LE MEDAGLIE AL VALOR MILITARE NELL IDENTITA NAZIONALE CREMONESE NOTA PER IL LETTORE

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1 EMANUELE BETTINI 1 LE MEDAGLIE AL VALOR MILITARE NELL IDENTITA NAZIONALE CREMONESE NOTA PER IL LETTORE Con questo libro s intende ricordare tutti i combattenti decorati al Valor Militare cremonesi, o che hanno interessato in qualche modo il territorio dalle guerre per l Indipendenza alla lotta di Liberazione. La pubblicazione non ha pretesa alcuna, è solo un punto di riferimento per la conservazione della memoria storica fondamentale per capire le origini e l evoluzione di un Paese. Lo studio qui riportato si è valso dei dati pubblicati nel 1939 e 1974 ai quali si sono aggiunti alcuni nominativi rimasti esclusi in precedenza. Le citazioni sono suddivise per periodo storico ed eventi significativi per la storia italiana. I dati citati sono quelli emersi dalla ricerca 1 Commissario Straordinario Istituto del Nastro Azzurro tra decorati al Valor Militare Cremona ( ) 1

2 condotta nell intento di dare corpo e concretezza ai personaggi eroici protagonisti dei fatti. A differenza di quanto pubblicato in precedenza, abbiamo scelto di far precedere gli elenchi da un ampio percorso di carattere storico al fine di meglio comprendere il contesto socio politico e militare entro cui si sono sviluppati gli avvenimenti. Tale tracciato è rivolto soprattutto alle giovani generazioni affinché possano immergersi in una approfondita analisi della nostra storia nazionale e rivisitare gli atti di eroismo per mezzo dei quali ci troviamo a vivere in un Paese libero e democratico. E.B. 2

3 (Roma, 27 dicembre Palazzo Giustiniani - Enrico De Nicola firma l'atto di promulgazione della Costituzione della Repubblica Italiana) 3

4 CREMONA E I SUOI DECORATI NEL CONTESTO STORICO DELL ITALIA UNITA Il territorio della provincia di Cremona è certamente uno dei più fertili sotto il profilo storico per la sua collocazione geografica, per le dominazioni che ha subito e, soprattutto, per i passaggi storici di cui è stato protagonista. La città, nata romana (218 a.c.), baluardo bizantino, signoria del marchese Cavalcabò (1276), territorio della Repubblica di Venezia, divenne dominazione spagnola sotto Filippo II. Dopo un breve periodo di governo francese ( ) fu conquistata dall Austria nel L avvento di Napoleone Bonaparte portò il territorio a far parte della Repubblica Cisalpina prima e della Repubblica Italiana (quella di Napoleone del 1802) dopo. Tolta la breve parentesi dell occupazione francese, Cremona ritornò all Austria e vi rimase fino alla II Guerra d Indipendenza, quando l imperatore Francesco Giuseppe fu sconfitto nella battaglia di Solferino-San Martino (24 giugno 1859). Ceduta la Lombardia al Piemonte e proclamato il Regno d Italia (1861), Cremona entrò a far parte definitivamente del nuovo Stato creato dai Savoia. Gli anni successivi videro la nascita del Socialismo con Leonida Bissolati, le Leghe Bianche di Guido Miglioli e lo strapotere di Roberto Farinacci esponente dell ala 4

5 fascista intransigente e segretario del partito dal 1925 al Volendo tracciare un percorso storico contemporaneo, possiamo quindi indicare la seguente via: repubblica napoleonica, massiccia partecipazione alle guerre risorgimentali, nascita del Socialismo, nascita delle cooperative bianche, nascita del Fascismo con la fondazione dei Fasci di Combattimento ad opera dello stesso Farinacci nel La concentrazione di tali momenti storici e gli eventi che li hanno caratterizzati nel territorio hanno evidenziato molti personaggi, che sono divenuti protagonisti della Storia ufficiale, vedi il maggiore dei bersaglieri Giacomo Pagliari, che guidò l ingresso delle truppe sabaude a Porta Pia (20 settembre 1870) rimanendo ucciso nell azione e per questo decorato con la medaglia d oro al valor militare. Nella I e II Guerra d Indipendenza e nella Spedizione di Garibaldi in Sicilia, pur avendo visto la partecipazione di molti volontari cremonesi (tra cui Pietro Ripari medico personale del Generale, il col. Giovanni Cadolini, il marchese Gaspare Trecchi) non ci furono grandi riconoscimenti ad eccezione del generale Boni Annibale, che ebbe un percorso militare completo e di grande prestigio, dedicatosi infine alla politica come senatore del Regno e di Binda Carlo (promosso ufficiale sul campo per essersi distinto a Maccaracca, Santa 5

6 Giustina e Santa Lucia), che si guadagnò la medaglia d argento combattendo a Novara. 2 Ci furono, invece, atti di valore riconosciuti a cominciare dalla III Guerra d Indipendenza, per poi continuare negli anni successivi (saltando la parentesi della colonizzazione di fine Ottocento e primi Novecento, che non vide grandi atti di valore se non una medaglia di bronzo assegnata sul campo al fante Comelini Roberto Misurata 1912). La Prima Guerra Mondiale, il secondo periodo coloniale, la Seconda Guerra Mondiale e la lotta partigiana hanno lasciato, infine, testimonianze più significative. Ciò non significa che non furono compiuti atti di valore nel 1800, ma i grossi conflitti coinvolsero un numero tale di uomini che, inevitabilmente, hanno lasciato molte più tracce degli anni precedenti. Aprendo una piccola parentesi sugli atti di eroismo, è doveroso citare anche alcuni cremonesi che, pur non essendo stati decorati, trovano una collocazione che li ricorda sui campi di battaglia. Basti pensare a Ernesto Chiappari morto in combattimento sul colle di Solferino. La lapide, unica dedicata a un cremonese, è collocata vicino all ossario e lo ricorda con queste parole: A ERNESTO CHIAPPARI di Cremona appena 2 A proposito di Binda Carlo, si ricorda che la famiglia Binda ha dato alla causa dell unità d Italia ben quattro eroici combattenti: Binda Antonio ( ), Binda Carlo ( ), Binda Enrico ( ), Binda Luigi ( ). Pur avendo partecipato tutti alle campagne risorgimentali, solo Carlo fu decorato con la medaglia d argento meritata per il suo comportamento nel corso della battaglia di Novara del Tutta la famiglia subì la persecuzione e la via dell esilio (Antonio in Svizzera, Enrico in Piemonte, Luigi in Svizzera). 6

