Figura 1. Povertà relativa, Fonte: Istat (vari anni), la povertà in Italia

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1 I dati della statistica ufficiale confermano che il contesto locale della provincia di Napoli e dell intera regione Campania si trovano ad affrontare in questi anni una crisi economica e sociale ancora più accentuata rispetto all intero territorio nazionale. Da un lato, il PIL regionale nel 2009 è tornato sui livelli di 10 anni prima, effettuando il confronto a parità di prezzi. La performance del sistema produttivo è dovuta al crollo a partire dal 2007 dell output e della domanda di lavoro nel settore industriale a cui si è accompagnato un calo del valore aggiunto del settore terziario che aveva fatto da traino all intero sistema nel decennio precedente. Con riferimento alla provincia di Napoli, si segnala il dato del valore aggiunto per abitante che, con riferimento al 2008, è del 38,4% inferiore a quello nazionale. Solo 10 province, tutte del Mezzogiorno, hanno un valore aggiunto per abitante inferiore a quello di Napoli. Dall altro lato, anche il livello e la distribuzione del reddito penalizzano le famiglie campane in misura maggiore rispetto alla media nazionale. Nel 2008 il reddito familiare netto medio della Campania è inferiore del 15,8% rispetto al reddito medio familiare netto del totale Italia. Solo Calabria, Basilicata e Sicilia hanno un reddito medio familiare netto inferiore alla Campania. Un livello medio dei redditi più basso in Campania rispetto al dato nazionale è accompagnato ad un grado più elevato di sperequazione. Nel 2008 l indice di disuguaglianza di Gini per la Campania è pari a 0,33 mentre quello calcolato su scala nazionale è pari a 0,31. L Istat definisce relativamente povera una famiglia la cui spesa mensile per consumi è pari o inferiore alla soglia di povertà relativa calcolata sulla base della spesa media pro-capite. In base a questo criterio, negli anni più recenti (2008 e 2009) in Campania 1 famiglia su 4 è classificata come povera (Figura 1). Per alcune tipologie di famiglie (famiglie numerose, con 3 o più figli minori e famiglie la cui persona di riferimento è in cerca di occupazione) la percentuale di famiglie campane relativamente povere supera il 35%. L andamento temporale dell incidenza di povertà in Campania evidenzia una crescita dal 2007 che porta il dato regionale a superare quello relativo alle regioni del Mezzogiorno. Con riferimento all intero Paese, il fenomeno povertà relativa interessa circa 1 famiglia su 10. 1

2 Figura 1. Povertà relativa, Fonte: Istat (vari anni), la povertà in Italia Anche l indicatore di povertà assoluta segnala dal 2007 un evidente peggioramento delle condizioni delle famiglie italiane e, in particolare, di quelle del Mezzogiorno (Figura 2). I dati regionali in questo caso non sono disponibili. Una famiglia è classificata come assolutamente povera se la sua spesa mensile per consumi è pari o inferiore alla soglia di povertà assoluta corrispondente al valore monetario del paniere di beni e servizi ritenute essenziali. 2

3 Figura 2. Povertà assoluta, Fonte: Istat (vari anni), la povertà in Italia Tabella 1. Indicatori di disagio economico (per cento famiglie con le stesse caratteristiche). Anno 2009 Campania Sud e Isole Italia Arriva a fine mese con grande difficoltà 28,2 23,5 15,3 Non può permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni Non riesce a riscaldare adeguatamente la casa 9,7 10,0 6,6 21,0 20,2 10,6 Non riesce a sostenere spese impreviste 44,0 45,2 33,3 Fonte: Istat (2010), Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia. Anni

4 Gli indicatori di disagio economico calcolati dall Istat sui dati della rilevazione EU-SILC (Tabelle 1-2) confermano la grave emergenza delle famiglie residenti in Campania e in generale nel Mezzogiorno che, con percentuali superiori alle altre famiglie, trovano grandi difficoltà a far quadrare il bilancio familiare e non sono in grado di far fronte a esigenze quotidiane (come pranzare e riscaldare l abitazione in maniera adeguata) o straordinarie (spese impreviste). Tabella 2. Indicatori di disagio economico (per cento famiglie con le stesse caratteristiche). Anno 2009 Sud e Isole Italia È stata in arretrato con le bollette 13,8 9,2 È stata in arretrato con l affitto o il mutuo 12,1 10,1 È stata in arretrato con debiti diversi dal mutuo 18,7 14,0 Giudica pesante il carico della casa 56,3 48,2 Non ha avuto soldi per alimentari 6,4 5,7 Non ha avuto soldi per spese mediche 18,5 11,1 Non ha avuto soldi per vestiti necessari 25,1 16,9 Non ha avuto soldi per trasporti 13,8 8,7 Non può permettersi un settimana di ferie in un anno lontano da casa 58,4 40,4 Fonte: Istat (2010), Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia. Anni Condizioni di povertà, o quanto meno di diffuso disagio economico per la perdita del potere d acquisto dei redditi, e criticità nel mercato del lavoro con elevati tassi di disoccupazione e bassi tassi di attività attanagliano le famiglie campane. Condizioni di sofferenza legate a difficoltà sia 4

