MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. 8 GIUGNO 2001 N.231

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1 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. 8 GIUGNO 2001 N.231 Approvato dal Consiglio di Amministrazione di Selex Service Management S.p.A. nella seduta del 9 maggio 2013 Pagina 1 di 65

2 INDICE PARTE GENERALE IL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/2001 E LA NORMATIVA RILEVANTE IL REGIME DI RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA PREVISTO A CARICO DELLE PERSONE GIURIDICHE SANZIONI DELITTI TENTATI E DELITTI COMMESSI ALL ESTERO PROCEDIMENTO DI ACCERTAMENTO DELL ILLECITO E PARTE SINDACATO DI IDONEITÀ DEL GIUDICE CONDIZIONI CHE DETERMINANO L ESCLUSIONE DALLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA LINEE GUIDA DI CONFINDUSTRIA ADOZIONE DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DA PARTE DI SELEX SERVICE MANAGEMENT S.P.A OBIETTIVI E MISSION AZIENDALE MODELLO DI GOVERNANCE ASSETTO ORGANIZZATIVO MOTIVAZIONI DI SELEX SERVICE MANAGEMENT S.P.A. ALL ADOZIONE DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. N. 231/ Finalità del Modello Il processo di predisposizione del Modello STRUTTURA DEL DOCUMENTO ELEMENTI DEL MODELLO MODIFICHE ED INTEGRAZIONI DEL MODELLO ORGANISMO DI VIGILANZA COMPOSIZIONE DELL ORGANISMO DI VIGILANZA NOMINA DEI COMPONENTI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA Requisiti dei componenti dell Organismo di Vigilanza FUNZIONI E POTERI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA INFORMATIVA DELL ORGANISMO DI VIGILANZA NEI CONFRONTI DEGLI ORGANI SOCIETARI E DEL VERTICE AZIENDALE FLUSSI INFORMATIVI NEI CONFRONTI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA Segnalazioni da parte di esponenti aziendali o da parte di terzi Obblighi di informativa relativi ad atti ufficiali Modalità di trasmissione delle informazioni e valutazione delle segnalazioni Raccolta, conservazione e accesso all archivio dell O.d.V FORMAZIONE DEL PERSONALE E DIFFUSIONE DEL MODELLO NEL CONTESTO AZIENDALE E ALL ESTERNO FORMAZIONE DEL PERSONALE La comunicazione La formazione INFORMATIVA A COLLABORATORI ESTERNI E PARTNER SISTEMA DISCIPLINARE E MISURE IN CASO DI MANCATA OSSERVANZA DELLE PRESCRIZIONI DEL MODELLO Pagina 2 di 65

3 6.1 PRINCIPI GENERALI E CONDOTTE RILEVANTI SANZIONI NEI CONFRONTI DEI DIPENDENTI SANZIONI NEI CONFRONTI DEI DIRIGENTI SANZIONI NEI CONFRONTI DI AMMINISTRATORI E SINDACI MISURE NEI CONFRONTI DI COLLABORATORI, REVISORI, CONSULENTI, PARTNER, CONTROPARTI ED ALTRI SOGGETTI ESTERNI PROCEDIMENTO DISCIPLINARE La fase istruttoria Il procedimento disciplinare nei confronti degli amministratori e dei sindaci Il procedimento disciplinare nei confronti dei dirigenti Il procedimento disciplinare nei confronti dei dipendenti Il procedimento nei confronti dei Terzi Destinatari del Modello ATTIVITA DI VERIFICA SU APPLICAZIONE E ADEGUATEZZA DEL MODELLO PARTI SPECIALI ALLEGATO I: FRAMEWORK NORMATIVO DI SELEX SERVICE MANAGEMENT S.P.A Pagina 3 di 65

4 PARTE GENERALE Pagina 4 di 65

5 DEFINIZIONI AD si intende l Amministratore Delegato di Selex Service Management S.p.A.. Appaltatori convenzionalmente si intendono tutti gli appaltatori di opere o di servizi ai sensi del codice civile, nonché i subappaltatori, i somministranti, i lavoratori autonomi che abbiano stipulato un contratto d opera con la Società e di cui questa si avvale nelle Aree Sensibili. CCNL il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro. Consulenti i soggetti che agiscono in nome e/o per conto di Selex Service Management S.p.A. sulla base di un mandato o di un altro rapporto di collaborazione. Decreto il Decreto Legislativo n. 231 dell 8 giugno Delega l atto interno di attribuzione di funzioni e compiti nell ambito dell organizzazione aziendale. Destinatari tutti i soggetti cui è rivolto il Modello e, in particolare: gli organi societari ed i loro componenti, i dipendenti e i collaboratori (ivi inclusi i dipendenti distaccati presso altre società) di Selex Service Management S.p.A., gli agenti della Società, i Consulenti, gli Appaltatori, i Partner nonché i membri dell Organismo di Vigilanza, in quanto non appartenenti alle categorie summenzionate. Gruppo Finmeccanica Finmeccanica S.p.A. e tutte le società da questa controllate direttamente o indirettamente ai sensi dell art c.c.. Modello il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo previsto dal Decreto, adottato da Selex Service Management S.p.A. e rappresentato dal presente documento di sintesi. O.d.V. l Organismo di Vigilanza previsto dal Decreto. Operazioni Sensibili l insieme di attività di particolare rilevanza svolte da Selex Service Management S.p.A. nell ambito delle Aree Sensibili. Organo Dirigente il Consiglio di Amministrazione di Selex Service Management S.p.A.. Procura il negozio giuridico unilaterale con cui la Società attribuisce dei poteri di rappresentanza nei confronti dei terzi. Area Sensibile l insieme di attività ed operazioni aziendali organizzate al fine di perseguire un determinato scopo o gestire un determinato ambito aziendale di Selex Service Management S.p.A., in aree potenzialmente a rischio di commissione di uno o più reati previsti dal Decreto, così come elencate nelle Parti Speciali del Modello, indicate anche genericamente e complessivamente come area/e a rischio. Process Owner il soggetto che per posizione organizzativa ricoperta o per le attività svolte è maggiormente coinvolto nell Area Sensibile di riferimento o ne ha maggiore visibilità. Reati le fattispecie di reato considerate dal Decreto. Società Selex Service Management S.p.A.. Pagina 5 di 65

