Tribunale Torino, ordinanza 7 dicembre 2005 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE CIVILE DI TORINO SEZIONE IX

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1 CAUSA n / Giurisprudenza Tribunale Torino, ordinanza 7 dicembre 2005 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE CIVILE DI TORINO SEZIONE IX CREDITONLINE SPA/ALPI Consulenza finanziaria di V. M. e V. M. Il giudice designato, dott.ssa Silvia Vitrò, sciogliendo la riserva che precede, pronuncia la seguente ORDINANZA 1) Con ricorso per ex artt. 126, 131, 132, 133 d.lgsl. n. 30/2005, 669 bis e ss. c.p.c. e 2598 c.c. e art. 23, comma 2, d.lgsl. n. 5/2003, depositato in data 11/11/2005, la CREDITONLINE SPA ha riferito: - di pubblicizzare ed offrire i suoi servizi di consulenza in materia di finanziamenti per il tramite del sito web reperibile all'indirizzo e che la denominazione "prestitionline" è stata anche oggetto di registrazione, da parte della Mutuionline, come marchio di impresa in data 23/5/2000 (con trasferimento poi della titolarità alla ricorrente stessa); - di avere, quest'anno, rintracciato sulla rete telematica un servizio di consulenza finanziaria identico a quello di Creditonline e rintracciabile al sito internet di cui è risultato titolare il sig. V. M., titolare della Alpi Consulenza Finanziaria di V. M. di Torino; - di avere, allora, con ricorso 15/6/2005, chiesto al Tribunale di Torino che fosse inibito alla controparte l'utilizzo di detto nome a dominio e comunque della denominazione prestitionline, per violazione del suo marchio e per concorrenza sleale; - che il G.D., dopo aver rilevato il difetto di titolarità del sito internet da parte della Creditonline, ha accolto però il ricorso, per violazione di marchio; - che, poi, però, a seguito di reclamo da parte della Alpi, il Collegio ha, con ordinanza 15/9/2005, revocato il predetto provvedimento cautelare, ritenendo che il marchio prestitionline avesse natura descrittiva. A questo punto la ricorrente ha riferito:

2 - di avere, successivamente al deposito dell'ordinanza emessa in sede di reclamo, provveduto a far trasferire in suo favore il nome a dominio che dunque attualmente è intestato a Creditonline; - che tale novità di fatto giustificherebbe, ai sensi dell'art. 669 septies, 1 co., c.p.c., la presentazione di nuovo ricorso cautelare. La ricorrente, allora, ha affermato: - che il nome di dominio originariamente registrato in data 27/1/2000, le è pervenuto tramite una serie ininterrotta di trasferimenti; - che la Alpi utilizza, per lo svolgimento di attività identica a quella della Creditonline, sito internet con lo stesso nome a dominio e che essa, però, ha riempito tale sito solo a partire dal 2004 (dopo la pubblicità e visibilità ottenuta dalla ricorrente); - che vi è anche identità grafica tra i loghi utilizzati dalle due parti; - che il comportamento della Alpi costituisce violazione dei diritti della ricorrente sul nome di dominio (quale segno distintivo atipico) suddetto e, più in generale, atto di concorrenza sleale. La ricorrente ha concluso chiedendo: - che sia inibito sig. V. M. e alla impresa individuale Alpi di utilizzare il sito e comunque, più in generale, la denominazione prestitionline; - con i provvedimenti conseguenti (fissazione di penale, trasferimento provvisorio del sito alla ricorrente, pubblicazione dell'ordinanza cautelare), oltre al rimborso spese ex art. 23, co. 2, d.lgsl. 5/2003. I resistenti Ditta individuale Alpi consulenza finanziaria di V. M. e V. M. personalmente (titolare del nome a dominio "prestitionline.com"), costituitisi con comparsa del 30/11/2005, hanno contestato le domande cautelari della Creditonline, osservando: - il difetto di periculum in mora, poiché il dominio "prestitionline.com" è stato registrato dal sig. V. M. già in data 16/2/2000, perché lo stesso è comunque poi stato "riempito di documenti" già a partire dal 2004 e perché la ricorrente ha aspettato tre mesi dal rilievo (ordinanza del Tribunale del 6/8/2005) del difetto di legittimazione attiva per provvedere ad acquisire la titolarità del dominio "prestitionline.it"; - l'anteriorità comunque di registrazione del dominio dei resistenti rispetto a quello riferibile alla ricorrente (risalente al 5/5/2000); - la nullità del marchio "prestitionline", per genericità e descrittività, e la relativa ripercussione sul dominio "prestitionline.it"; - la presenza di numerosi nomi a dominio contenenti la parola "prestitionline", accompagnata da TDL più diffusi; 2 Giurisprudenza