5 congiunturali sia strutturali coinvolgono anche il sistema produttivo locale e, in modo particolare, le piccole e medie imprese. Nei 35 mesi da dicembre 2007 a ottobre 2010, il ricorso al mercato del credito per finanziare le spese per consumi da parte delle famiglie evidenzia un andamento crescente dei prestiti vivi, ossia i finanziamenti erogati al netto delle sofferenze e delle operazioni pronto contro termine (Figura 3). La crescita si è accentuata a partire dalla fine del 2008 ed ha avuto una forte accelerazione a giugno Un andamento simile si osserva per la Provincia di Napoli, per la Campania, per le regioni del Sud e per il totale nazionale, con tassi di incremento più elevati per le regioni del Sud Italia. Nello stesso periodo i finanziamenti erogati alle imprese per lo svolgimento della loro attività produttiva fanno registrare un andamento maggiormente differenziato a livello territoriale (Figura 4). I prestiti alle imprese della provincia di Napoli e anche a quelle della Campania e delle regioni del Sud sono ai massimi livelli negli ultimi mesi del periodo di osservazione, mentre i finanziamenti a tutte le imprese nazionali sono scesi dai livelli massimi raggiunti a inizio

6 Figura 3. Prestiti alle famiglie. Dal 31/12/2007 al 31/10/2010 Fonte: Elaborazioni da Banca d Italia (2010) Statistiche creditizie provinciali Figura 4. Prestiti alle imprese. Dal 31/12/2007 al 31/10/2010 Fonte: Elaborazioni da Banca d Italia (2010) Statistiche creditizie provinciali 6

7 Il dato Bankitalia sulle nuove sofferenze (calcolate come flusso di ritardati pagamenti in un trimestre rapportati alle consistenze dei prestiti in essere all inizio del trimestre) segnala una criticità più accentuata per le famiglie e le imprese delle regioni del Sud rispetto al totale nazionale e, nell ambito del Mezzogiorno, i dati sia in termini di livello sia in termini di variazioni annuali penalizzano in particolar modo le famiglie e le imprese della provincia di Napoli e della regione Campania. Da giugno 2008 a giugno 2010 le nuove sofferenze hanno registrato un incremento del 76,7% per le famiglie napoletane e del 50,7% per il totale Italia (Tabella 3). Nello stesso periodo, ma relativamente alle imprese, le nuove sofferenze si sono impennate del 153% nella provincia di Napoli e del 102,5% nell intero Paese (Tabella 4). 7

8 Tabella 3. Flusso di nuove sofferenze delle famiglie (in percentuale dei prestiti) Al 30/6/2010 Al 30/06/2009 Al 30/06/2008 Napoli 2,357 1,929 1,334 Campania 2,132 1,702 1,229 Sud 1,721 1,391 1,109 Italia 1,353 1,111 0,898 Fonte: Elaborazioni da Banca d Italia (2010) Statistiche creditizie provinciali Tabella 4. Flusso di nuove sofferenze delle imprese (in percentuale dei prestiti) Al 30/6/2010 Al 30/06/2009 Al 30/06/2008 Napoli 4,612 2,239 1,823 Campania 4,356 2,333 2,029 Sud 3,921 2,518 1,955 Italia 2,588 2,059 1,278 Fonte: Elaborazioni da Banca d Italia (2010) Statistiche creditizie provinciali Due tra gli studi più recenti sul rischio usura, amplificati anche dalla stampa locale perché segnalano una situazione di emergenza al Sud e in particolare proprio in Campania, sono quelli dell Eurispes e della Associazione Artigiani e Piccole Imprese CGIA di Mestre. Tutte le analisi sull attività usuraria concordano sul fatto che la stima del mercato dell usura in termini monetari e di numero di persone coinvolte fatta soltanto sulla base del numero di denunce e di arresti effettuati ha una scarsa attendibilità perché il fenomeno rimane in gran parte sommerso, soprattutto se controllato direttamente o indirettamente da organizzazioni criminali che, controllando in maniera capillare il territorio, sono in grado di dissuadere le vittime dallo sporgere denuncia. Sfruttando anche un esperienza decennale di ascolto e di aiuto alle vittime di usura, SOS Impresa quantifica la dimensione del mercato usurario incrociando diversi criteri: numero delle denunce, operazioni delle forze dell'ordine, esame dei registri contabili sequestrati, importo medio erogato dal Fondo di Solidarietà per le vittime dell'usura, informazioni confidenziali da parte delle vittime. 8