6 1. IL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/2001 E LA NORMATIVA RILEVANTE 1.1 Il regime di responsabilità amministrativa previsto a carico delle persone giuridiche Il Decreto Legislativo n.231 dell 8 giugno 2001, che introduce la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (di seguito, in breve, anche il Decreto ), ha adeguato la normativa italiana in materia di responsabilità delle persone giuridiche ad alcune convenzioni internazionali precedentemente sottoscritte dall Italia, ed in particolare: 1. la Convenzione di Bruxelles del 26 luglio 1995 sulla tutela degli interessi finanziari della Comunità Europea; 2. la Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione di funzionari pubblici sia della Comunità Europea che degli Stati membri; 3. la Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche ed internazionali. Il Decreto ha introdotto nell ordinamento italiano un regime di responsabilità amministrativa (equiparabile sostanzialmente alla responsabilità penale), a carico di società ed associazioni con o senza personalità giuridica (di seguito denominate Enti ), per alcuni reati commessi, nell interesse o a vantaggio degli stessi, da: 1. persone fisiche che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione degli Enti stessi o di una loro unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone fisiche che esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo degli Enti medesimi; 2. persone fisiche sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati. La responsabilità amministrativa della persona giuridica si aggiunge a quella (penale) della persona fisica che ha materialmente commesso il reato e sono entrambe oggetto di accertamento nel corso del medesimo procedimento innanzi al giudice penale. Peraltro, la responsabilità dell Ente permane anche nel caso in cui la persona fisica autrice del reato non sia stata identificata o non risulti punibile. Prima dell entrata in vigore del Decreto, il principio di personalità della responsabilità penale posto dall art. 27 Cost. precludeva la possibilità di giudicare ed eventualmente condannare in sede penale gli Enti in relazione a reati commessi nel loro interesse, potendo sussistere soltanto una responsabilità solidale in sede civile per il danno eventualmente cagionato dal proprio dipendente ovvero per l obbligazione civile derivante dalla condanna al pagamento della multa o dell ammenda del dipendente in caso di sua insolvibilità (artt. 196 e 197 c.p.p.). La responsabilità prevista dal Decreto comprende anche i reati commessi all estero, alle condizioni che saranno di seguito precisate, purché per gli stessi non proceda lo Stato in cui è stato commesso il reato. La responsabilità dell Ente sussiste esclusivamente nel caso di commissione delle seguenti Pagina 6 di 65

7 tipologie di reati: i) reati nei rapporti con la Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25 1 del Decreto); ii) iii) iv) reati in tema di falsità in monete, carte di pubblico credito e valori in bollo e in strumenti o segni di riconoscimento (art. 25-bis del Decreto); reati societari (art. 25-ter 2 del Decreto); delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico (art. 25-quater del Decreto); v) delitti contro la personalità individuale (art. 25-quinquies del Decreto); vi) reati ed illeciti amministrativi in materia di market abuse (art. 25-sexies del Decreto e, all interno del TUF, articolo 187-quinquies Responsabilità dell ente 3 ); vii) reati transnazionali introdotti dalla Legge n.146 del 16 marzo 2006, Legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale; viii) reati contro l incolumità fisica, con particolare riferimento all integrità sessuale femminile (art. 25-quater.1); ix) reati colposi di omicidio o lesioni gravi o gravissime commessi in violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell igiene e della salute sul lavoro (art. 25- septies del Decreto); x) reati di ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 25-octies del Decreto); xi) xii) delitti informatici e trattamento illecito di dati (art. 24-bis del Decreto); delitti di criminalità organizzata (art. 24-ter del Decreto); xiii) delitti contro l industria e il commercio (art.25-bis.1 del Decreto); xiv) delitti in materia di violazione del diritto d autore (art. 25-novies del Decreto); xv) induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria (art. 25-decies del Decreto); xvi) reati ambientali (art. 25-undecies del Decreto); xvii) impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 25-duodecies del Decreto). All esito dell analisi delle attività svolte dalla Società, si ritiene che l attività svolta da Selex Service Management S.p.A. sia esposta al rischio di commissione degli illeciti riportati sub i), ii), iii), iv), vi), vii), ix), x), xi), xii), xiii), xiv), xv), xvi) e xvii) in relazione ai quali si è pertanto proceduto ad un analisi più dettagliata nelle Parte Speciali del Modello. 1 Art. 25 del Decreto come modificato dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190 recante Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell illegalità della pubblica amministrazione. 2 Art. 25-ter del Decreto come modificato dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190 recante Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell illegalità nella pubblica amministrazione. 3 L articolo 187-quinquies del TUF disciplina la responsabilità dell ente in relazione ad alcuni illeciti amministrativi previsti nello stesso Capo del TUF, secondo criteri analoghi a quelli previsti dal Decreto. Pagina 7 di 65

