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1 Ecologia e ambiente? Vai sul sicuro.

2 Camera di commercio industria artigianato e agricoltura di Torino. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione a terzi. Direzione scientifica della collana Guide ai diritti: Raffaele Caterina, Sergio Chiarloni, Lucia Delogu - Docenti del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell Università degli Studi di Torino, componenti della Commissione di regolazione del mercato, Autore: Francesca Ilgrande - Laboratorio Chimico Camera di commercio Torino Coordinamento editoriale: Claudia Savio, Maria Elena De Bonis, Arianna Bortolotti - Settore Conciliazione e Regolazione del mercato, Coordinamento grafico: Settore Comunicazione esterna, Camera di commercio di Torino Ideazione grafica copertina: Art Collection Snc Impaginazione e stampa: CAST Industrie Grafiche - Moncalieri (TO) Finito di stampare: maggio 2010 Stampa su carta ecologica certificata Ecolabel

3 Indice Introduzione...5 Capitolo primo L etichettatura di prodotto 1.1 Le ecoetichette Categorie di ecoetichette Marchi di Tipo I Marchi di Tipo II Marchi di Tipo III...16 Capitolo secondo Il marchio comunitario di qualità ecologica: Ecolabel Europeo 2.1 Come si riconoscono i prodotti Ecolabel? I numeri dell Ecolabel Europeo Prodotti e servizi certificati Ecolabel Europeo in Italia: alcuni esempi di categorie Prodotti tessili Calzature Detergenti per la casa Carta per copia Servizi di ricettività turistica e campeggi...32 Capitolo terzo La certificazione ecologica dei prodotti del settore legno - arredo 3.1 Il Forest Stewadship Council (FSC) Il gruppo FSC Italia Cosa accade al legno: dalla foresta al negozio Certificazione forestale PEFC I sistemi di certificazione FSC e PEFC a confronto Catas Quality Award Pannello Ecologico Leb e Idroleb

4 Capitolo quarto La certificazione ecologica dei prodotti tessili 4.1 Oeko-Tex Standard Oeko-Tex Standard Oeko-Tex Standard 100plus...55 Capitolo quinto Le etichette energetiche 5.1 Gli elettrodomestici Le apparecchiature informatiche: il marchio Energy Star Gli edifici L attestato di certificazione energetica...63 Capitolo sesto I sistemi di gestione ambientale 6.1 Il Regolamento EMAS La certificazione ISO Allegato A Alcuni dei marchi ecologici più diffusi sul mercato

5 Secondo un recente sondaggio 1 condotto dall Unione europea sull atteggiamento dei cittadini europei nei confronti dell ambiente, il 96% ritiene importante salvare il pianeta, ma solo una piccola parte di essi è disposta a impegnarsi personalmente per questa causa, modificando il proprio comportamento e le proprie abitudini. Sono pochi quelli che fanno qualcosa di concreto, come usare meno l auto o comprare prodotti ecocompatibili al posto di quelli abituali. Pensiamo per un momento all origine dei prodotti che comperiamo e utilizziamo in qualsiasi settore. Si prenda ad esempio il settore dei prodotti in legno. L Europa è uno dei principali mercati mondiali di legname da costruzione, compensato e mobili e, purtroppo, risulta che circa il 20% delle importazioni di legno nell Unione europea proviene da alberi abbattuti illegalmente. Il disboscamento illegale è all origine di tutta una serie di distruzioni ambientali: accelera la deforestazione, la perdita della biodiversità e favorisce i cambiamenti climatici. Circa il 20% delle emissioni mondiali di gas a effetto serra è imputabile alla deforestazione. Ogni anno il disboscamento illegale è responsabile della distruzione di milioni di ettari di foresta. Introduzione Per citare un altro settore, si pensi alla produzione tessile. Il processo produttivo è in questo caso caratterizzato da un ampio uso di risorse, in particolare di Note (1) Attitudes of European citizens towards the environment - Publication: March 2008 Special Eurobarometer

