Regioni, province e grandi comuni

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1 SISTEMA STATISTICO NAZIONALE ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA Settore Popolazione Tavole di mortalità della popolazione italiana Regioni, province e grandi comuni Anno 2000 Informazioni n

2 SISTEMA STATISTICO NAZIONALE ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA Settore Popolazione Tavole di mortalità della popolazione italiana Regioni, province e grandi comuni Anno 2000

3 A cura di: Marco Marsili e Marco Battaglini Per chiarimenti sul contenuto della pubblicazione rivolgersi a: Istat Servizio Popolazione Istruzione e Cultura Tel Tavole di mortalità della popolazione italiana Regioni, province e grandi comuni Anno 2000 Informazioni n Istituto nazionale di statistica Via Cesare Balbo, 16 - Roma Coordinamento: Servizio produzione editoriale Via Tuscolana, Roma Realizzazione del volume in formato elettronico: Carlo Nappi Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali e con citazione della fonte

4 Indice PARTE PRIMA ANALISI DEI RISULTATI 1. Evoluzione della speranza di vita alla nascita.... Pag Caratteristiche per età della sopravvivenza Caratteristiche territoriali della sopravvivenza Glossario delle funzioni biometriche presenti nelle tavole statistiche PARTE SECONDA TAVOLE STATISTICHE Tavola 1 - Tavola di mortalità nazionale Tavola 2 - Tavole di mortalità per ripartizione geografica Tavola 3 - Tavole di mortalità per regione.. 34 Tavola 4 - Tavole di mortalità per provincia.. 70 Tavola 5 - Tavole di mortalità dei grandi comuni

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6 Tavole di mortalità della popolazione italiana Regioni, Province e Grandi Comuni - Anno Evoluzione della speranza di vita alla nascita La riduzione dei rischi di morte a tutte le età della vita è un processo che ha caratterizzato l Italia in tutto il secolo scorso, e che continua anche nei primi anni del nuovo millennio. Nel 2000 la speranza di vita alla nascita per un uomo è di 76,5 anni, mentre per una donna di 82,5 anni. A livello europeo l Italia ha una delle popolazioni più longeve. Aspettative di vita migliori si registrano solo in Svezia (77,4) e in Svizzera (76,9) limitatamente agli uomini, e in Francia (82,7) e in Svizzera (82,6) per quanto riguarda le donne. Analizzando l evoluzione dei livelli di sopravvivenza dai primi anni Settanta risultano evidenti i continui incrementi che hanno fatto sì che nel 2000 un neonato di sesso maschile possa contare su una speranza di vita superiore di circa sette anni rispetto ad un suo coetaneo del 1975, mentre per un neonato di sesso femminile il vantaggio è di 6,8 anni (Figura 1.1). Figura 1.1 Speranza di vita alla nascita 1975, 2000 e variazione per ripartizione geografica e sesso M aschi ,9 6,2 6,3 7,1 70 Anni N ord C en tro M ezzog iorn o Italia Femmine Anni ,9 5,6 6,9 6, Nord Centro Mezzogiorno Italia Analizzando il fenomeno a livello territoriale risulta che la ripartizione geografica che ha usufruito di un maggior guadagno in termini di sopravvivenza è quella del Nord con aspettative di vita che rispetto al 1975 aumentano di circa otto anni per gli uomini e di circa sette per le donne. Nel Centro e nel Mezzogiorno gli uomini hanno registrato incrementi di oltre un anno più bassi, rispettivamente 6,2 anni e 6,3 anni. Le donne, residenti nel Mezzogiorno, invece, presentano lo stesso incremento registrato nel Nord, circa sette anni, mentre le donne residenti nel Centro hanno avuto una variazione della speranza di vita alla nascita tra il 1975 ed il 2000 inferiore ai sei anni. Le differenze in termini di sopravvivenza tra le varie aree geografiche hanno subito una progressiva riduzione grazie ai maggiori guadagni conseguiti da quelle regioni che nei primi anni Settanta riscontravano valori della speranza di vita alla nascita più bassi. Per gli uomini nel 1975 la differenza che intercorreva tra la regione più longeva, la Calabria (71,6), e quella meno longeva, il Friuli-Venezia Giulia (67,5), era superiore ai quattro anni. Nel 2000 la stessa differenza, questa volta tra Umbria (77,8) e Campania (75), si è invece ridotta a meno di tre anni. 7

