il nastro azzurro PERIODICO NAZIONALE DELL ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO FRA COMBATTENTI DECORATI AL VALORE MILITARE

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1 il nastro azzurro PERIODICO NAZIONALE DELL ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO FRA COMBATTENTI DECORATI AL VALORE MILITARE ANNO XLVII - N. 3 - MAG./GIU Bimestrale - Poste Ital. S.p.A. Sped. in abb. postale D.L. n. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) Art. 1 comma 2, DCB Roma

2 DONIAMO IL 5 PER MILLE AL NOSTRO ISTITUTO Anche la Legge Finanziaria 2008 consente di destinare il 5 per mille dell IRPEF a sostegno delle attività dell Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare, come Associazione riconosciuta che opera nei settori di cui all art.10, comma 1, lettera a, del D.Lgs. n.460/97. Pertanto, sia con il Mod. UNICO che con il 730 è possibile compiere tale scelta e vi invitiamo ad utilizzare questo strumento per sostenere gli impegni che il nostro Istituto si è assunto per diffondere, in particolare nelle giovani generazioni, il rispetto e l amore per la Patria e la conoscenza dei doveri verso questa; assistere gli iscritti e salvaguardare gli interessi morali e materiali della categoria; mantenere vivi i contatti con le Forze Armate e con le Associazioni Combattentistiche e d Arma. La scelta si può esprimere apponendo, nell apposito spazio, la propria firma ed inserendo il Codice Fiscale dell Istituto e non comporta alcun onere a carico del contribuente. * * * GIORNATA DEL DECORATO 2008 Roma 24 maggio 2008 La manifestazione nazionale avrà luogo all Altare della Patria sabato 24 maggio p.v. alle ore 08.30, si svolgerà insieme tra Soci dell Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare e Soci del Gruppo delle Medaglie d Oro al Valor Militare d Italia. È gradita la partecipazione di tutti i Soci dell Istituto del Nastro Azzurro. Comunicazioni Pag. 2 I Simpatizzanti artefici del dopo di noi 3 Cambio di consegne del Capo di Stato Maggiore della Difesa 3 Lettere al Direttore 4 Dal patibolo di Ciro Menotti all Accademia di Modena 6 Medaglie d Oro eccellenti: Francesco Baracca 8 Circa diecimila presenze al Raduno degli Alpini a Isola del Gran Sasso 10 La Società di Mutuo Soccorso Alpini in congedo 10 Franco Marini a Isola del Gran Sasso 12 Le Forze di Completamento: un bacino di risorse 13 Detto fra noi 14 Il Generale Pollio 15 Regalo all asso dell Aviazione: un aereo nel giardino di casa 16 Nome di combattimento: Vespa 2 17 Estendiamo a tutta l Italia l iniziativa della Federazione provinciale di Pesaro-Urbino 18 Enfidaville 13 maggio 1943: la resa Italiana in Africa 20 La nave da battaglia Dante Alighieri prima dreadnought italiana costruita a Castellammare di Stabia 22 Il Sacrario dei Caduti d Oltremare 24 Cronache delle Federazioni 26 Recensioni 30 Azzurri nell Azzurro dei cieli 31 Abbonamenti e potenziamento giornale 31 Oggettistica del Nastro Azzurro 32 In copertina: * * * ASSEGNI DI MEDAGLIA Con decorrenza 1 gennaio 2008, gli assegni erogati per le Medaglie al Valor Militare sono stati aumentati in misura pari al 3,01%. Gli importi per l anno 2008 sono i seguenti: - Medaglia d Oro Euro 4.169,63 - Medaglia d Argento Euro 741,24 - Medaglia di Bronzo Euro 231,62 - Croce di Guerra Euro 138,97 Il mito di Francesco Baracca rivive nel suo 4 Stormo IL NASTRO AZZURRO Ha iniziato le pubblicazioni a Roma il 26 marzo 1924 (La pubblicazione fu sospesa per le vicende connesse al secondo conflitto mondiale e riprese nel 1951) Direz. e Amm.: Roma p.zza Galeno, 1 - tel fax Sito internet: Direttore Editoriale: Giorgio Zanardi - Presidente Nazionale dell Istituto - Direttore Responsabile: Antonio Daniele - Comitato di Redazione: Giorgio Zanardi, Antonio Daniele, Carlo Maria Magnani, Giuseppe Picca, Bruno Stegagnini, Antonio Teja, Antonino Zuco - Segretaria di Redazione: Barbara Coiante - Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Roma con decreto n del Progetto Grafico e stampa: Arti Grafiche San Marcello s.r.l. - v.le Regina Margherita, Roma - Finito di stampare: aprile 2008 Per abbonarsi i versamenti possono essere effettuati su C/C Postale n intestato a Istituto del Nastro Azzurro, oppure su C/C Bancario CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA - Filiale di Roma - P.zza Madonna Loreto, 24 - c/c n CIN IT A - ABI CAB IBAN: IT69A C.F Abbonamento ordinario: 20 Euro; sostenitore: 25 Euro; benemerito: 30 Euro e oltre. Associato alla Unione Stampa Periodica Italiana

3 IL NASTRO AZZURRO 3 Su circa diecimila decorati al Valor Militare ancora viventi all inizio del 2008, poco più duemila sono iscritti al nostro Isituto. Di contro, i simpatizzanti associati al nostro Sodalizio alla stessa data assommano a Tuttavia, mentre i decorati al V.M. tendono a diminuire giorno dopo giorno a causa dell anagrafe, i simpatizzanti continuano ad aumentare, grazie all azione delle nostre Federazioni, al ritmo di 50 nuovi iscritti mensilmente in media. Balza quindi agli occhi l importanza che ha questa categoria di Soci per il nostro Istituto. Non solo per il loro numero quanto per come essi sapranno operare in seno al nostro Sodalizio. Non basta cioè che essi sentano la fierezza di farne parte e di condividerne gli ideali, ma devono anche saperne essere gli artefici e sentirsi costantemente impegnati a diffondere nella collettività nazionale il ricordo e soprattutto lo spirito i quei valori che hanno consentito di conquistare l indipendenza e la libertà di cui oggi godiamo, che purtroppo non tutti i popoli posseggono costituendo un pericolo per quella Pace, e che è invece assolutamente indispensabile a fermare il dilagare del terrorismo. Fin dal primo momento della loro entrata nelle nostre file noi dobbiamo farli sentire impegnati in posizioni di assoluta parità con ogni decorato delle I SOCI SIMPATIZZANTI ARTEFICI DEL DOPO DI NOI NON BASTA CIOÈ CHE ESSI SENTANO LA FIEREZZA DI FARNE PARTE E DI CONDIVIDERNE GLI IDEALI, MA DEVONO ANCHE SAPERNE ESSERE GLI ARTEFICI. rispettive Federazioni all attuazione delle prescrizioni dello Statuto Sociale. Essi devono imporsi di riuscire a parlare da subito il nostro linguaggio per meritare il retaggio della nostra Associazione e trarre dal loro quotidiano coinvolgimento della diffusione del Patriottismo la loro ragione di essere parte del Nastro Azzurro. Dovranno soprattutto essere consci che è appunto con l amor di Patria che si deve contrastare quel populismo, quell individualismo, quell egoismo e quella disistima delle Istituzioni dello Stato di cui tuttora purtroppo è afflitta la comunità nazionale. È nell amor di Patria, che ha costituito il vangelo dei combattenti, che essi devono trovare il richiamo culturale e programmatico dei valori pratici da trasmettere alle più giovani generazioni di italiani. È solo impegnandosi così fin d ora al nostro fianco che i Soci simpatizzanti acquistano il diritto di divenire le scorte dei tanti comuni, delle molte Province e degli innumerevoli reparti militari decorati al Valore già iscritti al nostro Istituto, o anche non ancora iscritti, contro i quali nulla può la legge dell anagrafe e che continuerano sempre a costituire la base dell Istituto del Nastro Azzurro. La nostra sopravvivenza non potrà così mai essere messa in discussione né dalla mancanza di guerre, come è da tutti auspicato, né dalla scomparsa dell ultimo dei decorati viventi. Giorgio Zanardi CAMBIO DI CONSEGNE DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA Alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Ministro della Difesa Arturo Parisi, si è svolta, il 12 febbraio 2008, la cerimonia di avvicendamento del Capo di Stato Maggiore della Difesa tra l Ammiraglio Giampaolo Di Paola e il Generale Vincenzo Camporini. L evento ha avuto luogo presso la caserma Salvo d Acquisto, sede del Comando delle Unità Mobili e Specializzate Carabinieri Palidoro. Alla cerimonia erano presenti numerose Autorità civili e religiose e i massimi vertici della Difesa. L Ammiraglio Di Paola è andato a ricoprire il prestigioso incarico di Presidente del Comitato Militare della NATO. Il Nastro Azzurro formula ad entrambi le più vive congratulazioni e i migliori auguri di ben operare, come hanno sempre fatto.