3 - l'assenza di concorrenza sleale, considerata l'anteriorità del dominio registrato dal V. M., la descrittività della denominazione "prestitionline" e l'assenza di confondibilità di forme tra i siti delle parti in contesa. I resistenti,inoltre: - si lamentano di aver subito danni sia a causa della sospensione dell'utilizzo del sito a seguito della inibitoria del 6/8/2005 (pur poi revocata con provvedimento collegiale del 15-20/9/2005), sia perché con comunicazione 31/10/2005 il motore di ricerca Google aveva annunciato la sospensione degli annunci pubblicitari del sito di Alpi a causa di "uso di marchio prestitionline nel testo degli annunci" (anche se poi aveva avuto luogo il ripristino degli annunci giorni dopo); - chiedevano, in via riconvenzionale, che fosse inibito a Creditonline ogni ulteriore contestazione dell'utilizzo di "prestitionline.com" da parte dei resistenti o diffusione di notizie sull'illegittimità dell'uso di tale dominio, con previsione di penale e pubblicazione del provvedimento. 2) Il ricorso della Creditonline spa va respinto. 2.1) La ricorrente Creditonline spa, dopo aver riferito di aver provveduto a far trasferire a proprio favore il nome di dominio (con superamento, in tal modo, del difetto di legittimazione attiva che era stato rilevato dal Tribunale di Torino precedentemente con le ordinanze 6/8/2005 e 15/9/2005), ha affermato di non basare più la sua richiesta di inibitoria (dell'utilizzo, da parte dei resistenti, del nome a dominio e comunque della denominazione "prestitionline") sul suo diritto alla tutela del marchio registrato "prestitionline", bensì solo più sulla violazione dei suoi diritti sul nome a dominio e più in generale sulla contestazione di concorrenza sleale. Ma sotto entrambi tali profili, il ricorso va respinto, perché (al di là dell'accertamento dell'anteriorità di registrazione dei rispettivi domain name delle parti), il domain name della ricorrente pare essere privo di capacità individualizzante e, come tale, non pare suscettibile di tutela giuridica, né in base alle norme sui segni distintivi, né in base alle norme sulla concorrenza sleale. 2.2) In particolare, per quanto riguarda la tutela del domain name, si osserva che il nuovo Codice della proprietà Industriale si occupa di tale segno distintivo atipico nei seguenti articoli: - art. 2: 4. "Sono protetti, ricorrendone i presupposti di legge,i segni distintivi diversi dal marchio registrato, le informazioni aziendali riservate, le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine"; - art. 12: 1-"Non sono nuovi, ai sensi dell'art. 7, i segni che alla data del deposito della domanda:-. c)siano identici o simili a un segno già noto come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio aziendale, adottato da altri, se a causa della identità o 3 Giurisprudenza