7 ventenne volontario nel 17 Reg. Brigata Acqui combattendo per l Indipendenza d Italia nella memorabile battaglia 24 giugno 1859 sopra questo colle morì. Un altra parentesi da aprire riguarda gli eroi nazionali che hanno avuto in qualche modo un percorso cremonese. È il caso di Cesare Battisti sposato con Ernesta Bittanti (la cui nascita nel 1871 è contesa da Cremona e Brescia) figlia del professor Luigi Bittanti preside dell istituto tecnico di Cremona e insegnante di matematica. Fervente antifascista, è nota la sua posizione critica a seguito delle leggi razziali del Il quotidiano locale La Provincia il 30 ottobre 1916 dedicherà ampio spazio alla commemorazione della morte di Cesare Battisti (amico di Arcangelo Ghisleri), cerimonia avvenuta nel teatro Politeama Verdi alla presenza delle massime autorità tra cui Ettore Sacchi e Filippo Turati. Ernesta Bittanti è definita l ultima donna del Risorgimento italiano. Quando nel 1928 fu istituzionalizzato il Nastro Azzurro tra combattenti decorati al Valor Militare (fondato nel 1923), il Paese, uscito dal disastro militare di Caporetto, ma alla fine vittorioso, sentì la necessità di recuperare la memoria storica di coloro che avevano dato la vita per la nuova Patria nata dall Unità d Italia. E questo amore verso la Nazione accompagnò la nostra Storia nazionale negli anni successivi, anche durante lo Stato forte, perché molti valorosi compirono atti degni di menzione. È il caso del Comandante Luigi Valcarenghi (medaglia 7

8 d oro al Valor Militare), che aveva aderito al Fascismo, ma che aveva dato la propria vita per l Italia. La Resistenza, alla fine del Ventennio, vide quindi altri personaggi, altre decorazioni, altre storie degne di essere ricordate. Questo libro tenta di dare una traccia organica, un percorso storico unitario attraverso la ricostruzione dei fatti e la riflessione sulla vita di uomini che hanno avuto il senso della Nazione e si sono riconosciuti sotto un unica bandiera. Ovviamente la ricerca, come tutte quelle di questo genere, può avere delle lacune e delle inevitabili omissioni. Nel lavoro proposto si è cercato di dare un target storico didattico, che possa essere una traccia significativa per chi a distanza di tempo voglia approfondire il ricordo di coloro che hanno creduto nei valori portanti della Società alla quale ogni cittadino deve guardare in nome della Costituzione repubblicana, frutto della collaborazione di tutte le forze democratiche uscite dalla guerra di Liberazione. 8

9 (Cesare Battisti Ernesta Bittanti) 9

10 GLI SCENARI BELLICI Pur essendo stati compiuti innumerevoli atti di valore durante la I e la II Guerra d Indipendenza e nel corso della Campagna di Sicilia del 1860, i primi veri riconoscimenti avvennero solo a cominciare dalla III, chiamata anche Guerra austro-prussiana (1866). Prima di procedere all elencazione dei decorati al valor militare (oltre 350 su tutto il territorio) è bene dedicare uno spazio ai fatti nei quali sono stati compiuti eroismi e che hanno visto la partecipazione di concittadini alcuni illustri altri sconosciuti. I GUERRA D INDIPENDENZA ( ) La Prima Guerra d Indipendenza ruota essenzialmente attorno a due momenti cruciali e drammatici: le Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo 1848) alle quali seguì l armistizio di Vigevano (meglio noto come l armistizio di Salasco dal nome del generale Carlo Canera di Salasco che lo firmò il 9 agosto 1848) e la disfatta di Novara il 23 marzo 1849 a seguito della quale re Carlo Alberto di Savoia abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II. Il 1848 non vide atti di valore da parte cremonese degni di essere riconosciuti con la medaglia d oro al Valor Militare, se non l intervento dei volontari guidati da Gaetano Tibaldi e trucidati a colpi di baionetta a Sclemo (Achille Digiuni medico della Colonna Tibaldi, Cesare Verdelli, Domenico Ferrari, Annibale Gabbioneta, 10

11 Berengario Gabbioneta, Anacleto Merli, Ferdinando Pizzola e Vincenzo Poglia). Volendo riconoscere il martirio di questi coraggiosi, forse Vincenzo Poglia, volontario morto in combattimento a soli sedici anni, avrebbe potuto essere decorato con una medaglia al Valor Militare, ma i tempi non erano ancora maturi per riconoscimenti del genere. L occasione si presentò, invece, nel 1849 con la battaglia di Mortara e Novara. Dal 20 al 23 di marzo le forze piemontesi furono impegnate in un teatro di guerra abbastanza ampio: Pavia, la Cava, Mortara, Casatisma, Stradella, Voghera. Dovevano affrontare circa soldati austriaci che scendevano da Milano vero il fiume Po per oltrepassarlo e entrare in Piemonte. Al comando della V Divisione Volontari era il generale Gerolamo Ramorino al quale era stato dato l ordine di fronteggiare l esercito austriaco abbattendo il ponte che collegava Casatisma, dove egli aveva stabilito il suo Stato Maggiore, e Stradella. Ramorino, ignorando l ordine ricevuto, fece passare il grosso delle truppe sull altra sponda abbattendo solo in un secondo momento il ponte sul Po. Con questa manovra pose una variante al piano operativo e salvò l intera Divisione dal massacro. Ma la sua condotta fu censurata. Accusato di alto tradimento, fu processato, degradato e fucilato (22 maggio 1849). Questi tre giorni di combattimenti vengono indicati come la battaglia di Novara, la cui disfatta fu imputata al generale Ramorino. Di questo chiacchierato comandante bisogna ricordare che fu ufficiale 11

