Regione Veneto REPORT DI RICERCA Gli scenari futuri e il sistema di risposta ai problemi degli anziani

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1 Regione Veneto REPORT DI RICERCA Gli scenari futuri e il sistema di risposta ai problemi degli anziani Ottobre 2006

2 Indice: 1. Invecchiamento della popolazione e cambiamenti nei sistemi di welfare Le caratteristiche e le dimensioni del processo di invecchiamento La situazione in Europa La situazione in Italia La situazione in Veneto L impatto dei cambiamenti demografici sul sistema dei servizi di welfare I processi di perdita dell autonomia dell anziano La condizione di non autosufficienza in Italia La condizione di non autosufficienza in Veneto Gli anziani e il loro contesto di vita Le forme familiari degli anziani in Italia Le forme familiari degli anziani in Veneto Gli anziani non autosufficienti e il loro contesto di vita I cambiamenti attesi nella domanda di servizi Servizi socio-sanitari a livello nazionale Servizi socio-sanitari a livello regionale (veneto) L impatto dell invecchiamento della popolazione sull uso dei servizi di welfare: un modello di analisi per la costruzione degli scenari futuri Fattori che influenzano l evoluzione della domanda La condizione di salute dell anziano La struttura e le risorse della famiglia I processi culturali propri del sistema sociale e la domanda di cittadinanza Il mercato del lavoro Fattori che influenzano l offerta Il modello, la cultura, le risorse e le priorità del sistema di welfare Lo sviluppo tecnologico e del sapere scientifico e professionale I processi di integrazione e di coordinamento del lavoro di rete Le dinamiche fra i fattori: quale sviluppo dell analisi...53 Bibliografia

3 1. Invecchiamento della popolazione e cambiamenti nei sistemi di welfare La ricerca vuole intende analizzare il processo di invecchiamento e gli effetti che produrrà sul sistema di welfare italiano. Questo report presenta i dati della prima parte del lavoro di ricerca e costituisce anche la premessa allo sviluppo della seconda parte, orientato alla costruzione degli scenari alternativi che possono essere presi in considerazione. La lettura dei fenomeni legati all utilizzo dei servizi di welfare è resa complessa anche dalla frammentazione dei sistemi informativi utilizzati dalla gestione dei servizi e dalla difficoltà di avere informazioni comparabili. La strada seguita nella rilettura dei dati che vengono qui presentati è quella di utilizzare le informazioni prodotte dalle ricerche su singoli segmenti del sistema, e la letteratura scientifica come fonte informativa capace di segnalare ipotesi di approfondimento e percorsi di analisi per la definizione del disegno di ricerca da seguire nello sviluppo della seconda parte di questo lavoro. Le riflessioni presentate costituiscono la fine della prima fase del lavoro. In questa fase si è cercato di stimare l impatto quantitativo dei processi di invecchiamento sull attuale sistema di welfare e fornire una base di riflessione per mettere a fuoco i fattori di cambiamento sui quali intervenire per ripensare al sistema di welfare che dovrà accompagnare i rilevanti cambiamenti sociali innescati dall attuale trend demografico. La seconda fase della ricerca approfondirà, in una logica di future research, gli impatti attesi e le possibili politiche da perseguire. Nella logica di fornire un materiale di stimolo al confronto abbiamo organizzato la presentazione dei lavori finora svolti cercando di: - Approfondire le caratteristiche e le dimensioni del processo di invecchiamento in atto. Si è cercato di rendere evidente la consistenza dei cambiamenti della struttura della popolazione, e di individuare le eventuali specificità del contesto veneto; - Analizzare i cambiamenti innescati dal processo di invecchiamento sul fenomeno della non autosufficienza e sulla struttura delle reti famigliari; - Infine si è cercato di costruire una struttura di analisi dei cambiamenti prodotti dall evoluzione in atto. Questa ultima parte del presente report costituisce anche la base per la costruzione del disegno di analisi da realizzare con la seconda fase della ricerca. Individuare dei segmenti del sistema interessati dai possibili cambiamenti non significa automaticamente stabilire cosa accadrà, ma semplicemente mettere a fuoco i possibili effetti, 3

4 per pensare alle politiche di intervento non solo con logica riparativa e di risposta ad una domanda espressa, ma anche in una prospettiva previsiva, legata alla individuazione di possibili scenari futuri. La individuazione dei possibili scenari è utile nei processi di governo dei sistemi complessi come fattore di indirizzo delle decisioni strategiche, ma non deve innescare processi meccanicistici di produzione di decisioni. 4

5 2. Le caratteristiche e le dimensioni del processo di invecchiamento Quando si affronta l analisi di un fenomeno, soprattutto se complesso e multidimensionale come quello dell invecchiamento nella popolazione(dimensione fisica, psicologica, sociale), è opportuno definire e puntualizzare la prospettiva di osservazione per delimitarne l oggetto di studio. Se per invecchiamento si intende genericamente la fase conclusiva del ciclo vitale di un organismo, non è possibile definire in maniera univoca la soglia biologica dell ingresso in tale condizione, che può variare enormemente da individuo a individuo. La letteratura considera il processo di invecchiamento suddiviso in tre fasi: età di mezzo o presenile dai 45 ai 65 anni, senescenza graduale, dai 65 ai 75 anni, senescenza conclamata, dai 75 ai 90 anni. Nel corso del tempo sono state introdotte nuove terminologie per riferirsi agli anziani: giovani anziani e vecchi anziani, vecchi e grandi vecchi, terza e quarta età, età d argento, età d oro; non solo nel tentativo di definire meglio chi sono, qual è il loro ruolo, com è la loro salute ma anche di differenziarne le caratteristiche legate strettamente al crescere dell età. Convenzionalmente per misurare l'invecchiamento demografico si fa riferimento ad una soglia di età (60, 65 o 70 anni) che definisca la subpopolazione anziana. Si è soliti collegare la fatidica soglia al momento dell uscita dal mercato del lavoro, per cui, anche in considerazione degli standard adottati dai paesi dell Europa dei 15 (EU15) nelle loro riforme pensionistiche, si utilizza spesso il limite dei 65 anni per indicare l ingresso in età anziana. Nell affrontare questa tematica è importante tenere in considerazione alcuni aspetti: L'invecchiamento è un processo continuo che varia da una generazione all'altra: un 65enne di oggi è difficilmente confrontabile con un 65enne di 10, 50 o 100 anni fa. Inoltre, trattandosi di un concetto relativo che varia oggi da individuo a individuo, è importante valutare anche come si invecchia, oltre che in quanti si invecchia. La definizione e l individuazione della soglia di anzianità a 65 anni risulta sempre più inadeguata a rappresentare la società contemporanea. Definendo una popolazione così mutata nella sua struttura per età si potrebbe affermare che la popolazione è invecchiata, o meglio sta invecchiando, in senso demografico; ma è allo stesso tempo ringiovanita o meglio sta ringiovanendo nella misura in cui ad ogni età si può sperare di vivere più a lungo rispetto al passato. 5

