CHI SONO I BAMBINI CON DISTURBO GENERALIZZATO DELLO SVILUPPO PATRIZIA REBUZZI

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1 CHI SONO I BAMBINI CON DISTURBO GENERALIZZATO DELLO SVILUPPO PATRIZIA REBUZZI

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15 Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi. Quello che è normale per altre persone non è normale per me e quello che io ritengo normale non lo è per gli altri. In un certo senso sono mal equipaggiato per sopravvivere in questo mondo, come un extraterrestre che si sia perso senza un manuale per sapere come orientarsi. Ma la mia personalità è rimasta intatta. La mia individualità non è danneggiata. Ritrovo un grande valore e significato nella vita e non desidero essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l uno dall altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni, definite le vostre posizioni. Lavorate con me per costruire ponti tra noi. (Sinclair)

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17 IL PUNTO DI VISTA DELL INSEGNANTE IL PUNTO DI VISTA DELL ALLIEVO Perché non viene quando lo chiamo? Evita le persone! Perché non mi capisce quando gli parlo? E affetto da disabilità intellettiva! Perché sa fare cose difficili e poi si perde per delle banalità? Perché si comporta così? E senza regole! Perché vuol fare sempre le stesse cose? E ossessivo! Perché devo smettere di fare quello che mi piace? Perché parla così velocemente e non usa simboli visivi? Perché ritiene che dovrei saper fare quelle cose? Perché non capisce che c è troppa confusione? Perché gli altri non condividono i miei interessi?

18 I DUBBI DELL INSEGNANTE Deve restare sempre in classe oppure è meglio che vada nella stanza del sostegno? Io sono un insegnante non uno psicologo: come posso valutare allievi così strani? A scuola devo proporre le stesse attività che svolge nel servizio riabilitativo? A quale strategia di intervento devo fare riferimento? Quando manifesta comportamenti problematici cosa devo fare e chi mi aiuta? Perché quello che ha funzionato con Marcello non ha lo stesso effetto con Gianni, Mario e? Q U A L E M E T O D O L O G I A LE DOMANDE DELL ALLIEVO Perché nessuno capisce che questo ambiente mi infastidisce? Perché i miei messaggi non vengono compresi? Cosa facciamo questa mattina? Dove si svolgono le attività? Quando finisce questo compito? Mi piacerebbe molto imparare, ma non so farlo come i miei compagni. Perché non mi aiuti? Perché non posso fare quello che desidero?

19 La sindrome autistica è un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo che compromette le abilità dell individuo in tre aree ben definite: 1) la comunicazione 2) il comportamento 3) la socializzazione

20 DEFICIT COMUNICATIVO Problemi nella produzione Problemi nella comprensione Comunicazione verbale Comunicazione non verbale Comunicazione verbale Comunicazione non verbale Difficoltà pragmatica comunicazione Caratteristiche anomale linguaggio Problemi articolazione linguaggio e voce Mancato uso della gestualità Mancata comprensione del linguaggio Interpretazio ne letterale del linguaggio Mancata comprension e della gestualità

21 COMPROMISSIONE QUALITATIVA DELLA COMUNICAZIONE ritardo o mancanza dello sviluppo del linguaggio incapacità ad iniziare e/o sostenere una conversazione uso del linguaggio ripetitivo mancanza di giochi di simulazione, di fantasia, spontanei e di imitazione

22 DEFICIT DELLE FUNZIONI ESECUTIVE Difficoltà nella pianificazione del comportamento Problemi a modificare il proprio comportamento in base alle circostanze Difficoltà nell organizzazione del comportamento Difficoltà all inibizione di risposte prepotenti

23 DEFICIT DI IMMAGINAZIONE Comportamenti rigidi e ripetitivi In che cosa consiste Come si manifesta Rigidità: resistenza al cambiamento Ripetitività: ristretto numero di interessi Comportamenti motori stereotipati Linguaggio monotematico Abitudini rigide

24 COMPROMISSIONE QUALITATIVA DEL COMPORTAMENTO modalità di comportamento, di interessi, di attività ristretti e ripetitivi presenza di rituali o abitudini rigide manierismi motori e/o stereotipie presenza di interesse per parti di oggetti.

25 DEFICIT SOCIALE Anomalie nell orientamento e nell attenzione verso gli altri Anomalie nella capacità di leggere il comportamento Comportamento visivo anomalo Mancanza di comportamenti pro-sociali Problemi nel fare attenzione agli altri Difficoltà nel capire che cosa fanno gli altri

26 COMPROMISSIONE QUALITATIVA DELL INTERAZIONE SOCIALE a) compromissione del comportamento non verbale, dello sguardo diretto, dell espressione mimica, delle posture corporee e dei gesti b) incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al livello di sviluppo c) mancanza di ricerca spontanea nella condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone d)mancanza di reciprocità sociale ed emotiva.