8 Per quanto concerne le altre tipologie di reati, la Società ha adottato un complesso di presidi organizzativi e procedurali volto ad assicurare il corretto svolgimento delle attività aziendali, astrattamente idoneo ad eliminare o minimizzare il rischio di commissione anche di tali illeciti richiamandosi anzitutto ai principi espressi nel vigente Codice Etico, oltre che a quanto previsto dal framework normativo della Società e dalle procedure dettate con specifico riguardo alla prevenzione dei reati indicati nelle Parti Speciali del Modello. Il Decreto, nel suo testo originario (artt. 24 e 25), contemplava esclusivamente una serie di reati nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, e precisamente: indebita percezione di contributi, finanziamenti o altre erogazioni da parte di un Ente pubblico (art. 316-ter c.p.); truffa in danno dello Stato o d altro Ente pubblico (art. 640, co. 1, n.1 c.p.); truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.); frode informatica in danno dello Stato o altro Ente pubblico (art. 640-ter c.p.); corruzione per l esercizio della funzione (art. 318 c.p.); corruzione per un atto contrario ai doveri d ufficio (art. 319 c.p.); corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.); istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.); corruzione di persone incaricate di Pubblico Servizio (art. 320 c.p.); concussione (art. 317 c.p.); malversazione a danno dello Stato o di altro Ente pubblico (art. 316-bis c.p.); peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità Europee e di funzionari delle Comunità Europee e di Stati esteri (art. 322-bis c.p.). La Legge n.190 del 6 novembre 2012, recante Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell illegalità nella pubblica amministrazione aggiunge all articolo 25 del d.lgs. n.231/2001 l articolo 319-quater c.p. Induzione indebita a dare o promettere utilità e apporta talune modifiche ad altri reati presupposto di cui all art. 25 del d.lgs. n.231/2001. Successivamente, l art. 6 della Legge n. 409 del 23 novembre 2001, recante Disposizioni urgenti in vista dell introduzione dell euro, ha inserito nell ambito del Decreto l art. 25-bis, che mira a punire i reati di falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo 4. Pertanto, i reati contemplati dall art. 25-bis sono i seguenti: falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.); 4 La Legge n.99 del 23 luglio 2009 "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" ha modificato l art. 25-bis del d.lgs. n.231/01. I nuovi reati presupposto di cui all art. 25-bis in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento sono: - art. 473 Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni ; - art. 474 Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi. Pagina 8 di 65

9 alterazione di monete (art. 454 c.p.); spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.); spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.); falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.); contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.); fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.); uso di valori di bollo contraffatti o alterati (art. 464 c.p.); contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell ingegno o di prodotti industriali e contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni (art. 473 c.p.); introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.). In seguito, l art. 3 del Decreto Legislativo n.61 dell 11 aprile 2002, in vigore dal 16 aprile 2002, nell ambito della nuova riforma del diritto societario ha introdotto il nuovo art. 25-ter del Decreto, estendendo il regime di responsabilità amministrativa degli Enti anche in relazione ai c.d. reati societari, così come configurati dallo stesso Decreto n.61/2002, e precisamente: false comunicazioni sociali (art c.c.); false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori (art c.c.); falso in prospetto (art c.c.); falsità nelle relazioni e nelle comunicazioni dei responsabili della revisione legale (art. 27 del d.lgs. n.39 del 27 gennaio 2010); impedito controllo (art c.c.); indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.); illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.); illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art c.c.); operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.); formazione fittizia del capitale (art c.c.); indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art c.c.); illecita influenza sull assemblea (art c.c.); aggiotaggio (art c.c.); ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art c.c.); omessa comunicazione del conflitto di interessi (introdotto dalla Legge n.262/2005). Il Decreto richiama, come reato presupposto, l art c.c. abrogato dalla Legge n.262/2005. Pagina 9 di 65