6 L invecchiamento non costituisce un fatto negativo di per sé poiché significa che si vive più a lungo, ma deve diventare una risorsa delle nostre società. Affinchè ciò avvenga deve essere attentamente studiato e valutato l impatto dell invecchiamento, in modo che il nostro paese non si trovi impreparato a gestire una società sbilanciata nella sua struttura La situazione in Europa Attualmente in Europa si stanno verificano importanti cambiamenti demografici che modificano in modo consistente la struttura della popolazione. I fattori che determinano l'invecchiamento e che, più in generale, influiscono sulla struttura della popolazione sono: la dimensione iniziale delle generazioni, la fecondità, la mortalità e le migrazioni. Vanno evidenziati però in particolare tre distinti fenomeni che influiscono in maniera determinante su questi cambiamenti: La diminuzione delle nascite. Le generazioni del baby boom hanno avuto meno figli rispetto alle precedenti probabilmente a causa della maggiore complessità e difficoltà ad esempio legate alla condizione lavorativa o abitativa. L indice di fecondità è quasi ovunque inferiore alla soglia del ricambio generazionale (circa 2,1 figli per donna) e in numerosi Stati membri è persino inferiore a 1,5 figli per donna L aumento della durata della vita. In questi ultimi anni si è verificato un consistente innalzamento dell età media di vita che è aumentata di circa 10 anni negli ultimi 50 anni. Conseguentemente si è alzata anche la speranza di vita alla nascita che se negli anni 50 era pari a 65,6 anni, oggi (2005) giunge ai 73,7 anni di età. Questo è sicuramente un risultato positivo dei considerevoli progressi nell ambito della salute e della qualità di vita di cui beneficiano i cittadini europei. L aumento della popolazione sopra i 65 anni. Nel 2005 l indice di invecchiamento risulta pari a 17% ma tale percentuale sembra destinata a crescere. L aumento e la diffusione del fenomeno dell immigrazione. Questi fenomeni concorrenti stanno portando a profondi squilibri nella composizione della popolazione e nel futuro si prevede un ulteriore progressiva evoluzione di questi cambiamenti. Le proiezioni Eurostat forniscono una tendenza dei possibili sviluppi della struttura della popolazione europea. Secondo tali proiezioni nei prossimi anni si assisterà a un calo demografico sempre più consistente nella maggior parte degli stati membri, in 6

7 particolare nel medio-breve periodo, ossia entro il 2025 tale decremento potrebbe iniziare a verificarsi in Italia (2013), in Germania e Slovenia (2014), in Portogallo (2018), in Grecia (2020) e in Spagna (2022). Il maggior decremento della popolazione è atteso in particolare in Germania (-7.9 million), in dall Italia (-5.2 million) e in Polonia ( -4.5 million). Da un lato nell EU15 ci si aspetta una consistente diminuzione della popolazione in età attiva (tra i 15 e i 64 anni), che se nel 2005 costituisce il 66,6% della popolazione potrebbe diminuire a 62,8% nel 2025 e a 56,5% nel 2050 (nel 2050 in particolare in Italia si prevede un calo 54,2%). Dall altro lato si ipotizza un aumento della popolazione europea sopra i 65 anni da 17,0% nel 2004 a 22,8% nel 2025 a 30,0% nel Si prevede in particolare un aumento maggiore nel 2050 in Spagna (35.6%), Italia (35.3%), e Grecia (32.5%). La percentuale di grandi vecchi (sopra gli 80 anni ) potrebbe crescere entro il 2050 in particolare in Italia (14.1%), Germania (13.6%) e Spagna (12.8%). Come conseguenza l indice di dipendenza anziani nell EU15 potrebbe aumentare da 25.5% (2004) a 36,3% nel 2025 e a 53.2% nel 2050, mentre l indice di dipendenza strutturale potrebbe aumentare da 50,0% (2004) a 59,3% nel 2025 e a 77.1% nel Questo significa che mentre nel 2004 si conta una persona inattiva (giovane o anziana) ogni due persone attive, nel 2050 potrebbero esserci tre persone inattive su quattro attive. Nel grafico della piramide demografica (Figura 1) sono particolarmente evidenti i cambiamenti nella popolazione europea, si osserva infatti nei prossimi vent anni una progressiva e consistente erosione della base giovanile della popolazione e contemporanemente un rafforzamento dell estremità superiore della piramide corrispondente alla componente adulta e anziana. Figura 1: piramide demografica dell'europa nel 2005 e nel 2025 europa nel 2005 europa nel f 10 f m m Migliaia Migliaia Fonti: elaborazione dati ONU 7

8 2.2. La situazione in Italia L italia rappresenta uno dei paesi europei che manifestano in maniera più accentuata l evolversi del fenomeno dell invecchiamento della popolazione. I fattori che influiscono a livello europeo sulle trasformazioni in atto nella popolazione in Italia ne determinano i cambiamenti demografici in modo ancor più sostanziale. Nel corso degli ultimi 50 anni infatti il panorama demografico della popolazione italiana ha presentato notevoli cambiamenti. Si osserva una progressiva diminuzione del numero medio di figli per donna (indice di fecondità), che oggi risulta pari a 1,28 (mentre negli anni 50 era pari a 2,32), probabilmente sia a causa della riduzione drastica della propensione ad avere figli al di là del secondo, sia del progressivo rinvio dell inizio della procreazione. Contemporaneamente si sta verificando un aumento consistente della vita media della popolazione e della speranza di vita alla nascita, che è aumentata dai 66 agli 80 anni (77,6 per gli uomini e 83,2 per le donne nel 2005), questo dovuto soprattutto al declino della mortalità senile. Questo cambiamento ha comportato una presenza sempre più consistente di persone anziane e di conseguenza uno sbilanciamento nella composizione della popolazione complessiva. Questo è evidente osservando l indice di dipendenza strutturale 1 della popolazione che dal 1985 ad oggi passa da 48,23% a 50,57% (più di una persona inattiva ogni due attive) nel Negli ultimi 20 anni inoltre l indice di invecchiamento 2 è aumentato da 12,89% (1985) a 19,46% (2005) e il numero assoluto di anziani è cresciuto da (1985) a persone (2005). Tale cambiamento ha assunto andamenti differenziati sia rispetto all età degli anziani sia rispetto al genere di appartenenza (Figura 2). 1 Indice di dipendenza strutturale= rapporto tra popolazione inattiva (0-14 anni e 65 + anni) e popolazione attiva (15-64 anni) 2 Indice di invecchiamento= rapporto tra anziani e popolazione totale 8