27 ANSIA E REGOLAZIONE EMOTIVA Anomale manifestazioni delle emozioni Difficoltà nel riconoscere le emozioni degli altri Difficoltà ad adattare il comportamento alle circostanze

28 ANOMALIE DELL ATTENZIONE Tempi brevi di attenzione Difficoltà nello spostare l attenzione da uno stimolo a un altro Preferenza verso i dettagli Carenza nell uso sociale dell attenzione

29 Il bambino con autismo nasce con deficit più o meno gravi nella predisposizione normalmente innata ad entrare in contatto con gli altri, principalmente i suoi genitori e con difficoltà sviluppa le varie capacità di intersoggettività quali: - Attenzione congiunta - Imitazione - Emozione congiunta - Intenzione congiunta - Scambi di turni (ad esempio anche nel gioco) - Interazione sociale

30 Per oltre 50 anni, è prevalsa una visione unitaria (ipotesi di un problema originario del contatto affettivo-relazionale) nell affrontare i temi relativi alle cause e ai tipi di intervento da proporre alla persona con autismo; Ma un costante processo di ricerca e di lavoro sul campo ha permesso negli ultimi tempi di chiarire che....all origine dell AUTISMO vi è un disordine di varia natura dell organizzazione del Sistema Nervoso che ha effetti a cascata sull evoluzione del soggetto e sulla costruzione del suo mondo interpersonale.

31 QUINDI.. OGGI PENSIAMO ALLA NOZIONE di AUTISMO come SPETTRO, vale a dire come continuum di condizioni che esprimono in modi anche assai diversi alcuni aspetti fondamentali comuni. Ne consegue che oggi si parla di DISTURBI DI TIPO AUTISTICO nel rispetto del singolo individuo cui deve corrispondere una prospettiva terapeutica personalizzata, e da cui può conseguire un differente decorso, prognosi, prospettiva di cura con diverse disabilità.

32 Disturbo PERVASIVO perché va a inficiare molte aree: intelligenza comunicazione memoria attenzione funzioni esecutive imitazione sessualità sensorialità

33 La scuola deve sicuramente perseguire, anche per l allievo con autismo, la finalità di promuovere processi d apprendimento significativi. Per tale scopo deve necessariamente fare riferimento ad una didattica speciale, che si fondi sulle conoscenze disponibili circa l efficacia di vari modelli di intervento, ma che non si fermi ad essi: se da un lato è necessario considerare l esistenza di una serie di approcci strutturati che hanno abbondantemente dimostrato la lor efficacia, dall altro si deve avere la consapevolezza che l educatore non può trasformarsi in uno psicoterapista, con il rischio di proporre solo modelli di lavoro emarginati. Adottare un approccio critico, flessibile e personalizzato in quanto non esiste un singolo «miglior» trattamento per tutti gli allievi con autismo. È evidente, però, come alcuni approcci abbiano dimostrato la loro efficacia attraverso ripetute sperimentazioni e applicazioni. Non avendo a disposizione una cura, quindi, dobbiamo fare riferimento ad un sistema integrato di interventi per ridurre la disabilità e facilitare proficue esperienze di vita sociale integrata. La frequenza della scuola rappresenta, a questo proposito, un memento di fondamentale importanza, carico di prospettive di sviluppo potenzialmente molto significative. È necessario però, un approccio didattico speciale», in grado di rispondere ai bisogni molto particolari del bambino con autismo.

34 Le parole chiave dell intervento educativo con un bambino con autismo sono: - OSSERVAZIONE - PIANIFICAZIONE - FLESSIBITLITÀ - PREVEDIBILITÀ

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36 PROBLEMATICHE CHE SI POSSONO INCONTRARE A SCUOLA Per la scuola il bambino con autismo può rappresentare una sfida in diversi ambiti. Gli ostacoli (e le sfide) principali riguardano: - APPRENDIMENTO - SOCIALIZZAZIONE - PROBLEMI DI COMPORTAMENTO

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39 Per affrontare in modo razionale ed efficace i problemi di comportamento, tenendo conto delle evidenze della ricerca scientifica, è necessario fare una precisa ANALISI FUNZIOONALE DEL COMPORTAMENTO PROBLEMA ed agire o sugli ANTECEDENTI (situazione precedente al comportamento) o sulle CONSEGUENZE (ciò che accade dopo).