4 4 IL NASTRO AZZURRO LETTERE AL DIRETTORE Lecco, 13 Febbraio 2008 Caro Direttore, sono abbastanza impegnato sul fronte delle associazioni combattentistiche e d arma. Per tenermi al corrente dei problemi leggo tutte le riviste che riguardano la vita dei Sodalizi, comprese le Riviste che riguardano le nostre Forze Armate, dalla Rivista Militare a quelle di Aeronautica e Marina, senza trascurare le intermedie. La corrispondenza col direttore, a livello giornalistico, è una delle rubriche più importanti per conoscere il polso degli associati. A tale proposito, non per alimentare inutili polemiche, permettimi d intervenire sul diverbio originato da un editoriale apparso su Il Messaggero del 27 Giugno scorso ed oggetto di attenzione. Su Roberto Gervaso hai già detto tutto quello che si merita, permettimi di ricordare solo un scritto di Anatole France che contrasta un po con l assunto La difesa di nessun ideale giustifica la guerra, anche se penso che la guerra sia una pazzia, sia pure con delle regole o almeno le aveva: Le virtù militari hanno dato vita alla nostra civiltà. Industria, arte, polizia, tutto nasce da loro. Un giorno, alcuni guerrieri, armati di lance dalla punta di selce, si riunirono con le loro femmine, i figli, il bestiame, al riparo di una cintura fatta di pietre squadrate: fu la prima città. Quegli stessi guerrieri, diedero vita, così, alla Patria e allo Stato. Suscitarono l arte e quella pacifica industriosità che era impossibile esercitare prima di loro. Fecero nascere, a poco a poco, tutti i grandi sentimenti su cui si fonda lo Stato; perché insieme alla città essi fecero sorgere il senso dell ordine e del sacrificio, il rispetto delle leggi e il cameratismo fra i cittadini. Sopprimete le virtù militari e tutta la società civile crollerà. E anche se questa società avesse la possibilità di ricostruirsi su nuove basi, la rinuncia ai sentimenti di coraggio, d onore e di sacrificio, che la guerra risveglia nel cuore degli uomini, sarebbe un prezzo troppo alto da pagare per avere in cambio la pace universale. Anatole France ANATOLE FRANCE, pseudonimo dello scrittore, notoriamente antimilitarista, Francois-Anatole Thibault (Parigi Saint Cyr-sur-Loire 1924) Premio Nobel per la letteratura nel Cordialmente. Il Vice Presidente della Federazione provinciale di Lecco Ten.ca. Giovanni Bartolozzi Caro amico Bartolozzi, condivido pienamente lo spirito con cui hai voluto citare quanto ricordato da Anatole France circa le virtù militari. Oggi in Italia parlare di queste cose in questo modo richiede più coraggio che affrontare un pericolo fisico. Si rischia di essere presi per matti o, peggio del peggio, per fascisti. In realtà, l affermazione di Anatole France è giusta, sempre valida e ampiamente condivisibile e, se non fossimo in un periodo di grave decadenza morale e civile, non sarebbe necessario sottolineare che egli era antimilitarista per confermare il valore delle sue parole. La decadenza non riguarda l intero mondo occidentale, ma soprattutto una parte dell Europa in cui l Italia è la nazione più impegnata e se ne vanta. Se così non fosse, non saremmo completamente disarmati (è proprio il caso di dirlo) di fronte all invadenza di culture profondamente diverse dalla nostra, che non hanno alcuna tolleranza per chi la pensa in modo differente. Purtroppo, non si vede all orizzonte alcuna indicazione che lasci sperare in un cambiamento di rotta rispetto all attuale indirizzo culturale, dominante nella nostra società, secondo il quale la tolleranza consiste nell annichilire la nostra storia e i nostri valori profondi per integrarci (noi, in casa nostra) con chi non la pensa come noi e non è neppure disposto ad ammettere che ci possa essere una pluralità di idee. Questa situazione nasce dalla storia recente: dopo la seconda guerra mondiale, si è voluto dimostrare che l Italia NON aveva perso il conflitto, ma l aveva vinto! Fino all 8 settembre 1943 non erano stati gli italiani a combattere, alleati con i tedeschi, ma i fascisti (ma non erano quasi tutti fascisti in Italia?). Dal 9 settembre 1943, gli Italiani hanno combattuto la Guerra di Liberazione a fianco degli anglo americani, al sud con le Forze Armate fedeli al Re (poi esiliato) e al nord con i Partigiani. Senza nulla togliere al valore della Guerra di Liberazione, è giunto il momento di prendere atto che l esigenza

5 IL NASTRO AZZURRO 5 politica di negare per oltre mezzo secolo che l Italia abbia perso la seconda guerra mondiale è alla base della distruzione dei valori sociali della nostra nazione. Dalla distruzione dei valori sociali nazionali di riferimento, ormai quasi completata (la Tua e la mia opinione sono voci nel deserto), scaturisce l attuale incapacità di comprendere il ruolo politico dell Italia nel Mediterraneo ed in Europa, l esigenza di stabilire regole semplici, ma ferree, per l ammissione e l integrazione degli stranieri in Italia e, soprattutto, la necessità di far rinascere nelle giovani generazioni gli ideali di Patria e di Valore Militare che sono alla base della nostra identità come popolo e nazione. Non comprendere il danno grave inferto alla coscienza sociale esaltando per decenni, come è stato fatto e viene tutt ora fatto, solo il valore della Resistenza e dell antifascismo (valore, quest ultimo, condiviso e sostenuto da pochi, troppo pochi, durante il fascismo, da molti, quasi tutti dopo la sua caduta, quindi quando ormai era inutile farlo), ha creato una grave ed ormai insanabile spaccatura nella nostra società che, in modo esclusivamente formale, ma che, proprio per questo, non ammette discussione alcuna, divide gli italiani in buoni e cattivi e non rende possibile prendere atto di ciò che davvero avviene nel mondo che ci circonda e di ciò che dobbiamo fare per salvaguardare la nostra identità culturale e civile (molto più apprezzata e rispettata all estero che in Patria). La speranza in un risveglio delle coscienze c è sempre, ma tutto congiura a farla affievolire di giorno in giorno. Comunque, Ti ringrazio per la citazione, quanto mai opportuna e attuale, del pensiero di un grande patriota antimilitarista francese e Ti invito a collaborare ancora nella durissima lotta che in troppo pochi conduciamo. Antonio Daniele Scrivo per congratularmi con Codesto Istituto per le pregevoli iniziative di cui si fa promotore, ma soprattutto per comunicare il mio ampio compiacimento per il periodico nazionale. Difatti ho appena terminato la lettura dell edizione di gennaio/febbraio 2008; pur leggendo molte riviste di associazioni poste sotto la tutela del Ministero della Difesa per l alto valore morale che si prefiggono, e al fine di svolgere le proprie attività di istituto secondo lo spirito che anima ogni singola Forza Armata, ho trovato invece nella rivista dell Istituto del Nastro Azzurro un ineguagliabile valore - sia per la presentazione grafica e soprattutto per il suo contenuto - risvegliando in me una grande voglia leggerla fino alla fine. Ringraziando per la puntualità con cui bimestralmente ricevo la stessa, colgo l occasione per porgere cordiali saluti. Brindisi li, 8 aprile 2008 Comm.re Vincenzo CAFARO Gent.mo Commendator Cafaro, pubblico molto volentieri la sua lettera, non perché è piena di elogi e lodi che forse non meritiamo fino a tal punto, ma perché fa molto piacere a tutta la redazione ed anche al sottoscritto ricevere un attestazione di stima così sincera ed incondizionata. L impegno che mettiamo nel cercare di rendere la rivista piacevole ed attuale per tutti i lettori, siano essi iscritti o meno al Nastro Azzurro non importa, è davvero massimo, quindi sentirsi apprezzati per il lavoro svolto è importante. È comunque importante ricevere anche delle critiche giuste e costruttive, che ci aiutano a migliorare ancora il prodotto. Questa rivista è difficile, non per la ristrettezza dei temi che tratta come rivista di settore, neppure per la necessità di mantenere una certa equidistanza (non sempre possibile) nel commentare eventi ed episodi dell ultimo conflitto mondiale che hanno provocato lacerazioni sociali ancora non rimarginate, ma semplicemente perché la sua cadenza bimestrale non permette di dibattere l attualità. Si arriva sempre tardi. I mensili riescono a sopperire alla cadenza lunga con la profondità dei commenti, ma i bimestrali arrivano tardi anche su di essi. Quindi, quando ho letto la sua gentile e fin troppo lodevole lettera, mi sono sentito talmente rincuorato che, sebbene potrebbe sembrare un po spocchioso, ho deciso di anticiparne la pubblicazione rispetto ad altre lettere di lettori ai quali avrò comunque cura di dare il loro spazio e la doverosa risposta sui prossimi numeri. La ringrazio a nome di tutta la redazione e della Presidenza Nazionale. Antonio Daniele

6 6 IL NASTRO AZZURRO DAL PATIBOLO DI CIRO MENOTTI ALL ACCADEMIA DI MODENA Modena ricorda i suoi Martiri. Su interessamento dell on. Mauro Manfredini, il Consiglio Comunale di Modena al fine di onorare un uomo che è stato selvaggiamente trucidato per i suoi ideali di libertà, ha impegnato la Giunta a dare dignità al patibolo sul quale furono impiccati, all alba del 26 maggio 1831, Ciro Menotti e Vincenzo Borelli per ordine dell ambizioso Duca Francesco IV d Este, Duca di Modena, Reggio, Mirandola, Massa e Carrara, Arciduca d Austria, Principe Reale d Ungheria e Boemia. Il 20 ottobre 2007 a Modena in piazza 1 Maggio, alla presenza del sindaco Giorgio Pighi, si è svolta la cerimonia ufficiale per l inaugurazione del monumento, restaurato dallo scultore Carlo Cremaschi. Da quel cippo scoccò la scintilla che avrebbe portato all Unità d Italia. Ciro Menotti, dopo un processo sommario, a carattere puramente formale, fu accusato di lesa maestà per essere stato il promotore di un Italia indipendente, unita e libera, per la quale auspicava come capitale Roma, quella Roma che non ebbe eguali e che non l avrà mai nell opinione dei presenti e dei posteri, da attuarsi con l aiuto del Comitato Cosmopolita che da Parigi doveva dirigere il rivolgimento di carattere popolare e che lo stesso Duca sovvenzionò, dando origine a quella che fu chiamata la congiura estense. I moti del 1831 erano stati organizzati a livello sia nazionale, sia internazionale e il Duca vi partecipava da assente finché la mutata situazione francese e il rumore austriaco non lo indussero a rinunciare alle sue aspirazioni di espansione territoriale e a rinnegare il patto di reciproco aiuto stretto con Ciro Menotti: questi non avrebbe mai attentato alla vita del Duca e della sua famiglia, quegli assicurava al Menotti che in ogni evento avrebbe salva la vita. La notte del 3 febbraio Francesco IV fece tuonare il cannone contro i congiurati riunitisi in Corso Canalgrande nella casa del Menotti che, catturato, fu condotto nelle carceri della Cittadella in attesa del boia. Al divampare della rivolta a Parma, a Ferrara, a Bologna, nelle Marche, nell Umbria, il Duca abbandonò Modena dirigendosi verso Mantova portando con sé Menotti prigioniero, ora visto non più come minaccia ma come ostaggio. Così scriveva il Mazzini ogni uomo a quei giorni - tranne chi reggeva - sentiva profondamente che si trattava d una causa italiana, non bolognese o modenese; ogni uomo - tranne quei del governo - sentiva ch era venuto tempo per gli Italiani di manifestare alla nazione e all Europa, con qualche atto solenne, il loro concetto, il principio che li guidava, la intenzione in che s erano mossi - del resto non curavano. Quel primo momento di rivoluzione, di manifestazione generosa è sì bello, bello di sacrificio individuale, di speranza infinita e di audacia titanica, che può scontrarsi colla morte in campo o sul palco; né gli insorti pensavano allora doverlo, per inerzia di pochi, scontar col ludibrio... Dopo la battaglia di Rimini e la capitolazione di Ancona, che segnò la fine dei moti rivoluzionari del 1831, il Duca non indugiò più a condannare a morte Ciro Menotti, artefice non di congiure e richieste costituzionali, ma sostenitore di una politica italiana di indipendenza, unione e libertà. Francesco IV, per paura di essere coinvolto personalmente e ritenendo politicamente pericolosa la singolarità di un unica esecuzione, scelse a compagno di martirio Vincenzo Borelli reo di aver rogato, dopo la fuga del Duca a Mantova, l atto di decadenza della dinastia degli Estensi, come richiestogli da 72 cittadini modenesi che nominarono un Governo Provvisorio con a capo Biagio Nardi. Modena fu il primo territorio sul quale sventolò il Tricolore di un Italia indipendente e libera dalla dominazione dello straniero, anche se solo per la durata di un mese. Il martirio di Ciro Menotti, organizzatore dalle Alpi all Etna di un moto di popolo con re da effettuarsi senza ira ed offesa e che doveva riscattare l Italia a Nazione, non fu vano per la causa italiana perché avrebbe affratellato al di sopra di egoismi