9 Figura 2: popolaziona anziana in Italia ( ) popolazione anziana in Italia distinta per classi d'età Migliaia Fonti: elaborazione dati ISTAT m 80+ m f 80+ f Innanzitutto oggi si constata che la popolazione anziana risulta composta in prevalenza da donne, la cui quota supera quella maschile (nel 2005 la percentuale degli uomini è pari a 41,28% mentre quella delle donne è pari a 58,72%), quasi raddoppiandola sopra gli 80 anni (nel 2005 gli uomini sono l 8% mentre le donne sono il 17%). È interessante però osservare dal confronto con i dati storici che gli uomini anziani stanno aumentando più velocemente delle donne, e dunque che la distanza numerica tra i due generi si sta progressivamente ridimensionando. Tra il 1985 e 2005 infatti l incremento della popolazione anziana maschile è pari a 58,55% mentre quello della popolazione anziana femminile è leggermente inferiore e pari a 53,27%. Tale situazione non caratterizza solo il presente, ma secondo le proiezioni ISTAT, è destinata a mantenersi e anzi a svilupparsi sempre più anche nei prossimi anni. Come si osserva dalla piramide demografica (Figura 3) relativa all anno 2005 messa a confronto con la proiezione al 2025 la quota di giovani (sotto i 30 anni) che costituisce la base della piramide si assottiglia sempre di più mentre viceversa si estende la quota di coloro che costituiranno gli adulti nel medio-breve periodo (2025) e gli anziani nel lungo periodo (2050). Si prevede infatti che l indice di dipendenza strutturale passi da 50,57% (2005) a 59,72% nel 2025 e addirittura a 84,57% nel 2050 (quattro persone inattive su cinque!) mentre che l indice di dipendenza anziani cresca da 29,4% (2005) a 40,5% nel 2025 e 63,5% nel

10 Figura 3: piramide demografica dell'italia nel 2005 e nel 2025 italia nel 2005 italia nel Migliaia f m Migliaia f m Fonti: elaborazione dati ONU La dinamica contrapposta di anziani e giovani (i nonni e i nipoti) trova eloquente rappresentazione nei grafici che descrivono l ammontare degli ultrasessantenni (i potenziali nonni) e dei meno che trentenni (i potenziali nipoti) da oggi sino alla metà del secolo (Figura 4). Essi segnalano il sorpasso dei primi sui secondi entro il prossimo decennio, ma non mancano di evidenziare attorno al 2030 un altro significativo sorpasso: quello degli ultrasessantenni sulla generazione di mezzo (i 30-59enni). Figura 4: popolazione residente in Italia ( ) popolazione residente in italia distinta per classi di età Fonti: elaborazione dai ISTAT Rispetto al passato si prevede perciò un progressivo aumento del peso della popolazione ultra65enne che potrebbe passare da 19,46% ( anziani) del 2005 al 25,37% nel 10

11 medio breve periodo ( anziani nel 2025) e al 34,40% nel lungo peiodo ( anziani nel 2050). Il popolo degli ultra65enni potrebbe continuare ad aumentare sino a comprendere, attorno alla metà del secolo, il 35% degli abitanti, con un incremento fino al 2025 del 28,98%. Il tutto, con 7-8 milioni di ultra80enni (uno ogni 7 residenti) e quasi 2 milioni di ultra90enni. Un ulteriore conferma offerta dai dati più recenti è quella di un universo di anziani che resta per lo più declinato al femminile. Oggi le donne sono il 59% della popolazione ultra65enne e raggiungono quasi il 75% tra quella ultra90enne (Figura 5). Figura 5: previsione degli anziani in Italia ( ) previsione degli anziani in Italia distinti per genere Migliaia m 80+ m f 80+ f Fonti: elaborazioni dati ISTAT La situazione appena descritta riguarda il territorio nazionale italiano nel suo complesso, è importante però mettere in evidenza la notevole disomogeneità demografica esistente tra singole regioni. Solo per dare evidenza di tale considerazione si propongono le strutture piramidali dei residenti nella regione più vecchia e in quella più giovane d Italia, ossia la Liguria e la Campania (Figura 6). 11

12 Figura 6: piramide demografica della Liguria e della Campania nel 2005 liguria (2005) campania (2005) Migliaia f m Migliaia f m Fonti: elaborazioni dati ISTAT 2.3. La situazione in Veneto In Veneto la struttura demografica della popolazione (che rappresenta l 8% della popolazione residente in Italia) nel 2005 presenta forti similitudini con l Italia nel suo complesso. L unico valore che si discosta dalle tendenze nazionali riguarda l incremento nelle nascite che si osserva in questi ultimi anni e che trova corrispondenza nella recente ripresa della fecondità. Secondo le ultime stime dell indice di fecondità riferite all anno 2004, nel Veneto nascono in media 1,35 figli per ogni donna. Si tratta del livello più alto registrato negli ultimi 15 anni ed è il risultato di una inversione di tendenza che si è avviata dalla metà degli anni 90. L aumento, rispetto al 1995, superiore al 25%, è rilevante ma non tra i più elevati a livello regionale; la stessa tendenza si è manifestata in tutte le regioni del Centro-Nord e presenta numerose analogie con la distribuzione territoriale delle nascite di bambini stranieri, ad indicare il contributo delle donne straniere alla ripresa della fecondità nazionale. L evoluzione della fecondità appena descritta è andata di pari passo con la tendenza sempre più decisa alla posticipazione della fecondità. Come in tutto il resto d Italia si riscontra in Veneto l aumento della durata della vita, nel 2005 infatti si stima una speranza di vita alla nascita pari a 77,9 anni per gli uomini e 84 per le donne. Al di là perciò dell incremento delle nascite, dovuto per lo più all aumento della popolazione straniera, anche in Veneto come nel territorio nazionale si osserva un sempre maggiore squilibrio nella composizione della popolazione, l indice di dipendenza strutturale infatti si è spostato negli ultimi vent anni da 45,15% a (1985) a 48,55% (2005). In particolare però il Veneto è una di quelle regioni che presenta uno sviluppo più consistente del fenomeno 12