9 Tabella 5.Stime del mercato dell usura SOS Impresa Commercianti coinvolti % sul totale attivi Giro d affari (miliardi di ) Campania ,0% 2,8 Italia ,2% 20,0 Fonte: SOS Impresa, Rapporto 2010 Le mani della criminalità sulle imprese XII edizione In Italia il numero di commercianti coinvolti in rapporti usurari è stimato in non meno di unità (circa 1 commerciante su 5), per un giro d affari di 20 miliardi di euro (Tabella 5). Un terzo dei commercianti coinvolti è concentrato in Campania, Lazio e Sicilia. In Campania, in particolare, sono i commercianti che hanno fatto ricorso al credito illegale (circa 1 su 3 commercianti attivi), il dato più elevato tra tutte le regioni. Se a questi numeri si aggiungono quelli di altri piccoli imprenditori, artigiani in primo luogo, e di dipendenti pubblici, operai e pensionati, la stima arriva ad oltre individui invischiati in attività usurarie in tutto il nostro Paese Tabella 6. Operazioni antiusura Anno 2009 Operazioni Arresti Indagati Campania Italia Fonte: SOS Impresa, Rapporto 2010 Le mani della criminalità sulle imprese XII edizione I numeri delle operazioni antiusura effettuate nel 2009 confermano il primato della Campania, dove l incidenza delle operazioni e delle persone arrestate o indagate supera il 20% del totale nazionale (Tabella 6). Lo studio dell Eurispes, diffuso a maggio 2010, ha analizzato e quantificato il fenomeno usura, tracciando una mappa dell Italia. In mancanza di informazioni dirette sull entità della domanda e dell offerta di credito illegale, la misura del fenomeno è stata fatta attraverso indicatori indiretti descrittivi del contesto socio-economico, istituzionale e culturale, a livello provinciale e riferiti all anno Gli indicatori sono ricavati dalle statistiche ufficiali di fonte Ministero dell Interno, Istat, Banca d Italia e Camere di Commercio e sono raggruppati in quattro aree: il quadro economico, il sistema bancario, il tessuto imprenditoriale e la criminalità (Figura 5). 9

10 Figura 5. Indicatori utilizzati per la misura del mercato dell usura Aree Indicatori Quadro economico PIL pro capite Tasso di disoccupazione Sistema bancario Tessuto imprenditoriale Valore medio protesti Rapporto sofferenze/impieghi Tasso di interesse medio attivo Popolazione > 18 anni / sportelli bancari Popolazione > 18 anni / clienti home-corporate banking % di comuni serviti da banche sul totale comuni % di sportelli di banche cooperative e popolari su totale sportelli Valore credito al consumo/numero famiglie % imprese individuali sul totale imprese Rapporto imprese cessate/imprese iscritte Criminalità % di reati per associazione a delinquere su totale reati % di reati di estorsione su totale reati Fonte: Eurispes (2010), L usura: quando il credito è nero L indice di Rischio Usura (IRU) risulta dalla combinazione lineare ponderata dei singoli indicatori. Il sistema di ponderazione tiene conto del grado di correlazione tra ogni indicatore e l incidenza dei reati di usura sul totale dei reati. L indice aggregato assume valori compresi tra 0 e 100, con valori crescenti al crescere della vulnerabilità del contesto al fenomeno usura. Valori elevati dell indice di Rischio Usura si osservano per tutte le province del Sud Italia, dove persistono condizioni che si ritiene possano favorire il diffondersi dell attività usuraria, come lo scenario macroeconomico sfavorevole, la diffusione della criminalità, le maggiori difficoltà economiche di imprese e famiglie e le difficili condizioni di accesso al credito. Le province di Calabria e Campania registrano i livelli di rischio più elevati (rispettivamente 97,1 e 88,4). La provincia di Napoli è classificata a rischio medio-alto, inferiore a quello delle altre province campane (Tabella 7). 10

11 Tabella 7. Indice di Rischio Usura (IRU) IRU Napoli 77,7 Media province Campania 88,4 Media province Italia 45,2 Fonte: Eurispes (2010), L usura: quando il credito è nero Lo stesso approccio multidimensionale alla stima del fenomeno usura ha guidato lo studio della CGIA di Mestre che a settembre 2010 ha diffuso una misura del rischio di usura utilizzando un set più contenuto di indicatori rispetto allo studio Eurispes. Le informazioni, su scala regionale e riferite al 2009, riguardano il tasso di disoccupazione, i fallimenti, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze e impieghi registrati negli istituti di credito. I risultati confermano le regioni del Mezzogiorno come quelle potenzialmente più a rischio di attività usurarie. A fronte di un valore medio nazionale fissato pari a 100, la Campania si conferma come la regione a maggior rischio presentando il valore più alto dell indice, pari a 174 (che indica una differenza del 74% rispetto al dato medio nazionale). Seguono la Calabria e la Puglia con valori pari rispettivamente a 144 e 143. La stessa graduatoria era stata ottenuta con i dati del

12 Bibliografia Banca d Italia, Statistiche creditizie provinciali, aggiornate ad ottobre 2010 Centro Studi Sintesi, 4 D Antonio Mariano, Gioco d azzardo e usura, la Repubblica, cronaca di Napoli, sabato 15 gennaio Eurispes, L usura: quando il credito è nero Istat (2010), Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia. Anni Istat (vari anni), La povertà in Italia SOS Impresa Le mani della criminalità sulle imprese XII edizione (2010) 12

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