Popolazione e struttura demografica

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1 Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo capitolo 3 e struttura demografica La dimensione e la struttura della popolazione, e le dinamiche demografiche a esse connesse, rappresentano fenomeni la cui misurazione può essere effettuata ricorrendo a un ampio gruppo di indicatori il cui uso trova una consolidata tradizione, tanto nelle scienze demografiche che in quelle storico-sociali. a proposito di popolazione Le principali variabili che descrivono una popolazione umana sotto il profilo strettamente bio-morfologico sono la grandezza, relativa a un territorio d una data superficie; la densità media su quel territorio; la distribuzione nello spazio territoriale e per aree geografiche differenziate (pianura, collina, montagna, coste, centri rurali ed urbani, ecc.); la composizione per sesso ed età; il tasso annuo di natalità e mortalità; il tasso annuo di accrescimento o di declino, data dalla differenza tra i due tassi predetti, più o meno il saldo netto dei movimenti immigratori ed emigratori traversanti i confini del territorio; l entità, il ritmo e la direzione dei flussi di migrazione intra ed extra il territorio stesso; infine il ritmo di variazione, a breve, medio e lungo periodo, di tutte le variabili sopra indicate. [Gallino, 1978: 526] affinché si possa parlare di popolazione in senso demografico, deve trattarsi di un gruppo di individui che, accomunati da caratteristiche territoriali, o etniche, o sociali, o religiose, ovvero di altro tipo, risultino soggetti a un processo di rinnovamento sotto il profilo quantitativo e qualitativo, un processo riconducibile all azione diretta di tre fondamentali fenomeni: la natalità, la mortalità e la mobilità. [Blangiardo, 1987: 9] In questo capitolo vengono proposti solo alcuni di essi. Si tratta di indicatori utili a fornire informazioni sia sullo stato della popolazione e delle sue unità i quaderni del POM 61

2 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Capitolo 3 familiari, sia sulle variazioni conseguenti ai fenomeni naturali del ciclo di vita, e alla mobilià della popolazione sul territorio. Più precisamente, i fenomeni presi in considerazione riguardano la consistenza della popolazione e la sua composizione per classi d età; la tipologia delle unità familiari; le variazioni demografiche dovute alla dinamica delle nascite e dei decessi; le trasformazioni prodotte dai flussi migratori, cioè dai trasferimenti di residenza e dalle presenze (o assenze) più o meno temporanee sul territorio. 3.1 La consistenza della popolazione e le sue variazioni La consistenza numerica della popolazione rappresenta il dato preliminare di ogni analisi socio-demografica. Pur trattandosi di una dato elementare, e non di un indicatore, lo prendiamo qui in considerazione perché esso riconduce a una stratificazione di grandezze demografiche rispetto alle quali sono già codificati dei significati e associate delle tipologie socio-territoriali: aree rurali spopolate, piccoli centri, centri urbani intermedi e città, aree metropolitane, ecc. La consistenza della popolazione può essere rappresentata per classi d ampiezza demografica, ricavando così delle tipologie che favoriscono la comparazione, oppure può essere espressa in termini di quote rispetto a un più ampio contesto socio-territoriale di riferimento. In entrambi i casi otteniamo informazioni relative allo stato della popolazione a un determinato anno di riferimento: esse permettono di operare quel tipo di analisi che abbiamo definito sincronica, finalizzata soprattutto alla comparazione tra aree territoriali diverse. Allorché si conosce l ammontare della popolazione di un territorio per un intervallo temporale di più anni è possibile determinarne le variazioni, adottando metodi di calcolo diversi a seconda della finalità descrittiva perseguita. Un primo elementare indicatore che risponde allo scopo di misurare la variazione demografica è rappresentato dalla variazione percentuale della popolazione. Esso equivale al rapporto percentuale tra la variazione netta (incremento o decremento) della popolazione residente in un territorio in un intervallo di tempo considerato, e la popolazione esistente all inizio dello stesso intervallo. Si tratta di un indicatore grossolano, che però risulta di facile inter- 62 i quaderni del POM