13 dell invecchiamento della popolazione. Negli ultimi 20 anni la quota di popolazione anziana è cresciuta dal 12,56% con anziani al 18,51% con anziani. In generale si è dunque assistito ad un incremento del 62,76%, e nonostante in questi anni si assista ad una accellerazione dell invecchiamento maggiore nella componente maschile rispetto a quella femminile con un incremento del 72,18% rispetto a quello femminile del 56,93%, all interno della popolazione anziana si mantiene la predominanza femminile che presenta un indice di invecchiamento nel 2005 pari a 11,26% contro quello maschile pari a 7,65% (Figura 7). Figura 7: popolazione anziana in Veneto ( ) popolazione anziana in Veneto distinta per classi d'età Migliaia Fonti: elaborazioni dati ISTAT m 80+ m f 80+ f Negli ultimi vent anni si sta verificando inoltre un incremento consistente degli anziani ultraottantenni (incremento pari a 118,19%), soprattutto di genere maschile (132,16% per gli uomini e 112,46% per le donne). Analizzando l evoluzione futura della popolazione veneta attraverso le proiezioni ISTAT dal 2005 al 2050 si osserva il progressivo aumento della popolazione anziana, infatti gli adulti di oggi (25-45 anni) che costituiscono la componente più numerosa della popolazione tra vent anni inizieranno a far parte della popolazione anziana. Dalla piramide demografica tale processo è evidente nel progressivo appiattimento della piramide verso l alto, cioè le età estreme (Figura 8). 13

14 Figura 8: piramide demografica del Veneto nel 2005 e nel 2025 veneto nel Migliaia f m veneto nel Migliaia f m Fonti: elaborazioni dati ISTAT Si prevede infatti un aumento dell indice di dipendenza strutturale della popolazione dal 48,55% del 2005 a 58,3% del 2025 e 87,1% nel Anche se in maniera meno marcata del livello nazionale si potrebbe presentare nei prossimi anni la dinamica contrapposta di anziani e giovani (i nonni e i nipoti), con un superamento dei 60enni sui 30enni entro il 2025 e sugli adulti entro il 2040 circa (Figura 9). Il processo di differenziazione sembra meno pressante invece tra anziani e adulti e questo può rappresentare un importante elemento nell analisi dei processi di cura. Figura 9: popolazione residente in Veneto ( ) popolazione residente in veneto distinta per classi di età Fonti: elaborazioni dati ISTAT 14

15 Dall anno 2005 la quota di popolazione anziana potrebbe crescere da 19,23% ( anziani) a 26,15% ( ) nel 2025 e a 36,32% ( ) nel 2050, con un incremento nel medio breve periodo pari a 39,00% (in Italia pari a 28,98%). L incremento della popolazione anziana maschile, pari al 48,91% (medio breve periodo) sarebbe notevolmente superiore a quella femminile, pari a 32,31% anche se continuerebbe a prevalere la componente femminile con un indice di invecchiamento nel 2025 pari a 14,85% contro quello maschile pari a 11,29%. La classe d età che continuerebbe ad incrementare in maniera sempre più consistente entro il 2025, resta quella degli ultraottantenni (incremento pari a 81,62%), soprattutto di genere maschile (111,89% per gli uomini e 68,19% per le donne). È interessante notare l avvicinamento in corso degli anziani ultra80enni (m e f) e viceversa l allontanamento dei 65-79enni (Figura 10). Tale tendenza è comunque di difficile interpretazione in assenza di recenti studi longitudinali. Figura 10: previsione degli anziani in Veneto ( ) previsione degli anziani in Veneto distinti per genere Migliaia m 80+ m f 80+ f Fonti: elaborazione dati ISTAT 15

16 3. L impatto dei cambiamenti demografici sul sistema dei servizi di welfare Negli anni più recenti assieme all incremento della vita media e della aspettativa di vita si è assistito anche ad un miglioramento progressivo delle condizioni di salute delle persone anziane. È indubbio però che la permanenza più prolungata delle persone nella condizione di anzianità le espone maggiormente al rischio di infermità o di malattia, soprattutto quando sopraggiungono gli 80 anni. La perdita dell autosufficienza rappresenta indubbiamente, uno dei rischi maggiori per le persone di età avanzata, con ricadute a livello personale, familiare e sociale di grande rilievo. Tale problematica è perciò destinata a crescere in corrispondenza dell aumento del indice di invecchiamento. Per comprendere a fondo tutte le implicazioni del problema è necessario individuare una definizione univoca della non autosufficienza, a tale scopo si considerano le direttive dell Organizzazione Mondiale della Sanità, che individuano la non autosufficienza come la perdita di una funzione psicologica, fisica e/o anatomica in grado di limitare o impedire la capacità di compiere quelle attività considerate normali per un essere umano. In relazione a questa definizione la Commissione parlamentare sulla non autosufficienza ha cercato di differenziare e graduare diversi livelli di non autosufficienza. Per la definizione di queste classi si è dato risalto ad alcuni aspetti relativi alla condizione di non autosufficienza, ossia quelli relativi alla perdita di autonomia nelle attività della vita quotidiana (rilevati attraverso strumenti di valutazione multidimensionale). Anche i dati che vengono presentati nei prossimi paragrafi sono frutto di una valutazione molto simile, realizzata all interno dell Indagine Multiscopo sulle Famiglie relativa alla Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari (Anni ). Tale indagine viene realizzata attraverso una rilevazione a domicilio presso le famiglie, il dato raccolto dunque riguarda gli anziani residenti nella propria casa o in quella dei loro familiari. È necessario perciò per avere una visione complessiva e per quanto possibile completa del fenomeno della non autosufficienza integrare le informazioni a carattere domiciliare con quelle (disponibili) relative agli anziani residenti in istituti. Con opportune rielaborazioni dei dati sono stati stimati i tassi di prevalenza della completa e parziale non autosufficienza in Italia e nel Veneto, includendo in particolare nella completa non autosufficienza sia gli anziani confinati ma residenti in famiglia rilevati nell indagine 16