7 Discorso analogo per le donne. Nel 1975 le residenti nelle regioni con una maggior speranza di vita alla nascita, Umbria e Marche (77,5), potevano contare su un vantaggio maggiore di quattro anni rispetto alle residenti nella regione meno favorita, la Campania (73,2). Nel 2000 il campo di variazione si riduce a meno di tre anni, infatti una neonata residente nelle Marche può contare su una speranza di vita alla nascita di 83,6 anni contro una di 80,8 anni di una sua coetanea della Campania. La sopravvivenza è sempre più vantaggiosa per le donne in quanto sottoposte ad un eliminazione per morte inferiore a quella degli uomini in tutte le età della vita. La ricerca delle cause esplicative di questo fenomeno è da ricondurre nell ambito dell individuazione delle cause di morte che maggiormente contribuiscono al divario di sopravvivenza tra i sessi. Ad esempio, è nei confronti della mortalità per malattie cronico-degenerative (tumori e malattie cardiovascolari) e per cause accidentali che le donne risultano maggiormente protette rispetto agli uomini. Si tratta quasi sempre di cause di morte da ricondurre al ruolo particolarmente importante svolto dai comportamenti individuali e delle abitudini di vita ma, anche dalla diversa esposizione ai rischi connessi all attività lavorativa. Esistono profonde differenze tra donne e uomini per quanto riguarda l adesione a stili di vita salutari, come ad esempio il tabagismo e l abuso di alcool, ma ne esistono anche perché, ancora oggi, gli uomini sono portati ad occuparsi in mestieri relativamente più usuranti. Figura 1.2 Differenza tra la speranza di vita alla nascita maschile e femminile in Italia Anni ,0 6,8 Differenze in anni 6,6 6,4 6,2 6,0 5, Anni di calendario Il divario di genere ha tuttavia subito negli ultimi 25 anni un percorso non lineare (Figura 1.2). Negli anni Settanta esso è andato aumentando fino a sfiorare i sette anni di differenza nel Gli anni Ottanta invece sono caratterizzati da una differenza tra la speranza di vita alla nascita dei maschi e delle femmine in leggera diminuzione. Negli anni Novanta, dopo una breve parentesi di ricrescita dei differenziali di genere, culminata nel 1992 con un picco di 6,8 anni, ha inizio un sostanziale recupero da parte degli uomini che si protrae fino al 2000, anno nel quale il divario, sebbene ancora elevato, si riduce a soli sei anni. 2. Caratteristiche per età della sopravvivenza Osservando l andamento della mortalità negli ultimi 25 anni si rileva che i guadagni in termini di sopravvivenza sono risultati regolari nel tempo, interessando ogni età. Infatti, confrontando l andamento della mortalità del 1975 con quello del 2000, la probabilità di morire nel primo anno di vita si è abbattuta di ben cinque volte, scendendo dal 26,2 per mille al 5,2 per mille per un bambino, e dal 20,8 per mille al 4,5 per mille per una bambina (Figura 2.1). Proseguendo con l età, a 40 anni un uomo aveva una probabilità di morire del 2,4 per mille contro una pari a 1,5 per mille di oggi, una donna una probabilità di morire pari a 1,3 per mille contro una pari a 0,8 per mille. Ancora più importante, ai fini dell allungamento della durata media della vita, è stata la riduzione 8