10 Tale ipotesi criminosa è attualmente prevista all art. 173-bis del TUF e riguarda esclusivamente i soggetti individuati dai regolamenti Consob, come responsabili della redazione dei prospetti delle società quotate. Il d.lgs. n.39 del 27 gennaio 2010, nel riformare l intera materia della revisione legale, ha disposto l abrogazione dell art c.c. (Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione), fattispecie sostituita dall art. 27 del medesimo d.lgs., modificando nel contempo le disposizioni dell art c.c. (Impedito controllo). La Legge n.190 del 6 novembre 2012, recante Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell illegalità nella pubblica amministrazione aggiunge all art. 25-ter, comma 1 del d.lgs. n.231/2001 la lettera s-bis), che richiama il delitto di corruzione tra privati, nei casi di cui al terzo comma dell art c.c.. La lettera s-bis dell art. 25-ter, rinviando ai casi previsti dal terzo comma dell art c.c., prevede, in sostanza, che ai sensi del d.lgs. n.231/2001 può essere sanzionata la società cui appartiene il soggetto corruttore, in quanto solo questa società può essere avvantaggiata dalla condotta corruttiva. Al contrario, la società alla quale appartiene il soggetto corrotto, per definizione normativa, subisce un danno in seguito alla violazione dei doveri d ufficio o di fedeltà. Con la Legge n.7/2003 è stato introdotto l art. 25-quater, con il quale la responsabilità amministrativa degli Enti viene estesa anche alla commissione di alcuni delitti aventi finalità di terrorismo e di eversione dell ordine democratico. Con Legge n.228 dell 11 agosto 2003 è stato introdotto l art. 25-quinquies, con il quale la responsabilità degli Enti viene estesa alla commissione dei delitti contro la personalità individuale, in tema di riduzione o mantenimento in schiavitù e di pornografia minorile, e precisamente: riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.); prostituzione minorile (art. 600-bis c.p.); pornografia minorile (art. 600-ter c.p.); iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art quinquies c.p.); tratta di persone (art. 601 c.p.); acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.). Le Leggi n.62 del 2005 (c.d. Legge Comunitaria 2004) e n.262 del 2005 (c.d. Legge sul risparmio) hanno ulteriormente incrementato il novero dei reati la cui commissione può comportare, ove ne sussistano i presupposti oggettivi e soggettivi, la responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del Decreto. In particolare, la prima ha introdotto nel corpo del Decreto l art. 25-sexies che prevede la punibilità dell Ente nel cui interesse o vantaggio siano commessi i c.d. reati di market abuse e precisamente i reati di: abuso di informazioni privilegiate (art. 184 TUF); manipolazione del mercato (art. 185 TUF). La medesima Legge n.62 del 2005 ha previsto, inoltre, all art. 187-quinquies (TUF) una nuova Pagina 10 di 65

11 forma di responsabilità dell Ente conseguente alla commissione nel suo interesse o vantaggio (non di reati ma) degli illeciti amministrativi di: abuso di informazioni privilegiate (art. 187-bis TUF); manipolazione del mercato (art. 187-ter TUF). La Legge n.262 del 2005, oltre a modificare alcune delle norme previste dall art. 25-ter in tema di reati societari e a raddoppiare l importo delle sanzioni pecuniarie previste dal medesimo art. 25-ter, ha altresì previsto la responsabilità amministrativa degli enti in relazione al reato di: omessa comunicazione del conflitto di interessi (art bis c.c.). La Legge n.7 del 9 gennaio 2006 ha poi introdotto nell art. 25-quater la nuova fattispecie di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 583-bis c.p.) la cui commissione nell interesse o a vantaggio dell Ente può comportare la responsabilità amministrativa dello stesso. La norma evidentemente diretta a scoraggiare pratiche di mutilazione poste in essere, anche nel nostro Paese, per motivi di carattere culturale o religioso sanziona il fatto di chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi sessuali femminili, o comunque una lesione agli stessi. La Legge n.146 del 2006, nel ratificare la Convenzione ed i Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale adottati dall Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001, ha previsto la responsabilità degli enti per i reati transnazionali di: associazione a delinquere (art. 416 c.p.); associazione a delinquere di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.); associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (art. 291-quater del Testo Unico del Presidente della Repubblica del 23 gennaio 1973 n.43); associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 del Testo Unico del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n.309); illecito impiego di capitali (art. 648-ter c.p.); traffico di migranti (art. 12, comma 3, 3-bis, 3-ter e 5, del Testo Unico di cui al d.lgs. n.286 del 25 luglio 1998); intralcio alla giustizia, nella forma dell induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all Autorità Giudiziaria e del favoreggiamento personale (artt. 377-bis e 378 c.p.). La Legge in esame contemplava altresì la responsabilità degli enti con riguardo a reati concernenti il riciclaggio, purché commessi in via transnazionale: l art. 64, d.lgs. n.231 del 21 novembre 2007, nell introdurre nel Decreto l art. 25-octies, ha abrogato tale previsione. L art. 3 della medesima Legge considera reato transnazionale il reato punito con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, qualora in esso sia coinvolto un gruppo criminale organizzato, nonché: sia commesso in più di uno Stato; ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione e controllo avvenga in un altro Stato; Pagina 11 di 65

