza di Filo Assorbito: i tessuti jersey, costa ed interlock, sono costituiti da una sola serie di fili e quindi da una sola LFA. Le felpe visibili sono invece costituite da un filo di legatura e da un filo di stoppino e quindi presentano due LFA. Le felpe invisibili oltre ai due fili della felpa visibile presentano un filo di copertura e quindi presentano tre LFA.

71 Fattore di Copertura: per la definizione del valore dei tessuti jersey, costa e interlock è valida la formula precedentemente descritta. Nel caso della felpa visibile per il calcolo del FC si considereranno i valori riferiti al titolo ed alla LFA del solo filo di legatura, che determina la costruzione del tessuto. Il filo di stoppino può essere considerato ininfluente. Diverso il caso della felpa invisibile, dove occorre considerare la presenza del filo di legatura e del filo di copertura, che possono anche presentare titoli ed LFA differenti. Per il calcolo del FC si considererà quindi la radice quadrata della somma dei titoli del filo di legatura e di copertura, divisa per la LFA minima, ricavata per confronto fra la LFA del filo di legatura e quella del filo di copertura: Tex1 + Tex2 FC = LFA minima Peso al metro quadrato o massa areica del tessuto, Q: per l applicazione delle formule occorre considerare il tipo di tessuto di riferimento. LFA R F Tex Tessuti jersey Q = LFA R F Tex Tessuti costa ed interlock: Q = LFA1 R F Tex1 LFA2 R F Tex2 Tessuti felpa visibile: Q = Dove LFA1, Tex1 e LFA2, Tex2 si riferiscono rispettivamente al filo di legatura e di stoppino. Tessuti felpa invisibile: LFA1 R F Tex1 LFA2 R F Tex2 LFA3 R F Tex3 Q = Dove LFA1, Tex1, LFA2, Tex2 e LFA3, Tex3, si riferiscono rispettivamente al filo di legatura, al filo di copertura e di stoppino.

72 Altezza del tessuto: o larghezza del tessuto. Principalmente è determinata dal diametro della macchina circolare e può essere variata in misura relativamente contenuta. Occorre ricordare che nel caso del tessuto costa il valore delle file visive F, applicato nella formula, deve essere moltiplicato per due. Numero Aghi Macchina H in cm = File cm Stabilità dimensionale: sono i valori, espressi in percentuale, riferiti alla variazione dimensionale del tessuto dopo che questo é stato sottoposto a lavaggio ed asciugatura. Ranghi e file al centimetro: sono l espressione del numero di maglie presenti nel tessuto. Il rapporto fra ranghi e file é strettamente correlato alla LFA. Nei calcoli occorrerà considerare quanto segue. - Per i tessuti jersey, felpa visibile, e felpa invisibile, verranno utilizzati per i calcoli il numero di ranghi e di file visivamente rilevati sul tessuto. - Per i tessuti costa il numero delle file rilevato visivamente, per essere utilizzato nei calcoli, dovrà essere moltiplicato per 2. - Per i tessuti interlock il numero dei ranghi rilevato visivamente, per essere utilizzato nei calcoli, dovrà essere moltiplicato per 2. Nel sistema la determinazione del numero dei ranghi (R) e delle file (F) al cm è data dalle seguenti formule: b R = a c LFA Tex b1 F = a c1 LFA Tex dove a, b, c ed a1, b1, c1, sono i coefficienti caratteristici di ogni ciclo di lavorazione di tintura, che intervengono nella variazione dei valori dei vari parametri. Per determinare il valore di questi coefficienti occorre applicare i calcoli di regressione lineare multipla.