3 Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo pretazione perché fornisce una misura comparabile della consistenza dell incremento in rapporto alla popolazione iniziale. Lo stesso indicatore si può anche calcolare sulla base della popolazione presente. In questo caso esso sintetizzerà l evoluzione demografica includendo quella parte di popolazione non avente dimora stabile sul territorio, ed escludendo invece la popolazione che, pur avendo dimora stabile sul territorio, risulti momentaneamente assente. Le eventuali differenze tra i due indicatori evidenzieranno la presenza di tendenze diverse tra residenzialità e mobilità territoriale spiegabili con riferimento a fenomeni di attrattività o di esodo locale. Indicatori più sofisticati, che permettono anche di tener conto delle variazioni demografiche che si producono lungo tutto l arco temporale considerato, sono utilizzati più specificamente dai demografi. Tra quelli di più semplice applicazione ricordiamo: il tasso di variazione aritmetico della popolazione che indica il numero medio di individui, ogni mille inizialmente presenti, che annualmente si sono aggiunti o sottratti alla popolazione durante il periodo preso in esame il tasso di variazione geometrico della popolazione, che indica, per ogni anno dell intervallo temporale preso in esame, il ritmo medio di accrescimento rispetto all anno precedente. Il primo di questi indicatori rappresenta le variazioni della popolazione come se fossero riconducibili ad un andamento lineare; il secondo presuppone un andamento esponenziale. Entrambi, comunque, forniscono una misura approssimativa del reale andamento della popolazione essendo basati sempre sui due soli dati dell inizio e della fine dell intervallo temporale considerato. In realtà, soprattutto quando si considera un periodo di più decenni, le variazioni di una popolazione possono non essere rappresentate perfettamente dal saldo demografico. Nell arco temporale considerato, infatti, possono essersi alternati periodi di incremento della popolazione e periodi di decremento, oppure gli incrementi o decrementi possono essersi realizzati in periodi più o meno brevi. Per ricostruire questi diversi andamenti, allora, si rende necessario prendere in considerazione i dati della popolazione relativi ai singoli anni dell intervallo temporale. i quaderni del POM 63

4 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Capitolo La dinamica demografica e la mobilità della popolazione residente Gli indicatori sopra presentati permettono di analizzare le variazioni che intervengono nella consistenza della popolazione, segnalando l esistenza di processi demografici o socio-economici in atto sul territorio. Procedendo a un analisi più approfondita della dinamica demografica, può risultare necessario stabilire anche la natura di questi processi, ovvero le cause della variazione della popolazione. A tal fine è indispensabile prendere in considerazione le componenti che intervengono in essa. In effetti, la variazione della popolazione si può considerare il risultato di due processi distinti: la crescita naturale della popolazione e i movimenti migratori. a proposito di dinamica demografica I processi demografici sono mossi da due forze interdipendenti, una biologica, l altra sociale. Non c è dubbio che gran parte dei fenomeni demografici siano manifestazioni di processi biologici. Ciò è vero non soltanto per la fecondità e la mortalità: l unione dell uomo e della donna può infatti avvenire dopo la pubertà e il raggiungimento della maturità della personalità richiede anche la maturità biologica e psicologica dell individuo. Ancor più interessante è però l interdipendenza tra i fenomeni demografici e quelli sociali. La mortalità e la sua incidenza secondo l età e il sesso sono condizionate anche dal tipo di organizzazione sociale: alimentazione, igiene individuale e pubblica, conoscenze e organizzazione della medicina, sfruttamento delle risorse naturali e qualità dell ambiente, ecc. La natalità è inoltre condizionata da fattori culturali e religiosi, dalla conoscenza e diffusione dei metodi di controllo delle nascite, dal livello economico collettivo e individuale, dal sostegno dato alla famiglia dalla società, dagli stili di vita e dai modelli familiari, ecc. Fattori sociali e fattori naturali, dunque, coesistono e si influenzano a vicenda. [vedi Livi Bacci, 1990:5-6]. 64 i quaderni del POM

5 Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo La crescita naturale della popolazione è il risultato del saldo tra nascite e decessi, due fenomeni misurabili rispettivamente attraverso il tasso di natalità e il tasso mortalità. Come la più parte dei fenomeni demografici, questo saldo è soggetto a variazioni nel tempo, potendo risultare, in alcuni periodi, anche di segno negativo, per effetto di eventi storici eccezionali (epidemie, guerre, ecc.) o in conseguenza di diffuse forme di controllo delle nascite. L indicatore più elementare cui fare riferimento per misurare gli effetti congiunti di nascite e decessi è il tasso di variazione naturale della popolazione, che equivale al rapporto percentuale tra il saldo naturale di un determinato periodo e la popolazione iniziale dello stesso periodo considerato. Oltre che per il suo significato demografico, l interesse per questo indicatore deriva anche dal fatto che la sua interpretazione rinvia a fenomeni sociali più generali attinenti la natalità e mortalità, fenomeni che dipendono sia dai comportamenti della popolazione (modelli familiari, ritmo di costituzione di nuovi nuclei familiari, metodi contraccettivi adottati), sia dalle condizioni di vita caratteristiche di un determinato contesto socio-territoriale (benessere, possibilità di accesso alle cure mediche, disponibilità di servizi). La dinamica migratoria della popolazione residente dipende invece dai trasferimenti della dimora abituale degli individui componenti una determinata popolazione. Questi trasferimenti vengono rilevati attraverso le iscrizioni e cancellazioni registrate presso l anagrafe comunale e da essi si ricava, per ciascun periodo, il saldo migratorio. Fig. 4 Dinamica demografica della popolazione residente Componente naturale Componente migratoria Nascite Decessi Iscrizioni anagrafiche per trasferimento Cancellazioni anagrafiche per trasferimento Saldo naturale Saldo migratorio residenti Saldo anagrafico totale i quaderni del POM 65