12 ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato; ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato. L art. 9 della Legge n.123/2007 sul riordino della normativa in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro ha esteso la responsabilità amministrativa degli Enti ai reati di omicidio colposo e lesioni gravi e gravissime commessi in violazione di norme di sicurezza ed antinfortunistiche, prevedendo l introduzione dell art. 25-septies nel corpo d.lgs. n.231/2001, in seguito sostituito dall art. 300 del d.lgs. n.81 del 9 aprile In particolare il suddetto art. 25-septies stabilisce un ulteriore estensione della responsabilità amministrativa degli Enti in relazione ai delitti in tema di salute e sicurezza sul lavoro: omicidio colposo commesso in violazione dell art. 55, comma 2, del decreto legislativo attuativo della delega di cui alla Legge n.123 del 3 agosto 2007, in materia di salute e sicurezza sul lavoro; omicidio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime commessi in violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Il d.lgs. n. 231 del 21 novembre 2007, pubblicato nel supplemento ordinario n. 268 della Gazzetta Ufficiale n. 290 del 14 Dicembre 2007, ha recepito la direttiva 2005/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 ottobre 2005, concernente la prevenzione dell utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (c.d. Terza direttiva Antiriciclaggio). Tale decreto legislativo estende l ambito di applicazione del d.lgs. n.231/2001 introducendovi l art. 25-octies, volto a sanzionare i delitti di: ricettazione (art. 648 del Codice Penale); riciclaggio (art. 648-bis del Codice Penale); impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter del Codice Penale). Lo stesso provvedimento abrogava contestualmente i commi 5 e 6 dell art. 10 della Legge 10 marzo 2006, n. 146 che sanzionavano, ai sensi del Decreto, i delitti di riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, solo in quanto aventi carattere transnazionale. La Legge 18 Marzo 2008, n. 48, ha introdotto nel corpus del d.lgs. n.231/2001 l art. 24-bis, estendendo così la responsabilità degli enti anche ai delitti informatici e trattamento illecito dei dati previsti dai seguenti articoli del Codice Penale: documenti informatici (art. 491-bis); accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter); detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater); diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615-quinquies); intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quater); Pagina 12 di 65

13 installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quinquies); danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-bis); danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter); danneggiamento di sistemi informatici o telematici (art. 635-quater); danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (art quinquies); frode informatica del certificatore di firma elettronica (art. 640-quinquies). La Legge n.94/2009 del 15 luglio 2009 ha introdotto (art. 2, comma 29) nel d.lgs. n.231/2001 il nuovo articolo 24-ter "Delitti di criminalità organizzata" ovvero: associazione per delinquere (art. 416 c.p.); associazione a delinquere finalizzata alla riduzione o al mantenimento in schiavitù, alla tratta di persone, all'acquisto e alienazione di schiavi ed ai reati concernenti le violazioni delle disposizioni sull'immigrazione clandestina di cui all'art. 12 d.lgs. n.286/1998 (art. 416, comma 6, c.p.); associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.); scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.); sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.); associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 d.p.r. 9 ottobre 1990, n.309); illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo (art. 407, co. 2, lett. a), numero 5), c.p.p.). La Legge n. 99/2009 del 23 luglio 2009 "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" ha introdotto (art. 15, comma 7) nel d.lgs. n.231/2001 il nuovo articolo 25-bis.1 "Delitti contro l'industria e il commercio" ovvero: turbata libertà dell'industria o del commercio (art. 513 c.p.); frode nell'esercizio del commercio (art. 515 c.p.); vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.); vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.); fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517-ter c.p.); contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.); illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513-bis c.p.); frodi contro le industrie nazionali (art. 514). Pagina 13 di 65

14 Sempre la Legge n.99/2009 del 23 luglio 2009 ha introdotto nel d.lgs. n.231/2001 l art.25- novies "Delitti in materia di violazione del diritto d'autore", ovvero: messa a disposizione del pubblico, in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, di un'opera dell'ingegno protetta, o di parte di essa (art. 171, Legge n.633/1941, comma 1 lett a) bis); reati di cui al punto precedente commessi su opere altrui non destinate alla pubblicazione qualora ne risulti offeso l onore o la reputazione (art. 171, Legge n.633/1941, comma 3); abusiva duplicazione, per trarne profitto, di programmi per elaboratore; importazione, distribuzione, vendita o detenzione a scopo commerciale o imprenditoriale o concessione in locazione di programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla SIAE; predisposizione di mezzi per rimuovere o eludere i dispositivi di protezione di programmi per elaboratori (art. 171-bis Legge n.633/1941, comma 1); riproduzione, trasferimento su altro supporto, distribuzione, comunicazione, presentazione o dimostrazione in pubblico, del contenuto di una banca dati; estrazione o reimpiego della banca dati; distribuzione, vendita o concessione in locazione di banche di dati (art. 171-bis Legge n.633/1941, comma 2); abusiva duplicazione, riproduzione, trasmissione o diffusione in pubblico con qualsiasi procedimento, in tutto o in parte, di opere dell'ingegno destinate al circuito televisivo, cinematografico, della vendita o del noleggio di dischi, nastri o supporti analoghi o ogni altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive assimilate o sequenze di immagini in movimento; opere letterarie, drammatiche, scientifiche o didattiche, musicali o drammatico musicali, multimediali, anche se inserite in opere collettive o composite o banche dati; riproduzione, duplicazione, trasmissione o diffusione abusiva, vendita o commercio, cessione a qualsiasi titolo o importazione abusiva di oltre cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d'autore e da diritti connessi; immissione in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, di un'opera dell'ingegno protetta dal diritto d'autore, o parte di essa (art. 171-ter Legge n.633/1941); mancata comunicazione alla SIAE dei dati di identificazione dei supporti non soggetti al contrassegno o falsa dichiarazione (art. 171-septies Legge n.633/1941); fraudolenta produzione, vendita, importazione, promozione, installazione, modifica, utilizzo per uso pubblico e privato di apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale (art. 171-octies Legge n.633/1941). La Legge n.116/2009, art. 4 ha aggiunto al d.lgs. n.231/2001 l art. 25-novies Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.). 5 Con il d.lgs. 121 del 2011 è stato introdotto l art. 25-undecies che estende la responsabilità 5 E' evidente il refuso quanto alla numerazione, in quanto l'art. 25-novies è già presente nel d.lgs. n.231/2001, introdotto dalla L. 99/2009. L art. 2 del d.lgs. n.121/2011 ha corretto l errore materiale introducendo l art. 25-decies, già art. 25-novies del Decreto. Pagina 14 di 65