8 che ha interessato principalmente le età anziane: ad esempio, a 65 anni la mortalità si è all incirca dimezzata, passando dal 28,7 per mille al 16,1 per mille per un uomo, e dal 13,6 per mille al 7,4 per mille per una donna. Figura 2.1 Curva delle probabilità di morte ( q ) in Italia Anni 1975 e 2000 x 1000 Maschi 1000 Femmine Probabilità di morte per , Probabilità di morte per , , Età 0, Età Questi semplici confronti aiutano, tuttavia, a comprendere le dimensioni di un fenomeno che, anno dopo anno, ha fatto sì che aumentasse il numero di individui cui è permesso di raggiungere le età più avanzate dell esistenza (Figura 2.2). È possibile valutare, nella misura dell 84 per cento e del 92 per cento, rispettivamente per uomini e donne, la quota di individui che oggi sono in grado di raggiungere i 65 anni di vita (nel 1975, 72 per cento e 84 per cento). Analogamente, ben il 30 per cento degli uomini e oltre il 50 per cento delle donne raggiunge oggi la significativa soglia degli 85 anni di vita (nel 1975, 14 per cento e 29 per cento). Alla luce di questi importanti cambiamenti che hanno caratterizzato l evoluzione della mortalità nel Paese è molto interessante - anche ai fini delle future prospettive - valutare in quali classi di età la riduzione dei rischi di morte abbia contribuito maggiormente all incremento della speranza di vita alla nascita (Prospetto 2.1) Figura 2.2 Curve di sopravvivenza ( l x ) in Italia Anni 1975 e Maschi 1 Femmine 0,9 0,9 Proporzione di sopravviventi 0,8 0,7 0,6 0,5 0,4 0,3 0, Proporzione di sopravviventi 0,8 0,7 0,6 0,5 0,4 0,3 0, ,1 0, Età Età 9

9 Da questo punto di vista, la riduzione consistente della mortalità infantile negli ultimi 25 anni ha contribuito alla dinamica della sopravvivenza nella misura di 1,5 anni in più per gli uomini e di 1,2 anni in più per le donne. Più modesto, e inferiore all anno, il contributo proveniente dalla riduzione della mortalità alle età comprese tra 1 e 44 anni di vita, in conseguenza dei già bassissimi livelli di mortalità precedentemente conseguiti. Al contrario, assai significativo è stato il contributo delle classi di età anziane. Dei 7,1 anni di aumento della speranza di vita alla nascita conseguiti negli ultimi venticinque dagli uomini, ben 2,7 anni, pari al 38 per cento del guadagno complessivo, sono stati dovuti alla riduzione della mortalità dopo i 65 anni di vita. Tra le donne, nella stessa fascia di età, è stato conseguito un contributo ancora maggiore, 3,8 anni di guadagno su complessivi 6,8 anni, pari al 56 per cento del totale. È stato nelle età adulte, tra i 45 e i 64 anni, che gli uomini (+2,1) hanno guadagnato più delle donne (+1,2). Questo fattore non va visto tuttavia sotto una luce negativa per le donne, semmai testimonia che per gli uomini ci sia stata nel periodo in esame la possibilità di conseguire ulteriori vantaggi, che per le seconde erano stati già parzialmente conseguiti prima del Appare, infatti, ormai abbastanza evidente che futuri incrementi della durata media della vita potranno conseguirsi soltanto a prezzo di un ulteriore riduzione della mortalità alle età anziane, tanto per gli uomini, dove esiste ancora ampio margine, che per le donne. A interessanti conclusioni si giunge introducendo anche la variabile territoriale nello studio della dinamica della speranza di vita alla nascita. Ad esempio, nonostante i profili per età dei guadagni appaiano piuttosto simili tra le tre ripartizioni geografiche, talune significative differenze possono essere colte distinguendo ciò che si è verificato nel Centro-nord da quanto è avvenuto nel Mezzogiorno. Nel Nord gli uomini hanno guadagnato 3,1 anni (39 per cento) dalla riduzione della mortalità dopo i 65 anni di vita, nel Centro un po meno, 2,6 anni, misura tuttavia percentualmente superiore (42 per cento). Per quanto riguarda le donne nella stessa fascia di età, i guadagni sono stati ancora più consistenti: quasi 4 anni per il Nord (57 per cento) e 3,4 anni per il Centro (59 per cento). Buono, ma inferiore a quello medio nazionale, il guadagno conseguito grazie alla riduzione della mortalità infantile sia nel Nord che nel Centro. Se si vanno a valutare gli analoghi profili per il Mezzogiorno si scopre che si vive più a lungo grazie ad una riduzione della mortalità infantile più elevata della media nazionale e che, soprattutto, i guadagni, pur positivi, conseguiti nelle età anziane - rispettivamente 2,2 anni e 3,4 anni per uomini e donne - incidono percentualmente meno sul guadagno complessivo (36 e 51 per cento). In sintesi, nel Centro-nord i guadagni assoluti e percentuali sono stati maggiori a quelli del Mezzogiorno per quanto riguarda le età anziane, minori per la mortalità nel primo anno di vita. Anche il Mezzogiorno, pertanto, sembra avere avviato un percorso positivo che, tuttavia, è partito in modo posticipato rispetto a quello avviato dal Centro-nord. Diventa quindi interessante domandarsi se quello che si è verificato in questi anni possa ripetersi nei prossimi, sull onda di comportamenti imitativi da parte dei soggetti più svantaggiati - gli uomini - dal punto di vista del genere, e le zone del Mezzogiorno sotto il profilo del contesto territoriale. Prospetto 2.1 Contributi in anni alla dinamica della speranza di vita alla nascita per classi di età - Confronto Italia sesso e ripartizione geografica CLASSI DI ETÀ Contributo assoluto Maschi Femmine Maschi Femmine Contributo percentuale Contributo assoluto Contributo percentuale Contributo assoluto Contributo percentuale Contributo assoluto Contributo percentuale ITALIA NORD 0 1,5 21 1,2 18 1,3 17 1, ,4 6 0,3 4 0,4 5 0, ,4 5 0,3 5 0,5 6 0, ,1 30 1,2 17 2,6 33 1, ,4 34 3,0 44 2,8 35 3, ,3 4 0,8 12 0,3 4 0,9 13 Totale 7, , , ,9 100 CENTRO MEZZOGIORNO 0 1,2 20 0,9 17 1,8 28 1, ,3 5 0,2 4 0,5 8 0, ,3 4 0,2 4 0,3 4 0, ,8 29 0,9 16 1,5 24 1, ,3 37 2,6 46 1,9 32 2, ,3 5 0,8 13 0,3 4 0,7 10 Totale 6, , , ,