17 multiscopo sulle famiglie, sia gli anziani non autosufficienti istituzionalizzati rilevati nell indagine L assistenza Residenziale in Italia: regioni a confronto. Per stimare la parziale non autosufficienza si considerano invece gli anziani con limitazioni di tipo motorio o difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane rilevati nell Indagine Multiscopo sulle Famiglie I processi di perdita dell autonomia dell anziano La condizione di non autosufficienza in Italia Secondo le analisi realizzate sulla base delle statistiche ufficiali nel 2000 gli anziani completamente non autosufficienti costituiscono l 1,96% di tutta la popolazione italiana. Il tasso di prevalenza della completa non autosufficienza sulla popolazione anziana 3 (TPC) risulta pari a 10,82% corrispondente a circa anziani (Tabella 1). Si osserva in particolare il peso consistente dei grandi vecchi che sopra gli 80 anni ma ancor più sopra i 90 anni presentano TPC molto elevati. Se infatti tra gli anni il tasso sale a 21,85% ( ), tra gli anni arriva a 33,60% ( ) fino a raggiungere sopra i 90 anni il 43,06% ( ). Sono evidenti inoltre differenze di genere piuttosto marcate con uno svantaggio tutto al femminile, l TPC femminile nei ultra65enni è quasi il doppio di quello maschile, cioè pari a 13,48% (circa anziani) contro un TPC maschile pari a 6,99% (circa anziani). Le donne hanno una vita media più lunga, ma soffrono comunque più a lungo di limitazioni nelle attività: ad esempio una donna di 65 anni può aspettarsi di vivere mediamente ancora 20 anni, ma di questi almeno 5 saranno vissuti in condizioni di disabilità, con scarsa o nulla autosufficienza; per gli uomini di 65 anni, invece, dei 16 anni di vita attesa sono due gli anni che probabilmente saranno vissuti con la presenza di qualche disabilità. 3 tasso di prevalenza della completa non autosufficienza sulla popolazione anziana= rapporto tra anziani completamente non autosufficienti distinti per genere e classi d età e gli anziani residenti distinti per genere e classi d età 17

18 Tabella 1: tasso di prevalenza completa non autosufficienza in Italia (2000) M F TOT ,19% 3,38% 2,83% ,04% 5,91% 5,09% ,47% 12,02% 10,22% ,43% 22,08% 21,85% ,59% 41,12% 33,60% ,46% 48,76% 43,06% su TOT anziani 6,99% 13,48% 10,82% su TOT popolazione 1,07% 2,79% 1,96% Fonti: elaborazioni dati ISTAT Attraverso l applicazione dei tassi di prevalenza alle proiezioni della popolazione (ISTAT) si è tentato di stimare l evoluzione del fenomeno della non autosufficienza dal 2005 al Il primo aspetto da considerare è l incidenza del fenomeno sulla popolazione in generale, si osserva infatti che già al 2005 la percentuale di anziani non autosufficienti è pari a 2,21% e tende ad aumentare nel 2025 a 3,47% e nel 2050 a 5,49% (Figura 11). Figura 11: percentuale anziani completamente non autosufficienti sulla popolazione italiana ( ) % anziani completamente non autosufficienti sulla popolazione Italiana 10,00% 9,00% 8,00% 7,00% 6,00% 5,00% 4,00% 3,00% 2,00% 1,00% 0,00% Fonti: elaborazioni dati ISTAT Il fenomeno assume caratteristiche distinte a seconda del genere e dell età dell anziano. Dal grafico (Figura 12) è evidente come la non autosufficienza sembra destinata ad aumentare considerevolmente nelle donne ultra80enni mentre sotto gli 80 anni tende a restare più o meno stabile nel tempo sia per gli uomini che per le donne (va specificato che tale aumento risente esclusivamente della crescita prevista della popolazione anziana e non dell aumento del TPC che viene applicato in maniera costante). 18

19 Figura 12: proiezione anziani completamente non autosufficienti in Italia ( ) proiezione degli anziani completamente non autosufficienti in Italia distinti per genere m 80+ m f 80+ f Fonti: elaborazione dati ISTAT Analizzando gli incrementi ( ) emergono ulteriori importanti indicazioni che caratterizzano l evoluzione del fenomeno sia rispetto al genere che all età. Nel medio breve periodo (2025) si riscontra infatti un aumento per le donne pari a 55,21% e per gli uomini 54,87%. Rispetto all età l incremento diventa consistente sopra gli 80 anni (77,00%), ed ancora di più sopra i 90 anni (120,22%), in particolare per gli uomini. Questo dato si conferma nel lungo periodo (2050) in cui l incremento degli ultra65enni completamente non autosufficienti è maggiore negli uomini (134,17%) piuttosto che nelle donne (118,36%). La parziale non autosufficienza costituisce una problematica meno grave ma estremamente diffusa nella popolazione, nel 2000 circa il 3,89% dell intera popolazione ne soffre. Il tasso di prevalenza della parziale non autosufficienza della popolazione anziana 4 (TPP) risulta pari a 21,45% ( anziani), distinguendosi nettamente, come per la completa non autosufficienza, a seconda del genere anche se in questo caso è minore la distanza tra uomini (15,11%, pari cioè a anziani) e donne (25,87%, pari cioè a anziani). I valori del TPP sono inoltre decisamente più alti in tutte le classi di età rispetto alla completa non autosufficienza, a partire dai 65 anni (Tabella 2). 4 tasso di prevalenza della parziale non autosufficienza sulla popolazione anziana= rapporto tra anziani parizialmente non autosufficienti distinti per genere e classi d età e gli anziani residenti distinti per genere e classi d età 19

20 Tabella 2: tasso di prevalenza parziale non autosufficienza in Italia (2000) M F TOT ,28% 7,62% 7,00% ,55% 13,18% 11,60% ,47% 25,96% 21,82% ,04% 66,26% 54,37% ,01% 55,04% 55,67% ,82% 50,42% 43,88% su TOT anziani 15,11% 25,87% 21,45% su TOT popolazione 2,32% 5,35% 3,89% Fonti: elaborazione dati ISTAT Le proiezioni future del fenomeno della parziale non autosufficienza dal 2005 al 2025 indicano un progressivo aumento del peso relativo degli anziani non autosufficienti su tutta la popolazione. Nel 2005 infatti la prevalenza sulla popolazione è pari a 4,46% e mostra un andamento crescente fino a 6,47% nel 2025 e fino a 9,96% nel 2050 (Figura 13). Figura 13: percentuale anziani parzialmente non autosufficienti sulla popolazione italiana ( ) % anziani parzialmente non autosufficienti sulla popolazione Italiana 10,00% 9,00% 8,00% 7,00% 6,00% 5,00% 4,00% 3,00% 2,00% 1,00% 0,00% Fonti: elaborazione dati ISTAT Le proiezioni mostrano un andamento differenziato per età, infatti si ipotizza un aumento costante sopra gli 80 anni, mentre tra i 65 e i 69 anni l andamento sembra più contenuto e nel lungo periodo tende probabilmente a decrescere 5 (Figura 14). 5 Si ricorda che la crescita del fenomeno dipende solamente dalla crescita della popolazione 20