15 amministrativa a carico delle persone giuridiche e delle società in seguito alla commissione di alcuni reati in materia ambientale e nello specifico: uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali (art. 727-bis c.p.); distruzione o deterioramento di habitat all interno di sito protetto (art. 733-bis c.p.); scarico di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose in violazione alle prescrizioni autorizzative o altre prescrizioni dell autorità competente (art. 137, comma 3 del d.lgs. n.152/2006); scarico di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose in violazione dei valori limiti di emissione (art. 137 comma 5, primo periodo, del d.lgs. n.152/2006); scarico in mare da parte di navi o aeromobili (art. 137, comma 13 del d.lgs. n.152/2006); apertura o mantenimento di scarichi di acque reflue contenenti sostanze pericolose senza autorizzazione o con autorizzazione sospesa o revocata (art. 137, comma 2 del d.lgs. n.152/2006); scarico di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose con superamento dei valori limiti per le sostanze contenute nella tabella 3/A dell allegato 5 alla parte III del d.lgs. n.152/2006 (art. 137, comma 5, secondo periodo, del d.lgs. n.152/2006); inosservanza dei divieti di scarico sul suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee (art. 137, comma 11 del d.lgs. n.152/2006); attività di gestione non autorizzata di rifiuti non pericolosi e pericolosi (art. 256, comma 1 lettera a) e b) del d.lgs. n.152/2006); deposito temporaneo di rifiuti sanitari pericolosi (art. 256, comma 6, primo periodo del d.lgs. n.152/2006); realizzazione o gestione di discarica abusiva destinata allo smaltimento di rifiuti non pericolosi e pericolosi (art. 256, comma 3 del d.lgs. n.152/2006); divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi (art. 256, comma 5 del d.lgs. n.152/2006); inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni e carenza dei requisiti e delle condizioni richieste per le iscrizioni o comunicazioni (art. 256, comma 4 del d.lgs. n.152/2006); omessa bonifica ed omessa comunicazione in caso di evento che cagioni inquinamento del suolo, sottosuolo, acque superficiali e acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni di soglia (art. 257, comma 1 del d.lgs. n.152/2006); omessa bonifica ed omessa comunicazione nel caso in cui l inquinamento è provocato da sostanze pericolose (art. 257, comma 2 del d.lgs. n.152/2006); predisposizione o utilizzo di un falso certificato di analisi dei rifiuti per aziende che non aderiscono al SISTRI (art. 258, comma 4 del d.lgs. n.152/2006); traffico illecito di rifiuti (art. 259, comma 1 del d.lgs. n.152/2006); attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260, comma 1 del d.lgs. n.152/2006); attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti ad alta radioattività (art. 260, comma 2 del d.lgs. n.152/2006); Pagina 15 di 65

16 predisposizione di certificato di analisi dei rifiuti contenente false indicazioni o inserimento nel sistema SISTRI di un certificato recante false indicazioni (art. 260-bis, comma 6 del d.lgs. n.152/2006); trasporto di rifiuti pericolosi senza la copia cartacea della scheda SISTRI Area Movimentazione e/o trasporto di rifiuti con certificato di analisi rifiuti recante false indicazioni (art. 260-bis, comma 7, secondo e terzo periodo, del d.lgs. n.152/2006); trasporto di rifiuti con copia cartacea della scheda SISTRI Area Movimentazione fraudolentemente alterata (art. 260-bis, comma 8, primo periodo, del d.lgs. n.152/2006); trasporto di rifiuti pericolosi con copia cartacea della scheda SISTRI Area Movimentazione fraudolentemente alterata (art. 260-bis, comma 8, secondo periodo, del d.lgs. n.152/2006); emissioni in atmosfera oltre i valori limite di emissione e con determinazione del superamento dei valori limite di qualità dell aria (art. 279, comma 5 del d.lgs. n.152/2006); importazione, esportazione, commercio, detenzione, trasporto di specie animali e vegetali protette (art. 1, comma 1, della Legge n.150/1992); importazione, esportazione, commercio, detenzione, trasporto di specie animali e vegetali protette commesso da soggetto recidivo o nell esercizio di attività d impresa (art. 1, comma 2, della Legge n.150/1992); importazione, esportazione, commercio, detenzione, trasporto di specie animali e vegetali protette o riprodotte in cattività (art. 2, comma 1, della Legge n.150/1992); importazione, esportazione, commercio, detenzione, trasporto di specie animali e vegetali protette o riprodotte in cattività commesso da soggetto recidivo o nell esercizio di attività d impresa (art. 2, comma 2, della Legge n.150/1992); detenzione di mammiferi e rettili di specie selvatica o riprodotti in cattività che possono costituire pericolo per la salute e l incolumità pubblica (art. 6, comma 4 della Legge n.150/1992); falsificazione o alterazione di certificati, licenze, notifiche di importazioni, dichiarazioni, comunicazioni di informazione (art. 3-bis, comma 1 della Legge n.150/1992); violazione delle norme sull impiego, produzione, consumo, importazione, esportazione, detenzione e commercio di sostanze nocive per lo stato di ozono (art. 3, comma 6 della Legge n.549/1993); sversamento colposo in mare di sostanze inquinanti o sversamento colposo in mare di sostanze inquinanti con danni permanenti o comunque di particolare gravità all ambiente (art. 9, comma 1 e 2 del d.lgs. n.202/2007). Il d.lgs. n.109/2012 (pubblicato sulla G.U. n. 172 del 25 luglio 2012) ha ampliato le fattispecie di reato che possono comportare la responsabilità amministrativa diretta della Società, inserendo nel Decreto l art. 25-duodecies Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. In particolare, il Decreto prevede che le pene per il fatto previsto dal comma 12, ovvero il fatto del datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno previsto dal presente articolo, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo, revocato o annullato, sono aumentate da un terzo alla metà: Pagina 16 di 65