10 3. Caratteristiche territoriali della sopravvivenza Il dato nazionale racchiude in sé la sintesi di una realtà piuttosto eterogenea a livello territoriale. Come anticipato nei precedenti paragrafi emergono sostanziali differenze territoriali già a livello di grandi ripartizioni geografiche. Per quanto riguarda gli uomini sono ben otto le regioni dove nel 2000 è stata superata la soglia dei 77 anni di vita media (Prospetto 3.1). Di queste, le prime tre si trovano nel Centro (Umbria, Marche e Toscana), le successive quattro nel Mezzogiorno (Abruzzo-Molise, Basilicata, Calabria e Puglia), mentre soltanto una, l Emilia-Romagna, è una regione settentrionale. Il Nord, in particolare, è caratterizzato da due realtà abbastanza differenti che contraddistinguono il Nord-est dal Nord-ovest: le regioni occidentali del triangolo Piemonte (76,3), Liguria (76,4), Lombardia (76,2) presentano valori di sopravvivenza più bassi di quelli delle regioni orientali del Veneto (76,7) e del Trentino-Alto Adige (76,9) oltre che della già citata Emilia-Romagna. Da questo quadro emerso negli ultimi anni non fa eccezione il Friuli-Venezia Giulia dove, a fronte di una speranza di vita alla nascita di 76,3 anni, si è registrato nell ultimo triennio il più forte incremento pari a 1,3 anni in più. Per le donne la situazione è parzialmente differente. Nelle prime sette regioni ad aver oltrepassato nel 2000 la soglia degli 83 anni di vita media ve ne figurano tre del Centro (Marche, Umbria e Toscana), tre del Nord-est (Trentino-Alto Adige, Veneto ed Emilia-Romagna) e soltanto una del Mezzogiorno (Sardegna). Le altre regioni meridionali, ad eccezione dell Abruzzo-Molise (82,8), presentano livelli generali di sopravvivenza inferiori alla media nazionale (82,5), con situazioni meno favorevoli soprattutto in Campania (80,8) e Sicilia (81,3). Prospetto 3.1 Speranza di vita alla nascita per sesso e ripartizione geografica Anni REGIONI Maschi Femmine Piemonte-Valle d'aosta 75,3 75,6 76,3 81,8 81,8 82,3 Lombardia 75,0 75,6 76,2 81,8 82,4 82,8 Trentino-Alto Adige 75,7 76,2 76,9 82,7 83,2 83,4 Bolzano-Bozen 75,9 76,4 76,8 82,7 82,8 83,2 Trento 75,5 76,1 76,9 82,8 83,6 83,7 Veneto 75,6 76,0 76,7 82,7 82,9 83,3 Friuli-Venezia Giulia 75,0 75,4 76,3 81,9 82,3 82,6 Liguria 75,6 75,9 76,4 81,9 82,2 82,6 Emilia-Romagna 76,0 76,6 77,0 82,3 82,7 83,2 Toscana 76,5 76,9 77,3 82,4 82,6 83,0 Umbria 76,5 76,9 77,8 82,1 82,8 83,1 Marche 76,6 77,3 77,7 82,6 83,2 83,6 Lazio 75,4 75,7 76,6 81,6 82,0 82,4 Abruzzo-Molise 76,6 76,7 77,2 82,2 82,6 82,8 Campania 74,3 74,7 75,0 80,3 80,8 80,8 Puglia 76,0 76,6 77,0 81,5 82,0 82,2 Basilicata 76,0 76,9 77,2 81,7 81,7 82,2 Calabria 76,1 76,6 77,1 81,5 81,9 82,1 Sicilia 75,6 75,8 76,2 80,5 80,9 81,3 Sardegna 75,2 75,8 76,3 81,8 82,2 83,0 ITALIA 75,5 76,0 76,5 81,8 82,1 82,5 Nord 75,4 75,9 76,5 82,1 82,5 82,9 Nord-ovest 75,2 75,6 76,3 81,9 82,2 82,7 Nord-est 75,7 76,2 76,8 82,5 82,8 83,2 Centro 76,0 76,4 77,1 82,1 82,5 82,8 Mezzogiorno 75,4 75,9 76,3 81,0 81,4 81,7 Sud 75,4 75,9 76,3 81,1 81,6 81,7 Isole 75,4 75,7 76,2 80,8 81,2 81,7 11