21 Figura 14: proiezione anziani parzialmente non autosufficienti in Italia ( ) proiezione degli anziani parzialmente non autosufficienti in Italia distinti per genere m 80+ m f 80+ f Fonti: elaborazione dati ISTAT Analizzando l incremento degli anziani parzialmente non autosufficienti nel medio breve periodo, si osserva in generale un incremento degli ultra 65enni del 43,65%. Si rileva inoltre che entro il 2025 gli uomini potrebbero aumentare maggiormente delle donne (56,52% gli uomini ultra65enni e 38,73% le donne). Per comprendere l impatto che l evoluzione del fenomeno della non autosufficienza (parziale e completa) potrebbe avere sulla popolazione in generale è utile considerare l indice di carico che misura il rapporto tra la popolazione attiva (15-64 anni) e gli anziani non autosufficienti. Secondo tale indice se nel 2005 si contano 9,93 soggetti attivi per ogni anziano non autosufficiente, nel 2025 questi diminuiranno a 6,30 e nel 2050 diventeranno 3,50 (Figura 15). Figura 15: indice di carico in Italia ( ) indice di carico complessivo sulla popolazione italiana 40,00 35,00 30,00 25,00 20,00 15,00 10,00 5, Fonti: elaborazione dati ISTAT 21

22 L indice di carico introduce la problematica della rete sociale di supporto dell anziano non autosufficiente, nel prossimo capitolo 3.2 viene approfondita in particolare l importanza della presenza e del ruolo della famiglia nelle attività di cura e assistenza La condizione di non autosufficienza in Veneto In Veneto (2000) il fenomeno della completa non autosufficienza riguarda l 1,78% dell intera popolazione regionale, in proporzione perciò leggermente inferiore rispetto alla quota nazionale. Dalla lettura dei dati disponibili risulta una prevalenza di persone afflitte da completa non autosufficienza in Veneto pari a 9,89% ( anziani) sul totale anziani. Tale valore si differenzia sia a seconda del genere che della classe d età, e dunque si osserva un netto peggioramento delle condizioni di salute sopra i 80 anni, in particolare per gli anziani ultranovantenni il TPC sale al 31,53% ( anziani). Rispetto alle differenze di genere le più colpite risultano le donne, che già sopra i 75 anni presentano tassi molto più ali rispetto agli uomini. In particolare tra gli anni presentano un TPC pari a 29,03% (14.730), che sale a 35,05% (8.580) sopra i 90 anni (Tabella 3). Tabella 3: tasso di prevalenza completa non autosufficienza in Veneto (2000) M F TOT ,97% 2,28% 2,60% ,67% 6,58% 6,19% ,65% 15,58% 11,83% ,20% 12,14% 14,98% ,94% 29,03% 24,79% ,07% 35,05% 31,53% su TOT anziani 6,87% 11,86% 9,89% su TOT popolazione 1,00% 2,52% 1,78% Fonti: elaborazione dati ISTAT Le proiezioni relative alla popolazione anziana non autosufficiente tentano di stimare l evoluzione del fenomeno in Veneto nei prossimi 50 anni. La prevalenza che la non autosufficienza presenta sulla popolazione regionale risulta pari a 1,92% nel 2005 e sembra aumentare a 3,10% nel 2025 e a 5,06% nel 2050 (Figura 16). 22

23 Figura 16: percentuale anziani completamente non autosufficienti sulla popolazione veneta ( ) % anziani completamente non autosufficienti sulla popolazione veneta 10,00% 9,00% 8,00% 7,00% 6,00% 5,00% 4,00% 3,00% 2,00% 1,00% 0,00% Fonti: elaborazione dati ISTAT In Veneto si osserva come la presenza di tale condizione sia destinata a diffondersi in maniera consistente sia nel breve (2025) ma ancor più nel lungo periodo (2050). Rispetto alla completa non autosufficienza sono evidenti forti differenze nella distribuzione per classi d età e genere. La classe più colpita risulta essere quella delle donne sopra gli ottant anni. Figura 17: proiezione anziani completamente non autosufficienti in Veneto ( ) proiezione degli anziani completamente non autosufficienti in veneto m 80+ m f 80+ f Fonti: elaborazione dati ISTAT Nonostante il fenomeno della completa non autosufficienza si presenti più contenuto rispetto all andamento nazionale, tuttavia si osservano incrementi decisamente maggiori a livello regionale sia nel medio breve che nel lungo periodo. Infatti si prevede che entro il 2025 gli 23

24 anziani completamente non autosufficienti crescano del 62,90%, tra quelli più a rischio vi sono gli uomini ultra90enni che potrebbero subire un incremento entro in 2025 del 193,46%. Questo sembra indicare che nella fascia di età più bassa migliora lo stato di salute in generale mentre al crescere dell età aumentano le condizioni di scarsa autonomia. Il fenomeno della parziale non autosufficienza è invece diffuso nel 3,00% della popolazione veneta, e nel 16,70% ( persone) della popolazione anziana. Anche in questo caso, come in quello della completa non autosufficienza le persone più colpite in Veneto risultano le donne ultra80enni eccettuata la fascia anni che sembra stare meglio degli uomini della stessa età (49,54% per gli uomini e 38,34% per le donne). Tale andamento è piuttosto difficile da interpretare, in mancanza di indagini più specifiche. Bisogna comunque tener presente che i dati raccolti riguardano l autopercezione della propria condizione di salute, e dunque vi è la possibilità che le donne esprimano una percezione più negativa rispetto agli uomini (Tabella 4). Tabella 4: tasso di prevalenza della parziale non autosufficienza in Veneto (2000) m f TOT ,19% 6,50% 8,20% ,19% 9,81% 8,70% ,76% 19,31% 15,33% ,90% 33,90% 31,56% ,54% 38,34% 41,50% ,74% 53,21% 46,40% su TOT anziani 13,19% 18,98% 16,70% su TOT popolazione 1,92% 4,03% 3,00% Fonti: elaborazione dati ISTAT Le proiezioni indicano per il futuro un andamento fortemente crescente anche della parziale non autosufficienza in Veneto. In particolare la prevalenza degli anziani non autosufficienti sulla popolazione in generale risulta pari a 3,31% nel 2005, e cresce nel 2025 a 5,23% e nel 2050 a 8,39% (Figura 18). 24