17 se i lavoratori occupati sono in numero superiore a tre; se i lavoratori occupati sono minori in età non lavorativa; se i lavoratori occupati sono sottoposti alle altre condizioni lavorative di particolare sfruttamento di cui al terzo comma dell articolo 603-bis del codice penale, ovvero a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro. L art. 603-bis del codice penale, terzo comma Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, prevede che: Costituiscono aggravante specifica e comportano l aumento della pena da un terzo alla metà: il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre; il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa; l aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro. Altre fattispecie di reato potranno in futuro essere inserite dal Legislatore nel Decreto, estendendo la responsabilità dell Ente a nuove tipologie, delle quali sarà cura della Società valutare il potenziale impatto sotto il profilo della responsabilità ex d.lgs. n.231/ Sanzioni Le sanzioni previste per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono: sanzioni interdittive; sanzioni pecuniarie; confisca; pubblicazione della sentenza. In particolare, le sanzioni interdittive di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni, hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l illecito dell Ente e sono: l interdizione dall esercizio dell attività; il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione; la sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; l esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi, e/o la revoca di quelli eventualmente già concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi. Le sanzioni interdittive sono applicate nelle ipotesi tassativamente indicate dal Decreto, Pagina 17 di 65

18 quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni 6 : 1) l Ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed il reato è stato commesso: - da soggetti in posizione apicale, ovvero - da soggetti sottoposti all altrui direzione e vigilanza quando la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; 2) in caso di reiterazione degli illeciti. Il tipo e la durata delle sanzioni interdittive sono stabiliti dal giudice tenendo conto della gravità del fatto, del grado di responsabilità dell Ente e dell attività svolta dall Ente per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. In luogo dell applicazione della sanzione, il giudice può disporre la prosecuzione dell attività dell Ente da parte di un commissario giudiziale. Le sanzioni interdittive possono essere applicate all Ente in via cautelare quando sussistono gravi indizi per ritenere la sussistenza della responsabilità dell Ente nella commissione dell illecito amministrativo dipendente da reato e vi sono fondati e specifici elementi che fanno ritenere concreto il pericolo che vengano commessi illeciti della stessa natura di quello per cui si procede (art. 45). Anche in tale ipotesi, in luogo della misura cautelare interdittiva, il giudice può nominare un commissario giudiziale. L inosservanza delle sanzioni interdittive costituisce un reato autonomo previsto dal Decreto come fonte di possibile responsabilità amministrativa dell Ente (art. 23). Le sanzioni pecuniarie, applicabili a tutti gli illeciti, sono determinate attraverso un sistema basato su quote in numero non inferiore a cento e non superiore a mille e di importo variabile fra un minimo di Euro 258,22 ad un massimo di Euro 1549,37. L importo è raddoppiato nel caso di sanzioni pecuniarie applicabili per la commissione dei reati di cui all art.25-ter del Decreto. Il giudice determina il numero delle quote tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità dell Ente nonché dell attività svolta per eliminare od attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. L importo della quota è fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell Ente, allo scopo di assicurare l efficacia della sanzione (art. 11 del Decreto). Oltre alle predette sanzioni, il Decreto prevede che venga sempre disposta la confisca del prezzo o del profitto del reato, che può avere ad oggetto anche beni o altre utilità di valori equivalenti, nonché la pubblicazione della sentenza di condanna in presenza di una sanzione interdittiva. 6 Il legislatore ha ritenuto applicabili le sanzioni interdittive solo ad alcune fattispecie di reato delle seguenti categorie: reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25 del Decreto); delitti informatici e trattamento illecito dei dati (art. 24-bis del Decreto); delitti di criminalità organizzata (art. 24-ter del Decreto); falsità in monete, carte di pubblico credito, valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento (art. 25-bis del Decreto); delitti contro l industria e il commercio (art. 25-bis.1 del Decreto); delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico (art. 25-quater del Decreto); pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 25- quater.1 del Decreto); delitti contro la personalità individuale (art. 25-quinquies del Decreto); omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime, commesse in violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro (art. 25- septies del Decreto); ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 25-octies del Decreto); delitti in materia di violazione del diritto d autore (art. 25-novies del Decreto); reati ambientali (art. 25- undecies del Decreto). Pagina 18 di 65