6 Introduzione acqua. Inoltre molti dei prodotti chimici e delle modalità impiegate lungo la filiera tessile sono associati a elevati rischi per l uomo e l ambiente: la tintura e il finissaggio dei tessuti possono essere estremamente inquinanti, soprattutto con riferimento agli scarichi idrici; l uso di pesticidi nella coltivazione del cotone, o coloranti o altri prodotti chimici impiegati nei processi tessili possono comportare la presenza di residui nei capi di abbigliamento, fonte di allergie e di altre forme di malattia. Ancora, si considerino le modalità di consumo e di produzione di energia, con cui sono alimentati i nostri elettrodomestici, il nostro cellulare o l impianto di condizionamento e di riscaldamento delle nostre case: tutte queste macchine hanno un significativo impatto ambientale in termini di emissione di gas a effetto serra, inquinamento e quindi di degrado delle risorse naturali. Un noto proverbio indiano cita abbiamo la Terra non in eredità dai genitori, ma in affitto dai figli : poche e semplici parole riassumono così le finalità dello sviluppo sostenibile. Questo è, secondo la definizione originaria, uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni. 2 Esistono modi semplici per ridurre i danni senza compromettere il nostro benessere e, tuttavia, riuscire a dare in prima persona il nostro contributo per ridurre l impatto ambientale causato dalle nostre abitudini. Gli strumenti ci sono e sono anche ben consolidati, occorre semplicemente passare dalle parole ai fatti: ogni cittadino attraverso semplici azioni quotidiane, come i suoi acquisti, può contribuire alla salvaguardia dell ambiente, per esempio comprando i prodotti certificati ecologici. 6 Note (2) Si tratta della prima definizione di sviluppo sostenibile contenuta nel Rapporto della Commissione Mondiale dell Ambiente e lo Sviluppo, in occasione del Summit della Terra di Rio de Janeiro del 1992.

7 Introduzione Se vogliamo fare questo dobbiamo imparare a tener conto dei marchi ecologici e delle etichette energetiche, che sono tra gli strumenti più semplici ed efficaci per identificare le caratteristiche ambientali di un prodotto. Facendo attenzione alla presenza o no di un logo, il consumatore può immediatamente conoscere i requisiti ecologici a cui quel prodotto risponde. L apposizione di un logo attesta una certificazione, oramai molto diffusa in diversi settori merceologici: a oggi esiste un gran numero di schemi di certificazione fondati su differenti criteri predeterminati. Le etichette ecologiche descrivono le caratteristiche ambientali dei prodotti e dei servizi e hanno lo scopo di informare e aiutare i consumatori a scegliere prodotti e servizi a minor impatto ambientale. Le etichette ecologiche sono così in grado di divulgare informazioni veritiere e scientificamente valide sui prodotti immessi nei mercati, con particolare riferimento all utilizzo di materie prime, di energia e allo smaltimento finale. Il sondaggio dell Unione europea, già richiamato, rivela che il 75% degli europei si dice pronto ad acquistare prodotti ecologici, anche se risultano più costosi: e, tuttavia, constata che solo il 17% ha effettivamente fatto questa scelta nell ultimo mese prima dell indagine (per l Italia questi dati si traducono rispettivamente in 72% e 11%). Dunque, la quota maggiore dei cittadini intervistati, circa il 60% (in linea con i dati italiani), non ha superato la soglia tra intenzione e azione. Questo comportamento incoerente dei consumatori dipende anche dalla quantità e qualità delle informazioni sui prodotti ecologici: per esempio, non sempre l etichettatura è chiara. Infatti, se il 52% degli europei si ritiene in grado di riconoscere dalla sua etichetta se un prodotto è realmente rispettoso dell ambiente, solo il 12% dichiara di essere in grado di farlo con assoluta certezza. Ciò significa che l etichettatura verde dovrebbe essere perfezionata, resa 7

8 Introduzione più leggibile e, probabilmente, semplificata: è certo, infatti, che il moltiplicarsi di etichette e loghi può creare perplessità e confusioni e, al di là delle buone intenzioni, influire negativamente sullo sviluppo di un consumo critico e consapevole. Questo opuscolo ha lo scopo di fornire ai consumatori gli elementi utili per leggere e capire i simboli riportati sulle etichette, così che riconoscere un prodotto ecologicamente sostenibile possa essere più facile per tutti, diventando magari anche uno stimolo per acquistarlo. 8