7 IL NASTRO AZZURRO 7 regionali e di gelosie municipali Italiani di ogni parte e di ogni dove. Anche Giuseppe Garibaldi, se pur profugo nelle lontane Americhe, che seguiva con viva apprensione gli avvenimenti italiani, riconobbe nel Menotti il simbolo della libertà e in quanto tale diede il nome Menotti al suo primogenito. Se il cronista Sossai scrisse, alla data del 26 maggio 1831: Dalle ore 6,30 alle 7,30 sul bastione davanti alla destra della Cittadella vengono tratti a morte primo il Dottor Vincenzo Borelli, poscia in altra forca vicina Ciro Menotti, certo è che il supplizio durò lento e atroce e al Menotti si negò l uffizio del tirapiedi; da qui traspare la crudeltà del Duca e la rabbia per una speranza sfumata e rinnegata. Le ultime parole del Menotti furono La delusione che mi conduce a morire farà aborrire agli Italiani ogni ingerenza straniera nei loro interessi, e li avvertirà a non fidarsi che nel soccorso del loro braccio Io muoio innocente; non ho immaginato mai di uccidere il Duca: gli ho salvato anzi due volte la vita. Non me ne pento: perdono a colui che mi assassina e prego che il mio sangue non cada su di lui e su i suoi figli. La notizia del legale assassinio (il Presidente del Tribunale Pier Ercole Zerbini non parla di esecuzione di sentenza ma di esecuzione di un ordine) percorse duramente l Italia. Il Decreto di condanna alla pena di morte infame sulla forca e confisca dei beni tutti ad esso spettanti fu firmato dal Duca Francesco IV d Este nel salottino d oro del Palazzo Ducale. * * * Modena insorse contro il Duca Francesco IV: il 20 agosto 1859 l Assemblea Nazionale delle Province modenesi, tra i cui componenti vi erano due figli di Ciro, Achille ed Adolfo, decretò la decadenza del Duca e confermò l unione degli Stati Modenesi al Regno della Casa di Savoia, sotto lo scettro di Vittorio Emanuele II. Fu nominato Governatore dell Emilia Luigi Carlo Farini che, considerata la necessità di ordinare le milizie contro i nemici esterni ed interni, pensò di ripristinare la vecchia Scuola dei Pionieri, già istituita da Napoleone e poi soppressa da Francesco IV e che ebbe come allievo il quindicenne Ciro Menotti. Fu, pertanto, nominata una Commissione, presieduta dal fisico cav. Stefano Marianini, al fine di studiare la trasformazione del Palazzo Ducale in Accademia Militare. Fece parte di detta Commissione Achille Menotti, il figlio primogenito di Ciro, che, il 9 agosto 1859, presentò al Farini il lavoro compiuto con questa sua relazione accompagnatoria: Eccellenza, con decreto del 5 luglio una cara memoria e una speranza. L Accademia Militare di Modena fu, è e sarà UNA ACIES Adolfo Celeste Menotti

8 8 IL NASTRO AZZURRO MEDAGLIE D ORO ECCELLENTI: FRANCESCO BARACCA Francesco Baracca nasce il 9 maggio 1888 a Lugo di Romagna (Ravenna), da Paolina Biancoli ed Enrico Baracca, segue dapprima la scuola dei padri salesiani di Lugo, prosegue gli studi presso gli Scolopi della Badia Fiesolana, per terminarli al Liceo Dante di Firenze nel Conseguita la maturità si iscrive all Accademia Militare di Modena dalla quale esce due anni dopo. Nel 1909 parte alla volta di Pinerolo dove, alla Scuola di Cavalleria, riveste il grado di Sottotenente. Nel 1910 viene assegnato al 2 Reggimento Cavalleria Piemonte Reale inviato a Roma. Nel 1912 segue i corsi della Scuola di Pilotaggio a Reims in Francia e, il 9 luglio, consegue il brevetto di pilota. Fino al 1915 si dedica al perfezionamento del suo addestramento volando su varie città romagnole, come Lugo stessa che esultò al suo passaggio il 24 settembre Con il grado di Tenente nel 1914 viene assegnato al Battaglione Aviatori, prima presso la 5 a e poi con la 6 a Squadriglia. Alla vigilia della guerra, Baracca giunge a Parigi dove pilota il Nieuport N.10 presso l aeroporto di Le Bourget. Rientrato in Italia nel Luglio del 1915, comincia i suoi voli di pattugliamento. I primi tentativi di abbattere un nemico sono spesso frustrati dal malfunzionamento della mitragliatrice che più volte si inceppa. Finalmente ottiene la prima vittoria il 7 aprile 1916 pilotando un Nieuport N.13 con il quale abbatté un Hansa-Brandenburg C.I austriaco presso Medeuzza ottenendo la medaglia d argento. La sua prima vittoria fu anche la prima vittoria italiana in assoluto in un combattimento aereo. Sarà decorato di altre due medaglie d argento, delle quali l ultima sarà convertita in medaglia d oro nel maggio Promosso capitano nel giugno 1916, rimane sempre nella stessa Squadriglia, anche quando questa diviene la 70 a. Viene successivamente trasferito alla 91 a Squadriglia nel maggio 1917, dove vola sul nuovo Nieuport 17 costruito in Italia dalla Macchi. Sul nuovo aereo dipinge le insegne di famiglia: il cavallino nero rampante destinato a diventare probabilmente l insegna più cara agli italiani. La 91 a Squadriglia raduna i migliori piloti italiani, e vola con i migliori aerei. Francesco Baracca vola con il Nieuport 17, con lo SPAD VII e quindi con lo SPAD XIII. Su tutti i suoi velivoli dipinge il cavallino rampante. Presso questa Squadriglia, di cui è divenuto il comandante, consegue ventisei delle sue trentaquattro vittorie riconosciute. Il 6 Settembre 1917 è promosso Maggiore. La sua ultima vittoria è un Albatros DIII che abbatte il 16 Giugno 1918 nei pressi di S. Biagio di Callalta. Il 19 giugno mentre con altri due aerei della Squadriglia ( Squadriglia degli Assi ), è impegnato in un azione di mitragliamento a volo radente sul Montello, il suo SPAD XIII viene colpito. Verrà ritrovato qualche giorno dopo, il 23 giugno. Osnago, compagno dell ultimo volo, su segnalazione dell ufficiale Ambrogio Gobbi, raggiunge le pendici del Montello (località Busa delle Rane ) con il tenente Ranza ed il giornalista Garinei, del Secolo di Milano. Qui, accanto ai resti del velivolo, si trova il corpo di Baracca: ustionato in più punti, presenta una ferita di pallottola sulla tempia destra. Le ali e la carlinga dello Spad XIII sono carbonizzati, il motore e la mitragliatrice infissi nel suolo, il serbatoio è stato forato da due pallottole. Le esequie si svolgono il 26 giugno a Quinto di Treviso, l elogio funebre viene pronunciato da Gabriele D Annunzio. Oggi il glorioso 4 Stormo di Baracca ha in linea l Eurofighter Typhoon II MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D ORO AL V.M. Primo pilota da caccia in Italia, campione indiscusso di abilità e di coraggio, sublime affermazione delle virtù italiane di slancio e di audacia, temprato in sessantatrè combattimenti, ha già abbattuto trenta velivoli nemici, undici dei quali durante le più recenti operazioni. Negli ultimi scontri, tornò due volte col proprio apparecchio colpito e danneggiato da proiettili di mitragliatrici. Cielo dell Isonzo, della Caria, del Friuli, i, del Veneto e degli Altipiani, i, 25 novembre 1916, 11 febbraio, 22, 25, 26 ottobre, 6, 7, 15, 23 novembre, 7 dicembre 1917