6 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Capitolo 3 Un indicatore in grado di fornire una misura dell incidenza complessiva del movimento territoriale della popolazione residente è il tasso di mobilità residenziale, che equivale al rapporto percentuale tra il saldo delle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche registratisi in un determinato periodo e l insieme della popolazione che all inizio di questo stesso periodo risulta residente nel territorio considerato. Variazioni di questo indicatore, inoltre, si possono ottenere distinguendo la tipologia dei trasferimenti a seconda che siano coinvolti i trasferimenti di residenza interni al paese o anche i trasferimenti da e verso l estero. Come per la variazione della consistenza della popolazione, c è da osservare che gli indicatori relativi alla crescita naturale e alla mobilità residenziale non sempre sono in grado di sintetizzare l andamento dei fenomeni demografici misurati, soprattutto allorché si prendono in considerazione intervalli temporali di più decenni. Anche in questo caso possono tornare utili delle modalità di calcolo più sofisticate delle variazioni demografiche di lungo periodo, utilizzando a tal fine i dati relativi ai saldi naturali e migratori per ciascun anno. a proposito di anagrafe e stato civile L anagrafe è un sistema di registrazione della popolazione residente (avente dimora abituale) in ciascun comune del paese. L ufficiale di anagrafe deve procedere al suo continuo aggiornamento mediante iscrizione dei nati da genitori residenti e di coloro che stabiliscono la propria residenza nel comune (che vi immigrano, cioè) provenienti da altro comune o dall estero, e mediante cancellazione dei morti residenti nel comune e di coloro che trasferiscono lo propria residenza fuori del comune (che emigrano). Le informazioni arrivano all anagrafe dagli uffici di stato civile che sono responsabili, appunto, della tenuta dei registri di stato civile (nati, morti, matrimoni). Non si debbono confondere stato civile e anagrafe. Lo stato civile registra gli eventi là dove avvengono, mentre l anagrafe registra gli eventi di coloro i quali hanno residenza nel comune, sia che siano avvenuti nello stesso comune, o in altro comune, o all estero. Le statistiche di stato civile si riferiscono perciò alla popolazione presente, e sono quelle normalmente elaborate a fini demografici; quelle anagrafiche si riferiscono alla popolazione residente. [da Livi Bicci, 1990: 23-24] 66 i quaderni del POM

7 Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Dal momento che gli indicatori sopra menzionati forniscono solo la misura dell incidenza dell incremento (o decremento) netto, naturale e migratorio, della popolazione in un determinato periodo, un altro indicatore cui si può ricorrere per descrivere l andamento demografico della popolazione è l indice cumulato di variazione della popolazione. Esso corrisponde al rapporto tra l insieme della popolazione soggetta a iscrizione o cancellazione anagrafica (sia per eventi naturali che per trasferimenti di residenza) e il totale della popolazione residente all inizio del periodo considerato. Questo indicatore offre il vantaggio di fornire una misura dell incidenza complessiva della popolazione che genera le variazioni demografiche in quanto non è costruito solo sui saldi delle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche relative a nascite, decessi e trasferimenti di residenza, ma sulla loro somma. 3.3 Le presenze e le assenze temporanee La popolazione residente in un territorio a un determinato momento non coincide necessariamente con la popolazione effettivamente presente. Ciò spiega perché, nei censimenti della popolazione, abitualmente si operi una netta distinzione tra popolazione residente e popolazione presente. Questa distinzione può risultare determinante allorché si vuole analizzare la dinamica migratoria in senso più ampio, non restringendo il fenomeno alla sola popolazione residente, avente cioè dimora abituale nel territorio considerato. In altri termini, a prescindere dal riconoscimento della residenza in virtù dell iscrizione al registro anagrafe, su un territorio può gravitare una popolazione più o meno ampia costituita da persone solo temporaneamente presenti, o che comunque mantengono la residenza anagrafica altrove. Similmente, può succedere che la popolazione ufficialmente residente sia di fatto assente perché domiciliata momentaneamente altrove, pur mantenendo la residenza nel comune di appartenenza anagrafica. In alcuni casi, dunque, le presenze o assenze temporanee rappresentano fenomeni tutt altro che marginali, di cui non si può non tener conto nell analisi dei flussi migratori e della mobilità complessiva della popolazione. Ipotizzando che la popolazione presente non coincida con la popolazione residente, è possibile rapportare tale saldo (positivo o negativo) alla popolazione residente, ottenendo così una misura dell incidenza del fenomeno delle migrazioni tem- i quaderni del POM 67