9 Capitolo I L etichetta è lo strumento attraverso il quale il produttore informa il consumatore circa le caratteristiche del prodotto. Tra le informazioni contenute nelle etichette, alcune sono imposte dalla legge, altre invece sono di carattere volontario, ma devono risultare il più possibile chiare, comprensibili e veritiere, in modo da permettere al consumatore una scelta informata e consapevole. Non tutti i settori sono ugualmente disciplinati dalla legge; così, la normativa sull etichettatura è estremamente precisa riguardo ai prodotti alimentari preconfezionati 3, mentre è meno dettagliata per i prodotti non-alimentari. Per tutti i prodotti destinati al consumatore finale 4 vigono le disposizioni del Codice del consumo (Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206). L art. 5 stabilisce che sicurezza, composizione e qualità dei prodotti e dei servizi costituiscono contenuto essenziale degli obblighi informativi; e che tali informazioni devono essere adeguate alla tecnica di comunicazione impiegata ed espresse in modo chiaro e comprensibile, tenuto anche conto delle modalità di conclusione del contratto o delle caratteristiche del settore, tali da assicurare la consapevolezza del consumatore. L etichettatura di prodotto Più in dettaglio, l art. 6 determina il contenuto minimo delle informazioni da porre sui prodotti o sulle confezioni dei prodotti destinati alla vendita sul territorio Note (3) Si veda la pubblicazione n. 3/2009 della Collana Unione Europea: istruzioni per l uso, della L etichettatura dei prodotti alimentari (Ottobre 2009). (4) Sono esclusi i prodotti oggetto di specifiche disposizioni contenute in direttive o in altre disposizioni comunitarie e nelle relative norme nazionali di recepimento (come per esempio i prodotti alimentari, i prodotti cosmetici, i giocattoli). 9

10 Capitolo I nazionale e prescrive che siano chiaramente visibili e leggibili, almeno le indicazioni relative a: a) denominazione legale o merceologica del prodotto; b) nome o ragione sociale o marchio e alla sede legale del produttore o di un importatore stabilito nell Unione europea; c) Paese di origine se situato fuori dell Unione europea; d) eventuale presenza di materiali o sostanze che possono arrecare danno all uomo, alle cose o all ambiente; e) materiali impiegati e ai metodi di lavorazione ove questi siano determinanti per la qualità o le caratteristiche merceologiche del prodotto; f) istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla destinazione d uso, ove utili ai fini di fruizione e sicurezza del prodotto. Queste indicazioni devono figurare sulle confezioni o sulle etichette dei prodotti nel momento in cui sono posti in vendita al consumatore, o su altra documentazione illustrativa che viene fornita in accompagnamento dei prodotti stessi (art. 7). A proposito della sicurezza si deve fare riferimento alla specifica parte del Codice del consumo che si occupa di questa materia (artt ): vi è prescritto che possono essere immessi nel mercato solo prodotti sicuri; inoltre si dispone che il produttore ha l obbligo di fornire tutte le informazioni relative alla prevenzione dei rischi legati sia all utilizzo normale del prodotto, sia al suo eventuale uso scorretto. Le informazioni sulla composizione servono a identificare con esattezza il prodotto. Le informazioni sulla qualità danno qualsiasi altra notizia che il produttore voglia mettere a disposizione dell acquirente; non sono dovute per legge ma, quando vengano fornite, sono soggette agli stessi obblighi di chiarezza e veridicità delle altre. 10

11 L etichettatura di prodotto 1.1 Le Ecoetichette In ambito nazionale come nell Unione europea, in considerazione della crescente consapevolezza ecologica della collettività, il contenuto delle informazioni obbligatorie sulle etichette si è via via esteso oltre gli aspetti relativi a salute e sicurezza dell acquirente, fino a comprendere anche alcune caratteristiche ambientali dei prodotti: si pensi per esempio alle etichette energetiche per gli elettrodomestici. Accanto allo strumento delle disposizioni imperative di legge, col tempo, per favorire lo sviluppo delle prestazioni ambientali dei prodotti e al tempo stesso sensibilizzare sia produttori che utilizzatori, sono stati creati strumenti di etichettatura ecologica volontaria quali l Ecolabel europeo e molti altri marchi di settore. I marchi ecologici, quindi, rispettano la propria funzione solo se forniscono informazioni accurate, non ingannevoli e scientificamente provate rispetto alle interazioni del prodotto/servizio nei confronti dell ambiente. I criteri con cui vengono assegnate le ecoetichette volontarie non si basano su un unico parametro, ma su studi che analizzano l impatto ambientale di un prodotto o servizio attraverso il suo intero ciclo di vita, il cosiddetto Life Cycle Assessment, conosciuto anche con l acronimo LCA (in italiano analisi del ciclo di vita ). Si tratta di un approccio dalla culla alla tomba, basato cioè sulla valutazione delle interazioni che un prodotto o un servizio ha con l ambiente, a partire dall estrazione delle materie prime, durante la produzione, la distribuzione (quindi anche riuso e manutenzione) ed eventuale riciclaggio, fino allo smaltimento finale. In generale l etichettatura ecologica volontaria viene a essere utilizzata dal produttore come strumento di marketing, per comunicare al mercato le caratteristiche e le prestazioni ambientali del prodotto/servizio e dimostrare all acquirente (sia esso intermediario, professionista o consumatore finale) la 11