9 IL NASTRO AZZURRO 9 8 APRILE 1916 Fin dalle 4 della notte eravamo in piedi perché fra le nubi e sopra di noi si udivano rumori di velivoli austriaci; in tutte le direzioni, in alto verso Palmanova, Tricesimo, Casarsa sparavano. Alle prime luci, prima delle 5, siamo tutti partiti in volo e ci siamo poi dispersi nel cielo verso i 2000 metri; e giravo in tutte le direzioni scrutando l orizzonte; e ho veduto di lassù il sole uscir dietro i monti ed uno spettacolo di luci meravigliose. Dopo mezz ora sparavano verso Palmanova; un aeroplano passava, altissimo, lontano, puntando verso Gorizia; un altro più indietro veniva dal Tagliamento pure su Gorizia, velocissimo: erano austriaci. Ho stimato di poter attaccare quest ultimo ed ho virato verso il Torre per tagliargli la strada. L'ho incrociato che era ancora 600 metri sopra di me ed allora ho cominciato la caccia; montavo il piccolo Nieuport 170 km/h. Vedevo sopra di me le grandi ali dell Aviatik con le croci nere, filava velocissimo e poco guadagnavo su di lui; quando salivo troppo m avanzava in velocità. Accostandomi ho cominciato una manovra difficilissima per coprirmi dai suoi colpi; vedevo il mitragliere affacciarsi da una parte ed io viravo dall altra e viceversa; questo giuoco è durato qualche minuto finché gli sono arrivato 50 metri dietro la coda e sotto, verso i 3000 metri d altezza. Allora, in un attimo, ho cabrato forte l apparecchio, ho puntato e sono partiti 45 colpi di mitragliatrice. È stato un istante; il nemico si è piegato pesantemente ed è precipitato quasi a picco ed io dietro, giù, urlando di gioia. Eravamo già quasi sull Isonzo, se non sbagliavo andava di là. L ho seguito per un po nella discesa poi l ho perduto, poi l ho visto, dopo qualche tempo, in un prato vicino a Medea, mentre una folla di persone accorreva da ogni parte. Sono sceso là presso e mi son visto precipitare addosso una massa di soldati e di Ufficiali che gridavano Viva l Italia e mi hanno preso, baciato, portato in trionfo sull apparecchio nemico......come senti, ricca di emozioni è stata la giornata di ieri. L apparecchio abbattuto da me solo è il primo in Italia... dal Diario di guerra di Francesco Baracca L ASSO ITALIANO Come la Francia radunò nella squadriglia delle Cicogne di Guynemer i suoi piloti migliori, la Germania ebbe il Circo volante di Richtofen, l America l Hat in ring di Rickembacker, i Black Flight di Collishaw furono la squadriglia di punta della Royal Navy, l Italia ebbe nella 91 a Squadriglia di Francesco Baracca la Squadriglia degli assi. Insieme a Baracca volarono, tra gli altri, Folco Ruffo di Calabria, Pier Ruggero Piccio, Ferruccio Ranza. Francesco Baracca è l asso degli assi italiano. Non soltanto il semplice conteggio delle vittorie, ma tutto quanto si è tramandato della persona ne fa un eroe italiano vero, generoso, fantasioso, coraggioso ma non stupidamente votato al sacrificio. Baracca combatté sui fronti che noi italiani ben riconosciamo: il Piave, Gorizia, Caporetto, Istria... In 63 combattimenti aerei ottenne 34 vittorie. L epopea aerea di questo fronte fu senz altro meno ricca che non quella dei cieli di Francia, ma gli aviatori italiani svolsero il loro dovere bene e forse meglio dei loro alleati anglo-francesi, in un teatro che, lasciando un po meno spazio ai duelli, li vide sempre più spesso impegnati nella guerra vera e propria, in appoggio alla fanteria, in pericolosissime missioni a volo radente, esposti al tiro degli sconosciuti fanti austriaci, piuttosto che alla caccia di avversari con nomi famosi. E fu in una di queste missioni che Francesco Baracca trovò la morte, ucciso da uno sconosciuto cecchino mentre volava in appoggio ai nostri fanti. ENZO FERRARI RACCONTA COME IL CAVALLINO DI BARACCA DIVENTA IL SUO SIMBOLO La storia del cavallino rampante della Ferrari è semplice ed affascinante. Il cavallo era dipinto sulla carlinga del caccia di Francesco Baracca e lo stesso Enzo Ferrari scrisse: Quando vinsi nel '23 il primo circuito del Savio, che si correva a Ravenna, conobbi il Conte Enrico Baracca, padre dell'eroe e successivamente la madre, la contessa Paolina. Fu lei a dirmi, un giorno, "Ferrari, perché non mette sulle sue macchine il cavallino rampante di mio figlio? Le porterebbe fortuna". Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori, in cui mi affidano l'emblema. Il cavallino era ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena. Enzo Ferrari

10 10 IL NASTRO AZZURRO CIRCA DIECIMILA PRESENZE AL RADUNO DEGLI ALPINI A ISOLA DEL GRAN SASSO Èsingolare il contrasto tra i numeri mastodontici della manifestazione e l aria familiare che si respira a Isola quando gli alpini si radunano per ricordare il sacrificio delle penne nere abruzzesi in Russia. La commemorazione dei caduti, nata 16 anni fa come una messa per pochi intimi, cresce di anno in anno. Ormai è tra le più grandi in Italia nel suo genere. La 16^ edizione, baciata dal sole, a giudizio di chi c era anche negli anni scorsi è stata la più grande mai celebrata sotto il Gran Sasso, soprattutto grazie alla presenza in significativo aumento di gruppi di fuori regione: c erano alpini in congedo da diverse sezioni del Nord, da Marche, Lazio, Molise, persino da Napoli e Bari. La sfilata è andata avanti, ininterrotta, per circa un ora e mezza. La manifestazione potrebbe dunque aver superato la soglia delle diecimila presenze, anche se una stima precisa è difficile farla. Peraltro, con molti alpini c erano familiari e amici, che si sono assiepati lungo il percorso della sfilata. Nonostante i numeri mastodontici tutto si è svolto in relax, senza confusioni né tensioni di alcun genere. Merito degli organizzatori, in particolare del gruppo alpini di Isola guidato dal giovane avvocato Giulio Ciarelli, ma anche e soprattutto dei partecipanti; evidentemente in possesso di uno spontaneo senso della disciplina. L atteggiamento, poi, era quello giusto: una sapiente via di mezzo tra il ritrovo di vecchi amici e la cerimonia seria. Per quanto non sia paludata la commemorazione non è certo una scampagnata goliardica. È nata e prosegue per ricordare eventi tragici: la disastrosa campagna di Russia e in particolare la ritirata del corpo di spedizione italiano, durante la quale gli alpini abruzzesi del battaglione L Aquila si immolarono (1.400 tra morti e prigionieri sui del reparto) per difendere il quadrivio insanguinato di Selenyj Yar e impedire che i sovietici accerchiassero le altre divisioni. Sul palco delle autorità, del resto, il posto d onore non era dei politici, era dei reduci, dei pochi alpini sopravvissuti alla tragedia di Russia e all età. Ecco il savonese Luigi Rolandi, ultimo ufficiale vivente del battaglione, che scherza con il teramano Valentino Di Franco, che in combattimento a Selenyj Yar ebbe entrambe le gambe congelate. Ecco l anconetano Ivo Emmett e il teatino Biagio Rossi, una delle ultime Medaglie d Oro al Valor Militare ancora viventi, due protesi al posto delle gambe ma la vivacità di un ragazzino, che dice: Devono rimettere l esercito di leva! I gruppi, davanti a loro, sfilano incessanti. A qualche reduce scappa una lacrima. E, solo a pensare a quali ricordi di 65 anni fa stanno dietro a quelle lacrime, vengono i brividi. D.V. LA SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO ALPINI IN CONGEDO CENNI STORICI Dicembre Fondazione della SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO FRA ALPINI in congedo, con l Alto Patronato di S.M. Re Umberto I in Torino. Presidenza Onoraria assunta dal Ministro della Guerra del Regno, Generale Cesare Ricotti. Fondatori: Alpini in congedo con lo scopo di mantenere vivo lo spirito di corpo e provvedere dell assistenza ai bisognosi Costituzione della Società nella Galleria Nazionale di Torino. Benedizione della Bandiera Sociale, oggi conservata al Museo della Brigata Alpina Taurinense ove tutti gli anni si celebra l anniversario della Fondazione nella ricorrenza del 4 marzo, concessione dello Statuto Albertino (1848) che all Art. 32 rico-