12 napoleonico. Convinto repubblicano, non era benvisto negli ambienti militari piemontesi, che vedevano una soluzione monarchica del conflitto. Per questo motivo alcuni storici sostengono che egli fu intenzionalmente mandato allo sbaraglio con l intenzione di renderlo vittima sacrificale delle idee monarchiche. È in questo contesto che troviamo due ufficiali cremonesi che si sono guadagnati la medaglia d argento al Valor Militare: Annibale Boni (militare di carriera) e Carlo Binda (maresciallo d alloggiamento del Genova Cavalleria) 3. II GUERRA D INDIPENDENZA ( ) Dopo la disastrosa Campagna del , che aveva visto il fallimento delle Cinque Giornate di Milano, la disfatta di Novara, il processo al generale Gerolamo Ramorino e la morte di Carlo Alberto di Savoia, Vittorio Emanuele II, succeduto alla guida del Piemonte, cercò l alleanza con la Francia di Napoleone III. I tempi erano maturi per iniziare un nuovo conflitto e così avvenne nella primavera del Le armate franco-sarde si trovarono ad affrontare l esercito imperiale austriaco nella battaglia di Solferino San Martino (24 giugno 1859). Fu una carneficina (perdite alleate tra morti, feriti, catturati o dispersi Il riconoscimento della medaglia d argento al Valor Militare al maresciallo Carlo Binda è citata nel libro IL VALORE ITALIANO Storia dei fatti d armi e atti di valore compiuti dal 1848 al 1870 per l Indipendenza d Italia, Volume Primo, pag. 186; Ghione e Lovesio Editori Roma, 1883) 12

13 perdite imperiali ) nella quale emersero figure di personaggi sconosciuti tra cui il cremonese prima ricordato Ernesto Chiappari. Ma per la prima volta nella nostra Storia nazionale, a un mese esatto dalla vittoria sull Impero Asburgico, il 24 luglio 1859 il re di Piemonte-Sardegna decorava con la medaglia d oro al valor militare la bandiera di un reggimento straniero, il 3 Reggimento Zuavi Francesi. La motivazione fu la seguente: Per essersi maggiormente distinti nei fatti d'armi di Palestro addì 31 maggio Questa decorazione ha un significato molto importante perché nel cimitero monumentale di Cremona fu eretto un ossario dedicato ai soldati francesi feriti nel corso della battaglia di Solferino e morti in città nelle settimane successive. L ossario è stato recentemente restaurato e consegnato alla cittadinanza il 24 giugno 2011 (in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell Unità d Italia) alla presenza del Console Generale di Francia a Milano. Il progetto del restauro si è realizzato grazie al contributo dell Ambasciata di Francia e del Comune di Cremona e grazie all interessamento dell Istituto per la Storia del Risorgimento italiano della provincia di Cremona. La presenza di volontari cremonesi, già nota nel 1848 per aver partecipato ai combattimenti di Sclemo e Castel Toblino sotto il comando di Gaetano Tibaldi, si consolidò nel 1859 per poi rafforzarsi con la Spedizione dei Mille nel Sono da ricordare i diari di Angelo Enrico Crema (1859) e Guido Acerbi ( ). 13

14 Un percorso tutto particolare è, infine, quello del tenente generale Annibale Boni. Dopo aver frequentato l accademia militare di Wiener Neustadt e militato nell esercito imperiale austriaco, passò con tra le fila piemontesi guadagnandosi la medaglia d oro nella battaglia di Custoza del 1866, successiva a quella d argento conseguita per un atto di eroismo sul campo di Mortara nel Nel periodo tra le due medaglie Boni si distinse nella battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860), che vide la disfatta dell esercito pontificio comandato dal generale Lamoricière e la morte del generale Georges de Pimodan. Per il suo comportamento nel corso dei combattimenti, il generale comandante Enrico Cialdini gli fece ottenere la croce dell Ordine Militare di Savoia. Nei mesi successivi partecipò all assedio di Gaeta, conseguendo nel 1861 il titolo di Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. LA CAMPAGNA DI SICILIA DEL 1860 Se andiamo a leggere il famoso elenco dei Mille, troviamo i nomi di alcuni Cremonesi che parteciparono alla Spedizione garibaldina (Arcari Sante Luigi, Balboni Antonio Davide, Bozzetti Romeo, Crema Angelo Enrico, Donelli Andrea, Fiorini Edoardo, Giulini Luigi, Gramignola Innocente, Guida Carlo, Maestroni Ferdinando, Maliverni Carlo, Mina Alessandro, Pasini Giovanni, Peroni Giuseppe, Ripari Pietro, Tassani Giacomo, Torchiana Pompeo, Vajani Giovanni, Valcarenghi Carlo, Valenti Carlo). Considerando 14

15 l elevato numero di bergamaschi, i cremonesi che partirono con Garibaldi costituivano un bel gruppo affiatato. Una volta sbarcati a Marsala, i volontari si diressero alla volta di Calatafimi dove avvenne uno dei più cruenti scontri dell intera Campagna di Sicilia (15 maggio 1860). La battaglia, nota per la famosa frase rivolta da Garibaldi a Nino Bixio Qui si fa l Italia, o si muore, ci regala la prima medaglia d argento al valor militare il tenente generale Bozzetti Romeo. Il Bozzetti nel 1866 fu insignito di una Menzione Onorevole mutata in medaglia di bronzo al Valor Militare per essersi distinto nel fatto d arme di Borgoforte il 5 e 7 luglio con la seguente motivazione: Per spiegata attività, coraggiosa condotta durante l azione e valoroso contegno onde essere di esempio ai suoi subordinati. III GUERRA D INDIPENDENZA (1866) Il quadro della partecipazione cremonese alle prime tre guerre per l indipendenza d Italia (considerando la Prima Guerra Mondiale come IV Guerra d Indipendenza) va praticamente delineandosi. Ma il 1866 (anno della cessione di Venezia a Napoleone III, che a sua volta la consegnava all Italia con il riconoscimento del Regno di Vittorio Emanuele II) fu anche l anno che regalò a Cremona ben due medaglie d oro al Valor Militare. Oltre a quella del generale Annibale Boni (già medaglia d argento a Magenta nel 1849), fu assegnata anche al capitano di cavalleria del 15