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41 Indipendentemente da ciò che si insegna (apprendimenti scolastici, attività cognitive, abilità di autonomia personale ) è importante seguire alcune strategie:

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48 La comunicazione nell autismo: parliamo la stessa lingua?

49 PENSIERO VISIVO il linguaggio e le parole sono modalità di pensiero che mi sono estranee, tutti i miei pensieri sono come la percezione nella mia mente di diverse videocassette per disporre del concetto di gatto ho bisogno di incontrarne diversi tipi per riempire la mia biblioteca mentale di video: non possiedo cioè un concetto generalizzato del gatto io non ho una memoria basata sul linguaggio: quando sento la parola sopra isolata da un contesto, visualizzo il ricordo d infanzia di un cane che salta sopra un recinto (TempleGrandin,1996)

50 Le persone con autismo non sono deficitarie dal punto di vista della comunicazione perché esse comunicano e lo fanno sempre. Non sono prive di intento comunicativo, ma piuttosto dimostrano una limitata abilità ad usare la comunicazione verbale e non e, a volte, si servono di significati comunicativi non convenzionali. La comunicazione nell autismo non è un fallimento, non è inesistente, è semplicemente diversa, a volte eccentrica e, in alcuni casi, latente.

51 Partiamo ora da una prospettiva diversa per rispondere alle domande: Di che lingua stiamo parlando? Il linguaggio verbale è l unico linguaggio possibile? È necessario distinguere due tipi di linguaggio: verbale (che consiste in parole) non verbale (che consiste in simboli non verbali).

52 Forme di comunicazione usate dal bambino autistico: Motoria: Dirige la manipolazione fisica di una persona o di un oggetto (per esempio, prendendo la mano della persona e spingendola verso un articolo voluto; dando una tazza ad un assistente per indicare, "desidera il latte"). Gestuale: Indicare, mostrare, guarda lo spostamento fisso (per esempio, un bambino osserva o indica un oggetto voluto ed allora sposta il suo sguardo fisso ad un'altra persona, quindi chiede quell'oggetto compiendo l'atto comunicativo di richiesta). Vocalizzazione: Uso di suono, compreso il pianto, per comunicare (ad esempio, un bambino dice "ah-ah-ah", attirando l'attenzione di un'altra persona). Linguaggio dei segni: Comunicazione con un sistema convenzionale del linguaggio dei segni. Usando gli oggetti: Il bambino passa un oggetto ad un'altra persona per comunicare (per esempio, le mani del bambino porgono la tazza al suo genitore per chiedere: "bere").

53 Usando foto: Uso delle fotografie bidimensionali comunicare (per esempio, le parti del corpo del bambino, o le fotografie di vari oggetti, azioni o eventi per comunicare il suo bisogno). Illustrazione: L'uso delle illustrazioni bidimensionali che rappresentano gli oggetti, le azioni o gli eventi (per esempio, un bambino passa una illustrazione di una "altalena" al suo genitore per indicare che desidera essere dondolato). Scritta: Uso delle parole o delle frasi stampate per comunicare (per esempio, il bambino scrive "troppo alto", per indicare che il livello acustico nell'ambiente lo sta importunando).

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56 Il miglioramento del comportamento adattivo può rappresentare un obiettivo del Progetto Educativo Individualizzato?

57 Cos è il comportamento adattivo? il comportamento adattivo comprende tutte quelle attività che un soggetto deve saper svolgere nella quotidianità per raggiungere un livello di autonomia atteso per un individuo di pari età, in un certo contesto culturale.

58 - le attività educative e, più in generale, la progettazione educativa individualizzata, devono tenere conto del livello di sviluppo della persona, che quindi andrà valutato con strumenti specifici; - le attività proposte devono essere funzionali ad un miglior adattamento della persona nei contesti di vita e ad una sua maggiore autonomia;

59 - nel proporre le attivitàsaràopportuno adattare l ambiente tenendo conto delle specifiche caratteristiche ed esigenze della persona - nel caso dell autismo, è consigliabile far ricorso ad aiuti visivi che facilitano la comprensione dei compiti proposti e consentono una migliore collaborazione.

60 ADATTAMENTO DELL AMBIENTE CHIARIFICAZIONE DELLO SPAZIO STRUTTURAZIONE DEL TEMPO USO DI AIUTI VISIVI

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64 Una strutturazione del tempo potrà essere utile anche per favorire l esecuzione in autonomia di compiti di vita quotidiana che richiedono capacità di pianificazione.

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