11 IL NASTRO AZZURRO 11 Regno d Italia Ten. Gen. Gr. Uff. Donato ETNA, Senatore del Regno d Italia Gr. Uff. Francesco PROIETTI RICCI, Presidente del Centenario DOCUMENTAZIONI STORICHE nosceva ai Cittadini il diritto di adunarsi pacificamente senza armi. Nel periodo 1943/1945 sono andate distrutte numerose testimonianze storiche. Grazie ad alcuni Alpini, a rischio della propria vita, si è salvata la Centenaria Bandiera che con una cerimonia solenne è stata consegnata per la conservazione perenne al Museo della Brigata Alpina Taurinense con l allora Comandante Generale Silvio Toth unitamente ad alcune altre testimonianze. All Ass. Naz. ALPINI - Direzione Nazionale - al Presidente in carica dr. Leonardo Caprioli, abbiamo consegnato un vecchio libro contabile dagli anni 1938 al 1996, vecchie schede assistenza ed altre testimonianze minori Medaglia d Argento alla Bandiera della Società alla Esposizione di Torino nella Celebrazione nazionale dell Unità d Italia Adesione all Ente Nazionale della Cooperazione secondo le disposizioni di Legge Riconosciuta giuridicamente con Decreto n 96 del Tribunale di Torino il 13 gennaio Affiliata alla Ligue Interregionale des Droits de l Homme - Italia con Decreto del 1 gennaio 1995 Il 13 dicembre 1995 insignita del Sovering Order of the Kingts of Justice Iscritta nel Registro delle Associazioni dei Comune di Torino con Delibera del 07 aprile 1997 prot. N Iscritta nell Elenco allegato al Decreto Ministeriale 5 agosto 1982 del Ministero della Difesa ASSOCIAZIONI COMBATTENTISTICHE O D AR- MA con Decreto Ministeriale del 31 marzo 1998 PRESIDENTI ONORARI DALLA FONDAZIONE Gen. Cesare RICOTTI, Ministro della Guerra del Archivio di Stato di Torino; Ministero Agricoltura, Industria e Commercio; Direzione Generale della Statistica, Elenco delle Società di Mutuo Soccorso 1898 di Roma; Ispettorato Generale del Credito e Previdenza delle Società di Mutuo Soccorso 1898, tipografia nazionale di Roma; Guida Commerciale Amministrativa Paravia di Torino; Questura di Torino, Statistiche Associazioni: p.p. 153/154. La SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO ALPINI in congedo, nel celebrare il suo Centenario nel 1991, si è impegnata a tramandare vivo ai posteri il ricordo di tante altre Società di Mutuo Soccorso tra Militari in congedo non più attive, sentendosi in dovere di rappresentarle, quale ultima Società ancora esistente, per non far perdere il ricordo di tanti italiani che, nel lontano 4 marzo 1848, con la firma dello Statuto Albertino, videro la possibilità di costituirsi in mutue società adunandosi pacificamente senza armi, come citava l Art. 32 dello statuto concesso da Re Carlo Alberto. Il motto della SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO ALPINI in congedo è oggi come per il futuro: RICORDARE PER NON DIMENTICARE Ogni memoria storica merita di essere salvaguardata e per ogni testimonianza del passato vale la pena di percorrere tutte le vie che portano a garantirne la continuità. Attraverso il cammino della storia si è realizzata l evoluzione sociale ma, purtroppo proprio per ignoranza storica, oggi non tutti mostrano di tenere abbastanza in considerazione lo spirito di solidarietà di quanti hanno lottato per determinare le attuali conquiste sociali. Dalla fondazione di tante Società di Mutuo Soccorso fra Militari in congedo, varie guerre si sono succedute, molti uomini sono passati e purtroppo molte testimonianze sono andate distrutte, sia per cause belliche sia per atti vandalici... Da un attenta analisi storica si può affermare che le Società di Mutuo Soccorso fra Militari, numerose nell Ottocento, sono via via state decimate, non dalla nascita del movimento sindacale e neppure dalla costituzione, da parte dello Stato, della Cassa di Previdenza Nazionale, ma purtroppo, a causa della 1 Guerra Mondiale poiché, il grande numero di Soci richiamati alle armi, sottrasse per troppi anni

12 12 IL NASTRO AZZURRO alla Cassa delle società risorse essenziali. Le Società che non si estinsero alla fine della Prima Guerra Mondiale, furono trasformate, nel 1930, dal governo fascista in dopolavori. Ma il più duro colpo lo ricevettero nel periodo tra il durante il quale venivano cercate testimonianze e Bandiere delle Società di Mutuo Soccorso per distruggerle. A rischio della propria vita, alcuni Alpini salvarono la Bandiera della SOCIETÀ DI MUTUO SOC- CORSO ALPINI in congedo che ora è esposta nel Museo della Brigata Alpina Taurinense. Essa fu consegnata, per la conservazione perenne, in occasione del Centenario dell istituzione della SOCIETÀ, al Comandante della Brigata pro tempore, Generale Silvio Thot. Le Società di Mutuo Soccorso, dal lontano 1848, si costituirono a preciso scopo di solidarietà ed in particolare quelle di ex militari. Non si badava all attività lavorativa dei Soci, ma esclusivamente alla loro trascorsa militanza nell Esercito Regio, per cui potenzialmente, l ammissione era consentita a chiunque avesse svolto il servizio militare. Dovere di ogni Socio, negli statuti dell epoca, era l osservanza del regolamento, il versamento delle contribuzioni periodiche in cambio dei sussidi e dell assistenza medica; ed inoltre si richiedeva al socio ex militare una condotta di vita morale ed irreprensibile, come pure che partecipasse attivamente alla vita sociale. Compito delle Società di Mutuo Soccorso fra Militari era fornire sussidi in denaro ed assistenza medica agli associati che, in seguito a malattia, infortunio, cronicismo o vecchiaia, non fossero in condizione di lavorare o di mantenere se stessi e la loro famiglia, La SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO ALPINI in congedo, a quanto ci risulta ultima Società di Mutuo Soccorso fra Militari esistente, ha adempiuto nel passato, come continua nel presente, ai suoi scopi statutari alimentando lo spirito di fraternità e di mutua assistenza, sia in guerra come in pace, legando fra loro Alpini di ogni grado e specialità, unitamente a famiglie e cittadini, cercando, sempre, di promuovere il benessere morale e sociale di ognuno. Ma, nella sua lunga vita sociale, la SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO ALPINI in congedo non è stata solo antesignana nell assistenza, ma è stata ed è ancora scuola di educazione, poiché i suoi Soci, ieri come oggi, furono e sono tutt ora ossequienti, sia agli scopi mutualistici, sia al principio del dovere, al ricordo di quanti sono caduti per la Patria e la Libertà, al rispetto di ogni uomo e al mantenimento di quelle tradizioni militari che hanno forgiato nel passato esempi per le generazioni che si sono susseguite. Non sempre le sorti della SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO ALPINI in congedo furono liete, ma grazie alla tenacia ed al sacrificio dei soci che vi si sono avvicendati, sono state superate, come da bravi scalatori, le avversità. Al termine del 2 conflitto mondiale e nell anno della Liberazione, araba fenice, è risorta la SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO ALPINI in congedo, riprendendo faticosamente il suo cammino con un maggiore impegno nel mantenere vivo il ricordo delle tante Società di Mutuo Soccorso fra Militari in congedo di ogni Arma ed epoca, dal 1848 ad oggi patrimonio storico della nostra Italia. FRANCO MARINI A ISOLA DEL GRAN SASSO Invitato più volte dagli organizzatori del raduno di Isola, il presidente uscente del Senato Franco Marini ha onorato con la sua presenza la più grande manifestazione di alpini che si svolge in Abruzzo e nell intero centro-sud. Marini era presente con il cappello alpino, avendo prestato servizio militare nelle truppe di montagna come ufficiale di complemento nel Sono stato forse l unico abruzzese a fare l alpino nella brigata Tridentina, battaglione Bolzano, a Bressanone, ricorda. Marini è venuto a Isola in forma privata, seguito in modo discreto da un paio di agenti. È arrivato in perfetto orario per partecipare alla sfilata, salutato con strette di mano, abbracci e pacche sulle spalle da decine di alpini (tra loro qualche aquilano che lo conosceva personalmente). Ha sfilato insieme alle autorità, ha seguito il resto della sfilata dal palco ed è poi andato via a piedi, parlando fitto di questioni politiche con l assessore regionale Tommaso Ginoble. Marini ha rilasciato dichiarazioni al Tg3 e al Centro sia sulla manifestazione di Isola che sull attuale momento politico nazionale. Questo è un raduno importante che ricorda un episodio importante, ha detto, e spero che anche le scuole tengano vive certe memorie. Quando partecipo a questi raduni ho un rimpianto, non aver potuto far nulla per impedire che sparisse la leva alpina. La ristrutturazione dell esercito su base professionale è stata inevitabile, un prezzo da pagare alla modernità. Spero però che i valori alpini, questo particolare spirito di corpo, resistano nel tempo.

13 IL NASTRO AZZURRO 13 Nel contesto socio-politico nazionale emerge sovente l esistenza di una parte di cittadini che si trovano in situazioni di precariato lavorativo per la mancanza di favorevoli e idonei percorsi giuridico-contrattuali. Se trasferissimo la problematica testè esposta nel variegato mondo militare ci accorgeremmo dell esistenza di una categoria, quella dei riservisti, i quali attendono adeguate soluzioni che favoriscano un loro ottimale impiego operativo e ancor di più provvedimenti legislativi ad hoc che sistemino definitivamente il loro status. Al riguardo, risulta molto bene impostata la proposta di legge n 2467, consegnata alla Camera dei Deputati il 28/03/07 concernente il riordino delle Forze Armate e delle Forze di Completamento. Essa offre, tra l altro, una equa e dignitosa soluzione che riguarda l inquadramento della riserva ed, eliminando alcune discriminanti, va incontro a diverse necessità di impiego relativo alle Forze Armate. Un prezioso bacino di militari, tra cui ex volontari con più anni di servizio, non può essere sottovalutato e trascurato dai vertici della Difesa talvolta alle prese con problematiche connesse a carenza di personale, reparti e mezzi da impiegare. L utilizzo delle Forze di Completamento, ricche di professionalità acquisita nonché di esperienza e di maturate motivazioni individuali, risulterebbe assai proficua per l istituzione militare. Diverse esigenze operative e logistiche delle Forze Armate verrebbero così soddisfatte da questa categoria di giovani riservisti, la cui caratteristica è la fedeltà e dedizione alla bandiera, con il costante impegno a mantenere sempre alta la qualità dell addestramento ricevuto durante gli anni di servizio militare. Pertanto, una delle esigenze primarie, è costituita dalla possibilità di mantenere nel tempo il livello addestrativo in relazione alle specializzazioni conseguite nella rispettiva Forza Armata. È poi da considerare che le attività di supporto operativo possono ampiamente spaziare anche tra quelle che riguardano gli interventi antincendio in aree a rischio, ovvero di presidio armato per la sicurezza in zone del territorio nazionale ove questa è seriamente minacciata. Nella corretta ed economica gestione delle risorse della Difesa, risulterebbe evidente che, in base a una valutazione comparativa dei costi, dei rendimenti e dei risultati, l utilizzo e l eventuale stabilizzazione delle Forze di Completamento gioverebbe alla stessa amministrazione poiché essa si avvarrebbe di personale già formato. Infatti l economicità dell azione amministrativa si riscontrerebbe proprio nell utilizzo di personale della Riserva già in possesso di specializzazioni, corsi di formazione, patenti militari di guida, nonché un notevole bagaglio di esperienze nel settore. Paolo Venditti (Socio Federazione provinciale di Roma)