16 reggimento cavalleggeri di Alessandria Marchesi de Taddei Malachia per il suo comportamento eroico nel corso del combattimento di Villafranca (24 giugno 1866). La data è importante perché in quella località Umberto I stava per cadere prigioniero nelle mani degli austriaci. L eroica resistenza delle forze italiane (il Regno d Italia era stato proclamato il 17 marzo 1861) è ricordata da un obelisco con la scritta: QUI NEL MATTINO DEL 24 giugno 1866 il 49 Reggimento Fanteria disposto in quadrato per improvviso assalto degli Austriaci salvò UMBERTO DI SAVOIA Al valore dell' Esercito alla virtù del Principe primo nella battaglia gli abitanti di Villafranca 8 Dicembre

17 La narrazione del combattimento in cui Malachia Marchesi de Taddei si guadagnò la decorazione viene così riportata in una cronaca dell epoca: Verso le 7,15, mentre il principe Umberto si appresta a far retrocedere alcuni battaglioni per appoggiarsi meglio a Villafranca, si ode il cannone verso Ganfardine e si vede da quella parte un immenso polverone: poco dopo con una furiosa carica il 13 Ulani di Trani si precipita sulla sinistra. Umberto dati gli ordini opportuni per respingere l attacco, lo aspetta con il suo stato maggiore nel quadrato del IV battaglione del 49 Fanteria. Gli ulani a frotte penetrano fra i quadrati; si gettano sull artiglieria; molti giungono alla strada maestra, ne saltano i fossi, galoppano all impazzata fino alla ferrovia; qualche quadrato è sgominato, parte dei serventi rimangono uccisi. Il capitano Marchesi de Taddei, visto che la cavalleria avversaria ha preso di mira il quadrato del 49, con rara abilità e colpo d occhio, converge di galoppo con il suo 3 squadrone e al grido di Viva il re! caricat! Si lancia sul fianco degli ulani che, disordinati dalla corsa vertiginosa, subiscono gravissime perdite e deviano dal loro obiettivo, dando di cozzo in altri quadrati. Al capitano Marchesi viene ucciso il cavallo ed egli stesso è ferito da un colpo di lancia, ma balza su un cavallo vagante di un ulano e ritorna nella mischia 17

18 (Ossario di Solferino lapide di Ernesto Chiappari) 18

19 (Ossario soldati francesi Cimitero Monumentale di Cremona 19

20 (Guido Acerbi in divisa da Cacciatore dell Etna archivio storico E. Bettini) 20

21 (telegramma che annuncia l inizio delle ostilità nel 1866 archivio storico E. Bettini) 21

22 PRESA DI ROMA (20 settembre 1870) Il fatto d arme che segnò una svolta storica nel panorama politico-militare italiano fu senza dubbio la resa dello Stato Pontificio. Il 20 settembre 1870, dopo un breve cannoneggiamento, le forze italiane si aprirono un varco nelle mura all altezza di Porta Pia e entrarono in Roma. I primi a varcare la breccia furono i bersaglieri guidati dal maggiore Giacomo Pagliari, nativo di Persichello e anch egli educato alla scuola militare di Wiener Neustadt come il generale Annibale Boni. Colpito da una pallottola vagante, rimase ucciso mentre incitava i suoi uomini. Gli venne riconosciuta la medaglia d oro al Valor Militare. Lo scrittore Edmondo De Amicis, che partecipò come volontario alla conquista di Roma, così raccontò il momento e la morte di Pagliari: Non ricordo bene che ora fosse quando ci fu annunziato che una larga breccia era stata aperta vicino a Porta Pia e che i cannoni dei pontifici appostati là erano stati smontati. Quando la Porta Pia fu affatto libera, e la breccia vicina aperta sino a terra, due colone di fanteria furono lanciate all'assalto. Non vi posso dar particolari. Vidi passare il 40 (fanteria) a passo di carica; vidi tutti i soldati, presso alla porta, gettarsi a terra in ginocchio, per aspettare il momento d'entrare. Udii un fuoco di moschetteria assai vivo; poi un lungo grido "Savoia!" poi uno strepitio confuso; poi una voce lontana che gridò: "Sono entrati!". Arrivarono allora a passi concitati i sei 22

23 battaglioni dei bersaglieri della riserva; sopraggiunsero altre batterie di artiglieria; s'avanzarono altri reggimenti: vennero oltre, in mezzo alle colonne, le lettighe per i feriti. Corsi con gli altri verso la Porta. I soldati erano tutti accalcati intorno alla barricata; non si sentiva più rumore di colpi; le colonne a mano a mano entravano. Da una parte della strada si prestavano i primi soccorsi a due ufficiali di fanteria feriti; uno dei quali, seduto in terra, pallidissimo, si premeva una mano sul fianco; gli altri erano stati portati via. Ci fu detto che era morto valorosamente sulla breccia il maggiore dei bersaglieri Pagliari, comandante del 35. Vedemmo parecchi ufficiali dei bersaglieri con le mani fasciate. Sapemmo che il generale Angolino s'era slanciato innanzi ai primi con la sciabola nel pugno come un soldato. Entrammo in città. Le prime strade erano già piene di soldati. È impossibile esprimere la commozione che provammo in quel momento; vedevamo tutto in confuso, come dietro una nebbia. Alcune case arse la mattina fumavano, parecchi zuavi prigionieri passavano in mezzo alle file dei nostri, il popolo romano ci correva incontro. Salutammo, passando, il colonnello dei bersaglieri Pinelli; il popolo gli si serrò intorno gridando. A misura che procediamo nuove carrozze, con entro ministri ed altri personaggi di Stato, sopraggiungono. Il popolo ingrossa. Giungiamo in piazza di Termini; è piena di zuavi e di soldati indigeni che aspettano l'ordine d ritirarsi. Giungiamo in piazza del Quirinale (allora residenza del Papa). Arrivano di 23