4 somiglianza fra i segni e dell'identità o affinità fra l'attività di impresa da questi esercitata e i prodotti o servizi per i quali il marchio è registrato possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni-"; - art. 22 ("Unitarietà dei segni distintivi"): "E' vietato adottare come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio aziendale un segno uguale o simile all'altrui marchio se, a causa dell'identità o dell'affinità tra l'attività di impresa dei titolari di quei segni e i prodotti o servizi per i quali il marchio è adottato, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni". Si osserva che, dalle su indicate norme, pare potersi desumere che il segno distintivo atipico domain name sia protetto in base alle norme stesse del CPI, e cioè che, in base al principio di unitarietà dei segni distintivi (art. 22) e all'espresso riconoscimento di tutela contenuto nell'art. 2, co. 4, CPI, "i presupposti di legge" (art. 2) per la tutela del domain name emergano dai principi generali di tutela dei marchi contenuti nel CPI stesso. La qual cosa sembrerebbe anche compatibile con la costante tesi giurisprudenziale, secondo al quale il domain name è sempre stato assimilabile, sia nella funzione (di segno distintivo dell'impresa e dell'attività della stessa), sia nelle forme di tutela, all'insegna e al marchio, venendo così ad essere sottoposto alla medesima disciplina dei segni distintivi tipici (v., per es.: Trib. Milano 31/5/2005; Trib. Napoli 2/7/2003; Trib. Napoli 8/3/2003; Trib. Bergamo 6/3/2003; Trib. Teramo 5/11/2002; Trib. Palermo 4/12/2001; Trib. Firenze 7/6/2001; Trib. Parma 26/2/2001; Trib. Modena 1/8/2000; rib. Modena 28/7/2000; Trib. Reggio Emilia 30/5/2000; Trib. Biella 16/5/2000); Ed allora, dalla normativa in materia di segni distintivi di cui al codice civile e dal nuovo CPI pare emergere con evidenza che presupposto per la tutelabilità di un segno distintivo come il domain name sia la capacità distintiva del medesimo (art.13 CPI: "Non possono costituire oggetto di registrazione come marchio di impresa i segni privi di carattere distintivo e in particolare quelli costituiti esclusivamente dalle denominazioni generiche di prodotti o servizi o da indicazioni descrittive che ad essi si riferiscono, come i segni che in commercio posso servire a designare la specie, la qualità, la quantità, la destinazione, il valore, la provenienza geografica ovvero l'epoca di fabbricazione del prodotto o della prestazione del servizio o altre caratteristiche del prodotto o servizio"). In ogni caso, quand'anche i presupposti di tutelabilità del domain name (ai sensi dell'art. 2, 4 co., CPI citato) dovessero essere rinvenuti esclusivamente nelle norme sulla concorrenza sleale, ex art c.c. (e si veda, per es., circa la tutelabilità del domain name ai sensi di tali norme: Trib. Messina 6/11/2000; Trib. Modena 1/8/2000; Trib. Genova 13/10/1999), anche in tal caso presupposto per la tutelabilità del domain name sarebbe sempre la sussistenza di una sua capacità distintiva, come tale meritevole di protezione. In tal senso, per es.: 4 Giurisprudenza