14 14 IL NASTRO AZZURRO FAI CIÒ CHE DEVI E AVRAI CIÒ DI CUI HAI BISOGNO Era il 20 marzo 2006, mi sembra ieri, quando mi fu chiesto da un caro amico di infanzia, con palese preoccupazione, di fare il Segretario Generale dell Istituto subentrando al compianto Longo. L amico era Maurizio de Stasio, che tutti ben conoscete e che purtroppo ci ha prematuramente lasciato per una di quelle fatalità delle quali solo un giorno sapremo il motivo, la preoccupazione era dovuta al già convocato XXVII Congresso Nazionale per cui era necessaria una persona conosciuta in ambito militare a Roma per i necessari appoggi e possibilmente fresca di ufficio in modo che la curva di apprendimento fosse breve. Ero in ausiliaria da 14 mesi, avevo completato il servizio presso il Segretariato Generale della Difesa e potevo, secondo Maurizio, essere la persona adatta. Non è stato facile dirgli di si per una serie di motivi, ma non potevo sottrarmi a quello che ci aveva fatto prima incontrare e poi diventare Soci Aderenti dell Istituto del Nastro Azzurro: l insegnamento e l esempio dei nostri padri che non si erano mai tirati indietro di fronte alle difficoltà, che per loro erano andate di pari passo con il continuo rischio della vita. Non voglio dilungarmi su cosa ho trovato da fare e fatto, ma su cosa resta da fare, e non solo da parte mia, per salvaguardare un Istituto che ben merita il rispetto e l importanza che riveste ma che soffre, come tutte la altre Associazioni consorelle, del calo delle forze e del numero dei Soci decorati che, ahimè, non possono sottrarsi all ineluttabile legge dell anagrafe. In questi due anni ho avuto modo di incontrare, parlare o solamente scrivere a praticamente tutti i Presidenti di Federazione, toccando spesso con mano una strisciante rassegnazione che mi ha spinto a scrivere queste poche righe. Se non vogliamo vanificare i sacrifici fatti e l enorme eredità di cui noi, Soci di tutti i tipi, siamo portatori, dobbiamo accelerare la formazione di una mentalità nuova. Siamo tutti orgogliosamente Azzurri, l Istituto ci sta a cuore, allora dobbiamo sentirci responsabili perché diventi sempre più bello, direi affascinante per chi non lo conosce. Bisogna essere propositivi, attivi, consapevoli che il suo futuro è affidato alla responsabilità di ognuno di noi. Dobbiamo convincerci che chi si accosta a noi per simpatia deve trovare una comunità viva, orgogliosa dei suoi trascorsi, fattiva nel propugnare quegli ideali di Patria, Valore ed Onore che per noi sono routine ma che tanti, troppi, giovani non conoscono, sviati da falsi idoli e subdoli allettamenti materialistici. Questo è un vero e proprio mandato che ognuno di noi ha per non lasciare i giovani soli e disillusi ma per aiutarli a superare le difficoltà e stimolare, con la nostra esperienza, la loro sete di Italianità nel senso più profondo. Essere Presidenti, Consiglieri e Soci non sono solo titoli onorifici ma impegni che ci siamo presi, mi auguro consapevolmente, perché se così non fosse a nulla sarebbero valsi i sacrifici di chi ci ha preceduto dandosi da fare affinché l Italia fosse una, sana, degna di rispetto. Far parte di un Istituzione come la nostra non è un fatto privato, ma un mettersi a disposizione, testimoniare l orgoglio di essere italiani. Ed allora concludo con una proposta: ognuno di noi quest anno porti nel nostro Istituto almeno un giovane, magari uno di quelli che incontra tutti i giorni per i più svariati motivi ma che in realtà gli è estraneo. Se, come dice il proverbio senegalese del titolo, faremo ciò che dobbiamo avremo quello di cui abbiamo bisogno: Soci attivi ed entusiasti. Antonio Teja RICORDI Erano gli anni cinquanta, la vita lentamente tornava ad uno stato di normalità, le famiglie ritrovavano i propri affetti e si proiettavano verso un futuro di maggiore sicurezza e prosperità senza poter ancora dimenticare il tragico periodo della guerra. Noi vivevamo a Napoli e spesso andavamo in paese, San Carlo di Sessa Auruca, per trascorrere periodi più o meno lunghi di ferie ed in quelle occasioni potevo godere di una maggiore vicinanza con mio padre. Era un ottimo cacciatore e, con il fratello Alessandro e qualche amico di gioventù, organizzavano delle vere battute di caccia. Si usciva molto presto la mattina e si camminava lungo le pendici delle colline di monte Santa Croce, colline che si affacciano sul Garigliano, fiume noto per essere stato per molti mesi teatro della dura battaglia di Cassino. Ed è in quel periodo che iniziai a sentire racconti di guerra. Ogni occasione era buona per ricordare qualche avvenimento, qualche fatto singolo e varie considerazioni. Avevo molte difficoltà a collegare assieme il tutto ed il quadro che mi feci all epoca era basato unicamente sul concetto che doveva essere accaduto un evento di grandissima importanza. Volevo conoscere. Passarono molti anni prima che potessi iniziare a dare ordine a quei racconti. Iniziai a ricercare libri che parlassero di quanto accaduto a Cassino, Caslelforte, Mignano Montelungo e San Pietro Infine. Un giorno passeggiavo per Roma quando, in una vetrina di una piccola libreria molto vecchia e polverosa, vidi esposto un libricino: La battaglia di Castelforte. Dopo un attimo di titubanza entrai e lo acquistai. Cosi iniziò la mia arrampicata alla storia. Un secondo libro che lessi fu Crociata in Europa scritto dal Generale D. Eisenhower. Correva l anno Negli anni a seguire ho seguitato a ricercare libri e, soprattutto, ad ascoltare i racconti dei veterani, dei reduci e di tutti coloro che in vario modo vissero quei tragici eventi. Ho sempre pensato che la storia può essere raccontata in due modi: studiando la documentazione ufficiale, elaborandola, connettendola e descrivendola e l altro ascoltando chi l ha vissuta. Questa seconda via, certamente non completa il quadro degli avvenimenti, ma da ad essi quel senso di umano che la fa rivivere anche ai giorni nostri e che meglio carpisce l attenzione dei giovani che ricercano la memoria per non dimenticare. Maurizio de Stasio (Vice Presidente Nazionale, nell anniversario della sua tragica scomparsa)

15 IL NASTRO AZZURRO 15 IL GENERALE POLLIO del Nastro Azzurro, del quale facciamo piacevole parte L Istituto da vecchia data, per la prima decorazione al valore militare (1938), svolge una benemerita azione presso i giovani perché vogliano trovare in sé gli stimoli per essere migliori oppure imitino l esempio di quelle figure esemplari per la vita e per le opere dedicate ad una società più consona ai basilari principi di civiltà e di progresso. In questa iniziativa, nella quale è di esempio anche il Presidente Nazionale Comandante Zanardi, vogliamo continuare ad inserirci anche noi dopo diversi compatrioti dei quali abbiamo più volte parlato (p.e.: Cesare Battisti). Ci dedichiamo questa volta alla nobile figura di un Comandante e di un italiano, il Tenente Generale Alberto Pollio, Capo di Stato Maggiore dell Esercito Italiano tra il 1800 e il NASCITA Caserta, 21 aprile 1852: fu un caso naturalmente ma vide la luce qualche secolo dopo il giorno della fondazione di Roma. CARRIERA MILITARE Collegio Militare di Roma; Accademia Militare di Modena; Scuola di Applicazione di Artiglieria di Torino (dovette portare i gradi di Sergente fino a raggiungere i 18 anni, età prescritta per i sottotenenti); Capitano, Colonnello di Artiglieria, Comandante di Reggimento; Tenente Generale Capo di Stato di Maggiore dell Esercito dal 1908; Aiutante di Campo del Re d Italia. I sette anni dell altissima carica (pochissimi, come generalmente e giustamente affermato: morì improvvisamente nel 1915, come descriveremo in dettaglio più avanti) furono caratterizzati da un continuo susseguirsi di idee, tradotte rapidamente in concrete iniziative brillanti: per i quadri degli ufficiali e sottufficiali; per il reclutamento che, con la sua azione, incoraggiò e premiò; per i rapporti con gli inferiori che, pur nella indispensabile severità, basò sulla reciproca stima che l inizio della guerra confermò; per la cura scrupolosamente approfondita dei materiali di armamento e di equipaggiamento; per gli accordi con l amico, prima, con il nemico poi; per la lealtà e sincerità in ogni contrasto; per la dimostrazione spontanea del coraggio, aliena da ogni esibizionismo; per la necessaria, diciamo pure pignolesca, cura degli alloggiamenti; per la particolare attenzione ai corpi speciali (bersaglieri, ciclisti, cavalieri, ecc ) sui quali fece sempre leva. LO SCRITTORE Il Gen. Pollio ebbe sempre particolare inclinazione per gli studi storici, in particolare per la storia militare; la sua fama di scrittore è soprattutto legata a due pubblicazioni: Custoza (1886) in cui fece un lavoro coscienzioso su quella sfortunata campagna, mettendo in luce con assoluta obbiettività e serenità gli errori che portarono al suo esito negativo; Waterloo (1906) fu un contributo tra tanti altri, ma che si distinse per la lucidità con la quale ogni affermazione critica veniva analizzata attraverso la sua, possibile confutazione. Una terza volta lo scrittore portò attenzione all invasione di Napoleone ( ) contro i russo-prussiani, in uno studio del 1906 che fu pubblicato solo nel 1935, in onore dell 83 anniversario della nascita del Generale Pollio. Nell ambito della tattica, il Capo di S.M. provvide alla compilazione delle Norme generali di impiego delle grandi unità e delle Norme di combattimento. Non si può dimenticare che la fama del Gen. Pollio fu soprattutto generata dalla preparazione e dalla condotta dell impresa libica, un capolavoro di genio militare. LA TRAGICA SCOMPARSA Malauguratamente, il 1 luglio 1914, durante uno dei suoi viaggi, mentre era a Torino per assistere ad alcuni esperimenti, la sua robusta fibra non resisteva ad un attacco cardiaco, e il Gen. Pollio moriva tra la generale costernazione. Ma la sua opera continuò, e i frutti del suo lavoro nella costante preoccupazione per l efficienza dell esercito si videro quando, circa un anno dopo, la nazione fu mobilitata per la prima guerra mondiale. I successori di Pollio raccolsero l eredità della sua abbondante e proficua seminagione, sicché si può ben dire che la sua morte tolse a lui l onore e l onere di guidare il nostro Esercito. Ma egli fu presente nelle trincee e nelle retrovie, con la sua opera materiale e morale. E non si può guardare senza commozione la sua fotografia, nella quale egli è ritratto nella sua severa e attillata uniforme, con le massime onorificenze concessegli per quanto egli fece per l Esercito e per il Paese. Né va omessa in chiusura l affermazione del Generale tedesco Moltke: un nemico che resterà sempre nella nostra memoria. Cesare Simula