24 corsa i nostri reggimenti, i bersaglieri, la cavalleria. Le case si coprono di bandiere. Il popolo si getta fra i soldati gridando e plaudendo. Passano drappelli di cittadini con le armi tolte agli zuavi. I sei battaglioni dei bersaglieri della riserva, preceduti dalla folla, si dirigono rapidamente, al suono della fanfara, verso piazza Colonna. Il Campidoglio è ancora occupato dagli squadriglieri e dagli zuavi. Una folla di popolo accorsa per invaderlo è stata ricevuta a fucilate. Parecchi feriti furono ricoverati nella case; fra gli altri, un giovanetto che marciò quindici giorni coi soldati. Il popolo è furente. Si corre allora a chiamare i bersaglieri. Due battaglioni arrivano sulla piazza, ai piedi della scala. I pontifici, al primo vederli, cessano di tirare; ma restano in atto di resistere. Una specie di barricata di materassi è stata costrutta in alto. L'assalirla di viva forza potrebbe costar molte vittime; s'indugia, forse gli zuavi s'arrenderanno, si dice che hanno paura dell'ira popolare. Tutte le strade che circondano il Campidoglio sono piene di gente armata che sventola bandiere tricolori e canta inni patriottici. Intanto ai bersaglieri che attendono sulla piazza son portati in gran copia vini, liquori, sigari, biscotti. La moltitudine va crescendo, cresce lo strepito. I conventi vicini, dove si crede che siansi rifugiati gli zuavi e gli squadriglieri, sono circondati dai bersaglieri e dalla fanteria Si ritorna in fretta verso il Corso. Tutte le strade sono percorse da grandi turbe di popolo che agitano armi e 24

25 bandiere. I soldati pontifici che s'avventurano imprudentemente a passare per la città a due, a tre, o soli, sono circondati, disarmati e inseguiti. Giungiamo in piazza Colonna. In mezzo alla piazza ci sono circa duecento zuavi disarmati, seduti sugli zaini, col capo basso, abbattuti e tristi. Intorno stanno schierati tre battaglioni di bersaglieri. Il colonnello Pinelli e molti ufficiali guardano giù dalla loggia del palazzo che chiude il lato destro della piazza. Popolani, signori, signore, donne del popolo, vecchi, bambini, tutti fregiati di coccarde tricolori, si stringono intorno ai soldati, li pigliano per le mani, li abbracciano, li festeggiano. Nel Corso non possono più passare le carrozze. I caffè di piazza Colonna sono tutti stipati di gente; ad ogni tavolino si vedono signore, cittadini e bersaglieri alla rinfusa. Una parte dei bersaglieri accompagna via gli zuavi in mezzo ai fischi del popolo; tutti gli altri sono lasciati in libertà. Allora il popolo si precipita in mezzo alle loro file. Ogni cittadino ne vuole uno, se lo pigia a braccetto e lo conduce con sé. Molti si lamentano che non ce n'è abbastanza, famiglie intere li circondano, se li disputano, li tirano di qua e di là, affollandoli di preghiere e d'istanze. I soldati prendono in collo i bambini vestiti da guardie nazionali. Le signore domandano in regalo le penne. 25

26 (archivio storico E. Bettini) 26

27 LA GRANDE GUERRA 27

28 ovvero LA IV GUERRA D INDIPENDENZA Il processo risorgimentale tende a chiudersi di fatto con la Prima Guerra Mondiale chiamata dagli italiani anche IV Guerra d Indipendenza. Tra le centinaia di migliaia di uomini mandati allo sbaraglio alcuni cremonesi si distinsero per atti di valore nei luoghi più significativi della nostra Storia nazionale: Piave, Gorizia, Vittorio Veneto, Cividale, Montello, Sabotino, col d Asiago, Carso, monte Grappa, Tagliamento. Questi nomi di località, che ricorrono frequenti nelle citazioni delle battaglie nel corso delle quali furono meritate le decorazioni al Valor Militare, ci danno delle indicazioni precise dove cercare riferimenti e storie personali. A differenza delle guerre precedenti, il primo conflitto mondiale fu caratterizzato dalla famigerata guerra delle trincee e delle mine. Iniziò di fatto una guerra di posizione fatta di uomini immersi nel fango, uccisi come topi dai gas nervini, mentre altri minavano le montagne, facendole esplodere e schiacciando nelle gallerie scavate nella roccia i soldati nemici che vi avevano trovato rifugio o costruito postazioni. Ora diamo comunque un senso cronologico allo svolgimento della guerra da parte italiana con lo sguardo rivolto al Nord-Est, dove sono avvenuti i combattimenti 28

29 più significativi nel corso dei quali diversi cremonesi meritarono la decorazione al Valor Militare: 24 maggio 1915 Entrata in guerra dell Italia La prima cannonata viene sparata dal forte Verena (Asiago), anche se il grosso dell esercito italiano si trova schierato sul fronte del Carso. Maggio/giugno 1915 Guerra dei forti negli altopiani La guerra di cannonate tra le fortezze degli altopiani veneti e trentini è breve ma intensa. In poche settimane le fortezze di entrambe le parti vengono demolite. Il numero dei morti è irrilevanti. Le perdite sono dovute principalmente ad azioni offensive improvvise della fanteria italiana nel settore del Verena e di Rovereto. 16 giugno 1915 fronte Carsico Gli italiani conquistano il monte Nero. 23 giugno 1915 / 18 agosto 1917 Le battaglie sul fronte del Carso sono 11. È un inutile carneficina di uomini. Si combatteva ancora con concezioni arretrate. I comandanti di entrambe le parti erano personaggi che agivano con criteri ottocenteschi senza considerare minimamente le nuove tecnologie motorizzate e la potenza di fuoco devastante dell artiglieria. 1 gennaio 1916 inizia la guerra delle mine 29