8 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Capitolo 3 poranee. Tale rapporto, espresso in termini percentuali, lo definiamo, per l appunto, tasso di migrazione temporanea. Le definizioni Istat di popolazione residente e popolazione presente La popolazione residente di ciascun Comune è costituita dalle persone aventi dimora abituale nel Comune e ivi presenti alla data del censimento e dalle persone aventi anch esse dimora abituale nel Comune, ma che alla data del Censimento risultano assenti per uno dei seguenti principali motivi: emigrazione in altro comune o all estero per l esercizio di occupazioni stagionali o temporanee; servizio di leva; studio; ricovero in istituti di cura; detenzione; lavoro, affari e turismo. La popolazione presente di ciascun Comune è costituita invece dalle persone presenti nel Comune alla data del censimento e aventi in esso dimora abituale, nonché dalle persone presenti nel Comune alla data del censimento, ma aventi dimora abituale in altro Comune o all estero. Rinviando alla distinzione introdotta tra saldo anagrafico e saldo derivante dalla differenza tra presenze e assenze temporanee, attraverso lo schema che segue possiamo dunque raffigurare le diverse componenti che entrano in gioco nel determinare la mobilità complessiva della popolazione. Fig. 5 - Dinamica demografica complessiva della popolazione residente e presente Saldo naturale Saldo migratorio residenti Residenti temporaneamente assenti Non residenti temporaneamente presenti Saldo anagrafico Saldo presenze/assenze temporanee Dinamica complessiva della popolazione 68 i quaderni del POM

9 Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Fig. 6 - Riepilogo degli indicatori relativi alla dinamica demografica all inizio dell intervallo di tempo considerato alla fine dell intervallo di tempo considerato media nell intervallo di tempo considerato Numero di anni dell intervallo di tempo considerato Tasso di variazione aritmetico e geometrico della popolazione Incremento (decremento) netto Variazione percentuale della popolazione Nati vivi durante l intervallo di tempo considerato Numero di decessi durante l intervallo di tempo considerato Iscrizioni anagrafiche per trasferimento Cancellazioni anagrafiche per trasferimento Tasso di variazione naturale della popolazione Tasso di mobilità residenz iale Indice cumulato di variazione della popolazione Tasso di natalità Tasso di mortalità Saldo tra popolazione presente e resi dente Tasso di migrazione temporanea 3.4 La struttura demografica Oltre alla determinazione delle variazioni nella consistenza numerica, lo studio socio-demografico di una popolazione necessita spesso di un analisi delle sue caratteristiche strutturali. Nella stessa interpretazione dei dati relativi alle variazioni demografiche che intervengono nel tempo, cioè, può risultare indispensabile prendere in considerazione i caratteri strutturali della popolazione, quali, ad esempio, la sua composizione per età e per sesso, o quella per unità familiari. In effetti, tali caratteri - insieme a quelli più propriamente i quaderni del POM 69

10 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Capitolo 3 socio-culturali, quali la composizione per stato civile, il livello di istruzione e la posizione professionale - possono influenzare la dinamica demografica relativa ai tassi di natalità e mortalità e alla mobilità sul territorio. È cioè comprensibile, e anche molto probabile, che in una popolazione giovane il tasso di mortalità risulti più basso che in una popolazione dove la percentuale di soggetti anziani è maggiore. Similmente ci si può aspettare tassi di natalità più elevati nel primo tipo di popolazione piuttosto che nel secondo. Tra i caratteri da prendere in considerazione quello della composizione per età rappresenta uno degli aspetti fondamentali per analizzare la struttura di una popolazione e ricavare da essa informazioni indirette anche sulla sua evoluzione recente. Il modo più semplice per visualizzare tale struttura è quello di ricorrere a una rappresentazione grafica della ripartizione della popolazione per classi d età (usualmente quinquennali). Questo tipo di rappresentazione grafica prende il nome di piramide dell età e può essere costruita sia sulla base dei dati assoluti, sia considerando la numerosità di ciascuna classe di età in percentuale sul totale della popolazione. In questo tipo di rappresentazione, inoltre, la popolazione maschile e quella femminile vengono distinte, in modo da ottenere due istogrammi speculari. a proposito di piramide dell età La rappresentazione grafica della distribuzione della popolazione per classe d età prende il nome di piramide dell età in quanto, se nella composizione per età non vi sono alterazioni patologiche, i contingenti nelle varie classi risultano via via più ridotti e, di conseguenza, essa assume, sia pure approssimativamente, la forma triangolare tipica della faccia di una piramide. Tuttavia, tale forma non è ricorrente nelle popolazioni attuali, soprattutto nelle popolazioni dei paesi più sviluppati. Molteplici fattori hanno infatti contribuito ad alterare la regolarità nella distribuzione per età delle popolazioni, primi fra tutti le brusche oscillazioni nella frequenza annua delle nascite, a seguito di eventi bellici o di improvvisi mutamenti nel comportamento riproduttivo, e la presenza di consistenti apporti o depauperamenti che hanno interessato alcune classi di età a seguito di massicci movimenti migratori [da Blangiardo, 1987: 30-31] 70 i quaderni del POM