25 Figura 18: percentuale anziani parzialmente non autosufficienti sulla popolazione veneta ( ) % anziani parzialmente non autosufficienti sulla popolazione veneta 10,00% 9,00% 8,00% 7,00% 6,00% 5,00% 4,00% 3,00% 2,00% 1,00% 0,00% Fonti: elaborazione dati ISTAT Le proiezioni del fenomeno della parziale non autosufficienza presentano una crescita consistente di tale condizione sopra gli 80 anni mentre un ridimensionamento nel lungo periodo per le classi anni (Figura 19). Figura 19: proiezioni degli anziani parzialmente non autosufficienti in Veneto ( ) proiezioni degli anziani parzialmente non autosufficienti in Veneto m 80+ m f 80+ f Fonti: elaborazione dati ISTAT Rispetto al dato nazionale anche per la parziale non autosufficienza si ipotizza una crescita più veloce in Veneto, che riguarda sempre maggiormente gli uomini. In Veneto infatti si 25

26 acuisce il distacco tra il peggioramento delle condizioni di salute tra i generi, si prevede un aumento di uomini ultra80enni parzialmente non autosufficienti pari a 125,90% mentre un aumento delle donne pari a 75,48%. L indice di carico in Veneto presenta valori leggermente superiori a quelli nazionali, si stimano infatti nel ,84 soggetti attivi per ogni anziano non autosufficiente. Questi potrebbero ridursi a 7,58 nel medio-breve periodo (2025) e a 3,97 nel lungo periodo. Figura 20: indice di carico in Veneto ( ) indice di carico complessivo sulla popolazione veneta 40,00 35,00 30,00 25,00 20,00 15,00 10,00 5, Fonti: elaborazione dati ISTAT 26

27 3.2. Gli anziani e il loro contesto di vita Le forme familiari degli anziani in Italia In Italia da alcuni decenni si assiste a un incremento graduale del numero di famiglie (passate, tra il 1988 e il 2003, da 19 milioni e 872 mila a 22 milioni e 361 mila), anche una diminuzione della dimensione familiare media (il numero medio di componenti è passato, infatti, nello stesso arco di tempo da 2,9 a 2,6). Aumentano i single (da 19,3 per cento a 25,8 per cento) e le coppie senza figli (quelle senza altre persone passano da 17,8 per cento a 19,7 per cento), mentre diminuiscono le coppie con figli (dal 49,4 per cento del 1988 al 40,0 per cento). Il fenomeno dell invecchiamento presenta forti ricadute anche sulla composizione delle famiglie, ed in particolare su quelle degli anziani. Complessivamente gli anziani in Italia all ultimo censimento risultano per il 48,08% ancora coniugati e per il 41,74% già vedovi. Le forme familiari degli anziani dipendono principalmente dall età e dunque risentono dei cambiamenti dovuti all evoluzione del ciclo di vita del singolo individuo. Come si vede dalla tabella 5 al crescere dell età gli anziani coniugati diminuiscono da 58,52% a 23,13% e viceversa i vedovi aumentano da 30,37% a 68,28%. La differenza nella speranza di vita tra uomini e donne incide notevolmente e in maniera differenziata tra i due generi, tanto che tra i anni sono già 76,26% le donne vedove mentre in quella stessa fascia d età gli uomini vedovi sono solo il 6,97%. Sopra i 75 anni queste differenze poi si acuiscono ancora maggiormente e la spiegazione si riconduce alla maggior sopravvivenza delle donne, che si è accentuata nel corso del secolo. Tabella 5: stato civile degli anziani in Italia (2001) Separati/e e/o Celibi/nubili Coniugati/e Divorziati/e Vedovi/e tot Da 65 a 74 M 5,67% 85,50% 1,86% 6,97% 100,00% F 14,27% 5,59% 3,88% 76,26% 100,00% Tot 8,57% 58,52% 2,54% 30,37% 100,00% Da 75 a 84 M 4,88% 78,35% 0,93% 15,83% 100,00% F 11,52% 2,20% 1,24% 85,04% 100,00% Tot 8,18% 40,48% 1,09% 50,25% 100,00% 85 e più M 4,60% 59,35% 0,49% 35,55% 100,00% F 10,31% 1,12% 0,40% 88,17% 100,00% Tot 8,15% 23,13% 0,43% 68,28% 100,00% Totale su M 5,35% 81,30% 1,47% 11,88% 100,00% popolazione F 12,47% 3,44% 2,21% 81,87% 100,00% Tot 8,39% 48,08% 1,79% 41,74% 100,00% Fonti: elaborazione dati ISTAT 27

28 Altrettanto significativa è la distribuzione degli anziani per numero di componenti del nucleo familiare (2001). Come confermano diverse ricerche di tipo demografico gli anziani risultano inseriti all interno di un nucleo familiare (da 2 a nn componeni) almeno per il 60% dei casi, dato che resta stabile nel tempo almeno da vent anni. All aumentare dell età ci si accorge però che diminuisce progressivamente il numero di familiari che vivono nello stesso nucleo e sopra gli 80 anni il 62,02% degli anziani si trova a vivere da solo. Questo valore cambia sensibilmente a seconda che si considerino le donne o gli uomini, sopra i 65 anni infatti già il 73, 93% delle donne vive da sola, mentre gli uomini soli sono soltanto il 14, 52%. Figura 21: numero componenti delle famiglie degli anziani in Italia (2001) numero componenti del nucleo familiare in Italia (2001) 70,00% 60,00% 50,00% 40,00% 30,00% 20,00% 10,00% 0,00% Da 65 a 74 Da 75 a e più persona 2 persona 3-4 persone 5 e più persone Fonti: elaborazione dati ISTAT Si riscontra perciò che già a 65 anni le donne anziane si ritrovano spesso a vivere da sole, mentre gli uomini continuano a vivere in coppia spesso fino al loro decesso, dato che questo avviene nella maggior parte dei casi prima delle loro mogli. All aumentare dell età dell anziano diminuisce il numero di componenti anche per l uscita dei figli dal nucleo familiare. 28