11 A livello sub-regionale, aumentando così il dettaglio territoriale, aumenta il grado di eterogeneità per la compresenza di livelli di mortalità molto differenziati da provincia a provincia. Si presentano diversi casi in cui province appartenenti alla stessa regione hanno livelli di mortalità differenti: ad esempio nel Friuli-Venezia Giulia le donne possono contare su livelli di vita media differenti a seconda che risiedano nella provincia di Trieste (81,1) o di Pordenone (83,7). Discorso analogo per gli uomini residenti in Lombardia dove la speranza di vita alla nascita a Lodi (74,1), la più bassa nel Paese, è inferiore di oltre due anni e mezzo rispetto a quella di Varese (76,8). Aldilà di queste situazioni limite, dipendenti dal diverso contesto epidemiologico e ambientale nel quale risiedono gli individui, la rappresentazione cartografica della speranza di vita alla nascita nelle province consente una generale quanto immediata visione delle aree più o meno favorevoli per la sopravvivenza. Anche in questo caso, dal momento che non sempre esiste un legame univoco tra condizioni di sopravvivenza, genere e territorio è opportuno distinguere l analisi per gli uomini da quella relativa alle donne. Tra gli uomini sono sei le province che nel 2000 hanno raggiunto un livello di vita media superiore ai 78 anni. In testa alle province che hanno superato questo ragguardevole traguardo ci sono Macerata e Rimini (78,2), seguite da Firenze e Prato (78,1), quindi da Perugia, Ascoli Piceno e Siena (78). A seguire vi sono perlopiù province ancora del Centro, come Ancona (77,8), Arezzo e Pisa (77,6), o del Nord-est soprattutto dell Emilia-Romagna tra le quali è possibile menzionare Forlì-Cesena (77,6), Ravenna (77,4), Modena (77,3) Reggio nell Emilia e Padova (77,2). Anche in alcune aree del Mezzogiorno gli uomini possono contare su una longevità ottimale: tra queste in particolar modo le piccole realtà delle province di Chieti (77,7), Vibo Valentia (77,6), e Matera (77,4) ma anche due realtà dall importante dimensione demografica come le province di Bari e Cosenza (77,3). Guardando, viceversa, alla coda della distribuzione provinciale secondo il livello di sopravvivenza degli uomini, si riscontrano solo quattro province nelle quali non si raggiungono i 75 anni di vita media, e precisamente Aosta e Lodi (74,1), Napoli (74,2) e, un pò staccata, Caserta (74,6). Oltre a queste due ultime province, nel Mezzogiorno la durata media della vita è meno favorevole nelle province siciliane di Caltanissetta (75,3), Palermo (75,7) e Siracusa (75,8). Tuttavia, a parte questi ultimi casi, anche su base provinciale è ben visibile il gradiente tra Nord e Mezzogiorno, mediamente meno favorevole al primo. Con diversi decimi di punto sotto la media nazionale si ritrovano molte province del Nord-ovest, in particolar modo piemontesi Vercelli (75,1), Biella (75,2), Verbano-Cusio-Ossola (75,6) e lombarde Sondrio (75,1), Pavia (75,2), Bergamo e Cremona (75,5). Assolutamente marginale, infine, la presenza di province del Nord-est con mortalità relativamente più alta rispetto alla media, a parte Belluno (75,1), Gorizia (75,5) e Rovigo (75,7), e praticamente assenti le province del Centro nella coda della graduatoria, a parte Latina (75,8). Se per gli uomini le differenze territoriali possono essere sinteticamente ordinate attraverso l individuazione di un doppio asse che contrappone Centro/Nord-est da un lato e Mezzogiorno/Nord-ovest dall altro, la geografia della mortalità femminile si presenta leggermente diversa, con un asse Nord-est/Centro contrapposto a quello Nord-ovest/Mezzogiorno. Si conferma, infatti, che come per gli uomini le ripartizioni del Centro e del Nord-est, salvo qualche eccezione, appaiono decisamente più favorevoli per la sopravvivenza rispetto a quelle del Nordovest e del Mezzogiorno. Tra queste ultime due, tuttavia, diversamente da quanto si verifica per gli uomini, le donne che mediamente possono avvalersi di una maggiore longevità sono quelle residenti nell area nordoccidentale. Nel 2000 l area del Paese nella quale si è riscontrata la massima durata media della vita per le donne, avvicinando la soglia degli 84 anni, è stata la provincia di Ancona (83,9), seguita da quelle di Forlì-Cesena e Reggio nell Emilia (83,8). A seguire sono molte le province del Nord-est con livelli di speranza di vita alla nascita abbondantemente superiori agli 83 anni: Pordenone, Trento e Modena (83,7); Rimini, Parma e Verona (83,6), Treviso e Vicenza (83,5). Per le province del Centro, oltre alla già citata Ancona, vanno menzionate prevalentemente province toscane e marchigiane, tra cui Siena (83,7), Macerata (83,6), Ascoli Piceno e Firenze (83,5). La provincia del Mezzogiorno più favorevole alle donne è Oristano (83,6), seguita da Teramo (83,3), mentre per il Nord-ovest è Varese (83,4). Andando a esaminare cosa accade nella coda della distribuzione, sono quattro le aree del Paese dove le donne non raggiungono gli 81 anni di vita media, tutte situate nel Mezzogiorno: Napoli (80,1), Caltanissetta (80,4), Caserta (80,6) e Palermo (80,8). Tra gli 81 e gli 82 anni di vita media si hanno in prevalenza ancora province del Mezzogiorno, perlopiù siciliane - Catania, Enna, Siracusa, Ragusa e Agrigento mentre tra le province meno favorevoli ci sono anche Crotone, Matera, Salerno, Foggia e Taranto. Come si è già detto, le province nord-occidentali vantano tra le donne un profilo di sopravvivenza migliore di quelle meridionali. 12