73 I calcoli di regressione lineare, effettuati considerando quali funzioni l inverso della LFA e la radice del titolo tex, hanno permesso di verificare l effettiva possibilità di ricavare per via analitica i valori dei coefficienti a, b, c, che identificano le variazioni tipiche del ciclo di tintura. I coefficienti applicati nei calcoli non possono comunque considerare le variabili che il filato subisce in relazione, ad esempio alle differenze di torsione del filato, oppure alle differenti lavorazioni fisico-chimiche cui è sottoposto il tessuto, quali ad esempio il sanforizzo o compattazione e la garzatura. Lo strumento permette di poter effettuare elaborazioni e valutazioni attendibili e sufficientemente corrispondenti ai dati industriali. Considerazioni conclusive La progettazione e valutazione dei tessuti a maglia richiede una conoscenza sufficientemente approfondita dei sistemi di calcolo che devono essere applicati per una corretta gestione dei dati. Dall analisi di quanto precedentemente indicato si possono trarre alcune significative valutazioni. Il valore di riferimento nella progettazione e realizzazione di un tessuto a maglia è la LFA: infatti al variare della LFA si ha una variazione inversamente proporzionale del numero di file e ranghi al centimetro, con conseguente variazione della massa areica, dell altezza del tessuto e dei valori di stabilità dimensionale. Di estrema importanza è il controllo dei valori di LFA durante le fasi di tessitura: è sufficiente una variazione percentuale di LFA del +/- 2,5% fra due pezze dello stesso tessuto, perché i valori strutturali cambino in modo significativo. La massa areica o peso al m2, indica la consistenza del tessuto: infatti ad un basso peso al m2, corrisponde una struttura di maglia leggera, che si presta facilmente alle deformazioni. Se consideriamo le formule di calcolo della massa areica, si rileva che per aumentare il peso si deve diminuire la LFA. Oppure, mantenendo invariata la LFA si deve modificare il titolo del filo o fili utilizzati. L'altezza o la larghezza del tessuto, riveste una notevole importanza nelle operazioni di taglio del capo, in quanto influenza il piazzamento dei teli e quindi il consumo di tessuto per produrre il capo. La larghezza o altezza H del tessuto è correlata al numero di aghi della macchina circolare, come indicato precedentemente. Essendo

74 le file un valore variabile al variare della LFA, è vero che anche l'altezza del tessuto dipende dalla LFA: all aumentare della LFA aumenta anche la larghezza o altezza del tessuto. La LFA è il parametro su cui agire per modificare i valori di altre caratteristiche quali la massa areica e l altezza del tessuto. Occorre tenere presente comunque che ad ogni variazione della LFA, ad esempio per aumentare la massa areica di un tessuto, corrisponde una variazione dell altezza e viceversa. I produttori di tessuti a maglia devono sensibilizzarsi verso questo aspetto, in quanto le variazioni che possono crearsi in fase di tintura e finissaggio, in molti casi non possono essere completamente riportate allo stato previsto, con conseguenze anche nei valori di stabilità dimensionale del tessuto. E facile comprendere le difficoltà che si possono trovare nella realizzazione di un tessuto a maglia che rispetti l insieme delle proprietà richieste, quali massa areica, altezza, stabilità dimensionale, cucibilità, elasticità, ecc.. Il primo passo è quello di costruire i tessuti con valori di titolo e LFA che rientrino nelle tolleranze suggerite e che siano controllati in modo sicuro al fine di garantire la riproducibilità del tessuto nel tempo. Le variabili che possono influenzare la struttura di un tessuto sono comunque molte e difficilmente è possibile porle sotto completo controllo. Occorre pur sempre tenere in considerazione che a volte la possibilità di modificare queste variabili è condizionata da esigenze tecniche od economiche. I produttori di tessuto a maglia ed i tintori finitori, devono prendere atto che, la possibilità di riprodurre nel tempo un tessuto avente identiche caratteristiche è fattibile e dipende dall attuazione di controlli efficaci e costanti, oltre ad una certa esperienza. L applicazione dei sistemi di calcolo indicati in queste pagine o l utilizzo di strumenti quali programmi informatici, rappresentano, allo stato attuale, un nuovo strumento di valutazione e non la soluzione definitiva del problema.