30 Mina austriaca sul Piccolo Lagazuoi. 6 aprile e 17 aprile 1916 Col di Lana Mina austriaca e contromina italiana. Maggio/giugno 1916 Strafexpedition Spedizione punitiva mirata a sfondare sugli altipiani trentini e veneti per girare alle spalle la grande sacca verso il bellunese e il Friuli. Fu una delle più grandi battaglie della storia, in cui si fronteggiarono un milione di uomini. Giugno 1916 Arresto della strafexpedition Controffensiva italiana sull altipiano di Asiago che costringe gli imperiali ad arroccarsi sulla linea Ortigara, Zebio, Interrotto, Val d Assa, Tonezza, Pasubio. 11 luglio 1916 la guerra sulle Dolomiti Mina italiana sul Castelletto (Tofane) settembre 1916 guerra delle mine Mine e contromine sul Cimon di Tonezza. Autunno 1916 Guerra di posizione e delle mine Inutili e orrendi massacri tra l Ortigara, il monte Zebio ed il Pasubio. 14 gennaio 1917 anno nuovo nella guerra delle mine 30

31 Mina austriaca sul Piccolo Lagazuoi, ne verranno fatte esplodere altre quattro nel corso dell anno prima della ritirata di Caporetto giugno 1917 tragedia sull Ortigara La battaglia per il tentativo di conquistare l Ortigara finisce con una carneficina di morti. Luglio-ottobre 1917 guerra delle mine Ultimi atti della guerra sulle Dolomiti e Lagorai. Vengono usate mine sul Piccolo Lagazuoi, sulla Marmolada, sul Sief-Col di Lana e Colbricon. 29 settembre 1 ottobre 1917 apoteosi della guerra delle mine Esplosione di dieci mine austriache in successione, con risposta di mina italiana. Ottobre 1917 XII battaglia dell Isonzo Gli austro-ungarici affiancati dai più valorosi reparti tedeschi, usando nuovissime tattiche e dinamismo affidato a reparti motorizzati, sfondano in valle la linea italiana. Tra i comandanti tedeschi si fa notare E. Rommel che poi diverrà famoso, anche grazie all esperienza qui acquisita, come la volpe del deserto. 24 ottobre 1917 Caporetto L evento più disastroso della storia militare italiana. Un milione e mezzo di uomini allo sbando. 31

32 27/31 ottobre 1917 Tagliamento Si abbozza una drammatica, ma totalmente inefficace, difesa sul Tagliamento. 9 novembre 1917 Dimissioni di Cadorna Luigi Cadorna paga la sconfitta di Caporetto. È sostituito da Armando Diaz, che concepisce un nuovo tipo di tattica: la difesa elastica. Cadorna, ancorato ad una concezione risorgimentale di guerra di posizione e ad una rigorosissima strategia, lascia a favore di un comandante dinamico anche se piuttosto indeciso. Novembre 1917 Ritirata sul Grappa Le truppe di montagna, che combattevano sul fronte dolomitico, scendono lungo il Piave e vengono dirette sul Grappa. Novembre 1917 Arroccamento sul Grappa Perso l attimo decisivo, da parte austro-ungarica, per attraversare il Piave si passa ad una guerra di posizione e assalti per la conquista del Grappa. Da parte italiana, nel frattempo, venne fortificata e rinforzata la cima e le dorsali laterali. Novembre/dicembre 1917 battaglia d arresto sul Grappa Quella che doveva essere una battaglia per rallentare l avanzata imperiale si trasforma in una riscossa italiana. Fu una svolta epocale soprattutto filosofica e 32

33 psicologica dei soldati italiani che ora combattevano per un ideale di Patria. Novembre 1917 Offensiva sull altipiano di Asiago Franz Conrad von Hötzendorf (Capo di S.M. austriaco) 4 non demorde dall idea di sfondare il fronte sugli altipiani per dilagare in pianura. Attacchi e contrattacchi si susseguono ininterrottamente fino a gennaio Dicembre 1917 Offensiva austro-ungarica sul Grappa Nonostante le avverse condizioni climatiche si tentarono gli assalti alle ben posizionate geograficamente, ma ancora incerte e fragilissime, postazioni italiane. Presa dell Asolone e del Pertica. 24 dicembre 1917 guerra delle mine Nuova, impressionante, mina austriaca devasta il Dente italiano del Pasubio. 21 gennaio 1918 guerra delle mine Risposta italiana con mina sul Dente austriaco del Pasubio. 4 Franz Conrad von Hötzendorf, nominato Capo di S.M. nel 1906 e sollevato dall incarico nel 1917, fu molto criticato dal generale tedesco Hans von Seeckt, che disse di lui: su Conrad ricadeva infatti la responsabilità di aver intrapreso una serie di irrazionali offensive, che avevano portato alla distruzione dell'esercito regolare fin dall'inizio del conflitto, con la conseguenza che il confronto dovette in breve essere sostentato dal potenziale umano della riserva - quindi male addestrato. 33

34 2 febbraio 1918 guerra delle mine Risposta austriaca con mina sul Dente italiano del Pasubio. Il botta e risposta prosegue ulteriormente con altri botti il 13 febbraio, il 24 febbraio, il 5 marzo fino al 13 marzo con l esplosione di 500 quintali di polvere sul Dente italiano giugno 1918 Battaglia del solstizio Grande offensiva austro-ungarica. Fu l ultima ondata del grande esercito imperiale ridotto ormai alla fame. Nel frattempo gli Stati Uniti supportano con rifornimenti l esercito italiano. Settembre 1918 Concezione della battaglia offensiva Con gli imperiali allo sfacelo e i sempre più evidenti motivi di conclusione della guerra, il governo italiano insiste sul Comando Supremo per una offensiva volta a riconquistare il Veneto e il Friuli in modo da non trovarsi in una situazione ambigua al tavolo delle trattative di pace ottobre 1918 Battaglia decisiva Tra il Grappa ed il Piave l esercito italiano sfonda e sbaraglia definitivamente quello che era il più grande esercito e il più grande impero del mondo. Le truppe italiane entrano a Vittorio (poi Vittorio Veneto Treviso). Nonostante un eroica difesa fino all ultimo, crolla militarmente, politicamente ed economicamente un impero con 700 anni di storia. 34