12 Situazioni, tuttavia, meno favorevoli non mancano anche nel Nord-ovest; in particolare quella di Lodi in Lombardia (81,2), quelle di Alessandria (81,6), Biella (81,8) e Cuneo (82) in Piemonte. Per quanto riguarda la ripartizione del Nord-est, omogeneamente posizionata su livelli di sopravvivenza femminile molto elevati, costituiscono delle eccezioni la provincia di Ferrara (81,9) e, soprattutto, quella di Trieste (81,1). Lo stesso dicasi per il Centro, dove le province meno favorevoli per le donne sono quelle di Rieti e Roma (82,2), a pochi decimi di punto dalla media nazionale. In conclusione, dal quadro descritto emergono situazioni abbastanza differenti dal punto di vista del contesto territoriale. D altra parte se ad oggi tali differenze ancora permangono, non va tuttavia dimenticato, come già si è ricordato nell introduzione, che il nostro Paese può vantare al pari di pochissimi altri paesi una situazione di eccellenza a livello europeo. Anche nelle situazioni locali apparentemente di minor vantaggio per la durata della vita, le condizioni di sopravvivenza sono prossime, e a volte persino migliori, di quelle che si riscontrano mediamente in importanti paesi occidentali come il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Finlandia, l Irlanda, il Portogallo o la Grecia. Per quanto riguarda l Italia, negli ultimi trenta anni si è assistito ad una progressiva riduzione dei differenziali di sopravvivenza che ha accompagnato un processo di crescita generalizzato in termini di anni di vita guadagnati, ma che è stato più accentuato per le province un tempo meno avvantaggiate. È il caso, ad esempio, più volte citato, delle province nord-orientali. Ragionare in termini di diversità quindi, aldilà del mero esercizio classificatorio, è di ausilio alla comprensione degli aspetti che interessano i legami esistenti tra la sopravvivenza degli individui e alcuni fattori di rischio derivanti da particolari condizioni ambientali presenti sul territorio. 4. Glossario delle funzioni biometriche presenti nelle tavole statistiche 1 Probabilità di morte (q x ) Esprime il rischio che una persona di età x muoia prima del compimento del compleanno x+1. Se si tratta di un probabilità quinquennale ( 5 q x ) esprime il rischio che una persona di età x muoia prima del compimento del compleanno x+5. Sopravviventi (l x ) Sono coloro che, provenienti dalla generazione iniziale fittizia di nati, sopravvivono ai vari compleanni. I sopravviventi sono legati alle probabilità di morte dalla seguente relazione: l x+ 1 = l x ( 1 q ) x Decessi (d x ) Sono coloro che muoiono tra il compleanno x e il compleanno x+1; pertanto d x = l x q x il valore riepilogativo quinquennale 5 d x= d x + d x d x+ 4 1 Si veda anche: La Tavola di mortalità, in Livi Bacci M., 1999; Introduzione alla demografia, Loescher editore, Torino, cap. 6, pagg Per informazioni generali che riguardano la metodologia alla base del calcolo delle tavole di mortalità presenti in questo volume si rimanda a Istat, Tavole di mortalità della popolazione italiana per provincia e regione di residenza Anno 1998, Informazioni n.19, 2002, Roma. 13