11 Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Fig. 7 Piramide dell età Italia e Femmine 8,0 6,0 4,0 2,0 Maschi 2,0 4,0 6,0 8,0 10,0 La distribuzione percentuale per classi d età permette la comparazione tra strutture demografiche di popolazioni appartenenti a territori diversi e a periodi diversi. Come per altri fenomeni demografici, può risultare utile ricorrere a indicatori in grado di sintetizzare tale distribuzione al fine di rendere ancor più immediata l interpretazione delle similitudini o differenze tra più popolazioni poste a confronto, o anche per commisurare tra loro raggruppamenti d età particolarmente significativi all interno di una stessa popolazione: giovani, anziani, persone in età lavorativa, ecc. Gli indicatori di seguito proposti sono solo alcuni tra quelli più usati. Ciò che li accomuna è l essere fondati sui dati relativi alla composizione per classi d età della popolazione, dati resi disponibili a livello comunale dai censimenti. 28 Combinando questi dati è anche possibile ricavarne altri che possono rispondere a questioni più specifiche riguardanti il rapporto tra le diverse classi d età. 28 Questi stessi indicatori si possono calcolare anche facendo ricorso ai dati della popolazione residente distinti per singolo anno d età e non per le abituali classi d età quinquennali e decennali, il che permette sia di ottenere misure più precise, sia di operare ripartizioni per classi d età diverse. Tali dati più analitici non sono riportati nei volumi dei censimenti, ma sono ugualmente distribuiti dall Istat su richiesta. i quaderni del POM 71

12 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Capitolo 3 Tra gli indicatori più comunemente utilizzati, l età media meglio di altri permette di sintetizzare la composizione per età della popolazione, e di stabilire un parametro semplice, ma efficace, di comparazione tra contesti socio-territoriali diversi in merito al livello di invecchiamento o meno di una popolazione. Esso equivale alla media delle età ponderata con l ammontare della popolazione appartenente a ciascuna classe d età, attribuendo a ciascuna di esse l età centrale della classe stessa. Si tratta evidentemente di un indicatore grossolano, anche perché assumere come età media della popolazione di una classe d età il valore centrale di questa classe, permette un approssimazione al dato esatto. Se non si dispone dei dati relativi alla popolazione per singolo anno d età, questo indicatore fornisce un utile base di partenza per un analisi della struttura demografica. L interpretazione dei valori assunti da questo indicatore, comunque, richiede un analisi più approfondita delle sue componenti, soprattutto se si è interessati a un analisi dell evoluzione demografica nel tempo. In un determinato comune o comprensorio territoriale, infatti, valori relativamente elevati di questo indicatore potranno essere significativi di processi socio-demografici diversi: riduzione della natalità, aumento della vita media, accentuata dinamica residenziale caratterizzata da un trasferimento in altro comune della popolazione più giovane, o da un trasferimento in loco di famiglie più anziane. Oltre che al valore medio sintetizzato dall indicatore precedente, nell analisi della composizione per età si può anche fare riferimento al tasso di anzianità della popolazione. Esso si calcola suddividendo la popolazione con età uguale o superiore ai 65 anni per la popolazione complessiva. Questo indicatore permette di valutare l incidenza della sola popolazione anziana - identificata abitualmente sulla base della soglia dei 65 anni - a prescindere dalla distribuzione percentuale delle restanti classi d età. L importanza di questo indicatore deriva dal fatto che proprio la variazione della popolazione anziana può essere associata significativamente ad alcuni processi sociali di particolare interesse nelle analisi dei contesti territoriali locali, quali, ad esempio, lo spopolamento delle aree interne o rurali conseguente a fenomeni di urbanizzazione, l emigrazione, le trasformazioni del sistema produttivo locale. L utilità di questo indicatore, inoltre, deriva dal fatto che esso permette di identificare facilmente quei comuni o quelle aree territoriali dove l invecchiamento della popolazione rappresenta un fenomeno sociale più accentuato, il 72 i quaderni del POM