35 3 novembre 1918 La guerra è vinta I reparti italiani entrano vittoriosi a Trento e a Trieste. 3 novembre 1918 Armistizio che entra in vigore, di fatto, il 4 novembre A Villa Giusti alla Mandria, periferia di Padova, viene firmato l armistizio che sancisce la fine delle ostilità tra numerose polemiche, i soldati austro-ungarici sono lasciati allo sbando tra il Grappa e gli altopiani. L AFFONDAMENTO DELLA CORAZZATA LEONARDO DA VINCI LA TRAGICA FINE DEL CAPITANO DI VASCELLO GALEAZZO SOMMI PICENARDI DI CREMONA In questo enorme dispiegamento di truppe s inserisce un episodio che non riguarda le forze di terra, ma la Regia Marina alla fonda nel Mare Piccolo di Taranto. La corazzata Leonardo da Vinci per motivi ignoti s incendiò e fu distrutta. Il comandante era il cremonese capitano di vascello Conte Galeazzo Sommi Picenardi. Fu aperta un inchiesta e ci furono indagati. Furono sospettati degli elementi legati a gruppi filo tedeschi, ma il sabotaggio venne imputato ai fruttivendoli alcuni dei quali furono condannati. La dinamica del sabotaggio fu abbastanza semplice. I fruttivendoli a Taranto erano considerati come la feccia della popolazione, quindi corruttibili e disposti a tutto. 35

36 Per il loro commercio portavano a bordo delle navi le casse di frutta a verdura. Fu così che portarono sulla Leonardo da Vinci delle cassette miste a esplosivo. Da qui prese corpo la dinamica del sabotaggio. Il fatto è così descritto in un rapporto dell epoca 5 : fasc.n 19 del 17 settembre 1916 La sera del 2 agosto sulla R.nave LEONARDO da VINCI, ancorata al sicuro da ogni possibile insidia guerresca del nemico, si manifestava un incendio nei locali attigui al deposito delle munizioni di poppa. Con lodevole prontezza di decisione, il Comando di bordo provvedeva all immediato allagamento delle Sante Barbare, impedendo così la distruzione della nave. Però, in seguito a successiva esplosione, si determinava una lacerazione della carena, con conseguente via d acqua, per effetto della quale la nave si appoggiava sul fondo (profondità del mare m.11,50).la rapida organizzazione dei soccorsi valse a trarre in salvo buona parte del personale. Sopra 34 ufficiali e 1156 uomini d equipaggio scomparvero, vittime del loro dovere,21 ufficiali e 227 uomini d equipaggio. Dalle conclusioni alle quali è ora pervenuta una prima diligente inchiesta tosto ordinata, secondo le vigenti prescrizioni e che fu necessario circondare di ogni maggior riserbo, son risultati esclusi qualunque 5 Le notizie sono riprese dal forum della BETASOM XI Gruppo Sommergibili Atlantici (www.betasom.it) 36

37 intervento di offesa esterna e ogni difetto negli esplosivi impiegati sulle navi dell armata. Tuttavia, mentre un autorevole Commissione, della quale fanno parte anche eminenti personalità tecniche civili, avvisa ai mezzi per il ripristino della nave nelle sue condizioni di efficienza, il ministro della Marina, allo scopo di chiarire nel modo più assoluto ogni circostanza che possa avere attinenza con il sinistro, e anche se esso possa avere qualche legame con incidenti di carattere doloso di recente verificatisi nel paese, anche fuori della Marina, ha provocato la costituzione di una Commissione d inchiesta composta dai signori :senatori viceammiraglio Canevaro, prof. Righi e Ciamician; deputati prof. Battelli, ing. Orlando Salvatore e Saint Just di Teulada; viceammiraglio Avallone, tenente generale del genio navale Valsecchi e sostituto procuratore generale di Cassazione De Notari Stefani. La Commissione, presieduta dal viceammiraglio Canevaro, sta per principiare i propri lavori. Essa potrà valersi di ogni mezzo d indagine che ritenga opportuno, e ha amplissimo mandato, tanto per quanto riguarda il sinistro su esposto, quanto per estendere le ricerche anche a precedenti avvenimenti analoghi, essendo intendimento del ministro che l opera di essa riesca assolutamente esauriente e rassicurante sotto ogni suo aspetto. L esplosione avvenne alle ore 23,10,la città e il mare di Taranto furono improvvisamente illuminati da una colossale fiammata. Subito dopo numerose esplosioni 37

38 fecero tremare le case e andar molti vetri in frantumi. Il fuoco erasi sviluppato in un deposito al centro della nave, vicino alla torre corazzata di poppa, in cui erano i proiettili che dovevano servire il giorno dopo alle esercitazioni di tiro. Il comandante, capitano di vascello Sommi Picenardi, fatto dare l allarme, accorse col comandante in seconda, capitano di fregata Ferrero. Dietro loro accorsero tutti gli ufficiali e marinai. Ogni speranza di domare il fuoco e salvare la bella nave apparve subito vana, tuttavia ogni mezzo più pronto fu tentato per circoscrivere l incendio. Quando il pericolo che il fuoco si propagasse alla Santa Barbara e alle navi ancorate a poca distanza apparve imminente, i comandanti diedero l ordine di aprire le paratie e la nave affondò. Fasc.N 20 del 24 settembre PER SALVARE LA LEONARDO DA VINCI I mezzi escogitati per salvare completamente la Leonardo da Vinci saranno, scrive l Idea Nazionale, i seguenti: a) aprire un foro nella chiglia, parte emersa, per avere la possibilità di chiudere i boccaporti e le valvole che volontariamente si erano aperte. Ciò avvenuto si turerebbe il foro e si procederebbe a rimettere la nave in posizione normale per poi aspirare l acqua; b) impiantare un conveniente piano inclinato dall estremità della nave verso terra fino alla sponda prossima e con potenti gru rimuovere la Leonardo da 38