13 esprime il numero di decessi tra le età precise x e x+5. Anni vissuti (L x ) Numero di individui in età x (in anni compiuti); esprime anche il numero di individui della ipotetica popolazione "stazionaria" associata alla tavola di mortalità; per tutte le età superiori o uguali a un anno la sua espressione è data da 1 L x = ( l x + l x+ 1 ) 2 in corrispondenza dell'età zero si utilizza invece l'espressione ( 1 h) l0 1 L 0 = + hl nella quale il coefficiente h rappresenta l'aliquota dei decessi nei primi sei mesi di vita rispetto al totale dei decessi nel primo anno il valore riepilogativo 5 L x Lx + Lx Lx+ 4 =... rappresenta l'ammontare della classe di età x, x+4 della popolazione stazionaria. Speranza di vita (e x ) Rappresenta il numero medio di anni che restano da vivere ai sopravviventi all'età x; la sua espressione è data da Lx + Lx Lω 1 e x = l x dove il simbolo ω sta a rappresentare l'ultima età considerata, e cioè 125 anni. Probabilità prospettiva di sopravvivenza (P x ) È la probabilità che un individuo di età x (in anni compiuti alla data del 1 gennaio dell anno), appartenente alla popolazione stazionaria associata, sopravviva un anno; pertanto P x L = L x+ 1 x la probabilità prospettiva di sopravvivenza quinquennale è invece data da 5 P x = 5 L 5 x+ 5 L x ed esprime la probabilità che un individuo appartenente alla classe di età x, x+4 sopravviva cinque anni. 14

14 TA Da 77,21 a 78,19 da 76,79 a 77,20 da 76,36 a 76,78 da 76,00 a 76,35 da 74,11 a 75,84 Figura n. 1 - Speranza di vita alla nascita per provincia - Maschi

15 TA Da 83,33 a 83,86 da 82,85 a 83,29 da 82,38 a 82,80 da 82,10 a 82,36 da 80,13 a 81,98 Figura n. 2 - Speranza di vita alla nascita per provincia - Femmine

16 TAVOLE STATISTICHE

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