12 Capitolo I propria sensibilità ecologica, in modo da indirizzare la scelta dell acquisto verso beni più rispettosi dell ambiente. 1.2 Categorie di ecoetichette Per assicurare che le informazioni veicolate mediante le etichette ambientali seguano uno standard comune di riferimento, sono state emanate le norme della serie ISO 14020, che contengono sia i principi generali per la classificazione dei marchi, sia i requisiti specifici per le singole tipologie di strumenti. Le ISO definiscono le etichette ecologiche come un set di strumenti volontari che mirano a sviluppare la domanda di prodotti e servizi con bassi impatti ambientali fornendo informazioni sul ciclo di vita al fine di indirizzare la richiesta dei consumatori. Secondo la norma ISO si possono distinguere tre tipologie di etichettature/dichiarazioni ecologiche volontarie: marchi di Tipo I: Etichette Definite dalla norma UNI EN ISO 14024, identificano l eccellenza del prodotto che deve rispettare specifici criteri ambientali, studiati apposta per quella categoria e verificati da organismi terzi indipendenti marchi di Tipo II: Asserzioni Definite dalla norma UNI EN ISO 14021, sono autodichiarazioni dei produttori relativamente alle caratteristiche ambientali del prodotto, non convalidate da terzi e la cui attendibilità è fondata sulla correttezza del produttore marchi di Tipo III: Dichiarazioni Definite dalla norma ISO/TR 14025, riportano le caratteristiche ambientali del prodotto, sono convalidate da terzi e si basano sull analisi degli impatti che il prodotto ha durante il suo intero ciclo di vita. 12

13 L etichettatura di prodotto Marchi di Tipo I Sono le etichette ecologiche volontarie, utilizzabili su prodotti ritenuti conformi a requisiti predefiniti, i cosiddetti criteri ambientali relativi a una categoria di beni e servizi, stabiliti sulla base dell analisi del ciclo di vita per quella stessa categoria. È importante sottolineare che, per ottenere la certificazione e quindi avere la possibilità di apporre l etichetta sul prodotto, è indispensabile una verifica di conformità ai requisiti ambientali da parte di un organismo esterno, indipendente sia dal fornitore che dall acquirente, definito organismo competente per l etichettatura ambientale. In Italia, l esempio più conosciuto di etichettatura di Tipo I è il Regolamento Europeo Ecolabel, caratterizzato da un caratteristico logo che rappresenta un fiore, come rappresentato nell immagine sottostante. A oggi le categorie di prodotti certificabili con l Ecolabel Europeo (di cui si parlerà approfonditamente nel capitolo secondo) sono principalmente beni di largo consumo (con esclusione di alimenti, bevande e medicinali). La presenza del fiore attesta ai consumatori che il prodotto da loro acquistato soddisfa i criteri ambientali riportati nelle specifiche Decisioni della Commissione Europea, definite per categoria di prodotto/servizio. Ciò che caratterizza un etichetta di Tipo I è l unicità del marchio; altri esempi di etichette di Tipo I, ciascuna con un logo distintivo, diffuse fuori dei confini nazionali, sono: 13