13 Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo quale porta con sé tutta una serie di conseguenze, sia sul piano della composizione delle forze di lavoro e della conseguente dinamicità dell economia locale, sia sul piano dell organizzazione dei servizi socio-assistenziali. a proposito di invecchiamento della popolazione L invecchiamento della popolazione anziana porta con sé una serie di conseguenze di ordine sociale ed economico. Aumenta la domanda di assistenza sanitaria, che cresce più che proporzionalmente al crescere dell età. Aumenta la domanda di assistenza sociale per le persone molto anziane, che in proporzione sempre maggiore vivono sole. Aumenta il numero delle pensioni, il cui costo viene a pesare su una quota di popolazione in relativo regresso. Una popolazione invecchiata, si usa dire, perde anche il suo dinamismo: essa opera per se stessa, non per le future generazioni. In tutto questo vi è del vero, ma soffermarsi solo su questi aspetti significa ridurre la questione alla sola dimensione economica o ai costi sociali della condizione di non produttori degli anziani. L invecchiamento va invece compreso anche in relazione ai processi sociali e culturali che assegnano agli individui determinati ruoli all interno della società. Oggi si avverte sempre più l esigenza di ripensare questi ruoli. La vita anziana riserva ancora esperienze nuove, possibilità di attività sociali e culturali con ruoli non necessariamente passivi o di dipendenza. Le migliori condizioni di salute, il maggior livello di istruzione, un livello medio di benessere superiore, configurano la condizione anziana in termini completamente mutati rispetto a un recente passato. Gli anziani esprimono cioè una risorsa fondamentale della società, sebbene non sempre valorizzata, e acquistano un ruolo crescente anche nella vita collettiva. Nella società del benessere, oltretutto, essi diventano sempre più soggetti consumatori che richiamano in modo crescente l attenzione dei produttori nella definizione dell offerta di beni e servizi. Spostando invece l attenzione sulle proporzioni esistenti tra classi e raggruppamenti d età diverse, tre sono gli indicatori di più frequente utilizzo nelle statistiche socio-demografiche: l indice di vecchiaia, l indice di dipendenza e l indice di ricambio. i quaderni del POM 73

14 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Capitolo 3 L indice di vecchiaia equivale al rapporto percentuale tra la popolazione anziana (oltre i 64 anni, o oltre un altro limite stabilito convenzionalmente per indicare l inizio della vecchiaia) e quella con meno di 14 anni. Questo indice rileva efficacemente le differenze nella composizione per età, anche perché i valori del numeratore e del denominatore generalmente variano in senso opposto, mettendo in evidenza i divari esistenti tra contesti territoriali e periodi diversi. Se calcolato facendo riferimento alla popolazione da 65 anni in su, inoltre, questo indicatore fornisce un parametro del ricambio generazionale stabilito sulle due classi d età estreme, il quale può essere utilizzato come base per un analisi di proiezione della dinamica e della struttura demografica sul medio-lungo periodo. Valori relativamente più elevati di questo indicatore segnaleranno un processo di senilizzazione della popolazione, mentre valori relativamente più bassi segnaleranno l esistenza di una dinamica di crescita demografica (alti tassi di natalità o trasferimenti in loco di famiglie giovani). L indice di dipendenza equivale al rapporto percentuale tra popolazione in età non lavorativa e popolazione in età lavorativa. Questo indicatore fornisce un informazione sulla struttura demografica della popolazione (rapporto tra classi d età estreme e classe d età centrale), ma anche una misura del carico della popolazione non attiva, e quindi presumibilmente non autonoma economicamente, sulla popolazione potenzialmente attiva. Combinato con gli indicatori relativi all occupazione, inoltre, fornisce una misura abbastanza attendibile del peso sociale che agisce sul reddito prodotto dalla forza lavoro attiva. La sua evoluzione nel tempo si sviluppa parallelamente a quella della struttura per classi d età, risultando caratterizzata, nell attuale situazione storico-sociale, da una riduzione del peso percentuale della generazione più giovane e da un aumento della generazione più anziana, fenomeni questi da ricondurre alla riduzione delle nascite e all aumento della vita media. Questo indicatore può essere calcolato anche in relazione a ciascuna delle due classi d età estreme prese singolarmente, ottenendo così l indice di dipendenza degli anziani e l indice di dipendenza della popolazione più giovane (meno di 14 anni). L utilità di questa distinzione deriva dal fatto che le due fasce estreme delle classi d età in realtà presentano condizioni di dipendenza economica di diversa natura. Nel caso degli anziani, che in gran parte percepiscono un proprio reddito, l indice di dipendenza ha un significato rispetto 74 i quaderni del POM