16 16 IL NASTRO AZZURRO ALSENO (PC) - Da ieri ha un aereo vero, lungo almeno una dozzina di metri, un Macchi MB.326 (simile a quello delle Frecce Tricolori, modello MB.339), esposto in bella vista nel giardino di casa sua. Un evento davvero particolare, se non fosse che la casa e il giardino sono quelli di Luigi Gorrini, unica Medaglia d Oro al Valor Militare dell Aeronautica vivente. Dalla base aerea di San Damiano, il velivolo è stato trasferito ad Alseno dove ci sono voluti dodici uomini e quattro giorni per montarlo. In questo modo è stato coronato un sogno che Gorrini aveva da dieci anni. Novant anni di età, pilota da settant anni, Gorrini conseguì il brevetto nel 1938, e fu un eroe di guerra. Il 28 gennaio del 58 (quest anno ricorre il mezzo secolo) Gorrini venne insignito della Medaglia d Oro. Questo per lui è un anno doppiamente speciale: per l anniversario, e perché da un decennio aspettava di poter avere accanto a sé, nel giardino di casa, un aereo vero. Ieri il suo desiderio è stato esaudito: l aereo che rimarrà ora nel giardino in esposizione permanente, è un biposto di colore arancione, Un Macchi modello 326, di una generazione più avanti rispetto all aereo che pilotava Gorrini, il Macchi 205, detto anche Vespa 2, che conta pochi esemplari in tutto il mondo, come ci spiega l esperto di aerei e amico personale di Gorrini, Luigi Buratti. Ad un appuntamento così importante non potevano mancare il Colonnello Joseph Balerna, Comandante del 50 Stormo di stanza a San Damiano, e il generale Roberto Corsini, Comandante di tutte le truppe di attacco dell Aeronautica italiana. Ieri i due militari, insieme alla Medaglia d Oro, hanno inaugurato l aereo: arrivati a bordo di un auto battente il tricolore, sono scesi nel giardino della casa di Gorrini e hanno scoperto il drappo azzurro steso sull aereo. Tra gli ospiti invitati da Gorrini, il Comandante della stazione dei Carabinieri di Fiorenzuola, Michele Matteo Guerra, vari piloti e navigatori del 155 Gruppo Volo Pantere nere, della base di San Damiano, ma anche ex piloti e generali, come il generale Bordigato, pilota del 50 ora in pensione, o Sandro Castagnetti che ha alle spalle trentacinque anni di vita nei cieli, trascorsi in parte nell Aeronautica Militare e in parte nella aviazione civile, prima con l Ati e poi in Alitalia. Nel giardino di casa Gorrini, accanto all aereo rimesso a nuovo, Castagnetti era perfettamente a suo agio. Un ritrovo tra commilitoni, tra amanti del volo, in posa di fronte al velivolo di fabbricazione italiana che, al termine del suo onorato servizio nell Aeronautica Militare, passerà gli anni della pensione a casa di un eroe di guerra di nome Gorrini. - A parte il culto che nutro per il generale Gorrini, vedere un apparecchio da guerra salvato

17 IL NASTRO AZZURRO 17 ancora una volta dalla fonderia è stata per me un emozione che mi sarà difficile dimenticare. Al pensiero che, d ora innanzi, farà parte di un museo aeronautico, seppur privato, mi ha fatto rivivere gli anni della mia gioventù e degli anni di vita militare - ha raccontato Castagnetti (fratello del generale Fabrizio Castagnetti, Capo di Stato Maggiore dell Esercito) al rientro nella sua abitazione al Palazzo di Veleia. L aereo rimarrà ora in esposizione permanente nella casa di Gorrini, che è sede dell Associazione Arma Aeronautica di Fidenza. Il velivolo da ancora più prestigio alla già ricca collezione di lettere, fotografie, cimeli di guerra, conservati dalla Medaglia d Oro nella sua casa di Alseno in una sorta di museo che lui vorrebbe rimanesse sul territorio dopo la sua scomparsa. Ieri Gorrini, sempre fiero e vivace, non ha tuttavia potuto non commuoversi quando il comandante gli ha affidato l aereo che ora Gorrini avrà accanto a sé a ricordo di una giovinezza spesa nei cieli. D. M. NOME DI COMBATTIMENTO: VESPA 2 Luigi Gorrini, nome di combattimento Vespa 2, non ha bisogno di grandi presentazioni. La sua storia è la storia degli assi dell aviazione da caccia italiana; il suo nome evoca i duelli nel cielo ingaggiati, tra il 1943 ed il 45, con i veloci Hurricane, Spitfìre e Mustang e richiama alla mente le armatissime Fortezze Volanti con il loro tragico carico di bombe destinate alle città italiane. Classe 1917, Medaglia d Oro al Valor Militare dell Aeronautica, Gorrini ha compiuto imprese memorabili per capacità di pilota, coraggio e senso del dovere. Un gigante del volo ha scritto di lui il generale Ernesto Botto. Luca Goldoni, che da Parma, senza conoscere Gorrini, vide il suo piccolo aereo giostrare fra sciami di fortezze volanti che stavano riducendo in polvere la città, nel 1998, dopo aver letto la motivazione della Medaglia d Oro al Valor Militare, la riscrisse cosi: Abbatteva più avversari dei suoi anni (23), a sua volta precipitò lanciandosi, mezzo bruciato. Ma tornò: ciò significa che, pur sfidando la morte da vicino, più volte al giorno, a bordo del suo caccia, non ne aveva paura. E che la dignità potesse vincere la paura. Parole che toccano il cuore, evocative di immagini senza più tempo né spazio, consegnate alla storia, capaci di emozionare anche chi un caccia, magari, l ha visto solo in una fotografia. A tutti gli appassionati ricordiamo che la storia di Luigi Gorrini è raccontata in Ali d Italia, il volume di Giacomo Manfredi (magistrato di Cassazione, in passato giudice istruttore del Tribunale di Piacenza, studioso di storia patria), dedicato proprio all ultimo asso vivente dell Aeronautica Militare italiana della seconda guerra mondiale, (società editrice, Barbarossa di Milano). Una preziosa raccolta sui ricordi dell eroico ma riservato pilota. Per Gorrini si è avverato un sogno: ha portato nel suo giardino un Macchi anche se, come modello, di generazione successiva a quelli da lui pilotati. Vespa 2, infatti, aveva iniziato pilotando i Fiat Cr.42 e poi i Macchi 200, 202 e 205. Nell insieme il Macchi C.205V, il suo preferito, era un ottimo aereo: bello ed aggressivo come linea, robusto e, grazie ai cannoni, ben armato, stabile. Gorrini una volta ne ha rimarcato le sue doti di veleggiatore a motore spento. Le doti del pilota Gorrini non hanno invece bisogno di essere incensate da fiumi di inchiostro. Lui è, semplicemente, un uomo-leggenda. Parliamone per perpetuarne il mito. P.R.

18 18 IL NASTRO AZZURRO ESTENDIAMO A TUTTA L ITALIA L INIZIATIVA DELLA FEDERAZIONE PROVINCIALE DI PESARO-URBINO ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO FRA COMBATTENTI DECORATI AL V. M. FEDERAZIONE PROVINCIALE DI PESARO E URBINO Via dell Arsenale, 39 - Tel Pesaro Pesaro, 15 Gennaio 2008 Ai Soci Famigliari Aderenti al N.A. e p.c. Ai Soci Decorati al Valor Militare e p.c. Ai Soci Simpatizzanti del N.A. della Federazione Provinciale di Pesaro - Loro Sedi - Oggetto: Lettera di inizio anno Emblema Araldico del Decorato al Valor Militare. Cari amici, (omissis) eccomi a voi con queste righe di saluto per il nuovo anno Passo ora a trattare un argomento che mi sta molto a cuore: 1 ) Emblema Araldico: Dalla posta ricevuta e dai contatti quotidiani personali e telefonici con alcuni di voi Soci, mi sono fatto il convincimento che taluni non hanno ancora recepito l importanza di far parte di diritto della nostra Associazione. La nostra è l Associazione dei Combattenti Decorati al Valor Militare e questo significa che ognuno di voi ha avuto un genitore, un fratello, un marito, un nonno o un Avo che si meritò, in guerra, un riconoscimento al Valor Militare. Ormai di Combattenti, quali Soci della nostra Federazione, ne siamo rimasti solo uno sparuto manipolo e la quasi totalità è formata invece da voi Familiari dei Decorati al Valor Militare: per ognuno di voi ciò significa appartenere a Famiglie di Combattenti che in un modo o in un altro hanno pagato un prezzo spesso doloroso per l adempimento del dovere compiuto verso la Patria. Pertanto con questo scritto mi permetto di consigliarvi di coltivarne il ricordo principalmente in Famiglia tramandandolo a figli e nipoti affinché si integrino in quei VALORI che sono stati alla base del dovere compiuto dai loro Avi. Insomma vi segnalo, se pur ve ne fosse bisogno, una ricchezza morale da non sottovalutare e tanto meno disperdere, ma da coltivare perché l Avo, che è stato un Combattente Valoroso, è un esempio che è alla radice della vostra Storia di Famiglia. Un mezzo efficace di ricordo, perché visivo, è dato dallo: Emblema Araldico del Combattente Decorato al Valor Militare Già diversi anni fa feci una analoga campagna di informazione che ebbe vivo successo: ora la ripeto perché la richiesta di rilascio dell Emblema Araldico questa volta dovrebbe pervenire principalmente da parte delle giovani generazioni dei Soci. L Emblema, se esposto nella vostra casa, sarà una costante testimonianza del dovere compiuto: infatti su di esso è trascritta la Motivazione del riconoscimento (Medaglia) al Valor Militare del titolare intestato e viene rilasciato anche ai Famigliari dello stesso. La nostra Presidenza, a richiesta, compila detto documento per il quale a titolo di rimborso spese vanno corrisposti ,00 per ogni copia: credo che non vi pentirete di questa spesa quando fosse sistemato su una parete nel punto più visibile della vostra abitazione! 2 ) Come Attuarlo: L Emblema Araldico si chiede versando l importo di sul nostro C/C Postale e indicando chiaramente sul modulo allegato il nome del versante e il nome del Decorato al Valor Militare: tale nominativo deve figurare fra quelli citati con motivazione in una delle Edizioni del libro dei Decorati al V.M. pubblicati. Successivamente questa Federazione provvedere a spedirvi l Emblema che raccomando ancora di montarle in quadro e sistemarlo in punto visibile della casa. 3 ) Suggerimento: Vogliate fare un momento di riflessione su questo messaggio: viviamo in tempi in cui si sta perdendo la memoria del passato, anche del nostro passato: resistete a questo andazzo e che la vostra casa sia il sacrario del ricordo di famiglia! Cordiali saluti! Il Presidente della Federazione Provinciale Ten. Col. R.O. Luigi Leonardi