39 Vinci dalla posizione attuale, facendola strisciare lungo il piano inclinato fino a portarla fuori dal limite dell acqua; c) costruire una duna tutto intorno alla nave in modo da formare una specie di bacino, ciò che potrebbe ottenersi costruendo due ali frontali alla direzione della nave ed uno sbarramento oltre la nave stessa e parallelo ad esso. Tale provvedimento poi avrebbe un carattere sia provvisorio che definitivo nel senso che in quest ultimo caso si potrà avere un bacino di carenaggio. Nell uno e nell altro caso si tratterebbe però di un lavoro lungo e difficile. Le maggiori difficoltà da superare sono quelle che si incontreranno per rimettere la Leonardo da Vinci! nella posizione normale. Tutte le buone probabilità fanno prevedere che, con buona opera e con mezzi concordati ed occulti, si riuscirà certamente a salvare la poderosa nave nel senso di rimetterla a galla e affidarla ai galleggianti che la portino in bacino per le riparazioni. AI SUPERSTITI DELLA NAVE Ai marinai superstiti della Leonardo da Vinci il comandante del deposito di Napoli (12 settembre) rivolse le seguenti parole : Avete vissuto un momento tremendo, ma nel ricordo doloroso, anzi che avvilimento per le anime vostre, dovete trovare nuovi motivi di forza e di amore. Per la memoria del vostro comandante, capitano di vascello Galeazzo Sommi-Picenardi, che con 39

40 le sue povere carni bruciate chiuse la sua vita operosa e gagliarda in un ora di abnegazione suprema, per la memoria dei vostri ufficiali e dei vostri compagni, che giacciono morti vicino allo scafo reclinato della bella nave, io vi esorto, o marinai superstiti, di amare sopra ogni cosa la Patria. Fate un voto per questo miracoloso salvamento, pensate che sia per lei e non per voi che la sorte vi aiutò a superare la difficile prova. Fate un voto solenne di saldi propositi, di perenne amore per questa meravigliosa madre nostra,che è madre di ognuno e di noi tutti. Mentre questa madre piangeva la perdita immane, altri soldati fratelli, superate le ingiuste frontiere, lanciati alla conquista di quello che Dio ci assegnò, unirono al nostro grido di dolore un grido di vittoria,e sulla sacra tomba brillò ancora la stella del nostro fato luminoso. Benedetti i vivi e i morti che oprarono per la Patria! Ogni nostra gioia e ogni nostro dolore finisce per le più alte fortune d Italia. Viva l'italia! Fasc.N 25 del 29 0ttobre 1916 Per il disastro della LEONARDO da VINCI. Una taglia Alle Prefetture del Regno è stato dato incarico di far conoscere al pubblico il seguente comunicato in data 16 ottobre: Il Governo promette un premio di a chiunque, entro il 28 febbraio 1917,fornisca indicazioni 40

41 sicure per stabilire eventuale intervento o azione delittuosa nel sinistro della regia nave LEONARDO da VINCI, verificatosi il 3 agosto scorso, procurando nel contempo la scoperta e l'arresto degli autori e dei complici. Al conferimento del premio si procederà al termine del relativo procedimento giudiziario. La Commissione chiamata ad inquisire sulle cause del disastro era composta dai seguenti membri: sen. prof. Righi, sen. Ciamician, deputato prof. Battelli, ing. Salvatore Orlando, ing. Sainjust di Teulada, viceammiraglio Avellone, tenente generale del genio navale Valsecchi, sostituto procuratore generale di Cassazione De Notari Stefani. Per questo episodio il capitano di vascello Sommi Picenardi venne decorato con la medaglia d oro al Valor Militare e alla sua memoria venne dedicata una batteria antinave da 152/45 della zona MM Elba Piombino. Il sabotaggio della Leonardo da Vinci è stato, comunque, frutto di un intensa attività di Intelligence da parte tedesca. Per concludere le operazioni di sabotaggio (oltre alla Leonardo da Vinci, sabotata il , l anno precedente nel porto di Brindisi fu sabotata la nave ammiraglia Benedetto Brin, ) vennero corrisposte delle somme di denaro. Le Autorità austriache, a parte un piccolo anticipo ed un mensile di (poi 1.300) corone, non dettero subito al sabotatore le corone pattuite per l'affondamento 41

42 della LDV. Come misura precauzionale i soldi furono vincolati nella Osterreichische Landersbank fino alla fine della guerra. Durante il conflitto la cospicua somma fu investita in buoni del tesoro austriaci per finanziare lo sforzo bellico. Tra le medaglie d oro al V.M. va infine ricordato don Annibale Carletti di Motta Baluffi, che incitò i suoi uomini alla resistenza contro il nemico a Costa Violina e Passo del Buole (maggio, 1916). (corazzata Leonardo da Vinci affondata) 42

43 azioni nel Nord-Est, ) (oper ncea italiana, ) 43 (tri

44 (trincea tedesca in località Markirch, 1915 archivio storico E. Bettini) 44

45 (corazzata Leonardo da Vinci comandata dal cap. di vascello Galeazzo Sommi Picenardi M.O.V.M.) 45

46 (lapide in memoria dei caduti della Leonardo da Vinci ) 46

47 (batteria Galeazzo Sommi Picenardi) (piazzola n.3 batteria Galeazzo Sommi Picenardi) LA GUERRA NEI CIELI 47

48 nel corso del Prima Guerra Mondiale nasce ufficialmente l aviazione militare italiana, già sperimentata agli albori durante la guerra itali-turca ( ). Il colonnello del Genio Militare Giovanni Battista Marieni, inviato in Libia per creare le strutture dopo l occupazione del territorio (fortificazioni, trincee, ferrovia, ospedali, comunicazioni stradali e telefoniche, pozzi artesiani, acquedotti, potabilizzatori e primi insediamenti per militari e civili) nel 1914 viene richiamato in Italia e il 23 dicembre 1915 viene nominato Direttore Generale dell Aeronautica. In poco tempo i dati dimostreranno l efficienza dell Aviazione italiana, che diventerà la prima in Europa superando quella imperiale: 48

49 49

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