15 Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo all attuale sistema previdenziale. Nel caso dei giovani sotto i 14 anni, invece, l indice sintetizza il rapporto tra popolazione potenzialmente attiva e popolazione non ancora attiva ed in condizione perlopiù di dipendenza diretta dal reddito familiare. in età lavorativa e in età non lavorativa Nella ripartizione della popolazione per classi d età è usuale la distinzione tra popolazione in età lavorativa e popolazione in età non lavorativa: la prima rappresentata dalla classe d età centrale della popolazione (14-64 anni), la seconda dalle due restanti fasce d età estreme (0-13; 65 e oltre). Si osservi, però, che tale distinzione non coincide in alcun modo con quella di popolazione attiva e popolazione non attiva (vedi capitolo 4). Non tutte le persone in età lavorativa svolgono effettivamente un attività di lavoro o sono alla ricerca di essa; mentre tra le persone in età non lavorativa ve ne sono che continuano ancora a svolgere attività di lavoro. Quest ultima situazione, ad esempio, è frequente in agricoltura, oltre che in molte professioni di carattere autonomo (artigiani, liberi professionisti, imprenditori). L indice di ricambio equivale al rapporto percentuale tra la popolazione della fascia d età dei anni, e la popolazione della fascia d età dei anni. Esso ha un interesse soprattutto congiunturale in quanto sintetizza la dinamica di sostituzione sul breve periodo tra quella classe d età che si avvia verso una situazione di inattività, e quella classe d età che entra in una situazione di potenziale attività. La non corrispondenza nella consistenza della popolazione di queste due fasce d età segnalerà situazioni demografiche con possibili ripercussioni a breve sulla struttura dell occupazione, che possono tradursi in una variazione del numero degli effettivi della forza lavoro presente nel contesto socio-territoriale locale considerato, oppure in una dinamica di mobilità del lavoro su un ambito territoriale più ampio. In particolare, un abbassamento dei valori di questo indice segnalerà l esistenza di situazioni più difficili di accesso al mercato del lavoro per le giovani generazioni. Sempre con riguardo alle variazioni attinenti alla popolazione potenzialmente attiva, infine, un indicatore cui fare riferimento è l indice di struttura della i quaderni del POM 75

16 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Capitolo 3 popolazione attiva. Esso equivale al rapporto percentuale tra la quota della popolazione attiva più anziana, composta cioè dalle persone con età compresa tra 40 e 64 anni, e la quota della popolazione attiva più giovane, composta dalle persone con età compresa tra 14 e 39 anni. In una popolazione demograficamente stazionaria o in crescita, questo indice risulta inferiore al 100%, con valori via via decrescenti quanto più giovane risulta la struttura della popolazione in età lavorativa. Anche in questo caso, un abbassamento dei valori di questo indice segnalerà l esistenza di possibili situazioni future di difficoltà nell accesso al mercato del lavoro per le attuali giovani generazioni. Fig. 8 - Riepilogo degli indicatori relativi alla struttura demografica totale con meno di 14 anni oltre i 64 anni per classe d età annuale, quinquennale o decennale Incidenza % di ciascuna classe d età Età media oltre i 64 anni Tasso di anzianità della popolazione Indice di vecchiaia tra 15 e 64 anni Indice di dipendenza della pop. più giovane Indice di dipendenza Indice di dipendenza degli anziani tra 14 e 18 anni tra 14 e 39 anni tra 60 e 64 anni Indice di ricambio tra 40 e 64 anni Indice di struttura della popolazione attiva 76 i quaderni del POM