29 Le forme familiari degli anziani in Veneto In Veneto si rilevano forti somiglianze con il dato nazionale, nel 2001 gli anziani coniugati sono 47,68% mentre quelli vedovi il 42,47% (Tabella 6). Come si è osservato precedentemente il Veneto è comunque una delle regioni che presenta il più alto sviluppo del fenomeno dell invecchiamento, questo naturalmente comporta un mutamento delle forme familiari che assumono caratteristiche diverse a seconda del genere dell anziano. Si osserva perciò che nella fascia d età le donne vedove sono più numerose che nella proporzione italiana, cioè pari a 80,19% (mentre gli uomini vedovi sono 6,66%) e aumentano fino a 83,94% sopra gli 85 anni (mentre gli uomini vedovi sono 33,33%). Tabella 6: stato civile degli anziani in Veneto Celibi/nubili Coniugati/e Separati/e e/o Divorziati/e Vedovi/e tot Da 65 a 74 M 6,31% 85,35% 1,68% 6,66% 100,00% F 12,94% 3,92% 2,95% 80,19% 100,00% Tot 8,56% 57,68% 2,11% 31,64% 100,00% Da 75 a 84 M 4,90% 79,34% 0,89% 14,86% 100,00% F 11,09% 1,76% 0,92% 86,23% 100,00% Tot 8,05% 39,88% 0,91% 51,16% 100,00% 85 e più M 4,25% 61,99% 0,43% 33,33% 100,00% F 10,85% 0,97% 0,25% 87,93% 100,00% Tot 8,40% 23,61% 0,32% 67,67% 100,00% Totale su M 5,73% 81,86% 1,35% 11,05% 100,00% popolazione F 11,83% 2,55% 1,68% 83,94% 100,00% Tot 8,36% 47,68% 1,49% 42,47% 100,00% Fonti: elaborazione dati ISTAT Rispetto alla composizione del nucleo familiare in Veneto si riscontrano tendenze molto simili al livello nazionale, a parte una leggera diminuzione della percentuale di anziani soli, che a livello regionale è pari a 37,55%, e dei nuclei a 2 componenti, pari a 38,65% in favore di un aumento dei nuclei con 3 o più persone (Figura 22). 29

30 Figura 22: numero componenti delle famiglie degli anziani in Veneto (2001) numero componenti del nucleo familiare in Veneto (2001) 70,00% 60,00% 50,00% 40,00% 30,00% 20,00% 10,00% 0,00% Da 65 a 74 Da 75 a e più persona 2 persona 3-4 persone 5 e più persone Fonti: elaborazione dati ISTAT La diminuzione di anziani soli in Veneto rispetto all Italia si riscontra in entrambi i generi, anche se restano comunque alte le differenze tra maschi e femmine. In Veneto infatti restano elevate le percentuali delle donne anziane che vivono da sole, pari a 70,49% contro il 12,59% degli uomini. Al di là del normale ciclo di vita che caratterizza l evoluzione di una struttura familiare possono intervenire altri importanti cambiamenti che modificano l assetto familiare, con l avanzare dell età questi dipendono prevalentemente dal peggioramento di salute dell anziano Gli anziani non autosufficienti e il loro contesto di vita L analisi del contesto familiare degli anziani non autosufficienti cerca di rispondere a tre esigenze conoscitive principali: conoscere la condizione familiare degli anziani non autosufficienti individuare quali cambiamenti principali intervengono nelle forme familiari quando un anziano non riesce più a vivere autonomamente individuare quali fattori familiari favoriscono la permanenza dell anziano nel proprio nucleo familiare o inducono all istituzionalizzazione riflettere più in generale sull associazione tra famiglia e stato di salute 30

31 Lo studio dell associazione tra tipologia di famiglia e stato di salute dei suoi componenti è molto complesso. Diversi studi dimostrano che la forma familiare costituisce un fattore importante del benessere psico-fisico dell anziano, la sua qualità della vita dipende in modo determinante dalla presenza di una rete di relazioni che al bisogno possono divenire essenziali elementi di sostegno o di cura. Rispetto a questa tematica non esistono specifiche indagini, si è ricorsi dunque ai dati nazionali contenuti nell indagine Multiscopo del 1998 e ad alcune indagini realizzate in ambito demografico. Tali ricerche indicano una tendenza generale nelle persone non autosufficienti a vivere come membri aggregati (coppia, coppia con figli, monogenitore o altro), anche se i non autosufficienti risultano più soli degli autosufficienti, in particolare quelli senza figli (Tabella 7). Questo da un lato indica la difficoltà dei familiari esterni al nucleo familiare di farsi carico di un anziano con problemi di autonomia, dall altro evidenzia il ruolo centrale (accanto a o in assenza di quello del coniuge) dei figli nel prestare assistenza e cura ai propri genitori. Infatti si riscontra dai dati che la percentuale di anziani non autosufficienti che vivono da soli e non hanno figli (52,5%) sono circa il doppio rispetto quelli che vivono da soli e hanno figli (29,5%). Tabella 7: struttura familiare degli anziani in Italia (1991) coppia solo coppia con figli Monogenitore altro totale con figli 16,80% 42,40% 26,80% 6,30% 7,70% 100,00% autosufficienti senza figli 44,80% 36,70% 0,00% 0,00% 18,50% 100,00% non con figli 25,90% 31,80% 13,30% 10,30% 15,10% 100,00% autosufficienti senza figli 52,50% 18,70% 0,00% 0,00% 28,80% 100,00% Fonti: elaborazione dati ISTAT Dalle ricerche emergono forti differenze di genere, gli uomini non autosufficienti vengono per lo più assistiti dalle loro mogli, mentre le donne vengono prese in carico soprattuto dai figli. Emerge infatti che le donne raramente sono assistite dal coniuge, questo è sicuramente legato all età della persona non autosufficiente, ma si ipotizza anche l influenza di altri fattori. Il primo riguarda la difficoltà dei mariti di gestire attività di cura e di assistenza e contemporaneamente rispondere alle esigenze domestiche; il secondo invece potrebbe anche dipendere dal riflesso dell autodichiarazione delle donne (secondo l indagine Multiscopo sulle Famiglie) che dichiarano in modo più negativo la propria condizione di salute. 31

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