14 Capitolo I Blauer Engel (Angelo Blu, Germania), uno tra i primi marchi ecologici a essere creati White Swan (Cigno Bianco, Svezia, Norvegia, Finlandia, Islanda), il solo marchio, insieme all Ecolabel Europeo, a essere multinazionale Milieukeur (Paesi Bassi) creato nel 1992 su iniziativa del Ministro dell Ambiente e dell Economia olandese AENOR Medio Ambiente (Spagna). Di questi e di altri marchi è riportata una breve descrizione in Allegato Marchi di Tipo II Fanno parte di questa categoria tutte le asserzioni ambientali autodichiarate, ovvero le dichiarazioni, le etichette, i simboli di valenza ambientale presenti sulle confezioni dei prodotti, sugli imballaggi o nelle pubblicità e utilizzati dai produttori come strumento di informazione delle caratteristiche ambientali dei prodotti. A differenza di marchi di Tipo I e III, sono utilizzati senza l approvazione da parte di un soggetto esterno e indipendente, per cui affidabilità e correttezza del produttore divengono elementi fondamentali: utilizzare un marchio di Tipo II rappresenta da un lato l impegno del produttore al rispetto di requisiti che garantiscono l affidabilità delle informazioni da fornire al consumatore, dall altro la garanzia per il produttore stesso di non incorrere in imprevisti effetti di mercato negativi, come accuse di concorrenza sleale, dovuti ad autodichiarazioni ingannevoli; per questo motivo è vietato l utilizzo di espressioni troppo generiche, quali amico dell ambiente, verde o non inquinante. 14

15 L etichettatura di prodotto Sono invece ammesse dichiarazioni come privo di... 5, ma solo nel caso in cui il livello della sostanza specificata, in seguito a comprovate analisi di laboratorio, risulti essere inferiore a quello che potrebbe essere rilevato come contaminante in tracce. Sono anche ammessi termini ed espressioni quali compostabile, degradabile, riciclabile, consumo energetico ridotto, contenuto riciclato pari al..., riduzione dei rifiuti, e simili: anche in questo caso bisogna prestare attenzione al loro utilizzo che deve sempre essere supportato da prove che possano essere, all occorrenza, verificate. È anche consentito l utilizzo di simboli, come il Ciclo di Mobius nella figura sottostante, utilizzato per indicare la percentuale di contenuto di materiali riciclati in un prodotto. In generale le autodichiarazioni devono essere tali da non poter essere fraintese. Per esempio, una scatola che contiene confezioni di carta bianca e che riporta l asserzione 100% di materiale riciclato può risultare ambigua visto che l asserzione può riferirsi sia alla scatola sia alla carta. Per evitare questa confusione, un enunciazione appropriata è la seguente Questa scatola è costituita con il 100% di materiale riciclato. Note (5) Commissione europea, Direzione generale per la Salute e la Tutela dei consumatori, Linee guida per la valutazione delle asserzioni ambientali - Dicembre,

16 Capitolo I Marchi di Tipo III Sono dichiarazioni ecologiche che comunicano le principali caratteristiche e impatti ambientali, associate al ciclo di vita del prodotto (LCA, vedi paragrafo 1.1), ossia le interazioni tra prodotto e ambiente, studiate a partire dall estrazione delle materie prime necessarie alla sua creazione fino alla dismissione e allo smaltimento finale. Tra i marchi di Tipo III, il più diffuso è l EPD (Environmental Product Declaration, in italiano Dichiarazione Ambientale di Prodotto), gestito dal Consiglio Svedese di Gestione Ambientale (Swedish Environmental Management Council). Le informazioni trasmesse da questa etichetta devono essere presentate in una forma che faciliti il confronto tra prodotti, attraverso la standardizzazione di alcuni parametri. Per questo la Dichiarazione Ambientale di Prodotto ha tre caratteristiche principali: oggettività: per il calcolo delle prestazioni ambientali è utilizzata esclusivamente la metodologia LCA confrontabilità: sono state stilate le Regole per Categorie di Prodotto (PCR, Product Category Rules) che consentono di effettuare confronti tra prodotti/servizi all interno di gruppi omogenei e stabiliscono le prestazioni ambientali più significative da comunicare al consumatore/utilizzatore credibilità: le informazioni e la metodologia di calcolo contenute nella Dichiarazione Ambientale di prodotto sono verificate e sottoposte a un controllo da parte di un organismo terzo indipendente (società o gruppo, associazione industriale o di commercio, pubbliche autorità, agenzie 16