75 CAP. 4 LA MANUTENZIONE DEI MANUFATTI A MAGLIA

76 1. Introduzione Ogni qualvolta acquistiamo un prodotto tessile, possiamo rilevare la presenza di una serie di etichette o cartellini che riportano simboli e diciture relative alle condizioni di manutenzione ed alle caratteristiche di composizione del manufatto. Queste etichette e cartellini hanno lo scopo di fornire al consumatore una serie di informazioni utili circa le modalità da considerare durante la vita del prodotto, per garantirne la durata e le prestazioni. Le informazioni sono rivolte anche ai negozianti, in quanto rappresentano un valido supporto alla vendita, fornendo la necessaria conoscenza del comportamento dei vari articoli durante l indossamento, il lavaggio e la manutenzione domestica. Il corretto uso dei simboli e delle diciture riportate spetta in prima persona ai produttori/trasformatori dell intera filiera tessile: infatti a partire dalla fibra, elemento base della realizzazione di un manufatto tessile, si avrà l identificazione della composizione del materiale e delle relative prestazioni. La comunicazione di tali informazioni si attua attraverso parole e simboli grafici, definiti secondo leggi e norme che ne regolano l impiego.

77 2. Etichettatura di composizione e di manutenzione Le indicazioni apposte ad un manufatto tessile, tramite etichettatura, si riferiscono a: - composizione, - manutenzione. La Legge italiana sulla Etichettatura di Composizione dei Manufatti Tessili n. 883 del 1973, le successive modifiche e la recente legge n. 194 del 1999, obbligano tutti i produttori a dichiarare la composizione dei manufatti tessili al momento della loro commercializzazione, tramite l apposizione di un etichetta al manufatto. La legge pone delle precise indicazioni circa la composizione dei manufatti tessili, indica le tolleranze ammesse, disciplina i metodi di valutazione e controllo (ad esempio fornisce i valori di riferimento dei tassi convenzionali di ripresa delle fibre). Lo scopo della legge è quello di fornire una più approfondita informazione a difesa del consumatore e di favorire una trasparente circolazione dei prodotti tessili fra i componenti la filiera tessile, che porti alla rimozione delle difficoltà che ancora ostacolano una sua totale applicazione. L etichettatura di composizione prevede ad esempio che sull etichetta vengano apposti per esteso le denominazioni della fibra o fibre che costituiscono il manufatto: ad esempio 100% cotone. La denominazione può essere riportata anche in diverse lingue, in funzione del paese di commercializzazione del prodotto. L indicazione della fibra attraverso sigle (es. cotone = sigla CO) o codici meccanografici è ammessa per i soli documenti accompagnatori alla merce (ad esempio i documenti di trasporto, ecc.) alla condizione che sia allegata una legenda delle corrispondenti denominazioni. Inoltre, occorre tenere presente che, a livello internazionale, le leggi in vigore nei vari paesi possono differire rispetto alla legge italiana e quindi devono essere considerate per i prodotti destinati all esportazione. A differenza dell etichettatura di composizione, quella di manutenzione non è obbligatoria per i prodotti circolanti su territorio italiano ed europeo, mentre a livello internazionale, invece, alcuni paesi prevedono l obbligo di apposizione di tale etichetta al manufatto. Nella pratica tale etichetta trova una vasta applicazione anche in campo nazionale, in quanto fornisce le indicazioni relative alla manutenzione domestica del prodotto.

78 In particolare essa prevede l impiego di diciture e di simboli grafici per la definizione delle condizioni di: - lavaggio a umido, simbolo grafico "vaschetta" - candeggio al cloro, simbolo grafico "triangolo" - stiratura, simbolo grafico "ferro da stiro" - lavaggio a secco, simbolo grafico "cerchio" - asciugatura in tumbler o tamburo, simbolo grafico "quadrato" I simboli utilizzati sono contrassegni internazionali che appartengono al Groupement International des Comites Nationaux de l Etiquetage pour l Entretien des Textiles, o Ginetex, che ha sede a Parigi e a cui si rifanno i principali paesi produttori tessili, firmatari del Trattato di Madrid. Il sistema adottato da paesi quali Giappone, Canada, USA ed altri, differisce da quello Ginetex. Anche in questo caso occorre tenere presente che i prodotti destinati all esportazione devono sottostare alle specifiche del paese di commercializzazione del prodotto.

79 3. I simboli di manutenzione I simboli di manutenzione hanno un preciso significato e la loro interpretazione non è sempre facile ed immediata, soprattutto da parte del consumatore finale. Si ritiene importante indicare quali siano i simboli di riferimento maggiormente utilizzati e la loro definizione, come indicato nelle Norme UNI EN 23758/Dic. 94:

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