19 1.3 Delitti tentati e delitti commessi all estero L Ente risponde anche degli illeciti dipendenti da delitti commessi o tentati all estero. Nelle ipotesi di commissione nella forma del tentativo dei delitti indicati nel Capo I del Decreto, le sanzioni pecuniarie e le sanzioni interdittive sono ridotte da un terzo alla metà, mentre è esclusa l irrogazione di sanzioni nei casi in cui l Ente impedisca volontariamente il compimento dell azione o la realizzazione dell evento. L esclusione di sanzioni si giustifica, in tal caso, in forza dell interruzione di ogni rapporto di immedesimazione tra Ente e soggetti che assumono di agire in suo nome e per suo conto. In base al disposto dell art. 4 del Decreto, allo scopo di sanzionare condotte criminose di frequente verificazione e di evitare facili elusioni dell intero impianto normativo, l Ente che abbia sede in Italia può essere chiamato a rispondere, in relazione a reati contemplati dallo stesso Decreto commessi all estero, al fine di non lasciare sfornita di sanzione una condotta criminosa di frequente verificazione, nonché al fine di evitare facili elusioni dell intero impianto normativo in oggetto. I presupposti su cui si fonda la responsabilità dell Ente per reati commessi all estero sono: a. il reato deve essere commesso all estero da un soggetto funzionalmente legato all Ente, ai sensi dell art. 5, comma 1, del Decreto; b. l Ente deve avere la propria sede principale nel territorio dello Stato italiano; c. l Ente può rispondere solo nei casi e alle condizioni previste dagli artt. 7, 8, 9, 10 c.p.. Se sussistono i casi e le condizioni di cui ai predetti articoli del codice penale, l Ente risponde purché nei suoi confronti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto. Infine, ai sensi dell art. 23 del Decreto, l Ente risponde anche nel caso in cui, essendo destinatario di sanzioni interdittive, abbia, nel proprio interesse o vantaggio, trasgredito agli obblighi o ai divieti inerenti a tali misure o sanzioni. 1.4 Procedimento di accertamento dell illecito e parte sindacato di idoneità del giudice La responsabilità per illecito amministrativo derivante da reato viene accertata nell ambito di un procedimento penale. Altra regola prevista dal Decreto, ispirata a ragioni di effettività, omogeneità ed economia processuale, è quella dell obbligatoria riunione dei procedimenti: il processo nei confronti dell Ente dovrà rimanere riunito, ove possibile, al processo penale instaurato nei confronti della persona fisica autrice del reato presupposto della responsabilità dell Ente. L accertamento della responsabilità dell Ente, attribuito al giudice penale, avviene mediante: la verifica della sussistenza del reato presupposto per la responsabilità della società; l accertamento in ordine alla sussistenza dell interesse o vantaggio dell Ente alla commissione del reato da parte del suo dipendente o apicale; il sindacato di idoneità ed efficace attuazione del Modello adottato. Pagina 19 di 65

20 Il sindacato del giudice circa l astratta idoneità del modello organizzativo a prevenire i reati di cui al Decreto è condotto secondo il criterio della c.d. prognosi postuma. Nel formulare il giudizio di idoneità il giudice si colloca, idealmente, nella realtà aziendale al momento in cui si è verificato l illecito, al fine di verificare l efficacia del Modello adottato. 1.5 Condizioni che determinano l esclusione dalla responsabilità amministrativa Gli artt. 6 e 7 del Decreto prevedono tuttavia forme specifiche di esonero dalla responsabilità amministrativa dell Ente per i reati commessi nell interesse o a vantaggio dello stesso sia da soggetti apicali sia da soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza dei soggetti apicali. In particolare, nel caso di reati commessi da soggetti in posizione apicale o che esercitino, anche di fatto, la gestione ed il controllo dell Ente, l art. 6 prevede l esonero qualora l Ente stesso dimostri che: a) l organo dirigente abbia adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, un Modello di organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi (di seguito, in breve, anche il Modello ); b) il compito di vigilare sul funzionamento, sull osservanza e sull aggiornamento del Modello sia stato affidato ad un Organismo di Vigilanza (di seguito, in breve, anche O.d.V. ), dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo; c) le persone che hanno commesso il reato abbiano agito eludendo fraudolentemente il suddetto Modello; d) non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell O.d.V.. Il Decreto prevede, inoltre, che il Modello, debba rispondere alle seguenti esigenze: individuare le attività nel cui ambito esiste la possibilità che siano commessi reati; prevedere specifici protocolli (in generale il corpo normativo prodotto dalla società) diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell Ente in relazione ai reati da prevenire; individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione di tali reati; prevedere obblighi di informazione nei confronti dell O.d.V.; introdurre un sistema disciplinare interno idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello. Per quanto concerne i dipendenti, l art. 7 prevede l esonero nel caso in cui l Ente abbia adottato ed efficacemente attuato prima della commissione del reato un Modello idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Il Modello prevede, in relazione alla natura e alla dimensione dell organizzazione nonché al tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio. L efficace attuazione del Modello richiede: Pagina 20 di 65

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