17 L etichettatura di prodotto o Università), responsabile dell assegnazione del marchio e della sua amministrazione. Un etichetta di Tipo III, quindi, non afferma l eccellenza del prodotto/servizio (come invece è l etichetta di Tipo I), ma serve alle imprese per accrescerne la visibilità commerciale e l accettabilità sociale, lasciando al consumatore la possibilità di confrontare prodotti diversi sulla base di parametri standard. Altri marchi ecologici di Tipo III sono: JEMAI Type III declaration programme (Giappone) KELA EPD programme (Corea del Sud) NHO Type III programme (Norvegia) SCS Certified Eco-Profile program (USA). Vi è poi una serie di altri marchi ambientali non riconducibili alla classificazione proposta dalla ISO 14020, che si sono imposti negli ultimi anni all attenzione del mercato e vengono definiti in termini generali come marchi di settore. Non in tutti i casi infatti l attribuzione del marchio è subordinata allo svolgimento e all analisi del ciclo di vita del prodotto/servizio o al rispetto di criteri elaborati in accordo a specifiche norme di riferimento, come abbiamo visto per i Marchi di tipo I, II e III. Tra i marchi di settore maggiormente conosciuti vi sono l Energy Star (gestito dall EPA statunitense), il Forest Stewardship Council, la certificazione Fiducia nel tessile e molti altri. Alcune di queste tipologie verranno esaminate nel corso della trattazione dei capitoli successivi; in allegato a questa guida è disponibile una breve descrizione dei maggiori esempi di marchi ed etichette ecologiche che si possono trovare sul mercato. 17

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19 Capitolo II Il marchio comunitario di qualità ecologica: Ecolabel Europeo L Ecolabel è il solo marchio valido in tutti gli Stati membri dell Unione europea che promuove la certificazione ambientale volontaria di prodotti e servizi 6. È stato istituito nel 1992 con il Regolamento CEE n. 880/92, poi revisionato dal Regolamento CE n. 1980/2000, sostituito dal Regolamento CE n. 66/2010 del 25 novembre 2009, in vigore dal 19 febbraio I prodotti e servizi che, ottenendo il marchio Ecolabel, possono esibire il fiore, simbolo facilmente riconoscibile da parte del consumatore, hanno un minor impatto ambientale durante l intero ciclo di vita del prodotto rispetto a prodotti e servizi dello stesso tipo in commercio, mantenendo comunque elevati standard funzionali. I criteri ecologici che permettono l attribuzione del logo derivano da accurati studi scientifici e sono concordati tra tutti i Paesi dell Unione europea: sono basati su studi di valutazione scientifica dell impatto ambientale del prodotto in tutte le fasi del suo ciclo di vita, riguardano aspetti quali il consumo di energia, l inquinamento idrico e atmosferico, la produzione di rifiuti, la gestione sostenibile del patrimonio boschivo, nonché l inquinamento acustico e del suolo. A questi parametri si aggiungono criteri prestazionali. Una volta che i criteri vengono adottati a maggioranza qualificata dagli Stati membri e dalla Commissione europea, hanno una validità compresa tra due e cinque anni. Al termine di questo periodo, vengono riesaminati ed eventualmente resi ancora più restrittivi, in funzione dell evoluzione del mercato e dei progressi scientifici e tecnologici, al fine di garantire che il prodotto etichettato presenti alte performance sotto il profilo ambientale. Note (6) Sono esclusi alimenti, bevande e medicinali. 19

20 Capitolo II Il sistema di attribuzione del marchio è pubblico: non si tratta di un autocertificazione del fabbricante, ma la certificazione di qualità ecologica al prodotto/servizio è controllata da un organismo esterno, pubblico e indipendente sia dal fornitore che dall acquirente. In Italia tale ruolo viene svolto dall ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), in qualità di supporto tecnico al Comitato Ecolabel-Ecoaudit, ossia l organismo nazionale competente per il rilascio del marchio. L ISPRA svolge anche attività di promozione e diffusione del marchio europeo sul territorio nazionale. 2.1 Come si riconoscono i prodotti Ecolabel? Il prodotto certificato Ecolabel europeo deve riportare sulla confezione, sull etichetta o sul libretto informativo, un logo di questo tipo: Oppure, a discrezione del produttore, possono essere inseriti dei campi di testo, il cui contenuto è specificato nei pertinenti criteri del gruppo di prodotti, adottati dall Unione europea, come nell esempio sottostante. 20