19 IL NASTRO AZZURRO 19 Con questa lettera, semplice nello stile ma efficace nel contenuto, il Presidente della Federazione Provinciale di Pesaro-Urbino ha invitato tutti gli associati della sua Federazione dell Istituto del Nastro Azzurro tra Combattenti Decorati al Valor Militare ad esporre in casa l Emblema Araldico del Combattente Decorato al Valor Militare. Si tratta di un iniziativa lodevole ed intelligente, poiché tende non solo a perpetuare il ricordo familiare del Decorato al Valor Militare per il quale si è associati all Istituto del Nastro Azzurro, ma soprattutto tende a rendere testimonianza evidente a chiunque entrerà in quelle case di cosa è stato compiuto per la Patria, casa comune di tutti gli italiani, dal membro di quella famiglia che ha avuto il riconoscimento del suo Valor Militare tramite la concessione della Decorazione. La Presidenza Nazionale plaude all iniziativa del Ten. Col. Leonardi e invita tutte le Federazioni Provinciali d Italia a lanciare analoghe iniziative. La spesa di 25 Euro non costituisce un costo irragionevole per poter evidenziare il Valore di un familiare e testimoniare pubblicamente la condivisione e la fierezza di esserne congiunti. Ma l importanza dell iniziativa del Ten. Col. Leonardi va ben oltre: permette di iniziare un percorso inverso alla tendenza culturale dominante, secondo la quale l eroismo e il Valor Militare non sono valori esemplari per le giovani generazioni. Oggi c è davvero bisogno che la maggioranza silenziosa, che per anni ha subito senza reagire l offesa demagogica e anticulturale di minoranze rumorose a piazzaiole, cominci a far sentire il peso della propria esistenza e della propria opinione con gesti semplici, misurati, ma di forte contenuto etico, sociale e culturale. Esporre in casa l Emblema Araldico è un grande onore per quella famiglia che può annoverare tra i propri membri chi ha compiuto un gesto di Valor Militare tale da meritare una decorazione. Chi visiterà quelle case potrà arricchirsi di una nuova esperienza: conoscere il costo dell altruismo supremo di chi mette a rischio la propria vita per il bene della Patria, cioè di tutti noi. A.D. ESSERE FIERI DELLA DECORAZIONE AL VALOR MILITARE In concomitanza con l iniziativa della Federazione provinciale di Pesaro-Urbino, ci giunge notizia dalla Federazione di Livorno che la fierezza per una decorazione al Valor Militare ha già dato modo, molti anni fa, ad un socio dell Istituto di decorare la propria casa con l Emblema del Nastro Azzurro. Si tratta di Turiddu Martolini, che ha combattuto con onore nella prima guerra mondiale ed ha meritato una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Per questo è divenuto socio dell Istituto del Nastro Azzurro e, nella sua casa, ha fatto installare una vetrata raffigurante l Emblema dell Istituto: l elmo piumato che sovrasta lo scudo con l insegna della sua decorazione. Questa bella immagine dell Emblema Araldico che decorava la casa, veniva mostrata con fierezza a tutti gli amici e conoscenti che la visitavano. Purtroppo, le distruzioni causate dai combattimenti della seconda guerra mondiale non hanno risparmiato l oggetto di tanto amore: la vetrata con l Emblema Araldico del Nastro Azzurro è andata distrutta, ma il figlio Marcello Martolini, anch egli, come discendente del decorato, socio dell Istituto del Nastro Azzurro Federazione provinciale di Livorno - ora abita in quella casa, ristrutturata e rimodernata, e si ricorda ancora della bella vetrata con l Emblema del Nastro Azzurro, della fierezza con cui il padre la mostrava ad amici e conoscenti e di come parlava del Valor Militare e della Patria, e ne ha fatto personalmente cenno al Presidente Nazionale, Com.te Giorgio Zanardi, il quale è stato molto colpito dalla bella ed unica iniziativa. La fierezza di avere una decorazione al Valor Militare in famiglia è un sentimento puro, eroico ed altruista: perché la Patria è il supremo bene comune. Per questa ragione sarebbe bello che in tutte le case dei soci dell Istituto del Nastro Azzurro fosse esposto l Emblema Araldico con i simboli della o delle decorazioni meritate dai propri congiunti. A.D.

20 20 IL NASTRO AZZURRO ENFIDAVILLE 13 MAGGIO 1943: LA RESA ITALIANA IN AFRICA Bergamo 1 agosto 2007 Egregio Direttore, sono la signora Edy Terranova, vedova di un decorato al Valor Militare. Ho ricevuto il periodico nazionale Il Nastro Azzurro del maggio-giugno ed ho letto con interesse il vostro articolo sulla presentazione della biografia del Gen. Messe. Mio marito si trovava al Comando di Armata il 13 maggio Nel libro Ricordo del Colonnello Giuseppe Terranova a cura del dr. Giuseppe Gerosa Brichetto, è descritto il momento del conferimento del titolo di Maresciallo d Italia al Gen. Messe e la successiva resa della 1^ Armata a Enfidaville. Le trasmetto con commozione la cronaca di quell avvenimento così come descritto da mio marito diretto testimone degli eventi, per gli usi che riterrà opportuni. Con viva cordialità. Edy Terranova Kalli È noto che alla dichiarazione di Messe di essere disposto a trattare la resa con l onore delle armi, ed al rifiuto del comando del X Corpo d Armata inglese che chiede la resa incondizionata, il Generale non risponde, ed informa il Comando Supremo di essere deciso a proseguire la lotta. Intanto la voce della nostra artiglieria si va facendo sempre più fioca. Ogni ora nuove batterie tacciono per mancanza di munizioni. Scrive Messe: Tutti gli artiglieri della 1^ Armata ricorderanno sempre con profonda emozione la solenne e fiera cerimonia con cui, di fronte ai serventi schierati nel presentat arm, si procedeva alla distruzione dei pezzi, dopo aver lanciato l ultima salva al grido di Viva l Italia! Viva il Re!.... Continua Terranova nei Suoi scritti: Giunge per radio questo messaggio: Al Generale Messe - Comandante 1^ Armata - Cessate il combattimento. Siete nominato Maresciallo d Italia. Onore a Voi ed ai Vostri prodi. Mussolini. Da Akarit ad Enfidaville: ritirata a sbalzi successivi, quindi posizione per la difesa ad oltranza, secondo le direttive del nostro Cornando Supremo, si sviluppa la nuova grande offensiva degli Anglo-Americani del 3-13 maggio; crolla di schianto e si sfalda la 5^ Armata germanica; cadono Tunisi e l 11 maggio Biserta; il Generale tedesco Von Arnim si arrende e la nostra 1^ Armata è completamente accerchiata. Il nemico invita alla resa, ed il Comando Supremo da facoltà alla 1^ Armata di trattare, Le nostre truppe - scrive Terranova sono ormai confinate in un fazzoletto di terra e circondate da francesi ed Inglesi. Il comando 1^ Armata è dislocalo in un uadi ben noto al nemico, ed esposto a tutte le offese dalla terra e dal cielo. Due pezzi da 20 costituiscono la nostra difesa antiaerea. Ci affrettiamo a consegnare il messaggio al Generale sperando di scorgere nel di Lui volto, sia pure in quei tristi momenti, un segno di compiacimento. Nessun segno, non una parola. Con un gesto della mano ci invita ad allontanarci ed entra nella Sua tenda. Quale dramma per un grande Soldato! Promosso al più alto grado della gerarchia militare proprio quando i resti della sua valorosa armata hanno le ore contate: chi non muore verrà fatto prigioniero. Il Comando ordina a tutti i reparti di sparare le poche munizioni rimaste, di distruggere le armi, ed intavolare trattative con il nemico per ottenere la resa con l onore delle armi. Partono i plenipotenziari ma vengono fermati dai Francesi e trattenuti a lungo malgrado avessero dimostrato che dovevano svolgere una delicata missione. Il comando inglese non riesce a comprendere il motivo del ritardo del loro arrivo, ed informa che fortezze volanti sono pronte a decollare per distruggerci. Siamo come in un budello: è persino inutile scavare per costruire ripari. Si presenta con molta alterigia un ufficiale francese e chie-

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