5 - Cass. civ., sez. I, 8/11/1986 n. 6557: "Al fine di poter affermare l'illiceità della concorrenza per uso di nomi o segni distintivi legittimamente usati da altri, è necessario che sussista, a norma dell'art c.c., un'oggettiva confondibilità tra i nomi o i segni. Non v'è, però, confusione, nel senso di cui alla citata norma, quando il nome adottato da entrambi gli imprenditori sia genericamente usato per contraddistinguere non già i prodotti specifici che provengano da un dato fabbricante, ma tutti i prodotti di quel genere, da chiunque fabbricati o messi in commercio, ovvero si tratti di sigle solo descrittive delle qualità del prodotto, pur se esse facciano parte di un marchio altrui"; - si veda, anche, sull'assenza di tutelabilità e confusione in caso di utilizzo di denominazioni prive di capacità individualizzante e meramente descrittive, per es.: Corte App. Bologna 29/8/1994; Corte App. Milano 14/5/ ) Si osserva, allora, che, nel presente caso, il domain name fatto valere dalla ricorrente ( appare essere totalmente privo di capacità individualizzante, essendo meramente descrittivo dell'attività (consulenza in materia di prestiti) svolta dalla Creditoline tramite la rete internet ("on line")- attività e mezzo identici a quelli dei resistenti-. Pertanto, anche in questo caso sono significative le osservazioni contenute nell'ordinanza collegiale emessa dal Tribunale di Torino il 15/9/2005 a seguito della procedura di reclamo: - "Nel caso di specie, la locuzione prestitionline altro non è che il sintagma della descrizione del prodotto fornito, vale a dire la prestazione di prestiti on line, e cioè in rete: l'espressione, pertanto, non ha alcuna individualità, né concreta una combinazione originale dei termini-. In altri termini, nel caso di specie l'accostamento dei termini risulta quasi banalmente rappresentativo ed evocativo del prodotto: nè, obiettivamente, può ritenersi che l'uso del termine inglese on line, nel mondo odierno, possa conferire un carattere di originalità alla combinazione. Invero, detta locuzione è conosciuta ormai sin nella scuola materna, vene utilizzata quotidianamente su qualunque mezzo di comunicazione e, a ben vedere, neppure ha un corrispondente corretto- o quantomeno utilizzato normalmente- nella lingua italiana o in altre lingue che non siano quella anglo-americana". Nè pare possa ritenersi che il domain name della ricorrente abbia acquisito capacità distintiva attraverso una sorta di fenomeno di secondary meaning (v. art. 13, 2 e 3 co., CPI). Infatti, perchè possa realizzarsi tale fenomeno, è necessario che l'espressione di uso comune o generale o descrittiva abbia assunto un significato ulteriore, di segno distintivo della provenienza dei prodotti o dei servizi da una certa impresa, per effetto di un uso molto intenso, accompagnato da una penetrante pubblicità e dalla conseguente associazione creatasi nella mente dei consumatori (v., per es.: Corte App. Torino, 28/12/2002; Trib. Trieste 24/7/1999). Ma, nel presente caso, la documentazione prodotta dalla parte ricorrente (doc. 17, 18, 19 dell'allegato 7) non sembra dimostrare un uso di tal genere, molto intenso, prolungato nel tempo e accompagnato da duratura e penetrante pubblicità: 5 Giurisprudenza

6 - il doc. 17 riporta alcune pubblicità temporalmente limitate al periodo febbraio-aprile 2001; - i doc. 18 e 19 riportano collegamenti a motori di ricerca solo di questi ultimi mesi. 2.4) Non paiono, poi, neppure sussistenti gli altri profili di concorrenza sleale lamentati dalla ricorrente. In particolare, da un lato non pare esservi, da parte dei resistenti, imitazione grafica del logo della ricorrente. Infatti- premessa l'assenza di originalità della forma e dei colori del logo "prestitionline" utilizzato dalla ricorrente nel proprio sito internet-, la forma grafica del logo corrispondente dei resistenti appare differenziarsi completamente per dimensioni, colori, posizionamento (v. doc. 14 e 15 di parte resistente). Dall'altro lato, non pare possa ravvisarsi nel comportamento dei resistenti una illecita appropriazione dei pregi della ricorrente, considerata la liceità dell'uso del generico domain name "prestitionline", come su indicato. Nè pare illecita l'attività promozionale svolta dai resistenti, trattandosi dell'utilizzo dei normali e comuni motori di ricerca su internet (doc. 20, allegato 7 della ricorrente). 3) Per quanto riguarda la "richiesta riconvenzionale" dei resistenti di inibitoria nei confronti della ricorrente, si osserva che- a prescindere dall'incertezza sull'effettiva esistenza di atti di denigrazione riconducibili alla ricorrente- l'oggetto della inibitoria richiesta appare generico ("inibire a Creditonline ogni ulteriore contestazione dell'utilizzo di prestitionline.com"; "inibire a Creditonline diffusione di notizie quanto all'illegittimità dell'uso di tale dominio") e, pertanto, non accoglibile. 4) Le spese processuali seguono il criterio della prevalente soccombenza, a carico della parte ricorrente. Il giudice designato, 6 Giurisprudenza P.Q.M. Respinge il ricorso cautelare presentato dalla Creditonline spa; Respinge l'istanza riconvenzionale dei resistenti Ditta individuale Alpi e V. M.; Condanna la ricorrente Creditonline spa a rimborsare ai resistenti le spese del giudizio cautelare, che liquida in complessivi euro 3.000, oltre Iva e Cpa. Torino, 7/12/2005. Si comunichi. Il G.I.

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