21 Il marchio comunitario di qualità ecologica: Ecolabel Europeo Sul prodotto appare anche il numero di registrazione del marchio Ecolabel UE. Tale numero adotta il seguente formato: dove xxxx indica il paese di registrazione, yyy il gruppo di prodotti e zzzz il numero assegnato dall organismo competente. Solo i prodotti e i servizi con il numero di registrazione e con il logo sopra riportato sono i prodotti certificati Ecolabel europeo. 2.2 I numeri dell Ecolabel Europeo 7 In Italia, dal 1998 al 2008, sono state rilasciate 218 licenze Ecolabel, con provvedimenti attualmente efficaci, per un totale di 3503 prodotti etichettati per 15 categorie di prodotti (indicati nel grafico n. 1). La categoria di prodotto con il maggior numero di licenze Ecolabel in Italia rimane comunque il servizio di ricettività turistica con 108 licenze, seguito da quello relativo ai detergenti multiuso e per servizi sanitari (18 licenze) e ai prodotti tessili con 13 licenze. Note (7) Fonte: Guida Ecolabel 2008 Aggiornamento

22 Capitolo II Grafico 1 Distribuzione del numero di licenze Ecolabel europeo in Italia per gruppi di prodotti (aggiornamento sett. 2008) Ammendanti Saponi, shampoo, balsami per capelli Carta per copia e Carta grafica Detersivi per lavastoviglie Materassi Calzature Coperture dure per pavimenti Servizio di campeggio Detersivi per bucato Prodotti vernicianti per interni Detersivi per piatti Tessuto carta Prodotti tessili Detergenti multiuso/servizi sanitari Servizi di ricettività turistica Fonte: Settore Ecolabel - ISPRA

23 Il marchio comunitario di qualità ecologica: Ecolabel Europeo Grafico 2 Evoluzione delle licenze e dei Prodotti - Servizi Ecolabel europeo in Italia (aggiornamento sett. 2008) set Fonte: Settore Ecolabel - ISPRA Le elaborazioni grafiche mostrano un andamento positivo di crescita nel tempo ( ) sia per il numero totale di licenze Ecolabel rilasciate in Italia, che per il numero di prodotti e servizi etichettati (grafico 2). L Italia detiene il primato tra gli Stati membri europei per il maggior numero di licenze Ecolabel europeo rilasciate e attualmente in vigore (grafico 3). La crescita delle licenze Ecolabel può essere rapportata alla maggiore visibilità che sta assumendo il marchio tra i consumatori e all aumento della sensibilità ambientale delle aziende, dovuta a fattori quali la crescita del mercato verde, concorrenza e incentivi Numero prodotti Numero licenze rilasciate 23

24 Capitolo II Grafico 3 Europa - Distribuzione del numero di licenze Ecolabel europeo per Stato membro (aggiornamento sett. 2008) SK RO EE CY MT HU SI LV PL FI4 NO PT BE CZ NL IE GB GR SE ES AT DE DK FR IT Fonte: Commissione Europea DG ENV / G2/ EU Ecolabel La ripartizione geografica delle licenze Ecolabel per l Italia mostra una netta prevalenza di licenze rilasciate al Nord (74%) seguito dal Centro (19%) e infine dal Sud e Isole (6%). Da notare poi che solo l 1% delle licenze è stato rilasciato all estero (Francia) (grafico 4). La regione italiana con il maggior numero di licenze Ecolabel totali (prodotti e servizi) è il Trentino Alto Adige (67 licenze) seguita dalla Toscana (32 licenze) e dall Emilia Romagna (27 licenze). Il Piemonte occupa la quarta posizione con un totale di 23 licenze (grafico 5), assegnate a prodotti e servizi

25 Il marchio comunitario di qualità ecologica: Ecolabel Europeo Grafico 4 Ripartizione geografica delle licenze Ecolabel europeo in Italia (aggiornamento sett. 2008) Fonte: Settore Ecolabel - ISPRA Distribuzione regionale delle licenze Ecolabel europeo in Italia (aggiornamento sett. 2008) Fonte: Settore Ecolabel - ISPRA Nord 74% Centro 19% Sud-Isole 6% Estero 1% Trentino Alto Adige Toscana Emilia Romagna Piemonte Lombardia Veneto Puglia Liguria Sardegna Umbria Lazio Abruzzo Friuli Venezia Giulia Sicilia Marche Calabria Estero Grafico 5 25

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