17 Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo 3.5 La struttura e la tipologia familiare L evoluzione della struttura familiare rappresenta un elemento significativo dei processi di mutamento in atto in una società. La variazione delle tipologie e dell ampiezza della famiglia nel tempo è infatti associata alle modificazioni che si sviluppano storicamente nei sistemi sociali in rapporto all organizzazione della produzione, ai processi di urbanizzazione, ai modelli di vita e di relazioni familiari. a proposito di evoluzione della struttura della famiglia italiana La famiglia italiana ha subìto negli ultimi decenni profonde trasformazioni strutturali. Ancora verso il 1950 quasi un terzo delle famiglie italiane era composto da due o più nuclei familiari (famiglie estese). Vi erano tuttavia profonde differenze tra città e campagna e tra le varie regioni d Italia. Di solito la popolazione urbana viveva in famiglie mononucleari e le giovani coppie, dopo il matrimonio, andavano a vivere in una casa diversa da quelle delle rispettive famiglie di origine (modello di residenza neolocale). Buona parte della popolazione agricola delle regioni centro-settentrionali viveva in famiglie estese, dove gli sposi restavano ad abitare nella famiglia di origine del marito (modello di residenza patrilocale). La popolazione agricola delle regioni meridionali aveva invece, sotto questo aspetto, un comportamento più simile a quello delle città: tendenzialmente famiglia nucleare e residenza neolocale, con maggiore separazione fra luogo di residenza e luogo di lavoro, fra vita domestica e vita produttiva. Dalla metà degli anni 50, l urbanizzazione e l industrializzazione hanno prodotto forti cambiamenti nelle strutture familiari, favorendo la diffusione del modello di residenza neolocale e della famiglia nucleare. Tutte queste trasformazioni sono avvenute più tardi che in altri paesi industrializzati della stessa Europa. Ancora a metà degli anni 70, nelle campagne dell Italia centro-settentrionale le famiglie plurinucleari erano molto più frequenti che in Francia, Germania, Svezia, Danimarca o Gran Bretagna. [Robertson, 1997: ] i quaderni del POM 77

18 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Capitolo 3 Uno degli indicatori più semplici cui fare riferimento nell analizzare i caratteri strutturali delle unità familiari nella loro distribuzione socio-territoriale e nella loro evoluzione nel tempo è l ampiezza media della famiglia, calcolata come numero medio di componenti per famiglia. Questo indicatore viene di fatto utilizzato per identificare le linee di tendenza dell evoluzione socio-demografica della popolazione nella sua organizzazione in unità familiari. Famiglia e nucleo familiare Nella definizione adottata dall Istat nel censimento generale della popolazione, per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincolo di matrimonio, parentela, affinità, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso Comune. Per nucleo familiare, invece, si intende quell insieme di persone che sono legate dal vincolo di coppia (coniugate o non coniugate) e/o dal vincolo genitore-figlio. Con riguardo a queste due definizioni si precisa inoltre che: una famiglia può anche non rappresentare un nucleo familiare (famiglia senza nucleo) una famiglia può essere costituita anche da una sola persona (famiglia unipersonale) una famiglia può comprendere uno o più nuclei familiari. Si osservi che nella definizione di famiglia sopra richiamata, elemento fondamentale risulta essere la coabitazione abituale. È sulla base del carattere di coabitazione che è possibile, tra l altro, distinguere tra famiglia anagrafica e famiglia di fatto. In effetti, l obiettivo dei censimenti è quello di rilevare la famiglia di fatto in quanto unità residenziale, e ciò a presciendere dalle risultanze delle schede di famiglia del registro anagrafe, o anche dall esistenza di una situazione di comunione del reddito (carattere questo assunto come distintivo nei censimenti della popolazione precedenti al 1991). La semplicità di questo indicatore presenta però un problema interpretativo connesso all identificazione dei fattori determinanti l ampiezza familiare. La 78 i quaderni del POM

19 Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo numerosità della famiglia, infatti, va spiegata ponendola in relazione alla dinamica demografica della popolazione e alla tipologia delle strutture familiari. La riduzione del numero medio dei componenti per famiglia, infatti, può essere determinata da una tendenziale diminuizione delle nascite e da un crescente orientamento delle famiglie a una limitazione del numero di figli. A essa può anche contribuire l accentuarsi del processo di nuclearizzazione della famiglia, quale conseguenza di una progressiva crisi della famiglia plurinucleare e dell affermazione di diversi modelli di vita coniugale, di convivenza, di residenzialità e di divisione familiare del lavoro. Oltre al numero dei componenti, nell analisi della struttura delle famiglie ritorna utile prendere in considerazione altri dati che riguardano la composizione tipologica delle unità familiari. In particolare, assumendo come criterio distintivo la composizione nucleare, si possono distinguere tre tipi principali di indicatori relativi all incidenza percentuale, sul numero complessivo di unità familiare, delle famiglie senza nuclei, delle famiglie composte da un solo nucleo e delle famiglie composte da più nuclei. Fig. 9 - Riepilogo degli indicatori relativi alla struttura e tipologia familiare totale Famiglie senza nuclei Famiglie con un solo nucleo Famiglie con più nuclei Numero complessivo di famiglie Ampiezza media della famiglia Incidenza % delle famiglie senza nuclei Incidenza % delle famiglie con un nucleo Incidenza % delle famiglie con più nuclei i quaderni del POM 79

20 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo Capitolo 3 80 i quaderni del POM

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